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	<title>Michele Faioli - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>Michele Faioli - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Istituzioni paritetiche, contrattazione collettiva,  funzioni, governance e nuovi bisogni sociali. Il caso dell’artigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Faioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 09:10:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comprendere le istituzioni paritetiche significa interrogarsi sul rapporto tra contrattazione collettiva, governance delle relazioni industriali e capacità di risposta ai nuovi bisogni sociali. Il caso dell’artigianato italiano offre una chiave di lettura utile per valutare funzionalità, limiti e prospettive di un modello in evoluzione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 68%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-108164" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/rope-1465324_1280.png" width="1055" height="848" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/rope-1465324_1280.png 1055w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/rope-1465324_1280-300x241.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/rope-1465324_1280-1024x823.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/rope-1465324_1280-768x617.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/rope-1465324_1280-350x281.png 350w" sizes="(max-width: 1055px) 100vw, 1055px" /></div>
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<p>Per avviare una ricerca sulle istituzioni paritetiche che operano in un certo settore di relazioni industriali bisogna porsi alcune domande. Tra quelle più importanti ci sono certamente le seguenti <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>: <strong>perché</strong> in un sistema di relazioni industriali, in una data fase storica, si decide di costituire istituzioni paritetiche? <strong>Come</strong> si fa a capire se <strong>quelle relazioni industriali</strong>, così costruite nel tempo, con quegli attori, con quelle procedure e, dunque, per ciò che a noi qui interessa, con quelle specifiche istituzioni paritetiche, <strong>siano funzionali o meno al progresso di un certo settore produttivo</strong>? <strong>Quando</strong> quelle istituzioni paritetiche <strong>diventano obsolete</strong> e, dunque, non più funzionali? Qui si muove dall’assunto che le istituzioni paritetiche siano uno strumento assai efficace per <strong>interpretare</strong> la <strong>realtà delle relazioni industriali</strong> in cui esse vengono incardinate dalla contrattazione collettiva. È un criterio che si considera tale perché esso permette di vedere <strong>la realtà delle relazioni industriali settoriali per quella che è, senza infingimenti</strong>. È un criterio adatto a capire il livello di maturità della contrattazione collettiva settoriale, essendo esso centrato sulla funzionalità delle istituzioni paritetiche che quella contrattazione ha inteso creare. Il che significa porre le relazioni industriali all’interno di un sistema di coordinate: da una parte, sull’ascissa (x), c’è il CCNL che si evolve, chiedendo alle istituzioni paritetiche di svolgere alcune funzioni delegate; dall’altra, sull’ordinata (y), c’è la funzionalità delle istituzioni paritetiche, cioè l’esercizio effettivo delle funzioni assegnate dalla contrattazione per la realizzazione di un certo fine. I punti in cui si incontrano x e y determinano l’incrocio tra <strong>funzioni assegnate</strong> dalla contrattazione e <strong>funzioni esercitate</strong> dalle istituzioni paritetiche. Nel quadrante positivo o negativo si sviluppa la linea di incrocio x/y. La modulazione della linea che deriva dai punti di incrocio tra x e y permette di osservare il rapporto tra funzioni assegnate e funzioni esercitate. Ed è mediante <strong>questo schema teorico delle funzioni assegnate/esercitate</strong> che si è deciso di dipanare l’analisi delle sezioni del <strong>CCNL che sono attinenti alle istituzioni paritetiche</strong>. Esse, da una parte, <strong>assorbono lo scenario storico-economico</strong> che ha plasmato la contrattazione di riferimento in quel momento, e, dall’altra, hanno <strong>la funzione di veicolare alcune prime risposte ai problemi che quello scenario porta con sé</strong>. Esemplificando il discorso, si può affermare che di fronte a una crisi economica, l’istituzione paritetica dispone una serie di misure di sostegno al reddito, più o meno formalizzate anche in norme di legge; se, invece, vi fosse una sfida di rinnovamento o di rilancio economico, l’istituzione paritetica disporrebbe una serie di misure che facilitano la formazione continua, l’avanzamento e la mobilità endo-aziendale.</p>
<p>Ma tutto ciò <strong>non sarebbe in ogni caso sufficiente</strong> per spiegare la portata in un contratto collettivo settoriale della bilateralità e delle relative istituzioni, che qui definiamo anche “<strong>istituzioni paritetiche</strong>”. Le istituzioni paritetiche sono enti che, secondo il diritto civile, possono avere una certa soggettività giuridica e una certa organizzazione, e, contestualmente, per il diritto del lavoro, hanno una funzione assegnata dalla norma del contratto collettivo e, in alcuni casi, dal contratto collettivo per rinvio espresso della norma di legge. Con altre parole, ciò significa che, se il diritto civile è il quadro in cui si costruisce lo schema giuridico che è sottostante all’istituzione paritetica, il diritto del lavoro realizza la costruzione dell’insieme delle funzioni dell’istituzione paritetica, nell’ambito della norma di contratto e/o di legge da cui quelle funzioni possono derivare. L’istituzione paritetica è (o, almeno, dovrebbe essere) di per sé sempre funzionale alla realizzazione di un interesse che la norma di contratto collettivo e/o di legge ha individuato. Ci sono alcune istituzioni paritetiche le cui funzioni sono definite dalla legge e poi assegnate, per la realizzazione concreta, alla contrattazione collettiva (c.d. <strong>istituzioni paritetiche tipizzate</strong> – fondi pensione, fondi sanitari integrativi, fondi di solidarietà bilaterali, fondi interprofessionali per la formazione continua) e altre istituzioni le cui funzioni sono fissate direttamente dalla norma contrattuale, in ragione della situazione specifica o del problema da risolvere (c.d. <strong>istituzioni non tipizzate</strong> – enti bilaterali, casse edili, ecc.) <a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. In questa <strong>distinzione tra istituzioni tipizzate e istituzioni non tipizzate</strong> si capisce un punto ulteriore della connessione di tali istituzioni con le relazioni industriali: le istituzioni paritetiche sono parte del contratto collettivo, ci sia o non ci sia a monte la norma di legge che delega la contrattazione, perché, una volta definiti lo schema giuridico e la funzione da realizzare, <strong>si esternalizzano una serie indefinita di micro-conflitti sindacali</strong> che bloccherebbero altrimenti le normali relazioni tra le due parti. La sede di confronto/scontro e di negoziato diventa il comitato gestionale o il consiglio di amministrazione di quell’istituzione paritetica, lasciando spazio a materie più generali per il negoziato del CCNL. Esternalizzare i micro-conflitti significa, per esempio, gestire il problema delle qualità/quantità delle prestazioni bilaterali, del <strong>costo di funzionamento e della relativa ripartizione degli oneri e dei proventi</strong>. In questa prospettiva, si può ritenere che, nei CCNL, sono disciplinate <strong>istituzioni paritetiche non tipizzate </strong>nella specie, osservatorio paritetico nazionale sull’industria/settore, osservatori paritetici territoriali, comitato consultivo di partecipazione, commissione nazionale salute e sicurezza, commissione nazionale politiche attive, commissioni nazionale/aziendale formazione professionale, commissioni nazionale/territoriali/aziendale pari opportunità, commissione nazionale per l’inte­gra­zione dei lavoratori migranti, commissione nazionale inquadramento professionale, etc. Le <strong>istituzioni paritetiche tipizzate</strong> sono, invece, disciplinate in sezioni che attengono alla formazione professionale, alla previdenza complementare e all’assistenza sanitaria integrativa. Con riferimento a <strong>alcuni casi di studio (bilateralità relativa a formazione/classificazione, sicurezza, previdenza/assistenza privata per pensioni e sanità)</strong>, si svolgerà una disamina della connessione tra istituzioni paritetiche, nuovi bisogni sociali e relazioni industriali. Si osserverà, da una parte, il profilo istituzionale e, dall’altra, il profilo dei bisogni sociali che dette istituzioni cercano di intercettare, anche per il futuro e in relazione ai grandi cambiamenti socio-economici che stiamo attraversando. Ci sarà un riferimento alla necessaria riferibilità delle istituzioni paritetiche alle forme più avanzate di digitalizzazione, intelligenza artificiale e gestione informatica dei dati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>L&#8217;artigianato italiano si caratterizza per un sistema di bilateralità che affonda le sue radici negli anni &#8217;80 del secolo scorso, grazie a una visione partecipativa delle relazioni sindacali tra le parti sociali. Tale bilateralità si è sviluppata nel tempo come una complessa intelaiatura definita dal sistema contrattuale, sia nazionale che decentrato, con l&#8217;obiettivo di far confluire iniziative e azioni a favore dei rappresentati di organizzazioni imprenditoriali e sindacali. La bilateralità artigiana si articola in diverse strutture, gestite pariteticamente, che gli attori sociali utilizzano per gestire il conflitto sociale e determinare mezzi e modalità partecipative.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>A livello nazionale si possono identificare EBNA, FSBA, SANARTI e FONDARTIGIANATO come enti gestionali. A livello regionale, gli enti bilaterali territoriali si articolano in una serie di istituzioni che erogano forme varie di welfare contrattuale. In questa prospettiva, il Bilancio Sociale 2023 offre una panoramica concreta delle attività svolte dalla bilateralità artigiana. Nel 2023, il sistema della bilateralità ha erogato complessivamente 169.333 prestazioni, di cui 37.150 destinate ai datori di lavoro e 132.183 ai lavoratori, raggiungendo 21.600 imprese e 92.596 lavoratori. Per quanto riguarda le prestazioni ai datori di lavoro vengono sottolineate la formazione continua (oltre il 25%), le spese legali/amministrative (circa il 16%) e le misure per mitigare il caro vita (12,2%). L&#8217;analisi settoriale evidenzia come la meccanica sia il settore che maggiormente beneficia della bilateralità artigiana in termini di prestazioni e risorse. Le prestazioni erogate ai lavoratori vedono al primo posto il sostegno al reddito erogato da FSBA (31,2%), seguito dagli interventi per l’istruzione dei figli (18,7%) e dalle misure per contrastare il caro vita (11,1%). L&#8217;analisi disaggregata per caratteristiche dei lavoratori (genere, età, inquadramento, tipo di contratto) mostra differenze nell&#8217;accesso alle prestazioni, evidenziando la capacità del sistema di adattarsi a esigenze specifiche. Tale bilancio sociale ha tentato di misurare l&#8217;impatto della bilateralità sul benessere dei lavoratori attraverso l&#8217;indicatore BES, associando le diverse categorie di prestazioni ai domini del benessere economico, soggettivo e sociale.</p>
<p>La bilateralità artigiana rappresenta uno strumento fondamentale per il sostegno dei datori di lavoro e dei lavoratori del settore, offrendo una gamma di prestazioni che rispondono a esigenze diversificate.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>
</div>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<h5>© Foto di Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/congerdesign-509903/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1465324">congerdesign</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1465324">Pixabay</a></h5>
<hr />
<h6><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> È il metodo impostato da H.C. Katz, T.A. Kochan., A.J. Colvin, <em>Labor relations in a globalizing world</em>, Cornell University Press, New York, 2015.</h6>
<h6><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> La distinzione è stata elaborata nei miei studi sulla bilateralità italiana e europea in ragione di una ricerca condotta con il Ministero del lavoro e la Fondazione G. Brodolini negli anni 2010-2015. Rinvio in particolare a M. Faioli, <em>Gli enti bilaterali tra obbligo e libertà nel sistema normativo italiano</em>, in <em>Working Papers Fondazione G. Brodolini</em>, vol. 13, 2017 e P. Sandulli, A. Pandolfo, M. Faioli, P. Bozzao, G. Croce, M.T. Bianchi, <em>Indagine sulla Bilateralità in Italia e in Francia, Germania, Spagna, Svezia</em>, in <em>Quaderni della Fondazione Giacomo Brodolini</em>, 2015. Si v. anche M. Faioli, <em>Indagine sulla contrattazione collettiva dell’edilizia e sulle relative istituzioni paritetiche</em>, 2021, Giappichelli, Torino, 2021; M. Faioli, F. Vola (a cura di), <em>Studi sulla sanità integrativa e sulla bilateralità</em>, Mefop, Roma, 2018; M. Faioli, P. Sandulli, A. Pandolfo, <em>Bilateralità, lavoro e turismo</em>, Giappichelli, Torino, 2011; M. Faioli (a cura di), <em>Indagine sulla bilateralità del terz</em>iario, Giappichelli, Torino, 2010.</h6>
</div>
</div>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
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		<title>Il lavoro e la vita nel tempo dell&#8217;algoritmo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Faioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 06:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’algoritmo sta definendo la nostra condizione umana, la nostra posizione professionale, e, per tanti versi, anche la nostra situazione personale nel diritto. Si rovescia la prospettiva a cui siamo abituati. Siamo cyborg che sono “anche” cittadini e lavoratori, non più solo cittadini/lavoratori che maneggiano utensili digitali. Siamo, infatti, cyborg ogni volta che interagiamo con tali utensili. Siamo cyborg perché il digitale è ubiquo: c’è l’internet dei corpi e delle cose che si interfaccia con l’internet degli spazi pubblici e privati…</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105480" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/matrix-g0f26af117_1920.jpg" width="864" height="575" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/matrix-g0f26af117_1920.jpg 864w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/matrix-g0f26af117_1920-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/matrix-g0f26af117_1920-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 864px) 100vw, 864px" /></div>
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<p>Siamo, infatti, cyborg ogni volta che interagiamo con tali utensili. Siamo cyborg perché il digitale è ubiquo: c’è l’internet dei corpi e delle cose che si interfaccia con l’internet degli spazi pubblici e privati.</p>
<p>L’<strong>internet degli spazi</strong>, l’<strong>internet delle cose</strong> e l’<strong>internet dei corpi</strong> creano insieme una dimensione gestita dall’algoritmo, il quale si muove su dati sempre più grandi (big data), difficilmente catturabili, nel relativo peso, da una mente umana, nonché su complessità immense (dataset), da cui derivano scelte o decisioni della macchina che sono (quasi) autonome. Tutto ciò conforma spazi, pubblici e privati, e, in definitiva, la città in cui le persone vivono e svolgono un lavoro. E quello spazio diviene una città in cui il lavoro si svolge in ambienti cibernetici, di interazione dinamica, con strumenti che sono estensione del corpo o protesi digitali, e con architetture vive, cioè aumentate da flussi di informazione continui, bidirezionali, in tempo reale.</p>
<p>Quella città è anche città industriale. Essa è, al contempo, città che è hardware e città che è software, cioè, da una parte, città in cui si produce, condividendo con l’algoritmo questa funzione, e, dall’altra, città in cui si pensa con l’algoritmo come produrre.</p>
<p>Siamo in una città in cui il lavoro e l’industria sono connessi da cyborg digitali-fisici e da macchine intelligenti (algoritmo) che coordinano produzione, logistica, vendita, marketing, finanza, e, in definitiva, il lavoro nell’impresa di manifattura, il lavoro nell’impresa del terziario e il lavoro nell’impresa del credito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em><span class="font-435549">L’algoritmo è veloce, sceglie condotte velocemente, pretende interlocuzioni veloci. Le scelte delle persone umane sono, invece, caratterizzate dalla ponderazione che necessita di tempi spesso non veloci</span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In quella città si crea anche un diritto oltre lo Stato. Ed è ciò che interessa di più nella disamina che segue. L’algoritmo è veloce, sceglie condotte velocemente, pretende interlocuzioni veloci. Le scelte delle persone umane sono, invece, caratterizzate dalla ponderazione che necessita di tempi spesso non veloci. L’algoritmo è pensato per effettuare scelte in millesimi di secondo, sulla base dei dati che esso ha a disposizione e secondo strategie, solo in parte programmabili ex ante o gestibili con l’intervento umano durante la fase di scelta automatizzata.</p>
<p>Tali scelte veloci sono quasi sempre a-geografiche, e, per l’effetto, sono svincolate da un sistema giuridico basato sulla logica del perimetro domestico (nel nostro caso, anche europeo). Di fatto, quelle scelte effettuate da e mediante l’algoritmo, da cui derivano effetti giuridici, dipendono da una serie di sistemi programmati in varie giurisdizioni, o da variabili venute in essere in più giurisdizioni, o ancora da parametri decisi in tempi e luoghi diversi da quelli della giurisdizione in cui si verifica l’effetto giuridico.</p>
<p>La velocità è in sé la ragion economica che giustifica il ricorso all’algoritmo perché essa è alla base del valore aggiunto che l’algoritmo offre nell’ambito del sistema produttivo globale, e, di conseguenza, nell’ambito del sistema della distribuzione e della finanza. La velocità, in questo senso, è intesa come efficienza economica a maggior impatto concorrenziale.</p>
<p>La velocità determinata dall’algoritmo ri-crea, per alcuni versi, la città. Essa certamente decide il modo in cui il lavoro nella città si svolge perché essa incide sullo spazio dei flussi informativi, creando forme organizzative dell’industria e del lavoro che sono de-materializzati o, più verosimilmente, non più disgiungibili dalla dimensione digitale. Si tratta di forme organizzative spesso basate su scambi e interazioni che sono ripetitivi, programmabili, gestibili dalla macchina intelligente, con o senza la persona umana. Si avvera pienamente quella divaricazione, già segnalata come possibile scenario da alcuni studiosi negli anni ’80, tra lavoro professionalizzante, cioè capace di dominare la tecnica, e lavoro non professionalizzante che è dominato dalla tecnica<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></p>
<p>C’è, di conseguenza, una trasferibilità del posto di lavoro, non più solo quella del lavoratore, che prescinde dalla stessa fisicità del posto di lavoro: i pendolari andranno a ridursi perché l’ufficio è potenzialmente ovunque, con l’ausilio di protesi digitali che velocizzano ogni attività umana (si rinvia alla disciplina del lavoro agile – d.lgs. 22 maggio 2017, n. 81). Il che significa che luogo e tempo di lavoro assumono, almeno per la regolazione giuslavoristica, una dimensione diversa da quella che è ancora connotata dalla necessaria fisicità del posto di lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>&#8230;in definitiva, viene meno anche la distanza nel lavoro e si crea una città industriale che è una specie di villaggio globale, sempre vivo, interconnesso con altre città produttive, dove l’algoritmo, tra le altre cose, gestisce il flusso dei dati, coordina il lavoro, monitora la produzione, impone la logistica, sviluppa il marketing</em></span></h2>
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<p>Quella velocità uccide la distanza tra persone. E, in definitiva, viene meno anche la distanza nel lavoro e si crea una città industriale che è una specie di villaggio globale, sempre vivo, interconnesso con altre città produttive, dove l’algoritmo, tra le altre cose, gestisce il flusso dei dati, coordina il lavoro, monitora la produzione, impone la logistica, sviluppa il marketing, etc.. Si riduce la distanza, ma aumenta lo spazio urbano perché esso attrae tutti coloro che intendono produrre con quella velocità. Le città sono in sé già magneti umani e industriali. Le città industriali diventano “macchine” da abitare, non più solo città in cui vivere, macchine che attraggono industrie che producono con la velocità 4.0. Ci sono sensori ovunque, algoritmi che metabolizzano i dati raccolti dalla città, dispositivi che reagiscono, attuando le scelte che l’algoritmo dispone.</p>
<p>La <strong>fabbrica 4.0</strong>, caratterizzata da sensori intelligenti, algoritmi e attuatori delle scelte di questi ultimi che, interagendo con il lavoratore, coordinano l’organizzazione produttiva, si interconnette continuamente con la città industriale dei lavoratori cyborg. La velocità dell’algoritmo non neutralizza la realtà aziendale; anzi, la velocità crea un nuovo modo di organizzare il contesto aziendale, basando tutto sull’interfaccia tra persona e macchina nell’organizzazione della produzione e nel modo di vivere la quotidianità. La macchina aumenta, nel senso di potenziare, la persona umana, nonché aumenta/potenzia l’organizzazione aziendale, con l’effetto che il lavoratore cyborg sarà sempre superiore a sistemi che sono solo umani o solo digitali.</p>
<p>Si crea un processo sociale che può essere regolato con norme di legge e di contratto collettivo. Si deve regolare, secondo un meccanismo di desiderabilità sociale, tenendo a mente i principi di tutela dignità umana, il rapporto tra macchina intelligente e lavoratore</p>
<p>nonché il complesso sistema che viene a costituirsi tra città industriale, lavoratore cyborg e datore di lavoro algoritmico<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>.</p>
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<h6><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Vardaro G., <em>Tecnica, tecnologia e ideologia della tecnica nel diritto del lavoro, </em>in Politica del diritto, 1986, 1, pp. 75 ss.</h6>
<h6><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Per approfondire sul tema : M. Faioli, Mansioni e macchina intelligente, Giappichelli, Torino, 2018</h6>
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</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-4"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h5>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/ashutoshgoyal-3527046/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4127272">Ashutosh Goyal</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4127272">Pixabay</a></h5>
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