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	<title>Stefano Micelli - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>Stefano Micelli - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Il valore del lavoro artigiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:50:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel progetto “Ancient Future” la sfida non è scegliere tra artigiano e robot, ma immaginare un’alleanza possibile. Una convivenza fragile, da costruire con misura, tra memoria e innovazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 87%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-109305" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG.jpg" width="1600" height="960" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG.jpg 1600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-300x180.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-1024x614.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-768x461.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-1536x922.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-350x210.jpg 350w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Ancient Future è il titolo di una affascinante istallazione che ha colpito i visitatori della Biennale del 2025. Elemento centrale dell&#8217;installazione sono quattro travi in legno lamellare prodotte in Danimarca: due sono  intagliate a mano dagli artigiani butanesi (Sangay Thsering e Yeshi Gyeltshen), mentre le altre due sono sagomate da un braccio robotico che ne imita i disegni. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’accostamento proposto dallo studio internazionale BIG invita i visitatori a esaminare le differenze fra i risultati ottenuti da artigiani e robot suggerendo non tanto una gerarchia fra gli uni e gli altri quanto piuttosto una collaborazione da esplorare e costruire con cura. Le travi decorate  sono destinate a decorare la facciata dell’aeroporto di Gelephu (Buthan) nell’ambito più generale del progetto di “Mindfulness City”.  <strong>La strada da percorrere non è facile: senza tecnologia il saper fare artigiano diventa lusso, con una tecnologia eccessivamente aggressiva l’artigianato scompare. Ancient future parla di un equilibrio difficile quanto necessario</strong>.</p>
<p>Il valore dell’installazione dello studio BIG è stato ampiamente rilanciato in un articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista della Biennale di Venezia dal titolo “Applicazioni”. Quando parliamo di applicazioni il pensiero corre alle “app” che affollano i marketplace di Apple a Google. Le app sono ciò che anima gli ecosistemi del valore digitale. Oggi sono sempre più intelligenti e sempre più invasive. Sono da tempo il principale fattore di crescita dell’economia americana. Il prezzo sociale e politico di una crescita basata sulle “app” è stato alto. I campioni del digitale che oggi capitalizzano più o meno il 40% dello S&amp;P 500 non si sono fatti molti scrupoli a mettere in pericolo le premesse della conversazione pubblica e del vivere sociale. I loro business model hanno permesso a pochi di costruire fortune colossali mettendo all’angolo una classe media già abbondantemente in difficoltà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Le “Applicazioni” sono le arti applicate su cui una parte rilevante della manifattura italiana fonda il proprio vantaggio competitivo»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le “Applicazioni” di cui parla l’ultimo numero della rivista della Biennale sono tutt’altro. Sono le arti applicate su cui una parte rilevante della manifattura italiana fonda il proprio vantaggio competitivo. Gli articoli della rivista ci ricordano che la produzione fondata sul saper fare artigianale non necessariamente “scala” per andare in borsa (come nel caso delle start up),ma prospera se si allea all’arte e al design (come nel caso del progetto della “Fabbrica lenta” di Giovanni Bonotto) e se trova una misura con la tecnologia e con l’innovazione (come nel caso di Ancient future).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«L’economia delle applicazioni parla di un’innovazione che tiene insieme crescita e società, patrimonio culturale e proiezione nel futuro, prospettive individuali e coesione sociale»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una quindicina di anni fa, la riscoperta del lavoro artigiano ha coinciso con una critica serrata al mondo della finanza. Un’economia fondata su prodotti finanziari incomprensibili ai più e una società composta da individui in bilico fra aspettative da rentier e piglio da giocatori d’azzardo non lasciavano immaginare nulla di buono. La riscoperta del lavoro artigiano coincideva con la necessità di ripensare il ruolo del lavoro nella società, del “mestiere” come leva per l’espressione di sé, le pratiche come motore di legami comunitari. Se l’economia delle “app” arricchisce al prezzo di una società atomizzata, fragile di fronte all’esercizio di un potere che si fa autoritaria, l’economia delle applicazioni parla di un’innovazione che tiene insieme crescita e società, patrimonio culturale e proiezione nel futuro, prospettive individuali e coesione sociale. Oggi il problema non è tanto una finanza aggressiva quanto piuttosto una tecnologia che ambisce a un’egemonia con risvolti inquietanti. Sappiamo che una cultura del lavoro fondata su cura e dedizione è un antidoto piuttosto efficace a una società di uomini soli e disperati. Rispettare il lavoro artigiano e i valori che porta con sé, è una delle possibili cure al disagio che abbiamo visto crescere in modo abnorme nella cultura di oltreoceano.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
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		<title>Valore artigiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 07:20:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dallara, Confartigianato e il senso profondo del fare bene: dove l’artigianato incontra la ricerca.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 84%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108779" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli.jpg" width="2048" height="1365" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli.jpg 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></div>
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<h3><span class="font-435549">I festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno di Confartigianato Bergamo hanno rappresentato un’occasione unica per guardare al tema del lavoro artigiano da una prospettiva originale. Il neoeletto presidente, Lorenzo Pinetti, ha invitato all’assemblea annuale <a href="https://www.linkedin.com/in/gianmarco-beltrami-63725a62/">Gianmarco Beltrami</a>, responsabile delle relazioni istituzionali di Dallara per raccontare il nesso profondo che lega il lavoro artigiano a un’impresa di successo con una forte presenza a livello internazionale. Ragionare sul caso Dallara ha rappresentato un’opportunità per riflettere sulle specificità del Made in Italy e sul legame, non scontato, fra una realtà di punta della Motor Valley emiliana e un saper fare rigorosamente declinato al futuro.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dallara produce auto da competizione (unica eccezione la “Stradale” con cui Beltrami si è presentato alla fiera di Bergamo). L’azienda si è concentrata da sempre sui telai evitando di produrre le “parti calde” del veicolo. Ha circa novecento dipendenti, una forte proiezione internazionale, una determinazione particolare nel promuovere ricerca di punta in materia di progettazione e nuovi materiali. Il suo successo è legato alla capacità di sviluppare un’offerta su misura. E’ il fornitore unico delle automobili che partecipano al circuito IndyCar, produce vetture per la Formula 2, per la Formula 3 e per altri campionati di rilievo internazionale, Non meno importante la sua collaborazione con grandi marchi come Ferrari e Bugatti per cui sviluppa modelli originali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Questa capacità di produrre prototipi in scala – l’ossimoro è intenzionale &#8211; è il risultato di una cultura dell&#8217;innovazione che rispetta il lavoro, che promuove gli ingegneri che sviluppano i modelli matematici per la simulazione delle auto in pista così come i sarti e le sarte che tagliano e modellano i materiali compositi per la realizzazione dei telai. Dallara è la dimostrazione che è possibile saldare assieme ricerca e lavoro artigiano attraverso modelli di crescita che puntano a promuovere il potenziale dei singoli. E’ la prova che si può crescere dimensionalmente senza per questo perdere la propria cifra distintiva e il proprio legame con il territorio. E’ la dimostrazione che una particolare cultura del lavoro è pienamente compatibile con l’innovazione tecnologica e con sfide di mercato sempre più ambiziose.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Festeggiare un compleanno importante ragionando sul caso Dallara non è un fatto scontato. I media nazionali e internazionali parlano d’altro. Ci stiamo abituando a una crescita economica che prescinde dalla crescita delle persone, dallo sviluppo dei talenti, dal radicamento delle imprese nella società. Per molti l’accumulazione di fortune (in alcuni casi enormi) passa attraverso <em>meme coins</em>, chatbot che si confondono con fidanzate/i, finanza quantitativa. Mai come in questi anni guardiamo con sorpresa (e sgomento) alla distanza fra economia e società. Troviamo abbastanza normale che delle imprese su cui investiamo i nostri risparmi siano le stesse a mettere in pericolo la salute mentale dei nostri figli. Quando ascoltiamo il percorso avviato in questi anni da Dallara ritroviamo un’idea di crescita che si salda alla passione di una comunità, riconosciamo il lavoro come forma di espressione individuale e collettiva, guardiamo al management come strumento al servizio di una varietà di soggetti (non solo gli azionisti).</p>
<p>Per gli artigiani che hanno partecipato all’assemblea di Bergamo, il confronto con il caso Dallara ha rappresentato l’occasione per riflettere su un modello di crescita ambizioso quanto rispettoso della tradizione. Crescere in termini di dimensioni e di proiezione internazionale non significa necessariamente industrializzarsi (ovvero promuovere economie di scala e serialità nella produzione) quanto piuttosto adottare un modello manageriale in grado di valorizzare al meglio le proprie competenze distintive. La cultura del lavoro che Giampaolo Dallara continua a promuovere nella sua azienda è legata alla valorizzazione delle virtù cardinali dell’uomo artigiano: curiosità, voglia di sperimentare, desiderio di apprendimento. Bene ha fatto il presidente Marco Granelli a ricordare che questo valore artigiano costituisce un tesoro da riconoscere e promuovere per impostare un percorso di crescita che oggi vediamo come possibile e, spesso, come necessario. Questo percorso merita una cultura gestionale al passo coi tempi e un’attenzione alla ricerca e alla sperimentazione che l’esperienza Dallara conferma essere un tratto caratteristico delle imprese italiane.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Valore artigiano nelle comunità del futuro prossimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 05:05:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal crollo della finanza globale al ritorno del “fare”: come il lavoro artigiano ha riconquistato centralità economica, sociale e culturale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 90%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108422" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903.jpg" width="1152" height="768" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903.jpg 1152w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></div>
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<h2><span class="font-435549"><em>Nel corso degli ultimi quindici anni il valore del lavoro artigiano ha ritrovato legittimità e riconoscimenti. All’indomani della crisi finanziaria dei “subprime”, la società occidentale ha cominciato a interrogarsi sul legame profondo fra lavoro, identità sociale e valore. Un’economia di famiglie e imprese costruita attorno alla crescita di titoli finanziari ha lasciato spazio a un recupero di valori legati alla dimensione del fare individuale e collettivo. Questa riflessione, maturata su più fronti, ha prodotto una rivalutazione complessiva del lavoro artigiano, delle imprese che fondano il proprio percorso di crescita su competenze specifiche, dei luoghi che ospitano e accompagnano lo sviluppo di un saper fare originale e riconoscibile.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le imprese che hanno colto e valorizzato più di altre il senso e il valore del lavoro artigiano sono state, in questi ultimi quindici anni, le imprese le lusso</strong>. Da sempre legate a luoghi e patrimonio culturale, i grandi marchi del settore hanno avviato una riproposizione della figura dell’artigiano come punto di ancoraggio a fondamento del valore dei propri prodotti. I grandi marchi che presidiano la fascia alta del mercato dei beni destinati alla persona, dalla moda all’arredo, hanno promosso e raccontato un’idea di lavoro e di territorio che si è saldata in modo efficace a una domanda cosmopolita desiderosa di poter accedere a frammenti di DNA culturale del nostro paese (così come di altre importanti realtà europee).</p>
<p>L’azione di comunicazione promossa da tante imprese del lusso e da tante realtà appartenenti a filiere diverse (dal turismo alla meccanica) non è stata semplice riabilitazione della tradizione consolidata. <strong>L’artigiano contemporaneo è custode di un’idea di lavoro che sempre di più si confronta e si contamina con le nuove tecnologie e con forme di innovazione sociale che puntano all’inclusione sociale e alla valorizzazione di comunità</strong>. L’artigiano che esce dalla crisi finanziaria del 2008 affronta a viso aperto le sfide posta dalle tecnologie 4.0, comunica le proprie specificità sui social, dialoga online con i propri clienti. E’ una figura in grado di legarsi al proprio passato e alla propria comunità di riferimento senza per questo rinunciare all’obiettivo di sperimentare nelle forme e nei processi.</p>
<p>I fatti salienti di questi ultimi anni contribuiscono a modellare una nuova fase della globalizzazione e innescano cambiamenti importanti nel percepito del lavoro artigiano. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le tensioni crescenti fra Cina e blocco occidentale, i risultati delle ultime elezioni negli Stati Uniti sono tutti fattori che spingono verso una riorganizzazione di quel “mondo piatto” cui ci aveva abituato l’analisi economica nei primi anni di questo secolo. Il mondo in cui operano nazioni, imprese e singoli individui è un mondo sempre più diviso, controverso, conflittuale.</p>
<p>L’accelerazione impressa dal digitale e il nuovo scenario geopolitico contribuiscono a rilanciare l’importanza strategica di settori legati alla ricerca scientifica e tecnologica. I data center del futuro richiedono chip sempre più veloci e nuove fonti di produzione energetica. Il cambiamento climatico reclama processi urgenti di decarbonizzazione. Cambia la mobilità e muta la domanda per i mezzi di trasporto. L’industria della difesa cresce a fronte di minacce fino a pochi anni fa difficilmente immaginabili. L’invecchiamento della popolazione spinge verso la produzione di farmaci che accompagnino una popolazione sempre più attenta alla salute. L’insieme di queste trasformazioni suggerisce uno scenario in cui la ricerca di base e applicata giocheranno un ruolo fondamentale all’interno di aree geografiche che, almeno in parte, dovranno puntare su propri saperi di base e competenze. Il lavoro artigiano è chiamato a ripensare il suo contributo all’interno di economie e culture in rapida trasformazione.</p>
<p><strong>Un primo tema su cui l’artigianato mantiene inalterata la sua attualità è quello della sostenibilità</strong>. Una società più attenta ai consumi e all’utilizzo delle materie prime è una società che dà valore a beni pensati per un consumo durevole e a attività come il riuso e la riparazione degli oggetti. Una società che non spreca non è semplicemente una società che ricicla (attività tipicamente industriale) ma è anche e soprattutto una società che ripara e riusa. Questo vale per il patrimonio immobiliare, per i mezzi di trasporto, per l’abbigliamento, per il mobile e per l’arredo. Senza competenze artigianali sofisticate è difficile immaginare una società virtuosa in grado di contenere l’impronta dei propri consumi.</p>
<p><strong>Un secondo ambito di sviluppo è legato alla produzione di beni su misura destinati a una domanda sofistica che apprezza e riconosce il valore del lavoro</strong>. Se il lusso gestito dai grandi marchi stenta a tenere il passo, realtà più discrete e flessibili possono proporsi come interlocutori naturali di un consumatore curioso e attento alle specificità territoriali. Senza investire in campagne di comunicazione particolarmente impegnative, piccole imprese sofisticate sono già oggi capaci di promuovere un prodotto in serie limitata o su misura grazie all’uso attento della rete e all’utilizzo innovativo di tecnologie 4.0. Difficile pensare che l’insieme di queste imprese possa mettere in moto “unicorni” finanziari in tempi brevi. Più interessante e plausibile immaginare imprese fortemente radicate in comunità e territori con funzioni di ambasciatori consapevoli delle specificità locali.</p>
<p><strong>Se guardiamo all’esperienza di alcuni paesi europei particolarmente competitivi come Francia e Svizzera, già oggi osserviamo che la convivenza fra settori ad alta tecnologia e artigianato di qualità non solo è possibile, ma costituisce una caratteristica distintiva di un nuovo modo di proporsi sulla scena internazionale</strong>. La<strong> Francia, ad esempio, punta ad essere la capitale dell’intelligenza artificiale in Europa così come il principale punto di riferimento nell’ambito dei mestieri d’arte</strong>. L’obiettivo di questa proposta strutturata su due fronti distinti è quello di sviluppare un’economia competitiva e, allo stesso tempo, quello di promuovere una società coesa e sostenibile. Se è vero che una parte essenziale della crescita nazionale e continentale sarà il risultato dello sviluppo di tecnologie critiche, è altrettanto vero che artigianalità e piccola impresa potranno essere il collante fondamentale di comunità vivaci e creative.</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<h5><span class="s1">© Foto Ivan Demenego/Confartigianato</span></h5>
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		<title>Un ponte fra generazioni per accelerare il digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 05:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia affronta una sfida: equilibrare tradizione artigianale e digitalizzazione. L'invecchiamento demografico mette in pericolo l'innovazione, ma l'open innovation potrebbe essere la chiave per uscire dall'impasse</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 67%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106377" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023.jpg" width="720" height="720" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023.jpg 720w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-350x350.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-348x348.jpg 348w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></div>
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<p>Nel corso degli ultimi anni ci siamo abituati a conoscere e ad apprezzare le tante storie di artigiani digitali che hanno saputo crescere grazie all’aiuto delle nuove tecnologie. Artigiani che hanno saputo applicare tecnologie 4.0 all’interno dei propri processi produttivi combinando in modo originale saper fare della tradizione con tecnologie innovative. I casi di eccellenza sono incoraggianti ma se confrontati con il quadro generale dell’economia del paese rimane il dubbio che questa avanguardia, per quanto importante, non sia in grado di risolvere alcuni problemi cronici. Dall’inizio degli anni ‘10 il differenziale di competitività fra l’Italia e i principali paesi europei è diventato particolarmente visibile e una parte significativa di questa perdita di competitività è legata al mancato aggancio al digitale. Un paese che stenta a fare proprie competenze e modelli di business legati alla rivoluzione 4.0 non tiene il passo con le economie più avanzate.</p>
<p>A complicare il tutto vi sono i dati sulla demografia del paese. L’Istat ripropone quotidianamente il crollo demografico che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Questo invecchiamento ha avuto un impatto significativo sui numeri delle imprese artigiane (calate di molto nel corso dell’ultimo decennio) e sull’età media dell’imprenditore artigiano. A fronte di questo processo di invecchiamento, l’economia italiana in generale può contare su un numero di giovani sempre più contenuto. Lo sbilanciamento è strutturale e influisce in maniera significativa sul contributo di innovazione che possono fornire coloro che entrano nel mondo del lavoro.</p>
<p>Come uscire dall’impasse? In questi anni si è parlato molto di “open innovation”, un paradigma di innovazione che favorisce quelle imprese che sono capaci di sviluppare nuovi prodotti e nuovi processi a partire da progetti di collaborazione con università, scuole, start up. In Italia il movimento dell’innovazione aperta ha acquisito una certa consistenza e ha coinvolto anche tante piccole e medie imprese. La promozione del digitale può passare per queste forme di collaborazione a condizione di operare un salto di scala. Si tratta di aumentare di un ordine di grandezza il numero dei progetti in corso per coinvolgere un’intera generazione nel rinnovamento “digitale” delle piccole e medie imprese. Si tratta di immaginare migliaia di cantieri in grado di mettere insieme imprenditori, ricercatori e studenti impegnati in percorsi di formazione superiore (università e ITS) per migrare l’esistente verso una società e un’economia 4.0.</p>
<p>Negli ultimi anni non sono mancate esperienze in questo senso. L’avvio dei “contamination lab” e di progetti come ITS 4.0 e Upskill 4.0 sono andati in questa direzione. Le associazioni di categoria hanno promosso a livello nazionale e territoriale progetti interessanti. La cifra comune di questi progetti è stata saldare saperi consolidati con la sensibilità e l’intelligenza di una generazione di nativi digitali. I limiti di queste iniziative sono stati diversi: in particolare la mancanza di continuità e la difficoltà nel tradurre in soluzioni efficaci le tante idee emerse dal confronto con le nuove generazioni.</p>
<p>Nel prossimo futuro siamo chiamati a moltiplicare e a dare spessore a iniziative di questo tipo. Trasformando le logiche che caratterizzano la formazione nella nostra scuola e nella nostra università. Puntando sull’apprendimento attivo, centrato su metodologie che consentono ai giovani di risolvere problemi reali in modo innovativo. Favorendo il lavoro di gruppo, per consentire ai giovani di riconoscere il valore di conoscenze diverse e complementari. Coinvolgendo imprenditori di tutti i settori e incentivando la trasformazione digitale delle imprese a partire dal confronto con chi oggi si avvicina al mondo del lavoro. Formazione e innovazione devono trovare, insomma, sovrapposizioni sistematiche.</p>
<p>Le formule in grado di dare risposte efficaci sono già note e ampiamente disponibili. Si tratta di investire su questi modelli approfittando dell’occasione unica offerta dai finanziamenti europei oggi a disposizione del nostro paese. E’ giocando su questo salto di scala che potremo passare dall’eccellenza dei pochi alla competitività dei molti.</p>
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