<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>intelligenza artificiale - Spirito Artigiano</title>
	<atom:link href="https://spiritoartigiano.it/Argomenti/intelligenza-artificiale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://spiritoartigiano.it</link>
	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Oct 2026 09:53:39 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/06/logoSA-1-150x150.jpg</url>
	<title>intelligenza artificiale - Spirito Artigiano</title>
	<link>https://spiritoartigiano.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il futuro non si subisce. La sfida dell&#8217;algoretica</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce-la-sfida-dellalgoretica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce-la-sfida-dellalgoretica</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce-la-sfida-dellalgoretica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Massironi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 08:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[umanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110734</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Match Point Confartigianato 2026 prova a leggere un presente segnato da trasformazioni che corrono più veloci delle risposte. A partire dalla riflessione di Don Massironi su intelligenza artificiale, responsabilità e capacità di governare il cambiamento, questo numero raccoglie analisi e contributi su economia, geopolitica, Europa e scenari politici, mettendo al centro le domande che interrogano il futuro dell’impresa artigiana.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce-la-sfida-dellalgoretica/">Il futuro non si subisce. La sfida dell’algoretica</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 60%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110818" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/1.Massironi-Il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce.-La-sfida-dellalgoretica.png" width="600" height="600" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/1.Massironi-Il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce.-La-sfida-dellalgoretica.png 600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/1.Massironi-Il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce.-La-sfida-dellalgoretica-300x300.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/1.Massironi-Il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce.-La-sfida-dellalgoretica-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/1.Massironi-Il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce.-La-sfida-dellalgoretica-350x350.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/1.Massironi-Il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce.-La-sfida-dellalgoretica-348x348.png 348w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-0" data-row="script-row-unique-0" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-0"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-1"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2 class="isSelectedEnd"><span class="font-435549">Questo numero di <em>Spirito Artigiano Magazine</em> è interamente dedicato al <strong>Match Point Confartigianato Imprese 2026</strong>, un confronto sui grandi temi che stanno ridisegnando il presente e il futuro: economia, intelligenza artificiale, geopolitica, Europa e dinamiche elettorali.</span></h2>
<h2 class="isSelectedEnd"><span class="font-435549">Un appuntamento nato per leggere il cambiamento senza inseguire risposte facili. Perché, come ricorda Massironi nell’intervento che apre questo numero, «non abbiamo ancora le risposte alle domande che l’intelligenza artificiale ci sta ponendo». E forse il punto è proprio questo: prima ancora di cercare regole, limiti o ricette, dobbiamo imparare a fare le domande giuste.</span></h2>
<h2 class="isSelectedEnd"><span class="font-435549">È da questa prospettiva che prende forma il percorso delle pagine che seguono. Abbiamo ricostruito i principali contenuti emersi nel corso dei lavori attraverso gli interventi, le analisi e le riflessioni dei protagonisti del Match Point. Non una cronaca dell’evento, ma una sequenza di sguardi sul cambiamento e sulle sue conseguenze per il sistema produttivo, per l’Europa e per l’impresa artigiana.</span></h2>
<h2><span class="font-435549">Il filo che lega contributi anche molto diversi è la stessa esigenza: capire dove stiamo andando e, soprattutto, fino a quando saremo noi a governare i processi che abbiamo messo in moto.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Estratto dall’intervento di Don Sergio Massironi </em><em>al convegno Match Point 2026 di Confartigianato Imprese)</em> Non abbiamo ancora le risposte alle domande che l’intelligenza artificiale ci sta ponendo. E forse dovremmo cominciare proprio da qui: dalla consapevolezza che non le hanno nemmeno coloro che questa tecnologia la stanno costruendo. È un dato che dovrebbe renderci più prudenti, non necessariamente più timorosi. Ci invita piuttosto a fermarci un momento e a chiederci che cosa stiamo facendo, dove stiamo andando e, soprattutto, fino a quando saremo noi a governare il processo che abbiamo messo in moto.</p>
<p>Davanti a una trasformazione così rapida, la tentazione è cercare subito una regola, un limite, una ricetta. Ma forse la prima responsabilità è un’altra: imparare a fare le domande giuste.</p>
<p>Anche per questo trovo preziosa la parola <em>artigianale</em>. Non perché l’artigianato appartenga a una dimensione piccola rispetto alla grande tecnologia, ma perché ci ricorda qualcosa di essenziale: le grandi trasformazioni non cancellano il valore di ciò che è umano, concreto, particolare. Anzi, lo rendono ancora più necessario. E le questioni fondamentali della vita non hanno mai risposte in serie.</p>
<h2><span class="font-435549">Non basta usare bene una tecnologia</span></h2>
<p>L’algoretica ci ha insegnato a porre una domanda importante: come possiamo usare bene l’intelligenza artificiale?</p>
<p>È una domanda necessaria. Ma credo che ormai non sia più sufficiente. L’intelligenza artificiale, infatti, non è soltanto uno strumento che possiamo scegliere di utilizzare oppure no. Anche chi decidesse di non servirsene direttamente si troverebbe comunque a vivere in un ambiente profondamente trasformato dal suo utilizzo. Questo cambia la prospettiva. Non siamo semplicemente di fronte a una nuova tecnologia. Siamo dentro una trasformazione dell’ambiente umano: del lavoro, dell’economia, delle relazioni sociali, della conoscenza, persino del modo in cui pensiamo e prendiamo decisioni.</p>
<p>Per questo la domanda non può essere soltanto se l’intelligenza artificiale venga utilizzata bene o male. Dobbiamo chiederci quale ambiente stiamo costruendo.</p>
<p>Un ambiente può essere fertile oppure tossico. Può allargare gli spazi di libertà oppure restringerli. Può dare respiro alle persone e alle imprese oppure toglierglielo. Può aprire il futuro oppure chiuderlo. E questa non è più soltanto una questione tecnologica.</p>
<h2><span class="font-435549">La questione del potere</span></h2>
<p>Qui, a mio avviso, tocchiamo il cuore del problema. Le regole sono necessarie. Abbiamo bisogno di strumenti normativi capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico. Ma la regolamentazione, da sola, non basta. Dobbiamo chiederci chi detiene oggi questo potere e verso quali fini lo orienta. Per molto tempo siamo stati abituati a pensare agli Stati come ai principali protagonisti dello sviluppo tecnologico. Oggi una parte decisiva dell’innovazione è nelle mani di soggetti privati, spesso transnazionali, che dispongono di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. È un cambiamento enorme. Il potere tecnologico ha assunto un volto nuovo e, proprio per questo, diventa più difficile da vedere, da governare e da orientare verso il bene comune.</p>
<p>Ma ogni cambiamento nei rapporti di potere cambia anche i rapporti tra le persone. Chi possiede gli strumenti per comprendere e utilizzare queste tecnologie acquista nuove possibilità. Chi non li possiede rischia invece di diventare dipendente da decisioni prese altrove. E allora una domanda diventa inevitabile: chi rischia di rimanere fuori?</p>
<h2><span class="font-435549">Guardare da fuori</span></h2>
<p>Credo che questa sia una delle prospettive più importanti da assumere.</p>
<p>Quando immaginiamo il futuro, guardiamo quasi sempre a chi è già dentro: alle imprese più innovative, ai territori più attrezzati, alle persone che possiedono competenze tecnologiche.</p>
<p>Dovremmo imparare a guardare anche a chi rischia di rimanere fuori. È una prospettiva che appartiene profondamente alla tradizione sociale della Chiesa. E, venendo da una terra di artigiani, non posso non pensare all’Italia del secondo dopoguerra. Anche allora c’erano persone che rischiavano di rimanere ai margini. Eppure furono proprio quelle persone, spesso attraverso il lavoro, la creatività, la fatica quotidiana e la capacità di mettersi in gioco, a diventare protagoniste della ricostruzione.</p>
<p>L’artigianato italiano nasce anche da questa capacità: trasformare una condizione di apparente marginalità in una forza propulsiva.</p>
<p>Forse è ciò che dobbiamo tornare a cercare anche oggi. Non soltanto nei nuovi italiani o nelle comunità del Sud globale, ma in tutti coloro che rischiano di essere spettatori di una trasformazione decisa da altri. Il punto non è semplicemente portarli dentro un sistema già definito. È chiedersi che cosa potrebbero contribuire a costruire.</p>
<h2><strong><span class="font-435549">Due modi di costruire</span></strong></h2>
<p>La <em>Magnifica Humanitas</em> propone, a questo proposito, un’immagine che trovo particolarmente potente: quella dei due cantieri, Babele e Gerusalemme. Due modi diversi di costruire il futuro.</p>
<p>Da una parte c’è la cultura della potenza, il paradigma tecnocratico nel quale la capacità di fare può diventare progressivamente capacità di dominare. Dall’altra c’è la possibilità di una civiltà dell’amore. Può sembrare un’espressione romantica, soprattutto quando parliamo di economia, tecnologia e impresa. Ma basta riportarla alla concretezza del lavoro per accorgersi che non lo è affatto.</p>
<p>Amore per il lavoro. Amore per il territorio nel quale un’impresa è nata. Amore per le cose fatte bene, perché meritano di essere fatte bene. Amore per le persone con cui si lavora. Amore per un futuro che non venga costruito contro qualcuno.</p>
<p>Questa è già una civiltà.</p>
<p>E forse è proprio qui che l’artigianato possiede una parola originale da dire alla modernità. L’artigiano non è semplicemente colui che produce qualcosa con le proprie mani. È colui che mette insieme conoscenza, esperienza, responsabilità e relazione con la realtà. Non può permettersi di essere completamente astratto dal luogo in cui lavora, dalle persone con cui lavora, dalla qualità di ciò che produce. In questo senso, l’artigianato è anche una forma di cultura.</p>
<h2><span class="font-435549"><strong>Non esiste soltanto l’ambiente naturale</strong></span></h2>
<p>Abbiamo imparato a parlare di ambiente naturale. Dobbiamo ora imparare a riconoscere anche gli altri ambienti che questa trasformazione sta modificando. L’intelligenza artificiale sembra immateriale. Ma dietro il digitale ci sono energia, infrastrutture, materie prime, territori, grandi centri di calcolo. Ci sono conseguenze fisiche molto concrete. C’è poi un ambiente sociale, nel quale cambiano i rapporti tra le persone e tra i gruppi, tra chi sa e chi non sa, tra chi può decidere e chi rischia di subire. E c’è un ambiente mentale, nel quale cambia il nostro rapporto con l’informazione, con la conoscenza, con il pensiero critico.</p>
<p>C’è persino un ambiente spirituale.</p>
<p>Quando una tecnologia comincia a presentarsi come qualcosa capace di rispondere non soltanto ai nostri problemi, ma anche alle nostre domande fondamentali, dobbiamo fermarci. Non per paura della tecnologia. Ma perché nessuna tecnologia può sostituire la libertà e la coscienza dell’essere umano.</p>
<p>La questione, ancora una volta, è capire quali ambienti vogliamo rendere salubri e sostenibili e quali rischiano invece di diventare tossici.</p>
<h2><span class="font-435549">Un artigianato del futuro</span></h2>
<p>C’è un’immagine che mi accompagna: quella dell’artigianato della pace.</p>
<p>La pace ha bisogno di un’architettura, che appartiene ai governi e alle istituzioni. Ma ha bisogno anche di un artigianato che si costruisce dal basso, attraverso gesti, relazioni, responsabilità quotidiane.</p>
<p>Se la pace non significa soltanto assenza di conflitto, ma possibilità per una società di fiorire nella sua interezza, allora quell’artigianato diventa un modo concreto di costruire il mondo. Credo che la stessa cosa valga per il futuro tecnologico. Non possiamo limitarci a chiederci se saremo dentro o fuori dall’intelligenza artificiale. Dobbiamo chiederci chi vogliamo che sia dentro, chi rischia di rimanere fuori e quale mondo vogliamo costruire insieme. Per questo non credo nelle ricette valide per tutti. Se un imprenditore mi chiedesse che cosa dovrebbe cambiare nella propria azienda, non gli consegnerei una lista di istruzioni. Gli porrei delle domande. Perché nessuno può sostituire un altro nella sfida della libertà e nella responsabilità di decidere che cosa fare delle proprie risorse, del proprio lavoro, della propria impresa. Possiamo però fare un pezzo di strada insieme. E, davanti a una trasformazione di questa portata, dobbiamo farlo. Una cosa, però, è ormai chiara: non possiamo più fingere che il mondo sia quello della settimana scorsa.</p>
<p>Il futuro non è qualcosa che arriverà domani.</p>
<p>È già qui.</p>
<p>E la vera sfida non è capire come adattarci a un futuro costruito da altri. È decidere se abbiamo ancora il coraggio, la libertà e la responsabilità di costruirlo noi.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce-la-sfida-dellalgoretica/">Il futuro non si subisce. La sfida dell’algoretica</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/il-futuro-non-si-subisce-si-costruisce-la-sfida-dellalgoretica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Artigianato, una storia italiana</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/artigianato-una-storia-italiana/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=artigianato-una-storia-italiana</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/artigianato-una-storia-italiana/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sara Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:50:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110749</guid>

					<description><![CDATA[<p>A ottant’anni dalla nascita di Confartigianato, l’artigianato continua a smentire chi lo considera un residuo del passato. Cambiano tecnologie, mercati e bisogni, ma resta la sua capacità di stare dentro il proprio tempo senza perdere identità, autonomia e centralità della persona.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/artigianato-una-storia-italiana/">Artigianato, una storia italiana</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110756" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana.jpg" width="1600" height="1066" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana.jpg 1600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana-1536x1023.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-2" data-row="script-row-unique-2" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-2"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-3"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>Una celebrazione è tanto più significativa quanto più si fonda non sulla nostalgia, ma sulla contemporaneità del soggetto celebrato, e cioè sulla sua capacità di stare dentro le dinamiche evolutive più avanzate di ogni epoca. Ecco il senso del 6° Radar Artigiano Confartigianato-Censis, realizzato in occasione dell’80° anniversario della fondazione di Confartigianato. Non è un esercizio di memoria compiaciuta, ma la verifica di un fatto strutturale: l’artigianato è stato in ogni epoca soggetto attivo della storia capace di intrecciare la propria evoluzione con quella della società italiana, ponendosi sulla frontiera più avanzata di valori economici, sociali e culturali del tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-110754 size-large" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10-1024x576.jpg" alt="" width="840" height="473" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10-1024x576.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10-768x432.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10-350x197.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></p>
<p>Per comprendere la portata di questo intreccio è importante partire dal racconto in pochi dati della grande trasformazione dell’Italia dal Dopoguerra ad oggi. Il Pil pro capite in euro attuali è passato da 6.369 euro nel 1951 a 38.309 euro nel 2025; il tasso di occupazione dal 49,8% al 62,5%; le unità locali delle imprese da 1,6 milioni a oltre 5 milioni (2023, ultimo dato disponibile). L’Italia che all’indomani del secondo conflitto mondiale era ancora un Paese a prevalenza agricola diventa in ottant’anni una delle economie più avanzate del mondo: passa da una economia di scarsità a una di abbondanza e da una società di bisogni semplici a una società di bisogni complessi e dai molteplici desideri.</p>
<p>In questo contesto l’artigianato non è mai rimasto ai margini delle dinamiche evolutive, piuttosto ne è stato tra i protagonisti: nel 1951 le imprese artigiane erano 650mila, nel 2025 1,2 milioni; gli addetti sono passati da 1 milione a 2,7 milioni. È la crescita di un settore di cui spesso è stata annunciata la morte, e mentre prevaleva la retorica della grande impresa, la piccola e piccolissima impresa artigiana proliferava, poiché capace di rispondere in modo efficace ai bisogni e desideri dei consumatori.</p>
<p>Il futuro italiano, in fondo, non è mai stato il portato di palingenetici modelli ottimali imposti dall’alto, magari per editto o per volontà puramente politica, ma l’esito dal basso, in orizzontale di molecolari processi di crescita di cui la moltiplicazione dei soggetti, tra cui le imprese artigiane, è stata componente decisiva.</p>
<p>Per l’analisi e l’interpretazione dell’evoluzione dell’artigianato negli ultimi ottant’anni, si è proceduto alla scelta di tre fasi storiche, il Dopoguerra e oltre (1946-1951), gli Anni Ottanta, il nostro tempo. In ciascuna di tali fasi è stato certificato il nesso di contemporaneità dell’artigianato.</p>
<h2><span class="font-435549">Il Dopoguerra e oltre. </span></h2>
<p>Nell&#8217;Italia che usciva dalla guerra e da un ventennio di dittatura emerge una straordinaria energia collettiva di rinascita dal basso, che in tempi ristretti consente di ricostruire gran parte delle infrastrutture distrutte dai bombardamenti. È una società altamente vitale, ma segnata da divisioni ideologiche assolute, irriducibili portato dell’inizio della guerra fredda tra sistemi economici e sociali totalizzanti e incompatibili.</p>
<p>Tuttavia, in Italia questo conflitto trova mediazioni raffinatissime nella dialettica politica e parlamentare, già a partire dall&#8217;Assemblea Costituente, con soluzioni di alto profilo che portano in particolare alla Costituzione, carta fondante della nuova democrazia italiana.</p>
<p>In questa fase gli artigiani sono protagonisti della ricostruzione in tante comunità: l&#8217;artigianato afferma la propria identità specifica e la propria autonomia, sia come modello di impresa sia come idea di sviluppo e di società, sottraendosi alla duplice negazione <em>né operaio né industriale</em> con cui a lungo era stato descritto.</p>
<p>L&#8217;espressione più alta di questo riconoscimento è l&#8217;articolo 45 della Costituzione, che sancisce esplicitamente come “la legge provvede alla tutela e sviluppo dell&#8217;artigianato”. Il richiamo costituzionale rappresenta un passaggio decisivo verso l&#8217;individuazione di una definizione dell&#8217;artigianato capace di fissare un perimetro di riferimento per una molteplicità diversificata, altamente eterogenea, di mestieri e tipologie di attività produttive, sottratta così sia alla logica del lavoro salariato sia a quella dell&#8217;impresa capitalistica.</p>
<p>È il nesso di contemporaneità dell&#8217;artigianato italiano: non rifugio identitario di un mondo residuale destinato a soccombere davanti alla grande industria, ma soggetto capace di abitare la fase più avanzata della ricostruzione nazionale, coniugando autonomia, saperi diffusi e radicamento territoriale in un modello di sviluppo alternativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Gli Anni Ottanta.</span></h2>
<p>Un periodo definito come il Secondo Rinascimento Economico, fase del benessere di massa compiuto, della consolidata cetomedizzazione in cui rientra la grande maggioranza delle famiglie italiane, riflesso del boom delle categorie intermedie del lavoro, dagli impiegati ai quadri, e delle retribuzioni solide anche per tante attività operaie ed esecutive.</p>
<p>Si accelera la transizione verso una società dai bisogni più complessi e di consumi di qualità, a cui l&#8217;artigianato mostra di essere particolarmente capace di rispondere con prodotti marcati da cura del dettaglio.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;imprenditorialità di massa, in particolare quella artigiana, viene finalmente riconosciuta come un valore e un motore di economia e società, capace di far sviluppare distretti locali anche in territori sino a poco tempo prima poco industrializzati, dal Nord-Est al Veneto, dalle Marche a non poche aree di Puglia e Campania.</p>
<p>E la Legge Quadro del 1985 è il coronamento del riconoscimento del ruolo essenziale dell&#8217;artigianato nel modello di sviluppo italiano: impone criteri classificatori precisi, istituisce gli Albi territoriali e adegua la regolazione alla materialità dei processi produttivi e sociali, fissando un ruolo autonomo, non subalterno, dell&#8217;impresa artigiana.</p>
<p>Così, in questa fase, il nesso di contemporaneità dell&#8217;artigianato si dispiega nel suo radicamento nelle punte più avanzate dello spontaneismo imprenditoriale e produttivo e nel policentrico sviluppo locale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Il nostro tempo. </span></h2>
<p>Nella fase attuale, l&#8217;artigianato è componente strutturale dell&#8217;economia dei territori, incarnazione di tanti e diversi valori sociali, dalla sostenibilità alla personalizzazione alla relazionalità e coesione nelle comunità. Inoltre, rappresenta un modello aziendale capace di rispondere all&#8217;attuale bisogno di senso nel lavoro, particolarmente sentito dalle generazioni più giovani.</p>
<p>A tal proposito, dall’indagine su un campione nazionale rappresentativo di 1.000 cittadini maggiorenni, realizzata per il presente Radar con l’obiettivo di verificare la percezione attuale degli italiani sull’artigianato del nostro tempo, emerge la profonda consapevolezza dell’importante ruolo che l’artigianato gioca per economia e società italiana.</p>
<p>I dati mostrano che gli italiani individuano nell&#8217;artigianato non solo un pilastro economico della nostra società, ma un vero e proprio pilastro dell&#8217;identità nazionale e sociale, tanto che l&#8217;88,8% degli italiani è convinto che l&#8217;artigianato è importante sia per l&#8217;economia che per la società.</p>
<h2><span class="font-435549"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-110753 size-large" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8-1024x576.jpg" alt="" width="840" height="473" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8-1024x576.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8-768x432.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8-350x197.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, il ruolo svolto nei territori e il rapporto con le comunità locali sono incubatori decisivi della contemporaneità dell&#8217;artigianato: il 90,6% degli pensa sia utile avere aziende, come quelle artigiane, molto radicate nei territori poiché creano ricchezza e lavoro localmente e per l’81,5% l’artigianato e il legame diffuso che ha con i territori aiuta a contrastare lo svuotamento di piccoli borghi e aree interne. Pertanto, l’artigianato non genera solo valore economico ma è promotore di riconoscimento reciproco, reti relazionali che danno contenuto alle realtà locali.</p>
<p>Emerge, poi, la potenza del nesso, ormai consolidato e condiviso socialmente da una grande maggioranza di italiani, tra sostenibilità e artigianato. Per il 96,5% i prodotti artigiani hanno la qualità di essere fatti per durare nel tempo, cioè sono riciclabili e riparabili, e per il 92,3% la produzione artigiana è rispettosa dell&#8217;ambiente e dell&#8217;ecologia. È un’alternativa reale alle economie estrattive e al consumo compulsivo dal momento che per il 69% degli italiani le produzioni artigianali locali sono da considerare esplicitamente come un&#8217;alternativa al modello industrialista fatto di imprese con solo un approccio estrattivo con impatto negativo su ambiente, risorse naturali, riscaldamento globale. Il valore artigiano è, quindi, presidio di responsabilizzazione rispetto all’uso delle risorse.</p>
<p>Ulteriore tema è l’Intelligenza Artificiale (IA) che, negli ultimi anni, è entrata velocemente nella quotidianità di famiglie e imprese. Dai dati non emerge una visione allarmistica relativa al rapporto dell’artigianato con l’IA, piuttosto gli italiani la considerano un’opportunità per tale settore, ad esempio il 58,9% pensa che consentirà agli artigiani di avere più conoscenze e informazioni per fare meglio il proprio lavoro. Il mondo artigiano fonda ogni sua processo, dalla produzione al prodotto, su saperi, competenze e abilità delle persone, infatti per il 77,9% degli italiani la robotica e l’IA non potranno sostituire il “fare artigiano”. Pertanto secondo gli italiani la tecnologia e il digitale, comprese le loro forme più innovative, non minacciano l’identità del settore, piuttosto rappresentano delle trasformazioni virtuose praticabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-110755 size-large" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14-1024x576.jpg" alt="" width="840" height="473" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14-1024x576.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14-768x432.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14-350x197.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></p>
<p>Il nesso di contemporaneità dell’artigianato nell’epoca attuale è poi particolarmente evidente nella capacità di rispondere alla ricerca di senso nel lavoro degli italiani. Negli ultimi anni il rapporto soggettivo degli italiani con il lavoro è cambiato, non è più il perno centrale della vita, il principale riferimento identitario. Ciò non significa che gli italiani rifiutano il lavoro, piuttosto sono alla ricerca di un lavoro motivante, pregno di senso e nella visione collettiva l’artigianato risponde a questa ricerca: per il 91,4% il mondo artigiano crea lavori motivanti, coinvolgenti, creativi, per l’89,6% consente l’autorealizzazione poiché è concreata realizzazione di idee, progetti personali, per il 79,3% è un settore che mette al centro le persone, dai processi produttivi alle reti relazionali.</p>
<p>Alla luce di questo contesto, l’interpretazione delle tre fasi della storia italiana dal secondo dopoguerra ad oggi certifica che l’artigianato ha una struttura profonda che nel tempo gli ha consentito di gestire il mutare delle forme, dai processi ai prodotti ai mercati, con un nucleo generativo di culture e pratiche che gli ha consentito di rinnovarsi in ogni epoca rilanciandosi.</p>
<p>Tale struttura coincide con quel che il Radar definisce <em>le permanenze</em>, cioè i pilastri attraverso cui l’artigianato ha attraversato ottant’anni di storia preservando identità, cultura e operatività:</p>
<ul>
<li>la <em>contemporaneità adattiva</em>, cioè la capacità di stare sempre dentro le dinamiche più avanzate di ogni epoca;</li>
<li>la <em>vitalità generativa</em>, con la quale ha smentito in ogni fase le previsioni di declino;</li>
<li>la <em>multidimensionalità</em>, il suo valore va ben oltre quello economico poiché gli sono propri valori etici, identitari e sociali;</li>
<li>il <em>radicamento territoriale</em>, le comunità locali sono l’habitat che l’impresa artigiana genera e da cui è generata;</li>
<li>il <em>primato dell’umano</em>, cioè la centralità della persona in ogni epoca, anche in quella dell’IA;</li>
<li>la <em>propensione alla sostenibilità</em>, una sostenibilità sociale e ambientale ante-litteram praticata da sempre;</li>
<li>l’<em>appartenenza al ceto medio</em>, fondata su autonomia, merito e autorealizzazione nell’impresa.</li>
</ul>
<p>Il nesso di contemporaneità dell’artigianato non è un episodio, ma una struttura di lungo periodo: la premessa, oggi, per affrontare le sfide del ricambio generazionale, dell’innovazione digitale e della competizione globale senza smarrire l’identità forte che contraddistingue tale settore.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/artigianato-una-storia-italiana/">Artigianato, una storia italiana</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/artigianato-una-storia-italiana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La partita del futuro: intelligenza artificiale, forza delle piccole imprese e sfide per l’Europa</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/la-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-leuropa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-leuropa</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/la-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-leuropa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:40:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110758</guid>

					<description><![CDATA[<p>La partita del futuro si gioca già dentro le piccole imprese. Intelligenza artificiale, qualità, competenze, energia e territorio ridisegnano la competitività. E mostrano che innovare non significa scegliere tra tecnologia e lavoro umano, ma capire come farli crescere insieme.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-leuropa/">La partita del futuro: intelligenza artificiale, forza delle piccole imprese e sfide per l’Europa</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110762" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa.jpg" width="1280" height="853" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-4" data-row="script-row-unique-4" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-4"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-5"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>Digitalizzazione e intelligenza artificiale (IA) modificano i processi produttivi e l’organizzazione del lavoro, mentre crisi geopolitiche, transizione energetica, debolezza della manifattura e vincoli di bilancio rendono più complesso il quadro nel quale le imprese devono operare. In questa partita del futuro, le micro e piccole imprese (MPI) rappresentano una componente dinamica del sistema produttivo, chiamata ancora una volta ad adattarsi al cambiamento. Dalla rapida diffusione dell’IA alla tenuta delle imprese, fino alle scelte europee su industria, energia e transizione, il <a href="https://bit.ly/3V1dznY">Rapporto</a> “<strong>La partita del futuro: coordinate e dati chiave</strong>”, presentato a <strong><a href="https://bit.ly/4dsdksq">Match Point 2026</a></strong> dall’Ufficio Studi e dagli Osservatori in Rete di Confartigianato, delinea punti di forza e criticità del sistema produttivo italiano e le coordinate entro cui si giocherà la competitività dei prossimi anni.</p>
<p>La prospettiva storica rende ancora più evidente la portata della trasformazione. Nel 2006 l’Unione europea rappresentava il 26,5% del PIL mondiale, contro il 4,1% della Cina; vent’anni dopo il peso europeo è sceso di 6,2 punti percentuali, mentre quello cinese è aumentato di 11,1 punti. È il segno di un riequilibrio dell’economia mondiale che rende ancora più urgente per l’Europa rafforzare produttività, innovazione e autonomia strategica.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><span class="font-435549">L’IA corre nelle imprese, ma il nodo sono le competenze.</span></h2>
<p>L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nelle micro e piccole imprese, trasformando il modo di lavorare e attraversando tutte le funzioni aziendali. Come ha evidenziato l’intervento di <strong>Carlotta Andracco</strong> dell’Ufficio Studi Confartigianato Vicenza, il principale ostacolo all’adozione dell’IA, dichiarato dal 58,6% delle imprese, riguarda la mancanza di <strong>competenze</strong>: servono persone capaci di comprendere e integrare la tecnologia nei processi e trasferirla anche lungo le filiere. Il report quantifica inoltre in 621 mila i lavoratori richiesti dalle imprese con elevate competenze nelle tecnologie digitali avanzate, per i quali la difficoltà di reperimento raggiunge il 50,8%.</p>
<p>La <strong>velocità</strong> della trasformazione è senza precedenti: tra le imprese con almeno 10 addetti la quota che utilizza tecnologie di IA è aumentata del 224,8% in appena due anni, molto più del +60,5% registrato per big data e analisi dei dati e del +21,2% del cloud computing. Nel 2025 viene già utilizzata nel marketing e nelle vendite dal 33,1% delle imprese che adottano IA, nella gestione dei processi amministrativi dal 25,7%, nella ricerca, sviluppo e innovazione dal 20,0% e nel processo produttivo dal 17,5%.</p>
<p>Energia, infrastrutture e investimenti diventano nuovi fattori di competitività nella corsa globale all’IA e l’Europa è chiamata a rafforzare la propria capacità di competere. Tra il 2025 e il 2030 i <strong>consumi elettrici dei data center</strong> determineranno ogni anno una crescita di 41 TWh negli Stati Uniti e di 32 TWh in Cina, contro appena 7 TWh nell’Unione europea. Negli USA quasi la metà, il 47,5%, dell’incremento della domanda elettrica nel periodo sarà riconducibile proprio ai data center.</p>
<p>L’artigianato ha già dimostrato una forte capacità di adattamento durante le precedenti trasformazioni tecnologiche e anche in questa fase sta mostrando un forte dinamismo: il 61,9% delle piccole imprese ha programmato piani di <strong>investimenti</strong> strutturati nel digitale e circa una piccola impresa su sette utilizza tecnologie di intelligenza artificiale (14,8%). In cinque anni le <strong>imprese digitali artigiane</strong> sono aumentate del 14,9% e sono 169 mila le imprese artigiane “dell’ultimo miglio”, che offrono beni strumentali e servizi necessari all’implementazione delle nuove tecnologie.</p>
<p>L’intelligenza artificiale, se integrata strutturalmente, potrà aumentare produttività ed efficienza, ma saranno le persone, con la loro intelligenza, esperienza e creatività, a continuare a generare valore.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><span class="font-435549">Noi dentro il Paese: i punti di forza delle imprese.</span></h2>
<p>La seconda coordinata, sviluppata nell’intervento di <strong>Monica Salvioli</strong> dell’Ufficio Studi Lapam Confartigianato Modena-Reggio Emilia, riguarda i punti di forza delle micro e piccole imprese italiane (MPI): capacità di essere contemporaneamente globali e locali, produttrici di qualità, garantendo sostenibilità e lavoro.</p>
<p>In un periodo dominato dall’incertezza, la <strong>crescita</strong> dell’economia italiana poggia le basi su un diffuso e performante sistema di micro e piccole imprese. Tra il 2019 e il 2025 il PIL pro capite italiano è cresciuto del 7,8%, a fronte del 5,7% dell’UE, del 5,2% della Spagna, del 3,2% della Francia e di una flessione dell’1,3% in Germania. Un risultato maturato in una sequenza eccezionale di shock – pandemia, crisi delle commodity e dell’energia, guerra russo-ucraina e crisi dei dazi – che evidenzia la capacità di resilienza del tessuto produttivo italiano.</p>
<p>Le MPI italiane lavorano sempre più in <strong>rete</strong> e all’interno di <strong>filiere</strong>, spesso transnazionali, contribuendo alla crescita dell’export di eccellenza del <em>made in Italy</em>. Il 42,3% delle imprese opera in relazione con altre imprese e oltre 51 mila aziende hanno aderito a contratti di rete. L’Italia è il primo paese nell’UE per <strong>export diretto</strong> delle MPI, con un valore pari al 2,7% del PIL. Nel 2025 è inoltre prima nell’Unione per <strong>export dei settori a maggiore presenza di MPI</strong>, con 174,5 miliardi di euro: prima nella moda, seconda in numerosi comparti della meccanica e terza nell’export manifatturiero complessivo.</p>
<p>Competere sui mercati internazionali non significa, infatti, competere soltanto sul prezzo. Tra il 2019 e il 2025 il valore medio unitario dell’export manifatturiero non energetico italiano è salito del 42,7%, più del doppio rispetto all’aumento del 19,2% dei prezzi alla produzione sui mercati esteri: un divario che è indicativo dell’innalzamento della <strong>qualità</strong> intrinseca del made in Italy attraverso design, migliori materie prime, innovazione e nuove funzionalità dei prodotti.</p>
<p>Al contempo le MPI sono protagoniste di una crescente <strong>economia di prossimità</strong>, che ne valorizza qualità e sostenibilità, intercettando la sensibilità di oltre 12,3 milioni di consumatori italiani, il 23,5% della popolazione con almeno 14 anni, che acquistano prodotti a chilometro zero.</p>
<p>Innovazione e piccola dimensione, del resto, non sono termini contrapposti: la spesa per <strong>ricerca e sviluppo</strong> delle MPI è cresciuta del 39% tra il 2015 e il 2023, più del +33% delle imprese medio-grandi; il 55,8% delle piccole imprese svolge <strong>attività innovative</strong>, quota che sale al 61,8% nella manifattura, mentre l’82,5% ha investito nel digitale nel 2025.</p>
<p>Queste imprese crescono, anche dimensionalmente, trainando il <strong>mercato del lavoro</strong>, che vede salire di 4,1 punti il tasso di occupazione rispetto al 2019, offrendo ambienti di lavoro inclusivi e attenti alla persona. Tra maggio 2022 e maggio 2026 l’occupazione è aumentata di 1,25 milioni di unità (+5,4%), ma soprattutto sono cresciuti di 1,56 milioni i dipendenti permanenti (+10,4%) e di 389 mila gli indipendenti (+7,8%), mentre i dipendenti a termine sono diminuiti di 671 mila (-21,6%). Le MPI attivano il 65,8% della domanda di lavoro prevista dalle imprese e presentano una maggiore presenza relativa di donne, giovani e stranieri. In anni di incertezza e veloci cambiamenti le MPI hanno quindi dimostrato di saper salvaguardare la propria competitività, evolvendo e innovando.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><span class="font-435549">Le sfide per l’Europa nell’era dell’incertezza.</span></h2>
<p>La terza coordinata, sviluppata dall’intervento di <strong>Licia Redolfi</strong> dell’Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia, sposta l’attenzione sul quadro europeo. Tra il 2019 e il 2025 l’Italia ha mostrato una buona capacità di resilienza, con il PIL pro capite cresciuto più della media europea. Una <strong>crescita</strong>, però, ancora fragile e sostenuta dal PNRR, senza il quale oggi saremmo in stagnazione. Il Piano va considerato un ponte verso il futuro, non il punto di arrivo. Nel dopo PNRR torna quindi centrale la capacità produttiva del Paese: la manifattura italiana, indebolitasi rispetto alla traiettoria europea, trova nella crisi dell’automotive uno degli esempi più evidenti, con una produzione in calo del 26,9% rispetto al 2019. In parallelo, nei primi sei mesi del 2026 le importazioni italiane di autoveicoli dalla Cina sono aumentate del 115,2%, più del doppio del +45,9% registrato nell’UE. La sfida della transizione è quindi non solo ambientale, ma anche di politica industriale.</p>
<p>La crisi di Hormuz richiama inoltre il nodo della <strong>sicurezza energetica</strong>: l’energia non è solo un costo, ma una questione di dipendenza, volatilità e capacità di produrre, con effetti che si trasferiscono su inflazione, tassi e credito. È proprio l’intreccio tra transizione digitale e transizione energetica a rendere decisiva una politica europea capace di garantire energia sicura e a prezzi competitivi: senza questo presupposto diventano più difficili gli investimenti, dalla manifattura ai data center, e aumenta il rischio di ampliare il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina.</p>
<p>Con margini di <strong>finanza pubblica</strong> stretti, la vera sfida non è solo trovare risorse, ma decidere cosa finanziare per sostenere crescita e competitività. L’Europa, infine, non è lo sfondo della partita italiana: le sue scelte industriali, ambientali, energetiche e monetarie entrano direttamente nel conto economico delle imprese e determineranno chi resterà dentro la partita del futuro.</p>
<p>È qui che il tema dell’“intelligenza artigiana” assume un significato più ampio: innovare senza perdere la centralità della persona, crescere senza recidere il rapporto con i territori, competere sui mercati globali valorizzando qualità e competenze. La partita del futuro non oppone tecnologia e artigianato, né piccole e grandi imprese. Si gioca sulla capacità di mettere insieme tecnologia, persone, impresa e territorio, trasformando la flessibilità e la creatività del sistema produttivo italiano in un vantaggio competitivo.</p>
<p><em> </em><em>Nostre elaborazioni su dati Eurostat, Fondo monetario internazionale, IEA, Istat, Unioncamere-Infocamere, Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Ufficio parlamentare di bilancio</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-leuropa/">La partita del futuro: intelligenza artificiale, forza delle piccole imprese e sfide per l’Europa</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/la-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-leuropa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’AI non è neutrale. E ogni scelta costruisce un pezzo di futuro</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/lai-non-e-neutrale-e-ogni-scelta-costruisce-un-pezzo-di-futuro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lai-non-e-neutrale-e-ogni-scelta-costruisce-un-pezzo-di-futuro</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/lai-non-e-neutrale-e-ogni-scelta-costruisce-un-pezzo-di-futuro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Bandini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110789</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale può aumentare efficienza, precisione e capacità di progettazione. Ma può anche standardizzare, sostituire competenze e spostare il controllo sui dati. In questo estratto del suo intervento, Stefania Bandini porta la questione oltre la tecnologia: decidere che cosa automatizzare significa anche decidere quale spazio conservare all’essere umano.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/lai-non-e-neutrale-e-ogni-scelta-costruisce-un-pezzo-di-futuro/">L’AI non è neutrale. E ogni scelta costruisce un pezzo di futuro</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 84%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110794" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Bandini.jpg" width="1440" height="959" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Bandini.jpg 1440w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Bandini-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Bandini-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Bandini-768x511.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Bandini-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-6" data-row="script-row-unique-6" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-6"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-7"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>Quando parliamo di tecnologia, troppo spesso parliamo di circuiti, codici, macchine, algoritmi. Ma la tecnologia non è soltanto questo. La tecnologia parla di noi: delle nostre intenzioni, delle nostre paure, delle nostre ambizioni.</p>
<p>Per questo non è neutrale.</p>
<p>Ogni volta che costruiamo un artefatto, costruiamo anche un pezzo di mondo. E questo vale ancora di più quando parliamo di intelligenza artificiale, perché l’AI non si limita a eseguire istruzioni: entra nei processi decisionali, modifica le organizzazioni, influenza il modo in cui lavoriamo e, progressivamente, anche il modo in cui immaginiamo il futuro.</p>
<p>Da quasi vent’anni, nella mia ricerca accademica e applicata, mi occupo di <em>crowd management</em>, cioè della gestione delle folle attraverso tecniche di intelligenza artificiale. Ho sviluppato sistemi destinati alla <em>safety and security</em> delle persone: grandi eventi, evacuazioni, situazioni di emergenza, prevenzione degli incidenti.</p>
<p>L’obiettivo era, ed è, profondamente etico: comprendere il comportamento di migliaia di persone, anticipare movimenti, pressioni, congestioni, per evitare che una folla diventi pericolosa anche per se stessa.</p>
<p>Ma proprio questo lavoro mi ha insegnato una cosa fondamentale: una tecnologia progettata per proteggere può essere utilizzata anche in modo diverso. Gli stessi algoritmi che consentono di individuare una situazione di rischio possono essere impiegati per immaginare come massimizzare quel rischio.</p>
<p>Non è una questione di buoni o cattivi. È qualcosa di più profondo. È il problema della <strong>non neutralità della tecnologia</strong>.</p>
<p>La letteratura parla di <em>dual use</em>: una stessa tecnologia può essere utilizzata per scopi benefici oppure dannosi. Ma questa definizione, per quanto corretta, rischia di non cogliere fino in fondo la questione. Il punto non è soltanto che uno strumento possa essere usato in due modi. Il punto è che, nel momento stesso in cui lo progettiamo, stiamo già compiendo delle scelte.</p>
<p>E queste scelte incorporano una determinata idea dell’essere umano.</p>
<h2><span class="font-435549">Quando l’AI diventa un attore</span></h2>
<p>Il tema appare in tutta la sua radicalità quando guardiamo al mondo militare.</p>
<p>L’intelligenza artificiale, in questo ambito, non è più soltanto uno strumento nelle mani dell&#8217;uomo. Sta diventando un <strong>attore</strong> all’interno dei sistemi organizzativi e decisionali.</p>
<p>È qui che emerge una domanda decisiva: <strong>quanto può essere autonomo un agente artificiale?</strong></p>
<p>La questione non è soltanto tecnologica. È organizzativa, politica ed etica.</p>
<p>Una catena di comando, soprattutto in ambito militare, si fonda sulla possibilità di attribuire una decisione a qualcuno. L’autonomia di un agente artificiale può mettere in discussione questa logica, perché modifica il rapporto fra decisione, comando e responsabilità.</p>
<p>Ed è proprio questo il punto che dovrebbe interessarci anche al di fuori dell’ambito militare.</p>
<p>Perché, se togliamo l&#8217;estremo della guerra e guardiamo alle imprese, ai processi produttivi, alle organizzazioni, la domanda resta sostanzialmente la stessa: <strong>quale grado di autonomia siamo disposti ad affidare a un sistema di intelligenza artificiale?</strong></p>
<p>Non cambia la natura della domanda solo perché cambia il contesto.</p>
<p>La tecnologia porta con sé una visione del lavoro, del tempo, della qualità.</p>
<p>Può sostenere la competenza oppure sostituirla. Può valorizzare la tradizione oppure renderla invisibile. Può accompagnare la cultura del fare oppure appiattirla.</p>
<p>E per il mondo artigiano questo non è un dettaglio. È una questione centrale.</p>
<h2><span class="font-435549">L’efficienza non basta</span></h2>
<p>L’intelligenza artificiale può amplificare la precisione, ridurre gli sprechi, sostenere la progettazione. Può liberare tempo e rendere più efficienti molti processi.</p>
<p>Ma la stessa tecnologia può anche standardizzare, appiattire, rendere intercambiabile ciò che oggi è unico.</p>
<p>E nel mondo artigiano l’unicità non è un difetto del processo produttivo. È il valore stesso del processo.</p>
<p>Dobbiamo allora chiederci che cosa accade quando la tecnologia trasforma la maestria in routine, la creatività in protocollo, la tradizione in dato.</p>
<p>È una domanda che vale per l&#8217;artigianato, ma anche per l&#8217;intera economia.</p>
<p>Perché l’ossessione contemporanea per l’efficienza rischia di farci dimenticare una parola che considero invece fondamentale: <strong>imperfezione</strong>.</p>
<p>L’imperfezione è ciò che spesso genera l’unicità.</p>
<p>In una logica puramente algoritmica, ciò che si discosta dallo standard tende a essere corretto. Nel lavoro artigiano, invece, proprio quella deviazione può diventare qualità. Un gesto non perfettamente replicabile, una variazione, una scelta maturata attraverso l’esperienza possono essere ciò che rende un oggetto irripetibile.</p>
<p>L’intelligenza artificiale può aiutarci a fare meglio. Ma dobbiamo evitare che <em>meglio</em> finisca per significare semplicemente <em>più uguale</em>.</p>
<p>Questa è la vera tensione del <em>dual use</em> nel mondo produttivo: <strong>efficienza contro identità</strong>.</p>
<p>La stessa AI che ottimizza la produzione può essere utilizzata per sorvegliare i lavoratori. La stessa AI che supporta la progettazione può sostituire competenze senza trasmetterle. La stessa AI che riduce gli sprechi può ridurre anche la varietà, la creatività e la libertà del gesto.</p>
<p>E qui incontriamo un altro tema decisivo: la trasmissione della conoscenza.</p>
<p>Una competenza non è semplicemente un insieme di dati.</p>
<h2><span class="font-435549">Dai dati alla competenza</span></h2>
<p>Da decenni, nel campo dell’intelligenza artificiale, ragioniamo sulla distinzione fra dati, informazioni e conoscenza. Ma ciò che chiamiamo competenza, soprattutto quando parliamo di esseri umani, è qualcosa di diverso.</p>
<p>La competenza è ciò che abbiamo sviluppato nel tempo per vivere in un ambiente complesso, adattarci, modificare le nostre abitudini, affrontare situazioni che non avevamo previsto.</p>
<p>La competenza è, soprattutto, <strong>la risposta all’imprevisto</strong>.</p>
<p>Ed è qui che dobbiamo stare attenti quando attribuiamo alle intelligenze artificiali competenze simili a quelle umane.</p>
<p>I sistemi di AI elaborano enormi quantità di dati, individuano connessioni, producono risposte attraverso sofisticate combinazioni statistiche e probabilistiche. Ma questo non significa che possiedano quella competenza che deriva dall’esperienza, dalla stratificazione storica della conoscenza, dalla capacità di affrontare ciò che non era previsto.</p>
<p>L’imprevisto, infatti, è proprio ciò che mette alla prova una competenza.</p>
<p>E il mondo artigiano questo lo sa da sempre.</p>
<p>Una parte enorme del sapere artigiano non è scritta nei manuali. È incorporata nei gesti, nelle correzioni, nell&#8217;esperienza, nella capacità di riconoscere un problema prima ancora di saperlo spiegare.</p>
<p>Se l’AI ci aiuta a conservare e trasmettere questo sapere, abbiamo una straordinaria opportunità.</p>
<p>Se invece lo sostituisce, rischiamo di perdere qualcosa che non è facilmente recuperabile.</p>
<h2><span class="font-435549">Il vero problema sono i dati</span></h2>
<p>C’è poi una questione che considero ancora più profonda: quella dei dati.</p>
<p>Viviamo in una fase in cui tutti produciamo continuamente dati. Utilizziamo i social, gli strumenti digitali, l’intelligenza artificiale generativa. Sperimentiamo, giochiamo, ci divertiamo. E proprio perché ci divertiamo, rischiamo di essere poco prudenti.</p>
<p>Immaginiamo di costruire un grattacielo. Architetti, ingegneri, artigiani e sistemi di AI lavorano insieme, calcolano, progettano, ottimizzano. Alla fine abbiamo davanti un edificio straordinario.</p>
<p>E solo allora scopriamo che il terreno sul quale lo abbiamo costruito non è nostro.</p>
<p>È una metafora estrema, ma rende bene il problema.</p>
<p>Possiamo costruire tecnologie straordinarie, ma se non abbiamo consapevolezza di chi possiede i dati, di chi li controlla, di chi li conserva e di come vengono utilizzati, rischiamo di costruire il nostro futuro su un terreno che non ci appartiene.</p>
<p>Per questo credo che dobbiamo iniziare a parlare seriamente di <strong>sovranità dei dati</strong>.</p>
<p>La questione non riguarda soltanto il dato personale del singolo individuo. Riguarda i dati che alimentano i sistemi tecnologici, i dati delle imprese, dei territori, delle comunità, dei processi produttivi.</p>
<p>Se i dati sono la materia prima dell’intelligenza artificiale, chi controlla quella materia prima ha un&#8217;influenza decisiva sulla tecnologia che da essa viene costruita.</p>
<p>E allora la relazione è molto semplice: <strong>senza sovranità dei dati non c’è sovranità tecnologica; senza sovranità tecnologica non c’è piena responsabilità etica.</strong></p>
<p>I dati non sono semplicemente tabelle Excel. Non sono soltanto numeri.</p>
<p>Sono persone, processi, territori, decisioni, storie.</p>
<p>Sono ciò che siamo.</p>
<h2><span class="font-435549">Quale idea di umano stiamo costruendo?</span></h2>
<p>Alla fine, tutte queste questioni riportano alla stessa domanda. Non dobbiamo chiederci soltanto cosa sarà capace di fare l’intelligenza artificiale. Dobbiamo chiederci <strong>che cosa vogliamo diventare noi mentre la costruiamo</strong>.</p>
<p>Ogni tecnologia porta con sé un’idea di qualità, un’idea di responsabilità e, soprattutto, un’idea di futuro. Per questo l’intelligenza artificiale non può essere considerata soltanto una questione di innovazione. È una questione culturale.</p>
<p>E riguarda in modo particolare un Paese come l’Italia, nel quale una parte rilevante della nostra identità economica e produttiva nasce dall’intreccio fra competenza, territorio, tradizione, creatività e capacità di fare.</p>
<p>Non possiamo permetterci che l’innovazione cancelli proprio ciò che rende originale il nostro modo di produrre.</p>
<p>Dobbiamo invece usare la tecnologia per amplificare ciò che sappiamo fare, non per renderlo invisibile.</p>
<p>E dobbiamo ricordare una cosa molto semplice: <strong>non tutto ciò che può essere automatizzato deve necessariamente esserlo.</strong></p>
<p>La tecnologia deve restare uno strumento al servizio di un&#8217;idea di futuro. E prima ancora di decidere quanto spazio concedere alle macchine, dobbiamo decidere quale spazio vogliamo conservare all&#8217;essere umano.</p>
<p>Anche perché stiamo costruendo sistemi sempre più capaci di interagire con noi.</p>
<p>E qui c’è un’ultima, piccola provocazione.</p>
<p>Smettiamola di pensare che dobbiamo essere gentili con le intelligenze artificiali perché ci rispondono gentilmente.</p>
<p>La gentilezza artificiale non è empatia.</p>
<p>L’empatia è un’esperienza umana.</p>
<p>E forse, proprio mentre costruiamo macchine sempre più intelligenti, abbiamo bisogno di ricordarci che ciò che non dobbiamo delegare loro è esattamente ciò che rende noi esseri umani.</p>
<p><strong>Abbiamo molto bisogno di gentilezza. Ma di gentilezza umana.</strong></p>
<p><em>(</em><em>Estratto dall’intervento di Stefania Bandini, Docente Università di Milano-Bicocca, esperta di IA e Sistemi Complessi</em><em>, al convegno Match Point 2026 di Confartigianato Imprese).</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/lai-non-e-neutrale-e-ogni-scelta-costruisce-un-pezzo-di-futuro/">L’AI non è neutrale. E ogni scelta costruisce un pezzo di futuro</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/lai-non-e-neutrale-e-ogni-scelta-costruisce-un-pezzo-di-futuro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il futuro non è delle macchine. È di chi sa dare loro un senso</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/il-futuro-non-e-delle-macchine-e-di-chi-sa-dare-loro-un-senso/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-futuro-non-e-delle-macchine-e-di-chi-sa-dare-loro-un-senso</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/il-futuro-non-e-delle-macchine-e-di-chi-sa-dare-loro-un-senso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Frontoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110796</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale può accelerare, progettare, analizzare e aprire possibilità nuove. Ma il valore nasce ancora dalla conoscenza, dal giudizio e dalla capacità di scegliere. In questo estratto del suo intervento a Match Point Confartigianato 2026, Emanuele Frontoni spiega perché innovare significa usare le macchine senza consegnare loro il mestiere, i dati e la direzione del futuro.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-futuro-non-e-delle-macchine-e-di-chi-sa-dare-loro-un-senso/">Il futuro non è delle macchine. È di chi sa dare loro un senso</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 84%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110802" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Frontoni-1.jpg" width="1440" height="959" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Frontoni-1.jpg 1440w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Frontoni-1-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Frontoni-1-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Frontoni-1-768x511.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Frontoni-1-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-8" data-row="script-row-unique-8" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-8"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-9"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>La macchina può imparare a fare moltissime cose. Può analizzare, prevedere, progettare, scrivere, persino creare. Ma c’è una cosa che non può decidere da sola: che cosa vale davvero la pena fare e perché.</p>
<p>È questo, a mio avviso, il punto da cui partire quando parliamo di intelligenza artificiale. Non dalla paura che le macchine possano sostituirci, né dall’illusione che possano risolvere ogni problema. Ma dalla consapevolezza che il valore della tecnologia dipende sempre dalle persone che la utilizzano, dalle loro idee e dalla capacità di darle una direzione.</p>
<p>Abbiamo passato molto tempo a chiederci se le macchine sostituiranno gli esseri umani. È una domanda comprensibile, ma non è quella che mi interessa di più. Mi interessa piuttosto capire <strong>che cosa faremo noi della loro intelligenza</strong>.</p>
<p>Perché una macchina può scrivere, tradurre, progettare, riconoscere immagini, analizzare dati, generare soluzioni. Può fare in pochi secondi cose che fino a poco tempo fa richiedevano ore o giorni.</p>
<p>Ma non sa perché una cosa debba essere fatta.</p>
<p>Non conosce il valore di un gesto, la storia di un mestiere, la qualità di una materia. Non sa distinguere sempre ciò che è possibile da ciò che è opportuno, ciò che funziona da ciò che è davvero bello. E soprattutto non conosce la storia che c&#8217;è dietro un oggetto: il cliente, il territorio, l&#8217;esperienza di chi lo ha progettato e realizzato.</p>
<h2><span class="font-435549">Non conosce il perché.</span></h2>
<p>Ed è proprio quel perché che dà senso al lavoro.</p>
<p>Per questo non penso all&#8217;intelligenza artificiale come a qualcosa che debba prendere il posto di chi lavora. Penso piuttosto a una possibilità nuova, capace di farci arrivare più lontano.</p>
<p>Un sistema che aiuta un medico a vedere meglio non sostituisce il medico. Un programma che consente a un designer di provare centinaia di soluzioni non sostituisce la sua creatività. Un algoritmo che permette a un artigiano di leggere e comprendere meglio i propri dati non sostituisce il suo mestiere.</p>
<p>Può liberare tempo. Può far emergere possibilità che prima non riuscivamo nemmeno a esplorare.</p>
<p>Ed è qui che l&#8217;intelligenza artificiale incontra l&#8217;intelligenza artigiana.</p>
<p>L&#8217;artigiano, infatti, ha sempre avuto un rapporto particolare con la tecnica. Non ha mai confuso il mezzo con il fine. Ha preso ciò che aveva a disposizione e lo ha usato per spingere un po&#8217; più avanti la propria capacità di fare.</p>
<p>Il martello non ha sostituito la mano. Il tornio non ha cancellato il mestiere. La macchina utensile non ha eliminato la competenza. Ha cambiato ciò che una mano competente poteva fare.</p>
<p>L&#8217;intelligenza artificiale può fare lo stesso, su una scala molto più grande. Ma a una condizione: dobbiamo continuare a decidere noi che cosa farne.</p>
<h2><span class="font-435549">La macchina non conosce il mestiere</span></h2>
<p>C&#8217;è un equivoco che dovremmo superare: l&#8217;intelligenza artificiale non è una faccenda riservata agli informatici.</p>
<p>Anzi.</p>
<p>Più l&#8217;AI entra nella vita reale, più diventa importante la conoscenza di chi quella realtà la vive. Servono tecnologi, certo. Ma servono anche medici, musicisti, ingegneri, designer, professionisti e artigiani. Perché un algoritmo può essere sofisticato quanto vogliamo, ma se non sappiamo che cosa chiedergli, rimane poco più di una possibilità.</p>
<p>Penso spesso a un esempio molto semplice. Un musicista che conosce la composizione può usare l&#8217;intelligenza artificiale per esplorare soluzioni che da solo non avrebbe il tempo di cercare. Io, che alle scuole medie ho studiato flauto, probabilmente dopo pochi minuti non saprei nemmeno che cosa chiedere.</p>
<p>La differenza non è nella macchina. <strong>È nella persona che la usa.</strong></p>
<p>Per questo considero fondamentale il ruolo degli esperti di dominio. Chi conosce davvero un mestiere deve avere voce nella trasformazione digitale di quel mestiere.</p>
<p>È una questione molto concreta. Conoscere la materia prima significa sapere anche dove spingerla e dove fermarsi. Significa riconoscere una qualità, un difetto, una soluzione elegante, un errore che magari un algoritmo non considera affatto un errore.</p>
<p>Questa conoscenza non si improvvisa.</p>
<h2><span class="font-435549">Una generazione che non accetterà il lavoro inutile</span></h2>
<p>C&#8217;è poi un&#8217;altra questione che riguarda soprattutto i giovani. I ragazzi che oggi sono nelle scuole e nelle università stanno crescendo con strumenti digitali che permettono loro di ottenere risposte in pochi secondi. Utilizzano già sistemi capaci di risolvere problemi, tradurre, scrivere, generare immagini.</p>
<p>Quando entreranno nelle imprese, avranno probabilmente un&#8217;idea diversa di ciò che significa lavorare.</p>
<p>È difficile immaginare che un giovane abituato a queste possibilità accetti senza porsi domande di passare otto ore a copiare dati da un foglio all&#8217;altro, controllare manualmente decine di documenti o ripetere operazioni che una macchina può fare in pochi secondi. Non è soltanto un problema di efficienza. È anche un problema di senso.</p>
<p>Se vogliamo portare i giovani verso l&#8217;artigianato, la manifattura, le piccole imprese, dobbiamo mostrare loro che il lavoro artigiano non significa rimanere fermi al passato. Al contrario.</p>
<p>Può voler dire mettere insieme una conoscenza antica e possibilità completamente nuove. Un&#8217;impresa non perde la propria identità perché introduce una tecnologia. La perde quando smette di sapere <strong>perché la sta introducendo</strong>.</p>
<h2><span class="font-435549">Non diventare semplici consumatori</span></h2>
<p>C&#8217;è poi una questione che considero strategica: quella della sovranità.</p>
<p>Non possiamo pensare all&#8217;intelligenza artificiale soltanto come a una serie di prodotti realizzati altrove e messi a nostra disposizione. L&#8217;Europa deve essere capace di sviluppare, comprendere e governare queste tecnologie. E anche le imprese devono cominciare a interrogarsi su ciò che scelgono di utilizzare. Non sempre serve il modello più grande. Non sempre serve quello più famoso.</p>
<p>Se devo leggere una bolla e trasferire alcuni dati in un gestionale, non ho bisogno di una macchina gigantesca. Ho bisogno di qualcosa che sappia fare bene quel lavoro. Sembra una banalità, ma non lo è.</p>
<p>Il futuro dell&#8217;AI non sarà fatto soltanto da pochi grandi modelli generalisti. Ci saranno sistemi molto più piccoli e specializzati, costruiti intorno a problemi precisi, a settori precisi, persino a singole imprese. E qui il mondo artigiano ha una grande opportunità.</p>
<p>Perché la sua forza è proprio la specificità.</p>
<h2><span class="font-435549">Il dato è la memoria dell&#8217;impresa</span></h2>
<p>Quando parliamo di dati, spesso pensiamo a qualcosa di freddo, informatico. Io invece penso alla memoria. Un&#8217;impresa ha una memoria fatta di fotografie, cataloghi, vecchi progetti, distinte base, appunti, documenti, errori, soluzioni, materiali, clienti. Ci sono imprese che hanno vent&#8217;anni di storia chiusa dentro armadi e scatoloni. Dentro quella carta, qualche volta, c&#8217;è un patrimonio enorme.</p>
<p>Oggi possiamo recuperarlo, digitalizzarlo, renderlo leggibile. Possiamo trasformare una fotografia, un vecchio catalogo o una distinta base in informazione utilizzabile.</p>
<p>E quella memoria può diventare la base per costruire sistemi che conoscano davvero una determinata impresa. Questa, per me, è una delle prospettive più interessanti. Perché il patrimonio di un&#8217;azienda non è soltanto ciò che vende. È anche <strong>il sapere che le ha permesso di arrivare fin lì</strong>.</p>
<p>E quel sapere va protetto.</p>
<h2><span class="font-435549">Quando siamo noi a consegnare i nostri dati</span></h2>
<p>C&#8217;è un fenomeno che trovo particolarmente insidioso: la cosiddetta <em>shadow AI</em>. L&#8217;intelligenza artificiale entra in azienda senza che nessuno abbia deciso davvero di farla entrare.</p>
<p>Non serve un attacco informatico. A volte siamo noi stessi a consegnare le informazioni.</p>
<p>Prendiamo un documento, lo carichiamo su un servizio gratuito. Inseriamo un progetto. Copiamo un elenco. Chiediamo di analizzare un testo nel quale magari sono contenute informazioni che non dovrebbero uscire dall&#8217;azienda. Lo facciamo perché è comodo. Perché funziona. Perché in quel momento ci sembra la cosa più semplice. Ma la semplicità può avere un prezzo.</p>
<p>Dopo anni nei quali abbiamo imparato a proteggere computer, reti e password, dobbiamo imparare a proteggere anche la nostra conoscenza.</p>
<p>Non significa avere paura dell&#8217;AI.</p>
<p>Significa sapere <strong>che cosa possiamo affidarle e che cosa invece deve rimanere nostro</strong>.</p>
<h2><span class="font-435549">Non delegare il lavoro qualificato</span></h2>
<p>È nei progetti concreti che questa distinzione diventa evidente. Penso alla medicina. Un sistema può osservare continuamente il comportamento di un bambino prematuro e segnalare al medico un&#8217;anomalia difficile da cogliere. Nel campo dell&#8217;autismo può aiutare il terapeuta a misurare alcuni comportamenti, fornendo elementi che prima venivano valutati soprattutto attraverso l&#8217;osservazione.</p>
<p>Nella progettazione meccanica può generare rapidamente decine o centinaia di configurazioni. Nella moda può esplorare combinazioni che sarebbe impossibile provare una per una.</p>
<p>Ma nessuno di questi sistemi sa davvero che cosa sia “la soluzione migliore”. Può produrre possibilità. <strong>Il giudizio arriva dopo.</strong></p>
<p>Ed è un passaggio fondamentale.</p>
<p>Se devo progettare un connettore, posso chiedere all&#8217;intelligenza artificiale di produrre cento configurazioni. Ma sarà qualcuno che conosce quel prodotto a stabilire quale abbia senso, quale sia più bello, quale sia più resistente, quale possa essere davvero realizzato.</p>
<p>Lo stesso accade nella moda. Se posso esplorare virtualmente trecento idee, non significa che debba produrre trecento campioni. Significa che posso arrivare prima a quelle tre o quattro che meritano di diventare reali. Qui l&#8217;intelligenza artificiale non sostituisce il mestiere. <strong>Lo mette nelle condizioni di concentrarsi sulle scelte che contano.</strong></p>
<h2><span class="font-435549">Dove nasce l&#8217;intelligenza artificiale? Dove c&#8217;è conoscenza</span></h2>
<p>Sono nato e cresciuto a Montappone, nelle Marche, in un territorio dove il cappello non è semplicemente un prodotto. È una cultura produttiva.</p>
<p>Da questa realtà è nato un progetto che abbiamo chiamato <strong>CappellAI</strong>.</p>
<p>Abbiamo costruito un patrimonio di immagini e dati legati al mondo del cappello e lo abbiamo utilizzato per aiutare chi lavora nel settore a immaginare nuove forme, nuove combinazioni, nuove possibilità.</p>
<p>La cosa interessante, però, non è soltanto il risultato tecnologico.</p>
<p>È la domanda da cui siamo partiti.</p>
<p><strong>Dove dovrebbe nascere un&#8217;intelligenza artificiale che conosce davvero il cappello, se non accanto a chi i cappelli li fa?</strong></p>
<p>È una domanda che potremmo ripetere per molti altri settori. Per la meccanica. Per la moda. Per il legno. Per la ceramica. Per l&#8217;agroalimentare. La conoscenza di un mestiere non è un elemento accessorio della trasformazione digitale. È una delle sue condizioni.</p>
<h2><span class="font-435549">Collaborare senza perdere se stessi</span></h2>
<p>Anche la collaborazione tra imprese può cambiare.</p>
<p>Nel mondo artigiano esiste da sempre un equilibrio delicato tra collaborazione e concorrenza. Si può lavorare insieme, ma senza consegnare agli altri il proprio patrimonio.</p>
<p>Le nuove tecnologie possono aiutare a trovare forme diverse di collaborazione.</p>
<p>Penso, per esempio, all&#8217;apprendimento federato: imprese diverse possono contribuire all&#8217;addestramento di un sistema senza dover necessariamente mettere tutti i propri dati nello stesso posto.</p>
<p>È una prospettiva interessante soprattutto per i distretti produttivi. Possiamo condividere conoscenza senza cancellare le differenze. Possiamo collaborare senza perdere il controllo di ciò che ci rende riconoscibili. In fondo, è una delle sfide più importanti della trasformazione digitale: <strong>aprire senza svuotarsi</strong>.</p>
<h2><span class="font-435549">L&#8217;uomo al centro non è uno slogan</span></h2>
<p>Ho visto questo principio diventare concreto in una sala operatoria. Una giovane paziente doveva affrontare un delicato intervento al cervello mentre era sveglia. Parlava spagnolo, mentre l&#8217;équipe medica parlava italiano. L&#8217;intelligenza artificiale traduceva in tempo reale le comunicazioni tra la paziente e i medici. Un altro sistema analizzava la qualità del suo eloquio mentre il neurochirurgo operava. La tecnologia faceva molte cose. Ma una cosa continuava a farla il chirurgo: operare.</p>
<p>Quando l&#8217;intervento finì, il medico mi parlò a lungo degli algoritmi, di quello che aveva funzionato e di quello che si sarebbe potuto migliorare. A un certo punto gli chiesi: “Ma la ragazza come sta?”.</p>
<p>Mi rispose: “Benissimo. Abbiamo operato”. Mi è rimasta impressa quella frase. Perché in quelle parole c&#8217;era la gerarchia giusta. Gli algoritmi erano importanti. Ma il motivo per cui erano lì era una persona. È questo che significa, concretamente, mettere l&#8217;essere umano al centro.</p>
<h2><span class="font-435549">L&#8217;intelligenza che vogliamo costruire</span></h2>
<p>Non penso che il futuro sarà una guerra tra esseri umani e macchine.</p>
<p>Penso che la vera partita sarà un&#8217;altra: <strong>decidere quale rapporto vogliamo avere con le macchine</strong>.</p>
<p>Possiamo limitarci a consumare tecnologie progettate da altri, affidando loro pezzi sempre più grandi della nostra conoscenza.</p>
<p>Oppure possiamo imparare a usarle partendo da ciò che già possediamo: la nostra esperienza, i nostri mestieri, le nostre imprese, i nostri territori. È qui che vedo la forza dell&#8217;artigianato.</p>
<p>L&#8217;artigiano non è soltanto qualcuno che sa usare bene le mani. È qualcuno che conosce una materia, riconosce un problema, immagina una soluzione e sa quando quella soluzione è davvero buona.</p>
<p>L&#8217;intelligenza artificiale può aiutarlo a esplorare più strade, a recuperare conoscenze dimenticate, a ridurre il tempo delle operazioni ripetitive, a progettare, verificare, confrontare.</p>
<p>Ma alla fine resta una domanda alla quale nessun algoritmo può rispondere al posto nostro: <strong>che cosa vale la pena fare?</strong></p>
<p>Quella domanda appartiene ancora alla nostra intelligenza. E forse è proprio questa la cosa che dobbiamo difendere più di tutte. Non la distanza dalle macchine.</p>
<p><strong>La nostra capacità di dare loro un senso.</strong></p>
<p>Perché il futuro non appartiene alle macchine.</p>
<p>Appartiene a chi saprà usarle senza smarrire ciò che lo rende umano.</p>
<p>E forse, tra tutti, gli artigiani hanno qualcosa da insegnare proprio su questo: <strong>come si può innovare senza smettere di sapere da dove si viene.</strong></p>
<p><em>(</em><em>Estratto dall’intervento di Emanuele Frontoni, Professore ordinario di Informatica all’Università di Macerata e co-director del VRAI Vision Robotics &amp; Artificial Intelligence Lab</em><em>, al convegno Match Point 2026 di Confartigianato Imprese).</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-futuro-non-e-delle-macchine-e-di-chi-sa-dare-loro-un-senso/">Il futuro non è delle macchine. È di chi sa dare loro un senso</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/il-futuro-non-e-delle-macchine-e-di-chi-sa-dare-loro-un-senso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il gesto che crea: storie di bellezza e sapienza</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/il-gesto-che-crea-storie-di-bellezza-e-sapienza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-gesto-che-crea-storie-di-bellezza-e-sapienza</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/il-gesto-che-crea-storie-di-bellezza-e-sapienza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 11:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[umanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110111</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalla tavola rotonda ‘Testimonianze di Imprese’, con designer e maestri artigiani, alla Giornata della Cultura Artigiana (19 marzo 2026). Hanno partecipato: Giulio IACCHETTI - Industrial designer; Erika LIBERATI - Ceramiche d’Arte Liberati; Roberto GALBIATI Arredamenti Galbiati Natale &#038; Figli</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-gesto-che-crea-storie-di-bellezza-e-sapienza/">Il gesto che crea: storie di bellezza e sapienza</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 90%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110113" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/Dalla-redazione-Dalla-tavola-rotonda-%E2%80%98Testimonianze-di-Imprese.jpg" width="1920" height="1280" alt=""></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-10" data-row="script-row-unique-10" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-10"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-11"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Sul palco del nostro racconto salgono figure di mani, occhi che osservano, gesti che trasformano. </span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Voci che parlano di ceramica, di legno, di oggetti che respirano, che raccontano, che vivono. </span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">Qui non ci sono nomi, solo storie intrecciate, voci di chi ha scelto di fare dell’arte del fare il proprio mondo, la propria ragione di essere.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Come si coniuga un sapere antico con le sfide della modernità?» chiede una voce. La risposta arriva calma e ferma: «Bisogna conoscere da dove si viene per capire dove si sta andando. La tradizione è la radice, ma il presente ci chiama alla contemporaneità. La sapienza antica deve dialogare con la tecnologia, mantenendo l’anima romantica del nostro lavoro». Non c’è contrapposizione: la tecnologia non sostituisce la mano dell’artigiano, la memoria della materia; la amplifica, la rende visibile, la moltiplica. L’innovazione non è un nemico, ma un alleato. Come un grande calciatore che dribbla con leggerezza tra gli ostacoli, ogni gesto diventa un’espressione di gioia e libertà, un pallone che vola tra tradizione e futuro. Si parla di giovani, di scelte difficili.</p>
<p>«Oggi i ragazzi devono scoprire cosa accende il loro cuore», dice una voce. «Provare, sbagliare, tornare indietro, cambiare strada. Solo così si impara davvero». Si impara facendo, condividendo, trasmettendo una sapienza fatta di tempo, di gesti ripetuti, di mani che modellano e occhi che osservano. Il design entra nel racconto come ponte tra due mondi: uno verticale e profondo, l’altro orizzontale e curioso. L’artigiano conosce ogni fibra della materia; il designer raccoglie idee, le osserva, le fa vivere. Da questo incontro nascono oggetti che portano la memoria, la storia, e il desiderio del futuro.</p>
<p>«Guardate Geppetto», dice qualcuno. «Un burattinaio che estrae Pinocchio dal legno destinato al fuoco. Trasforma ciò che sembrava destinato a sparire in qualcosa di straordinario. Dare valore, bellezza e vita a ciò che sembrava insignificante: ecco il lavoro artigiano».</p>
<p>Non manca la riflessione sul mondo: sull’intelligenza artificiale, sulle regole, sulle leggi. L’artigiano vive in un ecosistema da curare, dove credito, infrastrutture, formazione, innovazione e cultura si incontrano. Senza cura, il sottobosco artigiano – le micro e piccole imprese, le botteghe custodi dell’anima del Paese – rischia di scomparire. Eppure, nonostante crisi, guerre, inefficienze, ogni laboratorio continua a respirare. Ogni gesto quotidiano diventa eroico: costruzione di bellezza, armonia, senso. L’orgoglio di essere artigiano è anche responsabilità verso la comunità, verso i giovani che raccoglieranno il testimone. «Ci vuole narrazione», si dice. «Raccontare ai ragazzi il valore del fare, la gioia di creare. L’artigiano non è serie B: è scuola di vita, di libertà, di intelligenza vivente».</p>
<p>In queste mani, in queste botteghe che resistono, l’Italia ritrova sé stessa: un Paese che nasce dal nulla e costruisce tutto, che trasforma materiali poveri in opere straordinarie, che trasforma gesti quotidiani in capolavori di umanità. Mentre il mondo corre verso l’istantaneo e il digitale, l’artigiano ricorda che l’essenza dell’uomo passa per le mani, il gesto creativo, la passione. Il futuro non si inventa solo: si costruisce pezzo dopo pezzo, con cura, rispetto e amore. Custodire la tradizione significa tenere in mano la speranza, la bellezza, la dignità di un Paese intero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em> </em><span class="font-435549"><em>Essere artigiano oggi è atto di orgoglio, di resistenza, di libertà. </em></span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>È un gesto di pace. </em></span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>È l’anima del Made in Italy che continua a vivere, creare, insegnare ed emozionare.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-gesto-che-crea-storie-di-bellezza-e-sapienza/">Il gesto che crea: storie di bellezza e sapienza</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/il-gesto-che-crea-storie-di-bellezza-e-sapienza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>QFG &#8211; Guida pratica all&#8217;uso dell&#8217;AI generativa per gli artigiani</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/qfg-guida-pratica-alluso-dellai-generativa-per-gli-artigiani/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=qfg-guida-pratica-alluso-dellai-generativa-per-gli-artigiani</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/qfg-guida-pratica-alluso-dellai-generativa-per-gli-artigiani/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 13:17:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[QFG]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110638</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale entra in bottega, al servizio dell’ingegno artigiano</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/qfg-guida-pratica-alluso-dellai-generativa-per-gli-artigiani/">QFG – Guida pratica all’uso dell’AI generativa per gli artigiani</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-gyho-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row-background background-element" style="opacity: 1;">
											<div class="background-wrapper">
												<div class="background-inner"></div>
												<div class="block-bg-overlay style-overlay_color-313948-bg" style="opacity: 1;"></div>
											</div>
										</div><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 68%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110641" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/Guida-pratica-alluso-dellAI-generativa-per-gli-artigiani.png" width="867" height="698" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/Guida-pratica-alluso-dellAI-generativa-per-gli-artigiani.png 867w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/Guida-pratica-alluso-dellAI-generativa-per-gli-artigiani-300x242.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/Guida-pratica-alluso-dellAI-generativa-per-gli-artigiani-768x618.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/Guida-pratica-alluso-dellAI-generativa-per-gli-artigiani-350x282.png 350w" sizes="auto, (max-width: 867px) 100vw, 867px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-12" data-row="script-row-unique-12" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-12"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-13"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<div class="text-base my-auto mx-auto &#091;--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-xs,calc(var(--spacing)*4))&#093; @w-sm/main:&#091;--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-sm,calc(var(--spacing)*6))&#093; @w-lg/main:&#091;--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-lg,calc(var(--spacing)*16))&#093; px-(--thread-content-margin)">
<div class="&#091;--thread-content-max-width:40rem&#093; @w-lg/main:&#091;--thread-content-max-width:48rem&#093; mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1 group/turn-messages focus-visible:outline-hidden relative flex w-full min-w-0 flex-col agent-turn" data-conversation-screenshot-content="">
<div class="flex max-w-full flex-col gap-4 grow">
<div class="min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal outline-none keyboard-focused:focus-ring &#091;.text-message+&amp;&#093;:mt-1" dir="auto" data-message-author-role="assistant" data-message-id="a816fa97-86da-4b83-bc81-0b07c22b8cc6" data-message-model-slug="gpt-5-6-thinking">
<div class="flex w-full flex-col gap-1 empty:hidden">
<div class="markdown prose dark:prose-invert wrap-break-word w-full dark markdown-new-styling">
<div class="qMYqUG_convSearchResultHighlightRoot">
<div class="" data-turn-id-container="request-6a689e30-3c04-83eb-843a-539432db6d27-0" data-is-intersecting="true">
<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none has-data-writing-block:pointer-events-none &#091;&amp;:has(&#091;data-writing-block&#093;)&gt;*&#093;:pointer-events-auto R6Vx5W_threadScrollVars scroll-mb-&#091;calc(var(--scroll-root-safe-area-inset-bottom,0px)+var(--thread-response-height))&#093; scroll-mt-&#091;calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))&#093;" dir="auto" data-turn-id="request-6a689e30-3c04-83eb-843a-539432db6d27-0" data-turn-id-container="request-6a689e30-3c04-83eb-843a-539432db6d27-0" data-testid="conversation-turn-20" data-turn="assistant">
<div class="text-base my-auto mx-auto pb-8 &#091;--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-xs,calc(var(--spacing)*4))&#093; @w-sm/main:&#091;--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-sm,calc(var(--spacing)*6))&#093; @w-lg/main:&#091;--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-lg,calc(var(--spacing)*16))&#093; px-(--thread-content-margin)">
<div class="&#091;--thread-content-max-width:40rem&#093; @w-lg/main:&#091;--thread-content-max-width:48rem&#093; mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1 group/turn-messages focus-visible:outline-hidden relative flex w-full min-w-0 flex-col agent-turn" data-conversation-screenshot-content="">
<div class="flex max-w-full flex-col gap-4 grow">
<div class="min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal outline-none keyboard-focused:focus-ring &#091;.text-message+&amp;&#093;:mt-1" dir="auto" tabindex="0" data-message-author-role="assistant" data-message-id="a92ab899-b0a0-47fc-a848-a0afed9dacde" data-turn-start-message="true" data-message-model-slug="gpt-5-6-thinking">
<div class="flex w-full flex-col gap-1 empty:hidden">
<div class="markdown prose dark:prose-invert wrap-break-word w-full dark markdown-new-styling">
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="93" data-end="351">L’intelligenza artificiale non è più una promessa lontana. Sta già cambiando il modo di lavorare, comunicare e creare valore. Per molti artigiani e microimprese, però, resta ancora un territorio poco conosciuto, percepito come complesso o persino minaccioso.</p>
<p data-start="353" data-end="860">Il nuovo Quaderno della Fondazione Germozzi nasce per ridurre questa distanza. Gli autori sono <strong>Gianluigi Bonanomi</strong>, formatore e consulente sui temi della comunicazione digitale e dell’intelligenza artificiale generativa, e <strong>Daniele Giangiulli</strong>, Direttore generale di Confartigianato Chieti. Con un linguaggio semplice e diretto, il volume mette ordine tra sigle, software e annunci futuristici, concentrandosi sulle applicazioni realmente utili nella vita quotidiana di chi lavora con la testa e con le mani.</p>
<p data-start="862" data-end="1190">Dalle possibilità offerte da ChatGPT alla generazione di testi e immagini, dalla semplificazione delle attività d’ufficio alla gestione dei clienti, ogni capitolo propone esempi pratici e strumenti immediatamente utilizzabili. Lo sguardo è concreto e disincantato, lontano sia dagli allarmismi sia dalle promesse miracolistiche.</p>
<p data-start="1192" data-end="1419">Il libro si rivolge a chi vuole capire, decidere e agire. L’intelligenza artificiale non sostituisce l’ingegno, l’esperienza e il sapere artigiano. Può però liberare tempo, migliorare i processi e ampliare la capacità creativa.</p>
<p data-start="1421" data-end="1787" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il rapporto tra intelligenza artificiale e artigianato è stato spesso al centro anche degli articoli di <em data-start="1525" data-end="1544">Spirito Artigiano</em>. Questo Quaderno raccoglie e sviluppa quella riflessione, trasformandola in una guida orientata al fare. Perché l’innovazione non risiede soltanto nelle tecnologie, ma nella capacità delle persone e delle imprese di usarle con consapevolezza.</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="z-0 flex min-h-&#091;46px&#093; justify-start"></div>
<div class="mt-3 w-full empty:hidden">
<div class="text-center"></div>
</div>
</div>
<div class="&#091;--thread-content-max-width:40rem&#093; @w-lg/main:&#091;--thread-content-max-width:48rem&#093; mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1" data-conversation-screenshot-content="">
<div></div>
</div>
</div>
</section>
</div>
</div>
<div class="pointer-events-none -mt-px h-px translate-y-(--scroll-root-safe-area-inset-bottom)" aria-hidden="true"></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/qfg-guida-pratica-alluso-dellai-generativa-per-gli-artigiani/">QFG – Guida pratica all’uso dell’AI generativa per gli artigiani</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/qfg-guida-pratica-alluso-dellai-generativa-per-gli-artigiani/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=109221</guid>

					<description><![CDATA[<p>«Artigiani, basta stare a guardare: l’AI va usata, non temuta». Intervistato da Spirito Artigiano, il giurista Fabio Bassan invita le imprese a costruire un dialogo concreto tra mani e algoritmi per affrontare il futuro da protagonisti.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi/">Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109224" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png" width="932" height="581" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png 932w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-300x187.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-768x479.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-350x218.png 350w" sizes="auto, (max-width: 932px) 100vw, 932px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-14" data-row="script-row-unique-14" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-14"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-15"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">È tutta una questione di alchimie. Di formule giuste, di sintesi virtuose. L’intelligenza artificiale non è un orizzonte lontano né una minaccia da subire. Per l’artigianato può diventare una leva concreta di competitività, innovazione e attrattività. Ma a una condizione: smettere di guardarla da spettatori. Ne è convinto Fabio Bassan, avvocato e professore di Diritto dell’Unione europea a Roma Tre, con una lunga esperienza nel mondo delle alte tecnologie. Con lui abbiamo ragionato del connubio fra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”, di costi di accesso, formazione, ruolo delle associazioni e della sfida globale tra modelli tecnologici. Un dialogo che parla alle imprese, ai territori e alle nuove generazioni.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore Bassan, qual è oggi il rapporto tra artigianato e intelligenza artificiale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Direi ancora troppo passivo. L’artigianato guarda all’AI con curiosità, ma spesso senza farne davvero un uso realmente efficace. Eppure la possibilità di sviluppo è enorme: la rivoluzione tecnologica consente di accedere a bacini di mercato molto più ampi, con costi più bassi e strumenti più potenti rispetto al passato».</p>
<p><strong>Se le opportunità sono così evidenti, perché questa resistenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Perché esiste una soglia di accesso. L’AI ha costi di apprendimento, non solo economici ma anche cognitivi. In molti casi c’è una difficoltà reale nell’uso e nella gestione degli strumenti. È qui che entrano in gioco le associazioni di categoria che dovrebbero &#8211; in una prospettiva virtuosa e di supporto alle Pmi &#8211; creare piattaforme condivise. Una base comune di utilizzo, come avviene già in altri mercati».</p>
<p><strong>In concreto, che cosa significa?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Mettere a disposizione una serie di strumenti con costi di fornitura più bassi, accompagnati da un’attività strutturata di formazione. Perché quando si forma davvero una persona, cambia tutto: il modo di lavorare, di organizzarsi, di competere. Questo, per gli artigiani, potrebbe essere la svolta».</p>
<p><strong>Ci spiega meglio quale ruolo possono avere le associazioni di categoria, come Confartigianato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Un ruolo decisivo. Se si vuole davvero integrare l’AI nell’artigianato, le associazioni devono farsi carico di una parte importante del percorso. Servono simulazioni continue, ad esempio su come interrogare l’AI in modo efficace. Basta una base minima di conoscenza per valutare l’impatto migliore: con le domande giuste si ottengono risultati eccellenti. Questo va fatto insieme agli artigiani, passo dopo passo».</p>
<p><strong>La sfida, per la categoria e per l’organizzazione è l’interazione tra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Se l’artigiano utilizza anche solo un minimo di sistemi di AI, combinandoli con la propria esperienza, sviluppa il lavoro in modo molto più efficiente. Certo, serve un cambio di mentalità: creatività e manualità non vengono sostituite, ma possono essere assistite in modo virtuoso dalla tecnologia».</p>
<p><strong>Questo può aiutare anche sul fronte del ricambio generazionale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Assolutamente sì. Con queste tecnologie l’artigianato diventa più attrattivo per i giovani. Il ricambio generazionale smette di essere un problema e diventa una leva di sviluppo. La volontà dei giovani di tornare all’artigianato esiste, ma va coltivata. E per farlo bisogna rendere il settore più moderno, più stimolante. La tecnologia è la chiave».</p>
<p><strong>Dal punto di vista giuridico, esistono ostacoli all’uso dell’AI nelle imprese artigiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«No, il quadro normativo è sostanzialmente a posto. L’intelligenza artificiale è regolata per le attività sensibili, ma non esiste una disciplina rigida e specifica per gli altri ambiti. È un terreno fertile, che consente un’evoluzione tecnologica importante. Le associazioni, inoltre, hanno il potere di rendere il contesto ancora più agevole».</p>
<p><strong>Guardando allo scenario globale, che modello di AI la convince di più?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Oggi vediamo tre approcci. Quello americano, basato su una quantità enorme di dati: è “rozzo” ma produce grandi risultati senza processi troppo raffinati. La Cina, invece, ha lavorato in modo più sofisticato: meno dati, ma processi molto più raffinati. DeepSeek, ad esempio, consuma meno risorse e ha messo in difficoltà i colossi americani».</p>
<p><strong>E l’Italia, dove si colloca?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’Italia – e l’Europa – hanno un punto di forza enorme: sistemi molto raffinati, una grande capacità di gestione efficace dell’AI. Dovremmo fare una cosa semplice ma decisiva: creare consorzi di progetti virtuosi e metterli a disposizione delle Pmi, anche a livello territoriale ed europeo. Questa raffinatezza è una leva straordinaria di competitività, soprattutto perché consente costi sostenibili per le imprese».</p>
<p><strong>Dunque, qual è la sfida per l’artigianato italiano di domani?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Passare dalla difesa all’attacco. Usare l’intelligenza artificiale non per snaturarsi, ma per valorizzare ciò che l’artigianato ha di unico. Se sapremo far dialogare intelligenza artigiana e artificiale, il futuro non sarà una minaccia, ma un’opportunità concreta».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi/">Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Artigianato, fattore chiave nell’applicazione delle tecnologie della doppia transizione</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/artigianato-fattore-chiave-nellapplicazione-delle-tecnologie-della-doppia-transizione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=artigianato-fattore-chiave-nellapplicazione-delle-tecnologie-della-doppia-transizione</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/artigianato-fattore-chiave-nellapplicazione-delle-tecnologie-della-doppia-transizione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=109290</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra sensori, software e cantieri, l’innovazione non si installa da sola: serve chi la sa mettere a terra</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/artigianato-fattore-chiave-nellapplicazione-delle-tecnologie-della-doppia-transizione/">Artigianato, fattore chiave nell’applicazione delle tecnologie della doppia transizione</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 73%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109299" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920.jpg" width="1446" height="1920" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920.jpg 1446w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-226x300.jpg 226w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-771x1024.jpg 771w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-768x1020.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-1157x1536.jpg 1157w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-350x465.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1446px) 100vw, 1446px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-16" data-row="script-row-unique-16" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-16"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-17"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">Gli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati da una spinta crescita degli <strong>investimenti</strong>, saliti al ritmo medio annuo del 4,4%, in controtendenza rispetto al decennio precedente quanto gli investimenti sono scesi al tasso del 2,9% all’anno. La <strong>doppia transizione</strong>, digitale e ambientale, ha contribuito a generare un flusso medio annuo di investimenti, valutati a prezzi costanti 2020, di 350 miliardi di euro, di cui il 54,1% in costruzioni e il 45,7% in macchinari, impianti e prodotti di proprietà intellettuale quali ricerca e sviluppo, software e basi dati. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La propensione ad investire sostiene l’<strong>innovazione</strong>, in particolare nelle piccole imprese. Gli investimenti in macchinari e l’acquisto di beni e servizi specializzati, infatti, rappresentano oltre un terzo (35,2%) della spesa delle micro e piccole imprese per l’innovazione, una quota doppia a quella delle medie e grandi imprese (8,5%) le quali concentrano maggiormente gli investimenti per l’innovazione nell’attività di ricerca e sviluppo.</p>
<p>Per adattare l’ampia gamma delle tecnologie incorporate negli investimenti sono necessari gli <strong>interventi predisposti da imprese specializzate ad alta vocazione artigiana</strong>. Sono infatti necessari interventi di predisposizione del sito del macchinario e degli impianti elettrici e idraulici, attività di installazione, montaggio e collaudo dei macchinari, oltre alla gestione di processi di digitalizzazione e automazione, la gestione della sensoristica e del software per IoT (Internet of Things). Gli elevati costi per energia elettrica e gas in Italia richiedono un costante presidio dei processi <em>energy saving</em> dei macchinari e degli impianti. Per gli investimenti nelle costruzioni sono richieste attività di adattamento delle strutture e dell’involucro degli edifici, la gestione della domotica, dell’efficientamento energetico e della sicurezza.</p>
<p>Anche la normativa sugli incentivi fiscali degli investimenti delinea una ampia articolazione delle tecnologie, applicandosi a beni strumentali controllati da sistemi computerizzati e gestiti tramite sensori, sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità, dispositivi per l’interazione uomo-macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica « 4.0 », oltre ai beni per l’elaborazione dei dati funzionali alla trasformazione digitale delle imprese. Tra i beni immateriali, oltre al software si trovano sistemi, piattaforme, applicazioni, algoritmi e modelli digitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Diffusione dei robot e raddoppiano piccole imprese che usano IA</span></h2>
<p>Nella crescente digitalizzazione della gestione dei macchinari si è sviluppata la presenza di robot e di applicazioni di intelligenza artificiale (IA), tecnologia sempre più diffusa tra le piccole imprese e le imprese artigiane. Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dall&#8217;Istat il 15,2% delle piccole imprese manifatturiere utilizza robot, mentre nel 2025 è raddoppiato il numero delle piccole imprese che usa l&#8217;IA, salite al 14,2%, segnando un significativo incremento rispetto al 6,9% del 2024 e al 4,4% del 2023. Tenuto conto del trend delle imprese attive, si stima che nel 2025 le piccole imprese che usano l’IA salgono del 110,8%. Nel confronto europeo l’uso dell’IA interessa il 17,0% delle piccole imprese tra 10 e 49 addetti nell’Unione europea a 27, con quote più elevate per Germania (23,1%) e Spagna (17,2%), mentre la diffusione in Francia (15,0%) è più allineata a quella dell’Italia (come anticipato pari al 14,2%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">L’artigianato sulla frontiera tecnologica</span></h2>
<p>Per la gestione dell’ultimo miglio della tecnologia e dell’innovazione è necessario l’intervento di imprese specializzate, con una elevata presenza di imprese artigiane, che adattano e personalizzano e potenziano le funzionalità dei beni di investimento. Circa un quarto della spesa delle imprese per l’innovazione si riferisce all’acquisto di macchinari e di beni e servizi di supporto ai processi innovativi. L’artigianato presidia questo segmento di offerta di beni strumentali e di servizi per l’implementazione delle tecnologie. A settembre 2025 nella manifattura di beni strumentali ad elevata intensità tecnologica e di conoscenza operano 16mila imprese artigiane mentre nei servizi di installazione di macchinari, di impianti elettrici e idraulici, nei servizi dell’economia digitale e nella riparazione di computer ed apparecchi per le telecomunicazioni operano 153mila imprese artigiane. Nel complesso sono 169mila le imprese artigiane, pari al 13,6% dell’artigianato che, sulla base della creatività e delle competenze dei loro 400mila addetti, intervengono sulle matrici tecnologiche mediante personalizzazioni e trasformazioni, orientandole ad una maggiore efficacia nei confronti del cliente utilizzatore finale del bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Le competenze sono il fattore critico</span></h2>
<p>Nell’ultimo miglio della tecnologia rimane critica la carenza di competenze: secondo gli ultimi dati del sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2025 le imprese artigiane faticano a trovare il 65,2% del personale a cui sono richieste elevate competenze per l’applicazione di tecnologie digitali quali intelligenza artificiale, <em>cloud computing</em>, <em>Industrial Internet of Things (IoT)</em>, <em>data</em> <em>analytics</em> e <em>big</em> <em>data</em>, realtà virtuale e aumentata e <em>blockchain</em>. Tra le maggiori regioni si registra una difficoltà di reperimento di queste competenze chiave per la transizione digitale superiore alla media in Toscana con 72,9%, Piemonte e Valle d’Aosta con 69,2%, Lombardia con 68,7%, Emilia-Romagna con 67,2% e Veneto con 65,6%.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-17" data-row="script-row-unique-17" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-17"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/artigianato-fattore-chiave-nellapplicazione-delle-tecnologie-della-doppia-transizione/">Artigianato, fattore chiave nell’applicazione delle tecnologie della doppia transizione</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/artigianato-fattore-chiave-nellapplicazione-delle-tecnologie-della-doppia-transizione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I nuovi miliardari? Secondo Jensen Huang (Ceo di Nvidia) saranno gli idraulici, i falegnami e gli elettricisti.  Ecco perché.</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/i-nuovi-miliardari-secondo-jensen-huang-ceo-di-nvidia-saranno-gli-idraulici-i-falegnami-e-gli-elettricisti-ecco-perche/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-nuovi-miliardari-secondo-jensen-huang-ceo-di-nvidia-saranno-gli-idraulici-i-falegnami-e-gli-elettricisti-ecco-perche</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/i-nuovi-miliardari-secondo-jensen-huang-ceo-di-nvidia-saranno-gli-idraulici-i-falegnami-e-gli-elettricisti-ecco-perche/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Boccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=109207</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel cuore dell’industria dell’intelligenza artificiale, emerge un dato inatteso: senza lavoro artigiano, l’innovazione resta incompiuta.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/i-nuovi-miliardari-secondo-jensen-huang-ceo-di-nvidia-saranno-gli-idraulici-i-falegnami-e-gli-elettricisti-ecco-perche/">I nuovi miliardari? Secondo Jensen Huang (Ceo di Nvidia) saranno gli idraulici, i falegnami e gli elettricisti.  Ecco perché.</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109217" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform.jpg" width="1200" height="677" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-1024x578.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-768x433.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-18" data-row="script-row-unique-18" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-18"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-19"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>A dirlo non è un nostalgico del lavoro manuale né un critico della tecnologia. A dirlo è <strong>Jensen Huang</strong>, fondatore e CEO di <strong>Nvidia</strong>, azienda tecnologica leader mondiale, nota per le sue potenti GPU (<em>acceleratori di processi di addestramento e inferenza della AI</em>), oggi al centro della rivoluzione globale dell’intelligenza artificiale e del calcolo ad alte prestazioni (HPC).</p>
<p>Intervistato da <em>Channel 4 News</em> nel Regno Unito, Huang ha indicato come figure decisive per il futuro non solo ingegneri e data scientist, ma <strong>idraulici, elettricisti, falegnami, carpentieri</strong>. Professioni che, apparentemente, sembrano non avere nulla a che fare con l’IA. E che invece ne rappresentano una condizione essenziale di possibilità.</p>
<p><strong>Il punto è semplice e potente: l’intelligenza artificiale non vive nel cloud in modo astratto. Vive in infrastrutture fisiche enormi, complesse, energivore. Vive in data center che devono essere progettati, costruiti, cablati, raffreddati, mantenuti. Senza competenze manuali evolute, senza sapere artigiano, l’IA resta un’idea brillante ma incompiuta.</strong></p>
<p>È qui che prende forma il concetto di lavoro a Valore Artigiano. Un lavoro che non è in contrapposizione con la tecnologia, ma che la rende concreta, affidabile, sostenibile. Un lavoro che unisce manualità, conoscenza dei materiali, esperienza, capacità di adattamento e, sempre più spesso, dialogo con sistemi digitali avanzati.</p>
<p>Quando Huang parla della necessità di “centinaia di migliaia” di professionisti per costruire le “fabbriche dell’intelligenza artificiale”, sta implicitamente riconoscendo che l’innovazione più avanzata del nostro tempo poggia su competenze profondamente umane. È una forma di techno-diversità: non un unico sapere dominante, ma un ecosistema in cui competenze diverse – digitali, tecniche, manuali – si integrano e si rafforzano a vicenda.</p>
<p>L’artigianato contemporaneo abita esattamente questo spazio. Non è un residuo del passato, ma un fattore strutturale del futuro. È il luogo in cui il lavoro mantiene senso, identità, qualità, anche dentro le trasformazioni più radicali. È qui che il Valore Artigiano diventa leva di sviluppo, non solo economico ma culturale e sociale.</p>
<p>Che a dirlo sia il CEO di Nvidia non è un dettaglio. È un segnale.<br />
Significa che persino nel cuore pulsante dell’IA globale si riconosce che non esiste innovazione senza lavoro, e che non tutto il lavoro che conta passa da una tastiera.</p>
<p>Forse i nuovi miliardari non saranno davvero tutti idraulici, falegnami o elettricisti.<br />
Ma una cosa è certa: senza il lavoro a Valore Artigiano, il futuro dell’intelligenza artificiale semplicemente non si costruisce.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-19" data-row="script-row-unique-19" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-19"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/i-nuovi-miliardari-secondo-jensen-huang-ceo-di-nvidia-saranno-gli-idraulici-i-falegnami-e-gli-elettricisti-ecco-perche/">I nuovi miliardari? Secondo Jensen Huang (Ceo di Nvidia) saranno gli idraulici, i falegnami e gli elettricisti.  Ecco perché.</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/i-nuovi-miliardari-secondo-jensen-huang-ceo-di-nvidia-saranno-gli-idraulici-i-falegnami-e-gli-elettricisti-ecco-perche/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
