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	<title>innovazione - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>innovazione - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Il gesto che crea: storie di bellezza e sapienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 11:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla tavola rotonda ‘Testimonianze di Imprese’, con designer e maestri artigiani, alla Giornata della Cultura Artigiana (19 marzo 2026). Hanno partecipato: Giulio IACCHETTI - Industrial designer; Erika LIBERATI - Ceramiche d’Arte Liberati; Roberto GALBIATI Arredamenti Galbiati Natale &#038; Figli</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 90%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110113" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/Dalla-redazione-Dalla-tavola-rotonda-%E2%80%98Testimonianze-di-Imprese.jpg" width="1920" height="1280" alt=""></div>
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<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Sul palco del nostro racconto salgono figure di mani, occhi che osservano, gesti che trasformano. </span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Voci che parlano di ceramica, di legno, di oggetti che respirano, che raccontano, che vivono. </span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Qui non ci sono nomi, solo storie intrecciate, voci di chi ha scelto di fare dell’arte del fare il proprio mondo, la propria ragione di essere.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Come si coniuga un sapere antico con le sfide della modernità?» chiede una voce. La risposta arriva calma e ferma: «Bisogna conoscere da dove si viene per capire dove si sta andando. La tradizione è la radice, ma il presente ci chiama alla contemporaneità. La sapienza antica deve dialogare con la tecnologia, mantenendo l’anima romantica del nostro lavoro». Non c’è contrapposizione: la tecnologia non sostituisce la mano dell’artigiano, la memoria della materia; la amplifica, la rende visibile, la moltiplica. L’innovazione non è un nemico, ma un alleato. Come un grande calciatore che dribbla con leggerezza tra gli ostacoli, ogni gesto diventa un’espressione di gioia e libertà, un pallone che vola tra tradizione e futuro. Si parla di giovani, di scelte difficili.</p>
<p>«Oggi i ragazzi devono scoprire cosa accende il loro cuore», dice una voce. «Provare, sbagliare, tornare indietro, cambiare strada. Solo così si impara davvero». Si impara facendo, condividendo, trasmettendo una sapienza fatta di tempo, di gesti ripetuti, di mani che modellano e occhi che osservano. Il design entra nel racconto come ponte tra due mondi: uno verticale e profondo, l’altro orizzontale e curioso. L’artigiano conosce ogni fibra della materia; il designer raccoglie idee, le osserva, le fa vivere. Da questo incontro nascono oggetti che portano la memoria, la storia, e il desiderio del futuro.</p>
<p>«Guardate Geppetto», dice qualcuno. «Un burattinaio che estrae Pinocchio dal legno destinato al fuoco. Trasforma ciò che sembrava destinato a sparire in qualcosa di straordinario. Dare valore, bellezza e vita a ciò che sembrava insignificante: ecco il lavoro artigiano».</p>
<p>Non manca la riflessione sul mondo: sull’intelligenza artificiale, sulle regole, sulle leggi. L’artigiano vive in un ecosistema da curare, dove credito, infrastrutture, formazione, innovazione e cultura si incontrano. Senza cura, il sottobosco artigiano – le micro e piccole imprese, le botteghe custodi dell’anima del Paese – rischia di scomparire. Eppure, nonostante crisi, guerre, inefficienze, ogni laboratorio continua a respirare. Ogni gesto quotidiano diventa eroico: costruzione di bellezza, armonia, senso. L’orgoglio di essere artigiano è anche responsabilità verso la comunità, verso i giovani che raccoglieranno il testimone. «Ci vuole narrazione», si dice. «Raccontare ai ragazzi il valore del fare, la gioia di creare. L’artigiano non è serie B: è scuola di vita, di libertà, di intelligenza vivente».</p>
<p>In queste mani, in queste botteghe che resistono, l’Italia ritrova sé stessa: un Paese che nasce dal nulla e costruisce tutto, che trasforma materiali poveri in opere straordinarie, che trasforma gesti quotidiani in capolavori di umanità. Mentre il mondo corre verso l’istantaneo e il digitale, l’artigiano ricorda che l’essenza dell’uomo passa per le mani, il gesto creativo, la passione. Il futuro non si inventa solo: si costruisce pezzo dopo pezzo, con cura, rispetto e amore. Custodire la tradizione significa tenere in mano la speranza, la bellezza, la dignità di un Paese intero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em> </em><span class="font-435549"><em>Essere artigiano oggi è atto di orgoglio, di resistenza, di libertà. </em></span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>È un gesto di pace. </em></span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>È l’anima del Made in Italy che continua a vivere, creare, insegnare ed emozionare.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
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		<title>Milano Cortina 2026, la ‘nazionale’ delle piccole imprese in campo per l’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:17:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli home page]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre gli atleti scalano il medagliere, i territori olimpici mostrano un’altra forza italiana: un’economia diffusa fatta di artigianato, turismo e piccole imprese che sostiene la filiera dei Giochi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 74%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109952" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80.jpg" width="1008" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80.jpg 1008w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80-300x298.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80-768x762.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80-350x347.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1008px) 100vw, 1008px" /></div>
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<h3><span class="font-435549">Per l’Italia la maggiore risalita di posizioni nel medagliere, superate Germania, Francia, Giappone e Cina</span></h3>
<p>Il risultato sportivo diventa anche una metafora del dinamismo del sistema del Paese: l’Italia, che a Milano Cortina 2026 sale al quarto posto nel medagliere, è la nazione con la maggiore risalita rispetto a Pechino 2022, superando paesi più grandi come Germania, Francia, Giappone e Cina. In chiave economica, tra il 2021 e il 2026, nonostante l’elevata incertezza determinata dalle tensioni geopolitiche, l’Italia cumula una crescita del PIL del 7,8%, facendo meglio di Francia (+7,2%) e Germania (+1,8%).</p>
<h3><span class="font-435549">L’economia dei territori olimpici al settimo posto in Europa</span></h3>
<p>La geografia delle sedi dei Giochi – che hanno interessato sei province tra Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige – coincide con territori ad alta densità di imprese a vocazione artigiana e di saper fare manifatturiero, dove l’intreccio tra turismo, produzione e servizi costituisce un rilevante ecosistema economico, di assoluto rilievo, oltre che sul piano nazionale, anche nel contesto europeo. La somma del <strong>PIL</strong> generato dai territori olimpici di Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige supera quello di Svezia e Ungheria messe insieme. Nella classifica ibrida con i paesi europei, le tre regioni olimpiche si collocano al settimo posto dietro alla Germania, la Francia, la Spagna, le restanti regioni italiane, i Paesi Bassi e la Polonia. Su questo fronte va ricordato che l’Italia detiene il <strong>primato europeo</strong> dell’<strong>economia della montagna</strong> con un PIL prodotto nei territori montani che ammonta al 44,6% del totale nazionale, una quota più che doppia rispetto al 21,1% registrato dalla media UE (Confartigianato, 2025).</p>
<h3><span class="font-435549">Il distretto olimpico imperniato sulle piccole imprese</span></h3>
<p>Nelle sei province che hanno ospitato i giochi olimpici operano 127mila <strong>imprese artigiane</strong>, pari al 10,2% del totale nazionale. Di queste circa 20mila sono attive nei settori direttamente collegati alla <strong>domanda turistica</strong>, con 48mila addetti che rappresentano quasi il 10% dell’occupazione nazionale di questi comparti. Si tratta di un tessuto produttivo che intercetta rilevanti <strong>flussi turistici</strong>: nel 2023 le sei province hanno registrato 97 milioni di presenze, il 21,8% del totale italiano, con una quota di turisti stranieri superiore al 63%. Gli otto comuni sede delle gare concentrano da soli 19 milioni di presenze, quasi il 20% del totale delle province coinvolte, confermando la rilevanza internazionale di queste destinazioni e il potenziale effetto vetrina dei Giochi per l’economia locale (Confartigianato, 2025a).</p>
<p>In questo contesto, il <strong>sistema delle piccole imprese ad elevata vocazione artigiana</strong> diventa un attore rilevante della macchina olimpica. Dall’ospitalità alla ristorazione, dalle costruzioni ai servizi alla persona, fino alle produzioni manifatturiere legate allo sport e allo sci, le imprese artigiane partecipano in modo diffuso alla filiera dell’evento. Inoltre, è lo stesso mondo della <strong>sport economy</strong> italiana a dimostrare quanto il baricentro produttivo su cui ruota l’evento olimpico sia nelle mani delle piccole imprese: nel perimetro dei settori della produzione e servizi per lo sport elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato operano 25mila <strong>micro e piccole imprese</strong> che danno lavoro a 56mila addetti, pari a oltre il 79% dell’occupazione complessiva del cluster. All’interno di questo perimetro, le <strong>imprese artigiane</strong> costituiscono il 45,5% della manifattura di prodotti per lo sport, confermando come le competenze specialistiche, la flessibilità produttiva e la personalizzazione siano fattori chiave di competitività.</p>
<p>La <strong>produzione di articoli per l’attività sportiva</strong> ha manifestato una elevata resilienza nella crisi della manifattura colpita dalle conseguenze negative della guerra in Ucraina.  Il comparto degli articoli sportivi nel 2024 ha aumentato la produzione del 6,9% e nel 2025 di un ulteriore 5,7%, a fronte di una flessione della produzione manifatturiera registrata nel biennio e delineando un <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/5839c0b3-287d-48f0-9132-978dd2f772e0?lang=en&amp;createdAt=2026-02-26T12:18:34Z">profilo dell’offerta di prodotti per lo sport del settore migliore</a> di quello di Francia e Germania.</p>
<p>In relazione all’evento olimpico, assume un particolare significato il comparto dei <strong>prodotti per lo sci</strong>, uno dei simboli della filiera del made in Italy sportivo (Confartigianato, 2026). Nel 2025 l’Italia ha esportato 371 milioni di euro di articoli per lo sci, risultando il secondo esportatore dell’Unione europea con una quota del 16%, alle spalle della sola Austria. Ancora più significativo è il primato nelle calzature da sci, con 222 milioni di euro di export e una quota del 27,3% del totale UE, che colloca il nostro Paese al primo posto in Europa. Crescono anche le esportazioni di sci, attacchi e relative attrezzature, che nel 2025 segnano un aumento a doppia cifra (+11,4%), a dimostrazione della vitalità tecnologica e produttiva del settore. A questo segmento produttivo contribuiscono le 2mila imprese attive nelle confezioni di abbigliamento sportivo e nella fabbricazione di articoli sportivi che contano oltre 14mila addetti, concentrati per il 63,1% in micro e piccole imprese con meno di 50 addetti. È una struttura produttiva che riflette il modello italiano: specializzazione, qualità, integrazione tra tradizione manifatturiera e innovazione. Il made in Italy dello sci partecipa alle catene del valore globali, e l’evento di Milano Cortina 2026 ne rafforza la visibilità e l’attrattività, nonostante le incertezze geopolitiche e le tensioni generate dalle politiche protezionistiche.</p>
<p>L’effetto dei Giochi, tuttavia, non si esaurisce nella manifattura sportiva. Un impatto più ampio interessa l’intero sistema territoriale: turismo, servizi, costruzioni, manutenzioni, logistica, comunicazione. Le imprese artigiane, per loro natura radicate nei territori, intercettano questa domanda prevalentemente legata alle infrastrutture, cogliendo le opportunità di crescita che combinano investimenti, lavoro e valorizzazione delle competenze locali. In questo senso, Milano Cortina 2026 rappresenta una piattaforma di sviluppo che unisce economia reale e immagine del Paese, mettendo in vetrina non solo le performance sportive, ma anche la capacità produttiva italiana. Il sistema delle imprese diventa determinante per la messa a terra di 3,5 miliardi di investimenti per <strong>infrastrutture in opere pubbliche</strong> che si sommano a 1,9 miliardi di euro di <strong>spese organizzative</strong> programmati per l’evento di Milano Cortina 2026. Va ricordato che le opere vanno terminate, oltre che utilizzate e manutenute anche dopo il termine dei Giochi, tutte operazioni non sempre scontate.</p>
<p>Milano Cortina 2026 mostra che i grandi eventi non si vincono solo con la partecipazione del pubblico e le medaglie, ma anche con una rete diffusa di imprese che progettano, producono, investono, innovano e creano lavoro. È lì, nella “nazionale” dell’economia reale, che si gioca una parte decisiva della competitività del Paese.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>© <strong><a class="ig-tags-link" href="https://www.coni.it/it/archivio-foto.html?view=tags&amp;igtags=Foto%20Simone%20Ferraro%20e%20Giuseppe%20Giugliano/CONI">Foto Simone Ferraro e Giuseppe Giugliano/CONI</a></strong></p>
<hr />
<p><strong>Riferimenti</strong></p>
<p>Confartigianato (2026), <a href="https://bit.ly/4amAZIp">Made in Italy di prodotti per lo sci per 371 milioni di euro nel 2025</a><br />
Confartigianato (2023), <a href="https://bit.ly/3ENqdvG">Imprese, MPI e made in Italy dello sport</a><br />
Confartigianato (2025), <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/economia-della-montagna-66-occupazione-in-3-anni-pesano-recessione-in-germania-e-crisi-dazi/">Economia della montagna: +6,6% occupazione in 3 anni, pesano recessione in Germania e crisi dazi</a><br />
Confartigianato (2025a), <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2025/11/Confartigianato_20%C2%B0_Rapporto_annuale_25112025_QRCODE.pdf#PAGE=40">Box &#8211; Verso Milano Cortina 2026 nel 20° Rapporto annuale, Galassia impresa, l&#8217;espansione dell’universo produttivo italiano, 25 novembre 2025</a><br />
Confartigianato (2025b), <a href="https://bit.ly/4plTSB6">I territori al centro del 20° Rapporto annuale, 1° dicembre</a><br />
Ministero della Salute (2025), Relazione ‘<a href="https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/2025-08/Relazione%20NSG_31_07_2025_per_portale_copertine%20%281%29.pdf">Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia – Metodologia e risultati dell’anno 2023</a>’</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
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		<title>Gli artigiani del ghiaccio: storia di una piccola filiera che ha firmato le Olimpiadi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:15:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stories]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una rete di imprese artigiane associate a Confartigianato firma l’impianto frigorifero dell’Unipol Forum. Tra refrigeranti innovativi e sicurezza, la filiera a chilometro zero si è messa al servizio della grande committenza mondiale. Dimostrando di saperla lunga.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 93%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109975" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80.jpg" width="1200" height="800" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>Non ha visto, però, ciò che rende possibile quella perfezione.</p>
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<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Tre imprese artigiane, un&#8217;unica infrastruttura al servizio di un evento globale»</span></h2>
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<p>Sotto la superficie, invisibile agli occhi ma decisiva per ogni atleta, ha infatti lavorato un sistema di piccole imprese capace di garantire stabilità millimetrica, controllo costante della temperatura e sostenibilità ambientale. Un equilibrio complesso, costruito anche attraverso la sinergia di <strong>tre imprese artigiane </strong>che hanno messo in comune competenze diverse – progettazione impiantistica, fornitura di refrigeranti innovativi e gestione della sicurezza – trasformandole in un’unica infrastruttura al servizio di un evento globale. Perché quando il ghiaccio regge l’atterraggio di un quadruplo salto senza esitazioni, significa che dietro c’è qualcosa che funziona alla perfezione. E quella perfezione, alle Olimpiadi, ha parlato anche il linguaggio degli artigiani.</p>
<p><strong>Quella filiera ha nomi e cognomi</strong>. A firmare l’impianto frigorifero a servizio della pista del ghiaccio sono state le imprese <strong>Novafrigor </strong>di Binasco (MI), <strong>Progetto Freddo</strong> di Bernareggio (MB) e la società di consulenza <strong>CSIM</strong>, unite dalla scelta di fare rete all’interno di Confartigianato e di presentarsi come un unico interlocutore tecnico davanti a una committenza mondiale. «Abbiamo costituito una sorta di piccola filiera al servizio della grande committenza, che è nulla senza poi il contributo delle piccole imprese», spiega <strong>Gianluca De Giovanni</strong>, amministratore delegato di Novafrigor, società attiva nella progettazione, installazione e manutenzione di impianti di refrigerazione commerciale e industriale. «È lo spirito che ci appartiene: la capacità di creare impresa tra specificità diverse, coniugando le competenze di ognuno all’interno di un progetto unificato».</p>
<p>Nel caso dell’Unipol Forum, questa integrazione si è tradotta in un impianto frigorifero ad alto contenuto tecnologico e ambientale. Determinante è stata la scelta del refrigerante. «Sono stato interpellato per la fornitura di CO₂ R74», racconta <strong>Ernesto Vozzella</strong>, titolare di Progetto Freddo, riferendosi all’utilizzo dell’anidride carbonica come alternativa ecologica ai gas tradizionali. Una soluzione che ha consentito di coniugare performance e sostenibilità, in linea con gli standard ambientali richiesti dal contesto olimpico.</p>
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<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Soluzioni innovative nel massimo rispetto degli standard di sicurezza»</span></h2>
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<p>L’impiego di refrigeranti innovativi, tuttavia, comporta complessità tecniche significative. È qui che è intervenuta CSIM, azienda italiana leader nella formazione, consulenza e supporto tecnico per il settore della refrigerazione e climatizzazione (HVACR). «Abbiamo contribuito alla progettazione dell’impianto di Assago, occupandoci in particolare della sicurezza delle apparecchiature in pressione», sottolinea <strong>Marco Masini</strong>, CEO e presidente della società. Il cantiere olimpico ha imposto requisiti stringenti. «Milano Cortina doveva rispettare standard di sicurezza molto elevati e su questo abbiamo dato un contributo importante, prestando particolare attenzione alle specificità dell’impianto, realizzato con un refrigerante innovativo che richiede particolari accorgimenti. La gestione di questi aspetti è stata affrontata con estremo rigore, parallelamente a una scelta orientata alla massima sostenibilità».</p>
<p>Un aspetto critico del servizio, evidenzia De Giovanni, è proprio «garantire l’integrità e la sicurezza delle apparecchiature in pressione», ambito che ha richiesto elevati standard di controllo sin dalla fase progettuale. Accanto alla realizzazione, fondamentale è stata la gestione operativa durante i Giochi. «Per un evento di portata mondiale, continuità del servizio e tempestività non sono opzioni, ma condizioni imprescindibili. Servire seriamente un’iniziativa così importante significa garantire consegna, puntualità e manutenzione costante», sottolineano gli imprenditori. «L’impianto doveva funzionare senza interruzioni, sostenendo carichi elevati e assicurando stabilità millimetrica della temperatura in ogni fase delle competizioni. L’approccio alla sostenibilità è stato a 360 gradi: non solo nella scelta del refrigerante, ma nella gestione complessiva del ciclo di vita dell’impianto, compresa l’immissione del fluido a totale impatto zero e il mantenimento degli standard ambientali definiti in fase realizzativa. In questo lavoro di squadra, una nota di riconoscimento va anche a Intercom, general contractor e specialista del ghiaccio, e a Novafrigo, costruttore delle due centrali frigorifere dell’impianto. La collaborazione con questi partner ha reso possibile l’inserimento della filiera artigiana all’interno di un progetto di scala internazionale».</p>
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<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><strong>«Un’eredità che va oltre il ghiaccio»</strong></span></h2>
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<p>Oltre all’infrastruttura fisica, resta il valore di aver partecipato a un evento globale. «Ci si sente piccoli dentro qualcosa di enorme come le Olimpiadi», racconta Vozzella. «Grazie alla rete sono riuscito a portare il mio contributo all’interno di qualcosa che riguarda il mondo intero». La sfida più grande è stata superare i limiti dimensionali per offrire soluzioni altamente specialistiche. «L’ulteriore motivo di orgoglio», conclude Masini, «è essere riusciti a soddisfare una richiesta così importante, mettendo a disposizione competenze maturate nel corso della nostra storia lavorativa. È stata la capacità di risolvere un problema grande. Insieme.».</p>
<p><strong>(Di Agnese Zappalà &#8211; Responsabile Ufficio Stampa, Comunicazione e Marketing Associativo APA Confartigianato Imprese)</strong></p>
<p><a class="ig-tags-link" href="https://milanocortina2026.coni.it/it/media-item/gallery.html?view=tags&amp;igtags=Foto%20Claudio%20Scaccini/CONI"><strong>©Foto Claudio Scaccini/CONI</strong></a></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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		<title>Design dello sport e artigianato in campo alla mostra IN-PLAY a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:11:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’ADI Design Museum di Milano lo sport esce dagli stadi e entra nel laboratorio del progetto. La mostra IN-PLAY. Design for Sport racconta come oggetti, materiali e invenzioni – spesso nati dall’incontro tra design e sapere artigiano – abbiano trasformato il modo in cui il corpo si muove, compete e partecipa alla vita collettiva. Qui lo sport non è solo prestazione: è cultura del fare.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 56%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109967" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/pexels-cottonbro-5137780-scaled.jpg" width="1707" height="2560" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/pexels-cottonbro-5137780-scaled.jpg 1707w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/pexels-cottonbro-5137780-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/pexels-cottonbro-5137780-683x1024.jpg 683w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/pexels-cottonbro-5137780-768x1152.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/pexels-cottonbro-5137780-1024x1536.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/pexels-cottonbro-5137780-1365x2048.jpg 1365w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/pexels-cottonbro-5137780-350x525.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1707px) 100vw, 1707px" /></div>
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<p>Gli oltre 100 progetti esposti – che spaziano da oggetti iconici della storia sportiva a innovazioni contemporanee – mostrano come il design abbia accompagnato e trasformato il modo in cui viviamo e comprendiamo il gesto sportivo. Dalle biciclette da corsa e sci tecnici alle protesi sportive e interfacce intelligenti: ogni pezzo è testimonianza di un percorso progettuale in cui performance, ergonomia, materiali si intrecciano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Se il cuore della mostra è il design dello sport, una delle sue colonne portanti è la dimensione artigianale»</span></h2>
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<p>Se il cuore della mostra è il design dello sport, una delle sue colonne portanti è la dimensione artigianale. Gli oggetti esposti non sono semplici prodotti finiti, ma testimonianze di processi – spesso manuali e di laboratorio – in cui competenze artigiane e capacità progettuali si fondono. Proprio come nelle botteghe artigiane, dove la conoscenza dei materiali e delle tecniche trasforma una materia grezza in un oggetto funzionale, nel design sportivo l’artigianato dialoga con la tecnologia avanzata per dare forma a soluzioni capaci di migliorare esperienza e prestazione. Un esempio emblematico di questo dialogo tra artigianato e progetto è il bob monoposto realizzato nel 2000 da Diego Menardi e Roberto Chenet nella loro officina di Cortina. Più che un semplice mezzo da gara, è il risultato di un processo in cui esperienza manuale, conoscenza dei materiali e ricerca tecnica si fondono. La scocca, studiata per ottimizzare l’aerodinamica, si integra con un telaio pensato per garantire rigidità e controllo alle alte velocità, mentre le lame richiedono lavorazioni di estrema precisione.</p>
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<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Artigianato e visione del designer si incontrano per rispondere alle sfide dello sport contemporaneo»</span></h2>
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<p>Le attrezzature e gli oggetti di design esposti raccontano non solo innovazioni tecniche, ma anche storie di ricerca, sperimentazione e adattamento. Imprese e designer – dagli specialisti di materiale come Vibram e Campagnolo ai laboratori di ricerca biomeccanica – mostrano come l’arte dell’artigiano e la visione del designer si incontrino per rispondere alle sfide dello sport contemporaneo. Il rapporto tra artigianato e design nel mondo contemporaneo è oggi uno dei nodi più fertili – e più discussi – della cultura del progetto. Non si tratta più di due ambiti separati, uno legato alla manualità tradizionale e l’altro alla produzione industriale, ma di un dialogo continuo che ridefinisce il concetto stesso di qualità, innovazione e identità. Tra i progetti in mostra, la rete di protezione Liski racconta come anche un dispositivo legato alla sicurezza possa diventare espressione di ricerca e cultura progettuale. Sviluppata per piste e tracciati di gara, unisce studio dei materiali, capacità di assorbimento dell’urto e sperimentazione sul campo, trasformando un elemento tecnico in infrastruttura essenziale per una pratica sportiva più sicura e consapevole. Allo stesso modo, SoftFoot Pro, piede bionico sviluppato dal’Istituto Italiano di Tecnologia, integra ricerca biomeccanica e design per offrire maggiore adattabilità e naturalezza del movimento. La sua struttura flessibile migliora comfort e performance, dimostrando come il progetto possa incidere non solo sulla prestazione, ma anche sull’inclusione e sulla qualità dell’esperienza sportiva.</p>
<p>IN-PLAY è più di una mostra su attrezzature sportive: è un dialogo aperto tra design, artigianato, cultura e diritti. Illustra come l’arte del progetto – radicata nella conoscenza dei materiali e nell’esperienza del fare – abbia contribuito a modellare non solo oggetti, ma anche una visione dello sport come pratica condivisa, inclusiva e in continua evoluzione.</p>
<p><strong>(Di Davide F. Colaci e Giulia Novati)</strong></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/design-dello-sport-e-artigianato-in-campo-alla-mostra-in-play-a-milano/">Design dello sport e artigianato in campo alla mostra IN-PLAY a Milano</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Artigianato e Tecnodiversità: Verso una nuova intelligenza del fare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Magatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 10:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la tecnologia smette di essere un destino unico e torna a essere materia da interpretare, l’artigianato diventa un laboratorio vivo di tecnodiversità e di nuove forme di intelligenza del fare.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/artigianato-e-tecnodiversita-verso-una-nuova-intelligenza-del-fare/">Artigianato e Tecnodiversità: Verso una nuova intelligenza del fare</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-xsdn-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 71%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109203" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Copertina-30012026-768x768-1.png" width="768" height="768" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Copertina-30012026-768x768-1.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Copertina-30012026-768x768-1-300x300.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Copertina-30012026-768x768-1-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Copertina-30012026-768x768-1-350x350.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Copertina-30012026-768x768-1-348x348.png 348w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></div>
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<h2 data-start="193" data-end="3238"><span class="font-435549">Nel 2016, il filosofo cinese Yuk Hui ha scritto un saggio importante sulla tecnologia, sollevando una questione fondamentale che risuona con particolare intensità nel nostro tempo: come può ciò che è locale – territorio, tradizioni, identità – confrontarsi costruttivamente con il globale? Per Hui, non si tratta semplicemente di difendere le tradizioni dalla globalizzazione, arroccandosi in una posizione difensiva destinata alla sconfitta. L’idea è più ambiziosa e dinamica: il locale dovrebbe essere capace di prendere il controllo del globale, di trasformarlo attivamente secondo i propri valori, invece di subirlo passivamente come un destino inevitabile.</span></h2>
<p data-start="193" data-end="3238"><br data-start="854" data-end="857" />Questo discorso è strettamente legato alla tecnologia, che rappresenta forse la forma più potente e pervasiva del globale contemporaneo. Hui parte da un’idea già espressa da altri pensatori del Novecento: la tecnologia moderna non è solo uno strumento neutro che usiamo per i nostri scopi, ma è diventata il contesto stesso in cui viviamo, qualcosa che definisce la nostra stessa esistenza, il modo in cui pensiamo, lavoriamo, ci relazioniamo con gli altri e con il mondo.<br data-start="1329" data-end="1332" />Hui però aggiunge due elementi nuovi che modificano radicalmente questa prospettiva e aprono possibilità inedite di pensiero e azione.<br data-start="1466" data-end="1469" />Primo, propone il concetto di “<strong>cosmotecnica</strong>”: l’idea che la tecnologia non sia qualcosa di astratto e universale, del tutto separato dal resto della cultura umana, ma sia sempre legata a un modo specifico di pensare il mondo e a valori morali depositati all’interno di un dato contesto culturale. Ogni civiltà, secondo Hui, ha sviluppato un proprio rapporto peculiare tra ordine cosmico (la visione del mondo) e ordine tecnico (gli strumenti e le pratiche produttive).<br data-start="1937" data-end="1940" />Secondo, Hui sottolinea che esistono tante culture diverse, con pensieri e valori differenti. Di conseguenza, non esiste – o non dovrebbe esistere – una sola tecnologia universale imposta a tutti, ma dovrebbero poter convivere molte tecnologie diverse, quella che lui chiama “<strong>tecnodiversità</strong>”. Questo concetto è rivoluzionario perché mette in discussione l’idea diffusa che esista un’unica via di sviluppo tecnologico, quella occidentale moderna, verso cui tutte le società devono convergere.<br data-start="2431" data-end="2434" />Partendo da queste premesse, anche il concetto di “locale” va oltre il semplice territorio geografico o la nostalgia per il passato. Diventa invece una risposta attiva e propositiva alla tendenza tipica della civiltà industriale moderna a rendere tutto uguale, a cancellare le differenze in nome dell’efficienza e della standardizzazione. <strong>Parlare di tecnodiversità significa riconoscere e valorizzare sistemi tecnologici ed economici che riflettono la pluralità delle forme sociali e culturali</strong>. Pluralità che concretamente si declina nei tratti specifici della creatività, della capacità di sviluppare conoscenze in modo autonomo e originale, nella latitudine a manipolare la tecnologia in rapporto a bisogni, procedure e prodotti che non sono semplicemente quelli standardizzati dell’industria di massa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 data-start="3245" data-end="3297"><span class="font-435549">L’artigianato come laboratorio di tecnodiversità</span></h2>
<p data-start="3299" data-end="5214">L’artigianato è da sempre un campo dove queste caratteristiche si esprimono con particolare evidenza. Quando pensiamo agli artigiani, pensiamo subito a due cose: il legame con il territorio e il lavoro manuale. Il territorio significa tradizione locale, radicamento in un contesto specifico, dimensioni contenute che permettono relazioni dirette. La manualità è dove si esprime la creatività, ciò che garantisce prodotti unici e di qualità, irriproducibili dalla produzione industriale seriale.<br data-start="3793" data-end="3796" />Si tratta indubbiamente di due aspetti qualificanti dell’artigianato tradizionale, che rischiano però di confinare l’artigianato come qualcosa votato solo alla conservazione di tecnologie del passato, una sorta di museo vivente destinato a nicchie sempre più ristrette di mercato. Quello che manca in questa visione ristretta è l’aspetto più dinamico e vitale dell’attività artigiana: quella di non limitarsi ad adottare passivamente una tecnologia data, ma di manipolarla attivamente, adattarla, trasformarla secondo esigenze e sensibilità proprie.<br data-start="4345" data-end="4348" />In un momento di grande trasformazione tecnologica come quello che stiamo vivendo è quanto mai necessario superare l’idea che vede l’artigianato solo come una forma di resistenza nostalgica, un’isola che sopravvive precariamente nel mare dell’industria moderna. <strong>Chiedersi se oggi l’artigianato possa davvero rappresentare una forma concreta di tecnodiversità significa ripensare questo concetto in profondità, aprirlo a forme nuove e meno conosciute, riconoscerne il potenziale innovativo.</strong><br data-start="4837" data-end="4840" />Anche per questo, può essere utile introdurre il termine “artigiania” per cogliere questa capacità trasformativa tipica del mondo artigiano. Capacità che è alla base del successo del made in Italy e che, più che sulla conoscenza formale astratta, si fonda sull’esperienza pratica, la tradizione trasmessa, il rapporto diretto e sensibile con la materia e la realtà concreta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 data-start="3299" data-end="5214"><span class="font-435549">Le sfide del digitale</span></h2>
<p data-start="5248" data-end="6756">I rapidi progressi tecnologici di oggi, associati al processo di digitalizzazione pervasiva dell’economia e della società, pongono nuove sfide all’artigianato e potenzialmente rischiano di accentuare ulteriormente la standardizzazione. Le tecnologie di automazione, come le stampanti 3D sempre più precise ed efficienti, o i sistemi di taglio computerizzati, sembrano ridurre progressivamente lo spazio per l’abilità umana diretta e la sensibilità manuale. Le innovazioni digitali, soprattutto quelle legate all’intelligenza artificiale generativa, pongono domande ancora più profonde e inquietanti.<br data-start="5847" data-end="5850" />C’è ancora spazio per un’attività dove l’essere umano, con le sue capacità e conoscenze tacite, mantiene il controllo non solo nella fase di produzione materiale, ma anche negli aspetti tradizionalmente più creativi come l’ideazione e la progettazione? O siamo destinati a diventare semplici esecutori di istruzioni generate da algoritmi?<br data-start="6188" data-end="6191" />Per rispondere a questa domanda cruciale, occorre sviluppare l’intuizione di Hui in rapporto al contesto specifico dell’artigianato, chiedendosi se gli artigiani di oggi siano capaci non solo di usare le nuove tecnologie digitali come strumenti passivi, ma di manipolarle creativamente, piegandole ai propri scopi, mettendo in gioco il proprio modo di fare e le proprie competenze accumulate. In altre parole: è ancora possibile pensare e praticare l’intelligenza artigiana all’interno del sistema tecnologico contemporaneo dominato dal digitale e dall’automazione?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 data-start="6763" data-end="6804"><span class="font-435549">Tre figure di artigiano contemporaneo</span></h2>
<p data-start="6806" data-end="9412">Già nel 2011, l’economista <strong>Stefano Micelli</strong> dell’Università di Venezia ha individuato tre tipi di artigiani che hanno accettato queste sfide mantenendo la propria identità specifica nel rapporto complesso con il mondo industriale e digitale:<strong> l’artigiano traduttore, l’artigiano creativo e l’artigiano adattatore</strong>. Queste tre figure rappresentano altrettanti modi concreti di praticare la tecnodiversità.<br data-start="7207" data-end="7210" />Il primo, l’artigiano traduttore, lavora in quei settori dove servono competenze molto diverse tra loro, sapendo “parlare la lingua” di entrambe e mettendole in comunicazione feconda. È una figura importante, ad esempio, quando bisogna passare da un progetto digitale bidimensionale visualizzato su schermo a un oggetto reale tridimensionale fatto di materia concreta, considerando tutte le caratteristiche specifiche di ogni materiale – il legno si comporta diversamente dal metallo, la ceramica ha esigenze diverse dalla plastica. Questo artigiano è un mediatore culturale tra il mondo digitale e quello fisico.<br data-start="7823" data-end="7826" />L’artigiano creativo, che si trova per esempio nella prototipazione industriale o nel design d’autore, si avvicina maggiormente alla figura dell’artista. La ricerca della bellezza e della qualità non è solo un vezzo estetico fine a se stesso, ma esprime uno stile personale riconoscibile e una conoscenza profonda dei materiali, delle tecniche, delle possibilità espressive. Questo artigiano usa le tecnologie digitali come strumenti al servizio di una visione creativa personale.<br data-start="8306" data-end="8309" />Infine, l’artigiano adattatore modifica i prodotti finiti standardizzati in base a esigenze specifiche di clienti particolari o contesti d’uso speciali. Questa figura include anche i cosiddetti artigiani del software, che personalizzano prodotti o servizi digitali pensati originariamente per il pubblico di massa, rendendoli adatti a bisogni specifici. È la forma forse più nuova e inaspettata di artigianato contemporaneo.<br data-start="8733" data-end="8736" />In tutti questi casi, la competenza fondamentale dell’artigiano si basa ancora sul legame stretto tra occhio e mano, tra percezione e azione: non necessariamente un lavoro fatto interamente a mano in modo tradizionale, ma una conoscenza incorporata che diventa capacità di creare, un sapere teorico che diventa saper fare pratico. Visto così, anche il legame con una tradizione o un territorio non è semplice nostalgia per un passato perduto, ma appropriazione consapevole e selettiva della tecnologia. La tecnologia non è più qualcosa di estraneo e minaccioso che cancella le differenze culturali, ma diventa uno spazio possibile dove affermare la propria identità specifica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 data-start="9419" data-end="9444"><span class="font-435549">Una ricerca sul campo</span></h2>
<p data-start="9446" data-end="10320">Una recente ricerca svolta dalla <strong>Fondazione Poetica</strong> in collaborazione con il <strong>Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano</strong>, per conto di <strong>Confartigianato Nazionale</strong>, ha confermato concretamente questa prospettiva teorica a partire dallo studio approfondito di dieci aziende artigiane. Lo studio è stato condotto in Lombardia, una regione che si distingue per la grande ricchezza e varietà che offre in termini di ambienti produttivi, mestieri tradizionali ancora vitali e significativa apertura alle innovazioni tecnologiche. Le imprese studiate provengono da territori molto diversi: da aree storiche dell’imprenditorialità come Milano, Monza e la Brianza, l’Oltrepò Pavese e le province di Bergamo e Brescia, fino a zone come l’arco alpino, tradizionalmente più conservatrici e meno aperte alle innovazioni.</p>
<p data-start="111" data-end="1819">Le aziende scelte per lo studio sono molto diverse tra loro per storia aziendale, tecnologie utilizzate, materiali lavorati, servizi offerti e prodotti realizzati. L’obiettivo dichiarato non era studiare forme specifiche di artigianato in settori particolari, ma capire se, anche in ambiti produttivi molto differenti tra loro, sia ancora oggi possibile una relazione positiva e feconda tra essere umano e macchina digitale, dove l’uso intensivo di strumenti tecnologici avanzati lasci comunque spazio significativo alla creatività dell’artigiano e alle sue competenze distintive.<br data-start="691" data-end="694" />Alcune di queste imprese hanno decenni o addirittura oltre un secolo di storia alle spalle, lavorano materiali particolari con tecniche raffinate o continuano lunghe tradizioni produttive che si sono progressivamente rinnovate nel tempo senza perdere la propria identità. Altre aziende sono nate da pochissimo tempo, partendo proprio da una nuova tecnologia emergente o da un’idea di prototipo innovativo. Per alcune il digitale è stato principalmente un motore di rinnovamento interno di processi già esistenti, per altre è stato il terreno stesso che ha reso possibile la nascita dell’azienda e la creazione di prodotti prima impensabili.<br data-start="1334" data-end="1337" />Per alcune imprese il design è diventato il campo privilegiato dove far incontrare felicemente estetica e funzionalità, nuovi strumenti tecnologici, creatività progettuale e competenze tecniche del progettista. Per altre aziende il vero protagonista rimane il territorio, inteso sia come storia locale da raccontare e valorizzare, sia come contesto culturale concreto dove tradizioni locali possono aprirsi costruttivamente al globale e all’innovazione tecnologica senza snaturarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 data-start="1826" data-end="1870"><span class="font-435549">Sei tratti della tecnodiversità italiana</span></h2>
<p data-start="1872" data-end="2229">L’insieme dei dieci casi analizzati nella ricerca disegna la geografia vivente di una tecnodiversità effettivamente praticata nel contesto italiano. Le esperienze documentate in questo lavoro offrono un terreno fertile per elaborare un’articolazione specificamente italiana di questa prospettiva, che si declina in sei tratti riconoscibili e caratteristici:</p>
<ul data-start="2231" data-end="2767">
<li data-start="2231" data-end="2329">
<p data-start="2233" data-end="2329">L’impresa pensata come comunità di pratiche condivise, non solo come organizzazione gerarchica</p>
</li>
<li data-start="2330" data-end="2418">
<p data-start="2332" data-end="2418">La visione del lavoro come linguaggio progettuale creativo, non solo come esecuzione</p>
</li>
<li data-start="2419" data-end="2498">
<p data-start="2421" data-end="2498">Lo sviluppo di competenze ibride e riflessive, che combinano saperi diversi</p>
</li>
<li data-start="2499" data-end="2588">
<p data-start="2501" data-end="2588">La costruzione di reti con istituti di ricerca, altre imprese e scuole del territorio</p>
</li>
<li data-start="2589" data-end="2676">
<p data-start="2591" data-end="2676">Il mantenimento di un legame vitale col territorio e la tradizione artigiana locale</p>
</li>
<li data-start="2677" data-end="2767">
<p data-start="2679" data-end="2767">La bellezza intesa come criterio veritativo del lavoro ben fatto, non solo decorazione</p>
</li>
</ul>
<p data-start="2769" data-end="3241">Le imprese studiate, pur operando pienamente in un’economia globalizzata e fortemente digitalizzata, sono capaci di rifiutare attivamente la forma unica della tecnologia come dispositivo anonimo di efficienza e controllo. E ciò nella piena consapevolezza che le tecniche non sono mai neutre o puramente strumentali, perché portano sempre con sé una visione del mondo implicita, un modo specifico di abitare la materia e di pensare la relazione tra essere umano e ambiente.</p>
<p data-start="3248" data-end="4304">Questo è l’aspetto cruciale del tema della tecnodiversità applicato al nostro contesto: la modernità industriale tende a universalizzare una sola forma di tecnica – quella cartesiana, puramente strumentale, orientata al dominio e allo sfruttamento – annullando progressivamente la pluralità ricchissima delle tradizioni tecniche che, nelle diverse civiltà, avevano sempre legato la <em data-start="3630" data-end="3638">téchne</em> al <em data-start="3642" data-end="3650">cosmos</em>, cioè all’ordine del mondo e al senso complessivo del vivere umano.<br data-start="3718" data-end="3721" />La sfida del XXI secolo – che interpella in modo diretto e urgente il mondo degli artigiani – non è rifiutare ingenuamente la tecnologia moderna in nome di un impossibile ritorno al passato, ma <strong data-start="3915" data-end="3943">riattivare creativamente</strong> una pluralità di rapporti possibili con essa: rimettere in gioco le differenze culturali, estetiche, spirituali e anche politiche che ogni civiltà e ogni territorio custodiscono. È questa la via della <strong data-start="4145" data-end="4161">cosmotecnica</strong>: unione feconda tra ordine cosmico e ordine tecnico, tra valori condivisi e strumenti materiali, tra <em data-start="4263" data-end="4270">ethos</em> culturale e produzione economica.</p>
<p data-start="4306" data-end="4864">Questa prospettiva traccia una via nuova che apre possibilità interessanti di sviluppo economico sostenibile e, soprattutto, costituisce una proposta attrattiva per i tanti giovani che oggi sono alla ricerca di lavori corrispondenti alle loro aspettative di senso e realizzazione personale, oltreché economicamente sostenibili.<br data-start="4633" data-end="4636" />Un artigianato capace di tecnodiversità può rappresentare un’alternativa concreta a modelli di lavoro alienanti e può contribuire a costruire un futuro dove <strong data-start="4793" data-end="4863">tecnologia e umanità non siano in conflitto, ma in dialogo fecondo</strong>.</p>
<p data-start="4306" data-end="4864"><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
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		<title>Il valore del lavoro artigiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:50:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel progetto “Ancient Future” la sfida non è scegliere tra artigiano e robot, ma immaginare un’alleanza possibile. Una convivenza fragile, da costruire con misura, tra memoria e innovazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 87%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109305" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG.jpg" width="1600" height="960" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG.jpg 1600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-300x180.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-1024x614.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-768x461.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-1536x922.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-350x210.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Ancient Future è il titolo di una affascinante istallazione che ha colpito i visitatori della Biennale del 2025. Elemento centrale dell&#8217;installazione sono quattro travi in legno lamellare prodotte in Danimarca: due sono  intagliate a mano dagli artigiani butanesi (Sangay Thsering e Yeshi Gyeltshen), mentre le altre due sono sagomate da un braccio robotico che ne imita i disegni. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’accostamento proposto dallo studio internazionale BIG invita i visitatori a esaminare le differenze fra i risultati ottenuti da artigiani e robot suggerendo non tanto una gerarchia fra gli uni e gli altri quanto piuttosto una collaborazione da esplorare e costruire con cura. Le travi decorate  sono destinate a decorare la facciata dell’aeroporto di Gelephu (Buthan) nell’ambito più generale del progetto di “Mindfulness City”.  <strong>La strada da percorrere non è facile: senza tecnologia il saper fare artigiano diventa lusso, con una tecnologia eccessivamente aggressiva l’artigianato scompare. Ancient future parla di un equilibrio difficile quanto necessario</strong>.</p>
<p>Il valore dell’installazione dello studio BIG è stato ampiamente rilanciato in un articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista della Biennale di Venezia dal titolo “Applicazioni”. Quando parliamo di applicazioni il pensiero corre alle “app” che affollano i marketplace di Apple a Google. Le app sono ciò che anima gli ecosistemi del valore digitale. Oggi sono sempre più intelligenti e sempre più invasive. Sono da tempo il principale fattore di crescita dell’economia americana. Il prezzo sociale e politico di una crescita basata sulle “app” è stato alto. I campioni del digitale che oggi capitalizzano più o meno il 40% dello S&amp;P 500 non si sono fatti molti scrupoli a mettere in pericolo le premesse della conversazione pubblica e del vivere sociale. I loro business model hanno permesso a pochi di costruire fortune colossali mettendo all’angolo una classe media già abbondantemente in difficoltà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Le “Applicazioni” sono le arti applicate su cui una parte rilevante della manifattura italiana fonda il proprio vantaggio competitivo»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le “Applicazioni” di cui parla l’ultimo numero della rivista della Biennale sono tutt’altro. Sono le arti applicate su cui una parte rilevante della manifattura italiana fonda il proprio vantaggio competitivo. Gli articoli della rivista ci ricordano che la produzione fondata sul saper fare artigianale non necessariamente “scala” per andare in borsa (come nel caso delle start up),ma prospera se si allea all’arte e al design (come nel caso del progetto della “Fabbrica lenta” di Giovanni Bonotto) e se trova una misura con la tecnologia e con l’innovazione (come nel caso di Ancient future).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«L’economia delle applicazioni parla di un’innovazione che tiene insieme crescita e società, patrimonio culturale e proiezione nel futuro, prospettive individuali e coesione sociale»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una quindicina di anni fa, la riscoperta del lavoro artigiano ha coinciso con una critica serrata al mondo della finanza. Un’economia fondata su prodotti finanziari incomprensibili ai più e una società composta da individui in bilico fra aspettative da rentier e piglio da giocatori d’azzardo non lasciavano immaginare nulla di buono. La riscoperta del lavoro artigiano coincideva con la necessità di ripensare il ruolo del lavoro nella società, del “mestiere” come leva per l’espressione di sé, le pratiche come motore di legami comunitari. Se l’economia delle “app” arricchisce al prezzo di una società atomizzata, fragile di fronte all’esercizio di un potere che si fa autoritaria, l’economia delle applicazioni parla di un’innovazione che tiene insieme crescita e società, patrimonio culturale e proiezione nel futuro, prospettive individuali e coesione sociale. Oggi il problema non è tanto una finanza aggressiva quanto piuttosto una tecnologia che ambisce a un’egemonia con risvolti inquietanti. Sappiamo che una cultura del lavoro fondata su cura e dedizione è un antidoto piuttosto efficace a una società di uomini soli e disperati. Rispettare il lavoro artigiano e i valori che porta con sé, è una delle possibili cure al disagio che abbiamo visto crescere in modo abnorme nella cultura di oltreoceano.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
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		<title>Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=109221</guid>

					<description><![CDATA[<p>«Artigiani, basta stare a guardare: l’AI va usata, non temuta». Intervistato da Spirito Artigiano, il giurista Fabio Bassan invita le imprese a costruire un dialogo concreto tra mani e algoritmi per affrontare il futuro da protagonisti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109224" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png" width="932" height="581" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png 932w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-300x187.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-768x479.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-350x218.png 350w" sizes="auto, (max-width: 932px) 100vw, 932px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">È tutta una questione di alchimie. Di formule giuste, di sintesi virtuose. L’intelligenza artificiale non è un orizzonte lontano né una minaccia da subire. Per l’artigianato può diventare una leva concreta di competitività, innovazione e attrattività. Ma a una condizione: smettere di guardarla da spettatori. Ne è convinto Fabio Bassan, avvocato e professore di Diritto dell’Unione europea a Roma Tre, con una lunga esperienza nel mondo delle alte tecnologie. Con lui abbiamo ragionato del connubio fra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”, di costi di accesso, formazione, ruolo delle associazioni e della sfida globale tra modelli tecnologici. Un dialogo che parla alle imprese, ai territori e alle nuove generazioni.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore Bassan, qual è oggi il rapporto tra artigianato e intelligenza artificiale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Direi ancora troppo passivo. L’artigianato guarda all’AI con curiosità, ma spesso senza farne davvero un uso realmente efficace. Eppure la possibilità di sviluppo è enorme: la rivoluzione tecnologica consente di accedere a bacini di mercato molto più ampi, con costi più bassi e strumenti più potenti rispetto al passato».</p>
<p><strong>Se le opportunità sono così evidenti, perché questa resistenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Perché esiste una soglia di accesso. L’AI ha costi di apprendimento, non solo economici ma anche cognitivi. In molti casi c’è una difficoltà reale nell’uso e nella gestione degli strumenti. È qui che entrano in gioco le associazioni di categoria che dovrebbero &#8211; in una prospettiva virtuosa e di supporto alle Pmi &#8211; creare piattaforme condivise. Una base comune di utilizzo, come avviene già in altri mercati».</p>
<p><strong>In concreto, che cosa significa?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Mettere a disposizione una serie di strumenti con costi di fornitura più bassi, accompagnati da un’attività strutturata di formazione. Perché quando si forma davvero una persona, cambia tutto: il modo di lavorare, di organizzarsi, di competere. Questo, per gli artigiani, potrebbe essere la svolta».</p>
<p><strong>Ci spiega meglio quale ruolo possono avere le associazioni di categoria, come Confartigianato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Un ruolo decisivo. Se si vuole davvero integrare l’AI nell’artigianato, le associazioni devono farsi carico di una parte importante del percorso. Servono simulazioni continue, ad esempio su come interrogare l’AI in modo efficace. Basta una base minima di conoscenza per valutare l’impatto migliore: con le domande giuste si ottengono risultati eccellenti. Questo va fatto insieme agli artigiani, passo dopo passo».</p>
<p><strong>La sfida, per la categoria e per l’organizzazione è l’interazione tra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Se l’artigiano utilizza anche solo un minimo di sistemi di AI, combinandoli con la propria esperienza, sviluppa il lavoro in modo molto più efficiente. Certo, serve un cambio di mentalità: creatività e manualità non vengono sostituite, ma possono essere assistite in modo virtuoso dalla tecnologia».</p>
<p><strong>Questo può aiutare anche sul fronte del ricambio generazionale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Assolutamente sì. Con queste tecnologie l’artigianato diventa più attrattivo per i giovani. Il ricambio generazionale smette di essere un problema e diventa una leva di sviluppo. La volontà dei giovani di tornare all’artigianato esiste, ma va coltivata. E per farlo bisogna rendere il settore più moderno, più stimolante. La tecnologia è la chiave».</p>
<p><strong>Dal punto di vista giuridico, esistono ostacoli all’uso dell’AI nelle imprese artigiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«No, il quadro normativo è sostanzialmente a posto. L’intelligenza artificiale è regolata per le attività sensibili, ma non esiste una disciplina rigida e specifica per gli altri ambiti. È un terreno fertile, che consente un’evoluzione tecnologica importante. Le associazioni, inoltre, hanno il potere di rendere il contesto ancora più agevole».</p>
<p><strong>Guardando allo scenario globale, che modello di AI la convince di più?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Oggi vediamo tre approcci. Quello americano, basato su una quantità enorme di dati: è “rozzo” ma produce grandi risultati senza processi troppo raffinati. La Cina, invece, ha lavorato in modo più sofisticato: meno dati, ma processi molto più raffinati. DeepSeek, ad esempio, consuma meno risorse e ha messo in difficoltà i colossi americani».</p>
<p><strong>E l’Italia, dove si colloca?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’Italia – e l’Europa – hanno un punto di forza enorme: sistemi molto raffinati, una grande capacità di gestione efficace dell’AI. Dovremmo fare una cosa semplice ma decisiva: creare consorzi di progetti virtuosi e metterli a disposizione delle Pmi, anche a livello territoriale ed europeo. Questa raffinatezza è una leva straordinaria di competitività, soprattutto perché consente costi sostenibili per le imprese».</p>
<p><strong>Dunque, qual è la sfida per l’artigianato italiano di domani?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Passare dalla difesa all’attacco. Usare l’intelligenza artificiale non per snaturarsi, ma per valorizzare ciò che l’artigianato ha di unico. Se sapremo far dialogare intelligenza artigiana e artificiale, il futuro non sarà una minaccia, ma un’opportunità concreta».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
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		<title>Artigianato, fattore chiave nell’applicazione delle tecnologie della doppia transizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra sensori, software e cantieri, l’innovazione non si installa da sola: serve chi la sa mettere a terra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 73%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109299" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920.jpg" width="1446" height="1920" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920.jpg 1446w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-226x300.jpg 226w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-771x1024.jpg 771w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-768x1020.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-1157x1536.jpg 1157w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-350x465.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1446px) 100vw, 1446px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Gli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati da una spinta crescita degli <strong>investimenti</strong>, saliti al ritmo medio annuo del 4,4%, in controtendenza rispetto al decennio precedente quanto gli investimenti sono scesi al tasso del 2,9% all’anno. La <strong>doppia transizione</strong>, digitale e ambientale, ha contribuito a generare un flusso medio annuo di investimenti, valutati a prezzi costanti 2020, di 350 miliardi di euro, di cui il 54,1% in costruzioni e il 45,7% in macchinari, impianti e prodotti di proprietà intellettuale quali ricerca e sviluppo, software e basi dati. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La propensione ad investire sostiene l’<strong>innovazione</strong>, in particolare nelle piccole imprese. Gli investimenti in macchinari e l’acquisto di beni e servizi specializzati, infatti, rappresentano oltre un terzo (35,2%) della spesa delle micro e piccole imprese per l’innovazione, una quota doppia a quella delle medie e grandi imprese (8,5%) le quali concentrano maggiormente gli investimenti per l’innovazione nell’attività di ricerca e sviluppo.</p>
<p>Per adattare l’ampia gamma delle tecnologie incorporate negli investimenti sono necessari gli <strong>interventi predisposti da imprese specializzate ad alta vocazione artigiana</strong>. Sono infatti necessari interventi di predisposizione del sito del macchinario e degli impianti elettrici e idraulici, attività di installazione, montaggio e collaudo dei macchinari, oltre alla gestione di processi di digitalizzazione e automazione, la gestione della sensoristica e del software per IoT (Internet of Things). Gli elevati costi per energia elettrica e gas in Italia richiedono un costante presidio dei processi <em>energy saving</em> dei macchinari e degli impianti. Per gli investimenti nelle costruzioni sono richieste attività di adattamento delle strutture e dell’involucro degli edifici, la gestione della domotica, dell’efficientamento energetico e della sicurezza.</p>
<p>Anche la normativa sugli incentivi fiscali degli investimenti delinea una ampia articolazione delle tecnologie, applicandosi a beni strumentali controllati da sistemi computerizzati e gestiti tramite sensori, sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità, dispositivi per l’interazione uomo-macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica « 4.0 », oltre ai beni per l’elaborazione dei dati funzionali alla trasformazione digitale delle imprese. Tra i beni immateriali, oltre al software si trovano sistemi, piattaforme, applicazioni, algoritmi e modelli digitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Diffusione dei robot e raddoppiano piccole imprese che usano IA</span></h2>
<p>Nella crescente digitalizzazione della gestione dei macchinari si è sviluppata la presenza di robot e di applicazioni di intelligenza artificiale (IA), tecnologia sempre più diffusa tra le piccole imprese e le imprese artigiane. Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dall&#8217;Istat il 15,2% delle piccole imprese manifatturiere utilizza robot, mentre nel 2025 è raddoppiato il numero delle piccole imprese che usa l&#8217;IA, salite al 14,2%, segnando un significativo incremento rispetto al 6,9% del 2024 e al 4,4% del 2023. Tenuto conto del trend delle imprese attive, si stima che nel 2025 le piccole imprese che usano l’IA salgono del 110,8%. Nel confronto europeo l’uso dell’IA interessa il 17,0% delle piccole imprese tra 10 e 49 addetti nell’Unione europea a 27, con quote più elevate per Germania (23,1%) e Spagna (17,2%), mentre la diffusione in Francia (15,0%) è più allineata a quella dell’Italia (come anticipato pari al 14,2%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">L’artigianato sulla frontiera tecnologica</span></h2>
<p>Per la gestione dell’ultimo miglio della tecnologia e dell’innovazione è necessario l’intervento di imprese specializzate, con una elevata presenza di imprese artigiane, che adattano e personalizzano e potenziano le funzionalità dei beni di investimento. Circa un quarto della spesa delle imprese per l’innovazione si riferisce all’acquisto di macchinari e di beni e servizi di supporto ai processi innovativi. L’artigianato presidia questo segmento di offerta di beni strumentali e di servizi per l’implementazione delle tecnologie. A settembre 2025 nella manifattura di beni strumentali ad elevata intensità tecnologica e di conoscenza operano 16mila imprese artigiane mentre nei servizi di installazione di macchinari, di impianti elettrici e idraulici, nei servizi dell’economia digitale e nella riparazione di computer ed apparecchi per le telecomunicazioni operano 153mila imprese artigiane. Nel complesso sono 169mila le imprese artigiane, pari al 13,6% dell’artigianato che, sulla base della creatività e delle competenze dei loro 400mila addetti, intervengono sulle matrici tecnologiche mediante personalizzazioni e trasformazioni, orientandole ad una maggiore efficacia nei confronti del cliente utilizzatore finale del bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Le competenze sono il fattore critico</span></h2>
<p>Nell’ultimo miglio della tecnologia rimane critica la carenza di competenze: secondo gli ultimi dati del sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2025 le imprese artigiane faticano a trovare il 65,2% del personale a cui sono richieste elevate competenze per l’applicazione di tecnologie digitali quali intelligenza artificiale, <em>cloud computing</em>, <em>Industrial Internet of Things (IoT)</em>, <em>data</em> <em>analytics</em> e <em>big</em> <em>data</em>, realtà virtuale e aumentata e <em>blockchain</em>. Tra le maggiori regioni si registra una difficoltà di reperimento di queste competenze chiave per la transizione digitale superiore alla media in Toscana con 72,9%, Piemonte e Valle d’Aosta con 69,2%, Lombardia con 68,7%, Emilia-Romagna con 67,2% e Veneto con 65,6%.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/artigianato-fattore-chiave-nellapplicazione-delle-tecnologie-della-doppia-transizione/">Artigianato, fattore chiave nell’applicazione delle tecnologie della doppia transizione</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>I nuovi miliardari? Secondo Jensen Huang (Ceo di Nvidia) saranno gli idraulici, i falegnami e gli elettricisti.  Ecco perché.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Boccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore dell’industria dell’intelligenza artificiale, emerge un dato inatteso: senza lavoro artigiano, l’innovazione resta incompiuta.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/i-nuovi-miliardari-secondo-jensen-huang-ceo-di-nvidia-saranno-gli-idraulici-i-falegnami-e-gli-elettricisti-ecco-perche/">I nuovi miliardari? Secondo Jensen Huang (Ceo di Nvidia) saranno gli idraulici, i falegnami e gli elettricisti.  Ecco perché.</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109217" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform.jpg" width="1200" height="677" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-1024x578.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-768x433.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-16" data-row="script-row-unique-16" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-16"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-17"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>A dirlo non è un nostalgico del lavoro manuale né un critico della tecnologia. A dirlo è <strong>Jensen Huang</strong>, fondatore e CEO di <strong>Nvidia</strong>, azienda tecnologica leader mondiale, nota per le sue potenti GPU (<em>acceleratori di processi di addestramento e inferenza della AI</em>), oggi al centro della rivoluzione globale dell’intelligenza artificiale e del calcolo ad alte prestazioni (HPC).</p>
<p>Intervistato da <em>Channel 4 News</em> nel Regno Unito, Huang ha indicato come figure decisive per il futuro non solo ingegneri e data scientist, ma <strong>idraulici, elettricisti, falegnami, carpentieri</strong>. Professioni che, apparentemente, sembrano non avere nulla a che fare con l’IA. E che invece ne rappresentano una condizione essenziale di possibilità.</p>
<p><strong>Il punto è semplice e potente: l’intelligenza artificiale non vive nel cloud in modo astratto. Vive in infrastrutture fisiche enormi, complesse, energivore. Vive in data center che devono essere progettati, costruiti, cablati, raffreddati, mantenuti. Senza competenze manuali evolute, senza sapere artigiano, l’IA resta un’idea brillante ma incompiuta.</strong></p>
<p>È qui che prende forma il concetto di lavoro a Valore Artigiano. Un lavoro che non è in contrapposizione con la tecnologia, ma che la rende concreta, affidabile, sostenibile. Un lavoro che unisce manualità, conoscenza dei materiali, esperienza, capacità di adattamento e, sempre più spesso, dialogo con sistemi digitali avanzati.</p>
<p>Quando Huang parla della necessità di “centinaia di migliaia” di professionisti per costruire le “fabbriche dell’intelligenza artificiale”, sta implicitamente riconoscendo che l’innovazione più avanzata del nostro tempo poggia su competenze profondamente umane. È una forma di techno-diversità: non un unico sapere dominante, ma un ecosistema in cui competenze diverse – digitali, tecniche, manuali – si integrano e si rafforzano a vicenda.</p>
<p>L’artigianato contemporaneo abita esattamente questo spazio. Non è un residuo del passato, ma un fattore strutturale del futuro. È il luogo in cui il lavoro mantiene senso, identità, qualità, anche dentro le trasformazioni più radicali. È qui che il Valore Artigiano diventa leva di sviluppo, non solo economico ma culturale e sociale.</p>
<p>Che a dirlo sia il CEO di Nvidia non è un dettaglio. È un segnale.<br />
Significa che persino nel cuore pulsante dell’IA globale si riconosce che non esiste innovazione senza lavoro, e che non tutto il lavoro che conta passa da una tastiera.</p>
<p>Forse i nuovi miliardari non saranno davvero tutti idraulici, falegnami o elettricisti.<br />
Ma una cosa è certa: senza il lavoro a Valore Artigiano, il futuro dell’intelligenza artificiale semplicemente non si costruisce.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Ortholabsport: l’ortopedia sportiva come laboratorio di tecno-diversità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 08:50:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla ricerca “Artigianato Cognitivo come via italiana alla tecno-diversità”, realizzata da Poetica – Fondazione per la generatività sociale per Confartigianato, la storia di Ortholabsport raccontata da Alessandra Sestini: un laboratorio dove innovazione, attenzione alla persona e cura artigianale si intrecciano ogni giorno.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 99%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109177" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer.png" width="1083" height="628" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer.png 1083w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-300x174.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-1024x594.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-768x445.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-350x203.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1083px) 100vw, 1083px" /></div>
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<p data-start="886" data-end="1412">Nel cuore di Milano, tra tecnologia biomedicale, competenze ortopediche e passione sportiva, c’è un laboratorio che da vent’anni lavora ogni giorno per migliorare il movimento delle persone. Si chiama <strong data-start="1560" data-end="1577">Ortholabsport</strong>, ed è nata da un’idea di <strong>Stefano Duchini</strong>, tecnico ortopedico specializzato in ambito sportivo. Oggi l’azienda – associata a <strong data-start="1702" data-end="1721">Confartigianato</strong> – è guidata insieme alla moglie <strong>Alessandra Sestini</strong>, CEO, anche lei con una solida formazione tecnica, e una visione che mette al centro la persona, le sue esigenze, il suo corpo in movimento..</p>
<p data-start="1414" data-end="1960">«L’idea originaria – racconta Sestini – era quella di creare un’azienda ortopedica specializzata nello sport, anche per la grande passione che mio marito ha sempre avuto per questo mondo». Una passione che ha contagiato tutta la famiglia, dai ricordi di Alessandra come pattinatrice sul ghiaccio, fino ai tre figli, tutti sciatori e alcuni già maestri. Ma accanto agli atleti, professionisti e dilettanti, ci sono anche pazienti con patologie o dolori cronici, persone che si affidano a Ortholabsport per migliorare la qualità della propria vita.</p>
<p data-start="1962" data-end="2507">È qui che prende forma la <strong data-start="1988" data-end="2021">via artigiana alla tecnologia</strong>. Ogni plantare, ogni tutore, ogni dispositivo è su misura, costruito partendo da diagnosi mediche, dati biometrici e osservazione diretta. Il lavoro comincia con <strong data-start="2184" data-end="2211">una scansione del piede</strong>, o con un test di <strong data-start="2230" data-end="2247">Gait Analysis</strong> su tapis roulant, per rilevare ampiezza del passo, pressione, simmetrie o squilibri. Poi si passa alla progettazione, che può seguire due strade: una più tradizionale, con modellazione digitale su pannelli preformati, e una più avanzata, con la <strong data-start="2493" data-end="2506">stampa 3D</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="1962" data-end="2507"><span class="font-435549">«La componente creativa e artigianale del nostro mestiere consiste nel creare delle cose che prima non avevamo: capire come modellare e produrre un determinato plantare o tutore».</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="2509" data-end="2986">«La stampa 3D è una sorta di frontiera nel nostro settore – spiega Sestini – e ci consente di avere comunque un prodotto su misura, anche se realizzato con sistemi ad alta tecnologia». La vera innovazione, però, non è nello strumento in sé, ma nella capacità di sceglierlo, adattarlo, calibrarlo. «La componente creativa e artigianale del nostro mestiere consiste nel creare delle cose che prima non avevamo: capire come modellare e produrre un determinato plantare o tutore».</p>
<p data-start="2988" data-end="3445">Tecnologie e materiali vengono valutati con attenzione, in base alle esigenze di ogni singolo cliente. Il risultato finale non è mai un oggetto preconfezionato, ma una soluzione unica. E questo vale anche per i <strong data-start="3199" data-end="3219">ritocchi manuali</strong>: limature, finiture, perfezionamenti che solo la mano dell’artigiano può fare. «Trovo che nel nostro settore l’apporto umano e le competenze manuali siano imprescindibili per la bontà del prodotto finale», sottolinea Sestini.</p>
<p data-start="3447" data-end="3932">In questa logica rientra anche il valore del <strong data-start="3492" data-end="3504">feedback</strong>. Atleti e pazienti vengono seguiti nel tempo, per valutare l’efficacia del dispositivo, migliorare i materiali, proporre soluzioni nuove. «Il feedback è per noi un elemento fondamentale – spiega – perché molti dei materiali che studiamo e utilizziamo devono essere testati, per capire qual è la reazione quando vengono usati». La conoscenza si costruisce così: <strong data-start="3866" data-end="3931">dall’esperienza diretta, dall’ascolto, dal rapporto personale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="3447" data-end="3932"><span class="font-435549">«Abbiamo come clienti diverse squadre di calcio, basket, pallavolo, scherma. È fondamentale mantenere il contatto, anche dopo l’intervento, per ricevere un riscontro continuo»</span></h2>
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<p data-start="3934" data-end="4426">Accanto al lavoro con i singoli pazienti, Ortholabsport collabora con team sportivi e nazionali, in Italia e all’estero. «Abbiamo come clienti diverse squadre di calcio, basket, pallavolo, scherma. È fondamentale mantenere il contatto, anche dopo l’intervento, per ricevere un riscontro continuo». In vista dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, l’azienda punta ad aprire una sede nei pressi del Villaggio Olimpico: «Vogliamo diventare un punto di riferimento per le delegazioni nazionali».</p>
<p data-start="4428" data-end="4847">Anche sul piano organizzativo, l’impresa si sta strutturando: con una decina di dipendenti e diversi consulenti esterni, diventa cruciale mettere a sistema le procedure. «Serve una formalizzazione più efficiente delle attività – afferma Sestini –. Non per standardizzare, ma per garantire qualità e coerenza nel lavoro di squadra. L’identità artigiana passa anche da qui: dalla capacità di condividere sapere e metodo».</p>
<p data-start="4849" data-end="5281">Il futuro dell’artigianato, per Ortholabsport, è scritto nel presente: <strong data-start="4920" data-end="4975">non c’è contrapposizione tra tecnologia e manualità</strong>, ma un continuo adattamento reciproco. La digitalizzazione non cancella il gesto, lo affina. La stampa 3D non elimina il tocco finale, lo prepara. Le analisi biomeccaniche non sostituiscono l’osservazione, la potenziano. In tutto questo, ciò che fa la differenza è sempre la consapevolezza dell’artigiano.</p>
<p data-start="5283" data-end="5620">E questa consapevolezza si costruisce con studio, esperienza, capacità di ascolto. «È fondamentale che il tecnico conosca molto bene l’anatomia umana – spiega Sestini –. Questo dà modo di creare supporti meno invasivi e più efficaci». La conoscenza diventa così <strong data-start="5545" data-end="5569">creatività applicata</strong>, capacità di interpretare ogni caso in modo unico.</p>
<p data-start="5622" data-end="5995" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Ortholabsport non produce oggetti: <strong data-start="5657" data-end="5678">modella soluzioni</strong>. Non propone ricette: <strong data-start="5701" data-end="5724">costruisce percorsi</strong>. Lo fa con strumenti digitali, con mani esperte, ma soprattutto con una cura che è insieme professionale e personale. E in questo, si riconosce pienamente la lezione dell’artigianato cognitivo: l’unione tra sapere, fare e pensare, come via italiana alla tecno-diversità.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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