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	<title>data room - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>data room - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Artigianato, fattore chiave nell’applicazione delle tecnologie della doppia transizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra sensori, software e cantieri, l’innovazione non si installa da sola: serve chi la sa mettere a terra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 73%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-109299" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920.jpg" width="1446" height="1920" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920.jpg 1446w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-226x300.jpg 226w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-771x1024.jpg 771w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-768x1020.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-1157x1536.jpg 1157w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-350x465.jpg 350w" sizes="(max-width: 1446px) 100vw, 1446px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Gli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati da una spinta crescita degli <strong>investimenti</strong>, saliti al ritmo medio annuo del 4,4%, in controtendenza rispetto al decennio precedente quanto gli investimenti sono scesi al tasso del 2,9% all’anno. La <strong>doppia transizione</strong>, digitale e ambientale, ha contribuito a generare un flusso medio annuo di investimenti, valutati a prezzi costanti 2020, di 350 miliardi di euro, di cui il 54,1% in costruzioni e il 45,7% in macchinari, impianti e prodotti di proprietà intellettuale quali ricerca e sviluppo, software e basi dati. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La propensione ad investire sostiene l’<strong>innovazione</strong>, in particolare nelle piccole imprese. Gli investimenti in macchinari e l’acquisto di beni e servizi specializzati, infatti, rappresentano oltre un terzo (35,2%) della spesa delle micro e piccole imprese per l’innovazione, una quota doppia a quella delle medie e grandi imprese (8,5%) le quali concentrano maggiormente gli investimenti per l’innovazione nell’attività di ricerca e sviluppo.</p>
<p>Per adattare l’ampia gamma delle tecnologie incorporate negli investimenti sono necessari gli <strong>interventi predisposti da imprese specializzate ad alta vocazione artigiana</strong>. Sono infatti necessari interventi di predisposizione del sito del macchinario e degli impianti elettrici e idraulici, attività di installazione, montaggio e collaudo dei macchinari, oltre alla gestione di processi di digitalizzazione e automazione, la gestione della sensoristica e del software per IoT (Internet of Things). Gli elevati costi per energia elettrica e gas in Italia richiedono un costante presidio dei processi <em>energy saving</em> dei macchinari e degli impianti. Per gli investimenti nelle costruzioni sono richieste attività di adattamento delle strutture e dell’involucro degli edifici, la gestione della domotica, dell’efficientamento energetico e della sicurezza.</p>
<p>Anche la normativa sugli incentivi fiscali degli investimenti delinea una ampia articolazione delle tecnologie, applicandosi a beni strumentali controllati da sistemi computerizzati e gestiti tramite sensori, sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità, dispositivi per l’interazione uomo-macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica « 4.0 », oltre ai beni per l’elaborazione dei dati funzionali alla trasformazione digitale delle imprese. Tra i beni immateriali, oltre al software si trovano sistemi, piattaforme, applicazioni, algoritmi e modelli digitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Diffusione dei robot e raddoppiano piccole imprese che usano IA</span></h2>
<p>Nella crescente digitalizzazione della gestione dei macchinari si è sviluppata la presenza di robot e di applicazioni di intelligenza artificiale (IA), tecnologia sempre più diffusa tra le piccole imprese e le imprese artigiane. Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dall&#8217;Istat il 15,2% delle piccole imprese manifatturiere utilizza robot, mentre nel 2025 è raddoppiato il numero delle piccole imprese che usa l&#8217;IA, salite al 14,2%, segnando un significativo incremento rispetto al 6,9% del 2024 e al 4,4% del 2023. Tenuto conto del trend delle imprese attive, si stima che nel 2025 le piccole imprese che usano l’IA salgono del 110,8%. Nel confronto europeo l’uso dell’IA interessa il 17,0% delle piccole imprese tra 10 e 49 addetti nell’Unione europea a 27, con quote più elevate per Germania (23,1%) e Spagna (17,2%), mentre la diffusione in Francia (15,0%) è più allineata a quella dell’Italia (come anticipato pari al 14,2%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">L’artigianato sulla frontiera tecnologica</span></h2>
<p>Per la gestione dell’ultimo miglio della tecnologia e dell’innovazione è necessario l’intervento di imprese specializzate, con una elevata presenza di imprese artigiane, che adattano e personalizzano e potenziano le funzionalità dei beni di investimento. Circa un quarto della spesa delle imprese per l’innovazione si riferisce all’acquisto di macchinari e di beni e servizi di supporto ai processi innovativi. L’artigianato presidia questo segmento di offerta di beni strumentali e di servizi per l’implementazione delle tecnologie. A settembre 2025 nella manifattura di beni strumentali ad elevata intensità tecnologica e di conoscenza operano 16mila imprese artigiane mentre nei servizi di installazione di macchinari, di impianti elettrici e idraulici, nei servizi dell’economia digitale e nella riparazione di computer ed apparecchi per le telecomunicazioni operano 153mila imprese artigiane. Nel complesso sono 169mila le imprese artigiane, pari al 13,6% dell’artigianato che, sulla base della creatività e delle competenze dei loro 400mila addetti, intervengono sulle matrici tecnologiche mediante personalizzazioni e trasformazioni, orientandole ad una maggiore efficacia nei confronti del cliente utilizzatore finale del bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Le competenze sono il fattore critico</span></h2>
<p>Nell’ultimo miglio della tecnologia rimane critica la carenza di competenze: secondo gli ultimi dati del sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2025 le imprese artigiane faticano a trovare il 65,2% del personale a cui sono richieste elevate competenze per l’applicazione di tecnologie digitali quali intelligenza artificiale, <em>cloud computing</em>, <em>Industrial Internet of Things (IoT)</em>, <em>data</em> <em>analytics</em> e <em>big</em> <em>data</em>, realtà virtuale e aumentata e <em>blockchain</em>. Tra le maggiori regioni si registra una difficoltà di reperimento di queste competenze chiave per la transizione digitale superiore alla media in Toscana con 72,9%, Piemonte e Valle d’Aosta con 69,2%, Lombardia con 68,7%, Emilia-Romagna con 67,2% e Veneto con 65,6%.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Cinema, video e tv: un indotto di 5,0 miliardi di euro di servizi ad alta vocazione artigiana e 28mila addetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 06:10:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nella macchina-laboratorio del cinema italiano, a far girare l’ingranaggio non sono solo studi e colossi produttivi: sono migliaia di micro imprese artigiane che costruiscono set, suoni, immagini e movimenti. Una rete di saperi specializzati che sostiene oltre metà del valore del settore e dà forma concreta all’immaginario nazionale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108876" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-scaled.jpg" width="2560" height="1706" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-scaled.jpg 2560w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-2048x1365.jpg 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Nella filiera del cinema, della produzione video e di programmi televisivi i due terzi degli occupati e oltre la metà del fatturato sono creati nelle micro e piccole imprese. Il cinema contribuisce a generare una ampia domanda di servizi offerti da imprese artigiane ad elevata qualificazione. Queste reti di servizi rappresentano un fattore strategico dell’offerta della produzione cinematografica e sono caratterizzate da elevate competenze specialistiche, flessibilità e personalizzazione, tratti distintivi dell’impresa a valore artigiano.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Il perimetro della filiera</span></h2>
<p>Le attività legate al cinema, nell’articolazione statistica dei settori dell’economia italiana, si inquadrano all’interno di una filiera che comprende le attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, le relative attività di post-produzione (come il doppiaggio e il trattamento di pellicole) e di distribuzione, a cui si aggiungono le attività di proiezione cinematografica. La filiera si completa con l’apporto dei comparti della registrazione sonora e di editoria musicale e dell’attività di supporto alle rappresentazioni artistiche che comprende, tra le altre, le attività nel campo della regia, oltre a quelle dei produttori, scenografi, macchinisti teatrali, ingegneri delle luci, allestitori di scenari e fondali, gestori degli impianti di illuminazione e del suono.</p>
<p>In Italia nel perimetro della produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore e delle attività di supporto si contano 18.376<strong> imprese</strong> attive, con 50.991<strong> occupati</strong>, di cui circa i due terzi (64,0%) sono rappresentati dai 32.609 addetti delle <strong>micro e piccole imprese</strong> (MPI). Il settore genera un <strong>fatturato </strong>complessivo di 9,2 miliardi di euro, di cui 5,3 miliardi sono generati da micro e piccole imprese, pari al 57,1% del totale. Da sole le micro imprese con meno di dieci addetti realizzano vendite per 2,8 miliardi di euro, pari al 30,7% del giro d’affari del settore e danno lavoro a 22.619 addetti, il 44,4% dell’occupazione del settore.</p>
<p>Il <strong>confronto europeo</strong>, disponibile per l’attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore (che esclude le attività di supporto), registra per l’Italia 34mila addetti pari al 7,8% del settore dell’Unione europea. Il nostro Paese si colloca al quarto posto tra i 27 paesi dell’Unione europea: in prima posizione troviamo la Francia con 81mila addetti, pari al 18,3% dell’Ue, davanti alla Germania con 77mila addetti (17,4%) e la Spagna con 47mila addetti (10,7%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">La elevata domanda di servizi a vocazione artigiana </span></h2>
<p>La gran parte delle persone che lavorano nel comparto del cinema, audiovisivo e televisione è impiegata in micro e piccole imprese a dimensione artigiana. Inoltre, il settore presenta una alta intensità di servizi acquistati all’esterno, attivando una ampia filiera di fornitori di servizi che intrecciano skills professionali specializzati con una elevata vocazione artigiana. Gli <strong>acquisti di servizi</strong> dell’intera filiera ammontano a 5,0 miliardi di euro e pesano per il 54,1% dei ricavi dell’intero settore. Tale domanda sostiene l’<strong>occupazione nell’indotto dei servizi </strong>di 27.824 addetti.</p>
<p>Il cinema rappresenta un attivatore di una rete ad elevata qualificazione dell’artigianato di servizi, capace di generare uno spazio strategico di mercato, presidiato da imprese specializzate, caratterizzate da una straordinaria flessibilità e personalizzazione e una elevata propensione all’innovazione, tutti tratti distintivi dell’impresa a valore artigiano.</p>
<p>I servizi offerti da imprese e professionisti ad alta vocazione artigiana caratterizzano il ciclo produttivo del cinema, dell’audiovisivo e della musica fornendo un contributo essenziale lungo tutte le fasi della catena del valore. Si delinea un perimetro comprendente quattro aree di servizi. I <strong>servizi creativi e di artigianato artistico </strong>comprendono le<strong> scenografie e gli allestimenti</strong>, che coinvolgono laboratori del legno e del metallo, falegnamerie e imprese artigiane del legno-arredo; per i <strong>costumi e gli accessori </strong>scendono in campo le sartorie, i pellettieri e gli artigiani della moda; infine, per il <strong>trucco e l’acconciatura</strong> diventano essenziali i servizi di parrucchieri ed estetisti specializzati nei servizi per set e riprese.</p>
<p>La crescente digitalizzazione dei processi di produzione nel cinema rafforza l’apporto strategico dei<strong> servizi tecnici e digitali</strong>. Tra questi i service audio, luci e video, i servizi di post-produzione audio e video e i servizi digitali per la realizzazione di contenuti, un segmento presidiato da micro e piccole imprese di grafica, <em>motion graphics</em>, <em>web agency</em> e sviluppatori.</p>
<p>La produzione cinematografica si articola su differenti <em>location</em> che rendono vitali i<strong> servizi di supporto operativo e logistico</strong>, che comprendono le imprese artigiane di trasporto merci e persone che garantiscono la movimentazione delle attrezzature, oltre a quelle che gestiscono i servizi di noleggio dei mezzi di scena e dei furgoni, gli allestimenti temporanei per la produzione e per gli eventi di promozione quali i festival. Il catering e la ristorazione garantiscono i pasti per troupe e cast. La quarta area è rappresentata dai <strong>servizi di manutenzione e facility. </strong>La manutenzione degli impianti e le attrezzature è garantita dall’apporto di elettricisti, tecnici audio-video, imprese di manutenzione di impianti scenici, climatizzazione e sicurezza mentre i servizi agli immobili sono offerti dalle imprese artigiane di pulizia e dell’edilizia, queste ultime necessarie per piccoli interventi, tinteggiatura, adeguamenti funzionali dei set e degli spazi di produzione.</p>
<p>Una domanda di competenze di alto profilo viene frenata dalla carenza di manodopera specializzata. Nel perimetro di quarantotto professioni interessate dalla domanda di servizi a vocazione artigiana del cinema si registra una <strong>difficoltà di reperimento</strong> del 60,5% del totale delle entrate del 2024, superiore di 12,7 punti al 47,8% della media del totale delle imprese italiane.</p>
<p>In un settore ad alta esternalizzazione una rete diffusa sul territorio di artigiani specializzati che offrono servizi di alta qualità rappresenta un fattore strutturale che accompagna i successi del cinema italiano nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Gli italiani che si recano la cinema </span></h2>
<p>Concludiamo questa analisi con uno sguardo alla domanda di cinema che si delinea nelle statistiche sui consumi culturali dell&#8217;Istat. Nel 2023 sono 23 milioni e 86mila le persone con 6 anni e più che sono andate al cinema almeno una volta nell’anno, pari al 40,9%, con quote più elevate in Lombardia con 44,5%, Emilia-Romagna con 43,2%, Lazio e Campania con 43,2%. La quota dei frequentatori più assidui – almeno sette volte all’anno &#8211; è pari al 9,2%, e rappresenta un pubblico di 5 milioni 196 mila persone più fidelizzate allo spettacolo cinematografico. La quota è in salita rispetto al 2022 ma rimane inferiore alle percentuali pre-pandemia (15,1% nel 2019). Le donne con una più elevata presenza al cinema sono 2 milioni 721 mila pari al 9,4% e superano i 2 milioni 475mila uomini, pari al 9,0%. Il 37,1% delle presenze al cinema sono rilevate nelle città metropolitane e il 62,9% in altri comuni. In Italia si contano 1,6 cinema ogni 100mila abitanti e 1,4 cinema-teatro ogni 100 mila abitanti. Nel 2024 la spesa delle famiglie italiane per i servizi forniti da cinema, teatri e sale da concerto ammonta a 1.431 milioni di euro.</p>
<p><em>Nostre elaborazioni su dati Istat, Eurostat e Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali </em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>La moda italiana alla prova del futuro: come difendere il primato del Made in Italy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flavio Sciuccati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 07:10:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Futuro della Moda di fascia alta e del Lusso: rilanciare il Made in Italy tra sfide geopolitiche globali, mercati in frenata e nuovi comportamenti delle diverse generazioni di consumatori.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 61%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108820" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/4.Sciuccati.jpg" width="768" height="1152" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/4.Sciuccati.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/4.Sciuccati-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/4.Sciuccati-683x1024.jpg 683w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/4.Sciuccati-350x525.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></div>
					</div>
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<h2><span class="font-435549">La filiera della Moda¹ rappresenta da sempre uno dei pilastri strategici e prioritari del sistema produttivo italiano. Con circa <strong>550 mila addetti e 60 mila imprese produttive attive </strong>(tra industria ed artigianato), pari al <strong>16% delle aziende manifatturiere nazionali </strong>e al <strong>13% dell’occupazione del comparto</strong>, essa costituisce la <strong>seconda filiera manifatturiera del Paese per numero di addetti</strong>, dietro solo alla meccanica e metallurgia, e la <strong>terza per numero di imprese²</strong>.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La grande forza del <em>Made in Italy </em>risiede nella <strong>capillarità del tessuto imprenditoriale </strong>e nella <strong>completezza delle sue filiere</strong>, che integrano competenze, creatività, know-how e qualità consolidati in decenni di eccellenza. Dall’abbigliamento alla maglieria, dalla calzatura alla pelletteria, fino a oreficeria e occhialeria, l’Italia conserva un <strong>ecosistema produttivo verticale</strong>, capace di gestire l’intero ciclo, dalle materie prime (pelli, tessuti, materiali, componenti metallici) ai processi intermedi (stampa, laseratura, finissaggio, ecc.), fino alla produzione del prodotto finito. Una condizione pressoché unica al mondo, che spiega perché il nostro Paese sia da sempre la <strong>prima destinazione industriale per i grandi brand internazionali </strong>desiderosi di sviluppare collezioni ai più alti livelli qualitativi.</p>
<h3><span class="font-435549">Le minacce emergenti: illegalità, transizione tecnologica e nuovi concorrenti</span></h3>
<p>Negli ultimi anni, tuttavia, <strong>nuove minacce </strong>rischiano di intaccare il valore e la reputazione del <em>Made in Italy</em>. Da un lato, la <strong>presenza di aree grigie e di illegalità </strong>in alcuni segmenti della filiera mina la fiducia dei brand e danneggia la reputazione del sistema produttivo nel suo complesso. Dall’altro, la <strong>transizione tecnologica e ambientale </strong>richiede un impegno crescente: se la sostenibilità è ormai una condizione necessaria per collaborare con i grandi marchi, l’<strong>innovazione tecnologica </strong>rappresenta oggi il vero fattore competitivo. L’introduzione di sistemi digitali, automazione e software integrati consente di ridurre i lead time, migliorare il controllo qualità e aumentare l’efficienza operativa, generando un <strong>livello di servizio superiore </strong>– elemento chiave nella selezione dei fornitori da parte dei brand. A parità di prezzo e qualità, vince chi sa garantire <strong>tempi certi, tracciabilità e affidabilità</strong>.</p>
<p>A ciò si aggiunga la <strong>competizione crescente di nuovi poli produttivi europei </strong>– Romania, Bulgaria, Spagna, Portogallo, Turchia – dove la qualità della manodopera è in rapido miglioramento. Pur non raggiungendo ancora gli standard italiani, questi Paesi offrono costi inferiori e maggiore prossimità logistica, diventando <strong>partner alternativi </strong>per il <em>near-shoring </em>dei brand.</p>
<h3><span class="font-435549">Un mutamento narrativo: il rischio della perdita di un grande primato</span></h3>
<p>Lo studio strategico condotto da <strong>The European House – Ambrosetti </strong>nell’ambito della quarta edizione di Venice Sustainable Fashion Forum (Venezia, Fondazione Cini, 23-24 ottobre 2025) ha misurato la frequenza narrativa di otto attributi chiave associati ai principali produttori del settore Moda: quattro tangibili (innovazione tecnologica, accessibilità/prezzo, diritti dei lavoratori, sostenibilità ambientale) e quattro intangibili (lusso/prestigio, qualità artigiana, heritage, design/creatività)³. Cosa emerge? Che i <strong>Paesi d’origine dei brand europei </strong>– in particolare Italia, Francia e Spagna – pur restando centrali per Lusso e tradizione, <strong>stanno progressivamente perdendo terreno nella narrazione globale</strong>. La Cina, un tempo sinonimo di produzione di massa e scarse condizioni lavorative, sta oggi ridefinendo la propria immagine puntando su innovazione, creatività e tecnologia. Parallelamente, Paesi come Turchia e Romania consolidano la loro reputazione in termini di qualità e artigianalità, proponendosi come <strong>nuovi premium partner </strong>per i grandi gruppi del Lusso. Sul fronte della Sostenibilità, infine, <strong>nessun Paese emerge ancora come leader riconosciuto</strong>, lasciando aperto uno spazio competitivo che l’Italia potrebbe occupare con un approccio sistemico.</p>
<h3><span class="font-435549">L’incertezza del mercato del Lusso e la trasformazione dei consumi</span></h3>
<p>Dopo un decennio di crescita costante, il mercato globale del Lusso ha attraversato due momenti di crisi: il crollo del 2020 dovuto alla pandemia e, successivamente, la frenata post- boom del 2023.</p>
<p>Questa contrazione, tuttavia, non va interpretata come un segnale strutturale di debolezza. Storicamente, la produzione manifatturiera mondiale è sempre cresciuta nel tempo a un ritmo medio del 3% annuo, salvo eccezioni legate a crisi o eventi straordinari. Anche nel settore della Moda si osserva oggi un progressivo ritorno ai volumi produttivi pre- pandemici, nonostante il contesto geopolitico rimanga incerto.</p>
<p>Ciò che realmente cambia è <strong>il comportamento del consumatore</strong>, oggi più fluido, consapevole e orientato all’esperienza. Dopo la pandemia, i consumatori hanno privilegiato <strong>beni esperienziali </strong>rispetto a quelli personali, contribuendo a una momentanea contrazione dei consumi di Moda. Ma le prospettive di medio periodo restano positive: secondo stime⁴ recenti, nei prossimi dieci anni <strong>oltre 31 trilioni di dollari </strong>saranno trasferiti a livello globale da circa <strong>1,2 milioni di individui ad alto patrimonio </strong>(≥ 5 milioni  di  dollari)  alle  nuove  generazioni  di  <strong>Millennials  e  Gen  Z</strong>. Si tratta di una delle più grandi transizioni di ricchezza della storia moderna. Queste generazioni, cresciute nell’era digitale e segnate da un diffuso senso di incertezza, manifestano un comportamento di consumo definito <em>doom spending</em>: una propensione ad acquistare beni di Moda e di Lusso come <strong>espressione identitaria e risposta emotiva </strong>all’ansia per il futuro. Un atteggiamento che, pur irrazionale sul piano economico, rappresenta un motore di domanda inedito per il settore.</p>
<h3><span class="font-435549">Conclusione – Per un nuovo patto di filiera del Made in Italy</span></h3>
<p>Di fronte a questi mutamenti, il futuro della Moda di fascia alta e del Lusso di matrice italiana dipenderà fortemente dalla capacità di <strong>rinnovare la propria narrazione e il proprio modello competitivo</strong>. Il <em>Made in Italy </em>non ha perso il suo valore intrinseco, ma rischia di <strong>perdere rilevanza simbolica e attrattiva </strong>se non saprà evolversi nella percezione globale. Servono dunque <strong>azioni coordinate tra imprese, istituzioni e brand</strong>, per investire in:</p>
<ul>
<li><strong>innovazione tecnologica</strong>, per accrescere produttività e trasparenza;</li>
<li><strong>formazione e ricambio generazionale</strong>, per preservare i mestieri artigiani;</li>
<li><strong>comunicazione internazionale</strong>, per riaffermare il <em>Made in Italy </em>come ecosistema contemporaneo e non solo come icona del passato.</li>
</ul>
<p>Solo un <strong>nuovo patto di filiera </strong>– capace di integrare industria, artigianato, sostenibilità e storytelling – potrà garantire che l’Italia resti la <strong>capitale mondiale della qualità e della bellezza manifatturiera</strong>, anche nelle nuove geografie del Lusso e nelle economie delle generazioni future.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p><em>(Nella foto di Ivan Demenego, tratta da I Ritratti del Lavoro di Confartigianato, l&#8217;imprenditrice artigiana Chiara Sironi nel suo atelier di Lecco)</em></p>
<hr />
<h6>1 Il settore Moda è inteso in senso ampio, includendo le filiere Tessile (ATECO 13), Abbigliamento (ATECO 14), Pelle (ATECO 15), Gioielleria (ATECO 32.12 e 32.13) e Occhialeria (ATECO 32.50.5).</h6>
<h6>2 Elaborazione di TEH-Ambrosetti su dati AIDA, Istat, 2025.</h6>
<h6>3 Venice Sustainable Fashion Forum, The European House-Ambrosetti, 2025;</h6>
<h6>4 Family wealth transfer 2024, Altrata, 2024</h6>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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		<title>Il valore artigiano ben oltre l’artigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sara Lena e Francesco Maietta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 08:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricerca Radar Artigiano del Censis, condotta su 500 imprese, mostra come il valore artigiano travalichi i confini formali dell’Albo: un’evoluzione che sollecita la revisione della Legge Quadro del 1985, ormai non più adeguata a rappresentare la realtà produttiva italiana.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 61%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108599" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776157008_0b0de51380_h.jpg" width="837" height="836" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776157008_0b0de51380_h.jpg 837w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776157008_0b0de51380_h-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776157008_0b0de51380_h-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776157008_0b0de51380_h-768x767.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776157008_0b0de51380_h-350x350.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776157008_0b0de51380_h-348x348.jpg 348w" sizes="auto, (max-width: 837px) 100vw, 837px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Il 5° <em>Radar Artigiano</em>, attraverso un viaggio nel concreto quotidiano delle imprese italiane, ha consentito di verificare se e in che misura, anche in quelle formalmente non artigiane sono presenti i connotati tipici dell’imprenditore artigiano indicati dalla normativa e una o più dimensioni proprie del valore artigiano. Inoltre, se soggettivamente gli imprenditori intervistati si sentano artigiani.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Operativamente è stata realizzata un’indagine su <strong>200 imprese</strong> <strong>formalmente artigiane</strong>, cioè iscritte all’Albo dell’artigianato e <strong>300 non artigiane</strong>. Sono state coinvolte imprese nate a partire dal 2009, con una dimensione entro i 50 addetti (ma oltre il 71% con al massimo 9 addetti) e che operano in una molteplicità di settori, dalla manifattura ai servizi alla logistica al commercio.</p>
<p>Un primo risultato rilevante è che nel 55,7% delle imprese non artigiane coinvolte nell’indagine l’imprenditore ha i requisiti fissati dalla normativa per essere definito artigiano, vale a dire: esercitare la piena responsabilità gestionale assumendo in toto oneri e rischi aziendali e svolgere il proprio lavoro, anche manuale, in prevalenza nei processi produttivi aziendali.</p>
<p>Le imprese con i requisiti formali per iscriversi all’Albo che non l’hanno fatto indicano quali ragioni il 37,1% perché non ne erano a conoscenza, il 31,1% poiché non vogliono vincoli alla propria crescita dimensionale o a eventuali trasformazioni della forma societaria, mentre la quota rimanente richiama motivazioni molto diverse, quali il fatto che non sentissero la necessità di tale scelta o perché consulenti o il commercialista lo hanno sconsigliato di farlo.</p>
<p>Emerge poi come tra le imprese formalmente non artigiane, è alta la quota che considera una o più delle tante dimensioni in cui si scompone il valore artigiano come costitutiva del proprio operato, dal rapporto con materie prime e fattori produttivi, ai contenuti dei processi produttivi e dei prodotti, al clima interno alle imprese sino al rapporto con le comunità o i consumatori e i mercati.</p>
<p>Infatti, l’87,3% delle imprese non artigiane dichiara che i propri prodotti e/o servizi sono l’esito di una logica aziendale improntata al <em>bello e ben fatto</em>, con prodotti funzionali e, al contempo, marcati da cura del dettaglio e qualità.</p>
<p>Poi, il 65% delle imprese non artigiane crea prodotti e servizi modulati su esigenze specifiche dei consumatori, il 73,3% cerca di trasmettere ai consumatori il senso di unicità e di autenticità dei propri prodotti e l’88,3% sottolinea la propria attenzione nella cura del cliente, con lo sforzo di creare un legame <em>emotivo</em> con i prodotti e con l’azienda. Unicità e personalizzazione sono dimensioni costitutive del valore artigiano che, visibilmente, sono condivise da quote molto significative delle altre imprese.</p>
<p>Altra dimensione rilevante del valore artigiano, condivisa dal 73,7% delle imprese non artigiane, consiste nella centralità che nei processi produttivi hanno competenze, abilità e saperi dell’imprenditore e dei lavoratori, il cosiddetto <em>human touch</em>.</p>
<p>E, poi, c’è l’attenzione alla sostenibilità intesa in senso ampio, con il 59% delle non artigiane convinte che la propria azione è improntata alla tutela delle risorse naturali e dell’ambiente, e il 49,7% ritiene di contribuire alla coesione delle comunità in cui opera.</p>
<p>E, sempre in relazione al nesso con i territori e contesti in cui operano, il 60,3% delle imprese non artigiane richiama la propria vocazione a preservare e valorizzare tradizioni e saperi, che indicano come fondamento delle proprie produzioni. È anche questo un tratto costitutivo del valore artigiano che, in questa fase, è condiviso da mondi produttivi che non sono formalmente parte dell’artigianato italiano.</p>
<p>Ulteriore significativa dimensione tipica del valore artigiano, condivisa dall’82,7% delle non artigiane è il <strong>contesto lavorativo</strong> segnato da una buona relazionalità, cioè un ambiente lavorativo <em>friendly</em>, con relazioni a misura di persona.</p>
<p>Infine, altra dimensione costitutiva del valore artigiano, fatta propria anche dal 46% delle non artigiane, consiste in una profonda capacità di <strong>innovazione di processo e di prodotto</strong> come leva competitiva globale. E, anche grazie a questa spinta vitale, che le imprese italiane vanno per il mondo, e il 34% di esse condivide con le imprese artigiane un essenziale ancoraggio territoriale, che gli consente di portare sui mercati globali le risorse, i saperi e i prodotti locali.</p>
<p>I risultati del Radar Artigiano, quindi confermano oltre ogni ragionevole dubbio che tante delle dimensioni decisive del valore artigiano oggi connotano l’agire di imprese che formalmente artigiane non sono.</p>
<p>C’è poi anche una dimensione soggettiva, di autopercezione di imprenditori e imprese e, a questo proposito, il 62% delle non artigiane coinvolte nell’indagine dichiara di sentirsi artigiana, per cultura e modalità operative.</p>
<p><strong>Sentirsi artigiano e potersi proclamare esplicitamente interprete del valore artigiano consente alle imprese di esprimere valori percepiti come altamente positivi, tanto da costituire un motivo di orgoglio anche per le imprese non artigiane.</strong></p>
<p>Definirsi <em>artigiano</em> per imprenditori e imprese consente di evocare in modo sintetico e impressivo nell’immaginario collettivo qualità, personalizzazione, competenze, saperi, abilità, produzioni e prodotti più sostenibili, attenzione alla buona occupazione e a lavori motivanti e pregni di senso.</p>
<p>Quel che è rilevante è che oggi il valore artigiano va molto oltre il perimetro fissato dalla <strong>Legge Quadro n° 443/1985,</strong> che sin dalla sua fase di avvio ha svolto una straordinaria funzione di riconoscimento del ruolo delle piccole imprese e di quelle artigiane nel modello italiano di sviluppo, ma che oggi visibilmente non riflette più in modo compiuto il sistema produttivo italiano.</p>
<p>E, a questo proposito, la ricerca ha consentito di rilevare la distribuzione dei punti di vista di artigiani e non artigiani rispetto all’eventuale riforma della normativa stessa.</p>
<p>Tra le imprese non iscritte all’Albo, il 39,3% è favorevole a una <strong>revisione della normativa</strong>, il 27% reputa ancora valida l’attuale Legge e il 33,7% non ha opinioni definite in merito. Considerate le imprese non iscritte all’Albo, tra quelle che si sentono artigiane il 47,3% è favorevole alla modifica della denominazione rispetto a quella fissata dalla Legge Quadro del 1985, il 25,3% contrario e 27,4% incerto.</p>
<p>Invece, tra le imprese iscritte all’Albo, il 42,5% considera ancora valida la definizione della Legge Quadro del 1985 perché offre riferimenti chiari e precisi in un contesto di grande incertezza<em>.</em> Il 35,5% reputa superata l’attuale definizione di impresa artigiana perché non rispecchierebbe più il valore dell’artigianato, la realtà economica e le logiche produttive odierne. Il 22% non ha un’opinione precisa in merito.</p>
<p>Dalla ricerca, quindi, fuoriesce uno spettro ampio e articolato di opinioni con una prevalenza significativa dei favorevoli alla riforma soprattutto tra le imprese non artigiane, in particolare tra quelle che <em>dichiarano di sentirsi</em> artigiane che, più di tutte vorrebbero una modifica dei criteri definitori dell’impresa e dell’imprenditore artigiano.</p>
<p>Tra le imprese artigiane, invece, i contrari prevalgono rispetto ai favorevoli alla riforma, presumibilmente perché temono che ogni ampliamento del perimetro del loro mondo finirebbe per minacciare la sua identità distintiva, percepita come uno straordinario valore.</p>
<p>La verità è che la realtà sociale ha una sua intrinseca propulsione che rompe steccati e che nel tempo sfida le rappresentazioni consolidate e le norme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">L’evoluzione del sistema di imprese italiano, nelle sue molteplici componenti, impone di ripensare i cardini della regolazione che sembra avere esaurito la sua funzione, con un gap crescente tra le definizioni della norma e la materialità delle imprese</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così, ad esempio, va emergendo la necessità di ripensare i connotati del profilo dell’imprenditore artigiano poiché nell’era del digitale potrebbe non essere più così distintivo il riferimento al coinvolgimento anche manuale nei processi produttivi aziendali. E anche la fissazione di vincoli dimensionali rigidi potrebbe essere, come rilevato dai risultati della ricerca, un vincolo meno accettabile per tante imprese che si sentono artigiane e sono convinte di operare come tali.</p>
<p>La riforma della Legge Quadro, quindi, risponderebbe ad esigenze emergenti dall’evoluzione concreta dei processi produttivi di impresa e della relazionalità tra quest’ultima, i soggetti e i contesti con cui entra in relazione.</p>
<p>Ridefinire i confini dell’universo artigiano non sarebbe altro che una presa d’atto che il modo di perimetrare tale universo, altamente efficace negli anni Ottanta, oggi non riflette più la materialità del sistema di imprese, e impedisce a tante aziende di beneficiare di quella distintività, tanto apprezzata, che solo l’artigianalità riconosciuta attribuisce a un’impresa.</p>
<p>L’ampia quota di imprese non artigiane che dichiara di sentirsi artigiana è una sorta di certificazione ulteriore di quanto emerso nelle precedenti edizioni del Radar Artigiano: il valore artigiano incarna un modo di fare impresa che, oltre a smentire le profezie di fine imminente dell’artigianato, in realtà lo proietta nel futuro. Non a caso il lavoro artigiano presenta una molteplicità di caratteri che coincidono con quelli che i giovani attribuiscono al buon lavoro, quello che sarebbe portatore di senso e nuove identità.</p>
<p>La radicalità delle trasformazioni del quarantennio che ci separano dalla promulgazione delle Legge Quadro, con l’insorgere di innovazioni straordinarie e difficoltà inedite che pesano sui conti economici e la sostenibilità stessa delle imprese, ha comunque confermato che lo sviluppo italiano ancora una volta dovrà contare sullo slancio generato dalla resilienza dell’impresa artigiana e, più in generale, della piccola e piccolissima impresa.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
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		<title>Le nuvole dell’incertezza e scenari globali a forte turbolenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 08:20:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non più crisi isolate, ma una tempesta di shock concatenati: il 35°Report congiunturale dell’Ufficio Studi di Confartigianato mette a fuoco un’era in cui incertezza e turbolenza sono la nuova normalità.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/le-nuvole-dellincertezza-e-scenari-globali-a-forte-turbolenza/">Le nuvole dell’incertezza e scenari globali a forte turbolenza</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 61%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108617" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h.jpg" width="1032" height="1032" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h.jpg 1032w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-1024x1024.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-768x768.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-350x350.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54776260725_ce690f91bf_h-348x348.jpg 348w" sizes="auto, (max-width: 1032px) 100vw, 1032px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">«Un autunno denso di incognite, tra crisi geopolitiche, impatto dei nuovi dazi statunitensi e accelerazione delle trasformazioni globali. È questo lo scenario che emerge dal 35° Report congiunturale presentato dall’Ufficio Studi di Confartigianato in anteprima a Roma in occasione di <em>Match Point».</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Un nuovo (dis)ordine mondiale</span></h2>
<p>L’Europa si trova oggi schiacciata tra la leadership economica degli Stati Uniti e l’avanzata della Cina, quest’ultima frenata in modo significativo dalla pandemia. Una analisi dei dati del Fondo monetario internazionale evidenzia che nel 2012 gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno superato l’<strong>Unione europea </strong>in termini di peso sul PIL mondiale, valutato in dollari USA, e nel 2027 sarà la <strong>Cina</strong> a sorpassare l’Europa. Le politiche protezioniste degli Stati Uniti hanno contribuito a dare nuovo spessore alle alleanze all’interno della <strong>Shanghai Cooperation Organization (SCO)</strong>, un gruppo di dieci economie emergenti &#8211; Cina, India, Russia, Pakistan, Iran, Kazakistan, Uzbekistan, Bielorussia, Kirghizistan e Tagikistan – che rappresenta il 23,8% del PIL mondiale e il 42,3% della popolazione, dati che testimoniano come il baricentro economico mondiale sia sempre più proiettato ad Oriente. Per il made in Italy si tratta di mercati significativi, ma meno dinamici a seguito delle conseguenze di pandemia e conflitti. Nel 2025 nell’area dei dieci paesi SCO nel 2025 (ultimi dodici mesi a maggio) l’Italia esporta per 27 miliardi di euro, il 4,3% del totale export nel mondo. I cali delle vendite in Cina, ma soprattutto in Russia, hanno determinato tra il 2021 e il 2025 una flessione del 9,0% dell’export verso i dieci paesi SCO, a fronte di un aumento del 22,3% registrato nel resto del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Le sfide della pressione demografica </span></h2>
<p>La ricerca di nuovi punti di equilibrio nelle relazioni internazionali si intreccia con la turbolenza rilevata sul piano demografico. Lo studio mette in luce il boom africano, che si riverbera sui flussi migratori verso i paesi europei: entro il 2050 l’Africa guadagnerà quasi un miliardo di abitanti, mentre l’Europa ne perderà 41 milioni. Nel 2025 il rapporto è di 2,1 africani per ogni europeo, destinato a salire a 3,5 a metà secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">La crisi dei motori europei</span></h2>
<p>La Germania, storica locomotiva economica del continente, rischia il terzo anno consecutivo di recessione, mentre la Francia manifesta diversi segnali di fragilità, dominati dalla crescita del debito pubblico, dalla elevata pressione fiscale e dalla minore performance di crescita ed export.</p>
<p>Il contributo della <strong>Germania</strong> alla crescita dell’Unione europea, che nel quinquennio tra il 2009 e il 2014 era pari al 55,9%, è sceso allo 0,2% nel quinquennio 2019-2024. La bassa domanda tedesca rispetto al trend dell’area dell’euro ha determinato tra il 2021 e il 2025 un minore export italiano in Germania di 15,5 miliardi di euro. Per la <strong>Francia</strong>, il report di Confartigianato sottolinea l’evoluzione più critica di alcune grandezze economiche nell’arco delle <a href="https://www.elysee.fr/en/emmanuel-macron">due presidenze di Emmanuel Macron</a>. Nel 2022 il <strong>debito pubblico</strong> francese ha superato in valore assoluto quello italiano, collocandosi al primo posto nell’UE. Tra il 2016 e il 2024 il rapporto <strong>debito/PIL</strong> in Francia sale di 14,9 punti percentuali, a fronte della stabilità in Italia (+1,1 p.p) e il calo registrato in Germania (-5,8 p.p.). Lo <strong>spread sul rendimento dei titoli di stato</strong>, misurato dal differenziale di rendimento dei titoli decennali francesi rispetto ai bund tedeschi si avvicina a quello dei titoli italiani (12 punti base di differenza ad agosto 2025), mentre nel 2017 lo spread francese era risultato mediamente superiore di 130 punti a quello italiano. Mentre scriviamo (al 22 settembre 2025) gli spread di Francia e Italia si sono allineati al valore di 82 punti base. Il <strong>PIL pro capite </strong>tra il 2016 e il 2024 in Francia registra un incremento in termini reali del 7,2%, inferiore al +10,7% dell’Italia, mentre la Germania segna un limitato +2,9%. Si osserva una analoga graduatoria nei tre maggiori paesi dell’Ue per il trend delle <strong>esportazioni di beni</strong> in volume: la Francia con +11,0% segue l’Italia che registra un +15,0%, mentre la Germania si ferma al +6,6%.</p>
<p>Le imprese e famiglie francesi sono strette tra la più <strong>elevata pressione fiscale</strong> tra i 27 paesi dell’UE e una <strong>bassa qualità dei servizi pubblici</strong>. Il carico fiscale in Francia è al 45,2% del PIL, necessario per finanziare la seconda spesa pubblica primaria europea (55,1% del PIL al netto degli interessi), a fronte della ventitreesima posizione nell’Ue a 27 per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Quali focolai delle crisi prossime venture?</span></h2>
<p>Il primo quarto del XXI secolo è caratterizzato dal succedersi di numerose e gravi crisi. Ne contiamo dodici. Dall’attacco alle Torri Gemelle del 2001, sono seguite la Grande Crisi (2008-2009), la crisi del debito sovrano europeo (2011-2013), il primo tempo della crisi russo-ucraina (2014), la pandemia (2020), la crisi delle commodities e delle filiere globali (2020-2021), l’invasione dell’Ucraina (2022), la crisi energetica (2022), i conflitti in Medio Oriente (2023) e da ultimo l’incertezza innescata dai dazi statunitensi (2025). Il succedersi di queste violente turbolenze si è intersecata con una crisi climatica e una demografica, intensificando la frequenza delle recessioni. In Italia in diciassette anni tra il 2008 e il 2024 si sono registrati sei anni di recessione, mentre nei precedenti quarantasette anni (1961-2008) si registrarono solo due anni di recessione (1975 e 1993).</p>
<p>Per il futuro si delineano alcuni possibili fattori di innesco di ulteriori crisi, e qui ne citiamo alcuni. La carenza di<strong> materie prime critiche</strong> determinata da tensioni geopolitiche e conflitti, potrebbe portare ad un rallentamento, se non addirittura ad un blocco, dei processi di transizioni digitale e green delle economie europee. L’Unione europea, infatti, presenta una <a href="https://single-market-economy.ec.europa.eu/sectors/raw-materials/areas-specific-interest/critical-raw-materials_en">elevata dipendenza dall’estero di queste materie prime</a>. Lo scoppio di un conflitto nel Pacifico metterebbe in crisi la produzione di<strong> microchip</strong>, concentrata tra Taiwan, Corea del Sud e Cina, determinando una carenza di componenti essenziali per la produzione di <em>device</em>, apparecchiature elettroniche industriali, macchinari e mezzi di trasporto, beni ad elevato contenuto di tecnologie digitali.</p>
<p>I conflitti che interessano i primari mercati di offerta dell’energia – oggi sono interessati quelli della Russia e del Medio Oriente – mantengono elevate le tensioni sui prezzi delle<strong> commodities energetiche</strong>, le quali sono molto difficili da metabolizzare. Dopo la bolla del 2022, nel 2025 i prezzi retail di energia elettrica e gas rimangono ancora del 44% superiori ai livelli del 2021. <em>Last but not least</em>, in ambito finanziario rischi sistemici potranno provenire dalla <strong><em>crypto economy</em></strong>. Dopo le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, accelera il valore di mercato delle criptoattività, già cresciuto nel corso del 2024. Dopo l’annuncio di iniziative volte a rafforzare l’adozione di strumenti digitali denominati in dollari da parte della nuova amministrazione statunitense è ulteriormente aumentato per salire a 3,8 trilioni di dollari a inizio settembre 2025, pari al 3,4% del PIL mondiale. La forte espansione di criptoattività caratterizzate da un’elevata volatilità delle quotazioni comporta rischi potenziali anche per la stabilità finanziaria, sulla base delle interazioni tra la <em>crypto economy</em>, il settore finanziario tradizionale e l’economia reale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Nostre elaborazioni su dati Banca d’Italia, Coinmarketcap, Commissione europea, Fondo monetario internazionale, Eurostat, Istat e Nazioni Unite</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Dentro la complessità: il tessuto imprenditoriale italiano tra forza e fragilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Magatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 08:50:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La polarità tra piccolo e grande rivela una via italiana allo sviluppo che sfida i modelli dominanti senza imitarli, come mostra il Terzo Rapporto Italia Generativa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-xsdn-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 71%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108471" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/COPERTINA.png" width="1000" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/COPERTINA.png 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/COPERTINA-300x300.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/COPERTINA-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/COPERTINA-768x768.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/COPERTINA-350x350.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/COPERTINA-348x348.png 348w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Al di là della dicotomia piccolo/grande, negli anni Sessanta e Settanta il Censis di Giuseppe De Rita contribuì a interpretare l’evoluzione di un Paese in pieno boom economico che imboccò una strada inattesa: quella del decentramento produttivo e della diffusione delle PMI. Fu la spinta imprenditoriale dal basso a diventare il motore di una crescita economica tumultuosa, ma anche eterodossa rispetto alle principali teorie economiche del tempo.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il grande merito dell’analisi del Censis fu quello di cogliere la dinamica profonda di una società che entrava con entusiasmo e determinazione nella sua stagione matura, mostrando una straordinaria vitalità, originalità e genialità. L’Italia, infatti, è l’unico Paese in cui lo sviluppo economico del secondo dopoguerra non si è accompagnato a una semplice crescita delle imprese esistenti, ma ha portato a un aumento significativo del loro numero.</p>
<p>L’interpretazione offerta dal Censis è stata però spesso contestata da chi sostiene che il problema dell’Italia sia dato proprio dall’eccesso di piccole e medie imprese, considerate un vincolo alla modernizzazione del Paese. Secondo questa prospettiva, la soluzione sarebbe favorire un processo di aggregazione per creare imprese più grandi, capaci di superare i limiti di una struttura produttiva troppo frammentata.</p>
<p>In questo senso, il <a href="https://www.italiagenerativa.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Terzo  Rapporto Italia Generativa</strong></a>  fornisce alcuni elementi di valutazione che possono aiutare la riflessione ad andare oltre questa sterile contrapposizione, ormai superata anche dall’accresciuto fenomeno esemplare delle cosiddette “multinazionali tascabili”: piccole e medie imprese dinamiche che hanno mostrato una capacità competitiva basata non sui costi, ma sulla qualità della produzione e su un decentramento territoriale virtuoso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Nel confronto con il panorama europeo, l’idea che l’Italia sia un Paese fondato esclusivamente su piccole imprese appare solo parzialmente vera.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intanto, questa caratteristica non sembra essere un’esclusiva italiana.</p>
<p>Osservando i dati continentali, fatta eccezione per Paesi con situazioni particolari come Lussemburgo, Svizzera, Irlanda e Olanda, il <strong>quadro dimensionale</strong> delle imprese italiane non si discosta molto da quello di economie comparabili per popolazione e sviluppo. Ad esempio, analizzando il numero di imprese per classi di addetti, emerge che il 94,6% delle imprese italiane sono microimprese con meno di 10 dipendenti, un valore in linea con la media europea (94,2%) e con Paesi come la Francia (96,1%) e la Spagna (94,8%). Solo la Germania presenta una percentuale significativamente inferiore (84%) e una distribuzione più bilanciata tra le varie dimensioni aziendali.</p>
<p>Anche il <strong>numero medio di addetti</strong> per impresa in Italia è simile a quello della Francia (4) e vicino a quello della Spagna (5), che corrisponde alla media europea. In questo caso, la differenza rimane significativa con la Germania, dove il valore sale a 12.</p>
<p>L’Italia si distingue per il <strong>numero totale di imprese</strong>. In questo indicatore, il nostro Paese si colloca al secondo posto in Europa (4,5 milioni), dopo la Francia (5 milioni) e prima di Spagna (3,5 milioni) e (piuttosto distaccata) Germania (3,2 milioni). Allo stesso tempo, l’Italia è prima per numero di imprese nei settori manifatturiero e commerciale.</p>
<p>Per comprendere la specificità italiana, però, occorre guardare in un’altra direzione.</p>
<p>Se si considera il <strong>fatturato netto</strong>, l’Italia si colloca al terzo posto (4,2 milioni di euro), dopo la Germania (marcatamente al vertice del ranking con 10,4 milioni) e la Francia (5,6 milioni), mentre supera la Spagna (3 milioni).</p>
<p>Un altro interessante indicatore è la distribuzione del fatturato netto per classe dimensionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Dai dati emerge che in Italia le grandi imprese (oltre 250 addetti), che rappresentano lo 0,1% del totale delle imprese, generano solo il 38% del fatturato netto. In Francia, nonostante una percentuale simile di grandi imprese (0,1%), questo segmento arriva al 60%; mentre in Spagna, un altro paese simile al nostro, tale valore è del 46%. In Germania, dove la quota di grandi imprese è più alta (0,4%), queste ultime generano il 63% del fatturato.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>valore aggiunto</strong>, l’Italia è terza in Europa con 1,1 milioni di euro, dopo la Germania (2,9 milioni) e la Francia (1,5 milioni).</p>
<p>Più che la sola dimensione delle imprese, il modello italiano sembra dunque essere caratterizzato dai seguenti <strong>elementi chiave</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Maggiore contributo delle microimprese</strong>. In Italia, il contributo delle imprese sotto i 10 addetti (che rappresentano il 94,5% del totale) concorre per un 23% al fatturato netto totale, contro un 16% della medesima fascia dimensionale francese (pari al 96,1%). Allargando la prospettiva e considerando le classi dimensionali, in Italia le imprese con meno di 50 dipendenti contribuiscono per oltre il 40% al fatturato netto, contro il 28% della Francia, il 37% della Spagna e il 23% della Germania. Guardando al fatturato netto per addetto, l’Italia supera Francia e Germania nelle classi 10-19 e 20-49 dipendenti. Anche il valore aggiunto per classe di addetti segnala il 26% delle imprese italiane, contro un 16% di quelle francesi. In sintesi, il valore aggiunto apportato dalle imprese sotto i 50 dipendenti è pari al 45% in Italia e al 32% in Francia e Germania.</li>
<li>L’Italia si distingue per la <strong>forte presenza di medie imprese industriali</strong>. Guardando al fatturato netto per addetto, supera Francia e Germania anche nella classe 50-249 dipendenti. Come dimostra la letteratura economica, lo sviluppo delle medie imprese italiane, che rappresentano gran parte della capacità di export del nostro Paese, è in larga parte il risultato dell’evoluzione dei distretti industriali. Si tratta di un segmento di grande rilevanza economica e strategica che, in presenza di determinate condizioni, ha dimostrato di poter evolvere ulteriormente, come conferma la “metamorfosi del modello emiliano”. I principali elementi che caratterizzano questo particolare sviluppo sono: l’irrobustimento delle dimensioni delle imprese, la spiccata apertura internazionale, il convinto investimento nel fattore umano e nella conoscenza, la capacità di infrastrutturare il contesto con reti fiduciarie e collaborative, oltre che con buone relazioni territoriali, il potenziamento delle specializzazioni di artigianato industriale e tecnologiche, la scelta chiara verso il miglioramento continuo della qualità di prodotti e servizi (innovazione) rispetto alla quantità (volumi), un dialogo convergente e fattivo tra sfera privata e sfera pubblica. In questo “modello”, la vocazione imprenditiva e la ricerca della coesione sociale sono diffuse, la media impresa emergente è in grado di catalizzare e fare da traino a un sistema più ampio di filiera.</li>
<li>La <strong>scarsa presenza di grandi imprese</strong> in Italia è un fenomeno storico. Tradizionalmente, le grandi aziende sono state di proprietà statale e attive in settori strategici come la chimica, la siderurgia e l’energia, che richiedono ingenti investimenti in infrastrutture. Nonostante la privatizzazione degli anni Novanta, questo modello persiste. La globalizzazione ha colpito maggiormente le grandi imprese private italiane rispetto alle PMI. Questo perché molte grandi aziende hanno dato la priorità ai risultati finanziari rispetto a quelli industriali, riducendo la qualità e la quantità degli investimenti. Di conseguenza, il fatturato delle grandi imprese pubbliche italiane è passato da 75 a 150 miliardi di euro tra il 1991 e il 2016, mentre quello delle grandi imprese private è sceso da 55 a 29 miliardi. Questo declino è dovuto anche alla delocalizzazione, con alcune aziende che si sono trasferite all’estero per sfruttare incentivi economici e fiscali, mentre altre sono state acquisite da gruppi stranieri. Anche le imprese estere incontrano difficoltà in Italia, spesso a causa di un contesto giurisprudenziale e burocratico sfavorevole.</li>
</ul>
<p>Il tessuto imprenditoriale italiano costituisce un ecosistema articolato, caratterizzato da <strong>varietà dimensionale</strong> (con la convivenza di micro, piccole, medie e grandi imprese), <strong>pluralità settoriale</strong> (manifatturiero, servizi, agroalimentare) e <strong>radicamento territoriale</strong> (sviluppo distrettuale, realtà urbane e periferiche). Questa particolare configurazione presenta indiscutibili punti di forza, ma allo stesso tempo presenta diverse fragilità strutturali, alcune delle quali già ben note, come l’elevata frammentazione, il passaggio di testimone dall’industria ai servizi (sebbene il settore manifatturiero rimanga solido) e la scarsa propensione a investire, soprattutto da parte delle piccole e microimprese. Queste incertezze sollevano interrogativi sulla morfologia della struttura produttiva e sulla capacità delle imprese di questa fascia di crescere ulteriormente. Le preoccupazioni sono legittime, considerando le forti tensioni geopolitiche e l’instabilità del quadro macroeconomico globale.</p>
<p>Oggi, in particolare, tra le questioni con cui l’Italia si trova a fare i conti ci sono:</p>
<ul>
<li><strong>bassa produttività</strong>. In termini di produttività del lavoro corretta per i salari, l’Italia è al di sotto della media UE (149,4% contro 152,6% EU). La bassa produttività ha conseguenze significative sulla capacità del Paese di crescere e mantenere il livello di vita raggiunto nei decenni passati.</li>
<li><strong>Bassi salari</strong>: questo dato ha una triplice spiegazione. In primo luogo, il forte carico fiscale che pesa sul lavoro: in Italia, gli oneri sociali a carico del datore di lavoro raggiungono il 27,6% delle retribuzioni, mentre la media EU è pari al 21,8% (in Francia sono il 28,3% e in Germania il 19,4%). Questo comprime le disponibilità economiche per sostenere gli stipendi. In secondo luogo, la tendenza a una redistribuzione delle risorse dal lavoro al capitale, che si registra in Italia come in altri Paesi. Infine, la sopracitata bassa produttività, che da un lato comporta l’impossibilità di distribuire ricchezze e dall’altro persiste proprio in ragione dei bassi salari, che costituiscono un’alternativa all’investimento in nuove tecnologie e nuovi modelli organizzativi.</li>
<li><strong>Vulnerabilità di un modello centrato sulle medie imprese altamente competitive</strong>: la forte instabilità geopolitica rischia di mettere a repentaglio i risultati ottenuti. Tanto più che la virtuosità della parte esportatrice del modello economico italiano non è allineata con il forte indebitamento pubblico e la più generale scarsa produttività del Paese. È come se ci fossero due Italie che hanno ben poco a che fare l’una con l’altra, dove la prima in larga parte sostiene la seconda.</li>
</ul>
<p>La recente <strong>riduzione dei tassi di interesse</strong> ha fornito un impulso positivo all’economia, ma la redditività delle imprese ha mostrato segni di peggioramento. Il credito erogato è rimasto stabile rispetto allo scorso anno (+0,9%), con una lieve crescita in termini di importi (+2,4%), nonostante gli aumentati costi di finanziamento. La capacità delle imprese di rimborsare i debiti è rimasta mediamente buona, e il tasso di deterioramento dei prestiti bancari si è confermato contenuto. Tuttavia, il tasso di default medio delle società di capitali è stimato in leggero incremento sull’anno precedente (+2,9%) a fine 2024. Questo scenario evidenzia una fragilità strutturale che ostacola gli investimenti e le strategie di lungo periodo.</p>
<p>Il <strong>sistema finanziario italiano</strong> è stato oggetto di molte analisi, in particolare per quanto riguarda il modello “banco-centrico”. Anche in relazione ai processi di verticalizzazione in atto, il tema dell’accesso alle risorse finanziarie merita attenzione, considerando le caratteristiche intrinseche dell’imprenditoria italiana. Anche i dati relativi alle imprese sociali del nostro Paese mostrano un quadro finanziario fragile: il 68% dichiara di avere un orizzonte di sostenibilità finanziaria di soli 12 mesi, il 16% circa una sostenibilità inferiore ai 3 mesi, e solo il 7% circa afferma di avere una prospettiva superiore ai 24 mesi.</p>
<p>La polarità tra piccole e grandi imprese racconta molto di più di quanto si pensi. Essa evidenzia la tensione di fondo tra standardizzazione e scalabilità da un lato, e varianza e innovazione dall’altro; o tra globalizzazione da un lato e radicamento locale dall’altro.</p>
<p>Il modello italiano si caratterizza per la forte presenza di un’élite con matrice industrialista, impegnata a valorizzare le competenze locali. Questa élite anima un’imprenditorialità vigorosa e un’economia intermedia operante secondo logiche di filiera, lascito di una lunga storia di creative produzioni artigianali.</p>
<p>La gestione di questa tensione non è mai stata facile per il nostro Paese, che ha dimostrato di non essere adatto alle grandi imprese. E non lo è tutt’oggi.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
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		<title>Generazioni in attesa: il futuro messo in pausa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Valerii]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 08:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel Paese dove nascite e imprese calano insieme, si afferma una nuova cultura dell’attesa: meno rischi, più eredità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 90%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108434" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/train-2593687_1280.jpg" width="1280" height="851" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/train-2593687_1280.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/train-2593687_1280-300x199.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/train-2593687_1280-1024x681.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/train-2593687_1280-768x511.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/train-2593687_1280-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">L’accostamento non sembri sacrilego: la generatività è l’elisir che accomuna sia le giovani coppie intenzionate a mettere al mondo un figlio, sia la propensione ad avviare una impresa. Sono due dimensioni esistenziali – la vivacità demografica e la vivacità del tessuto produttivo – in cui oggi si evidenziano rischi preoccupanti per l’Italia.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La crisi delle nascite – anno dopo anno battiamo nuovi record negativi e da quattro anni siamo precipitati sotto la soglia dei 400.000 nati – è confermata dai primi dati relativi al 2025. Già nei primi tre mesi di quest’anno le nascite sono diminuite del 7,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (e da gennaio la popolazione complessiva si è già ridotta di 13.000 unità). È evidente l’impatto dello tsunami demografico sui tassi di natalità delle imprese. In tutta onestà, bisogna ammettere che si tratta di un processo irreversibile, in assenza di significativi contributi dall’estero. Vediamo perché.</p>
<p>Il 2008 è stato l’anno dopo il quale è iniziata una fase di riduzione ininterrotta delle nascite. Rispetto ad allora, nel 2024 abbiamo registrato 206.000 nati nell’anno in meno (-35,9%). Se si considera che nello stesso arco di tempo le donne in età feconda (statisticamente, per convenzione, la popolazione femminile di 15-49 anni di età) sono diminuite di quasi 2,5 milioni (-17,9%), si comprende che circa due terzi delle nascite mancanti è da attribuire alla forte riduzione delle potenziali madri. Ciò significa che<strong> il processo di denatalità è destinato inesorabilmente a perpetuarsi anche qualora si riuscisse miracolosamente a invertire la traiettoria declinante del tasso di fecondità (oggi al minimo, con 1,18 figli per donna)</strong>. Ciò non vuol dire che sia inutile investire risorse pubbliche nelle misure di sostegno alla genitorialità (sgravi fiscali strutturali e trasferimenti monetari, asili nido pubblici, congedi parentali più generosi, strumenti di conciliazione tra il lavoro e le attività di cura per le donne occupate) e in lungimiranti politiche giovanili (si pensi solo al problema della casa per le giovani coppie), per il semplice motivo che altrimenti ci troveremmo a commentare dati ancora peggiori.</p>
<p>Bisogna però soffermarsi su un effetto nascosto della denatalità, che finora non è stato sottolineato. All’immagine di una piramide demografica rovesciata, con una base (formata dalle coorti più giovani) che si assottiglia progressivamente e un vertice (formato dalle persone nella terza e quarta età) che invece si allarga sempre di più, si sovrappone perfettamente l’immagine di un imbuto dei patrimoni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Meno nascite significano meno eredi, meno eredi significano eredità più cospicue. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con quale effetto psicologico su coloro che sanno di essere destinatari di un atto di successione (appartenenti non solo alle famiglie abbienti, ma anche a buona parte della classe media patrimonializzata)? Gli effetti sono due.</p>
<p>Il primo effetto è una <strong>riduzione della propensione all’assunzione del rischio imprenditoriale</strong> (che si somma all’oggettivo prosciugamento del bacino di giovani in cui fermentano gli <em>animal spirits</em> della vocazione imprenditoriale che in passato hanno fatto grande l’Italia). Perché, se è vero che la concentrazione dei patrimoni rappresenta una rete di protezione per i tanti giovani che navigano a vista verso un futuro incerto e periglioso, è altrettanto vero che ciò determina una rottura del nostro modello di sviluppo tradizionale, con riferimento proprio a quel lievito vitale rappresentato dall’attitudine al fare impresa. Già nell’ultimo decennio (tra il 2013 e il 2023) i titolari e i soci d’impresa con meno di 30 anni si sono ridotti rispettivamente del 25,2% e del 40,6% per effetto della transizione demografica e anche a causa di una minore intraprendenza dei potenziali <em>rentier</em>.</p>
<p>Il secondo effetto dell’imbuto dei patrimoni è un inedito disincanto delle giovani generazioni verso il lavoro. Per accorgersene, basta tirare un bilancio dell’effervescente mercato del lavoro dell’ultimo anno, segnato da un numero record di occupati (più di 24 milioni) e dall’eccesso di domanda di lavoro rispetto all’offerta, ma non privo di paradossi. Ebbene, nel 2024 abbiamo registrato 352.000 occupati in più: +508.000 lavoratori dipendenti permanenti e -203.000 a termine, +508.000 a tempo pieno e -156.000 a tempo parziale, a cui sommare 47.000 lavoratori indipendenti in più. Tuttavia, <strong>più dell’80% dell’occupazione creata ha riguardato gli over 50 anni. Tra gli under 35 sono aumentati invece gli inattivi (+152.000). Perché i giovani rimangono ai margini del mercato del lavoro? Perché per loro il lavoro non possiede più l’aura dell’obbligo sociale.</strong> Anzi, è diventato socialmente accettabile dimettersi al buio, senza un piano B, o rifiutare un impiego ritenuto non gratificante economicamente o non esattamente in linea con le proprie aspirazioni. In altri termini, per loro il lavoro non rappresenta più un valore in sé, bensì solo un tassello dentro un mosaico più ampio: la propria vita. Non solo il lavoro ha perso, ai loro occhi, la forte carica identitaria che invece possedeva per le generazioni precedenti, ma soprattutto hanno interiorizzato la forte svalorizzazione del lavoro in corso da anni. Infatti, sacrificato sull’altare della competitività, in Italia il valore medio in termini reali di salari e retribuzioni risulta inferiore dell’8,7% rispetto al 2008, come ha calcolato recentemente l’Ilo (l’Organizzazione internazionale del lavoro).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">La scintilla vitale della generatività rischia dunque di affievolirsi, sia a causa dei processi strutturali in atto (la radicale denatalità), sia per effetto dei cambiamenti avvenuti nella sfera immateriale (l’immaginario collettivo delle giovani generazioni). </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che si tratti di mettere al mondo un figlio o di avviare un’attività economica individuale, parliamo di scelte esistenziali che oggi possono sembrare un azzardo inaccettabile a coloro che hanno maturato la consapevolezza scoraggiante di non vivere più dentro l’onda lunga dell’accrescimento economico e del miglioramento del posizionamento sociale. Se le cose stanno così, allora è meglio aspettare l’eredità, piuttosto che alzare la saracinesca di una nuova impresa.</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
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		<title>I dieci driver evolutivi dell’artigianato che cresce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 08:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dieci traiettorie di crescita in un ecosistema imprenditoriale ostile: dove l’artigianato evolve, reagisce e si afferma</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 49%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108446" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E.jpg" width="1280" height="1920" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E-683x1024.jpg 683w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E-768x1152.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E-1024x1536.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/QUINTAVALLE_E-350x525.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-14" data-row="script-row-unique-14" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-14"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-15"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-179988 font-435549">Un esame degli indicatori internazionali di contesto del “fare impresa” sancisce che l&#8217;Italia non è un paese per imprenditori. Una elevata pressione fiscale finanzia una spesa pubblica che pesa la metà del PIL ma che è poco efficiente: la qualità dei servizi pubblici italiani è tra le più basse d&#8217;Europa. La carenza di competenze è aggravata dalla fuga di giovani laureati. Per un esame dei dati di dettaglio sulle condizioni di contesto si può consultare l’ultimo Rapporto annuale di Confartigianato.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se un contesto difficile condiziona le imprese in fasi normali del ciclo economico, questo diventa oppressivo in un’era di elevata instabilità, nel quale i nodi della bassa crescita vengono al pettine. Negli ultimi diciassette anni (2008-2024) sei anni sono stati di recessione e in altri sei si è registrata una crescita ‘zerovirgola’ del PIL, mentre nei precedenti quarantasette anni (1961-2007) vi furono solo due anni di recessione (1993 e 1975).<br />
In queste condizioni di elevata turbolenza si registra un fenomeno di selezione naturale delle imprese, che determina un darwiniano miglioramento della specie. Nell’arco degli ultimi cinque anni è salita l’occupazione, con effetti benefici sulla produttività, migliori rispetto agli altri maggiori paesi europei come segnalato nell’ultima Relazione annuale della Banca d’Italia.<br />
Nell&#8217;artigianato si acuisce la selezione delle imprese, ma una analisi dei settori che registrano una crescita <strong>delinea le direttrici dell&#8217;evoluzione dell’artigianato italiano</strong>. Utilizzando un sistema di intelligenza artificiale abbiamo ricostruito dieci ambiti che costituiscono i driver evolutivi dell’artigianato, e in questo articolo presentiamo i risultati preliminari dell’analisi svolta. Nel quinquennio 2019-2024 l’artigianato italiano si è confrontato con un contesto di straordinaria complessità: dopo la pandemia da Covid-19, il sistema economico è stato scosso dall’invasione dell’Ucraina, dalla crisi energetica dell’autunno 2022, dalla più forte stretta monetaria mai attuata nella storia dell’euro, dal rallentamento del commercio globale, dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente e dall’annuncio dei dazi statunitensi. In questo scenario, mentre il numero complessivo delle imprese artigiane cala del 3,5%, i dieci ambiti settoriali hanno registrato una crescita significativa, frequentemente a doppia cifra, segno della capacità del comparto di adattarsi alle trasformazioni strutturali in atto.</p>
<h2><span class="font-435549">* Abitare, la resilienza dell’artigianato del sistema casa</span></h2>
<p>Con una crescita di oltre 26 mila imprese artigiane tra il 2019 e il 2024 (+10,1%), l’ambito dell’abitare si conferma trainante, caratterizzato dal rilancio dell’edilizia residenziale, sostenuto dai bonus fiscali e dalla crescente attenzione all’efficienza energetica. I settori più dinamici comprendono i lavori edili e delle finiture interne, la pittura, la produzione e posa degli infissi e l’installazione di impianti idraulici, termici e antincendio, il restauro di mobili, i servizi integrati agli edifici e quelli di trasloco e sgombero cantine determinati dalla mobilità abitativa. Crescono le nicchie legate all’efficientamento ambientale, come la manutenzione di reti elettriche e l’uso di impianti speciali.</p>
<h2><span class="font-435549">* Benessere, salute e sport: il ritorno della cura di sé</span></h2>
<p>L’ambito del benessere, della salute e dello sport segna una crescita del 20,5% nelle imprese artigiane, con quasi 12mila attività in più. I settori più vivaci includono gli istituti di bellezza e i centri benessere. Le nuove esigenze sanitarie determinate dalla reazione alla pandemia spinge l’artigianato della sanificazione, della disinfestazione e della manutenzione degli apparecchi elettromedicali. Sale la riparazione di articoli sportivi, mentre tiene l’offerta delle imprese artigiane produttrici di abbigliamento sportivo e tecnico. Crescono cluster come l’attività dei maniscalchi, legate agli sport equestri e alle tradizioni locali, e le attività che gestiscono gli impianti per le piscine.</p>
<h2><span class="font-435549">* Evoluzione dei consumi con personalizzazione, qualità e offerta di prossimità</span></h2>
<p>Con un aumento di 6mila imprese artigiane, pari al +17,5%, cresce l’artigianato che risponde all’evoluzione dei modelli di consumo e alla domanda determinata dai nuovi stili del consumatore post-pandemico, sempre più orientato a prodotti su misura, sostenibili e locali. In tale ambito si osserva una crescita consistente nei settori dei tatuaggi e piercing, della cura degli animali e della riparazione sartoriale. L’aumento delle imprese artigiane della pasticceria fresca, dei distillati, piatti pronti, di carni, frutta e ortaggi lavorati, segnalano un artigianato alimentare dinamico, con un raddoppio dell’offerta di servizi artigianali di catering per eventi, che accompagna la ripresa della socialità nella fase della post pandemia. Salgono il lavaggio degli autoveicoli, mentre l’evoluzione dei consumi verso una maggiore sostenibilità e riuso spinge le attività di riparazione di oggetti personali e dei capi di abbigliamento. Cresce la produzione e la manutenzione di strumenti musicali, mentre si osservano significative performance nell’artigianato nella filiera della cantieristica navale, nell’occhialeria, nella lavorazione delle pietre preziose e nella riparazione.</p>
<h2><span class="font-179988 font-435549">* Logistica: nuova vitalità del trasporto e della mobilità urbana </span></h2>
<p>Le imprese artigiane della logistica crescono del 17,0% pari a 4mila attività in più, grazie alla spinta dell’e-commerce che fa salire le consegne a domicilio e i servizi integrati di logistica, movimentazione merci e servizi di distribuzione. Crescite significative si registrano nei taxi e nel noleggio con conducente &#8211; che consolidano un’offerta di servizi di trasporto urbano maggiormente personalizzata e per una crescente domanda turistica -, nel lavaggio e manutenzione di autoveicoli, nel soccorso stradale e nell’offerta di servizi di logistica. Una penisola con 8.300 chilometri di coste vede salire l’offerta delle imprese artigiane per il trasporto marittimo e fluviale di passeggeri.</p>
<h2><span class="font-435549">* Ambiente e riuso per la sostenibilità</span></h2>
<p>L’ambito registra una crescita del 23,8% delle imprese artigiane, grazie al maggiore dinamismo per la cura e manutenzione del paesaggio, utilizzo di aree forestali, gestione delle reti fognarie, la riparazione e manutenzione di beni metallici, elettrici e meccanici, con attenzione al ciclo delle risorse e al recupero di macchine e di componenti tecnici. Il riuso e la riparazione diventano asset strategici, facendo leva sugli obiettivi della transizione green.</p>
<h2><span class="font-435549">*Tecnologia e gestione dell’ultimo miglio </span></h2>
<p>L’ambito delle tecnologie vede una crescita delle imprese artigiane del 22,1% e testimonia l’ibridazione tra competenze manuali e digitali. Emergono nuove professionalità artigiane capaci di operare su tecnologie ad alta complessità. I settori più dinamici sono quelli della riparazione, manutenzione di impianti e attrezzature industriali complesse, di macchine industriali, agricole e utensili. In salita l’offerta nella riparazione nel comparto elettromedicale e nella manutenzione di navi e imbarcazioni. Crescono le imprese artigiane che producono apparecchi per le reti elettriche e schede elettroniche.</p>
<h2><span class="font-435549">* Digitale, la nuova frontiera dell’artigianato</span></h2>
<p>La tecnologia digitale favorisce il successo di attività dell’artigianato capaci di coniugare competenze creative, tecniche e comunicative: in questo ambito si osserva una crescita del 23,7% delle imprese artigiane. I settori in evidenza sono quelli della produzione di software e della elaborazione dati contabili. Cresce l’offerta su misura di imprese artigiane per servizi web e campagne pubblicitarie, dalla grafica, alla produzione di pagine web e la gestione dei portali, oltre alla preziosa consulenza IT per imprese e famiglie.</p>
<h2><span class="font-435549">* Design, estetica e funzionalità artigiane </span></h2>
<p>Le imprese artigiane che creano valore con l’immaterialità del design crescono del 21,9%, con un forte dinamismo dei disegnatori grafici e tecnici, la produzione di mobili per arredo, prodotti in legno, strumenti musicali, accessori per l’arredo, altre attività artistiche e creazioni originali. Il design si impone come leva competitiva per le imprese artigiane che uniscono stile, cultura materiale e personalizzazione.</p>
<h2><span class="font-435549">* Società dello spettacolo e creatività artigiana</span></h2>
<p>Con una crescita del 18,2% delle imprese artigiane, questo ambito intercetta la ripresa delle attività artistiche, culturali e dello spettacolo dopo la crisi pandemica e il consolidamento di un artigianato creativo che opera per la filiera culturale e dell’intrattenimento. In crescita il restauro di opere d’arte, la produzione cinematografica e post-produzione audiovisiva, gli allestimenti per eventi e noleggio attrezzature sceniche, mentre la comunicazione, sempre più orientata al canale digitale, spinge la crescita di imprese artigiane nei servizi pubblicitari, del marketing e della grafica.</p>
<h2><span class="font-435549 font-179988">* Sicurezza: protezione fisica e digitale</span></h2>
<p>Il bisogno di sicurezza, fisica e infrastrutturale, si riflette nella crescita di microimprese specializzate. Le imprese artigiane nell’ambito della protezione e sicurezza crescono dell’11,3%, soprattutto in riparazione di casseforti e impianti antifurto e antincendio, servizi di vigilanza, gestione emergenze (neve, disinfestazioni) e riparazione delle apparecchiature per il controllo degli accessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-179988 font-435549">I dieci driver di crescita che abbiamo esaminato indicano che l’artigianato italiano, pur colpito da crisi sistemiche, manifesta la capacità di crescere in settori ad alto contenuto di servizio, personalizzazione e di relazioni di prossimità. Le imprese che si affermano sono quelle capaci di adattarsi a una domanda che cambia, in cui la qualità, l’identità e il valore relazionale diventano centrali. In un contesto segnato da turbolenze globali, è proprio nell’articolazione locale delle imprese artigiane che si trovano le radici della resilienza.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h6><em>Nostre elaborazioni su dati Banca d’Italia, Commissione europea, Eurostat, Istat e Unioncamere-Infocamere</em></h6>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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		<title>Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro. Il punto di vista di TEHA dall’osservatorio Open Jam</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Iamele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 08:35:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dai 'margini' del lavoro, nuove generazioni riscrivono le regole: pratiche, valori e visioni per un’organizzazione che cambia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108458" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-scaled.jpg" width="2560" height="1708" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-scaled.jpg 2560w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-768x513.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-1536x1025.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-2048x1367.jpg 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-fauxels-3183197-350x234.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div>
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<h2><span class="font-555555 font-435549">Negli ultimi anni, le organizzazioni hanno affrontato un dilemma radicale: come generare nuove modalità di lavoro in un panorama segnato dalla compresenza di diverse generazioni e dal mutamento profondo dei paradigmi culturali?</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>ricerca</strong> condotta in occasione di <a href="https://www.ambrosetti.eu/open-jam/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Open Jam</strong></a>, che ha coinvolto oltre <strong>tremila giovani under 30</strong>, ha messo in luce non solo la complessità delle aspettative generazionali, ma anche la necessità urgente di ripensare profondamente il significato stesso della generatività in azienda.</p>
<p>L’osservazione diretta e immersiva di questo gruppo generazionale, che abbiamo compiuto negli ultimi tre anni, ci ha portati a scoprire che per comprendere davvero bisogna abitare i territori culturali e sociali dei giovani. Non si tratta più di guardare a una generazione isolandola, ma di vivere la condizione speciale di “non appartenenza”, trovandosi ai bordi dei cambiamenti, là dove le idee si formano e le pratiche nuove emergono con forza. In questa posizione privilegiata, il nostro compito è diventato quello di sollecitatori, provocatori e facilitatori, capaci di suggerire sentieri alternativi e praticabili per le organizzazioni con cui lavoriamo.</p>
<p>Le differenze generazionali emergono chiaramente quando si passa dall’ideale al reale. I giovani coinvolti nei nostri workshop hanno mostrato di saper affrontare temi di rilevanza civica e sociale non attraverso grandi dichiarazioni, ma partendo dal concreto quotidiano: “il rispetto del tempo degli altri”, “evitare il pettegolezzo contro un collega”, o “la fiducia reciproca”. La loro generatività nasce dalla volontà di instaurare rapporti autentici e di creare condizioni lavorative che siano percepite come realmente vivibili, praticabili, felici.</p>
<p>La filosofa Svenja Flasspöhler, parlando di sensibilità contemporanea, ci aiuta a interpretare questo scenario: oggi assistiamo a un’accentuata sensibilizzazione del Sé e delle relazioni, che porta le persone giovani a un nuovo tipo di percezione della realtà lavorativa. Questo fenomeno è spesso frainteso dalle generazioni precedenti come fragilità o incapacità di adattarsi, ma in realtà rappresenta una richiesta precisa di autenticità e senso.</p>
<p>Questo movimento, che il filosofo Franco “Bifo” Berardi definisce “diserzione”, non va letto come un semplice ritiro dal mondo del lavoro, ma come una profonda riarticolazione del rapporto tra individuo e lavoro. Si tratta di un passo indietro per rivedere radicalmente le fondamenta delle nostre organizzazioni, non negando l’impegno ma reclamando un coinvolgimento autentico, che parta dalla volontà di creare significato e valore condiviso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Durante Open Jam, emergono con forza cinque binomi, che sono le coordinate concettuali del futuro lavorativo: libertà/azione collettiva, equità/dignità, benessere/sviluppo, responsabilità/realizzazione, uguaglianza/distinzione. Non si tratta di semplici dicotomie, ma di tensioni generative, capaci di guidare la trasformazione organizzativa e individuale in modo creativo e significativo.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le organizzazioni contemporanee devono quindi affrontare una sfida filosofica oltre che gestionale: creare strutture sufficientemente solide per sostenere l’azione collettiva, ma anche fluide abbastanza per permettere l’emergere di nuove possibilità. Tre livelli di intervento diventano essenziali in questa prospettiva: strutture di presenza, pratiche di riconoscimento e una nuova ecologia dell’apprendimento.</p>
<p>Le strutture di presenza devono consentire diverse modalità di partecipazione, valorizzando l’autonomia individuale senza frammentare il tessuto collettivo. Non si tratta di adottare una flessibilità fine a se stessa, ma di creare ambienti in cui le competenze possano circolare liberamente, anziché cristallizzarsi in ruoli fissi, e in cui il tempo non sia una gabbia ma una risorsa da gestire con consapevolezza.</p>
<p>Le pratiche di riconoscimento devono focalizzarsi tanto sul processo quanto sul risultato, creando spazi di dialogo aperti e sinceri in cui le critiche possano essere accolte come risorse di miglioramento. Occorre sviluppare sistemi di valutazione in grado di far emergere e valorizzare competenze inedite e spesso non riconosciute dalle tradizionali gerarchie aziendali.</p>
<p>Infine, una nuova ecologia dell’apprendimento deve ridefinire il rapporto tra esperienza e competenza, accogliendo l’errore come parte integrante del processo formativo. L’azienda diventa così un luogo di contaminazione e crescita reciproca, in cui diverse forme di conoscenza possono incontrarsi e influenzarsi, favorendo modalità di apprendimento non gerarchiche e realmente inclusive.</p>
<p>La concezione del tempo organizzativo cambia di conseguenza: non più lineare e finalizzato esclusivamente al raggiungimento di obiettivi predefiniti, ma un tempo fatto di possibilità multiple, in cui diversi ritmi coesistono e si alimentano a vicenda. I giovani coinvolti nell’indagine chiedono spazi di riflessione, apprendimento e sedimentazione delle esperienze, momenti essenziali per una crescita autentica, che il modello tradizionale di efficienza fatica ancora a riconoscere e valorizzare.</p>
<p>Guardare al mondo del lavoro attraverso gli occhi delle nuove generazioni significa dunque compiere una conversione del punto di vista tradizionale: la loro apparente diserzione non è una fuga, ma un potenziale inesplorato di creatività e rinnovamento. L’azienda del futuro dovrà essere una membrana permeabile, capace di accogliere e valorizzare nuove forme di presenza e generatività. Solo così si potranno aprire nuove strade di pensiero e di azione, offrendo a tutte le generazioni la possibilità di riscoprire il lavoro come luogo di autentica fioritura personale e collettiva.</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-17" data-row="script-row-unique-17" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-17"));</script></div></div></div>
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		<title>Intelligenza artificiale: una valutazione dell’impatto sul lavoro e le imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Sep 2023 05:59:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un futuro ormai prossimo i piccoli imprenditori saranno chiamati a riposizionare l'impresa, definire programmi di formazione e sviluppare specifiche competenze imprenditoriali. Li attendono molti cambiamenti, ma l'Intelligenza dell'imprenditore - IA che diventa Intelligenza Artigiana - resta il cardine per cogliere i vantaggi della digitalizzazione dei processi aziendali</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-prif-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106279" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/workers-5246640_1280.jpg" width="1280" height="684" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/workers-5246640_1280.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/workers-5246640_1280-300x160.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/workers-5246640_1280-1024x547.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/workers-5246640_1280-768x410.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/workers-5246640_1280-350x187.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-18" data-row="script-row-unique-18" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-18"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-19"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3><strong>Il cambio di paradigma</strong></h3>
<p><strong> </strong>Il lancio a novembre 2022 di ChatGPT, il software di simulazione di una conversazione con un essere umano basato su Intelligenza artificiale (IA) e <em>machine learning</em> (apprendimento automatico) sviluppato da OpenAI (2023), ha intensificato il dibattito mondiale sulle prospettive derivanti dalla diffusione di sistemi di IA, caratterizzate da un cambio di paradigma.</p>
<p>Sul <strong>mercato del lavoro</strong> cambierà il contenuto delle posizioni lavorative, mentre si attiverà una consistente domanda di formazione e riqualificazione dei lavoratori. IA e automazione potranno accelerare fenomeni già in atto (Ocse, 2019) rappresentati dal <strong>calo dell’occupazione</strong> nel manifatturiero e dalla <strong>polarizzazione del lavoro</strong>, con un aumento degli occupati in professioni poco qualificate (<em>low skilled</em>)  e in quelle altamente qualificate (<em>high skilled</em>), con uno svuotamento degli occupati <em>medium skilled</em>. In parallelo, possono aumentare le <strong>disparità di reddito</strong>. Le politiche attive del lavoro e le imprese dovranno utilizzare in modo più diffuso la leva della <strong>formazione</strong> dei dipendenti, anche quelli più qualificati, e degli imprenditori. È discusso l’effetto sulla <strong>disoccupazione tecnologica</strong>. Per alcuni, IA e robotica non sono garanzia di una transizione socialmente ordinata: in Roubini N. (2023) la ‘minaccia dell&#8217;IA’ è tra i dieci grandi problemi che ci stanno portando verso ‘la peggiore catastrofe della nostra vita’. Per altri, i processi di collaborazione tra lavoratori e IA saranno prevalenti sulla sostituzione di lavoro. Controversi anche gli effetti sulla produttività (Dedola L. et al., 2023).</p>
<p>L’IA influirà sulla <strong>struttura di offerta nei servizi</strong>, interessando anche quei servizi ad alta intensità di conoscenza, nei quali imprese e lavoratori controllano ed analizzano grandi quantità di dati: professioni legali e mediche, servizi di consulenza fiscale e finanziaria, servizi pubblici come la sanità e l’istruzione. Gli algoritmi evolveranno, fino a svolgere attività creative.</p>
<p>La crescente diffusione di sistemi di IA consentirà una ottimizzazione dell’uso degli impianti industriali, rendendo più efficiente la produzione di energia rinnovabili e contribuendo a ridurre l’<strong>impatto sull’ambiente</strong>. Una efficace integrazione di IA con tecnologie relative a Gps, sensori, telecamere e radar porterà a modifiche strutturali nella <strong>mobilità</strong>, con la diffusione di veicoli a guida autonoma di livello sempre più elevato (sulla tassonomia si veda Sae, 2023).</p>
<p><strong>IA diventa Intelligenza Artigiana</strong> &#8211; I sistemi di IA richiederanno un <strong>riequilibrio del portafoglio delle competenze imprenditoriali</strong>, un fenomeno più marcato per le piccole imprese nelle quali l’imprenditore accentra su di sé attività caratteristiche di professioni ad elevato impatto di IA tra le quali quelle relative a: analisi di bilancio, funzioni di controllo, gestione del credito e della finanza d’impresa, progettazione e amministrazione di sistemi, gestione legale e del personale, direzione vendite, organizzazione e gestione dei fattori produttivi, formazione <em>on the job</em>, gestione dei rapporti con il mercato dell’impresa, trasferimento e trattamento delle informazioni aziendali, informazioni e assistenza dei clienti.</p>
<p>Per molti imprenditori sarà necessario riposizionare l’impresa, definire programmi di formazione e sviluppare alcune specifiche competenze imprenditoriali. Se l’IA, infatti, può fornire supporto a competenze quali il riconoscimento delle opportunità, le conoscenze economico finanziarie, la pianificazione, la gestione aziendale e i processi <em>learning by doing</em>, l’intelligenza dell’imprenditore &#8211; IA che diventa Intelligenza Artigiana – rimane essenziale per le competenze relative a visione, creatività, pensiero etico e sostenibile, motivazione e perseveranza, mobilitazione delle persone e lavoro con gli altri, oltre a risultare decisiva per affrontare l’incertezza, l’ambiguità e il rischio. Le competenze dell’Intelligenza Artigiana sono essenziali per cogliere i vantaggi della digitalizzazione dei processi aziendali.</p>
<p>Diventa strategica la <strong>capacità di valutare i flussi informativi</strong> generati dai sistemi di IA. Le decisioni degli operatori economici e le relazioni sui mercati si basano sulle informazioni: lo sviluppo di sistemi di IA impatta sui costi di verifica della qualità e la veridicità di dati e contenuti generati da algoritmi, necessari per le decisioni di impresa.</p>
<p>Lo sviluppo dell’IA, e più in generale dell’automazione, pone sfide ai<strong> bilanci pubblici</strong>, sia sul fronte della tassazione che su quello della spesa, <em>in primis</em> sulle politiche del lavoro e la gestione dei discussi sussidi per la disoccupazione. Per una cronistoria della tassazione del digitale si veda Consiglio europeo (2022).</p>
<p>Lo sviluppo dei sistemi di IA aumenta i rischi di <strong>concentrazione di mercato</strong>, intrecciati con rilevanti <strong>implicazioni geopolitiche</strong>. In chiave globale, i differenti tassi di investimento in R&amp;S determinano squilibri che appaiono penalizzare le economie europee. L’analisi dei dati della Commissione europea (2022) sulla spesa in Ricerca e sviluppo delle prime 2500 società mondiali evidenzia che nel quinquennio 2016-2021 nelle imprese del settore digitale – spesa delle imprese nei settori software e servizi informatici, hardware e apparecchiature tecnologiche, apparecchiature elettroniche ed elettriche concentrata in sistemi di IA e software per l&#8217;automazione &#8211; è salita del +70,8%, con un ritmo doppio rispetto il +34,9% degli altri settori. Il maggiore dinamismo, con un tasso di crescita pressoché triplo rispetto alla media, la spesa in R&amp;S digitale delle società cinesi; seguono le società statunitensi con una dinamica in linea con la media (+70,9%), mentre per le società del resto del mondo &#8211; Ue, Giappone e restanti paesi &#8211; la dinamica è dimezzata (+39,7%) rispetto alla media. Di conseguenza nel periodo in esame la quota delle imprese Usa, la più elevata, è rimasta costante, mentre quella delle società cinesi è salita dal 10,3% al 18,7%, superando e quasi doppiando l’8,9% delle società dell’Unione europea, scesa dall’11,6% del 2016. Sulle sfide tra potenze globali sulle tecnologia di IA si veda Limes (2022).</p>
<p>L’IA, e più in generale lo sviluppo di sistemi gestiti da macchine, delineano fattispecie inedite sul fronte della <strong>legislazione</strong>, in particolare nella <strong>contrattualistica</strong>, nelle <strong>assicurazioni</strong> dei rischi e nella <strong>tutela della privacy</strong>. L’IA favorisce il trasferimento di funzioni di controllo e nel campo del diritto si dibatte sulla necessità di definire nuovi ambiti di <strong>responsabilità civile e penale</strong> (una ampia analisi in Severino P., 2022).</p>
<p>In termini regolatori, il Parlamento europeo (2023) ha adottato una posizione negoziale sulla <strong>legge sull’Intelligenza Artificiale</strong> che contiene norme per un utilizzo di IA “<em>affidabile e incentrato sull&#8217;essere umano e sulla tutela di salute, sicurezza, diritti fondamentali e democrazia dai suoi effetti dannosi”</em>.</p>
<p>In relazione ad alcune tecnologie digitali abilitanti e strettamente integrate con i processi gestiti da IA, si osserva una maggiore diffusione dell’utilizzo di Internet delle cose, rilevato nel 30,5% delle piccole imprese in Italia, 4 punti in più del 26,5% UE, e del <em>cloud computing</em>, diffuso nel 50,4% delle piccole imprese, +18,8 punti in più del 31,6% UE; una criticità è rappresentata dalla ancora contenuta diffusione dell’utilizzo di <em>big data</em>, presente nel 7,3% delle piccole imprese italiane, 5,2 punti in meno del 12,5% UE.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Impatto dell’IA sul mercato del lavoro</strong></h3>
<p>Dopo una ricognizione dell’analisi della letteratura internazionale sulle interazioni tra IA ed occupazione, in questo paragrafo esaminiamo i risultati di una applicazione di indicatori di impatto dell’IA alla struttura del mercato del lavoro europeo e dei flussi in ingresso di lavoratori nelle imprese italiane, proponendo confronti tra i paesi europei e tra le regioni italiane.</p>
<p><em> </em><em>L’analisi viene condotta sulla base dell&#8217;impatto dell’IA sull&#8217;occupazione sintetizzato dall&#8217;indicatore AI Occupational Impact (AIOI) elaborato in Felten E., Raj M., Seamans R. (2019). Il modello analizza 9 applicazioni IA in 52 abilità all’interno delle professioni censite nell’ambito del database <a href="https://www.dol.gov/agencies/eta/onet">Occupational Information Network (O* Net)</a> statunitense, nel quale le professioni sono descritte in termini di conoscenze, competenze e abilità richieste,  elaborando l’indice di AIOI secondo la classificazione statunitense SOC (Standard Occupational Classification) 2000. Le nostre elaborazioni hanno stimato gli indicatori di impatto i) a livello europeo, in base alla classificazione ISCO-08 utilizzata da Eurostat per caratterizzare gli occupati sulla base delle professioni (al massimo livello di 2 digit) e ii) a livello italiano, in base alla classificazione CP2011 utilizzata da Istat per caratterizzare gli occupati sulla base delle professioni e ripresa dal Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere &#8211; ANPAL per analizzare i flussi di entrate di lavoratori nelle imprese fino al massimo dettaglio di categorie di professioni (4 digit).</em></p>
<p>Nell&#8217;<strong>analisi di livello europeo </strong>vengono presi a riferimento 13 gruppi di professioni (2 digit della classificazione CP2011) &#8211; delle 43 in cui si articola la rilevazione delle forze di lavoro &#8211; per cui nella media Ue a 27 viene rilevata una alta esposizione dell&#8217;occupazione all&#8217;impatto dell&#8217;intelligenza artificiale: in Italia interessa il 36,2% degli occupati, quota inferiore di 3,2 punti percentuali rispetto alla media Ue a 27 di 39,5% ed equivalente a 8.366.000 occupati del nostro Paese.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-19" data-row="script-row-unique-19" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-19"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-20"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode-single-media  text-left"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106266" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/1A.png" width="2178" height="1447" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/1A.png 2178w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/1A-300x199.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/1A-1024x680.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/1A-768x510.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/1A-1536x1020.png 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/1A-2048x1361.png 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/1A-350x233.png 350w" sizes="auto, (max-width: 2178px) 100vw, 2178px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div><div class="uncode_text_column" ></p>
<p>Tra i maggiori paesi europei, risultano più esposte dell&#8217;Italia la Germania con il 43,0% e la Francia con il 41,4% mentre risulta meno esposta la Spagna con il 35,2%.</p>
<p><em>Una alta esposizione dell’occupazione all&#8217;impatto dell&#8217;IA si rileva &#8211; in ordine decrescente &#8211; per le categorie professionali di: Specialisti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, Dirigenti amministrativi e commerciali, Specialisti delle scienze commerciali e dell&#8217;amministrazione, Specialisti in scienze e ingegneria, Direttori, dirigenti superiori della pubblica amministrazione, membri dell&#8217;esecutivo e dei corpi legislativi, Impiegati con compiti generali e operatori su macchine di ufficio, Impiegati addetti ai servizi contabili e finanziari e alla registrazione dei materiali, Professioni intermedie nelle attività finanziarie e amministrative, Dirigenti nei servizi di produzione e specializzati, Dirigenti nei servizi alberghieri, nel commercio ed assimilati, Specialisti dell&#8217;educazione, Impiegati a contatto diretto con il pubblico e Specialisti in scienze giuridiche, sociali e culturali.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell&#8217;<strong>analisi territoriale </strong>di livello italiano esaminiamo il grado di esposizione all&#8217;impatto dell’IA del flusso in ingresso nel mercato del lavoro monitorato dalle entrate nel 2022 per 407 categorie di professioni (4 digit CP2011)<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Nel dettaglio, si osserva che sono 1.311.290 le entrate di lavoratori relative a 173 professioni per cui si rileva una esposizione all’IA sopra la media, pari al 25,4%, del totale entrate delle imprese. A livello territoriale si registra una maggiore specializzazione in professioni ad alta esposizione nelle due principali regioni. Nel dettaglio, le incidenze più elevate di entrate più esposte all&#8217;impatto dell&#8217;IA sono il 32,5% della Lombardia &#8211; prima regione anche in termini assoluti con 334.770 entrate, pari al 25,5% del totale nazionale delle entrate con tale esposizione &#8211;  e il 32,0% del Lazio, seguite, con un valore oltre la media, dal 27,0% di Piemonte-Valle d’Aosta. Valori al di sotto della media per la Campania con il 25,3%, l&#8217;Emilia-Romagna con il 23,8%, la Liguria con il 23,5%, la Sicilia con il 23,2%, il Friuli-Venezia Giulia con il 22,9% e il Veneto con il 22,6%.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-20" data-row="script-row-unique-20" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-20"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-21"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode-single-media  text-left"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106267" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/2a.png" width="2178" height="1181" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/2a.png 2178w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/2a-300x163.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/2a-1024x555.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/2a-768x416.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/2a-1536x833.png 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/2a-2048x1111.png 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/2a-350x190.png 350w" sizes="auto, (max-width: 2178px) 100vw, 2178px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div><div class="uncode_text_column" ></p>
<p>Per le entrate in <strong>micro e piccole imprese (MPI)</strong> fino a 49 dipendenti l’esposizione sopra la media interessa 729.130 entrate, pari al 22,2%, inferiore di 3,2 punti rispetto a quella del totale imprese. In particolare, per 900.780 entrate si registra una alta esposizione all’impatto dell&#8217;intelligenza artificiale, pari al 17,4% del totale entrate delle imprese.</p>
<p>L&#8217;analisi sintetica sui grandi gruppi professionali (1 digit della classificazione CP2011) incentrata sulle entrate nelle MPI evidenzia che il profilo di Artigiani, operai specializzati ed agricoltori è quello meno esposto all&#8217;impatto dell&#8217;Intelligenza artificiale, dopo le professioni non qualificate. In questo gruppo di professioni si contano 590.970 entrate nelle MPI e si registra il maggior peso delle entrate di MPI sul corrispondente totale delle entrate, pari al 77,9%, 14,3 punti percentuali in più rispetto all&#8217;incidenza media di 63,6%. Per questo <em>cluster</em> professionale si delinea una maggiore esposizione al rischio automazione (sull’argomento si veda Confartigianato 2023d).</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-21" data-row="script-row-unique-21" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-21"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-22"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode-single-media  text-left"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106268" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/3a.png" width="2178" height="1097" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/3a.png 2178w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/3a-300x151.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/3a-1024x516.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/3a-768x387.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/3a-1536x774.png 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/3a-2048x1032.png 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/3a-350x176.png 350w" sizes="auto, (max-width: 2178px) 100vw, 2178px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div><div class="uncode_text_column" ><p>Anche per le entrate nelle<strong> imprese artigiane</strong> si confermano le stesse peculiarità emerse per le MPI: le 213.920 entrate di Artigiani, operai specializzati ed agricoltori sono quelle per cui il comparto artigiano mostra la maggior incidenza sul corrispondente totale delle entrate, pari al 28,2%, peso quasi il triplo dell’incidenza media del 10,1%. In particolare, 53.540 entrate in imprese artigiane sono esposte all’IA sopra alla media: si tratta del 10,2% del totale delle entrate in imprese artigiane, meno della metà della media di 25,4% delle entrate totali delle imprese.</p>
<p>Per le professioni in cui l&#8217;impatto dell’IA è superiore alla media si registra una più marcata richiesta da parte delle imprese di <strong>competenze tecnologiche</strong>. Le 300.230 entrate per cui le imprese hanno elevata necessità – totale di medio-alto e alto<em> &#8211; </em>che i lavoratori abbiano <em>e-skills</em> (capacità matematiche e informatiche, competenze digitali e capacità di applicare tecnologie 4.0) toccano la più alta incidenza sulle entrate totali delle imprese, pari al 21,5%, nelle professioni ad alta esposizione all&#8217;impatto dell&#8217;intelligenza artificiale e quella minima di 1,0% nelle professioni a bassa esposizione. In particolare, sono 193.540 entrate di lavoratori in professioni ad alta esposizione all&#8217;impatto dell&#8217;intelligenza artificiale e per cui è elevata la richiesta da parte delle imprese di <em>e-skills</em> e rappresentano quasi i due terzi (64,5%) del totale delle entrate con elevata necessità di <em>e-skills</em>.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>La diffusione tra le piccole imprese di tecnologie IA</strong></h3>
<p><strong> </strong>Le frontiere dell’Intelligenza artificiale sono già percorse da un cluster di piccole imprese, che con il tempo diverrà sempre più consistente. In Italia il 5,3% delle piccole imprese con 10-49 addetti utilizza sistemi di Intelligenza artificiale per almeno una sette finalità proposte, a fronte del 6,4% della media Ue 27. Le piccole imprese che usano l’IA sono l’8,9% in Germania, il 6,1% in Spagna e il 5,0% in Francia. In chiave settoriale l’utilizzo dell’IA interessa il 5,6% delle piccole imprese nella Manifattura, il 5,3% nei Servizi e il 4,9% nelle Costruzioni.</p>
<p>Per un maggiore dettaglio settoriale, esaminiamo i dati disponibili per il totale delle imprese. L’utilizzo di IA sale al 15,4% tra le imprese attive nel settore dell’ICT e registra una maggiore diffusione nelle telecomunicazioni (18,1%), nell’informatica (16,9%) e nella produzione di computer e prodotti di elettronica (15,7%).</p>
<p>L&#8217;incrocio tra settore di attività e intensità di utilizzo di tecnologie di IA &#8211; misurata dal numero di finalità e tecnologie &#8211; evidenzia che nel 6,3% delle imprese dell’informatica e nel 5,6% di quelle delle telecomunicazioni viene adottato un utilizzo combinato di almeno tre tecnologie di IA; tale quota è rispettivamente il 12,2% e il 10,3% nel caso di due tecnologie IA.</p>
<p><strong> </strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-22" data-row="script-row-unique-22" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-22"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-23"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode-single-media  text-left"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106269" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/4a.png" width="2178" height="881" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/4a.png 2178w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/4a-300x121.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/4a-1024x414.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/4a-768x311.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/4a-1536x621.png 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/4a-2048x828.png 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/4a-350x142.png 350w" sizes="auto, (max-width: 2178px) 100vw, 2178px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div><div class="uncode_text_column" ><p>Per finalità di utilizzo, i <em>tools</em> di IA sono utilizzati dalle piccole imprese in modo più intenso per l’estrazione di conoscenza e informazione da documenti di testo (38,7% dei casi), per la conversione della lingua parlata in formati leggibili da dispostivi informatici attraverso tecnologie di riconoscimento vocale (32,0%), per identificare oggetti o persone sulla base di immagini (28,5%) e per l&#8217;automatizzazione di flussi di lavoro attraverso software robot (28,0%). A seguire, l’uso per generare linguaggio scritto o parlato &#8211; generazione del linguaggio naturale &#8211; (23,7%), per analizzare dati attraverso l’apprendimento automatico &#8211; <em>machine learning</em>, <em>deep learning</em> e reti neurali &#8211; (18,5%) e consentire il movimento fisico delle macchine tramite decisioni autonome basate sull&#8217;osservazione dell&#8217;ambiente circostante &#8211; robot o droni autonomi, veicoli a guida &#8211; (10,2%).</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-23" data-row="script-row-unique-23" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-23"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-24"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode-single-media  text-left"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106270" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/5a.png" width="2178" height="972" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/5a.png 2178w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/5a-300x134.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/5a-1024x457.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/5a-768x343.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/5a-1536x685.png 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/5a-2048x914.png 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/5a-350x156.png 350w" sizes="auto, (max-width: 2178px) 100vw, 2178px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div><div class="uncode_text_column" ><p>In generale, l’Intelligenza artificiale è maggiormente utilizzata per tecnologie e finalità specifiche del settore. Mentre il 39,0% delle imprese manifatturiere utilizza IA per finalità di automatizzazione, nei servizi prevalgono le finalità conoscitive, con il 44,3% delle imprese che fa ricorso a strumenti di IA per l’estrazione di informazioni da documenti di testo.</p>
<p>In relazione agli ambiti aziendali di adozione di sistemi di IA da parte delle piccole imprese, si registra una maggiore diffusione nei processi di produzione, ad esempio per la manutenzione predittiva o il controllo qualità della produzione (30,4%); a seguire la funzione di marketing o vendite, ad esempio per funzioni di assistenza ai clienti o campagne promozionali personalizzate (24,1%), la sicurezza informatica (21,1%) e l’organizzazione dei processi di amministrazione aziendale, come l’analisi dati a supporto degli investimenti o per effettuare previsioni di vendita, (16,6%); con quote più contenuta l’uso di IA per le funzioni di logistica (10,3%) e la gestione delle risorse umane (5,8%).</p>
<p>Una analisi dei dati dell’ultimo censimento permanente alle imprese (Istat, 2021) evidenzia che la quota di imprese con almeno 10 addetti che ha effettuato un investimento in ambito di applicazione dell’intelligenza artificiale si attesta al 8,0% mentre per le piccole imprese con 10-49 addetti la quota è di 6,5%. La quota di imprese che prevede di effettuare nel prossimo futuro investimenti in questo ambito è pari al 15,2% per il totale e al 13,0% per le piccole imprese.</p>
<p>A livello regionale quote più elevate di imprese che hanno effettuato investimenti in intelligenza artificiale, superiori alla media nazionale, si rilevano per Piemonte (10,0%), Lombardia (9,8%), Trentino-Alto Adige e Lazio (entrambe con 9,1%) ed Emilia-Romagna (8,6%). Per le piccole imprese quote più elevate si osservano per: Lazio (8,1%), Piemonte (7,8%), Trentino-Alto Adige e Lombardia (entrambe con 7,7%), Campania (7,1%), Calabria (6,8%) ed Emilia-Romagna (6,7%).</p>
<p>Le prime 10 province per quota di imprese che hanno effettuato investimenti in IA sono: Biella (12,1%), Milano (11,8%), Pordenone (11,6%), Torino (11,1%), Bologna (10,5%), Modena, Treviso e Bergamo (tutte con 10,1%), Alessandria (9,9%) e Caserta (9,6%). I dati completi per regione e provincia in Confartigianato (2023e).</p>
</div><div class="uncode-single-media  text-left"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106271" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/6a.png" width="2178" height="930" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/6a.png 2178w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/6a-300x128.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/6a-1024x437.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/6a-768x328.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/6a-1536x656.png 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/6a-2048x874.png 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/09/6a-350x149.png 350w" sizes="auto, (max-width: 2178px) 100vw, 2178px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-24" data-row="script-row-unique-24" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-24"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-25"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p><strong>(Ha collaborato <a href="https://www.ilsussidiario.net/autori/licia-redolfi/">Licia Redolfi</a> dell’Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia)</strong></p>
<h3></h3>
<h3><strong>Riferimenti bibliografici</strong></h3>
<h6>Confartigianato (2018), <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/pubblicazioni/elaborazione-flash-il-rischio-automazione-nelle-imprese-e-il-sistema-immunitario-dei-territori/">Il rischio automazione nelle imprese e il “sistema immunitario” dei territori</a>, Elaborazione Flash in collaborazione con Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia<br />
Confartigianato (2023), <a href="https://www.confartigianato.it/2023/02/studi-i-pionieri-dellintelligenza-artificiale-ia-il-53-delle-piccole-imprese/">STUDI – I pionieri dell’Intelligenza artificiale (IA), il 5,3% delle piccole imprese</a>. News studi del 22 febbraio<br />
Confartigianato (2023a), <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/pubblicazioni/25-report-intelligenza-artificiale-lavoro-e-imprese/">25° report ‘Intelligenza artificiale, lavoro e imprese’</a> 12 giugno<br />
Confartigianato (2023b), <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/pubblicazioni/25-report-intelligenza-artificiale-lavoro-e-imprese/">Appendice &#8216;Rischio automazione&#8217; per territorio collegata al 25° report ‘Intelligenza artificiale, lavoro e imprese’</a>. 12 giugno<br />
Confartigianato (2023c), <a href="https://www.confartigianato.it/2023/06/studi-intelligenza-artificiale-un-cambio-di-paradigma-indicatori-di-impatto-sul-lavoro-nel-25-report-di-confartigianato/">STUDI – Intelligenza artificiale, un cambio di paradigma. Indicatori di impatto sul lavoro nel 25° report di Confartigianato</a>. News studi del 12 giugno<br />
Confartigianato (2023d), <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/pubblicazioni/elaborazione-flash-intelligenza-artificiale-e-rischio-automazione-impatto-su-lavoro-e-imprese/">Intelligenza artificiale e rischio automazione: impatto su lavoro e imprese</a>, Elaborazione Flash in collaborazione con Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia, 22 giugno<br />
Confartigianato (2023e), <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/pubblicazioni/elaborazione-flash-intelligenza-artificiale-e-rischio-automazione-impatto-su-lavoro-e-imprese/">Appendice statistica ‘IA &amp; Rischio automazione per regione e provincia’</a>.<br />
Consiglio europeo (2022), <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/digital-taxation/">Tassazione del digitale</a> – cronistoria<br />
Dedola L. et al. (2023), <a href="https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/scpwps/ecb.wp2809~6d29dc358d.en.pdf?ef1b0d54b3b76fef94be2171299aff31">Digitalisation and the economy</a>, Working Paper Series Bce N. 2809<br />
Felten E., Raj M., Seamans R. (2019), <a href="https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=3368605">The Occupational Impact of Artificial Intelligence: Labor, Skills, and Polarization</a>. NYU Stern School of Business<br />
Istat (2021), <a href="https://www.istat.it/it/archivio/264800">Rapporto sulle imprese 2021. Struttura, comportamenti e performance dal censimento permanente</a><br />
Istat (2022), <a href="https://www.istat.it/it/archivio/265333">Imprese e ICT &#8211; Anno 2021</a><br />
Limes (2022), <a href="https://www.limesonline.com/sommari-rivista/lintelligenza-non-e-artificiale">L’intelligenza non è artificiale</a>, 12/2022<br />
Nedelkoska L. e Quintini G. (2018), <a href="https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/2e2f4eea-en.pdf?expires=1686920736&amp;id=id&amp;accname=guest&amp;checksum=A9978B44D08913E178C77544C4D46187">Automation, skills use and training</a>, OECD Social, Employment and Migration Working Papers, No. 202<br />
OCSE (2019), <a href="https://www.oecd-ilibrary.org/sites/9ee00155-en/index.html?itemId=/content/publication/9ee00155-en">The future of work, Employment Outlook 2019</a><br />
Parlamento europeo (2023), <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230609IPR96212/deputati-pronti-a-negoziare-le-prime-norme-per-un-ia-sicura-e-trasparente">Intelligenza artificiale: deputati pronti a negoziare le prime norme per un’IA sicura e trasparente</a>, 14 giugno<br />
OpenAI (2023), <a href="https://openai.com/blog/chatgpt">Introducing ChatGPT</a><br />
Quintavalle E. (2023), <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/pubblicazioni/energia-nuova-frontiera-intelligenza-artificiale-qe-quotidiano-energia">L’energia e la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale</a>. Articolo del 28 febbraio in QE-Quotidiano Energia<br />
Roubini N. (2023), <a href="https://www.lafeltrinelli.it/grande-catastrofe-libro-nouriel-roubini/e/9788807174230?inventoryId=13403008&amp;queryId=d87eb8cd37bdfac3be1c2f687199b24a">La grande catastrofe</a><br />
Sae (2023), <a href="https://www.sae.org/standards/content/j3016/">Taxonomy and Definitions for Terms Related to Driving Automation Systems for On-Road Motor Vehicles – J3016</a><br />
Severino P. a cura (2022), <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/intelligenza-artificiale-2/">Intelligenza artificiale. Politica, economia, diritto, tecnologia</a>. Roma, Luiss University Press</h6>
<h6><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <em>Escluse forze armate e personale specializzato di agricoltura e pesca, non monitorati dal Sistema Excelsior</em></h6>
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</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-25" data-row="script-row-unique-25" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-25"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-26"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h5>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=5254039">Gerd Altmann</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=5254039">Pixabay</a></h5>
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</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/intelligenza-artificiale-una-valutazione-dellimpatto-sul-lavoro-e-le-imprese/">Intelligenza artificiale: una valutazione dell’impatto sul lavoro e le imprese</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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