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	<title>Valeria De Bonis - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>La competitività si costruisce dal basso: più produttività, meno ostacoli per le piccole imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria De Bonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:10:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Conti pubblici solidi e crescita non sono obiettivi alternativi. In questo estratto del suo intervento a Match Point Confartigianato 2026, Valeria De Bonis indica nelle micro e piccole imprese il banco di prova delle politiche per la produttività: meno complessità, più diffusione dell’innovazione, investimenti selettivi e un mercato europeo davvero accessibile.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 84%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110806" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/10.-De-Bonis-La-competitivita-si-costruisce-dal-basso-piu-produttivita-meno-ostacoli-per-le-piccole-imprese.jpg" width="1440" height="959" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/10.-De-Bonis-La-competitivita-si-costruisce-dal-basso-piu-produttivita-meno-ostacoli-per-le-piccole-imprese.jpg 1440w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/10.-De-Bonis-La-competitivita-si-costruisce-dal-basso-piu-produttivita-meno-ostacoli-per-le-piccole-imprese-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/10.-De-Bonis-La-competitivita-si-costruisce-dal-basso-piu-produttivita-meno-ostacoli-per-le-piccole-imprese-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/10.-De-Bonis-La-competitivita-si-costruisce-dal-basso-piu-produttivita-meno-ostacoli-per-le-piccole-imprese-768x511.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/10.-De-Bonis-La-competitivita-si-costruisce-dal-basso-piu-produttivita-meno-ostacoli-per-le-piccole-imprese-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></div>
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<p>Il tema della competitività è tornato al centro del dibattito europeo dopo anni nei quali l’attenzione era stata concentrata soprattutto sulla stabilità macroeconomica e sulla disciplina fiscale. I rapporti Draghi e Letta e, più recentemente, la Bussola per la competitività europea sono il segnale di questo cambiamento di prospettiva. Non è difficile capire perché. Lo shock energetico, l’aumento dei costi dell’energia, la trasformazione tecnologica e il nuovo scenario geopolitico hanno modificato profondamente il quadro nel quale si muovono le imprese. In Europa l’energia continua a costare molto più che negli Stati Uniti e in Cina. E sul terreno dell’innovazione il problema europeo non riguarda soltanto la capacità di produrre nuove tecnologie, ma anche quella di diffonderle e utilizzarle nel tessuto produttivo.</p>
<p>In Italia questo secondo aspetto è particolarmente importante.</p>
<p>Il nostro problema non è necessariamente quello di essere sempre sulla frontiera tecnologica. È riuscire a fare arrivare l’innovazione dentro le imprese, comprese quelle più piccole. Perché una tecnologia produce crescita solo quando viene effettivamente adottata, utilizzata e integrata nei processi produttivi.</p>
<h2><span class="font-435549">Stabilità e crescita non sono nemiche</span></h2>
<p>Negli ultimi vent’anni il divario nel livello del PIL tra Europa e Stati Uniti è più che raddoppiato. Una parte rilevante di questo divario è spiegata dalla produttività. Recuperare terreno richiede investimenti: infrastrutture, energia, reti digitali, innovazione, capitale umano, sicurezza. E molti di questi investimenti hanno necessariamente una componente pubblica. È qui che entra in gioco il tema delle regole di bilancio.</p>
<p>Per troppo tempo stabilità delle finanze pubbliche e crescita sono state raccontate quasi come obiettivi alternativi. In realtà non lo sono.</p>
<p>La stabilità fiscale è una condizione della competitività. Un sistema con finanze pubbliche solide è più credibile, riduce il costo del credito e ha maggiore capacità di reagire quando arriva una crisi. Ma la stabilità non può essere interpretata come semplice riduzione del deficit. Possiamo anche avere conti pubblici formalmente in ordine, ma se l’economia non cresce quella stabilità rischia di essere fragile. Del resto, uno degli indicatori fondamentali della sostenibilità della finanza pubblica è il rapporto tra debito e PIL. Se il denominatore non cresce, il problema rimane.</p>
<p>Le nuove regole europee rappresentano, da questo punto di vista, un primo cambiamento significativo. Il passaggio da una logica prevalentemente annuale a una prospettiva di medio periodo introduce un&#8217;idea importante: il risanamento dei conti deve essere accompagnato da riforme e investimenti capaci di sostenere la crescita. È una consapevolezza ancora parziale, ma importante: anche la crescita del PIL contribuisce alla sostenibilità delle finanze pubbliche.</p>
<h2><span class="font-435549">Quando le risorse sono poche, bisogna scegliere</span></h2>
<p>Per un Paese come l’Italia, che ha un debito elevato, il percorso di aggiustamento dei conti rimane necessario. Ma proprio perché i margini di bilancio sono limitati, diventa ancora più importante scegliere dove indirizzare le risorse. La prima domanda dovrebbe essere quindi: quali investimenti pubblici possono aumentare davvero la capacità di crescita dell’economia? Servono valutazioni prima di spendere, per capire quali interventi hanno maggiori possibilità di produrre effetti positivi, ma anche dopo, per verificare ciò che è stato effettivamente realizzato. Non basta spendere. Bisogna capire se quella spesa ha prodotto il risultato atteso.</p>
<p>E bisogna farlo partendo dai bisogni reali delle imprese.</p>
<p>Per il sistema produttivo italiano, ad esempio, la produttività non passa necessariamente da grandi investimenti per collocarsi sulla frontiera tecnologica mondiale. Passa spesso dalla capacità di diffondere tecnologie già disponibili. È un passaggio decisivo, soprattutto per le micro e piccole imprese. Ma la tecnologia, da sola, non basta. Servono persone capaci di utilizzarla. La difficoltà di reperire lavoratori con competenze adeguate è già oggi uno dei fattori che possono frenare la crescita. E nel caso dell’artigianato c’è un ulteriore elemento da non perdere di vista: l’innovazione deve accompagnarsi alla trasmissione dei saperi.</p>
<p>Molte filiere italiane hanno costruito la propria forza proprio sulla diffusione di competenze tecniche elevate, spesso sedimentate attraverso generazioni. Innovare non significa quindi cancellare ciò che esiste, ma mettere in relazione nuove competenze e conoscenze produttive che rappresentano una parte importante del nostro patrimonio economico.</p>
<h2><span class="font-435549">Non servono sempre nuovi incentivi</span></h2>
<p>C’è poi un altro tema che riguarda direttamente le politiche pubbliche: il contesto nel quale le imprese operano. Quando i costi di sistema sono più elevati rispetto a quelli dei concorrenti, la competitività ne risente. E qui non è detto che la risposta debba essere sempre un nuovo incentivo. Anzi, in molti casi il problema è rendere realmente accessibili quelli che già esistono.</p>
<p>Negli ultimi anni il sistema degli incentivi alle imprese si è stratificato fino a diventare molto complesso. Troppe misure, regole che cambiano, procedure difficili e tempi incerti finiscono per favorire le imprese più strutturate, cioè proprio quelle che hanno meno bisogno di essere accompagnate. Per una piccola impresa la qualità di una politica pubblica si misura anche dalla sua semplicità. Regole stabili, procedure comprensibili e tempi certi possono valere quanto, e talvolta più, di un nuovo incentivo.</p>
<h2><span class="font-435549">La lezione del PNRR</span></h2>
<p>Il PNRR rappresenta, sotto questo profilo, un interessante banco di prova.</p>
<p>Gli investimenti hanno prodotto un impulso significativo alla domanda, ma la loro importanza non si misura soltanto nella quantità di risorse mobilitate. Conta anche la capacità di migliorare il contesto nel quale le imprese operano e di rafforzare la capacità progettuale, attuativa e di monitoraggio della pubblica amministrazione. Da questo punto di vista, alcuni risultati sono incoraggianti.</p>
<p>L’analisi degli appalti ha mostrato che le procedure PNRR, anche grazie a una maggiore standardizzazione e semplificazione, hanno ridotto i tempi degli affidamenti rispetto alle procedure ordinarie. La durata si è ridotta di circa un quinto, pari a 32 giorni, rispetto a procedure che in Italia superano mediamente i 150 giorni. Anche la partecipazione delle microimprese è risultata superiore: nelle gare PNRR è stata del 13% più alta rispetto alle procedure ordinarie. Sono risultati importanti, soprattutto se riusciremo a farli diventare una caratteristica stabile del sistema e non soltanto un effetto temporaneo legato all&#8217;urgenza del PNRR. Perché il vero problema comincia quando quella spinta straordinaria verrà meno.</p>
<p>Se non ci sarà più lo stesso impulso alla domanda, bisognerà lavorare ancora di più sulla capacità produttiva del Paese.</p>
<h2><span class="font-435549">L’energia non può essere soltanto un’emergenza</span></h2>
<p>Lo stesso ragionamento vale per l’energia. Di fronte a uno shock, è necessario sostenere le imprese. Ma il sostegno durante la crisi non può sostituire una politica strutturale. L’obiettivo deve essere ridurre la dipendenza dalle fonti fossili importate, migliorare gli approvvigionamenti e la capacità di stoccaggio e accelerare la transizione verso tecnologie più pulite. È una questione che riguarda direttamente la competitività delle imprese. E, ancora una volta, non può essere affrontata soltanto a livello nazionale. Difesa, sicurezza economica, grandi infrastrutture, reti energetiche e digitali sono ormai beni pubblici europei. Producono effetti che superano i confini dei singoli Stati e richiedono quindi una capacità di investimento che spesso va oltre le possibilità di un singolo bilancio nazionale.</p>
<p>C’è poi un’altra grande opportunità che non richiede necessariamente nuove risorse pubbliche: completare davvero il mercato unico. Formalmente esiste, ma rimangono molte barriere regolatorie, amministrative e fiscali. Per le micro e piccole imprese europee, un mercato realmente integrato rappresenterebbe un&#8217;enorme possibilità di crescita. Anche per questo la rimozione delle barriere può essere, in alcuni casi, più efficace di un nuovo incentivo.</p>
<h2><span class="font-435549">Tornare alle esigenze delle imprese</span></h2>
<p>Alla fine, il punto è forse più semplice di quanto sembri. Non dobbiamo scegliere tra sostenibilità delle finanze pubbliche e competitività. Dobbiamo costruire politiche capaci di tenere insieme le due cose. Per farlo servono conti pubblici sostenibili, ma anche crescita. Servono investimenti, ma soprattutto investimenti valutati e scelti con attenzione. Servono innovazione e nuove competenze, senza perdere i saperi che hanno costruito le nostre filiere produttive. E serve una pubblica amministrazione capace di accompagnare, anziché aggiungere complessità.</p>
<p>Per le piccole imprese la competitività non è un concetto astratto. È la possibilità di produrre a costi sostenibili, trovare persone con le competenze necessarie, accedere alle tecnologie, partecipare al mercato e programmare il futuro senza dover continuamente rincorrere regole che cambiano. È da queste condizioni concrete che dovrebbe partire una politica della produttività. Perché la competitività di un Paese non si costruisce soltanto sulla frontiera della tecnologia o nei grandi gruppi industriali. Si costruisce anche, e in larga misura, nelle migliaia di piccole imprese che ogni giorno tengono in piedi il tessuto produttivo.</p>
<p>Ed è lì che le regole di bilancio, gli investimenti pubblici e le politiche europee devono riuscire a produrre un risultato concreto: creare le condizioni perché quelle imprese possano crescere, innovare e continuare a essere parte della forza economica del Paese.</p>
<p><em>(Estratto dall’intervento di Valeria De Bonis, membro dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Professoressa ordinaria di Scienza delle Finanze nell’Università di Roma Sapienza, al convegno Match Point 2026 di Confartigianato Imprese).</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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