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	<title>stories - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>La stessa bottega, un nuovo suono. Artigiani Veneti, 40 anni dopo: il racconto continua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:14:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Fratelli Ruffatti filmata da Ermanno Olmi in Artigiani Veneti al progetto olimpico The Sound of Artisans: quarant’anni di artigianato veneto tra memoria e contemporaneità.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-stessa-bottega-un-nuovo-suono-artigiani-veneti-40-anni-dopo-il-racconto-continua/">La stessa bottega, un nuovo suono. Artigiani Veneti, 40 anni dopo: il racconto continua</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-109784" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo.jpg" width="1536" height="1152" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-300x225.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-1024x768.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-768x576.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-350x263.jpg 350w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></div>
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<p>Nel 1986 <strong>Ermanno Olmi</strong> entrava nelle botteghe venete con la sua cinepresa per raccontare il lavoro artigiano in <strong><em>Artigiani Veneti</em></strong>, un progetto voluto e commissionato da Confartigianato Imprese Veneto e Regione Veneto. Non cercava l’epica industriale, ma la verità dei gesti.</p>
<p>Olmi aveva già mostrato nei suoi documentari industriali per Edison che il lavoro è racconto, rito, dignità. In <em>Artigiani Veneti</em> compie un gesto ulteriore: entra nelle botteghe come si entra in una casa, con rispetto. Il suo è uno sguardo che non spettacolarizza, ma ascolta. E in quell’ascolto restituisce all’artigianato la sua dimensione più autentica: comunità, competenza, responsabilità (<em><strong>Guarda il documentario</strong>, disponibile su YouTube in una rara versione integrale suddivisa in due parti: <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=1vxC8-UFkCA" target="_blank" rel="noopener">Parte 1 </a></strong>e <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=h3kMMPcJrpQ" target="_blank" rel="noopener">Parte 2</a></strong>)</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Oggi, a quarant’anni di distanza, Confartigianato Imprese Veneto torna in quei luoghi con un nuovo progetto, The Sound of Artisans – il Suono degli Artigiani»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra quelle botteghe c’era anche la <strong>Fratelli Ruffatti </strong>(nella foto, i fratelli Piero e Francesco Ruffatti), storica azienda padovana costruttrice di organi a canne. Oggi, a <strong>quarant’anni di distanza</strong>, Confartigianato Imprese Veneto torna in quei luoghi con un nuovo progetto, <strong><em>The Sound of Artisans – il Suono degli Artigiani (</em></strong><em><a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLho3KfuGr8IUQ-wFt_j8jAdfmuZ1w3_tP" target="_blank" rel="noopener"><strong>Guarda il video</strong></a> su YouTube)</em>. E il titolo non è un caso. Se Olmi aveva suggerito che il lavoro potesse essere ascoltato, nelle parole e nei gesti, oggi quella suggestione diventa linguaggio esplicito e il suono diventa una chiave narrativa. Non c’è mediazione tra l’artigiano e il suo pubblico, non c’è giudizio, solo un atto di verità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Il docu-film non costruisce una vetrina di prodotti finiti ma un’esperienza immersiva»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Realizzato in occasione delle <strong>Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026</strong>, il docu-film diretto da <strong>Alessandro Carlozzo</strong> non costruisce una vetrina di prodotti finiti ma un’esperienza immersiva. Un viaggio attraverso le sette province venete per raccontare in presa diretta il ritmo dei martelli, il fruscio delle seghe, l’acqua che modella, il metallo che risuona, le canne d’organo che prendono voce: dalla lavorazione artistica della ceramica all’oro, l’arte di lavorare il marmo e quella di creare dal legno la cantieristica navale più evoluta; il ruolo dell’acqua come elemento identitario per gli allevatori di ostriche rosa e i panificatori del polesine, la culla dell’occhialeria nel cuore del Cadore, l’universo della calzatura artigianale nel distretto dello Sport system.</p>
<p>Il dialogo tra i due film è evidente e profondo. Il contributo di Olmi agli artigiani  “senza i quali una città non può essere concepita, né abitata, né frequentata” e quello di <em>The Sound of Artisans – il Suono degli Artigiani </em>dove l’artigianato è testimonianza del Genius Loci che oggi abbiamo scelto di chiamare Intelligenza Artigiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«C’è anche una continuità simbolica forte: la stessa Fratelli Ruffatti che Olmi filmò negli anni Ottanta ritorna come luogo emblematico di un sapere che non si è interrotto»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è anche una continuità simbolica forte: la stessa Fratelli Ruffatti che Olmi filmò negli anni Ottanta ritorna come luogo emblematico di un sapere che non si è interrotto. Non una nostalgia, ma una traiettoria. Non una celebrazione del passato, ma una dimostrazione di resilienza evolutiva: in un tempo in cui il Made in Italy rischia di essere ridotto a etichetta, e in cui l’intelligenza artificiale rischia di prendere il sopravvento, l’artigianato è l’antidoto. Confartigianato Imprese Veneto sceglie un messaggio semplice quanto potente: l’artigianato restituisce misura al mondo perché riporta il lavoro alla sua dimensione umana.</p>
<p>Sul magazine <em>Spirito Artigiano</em> mettiamo idealmente in dialogo queste due opere. Da una parte <em>Artigiani Veneti</em>, documento prezioso di una stagione culturale che ha saputo leggere l’anima produttiva del territorio, dall’altra <em>The Sound of Artisans</em>, che proietta quella stessa anima nel contesto globale delle Olimpiadi, trasformando l’intelligenza artigiana in linguaggio universale.</p>
<p><strong>(Di Anna de Roberto &#8211; Ufficio stampa Confartigianato Veneto)</strong></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Art4Sport, la forza delle famiglie: “Dopo il perché, bisogna chiedersi: adesso cosa facciamo?”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:12:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Teresa Grandis e Ruggero Vio, genitori di Bebe Vio, campionessa paralimpica, mondiale ed europea di fioretto, parlano dalla piccola cittadina di Mogliano Veneto, Treviso. Da  16 anni, dalla nascita della loro associazione Art4Sport Onlus la loro casa è l’Italia intera, e la loro famiglia si allarga ogni giorno, con le storie di tutti i bambini amputati che entrano nella loro vita.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109910" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo.jpg" width="1600" height="1067" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo.jpg 1600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
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Nelle parole di <strong>Teresa Grandis</strong> e <strong>Ruggero Vio</strong>, presidente e vicepresidente di <strong>Art4Sport Onlus</strong>, c’è l’attesa per le <strong>Paralimpiadi Milano Cortina 2026</strong>, ma soprattutto c’è un’idea precisa di comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Sedici anni fa quasi nessuno parlava di sport paralimpico»</span></h2>
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<p>La loro storia nasce con la figlia Bebe Vio, ma oggi – raccontano – “è supportata da Bebe ed è importante per tutti noi”. Sedici anni fa quasi nessuno parlava di sport paralimpico. L’intuizione fu semplice e rivoluzionaria: non bastava fornire protesi o carrozzine, bisognava costruire un percorso. Dare strumenti, sì, ma anche prospettiva.</p>
<p>“Nel mondo paralimpico ci si mette ancora più cuore”, spiegano. “La differenza è che l’atleta paralimpico, per arrivare lì, ha fatto un percorso enorme: ha scelto di guardare avanti, di non piangersi addosso”.</p>
<p>È una scelta che non riguarda solo i ragazzi. Riguarda le famiglie. “L’ospedale ti salva la vita. Ma poi? La rete è indispensabile”. In questi anni Art4Sport ha cambiato perfino lo statuto: oggi i ragazzi seguiti sono 51, “ma per noi sono tutti figli nostri”. Quando incontrano un nuovo ragazzo – spesso arrabbiato, spaesato – Teresa e Ruggero rivivono quello che hanno attraversato loro. “Anche noi per settimane ci siamo chiesti: perché è successo? A un certo punto devi smettere di chiedertelo. La domanda diventa: adesso cosa facciamo?”.</p>
<p>Nel gruppo si distinguono – con un termine che usano loro – i “solari”, quelli che hanno superato la fase del rancore e aiutano gli altri a costruire una vita piena. “La forza sono le famiglie che si contagiano tra loro. Il gruppo ti insegna a non vergognarti. Quando siamo insieme, tutti fanno tutto. Non c’è imbarazzo nel togliere una protesi. A volte basta l’esempio”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Lo sport paralimpico deve cambiare la percezione della disabilità: possiamo fare tutto. E possiamo farlo bene»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La scoperta della portata culturale del movimento paralimpico per Ruggero e Teresa arriva a Londra 2012. Uno stadio olimpico da 90mila persone pieno per le gare : “lì abbiamo toccato con mano la straordinaria capacità di questo mondo di portare messaggi fortissimi. Lo sport paralimpico deve cambiare la percezione della disabilità: possiamo fare tutto. E possiamo farlo bene”.</p>
<p>Lo sport diventa obiettivo, disciplina, contatto con la società. “Nella vita di chiunque è importante avere un obiettivo”. Ma Teresa Grandis è netta anche su un punto: “Io rompo le scatole a tutti: studiate, andate avanti. Non pensate solo di poter essere atleti”. Perché se è vero che l’Olimpiade è “la cosa più bella del mondo”, è altrettanto vero che, finita la carriera, il rischio è il buio. Nel paralimpico, spiegano, tutto si moltiplica per dieci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Dal progetto nasce anche la Bebe Vio Academy: persone con e senza disabilità si allenano insieme»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da qui nasce anche la Bebe Vio Academy, attiva tra Milano, Roma e il territorio veneziano: una palestra dove persone con e senza disabilità si allenano insieme “nella maniera più naturale possibile”. Inclusione quotidiana, non slogan. Le competizioni agonistiche restano distinte – “le categorie sono diverse” – ma l’allenamento condiviso diventa scuola di normalità reciproca.</p>
<p>Il prossimo appuntamento per Ruggero e Teresa sarà a Roma l’8 Giugno con <em><strong>WEmbrace Games</strong>, </em>una sorta di  giochi senza frontiere, dove ragazzi con e senza disabilità gareggiano insieme. “Il mondo paralimpico crea dipendenza: affascina”, sorridono, perché mostra “la bellezza di tutte le forme possibili”.</p>
<p>In fondo, la loro missione è semplice e radicale: “Noi abbracciamo”. Vanno negli ospedali a incontrare le famiglie appena travolte da un evento che sembra incomprensibile. “Quello di cui hanno bisogno i genitori è vedere che c’è un domani. La vita non si ferma lì.</p>
<p>Un messaggio che, in vista delle <strong>Paralimpiadi Milano Cortina 2026</strong>, parla anche al tessuto produttivo e sociale dei territori: costruire reti, generare fiducia, trasformare una fragilità in progetto. Proprio come fanno le famiglie di Art4Sport.</p>
<p>Teresa e Ruggero ricordano che dopo il “perché” c’è sempre un’altra domanda. E la risposta, spesso, è un verbo concreto: fare.</p>
<p><strong>(Di Anna de Roberto &#8211; Ufficio stampa Confartigianato Veneto)</strong></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
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		<title>Ortholabsport: l’ortopedia sportiva come laboratorio di tecno-diversità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 08:50:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[stories]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla ricerca “Artigianato Cognitivo come via italiana alla tecno-diversità”, realizzata da Poetica – Fondazione per la generatività sociale per Confartigianato, la storia di Ortholabsport raccontata da Alessandra Sestini: un laboratorio dove innovazione, attenzione alla persona e cura artigianale si intrecciano ogni giorno.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 99%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109177" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer.png" width="1083" height="628" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer.png 1083w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-300x174.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-1024x594.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-768x445.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-350x203.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1083px) 100vw, 1083px" /></div>
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<p data-start="886" data-end="1412">Nel cuore di Milano, tra tecnologia biomedicale, competenze ortopediche e passione sportiva, c’è un laboratorio che da vent’anni lavora ogni giorno per migliorare il movimento delle persone. Si chiama <strong data-start="1560" data-end="1577">Ortholabsport</strong>, ed è nata da un’idea di <strong>Stefano Duchini</strong>, tecnico ortopedico specializzato in ambito sportivo. Oggi l’azienda – associata a <strong data-start="1702" data-end="1721">Confartigianato</strong> – è guidata insieme alla moglie <strong>Alessandra Sestini</strong>, CEO, anche lei con una solida formazione tecnica, e una visione che mette al centro la persona, le sue esigenze, il suo corpo in movimento..</p>
<p data-start="1414" data-end="1960">«L’idea originaria – racconta Sestini – era quella di creare un’azienda ortopedica specializzata nello sport, anche per la grande passione che mio marito ha sempre avuto per questo mondo». Una passione che ha contagiato tutta la famiglia, dai ricordi di Alessandra come pattinatrice sul ghiaccio, fino ai tre figli, tutti sciatori e alcuni già maestri. Ma accanto agli atleti, professionisti e dilettanti, ci sono anche pazienti con patologie o dolori cronici, persone che si affidano a Ortholabsport per migliorare la qualità della propria vita.</p>
<p data-start="1962" data-end="2507">È qui che prende forma la <strong data-start="1988" data-end="2021">via artigiana alla tecnologia</strong>. Ogni plantare, ogni tutore, ogni dispositivo è su misura, costruito partendo da diagnosi mediche, dati biometrici e osservazione diretta. Il lavoro comincia con <strong data-start="2184" data-end="2211">una scansione del piede</strong>, o con un test di <strong data-start="2230" data-end="2247">Gait Analysis</strong> su tapis roulant, per rilevare ampiezza del passo, pressione, simmetrie o squilibri. Poi si passa alla progettazione, che può seguire due strade: una più tradizionale, con modellazione digitale su pannelli preformati, e una più avanzata, con la <strong data-start="2493" data-end="2506">stampa 3D</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="1962" data-end="2507"><span class="font-435549">«La componente creativa e artigianale del nostro mestiere consiste nel creare delle cose che prima non avevamo: capire come modellare e produrre un determinato plantare o tutore».</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="2509" data-end="2986">«La stampa 3D è una sorta di frontiera nel nostro settore – spiega Sestini – e ci consente di avere comunque un prodotto su misura, anche se realizzato con sistemi ad alta tecnologia». La vera innovazione, però, non è nello strumento in sé, ma nella capacità di sceglierlo, adattarlo, calibrarlo. «La componente creativa e artigianale del nostro mestiere consiste nel creare delle cose che prima non avevamo: capire come modellare e produrre un determinato plantare o tutore».</p>
<p data-start="2988" data-end="3445">Tecnologie e materiali vengono valutati con attenzione, in base alle esigenze di ogni singolo cliente. Il risultato finale non è mai un oggetto preconfezionato, ma una soluzione unica. E questo vale anche per i <strong data-start="3199" data-end="3219">ritocchi manuali</strong>: limature, finiture, perfezionamenti che solo la mano dell’artigiano può fare. «Trovo che nel nostro settore l’apporto umano e le competenze manuali siano imprescindibili per la bontà del prodotto finale», sottolinea Sestini.</p>
<p data-start="3447" data-end="3932">In questa logica rientra anche il valore del <strong data-start="3492" data-end="3504">feedback</strong>. Atleti e pazienti vengono seguiti nel tempo, per valutare l’efficacia del dispositivo, migliorare i materiali, proporre soluzioni nuove. «Il feedback è per noi un elemento fondamentale – spiega – perché molti dei materiali che studiamo e utilizziamo devono essere testati, per capire qual è la reazione quando vengono usati». La conoscenza si costruisce così: <strong data-start="3866" data-end="3931">dall’esperienza diretta, dall’ascolto, dal rapporto personale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="3447" data-end="3932"><span class="font-435549">«Abbiamo come clienti diverse squadre di calcio, basket, pallavolo, scherma. È fondamentale mantenere il contatto, anche dopo l’intervento, per ricevere un riscontro continuo»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3934" data-end="4426">Accanto al lavoro con i singoli pazienti, Ortholabsport collabora con team sportivi e nazionali, in Italia e all’estero. «Abbiamo come clienti diverse squadre di calcio, basket, pallavolo, scherma. È fondamentale mantenere il contatto, anche dopo l’intervento, per ricevere un riscontro continuo». In vista dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, l’azienda punta ad aprire una sede nei pressi del Villaggio Olimpico: «Vogliamo diventare un punto di riferimento per le delegazioni nazionali».</p>
<p data-start="4428" data-end="4847">Anche sul piano organizzativo, l’impresa si sta strutturando: con una decina di dipendenti e diversi consulenti esterni, diventa cruciale mettere a sistema le procedure. «Serve una formalizzazione più efficiente delle attività – afferma Sestini –. Non per standardizzare, ma per garantire qualità e coerenza nel lavoro di squadra. L’identità artigiana passa anche da qui: dalla capacità di condividere sapere e metodo».</p>
<p data-start="4849" data-end="5281">Il futuro dell’artigianato, per Ortholabsport, è scritto nel presente: <strong data-start="4920" data-end="4975">non c’è contrapposizione tra tecnologia e manualità</strong>, ma un continuo adattamento reciproco. La digitalizzazione non cancella il gesto, lo affina. La stampa 3D non elimina il tocco finale, lo prepara. Le analisi biomeccaniche non sostituiscono l’osservazione, la potenziano. In tutto questo, ciò che fa la differenza è sempre la consapevolezza dell’artigiano.</p>
<p data-start="5283" data-end="5620">E questa consapevolezza si costruisce con studio, esperienza, capacità di ascolto. «È fondamentale che il tecnico conosca molto bene l’anatomia umana – spiega Sestini –. Questo dà modo di creare supporti meno invasivi e più efficaci». La conoscenza diventa così <strong data-start="5545" data-end="5569">creatività applicata</strong>, capacità di interpretare ogni caso in modo unico.</p>
<p data-start="5622" data-end="5995" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Ortholabsport non produce oggetti: <strong data-start="5657" data-end="5678">modella soluzioni</strong>. Non propone ricette: <strong data-start="5701" data-end="5724">costruisce percorsi</strong>. Lo fa con strumenti digitali, con mani esperte, ma soprattutto con una cura che è insieme professionale e personale. E in questo, si riconosce pienamente la lezione dell’artigianato cognitivo: l’unione tra sapere, fare e pensare, come via italiana alla tecno-diversità.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Berto Salotti: l’artigianato che sceglie la tecnologia senza perdere l’anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 08:40:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[stories]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’indagine “Artigianato Cognitivo come via italiana alla tecno-diversità”, realizzata da Poetica – Fondazione per la generatività sociale per Confartigianato, la storia di Berto Salotti: un esempio di come l’innovazione possa nascere dall’intreccio tra tradizione, tecnologia e racconto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 99%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109144" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto.png" width="700" height="471" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto.png 700w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto-300x202.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto-350x236.png 350w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></div>
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<p data-start="602" data-end="1191">A Meda, in Brianza, l’artigianato è parte del paesaggio, della cultura, del modo di pensare. Qui, da secoli, si lavora il legno, si cuciono stoffe, si progettano arredi che portano nel mondo il segno di una tradizione che sa rinnovarsi. In questo contesto si inserisce la storia di <strong data-start="773" data-end="790">Berto Salotti</strong>, azienda associata a <strong data-start="812" data-end="831">Confartigianato</strong>, fondata nel 1974 da Fioravante Berto e oggi guidata dal figlio Filippo, che ha saputo dare una direzione precisa al futuro dell’impresa: coniugare la qualità del fare artigiano con le opportunità della tecnologia. Senza forzature, senza nostalgie, ma con una visione chiara.</p>
<p data-start="1193" data-end="1719">Una visione che <strong data-start="1209" data-end="1226">Luca Giannobi</strong>, direttore marketing, comunicazione ed eventi di Berto, ha raccontato nell’ambito della ricerca <em data-start="1323" data-end="1388">“Artigianato Cognitivo. Come via italiana alla tecno-diversità”</em>, realizzata da <strong data-start="1404" data-end="1456">Poetica – Fondazione per la generatività sociale</strong>. La sua voce restituisce con lucidità ciò che rende Berto Salotti un laboratorio vivo della tecno-diversità artigiana: da Berto, la tecnologia <strong data-start="1600" data-end="1619">non sostituisce</strong>, ma <strong data-start="1624" data-end="1636">affianca</strong> il sapere artigiano. È uno strumento che si sceglie, si adatta, si impara a usare.</p>
<p data-start="1721" data-end="2146">«La tecnologia è un aiuto – spiega Giannobi – ad esempio abbiamo inserito in produzione una macchina per l’incollaggio, passaggio fondamentale nella realizzazione degli imbottiti, che permette ai lavoratori di usare colle prive di solventi nocivi per la salute, quindi senza necessità di protezioni». Un esempio semplice, ma emblematico: non è la macchina a guidare il processo, è l’artigiano a decidere come e perché usarla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="1721" data-end="2146"><span class="font-435549">«Sta all’artigiano scegliere quali strumenti utilizzare e in quale misura, per poter raggiungere determinati obiettivi»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="2148" data-end="2998">In questo equilibrio tra mano e macchina, prende forma un&#8217;idea di <strong data-start="2214" data-end="2233">tecno-diversità</strong> fondata sulla libertà e sulla consapevolezza. «Sta all’artigiano scegliere quali strumenti utilizzare e in quale misura, per poter raggiungere determinati obiettivi», aggiunge Giannobi. È un approccio che si traduce anche nell’uso dell’intelligenza artificiale: dalla scrittura dei testi all’editing video, fino alla gestione delle vendite, l’IA è uno strumento quotidiano, ma mai impersonale. «Può essere vero che, all’inizio, fare le cose da soli sembri più rapido – dice – ma solo la prima volta. Il difficile è saper chiedere quello che si vuole ottenere, perché le potenzialità oggi sono fin troppe. L’intelligenza artificiale può amplificare un pensiero che tu hai già in mente, o diventare un braccio del tuo pensiero; ma sei sempre tu a dirigere il gioco».</p>
<p data-start="3000" data-end="3406">Per rendere possibile tutto questo, serve tempo, formazione, cultura del lavoro. Per questo l’azienda collabora con scuole e università – come l’Istituto Terragni o la SUPSI di Lugano – e accompagna i giovani in un percorso che non si limita a trasmettere competenze tecniche, ma fa crescere una mentalità. L’artigiano, in questa visione, è un professionista completo: sa fare, sa scegliere, sa raccontare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="3000" data-end="3406"><span class="font-435549">«La fabbrica del racconto deve rendere sì partecipi i clienti – sottolinea Giannobi – ma anzitutto chi lavora, perché questo dà la forza e l’entusiasmo che sono un valore aggiunto per andare avanti»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3408" data-end="4007">Già, perché <strong data-start="3420" data-end="3434">raccontare</strong> è l’altro lato del fare. In Berto Salotti esiste una vera e propria <em data-start="3503" data-end="3526">fabbrica del racconto</em>, uno spazio in cui blog, video, articoli e testimonianze danno voce alle persone, ai processi, ai momenti. «La fabbrica del racconto deve rendere sì partecipi i clienti – sottolinea Giannobi – ma anzitutto chi lavora, perché questo dà la forza e l’entusiasmo che sono un valore aggiunto per andare avanti». La narrazione non è uno strumento di marketing, ma un pezzo del lavoro quotidiano: serve a costruire consapevolezza, a rendere visibile il valore umano dietro ogni prodotto.</p>
<p data-start="4009" data-end="4343">Questo approccio ha trovato espressione anche in progetti corali come il <em data-start="4082" data-end="4098">DivanoXManagua</em> o il <em data-start="4104" data-end="4120">Sofa4Manhattan</em>, esperienze di <strong data-start="4136" data-end="4153">crowdcrafting</strong> in cui clienti, designer e appassionati hanno co-creato un divano, diventato poi parte della collezione. Un modo per dimostrare che l’artigianato è anche relazione, ascolto, partecipazione.</p>
<p data-start="4345" data-end="4937">Il prossimo passo è la <strong data-start="4368" data-end="4393">Nuova casa del design</strong>: un’unica sede a Meda, trasparente, aperta, in cui progettazione, produzione e racconto convivranno fianco a fianco. Gli spazi saranno pensati per facilitare il dialogo tra i reparti e accogliere scuole, eventi, momenti di formazione. «Si vuole creare anzitutto un dialogo interno, in cui tutti sono partecipi del prodotto finale», spiega Giannobi. È qui che la visione di Berto si fa architettura: la trasparenza fisica diventa metafora della trasparenza culturale, dell’idea di impresa come luogo aperto, condiviso, in cui si cresce insieme.</p>
<p data-start="4939" data-end="5368" data-is-last-node="" data-is-only-node="">In un’epoca in cui la tecnologia permette di fare tutto, <strong data-start="4996" data-end="5035">la differenza sta in come la si usa</strong>. E l’artigianato cognitivo, come dimostra Berto Salotti, non è un compromesso tra antico e moderno, ma una sintesi viva, intelligente e profondamente umana. «Si usano gli strumenti moderni, si crea con le mani, si comunica con la testa e con il cuore» – e in questa armonia sta forse la forma più autentica e attuale di innovazione.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Valore artigiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 07:20:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[stories]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dallara, Confartigianato e il senso profondo del fare bene: dove l’artigianato incontra la ricerca.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 84%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108779" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli.jpg" width="2048" height="1365" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli.jpg 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></div>
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<h3><span class="font-435549">I festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno di Confartigianato Bergamo hanno rappresentato un’occasione unica per guardare al tema del lavoro artigiano da una prospettiva originale. Il neoeletto presidente, Lorenzo Pinetti, ha invitato all’assemblea annuale <a href="https://www.linkedin.com/in/gianmarco-beltrami-63725a62/">Gianmarco Beltrami</a>, responsabile delle relazioni istituzionali di Dallara per raccontare il nesso profondo che lega il lavoro artigiano a un’impresa di successo con una forte presenza a livello internazionale. Ragionare sul caso Dallara ha rappresentato un’opportunità per riflettere sulle specificità del Made in Italy e sul legame, non scontato, fra una realtà di punta della Motor Valley emiliana e un saper fare rigorosamente declinato al futuro.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dallara produce auto da competizione (unica eccezione la “Stradale” con cui Beltrami si è presentato alla fiera di Bergamo). L’azienda si è concentrata da sempre sui telai evitando di produrre le “parti calde” del veicolo. Ha circa novecento dipendenti, una forte proiezione internazionale, una determinazione particolare nel promuovere ricerca di punta in materia di progettazione e nuovi materiali. Il suo successo è legato alla capacità di sviluppare un’offerta su misura. E’ il fornitore unico delle automobili che partecipano al circuito IndyCar, produce vetture per la Formula 2, per la Formula 3 e per altri campionati di rilievo internazionale, Non meno importante la sua collaborazione con grandi marchi come Ferrari e Bugatti per cui sviluppa modelli originali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Questa capacità di produrre prototipi in scala – l’ossimoro è intenzionale &#8211; è il risultato di una cultura dell&#8217;innovazione che rispetta il lavoro, che promuove gli ingegneri che sviluppano i modelli matematici per la simulazione delle auto in pista così come i sarti e le sarte che tagliano e modellano i materiali compositi per la realizzazione dei telai. Dallara è la dimostrazione che è possibile saldare assieme ricerca e lavoro artigiano attraverso modelli di crescita che puntano a promuovere il potenziale dei singoli. E’ la prova che si può crescere dimensionalmente senza per questo perdere la propria cifra distintiva e il proprio legame con il territorio. E’ la dimostrazione che una particolare cultura del lavoro è pienamente compatibile con l’innovazione tecnologica e con sfide di mercato sempre più ambiziose.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Festeggiare un compleanno importante ragionando sul caso Dallara non è un fatto scontato. I media nazionali e internazionali parlano d’altro. Ci stiamo abituando a una crescita economica che prescinde dalla crescita delle persone, dallo sviluppo dei talenti, dal radicamento delle imprese nella società. Per molti l’accumulazione di fortune (in alcuni casi enormi) passa attraverso <em>meme coins</em>, chatbot che si confondono con fidanzate/i, finanza quantitativa. Mai come in questi anni guardiamo con sorpresa (e sgomento) alla distanza fra economia e società. Troviamo abbastanza normale che delle imprese su cui investiamo i nostri risparmi siano le stesse a mettere in pericolo la salute mentale dei nostri figli. Quando ascoltiamo il percorso avviato in questi anni da Dallara ritroviamo un’idea di crescita che si salda alla passione di una comunità, riconosciamo il lavoro come forma di espressione individuale e collettiva, guardiamo al management come strumento al servizio di una varietà di soggetti (non solo gli azionisti).</p>
<p>Per gli artigiani che hanno partecipato all’assemblea di Bergamo, il confronto con il caso Dallara ha rappresentato l’occasione per riflettere su un modello di crescita ambizioso quanto rispettoso della tradizione. Crescere in termini di dimensioni e di proiezione internazionale non significa necessariamente industrializzarsi (ovvero promuovere economie di scala e serialità nella produzione) quanto piuttosto adottare un modello manageriale in grado di valorizzare al meglio le proprie competenze distintive. La cultura del lavoro che Giampaolo Dallara continua a promuovere nella sua azienda è legata alla valorizzazione delle virtù cardinali dell’uomo artigiano: curiosità, voglia di sperimentare, desiderio di apprendimento. Bene ha fatto il presidente Marco Granelli a ricordare che questo valore artigiano costituisce un tesoro da riconoscere e promuovere per impostare un percorso di crescita che oggi vediamo come possibile e, spesso, come necessario. Questo percorso merita una cultura gestionale al passo coi tempi e un’attenzione alla ricerca e alla sperimentazione che l’esperienza Dallara conferma essere un tratto caratteristico delle imprese italiane.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Stamperia Pascucci. Il lusso di restare autentici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 06:30:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Romagna, tra lino, ferro e legno, una famiglia trasforma da duecento anni la tradizione in bellezza. Qui il lusso è la continuità di un gesto, l’autenticità di un sapere che resiste al tempo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 78%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108759" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/famiglia-pascucci.jpg" width="1620" height="1080" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/famiglia-pascucci.jpg 1620w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/famiglia-pascucci-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/famiglia-pascucci-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/famiglia-pascucci-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/famiglia-pascucci-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/famiglia-pascucci-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></div>
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<h3><span class="font-435549"> Nel panorama delle imprese che incarnano il valore autentico del Made in Italy, la Stamperia Pascucci rappresenta un unicum: un laboratorio d’arte e di cultura materiale capace di trasformare la tradizione in linguaggio contemporaneo. La sua storia appartiene a quel ristretto novero di atelier e botteghe che, con la sapienza delle mani e la cura dei dettagli, rendono il lusso sinonimo di autenticità, bellezza e memoria. Qui, l’eccellenza non nasce dall’ostentazione, ma dalla fedeltà a un sapere antico che attraversa le generazioni e restituisce identità al territorio.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sono simboli che raccontano un popolo meglio di mille parole. In Romagna, in quasi ogni casa si trova un grembiule da cucina, una tovaglia, un telo o una tenda stampati a mano dalla Stamperia Pascucci: non sono semplici oggetti, ma frammenti di memoria collettiva, testimonianze di appartenenza e cultura popolare diffusa.</p>
<p>Fondata nel 1826, la Stamperia di via Verdi è ancora oggi la stessa bottega che, senza mai interrompere l’attività, continua a coniugare arte e mestiere. È guidata da Riccardo e Giuseppe Pascucci insieme ai figli Matteo e Veronica, settima generazione della famiglia.</p>
<p>A consolidare il marchio fu la civiltà contadina: alla fine dell’Ottocento, durante fiere ed esposizioni, i buoi venivano coperti con coperte stampate a mano, simbolo di orgoglio e abilità artigianale. Anche le celebri tende parasole sulle spiagge romagnole hanno contribuito, nel tempo, a diffondere l’inconfondibile segno Pascucci.</p>
<p>Entrare nell’antica bottega di Gambettola significa varcare la soglia di un museo vivente. Al centro domina l’imponente mangano di legno del 1826, ancora funzionante, mentre sugli scaffali si conservano oltre seimila stampi incisi a mano, autentiche opere d’arte. Attorno, maestri artigiani lavorano con calma e precisione, creando pezzi unici.</p>
<p>La tecnica è quella tradizionale della stampa xilografica: matrici di pero intagliate a mano – oggi da Giuseppe Pascucci – vengono impregnate con una pasta colorante a base di ossido di ferro e battute con il mazzuolo su tessuti naturali come lino e canapa. Il celebre colore ruggine resta il marchio di fabbrica della Stamperia, oggi affiancato da nuove tonalità che dialogano con il gusto contemporaneo.</p>
<p>Il gesto dell’artigiano, però, è lo stesso da due secoli: intingere lo stampo, batterlo sul tessuto, imprimere il motivo. Un rito antico che ogni volta genera l’emozione di un’opera nuova.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Nel 2026, la Stamperia Pascucci festeggerà i suoi 200 anni di attività, confermandosi come la più antica testimone dell’arte della stampa su tessuto. Da sette generazioni la famiglia custodisce e rinnova questo sapere, creando manufatti che spaziano dai tessili per la casa e l’arredamento agli accessori per la moda: pezzi unici, eccellenze vive del Made in Italy.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dagli anni Duemila, la Stamperia ha intrecciato un dialogo sempre più stretto con il mondo dell’arte, invitando numerosi artisti a donare i propri disegni per trasformarli in opere tessili. Il primo fu Tonino Guerra, che affidò alla bottega le sue celebri farfalle e donnine. Seguì Dario Fo, affascinato dai colori e dalla gestualità della stampa; poi Tinin Mantegazza, autore delle illustrazioni di <em>Dodò</em> dell’Albero Azzurro; il pedagogo Gianfranco Zavalloni, con i suoi disegni luminosi; e l’architetto Ilario Fioravanti, ispirato dagli stampati di Casa Pascucci. Grazie a queste collaborazioni, i tessuti della Stamperia sono diventati veri e propri arazzi, oggi presenti in esposizioni internazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Nel tempo, la bottega di via Verdi ha accolto personaggi come Lucio Dalla, che per 25 anni ne fu affezionato cliente, ordinando tovaglie e cuscini per le sue case e la sua barca, e Roberto Benigni, colpito dalla forza evocativa delle stampe. Più recentemente, in occasione della visita ufficiale dei reali inglesi in Italia, la regina consorte Camilla ha ricevuto in dono una tovaglia stampata a ruggine, accogliendola con sincero apprezzamento.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>La fama della Stamperia è arrivata anche nel mondo della moda: Fendi ha utilizzato le sue stampe originali per una collezione di borse che ha portato il nome di Gambettola sulle passerelle internazionali.</p>
<p>«Per noi stampare a mano non è solo un mestiere – racconta la famiglia Pascucci – ma un gesto che abbiamo visto ripetersi per generazioni, un modo per raccontare la Romagna a ogni colpo di mazzuolo. Festeggiare duecento anni non significa fermarsi, ma condividere un percorso che unisce tradizione, cultura e relazioni umane.»</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Il lusso ha un nome, e si cuce a mano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 06:00:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Milano elegante del dopoguerra alle capitali del mondo: la storia della Maison Siniscalchi racconta come l’artigianato sia diventato la vera forma di lusso contemporaneo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 65%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108766" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Zappala.png" width="684" height="824" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Zappala.png 684w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Zappala-249x300.png 249w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Zappala-350x422.png 350w" sizes="auto, (max-width: 684px) 100vw, 684px" /></div>
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<h3><span class="font-435549">Quando provo a raggiungere Alessandro Siniscalchi al telefono, non è a Milano. È a Ginevra, città levigata e discreta, una delle capitali non dichiarate del lusso mondiale. E in fondo, questa distanza dice già molto: dal laboratorio di Viale Vittorio Veneto, nel cuore elegante di Milano, fino alle rive ordinate del Lago Lemano corre un filo sottile ma prezioso, fatto di ago, bottoni e savoir-faire. È il filo dell’artigianato italiano, quello vero che rimane un brand da preservare, che non ha bisogno di urlare per farsi riconoscere. Quando la sua voce arriva dall’altra parte della linea, gentile ma ferma, è la voce di chi ha costruito una vita attorno a un mestiere: fare camicie su misura. “Lusso è un valore che sembra elitario, ma per me non è questo”, dice. “Non è solo una parola elegante, ma una traiettoria precisa, che attraversa mani esperte, tempi lenti e materiali che parlano da soli. Una volta non facevamo parte del lusso. Poi, con l’altissima qualità e i costi inevitabilmente più alti, ci siamo entrati. Ma il punto non è quello: lusso per me è dare il massimo, ogni volta”.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Maison Siniscalchi nasce nel 1948, quando Milano è una città che ricuce se stessa dopo la guerra e sogna il futuro. In quell’anno Vittorio Siniscalchi, figlio di Cesarina — ricamatrice per sartorie di pregio e per la celebre Casa Caramba — e padre di quell’Alessandro che ci risponde da Ginevra, apre un piccolo laboratorio in Via Montenapoleone. Ama il bello e il ben vestire, e soprattutto ha un’idea precisa: la camicia è molto più di un capo. È un modo di stare al mondo. Quel capo — erede della tunica e del <em>camis</em> persiano — è il simbolo per eccellenza di un’eleganza che si vede e non si vede. Si mostra solo nei dettagli: un polsino cucito con pazienza, un colletto perfettamente modellato. “Anche da pochi elementi — mi spiega l’erede della Maison — si capisce se una camicia è artigianale o no, se dietro c’è l’anima di un vero camiciaio”. Piano piano, la conversazione si scioglie. Dal <em>lei</em> iniziale si scivola in un <em>tu</em> naturale, quasi inevitabile, come quando si entra in bottega, ci si tiene inizialmente a distanza e poi ci si fida, e allora le distanze diminuiscono. “Mi chiedono spesso se si può velocizzare il lavoro, la produzione — racconta — ma la tecnica è la stessa di sempre e quella non si forza. Sono cambiati solo i macchinari. Non li usiamo per sostituire le mani, solo per andare avanti e indietro un po’ più comodamente”.</p>
<p>Negli anni Ottanta Alessandro entra in bottega e apprende tutto osservando il padre. “Persino le macchine con cui lavoriamo — racconta con un sorriso — le ho ereditate da lui, e funzionano ancora alla perfezione”. Poi aggiunge, con un pizzico di ironia, che sta inserendo nuovi macchinari “solo perché trovare i pezzi di ricambio per quelle storiche è diventato un incubo”. Non è solo un artigiano che custodisce un mestiere: Alessandro Siniscalchi è anche membro dell’Accademia dei Sartori, una delle istituzioni più antiche e prestigiose della sartoria italiana. Un riconoscimento che non arriva per caso, ma per rigore, maestria e rispetto assoluto per il mestiere. Un mestiere, si auspica, possa continuare a rapire il cuore anche alle prossime generazioni di artigiani del su misura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Oggi la Maison continua a cucire camicie per una clientela che negli anni si è fatta sempre più cosmopolita: Ginevra, Montecarlo, New York, Lugano, Vienna. Il 70% dei clienti arriva dall’estero. Perché il lusso vero non è ovunque, si va a cercarlo. E quando lo si trova, ci si affida.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se c’è una cosa che ho capito approcciandomi alla Maison, è che nel mondo globale e veloce, dove tutto è replicabile e standardizzato, la vera esclusività è diventata la personalizzazione. Il lusso, oggi, è l’esatto opposto della produzione di massa: è tempo dedicato, ascolto, costruzione di qualcosa che esiste solo per te. È scegliere un tessuto, discuterne la mano e la lucentezza, disegnare la curva perfetta di un polso. È l’arte di rendere unico ciò che, a prima vista, potrebbe sembrare uguale. La camicia Siniscalchi è come una stretta di mano: rivela chi sei senza bisogno di parole. Ogni punto, ogni cucitura, ogni bottone è tracciabile a un gesto umano.</p>
<p>Milano e Ginevra, oggi, non sono poi così lontane, penso. Le unisce, nel piccolo, un laboratorio che lavora come nel 1948: con lentezza, precisione, dedizione. “Noi — dice Alessandro — non vendiamo solo una camicia. Diamo un nome a un capo che diventa parte della vita di chi lo indossa, una seconda pelle che ti deve calzare alla perfezione dalla mattina alla sera. Questo è il vero lusso”.</p>
<p><em>(di Agnese Zappalà, per Spirito Artigiano)</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Mithos, la rete che cuce il futuro della moda siciliana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 04:55:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[stories]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla crisi del Covid alla nascita di un distretto che oggi unisce 62 laboratori: una storia di collaborazione e resilienza, dove la sostenibilità non è un'etichetta, ma un metodo condiviso che interpreta le direttrici evolutive dell’artigianato contemporaneo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108403" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello.jpg" width="1600" height="1200" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello.jpg 1600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello-300x225.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello-1024x768.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello-768x576.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello-1536x1152.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello-350x263.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Flavia Pinello è una giovane stilista palermitana, costumista per il cinema e il teatro e stilista di abiti da cerimonia, alta moda e <em>prêt-à-porter</em>. Da anni sfida gli stereotipi di genere e le difficoltà di fare impresa, soprattutto nel Sud Italia, a colpi di competenze, condivisione e sostenibilità.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Le competenze tecniche sono fondamentali per poter fare questo mestiere. Non basta saper disegnare, bisogna conoscere le tecniche sartoriali. Questo è uno dei principali problemi che si hanno con le nuove generazioni”, spiega la titolare dell’Atelier Modart di Palermo. Anche nel mondo della sartoria e dell’alta moda, una delle roccaforti del made in Italy nel mondo, la distanza tra scuola e impresa è tanta, troppa per formare i più giovani sulle competenze richieste dal mercato del lavoro.</p>
<p>Oggi, “la tecnologia può essere un supporto importante per l’imprenditore. I modellisti scompaiono e l’intelligenza artificiale può aiutare a colmare il vuoto di queste figure professionali. Così come per la prototipazione dei nuovi modelli. Se prima questa era una delle fasi più impegnative della produzione, oggi l’IA può abbattere tempi e costi, dando una versione incredibilmente realistica dei modelli da presentare al mercato”, continua a raccontare questa imprenditrice siciliana, che ha iniziato il proprio percorso imprenditoriale nel 2011, “con l’apertura del laboratorio di sartoria a Palermo. Nel 2013, invece, ho lanciato il brand che porta il mio nome e con cui presento le mie creazioni”.</p>
<p>“La spinta della globalizzazione sembra essersi attenuata, oggi si torna a comprare nei negozi di prossimità, si riparano abiti, scarpe e oggetti. L’artigianato e il su misura stanno vivendo un momento di rinascita, anche se il settore della moda vive un periodo di enormi difficoltà”.</p>
<p>Una crisi senza precedenti, che continua senza sosta dalla pandemia che ha paralizzato il mondo nel 2020. “Subito prima del Covid, in Sicilia abbiamo creato Mithos, il distretto siciliano della moda. Un’iniziativa molto importante per tutte le micro e piccole imprese isolane, per condividere costi, lavori e prototipazione e lavorare in rete per abbattere i limiti delle possibilità delle nostre imprese – continua a raccontare Flavia Pinello, attuale Presidente del distretto Mithos &#8211; Siamo partiti con 20 laboratori e con tanti progetti ambiziosi da mettere subito in campo. Il Covid ha bloccato tutto, però, così il primo lavoro del distretto è stato produrre le mascherine anti-contagio. Oggi, abbiamo 62 laboratori di sartoria e accessori per la moda e siamo diventati un punto di contatto per tutta l’Isola, divisa tra i centri di produzione, concentrati tra Messina e Catania, e i designer, che invece lavorano a Palermo e provincia. Superata la crisi innescata dal Covid, abbiamo realizzato tanti progetti che ci hanno permesso di condividere esperienze e attività tra tutte le realtà del fashion district siciliano. A cominciare dalle tante iniziative per promuovere la sostenibilità nella moda, dall’accordo con il Cobat Tessile per il recupero degli scarti di lavorazione alla condivisione degli avanzi di magazzino tra le varie imprese del distretto, così da evitare sprechi ed allungare il ciclo di vita di fibre e tessuti”.</p>
<p>Un’altra delle iniziative adottate dal Distretto siciliano della Moda per la sostenibilità è l’ecoprogettazione, “una progettazione che non prevede sprechi e scarti e per cui si realizzano soltanto i capi che verranno poi presentati sul mercato. Anche in questo caso, la tecnologia aiuta le nostre imprese a ridurre gli sprechi e, di conseguenza, costi e tempi di lavorazione”.</p>
<p><em>(Racconto e intervista di Fabrizio Cassieri)</em></p>
<h5><span class="s1" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">© </span><span class="s2" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">2025</span><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;"> </span><span class="s2" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">Spirito Artigiano</span><span class="s1" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
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		<title>Marketing dei terzisti: da fornitori invisibili a brand iconico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Gaia Fusilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 08:25:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[stories]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il fornitore diventa un marchio: strategie per emergere nella filiera produttiva.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 87%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107968" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/pexels-mikebirdy-191327.jpg" width="1800" height="1013" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/pexels-mikebirdy-191327.jpg 1800w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/pexels-mikebirdy-191327-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/pexels-mikebirdy-191327-1024x576.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/pexels-mikebirdy-191327-768x432.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/pexels-mikebirdy-191327-1536x864.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/pexels-mikebirdy-191327-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></div>
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<p>C’era una volta il terzista, che viveva all’ombra della filiera produttiva, costretto a subire le condizioni imposte dai grandi marchi e a competere quasi esclusivamente sul prezzo con i suoi concorrenti, vicini o lontani che fossero. Certo, per molte imprese la situazione è ancora questa. Tuttavia, negli ultimi anni si sono verificate importanti evoluzioni che delineano un nuovo scenario.</p>
<p>Oggi, definire <em>terziste</em> alcune imprese che, di fatto, continuano a essere fornitori di componenti di un prodotto, suona, se non come una vera e propria offesa, quantomeno riduttivo. Esse preferiscono definirsi partner dei loro clienti, o meglio ancora <em>partner strategici</em>, poiché nel tempo hanno ridefinito il loro ruolo nella catena del valore, diventando esse stesse brand.</p>
<p>Brembo è il caso di scuola: ha trasformato il freno, da componente nascosta, in oggetto del desiderio per gli appassionati di auto, affermandosi come un colosso capace di imporre il proprio prodotto sul mercato. Quali fattori hanno fatto la differenza in un caso senza dubbio d’eccellenza, ma non del tutto unico? La forte spinta all’innovazione, la ricerca sui materiali e l’alta tecnologia, che hanno reso i suoi freni i più performanti, ma anche la consapevolezza che il freno potesse diventare un elemento estetico. Brembo lo ha reso bello, colorato, marchiato, dunque riconoscibile per il consumatore finale, che ha iniziato ad attribuirgli un valore in grado di accrescere anche quello dell’auto su cui è montato.</p>
<p>Oltre a questo esempio, esistono casi più quotidiani: c’è chi marchia persino i cestini per la frutta destinati alla GDO affinché la provenienza sia riconoscibile, chi imprime il proprio logo sulle lastre di marmo lavorate che verranno utilizzate dai grandi brand del design, chi dipinge di giallo intenso gli assali dei trattori, sebbene l’utilizzatore finale non li veda mai, affinché l’azienda cliente ne percepisca subito l’origine e il valore. Tutte strategie, come raccontano gli imprenditori protagonisti di queste storie, per far sì che le caratteristiche attorno a cui ruota il proprio lavoro – storia, qualità, innovazione – vengano immediatamente associate ai propri componenti e trasferite come valore aggiunto anche al consumatore.</p>
<p>Il cambiamento parte dalla consapevolezza che il prodotto, da solo, non è più sufficiente per garantire una transazione commerciale. Oggi assume centralità il sistema di interazioni tra impresa e cliente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>“Quello che conta è la capacità di ascoltare a tutto campo e cogliere le reali esigenze dell’impresa che si fornisce. Se produco viti, ad esempio, devo sapere che l’esigenza di chi le acquista non sta solo nella vite in sé, ma nella certezza di averle sempre disponibili a magazzino, poiché rappresentano una componente fondamentale per la produzione di un bene. C’è chi, da semplice produttore di viti, è diventato il gestore del magazzino del proprio cliente per garantire scorte adeguate al ritmo produttivo”</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>spiega Giuliano Noci, professore di Strategy e Marketing al Politecnico di Milano.</p>
<p>Questo è un chiaro esempio di anticipazione del bisogno: non aspettare la richiesta da parte dell’azienda cliente, ma intercettare la necessità in anticipo. Anche così si diventa strategici.</p>
<p>Ed è attorno a questa capacità di <em>essere in sintonia</em> con il cliente che si costruisce un marchio, oggi costituito tanto da valori quanto da relazioni, che a loro volta possono essere comunicate al consumatore. Quest’ultimo, sempre più spesso, cerca di riconoscersi nel prodotto che acquista e compie scelte consapevoli. Progettare un’esperienza di valore significa <em>fare marca</em>, cioè creare una connessione tra cliente e fornitore, garantendo che a un’impresa siano associate competenze e strategie in grado di rispondere alle esigenze del mercato.</p>
<p>È così che imprese come <strong>Manteco, Lem e Zordan</strong>, uscendo dall’ombra della filiera, hanno puntato sul marketing e trasformato la propria attività in un vero e proprio brand, noto e riconoscibile. Tutte e tre operano in un settore complesso come quello del lusso:</p>
<ul>
<li><strong>Manteco</strong> produce tessuti per la moda;</li>
<li><strong>Lem</strong> è attiva nella galvanica dei metalli destinati a borse e accessori di brand francesi;</li>
<li><strong>Zordan</strong> realizza allestimenti per i negozi di questi stessi marchi.</li>
</ul>
<p>Per evitare di subire la forte forza negoziale dei propri clienti e riuscire a <em>dialogare alla pari</em> – come afferma Daniele Gualdani, titolare di Lem – queste aziende hanno investito nella costruzione del proprio marchio, reinterpretando la loro storia e trasformandola in un punto di forza e legittimazione.</p>
<p><strong>Zordan</strong>, sotto la guida di <strong>Maurizio Zordan</strong>, si è distinta come alternativa sostenibile e responsabile alle società cinesi che tradizionalmente realizzavano i negozi nelle vie del lusso mondiale. Ha riscoperto le proprie origini a <strong>Valdagno (VI)</strong>, luogo della <em>città sociale</em> di Gaetano Marzotto, raccontandole attraverso un museo aziendale dedicato all’impresa e al territorio.</p>
<p><strong>Manteco</strong>, a <strong>Prato</strong>, ha ereditato la tradizione dei <em>cenciaioli</em> toscani e ha brevettato una lana riciclata, ispirandosi al lavoro del fondatore <strong>Enzo Anacleto Mantellassi</strong>, che recuperava vecchi capi dell’esercito per trasformarli in nuovi tessuti. Oggi, molti brand con cui collabora espongono l’etichetta <strong>Manteco</strong>, oltre alla propria, come garanzia di qualità e sostenibilità della materia prima.</p>
<p><strong>Lem</strong> ha scelto una strategia diversa, realizzando il proprio <em>company profile</em> con la fotografa di <strong>Dior</strong>, per trasmettere ai grandi marchi il messaggio che possono fidarsi dell’azienda, poiché condivide il loro stesso linguaggio visivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>“Volevamo trovare un codice e una grammatica utili a trasmettere ai brand il concetto che avrebbero potuto fidarsi totalmente di noi”</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>spiega <strong>Omar Antonio Cescut</strong>, responsabile marketing e comunicazione di Lem.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>Proprio perché rappresentavamo un interlocutore in grado di ascoltarli, comprenderli e accompagnarli lungo tutto il processo produttivo.”</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grazie a queste strategie, l’attenzione non viene attirata solo da potenziali clienti, ma anche da collaboratori esistenti o futuri. Un brand riconoscibile consente infatti di trasmettere valori capaci di attrarre persone che si identificano in essi, facendole sentire parte di un progetto condiviso.</p>
</div>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
</div>
</div>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-17" data-row="script-row-unique-17" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-17"));</script></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il lavoro artigiano come scelta di passione: quattro storie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Manfredi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 09:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Stories]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[stories]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storie di riscatto e passione: quando l’artigianato diventa una risposta alle sfide del presente e un’opportunità per il futuro</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 70%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107740" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Manfredi.jpg" width="1300" height="1300" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Manfredi.jpg 1300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Manfredi-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Manfredi-1024x1024.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Manfredi-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Manfredi-768x768.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Manfredi-350x350.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Manfredi-348x348.jpg 348w" sizes="auto, (max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></div>
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				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-18" data-row="script-row-unique-18" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-18"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-19"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
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<div class="pt-0">
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<p>E se provassimo a ribaltare la narrazione corrente da decenni, per cui il lavoro buono, desiderabile e rivolto al futuro è quello che si allontana il più possibile dalla manifattura? E se fosse vero anche il contrario: ossia che il lavoro manifatturiero, nella sua dimensione artigiana, partecipa pienamente di un’idea futura di lavoro libero, soddisfacente, pieno di senso, proprio nel momento in cui il vecchio concetto di lavoro tramonta?</p>
<p>Noi ci crediamo, non solo per passione personale verso il mondo artigiano, il senso del lavoro che incarna, i valori che custodisce e la forma di società che sostiene e promuove, ma per alcune ragioni oggettive.</p>
<p>La prima riguarda l’innovazione tecnologica, in particolare nella forma dell’intelligenza artificiale, strumento straordinariamente potente di organizzazione della conoscenza, che rappresenta, oltre a grandi opportunità, un’evidente minaccia verso l’assetto economico e occupazionale del sistema occupazionale dei servizi avanzati: se la rivoluzione dell’intelligenza artificiale avrà fra i suoi risultati una perdita dei livelli occupazionali “umani”, questa sarà prima e soprattutto rivolta a questo mondo.</p>
<p>La seconda ragione riguarda l’importanza della relazione tra lavoro manifatturiero e assetto sociale, in particolare nella relazione tra lavoro “buono” e prosperità della classe media. In un contesto di rapido invecchiamento della popolazione, di declino di molti territori della provincia, di perdita di potere d’acquisto della classe media e di progressivo restringimento della base produttiva del made in Italy, fino ad adombrare il rischio di deindustrializzazione, emerge chiaramente come il lavoro manifatturiero e il ripensamento di un’economia più di prossimità siano tutt’altro che un’utopia, quanto piuttosto un’opportunità concreta. Forse la nostra ultima speranza.</p>
<p>La terza ragione riguarda la riorganizzazione del lavoro in una società longeva, in cui l’aspettativa di vita cresce esponenzialmente, imponendo radicali ripensamenti del ciclo di vita normalmente tripartito di una persona (infanzia e formazione, lavoro, pensione): vivremo tutti più a lungo e in salute, dunque dovremmo lavorare per più tempo, non necessariamente svolgendo sempre la stessa professione, soprattutto se questa è nel terziario che si digitalizza sempre di più. Dovremmo guardarci attorno, magari per trasformare una passione nella nostra seconda o terza vita professionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Mentre il gioco del lavoro della conoscenza si fa duro, per certi versi anche selvaggio, ripensare al lavoro artigiano non come la semplice continuazione di, benedette, tradizioni familiari, né tantomeno come il rifugio di chi non riesce a svolgere un lavoro di concetto, non è un’utopia pensata da un’organizzazione di rappresentanza: è una realtà concreta.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo è sicuramente per Cesare, Pietro, Gabriela e Sara, quattro persone che, con percorsi assai diversi e modalità ancora più diverse, hanno deciso di dedicare la loro prima, seconda, anche terza vita professionale al lavoro artigiano, trasformando in lavoro le loro passioni.</p>
<p>Cesare Bonelli ha studiato management in Inghilterra e diretto una start-up tedesca, portandola in Italia. Giovanissimo, aveva raggiunto l’apice della sua carriera, ma era entrato in crisi di motivazione per la ripetitività del lavoro e il peso di un costante giudizio da parte dei superiori. Dopo un anno sabbatico, Cesare decide di cambiare vita: vuole lavorare con le mani e ama la cucina. Prima va a imparare in un grande ristorante milanese, ma la vita dei cuochi non fa per lui. Leggendo uno speciale del Gambero Rosso sui grandi panificatori ha l’illuminazione: farà il pane, anche se nella sua famiglia se n’è sempre consumato poco. Allora impara a fare il pane da uno dei migliori, Adriano del Mastro, artigiano eccelso di Monza, con la passione per trasmettere il mestiere, che ha imparato a sua volta da altri grandi. Qui apprende la tecnica, finché non decide di fare il grande salto. Il Forno di Lambrate a Milano, nel quartiere Città Studi, è diventato subito un punto di riferimento per la qualità artigiana delle sue produzioni e l’ossessione per le migliori materie prime. Il manager in crisi di motivazione oggi è un fornaio moderno e indaffarato, felice di aver ritrovato il senso del lavoro nello sporcarsi le mani.</p>
<p>Quello stesso senso del lavoro lo sta trovando nell’artigianato anche Pietro Castellini, da sempre appassionato di sport, in particolare di bicicletta, che nel 2019 si laurea in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano. Da lì un salto tanto logico quanto prestigioso: Leonardo Elicotteri, il vertice della nostra industria aerospaziale. Ancora una volta, però, quella apparente tranquillità e sicurezza di un impiego così prestigioso fatica a soddisfare un animo inquieto, che mal sopporta gli orari stabiliti e i ritmi del lavoro di ufficio. Dopo soli tre anni, Pietro si licenzia da Leonardo Elicotteri e parte per un cammino a piedi, da Lourdes a Santiago de Compostela, un pellegrinaggio laico, per ritrovare le proprie motivazioni e capire cosa fare da grande. La bicicletta è però ancora lì, questa volta nella forma del corso di ciclo meccanica che APA Confartigianato Milano Monza Brianza e l’Accademia della Bicicletta tengono al velodromo Vigorelli di Milano, all’interno di quella straordinaria iniziativa per favorire la crescita del settore delle biciclette a Milano, che è la Bike Factory della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Qui Pietro ha imparato a riparare biciclette; l’ingegnere in lui ha trovato un lavoro artigiano in cui mettere le mani e una nuova vita professionale ,all’insegna della fatica del lavoro, ma anche della libertà.</p>
<p>Sara Bosatelli invece, studi di ragioneria e , come tutti i protagonisti di queste storie, genitori non artigiani, sapeva benissimo da subito che cosa fare da grande: il gelato. Una passione che, dopo esperienze da dipendente in altre gelaterie, l’ha portata, nel marzo del 2020, ad aprire la sua piccola gelateria a Bergamo, di fronte allo stadio dell’Atalanta, dove la passione artigiana e la qualità sono evidenti. Mandorlacchio è stata la prima gelateria gluten free certificata di Bergamo: tutti i gelati sono ancora senza glutine, e c’è sempre almeno un gelato a basso indice glicemico, a riprova di un’attenzione non comune per prodotti buoni e sani, e molto creativi nelle materie prime e negli accostamenti.</p>
<p>L’artigianato come centro della propria nuova vita professionale si può però anche scegliere non facendolo direttamente, ma raccontandolo. Gabriela Giovanardi, imolese che vive tra l’Italia e gli Stati Uniti, è stata una modella e un’attrice prima di concludere gli studi in giurisprudenza e trovarsi di fronte al dilemma su cosa fare dopo. L’ha risolto brillantemente prestando volto, voce e curiosità a un’opera sistematica, molto innovativa ed efficace, di racconto della qualità del made in Italy da una prospettiva originale: la difesa del vero made in Italy artigiano come soluzione di qualità e sostenibile di fronte all’insostenibilità produttiva, ecologica ed economica dei grandi brand. I suoi video su TikTok e Instagram, dove ha più di 160.000 follower, raccontano soprattutto al pubblico americano come riconoscere e distinguere un made in Italy di qualità, legato a piccoli brand artigiani. Se l’affermazione delle ragioni dell’artigianato, e il racconto dei valori e della passione che continuano ad essere dietro il lavoro artigiano, sono cruciali per conquistare nuovi mercati e nuovi artigiani, il suo lavoro di racconto è straordinariamente prezioso e ne fa a tutti gli effetti un’artigiana ad honorem.</p>
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<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Quattro storie molto diverse, accomunate dalla scelta del lavoro artigiano (e del suo racconto) non come necessità né come tradizione, ma come passione per giovani che chiedono al lavoro un senso e una prospettiva ben superiori a quelli che oggi è in grado di assicurare il lavoro dipendente in un ufficio, per quanto considerato prestigioso e ben remunerato. Ovviamente non sono gli unici; molti altri hanno fatto scelte simili e, soprattutto, moltissimi potrebbero farle se incontrassero al momento giusto la possibilità di diventare artigiani sulla loro strada.</em></span></h2>
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<p>Per questo, due cose sono fondamentali.</p>
<p>Innanzitutto, la comunicazione, che non può essere però quella tradizionale, né per i canali né per i contenuti. Bisogna comunicare il senso del lavoro artigiano non solo nei luoghi dove normalmente si fa, né al target (i giovani che vengono da una famiglia artigiana o che scelgono la manifattura spesso perché considerati meno “dotati” per studi più prolungati) a cui normalmente ci si rivolge. Bisogna andare molto oltre, dalle famiglie borghesi della classe media ai lavoratori alle prese con un allungamento sempre più marcato della loro vita professionale, e magari marginalizzati da una digitalizzazione ben poco rispettosa dell’esperienza. Fondamentale è anche il coinvolgimento di modelli positivi ma raggiungibili, che permettano di dare forma all’inquietudine fino a farla diventare un progetto di vita.</p>
<p>Ugualmente importante è il tema della formazione, di nuovo non solo nei luoghi deputati, ma nelle scuole di base e nei licei, perché nulla ormai è più scontato, nemmeno che chi frequenta il liceo classico non diventi, felicemente, un calzolaio. Quello che dobbiamo comunicare è l’artigianato come attività d’impresa, che ovviamente comporta fatica e rischi, ma anche come reale opportunità di essere liberi, di disporre del proprio destino, di dare libero sfogo alla creatività, di non dover dipendere da organizzazioni gerarchiche ultimamente sempre meno comprensibili.</p>
<p>Gli elementi ci sono tutti, già, e questa storia lo testimonia. Serve continuare con sempre maggiore convinzione ed efficacia, con il racconto e la condivisione di valori ed esperienza, colti nella loro massima attualità. I nuovi artigiani lo fanno quotidianamente, anche grazie ai social, come parte del loro lavoro e a maggior ragione lo deve fare la più grande organizzazione che li rappresenta, rivendicando con orgoglio non solo il protagonismo del passato e del presente del made in Italy, ma soprattutto il suo futuro.</p>
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