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	<title>Federico Di Bisceglie - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>Federico Di Bisceglie - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Il volto femminile della sostenibilità possibile: Spirito Artigiano intervista Maria Alessandra Gallone, presidente ISPRA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 07:50:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle piccole imprese ai territori, la sfida ambientale si misura nella capacità di trasformare vincoli e cambiamenti in nuove forme di responsabilità. Nell’intervista a Spirito Artigiano, Maria Alessandra Gallone indica la strada di una sostenibilità possibile, fondata su conoscenza, lavoro e capitale umano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 52%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110448" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Gallone-Alessandra_foto_2025-1.jpg" width="600" height="900" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Gallone-Alessandra_foto_2025-1.jpg 600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Gallone-Alessandra_foto_2025-1-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Gallone-Alessandra_foto_2025-1-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></div>
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<h3><span class="font-435549">C’è una parola che attraversa il nostro tempo con la forza di una necessità e il peso di una sfida: sostenibilità. Ma dietro le grandi strategie europee, dietro i piani energetici e le transizioni annunciate, esiste un’Italia che ogni giorno prova a tenere insieme ambiente, lavoro e futuro. È l’Italia delle botteghe, delle piccole imprese, dell’artigianato manifatturiero che continua a rappresentare l’ossatura produttiva del Paese. In questo scenario si inserisce la riflessione di Maria Alessandra Gallone*, presidente di ISPRA, che in questa intervista a Spirito Artigiano disegna il profilo di una sostenibilità concreta, lontana dagli slogan e capace di parlare ai territori. Una transizione “possibile”, che non lasci indietro nessuno e che rimetta al centro le persone, il capitale umano, le donne e il valore della cura. Perché — spiega — tutela ambientale e sviluppo economico non sono avversari, ma parti della stessa responsabilità collettiva.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Presidente Gallone, oggi la transizione ecologica rischia spesso di essere raccontata come un percorso pensato per le grandi imprese. Come si evita che le piccole realtà artigiane e manifatturiere vivano invece la sfida ambientale come un peso burocratico o economico?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La transizione ecologica funzionerà davvero solo se sarà una transizione abitabile anche per le piccole imprese, per gli artigiani, per chi ogni mattina apre una bottega o una piccola azienda e tiene vivo il tessuto produttivo dei territori. Se viene percepita come un insieme di obblighi e costi rischia di generare paura e resistenza. Se invece diventa un’opportunità concreta di innovazione, risparmio energetico e competitività, allora cambia tutto. Io credo molto in una sostenibilità che non sia ideologica ma possibile. Dobbiamo accompagnare le imprese, non giudicarle. E accompagnarle significa semplificare, creare strumenti chiari, incentivi accessibili e fiducia. L’Italia ha un patrimonio straordinario di manifattura, artigianato e cultura del fare bene. Proprio questo modello produttivo può diventare uno dei più sostenibili al mondo».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lei guida un istituto strategico per il futuro ambientale del Paese. Che ruolo può avere ISPRA nell’accompagnare concretamente le piccole e medie imprese verso modelli più sostenibili?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«ISPRA è una grande infrastruttura tecnico-scientifica al servizio delle decisioni, dei territori e delle imprese. Il nostro compito è produrre dati certificati, indipendenti e trasparenti. Ma oggi c’è anche un’altra missione fondamentale: rendere la conoscenza accessibile. Le piccole e medie imprese spesso non hanno strutture dedicate alla sostenibilità o alla compliance ambientale. Per questo ISPRA può svolgere una funzione importante di accompagnamento e orientamento, aiutando le imprese a comprendere cambiamenti normativi, opportunità tecnologiche e vantaggi competitivi della sostenibilità. Io immagino un’Istituzione sempre più vicina ai territori e capace di dialogare con il mondo produttivo senza perdere il rigore scientifico».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nel dibattito pubblico si parla molto di sostenibilità, ma meno di sostenibilità “possibile”. Quanto conta costruire una transizione che tenga insieme tutela ambientale, lavoro e competitività?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Conta moltissimo. È il punto centrale. Una transizione che non tiene insieme ambiente, lavoro e competitività rischia di essere socialmente fragile e quindi anche ambientalmente inefficace. La sostenibilità non può essere un lusso per pochi o una teoria da convegno. Deve entrare nella vita reale delle persone e delle imprese. Per questo parlo spesso di un nuovo umanesimo della sostenibilità: mettere la persona al centro. Le realtà artigiane italiane hanno una forza enorme: sanno innovare mantenendo identità, tradizione e qualità. Possono diventare un modello europeo di economia sostenibile ad alto valore umano».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Questo numero di Spirito Artigiano è dedicato al tema dell’impresa femminile e al contributo delle donne come forza economica e sociale. Ritiene che oggi le donne debbano ancora dimostrare qualcosa in più rispetto agli uomini quando assumono ruoli apicali?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Penso che, purtroppo, in molti contesti le donne debbano ancora dimostrare qualcosa in più. Non sempre in modo esplicito, ma spesso attraverso aspettative implicite molto più severe. Alle donne viene chiesto di essere competenti ma anche rassicuranti, determinate ma non troppo, autorevoli ma sempre misurate. Però credo anche che qualcosa stia cambiando profondamente. Sempre più donne stanno arrivando in ruoli apicali portando una leadership diversa: più inclusiva, più orientata alla costruzione delle relazioni e alla visione di lungo periodo. La vera forza non coincide con la durezza. È riuscire a mantenere competenza, umanità e capacità di ascolto anche nei ruoli di maggiore responsabilità».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che impronta vuole dare alla sua presidenza di ISPRA?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Vorrei lasciare un’ISPRA ancora più autorevole scientificamente, ma anche più aperta, moderna e riconoscibile come presidio di fiducia pubblica. Viviamo un tempo in cui ambiente, energia, innovazione tecnologica e geopolitica sono profondamente interconnessi. In questo scenario gli istituti tecnico-scientifici devono aiutare il Paese a leggere la complessità. Vorrei un’Istituzione capace di parlare ai giovani, alle imprese e ai territori. E c’è un tema a cui tengo moltissimo: il capitale umano. Le persone che lavorano in ISPRA rappresentano una ricchezza straordinaria di competenze e passione. Investire sui giovani ricercatori e sulle nuove professionalità sarà decisivo per il futuro del Paese».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Secondo lei, il protagonismo delle donne può rappresentare anche un cambio di paradigma nel modo di concepire sviluppo, impresa e rapporto con il territorio?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Sì, credo di sì. Non perché le donne siano migliori, ma perché storicamente hanno sviluppato una particolare capacità di tenere insieme dimensioni diverse: cura, visione, pragmatismo, relazione. La sostenibilità, in fondo, è proprio questo: imparare a pensare non solo all’immediato ma anche alle conseguenze, alle generazioni future, agli equilibri tra economia, ambiente e società. Per molti anni il modello di sviluppo dominante è stato fondato soprattutto sulla competizione e sulla velocità. Oggi comprendiamo che servono anche altri valori: responsabilità, ascolto, capacità di costruire comunità. La parola cura non deve più essere considerata una parola debole. La cura è una forma alta di responsabilità. E forse la vera rivoluzione culturale sarà proprio questa: comprendere che sviluppo e sensibilità non sono in contraddizione. Possono, anzi devono, camminare insieme».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>*Maria Alessandra Gallone, laureata in Lingue e esperta di amministrazione locale e istituzioni scolastiche, ha alle spalle una carriera politica nazionale che l&#8217;ha vista Senatrice della Repubblica per due legislature. Durante i suoi mandati parlamentari si è specializzata all&#8217;interno delle commissioni Giustizia, Ambiente, Territorio e Istruzione. Forte di questa esperienza istituzionale, nel febbraio 2026 è stata nominata Presidente dell&#8217;ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
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		<title>La forza discreta del Made in Italy: artigianato, diplomazia e soft power. Spirito Artigiano intervista Francesco Maria Talò</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 06:25:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’artigianato è una leva del soft power italiano: costruisce reputazione, presidia i territori e porta nel mondo un’idea concreta di Made in Italy. Spirito Artigiano ne parla con l’ambasciatore Francesco Maria Talò*.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 52%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110268" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_.jpg" width="830" height="1188" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_.jpg 830w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_-210x300.jpg 210w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_-715x1024.jpg 715w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_-768x1099.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_-350x501.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px" /></div>
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<h3><span class="font-435549">C’è una forza gentile che attraversa l’Italia senza fare rumore, ma lasciando un’impronta riconoscibile ovunque: è la trama minuta dell’artigianato, quel sapere diffuso che non si limita a produrre oggetti, ma costruisce identità, racconti, reputazione. È qui che il “marchio Italia” smette di essere uno slogan e diventa sostanza, valore economico e simbolico insieme. In un mondo attraversato da transizioni profonde – tecnologiche, geopolitiche, culturali – il soft power artigiano si rivela una leva strategica, capace di tenere insieme tradizione e innovazione, radici e apertura. Ne parliamo, su Spirito Artigiano, con l’ambasciatore Francesco Maria Talò, Inviato Speciale dell’Italia per il Corridoio Economico India–Medio Oriente–Europa (nel corso della sua quarantennale carriera diplomatica ha ricoperto, tra gli altri, gli incarichi di Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio Meloni, Rappresentante Permanente presso la NATO ed Ambasciatore in Israele) che invita a leggere questo patrimonio come parte integrante di una visione di sistema, in cui istituzioni, imprese e territori imparano a fare squadra.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ambasciatore, quando parliamo di artigianato italiano parliamo anche di soft power?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Assolutamente sì. Il soft power artigiano è un soft power nazionale. È ciò che consente al marchio Italia di essere ai vertici mondiali. Non è fatto solo dai grandi marchi, ma da una costellazione di piccole e medie imprese artigiane che, pur non essendo sempre riconoscibili singolarmente, sono immediatamente identificabili per il contesto da cui provengono e per l’unicità dei loro prodotti. È un patrimonio che dobbiamo preservare e valorizzare, anche – e soprattutto – in un mondo che cambia rapidamente.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quanto conta, in questa prospettiva, il “fare sistema”?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Conta moltissimo. Gli italiani hanno uno spirito individuale forte, ma non deve diventare individualismo. È proprio quella personalità che rende i nostri prodotti unici, ma deve essere combinata con la capacità di lavorare insieme, superando il particolarismo. Il valore aggiunto del Made in Italy nasce da qui: dalla sintesi tra creatività individuale e azione collettiva.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Qual è il ruolo delle istituzioni e delle associazioni di categoria in questo equilibrio?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Le istituzioni devono contribuire a gestire un dilemma complesso: mantenere l’identità e la ricchezza delle radici, senza rinunciare all’innovazione. Il rischio, altrimenti, è quello di combattere battaglie di retroguardia che non sono vincenti nel lungo periodo. Le associazioni di categoria, da parte loro, hanno un compito fondamentale: salvaguardare la particolarità delle tradizioni e accompagnarle in un percorso di rinnovamento. È un lavoro delicato, soprattutto nei centri più piccoli, dove l’artigianato è parte integrante del tessuto culturale.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lei ha spesso richiamato l’attenzione sulla trasformazione dei centri storici. Che cosa sta accadendo?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Stiamo assistendo a cambiamenti profondi, legati anche all’iper-turismo. In molti casi la natura degli esercizi commerciali è mutata, e questo ha penalizzato i piccoli artigiani, che sono tra le principali vittime di queste dinamiche. La concorrenza delle catene e di fenomeni speculativi rende la loro sopravvivenza più difficile. Ma dobbiamo renderci conto che il successo di una città non si misura solo dal numero di turisti: dipende dalla sua capacità di restare autentica, diversa dalle altre. E questo passa anche dal mantenimento dell’insediamento artigiano.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quindi l’artigianato non è solo economia, ma anche qualità della vita?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Esattamente. L’artigianato non è solo immagine, è sostanza. Dà lavoro a molte famiglie e contribuisce alla qualità dei centri abitati. Un luogo in cui c’è un artigiano è un luogo migliore, più vivo, più autentico. In questo senso, parliamo anche di sicurezza: senza sicurezza fisica, che vuol dire anche il cosiddetto hard power, non c’è economia, e questo vale anche per le piccole imprese. Come sempre si tratta di superare il dilemma, comprendendo che viviamo in un’epoca che ci ricorda l’esistenza della guerra e di minacce estreme: dobbiamo riconoscere le esigenze della difesa conservando i valori, incluso quello dell’identità rappresentata dall’artigianato, che vogliamo difendere. Possiamo dire che il soft power che non trascura l’hard power che un sistema caratterizzato dallo smart power, un sistema intelligente ed equilibrato.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come si inserisce tutto questo nei grandi fenomeni globali, dall’intelligenza artificiale alle migrazioni?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">»L’artigianato non è isolato, si intreccia con tutte le grandi trasformazioni in atto. L’intelligenza artificiale, ad esempio, può essere uno strumento utile per le imprese artigiane, soprattutto per semplificare i processi burocratici. Ma non potrà mai sostituire la capacità umana, la creatività, il saper fare. È qui che sta la nostra forza.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il soft power artigiano può diventare anche uno strumento diplomatico?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Lo è già. Quando esportiamo prodotti artigianali, esportiamo un’immagine dell’Italia, che è molto concreta. Pensiamo, ad esempio, alla Settimana della cucina italiana nel mondo: è un’occasione in cui si vede chiaramente quanto sia importante l’alleanza tra grandi e piccoli. L’industria alimentare fa grandi numeri ed è fondamentale, ma accanto ad essa c’è il piccolo produttore che rappresenta l’eccellenza. Non sono alternative, sono complementari. Superare questi falsi dilemmi è essenziale.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In sintesi, qual è la sfida principale per il futuro?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Avere una visione d’insieme. A livello nazionale e locale dobbiamo considerare l’artigianato come parte integrante dell’interesse nazionale. Non è solo un elemento identitario, ma una leva economica, sociale e culturale. Se sapremo fare squadra, preservando le radici e innovando, il soft power artigiano continuerà a essere uno dei pilastri della presenza italiana nel mondo e della qualità della nostra vita.»</p>
<hr />
<p>*L&#8217;ambasciatore Francesco Maria Talò, attuale Inviato Speciale per il Corridoio Economico India–Medio Oriente–Europa (IMEC) e membro del team di International Strategic Network (ISN), è un diplomatico italiano di carriera con una vasta esperienza. Nel corso della sua carriera (1984–2024), ha ricoperto ruoli chiave tra cui consigliere diplomatico della Presidente del Consiglio, Rappresentante Permanente alla NATO e Ambasciatore in Israele.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
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		<title>Mani che custodiscono la Pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 12:10:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[umanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spirito Artigiano ha sentito Massimo Faggioli, docente di teologia al Trinity College di Dublino: la pace come «lavoro artigiano», risposta concreta alla crisi del multilateralismo e alle derive tecnologiche della guerra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110159" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace.png" width="1136" height="928" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace.png 1136w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace-300x245.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace-1024x837.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace-768x627.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace-350x286.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">L’appello di Papa Leone agli “artigiani di pace” non è soltanto un’immagine evocativa, ma una chiave di lettura per comprendere la postura della Chiesa di fronte alle guerre del presente. In un mondo segnato dalla crisi delle grandi architetture multilaterali e dall’avanzata di una tecnologia sempre più autonoma, il richiamo a una pace costruita “a mano” torna centrale. Ne parliamo con Massimo Faggioli, docente di teologia al Trinity College di Dublino.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore, l’appello di Papa Leone agli artigiani di pace affonda le radici nel magistero recente. Da dove nasce questa immagine?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Nasce chiaramente dal pontificato di Papa Francesco, che ha parlato più volte della pace come di un lavoro artigianale. È una metafora molto concreta: la pace non è un prodotto industriale, non è qualcosa che si impone dall’alto, ma richiede pazienza, cura, capacità umana. È anche una risposta alla crisi delle grandi organizzazioni internazionali, che per decenni hanno rappresentato il principale luogo del peacemaking.»</p>
<p><strong>Quindi è anche una presa d’atto dei limiti del multilateralismo?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Sì, ma non un rifiuto. La Chiesa cattolica continua ad avere una presenza importante nelle organizzazioni internazionali. Tuttavia, accanto a questo, esiste un altro livello: quello delle reti diffuse, degli ordini religiosi, delle organizzazioni laicali. È una struttura più “artigianale”, fatta di tante iniziative piccole ma capillari.»</p>
<p><strong>Lei parla di una dimensione quasi “metafisica” dell’artigianato. Cosa intende?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’artigianato non è solo una tecnica, è un’arte. Rimanda a una visione dell’umano che nella cultura cattolica è profondamente integrale: corpo, mente e spirito. L’artigiano lavora con le mani ma anche con l’intelligenza e la sensibilità estetica. In questo senso, è una categoria che dice qualcosa di essenziale su cosa significa essere umani.»</p>
<p><strong>Come si inserisce questa visione nel contesto delle guerre contemporanee?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Oggi abbiamo, da un lato, l’artigianato della pace e, dall’altro, una guerra sempre più segnata dall’intelligenza artificiale. Il rischio è che la tecnologia, lasciata a se stessa, porti a una disumanizzazione del conflitto. La risposta della Chiesa non è semplicemente meno tecnologia, ma una tecnologia governata da una mente artigiana, cioè umana, responsabile.»</p>
<p><strong>C’è una continuità tra i pontificati su questo tema?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Assolutamente sì. Il discorso di Assisi del 2016 di Papa Francesco, durante la Giornata mondiale di preghiera per la pace, è uno snodo fondamentale. Lì si parla esplicitamente di “artigiani di pace”. Papa Leone riprende questo filo e lo sviluppa, così come Francesco aveva fatto parlando anche di “artigiani di democrazia”.»</p>
<p><strong>Perché proprio l’artigianato diventa oggi una categoria così centrale per la Chiesa?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Perché è sempre stata, in un certo senso, più artigianale che industriale. L’artigianato è più vicino alla sua cultura rispetto al mondo operaio novecentesco. Ma oggi c’è anche una ragione più profonda: la sfida sull’umano. In un’epoca in cui la tecnologia ridefinisce i confini dell’uomo, l’artigiano rappresenta qualcosa di essenziale, di irriducibile. È una figura che ci ricorda che l’umano non è sostituibile.».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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		<title>Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Artigiani, basta stare a guardare: l’AI va usata, non temuta». Intervistato da Spirito Artigiano, il giurista Fabio Bassan invita le imprese a costruire un dialogo concreto tra mani e algoritmi per affrontare il futuro da protagonisti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109224" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png" width="932" height="581" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png 932w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-300x187.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-768x479.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-350x218.png 350w" sizes="auto, (max-width: 932px) 100vw, 932px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">È tutta una questione di alchimie. Di formule giuste, di sintesi virtuose. L’intelligenza artificiale non è un orizzonte lontano né una minaccia da subire. Per l’artigianato può diventare una leva concreta di competitività, innovazione e attrattività. Ma a una condizione: smettere di guardarla da spettatori. Ne è convinto Fabio Bassan, avvocato e professore di Diritto dell’Unione europea a Roma Tre, con una lunga esperienza nel mondo delle alte tecnologie. Con lui abbiamo ragionato del connubio fra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”, di costi di accesso, formazione, ruolo delle associazioni e della sfida globale tra modelli tecnologici. Un dialogo che parla alle imprese, ai territori e alle nuove generazioni.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore Bassan, qual è oggi il rapporto tra artigianato e intelligenza artificiale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Direi ancora troppo passivo. L’artigianato guarda all’AI con curiosità, ma spesso senza farne davvero un uso realmente efficace. Eppure la possibilità di sviluppo è enorme: la rivoluzione tecnologica consente di accedere a bacini di mercato molto più ampi, con costi più bassi e strumenti più potenti rispetto al passato».</p>
<p><strong>Se le opportunità sono così evidenti, perché questa resistenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Perché esiste una soglia di accesso. L’AI ha costi di apprendimento, non solo economici ma anche cognitivi. In molti casi c’è una difficoltà reale nell’uso e nella gestione degli strumenti. È qui che entrano in gioco le associazioni di categoria che dovrebbero &#8211; in una prospettiva virtuosa e di supporto alle Pmi &#8211; creare piattaforme condivise. Una base comune di utilizzo, come avviene già in altri mercati».</p>
<p><strong>In concreto, che cosa significa?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Mettere a disposizione una serie di strumenti con costi di fornitura più bassi, accompagnati da un’attività strutturata di formazione. Perché quando si forma davvero una persona, cambia tutto: il modo di lavorare, di organizzarsi, di competere. Questo, per gli artigiani, potrebbe essere la svolta».</p>
<p><strong>Ci spiega meglio quale ruolo possono avere le associazioni di categoria, come Confartigianato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Un ruolo decisivo. Se si vuole davvero integrare l’AI nell’artigianato, le associazioni devono farsi carico di una parte importante del percorso. Servono simulazioni continue, ad esempio su come interrogare l’AI in modo efficace. Basta una base minima di conoscenza per valutare l’impatto migliore: con le domande giuste si ottengono risultati eccellenti. Questo va fatto insieme agli artigiani, passo dopo passo».</p>
<p><strong>La sfida, per la categoria e per l’organizzazione è l’interazione tra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Se l’artigiano utilizza anche solo un minimo di sistemi di AI, combinandoli con la propria esperienza, sviluppa il lavoro in modo molto più efficiente. Certo, serve un cambio di mentalità: creatività e manualità non vengono sostituite, ma possono essere assistite in modo virtuoso dalla tecnologia».</p>
<p><strong>Questo può aiutare anche sul fronte del ricambio generazionale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Assolutamente sì. Con queste tecnologie l’artigianato diventa più attrattivo per i giovani. Il ricambio generazionale smette di essere un problema e diventa una leva di sviluppo. La volontà dei giovani di tornare all’artigianato esiste, ma va coltivata. E per farlo bisogna rendere il settore più moderno, più stimolante. La tecnologia è la chiave».</p>
<p><strong>Dal punto di vista giuridico, esistono ostacoli all’uso dell’AI nelle imprese artigiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«No, il quadro normativo è sostanzialmente a posto. L’intelligenza artificiale è regolata per le attività sensibili, ma non esiste una disciplina rigida e specifica per gli altri ambiti. È un terreno fertile, che consente un’evoluzione tecnologica importante. Le associazioni, inoltre, hanno il potere di rendere il contesto ancora più agevole».</p>
<p><strong>Guardando allo scenario globale, che modello di AI la convince di più?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Oggi vediamo tre approcci. Quello americano, basato su una quantità enorme di dati: è “rozzo” ma produce grandi risultati senza processi troppo raffinati. La Cina, invece, ha lavorato in modo più sofisticato: meno dati, ma processi molto più raffinati. DeepSeek, ad esempio, consuma meno risorse e ha messo in difficoltà i colossi americani».</p>
<p><strong>E l’Italia, dove si colloca?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’Italia – e l’Europa – hanno un punto di forza enorme: sistemi molto raffinati, una grande capacità di gestione efficace dell’AI. Dovremmo fare una cosa semplice ma decisiva: creare consorzi di progetti virtuosi e metterli a disposizione delle Pmi, anche a livello territoriale ed europeo. Questa raffinatezza è una leva straordinaria di competitività, soprattutto perché consente costi sostenibili per le imprese».</p>
<p><strong>Dunque, qual è la sfida per l’artigianato italiano di domani?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Passare dalla difesa all’attacco. Usare l’intelligenza artificiale non per snaturarsi, ma per valorizzare ciò che l’artigianato ha di unico. Se sapremo far dialogare intelligenza artigiana e artificiale, il futuro non sarà una minaccia, ma un’opportunità concreta».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
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		<title>Dove nasce la magia: l’artigianato dietro il cinema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 06:20:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Cinecittà, tra falegnamerie, set e modellatori digitali, il cinema prende forma grazie all’ingegno artigiano: Rossella Catanese ci racconta come ogni film sia il frutto di competenze tecniche, visioni creative e gesti sapienti che trasformano l’idea in immagine.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108936" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie.png" width="850" height="458" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie.png 850w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie-300x162.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie-768x414.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie-350x189.png 350w" sizes="auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-8" data-row="script-row-unique-8" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-8"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-9"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">Dove tutto è possibile. Il grande schermo. Dietro le quinte, chi da vita alla magia, è sempre un artigiano. Roma, Cinecittà. Tra luci dei riflettori e polvere di legno, il cinema prende forma. Rossella Catanese*, professoressa di teorie e tecniche del linguaggio filmico e Narrazioni Audiovisive (le sue pubblicazioni riguardano la storia del cinema, gli archivi filmici, il cinema sperimentale e il restauro dei film) all’Università degli Studi della Tuscia, ci guida tra laboratori e set, tra visionarietà e gesti concreti. Ogni scenografia, costume, oggetto di scena è il frutto di mani esperte che trasformano l’idea in immagine. Il digitale non cancella, amplifica: stampa 3D, fotogrammetria, modellazione virtuale diventano estensione dell’artigianato. Ogni film una bottega, ogni sequenza un piccolo miracolo di techné. E in questo intreccio tra creatività e sapere manuale si forgia il futuro delle nuove generazioni di maestranze.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em><strong>Dal suo punto di vista qual è il rapporto tra artigianato e cinema?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il cinema, in quanto forma d’arte della modernità industriale, non esisterebbe senza il substrato di saperi tecnico-pratici che ne permettono la realizzazione concreta. L’idea registica, per sua natura intangibile, richiede infatti di essere tradotta in una dimensione sensibile e fotografabile attraverso un processo di manifattura che è, in ogni sua fase, profondamente artigianale. Che si tratti di costruire una scenografia o di confezionare un costume, si attiva un sapere fatto di gesti, materiali e tecniche specializzate (techné) che trasforma il concetto in un “manufatto” audiovisivo.</p>
<p style="padding-left: 40px;">In particolare, in Italia la formazione delle maestranze avveniva in un contesto storico e culturale che ha sempre valorizzato le capacità artistiche; la famosa “Hollywood sul Tevere” degli anni de La dolce vita, cioè la presenza a Roma di produttori, registi e star americani, aveva ragioni di natura commerciale (come la legge Andreotti del 1949 che finanziava produzioni e co-produzioni italiane e offriva sgravi fiscali più interessanti rispetto al contesto statunitense), ma è stata di certo determinante anche la bravura e la caratura artistica delle figure professionali di Cinecittà, che conquistarono tutti.»</p>
<p><strong>Come è evoluta questa connessione negli anni?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Questa connessione ha attraversato una significativa evoluzione dialettica, segnata da tre fasi principali. Inizialmente, nella fase pre-industriale e del sistema degli studi, l’artigianato era perfettamente integrato in un modello produttivo di tipo quasi-fordista, dove maestranze specializzate operavano in botteghe interne agli studios. Poi, con il declino di quel sistema e l’avvento della figura del regista-autore, si è assistito a una ri-artigianalizzazione del processo creativo, dove le competenze tecniche si sono messe al servizio di visioni estetiche più personali e diversificate. Vi consiglio un bel film che racconta il ruolo determinante di due artigiani italiani prestati al cinema americano negli anni del muto: Good Morning Babilonia (1987) dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani. L’ingresso nell’era digitale, infine, ha inizialmente generato il timore di una sostituzione dell’artigianato tradizionale, ma ha poi rivelato la sua vera natura di potente strumento di trasformazione. Oggi assistiamo a una trasfigurazione del rapporto, visto che il digitale non soppianta il sapere manuale, ma lo integra e lo potenzia, spostando il campo d’azione in un continuum ibrido tra il materiale e l’immateriale.»</p>
<p><strong>Di quali professionalità artigiane abbisogna un settore come quello cinematografico?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’ecosistema produttivo cinematografico necessita di una certa varietà di professionalità artigiane: da un lato, permangono le figure dell’artigianato tradizionale applicato, quali lo scenografo, il falegname, l’ebanista, il sarto e il costumista, il decoratore e lo scultore di props, cioè oggetti di scena. Questi professionisti sono depositari di un sapere manuale profondamente radicato nella manipolazione di materie prime fisiche. Dall’altro lato, negli ultimi anni si è affermata con forza la categoria del digital craft, che comprende il modellatore 3D, il texture artist e altre figure relative allo specifico digitale. Sebbene operino in un ambiente computazionale, questi tecnici applicano al dato digitale la stessa logica di cura, pazienza e conoscenza dei materiali che caratterizza l’artigianato tradizionale.»</p>
<p><strong>Quali sono le leve per avvicinare i giovani al comparto?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Una maggiore visibilità del lavoro delle maestranze è fondamentale; occorre superare una narrazione mediatica centrata esclusivamente sulla figura del regista per dare risalto al contributo determinante di tutte le professionalità tecniche, dato che il cinema è sempre un lavoro collettivo, un’impresa di squadra. A questo dovrebbe accompagnarsi una chiara valorizzazione socio-economica, che garantisca percorsi di carriera definiti e un adeguato riconoscimento retributivo, presentando questi mestieri come scelte professionali solide e gratificanti. In Italia, potrebbe essere strategico inquadrare queste competenze nel solco della più ampia tradizione di eccellenza del Made in Italy, evidenziando le connessioni con l’alta sartoria, il design e il restauro.»</p>
<p><strong>In che modo agire efficacemente sulla formazione delle maestranze artigiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Per una formazione efficace è indispensabile un modello che coniughi il sapere teorico con la pratica sul campo, anche attraverso tirocini curriculari di qualità basati sul modello bottega-apprendista, che rimane un pilastro irrinunciabile. Parallelamente, è cruciale il potenziamento dell’infrastruttura laboratoriale presso le istituzioni formative. Tutto ciò richiede, infine, un solido networking istituzionale che crei tavoli di lavoro permanenti tra i ministeri competenti, gli enti di formazione, le associazioni di categoria artigiane e i rappresentanti dell’industria cinematografica, per allineare costantemente la domanda e l’offerta di competenze.»</p>
<p><strong>Come la tecnologia interagisce in questo rapporto?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La tecnologia contemporanea, basata sugli ambienti digitali, funge da amplificatore delle capacità dell’artigiano: strumenti come la stampa 3D o la fotogrammetria estendono le sue possibilità esecutive, permettendo livelli di precisione, complessità e controllo prima inaccessibili. L’esito più avanzato di questa interazione è la ridefinizione dei confini stessi della pratica: la figura dell’artigiano ibrido, che padroneggia sia gli strumenti tradizionali che quelli digitali, è ormai una realtà. La tecnologia, in definitiva, non elimina la necessità della “mano” dell’artigiano, ma ne trasforma radicalmente l’espressione, richiedendo una duplice competenza che spazia dalla materia fisica al dato algoritmico.»</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>(*<em>Rossella Catanese<strong> &#8211; </strong>Docente e ricercatrice all’Università della Tuscia, specializzata in restauro cinematografico, archivi filmici e avanguardie. Autrice di monografie e curatele internazionali, già assegnista in progetti PRIN ed europei, con esperienze didattiche a NYU Florence e negli USA. Premio Limina 2022 e Duchamp Research Grant 2023).</em></p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
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		<title>Un lusso senza tempo: la maestria artigiana come patrimonio culturale.  Spirito Artigiano intervista il Prof. Enrico Maria Mosconi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 07:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dove il mondo corre, l’artigiano resiste: trasforma il tempo in qualità e l’esperienza in identità. La riflessione di Enrico Maria Mosconi sul significato più autentico del lusso.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 82%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108749" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi.png" width="1081" height="608" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi.png 1081w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi-300x169.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi-1024x576.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi-768x432.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi-350x197.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1081px) 100vw, 1081px" /></div>
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<h3><span class="font-435549">In un’epoca dominata dalla produzione di massa e dalla rincorsa alla velocità, c’è un’Italia che continua a costruire valore con lentezza, precisione e intelligenza delle mani. È l’Italia degli artigiani: imprese piccole ma fondamentali, che custodiscono la cultura materiale del Paese e la trasformano in identità economica e sociale. In un mondo dove il lusso tende spesso a coincidere con l’eccesso, l’artigianato restituisce al concetto un significato più profondo: quello dell’unicità. Spirito Artigiano ne ha parlato con Enrico Maria Mosconi, docente di Tecnologia e gestione della produzione all’Università della Tuscia ed esperto di economia circolare, che da anni studia il rapporto tra impresa, territorio e cultura del saper fare.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professor Mosconi, quale ruolo occupano oggi le imprese artigiane nel sistema produttivo italiano?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Le imprese artigiane sono una componente strutturale del nostro Paese. Coprono un’ampia parte del PIL nazionale e rappresentano, più di ogni altro settore, la cultura dei territori. L’artigianato non è solo manifattura: è vocazione artistica, è sapere alimentare, è capacità di interpretare la bellezza e la funzionalità. È l’identità dei luoghi tradotta in lavoro».</p>
<p><strong>Cosa distingue davvero, nel profondo e nel contesto delle abitudini del consumo attuale, un prodotto artigianale da uno industriale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La qualità dell’artigianato non è mai ripetitiva. È un processo che nasce dalla personalizzazione e dalla maestria. Ogni pezzo porta l’impronta del suo autore: una sensibilità irripetibile che nessuna macchina potrà mai replicare. La tecnologia è utile, ma rimane uno strumento. La differenza vera sta nella mano, nello sguardo e nella cultura dell’artigiano».</p>
<p><strong>Sulla base di queste considerazioni, dunque, si può dire che l’artigianato è, di per sé, una forma di lusso?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’artigianato è lusso perché è unicità. Non nel prezzo, ma nel valore. Il lusso, secondo questa declinazione, non è necessariamente legato al costo, ma rappresenta piuttosto qualcosa di irripetibile. Un oggetto artigianale ha un valore commerciale, certo, ma soprattutto simbolico: è un frammento di identità, di cultura, di tempo umano. È il lusso di ciò che dura, di ciò che racconta chi siamo, facendo emergere l’identità anche dei luoghi da cui un prodotto viene fatto».</p>
<p><strong>Unicità e autenticità, dunque, come fondamento del lusso?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Esattamente. L’artigianato è esclusivo non perché elitario, ma perché autentico. Ogni creazione nasce da un gesto diverso, da un’idea, da una sensibilità. È l’opposto della standardizzazione. Il valore non sta nella quantità, ma nella relazione tra chi crea e chi sceglie di acquistare. È un lusso relazionale, umano, profondo».</p>
<p><strong>Come si concilia questa dimensione con la tecnologia e l’innovazione?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La tecnologia deve restare a misura d’uomo. Io credo in un’innovazione di piccola scala, compatibile con la manualità e i tempi dell’artigianato. Ma le competenze di base dell’artigiano restano fondamentali: la mano deve continuare a guidare la macchina, non il contrario. È importante che la maestria venga trasmessa, ma anche reinterpretata alla luce delle nuove tecniche e dei nuovi materiali».</p>
<p><strong>Il tema del ricambio generazionale è cruciale per la sopravvivenza del settore. Come si può garantire continuità a questo patrimonio di saperi?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Serve una visione strategica, di sistema. La trasmissione della maestria non può essere lasciata all’improvvisazione: è un passaggio di competenze ma anche di cultura. E le politiche di supporto devono essere reali, non episodiche: occorre accompagnare le imprese artigiane dentro un modello economico sostenibile e sistemico».</p>
<p><strong>Oggi il valore di un prodotto passa anche dal suo racconto. Quanto conta lo storytelling per l’artigianato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Conta moltissimo. Lo storytelling è parte integrante del prodotto. Raccontare la storia di un oggetto, di chi lo ha creato, del territorio da cui nasce, significa restituirgli valore e riconoscibilità. Un oggetto artigianale non è solo bello: è anche portatore di significato. Comunicare quel significato è fondamentale per far comprendere il vero valore del lavoro artigiano»</p>
<p><strong>In definitiva, che cosa rappresenta l’artigianato per lei?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«È il punto d’incontro tra economia, cultura e identità. È il luogo dove il lusso ritrova il suo senso originario: non come ostentazione, ma come autenticità. L’artigianato è la dimostrazione che l’Italia continua a essere capace di produrre bellezza attraverso le mani, e che la maestria resta, ancora oggi, la più sofisticata delle tecnologie».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
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		<title>Da maestri della bellezza a prigionieri della miopia: la sfida dell’artigianato italiano.  Spirito Artigiano intervista il Prof. Riccardo Ursi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 08:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra diritto e identità, l’artigianato torna al centro del dibattito pubblico: una riflessione sulle sue tutele, il suo valore culturale e le sfide della contemporaneità.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/da-maestri-della-bellezza-a-prigionieri-della-miopia-la-sfida-dellartigianato-italiano-spirito-artigiano-intervista-il-prof-riccardo-ursi/">Da maestri della bellezza a prigionieri della miopia: la sfida dell’artigianato italiano.  Spirito Artigiano intervista il Prof. Riccardo Ursi</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 82%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108462" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI.jpg" width="1280" height="720" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI-1024x576.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI-768x432.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-12" data-row="script-row-unique-12" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-12"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-13"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3><span class="font-435549">Da esportatori di bellezza, maestria e sogni al rischio che tutto ciò possa svanire per colpa della miopia sulle politiche industriali che dura da almeno vent’anni. È difficile capire se l’Italia sia ancora un Paese generativo, capace di coltivare talenti imprenditoriali. Alla base di tutta questa situazione, c’è una postura culturale che è diventata strutturale. «Negli ultimi anni, più che sullo sviluppo e sulle imprese, si è puntato tutto sull’assistenzialismo». L’analisi di Riccardo Ursi<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, docente di diritto amministrativo all’Università di Palermo è impietosa ma assolutamente aderente alla realtà. Ursi, però, non si limita all’analisi dello status quo, ma formula alcune linee di possibili interventi per dare nuova centralità all’artigianato e alle Pmi più in generali. Soluzioni che, fra l’altro, implicherebbero un cambio di passo significativo della Pa. </span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore, la sua analisi è piuttosto impietosa. Gli italiani non sono più un popolo di imprenditori?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Gli ultimi vent’anni sono stati devastanti. La direzione assunta, trasversalmente, è stata quella di un privilegiare l’assistenzialismo rispetto allo sviluppo industriale. Le imprese che nascono dal nulla, oggi più che mai, sono figlie dell’università. Le altre, in particolare artigiane, sono di tradizione familiare. Da decenni non c’è una vera politica industriale, che incentivi l’imprenditorialità in particolare per i ragazzi giovani. L’industria 4.0 funzionava, ma poi è stata di fatto smantellata. Tant’è che uno fra i problemi più grossi per l’artigianato è proprio il passaggio generazionale. A questo, si aggiunge una disparità territoriale».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Esiste ancora, insomma, l’Italia a due velocità?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Purtroppo sì. Salvo qualche piccola eccezione, il Sud sconta ancora un deficit di competitività altissimo per una serie di ragioni. Anche per via di una pubblica amministrazione che rappresenta un ostacolo spesso insormontabile».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A tutte le latitudini, per la verità, gli imprenditori artigiani (e non) lamentano un rapporto piuttosto complicato con la Pubblica Amministrazione. Ci sono margini per un’inversione di tendenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Agire sulla pubblica amministrazione per renderla più vicina alle imprese è una delle tre strade da seguire per tentare, più in generale, di dare un nuovo slancio al sistema produttivo del Paese, in particolare a quello delle Pmi. Occorre lavorare per una semplificazione spinta, che elimini i fardelli autorizzativi. A questo, dovrebbe fare il paio anche un intervento robusto per ridurre il costo del lavoro a carico delle piccole imprese a maggior ragione».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sarebbero dal suo punto di vista gli altri due fronti su quali occorrerebbe agire?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il primo è quello della promozione dell’artigianato, legandolo in qualche modo alle destinazioni turistiche come elemento identitario e peculiare. Questo potrebbe non solo incentivare l’acquisto di prodotti artigianali, ma anche agganciare mercati esteri difficilmente raggiungibili per altri canali. Per cui, una compenetrazione dei settori potrebbe favorire largamente l’artigianato. Al contempo, è fondamentale che si lavori per una semplificazione nell’accesso al credito delle Pmi. A maggior ragione per investimenti sul versante dell’innovazione tecnologica».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’artigianato è un settore che sempre di più sta lavorando sulle nuove tecnologie. </strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«A maggior ragione. Diversificando e innovando l’artigianato può avere davvero margini di crescita. Il contesto, a partire dal rapporto con la Pa però, deve cambiare. Sennò il rischio è quello di disperdere un grandissimo patrimonio di competenze».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Il prof. Riccardo Ursi si è laureato con lode nel 1995 all’Università di Palermo, dove ha iniziato una carriera accademica nel diritto amministrativo. Dopo il dottorato conseguito nel 2002, è diventato ricercatore nel 2000 e poi professore associato. Ha organizzato numerosi convegni nazionali e internazionali, pubblicato diversi monografie e articoli su diritto amministrativo e società pubbliche. Ha ricoperto incarichi di coordinamento didattico e presidenze di corsi e consorzi universitari, svolgendo attività di docenza in diritto amministrativo e collaborazioni scientifiche continuative.</h6>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
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		<title>Artigianato e Costituzione: per un nuovo paradigma giuridico-culturale.  Spirito Artigiano intervista il Prof. Andrea Piacentini Vernata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 05:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra diritto e identità, l’artigianato torna al centro del dibattito pubblico: una riflessione sulle sue tutele, il suo valore culturale e le sfide della contemporaneità.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/artigianato-e-costituzione-per-un-nuovo-paradigma-giuridico-culturale-spirito-artigiano-intervista-il-prof-andrea-piacentini-vernata/">Artigianato e Costituzione: per un nuovo paradigma giuridico-culturale.  Spirito Artigiano intervista il Prof. Andrea Piacentini Vernata</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 46%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108416" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE.jpeg" width="800" height="800" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE.jpeg 800w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE-300x300.jpeg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE-150x150.jpeg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE-768x768.jpeg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE-350x350.jpeg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE-348x348.jpeg 348w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></div>
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<h3><span class="font-435549">Approcciare all’artigianato è sempre complesso perché per farlo in modo corretto occorre aprirsi a una prospettiva multidisciplinare. Anche nel caso del dibattito sulla legge dell’artigianato, la questione è più o meno la stessa. Non è solo un piano eminentemente giuridico, ma è anche culturale. “Oltre alla legge 443/85, l’artigianato è citato espressamente in Costituzione. E, la parte che andrebbe rafforzata, è quella della tutela, perché le insidie sono tantissime a partire dal peso della burocrazia. Il vero salto di qualità sarebbe riconoscere all’artigianato italiano lo status di ‘bene culturale’”. L’originalità della proposta arriva, sulle colonne di Spirito Artigiano da Andrea Piacentini Vernata, docente di diritto costituzionale e del Patrimonio Culturale all’università La Sapienza di Roma. </span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore, in premessa ha sottolineato l’esigenza di alcune modifiche alla legge sull’artigianato. In quale direzione dovrebbero muoversi?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La legge fu concepita in un contesto storico, soprattutto per l’artigianato, completamente diverso da quello attuale anche in termini di competenze. A questo va aggiunto che la natura regionale delle competenze sull’artigianato non ha aiutato a sviluppare e sostenere in modo omogeneo il comparto. Un esempio concreto: se un esecutivo nazionale fosse intenzionato a creare un fondo nazionale con risorse da distribuire all’intero comparto, sarebbe poi problematico ‘scaricare’ sui territori i fondi. Insomma, in termini normativi ci sono diversi interventi che si possono mettere in atto. In questo contesto, però, emerge una priorità. »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A cosa fa riferimento?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Ogni intervento normativo che si intende fare a tutela dell’artigianato non può prescindere da un dato fondamentale: il peso della burocrazia per le piccole aziende, in particolare artigiane, pesa ogni anno qualcosa come ottanta miliardi di euro. Una cifra che corrisponde a circa quattro manovre finanziarie statali. Per cui, il primo obiettivo da perseguire dovrebbe essere questo. Parallelamente, occorre un salto di qualità sul piano culturale che marcia nella medesima direzione agendo sia sul piano territoriale che su quello statale.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono gli strumenti a favore dell’artigianato di cui dispongono i territori?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’articolo 52 del codice dei Beni Culturali consente ai Comuni di valorizzare i locali artigianali come espressioni ed elementi fondanti dell’identità dei luoghi. Se è vero che si tratta di provvedimenti utili, non sono comunque sufficienti a sostenere un patrimonio che è sempre più messo a repentaglio. Ecco perché ritengo sia utile immaginare di centralizzale a livello statale le competenze sull’artigianato. Ma, soprattutto, al comparto andrebbe riconosciuto il proprio valore culturale sulla scorta del plusvalore riconosciuto al bene culturale.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Questo provvedimento che cosa comporterebbe?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Una serie di tutele e soprattutto il riconoscimento dell’artigianato come elemento identitario e culturale italiano. Ma non per cristallizzare il settore in una dimensione che guardi al passato, ma anche per accompagnarlo verso il futuro.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fra le sfide del settore che lei stesso identifica c’è quello dell’e-commerce. Come supportare il comparto ad affrontare in modo proficuo le sfide del web?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’e-commerce è al contempo un’insidia ma anche un’opportunità. Il mondo del web, però, è imprescindibile per il settore dell’artigianato. Per questo sarebbe auspicabile immaginare di costituire un’agenzia statale che affianchi gli artigiani e ne aumenti la competitività sul web, evitando però che la dimensione artigiana non diventi produzione in serie. Sarebbe una grande iniziativa per uno dei settori che più di tutti caratterizza il nostro Paese.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tornando al tema della competitività e delle modifiche legislative possibili, l’artigianato sconta spesso lo scotto di una legislazione poco conforme alla natura delle Pmi. Come invertire questa tendenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il cambio di passo sarebbe, finalmente, dare corpo a una politica economica strutturale a favore dell’artigianato, ponendo fine alla logica della distribuzione di fondi a pioggia che non generano crescita ma solo buchi nel bilancio statale. Sarebbe interessante un patto per l’artigianato fra il Ministero dell’Economia e il Ministero della Cultura. Non è possibile immaginare l’artigianato solo come settore economico e neanche come ambito culturale. Serve pensarlo come una realtà unica, composta da entrambe le componenti.»</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
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			</item>
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		<title>L’artigianato come anima nascosta dell&#8217;Italia che resiste. Intervista a Camillo Langone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 08:13:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa intervista per Spirito Artigiano, Camillo Langone racconta l’artigianato come anima nascosta dell’Italia, difesa contro l’omologazione e custode di cultura, arte e identità.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/lartigianato-come-anima-nascosta-dellitalia-che-resiste-intervista-a-camillo-langone/">L’artigianato come anima nascosta dell’Italia che resiste. Intervista a Camillo Langone</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 46%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108274" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/3_DI-BISCEGLIE_Int.-Camillo-Longone.jpg" width="819" height="1024" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/3_DI-BISCEGLIE_Int.-Camillo-Longone.jpg 819w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/3_DI-BISCEGLIE_Int.-Camillo-Longone-240x300.jpg 240w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/3_DI-BISCEGLIE_Int.-Camillo-Longone-768x960.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/3_DI-BISCEGLIE_Int.-Camillo-Longone-350x438.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-16" data-row="script-row-unique-16" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-16"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-17"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3><em><span class="font-435549">Le sue parole sanno di antichità e provincia. Di un tempo andato che ancora resiste solo lontano dai grandi centri in cui tutto tende all’omologazione. Appassionato d’arte, di chiese sperdute in giro per lo Stivale, tendenzialmente a qualche centinaia di chilometri dalla Capitale. Di candele vere che tengono viva la fiammella delle fede nelle comunità della periferia. La, dove “ancora sopravvive l’artigianato, che è una parte fondamentale e imprescindibile del dna italiano”. Camillo Langone<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> parla sulle colonne di Spirito Artigiano scandendo le parole con una cadenza quasi teatrale. Quando gli chiediamo quale sia il rapporto fra l’artigianato, l’arte e la cultura la sua risposta è netta: “La radice comune sta anche nel nome. L’artigianato è cultura e spesso l’artigianato è arte. Ma bisogna difendere questo patrimonio, salvaguardarlo”. </span></em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Langone quali sono, secondo lei, le componenti che insidiano l’artigianato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il mondo di oggi è contro l’artigianato. Contro quello che rappresenta e soprattutto che ha rappresentato. Sugli artigiani, che in qualche modo sono le sentinelle delle comunità, dei piccoli borghi dell’Italia profonda, grava tutto il peso – ad esempio – della burocrazia legislativa. Italiana ed europea. Per questo dico che l’artigianato deve essere preservato nella sua dimensione, oltre che prettamente produttiva in qualche modo sociale e spirituale. »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Se da una parte sicuramente grava sul comparto artigiano questo peso talvolta insostenibile, è altrettanto vero che il più famoso brand al mondo – il Made in Italy – si regge per la gran parte sulla produzione artigiana. </strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«È la grande forza dell’artigianato italiano, che rappresenta una componente essenziale del sapere nazionale. Della capacità di produrre, di fare cultura e talvolta arte. Ma l’artigianato è fatto per mondi piccoli, per nicchie. Purtroppo il mondo di oggi è fatto per la quantità piuttosto che per la qualità. E questa tendenza mal si concilia con lo spirito da cui muove l’artigianato e il suo valore più profondo. »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono gli strumenti per invertire questa tendenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Individuare una soluzione per invertire una tendenza diffusa e pervasiva è tutt’altro che semplice. Anche perché esiste un problema nel problema, ossia la “definizione” di ciò che è un prodotto artigiano. Questo lo si vede molto bene nel comparto della produzione vinicola. È complesso stabilire un confine. Al di là di criteri qualitativi e soprattutto quantitativi. Benché la produzione vinicola sia una straordinaria forma di artigianato.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E il rapporto con l’arte qual è?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«È un legame fortissimo, che richiama alla semantica che riporta alla radice della parola stessa. Arte-Artigianato. Gli artisti, talvolta, sono anche artigiani. E un prodotto plasmato da mani artigiane può diventare un’opera d’are. Sicuramente sono due piani fortemente interconnessi. Intimamente collegati, inscindibili. »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quanto è sensibile la società alla profondità che si cela dietro la bottega e il mestiere artigiano declinato anche in senso artistico?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Pressoché inesistente. È per questo che occorrerebbe fare una robusta operazione di sensibilizzazione sull’importanza dell’artigianato per l’Italia. Le botteghe artigiane sparse per l’Italia profonda, rappresentano dei veri e proprio presidi contro l’omologazione. Sono elementi insostituibili che tengono in equilibrio la biodiversità che caratterizza il nostro Paese. Insomma, contro tutto e tutti, gli artigiani restano un baluardo di civiltà. Non c’è Italia senza gli artigiani.»</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<hr />
<h6><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Camillo Langone (Parma, 1965) è uno scrittore, giornalista e critico culturale italiano. Collabora con varie testate nazionali, tra cui Il Foglio, dove cura la rubrica “Preghiera” e scrive di arte, letteratura, tradizioni e religione. Il suo stile è riconoscibile per il tono provocatorio, spesso anticonformista, e per la difesa di un’Italia “profonda” legata alla spiritualità, all’artigianato e ai piccoli centri. Ha pubblicato diversi libri, tra cui raccolte di preghiere, guide letterarie e saggi sull’arte e sulla cultura cattolica. Langone è noto anche per il suo impegno nella promozione di un’estetica radicata nella tradizione e nella manualità artistica.</h6>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-17" data-row="script-row-unique-17" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-17"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/lartigianato-come-anima-nascosta-dellitalia-che-resiste-intervista-a-camillo-langone/">L’artigianato come anima nascosta dell’Italia che resiste. Intervista a Camillo Langone</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Armonia Possibile tra Intelligenza Artificiale e Intelligenza Artigiana. Intervista a Alessandro Aresu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 08:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa intervista, Alessandro Aresu analizza il rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza artigiana, affrontando il divario digitale, l’impatto industriale dell’AI e il ruolo dell’Italia. Innovazione e tradizione possono convivere senza contraddizioni?</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/larmonia-possibile-tra-intelligenza-artificiale-e-intelligenza-artigiana-intervista-a-alessandro-aresu/">L’Armonia Possibile tra Intelligenza Artificiale e Intelligenza Artigiana. Intervista a Alessandro Aresu</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 46%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108052" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/Aresu.jpg" width="607" height="818" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/Aresu.jpg 607w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/Aresu-223x300.jpg 223w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/Aresu-350x472.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 607px) 100vw, 607px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-18" data-row="script-row-unique-18" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-18"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-19"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<div class="flex-shrink-0 flex flex-col relative items-end">
<div class="pt-0">
<div class="gizmo-bot-avatar flex h-8 w-8 items-center justify-center overflow-hidden rounded-full">
<h3><span class="font-435549"><em>Alessandro Aresu (autore di vari libri sugli scenari globali, consigliere scientifico di Limes, già consigliere e consulente per 12 anni di istituzioni tra cui la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Economia, il Ministero degli Esteri, l’Agenzia Spaziale Italiana), nel suo ultimo libro &#8211; Geopolitica dell’intelligenza artificiale &#8211; sottolinea che a fronte delle necessità di sviluppare le nuove frontiere dell&#8217;AI, occorrono dei maxi data center con un dispendio elevatissimo di energia e con un forte impatto sull&#8217;ambiente. </em></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Non le sembra una grandissima contraddizione dei tempi moderni?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Credo sia il caso di evitare un’ipocrisia fin troppo diffusa, e quindi anzitutto dobbiamo avere una consapevolezza degli elementi industriali ed energetici che caratterizzano la nostra vita digitale, studiando le imprese e le filiere coinvolte, come propongo nei libri e nei saggi che ho scritto negli ultimi dieci anni e a cui rimando per ulteriori approfondimenti. Per la produzione di uno smartphone, o di altri oggetti su cui basiamo le nostre vite, esistono ovviamente sempre costi energetici e ambientali, oltre a organizzazioni di filiere con diverse competenze. Per avere consapevolezza di cosa sia l’intelligenza artificiale, dobbiamo quindi conoscere le sue fabbriche (i data center e come funzionano, quali aspetti li caratterizzano, quali materiali, quali sistemi di interconnessione) e le “fabbriche delle fabbriche” che sono i vari segmenti dell’ecosistema dei semiconduttori, nel cammino della digitalizzazione del mondo che va avanti dagli anni ’40 e ha reso possibile tutto ciò che oggi, nella vita professionale e personale, diamo ormai per scontato.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Niente di tutto questo, compresi i data center, è stato “inventato” dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale, e questo deve esserci chiaro per fare un discorso informato. Da un lato, il contenuto elettronico principale dei data center dell’intelligenza artificiale nasce, come ricordo nel libro “Geopolitica dell’intelligenza artificiale”, per far fronte a un tema che tecnicamente riguarda la fine della Dennard scaling, e quindi proprio la corrispondenza tra riduzione del consumo energetico e aumento delle prestazioni. Ora, siccome data center teoricamente meno impattanti a livello energetico sono però sempre più ampi e con prestazioni molto migliori, è chiaro che in alcune comunità possono esserci fenomeni di sovraccarico energetico e idrico (basti pensare al consumo energetico in un luogo dove c’è concentrazione in Europa, l’Irlanda). Dipende ovviamente anche dal mix energetico dei vari Paesi. Il mondo, comunque, non sarà ricoperto di data center, questo processo non potrà aumentare all’infinito coi tassi di crescita che abbiamo visto negli ultimi anni.»</p>
<p><strong>È possibile, dunque, secondo lei registrare un passo avanti in termini di innovazione, senza avere un eccessivo impatto sull&#8217;ecosistema?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Direi con franchezza di no: questa è la risposta onesta da dare. Ogni soluzione industriale ha un impatto sull’ecosistema e continuerà ad averlo, poiché l’intelligenza artificiale è una filiera industriale e un ecosistema “puro”, senza l’intervento umano, non può esistere e non esiste in nessun luogo, soprattutto in un’epoca di sviluppo industriale e dove miliardi di persone vogliono legittimamente entrare nel benessere. Per questo è così importante conoscere in modo approfondito le filiere industriali di cui parlo nei miei libri.</p>
<p style="padding-left: 40px;">A partire dal riconoscimento di questa realtà, non dobbiamo però raccontarci che esista una sorta di “destino progressista” dell’intelligenza artificiale dove tutto andrà bene per forza, dove tutto sarà in qualche modo “aggiustato” dall’intelligenza artificiale stessa, non si sa bene come. Invece, ci sono molti temi specifici da affrontare. Tanto per fare un esempio, l’economia dei data center ha un impatto occupazionale ridotto, come ricordo nel mio libro. Nei prossimi mesi e anni, dovremmo sempre più considerare anche altre implicazioni e “case” dell’intelligenza artificiale, dagli sviluppi delle biotecnologie alla robotica.»</p>
<p><strong>Confartigianato ha lanciato una campagna dedicata alla valorizzazione dell&#8217;Intelligenza Artigiana. Quale la ricetta per far convivere le due “intelligenze” evitando di cadere nella contraddizione?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«È una domanda cruciale e che deve stimolare molte riflessioni.</p>
<p style="padding-left: 40px;">A mio avviso, visto che i dati di alfabetizzazione digitale delle imprese e della pubblica amministrazione vedono il nostro Paese in una posizione arretrata ormai da anni, quella artigiana sarà sempre più una “intelligenza” del domani se saprà intervenire su questo divario digitale, su questo divario di competenze digitali, a partire dalla sua comunità di protagonisti. Colmare il divario digitale, nelle sue varie dimensioni, permette una migliore organizzazione del lavoro e dei processi, per dare spazio alla creatività e anche per cogliere nuove opportunità di mercato.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Allo stesso tempo, dobbiamo chiederci ciò che l’intelligenza artigiana ha da insegnarci ancora oggi. E si tratta di una domanda molto attuale. A mio avviso, nell’epoca degli strumenti che ora chiamiamo di “intelligenza artificiale”, ma più in generale nell’evoluzione del digitale in questo secolo (penso ai social media), vediamo chiaramente una trasformazione dell’attenzione e delle dinamiche di apprendimento. In questo frangente, il rischio è perdere confidenza con la pratica, l’esercizio, l’attenzione che è una parte essenziale dell’intelligenza artigiana, e dovremmo considerare essenziale per la formazione in generale, così come lo è la lettura attenta di un lungo romanzo, l’immersione nella sua storia, rispetto alla lettura di un riassunto fatto più o meno bene. L’intelligenza artigiana, a partire dalla sua pratica, può avere il ruolo di ricordarci in modo costante, in quest’epoca, che il valore aggiunto nelle decisioni e nei processi viene anche da questi tempi lunghi, di cui secondo me abbiamo bisogno per dare profondità alla nostra umanità.»</p>
<p><strong>Che ruolo pensa possa avere l&#8217;Italia nello sviluppo dell&#8217;AI?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«È normale che l’Italia non abbia una leadership nell’intelligenza artificiale perché i maggiori produttori di talento al mondo sono Cina e India, e il maggiore magnete del talento coincide ancora con gli Stati Uniti. Inoltre, l’Italia ha una ridotta capacità finanziaria, oltre a vincoli stringenti di bilancio, e non ha grandi imprese digitali. Pertanto, è inutile fare in Italia e in Europa discorsi sulla “leadership” in questo campo o sulle regole che dovremmo imporre agli altri: si tratta di una perdita di tempo, un discorso che tra l’altro non interessa per niente al resto del mondo.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Il ruolo dell’Italia può quindi riguardare, in modo più concreto, quattro aspetti: uno, il sostegno alla ricerca fondamentale e alle competenze tecnico-scientifiche che sono essenziali per lo sviluppo e il governo di queste tecnologie; due, le politiche, anche salariali, per l’attrazione e il mantenimento dei talenti; tre, il presidio di alcune nicchie industriali dell’ampia filiera elettronica; quattro, l’adozione di soluzioni legate all’intelligenza artificiale per aumentare la competitività della manifattura, in particolare della meccanica.»</p>
<p><strong>Ritiene possa essere impiegata l&#8217;AI nelle imprese artigiane, che rappresentano la stragrande maggioranza del nostro sistema economico, evitando una contraddizione?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Come ho detto, non esiste una contraddizione bensì un divario di competenze digitali che si può colmare oppure no, e che è meglio colmare.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Per esempio, un artigiano, se lavora con una macchina, ha uno strumento che prima o poi dovrà effettuare una manutenzione. Prevedere i difetti della macchina, attraverso la sua connessione con un sistema di macchine e l’analisi dei dati, può essere sicuramente utile per quell’artigiano che può rimodulare il suo lavoro creativo rispetto al tempo che libera.»</p>
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