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	<title>Enrico Quintavalle - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>Enrico Quintavalle - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Più di un milione di occupati nell’artigianato alla base del soft power dell’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 05:50:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli home page]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dazi, guerre ed energia ridisegnano il mondo, ma l’Italia gioca la sua partita con territori, botteghe e piccole imprese: il soft power artigiano diventa reputazione, export e competitività</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 91%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110324" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Firefly.png" width="1408" height="768" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Firefly.png 1408w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Firefly-300x164.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Firefly-1024x559.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Firefly-768x419.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Firefly-350x191.png 350w" sizes="(max-width: 1408px) 100vw, 1408px" /></div>
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<p>In Italia questa forza ha un tratto distintivo: nasce nei territori e prende forma nelle imprese, soprattutto nelle micro e piccole realtà artigiane. Il <em>soft power </em>si fonda su un capitale immateriale distintivo, capace di generare attrazione, fiducia e reputazione internazionale. Esso combina cultura, saper fare manifatturiero, estetica, qualità della vita e relazioni sociali, alimentando una proiezione verso l’esterno dell’Italia caratterizzata da autenticità e identità territoriale. La forza del modello italiano risiede nella diffusa presenza nel territorio di micro e piccole imprese e di imprese artigiane e nella loro capacità di integrare tradizione e innovazione nella produzione di beni e servizi ad alto contenuto di significati come il bello, il ben fatto e la sostenibilità. In un contesto dominato dalle crisi di natura geopolitica, il <em>soft power </em>italiano diventa una risorsa strategica che sostiene l’economia nelle fasi di rallentamento, rafforzando la resilienza delle imprese e valorizzando l’economia di prossimità. Inoltre, rappresenta un vantaggio competitivo nei mercati internazionali che sostiene i flussi dell’export, del turismo, consolidando l’influenza culturale del nostro Paese.</p>
<p>Il <em>soft power </em>dell’Italia si fonda su un articolato <strong>sistema di imprese ad alta vocazione artigiana</strong> che generano relazioni attraverso una produzione di beni e servizi di qualità che sono alla base della produzione culturale e dell’attrazione dei flussi turistici.</p>
<p>Nel perimetro dei <strong>settori maggiormente rilevanti per il <em>soft power </em></strong>vi sono un milione 75 mila imprese attive rilevate in Istat (2026) che danno lavoro a 4 milioni 809 mila addetti, di cui i tre quarti (73,6%) sono occupati in micro e piccole imprese. Le 385mila imprese artigiane danno lavoro a un milione 97mila addetti, pari al 22,8% del totale. Il sistema delle imprese che alimentano prodotti e servizi che rappresentano il magnete del <em>soft power </em>sono il 25,5% dell’occupazione del totale delle imprese italiane. Più alta la concentrazione nei settori del <em>soft power </em>nell’artigianato che rappresentano il 42,3% dell’occupazione delle imprese artigiane italiane. L’artigianato intensifica il legame tra prodotto e territorio, rafforza la qualità percepita dei prodotti e dei servizi e costruisce relazioni di fiducia con i consumatori. In un contesto globale segnato da standardizzazione e competizione sui costi, il <em>soft power </em>a valore artigiano rappresenta una forma di competitività alternativa, fondata su identità e valore.</p>
<p>Nel <strong>confronto internazionale</strong> (Eurostat, 2026) l’Italia è al secondo posto in Ue per numero di imprese del <em>soft power</em>, collocandosi dietro ad un milione 162mila imprese della Francia ma sopravanzando le 782mila imprese della Spagna e le 710mila della Germania.</p>
<p>La più elevata <strong>presenza di artigianato del <em>soft power </em>nel territorio</strong> si riscontra in Lombardia con 194mila occupati (40,1% dell’artigianato lombardo), seguita da Veneto con 139mila occupati (44,7% dell&#8217;artigianato veneto), Toscana con 115mila occupati (50% dell&#8217;artigianato toscano) ed Emilia-Romagna con 107mila occupati (39,7% dell&#8217;artigianato emiliano-romagnolo). La top ten provinciale è costituita da Milano con 43mila occupati nelle imprese artigiane del <em>soft power</em> (36,1% dell&#8217;artigianato della provincia), davanti a Torino con 39mila occupati (38,1%), Brescia con 35mila occupati (43,2%), Roma con 35mila occupati (40,3%), Vicenza con 31mila occupati (48,7%), Firenze con 29mila occupati (49,8%), Padova sempre con 29mila occupati (45,1%), Prato con 27mila occupati (76,1%), Bergamo, anch’essa con 27mila occupati (39,5%) e Treviso con 26mila occupati (45,9%).</p>
<p>Nel <strong>dettaglio settoriale</strong> il 37,2% degli occupati del totale delle imprese attive nei settori del <em>soft power </em>proviene dal <strong>turismo, accoglienza e valorizzazione del territorio</strong>, seguito dal 35,7% del <strong>manifatturiero ad alta intensità di design e della cultura materiale</strong>, che comprende moda, gioielleria, oreficeria, strumenti musicali, articoli sportivi, legno e arredo, carta ed editoria, prodotti in metallo, ceramica e vetro; in questi settori l’artigianato pesa per il 30,4% del totale contribuendo in modo decisivo alla qualità e all’autenticità dell’offerta. Inoltre, una quota rilevante del perimetro in esame, pari al 10,0%, si registra per <strong>agroalimentare di qualità e della tradizione</strong>, un cluster dove le imprese artigiane determinano il 30,5% degli occupati. L’8,8% degli occupati del perimetro si registra per i <strong>servizi alla persona e qualità della vita</strong>, per quasi i due terzi (64,6%) determinato dall’artigianato, a cui si aggiunge il 6,6% di occupati nella <strong>produzione culturale e creativa</strong>, in cui sono comprese le attività editoriali, la produzione cinematografica, video e programmi TV, le attività di programmazione e trasmissione, altre attività professionali, scientifiche e tecniche, in primis il design (Confartigianato 2026). Il restante 1,6% del perimetro si riferisce ad attività relative a <strong>patrimonio culturale e intrattenimento</strong>.</p>
<p>Nel complesso, questi settori delineano un ecosistema del <em>soft power </em>che integra produzione materiale e contenuti culturali, con una forte carattere identitario. La diffusione sul territorio delinea una <strong>biodiversità</strong> dei sistemi di imprese che amplifica i fattori di attrazione del <em>soft power</em>. Il valore economico della produzione si intreccia con nuovi significati: i prodotti e i servizi raccontano un territorio, una tradizione, una competenza, generando emozioni. È proprio questa combinazione – manifattura di qualità, cultura e stile di vita – a rendere l’Italia un riferimento globale nei modelli di consumo ad alto valore simbolico.</p>
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<p><em> <strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></em></p>
<hr />
<p><strong>Riferimenti </strong></p>
<p>Nye J. (2005), Soft Power: The Means to Success in World Politics</p>
<p>Confartigianato (2026), <a href="https://bit.ly/4mEgEUM">Alta vocazione artigiana, fattore chiave della leadership europea del Design. Il report di Confartigianato</a>, 21 aprile</p>
<p>Eurostat (2026), Structural business statistics, anno 2024</p>
<p>Istat (2026), Imprese, struttura, anno 2024, IstatData</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
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		<title>L’artigianato della pace nei key data di un modello economico e sociale per un mondo in conflitto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 11:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei dati che raccontano il settore prende forma un’economia che resiste alle logiche più estreme della globalizzazione senza rinunciare alla crescita</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 74%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110175" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920.jpg" width="1260" height="1260" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920.jpg 1260w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-1024x1024.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-768x768.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-350x350.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-348x348.jpg 348w" sizes="auto, (max-width: 1260px) 100vw, 1260px" /></div>
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<p>In un tempo segnato da tensioni geopolitiche e conflitti armati, l’economia mondiale appare sempre più attraversata da contraddizioni profonde. Da un lato cresce l’“industria della guerra”, dall’altro emergono modelli produttivi che promuovono coesione sociale, lavoro dignitoso e sviluppo sostenibile. In questo contesto assume un forte valore simbolico e concreto il richiamo di Papa Leone XIV che, all’Angelus del 6 gennaio 2026, ha invitato a far sì che «invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace», auspicando un mondo in cui «gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle». Questa espressione, potente e suggestiva, richiama un’idea di economia profondamente radicata nella tradizione produttiva italiana: un sistema di imprese artigiane che costruisce, ripara, è diffuso nelle comunità, crea valore condiviso e rafforza i legami tra le persone. In questo senso l’artigianato rappresenta non soltanto un settore produttivo, ma anche un modello culturale e sociale capace di contribuire alla costruzione della pace.</p>
<h3><span class="font-435549">* Un pilastro dell’economia italiana</span></h3>
<p>L’artigianato costituisce una componente essenziale del sistema produttivo italiano. Alla fine del 2025 si contano 1.233.610 imprese artigiane, pari al 21,1% del totale delle imprese italiane. La loro diffusione è capillare: si registrano 2,1 imprese artigiane ogni 100 abitanti e 4,7 ogni 100 famiglie, mentre nel corso dell’anno sono nate 82.489 nuove imprese, in media 317 al giorno. Il contributo occupazionale è altrettanto rilevante. Le imprese artigiane impiegano 2 milioni e 494 mila addetti, pari al 13,4% degli occupati del settore privato non agricolo. Di questi, oltre la metà sono lavoratori dipendenti, mentre quasi altrettanti sono lavoratori indipendenti: titolari, soci e collaboratori familiari. La dimensione media è di 2,5 addetti per impresa, segno di un sistema produttivo basato su piccole unità imprenditoriali fortemente radicate nei territori. Dal punto di vista economico, l’artigianato genera 142,9 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’8% del totale nazionale. Numeri che testimoniano come questo settore rappresenti un pilastro non solo economico ma anche sociale del Paese.</p>
<p>Il concetto di “artigianato della pace” evocato dal Pontefice può essere interpretato attraverso alcune caratteristiche strutturali dell’artigianato italiano.</p>
<h3><span class="font-435549">*Un’economia di imprese familiari</span></h3>
<p>Gran parte delle imprese artigiane nasce e si sviluppa in ambito familiare. In Italia le micro e piccole imprese familiari, controllate da persone fisiche o famiglie, rappresentano l’81,6% del totale delle micro e piccole imprese italiane. Questa dimensione rafforza il legame tra lavoro, comunità e responsabilità sociale. L’impresa non è soltanto un luogo di produzione ma uno spazio di relazioni e di trasmissione di competenze tra generazioni.</p>
<p>Un modello distante dalla turbo-globalizzazione &#8211; L’artigianato è generalmente poco coinvolto nei processi più estremi della globalizzazione produttiva, che spesso puntano alla massima riduzione del costo del lavoro attraverso delocalizzazioni e catene globali lunghe. Le imprese artigiane operano invece prevalentemente nei territori, valorizzando competenze e qualità del prodotto locali, intercettando una diffusa domanda di prossimità, caratterizzata da una maggiore sostenibilità. In Italia vi sono 12,3 milioni di consumatori che acquistano prodotti a chilometri zero, pari al 23,5% della popolazione di 14 anni ed oltre.</p>
<h3><span class="font-435549">*La relazione diretta con le persone</span></h3>
<p>L’artigianato vive di relazioni di fiducia con clienti, fornitori e comunità locali. La dimensione di prossimità crea reti sociali e rafforza la coesione territoriale, contribuendo a ridurre le disuguaglianze e a sostenere lo sviluppo delle aree interne e montane. Nelle comuni delle aree interne, connotate da scarsa accessibilità ai servizi essenziali, il peso degli addetti dell’artigianato sale al 22,2%, 7,7 punti percentuali superiore al 14,5% della media.</p>
<p>L’assenza della finanza speculativa &#8211; Le imprese artigiane sono generalmente poco esposte alla finanza speculativa e orientate a una gestione prudente e di lungo periodo, che poggia sull’autofinanziamento, diffuso nell’80,4% delle micro e piccole imprese e dell’artigianato. Per questo sistema imprenditoriale la finanza d’impresa sostiene gli investimenti reali, strettamente legati allo sviluppo dell’impresa e alla qualità del lavoro più che le operazioni finanziarie e straordinarie, estranee al core business.</p>
<p>Un’economia che mette al centro la persona e il lavoro &#8211; Molte attività artigiane si basano su lavorazioni ad alta intensità di lavoro e competenze manuali. Il valore del prodotto nasce dall’abilità, dall’esperienza e dalla creatività delle persone. Il lavoro non è una variabile da ottimizzare ma la principale fonte di valore. In tale contesto assume un ruolo fondamentale la formazione: nel 2024 l’artigianato impiega 116 mila apprendisti, pari al 19,8% del totale nazionale.</p>
<h3><span class="font-435549">*L’orientamento alla sostenibilità sociale</span></h3>
<p>L’artigianato rappresenta anche un importante fattore di inclusione. Nel 2025 si contano 218 mila imprese artigiane femminili (17,7% del totale), e 222 mila imprese a conduzione straniera, pari al 18% delle imprese artigiane. Sono 121 mila le imprese artigiane guidate da giovani under 35, pari al 9,8% del totale. L’artigianato si configura come un sistema produttivo capace di offrire opportunità a diverse componenti della società.</p>
<p>Un modello di sviluppo per il futuro &#8211; Il richiamo all’“artigianato della pace” non riguarda solo un modo di produrre ma un modo di vivere che mette al centro la persona, il lavoro e le comunità. In un’economia globale attraversata da forti tensioni e trasformazioni tecnologiche, il modello artigiano offre spunti qualificanti: sviluppo radicato nei territori, valorizzazione delle competenze, equilibrio tra tradizione e innovazione, attenzione alla qualità e alle relazioni umane.</p>
<p>L’artigianato italiano dimostra la possibilità di coniugare crescita economica e coesione sociale. La sua capillarità territoriale sostiene le comunità locali, mantiene viva la cultura del lavoro e dell’imprenditorialità, contribuisce a diffondere opportunità economiche anche nelle aree più fragili del Paese.</p>
<h3><span class="font-435549">*Costruire la pace attraverso il lavoro </span></h3>
<p>L’espressione “artigianato della pace” suggerisce infine una dimensione più profonda: la pace non è un prodotto industriale che si impone dall’alto, ma un processo che si costruisce pazientemente nel tempo, proprio come un lavoro artigiano. Richiede cura, responsabilità e collaborazione tra le persone e tra le istituzioni, su scala mondiale.</p>
<p>In questo senso il lavoro delle imprese artigiane – fatto di competenze, relazioni collaborative e creatività – può essere letto come una metafora concreta di un modello economico capace di generare sviluppo umano e sociale.</p>
<p>In un mondo dominato da conflitti e incertezze, l’artigianato continua dunque a rappresentare non solo un pilastro dell’economia italiana, ma anche un esempio di economia della prossimità, della responsabilità e della pace. Un modello che dimostra come, anche nel sistema produttivo, sia possibile scegliere la strada indicata dal Pontefice: far prevalere l’artigianato della pace sull’industria della guerra.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Milano Cortina 2026, la ‘nazionale’ delle piccole imprese in campo per l’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:17:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[montagna]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre gli atleti scalano il medagliere, i territori olimpici mostrano un’altra forza italiana: un’economia diffusa fatta di artigianato, turismo e piccole imprese che sostiene la filiera dei Giochi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 74%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109952" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80.jpg" width="1008" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80.jpg 1008w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80-300x298.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80-768x762.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx105482-1200px-1600-1000-80-350x347.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1008px) 100vw, 1008px" /></div>
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<h3><span class="font-435549">Per l’Italia la maggiore risalita di posizioni nel medagliere, superate Germania, Francia, Giappone e Cina</span></h3>
<p>Il risultato sportivo diventa anche una metafora del dinamismo del sistema del Paese: l’Italia, che a Milano Cortina 2026 sale al quarto posto nel medagliere, è la nazione con la maggiore risalita rispetto a Pechino 2022, superando paesi più grandi come Germania, Francia, Giappone e Cina. In chiave economica, tra il 2021 e il 2026, nonostante l’elevata incertezza determinata dalle tensioni geopolitiche, l’Italia cumula una crescita del PIL del 7,8%, facendo meglio di Francia (+7,2%) e Germania (+1,8%).</p>
<h3><span class="font-435549">L’economia dei territori olimpici al settimo posto in Europa</span></h3>
<p>La geografia delle sedi dei Giochi – che hanno interessato sei province tra Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige – coincide con territori ad alta densità di imprese a vocazione artigiana e di saper fare manifatturiero, dove l’intreccio tra turismo, produzione e servizi costituisce un rilevante ecosistema economico, di assoluto rilievo, oltre che sul piano nazionale, anche nel contesto europeo. La somma del <strong>PIL</strong> generato dai territori olimpici di Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige supera quello di Svezia e Ungheria messe insieme. Nella classifica ibrida con i paesi europei, le tre regioni olimpiche si collocano al settimo posto dietro alla Germania, la Francia, la Spagna, le restanti regioni italiane, i Paesi Bassi e la Polonia. Su questo fronte va ricordato che l’Italia detiene il <strong>primato europeo</strong> dell’<strong>economia della montagna</strong> con un PIL prodotto nei territori montani che ammonta al 44,6% del totale nazionale, una quota più che doppia rispetto al 21,1% registrato dalla media UE (Confartigianato, 2025).</p>
<h3><span class="font-435549">Il distretto olimpico imperniato sulle piccole imprese</span></h3>
<p>Nelle sei province che hanno ospitato i giochi olimpici operano 127mila <strong>imprese artigiane</strong>, pari al 10,2% del totale nazionale. Di queste circa 20mila sono attive nei settori direttamente collegati alla <strong>domanda turistica</strong>, con 48mila addetti che rappresentano quasi il 10% dell’occupazione nazionale di questi comparti. Si tratta di un tessuto produttivo che intercetta rilevanti <strong>flussi turistici</strong>: nel 2023 le sei province hanno registrato 97 milioni di presenze, il 21,8% del totale italiano, con una quota di turisti stranieri superiore al 63%. Gli otto comuni sede delle gare concentrano da soli 19 milioni di presenze, quasi il 20% del totale delle province coinvolte, confermando la rilevanza internazionale di queste destinazioni e il potenziale effetto vetrina dei Giochi per l’economia locale (Confartigianato, 2025a).</p>
<p>In questo contesto, il <strong>sistema delle piccole imprese ad elevata vocazione artigiana</strong> diventa un attore rilevante della macchina olimpica. Dall’ospitalità alla ristorazione, dalle costruzioni ai servizi alla persona, fino alle produzioni manifatturiere legate allo sport e allo sci, le imprese artigiane partecipano in modo diffuso alla filiera dell’evento. Inoltre, è lo stesso mondo della <strong>sport economy</strong> italiana a dimostrare quanto il baricentro produttivo su cui ruota l’evento olimpico sia nelle mani delle piccole imprese: nel perimetro dei settori della produzione e servizi per lo sport elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato operano 25mila <strong>micro e piccole imprese</strong> che danno lavoro a 56mila addetti, pari a oltre il 79% dell’occupazione complessiva del cluster. All’interno di questo perimetro, le <strong>imprese artigiane</strong> costituiscono il 45,5% della manifattura di prodotti per lo sport, confermando come le competenze specialistiche, la flessibilità produttiva e la personalizzazione siano fattori chiave di competitività.</p>
<p>La <strong>produzione di articoli per l’attività sportiva</strong> ha manifestato una elevata resilienza nella crisi della manifattura colpita dalle conseguenze negative della guerra in Ucraina.  Il comparto degli articoli sportivi nel 2024 ha aumentato la produzione del 6,9% e nel 2025 di un ulteriore 5,7%, a fronte di una flessione della produzione manifatturiera registrata nel biennio e delineando un <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/5839c0b3-287d-48f0-9132-978dd2f772e0?lang=en&amp;createdAt=2026-02-26T12:18:34Z">profilo dell’offerta di prodotti per lo sport del settore migliore</a> di quello di Francia e Germania.</p>
<p>In relazione all’evento olimpico, assume un particolare significato il comparto dei <strong>prodotti per lo sci</strong>, uno dei simboli della filiera del made in Italy sportivo (Confartigianato, 2026). Nel 2025 l’Italia ha esportato 371 milioni di euro di articoli per lo sci, risultando il secondo esportatore dell’Unione europea con una quota del 16%, alle spalle della sola Austria. Ancora più significativo è il primato nelle calzature da sci, con 222 milioni di euro di export e una quota del 27,3% del totale UE, che colloca il nostro Paese al primo posto in Europa. Crescono anche le esportazioni di sci, attacchi e relative attrezzature, che nel 2025 segnano un aumento a doppia cifra (+11,4%), a dimostrazione della vitalità tecnologica e produttiva del settore. A questo segmento produttivo contribuiscono le 2mila imprese attive nelle confezioni di abbigliamento sportivo e nella fabbricazione di articoli sportivi che contano oltre 14mila addetti, concentrati per il 63,1% in micro e piccole imprese con meno di 50 addetti. È una struttura produttiva che riflette il modello italiano: specializzazione, qualità, integrazione tra tradizione manifatturiera e innovazione. Il made in Italy dello sci partecipa alle catene del valore globali, e l’evento di Milano Cortina 2026 ne rafforza la visibilità e l’attrattività, nonostante le incertezze geopolitiche e le tensioni generate dalle politiche protezionistiche.</p>
<p>L’effetto dei Giochi, tuttavia, non si esaurisce nella manifattura sportiva. Un impatto più ampio interessa l’intero sistema territoriale: turismo, servizi, costruzioni, manutenzioni, logistica, comunicazione. Le imprese artigiane, per loro natura radicate nei territori, intercettano questa domanda prevalentemente legata alle infrastrutture, cogliendo le opportunità di crescita che combinano investimenti, lavoro e valorizzazione delle competenze locali. In questo senso, Milano Cortina 2026 rappresenta una piattaforma di sviluppo che unisce economia reale e immagine del Paese, mettendo in vetrina non solo le performance sportive, ma anche la capacità produttiva italiana. Il sistema delle imprese diventa determinante per la messa a terra di 3,5 miliardi di investimenti per <strong>infrastrutture in opere pubbliche</strong> che si sommano a 1,9 miliardi di euro di <strong>spese organizzative</strong> programmati per l’evento di Milano Cortina 2026. Va ricordato che le opere vanno terminate, oltre che utilizzate e manutenute anche dopo il termine dei Giochi, tutte operazioni non sempre scontate.</p>
<p>Milano Cortina 2026 mostra che i grandi eventi non si vincono solo con la partecipazione del pubblico e le medaglie, ma anche con una rete diffusa di imprese che progettano, producono, investono, innovano e creano lavoro. È lì, nella “nazionale” dell’economia reale, che si gioca una parte decisiva della competitività del Paese.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>© <strong><a class="ig-tags-link" href="https://www.coni.it/it/archivio-foto.html?view=tags&amp;igtags=Foto%20Simone%20Ferraro%20e%20Giuseppe%20Giugliano/CONI">Foto Simone Ferraro e Giuseppe Giugliano/CONI</a></strong></p>
<hr />
<p><strong>Riferimenti</strong></p>
<p>Confartigianato (2026), <a href="https://bit.ly/4amAZIp">Made in Italy di prodotti per lo sci per 371 milioni di euro nel 2025</a><br />
Confartigianato (2023), <a href="https://bit.ly/3ENqdvG">Imprese, MPI e made in Italy dello sport</a><br />
Confartigianato (2025), <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/economia-della-montagna-66-occupazione-in-3-anni-pesano-recessione-in-germania-e-crisi-dazi/">Economia della montagna: +6,6% occupazione in 3 anni, pesano recessione in Germania e crisi dazi</a><br />
Confartigianato (2025a), <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2025/11/Confartigianato_20%C2%B0_Rapporto_annuale_25112025_QRCODE.pdf#PAGE=40">Box &#8211; Verso Milano Cortina 2026 nel 20° Rapporto annuale, Galassia impresa, l&#8217;espansione dell’universo produttivo italiano, 25 novembre 2025</a><br />
Confartigianato (2025b), <a href="https://bit.ly/4plTSB6">I territori al centro del 20° Rapporto annuale, 1° dicembre</a><br />
Ministero della Salute (2025), Relazione ‘<a href="https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/2025-08/Relazione%20NSG_31_07_2025_per_portale_copertine%20%281%29.pdf">Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia – Metodologia e risultati dell’anno 2023</a>’</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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		<item>
		<title>Artigianato, fattore chiave nell’applicazione delle tecnologie della doppia transizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra sensori, software e cantieri, l’innovazione non si installa da sola: serve chi la sa mettere a terra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 73%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109299" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920.jpg" width="1446" height="1920" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920.jpg 1446w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-226x300.jpg 226w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-771x1024.jpg 771w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-768x1020.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-1157x1536.jpg 1157w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-350x465.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1446px) 100vw, 1446px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Gli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati da una spinta crescita degli <strong>investimenti</strong>, saliti al ritmo medio annuo del 4,4%, in controtendenza rispetto al decennio precedente quanto gli investimenti sono scesi al tasso del 2,9% all’anno. La <strong>doppia transizione</strong>, digitale e ambientale, ha contribuito a generare un flusso medio annuo di investimenti, valutati a prezzi costanti 2020, di 350 miliardi di euro, di cui il 54,1% in costruzioni e il 45,7% in macchinari, impianti e prodotti di proprietà intellettuale quali ricerca e sviluppo, software e basi dati. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La propensione ad investire sostiene l’<strong>innovazione</strong>, in particolare nelle piccole imprese. Gli investimenti in macchinari e l’acquisto di beni e servizi specializzati, infatti, rappresentano oltre un terzo (35,2%) della spesa delle micro e piccole imprese per l’innovazione, una quota doppia a quella delle medie e grandi imprese (8,5%) le quali concentrano maggiormente gli investimenti per l’innovazione nell’attività di ricerca e sviluppo.</p>
<p>Per adattare l’ampia gamma delle tecnologie incorporate negli investimenti sono necessari gli <strong>interventi predisposti da imprese specializzate ad alta vocazione artigiana</strong>. Sono infatti necessari interventi di predisposizione del sito del macchinario e degli impianti elettrici e idraulici, attività di installazione, montaggio e collaudo dei macchinari, oltre alla gestione di processi di digitalizzazione e automazione, la gestione della sensoristica e del software per IoT (Internet of Things). Gli elevati costi per energia elettrica e gas in Italia richiedono un costante presidio dei processi <em>energy saving</em> dei macchinari e degli impianti. Per gli investimenti nelle costruzioni sono richieste attività di adattamento delle strutture e dell’involucro degli edifici, la gestione della domotica, dell’efficientamento energetico e della sicurezza.</p>
<p>Anche la normativa sugli incentivi fiscali degli investimenti delinea una ampia articolazione delle tecnologie, applicandosi a beni strumentali controllati da sistemi computerizzati e gestiti tramite sensori, sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità, dispositivi per l’interazione uomo-macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica « 4.0 », oltre ai beni per l’elaborazione dei dati funzionali alla trasformazione digitale delle imprese. Tra i beni immateriali, oltre al software si trovano sistemi, piattaforme, applicazioni, algoritmi e modelli digitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Diffusione dei robot e raddoppiano piccole imprese che usano IA</span></h2>
<p>Nella crescente digitalizzazione della gestione dei macchinari si è sviluppata la presenza di robot e di applicazioni di intelligenza artificiale (IA), tecnologia sempre più diffusa tra le piccole imprese e le imprese artigiane. Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dall&#8217;Istat il 15,2% delle piccole imprese manifatturiere utilizza robot, mentre nel 2025 è raddoppiato il numero delle piccole imprese che usa l&#8217;IA, salite al 14,2%, segnando un significativo incremento rispetto al 6,9% del 2024 e al 4,4% del 2023. Tenuto conto del trend delle imprese attive, si stima che nel 2025 le piccole imprese che usano l’IA salgono del 110,8%. Nel confronto europeo l’uso dell’IA interessa il 17,0% delle piccole imprese tra 10 e 49 addetti nell’Unione europea a 27, con quote più elevate per Germania (23,1%) e Spagna (17,2%), mentre la diffusione in Francia (15,0%) è più allineata a quella dell’Italia (come anticipato pari al 14,2%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">L’artigianato sulla frontiera tecnologica</span></h2>
<p>Per la gestione dell’ultimo miglio della tecnologia e dell’innovazione è necessario l’intervento di imprese specializzate, con una elevata presenza di imprese artigiane, che adattano e personalizzano e potenziano le funzionalità dei beni di investimento. Circa un quarto della spesa delle imprese per l’innovazione si riferisce all’acquisto di macchinari e di beni e servizi di supporto ai processi innovativi. L’artigianato presidia questo segmento di offerta di beni strumentali e di servizi per l’implementazione delle tecnologie. A settembre 2025 nella manifattura di beni strumentali ad elevata intensità tecnologica e di conoscenza operano 16mila imprese artigiane mentre nei servizi di installazione di macchinari, di impianti elettrici e idraulici, nei servizi dell’economia digitale e nella riparazione di computer ed apparecchi per le telecomunicazioni operano 153mila imprese artigiane. Nel complesso sono 169mila le imprese artigiane, pari al 13,6% dell’artigianato che, sulla base della creatività e delle competenze dei loro 400mila addetti, intervengono sulle matrici tecnologiche mediante personalizzazioni e trasformazioni, orientandole ad una maggiore efficacia nei confronti del cliente utilizzatore finale del bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Le competenze sono il fattore critico</span></h2>
<p>Nell’ultimo miglio della tecnologia rimane critica la carenza di competenze: secondo gli ultimi dati del sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2025 le imprese artigiane faticano a trovare il 65,2% del personale a cui sono richieste elevate competenze per l’applicazione di tecnologie digitali quali intelligenza artificiale, <em>cloud computing</em>, <em>Industrial Internet of Things (IoT)</em>, <em>data</em> <em>analytics</em> e <em>big</em> <em>data</em>, realtà virtuale e aumentata e <em>blockchain</em>. Tra le maggiori regioni si registra una difficoltà di reperimento di queste competenze chiave per la transizione digitale superiore alla media in Toscana con 72,9%, Piemonte e Valle d’Aosta con 69,2%, Lombardia con 68,7%, Emilia-Romagna con 67,2% e Veneto con 65,6%.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Cinema, video e tv: un indotto di 5,0 miliardi di euro di servizi ad alta vocazione artigiana e 28mila addetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 06:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella macchina-laboratorio del cinema italiano, a far girare l’ingranaggio non sono solo studi e colossi produttivi: sono migliaia di micro imprese artigiane che costruiscono set, suoni, immagini e movimenti. Una rete di saperi specializzati che sostiene oltre metà del valore del settore e dà forma concreta all’immaginario nazionale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108876" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-scaled.jpg" width="2560" height="1706" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-scaled.jpg 2560w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-2048x1365.jpg 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Nella filiera del cinema, della produzione video e di programmi televisivi i due terzi degli occupati e oltre la metà del fatturato sono creati nelle micro e piccole imprese. Il cinema contribuisce a generare una ampia domanda di servizi offerti da imprese artigiane ad elevata qualificazione. Queste reti di servizi rappresentano un fattore strategico dell’offerta della produzione cinematografica e sono caratterizzate da elevate competenze specialistiche, flessibilità e personalizzazione, tratti distintivi dell’impresa a valore artigiano.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Il perimetro della filiera</span></h2>
<p>Le attività legate al cinema, nell’articolazione statistica dei settori dell’economia italiana, si inquadrano all’interno di una filiera che comprende le attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, le relative attività di post-produzione (come il doppiaggio e il trattamento di pellicole) e di distribuzione, a cui si aggiungono le attività di proiezione cinematografica. La filiera si completa con l’apporto dei comparti della registrazione sonora e di editoria musicale e dell’attività di supporto alle rappresentazioni artistiche che comprende, tra le altre, le attività nel campo della regia, oltre a quelle dei produttori, scenografi, macchinisti teatrali, ingegneri delle luci, allestitori di scenari e fondali, gestori degli impianti di illuminazione e del suono.</p>
<p>In Italia nel perimetro della produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore e delle attività di supporto si contano 18.376<strong> imprese</strong> attive, con 50.991<strong> occupati</strong>, di cui circa i due terzi (64,0%) sono rappresentati dai 32.609 addetti delle <strong>micro e piccole imprese</strong> (MPI). Il settore genera un <strong>fatturato </strong>complessivo di 9,2 miliardi di euro, di cui 5,3 miliardi sono generati da micro e piccole imprese, pari al 57,1% del totale. Da sole le micro imprese con meno di dieci addetti realizzano vendite per 2,8 miliardi di euro, pari al 30,7% del giro d’affari del settore e danno lavoro a 22.619 addetti, il 44,4% dell’occupazione del settore.</p>
<p>Il <strong>confronto europeo</strong>, disponibile per l’attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore (che esclude le attività di supporto), registra per l’Italia 34mila addetti pari al 7,8% del settore dell’Unione europea. Il nostro Paese si colloca al quarto posto tra i 27 paesi dell’Unione europea: in prima posizione troviamo la Francia con 81mila addetti, pari al 18,3% dell’Ue, davanti alla Germania con 77mila addetti (17,4%) e la Spagna con 47mila addetti (10,7%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">La elevata domanda di servizi a vocazione artigiana </span></h2>
<p>La gran parte delle persone che lavorano nel comparto del cinema, audiovisivo e televisione è impiegata in micro e piccole imprese a dimensione artigiana. Inoltre, il settore presenta una alta intensità di servizi acquistati all’esterno, attivando una ampia filiera di fornitori di servizi che intrecciano skills professionali specializzati con una elevata vocazione artigiana. Gli <strong>acquisti di servizi</strong> dell’intera filiera ammontano a 5,0 miliardi di euro e pesano per il 54,1% dei ricavi dell’intero settore. Tale domanda sostiene l’<strong>occupazione nell’indotto dei servizi </strong>di 27.824 addetti.</p>
<p>Il cinema rappresenta un attivatore di una rete ad elevata qualificazione dell’artigianato di servizi, capace di generare uno spazio strategico di mercato, presidiato da imprese specializzate, caratterizzate da una straordinaria flessibilità e personalizzazione e una elevata propensione all’innovazione, tutti tratti distintivi dell’impresa a valore artigiano.</p>
<p>I servizi offerti da imprese e professionisti ad alta vocazione artigiana caratterizzano il ciclo produttivo del cinema, dell’audiovisivo e della musica fornendo un contributo essenziale lungo tutte le fasi della catena del valore. Si delinea un perimetro comprendente quattro aree di servizi. I <strong>servizi creativi e di artigianato artistico </strong>comprendono le<strong> scenografie e gli allestimenti</strong>, che coinvolgono laboratori del legno e del metallo, falegnamerie e imprese artigiane del legno-arredo; per i <strong>costumi e gli accessori </strong>scendono in campo le sartorie, i pellettieri e gli artigiani della moda; infine, per il <strong>trucco e l’acconciatura</strong> diventano essenziali i servizi di parrucchieri ed estetisti specializzati nei servizi per set e riprese.</p>
<p>La crescente digitalizzazione dei processi di produzione nel cinema rafforza l’apporto strategico dei<strong> servizi tecnici e digitali</strong>. Tra questi i service audio, luci e video, i servizi di post-produzione audio e video e i servizi digitali per la realizzazione di contenuti, un segmento presidiato da micro e piccole imprese di grafica, <em>motion graphics</em>, <em>web agency</em> e sviluppatori.</p>
<p>La produzione cinematografica si articola su differenti <em>location</em> che rendono vitali i<strong> servizi di supporto operativo e logistico</strong>, che comprendono le imprese artigiane di trasporto merci e persone che garantiscono la movimentazione delle attrezzature, oltre a quelle che gestiscono i servizi di noleggio dei mezzi di scena e dei furgoni, gli allestimenti temporanei per la produzione e per gli eventi di promozione quali i festival. Il catering e la ristorazione garantiscono i pasti per troupe e cast. La quarta area è rappresentata dai <strong>servizi di manutenzione e facility. </strong>La manutenzione degli impianti e le attrezzature è garantita dall’apporto di elettricisti, tecnici audio-video, imprese di manutenzione di impianti scenici, climatizzazione e sicurezza mentre i servizi agli immobili sono offerti dalle imprese artigiane di pulizia e dell’edilizia, queste ultime necessarie per piccoli interventi, tinteggiatura, adeguamenti funzionali dei set e degli spazi di produzione.</p>
<p>Una domanda di competenze di alto profilo viene frenata dalla carenza di manodopera specializzata. Nel perimetro di quarantotto professioni interessate dalla domanda di servizi a vocazione artigiana del cinema si registra una <strong>difficoltà di reperimento</strong> del 60,5% del totale delle entrate del 2024, superiore di 12,7 punti al 47,8% della media del totale delle imprese italiane.</p>
<p>In un settore ad alta esternalizzazione una rete diffusa sul territorio di artigiani specializzati che offrono servizi di alta qualità rappresenta un fattore strutturale che accompagna i successi del cinema italiano nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Gli italiani che si recano la cinema </span></h2>
<p>Concludiamo questa analisi con uno sguardo alla domanda di cinema che si delinea nelle statistiche sui consumi culturali dell&#8217;Istat. Nel 2023 sono 23 milioni e 86mila le persone con 6 anni e più che sono andate al cinema almeno una volta nell’anno, pari al 40,9%, con quote più elevate in Lombardia con 44,5%, Emilia-Romagna con 43,2%, Lazio e Campania con 43,2%. La quota dei frequentatori più assidui – almeno sette volte all’anno &#8211; è pari al 9,2%, e rappresenta un pubblico di 5 milioni 196 mila persone più fidelizzate allo spettacolo cinematografico. La quota è in salita rispetto al 2022 ma rimane inferiore alle percentuali pre-pandemia (15,1% nel 2019). Le donne con una più elevata presenza al cinema sono 2 milioni 721 mila pari al 9,4% e superano i 2 milioni 475mila uomini, pari al 9,0%. Il 37,1% delle presenze al cinema sono rilevate nelle città metropolitane e il 62,9% in altri comuni. In Italia si contano 1,6 cinema ogni 100mila abitanti e 1,4 cinema-teatro ogni 100 mila abitanti. Nel 2024 la spesa delle famiglie italiane per i servizi forniti da cinema, teatri e sale da concerto ammonta a 1.431 milioni di euro.</p>
<p><em>Nostre elaborazioni su dati Istat, Eurostat e Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali </em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
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		<title>Le nuvole dell’incertezza e scenari globali a forte turbolenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 08:20:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non più crisi isolate, ma una tempesta di shock concatenati: il 35°Report congiunturale dell’Ufficio Studi di Confartigianato mette a fuoco un’era in cui incertezza e turbolenza sono la nuova normalità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 61%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108617" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h.jpg" width="1032" height="1032" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h.jpg 1032w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-1024x1024.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-768x768.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-350x350.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-348x348.jpg 348w" sizes="auto, (max-width: 1032px) 100vw, 1032px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">«Un autunno denso di incognite, tra crisi geopolitiche, impatto dei nuovi dazi statunitensi e accelerazione delle trasformazioni globali. È questo lo scenario che emerge dal 35° Report congiunturale presentato dall’Ufficio Studi di Confartigianato in anteprima a Roma in occasione di <em>Match Point».</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Un nuovo (dis)ordine mondiale</span></h2>
<p>L’Europa si trova oggi schiacciata tra la leadership economica degli Stati Uniti e l’avanzata della Cina, quest’ultima frenata in modo significativo dalla pandemia. Una analisi dei dati del Fondo monetario internazionale evidenzia che nel 2012 gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno superato l’<strong>Unione europea </strong>in termini di peso sul PIL mondiale, valutato in dollari USA, e nel 2027 sarà la <strong>Cina</strong> a sorpassare l’Europa. Le politiche protezioniste degli Stati Uniti hanno contribuito a dare nuovo spessore alle alleanze all’interno della <strong>Shanghai Cooperation Organization (SCO)</strong>, un gruppo di dieci economie emergenti &#8211; Cina, India, Russia, Pakistan, Iran, Kazakistan, Uzbekistan, Bielorussia, Kirghizistan e Tagikistan – che rappresenta il 23,8% del PIL mondiale e il 42,3% della popolazione, dati che testimoniano come il baricentro economico mondiale sia sempre più proiettato ad Oriente. Per il made in Italy si tratta di mercati significativi, ma meno dinamici a seguito delle conseguenze di pandemia e conflitti. Nel 2025 nell’area dei dieci paesi SCO nel 2025 (ultimi dodici mesi a maggio) l’Italia esporta per 27 miliardi di euro, il 4,3% del totale export nel mondo. I cali delle vendite in Cina, ma soprattutto in Russia, hanno determinato tra il 2021 e il 2025 una flessione del 9,0% dell’export verso i dieci paesi SCO, a fronte di un aumento del 22,3% registrato nel resto del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Le sfide della pressione demografica </span></h2>
<p>La ricerca di nuovi punti di equilibrio nelle relazioni internazionali si intreccia con la turbolenza rilevata sul piano demografico. Lo studio mette in luce il boom africano, che si riverbera sui flussi migratori verso i paesi europei: entro il 2050 l’Africa guadagnerà quasi un miliardo di abitanti, mentre l’Europa ne perderà 41 milioni. Nel 2025 il rapporto è di 2,1 africani per ogni europeo, destinato a salire a 3,5 a metà secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">La crisi dei motori europei</span></h2>
<p>La Germania, storica locomotiva economica del continente, rischia il terzo anno consecutivo di recessione, mentre la Francia manifesta diversi segnali di fragilità, dominati dalla crescita del debito pubblico, dalla elevata pressione fiscale e dalla minore performance di crescita ed export.</p>
<p>Il contributo della <strong>Germania</strong> alla crescita dell’Unione europea, che nel quinquennio tra il 2009 e il 2014 era pari al 55,9%, è sceso allo 0,2% nel quinquennio 2019-2024. La bassa domanda tedesca rispetto al trend dell’area dell’euro ha determinato tra il 2021 e il 2025 un minore export italiano in Germania di 15,5 miliardi di euro. Per la <strong>Francia</strong>, il report di Confartigianato sottolinea l’evoluzione più critica di alcune grandezze economiche nell’arco delle <a href="https://www.elysee.fr/en/emmanuel-macron">due presidenze di Emmanuel Macron</a>. Nel 2022 il <strong>debito pubblico</strong> francese ha superato in valore assoluto quello italiano, collocandosi al primo posto nell’UE. Tra il 2016 e il 2024 il rapporto <strong>debito/PIL</strong> in Francia sale di 14,9 punti percentuali, a fronte della stabilità in Italia (+1,1 p.p) e il calo registrato in Germania (-5,8 p.p.). Lo <strong>spread sul rendimento dei titoli di stato</strong>, misurato dal differenziale di rendimento dei titoli decennali francesi rispetto ai bund tedeschi si avvicina a quello dei titoli italiani (12 punti base di differenza ad agosto 2025), mentre nel 2017 lo spread francese era risultato mediamente superiore di 130 punti a quello italiano. Mentre scriviamo (al 22 settembre 2025) gli spread di Francia e Italia si sono allineati al valore di 82 punti base. Il <strong>PIL pro capite </strong>tra il 2016 e il 2024 in Francia registra un incremento in termini reali del 7,2%, inferiore al +10,7% dell’Italia, mentre la Germania segna un limitato +2,9%. Si osserva una analoga graduatoria nei tre maggiori paesi dell’Ue per il trend delle <strong>esportazioni di beni</strong> in volume: la Francia con +11,0% segue l’Italia che registra un +15,0%, mentre la Germania si ferma al +6,6%.</p>
<p>Le imprese e famiglie francesi sono strette tra la più <strong>elevata pressione fiscale</strong> tra i 27 paesi dell’UE e una <strong>bassa qualità dei servizi pubblici</strong>. Il carico fiscale in Francia è al 45,2% del PIL, necessario per finanziare la seconda spesa pubblica primaria europea (55,1% del PIL al netto degli interessi), a fronte della ventitreesima posizione nell’Ue a 27 per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Quali focolai delle crisi prossime venture?</span></h2>
<p>Il primo quarto del XXI secolo è caratterizzato dal succedersi di numerose e gravi crisi. Ne contiamo dodici. Dall’attacco alle Torri Gemelle del 2001, sono seguite la Grande Crisi (2008-2009), la crisi del debito sovrano europeo (2011-2013), il primo tempo della crisi russo-ucraina (2014), la pandemia (2020), la crisi delle commodities e delle filiere globali (2020-2021), l’invasione dell’Ucraina (2022), la crisi energetica (2022), i conflitti in Medio Oriente (2023) e da ultimo l’incertezza innescata dai dazi statunitensi (2025). Il succedersi di queste violente turbolenze si è intersecata con una crisi climatica e una demografica, intensificando la frequenza delle recessioni. In Italia in diciassette anni tra il 2008 e il 2024 si sono registrati sei anni di recessione, mentre nei precedenti quarantasette anni (1961-2008) si registrarono solo due anni di recessione (1975 e 1993).</p>
<p>Per il futuro si delineano alcuni possibili fattori di innesco di ulteriori crisi, e qui ne citiamo alcuni. La carenza di<strong> materie prime critiche</strong> determinata da tensioni geopolitiche e conflitti, potrebbe portare ad un rallentamento, se non addirittura ad un blocco, dei processi di transizioni digitale e green delle economie europee. L’Unione europea, infatti, presenta una <a href="https://single-market-economy.ec.europa.eu/sectors/raw-materials/areas-specific-interest/critical-raw-materials_en">elevata dipendenza dall’estero di queste materie prime</a>. Lo scoppio di un conflitto nel Pacifico metterebbe in crisi la produzione di<strong> microchip</strong>, concentrata tra Taiwan, Corea del Sud e Cina, determinando una carenza di componenti essenziali per la produzione di <em>device</em>, apparecchiature elettroniche industriali, macchinari e mezzi di trasporto, beni ad elevato contenuto di tecnologie digitali.</p>
<p>I conflitti che interessano i primari mercati di offerta dell’energia – oggi sono interessati quelli della Russia e del Medio Oriente – mantengono elevate le tensioni sui prezzi delle<strong> commodities energetiche</strong>, le quali sono molto difficili da metabolizzare. Dopo la bolla del 2022, nel 2025 i prezzi retail di energia elettrica e gas rimangono ancora del 44% superiori ai livelli del 2021. <em>Last but not least</em>, in ambito finanziario rischi sistemici potranno provenire dalla <strong><em>crypto economy</em></strong>. Dopo le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, accelera il valore di mercato delle criptoattività, già cresciuto nel corso del 2024. Dopo l’annuncio di iniziative volte a rafforzare l’adozione di strumenti digitali denominati in dollari da parte della nuova amministrazione statunitense è ulteriormente aumentato per salire a 3,8 trilioni di dollari a inizio settembre 2025, pari al 3,4% del PIL mondiale. La forte espansione di criptoattività caratterizzate da un’elevata volatilità delle quotazioni comporta rischi potenziali anche per la stabilità finanziaria, sulla base delle interazioni tra la <em>crypto economy</em>, il settore finanziario tradizionale e l’economia reale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Nostre elaborazioni su dati Banca d’Italia, Coinmarketcap, Commissione europea, Fondo monetario internazionale, Eurostat, Istat e Nazioni Unite</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
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		<title>I dieci driver evolutivi dell’artigianato che cresce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 08:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dieci traiettorie di crescita in un ecosistema imprenditoriale ostile: dove l’artigianato evolve, reagisce e si afferma</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 49%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108446" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E.jpg" width="1280" height="1920" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E-683x1024.jpg 683w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E-768x1152.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E-1024x1536.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E-350x525.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<h2><span class="font-179988 font-435549">Un esame degli indicatori internazionali di contesto del “fare impresa” sancisce che l&#8217;Italia non è un paese per imprenditori. Una elevata pressione fiscale finanzia una spesa pubblica che pesa la metà del PIL ma che è poco efficiente: la qualità dei servizi pubblici italiani è tra le più basse d&#8217;Europa. La carenza di competenze è aggravata dalla fuga di giovani laureati. Per un esame dei dati di dettaglio sulle condizioni di contesto si può consultare l’ultimo Rapporto annuale di Confartigianato.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se un contesto difficile condiziona le imprese in fasi normali del ciclo economico, questo diventa oppressivo in un’era di elevata instabilità, nel quale i nodi della bassa crescita vengono al pettine. Negli ultimi diciassette anni (2008-2024) sei anni sono stati di recessione e in altri sei si è registrata una crescita ‘zerovirgola’ del PIL, mentre nei precedenti quarantasette anni (1961-2007) vi furono solo due anni di recessione (1993 e 1975).<br />
In queste condizioni di elevata turbolenza si registra un fenomeno di selezione naturale delle imprese, che determina un darwiniano miglioramento della specie. Nell’arco degli ultimi cinque anni è salita l’occupazione, con effetti benefici sulla produttività, migliori rispetto agli altri maggiori paesi europei come segnalato nell’ultima Relazione annuale della Banca d’Italia.<br />
Nell&#8217;artigianato si acuisce la selezione delle imprese, ma una analisi dei settori che registrano una crescita <strong>delinea le direttrici dell&#8217;evoluzione dell’artigianato italiano</strong>. Utilizzando un sistema di intelligenza artificiale abbiamo ricostruito dieci ambiti che costituiscono i driver evolutivi dell’artigianato, e in questo articolo presentiamo i risultati preliminari dell’analisi svolta. Nel quinquennio 2019-2024 l’artigianato italiano si è confrontato con un contesto di straordinaria complessità: dopo la pandemia da Covid-19, il sistema economico è stato scosso dall’invasione dell’Ucraina, dalla crisi energetica dell’autunno 2022, dalla più forte stretta monetaria mai attuata nella storia dell’euro, dal rallentamento del commercio globale, dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente e dall’annuncio dei dazi statunitensi. In questo scenario, mentre il numero complessivo delle imprese artigiane cala del 3,5%, i dieci ambiti settoriali hanno registrato una crescita significativa, frequentemente a doppia cifra, segno della capacità del comparto di adattarsi alle trasformazioni strutturali in atto.</p>
<h2><span class="font-435549">* Abitare, la resilienza dell’artigianato del sistema casa</span></h2>
<p>Con una crescita di oltre 26 mila imprese artigiane tra il 2019 e il 2024 (+10,1%), l’ambito dell’abitare si conferma trainante, caratterizzato dal rilancio dell’edilizia residenziale, sostenuto dai bonus fiscali e dalla crescente attenzione all’efficienza energetica. I settori più dinamici comprendono i lavori edili e delle finiture interne, la pittura, la produzione e posa degli infissi e l’installazione di impianti idraulici, termici e antincendio, il restauro di mobili, i servizi integrati agli edifici e quelli di trasloco e sgombero cantine determinati dalla mobilità abitativa. Crescono le nicchie legate all’efficientamento ambientale, come la manutenzione di reti elettriche e l’uso di impianti speciali.</p>
<h2><span class="font-435549">* Benessere, salute e sport: il ritorno della cura di sé</span></h2>
<p>L’ambito del benessere, della salute e dello sport segna una crescita del 20,5% nelle imprese artigiane, con quasi 12mila attività in più. I settori più vivaci includono gli istituti di bellezza e i centri benessere. Le nuove esigenze sanitarie determinate dalla reazione alla pandemia spinge l’artigianato della sanificazione, della disinfestazione e della manutenzione degli apparecchi elettromedicali. Sale la riparazione di articoli sportivi, mentre tiene l’offerta delle imprese artigiane produttrici di abbigliamento sportivo e tecnico. Crescono cluster come l’attività dei maniscalchi, legate agli sport equestri e alle tradizioni locali, e le attività che gestiscono gli impianti per le piscine.</p>
<h2><span class="font-435549">* Evoluzione dei consumi con personalizzazione, qualità e offerta di prossimità</span></h2>
<p>Con un aumento di 6mila imprese artigiane, pari al +17,5%, cresce l’artigianato che risponde all’evoluzione dei modelli di consumo e alla domanda determinata dai nuovi stili del consumatore post-pandemico, sempre più orientato a prodotti su misura, sostenibili e locali. In tale ambito si osserva una crescita consistente nei settori dei tatuaggi e piercing, della cura degli animali e della riparazione sartoriale. L’aumento delle imprese artigiane della pasticceria fresca, dei distillati, piatti pronti, di carni, frutta e ortaggi lavorati, segnalano un artigianato alimentare dinamico, con un raddoppio dell’offerta di servizi artigianali di catering per eventi, che accompagna la ripresa della socialità nella fase della post pandemia. Salgono il lavaggio degli autoveicoli, mentre l’evoluzione dei consumi verso una maggiore sostenibilità e riuso spinge le attività di riparazione di oggetti personali e dei capi di abbigliamento. Cresce la produzione e la manutenzione di strumenti musicali, mentre si osservano significative performance nell’artigianato nella filiera della cantieristica navale, nell’occhialeria, nella lavorazione delle pietre preziose e nella riparazione.</p>
<h2><span class="font-179988 font-435549">* Logistica: nuova vitalità del trasporto e della mobilità urbana </span></h2>
<p>Le imprese artigiane della logistica crescono del 17,0% pari a 4mila attività in più, grazie alla spinta dell’e-commerce che fa salire le consegne a domicilio e i servizi integrati di logistica, movimentazione merci e servizi di distribuzione. Crescite significative si registrano nei taxi e nel noleggio con conducente &#8211; che consolidano un’offerta di servizi di trasporto urbano maggiormente personalizzata e per una crescente domanda turistica -, nel lavaggio e manutenzione di autoveicoli, nel soccorso stradale e nell’offerta di servizi di logistica. Una penisola con 8.300 chilometri di coste vede salire l’offerta delle imprese artigiane per il trasporto marittimo e fluviale di passeggeri.</p>
<h2><span class="font-435549">* Ambiente e riuso per la sostenibilità</span></h2>
<p>L’ambito registra una crescita del 23,8% delle imprese artigiane, grazie al maggiore dinamismo per la cura e manutenzione del paesaggio, utilizzo di aree forestali, gestione delle reti fognarie, la riparazione e manutenzione di beni metallici, elettrici e meccanici, con attenzione al ciclo delle risorse e al recupero di macchine e di componenti tecnici. Il riuso e la riparazione diventano asset strategici, facendo leva sugli obiettivi della transizione green.</p>
<h2><span class="font-435549">*Tecnologia e gestione dell’ultimo miglio </span></h2>
<p>L’ambito delle tecnologie vede una crescita delle imprese artigiane del 22,1% e testimonia l’ibridazione tra competenze manuali e digitali. Emergono nuove professionalità artigiane capaci di operare su tecnologie ad alta complessità. I settori più dinamici sono quelli della riparazione, manutenzione di impianti e attrezzature industriali complesse, di macchine industriali, agricole e utensili. In salita l’offerta nella riparazione nel comparto elettromedicale e nella manutenzione di navi e imbarcazioni. Crescono le imprese artigiane che producono apparecchi per le reti elettriche e schede elettroniche.</p>
<h2><span class="font-435549">* Digitale, la nuova frontiera dell’artigianato</span></h2>
<p>La tecnologia digitale favorisce il successo di attività dell’artigianato capaci di coniugare competenze creative, tecniche e comunicative: in questo ambito si osserva una crescita del 23,7% delle imprese artigiane. I settori in evidenza sono quelli della produzione di software e della elaborazione dati contabili. Cresce l’offerta su misura di imprese artigiane per servizi web e campagne pubblicitarie, dalla grafica, alla produzione di pagine web e la gestione dei portali, oltre alla preziosa consulenza IT per imprese e famiglie.</p>
<h2><span class="font-435549">* Design, estetica e funzionalità artigiane </span></h2>
<p>Le imprese artigiane che creano valore con l’immaterialità del design crescono del 21,9%, con un forte dinamismo dei disegnatori grafici e tecnici, la produzione di mobili per arredo, prodotti in legno, strumenti musicali, accessori per l’arredo, altre attività artistiche e creazioni originali. Il design si impone come leva competitiva per le imprese artigiane che uniscono stile, cultura materiale e personalizzazione.</p>
<h2><span class="font-435549">* Società dello spettacolo e creatività artigiana</span></h2>
<p>Con una crescita del 18,2% delle imprese artigiane, questo ambito intercetta la ripresa delle attività artistiche, culturali e dello spettacolo dopo la crisi pandemica e il consolidamento di un artigianato creativo che opera per la filiera culturale e dell’intrattenimento. In crescita il restauro di opere d’arte, la produzione cinematografica e post-produzione audiovisiva, gli allestimenti per eventi e noleggio attrezzature sceniche, mentre la comunicazione, sempre più orientata al canale digitale, spinge la crescita di imprese artigiane nei servizi pubblicitari, del marketing e della grafica.</p>
<h2><span class="font-435549 font-179988">* Sicurezza: protezione fisica e digitale</span></h2>
<p>Il bisogno di sicurezza, fisica e infrastrutturale, si riflette nella crescita di microimprese specializzate. Le imprese artigiane nell’ambito della protezione e sicurezza crescono dell’11,3%, soprattutto in riparazione di casseforti e impianti antifurto e antincendio, servizi di vigilanza, gestione emergenze (neve, disinfestazioni) e riparazione delle apparecchiature per il controllo degli accessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-179988 font-435549">I dieci driver di crescita che abbiamo esaminato indicano che l’artigianato italiano, pur colpito da crisi sistemiche, manifesta la capacità di crescere in settori ad alto contenuto di servizio, personalizzazione e di relazioni di prossimità. Le imprese che si affermano sono quelle capaci di adattarsi a una domanda che cambia, in cui la qualità, l’identità e il valore relazionale diventano centrali. In un contesto segnato da turbolenze globali, è proprio nell’articolazione locale delle imprese artigiane che si trovano le radici della resilienza.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h6><em>Nostre elaborazioni su dati Banca d’Italia, Commissione europea, Eurostat, Istat e Unioncamere-Infocamere</em></h6>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
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		<title>I punti di forza del made in Italy per affrontare il nuovo (dis)ordine mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 08:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il disordine non è ovunque: nelle filiere italiane si consolida un equilibrio produttivo. Il made in Italy conferma la sua posizione grazie a un modello produttivo diffuso e flessibile.</p>
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<p>In un contesto globale instabile segnato da politiche protezionistiche e tensioni geopolitiche la manifattura italiana si trova ad affrontare sfide complesse. La resilienza del sistema manifatturiero italiano si fonda su qualità del prodotto, capacità innovativa e biodiversità territoriale, leve strategiche per rafforzare la competitività internazionale del made in Italy.</p>
<p>Nell’attuale fase di elevata turbolenza, caratterizzata dalla guerra commerciale innescata dall&#8217;incremento dei dazi da parte degli Stati Uniti, si registrano forti segnali recessivi sulle economie dell’Eurozona e dell’Italia, più vulnerabili per la loro apertura agli scambi globali. Nell’arco di poche settimane una applicazione di strumenti ottocenteschi, come sono i <strong>dazi</strong>, alle complesse catene globali del valore del Ventunesimo secolo si intreccia con le politiche di <strong>riarmo dell’Unione europea</strong> e un ritorno all’<strong>espansione fiscale della Germania</strong>. Sullo sfondo dei <strong>conflitti in Ucraina e in Medio Oriente</strong>, si modificano in modo caotico gli <strong>equilibri nelle relazioni internazionali</strong>, delineando un <strong>nuovo (dis)ordine mondiale</strong>. Gli impatti sono rilevanti per la manifattura italiana, caratterizzata da una alta diffusione di micro e piccole imprese. Se l’Italia è il terzo paese esportatore in UE, dietro a Germania e Paesi Bassi, diventa il primo per valore esportato dalle imprese con meno di 50 addetti. L’Italia è la seconda economia manifatturiera nell’UE, dietro alla Germania, ma diventa la prima per occupati nelle micro e piccole imprese manifatturiere. Le previsioni di aprile del Fondo monetario internazionale revisionano pesantemente al ribasso l’andamento del volume di export di beni dell’Italia che nel 2025 è previsto scendere del 2,9% (3,1 punti in meno del +0,2% previsto ad ottobre 2024).</p>
<p>Il sistema delle imprese italiane può affrontare la tempesta in corso grazie ad alcuni <strong>punti di forza</strong> quali la qualità, l’innovazione e la biodiversità.</p>
<p>Una prima difesa rispetto ai dazi è rappresentata dall’elevata <strong>qualità del prodotto</strong>: come indicato nell’ultimo Bollettino di Banca d’Italia, le esportazioni di beni verso gli Stati Uniti sono costituite per il 43% da prodotti di alta qualità. Più in generale, sui mercati di tutto il mondo, come ha documentato il <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/11/Confartigianato_19%C2%B0_Rapporto_annuale_27112024_QRCODE.pdf#page=70">19° Rapporto annuale di Confartigianato</a>, nell’arco degli ultimi cinque anni cresce la qualità intrinseca dei prodotti del made in Italy, un fenomeno caratterizzato da un migliore design, una più alta qualità delle materie prime e l’introduzione di nuove funzionalità, caratteristiche risultanti dai processi di <strong>innovazione</strong> <strong>e ricerca</strong> intrapresi dalle imprese. Il miglioramento del livello qualitativo dell’offerta si rivela più marcato nei prodotti con il più elevato apporto occupazionale delle micro e piccole imprese. Una analisi dei dati Eurostat delinea una elevata <strong>performance innovativa delle piccole imprese italiane</strong>. Poco meno della metà delle imprese nei paesi dell&#8217;UE ha svolto attività di innovazione (47,2%) durante il periodo di riferimento 2020-2022, con una quota più elevata di 13,1 punti per le piccole imprese italiane che nel 60,3% dei casi hanno svolto attività di innovazione. L’Italia si colloca al terzo posto nel ranking dei 27 paesi dell&#8217;Unione, posizionandosi davanti a Germania (58,5%) e Francia (53,0%) e alla più distanziata Spagna (30,0%).</p>
<p>L’innovazione del prodotto, oltre ad aprire nuove nicchie sui mercati, dipana altri <strong>effetti positivi sull&#8217;economia</strong>, sostenendo l’aumento di produttività e retribuzioni e generando nuove opportunità occupazionali, soprattutto in segmenti ad elevata qualificazione. Le imprese innovative attraggono capitali che possono stimolare processi di crescita e ulteriori innovazioni. Nuovi prodotti e processi innovativi nei settori della sanità, della tecnologia digitale e dei trasporti portano a miglioramenti nella qualità della vita dei cittadini, riducendo i costi di famiglie e imprese. Le imprese orientate all’innovazione effettuano interventi e pratiche più sostenibili. L’innovazione può spingere alla creazione di nuove filiere produttive, favorendo una maggiore diversificazione dell’offerta, più orientata a prodotti innovativi, e riducendo la dipendenza da comparti più tradizionali. Sui <a href="https://bit.ly/3Y89coW">driver di nuova imprenditorialità si veda una nostra precedente analisi su Spirito artigiano</a>. Un sistema di imprese orientato all’innovazione ha un più rapido adattamento ai cambiamenti del mercato e risulta più resiliente nelle fasi cicliche recessive.</p>
<p>La gamma dell’offerta di una produzione di qualità e ad alto contenuto di innovazione si amplia grazie alla <strong>biodiversità del sistema produttivo</strong> italiano che presenta ben 433 specializzazioni manifatturiere provinciali che delineano la vocazione produttiva dei 141 distretti italiani.</p>
<p>Grazie a questi punti di forza &#8211; qualità, innovazione e biodiversità – l’Italia, pur essendo il terzo paese esportatore in UE dietro a Germania e Paesi Bassi, sale al primo o al secondo posto per 87 prodotti che generano esportazioni per complessivi 293,3 miliardi di euro, pari a circa la metà (47,0%) delle vendite del made in Italy nel 2024. L’Italia è il primo esportatore in Europa in <strong>ambiti dell’eccellenza italiana</strong> relativi all’alimentare, ai macchinari, alla moda, ai prodotti in metallo, a prodotti ad elevato contenuto di design come i mobili, la ceramica decorativa e le pietre lavorate, oltre a detenere una leadership continentale per l’export di prodotti della gioielleria e delle imbarcazioni da diporto.</p>
<p>La posizione primaria dell’Italia in alcuni cluster manifatturieri, associata alla specializzazione distrettuale, colloca alcune <strong>piattaforme territoriali del made in Italy</strong> nel ruolo di <strong>primari player</strong> sui mercati internazionali, come ben stilizzato da due esempi. L’<strong>asse dei mobili della pianura padana, </strong>che unisce i distretti specializzati nella produzione di mobili delle province di Brescia, Bergamo, Milano, Monza e Brianza e Como per la Lombardia, di Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Verona per il Veneto e di Udine e Pordenone per il Friuli-Venezia Giulia, in una classifica ibrida tra paesi europei e territori italiani diventa il terzo esportatore europeo di mobili, dietro a Polonia e Germania. Complessivamente, queste province esportano mobili per un valore equivalente a quello di Spagna, Danimarca e Francia messe insieme.</p>
<p>L’Italia è il secondo esportatore europeo di macchinari, con un valore di 99,9 miliardi di euro nel 2024. Sempre in una classifica ibrida emerge che il ‘<strong>triangolo dei macchinari’ </strong>formato da Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si posiziona al terzo posto in UE mentre le <strong>otto province sulla via Emilia</strong>, che da sole superano la Spagna, si collocano al nono posto nel ranking europeo.</p>
<p><em> <strong><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></strong></em><br />
<em><strong><span class="s1">© Fotografia realizzata per Benfatto, progetto originale del MAECI, 2023</span></strong></em></p>
<hr />
<p><em>Nostre elaborazioni su dati Banca d’Italia, Eurostat e Istat</em></p>
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		<title>La bilateralità delle imprese a valore artigiano per il welfare di 1,8 milioni dipendenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 08:45:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[bilateralità]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla pressione sulla spesa pubblica, il welfare aziendale e la bilateralità si confermano strumenti essenziali per sostenere la partecipazione al lavoro, rispondere ai nuovi bisogni sociali e contrastare gli squilibri intergenerazionali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 90%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108157" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/first-mayo-4592881_1280.png" width="1280" height="853" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/first-mayo-4592881_1280.png 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/first-mayo-4592881_1280-300x200.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/first-mayo-4592881_1280-1024x682.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/first-mayo-4592881_1280-768x512.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/first-mayo-4592881_1280-350x233.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<p>La crisi demografica, dominata dalla crescita della popolazione anziana, alza la pressione sulla domanda di servizi assistenziali e sanitari e sulle prestazioni pensionistiche. La quota di popolazione anziana, con 65 anni ed oltre, passerà dall’attuale 24,7% al 32,4% nel 2040. Il tetto alla crescita della spesa primaria netta dell’1,5% all&#8217;anno negoziato dell&#8217;Italia con la Commissione europea per rispettare le nuove regole del Patto di stabilità e crescita comprime gli <strong>spazi fiscali</strong> per adattare la spesa per welfare all’evoluzione dei fabbisogni della popolazione. La tumultuosa <strong>domanda della componente più anziana</strong> della società tenderà a spiazzare le risorse per i giovani e, più in generale, per la popolazione in età lavorativa. Le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2025/03/Screenshot-2025-03-27-113520.png">rilevazioni dell’Ufficio Studi di Confartigianato</a> evidenziano che è già presente un forte <strong>squilibrio nella distribuzione delle risorse</strong>: nel bilancio pubblico per 1 euro di spesa per welfare per famiglie e giovani si registra una spesa 12 euro per sanità e pensioni per la popolazione anziana.</p>
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<p>Per garantire anche per i giovani e lavoratori adeguati standard dei servizi sanitari e sociali diventa strategica la componente di welfare messa a disposizione dalle aziende. Non solo: il welfare aziendale rappresenta un fattore di attrattività del lavoro che può coadiuvare il contrasto alla carenza di manodopera, soprattutto di quella qualificata richiesta dalle imprese artigiane. Inoltre, le spese per la conciliazione sono essenziali per l’aumento dell’offerta di lavoro femminile, un <em>driver</em> per l’aumento del tasso di occupazione che può compensare la riduzione della popolazione in età lavorativa. sono Una componente chiave del portafoglio del welfare aziendale delle micro e piccole imprese e dell’artigianato è rappresentata dalle <strong>prestazioni degli enti bilaterali</strong>.</p>
<p>L’analisi di alcune evidenze evidenziano i <strong>fattori critici della spesa sociale</strong> in Italia e le <strong>potenzialità del welfare aziendale e degli interventi della bilateralità</strong>.</p>
<p>La sostenibilità della spesa per welfare, nella prospettiva di <strong>riduzione della popolazione in età lavorativa</strong> dovrà essere garantita da un significativo aumento del tasso di <strong>occupazione</strong>, da una maggiore partecipazione delle <strong>donne</strong> e da un aumento della <strong>produttività</strong>. Secondo l’ultimo aggiornamento del Mef-RGS sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario il tasso di occupazione dovrà crescere di 6,6 punti tra il 60,1% del 2022 al 66,7% del 2040, con incremento previsto della produttività del +0,9% all’anno, rafforzando la tendenza di debole aumento dell’ultimo decennio (+0,1% all’anno tra 2014 e 2024). Nel 2040 la spesa per pensioni sale al 17,1% del PIL (+2,2 punti rispetto al 14,9% del 2022) mentre quella sanitaria ristagna al 6,7% del PIL (a fronte del 6,6% del 2022). Va osservato che nel ventennio in esame il peso degli anziani (65 anni ed oltre) sulla popolazione in età attiva (15-64 anni) sale di quasi venti punti, passando dal 37,5% al 57,1%.</p>
<p>Una elevata e crescente spesa pubblica per il welfare si associa ad una <strong>bassa efficacia</strong>. La popolazione in <strong>povertà</strong> nel 2023 è di 5,7 milioni, ed è aumentata di 1,5 milioni rispetto ai 4,2 milioni del 2014. Le <strong>liste d’attesa nella sanità</strong> si sono allungate, determinando la rinuncia alle prestazioni sanitarie o la richiesta di esami e cure private. Nel 2023 il 7,6% dei cittadini rinuncia visite specialistiche o accertamenti diagnostici per problemi economici o legati a caratteristiche dell’offerta &#8211; come le lunghe liste di attesa o la difficoltà nel raggiungere i luoghi di erogazione del servizio -, una quota in salita rispetto al 7% del 2022 e superiore di 1,6 punti al 6,3% del 2019, anno pre-pandemia. Nel 2025 la <strong>spesa sanitaria privata</strong> (<em>out of pocket</em>) è pari a 44,7 miliardi di euro, il 2,0% del PIL.</p>
<p>In un contesto di fragilità dell&#8217;offerta di servizi di welfare pubblico e di crescente assorbimento da parte della popolazione anziana, diventa essenziale lo sviluppo del <strong>portafoglio di welfare aziendale</strong> <strong>e degli interventi degli enti bilaterali</strong>. Inoltre, questo pacchetto di prestazioni rappresenta un <strong>fattore di attrattività del capitale umano </strong>che può coadiuvare il contrasto alla carenza di manodopera, soprattutto di quella qualificata. Nel 2024 le imprese italiane indicano una difficoltà di reperimento del personale nel 47,8% delle entrate previste, in aumento di 2,7 punti percentuali rispetto al 45,1% del 2023. La difficoltà di reperimento nelle micro e piccole imprese (MPI) sale al 51,3% (3,2 punti in più del 48,1% nel 2023), per arrivare al 59,2% nelle imprese artigiane, quota superiore di 11,4 punti percentuali alla media delle imprese del 47,8% e in aumento di 4 punti percentuali rispetto al 55,2% del 2023. Secondo una <a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2961">rilevazione di Eurobarometro</a> della Commissione europea evidenzia che l’88,0% delle micro, piccole e medie imprese italiane ha adottato almeno una misura per reagire alla carenza di competenze ed in prevalenza il 35,5% ha migliorato le condizioni di lavoro (es. migliore retribuzione, maggiori benefit), quota superiore di 6,2 punti percentuali rispetto al 29,3 % della media Ue, e il 33,1% ha formato e/o riqualificato il personale in forza, quota di 5,3 punti superiore al 27,8% della media Ue. Nell’<a href="https://spiritoartigiano.it/alla-ricerca-del-talento-perduto-la-carenza-di-competenze-e-lattrazione-del-lavoro-nelle-piccole-imprese/">analisi proposta con Licia Redolfi</a> si delinea che una piccole impresa su quattro (24,2%) reagisce allo <em>skill shortage</em> introducendo pacchetti di welfare aziendale per attrarre e/o trattenere personale.</p>
<p>L’analisi dei dati dell’<a href="https://www.welfareindexpmi.it/wp-content/uploads/2024/06/WIPMI_Rapporto_2024_Digital.pdf">edizione 2024 del Welfare Index PMI</a> documenta la crescita dell’<strong>offerta di prestazioni del welfare aziendale</strong>, anche nelle piccole imprese. Nell’arco degli ultimi otto anni le imprese che hanno raggiunto un livello elevato (alto o molto alto) di welfare sono triplicate, passando dal 10,3% al 33,3%. In particolare, nel 2024 il 26,3% delle imprese artigiane si colloca su livello elevato (alto o molto alto) di welfare. L&#8217;attivazione dei servizi di welfare da parte delle imprese è più diffusa nelle aree della conciliazione vita-lavoro, salute e assistenza, previdenza e protezione, diritti, condizioni lavorative e sviluppo del capitale umano.</p>
<p>Per le micro e piccole imprese a valore artigiano diventano decisivi gli <strong>interventi della bilateralità</strong> previsti dai contratti di lavoro stipulati da Confartigianato. Una analisi dell’archivio del Cnel evidenzia che i <strong>contratti nazionali di lavoro siglati da Confartigianato</strong> e dalle altre confederazioni dell&#8217;artigianato interessano un quarto (25,8%) delle imprese italiane con dipendenti, con 1,8 milioni di dipendenti.</p>
<p>Le <strong>prestazioni degli Enti Bilaterali territoriali</strong> documentate nel <a href="http://www.ebna.it/wp-content/uploads/2024/11/BILANCIO_SOCIALE_EBNA_2023.pdf">Bilancio sociale di EBNA</a> sono ad ampio spettro e riguardano ventisette <strong>tipologie</strong>, con un contributo medio di 836 euro per prestazione destinata ai lavoratori. Per un termine di riferimento, interventi di riduzione del cuneo fiscale e di detassazione previsti dalla manovra 2025, <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2024/11/UPB_Audizione-DDL-bilancio-2025.pdf">secondo le valutazioni dell&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio</a>, hanno assorbito risorse per 17,7 miliardi di euro con un vantaggio medio per beneficiario di 560 euro.</p>
<p><em>Last but not least</em>, gli interventi della bilateralità favoriscono la <strong>parità di genere</strong> nel mercato del lavoro, essenziale per l’incremento dell’offerta di lavoro femminile. A fronte del 40,7% di dipendenti donne nelle micro e piccole imprese, gli Enti bilaterali erogano il 49,2% delle prestazioni alle donne, con un importo 848 euro per singola prestazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Nostre elaborazioni su dati Cnel, Ebna, Eurostat, Istat, Mef-RGS e Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali</em></p>
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<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<h5>© Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/yiyiphotos-13571622/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4592881">Ortega Ulloa</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4592881">Pixabay</a></h5>
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		<title>Paradossi della carenza di competenze nell’era della transizione digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 08:40:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La domanda di lavoro cresce, trainata dalle micro e piccole imprese, ma trovare personale qualificato è sempre più difficile, soprattutto nell’artigianato. In un’economia sempre più digitale, il divario tra competenze richieste e disponibili si allarga, frenando la crescita e mettendo a rischio l’innovazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 58%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108105" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647.jpg" width="1200" height="1644" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-219x300.jpg 219w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-747x1024.jpg 747w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-768x1052.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-1121x1536.jpg 1121w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-350x480.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>A inizio 2025 il mercato del lavoro manifesta segnali di dinamismo, anche grazie alla spinta delle micro e piccole imprese. In parallelo continua a salire la difficoltà di reperimento del personale, un fenomeno più accentuato tra le imprese artigiane. Un aspetto paradossale risiede nel fatto che, mentre l’economia digitale sta crescendo a un ritmo accelerato e le tecnologie avanzate come l’IA e la <em>data analysis</em> sono sempre più diffuse, le imprese faticano a reperire il personale con le competenze necessarie per sfruttarle. Il disallineamento tra domanda e offerta di <em>digital skills</em> ostacola la crescita delle imprese, già colpite dal calo degli investimenti causato dalla stretta monetaria del biennio 2022-2024.</p>
<p>Nei dodici mesi del 2024 l’occupazione è salita di 274 mila unità (+1,2%), una crescita trainata dai posti di lavoro stabili, con gli occupati permanenti che salgono di 687 mila unità (+4,4%), più che bilanciando il calo dei dipendenti a termine (-402mila). L’analisi dei più dettagliati dati trimestrali dell’Istat ci indica un maggiore dinamismo dell’occupazione per le donne, gli stranieri e i laureati.</p>
<p>Si prospetta una tenuta della domanda di lavoro, con previsioni di assunzione delle imprese nel trimestre febbraio-aprile 2025 sono in aumento del 6,1%, sostenuto dalla domanda tonica delle micro e piccole imprese, che prevedono assunzioni in aumento dell’8,4% a fronte del +2,4% rilevato per le imprese medio-grandi.</p>
<p><strong>Sale la difficoltà di reperimento del personale, più accentuata nell’artigianato</strong> &#8211; La crescita dell’occupazione si associa ad un rilevante e crescente mismatch tra domanda ed offerta di lavoro, soprattutto se qualificato. L’analisi dei dati annuali dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, evidenzia che nel 2024 le imprese italiane segnalano una difficoltà di reperimento del personale nel 47,8% delle entrate previste, in aumento di 2,7 punti percentuali rispetto al 45,1% del 2023. La difficoltà di reperimento nelle micro e piccole imprese (MPI) sale al 51,3% (3,2 punti in più del 48,1% nel 2023), per arrivare al 59,2% nelle imprese artigiane, quota superiore di 11,4 punti percentuali alla media delle imprese del 47,8% e in aumento di 4 punti percentuali rispetto al 55,2% del 2023. L’elevata carenza di manodopera nell’artigianato è <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2025/02/Screenshot-2025-02-24-084501.png">diffusa sul territorio</a>, con una maggiore accentuazione in Veneto, Umbria, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.</p>
<p><strong>Crisi della manifattura e <em>labour hoarding</em></strong> &#8211; Un ulteriore paradosso è dato dal difficile reperimento del personale che si associa ad una tenuta dell’occupazione anche nei settori di manifattura interessati da una fase congiunturale negativa, evidenziando la presenza del <em>labour hoarding</em> (accantonamento del fattore lavoro): anche le imprese che registrano un calo di produzione trattengono il personale, dato che risulterebbe introvabile nella successiva fase di ripresa. Nei due settori manifatturieri in maggiore crisi – <a href="https://bit.ly/4gEF78V">meccanica</a> e moda &#8211; si registra una più ampio <em>skill shortage</em> (carenza di competenze): se mediamente nella manifattura nel 2024 le entrate difficili da reperire sono pari al 53,7%, nella moda salgono al 57,8% e nella meccanica arrivano al 59,6%.</p>
<p><strong>Le cause</strong> <strong>del mismatch &#8211; </strong>Diversi fattori influiscono sul fenomeno della carenza di manodopera, a cui le <a href="https://bit.ly/3QAyN6F">imprese stanno reagendo con misure diversificate</a> per attrarre giovani talenti e trattenere i lavoratori con più elevate skills ed esperienza.</p>
<p>Pesano gli effetti di una profonda crisi demografica, determinata da denatalità e invecchiamento della popolazione, che restringe l’offerta di lavoro. A fronte del calo della popolazione in età lavorativa, si osserva il <a href="https://bit.ly/4g95PGn">paradosso del ‘grande spreco’ rappresentato dai giovani inattivi</a>, che interessa circa un quarto della popolazione tra 25 e 34 anni. Tra gli altri fattori, viene considerato il profilo del candidato conseguente al percorso scolastico e formativo svolto e il set di competenze acquisite nel percorso professionale. Rilevano, inoltre, il livello e le prospettive di evoluzione della retribuzione e della carriera in azienda, la tipologia contrattuale offerta, oltre all’accesso a strumenti di welfare aziendale. Sono determinanti gli investimenti nella contrattazione collettiva di qualità, come nell’artigianato, con l’obiettivo di fidelizzare i lavoratori alle imprese anche con le importanti tutele di welfare fornite dagli enti bilaterali. Cambiano le aspettative dei giovani rispetto al lavoro, con un crescente orientamento ad un lavoro autonomo che dia maggiore indipendenza e tempo libero. Sull’offerta di lavoro influiscono quantità e qualità dei flussi migratori in ingresso e uscita, di cui la fuga di giovani cervelli è una delle caratterizzazioni.</p>
<p>Il <em>mismatch</em> tra domanda e offerta di lavoro non può essere risolto solo dall’aumento quantitativo della forza lavoro – il quale, data la dinamica demografica, potrebbe essere determinato solo da un flusso di immigrazione &#8211; dato che lo sbilancio è di carattere qualitativo, legato alla domanda di competenze.</p>
<p><strong>Le professioni di difficili da reperire</strong> &#8211; L’analisi delle professioni più difficili da reperire evidenzia che le <em>skills</em> necessarie possono essere consolidate con un percorso di <em>training on the job</em> associati a solidi percorsi scolastici tecnico-professionali, integrati da interventi di formazione specialistica e da una significativa esperienza acquisita. Più di 7 entrate su 10 sono di difficile reperimento per quindici professioni richieste nelle micro e piccole imprese a vocazione artigiana. Nel dettaglio si tratta di idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas con 78,9% delle entrate di difficile reperimento, seguiti dai lastroferratori con 78,7%, falegnami ed attrezzisti di macchine per la lavorazione del legno con 78%, assemblatori e cablatori di apparecchiature elettriche con 77,7%, operai addetti a telai meccanici per la tessitura e la maglieria con 76,4%, meccanici artigianali, riparatori e manutentori di automobili con 76,3%, sarti e tagliatori artigianali, modellisti e cappellai con 75,3%, attrezzisti di macchine utensili con 74,1%, elettricisti nelle costruzioni civili con 73,9%, operai addetti a macchine utensili automatiche e semiautomatiche industriali con 71,3%, conduttori di autobus, di tram e di filobus con 71,1%, montatori di carpenteria metallica con 71%, disegnatori industriali con 70,8%, tecnici programmatori e tecnici della gestione di cantieri edili, entrambe con 70,7%.</p>
<p><strong>La domanda di competenze</strong> &#8211; È del tutto evidente il profilo elevato delle competenze correlato con queste professioni, solo in alcuni casi reperibile con l’assunzione di personale immigrato. Infatti, nel complesso di queste quindici professioni solo il 16,1% delle imprese segnalano la richiesta di personale straniero, quota dimezzata rispetto al 31,0% della media delle entrate nell’artigianato, mentre nel 71,7% dei casi è richiesta una esperienza specifica o maturata nel settore.</p>
<p><em>Last but not least,</em> la transizione digitale determina una domanda crescente di competenze specifiche, paradossalmente sempre più difficili da trovare sul mercato del lavoro. Le imprese artigiane richiedono circa 61mila lavoratori per i quali è di elevata importanza la capacità di applicare tecnologie digitali: per questo segmento di lavoratori qualificati per sostenere la digitalizzazione dei processi produttivi nell’artigianato la difficoltà reperimento sale al 63,4%, oltre quattro puti superiore alla media.</p>
<p><em>Nostre elaborazioni su dati Eurostat, Istat, e Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali </em></p>
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