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	<title>Antonio Payar - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>Antonio Payar - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Agire nella Complessità oggi, intraprendendo un viaggio con l&#8217;indefinito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Payar]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:00:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dal mito di Schumacher ai fraintendimenti moderni: capire le piccole imprese richiede mappe nuove, non vecchie ricette calate dall’alto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 88%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-109000" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498.jpg" width="1800" height="1200" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498.jpg 1800w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">A fine ottobre scorso, nel talk &#8220;La voce in mezz’ora&#8221;, è intervenuta la prof.ssa Raffaella Sadun, docente di gestione aziendale alla Harvard Business School, su un tema così titolato: Piccolo è davvero bello?.Il sito Lavoce.info spiegava che si era scelto di trattare “una peculiarità italiana: il nanismo d’impresa”. Secondo il sito, questa sarebbe “una caratteristica storica che oggi pone limiti alla crescita, alla produttività e alla capacità di innovazione del Paese”. Poi la domanda: “quale ruolo possono avere le politiche pubbliche e i cambiamenti organizzativi nel favorire lo sviluppo di imprese più solide e competitive?”</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima impressione è che il titolo sia stato un po’ buttato là dagli organizzatori: si cavalca uno slogan che non circola più neanche negli ambiti della rappresentanza delle piccole imprese da almeno vent’anni.<br />
In ogni caso la prof.ssa Sadun comincia il discorso già ben oltre quando cominciò ad affermarsi il mito. Infatti Piccolo è bello è il titolo del libro di Schumacher del 1973, scritto contro il gigantismo (cosa lì per lì neanche percepita al nostro interno; ci accorgiamo di chi siamo quando gli altri parlano di noi).</p>
<p>L’inizio dell’intervento della Sadun è comunque un po’ tranchant: afferma, per esempio, che “il fatto che le imprese più grandi siano più produttive e paghino di più” (!) viene messo in secondo piano dalle piccole, che farebbero un discorso culturale, cioè la butterebbero sulla narrazione a loro favore perché, si lascia intendere, dietro c’è poco.<br />
La Sadun esordisce dicendo con sicurezza che produttività e salari non crescono perché l’Italia ha una moltitudine di “impresine” nane, che per loro natura – sostiene – non possono certo essere produttive. Se solo queste piccole raddoppiassero la dimensione, immediatamente – afferma – raddoppierebbero produttività e ricchezza del Paese (sic!). Quindi, secondo la docente, non si crescerebbe a causa dei piccoli: essi non possono permettersi investimenti negli intangibles, in R&amp;S, marketing, digitalizzazione, valorizzazione delle persone, ecc., come invece sarebbe richiesto dal sistema industriale.</p>
<p>Dalla metà dell’intervista le risposte si fanno più articolate e sofisticate, perché non si parla più di “quale” impresa, ma delle azioni manageriali da sviluppare: per esempio nelle imprese familiari scindere la proprietà = soldi, dalla gestione = competenze.</p>
<p>Dispiace, fra l’altro, che mentre il management di un’impresa viene chiamato management, gli organici e le persone vengano chiamati “forza lavoro”, come stessimo parlando di un cavallo da tiro o di una forgiatura di metalli nell’antro di Sigfrido all’alba del capitalismo. Quindi il lavoro sarebbe un residuo della manodopera, mentre se si dicesse che anche un manager lavora sarebbe quasi offensivo: “ma per chi mi ha preso? Lavorerà lei, io dirigo!”.</p>
<p>Sarebbe troppo facile rispondere al punto interrogativo della frase “piccolo è davvero bello”, che comunque – come abbiamo detto all’inizio – è un’affermazione finita in soffitta da tempo fra gli addetti ai lavori e anche nella letteratura manageriale.</p>
<p>Per carità, le dimensioni nei fenomeni – e un’impresa è un fatto fenomenologico – esistono. Ma la loro descrizione è qualcosa che si modifica in continuazione, comprese quelle spaziali di “grande” e “piccolo”. La questione è l’adeguatezza dei lessici per cogliere la complessità. O forse, più semplicemente, per esplorarla, poiché – come diceva il compianto Richard Normann in Ridisegnare l’impresa. Quando la mappa cambia il paesaggio – quest’ultimo “sarà” il concept e lo strategic intent che ha, perché tutto il resto non lo decide lei. O meglio, per rispondere alla Sadun: può contribuire a deciderlo se si dota di una mappa in cui rinomina il paesaggio in cui opera, e rinominandolo lo cambia e lo rigenera. E questo potrebbe essere un concetto del “fare” proprio delle piccole imprese, quella “coscienza di luogo” su cui si spese molto un grande, Giacomo Becattini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Comunque è intanto evidente che se ci sono tante imprese “nane” ci sono anche tanti consulenti che non riescono a uscire dagli stereotipi con cui da sempre si agghindano. Salvo poi doversi ricredere.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aveva ragione il grande Henry Mintzberg, che a chi gli chiese una volta quale fosse per lui una definizione di “esperto” rispose: “nella mia lunga carriera mi sono imbattuto in diverse definizioni di esperto&#8230; ebbene, quella che preferisco è la seguente: l’esperto è colui che evita tutti i trabocchetti e marcia diritto verso il grande errore”. Cioè, alla fine: boom!, arriva il botto micidiale.</p>
<p>Aggiunse: “casomai non si fosse capito come stanno le cose: … mentre agli ultimi piani le Alte Direzioni, in ovattati uffici fra moquette e quadri d’autore, vanno proclamando ‘La qualità è il nostro primo obiettivo’, giù in basso i direttori di stabilimento vanno in giro cercando di salvare il salvabile”.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Artigianato da rigenerare: sapersi reinventare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Payar]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 08:25:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>"Il nostro compito nella vita non è riuscire, ma continuare a fallire con animo sereno" Robert Louis Stevenson</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108493" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/leaf-5009630_1280.jpg" width="1280" height="852" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/leaf-5009630_1280.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/leaf-5009630_1280-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/leaf-5009630_1280-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/leaf-5009630_1280-768x511.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/leaf-5009630_1280-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<p data-start="315" data-end="1986">Al secondo posto tra i Paesi europei per il numero di imprese attive (dietro alla Francia), l’Italia è al terz’ultimo posto per tasso di natalità, cioè il rapporto tra numero di attività avviate in un anno rispetto a quelle attive nell’anno precedente.<br data-start="567" data-end="570" />Le imprese italiane sopravvissute dopo 3 anni dalla loro costituzione rappresentano il 4,4% della popolazione totale delle imprese attive, una quota tra le più basse in Europa, 1,5 punti percentuali inferiore rispetto alla media UE (5,9%).<br data-start="809" data-end="812" />Si tratta di situazioni che appaiono contraddittorie ma che solo in parte lo sono in quanto tutta la crescita industriale dell’Italia a partire dal Secondo Dopoguerra potrebbe essere ricompresa e mirabilmente sintetizzata nel concetto metaforico del volo del calabrone. Come si sa, secondo la teoria aerodinamica il calabrone non potrebbe volare ma lo fa lo stesso. Questa metafora è particolarmente usata per sottolineare la capacità del sistema economico italiano di operare efficacemente anche in assenza di condizioni ottimali.<br data-start="1343" data-end="1346" />Sulle anomalie di sistemi produttivi locali di successo, dove nel tempo si è intrapreso senza avere l’impresa descritta nei manuali di economia e trovandosi parte in sistemi di subfornitura di prossimità ne parlano Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi ne Il volo del calabrone &#8211; Breve storia dell’economia italiana del Novecento (Le Monnier, 1998), che si avvale di una significativa premessa di Giacomo Becattini, il massimo studioso del fenomeno dei distretti industriali e del localismo imprenditivo italiano. Becattini pubblica poi (Il Mulino, 2007) Il calabrone Italia &#8211; Ricerche e ragionamenti sulla peculiarità economica italiana.</p>
<p data-start="1988" data-end="5672">L’economista fiorentino apre una prospettiva nuova alla lettura dei fenomeni dello sviluppo economico del Paese (su cui poi darà riscontro lo stesso Giuseppe De Rita con il Censis), ponendo al centro dell&#8217;attenzione aspetti che la visione tradizionale, prigioniera dell’idea dell’inevitabile avanzamento del gigantismo industriale, lasciava in ombra. <strong>Per Becattini e De Rita il fulcro dello sviluppo è nell’intraprendenza geniale dell’agente umano, col suo impegno, la sua intelligenza, la sua creatività: nel lavoro, nella ricerca scientifica, nelle organizzazioni, nel sociale, nella vita in generale. Il ruolo del progresso tecnico in senso stretto ne viene, conseguentemente, ridefinito e storicizzato</strong>. Quando si affacciano i primi dilemmi connessi ai segni del declino economico del Paese, gli studi di Becattini e della sua scuola come anche la ricerca di De Rita si staccano dalla vulgata economicista del pensiero dominante per sottolineare la necessità di politiche industriali che sviluppino, riqualificandoli, i tradizionali punti di forza del ‘modello italiano’.</p>
<p data-start="1988" data-end="5672">Prima di procedere vale la pena di riportare la definizione di sistema produttivo locale – cioè ‘distretto industriale’ – che enuncia Becattini: “Definisco il distretto industriale come un&#8217;entità socio-territoriale caratterizzata dalla compresenza attiva, in un&#8217;area territoriale circoscritta, naturalisticamente e storicamente determinata, di una comunità di persone e di una popolazione di imprese industriali. Nel distretto, a differenza di quanto accade in altri ambienti (ad esempio, la città manifatturiera), la comunità e le imprese tendono, per così dire, ad interpenetrarsi a vicenda. Il fatto che l&#8217;attività dominante sia quella industriale differenzia il distretto da una generica «regione economica».” (Becattini, IL DISTRETTO INDUSTRIALE MARSHALLIANO COME CONCETTO SOCIO-ECONOMICO, “Studi e informazioni &#8211; Quaderni” / 34, 1989).<br data-start="3906" data-end="3909" />Non ci soffermeremo ulteriormente sui concetti del distretto industriale marshalliano: l’atmosfera industriale, o “industrial atmosphere” nel contesto dei distretti industriali marshalliani, si riferisce a un ambiente sociale e culturale che favorisce la collaborazione, la condivisione di conoscenze e l&#8217;innovazione all&#8217;interno di un&#8217;area geografica specifica. Questo concetto, elaborato da Alfred Marshall (1922), descrive come la concentrazione di imprese e lavoratori in un distretto industriale crei una sorta di ‘contagio’ di idee e competenze.<br data-start="4459" data-end="4462" />Per i connotati originari del ‘capitalismo’ individuale italiano, che ancora è il genoma dell’intraprendenza specifica italiana, indipendentemente dalle epoche, rimandiamo a Giorgio Bocca, Miracolo all’italiana, del 1962 (Feltrinelli), che descrive la cultura piccolo borghese di provenienza contadina della riproduzione virale del fai-da-te imprenditoriale locale (imprenditori senza azienda).<br data-start="4856" data-end="4859" />L’Italia degli inizi degli Anni ’60 era ancora molto povera, arretrata e modesta. Ma al contrario di oggi quell’Italia aveva un animo lieto e alacre. E nonostante le inevitabili difficoltà della vita, era un Paese percorso da un’idea di grande fiducia e di progresso di sé e del mondo. E gli italiani un popolo di “individualisti dell’unicità” (Magatti) dalle aspettative crescenti. Oggi, in una fase segnata dal rancore e dalla paura, quelle pagine di Bocca potrebbero sembrare lontane. Eppure il suo sguardo è come sempre fulminante e attuale. Basti solo ricordare l’incipit, tra i più famosi del giornalismo nostrano: “Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi: se esistono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste”. Qui Bocca parlava di Vigevano, ma valeva per tutte le aree locali del Centro-nord.</p>
<p data-start="5674" data-end="8473"><strong>L’immaginario del successo della micro e piccola impresa italiana risente ancora del suo periodo d’oro, ovvero il trentennio 1950-1980. Uno dei dati su cui si fonda la narrazione del cosiddetto ‘miracolo economico’ è la crescita del Pil dell’Italia, che all’inizio degli Anni ’60 toccava punte di oltre il 6%, fin quasi a 7.</strong><br data-start="5998" data-end="6001" />Ma con la crescita progressiva, dapprima lenta ma che poi s’impenna dagli Anni ’70 in poi, del debito pubblico il famoso ‘boom’ deve considerarsi concluso. (Nel 1973 il rapporto Pil-debito pubblico in Italia era intorno al 50%, in aumento rispetto al 36% del 1970. Questo incremento fu in parte dovuto all&#8217;introduzione delle baby pensioni e poi ad altri fattori dell’estensione del welfare state che pesarono sui conti pubblici.)<br data-start="6430" data-end="6433" />Un altro apporto decisivo all’individuazione e comprensione delle peculiarità imprenditive del modello italiano lo danno gli studi di Enzo Rullani e di Aldo Bonomi. Per tutti rammenteremo qui Il capitalismo personale &#8211; Vite al lavoro (Einaudi, 2005).<br data-start="6683" data-end="6686" />“L’espressione «capitalismo personale» mette insieme due termini contraddittori, che in passato si è cercato di separare. La natura impersonale del capitale – considerata sinonimo di modernità – lo identificava strettamente con l&#8217;ambito dell’azienda, mentre la persona apparteneva allo spazio proprio della vita privata, nettamente distinto dall&#8217;ambito tecnico della produzione. Oggi però il capitale ha sempre più bisogno delle persone, che si impegnino nelle aziende utilizzando al meglio le proprie capacità e sviluppando autonomie crescenti”. Nuove opportunità certo, ma anche rischi e sofferenze dal soggiogamento alle nuove dittature del prestazionismo e del risultato.<br data-start="7361" data-end="7364" />“«L&#8217;Italia” – dicono Rullani e Bonomi – “non è soltanto un capitalismo di piccola impresa. È molto di più. Infatti, la piccola impresa italiana compete sul mercato non tanto perché è piccola, ma grazie alla sua straordinaria capacità di sfruttare i vantaggi della divisione del lavoro e della condivisione di conoscenze, mediate da relazioni interpersonali e dal capitale sociale sedimentato sul territorio. Inoltre, la piccola impresa è moderna e compete sul mercato perché mette direttamente in gioco la forza vitale delle persone che la animano, prima di tutto dell&#8217;imprenditore e delle reti interpersonali che lo collegano ai dipendenti, ai finanziatori, ai fornitori, ai clienti. Il capitalismo italiano è, dunque, qualcosa di più e di diverso da un capitalismo di piccola impresa. È un capitalismo personale, basato sulle persone e sulla loro capacità di intraprendere, condividendo progetti, assumendo rischi, investendo risorse personali e familiari nella grande avventura».”<br data-start="8347" data-end="8350" />Come si sa tutte le narrazioni risentono dell’origine pionieristica del successo e della crescita, ognuno ha il suo West.</p>
<p data-start="107" data-end="9553"><strong>Ma se vogliamo vedere in quali ed a quali condizioni potranno svilupparsi nuove imprenditorialità italiane dobbiamo innanzitutto uscire dal racconto del ‘made in Italy’ del Novecento e da molti dei suoi stereotipi.</strong> Come per la Ferrari, il mito resta tale – anche nel suo indice spirituale – e si consolida se dimostra di sapersi ritradurre nelle condizioni attuali e nelle prospettive future. Ovvero: senza l’azione costantemente rigenerativa il Nuovo non nasce. Per cui ciò che può accadere accade solo nei termini precedenti, avulso dalle spinte dei nuovi contesti, delle nuove condizioni e soprattutto da una indispensabile nuova visione.<br data-start="748" data-end="751" />Le imprese nascono da un’Idea Originaria che suscita un Desiderio, il desiderio di realizzarla. Questo desiderio si genera nello spirito che anima, che agita la propria Vocazione. I talenti – che ciascuno ha – sono individuati e sviluppati ascoltando la vocazione, e seguendola. Ogni vocazione è spinta all’intrapresa di un viaggio che cerca la realizzazione dell’Idea Originaria.<br data-start="1131" data-end="1134" />In questo senso intraprendere, dal latino intra (= fra) e prehèndere (= prendere), vuol dire ‘prendere fra due o più cose’, e quindi scegliere di dedicarsi ad una piuttosto che alle altre. ‘Intraprendere’ vale per ‘imprendere’ (= dal latino ‘prendere in un certo verso’), da cui ‘impresa’, che vuol dire ‘cominciare a fare’, ‘impegno’, ‘opera’.<br data-start="1478" data-end="1481" /><strong>Un modello di impresa che ha lo spirito del capitalismo italiano è l’impresa artigiana</strong>. Ma questo in quanto esiste il concetto di Artigiano come indice di qualcosa che si rigenera continuamente de-coincidendo con quello che già è realizzato. In questo senso questo spirito universalistico del bello e della pienezza differisce – anzi è il contrario – dell’uniforme, che è ripetizione standardizzata.<br data-start="1880" data-end="1883" />L’intraprendere che genera Valore per le Relazioni che fanno vivere una comunità si fonda sull’imperfezione creativa, che è il motore dello Spirito Artigiano. “Noi siamo il risultato di una serie di imperfezioni che hanno avuto successo. Il nostro cervello e il nostro genoma, due tra i sistemi più complessi che la natura abbia prodotto, sono pieni di imperfezioni. Sono le strutture imperfette a farci capire in che modo funziona l&#8217;evoluzione: non come un ingegnere che ottimizza sistematicamente le proprie invenzioni, ma come un artigiano che fa quel che può con il materiale a disposizione, trasformandolo con fantasia, arrangiandosi e rimaneggiando.” (Telmo Pievani, Imperfezione &#8211; Una storia naturale, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2019).<br data-start="2633" data-end="2636" />Come potremmo tradurre la parola ‘artigiano’ – il cui spirito muove una persona a trasformarsi in un Intraprenditore – con un’altra parola? Dovremmo dire che Artigiano è traduzione di Umano, della parola ‘Umano’. Quindi artigiano come sinonimo di sperimentalità. E umano come sinonimo di divenire. Una persona è un cantiere, nessun individuo è da una parte ma è invece in un cammino.<br data-start="3019" data-end="3022" />L’agire artigiano è cammino di trasformazione continua verso nuovi immaginari. E oggi, proprio rispetto all’intelligenza artificiale, è un agire umano, non tanto perché ‘naturale’ ma perché dotato di una Intelligenza “Artigiana”. L’uomo come ‘invenzione artigiana’, e che quindi viaggia inventandosi, come l’Ovest per Colombo.<br data-start="3348" data-end="3351" /><strong>Solo un essere ‘artigiano’ è capace di una filosofia dello sconosciuto, e quindi di provare a trasformare l’ignoto in nuove soluzioni, in nuovi paesaggi da abitare, in luoghi da riconoscere, in relazioni da riscoprire</strong>. Perché Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries: non conosciamo cosa ci è sconosciuto, come diceva la sfida di una Biennale di qualche anno fa.<br data-start="3719" data-end="3722" />Per questo la possibilità che una comunità e la sua Fraternità divengano un’esperienza di meraviglia sta solo nella possibilità che esse siano continuamente reinventate. Proprio grazie alla paradossalità di un ‘fare artigiano’, alla sua creatività artistica, al suo continuo differire da ciò che appare, il lavorare assieme trova sempre situazioni nuove in cui esprimersi.<br data-start="4094" data-end="4097" />E il lavorare, l’intraprendere con stile artigiano generano ambienti di fraternità, luoghi dove relazioni, vicinanza, comprensione, sguardo sui problemi dell’altro sono nella quotidianità la forza dell’Artigianìa.<br data-start="4310" data-end="4313" /><strong>La creatività, il tratto identificativo del fare artigiano, è dunque un grande motore di rinnovamento culturale che permette alle Società Occidentali di riconoscere e sapersi porre nuove sfide</strong>. Dove ‘Nuovo’ è scarto da ciò che l’ha preceduto. Oggi è vero più che mai quel che Theodor W. Adorno alla soglia degli Anni ’70 del Secolo scorso, annotava, nella sua Estetica: «Di fatto, non è quasi più possibile un’arte che non sia anche esperimento». E in effetti, mentre maturava nel mondo occidentale un senso di crisi dei modelli interpretativi in vigore, l’arte ha compiuto una svolta sperimentale, che ne ha trasformato radicalmente le forme e le finalità. La natura sperimentale dell’arte deve necessariamente coinvolgere quella radicata della coscienza credente. Ma come? Qual è il punto?<br data-start="5104" data-end="5107" />“Oggi &#8211; in piena crisi dell’ordine mondiale e dell’ordine mentale sconvolto dall’intelligenza artificiale &#8211; l’arte deve aprirsi a ciò che non sappiamo, a ciò che non sappiamo di non sapere e che le macchine non sono in grado di restituirci con i loro algoritmi. La creatività artistica oggi è una condizione per restare umani, e non solo un’attività umana. Creatività significa bucare la «bolla filtrata» in cui siamo finiti, recuperare una trascendenza radicale che stiamo perdendo, abbassando sempre di più il nostro orizzonte. Il vero problema oggi è questo: come essere creativi al tempo dell’algoritmo? Come fare cultura al tempo dell’omologazione? Se un tempo alla domanda «Chi sono io?» si rispondeva con opere come le Confessioni di Agostino, oggi si risponde con un selfie. Occorre recuperare la distanza tra lo spirito e il selfie, dunque. … Con una consapevolezza: creatività e trascendenza indicano un «altrove» che va ben oltre lo studio, lo sforzo progettuale. È il campo della gratuità, dell’ispirazione, del genio. «Non basta essere intelligenti; occorre esser geniali» scriveva nella metà del XVII Secolo il gesuita Baltasar Gracián nel suo ben noto Oráculo manual y arte de la prudencia. Oggi serve il «colpo di genio». E dove abita il genio? Non vive nella probabilità, ma nella possibilità. I dwell in possibility (io abito la possibilità), scriveva Flannery O’Connor.” (“Antonio Spadaro: apriamoci con l’arte a ciò che non sappiamo”, “Avvenire”, 29 Marzo 2024).<br data-start="6589" data-end="6592" />Nel <strong>Rapporto Italia Generativa 2024</strong>, presentato l’8 Aprile scorso in Unioncamere a Roma con il titolo “Giro di boa &#8211; il segno che resta dell’imprenditorialità italiana”, realizzato dal Centro di ricerca Arc dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e da “Genialis”, Mauro Magatti annota: “Il giro di boa che i rapidi cambiamenti geopolitici e tecnologici stanno imponendo mette l’impresa italiana davanti a un crocevia epocale: come far transitare un patrimonio unico di valori che rischia di opacizzarsi se non rigenerato alla nuova fase storica che si va formando davanti ai nostri occhi?<br data-start="7192" data-end="7195" />La storia ci consegna un modello distintivo – creativo, umanistico, radicato nei territori – che ha fatto della qualità relazionale e della bellezza il suo tratto identitario. Un sistema che è prosperato grazie alla sua capacità di sviluppare una propria specificità produttiva (tecnodiversità), di mantenere una relazione vitale col territorio (neghentropia), nel quadro di una cura ecosistemica che ha sempre garantito una ricca biodiversità.<br data-start="7639" data-end="7642" />Oggi però questo DNA rischia di subire le implicazioni negative derivanti dal combinato disposto tra ipercompetizione globale, declino demografico e riduzione del dinamismo imprenditoriale.<br data-start="7831" data-end="7834" /><strong>La via da percorrere è quella di valorizzare gli elementi distintivi del nostro modello economico senza indulgere nella retorica della “buona differenza”, ma lavorando attivamente per correggere i fattori distorsivi e ostativi che possono impedire quella metamorfosi di cui oggi c’è bisogno.</strong><br data-start="8125" data-end="8128" />Il capitalismo italiano possiede anticorpi preziosi che vanno riscoperti e declinati in chiave contemporanea”.<br data-start="8238" data-end="8241" />Fra i principali elementi che frenano un giovane dall’imprenditorialità – cosa che impedisce la ricontestualizzazione del capitalismo italiano – vi è la paura del fallimento: nel 2023 in Italia il 48,5% delle persone tra i 18 e i 64 anni ha dichiarato di non voler avviare una impresa per timore di fallire, pur percependo buone opportunità imprenditoriali. Il dato italiano è superiore a quello di Paesi come Germania (38,6%), Francia (40,1%) e Spagna (46,2%).<br data-start="8702" data-end="8705" />Nelle situazioni istituzionali, socio-economiche e culturali del mondo di oggi ciò è del tutto comprensibile, persino giustificabile.<br data-start="8838" data-end="8841" />Eppure il coraggio è indispensabile comunque. Ci viene in soccorso il commento del regista Paolo Sorrentino la notte degli Oscar del 2022:<br data-start="8979" data-end="8982" />“Sono felice. Io ho fallito nelle migliori condizioni di spirito. Sono molto contento di essere arrivato nella cinquina. Qui tutti vivono la cinquina come una vittoria. Quindi io sono felice”.<br data-start="9174" data-end="9177" />A chi gli chiese se fosse rimasto deluso dal verdetto dell&#8217;Academy, cita Robert Louis Stevenson: “Il nostro compito non è riuscire, ma fallire nelle migliori condizioni possibili. E io fallisco nelle migliori condizioni di spirito. Non lo considero un fallimento”.</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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		<title>L&#8217;Intelligenza Artigiana per reinventare l&#8217;appartenenza e il partecipare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Payar]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jul 2024 07:50:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[umanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Confartigianato alla 50^ Settimana sociale della Chiesa. Riscoprire l'arte dell'appartenenza: come l'Intelligenza Artigiana può rigenerare la democrazia attraverso la creatività e la partecipazione. Un viaggio nella cultura 'Artigiana' che sfida le certezze acquisite e promuove relazioni autentiche per una pienezza umana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 77%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107375" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/07/PAPA-FRANCESCO-7-luglio-00001-900x650-1.jpg" width="900" height="650" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/07/PAPA-FRANCESCO-7-luglio-00001-900x650-1.jpg 900w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/07/PAPA-FRANCESCO-7-luglio-00001-900x650-1-300x217.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/07/PAPA-FRANCESCO-7-luglio-00001-900x650-1-768x555.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/07/PAPA-FRANCESCO-7-luglio-00001-900x650-1-350x253.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></div>
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<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>“Amiamo l’Italia e, per questo, ci facciamo artigiani di democrazia, servitori del bene comune.”</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quest’espressione del Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della CEI, con cui si è aperta la 50^ Settimana Sociale di Trieste indica in un approccio, una prassi, una cultura ‘artigiana’ la cifra dell&#8217;impegno per rigenerare la democrazia. Per dimostrare un modo radicalmente nuovo di agìre la democrazia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Qui il termine ‘artigiano’ non rimanda né a dei mestieri né tantomeno ad un fare approssimativo e dilettantesco: rimanda invece ad un’‘arte’, ad una téchne che può anche servirsi dell’algoritmo ma che è guidata da uno Spirito Artigiano, che è ispirazione, e maneggiata da una Intelligenza “Artigiana”, che è genio</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’intelligenza “artigiana”, a differenza di quella artificiale, che è proceduralistica, è anarchica, usa l’ampio spettro di irrazionalità che pervade la mente umana – soprattutto quella di geni e visionari –, sfida le certezze acquisite, innesca di continuo la scintilla da cui si propaga il fuoco dell’innovazione.</p>
<p>Creatività come procedere fuori dagli schemi per un tempo nuovo in rotta con il tempo vecchio. Per differire da ciò che c’è e creare uno scarto, come dice Jullien, perché avvengano “i possibili”.</p>
<p>È artigiano chi de-coincide con il suo tempo, chi si stacca dal fatto, anche da una sua opera, ed è sempre in viaggio dal noto all&#8217;ignoto.</p>
<p>È artigiano chi inventa e crea. È artigiano chi è aperto a ciò che non sa di non sapere. Come ha sottolineato recentemente Padre Spadaro, “la creatività artistica oggi è una condizione per restare umani, e non solo un’attività umana.”.</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Se democrazia è partecipazione, partecipazione è appartenenza</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>E il segno di una Intelligenza “Artigiana” è una disponibilità libera ad appartenere a Relazioni che ci accompagnano in quella pienezza che, come diceva De Beers, è il più grande desiderio di ogni uomo.</p>
<p>“Reinventare l’appartenenza”, si apre così, con questa ‘missione’ lanciata dal Segretario Generale di Confartigianato Imprese Vincenzo Mamoli, il Quaderno tematico della Fondazione Germozzi preparata da Confartigianato per spiegare e significare la partecipazione alla 50ma Settima Sociale CEI del Luglio 2024 a Trieste.</p>
<p>Il libretto motiva la concettualizzazione di Intelligenza “Artigiana”, che si è cominciato a mettere a punto con la Giornata della Cultura Artigiana del Marzo scorso a Pesaro, e naturalmente fa leva su quella che oggi sembra essere la novità di tutti i tempi, cioè l’Intelligenza Artificiale.</p>
<p>Stesso acronimo appunto, I.A. Ma l’una segue la sua strada sistemica di cui l’algoritmo ne è il brand; l’altra affacciata sugli abissi dell’animo umano, spinta da una mente che cerca domande prima di soluzioni, convive con molti dilemmi e poche certezze, e come immagine di riferimento potremmo attribuirle l’uomo vitruviano di Leonardo, che parla dell’armonia dell’universo espressa dalla geometria delle forme umane.</p>
<p>Confartigianato, oltre a prender parte ai vari momenti del Programma generale di questa edizione triestina del Cinquantennale delle Settimane Sociali (messa su dall’economista Giuseppe Toniolo, la prima adunanza di cattolici motivati all’azione sociale si tenne a Pistoia nel Settembre del 1907, anni del non expedit papale), è stata fattivamente presente con un suo grande stand in Piazza della Borsa, all’interno del quale ha incontrato delegati, cittadini, colleghi di altre Organizzazioni, amministratori e studiosi di economia, sociologia e altre discipline.</p>
<p>Negli stand era previsto fossero presentate delle cosiddette “Buone Pratiche”, ovvero esperienze, progetti, iniziative, già realizzate o in corso di realizzazione, che dimostrassero delle ricadute sui due driver di questa Settimana Sociale, ovvero ‘Democrazia’ e ‘Partecipazione’. Per tutte le Associazioni partecipanti gli stand – oltre 120 – erano disseminati nelle piazze e nelle strade del centro città, a contatto con la popolazione. L’immagine era quella di una Trieste trasformata in un villaggio delle buone pratiche, perché come è stato detto le piazze sono proprio state chiamate “le piazze della democrazia, per mostrare come la democrazia deve tornare nelle piazze delle città”.</p>
<p>Nello <strong>stand di Confartigianato</strong>, Giovedì 4 Luglio, ha curato lo spazio e gli incontri la <strong>Fondazione “Leone Moressa”</strong> della C.G.I.A. di Mestre: tema “Le Migrazioni segno dei tempi &#8211; Una lettura e una comprensione”. Sono stati presentati argomenti come la gestione delle migrazioni in una prospettiva globale e regionale, anticipazioni del Rapporto 2024 sull’economia dell’Immigrazione (che uscirà ad Ottobre), il Progetto “ESG Green” per accompagnare le PMI verso la sostenibilità; con i colleghi Di Pasquale, Tronchin, Gomiero e Zabeo.</p>
<p>Il 5 Luglio è stata la volta del Prof. <strong>Giuseppe Roma</strong>, già Direttore Generale del Censis, che ha trattato il tema “Nuove Generazioni e Costituzione: Conoscenza, Valori, Aspettative”. È stata presentata la Ricerca nazionale “I giovani incontrano la Costituzione”, realizzata da “RuR” &#8211; Rete Urbana delle Rappresentanze.</p>
<p>Infine, nel pomeriggio di Sabato 6 Luglio, presso la bellissima Sala Maggiore della Camera di Commercio di Trieste, Confartigianato ha promosso un Incontro, rivolto a tutti i delegati, dal titolo “Rigenerare la Partecipazione: il Valore di una Intelligenza “Artigiana” ”. Relatori sono stati i Proff. <strong>Mauro Magatti, Stefano Micelli</strong> e <strong>Johnny Dotti</strong>.</p>
<p><strong>Mauro Magatti</strong> ha evidenziato come la realtà esterna travolga il modo in cui noi abbiamo razionalizzato le istituzioni, l’economia, i consumi, la vita. Ognuno esiste in quanto in relazione con il tutto e sono quindi le relazioni che abbiamo la vera possibilità di essere liberi e di liberare.</p>
<p><strong>Stefano Micelli</strong> è intervenuto sul tipo di ‘saperi’(detti anche competenze, skills) e sulla visione che servono alle Nuove Generazioni per affrontare il nodo che si para loro davanti, fatto di preparazione tecnica da scegliere, lavori in sintonia con il ‘sé’, relazioni di cui fidarsi e culture/stili di vita da cui si viene e da saper selezionare.</p>
<p><strong>Johnny Dotti</strong> ha trattato il desiderio (ancora presente) delle persone di riappropriarsi di un quotidiano diverso dal ‘pacchetto preconfezionato’ prestazionale da cui sentono di esser state ingannate, I ragazzi, i giovani, dovrebbero essere educati a cominciare dalle domande e non essere messi alla prova sulle risposte. È l’iniziazione la fase che conta, i risultati veri si costruiscono a partire da come si imposta la vita, sapendo di dover sempre riconnettere pensiero ed azione.</p>
<p>Due grandi eventi serali, uno del 5, con <strong>Lorena Bianchetti</strong> che intervistava <strong>Paul Bahatti</strong>, il fratello del martire pachistano Shahbaz Bhatti, e l’altro del 6 Luglio con lo spettacolo di Giovanni Scifoni su San Francesco Superstar, entrambi sponsorizzati in esclusiva da Confartigianato, hanno visto i saluti del <strong>Presidente Nazionale Marco Granelli</strong> e del <strong>Presidente di Confartigianato Trieste Lino Calcina</strong>.</p>
<h2><strong style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif; font-size: 13px;"><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></strong></h2>
<p><strong><span class="s1">© Fotografia: CEI/Siciliani-Gennari</span></strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-6"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1700667013508 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-2x"><h4 class="h6">Scarica il Quaderno della Fondazione Germozzi "Una Intelligenza “Artigiana” per Reinventare la Partecipazione" presentato alla 50^ Settimana Sociale di Trieste</h4></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/07/Quaderno-QFG9_web-1.pdf" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-chevron-circle-down fa-2x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-6" data-row="script-row-unique-6" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-6"));</script></div></div></div>
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		<title>La Rivoluzione Sostenibile delle PMI Italiane nel Contesto Post Covid : lo ‘Spirito Artigiano’ come impegno rigenerativo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Payar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2024 05:58:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
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		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le piccole imprese italiane si trovano attualmente in una fase di profonde e continue trasformazioni. Queste trasformazioni non riguardano solo l'adattamento alle nuove direttive del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma implicano anche una transizione verso un futuro che si sta delineando in una logica completamente diversa rispetto agli scorsi decenni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-7"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106667" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/pexels-pixabay-2156.jpg" width="1200" height="795" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/pexels-pixabay-2156.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/pexels-pixabay-2156-300x199.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/pexels-pixabay-2156-1024x678.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/pexels-pixabay-2156-768x509.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/pexels-pixabay-2156-350x232.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<h3><span class="font-435549"><em>Le  PMI italiane stanno da qualche tempo affrontando profonde e continue trasformazioni, anche nell’adattarsi alle nuove direttive del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Questa adattabilità implica una transizione verso un futuro che si sta delineando in una logica completamente diversa dagli scorsi decenni, focalizzandosi sulla rivoluzione ecologica e la creazione di reti eco-sistemiche interconnesse. L&#8217;interdipendenza e la sostenibilità, considerate come aspetti relazionali e plurali, sono elementi cruciali. Vi è la necessità di una visione trasformativa del contingente, sostenendo transizioni che devono saper assumere e valorizzare proprio le contraddizioni. Lo &#8220;Spirito Artigiano&#8221; emerge come pilastro di un pensare rigenerativo per il futuro dell&#8217;Italia. Un impegno sempre diretto al ‘bene comune’, l’unico vantaggio di ogni individualità.</em></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il mondo post-Covid, così come i tanti ‘-<em>post</em>’ che si stanno succedendo senza interruzione, è caratterizzato da trasformazioni profondissime. C’è la necessità per le PMI italiane di trovarsi interpreti di nuove logiche e nuovi parametri per cosa possa essere oggi vissuto da ciascuno come Valore.</p>
<p>Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con le sue 6 missioni, suggerisce una transizione verso un futuro di cambiamenti. Le PMI devono abbracciare una rivoluzione ecologica, trasformandosi in nuclei eco-sistemici interconnessi. L’interdipendenza e la sostenibilità &#8211; questa intesa come rafforzamento e non riduzione della crescita &#8211; non sono solo fattori vincolanti ma anche significati del valore relazionale e del <em>Senso</em> che ne deriva. Un ‘riprendersi’ post-Covid richiede  una visione complessiva che nasce solo da un diverso immaginario del vivere, in cui non si ritenga fuorviante ma bensì abilitante ‘<em>abitare  le</em> <em>contraddizioni</em>’.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>“Okay Houston, we’ve had a problem here”</em></span></h2>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Okay Houston, we’ve had a problem here”</em>: ovvero “il maggior fallimento di successo” della storia dell’astronautica, e anche la missione lunare più famosa dopo Apollo 11.  L&#8217;episodio dell’Apollo 13 è un esempio formidabile di imprevisto non solo nella storia della conquista dello spazio ma anche nell’esperienza esistenziale di ciascuno di noi. Racconta di come una missione lunare ormai diventata quasi di <em>routine</em> abbia potuto trasformarsi in una inedita e estrema avventura quando un&#8217;esplosione   danneggiò i serbatoi dell&#8217;ossigeno a 330.000 chilometri dalla Terra. La celebre comunicazione   &#8220;Okay, Houston,   abbiamo avuto un problema qui&#8221; segnalò la complessità della situazione. Il potere ineliminabile dell’<em>in</em>&#8211;<em>previsto</em>. Lo sbarco sulla Luna fu cancellato ma l’obbiettivo iniziale si trasformò nel riuscire a ritornare sul Pianeta, cosa impensata dai programmi e per la quale sembrava non vi fossero le condizioni. La realtà può sfuggire ai piani e la sua corrispondenza   non segue leggi universali.</p>
<p>Il contesto post-Covid. Fallimenti di successo ci attendono.</p>
<p>L’episodio dell’Apollo 13 ci fa riflettere sul cambio di prospettiva innescato dal problema, passando da   un sicuro successo   a un improvviso fallimento. Questo cambio di paradigma &#8211; la trasformazione dell’insuccesso in risorsa – è paragonabile alla necessità di rivoluzionare le logiche con cui valutiamo risultati, soluzioni, certezze e benessere nel contesto post-Covid e in ogni altra situazione che ci espone ad uno sconosciuto ‘-<em>post</em>’.</p>
<p>Il regista Sorrentino, nella notte degli Oscar 2022, visti i risultati attesi e non arrivati, si dichiarò “felice”: “Io ho fallito nelle migliori condizioni di spirito. Sono molto contento di essere arrivato nella cinquina.”.</p>
<p>Citò per questo Stevenson: &#8220;Il nostro compito non è riuscire, ma fallire nelle migliori condizioni possibili. E io fallisco nelle migliori condizioni di spirito. Non lo considero un fallimento&#8221;. Il rimando di Sorrentino è non ad una consolazione, e tantomeno è una sorta di ripiego, ma ad una filosofia . La frase di Stevenson è una filosofia:</p>
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<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em> “ Our business in life is not to succeed, but to continue to fail, in the best of spirits” ( il nostro scopo nella vita non è avere successo, ma continuare a fallire, con il morale alto). </em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa direzione bisogna ridefinire il concetto di &#8220;ripresa&#8221; nel contesto post- Covid, esaminando la trasformazione delle PMI italiane e la necessità urgente di una prospettiva ecologica e sostenibile. Anche qui, abbiamo   la necessità di affrontare il cambiamento di paradigma, sottolineando la complessità invincibile del tempo odierno e la sfida di interpretare fenomeni in continua evoluzione. Tutto questo va indiscutibilmente ad impattare sulla ridefinizione delle Piccole e Medie Imprese (PMI) in un contesto post-pandemia. L’accento va verso temi di grande significato: la sostenibilità, la digitalizzazione, soprattutto la <em>ri-abitazione</em> ‘ecologica’, cioè rispondente a ciò che è altro da noi, delle relazioni.</p>
<p>Vi è dunque l&#8217;esigenza di riuscire a sostenere e gestire un aumento di complessità nel processo di ri ˗ presa, con riferimenti a una ‘supersocietà’, per dirla con Magatti-Giaccardi caratterizzata   dalla convergenza di processi globali, interazione   umana con la   biosfera e coinvolgimento profondo della soggettività nell&#8217;auto˗produzione sociale.</p>
<p>Crescono perciò aspettative ma anche opportunità per le nuove Piccole e Medie Imprese (PMI). Che diventano ‘sostenibili’. Dobbiamo   esplorare la possibilità di poter pensare a nuove Piccole e Medie Imprese (PMI) appunto ‘sostenibili’ e ribattezzabili come &#8216;PMIS&#8217;, che fungano da soggettualità/punti  eco-sistemici generativi   di nuove strumentalità e significati.</p>
<p>Lo &#8220;Spirito   Artigiano&#8221;,  tipico della maggior parte delle piccole imprese, si  applica efficacemente alla realtà fattuale e ai suoi cambiamenti. Può essere il fondamento di un impegno ‘artigiano’ in grado di contribuire in modo rigenerativo, riassicurante e rinsaldante il futuro economico (e non solo) del nostro Paese. Questo impegno ‘artigiano’, centrato sul significato del dedicarsi, della spesa personale  e dei vantaggi cercati, è un elemento   indissolubile di valore per la  rigenerazione delle aree locali, riabitabili da comunità più forti,  poiché focalizzato sulla reciprocità, sul <em>fare ‘con’ </em>più che sul<em> fare ‘per’, </em>sulla cura, la sollecitudine responsabile e lo sguardo su <em>il bene</em> <em>comune.</em></p>
<p>(<span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;"><em>Sintesi del documento &#8216;Le PMI italiane alla prova della ripresa post˗Covid&#8217; in XII Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, Fondazione Moressa</em>).</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">© </span><strong>Foto di <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/astronauta-americano-nello-spazio-2156/" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></strong></p>
<h6 class="p1"><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati. </span><b></b></h6>
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