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	<title>Giuseppe Iamele - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro. Il punto di vista di TEHA dall’osservatorio Open Jam</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Iamele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 08:35:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dai 'margini' del lavoro, nuove generazioni riscrivono le regole: pratiche, valori e visioni per un’organizzazione che cambia</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/generazioni-generativita-e-nuove-grammatiche-del-lavoro-il-punto-di-vista-di-teha-dallosservatorio-open-jam/">Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro. Il punto di vista di TEHA dall’osservatorio Open Jam</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-108458" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-scaled.jpg" width="2560" height="1708" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-scaled.jpg 2560w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-768x513.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-1536x1025.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-2048x1367.jpg 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-350x234.jpg 350w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div>
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<h2><span class="font-555555 font-435549">Negli ultimi anni, le organizzazioni hanno affrontato un dilemma radicale: come generare nuove modalità di lavoro in un panorama segnato dalla compresenza di diverse generazioni e dal mutamento profondo dei paradigmi culturali?</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>ricerca</strong> condotta in occasione di <a href="https://www.ambrosetti.eu/open-jam/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Open Jam</strong></a>, che ha coinvolto oltre <strong>tremila giovani under 30</strong>, ha messo in luce non solo la complessità delle aspettative generazionali, ma anche la necessità urgente di ripensare profondamente il significato stesso della generatività in azienda.</p>
<p>L’osservazione diretta e immersiva di questo gruppo generazionale, che abbiamo compiuto negli ultimi tre anni, ci ha portati a scoprire che per comprendere davvero bisogna abitare i territori culturali e sociali dei giovani. Non si tratta più di guardare a una generazione isolandola, ma di vivere la condizione speciale di “non appartenenza”, trovandosi ai bordi dei cambiamenti, là dove le idee si formano e le pratiche nuove emergono con forza. In questa posizione privilegiata, il nostro compito è diventato quello di sollecitatori, provocatori e facilitatori, capaci di suggerire sentieri alternativi e praticabili per le organizzazioni con cui lavoriamo.</p>
<p>Le differenze generazionali emergono chiaramente quando si passa dall’ideale al reale. I giovani coinvolti nei nostri workshop hanno mostrato di saper affrontare temi di rilevanza civica e sociale non attraverso grandi dichiarazioni, ma partendo dal concreto quotidiano: “il rispetto del tempo degli altri”, “evitare il pettegolezzo contro un collega”, o “la fiducia reciproca”. La loro generatività nasce dalla volontà di instaurare rapporti autentici e di creare condizioni lavorative che siano percepite come realmente vivibili, praticabili, felici.</p>
<p>La filosofa Svenja Flasspöhler, parlando di sensibilità contemporanea, ci aiuta a interpretare questo scenario: oggi assistiamo a un’accentuata sensibilizzazione del Sé e delle relazioni, che porta le persone giovani a un nuovo tipo di percezione della realtà lavorativa. Questo fenomeno è spesso frainteso dalle generazioni precedenti come fragilità o incapacità di adattarsi, ma in realtà rappresenta una richiesta precisa di autenticità e senso.</p>
<p>Questo movimento, che il filosofo Franco “Bifo” Berardi definisce “diserzione”, non va letto come un semplice ritiro dal mondo del lavoro, ma come una profonda riarticolazione del rapporto tra individuo e lavoro. Si tratta di un passo indietro per rivedere radicalmente le fondamenta delle nostre organizzazioni, non negando l’impegno ma reclamando un coinvolgimento autentico, che parta dalla volontà di creare significato e valore condiviso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Durante Open Jam, emergono con forza cinque binomi, che sono le coordinate concettuali del futuro lavorativo: libertà/azione collettiva, equità/dignità, benessere/sviluppo, responsabilità/realizzazione, uguaglianza/distinzione. Non si tratta di semplici dicotomie, ma di tensioni generative, capaci di guidare la trasformazione organizzativa e individuale in modo creativo e significativo.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le organizzazioni contemporanee devono quindi affrontare una sfida filosofica oltre che gestionale: creare strutture sufficientemente solide per sostenere l’azione collettiva, ma anche fluide abbastanza per permettere l’emergere di nuove possibilità. Tre livelli di intervento diventano essenziali in questa prospettiva: strutture di presenza, pratiche di riconoscimento e una nuova ecologia dell’apprendimento.</p>
<p>Le strutture di presenza devono consentire diverse modalità di partecipazione, valorizzando l’autonomia individuale senza frammentare il tessuto collettivo. Non si tratta di adottare una flessibilità fine a se stessa, ma di creare ambienti in cui le competenze possano circolare liberamente, anziché cristallizzarsi in ruoli fissi, e in cui il tempo non sia una gabbia ma una risorsa da gestire con consapevolezza.</p>
<p>Le pratiche di riconoscimento devono focalizzarsi tanto sul processo quanto sul risultato, creando spazi di dialogo aperti e sinceri in cui le critiche possano essere accolte come risorse di miglioramento. Occorre sviluppare sistemi di valutazione in grado di far emergere e valorizzare competenze inedite e spesso non riconosciute dalle tradizionali gerarchie aziendali.</p>
<p>Infine, una nuova ecologia dell’apprendimento deve ridefinire il rapporto tra esperienza e competenza, accogliendo l’errore come parte integrante del processo formativo. L’azienda diventa così un luogo di contaminazione e crescita reciproca, in cui diverse forme di conoscenza possono incontrarsi e influenzarsi, favorendo modalità di apprendimento non gerarchiche e realmente inclusive.</p>
<p>La concezione del tempo organizzativo cambia di conseguenza: non più lineare e finalizzato esclusivamente al raggiungimento di obiettivi predefiniti, ma un tempo fatto di possibilità multiple, in cui diversi ritmi coesistono e si alimentano a vicenda. I giovani coinvolti nell’indagine chiedono spazi di riflessione, apprendimento e sedimentazione delle esperienze, momenti essenziali per una crescita autentica, che il modello tradizionale di efficienza fatica ancora a riconoscere e valorizzare.</p>
<p>Guardare al mondo del lavoro attraverso gli occhi delle nuove generazioni significa dunque compiere una conversione del punto di vista tradizionale: la loro apparente diserzione non è una fuga, ma un potenziale inesplorato di creatività e rinnovamento. L’azienda del futuro dovrà essere una membrana permeabile, capace di accogliere e valorizzare nuove forme di presenza e generatività. Solo così si potranno aprire nuove strade di pensiero e di azione, offrendo a tutte le generazioni la possibilità di riscoprire il lavoro come luogo di autentica fioritura personale e collettiva.</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<p>
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