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	<title>Alessandro Rosina - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>Il valore delle nuove generazioni nei processi di sviluppo del Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rosina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 06:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Investire nella formazione e nell'inserimento lavorativo dei giovani migliora qualitativamente il loro apporto allo sviluppo economico e sociale, contrastando l'emigrazione e favorendo la realizzazione personale e la crescita demografica italiana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 62%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-106795" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/pexels-md-mamun-1997393.jpg" width="900" height="1200" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/pexels-md-mamun-1997393.jpg 900w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/pexels-md-mamun-1997393-225x300.jpg 225w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/pexels-md-mamun-1997393-768x1024.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/pexels-md-mamun-1997393-350x467.jpg 350w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></div>
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<p>Il rinnovo generazionale e il rapporto tra generazioni sono al centro della realtà in continuo mutamento. Le condizioni del rapporto tra generazioni e dei meccanismi del rinnovo generazionale devono poter essere assicurate e funzionare in modo da consentire a chi è anziano, da un lato, di vivere a lungo e bene, e a chi è giovane, dall’altro, di poter avere le condizioni per partecipare in modo solido ai processi che generano sviluppo e benessere.</p>
<p>Questo è ancor più vero oggi. Nelle società moderne avanzate, infatti,<strong> le persone si trovano a proiettare i propri percorsi di vita in un contesto di crescente complessità con punti di riferimento e coordinate continuamente messe in discussione dalle grandi trasformazioni demografiche, sociali, economiche e tecnologiche in atto</strong>.</p>
<p>In particolare, i giovani sono sempre stati una componente abbondante delle popolazioni del passato, mentre sono oggi in drastica riduzione quantitativa. Tra la fine del secolo scorso e le prime decadi dell’attuale, l’Italia è stato il paese che con più metodica perseveranza in Europa ha agito nell’opera di indebolimento strutturale di tutta la fascia giovanile.  Un processo di degiovanimento che ora sta riversando gli effetti negativi sulle coorti in entrata nella vita adulta e nella piena età lavorativa. Secondo i dati Eurostat, negli ultimi vent’anni la popolazione europea è diminuita di quasi 4,5 milioni nella fascia d’età 30-34 (da 32,5 a 28,1 milioni). La corrispondente perdita dell’Italia è stata di 1,3 milioni, pari a circa il 30% della perdita totale osservata nell’Ue-27.</p>
<p>Va inoltre aggiunto che il percorso di transizione alla vita adulta &#8211; che ha come asse portante la transizione scuola-lavoro &#8211; risulta oggi più frammentato e incerto rispetto a quanto sperimentato dalle generazioni precedenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>La combinazione tra instabilità lavorativa e basse retribuzioni rende i giovani italiani più a lungo dipendenti dai genitori e frena la formazione di una propria famiglia, esponendoli al rischio di diventare working poor</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lo snodo, in particolare, intorno ai 30 anni rappresenta un punto cruciale nel rapporto tra presente e futuro</strong>, sia a livello individuale che collettivo. Le prospettive di realizzazione personale e di successo professionale dipendono dalle condizioni in cui ci si trova in tale fase della vita, e la solidità quantitativa e qualitativa delle corrispondenti coorti influisce direttamente sullo sviluppo e sulla competitività del paese nel suo complesso. Gli indicatori che riguardano la fascia in età 30-34 anni sono, quindi, particolarmente informativi sul destino di un paese e sulla capacità di far fronte alle sfide del proprio tempo.</p>
<p>Una misura delle difficoltà che le nuove generazioni incontrano ha come riscontro il livello del tasso di <strong>NEET</strong>, che indica la percentuale di giovani fuori dalla formazione e senza lavoro. L’Unione europea è molto preoccupata del fatto che l’incidenza di chi si trova in tale condizione risulti superiore al 10% nella fascia 15-29. L’Italia è uno dei paesi membri con livelli più elevati in tutta la fase giovanile, fin oltre i 30 anni. Sempre secondo i dati più recenti Eurostat (riferiti al 2022) nella classe 30-34 è Neet una persona su quattro contro una media Ue-27 minore a uno su sei. Tra i maschi il divario è rilevante, pari a circa 5 punti percentuali (15,5% contro 10,2%), ma sul versante femminile il gap con le coetanee europee è addirittura quasi il triplo (36,1% contro il 21,3%).</p>
<p>Ne deriva anche che il potenziale maggiore di miglioramento del paese sta nella convergenza della qualità della formazione e della valorizzazione del capitale umano delle nuove generazioni ai livelli medi europei. Con attenzione particolare alle competenze nelle materie Stem (science, technology, engineering, mathematics) e alla possibilità di armonizzare tempi di vita e di lavoro.</p>
<p>L&#8217;obiettivo non è solo quello di fornire occupazione ai giovani, ma anche di creare un ambiente che permetta loro di realizzare appieno il loro potenziale e di contribuire in modo significativo alla crescita e al benessere della società nel suo complesso. Questo richiede un cambio di prospettiva: non considerare i giovani solo come destinatari di politiche di occupazione, ma come veri e propri attori del cambiamento e della trasformazione sociale ed economica. Al di là dei livelli attuali di disoccupazione e sottoccupazione, infatti, quello che pesa sui giovani è soprattutto il non sentirsi inseriti in processi di crescita individuali e collettivi, ovvero inclusi in un percorso che nel tempo consenta di dimostrare quanto si vale e di veder riconosciuto pienamente il proprio impegno e il proprio valore (indipendentemente dal genere, dalla famiglia e dal territorio di provenienza).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Paradossalmente proprio la debolezza demografica delle nuove generazioni può favorire un’attenzione maggiore a ciò che esse sono portate a dare e desiderano essere anziché doversi meramente adattare (spesso al ribasso) a quello che ci si aspetta da loro</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’unica possibilità, del resto, per l’Italia di superare i limiti del passato e avviare una fase nuova di sviluppo sulla spinta delle risorse di Next Generation Eu, è quella di portare il sistema paese a riallinearsi al rialzo al meglio del contributo che le nuove generazioni possono dare in coerenza con le loro specificità (riconoscendone fragilità e potenzialità).</p>
<p>Più in generale, formare bene i giovani, inserirli in modo efficiente nel mondo del lavoro, valorizzarne al meglio il contributo qualificato nelle aziende e nelle organizzazioni, consente di rispondere alla riduzione quantitativa dei nuovi entranti con un rafforzamento qualitativo della loro presenza nei processi che alimentano sviluppo economico, innovazione sociale, competitività internazionale. Frenerebbe, inoltre, la loro fuga verso l’estero e li metterebbe anche nelle condizioni di realizzare in modo più solido il loro progetti di vita, con conseguenze positive sulla formazione di nuovi nuclei familiari e sulla natalità.</p>
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<h6 class="p1"><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h6>
<p><strong>Foto di<a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/occhio-umano-1997393/" target="_blank" rel="noopener"> MD Mamun</a></strong></p>
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		<title>Crisi demografica, la grande questione rimossa del Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rosina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 22:02:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le sfide dell'economia e dei giovani in un Paese sempre più 'piccolo'</p>
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<p>Se pensiamo alla fase, nel secondo dopoguerra, in cui l’Italia è maggiormente riuscita a cogliere le sfide dei tempi nuovi &#8211; espandendo opportunità e favorendo la mobilità sociale &#8211; le condizioni demografiche erano del tutto diverse a quelle attuali.</p>
<p>Negli anni Cinquanta e Sessanta, la popolazione italiana cresceva ed aveva la struttura di una solida piramide, con molti più giovani e molti meno anziani rispetto a quella attuale (e ancor più a quella futura).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<h4>Dobbiamo, allora, oggi chiederci cosa significa generare benessere, alimentare processi di sviluppo, garantire sostenibilità sociale in un paese demograficamente in declino.</h4>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se c’è una cosa certa del futuro è che con questa curva demografica negativa dovremmo sempre più fare i conti. Con modalità che richiedono un profondo riadattamento sia in termini di nuovi rischi che di nuove opportunità.</p>
<p>Questo significa anche che l’Italia non può recuperare soluzioni dal passato, ma debole è anche la possibilità di imitare altri paesi: sul fronte qualitativo per le specificità che ci caratterizzano e su quello quantitativo per la nostra maggior accentuazione dei cambiamenti demografici.</p>
<p><strong>La demografia è implacabile</strong> &#8211; se non si fanno le scelte giuste per tempo &#8211; nel vincolare i margini sui quali costruire il futuro. E come lo fa? Levando mattoni dal basso dell’edificio demografico che così diventa via via sempre meno solido con il passare del tempo. La trascuratezza con cui abbiamo finora gestito queste dinamiche pone oggi il nostro Paese di fronte alla prospettiva di una drastica riduzione della popolazione attiva. La denatalità italiana ha, infatti, prima ridotto la popolazione infantile, poi quella giovanile ed ora sta andando ad erodere sempre più anche le età adulte (anche tenendo conto dei flussi migratori, senza i quali la riduzione sarebbe ancor più rilevante).</p>
<p>L’indicatore che misura il rapporto tra anziani e popolazione in età attiva è tra quelli guardati con più attenzione e preoccupazioni nelle economie mature avanzate. Fino agli anni più recenti ad alimentare la crescita dell’indice di dipendenza degli anziani è stato soprattutto l’aumento del numeratore (le persone di 65 anni e oltre), ma nei prossimi anni e decenni alla sua spinta verso l’alto contribuirà sempre più la diminuzione del denominatore (la popolazione in età da lavoro, ovvero la componente della popolazione che maggiormente contribuisce alla crescita economica, finanzia e fa funzionare il sistema di welfare).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<h4>Il contributo di tutte le generazioni è importante, ma è dal basso che una società si rinnova e mette solide basi per il proprio futuro. Il paese in Europa con la più bassa percentuale di giovani, non può più permettersi di avere anche alti livelli di Neet, di working poor, di overeducation.</h4>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Formazione e qualità del lavoro</strong> delle nuove generazioni devono essere messe al centro di una nuova fase di sviluppo del paese dopo la discontinuità della pandemia. E&#8217; la risposta principale al debito pubblico, ai crescenti squilibri demografici, alle sfide poste dalla transizione verde e digitale.</p>
<p>Lo sviluppo solido e sostenuto dei primi decenni del secondo dopoguerra ha tratto la sua principale spinta da nuove generazioni che costituivano una risorsa consistente, ma soprattutto dinamica e vivace  e intraprendente, nel contesto di un clima di fiducia e di aspettative positive crescenti verso il futuro.</p>
<p>L’insegnamento che ne deriva per oggi non è solo che condizione delle nuove generazioni e sviluppo economico sono legati ma anche che per superare le fasi di difficoltà e di rilancio dopo una discontinuità serve un progetto-paese in cui i giovani possano riconoscersi e intravedere una propria parte attiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<h4>Diventa allora necessario un cambiamento di strategia: non costringere i giovani ad adattarsi al ribasso a quello che finora il sistema paese è stato in grado di offrire, ma consentire all’economia di crescere e generare benessere, in coerenza con la vocazione dei territori, facendo leva sul meglio di quanto le nuove generazioni possono dare (quando preparate e incoraggiate adeguatamente).</h4>
</blockquote>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
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