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	<title>Salvatore Carollo - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 12 Jul 2024 08:07:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Salvatore Carollo - Spirito Artigiano</title>
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		<title>La transizione energetica e il rischio dell’effetto boomerang: l’esempio della raffinazione del petrolio in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Carollo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 May 2024 05:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[ENERGIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le normative europee, come la fine dei motori a combustione interna entro il 2035, alimentano scetticismo e reazioni contrarie. La complessità della transizione, ignorata dai decisori, comporta costi elevati e impatti negativi su industrie e consumatori. La mancanza di capacità di raffinazione sta spingendo i prezzi della benzina alle stelle, evidenziando l'urgenza di politiche energetiche più realistiche e sostenibili</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-transizione-energetica-e-il-rischio-delleffetto-boomerang-lesempio-della-raffinazione-del-petrolio-in-italia/">La transizione energetica e il rischio dell’effetto boomerang: l’esempio della raffinazione del petrolio in Italia</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 54%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-107174" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/05/Carollo.jpg" width="600" height="900" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/05/Carollo.jpg 600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/05/Carollo-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/05/Carollo-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></div>
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<p>Esiste un modo di concepire la transizione energetica che rischia di avere un effetto boomerang sul coinvolgimento della pubblica opinione nella difesa dell’ambiente.</p>
<p>Troppo di frequente segmenti della politica supportati da cosiddetti esperti dell’ambientalismo ideologico spingono sulla introduzione di leggi e norme senza tener conto della realtà, pensando di generare in tal modo processi irreversibili di cambiamento. Una parte significativa dei provvedimenti europei, soprattutto quando ha preteso di fissare scadenze fisse e non negoziabili, come è stato il voto del Parlamento di Strasburgo sulla fine dei motori a combustione interna fissata per il 2035, finisce con generare scetticismo e reazioni di segno contrario.</p>
<p>Si dimentica la realtà e crudeltà dei numeri, che, al contrario impongono costi e tempi della transizione molto più lenti e complessi e con ricadute dolorose</p>
<p>Trascurare questi aspetti finisce con il creare vuoti nei processi decisionali, disinvestimenti pesanti in settori chiave dell’industria energetica e ricadute pesanti sui consumatori.</p>
<p>È il caso delle politiche che riguardano il settore degli idrocarburi, dove è prevalsa una visione generalizzata che lo ritiene un mondo superato ed in via di estinzione; quindi, non meritevole di ulteriori attenzioni e soprattutto di investimenti per garantirne la funzionalità per i decenni in cui ne avremo ancora bisogno.</p>
<p>È evidente lo stupore e lo smarrimento fra gli analisti ed i consumatori, quando le periodiche impennate dei prezzi sembrano far crollare convinzioni e luoghi comuni radicati, mettendo in discussione la credibilità della stessa transizione.</p>
<p>Pensiamo all’impennata del prezzo del gas nel 2022 e 2023 causata dalla superficialità nell’analisi del sistema di generazione dei prezzi e la totale mancanza di governo del sistema che ha finito con dare carta bianca alla speculazione finanziaria.</p>
<p>Nelle ultime settimane è stato il turno dei prezzi della benzina, del gasolio e del jet fuel. Lo stiamo vivendo ogni giorno a quali livelli sono giunti benzina e gasolio per autotrazione ed i costi dei voli aerei.</p>
<p>Il problema non è solo italiano ma ha ormai una dimensione globale con caratteristiche diverse nei vari continenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em><span class="font-435549">Stati Uniti ed Europa stanno provocando la distruzione dei propri sistemi di raffinazione e garantiscono i flussi di approvvigionamento dei propri mercati attraverso l’importazione a prezzi sempre più alti di prodotti e semilavorati da altri paesi che sono in grado di produrli. Ovviamente, il rifornimento di benzine di alta qualità diviene ogni giorno più difficile ed a prezzi proibitivi</span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure i dati pubblicati dalle varie fonti ufficiali mostrano un quadro chiaro ed allarmante.</p>
<p>La domanda mondiale di petrolio (o meglio di prodotti finiti) si aggira leggermente al di sopra di 100 milioni di barili/giorno. Per soddisfare questa domanda occorre produrre petrolio greggio al ritmo di almeno 100 milioni di barili/giorno. E questo, in qualche modo sta succedendo. Infatti, non stiamo affrontando una crisi di offerta di petrolio (inteso come materia prima) a livello mondiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Il problema che abbiamo davanti è che nessuno di noi usa il petrolio per i propri consumi. Nelle macchine mettiamo benzina o gasolio e negli aerei mettiamo jet fuel</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sembra una affermazione banale, lapalissiana, ma, purtroppo, i grandi analisti del mercato petrolifero sembrano ignorare questa elementare verità e parlano dei grandi sistemi e delle dinamiche geopolitiche che influenzano o potrebbero influenzare la produzione della materia prima chiamata petrolio greggio. Discussioni assolutamente brillanti ed interessanti, ma che non spiegano perché la benzina sta andando alle stelle e sembra proiettata a toccare picchi mai visti nella storia moderna del petrolio. Ripeto, in una situazione in cui c’è ampia disponibilità di petrolio greggio e non si può derivare l’aumento del prezzo della benzina da uno shortage di petrolio. Se mai è il contrario. L’alto prezzo dei prodotti spinge in alto quello del petrolio greggio.</p>
<p>È come se avessimo una diga con un lago pieno d’acqua, ma senza una sufficiente capacità di trasporto dell’acqua per farla arrivare in città. Avremmo eccesso di acqua a monte e siccità a valle. Invocare la mancanza di pioggia a causa dei cambiamenti climatici sarebbe solo ridicolo.</p>
<p>Le scorte commerciali mondiali di benzina presso i sistemi di raffinazione sono a<em>i minimi livelli degli ultimi 10 anni </em>e non c’è nessuna prospettiva che possano essere ricostituite in tempi utili per la campagna estiva. Bisognerebbe disporre di una capacità di raffinazione che semplicemente non c’è (più).</p>
<p>I dati più recenti ci informano che la capacità di raffinazione mondiale disponibile si aggira fra 83 e 85 milioni di barili/giorno, evidenziando uno shortage rispetto alla domanda globale di prodotti fra 15 e 17 milioni di barili/giorno. In particolare, i paesi OECD hanno perso 2 milioni di barili/giorno di capacità nel corso degli ultimi cinque anni. Ciò vuol dire che il petrolio che viene trasformato in prodotti finiti è soltanto 83-85 milioni di barili/giorno. Il resto rimane allo stato di materia grezza nelle scorte sparse in giro per il mondo. Le scorte galleggianti o viaggianti su navi petroliere sono altissime.</p>
<p>Altro che disquisire sugli effetti della crisi in Medio Oriente o sui pensieri reconditi dei paesi OPEC.</p>
<p>La richiesta da parte di molti politici e governati rivolta all’OPEC ed all’Arabia Saudita di aumentare la produzione di greggio, è fuorviante, solo un modo di deviare l’attenzione della pubblica opinione dalle loro precise responsabilità.</p>
<p>Disporre di capacità di raffinazione in cui trasformare il petrolio greggio nei prodotti finiti che servono al proprio mercato nazionale non è e non può essere una responsabilità dei paesi produttori, ma è una scelta strategica ed economica di ogni singolo paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>L’Italia è stata per decenni il principale paese raffinatore d’Europa ed esportatore di benzina e gasolio verso i mercati redditizi del Nord Europa e del Nord America. Eravamo uno dei quattro HUB petroliferi del mondo, insieme a Rotterdam, Houston e Singapore. Eravamo decisivi nel determinare il prezzo dei prodotti petroliferi e potevamo garantirci i rifornimenti al più basso prezzo possibile. Ai fautori dell’Italia Hub del gas suggerisco di studiare questo periodo storico in cui l’Italia sapeva cosa e come fare per essere un hub di qualcosa</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto questo ormai è storia. <em>Il nostro sistema di raffinazione è in crisi profonda</em>. Non si registrano più investimenti significativi (a parte la manutenzione minima degli impianti esistenti) per garantire l’adeguamento alle nuove richieste di qualità dei mercati più redditizi. Ma di questo nessuno vuole parlare. Ci sia attacca alle statistiche in cui si mostra l’esistenza di un’ampia disponibilità di impianti senza informazioni sulla loro vetusta età e prospettiva di durata.</p>
<p>La situazione contingente che garantisce margini di raffinazione altissimi (a causa della mancanza di prodotti sui mercati mondiali) allontana nel tempo il momento della chiusura di molti degli impianti esistenti. Eppure, stiamo vedendo che si procede a ridurre la capacità esistente in modo surrettizio, chiamando la chiusura in modo diverso, ovvero come trasformazione in bio-raffineria. In realtà, si fermano tutti gli impianti di una raffineria, lasciando operativi solo uno o due impianti minori per processare delle biomasse.</p>
<p>Non si dice però che questa “trasformazione” ha finora comportato la scomparsa di 15 milioni di tonnellate di capacità a fronte degli 1,5 milioni di tonnellate di bio-raffineria rimasti, con una riduzione netta di 13,5 milioni di tonnellate, perse per sempre.</p>
<p>Impianti di altissima tecnologia, fermatisi a causa di incidenti, non sono stati più riattivati, come l’impianto EST di Sannazzaro che, fermatosi il 1° dicembre 2016, non è stato ancora riattivato. Non solo, ma nell’ultima presentazione del piano strategico, il 14 marzo scorso, il CEO Eni ha detto che sta pensando a “riconvertire la raffineria di Sannazzaro in bioraffineria”. Il che, tradotto in italiano, vuol dire la perdida di altri 10 milioni di tonnellate di capacità e la chiusura della più sofisticata raffineria italiana e cuore del sistema di approvvigionamento della pianura padana e dell’hinterland industriale di Milano e Torino. Un vero disastro nazionale.</p>
<p>Tutto questo non sembra interessare i politici, gli analisti e i giornalisti di questo paese. Piace sbizzarrirsi sulle filosofie riguardanti le strategie dell’OPEC o addirittura disquisire sulle connessioni fra crisi israelo-palestinese ed il prezzo del petrolio, derivando le variazioni del prezzo della benzina da questi scenari geopolitici. Dimenticando che la benzina si ottiene in raffineria e non dai paesi produttori di petrolio e che se non si dispone di sufficiente capacità di raffinazione, semplicemente la benzina non c’è. Ed allora bisogna importarla dai mercati internazionali pagandola ai prezzi alti a cui la spinge la competizione con tutti gli altri paesi che non ne hanno o non ne hanno a sufficienza.</p>
<p>Tuttavia, alcune cose sono cambiate nel panorama della raffinazione nazionale. In peggio, naturalmente,</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Parliamo del silenzio assordante che copre la vendita dei due gioielli rimasti della raffinazione italiana, la ISAB di Priolo (Siracusa) e la Saras di Sarroch (Sardegna)  alle due maggiori società di trading internazionali Vitol e Trafigura</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Due eventi singoli all’interno di un quadro complessivo drammaticamente preoccupante. Le due società di trading potrebbero pure lasciare parte dei prodotti nel mercato italiano, ma solo al prezzo dei mercati più redditizi del mondo. Se l’Italia avrà bisogno di benzina e gasolio prodotti da Saras o da Priolo, dovrà pagarli al prezzo più alto al mondo in quel momento. E sta già succedendo.</p>
<p>Occorre una riflessione più approfondita che ci faccia capire se siamo di fronte ad una de-responsabilizzazione collettiva o se è prevalsa una visione sul futuro dell’energia nazionale che si ritiene possa fare almeno del petrolio (come si è pensato di poter fare con il gas russo).</p>
<p>Non ci rimarrà che fare del populismo spicciolo contro i paesi OPEC e l’Arabia Saudita o cercare di convincere i consumatori dei legami inesistenti fra le crisi in Medio Oriente o in Ucraina ed il prezzo della benzina. Ma guai a dire che abbiamo adottato una politica energetica suicida e che stiamo continuando a distruggere il nostro sistema di raffinazione nazionale, nell’indifferenza generale.</p>
<p><strong><span class="s1" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">© </span>Foto di <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/rosso-natura-morta-benzina-segnaletica-13074031/" target="_blank" rel="noopener">Boys in Bristol Photography</a> da Pexels</strong><br />
<strong><span class="s1" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">© </span><span class="s2" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">2024</span> <span class="s2" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">Spirito Artigiano</span><span class="s1" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">. Tutti i diritti riservati.</span></strong></p>
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		<title>Una strategia nazionale per uscire dalla dipendenza energetica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Carollo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 May 2022 05:45:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ENERGIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante la necessità di interventi immediati ed efficaci in materia di strategia energetica, la classe dirigente ha finora preferito parlare d’altro. L'Italia ha dimenticato la lezione di Enrico Mattei</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 49%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-103919" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/05/spiritoartigiano_emergenzaenergetica-1.jpg" width="1000" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/05/spiritoartigiano_emergenzaenergetica-1.jpg 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/05/spiritoartigiano_emergenzaenergetica-1-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/05/spiritoartigiano_emergenzaenergetica-1-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/05/spiritoartigiano_emergenzaenergetica-1-768x768.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
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<p><span data-contrast="auto">La ragione deriva da due fattori precisi: l’attuale sistema di fissazione del prezzo del gas, che prescinde dall’equilibrio fra domanda e offerta sul mercato fisico, e l’ormai strisciante crisi della raffinazione nazionale che non garantisce più la piena autonomia dei rifornimenti di prodotti petroliferi.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Problemi strutturali in essere da decenni, le cui conseguenze sono emerse in occasione della crisi, penalizzando famiglie ed imprese.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Eppure, nonostante la necessità di interventi immediati ed efficaci in materia di strategia energetica, la classe dirigente ha finora preferito parlare d’altro.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Si spera, senza dirlo, che l’Ungheria mantenga il veto all’embargo petrolifero in modo da riuscire a disporre del gasolio e del jet-fuel provenienti dalla Russia e dalle raffinerie dell’Est Europa che raffinano greggio russo. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La Germania ha detto chiaramente che non è in grado di fermare i flussi di gas russo, pena il tracollo del sistema industriale. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In Italia è prevalsa la propaganda rassicurante di far credere che si potesse facilmente sostituire il gas ed il petrolio russo garantendo la continuità degli approvvigionamenti. I vari viaggi in Africa hanno forse rafforzato antichi legami di amicizia ma non hanno garantito nuovi rifornimenti di gas.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
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<h4><span data-contrast="auto">Nessuno ha avuto il coraggio di spiegare agli italiani che i contratti, come quello con la Russia, sono “take or pay”, ovvero contratti che obbligano a pagare il gas sia che lo ritiri sia che non lo ritiri. Se dovessimo interrompere, unilateralmente, i flussi di gas russo per sostituirlo con altro proveniente non si sa da dove, avremmo la situazione paradossale di dover pagare sia quello russo (in ogni caso) in aggiunta a quello cinque volte più caro proveniente da altre aree geografiche. Un dramma per le nostre bollette.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h4>
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<p><span data-contrast="auto">Realisticamente, potremmo acquistare in tempi abbastanza ridotti, il gas liquefatto (GNL o LNG) proveniente dagli USA o dal Qatar. Ovviamente, se saremo in grado di costruire e di fare accettare dalle popolazioni gli impianti di rigassificazione.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E qui c’è un punto che appare misterioso.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L’Italia ha delle grandi riserve di gas e petrolio In Adriatico, Basilicata e Sicilia. In passato, quando si effettuavano investimenti importanti, la produzione di gas nazionale superava i 21 miliardi di metri cubi all’anno. La produzione di petrolio in Basilicata potrebbe superare 100 mila barili al giorno ed arrivare a coprire circa il 15% del fabbisogno nazionale.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Purtroppo, negli ultimi due decenni, gli investimenti sono crollati e sono stati imposti vincoli burocratici che hanno bloccato la produzione di gas e petrolio nazionali.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">A fronte della crisi che stiamo vivendo, riprendere la produzione nazionale appare come l’unica azione che ridurrebbe pesantemente e stabilmente la nostra dipendenza energetica. Di questo, inesplicabilmente, non solo si evita di parlare, ma non si prende alcuna azione concreta per rilanciare lo sviluppo delle nostre fonti energetiche.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Si è lanciato un piano straordinario che prevede 24 miliardi di euro per la costruzione di rigassificatori, che consentiranno l’importazione di GNL, un gas molto più costoso e più inquinante (con la tecnologia GNL, 30% del gas prodotto viene scaricato in atmosfera). Per la produzione del gas nazionale non è previsto un solo euro di investimento o di incentivi. È bene chiarirlo. Passare dal gas naturale via pipeline al GNL aumenta la fragilità del nostro sistema. Il GNL è soggetto a fortissime tensioni e speculazioni dei mercati internazionali e rischiamo di pagarne le conseguenze.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Similmente, in nome di un presunto mercato libero, il prezzo del gas al consumo viene fissato sulla base della quotazione del gas sulla borsa di Amsterdam (TTF). Si è potuto constatare che questo prezzo è poco correlato al mercato fisico del gas ed è pesantemente manovrato dalle attività speculative di pochissimi traders che operano nella piazza di Amsterdam. Questo prezzo è impazzito mesi prima dell’invasione russa quando l’offerta di gas era pienamente bilanciata alla domanda, grazie alla speculazione dei traders finanziari.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Occorrerebbe un’azione forte del governo e delle varie Autorità istituzionali per garantire la trasparenza sul prezzo d’acquisto del gas delle grandi compagnie nazionali, e far sì che il prezzo al consumo sia in linea con le reali dinamiche di mercato evitando di far pagare ai consumatori l’effetto della speculazione fatta da pochi traders.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">C’è da augurarsi che la politica del governo poggi sulla convinzione che la crisi durerà poco e che presto torneremo a godere dei flussi di approvvigionamento a basso costo dalla Russia. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Se, però, la crisi dovesse durare ancora a lungo, oltre l’inizio del prossimo inverno, occorrerà un atteggiamento più responsabile e deciso per individuare e mettere in atto una strategia energetica che consenta di superare le attuali fragilità e di ridurre in modo significativo il costo dell’energia. Come si fece nel 1974 dopo la prima grande crisi petrolifera.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
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<h4><span data-contrast="auto">Se la questione dell&#8217;autonomia energetica nazionale è seria, allora occorre un piano strategico con priorità ferme e da perseguire a tappe forzate: idrocarburi nazionali (petrolio e gas), nucleare, rigassificatori, nuove tecnologie per i prodotti petroliferi (Gas to Liquid), fonti alternative al massimo possibile, risparmio energetico, geotermia senza emissioni in ambiente, idroelettrico. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h4>
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<p><span data-contrast="auto">Si tratta di un punto strategico decisivo, su cui le forze produttive non sempre hanno spinto in modo attivo. Molto spesso, le varie componenti del sistema produttivo del paese si sono limitate a chiedere forme di sostegno per gli alti costi che devono sostenere per i loro consumi energetici. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
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<h4><span data-contrast="auto">I piccoli e medi imprenditori devono essere consapevoli di essere le principali vittime della mancanza di strategia energetica nazionale. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h4>
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<p><span data-contrast="auto">L’energia è uno dei pilastri, insieme alla finanza, della globalizzazione. Un uragano in Florida o Texas provoca drammatici rialzi dei prezzi negli USA ma anche in Estremo Oriente. Un paese fragile come l’Italia è sottoposto alle conseguenze di qualunque perturbazione dovesse avvenire sui mercati internazionali.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Spesso dimentichiamo la lezione di Enrico Mattei, che, avendo in mano quattro pozzetti di petrolio in Val Padana e delle bolle di gas in Adriatico, riuscì a creare l’Eni ed a metanizzare l’intero paese, portando energia pulita ed a basso prezzo in ogni paesino dell’appennino. Oggi, disponiamo di maggior risorse naturali e tecnologiche, ma abbiamo dimenticato come valorizzarle e come farne un punto di forza per lo sviluppo del paese.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
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