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	<title>giovani - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>L’artigianato della pace nei key data di un modello economico e sociale per un mondo in conflitto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 11:40:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nei dati che raccontano il settore prende forma un’economia che resiste alle logiche più estreme della globalizzazione senza rinunciare alla crescita</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/lartigianato-della-pace-nei-key-data-di-un-modello-economico-e-sociale-per-un-mondo-in-conflitto/">L’artigianato della pace nei key data di un modello economico e sociale per un mondo in conflitto</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 74%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110175" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920.jpg" width="1260" height="1260" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920.jpg 1260w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-1024x1024.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-768x768.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-350x350.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-348x348.jpg 348w" sizes="(max-width: 1260px) 100vw, 1260px" /></div>
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<p>In un tempo segnato da tensioni geopolitiche e conflitti armati, l’economia mondiale appare sempre più attraversata da contraddizioni profonde. Da un lato cresce l’“industria della guerra”, dall’altro emergono modelli produttivi che promuovono coesione sociale, lavoro dignitoso e sviluppo sostenibile. In questo contesto assume un forte valore simbolico e concreto il richiamo di Papa Leone XIV che, all’Angelus del 6 gennaio 2026, ha invitato a far sì che «invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace», auspicando un mondo in cui «gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle». Questa espressione, potente e suggestiva, richiama un’idea di economia profondamente radicata nella tradizione produttiva italiana: un sistema di imprese artigiane che costruisce, ripara, è diffuso nelle comunità, crea valore condiviso e rafforza i legami tra le persone. In questo senso l’artigianato rappresenta non soltanto un settore produttivo, ma anche un modello culturale e sociale capace di contribuire alla costruzione della pace.</p>
<h3><span class="font-435549">* Un pilastro dell’economia italiana</span></h3>
<p>L’artigianato costituisce una componente essenziale del sistema produttivo italiano. Alla fine del 2025 si contano 1.233.610 imprese artigiane, pari al 21,1% del totale delle imprese italiane. La loro diffusione è capillare: si registrano 2,1 imprese artigiane ogni 100 abitanti e 4,7 ogni 100 famiglie, mentre nel corso dell’anno sono nate 82.489 nuove imprese, in media 317 al giorno. Il contributo occupazionale è altrettanto rilevante. Le imprese artigiane impiegano 2 milioni e 494 mila addetti, pari al 13,4% degli occupati del settore privato non agricolo. Di questi, oltre la metà sono lavoratori dipendenti, mentre quasi altrettanti sono lavoratori indipendenti: titolari, soci e collaboratori familiari. La dimensione media è di 2,5 addetti per impresa, segno di un sistema produttivo basato su piccole unità imprenditoriali fortemente radicate nei territori. Dal punto di vista economico, l’artigianato genera 142,9 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’8% del totale nazionale. Numeri che testimoniano come questo settore rappresenti un pilastro non solo economico ma anche sociale del Paese.</p>
<p>Il concetto di “artigianato della pace” evocato dal Pontefice può essere interpretato attraverso alcune caratteristiche strutturali dell’artigianato italiano.</p>
<h3><span class="font-435549">*Un’economia di imprese familiari</span></h3>
<p>Gran parte delle imprese artigiane nasce e si sviluppa in ambito familiare. In Italia le micro e piccole imprese familiari, controllate da persone fisiche o famiglie, rappresentano l’81,6% del totale delle micro e piccole imprese italiane. Questa dimensione rafforza il legame tra lavoro, comunità e responsabilità sociale. L’impresa non è soltanto un luogo di produzione ma uno spazio di relazioni e di trasmissione di competenze tra generazioni.</p>
<p>Un modello distante dalla turbo-globalizzazione &#8211; L’artigianato è generalmente poco coinvolto nei processi più estremi della globalizzazione produttiva, che spesso puntano alla massima riduzione del costo del lavoro attraverso delocalizzazioni e catene globali lunghe. Le imprese artigiane operano invece prevalentemente nei territori, valorizzando competenze e qualità del prodotto locali, intercettando una diffusa domanda di prossimità, caratterizzata da una maggiore sostenibilità. In Italia vi sono 12,3 milioni di consumatori che acquistano prodotti a chilometri zero, pari al 23,5% della popolazione di 14 anni ed oltre.</p>
<h3><span class="font-435549">*La relazione diretta con le persone</span></h3>
<p>L’artigianato vive di relazioni di fiducia con clienti, fornitori e comunità locali. La dimensione di prossimità crea reti sociali e rafforza la coesione territoriale, contribuendo a ridurre le disuguaglianze e a sostenere lo sviluppo delle aree interne e montane. Nelle comuni delle aree interne, connotate da scarsa accessibilità ai servizi essenziali, il peso degli addetti dell’artigianato sale al 22,2%, 7,7 punti percentuali superiore al 14,5% della media.</p>
<p>L’assenza della finanza speculativa &#8211; Le imprese artigiane sono generalmente poco esposte alla finanza speculativa e orientate a una gestione prudente e di lungo periodo, che poggia sull’autofinanziamento, diffuso nell’80,4% delle micro e piccole imprese e dell’artigianato. Per questo sistema imprenditoriale la finanza d’impresa sostiene gli investimenti reali, strettamente legati allo sviluppo dell’impresa e alla qualità del lavoro più che le operazioni finanziarie e straordinarie, estranee al core business.</p>
<p>Un’economia che mette al centro la persona e il lavoro &#8211; Molte attività artigiane si basano su lavorazioni ad alta intensità di lavoro e competenze manuali. Il valore del prodotto nasce dall’abilità, dall’esperienza e dalla creatività delle persone. Il lavoro non è una variabile da ottimizzare ma la principale fonte di valore. In tale contesto assume un ruolo fondamentale la formazione: nel 2024 l’artigianato impiega 116 mila apprendisti, pari al 19,8% del totale nazionale.</p>
<h3><span class="font-435549">*L’orientamento alla sostenibilità sociale</span></h3>
<p>L’artigianato rappresenta anche un importante fattore di inclusione. Nel 2025 si contano 218 mila imprese artigiane femminili (17,7% del totale), e 222 mila imprese a conduzione straniera, pari al 18% delle imprese artigiane. Sono 121 mila le imprese artigiane guidate da giovani under 35, pari al 9,8% del totale. L’artigianato si configura come un sistema produttivo capace di offrire opportunità a diverse componenti della società.</p>
<p>Un modello di sviluppo per il futuro &#8211; Il richiamo all’“artigianato della pace” non riguarda solo un modo di produrre ma un modo di vivere che mette al centro la persona, il lavoro e le comunità. In un’economia globale attraversata da forti tensioni e trasformazioni tecnologiche, il modello artigiano offre spunti qualificanti: sviluppo radicato nei territori, valorizzazione delle competenze, equilibrio tra tradizione e innovazione, attenzione alla qualità e alle relazioni umane.</p>
<p>L’artigianato italiano dimostra la possibilità di coniugare crescita economica e coesione sociale. La sua capillarità territoriale sostiene le comunità locali, mantiene viva la cultura del lavoro e dell’imprenditorialità, contribuisce a diffondere opportunità economiche anche nelle aree più fragili del Paese.</p>
<h3><span class="font-435549">*Costruire la pace attraverso il lavoro </span></h3>
<p>L’espressione “artigianato della pace” suggerisce infine una dimensione più profonda: la pace non è un prodotto industriale che si impone dall’alto, ma un processo che si costruisce pazientemente nel tempo, proprio come un lavoro artigiano. Richiede cura, responsabilità e collaborazione tra le persone e tra le istituzioni, su scala mondiale.</p>
<p>In questo senso il lavoro delle imprese artigiane – fatto di competenze, relazioni collaborative e creatività – può essere letto come una metafora concreta di un modello economico capace di generare sviluppo umano e sociale.</p>
<p>In un mondo dominato da conflitti e incertezze, l’artigianato continua dunque a rappresentare non solo un pilastro dell’economia italiana, ma anche un esempio di economia della prossimità, della responsabilità e della pace. Un modello che dimostra come, anche nel sistema produttivo, sia possibile scegliere la strada indicata dal Pontefice: far prevalere l’artigianato della pace sull’industria della guerra.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Il gesto che crea: storie di bellezza e sapienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 11:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla tavola rotonda ‘Testimonianze di Imprese’, con designer e maestri artigiani, alla Giornata della Cultura Artigiana (19 marzo 2026). Hanno partecipato: Giulio IACCHETTI - Industrial designer; Erika LIBERATI - Ceramiche d’Arte Liberati; Roberto GALBIATI Arredamenti Galbiati Natale &#038; Figli</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 90%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110113" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/Dalla-redazione-Dalla-tavola-rotonda-%E2%80%98Testimonianze-di-Imprese.jpg" width="1920" height="1280" alt=""></div>
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<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Sul palco del nostro racconto salgono figure di mani, occhi che osservano, gesti che trasformano. </span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Voci che parlano di ceramica, di legno, di oggetti che respirano, che raccontano, che vivono. </span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Qui non ci sono nomi, solo storie intrecciate, voci di chi ha scelto di fare dell’arte del fare il proprio mondo, la propria ragione di essere.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Come si coniuga un sapere antico con le sfide della modernità?» chiede una voce. La risposta arriva calma e ferma: «Bisogna conoscere da dove si viene per capire dove si sta andando. La tradizione è la radice, ma il presente ci chiama alla contemporaneità. La sapienza antica deve dialogare con la tecnologia, mantenendo l’anima romantica del nostro lavoro». Non c’è contrapposizione: la tecnologia non sostituisce la mano dell’artigiano, la memoria della materia; la amplifica, la rende visibile, la moltiplica. L’innovazione non è un nemico, ma un alleato. Come un grande calciatore che dribbla con leggerezza tra gli ostacoli, ogni gesto diventa un’espressione di gioia e libertà, un pallone che vola tra tradizione e futuro. Si parla di giovani, di scelte difficili.</p>
<p>«Oggi i ragazzi devono scoprire cosa accende il loro cuore», dice una voce. «Provare, sbagliare, tornare indietro, cambiare strada. Solo così si impara davvero». Si impara facendo, condividendo, trasmettendo una sapienza fatta di tempo, di gesti ripetuti, di mani che modellano e occhi che osservano. Il design entra nel racconto come ponte tra due mondi: uno verticale e profondo, l’altro orizzontale e curioso. L’artigiano conosce ogni fibra della materia; il designer raccoglie idee, le osserva, le fa vivere. Da questo incontro nascono oggetti che portano la memoria, la storia, e il desiderio del futuro.</p>
<p>«Guardate Geppetto», dice qualcuno. «Un burattinaio che estrae Pinocchio dal legno destinato al fuoco. Trasforma ciò che sembrava destinato a sparire in qualcosa di straordinario. Dare valore, bellezza e vita a ciò che sembrava insignificante: ecco il lavoro artigiano».</p>
<p>Non manca la riflessione sul mondo: sull’intelligenza artificiale, sulle regole, sulle leggi. L’artigiano vive in un ecosistema da curare, dove credito, infrastrutture, formazione, innovazione e cultura si incontrano. Senza cura, il sottobosco artigiano – le micro e piccole imprese, le botteghe custodi dell’anima del Paese – rischia di scomparire. Eppure, nonostante crisi, guerre, inefficienze, ogni laboratorio continua a respirare. Ogni gesto quotidiano diventa eroico: costruzione di bellezza, armonia, senso. L’orgoglio di essere artigiano è anche responsabilità verso la comunità, verso i giovani che raccoglieranno il testimone. «Ci vuole narrazione», si dice. «Raccontare ai ragazzi il valore del fare, la gioia di creare. L’artigiano non è serie B: è scuola di vita, di libertà, di intelligenza vivente».</p>
<p>In queste mani, in queste botteghe che resistono, l’Italia ritrova sé stessa: un Paese che nasce dal nulla e costruisce tutto, che trasforma materiali poveri in opere straordinarie, che trasforma gesti quotidiani in capolavori di umanità. Mentre il mondo corre verso l’istantaneo e il digitale, l’artigiano ricorda che l’essenza dell’uomo passa per le mani, il gesto creativo, la passione. Il futuro non si inventa solo: si costruisce pezzo dopo pezzo, con cura, rispetto e amore. Custodire la tradizione significa tenere in mano la speranza, la bellezza, la dignità di un Paese intero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em> </em><span class="font-435549"><em>Essere artigiano oggi è atto di orgoglio, di resistenza, di libertà. </em></span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>È un gesto di pace. </em></span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>È l’anima del Made in Italy che continua a vivere, creare, insegnare ed emozionare.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
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		<title>La società longeva e il valore che cambia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Sapelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 06:31:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giulio Sapelli interpreta il libro di Bandini e Manfredi come uno strumento per leggere il cambiamento in corso nel capitalismo contemporaneo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 36%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110191" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/04/21507044.jpg" width="400" height="644" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/04/21507044.jpg 400w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/04/21507044-186x300.jpg 186w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/04/21507044-350x564.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></div>
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<p data-start="235" data-end="667">Il libro di Stefania Bandini e Paolo Manfredi, <em data-start="282" data-end="302">La società longeva</em>, costituisce una significativa proposta interpretativa di uno dei fenomeni più importanti del cambiamento di passo nella storia del capitalismo mondiale, in cui siamo immersi e su cui gran parte degli osservatori e degli studiosi, anche i più qualificati e dotati di una sensibilità e di una cultura interdisciplinare, sono spesso disarmati nell’interpretazione.</p>
<p data-start="669" data-end="1183">Si usa il termine di “invecchiamento”, oppure di “crisi demografica”, secondo una giusta visione del fenomeno dal punto di vista mono-disciplinare, ma ancora imperfetta nella capacità euristica, se ci si ferma, appunto, al puro dato demografico. Una interpretazione weberiana del fenomeno, ossia dotata di una capacità “comprendente” e che comprenda quindi il “moto all’azione dei soggetti” che l’aumento delle popolazioni in età avanzata produce, è quello che fa la differenza.<br data-start="1147" data-end="1150" />La differenza di questo lavoro.</p>
<p data-start="1185" data-end="1573">Il declino costante e mondiale delle nascite implica una diversa società che va formandosi. E quindi una diversa collocazione sociale degli attori e dei loro posizionamenti sociali, dei loro valori, dei loro “moventi”, del loro disporsi nella intricata foresta dei rapporti sociali, che, prima di essere tali, sono fondati sulle società naturali: sulla più potente di esse, la famiglia.</p>
<p data-start="1575" data-end="2370">È la famiglia che muta con la società longeva, perché produce quella modificazione. È il rapporto tra le generazioni che cambia e non solo in senso demografico, ma politico-sociale, ossia definendo in forme profondamente diverse dal passato prossimo e remoto il disporsi dell’azione sociale dei soggetti. Dove? Ma nel lavoro, perbacco… in primis e prima ancora nel nucleo “naturale”, appunto, ossia nella famiglia e nelle “società seconde” che con essa accompagnano la vita delle persone, a cominciare dalle agenzie di socializzazione secondaria: le scuole e le agenzie dove si crea il plusvalore, ossia tanto i luoghi produttivi quanto quelli in cui si crea la rendita: gli uffici o le “case”, ormai, che processano dati, calcoli, progetti della società tecnologica che avanza impetuosamente.</p>
<p data-start="2372" data-end="3669">Perché questo è un altro dei valori epistemologici di questo lavoro. Inserisce l’avvento della società longeva nelle grandi ondate di Kondratiev del cambiamento tecnologico paradigmatico del capitalismo digitale, ad alto consumo energetico e a basso consumo cognitivo naturale, per sostituirlo con quello che deriva tecnologicamente dal processamento dei dati nella prosumption generalizzata in cui il capitalismo moderno immerge i suoi attori, estraendone non più il tempo di lavoro, perché quelle ore sono ormai infinite o finite quanto la stessa vita degli attori. Nel lavorare a casa, che vuol dire lavorare sempre e mai solo per se stessi, si definisce la nuova società. Tempi di lavoro che inseriscono le stesse coorti generazionali in un diverso rapporto rispetto ai lavori e soprattutto rispetto a sé medesime. Così gli anziani divengono inevitabilmente adattabili alle nuove tecnologie ed è questa ricchezza cognitiva eclatante che questo libro ci spiega. Ci spiega perché questo processo è un fatto positivo, dall’incommensurabile potenziale di salvezza. In primo luogo per quelle generazioni “vecchie”, che si rivelano invece più giovani che mai, se si sanno collocare nella disponibilità, in loro presente, di contribuire alla creazione di valore sociale e di comprensione del mondo.</p>
<p data-start="3671" data-end="5015">Quando ero un giovane pieno di grandi speranze, Franco Momigliano, l’indimenticabile Maestro, mi portò con sé in un viaggio in Giappone. Si era negli anni settanta del secolo scorso. Visitammo le fabbriche e gli uffici dove — ci era stato detto — si creavano i famosi computer tascabili: alla ricerca di essi e degli attori di quei processi era diretto il nostro viaggio olivettiano. Quello che ci sorprese fu visitare luoghi di lavoro (fabbriche, ma dire solo fabbriche sarebbe riduttivo…) in cui, accanto a coloro che lavoravano a ritmi infernali con una sorveglianza ferrea, sedevano spesso, dinanzi a luminose finestre, decine di anziani che prendevano appunti e che spesso giravano per gli stabilimenti e ai quali si rivolgevano i lavoratori e soprattutto i capi reparto. Dopo insistenze e bevute fuori dall’orario di lavoro, io riuscii a parlare con un anziano e un caporeparto — “Tu parli anche con i sassi”, diceva il Maestro. Ne vennero fuori racconti, nel nostro scarsissimo inglese che ci univa, grazie a un mondo di segni e di risate che allargavano il cuore, e venne fuori che quegli anziani erano lì per essere consultati dai lavoratori e dai capi e che dispensavano consigli ogni volta che a essi ci si rivolgeva con un cerimoniale di inchini, saluti e salamelecchi di cui noi ci divertivamo in albergo a riprodurre le movenze.</p>
<p data-start="5017" data-end="5312">Era uno straordinario modello di interazione sociale e cognitiva tra generazioni, di cui così si impossessavano quelle giovani, e ci si passava il testimone e ci si rispettava sempre di più, non disperdendo nulla dell’immenso capitale sociale che le generazioni accumulano nel loro succedersi.</p>
<p data-start="5314" data-end="5785">Il libro ci offre commoventi esempi di dedizione alla vita e al dolore delle generazioni che soffrono dell’avanzare dell’età. Le interviste contenute nel libro con coloro che svolgono quel raro compito benevolo di cura e di sorveglianza amorosa, che consente il riprodursi non tanto della società astrattamente intesa, ma del segreto valore sociale fondato sull’amore che consente a essa — la società — di riprodursi, sono certamente la cosa più bella di queste pagine.</p>
<p data-start="5787" data-end="5916">Ce la si farà anche questa volta, se l’intelligenza sociale, di cui è testimonianza questo libro, diverrà azione trasformativa.</p>
<p data-start="5918" data-end="6043">Lo spirito artigiano, del resto, è quello che più potentemente può soffiare beneficamente… noi artigiani ne siamo convinti.</p>
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<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Milano Cortina 2026: legacy produttiva e sistema Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:16:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinque cerchi, una strategia: Milano Cortina 2026 come leva di diplomazia economica e acceleratore di sviluppo, dove sport, infrastrutture e filiere produttive diventano racconto e motore della proiezione internazionale del Sistema Italia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109912" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/Marrara-Legay-Olimpiadi-Milano-Cortina.jpg" width="1200" height="800" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/Marrara-Legay-Olimpiadi-Milano-Cortina.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/Marrara-Legay-Olimpiadi-Milano-Cortina-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/Marrara-Legay-Olimpiadi-Milano-Cortina-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/Marrara-Legay-Olimpiadi-Milano-Cortina-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/Marrara-Legay-Olimpiadi-Milano-Cortina-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>I <strong>Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali</strong> costituiscono un potente <strong>moltiplicatore di investimenti e innovazione</strong>. Secondo le stime di <strong>Banca Ifis</strong>, Milano Cortina 2026 potrebbe generare un valore complessivo di circa <strong>5,3 miliardi di euro</strong>, tra spesa turistica e valore delle infrastrutture sportive e civili realizzate o riqualificate. Si tratta di un impatto che combina dimensione economica, infrastrutturale e sociale, configurando l’evento come <strong>acceleratore di sviluppo</strong> per i territori coinvolti e per il <strong>Sistema Paese</strong>. A ciò si aggiunge un <strong>effetto reputazionale di lungo periodo</strong>, capace di rafforzare l’attrattività internazionale delle nostre imprese e dei nostri distretti produttivi.</p>
<p>La <strong>legacy</strong> è il punto centrale. Non si tratta solo di visibilità mediatica, ma della capacità di trasformare l’evento in un <strong>motore di crescita</strong> per le imprese – artigiane e industriali – e per l’intero ecosistema economico. Ogni infrastruttura, ogni allestimento, ogni soluzione tecnologica porta con sé il contributo di <strong>competenze diffuse</strong> che esprimono <strong>qualità manifatturiera, design, innovazione e sostenibilità</strong>. È in questa trama di <strong>saperi e professionalità</strong> che si misura il <strong>valore aggiunto del modello italiano</strong>.</p>
<p>In questo quadro, le opere realizzate non costituiscono soltanto il supporto logistico dei Giochi, ma un’<strong>eredità strutturale</strong> destinata a rafforzare competitività e accessibilità dei territori. I grandi eventi diventano così <strong>laboratori di innovazione</strong>, nei quali sport, industria e creatività progettuale si incontrano, generando <strong>sinergie</strong> che possono continuare a produrre effetti ben oltre la durata dell’evento.</p>
<p>Milano Cortina 2026 può rappresentare un modello: un evento capace di lasciare in eredità non solo impianti, ma <strong>competenze, relazioni e una rinnovata consapevolezza del valore delle nostre filiere produttive</strong>. È questa la sfida: trasformare i <strong>cinque cerchi</strong> in una leva di <strong>crescita, innovazione e proiezione internazionale del Sistema Italia</strong>.</p>
<p><strong>(Di Silvia Marrara, Consigliera &#8211; Capo Ufficio XII – Diplomazia sportiva &#8211; Direzione Generale per la Crescita e le promozione delle Esportazioni (DGCE) &#8211; Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale).</strong></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>© <strong><a class="ig-tags-link" href="https://milanocortina2026.coni.it/en/media-item/gallery.html?view=tags&amp;igtags=Foto%20Simone%20Ferraro/CONI">Foto Simone Ferraro/CONI</a></strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
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		<title>Art4Sport, la forza delle famiglie: “Dopo il perché, bisogna chiedersi: adesso cosa facciamo?”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:12:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stories]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Teresa Grandis e Ruggero Vio, genitori di Bebe Vio, campionessa paralimpica, mondiale ed europea di fioretto, parlano dalla piccola cittadina di Mogliano Veneto, Treviso. Da  16 anni, dalla nascita della loro associazione Art4Sport Onlus la loro casa è l’Italia intera, e la loro famiglia si allarga ogni giorno, con le storie di tutti i bambini amputati che entrano nella loro vita.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109910" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo.jpg" width="1600" height="1067" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo.jpg 1600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
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Nelle parole di <strong>Teresa Grandis</strong> e <strong>Ruggero Vio</strong>, presidente e vicepresidente di <strong>Art4Sport Onlus</strong>, c’è l’attesa per le <strong>Paralimpiadi Milano Cortina 2026</strong>, ma soprattutto c’è un’idea precisa di comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Sedici anni fa quasi nessuno parlava di sport paralimpico»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La loro storia nasce con la figlia Bebe Vio, ma oggi – raccontano – “è supportata da Bebe ed è importante per tutti noi”. Sedici anni fa quasi nessuno parlava di sport paralimpico. L’intuizione fu semplice e rivoluzionaria: non bastava fornire protesi o carrozzine, bisognava costruire un percorso. Dare strumenti, sì, ma anche prospettiva.</p>
<p>“Nel mondo paralimpico ci si mette ancora più cuore”, spiegano. “La differenza è che l’atleta paralimpico, per arrivare lì, ha fatto un percorso enorme: ha scelto di guardare avanti, di non piangersi addosso”.</p>
<p>È una scelta che non riguarda solo i ragazzi. Riguarda le famiglie. “L’ospedale ti salva la vita. Ma poi? La rete è indispensabile”. In questi anni Art4Sport ha cambiato perfino lo statuto: oggi i ragazzi seguiti sono 51, “ma per noi sono tutti figli nostri”. Quando incontrano un nuovo ragazzo – spesso arrabbiato, spaesato – Teresa e Ruggero rivivono quello che hanno attraversato loro. “Anche noi per settimane ci siamo chiesti: perché è successo? A un certo punto devi smettere di chiedertelo. La domanda diventa: adesso cosa facciamo?”.</p>
<p>Nel gruppo si distinguono – con un termine che usano loro – i “solari”, quelli che hanno superato la fase del rancore e aiutano gli altri a costruire una vita piena. “La forza sono le famiglie che si contagiano tra loro. Il gruppo ti insegna a non vergognarti. Quando siamo insieme, tutti fanno tutto. Non c’è imbarazzo nel togliere una protesi. A volte basta l’esempio”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Lo sport paralimpico deve cambiare la percezione della disabilità: possiamo fare tutto. E possiamo farlo bene»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La scoperta della portata culturale del movimento paralimpico per Ruggero e Teresa arriva a Londra 2012. Uno stadio olimpico da 90mila persone pieno per le gare : “lì abbiamo toccato con mano la straordinaria capacità di questo mondo di portare messaggi fortissimi. Lo sport paralimpico deve cambiare la percezione della disabilità: possiamo fare tutto. E possiamo farlo bene”.</p>
<p>Lo sport diventa obiettivo, disciplina, contatto con la società. “Nella vita di chiunque è importante avere un obiettivo”. Ma Teresa Grandis è netta anche su un punto: “Io rompo le scatole a tutti: studiate, andate avanti. Non pensate solo di poter essere atleti”. Perché se è vero che l’Olimpiade è “la cosa più bella del mondo”, è altrettanto vero che, finita la carriera, il rischio è il buio. Nel paralimpico, spiegano, tutto si moltiplica per dieci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Dal progetto nasce anche la Bebe Vio Academy: persone con e senza disabilità si allenano insieme»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da qui nasce anche la Bebe Vio Academy, attiva tra Milano, Roma e il territorio veneziano: una palestra dove persone con e senza disabilità si allenano insieme “nella maniera più naturale possibile”. Inclusione quotidiana, non slogan. Le competizioni agonistiche restano distinte – “le categorie sono diverse” – ma l’allenamento condiviso diventa scuola di normalità reciproca.</p>
<p>Il prossimo appuntamento per Ruggero e Teresa sarà a Roma l’8 Giugno con <em><strong>WEmbrace Games</strong>, </em>una sorta di  giochi senza frontiere, dove ragazzi con e senza disabilità gareggiano insieme. “Il mondo paralimpico crea dipendenza: affascina”, sorridono, perché mostra “la bellezza di tutte le forme possibili”.</p>
<p>In fondo, la loro missione è semplice e radicale: “Noi abbracciamo”. Vanno negli ospedali a incontrare le famiglie appena travolte da un evento che sembra incomprensibile. “Quello di cui hanno bisogno i genitori è vedere che c’è un domani. La vita non si ferma lì.</p>
<p>Un messaggio che, in vista delle <strong>Paralimpiadi Milano Cortina 2026</strong>, parla anche al tessuto produttivo e sociale dei territori: costruire reti, generare fiducia, trasformare una fragilità in progetto. Proprio come fanno le famiglie di Art4Sport.</p>
<p>Teresa e Ruggero ricordano che dopo il “perché” c’è sempre un’altra domanda. E la risposta, spesso, è un verbo concreto: fare.</p>
<p><strong>(Di Anna de Roberto &#8211; Ufficio stampa Confartigianato Veneto)</strong></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Guerrieri strafottenti, tifosi di sé stessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Grazioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il coraggio di chi non chiede permesso.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109229" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280.jpg" width="1280" height="853" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">C’è un tratto che accomuna i tempi incerti: la tentazione di chiedere ai giovani di essere buoni, docili, misurati. È una forma di educazione gentile che, però, finisce per sterilizzare l’energia e il desiderio. Eppure, mai come oggi, serve l’opposto: serve una generazione di guerrieri strafottenti, persone capaci di stare nel mondo con coraggio, ironia e senso critico. Non per ribellione sterile, ma per lucidità.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché chi si limita a eseguire rischia di sparire, mentre chi osa dire la propria costruisce il futuro.</p>
<p>Essere strafottenti non è un difetto di carattere: è una forma di libertà. È la capacità di non delegare ad altri la definizione di sé, di non attendere che qualcuno conceda riconoscimento o legittimità. È lo spirito di chi decide di restare protagonista della propria storia, anche in un contesto che tende a scoraggiare l’iniziativa. Non si tratta di arroganza, ma di fierezza; di consapevolezza che ogni mestiere, ogni impresa, ogni lavoro porta con sé un pezzo di identità e di cultura. E che, se non si è tifosi di sé stessi, se non si ha la forza di credere nel proprio valore, nessun sistema lo farà al posto nostro.</p>
<p>Viviamo in un Paese che non ama i capi, e questo, lungi dall’essere un limite, è uno dei tratti più vitali della nostra identità collettiva. L’Italia è una terra in cui un’impresa nasce ogni nove abitanti: una costellazione di indipendenze, di persone che preferiscono mettersi in gioco piuttosto che ricevere ordini. È una ricchezza straordinaria, ma fragile. Perché la libertà, quando si disperde, si trasforma in solitudine, e la solitudine, nel lungo periodo, diventa vulnerabilità. Chi lavora con passione deve imparare a difendersi da chi prova a dividere, a isolare, a mettere gli uni contro gli altri. Nessuno è forte da solo. La competizione serve, ma senza cooperazione diventa sterile. Difendere la propria autonomia non significa rinunciare al legame.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Il tempo presente richiede un modo nuovo di intendere la forza: non quella che impone, ma quella che tiene insieme»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tempo presente richiede, allora, un modo nuovo di intendere la forza: non quella che impone, ma quella che tiene insieme. Serve imparare a “pascolare i gatti”, come si dice con ironia per descrivere l’impresa di coordinare ciò che per natura sfugge alle regole. È la metafora perfetta del lavoro contemporaneo: gestire persone, progetti, relazioni, senza cancellare la loro diversità. Significa governare il caos, non eliminarlo. Lo stesso vale per chi sa “sciogliere i nodi”: rendere fluide le relazioni dove si sono create tensioni, ricostruire fiducia, ridare senso a ciò che si è irrigidito. È un gesto di intelligenza pratica, che oggi vale quanto un titolo di studio.</p>
<p>E infine, serve imparare a riconoscere valore anche nello scarto. Lo sfrido, ciò che resta dopo una lavorazione, è una delle parole più potenti del lessico artigiano. Non indica soltanto uno scarto fisico, ma anche la parte non finita, la crepa, l’imperfezione. Trasformare lo sfrido in risorsa significa fare della fragilità un’occasione: sfida e grido, come due sillabe di una stessa radice. È la capacità di trarre senso anche da ciò che non ha funzionato, di farne materia viva di futuro. In un tempo che idolatra la perfezione, la cultura artigiana insegna che l’incompiuto è spesso il luogo più fertile dell’innovazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«L’arrabbiatura sana è quella che nasce dal desiderio di fare meglio, di migliorarsi, di non subire l’ingiustizia del mediocre»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Essere “lean and mean”, piccoli e arrabbiati nel modo giusto, è l’altra faccia di questa mentalità. Piccoli, perché leggeri e rapidi nel cambiare; arrabbiati, perché lucidi e non rassegnati. L’arrabbiatura sana è quella che nasce dal desiderio di fare meglio, di migliorarsi, di non subire l’ingiustizia del mediocre. È il contrario del cinismo. È la scintilla che accende il movimento. Il futuro non appartiene ai buoni, ma a chi sa trasformare il disagio in energia, la stanchezza in visione, la fatica in competenza.</p>
<p>Chi lavora nella manifattura, nei mestieri, nei servizi, lo sa bene: non si tratta di vincere contro qualcuno, ma di vincere contro l’inerzia. Ogni volta che si tiene in piedi un laboratorio, un’azienda, una bottega, si compie un atto politico e culturale: si afferma che il lavoro, se vissuto con responsabilità, è ancora una forma di libertà.</p>
<p>La tecnologia, per quanto potente, non potrà sostituire questa intelligenza. Perché il cervello umano, pur non essendo il più rapido né il più capiente, possiede un vantaggio irripetibile: sa attribuire significato. La vera superiorità dell’uomo non sta nei calcoli, ma nella capacità di selezionare, scegliere, ricordare ciò che conta. È un’intelligenza fatta di generosità, di gioia e di gioco: tre parole semplici che definiscono il modo in cui l’essere umano costruisce valore. Generosità nel condividere sapere, gioia nell’alimentare energia, gioco nel mantenere viva la curiosità. Sono le dimensioni che nessun algoritmo potrà imitare, perché appartengono al regno della relazione, non del calcolo.</p>
<p>Su questa base si fonda la formula più importante del nostro tempo: Innovazione = (Capitale Sociale) × (Libertà) × (Investimenti).</p>
<p>Tre fattori che si moltiplicano, non si sommano: se uno si azzera, il risultato si annulla.</p>
<p>Il capitale sociale è la rete di fiducia tra le persone; la libertà è lo spazio per provare, sbagliare, reinventarsi; gli investimenti sono il coraggio di mettere risorse, tempo e rischio nelle proprie idee. L’Italia ha un patrimonio enorme di capitale sociale, ma non può più permettersi di trascurare quello umano. La povertà educativa è la vera emergenza competitiva del Paese, perché limita la libertà e indebolisce la capacità di investire. Nessun piano industriale può funzionare se le persone non hanno gli strumenti per comprenderlo e sostenerlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«“Fare i cattivi” significa, non smettere di pretendere»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Fare i cattivi” significa, allora, non smettere di pretendere. Non accontentarsi di un posto nel sistema, ma volerlo cambiare dall’interno. Significa guardare in faccia la realtà e rifiutarsi di viverla come spettatori.</p>
<p>La strafottenza, in fondo, non è arroganza: è una forma di amore per la vita, un modo di dire “ci sono” anche quando il mondo ti suggerisce di tacere. È la voce di chi non ha paura di sporcarsi le mani, di chi continua a scommettere sulla propria libertà, anche quando non conviene.</p>
<p>E forse è proprio da questa postura che può nascere un nuovo rinascimento: da una generazione che non aspetta istruzioni, ma decide di camminare, con la testa alta e lo sguardo dritto, nel proprio tempo.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>L’artigianato e la sua tecnica come produzione di senso (quando sembra essersi perso)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Manfredi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
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		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel tempo delle promesse virtuali e del lavoro che si dissolve, l’artigianato torna a indicare una via: fare come forma di senso, tecnica come atto di resistenza e di rinascita.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 94%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109311" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/types-738846_1280.jpg" width="1280" height="850" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/types-738846_1280.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/types-738846_1280-300x199.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/types-738846_1280-1024x680.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/types-738846_1280-768x510.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/types-738846_1280-350x232.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-12" data-row="script-row-unique-12" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-12"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-13"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2 style="margin: 0cm 0cm 8.05pt 0cm;"><span class="font-435549" style="color: black;">Qualche tempo fa il New York Times ha pubblicato un lungo e toccante articolo su un manager, Paul Lundy, che a Seattle stava “vivendo la lenta morte del lavoratore sotto le luci fluorescenti” di un lavoro stabile nel mondo corporate, lasciato per dedicarsi alla riparazione di macchine da scrivere, imparando un mestiere dato per estinto a fianco di un artigiano anzianissimo, la cui bottega ha poi rilevato. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 8.05pt 0cm;"><span style="color: black;">Nel gesto lento, preciso e ripetibile della manutenzione meccanica ritrova una forma di senso che il lavoro astratto aveva smarrito. La tecnica, qui, non è nostalgia ma conoscenza incarnata, rapporto diretto con la materia e con il tempo. È artigianato come pratica concreta di significato, in un’epoca che fatica a produrne.</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 8.05pt 0cm;"><span style="color: black;">Non è certamente quello di Paul Lundy, e della trasformazione del suo lavoro da immateriale a prettamente analogico e materiale, un caso unico, tutt’altro. Ritengo invece rappresenti l’avanguardia di una reazione allo spiegamento della geometrica potenza — e violenza — della tecnologia come fatto unicamente esponenziale e disumanizzante, che ha già da tempo sottomesso la gran parte del lavoro immateriale e ora avanza rapida e indomabile per conquistare ogni ambito del lavoro.</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 8.05pt 0cm;"><span style="color: black;">Quanto più rapidamente e pervasivamente si sviluppano soluzioni tecnologiche — su tutte un certo uso dell’intelligenza artificiale — che marginalizzano il contributo umano; quanto più il lavoro smaterializzato e l’economia a propulsione finanziaria consentono e incentivano la polverizzazione del lavoro e l’idea dei lavoratori come variabile sostituibile; tanto più torna ad essere sensata e competitiva l’idea che il lavoro manuale, e il suo patrimonio peculiare di tecnica e competenze, possano tornare ad essere una prospettiva concreta per molti.</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 8.05pt 0cm;"><span style="color: black;">Non parliamo solo di giovani in cerca di un futuro lavorativo di fronte alle mille promesse senza costrutto di un mercato della formazione in cui il termine “mercato” ha sottomesso la missione di “formare”, né delle aspettative, spesso fragili, delle famiglie, che continuano a preferire un figlio avvocato a uno elettricista, quando le professioni legali sono oggi — e saranno sempre più — in crisi per sovrappiù di risorse, scarsa redditività e sostituibilità tecnologica. Dire ai giovani che dovrebbero considerare un mestiere manifatturiero e artigiano, ovviamente declinato in modo contemporaneo e con una forte componente tecnologica, è necessario ma non sufficiente.</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 8.05pt 0cm;"><span style="color: black;">La demografia inclemente, che ci vede come secondo Paese più anziano al mondo e fortunatamente tra i più longevi, ci dice che il tema del lavoro “anziano” — o, più ottimisticamente, delle molteplici vite professionali nel corso di un’esistenza longeva — comincia a occupare la pubblicistica più attenta a livello globale. L’idea che una di quelle vite, magari alla fine di una più o meno gloriosa carriera dietro una scrivania, possa essere dedicata al “fare”, apprendendo tecniche (altro verbo fondamentale in una vita longeva) e applicandole per produrre beni e servizi non comprimibili, non inscatolabili, non delocalizzabili perché basati sulla relazione umana e sulla pienezza del senso, è tutt’altro che marginale. Così umani da accogliere — eresia per i tecnofili — l’imperfezione e la limitazione come sanità, non come aberrazione. Penso al ritorno, ormai da qualche tempo, degli LP in antitesi alla musica digitale, e a quello più recente della fotografia analogica non solo come tecnica per una ristretta conventicola, ma come mezzo “umano” di espressione.</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 8.05pt 0cm;"><span style="color: black;">Sono tutti segni, non di massa ma certamente di avanguardia, di un bisogno diffuso di rimettere al centro, come persone, i processi sociali, produttivi ed economici. Andiamo qui oltre la vecchia idea di “lusso” ed “eccellenza” riservata a pochi che comprano le mani sapienti: anche questo è ormai un concetto obsoleto e debole. Siamo di fronte, a partire dall’Europa e da ciò che rimane di più sano degli Stati Uniti, a un modello di organizzazione sociale, del lavoro, della produzione e dei consumi che non ci lasci assetati dopo aver bevuto, come accade oggi.</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 8.05pt 0cm;"><span style="color: black;">È un’occasione irripetibile per chi, come il movimento artigiano, ha sempre creduto in questa idea paziente e generativa dell’economia, spesso come voce nel deserto ai tempi della disruption. Ora forse qualcosa sta cambiando: a noi rivendicare la forza del nostro modello peculiare come buono, pulito e giusto.</span></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
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		<title>L’inverno demografico e il futuro del lavoro in Italia: sfide e opportunità per la crescita occupazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 08:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Il futuro non è scritto»: la sfida demografica, spiega Dalla Zuanna*, richiede oggi decisioni che determineranno la vitalità economica e sociale dell’Italia di domani.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 88%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109012" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608.png" width="1642" height="1094" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608.png 1642w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-300x200.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-1024x682.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-768x512.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-1536x1023.png 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-350x233.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1642px) 100vw, 1642px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Lo squilibrio demografico sta minacciando seriamente il presente e il futuro dello sviluppo economico e sociale del Paese. È quindi necessario esserne pienamente consapevoli, così da predisporre politiche efficaci sia da parte del sistema produttivo sia in ambito istituzionale.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In assenza di consistenti flussi migratori, la popolazione in età lavorativa si ridurrà sensibilmente nei prossimi decenni, mentre aumenterà in modo continuo il numero degli over 65: a inizio 2025 saranno circa 14,5 milioni, pari al 24,7% della popolazione totale. Nei prossimi dieci anni, molti nuovi pensionati avranno un basso livello di istruzione, mentre circa l’80% dei nuovi lavoratori sarà diplomato o laureato. Sostituire i lavoratori più istruiti sarà possibile; rimpiazzare quelli meno qualificati, molto meno. Allo stesso tempo, continuerà l’emorragia di giovani diplomati e laureati verso l’estero o verso regioni percepite come più dinamiche.</p>
<p>Questi fenomeni interesseranno l’intero Paese, ma avranno un impatto più marcato nelle aree economicamente fragili e nelle zone rurali, montane o periferiche, già caratterizzate da una popolazione più anziana.</p>
<p>Cambiamenti così profondi e repentini non hanno precedenti recenti né remoti. Durante il boom produttivo del 1970-2010, molte regioni italiane hanno potuto contare su un’abbondanza di nuovi lavoratori autoctoni, integrati da flussi significativi di manodopera straniera. Oggi, invece, il sistema produttivo italiano — manifatturiero, agricoltura ad alta intensità di lavoro, turismo e servizi — è già in drammatica carenza di personale e difficilmente sarà in grado di assorbire ulteriori riduzioni.<br />
Come affrontare questa carenza di capitale umano, evitando un calo del reddito e della ricchezza? È illusorio pensare che automazione e intelligenza artificiale possano sostituire i lavoratori mancanti. Questo potrà avvenire in alcuni settori, ma in altri — come i servizi alla persona — il lavoro umano resta insostituibile.</p>
<p>Occorre valorizzare sacche di lavoro inutilizzato o mal utilizzato, in particolare lavoro femminile, giovanile e dei pensionati attivi. Tuttavia, anche un maggiore impegno della popolazione già residente non basterà: molte donne adulte e anziani in buona salute svolgono già lavori di cura non retribuiti, che andrebbero comunque sostituiti se entrassero nel mercato del lavoro.</p>
<p>Di conseguenza, l’attrazione verso nuovi arrivi, in particolare per lavori manuali e per tutti i settori essenziali, sarà nei prossimi due decenni irresistibile. Sarà quindi necessario agire su tre fronti: trattenere i giovani, mitigare le conseguenze dell’invecchiamento e favorire ingressi migratori ordinati.</p>
<p>Parallelamente, occorre sostenere le famiglie affinché possano avere i figli desiderati. Nel 2024 sono nati appena 369.944 bambini, con un tasso di fecondità di 1,18 figli per donna, ai minimi storici rispetto ai 576.000 del 2009. Interventi di conciliazione tra lavoro e vita familiare sono quindi fondamentali per invertire questa tendenza.</p>
<p>Il futuro demografico e occupazionale dell’Italia non è scritto: le sfide sono complesse e profonde, ma affrontabili. Richiedono visione strategica, scelte coraggiose e un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e cittadini, con la consapevolezza che le decisioni di oggi determineranno la vitalità economica, sociale e umana del Paese di domani.</p>
<p data-start="139" data-end="432">(Estratto dell’intervento del prof. Gianpiero Dalla Zuanna (Università di Padova e Accademia dei Lincei) al convegno “Rappresentanza e contrattazione”, H-FARM – giovedì 20 novembre 2025 &#8211; <em data-start="325" data-end="432">L’inverno demografico e il futuro del lavoro in Italia: sfide e opportunità per la crescita occupazionale)</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<hr />
<p>(*Gianpiero Dalla Zuanna (23.9.1960), professore di Demografia a Padova, ha insegnato anche a Roma “La Sapienza” e a Messina. Ha pubblicato oltre 200 articoli, capitoli e libri, collaborando con economisti, sociologi, statistici, storici, geografi e archeologi. Ha coordinato indagini sul comportamento riproduttivo, la prima indagine italiana sugli immigrati di seconda generazione e il progetto CHILD sulla demografia storica. Ha trascorso periodi di ricerca a Tokyo, Mosca, Canberra, Melbourne, Irvine e Losanna. È stato membro di commissioni centrali del MIUR e consulente del Ministero per le politiche della famiglia. Tra il 2013 e il 2018 è stato Senatore della Repubblica, partecipando alle Commissioni Salute e Ambiente e alle Conferenze ONU sul clima di Lima e Varsavia. È editorialista per quotidiani nazionali e membro del comitato editoriale di Neodemos.)</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
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		<title>Avanti Artigiani! Un film, dieci anni dopo: dove il Cinema incontra l’Artigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samorè]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 06:35:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dieci anni dopo Avanti Artigiani! torna urgente la stessa domanda: come si trasforma un mestiere quando cambia una società intera? Tra innovazione, passaggi di testimone e nuovi equilibri demografici, il futuro del fare si gioca ancora una volta in bottega.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-xsdn-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 71%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108928" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/1.COPERTINA-1.png" width="1000" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/1.COPERTINA-1.png 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/1.COPERTINA-1-300x300.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/1.COPERTINA-1-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/1.COPERTINA-1-768x768.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/1.COPERTINA-1-350x350.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/1.COPERTINA-1-348x348.png 348w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
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<h2><span class="font-435549"><em>Avanti Artigiani! </em>Il titolo di quel film del 2014, proiettato in anteprima in Triennale, poi al Milano Design Film Festival e ancora al Museo nazionale della scienza e della tecnologia, è farina del sacco di Piero Bassetti: dovette imporlo a chi lo considerava <em>vintage</em>, per una pellicola che intendeva indagare i modi in cui l’innovazione ha investito, negli anni Duemila, il mestiere di chi produce e fa impresa con le proprie mani. Del resto, per rendere lo spirito del tempo basti ricordare che proprio l’edizione 2014 del Triennale Design Museum era dedicata al <em>design italiano oltre le crisi, autarchia, austerità, autoproduzione.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La nostra fondazione era fresca reduce dalla missione <em>Innovating with beauty</em>, organizzata a San Francisco insieme a un nutrito grappolo di istituzioni (diplomatici italiani, Regione Lombardia, Comune di Milano, Politecnico) e soprattutto alla rappresentanza degli artigiani, con Confartigianato nazionale. Leggevamo Richard Sennett (<em>L&#8217;uomo artigiano</em>) e Stefano Micelli (<em>Futuro</em><em> artigiano</em>); parlavamo con Cesare Fumagalli, Sandro Corti, Vincenzo Mamoli, Eugenio Massetti e Paolo Manfredi; ci domandavamo &#8211; fino ad andare a vedere in Silicon Valley! &#8211; se effettivamente l’innovazione nei modi di produrre, simboleggiata allora dalla manifattura digitale, riguardasse più in generale i modi di organizzarsi nella società, oltre che nell’economia.</p>
<p>Da quel viaggio nacquero un’altrettanto larga presenza alla XXI Triennale Internazionale che si tenne a Milano sotto il titolo <em>New Craft </em>e iniziative di ricerca e provocazione culturale come, appunto, il film <em>Avanti Artigiani! </em>Chiedemmo infatti alla sede lombarda del Centro Sperimentale di Cinematografia di dedicarci una delle sue promesse &#8211; la regista Teresa Sala &#8211; e, per la cura di Manolo De Giorgi e Andrea Kerbaker, lanciammo un concorso per selezionare le ventidue imprese artigiane, tra Milano e la Brianza, rappresentate nella pellicola. Il contributo economico venne dalle Camere di Commercio di Milano e Monza Brianza, da Confartigianato Lombardia e dal Credito Valtellinese.</p>
<p>Cosa emerse? Storie diverse, i cui fili si intrecciano nelle parole di un artigiano: «<em>Questo lavoro non mi piace. Questo lavoro lo amo</em>». Una passione che si legge nella carrellata di volti finale, sorridenti, a volte stanchi ma non rassegnati di fronte a difficoltà che non frenavano il desiderio di declinare al futuro (anche nel passaggio di consegne ai più giovani) il saper fare di generazioni. Il tema della staffetta ha preso piede nei dieci anni che ci portano all’oggi: proprio per <em>spiritoartigiano.it </em>(febbraio 2024) ho già avuto occasione di scrivere che, dal welfare all’arte, dal travaglio dei NEET ai laboratori artigiani, nulla sfugge al confronto tra innovazione e assetti demografici.</p>
<p>Il rapporto ISTAT 2023 ricordava che il tasso di crescita naturale della popolazione italiana (differenza tra tasso di natalità e di mortalità) è del meno 4 percento, mentre all’inizio degli anni Duemila era ancora positivo. In Lombardia siamo 9 milioni e 900 mila (in Italia, 59 milioni). La speranza di vita è 80 anni per gli uomini e 84 per le donne. Tra i 16 e i 32 anni contiamo 3 milioni di cosiddetti NEET (giovani che non studiano e non sono occupati). Pensiamo alle conseguenze sul lavoro: il dato paradossale è che, a fronte del drastico calo della natalità, la popolazione che frequenta l’università si è moltiplicata: nel 1985 erano 120.000 iscritti, nel 2023 erano 285 mila.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Allora viene spontaneo chiedersi: se la quantità di giovani è notevolmente ridotta, come li indirizziamo anche ai mestieri tecnici, artigiani, dei servizi, che fanno parte della ricchezza lombarda e del paese? Questo è solo un esempio dei tanti modi in cui il tema longevità e innovazione incontra le scelte politiche e la vocazione produttiva.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ebbene, <em>Avanti Artigiani! </em>ci dava un’idea precisa &#8211; per quanto “in soggettiva”, del passaggio generazionale visto dagli occhi dei protagonisti. Oggi, a dieci anni da quel film, sentiamo rinnovata l’esigenza di proporre a chi condivida un approccio responsabile all’innovazione &#8211; quando essa incontra le <em>anime creative </em>(titolo di un bel saggio di Paolo Perulli) &#8211; un terreno comune di crescita, approfondimento e servizio alla collettività. La sensazione è che, anche e soprattutto nelle culture del progetto, dell’impresa e del lavoro artigiano, una nuova società sia già tra noi, ma fatichi ad accomodarsi nel precedente ordine sociale e istituzionale; forse, addirittura, nel precedente quadro valoriale. Insomma, cerchiamo gli ingredienti di un assetto nuovo.</p>
<p>La difficoltà, oggi come allora, è adeguare le strutture di rappresentanza alle innovazioni, per ridurre il (<em>digital</em>) <em>divide</em>. Sì, perché gli ostacoli all’utilizzo delle tecnologie non riguardano né solo l’utente consumatore, né solo l’artigiano produttore, né l’impersonale, mai trasparente mercato. La realtà morde anche quei soggetti &#8211; le rappresentanze &#8211; che dovrebbero offrire una dimensione organizzativa e in ultima analisi un senso alle innovazioni della società, finalizzarle anche sulla base di valori, non soltanto di interessi.</p>
<p>Allora, e di nuovo: avanti artigiani, cominciamo un nuovo film!</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-17" data-row="script-row-unique-17" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-17"));</script></div></div></div>
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		<title>Quando il piccolo schermo ha acceso i riflettori sull’artigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 05:50:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con Pezzi unici, la regista Cinzia TH Torrini ha portato in prima serata il mondo delle botteghe fiorentine, raccontando i mestieri artigiani come occasione di rinascita per le nuove generazioni. Un progetto sostenuto da Confartigianato.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108904" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o.jpg" width="991" height="660" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o.jpg 991w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o-768x511.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 991px) 100vw, 991px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-18" data-row="script-row-unique-18" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-18"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-19"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">Ci sono opere che meritano di essere recuperate anche a distanza di anni. <em data-start="74" data-end="87">Pezzi unici</em>, fiction diretta da Cinzia TH Torrini e andata in onda su Rai 1 nel 2019, è una di queste. Non ne avevamo ancora parlato su <em data-start="212" data-end="231">Spirito Artigiano</em>, ma il racconto che porta in scena – una storia di riscatto, trasmissione di saperi, incontro tra generazioni – ha molti punti di contatto con lo spirito di queste pagine. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La serie è ambientata a Firenze, città natale della regista e simbolo dell’eccellenza artigiana italiana, un luogo dove il mestiere ha ancora l’odore delle resine naturali, della cera d’api, del cuoio. Cinzia TH Torrini racconta che da bambina si fermava nei vicoli del centro ad osservare gli artigiani che lavoravano per strada, come quell’uomo con i capelli e la barba lunghi, il grembiule di pelle e le mani sempre in movimento: intrecciava strisce di cuoio, intagliava, creava. Anni dopo, per caso, lo ha rincontrato: con quel mestiere ha costruito un impero, senza mai delocalizzare, diventando una celebrità in Giappone. «Come lui – ricorda la regista – ce ne sono ancora molti in Italia, che con la loro capacità creativa sono diventati delle eccellenze nei loro mestieri d’arte».</p>
<p>Da questo vissuto personale è nata prima un’idea, poi un cortometraggio, e infine la fiction: non una semplice ambientazione, ma un modo per riportare alla luce un universo concreto e vivo, fatto di manualità e passione, che rischia di scomparire. L’intento era chiaro: raccontare un’alternativa per i giovani, restituire dignità a un lavoro troppo spesso dimenticato, mostrare che il talento artigiano non è solo memoria ma anche futuro. E proprio ai giovani è rivolto il cuore più profondo del racconto: la fiction mette in scena ragazzi segnati da storie difficili, spesso in rotta con il mondo adulto, che trovano nella bottega artigiana uno spazio di riscatto, una possibilità di rinascita, una via per scoprire se stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">La manualità diventa così linguaggio educativo, strumento di cura, occasione per tornare a immaginare un domani possibile. Il progetto ha preso forma in anni di scrittura, incontri, sopralluoghi, ricerche; tutto il team ha trascorso del tempo nelle botteghe fiorentine e nelle case famiglia, per entrare davvero in quel mondo e capirne la profondità. </span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Accanto alla regista, <strong>Confartigianato Firenze</strong> ha avuto un ruolo fondamentale: quasi cento imprenditori artigiani associati hanno collaborato alla realizzazione della fiction, offrendo competenze, strumenti, ambienti, storie. Il risultato è stato un racconto autentico e coinvolgente, capace di portare in prima serata la voce di un’Italia che lavora con le mani, con precisione, con bellezza. Un’Italia che sa coniugare il sapere antico con le nuove esigenze di un mercato che chiede senso, qualità, unicità. In questo intreccio tra arte e impresa, tra fiction e realtà, <em data-start="2843" data-end="2856">Pezzi unici</em> ha mostrato che l’artigianato può essere ancora oggi una leva educativa, culturale, economica. Per questa ragione, nel 2019, <strong>Confartigianato ha premiato Cinzia TH Torrini con il Premio Giano</strong>, un riconoscimento per chi ha saputo valorizzare l’artigianato con sensibilità e autenticità. Un premio meritato, perché la fiction non ha semplicemente rappresentato il mondo delle botteghe, lo ha vissuto e tradotto in racconto. Ed è proprio questo sguardo, attento e personale, che rende <em data-start="3338" data-end="3351">Pezzi unici</em> ancora attuale: un’opera capace di ricordarci che ogni mestiere raccontato bene è cultura, e che ogni bottega, oggi come allora, può essere una scuola di vita.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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