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	<title>Stefano Micelli - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 Sep 2026 08:42:14 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Stefano Micelli - Spirito Artigiano</title>
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		<title>L’artigianato ha vinto la battaglia culturale. Ora deve cambiare passo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:25:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli home page]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tecnologia e reputazione non bastano più. Servono nuove competenze, modelli organizzativi, canali di mercato e traiettorie capaci di attrarre giovani e investimenti. In questo estratto del suo intervento a Match Point Confartigianato 2026, Stefano Micelli indica il passaggio necessario per trasformare il riconoscimento conquistato dall’artigianato in nuova crescita.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110771" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Micelli.jpg" width="1280" height="853" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Micelli.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Micelli-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Micelli-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Micelli-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Micelli-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<p>Per molto tempo abbiamo guardato all’artigianato come a qualcosa di residuale, destinato a lasciare spazio alle imprese ad alta intensità tecnologica, alle startup, alla grande industria. Oggi quella contrapposizione non ha più senso. I dati economici e, soprattutto, il percepito sociale ci dicono che l’impresa artigiana è tornata a essere riconosciuta per quello che realmente è: un pezzo importante dell’economia, della società e della cultura italiana.</p>
<p>Anche i numeri raccontano una storia positiva. La crescita del Pil pro capite italiano negli ultimi anni, superiore alla media europea, merita attenzione. Ma non dobbiamo fermarci alla celebrazione. Perché proprio mentre riconosciamo i risultati raggiunti, dobbiamo interrogarci su ciò che serve per trasformarli in una traiettoria di sviluppo.</p>
<p>Il primo problema riguarda le persone. <strong>L’impresa artigiana invecchia, insieme al Paese.</strong> Il tema del ricambio generazionale e del trasferimento della proprietà è ormai centrale. I giovani guardano con rispetto al lavoro artigiano, ma questo non significa automaticamente che siano disponibili a investirci il proprio futuro.</p>
<p>C’è poi la difficoltà di trovare competenze. È un problema generale dell’economia italiana, aggravato da una dinamica demografica che ha ridotto drasticamente il numero dei giovani. Ma per alcune figure professionali, penso per esempio agli attrezzisti, la difficoltà di reperimento raggiunge livelli molto elevati.</p>
<p>Infine c’è il rapporto con il credito. Anche quando un’impresa artigiana cresce, aumenta il fatturato, mantiene i margini e dimostra capacità di stare sul mercato, non sempre trova nel sistema bancario un interlocutore disposto a sostenerne lo sviluppo. L’autofinanziamento continua a essere largamente prevalente.</p>
<p>Di fronte a tutto questo, la mia convinzione è che dobbiamo fare un passo ulteriore. E qui mi permetto anche un’autocritica.</p>
<p>Per anni abbiamo pensato che la tecnologia digitale sarebbe stata, da sola, il fattore capace di modernizzare l’impresa artigiana. Abbiamo immaginato che l’introduzione delle nuove tecnologie avrebbe automaticamente prodotto un salto di competitività, migliorando la produzione, la gestione, la commercializzazione.</p>
<p><strong>Oggi credo che siamo stati troppo ottimisti.</strong></p>
<p>La tecnologia è fondamentale, ma non basta. Quello che è mancato, soprattutto nelle piccole imprese, è stato un investimento altrettanto forte sul piano del management e dell’organizzazione. Le grandi imprese hanno accompagnato le trasformazioni tecnologiche con una trasformazione dei propri modelli organizzativi. Ora questa sfida riguarda anche l’impresa artigiana.</p>
<p>Che cosa significa, concretamente?</p>
<p>Significa innanzitutto ripensare il modo di stare sul mercato. Prendiamo la distribuzione. Molte imprese che producono qualità si stanno accorgendo dei limiti del canale tradizionale. Un negozio può non avere interesse a raccontare la storia di un prodotto, il suo valore culturale, la sua unicità. Può perfino diventare un ostacolo alla relazione che l’impresa vuole costruire con il proprio cliente.</p>
<p>Per questo dobbiamo immaginare nuovi canali distributivi, digitali e non. Alcune imprese lo stanno già facendo. Una realtà della Brianza, per esempio, ha scelto di abbandonare il sistema tradizionale degli agenti e di investire in persone capaci di raccontare direttamente la storia e l’identità dell’azienda. Il risultato è stato straordinario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Molte imprese artigiane hanno una storia da raccontare e devono trovare il modo di farlo direttamente al mercato.»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non significa che tutte le imprese possano moltiplicare il proprio fatturato allo stesso modo. Significa però che <strong>molte imprese artigiane hanno una storia da raccontare e devono trovare il modo di farlo direttamente al mercato</strong>.</p>
<p>C’è poi un altro terreno ancora poco esplorato: il rapporto fra artigianato e turismo.</p>
<p>Pensiamo a territori come Montappone. C’è una domanda crescente di persone che vogliono sapere come nasce un cappello, chi lo produce, quali competenze ci sono dietro. Vogliono entrare nei luoghi della produzione, conoscere le persone, vedere i processi.</p>
<p>In Francia è stata recentemente realizzata una guida che permette di individuare le aziende manifatturiere visitabili lungo i percorsi turistici. È una modalità che potremmo sperimentare anche in Italia. Perché il turismo non deve significare soltanto visitare monumenti e città d’arte: <strong>può diventare anche un modo per conoscere la manifattura, i territori e le persone che li rendono riconoscibili</strong>.</p>
<p>Il terzo grande tema è naturalmente quello della tecnologia, e in particolare dell’intelligenza artificiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" dir="auto" style="text-align: center;" data-start="271" data-end="378"><span class="font-435549">«Il vero tema è capire come integrare l’intelligenza artificiale dentro un nuovo modo di fare impresa.»</span></h2>
<blockquote data-start="380" data-end="531" data-is-last-node="" data-is-only-node="">
<p dir="auto" data-start="382" data-end="531" data-is-last-node=""></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche qui, però, dobbiamo evitare un equivoco. L’intelligenza artificiale non serve semplicemente a fare più velocemente quello che facevamo prima. Il vero tema è capire <strong>come integrarla dentro un nuovo modo di fare impresa</strong>.</p>
<p>Chi ha iniziato a sperimentare concretamente queste tecnologie lo ha già capito: il problema non è soltanto tecnologico. La tecnologia è potente. La difficoltà è organizzativa e gestionale. Occorre capire quali funzioni cambiano, come si integrano tra loro, quali nuove competenze servono e soprattutto quale valore aggiunto vogliamo produrre.</p>
<p>Prendiamo ancora una volta un’impresa che produce calzature. Oggi l’intelligenza artificiale può aiutare a progettare un nuovo prodotto, visualizzare modelli, sperimentare soluzioni. Ma se quel valore aggiunto viene semplicemente trasferito al grande marchio che acquista la produzione, l’impresa artigiana rischia di sostenere il costo dell’innovazione lasciando ad altri il beneficio.</p>
<p>Il salto di qualità avviene quando la tecnologia entra dentro una <strong>traiettoria imprenditoriale diversa</strong>: quando permette di costruire un prodotto originale, un brand premium, una relazione diretta con il mercato, una capacità autonoma di sviluppo.</p>
<p>È qui che la tecnologia cambia davvero significato.</p>
<p>E questo punto è decisivo anche per i giovani. Un ragazzo di venti o venticinque anni non cerca soltanto un posto di lavoro. Cerca una traiettoria. Vuole capire dove può arrivare, che cosa può imparare, quale spazio può conquistare dentro un progetto imprenditoriale.</p>
<p>Se gli diciamo semplicemente “qui puoi disegnare scarpe”, forse non basta. Se gli diciamo “qui puoi contribuire a costruire un prodotto, un marchio, un’impresa che può crescere”, allora la prospettiva cambia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<h2 class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" dir="auto" style="text-align: center;" data-start="382" data-end="531"><span class="font-435549">«La stessa traiettoria che cercano i giovani è quella che deve vedere la banca, che devono vedere le istituzioni, che deve vedere il territorio.»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="z-0 flex min-h-&#091;46px&#093; justify-start">La stessa traiettoria che cercano i giovani è quella che deve vedere la banca, che devono vedere le istituzioni, che deve vedere il territorio.</div>
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</div>
<p>È questo il passaggio che abbiamo davanti: trasformare la paura in opportunità, l’innovazione in attività economica, la crescita in valore.</p>
<p>Perché l’artigianato non è soltanto una parte dell’economia italiana. È anche un modo di tenere insieme il Paese. Ogni territorio porta con sé storie, competenze, produzioni, identità. Ed è proprio questa pluralità che alimenta una parte importante della forza internazionale del Made in Italy.</p>
<p>In questi anni le esportazioni italiane sono cresciute enormemente e l’artigianato contribuisce in misura significativa a questa capacità competitiva. Continuare a crescere sui mercati internazionali significa anche rinnovare il soft power del nostro Paese.</p>
<p>Ma c’è qualcosa di ancora più importante.</p>
<p><strong>L’artigianato ha anche a che fare con la qualità della democrazia.</strong> Dove esistono imprese radicate nei territori, comunità professionali, persone che costruiscono valore attraverso il proprio lavoro e la propria autonomia, esiste una società civile più forte.</p>
<p>Per questo la sfida che abbiamo davanti non è soltanto economica. È tecnologica, manageriale, culturale e sociale.</p>
<p>La battaglia per restituire dignità e centralità all’artigianato l’abbiamo in gran parte vinta. Adesso dobbiamo costruire il modello che permetta a questa nuova consapevolezza di diventare sviluppo.</p>
<p><strong>Non basta avere una grande storia. Dobbiamo essere capaci di costruirci sopra il futuro.</strong></p>
<p><em>(Estratto dell’intervento di Stefano Micelli, Docente Università Ca’ Foscari Venezia, al convegno Match Point 2026 di Confartigianato Imprese)</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Il valore del lavoro artigiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:50:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel progetto “Ancient Future” la sfida non è scegliere tra artigiano e robot, ma immaginare un’alleanza possibile. Una convivenza fragile, da costruire con misura, tra memoria e innovazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 87%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109305" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG.jpg" width="1600" height="960" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG.jpg 1600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-300x180.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-1024x614.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-768x461.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-1536x922.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/GLU_Gelephu-Airport_CONCEPT_Apron-Arrival_by-BIG-350x210.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Ancient Future è il titolo di una affascinante istallazione che ha colpito i visitatori della Biennale del 2025. Elemento centrale dell&#8217;installazione sono quattro travi in legno lamellare prodotte in Danimarca: due sono  intagliate a mano dagli artigiani butanesi (Sangay Thsering e Yeshi Gyeltshen), mentre le altre due sono sagomate da un braccio robotico che ne imita i disegni. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’accostamento proposto dallo studio internazionale BIG invita i visitatori a esaminare le differenze fra i risultati ottenuti da artigiani e robot suggerendo non tanto una gerarchia fra gli uni e gli altri quanto piuttosto una collaborazione da esplorare e costruire con cura. Le travi decorate  sono destinate a decorare la facciata dell’aeroporto di Gelephu (Buthan) nell’ambito più generale del progetto di “Mindfulness City”.  <strong>La strada da percorrere non è facile: senza tecnologia il saper fare artigiano diventa lusso, con una tecnologia eccessivamente aggressiva l’artigianato scompare. Ancient future parla di un equilibrio difficile quanto necessario</strong>.</p>
<p>Il valore dell’installazione dello studio BIG è stato ampiamente rilanciato in un articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista della Biennale di Venezia dal titolo “Applicazioni”. Quando parliamo di applicazioni il pensiero corre alle “app” che affollano i marketplace di Apple a Google. Le app sono ciò che anima gli ecosistemi del valore digitale. Oggi sono sempre più intelligenti e sempre più invasive. Sono da tempo il principale fattore di crescita dell’economia americana. Il prezzo sociale e politico di una crescita basata sulle “app” è stato alto. I campioni del digitale che oggi capitalizzano più o meno il 40% dello S&amp;P 500 non si sono fatti molti scrupoli a mettere in pericolo le premesse della conversazione pubblica e del vivere sociale. I loro business model hanno permesso a pochi di costruire fortune colossali mettendo all’angolo una classe media già abbondantemente in difficoltà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Le “Applicazioni” sono le arti applicate su cui una parte rilevante della manifattura italiana fonda il proprio vantaggio competitivo»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le “Applicazioni” di cui parla l’ultimo numero della rivista della Biennale sono tutt’altro. Sono le arti applicate su cui una parte rilevante della manifattura italiana fonda il proprio vantaggio competitivo. Gli articoli della rivista ci ricordano che la produzione fondata sul saper fare artigianale non necessariamente “scala” per andare in borsa (come nel caso delle start up),ma prospera se si allea all’arte e al design (come nel caso del progetto della “Fabbrica lenta” di Giovanni Bonotto) e se trova una misura con la tecnologia e con l’innovazione (come nel caso di Ancient future).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«L’economia delle applicazioni parla di un’innovazione che tiene insieme crescita e società, patrimonio culturale e proiezione nel futuro, prospettive individuali e coesione sociale»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una quindicina di anni fa, la riscoperta del lavoro artigiano ha coinciso con una critica serrata al mondo della finanza. Un’economia fondata su prodotti finanziari incomprensibili ai più e una società composta da individui in bilico fra aspettative da rentier e piglio da giocatori d’azzardo non lasciavano immaginare nulla di buono. La riscoperta del lavoro artigiano coincideva con la necessità di ripensare il ruolo del lavoro nella società, del “mestiere” come leva per l’espressione di sé, le pratiche come motore di legami comunitari. Se l’economia delle “app” arricchisce al prezzo di una società atomizzata, fragile di fronte all’esercizio di un potere che si fa autoritaria, l’economia delle applicazioni parla di un’innovazione che tiene insieme crescita e società, patrimonio culturale e proiezione nel futuro, prospettive individuali e coesione sociale. Oggi il problema non è tanto una finanza aggressiva quanto piuttosto una tecnologia che ambisce a un’egemonia con risvolti inquietanti. Sappiamo che una cultura del lavoro fondata su cura e dedizione è un antidoto piuttosto efficace a una società di uomini soli e disperati. Rispettare il lavoro artigiano e i valori che porta con sé, è una delle possibili cure al disagio che abbiamo visto crescere in modo abnorme nella cultura di oltreoceano.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-valore-del-lavoro-artigiano/">Il valore del lavoro artigiano</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Valore artigiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 07:20:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dallara, Confartigianato e il senso profondo del fare bene: dove l’artigianato incontra la ricerca.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 84%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108779" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli.jpg" width="2048" height="1365" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli.jpg 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/Micelli-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></div>
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<h3><span class="font-435549">I festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno di Confartigianato Bergamo hanno rappresentato un’occasione unica per guardare al tema del lavoro artigiano da una prospettiva originale. Il neoeletto presidente, Lorenzo Pinetti, ha invitato all’assemblea annuale <a href="https://www.linkedin.com/in/gianmarco-beltrami-63725a62/">Gianmarco Beltrami</a>, responsabile delle relazioni istituzionali di Dallara per raccontare il nesso profondo che lega il lavoro artigiano a un’impresa di successo con una forte presenza a livello internazionale. Ragionare sul caso Dallara ha rappresentato un’opportunità per riflettere sulle specificità del Made in Italy e sul legame, non scontato, fra una realtà di punta della Motor Valley emiliana e un saper fare rigorosamente declinato al futuro.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dallara produce auto da competizione (unica eccezione la “Stradale” con cui Beltrami si è presentato alla fiera di Bergamo). L’azienda si è concentrata da sempre sui telai evitando di produrre le “parti calde” del veicolo. Ha circa novecento dipendenti, una forte proiezione internazionale, una determinazione particolare nel promuovere ricerca di punta in materia di progettazione e nuovi materiali. Il suo successo è legato alla capacità di sviluppare un’offerta su misura. E’ il fornitore unico delle automobili che partecipano al circuito IndyCar, produce vetture per la Formula 2, per la Formula 3 e per altri campionati di rilievo internazionale, Non meno importante la sua collaborazione con grandi marchi come Ferrari e Bugatti per cui sviluppa modelli originali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Questa capacità di produrre prototipi in scala – l’ossimoro è intenzionale &#8211; è il risultato di una cultura dell&#8217;innovazione che rispetta il lavoro, che promuove gli ingegneri che sviluppano i modelli matematici per la simulazione delle auto in pista così come i sarti e le sarte che tagliano e modellano i materiali compositi per la realizzazione dei telai. Dallara è la dimostrazione che è possibile saldare assieme ricerca e lavoro artigiano attraverso modelli di crescita che puntano a promuovere il potenziale dei singoli. E’ la prova che si può crescere dimensionalmente senza per questo perdere la propria cifra distintiva e il proprio legame con il territorio. E’ la dimostrazione che una particolare cultura del lavoro è pienamente compatibile con l’innovazione tecnologica e con sfide di mercato sempre più ambiziose.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Festeggiare un compleanno importante ragionando sul caso Dallara non è un fatto scontato. I media nazionali e internazionali parlano d’altro. Ci stiamo abituando a una crescita economica che prescinde dalla crescita delle persone, dallo sviluppo dei talenti, dal radicamento delle imprese nella società. Per molti l’accumulazione di fortune (in alcuni casi enormi) passa attraverso <em>meme coins</em>, chatbot che si confondono con fidanzate/i, finanza quantitativa. Mai come in questi anni guardiamo con sorpresa (e sgomento) alla distanza fra economia e società. Troviamo abbastanza normale che delle imprese su cui investiamo i nostri risparmi siano le stesse a mettere in pericolo la salute mentale dei nostri figli. Quando ascoltiamo il percorso avviato in questi anni da Dallara ritroviamo un’idea di crescita che si salda alla passione di una comunità, riconosciamo il lavoro come forma di espressione individuale e collettiva, guardiamo al management come strumento al servizio di una varietà di soggetti (non solo gli azionisti).</p>
<p>Per gli artigiani che hanno partecipato all’assemblea di Bergamo, il confronto con il caso Dallara ha rappresentato l’occasione per riflettere su un modello di crescita ambizioso quanto rispettoso della tradizione. Crescere in termini di dimensioni e di proiezione internazionale non significa necessariamente industrializzarsi (ovvero promuovere economie di scala e serialità nella produzione) quanto piuttosto adottare un modello manageriale in grado di valorizzare al meglio le proprie competenze distintive. La cultura del lavoro che Giampaolo Dallara continua a promuovere nella sua azienda è legata alla valorizzazione delle virtù cardinali dell’uomo artigiano: curiosità, voglia di sperimentare, desiderio di apprendimento. Bene ha fatto il presidente Marco Granelli a ricordare che questo valore artigiano costituisce un tesoro da riconoscere e promuovere per impostare un percorso di crescita che oggi vediamo come possibile e, spesso, come necessario. Questo percorso merita una cultura gestionale al passo coi tempi e un’attenzione alla ricerca e alla sperimentazione che l’esperienza Dallara conferma essere un tratto caratteristico delle imprese italiane.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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		<title>Valore artigiano nelle comunità del futuro prossimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 05:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal crollo della finanza globale al ritorno del “fare”: come il lavoro artigiano ha riconquistato centralità economica, sociale e culturale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 90%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108422" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903.jpg" width="1152" height="768" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903.jpg 1152w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/HX4A7903-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></div>
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<h2><span class="font-435549"><em>Nel corso degli ultimi quindici anni il valore del lavoro artigiano ha ritrovato legittimità e riconoscimenti. All’indomani della crisi finanziaria dei “subprime”, la società occidentale ha cominciato a interrogarsi sul legame profondo fra lavoro, identità sociale e valore. Un’economia di famiglie e imprese costruita attorno alla crescita di titoli finanziari ha lasciato spazio a un recupero di valori legati alla dimensione del fare individuale e collettivo. Questa riflessione, maturata su più fronti, ha prodotto una rivalutazione complessiva del lavoro artigiano, delle imprese che fondano il proprio percorso di crescita su competenze specifiche, dei luoghi che ospitano e accompagnano lo sviluppo di un saper fare originale e riconoscibile.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le imprese che hanno colto e valorizzato più di altre il senso e il valore del lavoro artigiano sono state, in questi ultimi quindici anni, le imprese le lusso</strong>. Da sempre legate a luoghi e patrimonio culturale, i grandi marchi del settore hanno avviato una riproposizione della figura dell’artigiano come punto di ancoraggio a fondamento del valore dei propri prodotti. I grandi marchi che presidiano la fascia alta del mercato dei beni destinati alla persona, dalla moda all’arredo, hanno promosso e raccontato un’idea di lavoro e di territorio che si è saldata in modo efficace a una domanda cosmopolita desiderosa di poter accedere a frammenti di DNA culturale del nostro paese (così come di altre importanti realtà europee).</p>
<p>L’azione di comunicazione promossa da tante imprese del lusso e da tante realtà appartenenti a filiere diverse (dal turismo alla meccanica) non è stata semplice riabilitazione della tradizione consolidata. <strong>L’artigiano contemporaneo è custode di un’idea di lavoro che sempre di più si confronta e si contamina con le nuove tecnologie e con forme di innovazione sociale che puntano all’inclusione sociale e alla valorizzazione di comunità</strong>. L’artigiano che esce dalla crisi finanziaria del 2008 affronta a viso aperto le sfide posta dalle tecnologie 4.0, comunica le proprie specificità sui social, dialoga online con i propri clienti. E’ una figura in grado di legarsi al proprio passato e alla propria comunità di riferimento senza per questo rinunciare all’obiettivo di sperimentare nelle forme e nei processi.</p>
<p>I fatti salienti di questi ultimi anni contribuiscono a modellare una nuova fase della globalizzazione e innescano cambiamenti importanti nel percepito del lavoro artigiano. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le tensioni crescenti fra Cina e blocco occidentale, i risultati delle ultime elezioni negli Stati Uniti sono tutti fattori che spingono verso una riorganizzazione di quel “mondo piatto” cui ci aveva abituato l’analisi economica nei primi anni di questo secolo. Il mondo in cui operano nazioni, imprese e singoli individui è un mondo sempre più diviso, controverso, conflittuale.</p>
<p>L’accelerazione impressa dal digitale e il nuovo scenario geopolitico contribuiscono a rilanciare l’importanza strategica di settori legati alla ricerca scientifica e tecnologica. I data center del futuro richiedono chip sempre più veloci e nuove fonti di produzione energetica. Il cambiamento climatico reclama processi urgenti di decarbonizzazione. Cambia la mobilità e muta la domanda per i mezzi di trasporto. L’industria della difesa cresce a fronte di minacce fino a pochi anni fa difficilmente immaginabili. L’invecchiamento della popolazione spinge verso la produzione di farmaci che accompagnino una popolazione sempre più attenta alla salute. L’insieme di queste trasformazioni suggerisce uno scenario in cui la ricerca di base e applicata giocheranno un ruolo fondamentale all’interno di aree geografiche che, almeno in parte, dovranno puntare su propri saperi di base e competenze. Il lavoro artigiano è chiamato a ripensare il suo contributo all’interno di economie e culture in rapida trasformazione.</p>
<p><strong>Un primo tema su cui l’artigianato mantiene inalterata la sua attualità è quello della sostenibilità</strong>. Una società più attenta ai consumi e all’utilizzo delle materie prime è una società che dà valore a beni pensati per un consumo durevole e a attività come il riuso e la riparazione degli oggetti. Una società che non spreca non è semplicemente una società che ricicla (attività tipicamente industriale) ma è anche e soprattutto una società che ripara e riusa. Questo vale per il patrimonio immobiliare, per i mezzi di trasporto, per l’abbigliamento, per il mobile e per l’arredo. Senza competenze artigianali sofisticate è difficile immaginare una società virtuosa in grado di contenere l’impronta dei propri consumi.</p>
<p><strong>Un secondo ambito di sviluppo è legato alla produzione di beni su misura destinati a una domanda sofistica che apprezza e riconosce il valore del lavoro</strong>. Se il lusso gestito dai grandi marchi stenta a tenere il passo, realtà più discrete e flessibili possono proporsi come interlocutori naturali di un consumatore curioso e attento alle specificità territoriali. Senza investire in campagne di comunicazione particolarmente impegnative, piccole imprese sofisticate sono già oggi capaci di promuovere un prodotto in serie limitata o su misura grazie all’uso attento della rete e all’utilizzo innovativo di tecnologie 4.0. Difficile pensare che l’insieme di queste imprese possa mettere in moto “unicorni” finanziari in tempi brevi. Più interessante e plausibile immaginare imprese fortemente radicate in comunità e territori con funzioni di ambasciatori consapevoli delle specificità locali.</p>
<p><strong>Se guardiamo all’esperienza di alcuni paesi europei particolarmente competitivi come Francia e Svizzera, già oggi osserviamo che la convivenza fra settori ad alta tecnologia e artigianato di qualità non solo è possibile, ma costituisce una caratteristica distintiva di un nuovo modo di proporsi sulla scena internazionale</strong>. La<strong> Francia, ad esempio, punta ad essere la capitale dell’intelligenza artificiale in Europa così come il principale punto di riferimento nell’ambito dei mestieri d’arte</strong>. L’obiettivo di questa proposta strutturata su due fronti distinti è quello di sviluppare un’economia competitiva e, allo stesso tempo, quello di promuovere una società coesa e sostenibile. Se è vero che una parte essenziale della crescita nazionale e continentale sarà il risultato dello sviluppo di tecnologie critiche, è altrettanto vero che artigianalità e piccola impresa potranno essere il collante fondamentale di comunità vivaci e creative.</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<h5><span class="s1">© Foto Ivan Demenego/Confartigianato</span></h5>
<p>
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		<title>Un ponte fra generazioni per accelerare il digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 05:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia affronta una sfida: equilibrare tradizione artigianale e digitalizzazione. L'invecchiamento demografico mette in pericolo l'innovazione, ma l'open innovation potrebbe essere la chiave per uscire dall'impasse</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 67%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106377" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023.jpg" width="720" height="720" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023.jpg 720w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-350x350.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-348x348.jpg 348w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></div>
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<p>Nel corso degli ultimi anni ci siamo abituati a conoscere e ad apprezzare le tante storie di artigiani digitali che hanno saputo crescere grazie all’aiuto delle nuove tecnologie. Artigiani che hanno saputo applicare tecnologie 4.0 all’interno dei propri processi produttivi combinando in modo originale saper fare della tradizione con tecnologie innovative. I casi di eccellenza sono incoraggianti ma se confrontati con il quadro generale dell’economia del paese rimane il dubbio che questa avanguardia, per quanto importante, non sia in grado di risolvere alcuni problemi cronici. Dall’inizio degli anni ‘10 il differenziale di competitività fra l’Italia e i principali paesi europei è diventato particolarmente visibile e una parte significativa di questa perdita di competitività è legata al mancato aggancio al digitale. Un paese che stenta a fare proprie competenze e modelli di business legati alla rivoluzione 4.0 non tiene il passo con le economie più avanzate.</p>
<p>A complicare il tutto vi sono i dati sulla demografia del paese. L’Istat ripropone quotidianamente il crollo demografico che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Questo invecchiamento ha avuto un impatto significativo sui numeri delle imprese artigiane (calate di molto nel corso dell’ultimo decennio) e sull’età media dell’imprenditore artigiano. A fronte di questo processo di invecchiamento, l’economia italiana in generale può contare su un numero di giovani sempre più contenuto. Lo sbilanciamento è strutturale e influisce in maniera significativa sul contributo di innovazione che possono fornire coloro che entrano nel mondo del lavoro.</p>
<p>Come uscire dall’impasse? In questi anni si è parlato molto di “open innovation”, un paradigma di innovazione che favorisce quelle imprese che sono capaci di sviluppare nuovi prodotti e nuovi processi a partire da progetti di collaborazione con università, scuole, start up. In Italia il movimento dell’innovazione aperta ha acquisito una certa consistenza e ha coinvolto anche tante piccole e medie imprese. La promozione del digitale può passare per queste forme di collaborazione a condizione di operare un salto di scala. Si tratta di aumentare di un ordine di grandezza il numero dei progetti in corso per coinvolgere un’intera generazione nel rinnovamento “digitale” delle piccole e medie imprese. Si tratta di immaginare migliaia di cantieri in grado di mettere insieme imprenditori, ricercatori e studenti impegnati in percorsi di formazione superiore (università e ITS) per migrare l’esistente verso una società e un’economia 4.0.</p>
<p>Negli ultimi anni non sono mancate esperienze in questo senso. L’avvio dei “contamination lab” e di progetti come ITS 4.0 e Upskill 4.0 sono andati in questa direzione. Le associazioni di categoria hanno promosso a livello nazionale e territoriale progetti interessanti. La cifra comune di questi progetti è stata saldare saperi consolidati con la sensibilità e l’intelligenza di una generazione di nativi digitali. I limiti di queste iniziative sono stati diversi: in particolare la mancanza di continuità e la difficoltà nel tradurre in soluzioni efficaci le tante idee emerse dal confronto con le nuove generazioni.</p>
<p>Nel prossimo futuro siamo chiamati a moltiplicare e a dare spessore a iniziative di questo tipo. Trasformando le logiche che caratterizzano la formazione nella nostra scuola e nella nostra università. Puntando sull’apprendimento attivo, centrato su metodologie che consentono ai giovani di risolvere problemi reali in modo innovativo. Favorendo il lavoro di gruppo, per consentire ai giovani di riconoscere il valore di conoscenze diverse e complementari. Coinvolgendo imprenditori di tutti i settori e incentivando la trasformazione digitale delle imprese a partire dal confronto con chi oggi si avvicina al mondo del lavoro. Formazione e innovazione devono trovare, insomma, sovrapposizioni sistematiche.</p>
<p>Le formule in grado di dare risposte efficaci sono già note e ampiamente disponibili. Si tratta di investire su questi modelli approfittando dell’occasione unica offerta dai finanziamenti europei oggi a disposizione del nostro paese. E’ giocando su questo salto di scala che potremo passare dall’eccellenza dei pochi alla competitività dei molti.</p>
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