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	<title>Marco Brogna - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>Territori, saperi e professioni: la nuova infrastruttura del turismo culturale italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Brogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 07:45:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il turismo contemporaneo premia la qualità, la cultura e l’identità territoriale. Per competere sui mercati globali servono nuove competenze, innovazione e un ruolo attivo dell’alta formazione e delle associazioni di impresa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 80%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-108329" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/10_BROGNA.jpg" width="1280" height="853" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/10_BROGNA.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/10_BROGNA-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/10_BROGNA-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/10_BROGNA-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/04/10_BROGNA-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<p>La sociologia del turismo ha però dimostrato che oggi non ci si accontenta della nuova esperienza; si vuole qualcosa in più, si vuole vivere una nuova emozione. La vacanza deve essere in grado di emozionare. Il problema è che offrire una nuova esperienza è certamente gravoso ma non complicato. Offrire una nuova emozione tramite un prodotto turistico è estremamente impegnativo, soprattutto se si parla di prodotti e territori affermati da tempo, noti per proporre tipologie di turismo tendenzialmente obsolete. Tuttavia essere un territorio caratterizzato dalla presenza di un ricco patrimonio storico-culturale non è sinonimo di prodotto turistico “Vecchio”. Rappresenta in verità la possibilità di offrire quanto oggi chiesto dal turista, poiché il territorio è un enorme recipiente dal quale attingere. L’Italia è un fantastico contenitore di paesaggi unici, siti storici e architettonici, luoghi di culto, aree protette e città d’arte. È inoltre un territorio ricco di prodotti tipici fortemente radicati su singoli siti, quel Made in Italy conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. Quell’insieme di specialità agro-alimentari (ad oggi sono 5.717 i prodotti agroalimentari tradizionali riconosciuti dallo Stato Italiano) e di prodotti dell’artigianato locale (dal dicembre 2025 saranno riconosciuti come IIGP) in grado di generare movimenti per oltre 100 miliardi di euro nel 2024.</p>
<p>Un enorme comparto dell’economia italiana composto da piccole e medie imprese e imprese artigiane, le uniche in grado di produrre la qualità tanto bramata dai consumatori, oggi in grado di acquistare all’interno di un mercato globale, concorrenziale e spietato, spesso alla mercè di eventi esterni improvvisi e non controllabili, quali pandemie e guerre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Se tutto ciò è vero, se l’Italia turistica deve competere su scenari globali, se il nuovo turista cerca nuove emozioni acquistando vacanze di qualità, la via da seguire, se non l’unica certamente la più semplice e rapida, è nel rafforzamento del Made in Italy. Una recente ricerca dell’OMT mostra che nel rapporto prezzo/qualità il turista straniero (in particolare l’alto spendente) premia la qualità, a fronte della quale è disposto a pagare il giusto prezzo, anche se elevato.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il successo di nuove tipologie di turismo, su tutte il turismo lento e di prossimità, conferma l’interesse verso componenti fortemente territorializzate. La voglia di conoscere culture locali, apprezzandone abitudini e prodotti tipici, immergendosi in specifiche realtà socio-culturali, è divenuta una importante componente della domanda turistica, andando a sommarsi al già noto turismo dei cammini religiosi e delle strade dei prodotti tipici.</p>
<p>Il turista cerca quindi qualcosa di nuovo, di inaspettato, vuole essere sorpreso; ma al tempo stesso non è disposto a rinunciare all’elemento base della propria vacanza: la qualità.</p>
<p>Ma chi rende un prodotto turistico di qualità? Certamente è essenziale la bellezza del luogo: si pensi all’importanza di un paesaggio montano piuttosto che costiero, al valore di un capolavoro artistico piuttosto che architettonico, alla forza attrattiva di un luogo di particolare valenza religiosa, all’esclusività di un buon vino o di qualsiasi altro prodotto di qualità con esclusivo radicamento su un territorio.</p>
<p>Ma ciò non basta. La vera qualità nel turismo è fatta principalmente dai servizi, e questi sono offerti da persone. La qualità nel turismo è quindi uno strumento nelle mani di chi lavora nel comparto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Alta qualità è quindi sinonimo di alta professionalità. Se questo è vero (e chi scrive ne è convinto) per competere in un mercato tendente al globale occorre offrire emozioni nuove con prodotti di massima qualità, utilizzando le necessarie professionalità, purtroppo non sempre presenti.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il mercato del lavoro applicato al turismo mostra, da almeno due decenni, limiti e pecche più strutturali che congiunturali. Se cambia la domanda di turismo, per restare competitivi deve cambiare l’offerta. Purtroppo domanda e offerta di turismo in Italia sembrano viaggiare su binari paralleli destinati a non incontrarsi, a velocità differenti, con la domanda in fuga verso altre mete in grado di offrire prodotti emozionali e di qualità superiore.</p>
<p>La colpa è per buona parte della professionalità presente sul mercato, in termini di forza lavoro e, almeno in parte, di imprenditorialità.</p>
<p>Dieci anni fa parlare di Travel Designer, Digital Business Analyst, Revenue Manager appariva fantascientifico, fuori luogo per il comparto turistico, un mercato da sempre ritenuto “semplice”. Erano figure professionali troppo innovative per le aziende tipo, non necessarie e troppo costose. Orbene, oggi sono professionalità scontate, generalmente diffuse e utilizzate a tutti i livelli imprenditoriali di successo. Anzi, a d essere puntigliosi, sono figure professionali ormai superate.</p>
<p>La storica figura dell’agente di viaggio è stata sostituita dal destination manager, esperto di singoli territori e responsabile del successo turistico degli stessi; dall’esperto di turismo sostenibile, vista la crescente sensibilità del turista verso tali tematiche. Il gestore della struttura ricettiva è sostituito dal gestore di centri per workation, dal gestore di glamping; la guida turistica è sostituita da consulenti di viaggi virtuali, da esperti di viaggi esperienziali. Si guarda inoltre alla formazione di agenti di turismo olfattivo, esperti in salute e sicurezza dei viaggiatori, gestori di esperienze ecoturistiche. Ed ovviamente serviranno sempre più esperti di A.I., di realtà aumentata, di I.C.T. applicata al turismo.</p>
<p>Se questa è la direzione indicata, l’attuale composizione del comparto turistico pone in evidenza alcune debolezze, certamente sanabili, che richiedono però interventi rapidi e concreti.</p>
<p>Il settore è caratterizzato da un’estrema polverizzazione dell’offerta: le imprese con 50 o più lavoratori (meno del’1% delle imprese) impiegano una minoranza della forza lavoro del comparto (17,5%). In questo gruppo la componente delle grandi imprese (con organico pari o superiore a 250 unità) rappresenta solo il 6,4% dell’occupazione totale. Il 53,4% dei lavoratori ha un diploma senza ulteriore specializzazione, i laureati sono il 12,9% e coloro che hanno conseguito al massimo la scuola dell’obbligo il 33,7%. C’è una prevalenza di lavoratori con titoli di studio basso, con un ampio ricorso a contratti a tempo determinato e a chiamata. Il 73,9% dei profili del turismo è composto da professioni a media qualificazione, il 9% a bassa e solo il 17,1% ad alta qualificazione. Un assurdo, nella misura in cui Numerosi studi confermano, ad esempio, i tangibili benefici prodotti dall’utilizzo dell’AI per le aziende di tutte le dimensioni. Una ricerca di McKinsey afferma che le PMI possono ottenere un aumento dei profitti fino al 16% in due anni adottando almeno una tecnologia AI al proprio interno. Uno studio condotto dal MIT mostra che le aziende che utilizzano ICT hanno avuto performance di fatturato superiori del 32% in tre anni rispetto alle concorrenti.</p>
<p>Investire in alta tecnologia, anche nel turismo, è di certo una scelta imprenditoriale vincente, ma forse obbligata, per essere competitivi.</p>
<p>Si parla però di impegni spesso fuori dalla portata del singolo operatore, dal punto di vista economico e gestionale. Le istituzioni possono certamente supportare le imprese che investono in tecnologie 4.0, inclusa l&#8217;AI, offrendo, ad esempio, credito d&#8217;imposta. Ma ciò non basta.</p>
<p>Gli imprenditori devono avere il coraggio di investire, anche condividendo soluzioni tramite startup, contratti di rete, accordi su scala locale e nazionale con centri di ricerca centri di ricerca. Ma anche questa strategia potrebbe non essere sufficiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Occorre un salto di qualità: artigiani e piccoli imprenditori devono operare da grandi imprenditori, trovando il giusto posizionamento sul mercato, la necessaria forza. Devono poter acquistare la necessaria alta tecnologia, il massimo esperto di MKT di prodotto e di territorio, le figure professionali di ultima generazione.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>È qualcosa di impossibile ragionando in modo individuale e prettamente microeconomico, è certamente concretizzabile ragionando in termini macroeconomici, agendo come associazione di operatori.</p>
<p>Solo le associazioni di categoria possono aiutare a diffondere la cultura e le competenze digitali necessarie, offrendo agli associati tutte quelle professionalità necessarie e irrinunciabili per andare nella direzione della nuova domanda turistica.</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<p>
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		<title>Turismo e overtourism: il mondo che vogliamo vedere senza rovinarlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Brogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 08:30:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Esplorare il mondo è un diritto o un problema? Il turismo alimenta l'economia, ma rischia di soffocare le destinazioni che celebra. Tra democratizzazione dei viaggi e overtourism, l’equilibrio appare sfuggente. Qual è la via per vedere senza rovinare?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 47%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108061" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545.jpg" width="1200" height="1600" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545-225x300.jpg 225w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545-768x1024.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545-1152x1536.jpg 1152w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545-350x467.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>A metà del 1700 Voltaire affermava: “È ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria”. Schierandosi con convinzione e consapevolezza dalla parte del filosofo francese e riportando tale esternazione al ventunesimo secolo, emerge la necessità di viaggiare per crescere. Crescere dal punto di vista etico e socio-culturale, immergendosi in realtà territoriali più o meno prossime in termini fisici, storici e culturali.</p>
<p>Oggi il viaggio è sinonimo di turismo. È il necessario tramite verso la meta prescelta, verso quella mappa mentale della vacanza che è sempre più influenzata dalla ricerca del bello, dell’arte, dell’archeologia, del patrimonio territoriale nella sua massima espressione.</p>
<p>Da oltre vent’anni il concetto di vacanza ha mostrato la capacità di cambiare direzione, con estrema rapidità e frequenza. Le tradizionali ferie estive hanno lasciato spazio a più eventi (brevi o brevissimi) distribuiti nel corso dell’anno, verso città d’arte, luoghi e cammini di culto, paesaggi, territori affermati per la produzione di tipicità locali.</p>
<p>Un percorso spontaneo in grado di amplificare la pressione esercitata dai turisti sulle risorse, in termini temporali (stagionalità) e locali (singoli siti). Le richieste di aiuto da parte di numerose mete sono sempre più frequenti e accorate; località che si trovano ad affrontare impegni che vanno ben oltre la propria capacità di carico, sottoponendo il territorio a forme di stress tali da ridurre la qualità del servizio offerto e mettere a rischio la salvaguardia del patrimonio alla base del successo turistico. Situazioni di “Overtourism”, volendo utilizzare un termine attuale e diffuso; un neologismo coniato nel 2016 dall’imprenditore Rafat Ali, CEO di una rinomata piattaforma turistica on line newyorkese, per descrivere fenomeni di Iperturismo concentrati in alcuni territori e in determinati periodi dell’anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>L’Overtourism è l&#8217;impatto su una destinazione, o parti di essa, che influenza eccessivamente e in modo negativo la qualità della vita percepita dai cittadini e/o la qualità delle esperienze dei visitatori. Termine che nel 2017 Telegraph elegge parola dell’anno, richiamando l’attenzione dell’Organizzazione Mondiale del Turismo e aprendo un dibattito che, ad oggi, è ancora lontano dal trovare risposte certe e condivise.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Punto di partenza è che le persone hanno più opportunità di viaggiare e maggiori budget da dedicare al turismo. Fare vacanza è ormai incredibilmente semplice e alla portata di tutti. Il problema è che l’80% dei viaggiatori si concentra nel 10% dei luoghi visitabili e nel 50% dei giorni dell’anno, causando evidenti impatti ambientali, sociali ed economici.</p>
<p>Impatti che necessitano di misure di intervento appropriate, ma che al tempo stesso avviano una profonda e discordante riflessione sugli effetti della democratizzazione dei viaggi da un lato e sull’irrinunciabilità all’economia del turismo dall’atro.</p>
<p>In Italia il turismo produce direttamente non meno del 13% del PIL, dando lavoro ad oltre il 10% della popolazione attiva. Se al fenomeno diretto sommiamo l’indotto tali percentuali raddoppiano.</p>
<p>È chiaro quanto sia “inopportuno” avviare campagne anti-turismo senza soffermarsi sui problemi economici e sociali che ne deriverebbero; al tempo stesso è altrettanto evidente la necessità di intervenire, di capire quanto viaggiare sia un diritto inalienabile o rappresenti un problema, di inquadrare la capacità del turismo di distruggere i luoghi che celebra. Il turismo vende il territorio, un enorme contenitore di esperienze ed emozioni, eterogenee, tangibili e intangibili, e in quanto tale necessità di preservazione e conservazione. Al tempo stesso un paesaggio, un’opera d’arte, un museo, hanno il diritto/dovere di essere ammirati ed apprezzati, rappresentando la storia e la cultura di un luogo, la spina dorsale di un popolo e del territorio da questo abitato.</p>
<p>Problematiche attuali e crescenti alle quali è necessario trovare soluzioni nel brevissimo periodo.</p>
<p>Quale via scegliere? Contingentare arrivi e presenze, intervenire con leggi e regolamenti, imporre o vietare determinati comportamenti? Alcune mete turistiche europee (Venezia, Barcellona, Berlino) hanno avviato iniziative con risultati incerti, anche a causa dell’assenza di una necessaria pianificazione di medio-lungo termine. Chi scrive resta della convinzione che visitare un luogo, sia esso una città, un museo, una meta di culto, sia un principio etico inalienabile e rientri nei diritti fondamentali dell’essere umano, anche se non formalizzato in testi ufficiali, e che l’apporto dell’economia del turismo sia indispensabile per una nazione come l’Italia, ad oggi incapace di competere altrimenti in uno scenario globale. Individuare la giusta via da seguire non è poi così difficile. Il 90% del territorio italiano ospita il 20% dei flussi totali, concentrati in non più di 4-5 mesi. Sarebbe probabilmente utile lavorare su politiche di destagionalizzazione, e soprattutto di equa distribuzione dei flussi sul territorio nazionale, per gran parte ancora ignorato dai grandi operatori internazionali. Venezia, meta simbolo dell’overtourism italiano, ha mostrato, forse involontariamente, la possibilità di redistribuire le presenze turistiche nei giorni della settimana e nei territori della laguna veneta, evitando l’inaccettabile sovraccarico del weekend, introducendo un ticket d’accesso il sabato e la domenica. Una iniziativa spot, non risolutiva, ma certamente in grado di aprire percorsi di riflessione su come sia possibile “utilizzare” il patrimonio territoriale limitando gli impatti negativi, trasformandoli in economie esterne, mettendo a sistema i contesti locali e soprattutto operando su una scala territoriale appropriata.</p>
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<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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