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	<title>Federico Di Bisceglie - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>Federico Di Bisceglie - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Mani che custodiscono la Pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 12:10:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Spirito Artigiano ha sentito Massimo Faggioli, docente di teologia al Trinity College di Dublino: la pace come «lavoro artigiano», risposta concreta alla crisi del multilateralismo e alle derive tecnologiche della guerra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110159" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace.png" width="1136" height="928" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace.png 1136w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace-300x245.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace-1024x837.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace-768x627.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/3.Di-Bisceglie-Mani-che-custodiscono-la-Pace-350x286.png 350w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">L’appello di Papa Leone agli “artigiani di pace” non è soltanto un’immagine evocativa, ma una chiave di lettura per comprendere la postura della Chiesa di fronte alle guerre del presente. In un mondo segnato dalla crisi delle grandi architetture multilaterali e dall’avanzata di una tecnologia sempre più autonoma, il richiamo a una pace costruita “a mano” torna centrale. Ne parliamo con Massimo Faggioli, docente di teologia al Trinity College di Dublino.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore, l’appello di Papa Leone agli artigiani di pace affonda le radici nel magistero recente. Da dove nasce questa immagine?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Nasce chiaramente dal pontificato di Papa Francesco, che ha parlato più volte della pace come di un lavoro artigianale. È una metafora molto concreta: la pace non è un prodotto industriale, non è qualcosa che si impone dall’alto, ma richiede pazienza, cura, capacità umana. È anche una risposta alla crisi delle grandi organizzazioni internazionali, che per decenni hanno rappresentato il principale luogo del peacemaking.»</p>
<p><strong>Quindi è anche una presa d’atto dei limiti del multilateralismo?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Sì, ma non un rifiuto. La Chiesa cattolica continua ad avere una presenza importante nelle organizzazioni internazionali. Tuttavia, accanto a questo, esiste un altro livello: quello delle reti diffuse, degli ordini religiosi, delle organizzazioni laicali. È una struttura più “artigianale”, fatta di tante iniziative piccole ma capillari.»</p>
<p><strong>Lei parla di una dimensione quasi “metafisica” dell’artigianato. Cosa intende?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’artigianato non è solo una tecnica, è un’arte. Rimanda a una visione dell’umano che nella cultura cattolica è profondamente integrale: corpo, mente e spirito. L’artigiano lavora con le mani ma anche con l’intelligenza e la sensibilità estetica. In questo senso, è una categoria che dice qualcosa di essenziale su cosa significa essere umani.»</p>
<p><strong>Come si inserisce questa visione nel contesto delle guerre contemporanee?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Oggi abbiamo, da un lato, l’artigianato della pace e, dall’altro, una guerra sempre più segnata dall’intelligenza artificiale. Il rischio è che la tecnologia, lasciata a se stessa, porti a una disumanizzazione del conflitto. La risposta della Chiesa non è semplicemente meno tecnologia, ma una tecnologia governata da una mente artigiana, cioè umana, responsabile.»</p>
<p><strong>C’è una continuità tra i pontificati su questo tema?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Assolutamente sì. Il discorso di Assisi del 2016 di Papa Francesco, durante la Giornata mondiale di preghiera per la pace, è uno snodo fondamentale. Lì si parla esplicitamente di “artigiani di pace”. Papa Leone riprende questo filo e lo sviluppa, così come Francesco aveva fatto parlando anche di “artigiani di democrazia”.»</p>
<p><strong>Perché proprio l’artigianato diventa oggi una categoria così centrale per la Chiesa?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Perché è sempre stata, in un certo senso, più artigianale che industriale. L’artigianato è più vicino alla sua cultura rispetto al mondo operaio novecentesco. Ma oggi c’è anche una ragione più profonda: la sfida sull’umano. In un’epoca in cui la tecnologia ridefinisce i confini dell’uomo, l’artigiano rappresenta qualcosa di essenziale, di irriducibile. È una figura che ci ricorda che l’umano non è sostituibile.».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Artigiani, basta stare a guardare: l’AI va usata, non temuta». Intervistato da Spirito Artigiano, il giurista Fabio Bassan invita le imprese a costruire un dialogo concreto tra mani e algoritmi per affrontare il futuro da protagonisti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109224" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png" width="932" height="581" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png 932w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-300x187.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-768x479.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-350x218.png 350w" sizes="auto, (max-width: 932px) 100vw, 932px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">È tutta una questione di alchimie. Di formule giuste, di sintesi virtuose. L’intelligenza artificiale non è un orizzonte lontano né una minaccia da subire. Per l’artigianato può diventare una leva concreta di competitività, innovazione e attrattività. Ma a una condizione: smettere di guardarla da spettatori. Ne è convinto Fabio Bassan, avvocato e professore di Diritto dell’Unione europea a Roma Tre, con una lunga esperienza nel mondo delle alte tecnologie. Con lui abbiamo ragionato del connubio fra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”, di costi di accesso, formazione, ruolo delle associazioni e della sfida globale tra modelli tecnologici. Un dialogo che parla alle imprese, ai territori e alle nuove generazioni.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore Bassan, qual è oggi il rapporto tra artigianato e intelligenza artificiale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Direi ancora troppo passivo. L’artigianato guarda all’AI con curiosità, ma spesso senza farne davvero un uso realmente efficace. Eppure la possibilità di sviluppo è enorme: la rivoluzione tecnologica consente di accedere a bacini di mercato molto più ampi, con costi più bassi e strumenti più potenti rispetto al passato».</p>
<p><strong>Se le opportunità sono così evidenti, perché questa resistenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Perché esiste una soglia di accesso. L’AI ha costi di apprendimento, non solo economici ma anche cognitivi. In molti casi c’è una difficoltà reale nell’uso e nella gestione degli strumenti. È qui che entrano in gioco le associazioni di categoria che dovrebbero &#8211; in una prospettiva virtuosa e di supporto alle Pmi &#8211; creare piattaforme condivise. Una base comune di utilizzo, come avviene già in altri mercati».</p>
<p><strong>In concreto, che cosa significa?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Mettere a disposizione una serie di strumenti con costi di fornitura più bassi, accompagnati da un’attività strutturata di formazione. Perché quando si forma davvero una persona, cambia tutto: il modo di lavorare, di organizzarsi, di competere. Questo, per gli artigiani, potrebbe essere la svolta».</p>
<p><strong>Ci spiega meglio quale ruolo possono avere le associazioni di categoria, come Confartigianato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Un ruolo decisivo. Se si vuole davvero integrare l’AI nell’artigianato, le associazioni devono farsi carico di una parte importante del percorso. Servono simulazioni continue, ad esempio su come interrogare l’AI in modo efficace. Basta una base minima di conoscenza per valutare l’impatto migliore: con le domande giuste si ottengono risultati eccellenti. Questo va fatto insieme agli artigiani, passo dopo passo».</p>
<p><strong>La sfida, per la categoria e per l’organizzazione è l’interazione tra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Se l’artigiano utilizza anche solo un minimo di sistemi di AI, combinandoli con la propria esperienza, sviluppa il lavoro in modo molto più efficiente. Certo, serve un cambio di mentalità: creatività e manualità non vengono sostituite, ma possono essere assistite in modo virtuoso dalla tecnologia».</p>
<p><strong>Questo può aiutare anche sul fronte del ricambio generazionale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Assolutamente sì. Con queste tecnologie l’artigianato diventa più attrattivo per i giovani. Il ricambio generazionale smette di essere un problema e diventa una leva di sviluppo. La volontà dei giovani di tornare all’artigianato esiste, ma va coltivata. E per farlo bisogna rendere il settore più moderno, più stimolante. La tecnologia è la chiave».</p>
<p><strong>Dal punto di vista giuridico, esistono ostacoli all’uso dell’AI nelle imprese artigiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«No, il quadro normativo è sostanzialmente a posto. L’intelligenza artificiale è regolata per le attività sensibili, ma non esiste una disciplina rigida e specifica per gli altri ambiti. È un terreno fertile, che consente un’evoluzione tecnologica importante. Le associazioni, inoltre, hanno il potere di rendere il contesto ancora più agevole».</p>
<p><strong>Guardando allo scenario globale, che modello di AI la convince di più?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Oggi vediamo tre approcci. Quello americano, basato su una quantità enorme di dati: è “rozzo” ma produce grandi risultati senza processi troppo raffinati. La Cina, invece, ha lavorato in modo più sofisticato: meno dati, ma processi molto più raffinati. DeepSeek, ad esempio, consuma meno risorse e ha messo in difficoltà i colossi americani».</p>
<p><strong>E l’Italia, dove si colloca?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’Italia – e l’Europa – hanno un punto di forza enorme: sistemi molto raffinati, una grande capacità di gestione efficace dell’AI. Dovremmo fare una cosa semplice ma decisiva: creare consorzi di progetti virtuosi e metterli a disposizione delle Pmi, anche a livello territoriale ed europeo. Questa raffinatezza è una leva straordinaria di competitività, soprattutto perché consente costi sostenibili per le imprese».</p>
<p><strong>Dunque, qual è la sfida per l’artigianato italiano di domani?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Passare dalla difesa all’attacco. Usare l’intelligenza artificiale non per snaturarsi, ma per valorizzare ciò che l’artigianato ha di unico. Se sapremo far dialogare intelligenza artigiana e artificiale, il futuro non sarà una minaccia, ma un’opportunità concreta».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Dove nasce la magia: l’artigianato dietro il cinema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 06:20:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Cinecittà, tra falegnamerie, set e modellatori digitali, il cinema prende forma grazie all’ingegno artigiano: Rossella Catanese ci racconta come ogni film sia il frutto di competenze tecniche, visioni creative e gesti sapienti che trasformano l’idea in immagine.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108936" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie.png" width="850" height="458" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie.png 850w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie-300x162.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie-768x414.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie-350x189.png 350w" sizes="auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Dove tutto è possibile. Il grande schermo. Dietro le quinte, chi da vita alla magia, è sempre un artigiano. Roma, Cinecittà. Tra luci dei riflettori e polvere di legno, il cinema prende forma. Rossella Catanese*, professoressa di teorie e tecniche del linguaggio filmico e Narrazioni Audiovisive (le sue pubblicazioni riguardano la storia del cinema, gli archivi filmici, il cinema sperimentale e il restauro dei film) all’Università degli Studi della Tuscia, ci guida tra laboratori e set, tra visionarietà e gesti concreti. Ogni scenografia, costume, oggetto di scena è il frutto di mani esperte che trasformano l’idea in immagine. Il digitale non cancella, amplifica: stampa 3D, fotogrammetria, modellazione virtuale diventano estensione dell’artigianato. Ogni film una bottega, ogni sequenza un piccolo miracolo di techné. E in questo intreccio tra creatività e sapere manuale si forgia il futuro delle nuove generazioni di maestranze.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em><strong>Dal suo punto di vista qual è il rapporto tra artigianato e cinema?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il cinema, in quanto forma d’arte della modernità industriale, non esisterebbe senza il substrato di saperi tecnico-pratici che ne permettono la realizzazione concreta. L’idea registica, per sua natura intangibile, richiede infatti di essere tradotta in una dimensione sensibile e fotografabile attraverso un processo di manifattura che è, in ogni sua fase, profondamente artigianale. Che si tratti di costruire una scenografia o di confezionare un costume, si attiva un sapere fatto di gesti, materiali e tecniche specializzate (techné) che trasforma il concetto in un “manufatto” audiovisivo.</p>
<p style="padding-left: 40px;">In particolare, in Italia la formazione delle maestranze avveniva in un contesto storico e culturale che ha sempre valorizzato le capacità artistiche; la famosa “Hollywood sul Tevere” degli anni de La dolce vita, cioè la presenza a Roma di produttori, registi e star americani, aveva ragioni di natura commerciale (come la legge Andreotti del 1949 che finanziava produzioni e co-produzioni italiane e offriva sgravi fiscali più interessanti rispetto al contesto statunitense), ma è stata di certo determinante anche la bravura e la caratura artistica delle figure professionali di Cinecittà, che conquistarono tutti.»</p>
<p><strong>Come è evoluta questa connessione negli anni?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Questa connessione ha attraversato una significativa evoluzione dialettica, segnata da tre fasi principali. Inizialmente, nella fase pre-industriale e del sistema degli studi, l’artigianato era perfettamente integrato in un modello produttivo di tipo quasi-fordista, dove maestranze specializzate operavano in botteghe interne agli studios. Poi, con il declino di quel sistema e l’avvento della figura del regista-autore, si è assistito a una ri-artigianalizzazione del processo creativo, dove le competenze tecniche si sono messe al servizio di visioni estetiche più personali e diversificate. Vi consiglio un bel film che racconta il ruolo determinante di due artigiani italiani prestati al cinema americano negli anni del muto: Good Morning Babilonia (1987) dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani. L’ingresso nell’era digitale, infine, ha inizialmente generato il timore di una sostituzione dell’artigianato tradizionale, ma ha poi rivelato la sua vera natura di potente strumento di trasformazione. Oggi assistiamo a una trasfigurazione del rapporto, visto che il digitale non soppianta il sapere manuale, ma lo integra e lo potenzia, spostando il campo d’azione in un continuum ibrido tra il materiale e l’immateriale.»</p>
<p><strong>Di quali professionalità artigiane abbisogna un settore come quello cinematografico?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’ecosistema produttivo cinematografico necessita di una certa varietà di professionalità artigiane: da un lato, permangono le figure dell’artigianato tradizionale applicato, quali lo scenografo, il falegname, l’ebanista, il sarto e il costumista, il decoratore e lo scultore di props, cioè oggetti di scena. Questi professionisti sono depositari di un sapere manuale profondamente radicato nella manipolazione di materie prime fisiche. Dall’altro lato, negli ultimi anni si è affermata con forza la categoria del digital craft, che comprende il modellatore 3D, il texture artist e altre figure relative allo specifico digitale. Sebbene operino in un ambiente computazionale, questi tecnici applicano al dato digitale la stessa logica di cura, pazienza e conoscenza dei materiali che caratterizza l’artigianato tradizionale.»</p>
<p><strong>Quali sono le leve per avvicinare i giovani al comparto?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Una maggiore visibilità del lavoro delle maestranze è fondamentale; occorre superare una narrazione mediatica centrata esclusivamente sulla figura del regista per dare risalto al contributo determinante di tutte le professionalità tecniche, dato che il cinema è sempre un lavoro collettivo, un’impresa di squadra. A questo dovrebbe accompagnarsi una chiara valorizzazione socio-economica, che garantisca percorsi di carriera definiti e un adeguato riconoscimento retributivo, presentando questi mestieri come scelte professionali solide e gratificanti. In Italia, potrebbe essere strategico inquadrare queste competenze nel solco della più ampia tradizione di eccellenza del Made in Italy, evidenziando le connessioni con l’alta sartoria, il design e il restauro.»</p>
<p><strong>In che modo agire efficacemente sulla formazione delle maestranze artigiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Per una formazione efficace è indispensabile un modello che coniughi il sapere teorico con la pratica sul campo, anche attraverso tirocini curriculari di qualità basati sul modello bottega-apprendista, che rimane un pilastro irrinunciabile. Parallelamente, è cruciale il potenziamento dell’infrastruttura laboratoriale presso le istituzioni formative. Tutto ciò richiede, infine, un solido networking istituzionale che crei tavoli di lavoro permanenti tra i ministeri competenti, gli enti di formazione, le associazioni di categoria artigiane e i rappresentanti dell’industria cinematografica, per allineare costantemente la domanda e l’offerta di competenze.»</p>
<p><strong>Come la tecnologia interagisce in questo rapporto?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La tecnologia contemporanea, basata sugli ambienti digitali, funge da amplificatore delle capacità dell’artigiano: strumenti come la stampa 3D o la fotogrammetria estendono le sue possibilità esecutive, permettendo livelli di precisione, complessità e controllo prima inaccessibili. L’esito più avanzato di questa interazione è la ridefinizione dei confini stessi della pratica: la figura dell’artigiano ibrido, che padroneggia sia gli strumenti tradizionali che quelli digitali, è ormai una realtà. La tecnologia, in definitiva, non elimina la necessità della “mano” dell’artigiano, ma ne trasforma radicalmente l’espressione, richiedendo una duplice competenza che spazia dalla materia fisica al dato algoritmico.»</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>(*<em>Rossella Catanese<strong> &#8211; </strong>Docente e ricercatrice all’Università della Tuscia, specializzata in restauro cinematografico, archivi filmici e avanguardie. Autrice di monografie e curatele internazionali, già assegnista in progetti PRIN ed europei, con esperienze didattiche a NYU Florence e negli USA. Premio Limina 2022 e Duchamp Research Grant 2023).</em></p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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		<title>Un lusso senza tempo: la maestria artigiana come patrimonio culturale.  Spirito Artigiano intervista il Prof. Enrico Maria Mosconi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 07:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dove il mondo corre, l’artigiano resiste: trasforma il tempo in qualità e l’esperienza in identità. La riflessione di Enrico Maria Mosconi sul significato più autentico del lusso.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 82%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108749" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi.png" width="1081" height="608" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi.png 1081w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi-300x169.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi-1024x576.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi-768x432.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/6.Mosconi-350x197.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1081px) 100vw, 1081px" /></div>
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<h3><span class="font-435549">In un’epoca dominata dalla produzione di massa e dalla rincorsa alla velocità, c’è un’Italia che continua a costruire valore con lentezza, precisione e intelligenza delle mani. È l’Italia degli artigiani: imprese piccole ma fondamentali, che custodiscono la cultura materiale del Paese e la trasformano in identità economica e sociale. In un mondo dove il lusso tende spesso a coincidere con l’eccesso, l’artigianato restituisce al concetto un significato più profondo: quello dell’unicità. Spirito Artigiano ne ha parlato con Enrico Maria Mosconi, docente di Tecnologia e gestione della produzione all’Università della Tuscia ed esperto di economia circolare, che da anni studia il rapporto tra impresa, territorio e cultura del saper fare.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professor Mosconi, quale ruolo occupano oggi le imprese artigiane nel sistema produttivo italiano?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Le imprese artigiane sono una componente strutturale del nostro Paese. Coprono un’ampia parte del PIL nazionale e rappresentano, più di ogni altro settore, la cultura dei territori. L’artigianato non è solo manifattura: è vocazione artistica, è sapere alimentare, è capacità di interpretare la bellezza e la funzionalità. È l’identità dei luoghi tradotta in lavoro».</p>
<p><strong>Cosa distingue davvero, nel profondo e nel contesto delle abitudini del consumo attuale, un prodotto artigianale da uno industriale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La qualità dell’artigianato non è mai ripetitiva. È un processo che nasce dalla personalizzazione e dalla maestria. Ogni pezzo porta l’impronta del suo autore: una sensibilità irripetibile che nessuna macchina potrà mai replicare. La tecnologia è utile, ma rimane uno strumento. La differenza vera sta nella mano, nello sguardo e nella cultura dell’artigiano».</p>
<p><strong>Sulla base di queste considerazioni, dunque, si può dire che l’artigianato è, di per sé, una forma di lusso?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’artigianato è lusso perché è unicità. Non nel prezzo, ma nel valore. Il lusso, secondo questa declinazione, non è necessariamente legato al costo, ma rappresenta piuttosto qualcosa di irripetibile. Un oggetto artigianale ha un valore commerciale, certo, ma soprattutto simbolico: è un frammento di identità, di cultura, di tempo umano. È il lusso di ciò che dura, di ciò che racconta chi siamo, facendo emergere l’identità anche dei luoghi da cui un prodotto viene fatto».</p>
<p><strong>Unicità e autenticità, dunque, come fondamento del lusso?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Esattamente. L’artigianato è esclusivo non perché elitario, ma perché autentico. Ogni creazione nasce da un gesto diverso, da un’idea, da una sensibilità. È l’opposto della standardizzazione. Il valore non sta nella quantità, ma nella relazione tra chi crea e chi sceglie di acquistare. È un lusso relazionale, umano, profondo».</p>
<p><strong>Come si concilia questa dimensione con la tecnologia e l’innovazione?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La tecnologia deve restare a misura d’uomo. Io credo in un’innovazione di piccola scala, compatibile con la manualità e i tempi dell’artigianato. Ma le competenze di base dell’artigiano restano fondamentali: la mano deve continuare a guidare la macchina, non il contrario. È importante che la maestria venga trasmessa, ma anche reinterpretata alla luce delle nuove tecniche e dei nuovi materiali».</p>
<p><strong>Il tema del ricambio generazionale è cruciale per la sopravvivenza del settore. Come si può garantire continuità a questo patrimonio di saperi?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Serve una visione strategica, di sistema. La trasmissione della maestria non può essere lasciata all’improvvisazione: è un passaggio di competenze ma anche di cultura. E le politiche di supporto devono essere reali, non episodiche: occorre accompagnare le imprese artigiane dentro un modello economico sostenibile e sistemico».</p>
<p><strong>Oggi il valore di un prodotto passa anche dal suo racconto. Quanto conta lo storytelling per l’artigianato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Conta moltissimo. Lo storytelling è parte integrante del prodotto. Raccontare la storia di un oggetto, di chi lo ha creato, del territorio da cui nasce, significa restituirgli valore e riconoscibilità. Un oggetto artigianale non è solo bello: è anche portatore di significato. Comunicare quel significato è fondamentale per far comprendere il vero valore del lavoro artigiano»</p>
<p><strong>In definitiva, che cosa rappresenta l’artigianato per lei?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«È il punto d’incontro tra economia, cultura e identità. È il luogo dove il lusso ritrova il suo senso originario: non come ostentazione, ma come autenticità. L’artigianato è la dimostrazione che l’Italia continua a essere capace di produrre bellezza attraverso le mani, e che la maestria resta, ancora oggi, la più sofisticata delle tecnologie».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
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		<title>Da maestri della bellezza a prigionieri della miopia: la sfida dell’artigianato italiano.  Spirito Artigiano intervista il Prof. Riccardo Ursi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 08:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra diritto e identità, l’artigianato torna al centro del dibattito pubblico: una riflessione sulle sue tutele, il suo valore culturale e le sfide della contemporaneità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 82%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108462" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI.jpg" width="1280" height="720" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI-1024x576.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI-768x432.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/URSI-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-8" data-row="script-row-unique-8" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-8"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-9"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3><span class="font-435549">Da esportatori di bellezza, maestria e sogni al rischio che tutto ciò possa svanire per colpa della miopia sulle politiche industriali che dura da almeno vent’anni. È difficile capire se l’Italia sia ancora un Paese generativo, capace di coltivare talenti imprenditoriali. Alla base di tutta questa situazione, c’è una postura culturale che è diventata strutturale. «Negli ultimi anni, più che sullo sviluppo e sulle imprese, si è puntato tutto sull’assistenzialismo». L’analisi di Riccardo Ursi<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, docente di diritto amministrativo all’Università di Palermo è impietosa ma assolutamente aderente alla realtà. Ursi, però, non si limita all’analisi dello status quo, ma formula alcune linee di possibili interventi per dare nuova centralità all’artigianato e alle Pmi più in generali. Soluzioni che, fra l’altro, implicherebbero un cambio di passo significativo della Pa. </span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore, la sua analisi è piuttosto impietosa. Gli italiani non sono più un popolo di imprenditori?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Gli ultimi vent’anni sono stati devastanti. La direzione assunta, trasversalmente, è stata quella di un privilegiare l’assistenzialismo rispetto allo sviluppo industriale. Le imprese che nascono dal nulla, oggi più che mai, sono figlie dell’università. Le altre, in particolare artigiane, sono di tradizione familiare. Da decenni non c’è una vera politica industriale, che incentivi l’imprenditorialità in particolare per i ragazzi giovani. L’industria 4.0 funzionava, ma poi è stata di fatto smantellata. Tant’è che uno fra i problemi più grossi per l’artigianato è proprio il passaggio generazionale. A questo, si aggiunge una disparità territoriale».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Esiste ancora, insomma, l’Italia a due velocità?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Purtroppo sì. Salvo qualche piccola eccezione, il Sud sconta ancora un deficit di competitività altissimo per una serie di ragioni. Anche per via di una pubblica amministrazione che rappresenta un ostacolo spesso insormontabile».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A tutte le latitudini, per la verità, gli imprenditori artigiani (e non) lamentano un rapporto piuttosto complicato con la Pubblica Amministrazione. Ci sono margini per un’inversione di tendenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Agire sulla pubblica amministrazione per renderla più vicina alle imprese è una delle tre strade da seguire per tentare, più in generale, di dare un nuovo slancio al sistema produttivo del Paese, in particolare a quello delle Pmi. Occorre lavorare per una semplificazione spinta, che elimini i fardelli autorizzativi. A questo, dovrebbe fare il paio anche un intervento robusto per ridurre il costo del lavoro a carico delle piccole imprese a maggior ragione».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sarebbero dal suo punto di vista gli altri due fronti su quali occorrerebbe agire?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il primo è quello della promozione dell’artigianato, legandolo in qualche modo alle destinazioni turistiche come elemento identitario e peculiare. Questo potrebbe non solo incentivare l’acquisto di prodotti artigianali, ma anche agganciare mercati esteri difficilmente raggiungibili per altri canali. Per cui, una compenetrazione dei settori potrebbe favorire largamente l’artigianato. Al contempo, è fondamentale che si lavori per una semplificazione nell’accesso al credito delle Pmi. A maggior ragione per investimenti sul versante dell’innovazione tecnologica».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’artigianato è un settore che sempre di più sta lavorando sulle nuove tecnologie. </strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«A maggior ragione. Diversificando e innovando l’artigianato può avere davvero margini di crescita. Il contesto, a partire dal rapporto con la Pa però, deve cambiare. Sennò il rischio è quello di disperdere un grandissimo patrimonio di competenze».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Il prof. Riccardo Ursi si è laureato con lode nel 1995 all’Università di Palermo, dove ha iniziato una carriera accademica nel diritto amministrativo. Dopo il dottorato conseguito nel 2002, è diventato ricercatore nel 2000 e poi professore associato. Ha organizzato numerosi convegni nazionali e internazionali, pubblicato diversi monografie e articoli su diritto amministrativo e società pubbliche. Ha ricoperto incarichi di coordinamento didattico e presidenze di corsi e consorzi universitari, svolgendo attività di docenza in diritto amministrativo e collaborazioni scientifiche continuative.</h6>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
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		<item>
		<title>Artigianato e Costituzione: per un nuovo paradigma giuridico-culturale.  Spirito Artigiano intervista il Prof. Andrea Piacentini Vernata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 05:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra diritto e identità, l’artigianato torna al centro del dibattito pubblico: una riflessione sulle sue tutele, il suo valore culturale e le sfide della contemporaneità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 46%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108416" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE.jpeg" width="800" height="800" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE.jpeg 800w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE-300x300.jpeg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE-150x150.jpeg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE-768x768.jpeg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE-350x350.jpeg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/6.DI_BISCEGLIE-348x348.jpeg 348w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></div>
					</div>
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<h3><span class="font-435549">Approcciare all’artigianato è sempre complesso perché per farlo in modo corretto occorre aprirsi a una prospettiva multidisciplinare. Anche nel caso del dibattito sulla legge dell’artigianato, la questione è più o meno la stessa. Non è solo un piano eminentemente giuridico, ma è anche culturale. “Oltre alla legge 443/85, l’artigianato è citato espressamente in Costituzione. E, la parte che andrebbe rafforzata, è quella della tutela, perché le insidie sono tantissime a partire dal peso della burocrazia. Il vero salto di qualità sarebbe riconoscere all’artigianato italiano lo status di ‘bene culturale’”. L’originalità della proposta arriva, sulle colonne di Spirito Artigiano da Andrea Piacentini Vernata, docente di diritto costituzionale e del Patrimonio Culturale all’università La Sapienza di Roma. </span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore, in premessa ha sottolineato l’esigenza di alcune modifiche alla legge sull’artigianato. In quale direzione dovrebbero muoversi?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La legge fu concepita in un contesto storico, soprattutto per l’artigianato, completamente diverso da quello attuale anche in termini di competenze. A questo va aggiunto che la natura regionale delle competenze sull’artigianato non ha aiutato a sviluppare e sostenere in modo omogeneo il comparto. Un esempio concreto: se un esecutivo nazionale fosse intenzionato a creare un fondo nazionale con risorse da distribuire all’intero comparto, sarebbe poi problematico ‘scaricare’ sui territori i fondi. Insomma, in termini normativi ci sono diversi interventi che si possono mettere in atto. In questo contesto, però, emerge una priorità. »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A cosa fa riferimento?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Ogni intervento normativo che si intende fare a tutela dell’artigianato non può prescindere da un dato fondamentale: il peso della burocrazia per le piccole aziende, in particolare artigiane, pesa ogni anno qualcosa come ottanta miliardi di euro. Una cifra che corrisponde a circa quattro manovre finanziarie statali. Per cui, il primo obiettivo da perseguire dovrebbe essere questo. Parallelamente, occorre un salto di qualità sul piano culturale che marcia nella medesima direzione agendo sia sul piano territoriale che su quello statale.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono gli strumenti a favore dell’artigianato di cui dispongono i territori?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’articolo 52 del codice dei Beni Culturali consente ai Comuni di valorizzare i locali artigianali come espressioni ed elementi fondanti dell’identità dei luoghi. Se è vero che si tratta di provvedimenti utili, non sono comunque sufficienti a sostenere un patrimonio che è sempre più messo a repentaglio. Ecco perché ritengo sia utile immaginare di centralizzale a livello statale le competenze sull’artigianato. Ma, soprattutto, al comparto andrebbe riconosciuto il proprio valore culturale sulla scorta del plusvalore riconosciuto al bene culturale.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Questo provvedimento che cosa comporterebbe?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Una serie di tutele e soprattutto il riconoscimento dell’artigianato come elemento identitario e culturale italiano. Ma non per cristallizzare il settore in una dimensione che guardi al passato, ma anche per accompagnarlo verso il futuro.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fra le sfide del settore che lei stesso identifica c’è quello dell’e-commerce. Come supportare il comparto ad affrontare in modo proficuo le sfide del web?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’e-commerce è al contempo un’insidia ma anche un’opportunità. Il mondo del web, però, è imprescindibile per il settore dell’artigianato. Per questo sarebbe auspicabile immaginare di costituire un’agenzia statale che affianchi gli artigiani e ne aumenti la competitività sul web, evitando però che la dimensione artigiana non diventi produzione in serie. Sarebbe una grande iniziativa per uno dei settori che più di tutti caratterizza il nostro Paese.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tornando al tema della competitività e delle modifiche legislative possibili, l’artigianato sconta spesso lo scotto di una legislazione poco conforme alla natura delle Pmi. Come invertire questa tendenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il cambio di passo sarebbe, finalmente, dare corpo a una politica economica strutturale a favore dell’artigianato, ponendo fine alla logica della distribuzione di fondi a pioggia che non generano crescita ma solo buchi nel bilancio statale. Sarebbe interessante un patto per l’artigianato fra il Ministero dell’Economia e il Ministero della Cultura. Non è possibile immaginare l’artigianato solo come settore economico e neanche come ambito culturale. Serve pensarlo come una realtà unica, composta da entrambe le componenti.»</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
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		<title>L’artigianato come anima nascosta dell&#8217;Italia che resiste. Intervista a Camillo Langone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 08:13:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa intervista per Spirito Artigiano, Camillo Langone racconta l’artigianato come anima nascosta dell’Italia, difesa contro l’omologazione e custode di cultura, arte e identità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 46%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108274" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/3_DI-BISCEGLIE_Int.-Camillo-Longone.jpg" width="819" height="1024" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/3_DI-BISCEGLIE_Int.-Camillo-Longone.jpg 819w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/3_DI-BISCEGLIE_Int.-Camillo-Longone-240x300.jpg 240w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/3_DI-BISCEGLIE_Int.-Camillo-Longone-768x960.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/3_DI-BISCEGLIE_Int.-Camillo-Longone-350x438.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></div>
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				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-12" data-row="script-row-unique-12" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-12"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-13"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3><em><span class="font-435549">Le sue parole sanno di antichità e provincia. Di un tempo andato che ancora resiste solo lontano dai grandi centri in cui tutto tende all’omologazione. Appassionato d’arte, di chiese sperdute in giro per lo Stivale, tendenzialmente a qualche centinaia di chilometri dalla Capitale. Di candele vere che tengono viva la fiammella delle fede nelle comunità della periferia. La, dove “ancora sopravvive l’artigianato, che è una parte fondamentale e imprescindibile del dna italiano”. Camillo Langone<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> parla sulle colonne di Spirito Artigiano scandendo le parole con una cadenza quasi teatrale. Quando gli chiediamo quale sia il rapporto fra l’artigianato, l’arte e la cultura la sua risposta è netta: “La radice comune sta anche nel nome. L’artigianato è cultura e spesso l’artigianato è arte. Ma bisogna difendere questo patrimonio, salvaguardarlo”. </span></em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Langone quali sono, secondo lei, le componenti che insidiano l’artigianato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il mondo di oggi è contro l’artigianato. Contro quello che rappresenta e soprattutto che ha rappresentato. Sugli artigiani, che in qualche modo sono le sentinelle delle comunità, dei piccoli borghi dell’Italia profonda, grava tutto il peso – ad esempio – della burocrazia legislativa. Italiana ed europea. Per questo dico che l’artigianato deve essere preservato nella sua dimensione, oltre che prettamente produttiva in qualche modo sociale e spirituale. »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Se da una parte sicuramente grava sul comparto artigiano questo peso talvolta insostenibile, è altrettanto vero che il più famoso brand al mondo – il Made in Italy – si regge per la gran parte sulla produzione artigiana. </strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«È la grande forza dell’artigianato italiano, che rappresenta una componente essenziale del sapere nazionale. Della capacità di produrre, di fare cultura e talvolta arte. Ma l’artigianato è fatto per mondi piccoli, per nicchie. Purtroppo il mondo di oggi è fatto per la quantità piuttosto che per la qualità. E questa tendenza mal si concilia con lo spirito da cui muove l’artigianato e il suo valore più profondo. »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono gli strumenti per invertire questa tendenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Individuare una soluzione per invertire una tendenza diffusa e pervasiva è tutt’altro che semplice. Anche perché esiste un problema nel problema, ossia la “definizione” di ciò che è un prodotto artigiano. Questo lo si vede molto bene nel comparto della produzione vinicola. È complesso stabilire un confine. Al di là di criteri qualitativi e soprattutto quantitativi. Benché la produzione vinicola sia una straordinaria forma di artigianato.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E il rapporto con l’arte qual è?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«È un legame fortissimo, che richiama alla semantica che riporta alla radice della parola stessa. Arte-Artigianato. Gli artisti, talvolta, sono anche artigiani. E un prodotto plasmato da mani artigiane può diventare un’opera d’are. Sicuramente sono due piani fortemente interconnessi. Intimamente collegati, inscindibili. »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quanto è sensibile la società alla profondità che si cela dietro la bottega e il mestiere artigiano declinato anche in senso artistico?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Pressoché inesistente. È per questo che occorrerebbe fare una robusta operazione di sensibilizzazione sull’importanza dell’artigianato per l’Italia. Le botteghe artigiane sparse per l’Italia profonda, rappresentano dei veri e proprio presidi contro l’omologazione. Sono elementi insostituibili che tengono in equilibrio la biodiversità che caratterizza il nostro Paese. Insomma, contro tutto e tutti, gli artigiani restano un baluardo di civiltà. Non c’è Italia senza gli artigiani.»</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<hr />
<h6><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Camillo Langone (Parma, 1965) è uno scrittore, giornalista e critico culturale italiano. Collabora con varie testate nazionali, tra cui Il Foglio, dove cura la rubrica “Preghiera” e scrive di arte, letteratura, tradizioni e religione. Il suo stile è riconoscibile per il tono provocatorio, spesso anticonformista, e per la difesa di un’Italia “profonda” legata alla spiritualità, all’artigianato e ai piccoli centri. Ha pubblicato diversi libri, tra cui raccolte di preghiere, guide letterarie e saggi sull’arte e sulla cultura cattolica. Langone è noto anche per il suo impegno nella promozione di un’estetica radicata nella tradizione e nella manualità artistica.</h6>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Armonia Possibile tra Intelligenza Artificiale e Intelligenza Artigiana. Intervista a Alessandro Aresu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 08:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa intervista, Alessandro Aresu analizza il rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza artigiana, affrontando il divario digitale, l’impatto industriale dell’AI e il ruolo dell’Italia. Innovazione e tradizione possono convivere senza contraddizioni?</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/larmonia-possibile-tra-intelligenza-artificiale-e-intelligenza-artigiana-intervista-a-alessandro-aresu/">L’Armonia Possibile tra Intelligenza Artificiale e Intelligenza Artigiana. Intervista a Alessandro Aresu</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 46%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108052" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/Aresu.jpg" width="607" height="818" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/Aresu.jpg 607w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/Aresu-223x300.jpg 223w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/Aresu-350x472.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 607px) 100vw, 607px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-14" data-row="script-row-unique-14" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-14"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-15"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<div class="flex-shrink-0 flex flex-col relative items-end">
<div class="pt-0">
<div class="gizmo-bot-avatar flex h-8 w-8 items-center justify-center overflow-hidden rounded-full">
<h3><span class="font-435549"><em>Alessandro Aresu (autore di vari libri sugli scenari globali, consigliere scientifico di Limes, già consigliere e consulente per 12 anni di istituzioni tra cui la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Economia, il Ministero degli Esteri, l’Agenzia Spaziale Italiana), nel suo ultimo libro &#8211; Geopolitica dell’intelligenza artificiale &#8211; sottolinea che a fronte delle necessità di sviluppare le nuove frontiere dell&#8217;AI, occorrono dei maxi data center con un dispendio elevatissimo di energia e con un forte impatto sull&#8217;ambiente. </em></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Non le sembra una grandissima contraddizione dei tempi moderni?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Credo sia il caso di evitare un’ipocrisia fin troppo diffusa, e quindi anzitutto dobbiamo avere una consapevolezza degli elementi industriali ed energetici che caratterizzano la nostra vita digitale, studiando le imprese e le filiere coinvolte, come propongo nei libri e nei saggi che ho scritto negli ultimi dieci anni e a cui rimando per ulteriori approfondimenti. Per la produzione di uno smartphone, o di altri oggetti su cui basiamo le nostre vite, esistono ovviamente sempre costi energetici e ambientali, oltre a organizzazioni di filiere con diverse competenze. Per avere consapevolezza di cosa sia l’intelligenza artificiale, dobbiamo quindi conoscere le sue fabbriche (i data center e come funzionano, quali aspetti li caratterizzano, quali materiali, quali sistemi di interconnessione) e le “fabbriche delle fabbriche” che sono i vari segmenti dell’ecosistema dei semiconduttori, nel cammino della digitalizzazione del mondo che va avanti dagli anni ’40 e ha reso possibile tutto ciò che oggi, nella vita professionale e personale, diamo ormai per scontato.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Niente di tutto questo, compresi i data center, è stato “inventato” dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale, e questo deve esserci chiaro per fare un discorso informato. Da un lato, il contenuto elettronico principale dei data center dell’intelligenza artificiale nasce, come ricordo nel libro “Geopolitica dell’intelligenza artificiale”, per far fronte a un tema che tecnicamente riguarda la fine della Dennard scaling, e quindi proprio la corrispondenza tra riduzione del consumo energetico e aumento delle prestazioni. Ora, siccome data center teoricamente meno impattanti a livello energetico sono però sempre più ampi e con prestazioni molto migliori, è chiaro che in alcune comunità possono esserci fenomeni di sovraccarico energetico e idrico (basti pensare al consumo energetico in un luogo dove c’è concentrazione in Europa, l’Irlanda). Dipende ovviamente anche dal mix energetico dei vari Paesi. Il mondo, comunque, non sarà ricoperto di data center, questo processo non potrà aumentare all’infinito coi tassi di crescita che abbiamo visto negli ultimi anni.»</p>
<p><strong>È possibile, dunque, secondo lei registrare un passo avanti in termini di innovazione, senza avere un eccessivo impatto sull&#8217;ecosistema?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Direi con franchezza di no: questa è la risposta onesta da dare. Ogni soluzione industriale ha un impatto sull’ecosistema e continuerà ad averlo, poiché l’intelligenza artificiale è una filiera industriale e un ecosistema “puro”, senza l’intervento umano, non può esistere e non esiste in nessun luogo, soprattutto in un’epoca di sviluppo industriale e dove miliardi di persone vogliono legittimamente entrare nel benessere. Per questo è così importante conoscere in modo approfondito le filiere industriali di cui parlo nei miei libri.</p>
<p style="padding-left: 40px;">A partire dal riconoscimento di questa realtà, non dobbiamo però raccontarci che esista una sorta di “destino progressista” dell’intelligenza artificiale dove tutto andrà bene per forza, dove tutto sarà in qualche modo “aggiustato” dall’intelligenza artificiale stessa, non si sa bene come. Invece, ci sono molti temi specifici da affrontare. Tanto per fare un esempio, l’economia dei data center ha un impatto occupazionale ridotto, come ricordo nel mio libro. Nei prossimi mesi e anni, dovremmo sempre più considerare anche altre implicazioni e “case” dell’intelligenza artificiale, dagli sviluppi delle biotecnologie alla robotica.»</p>
<p><strong>Confartigianato ha lanciato una campagna dedicata alla valorizzazione dell&#8217;Intelligenza Artigiana. Quale la ricetta per far convivere le due “intelligenze” evitando di cadere nella contraddizione?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«È una domanda cruciale e che deve stimolare molte riflessioni.</p>
<p style="padding-left: 40px;">A mio avviso, visto che i dati di alfabetizzazione digitale delle imprese e della pubblica amministrazione vedono il nostro Paese in una posizione arretrata ormai da anni, quella artigiana sarà sempre più una “intelligenza” del domani se saprà intervenire su questo divario digitale, su questo divario di competenze digitali, a partire dalla sua comunità di protagonisti. Colmare il divario digitale, nelle sue varie dimensioni, permette una migliore organizzazione del lavoro e dei processi, per dare spazio alla creatività e anche per cogliere nuove opportunità di mercato.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Allo stesso tempo, dobbiamo chiederci ciò che l’intelligenza artigiana ha da insegnarci ancora oggi. E si tratta di una domanda molto attuale. A mio avviso, nell’epoca degli strumenti che ora chiamiamo di “intelligenza artificiale”, ma più in generale nell’evoluzione del digitale in questo secolo (penso ai social media), vediamo chiaramente una trasformazione dell’attenzione e delle dinamiche di apprendimento. In questo frangente, il rischio è perdere confidenza con la pratica, l’esercizio, l’attenzione che è una parte essenziale dell’intelligenza artigiana, e dovremmo considerare essenziale per la formazione in generale, così come lo è la lettura attenta di un lungo romanzo, l’immersione nella sua storia, rispetto alla lettura di un riassunto fatto più o meno bene. L’intelligenza artigiana, a partire dalla sua pratica, può avere il ruolo di ricordarci in modo costante, in quest’epoca, che il valore aggiunto nelle decisioni e nei processi viene anche da questi tempi lunghi, di cui secondo me abbiamo bisogno per dare profondità alla nostra umanità.»</p>
<p><strong>Che ruolo pensa possa avere l&#8217;Italia nello sviluppo dell&#8217;AI?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«È normale che l’Italia non abbia una leadership nell’intelligenza artificiale perché i maggiori produttori di talento al mondo sono Cina e India, e il maggiore magnete del talento coincide ancora con gli Stati Uniti. Inoltre, l’Italia ha una ridotta capacità finanziaria, oltre a vincoli stringenti di bilancio, e non ha grandi imprese digitali. Pertanto, è inutile fare in Italia e in Europa discorsi sulla “leadership” in questo campo o sulle regole che dovremmo imporre agli altri: si tratta di una perdita di tempo, un discorso che tra l’altro non interessa per niente al resto del mondo.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Il ruolo dell’Italia può quindi riguardare, in modo più concreto, quattro aspetti: uno, il sostegno alla ricerca fondamentale e alle competenze tecnico-scientifiche che sono essenziali per lo sviluppo e il governo di queste tecnologie; due, le politiche, anche salariali, per l’attrazione e il mantenimento dei talenti; tre, il presidio di alcune nicchie industriali dell’ampia filiera elettronica; quattro, l’adozione di soluzioni legate all’intelligenza artificiale per aumentare la competitività della manifattura, in particolare della meccanica.»</p>
<p><strong>Ritiene possa essere impiegata l&#8217;AI nelle imprese artigiane, che rappresentano la stragrande maggioranza del nostro sistema economico, evitando una contraddizione?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Come ho detto, non esiste una contraddizione bensì un divario di competenze digitali che si può colmare oppure no, e che è meglio colmare.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Per esempio, un artigiano, se lavora con una macchina, ha uno strumento che prima o poi dovrà effettuare una manutenzione. Prevedere i difetti della macchina, attraverso la sua connessione con un sistema di macchine e l’analisi dei dati, può essere sicuramente utile per quell’artigiano che può rimodulare il suo lavoro creativo rispetto al tempo che libera.»</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Trump e i dazi: minaccia per il Made in Italy? Intervista a Mattia Diletti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 08:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le misure protezionistiche annunciate da Trump preoccupano il mondo produttivo per i possibili impatti negativi su meccanica, agroalimentare e moda. La risposta delle imprese artigiane esportatrici passa dalla diversificazione dei mercati.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 65%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107954" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/Federrico-Di-Bisceglie.png" width="700" height="849" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/Federrico-Di-Bisceglie.png 700w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/Federrico-Di-Bisceglie-247x300.png 247w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/Federrico-Di-Bisceglie-350x425.png 350w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></div>
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<div class="pt-0">
<div class="gizmo-bot-avatar flex h-8 w-8 items-center justify-center overflow-hidden rounded-full">
<h3><span class="font-435549"><em>C’è già chi prevede danni economici clamorosi. L’esercizio delle previsioni catastrofiche, del resto, è molto in voga sia al di qua che al di là dell’Oceano. L’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca – a seguito di una campagna elettorale piuttosto muscolare, nel solco di un consolidato e non nuovo metodo politico – sta preoccupando una parte del mondo produttivo. Ovviamente, a spaventare maggiormente, sono i dazi – solo annunciati per il momento – dal tycoon statunitense. Tuttavia, è impossibile scindere il piano economico da quello politico in questo frangente come spiega sulle colonne di Spirito Artigiano, Mattia Diletti docente al dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale all’Università La Sapienza e profondo conoscitore delle dinamiche statunitensi.</em></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore, quali sono i profili di complessità in ordine all’ipotesi di introduzione di dazi?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Partirei da una prima considerazione di contesto. A differenza di quanto accaduto – ad esempio – sulla questione migratoria, sui dazi il neo presidente Trump ha deciso di “differire” di un paio di mesi gli impegni annunciati. Se ne sentirà parlare dal primo di aprile».</p>
<p><strong>Questo segnale come va colto?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Come sintomo di quanto questo tema non sia squisitamente economico, quanto più eminentemente politico. È più che altro una leva politica, quella dei dazi, che potrà essere usata nei rapporti tra gli Usa e gli altri stati. Dunque c’è un doppio livello: un primo livello che riguarda i rapporti fra gli Usa e i singoli stati membri dell’Unione Europea e, in senso più ampio, l’Unione Europea stessa».</p>
<p><strong>Nel contesto europeo, attualmente ci sono due incognite pesanti: le elezioni in Germania e la situazione francese. Come impatteranno?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Sicuramente il fattore Germania impatterà non poco sulle scelte politico-economiche della nuova amministrazione statunitense. Quanto più la Germania si presenterà debole sullo scenario europeo dopo le elezioni, tanto più aumenta il rischio che le strategie economiche di Trump possano essere muscolari».</p>
<p><strong>Quali saranno, secondo lei, i settori che potenzialmente potrebbero essere più a rischio qualora prendesse corpo l’ipotesi dell’introduzione dei dazi?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Anche questa è un’incognita. Però, in linea di massima in particolare nel sistema delle Pmi potrebbero essere le attività produttive legate alla Meccanica, all’Agroalimentare e alla Moda. Anche se non si sa ancora con precisione se Trump deciderà di applicare una politica di dazi tout court oppure se le restrizioni riguarderanno singoli comparti produttivi. In ogni caso, sarebbe un danno essendo la nostra economia – in particolare quella che si regge sul valore aggiunto prodotto dalle Pmi artigiane – a filiera lunga. Ed è per questo che ritengo fondamentale che le imprese artigiane ragionino sempre di più in ottica di sistema».</p>
<p><strong>Cosa intende dire?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La direzione sui dazi era stata intrapresa anche dai democratici negli Stati Uniti, per cui bisogna iniziare a cambiare punto di vista e strategia. Occorre che le imprese entrino nell’ottica che il mercato statunitense potrà avere una contrazione sulle esportazioni. Per cui, occorre sistematicamente aggredire nuove fette di mercato. La prospettiva deve essere espansiva. Una diversificazione è quanto mai necessaria. Benché non sia un processo immediato e tanto meno semplice, potrebbe essere estremamente stimolante per il sistema delle Piccole e Medie imprese artigiana. Che, peraltro, hanno da sempre dimostrato di essere all’altezza delle sfide».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Automotive e Artigianato: le radici della crisi e le sfide per il futuro. Intervista a Domenico Lombardi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 12:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi del settore automobilistico travolge l'artigianato italiano: un'analisi delle cause strutturali, delle politiche europee e delle tensioni globali che minacciano la competitività e l'identità del nostro sistema produttivo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 84%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107876" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/Lombardi.png" width="907" height="509" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/Lombardi.png 907w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/Lombardi-300x168.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/Lombardi-768x431.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/Lombardi-350x196.png 350w" sizes="auto, (max-width: 907px) 100vw, 907px" /></div>
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<h3><span class="font-435549"><em>La crisi del comparto automobilistico è arrivata come uno tsunami sulle imprese artigiane, già peraltro alle prese con un momento economicamente complesso. L’onda lunga tedesca ha colpito forte, in particolare le piccole e medie realtà produttive che operano nella filiera. Questo sta generando lo scenario che da mesi, ormai, è sotto gli occhi di tutti: chiusure aziendali, un ricorso straordinario agli ammortizzatori sociali e un grave problema di prospettiva in ordine alla tenuta occupazionale. Senza contare – tema, questo, tutt’altro che secondario – il rischio di ‘perdere’ una parte di identità del nostro comparto produttivo che ci rende un’eccellenza a livello globale. “Le imprese italiane sono due volte vittima della de-industrializzazione: agiscono, infatti, sia fattori strutturali che congiunturali che rischiano di pregiudicarne, in alcuni casi, la sopravvivenza”. </em></span></h3>
<h3><span class="font-435549"><em>Il campanello d’allarme lo suona, sulle colonne di Spirito Artigiano, Domenico Lombardi, economista di vaglia, lucido osservatore delle dinamiche nazionali e internazionali nonché direttore del Luiss Policy Observatory.</em></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore, partiamo dai fattori strutturali che hanno generato questa crisi così profonda. Che idea si è fatto? </strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Ci sono due elementi da cui partire. Ossia bassi investimenti nell’innovazione tecnologica, nella ricerca e nello sviluppo. Una condizione che fa il paio con un contesto non propriamente propizio per le imprese: un’eccesso di regolamentazione a tutti i livelli, una pubblica amministrazione che fornisce pochi servizi e spesso di bassa qualità. Da ultimo, si aggiunge l’eccessivo carico fiscale che grava sulle piccole e medie imprese. A questi due fattori, se ne aggiunge un terzo ugualmente impattante in senso negativo».</p>
<p><strong>A cosa fa riferimento?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Alla politica energetica. Le imprese italiane pagano l’energia molto di più non solo rispetto agli Stati Uniti, ma anche rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea. Questo è un fattore che frena fortemente la competitività delle nostre aziende. E non è un tema che dipende solo dalla guerra in Ucraina – che comunque ha posto in evidenza questo errore strategico in modo macroscopico – ma è qualcosa che parte da più lontano».</p>
<p><strong>Come si inserisce, in questo ragionamento, il contesto internazionale? </strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La riduzione dei flussi di commercio internazionali grava pesantemente sulla nostra filiera dell’automotive (ma non solo). In particolare, le tensioni con Russia e Cina sono estremamente complesse da gestire e non saranno destinate a risolversi nel breve termine. In più, con l’imminente insediamento di Trump alla Casa Bianca, il rischio di una politica protezionista potrebbe generare un’ulteriore difficoltà per le nostre aziende. A maggior ragione se da parte degli Usa ci sarà una molto probabile richiesta di restrizioni commerciali fra Europa e Cina. Ricordiamo che, in particolare la Germania – Paese da dove nasce, di fatto, la crisi del comparto automotive – ha fortissimi legami con il paese del Dragone».</p>
<p><strong>A questo si aggiunge anche l’annoso tema della transizione ecologica, al centro delle politiche di Bruxelles negli ultimi anni. </strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’impostazione di alcune politiche assunte a livello comunitario ha reso il quadro per le imprese italiane, in particolare per quelle artigiane, assai penalizzante. La transizione così come è stata concepita ha colpito le nostre filiere, che sono un’eccellenza. E, fra l’altro, l’introduzione sul mercato di auto elettriche cinesi a detrimento di quelle tedesche &#8212; che avevano componentistica italiana &#8211;, ha ulteriormente ridotto le possibilità di competere sul mercato da parte delle nostre aziende. In sostanza, è stato offerto un vantaggio competitivo a un paese terzo &#8212; la Cina &#8212; geopoliticamente ostile, senza che quest’ultimo abbia fatto nulla per meritarselo».</p>
<p><strong>Questo significa che la transizione è dannosa?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«No, significa che occorre cambiare approccio. Ci vuole meno ideologia e più pragmatismo. Non è ammissibile in nome della transizione – che pure è giusto che rappresenti una priorità – destrutturare completamente un sistema produttivo. Peraltro l’Europa non è una grande produttrice di anidride carbonica, quindi molte politiche piuttosto impattanti non otterranno sicuramente gli effetti sperati. Senza contare l’iper regolamentazione che si è registrata su questo versante».</p>
<p><strong>A questo punto, come uscirne?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Occorre, da parte della Commissione Europea, un cambio di passo deciso. Rivalutare la postura su alcune policy da parte di Ursula von der Leyen è fondamentale. Sulla decarbonizzazione, servono strategie più consapevoli. Soprattutto più consapevoli di come è conformato il sistema produttivo italiano. Basato, per lo più, sulle micro,piccole e medie imprese artigiane che vanno difese anche per salvaguardare l’identità del nostro sistema produttivo».</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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