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	<title>sostenibilità - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>sostenibilità - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Quando la bellezza fa politica estera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Domenico Auricchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 06:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli home page]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia non conquista: seduce, accoglie, convince. Nel paesaggio, nell’artigianato e nell’ospitalità si nasconde una diplomazia quotidiana, capace di trasformare la bellezza in relazione e il viaggio in reputazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 92%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110286" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172.jpg" width="1725" height="1142" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172.jpg 1725w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172-300x199.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172-1024x678.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172-768x508.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172-1536x1017.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172-350x232.jpg 350w" sizes="(max-width: 1725px) 100vw, 1725px" /></div>
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<p>Questa capacità di attrarre e di essere riconosciuti come un punto di riferimento si può tradurre anche in una forma concreta ed efficace di diplomazia culturale. Se alimentata con continuità, può facilitare il dialogo, rafforzare i legami e diffondere un&#8217;immagine positiva, autorevole e credibile verso chi la esercita.</p>
<p>Come Presidente del Touring Club Italiano, sento ogni giorno la responsabilità di custodire e promuovere questa attitudine peculiare, che rende l&#8217;Italia non soltanto una meta turistica desiderabile, ma un vero modello culturale e sociale di riferimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Fin dalla sua nascita, nel 1894, il Touring si è adoperato per &#8220;far conoscere l&#8217;Italia agli italiani»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fin dalla sua nascita, nel 1894, il Touring si è adoperato per &#8220;far conoscere l&#8217;Italia agli italiani&#8221;. I nostri fondatori avevano intuito che conoscere un territorio significa già valorizzarlo: raccontare una pieve nascosta tra le colline in una guida, tracciare con precisione i percorsi su un atlante o dotare le strade di sistemi segnaletici significava, e significa ancora, trasformare il patrimonio in un bene condiviso, attrattivo e accessibile. Oggi questa missione si rinnova attraverso una produzione editoriale aggiornata nello stile e nei contenuti, con progetti come Bandiere Arancioni, che certifica i borghi dell&#8217;entroterra (oggi 300) e li promuove come rete nazionale, e con iniziative di partecipazione civica alla valorizzazione del Paese. Quando le donne e gli uomini di “Aperti per Voi”, il nostro progetto di volontariato culturale presente in oltre 80 siti, tra cui il Palazzo del Quirinale, accolgono visitatori da ogni parte del mondo in luoghi altrimenti poco accessibili, esercitano questo soft power nella sua espressione più autentica. Offrono bellezza e contribuiscono a costruire relazioni, generando gratitudine verso il nostro Paese e verso chi lo abita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«L’artigiano italiano non è un semplice esecutore, ma un interprete del bello e del ben fatto»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche con l&#8217;artigianato si esprime bene questa influenza culturale. L&#8217;artigiano italiano non è un semplice esecutore, ma un interprete unico del bello e del ben fatto. In ogni oggetto, in ogni tessuto e in ogni sapore della tradizione si riconosce un frammento vivo della nostra storia e una testimonianza del nostro presente. Il saper fare e il saper generare bellezza sono ciò che ci distingue nel mondo e che ha creato il valore del made in Italy.</p>
<p>È anche questo che rende l&#8217;Italia così attrattiva: l&#8217;idea di un Paese in cui qualità della vita, cultura materiale e cura estetica sono strettamente legate. Il nostro potere si fonda proprio su questa capacità di proporre uno stile peculiare, centrato sul buon vivere e sulle relazioni.</p>
<p>Non dimenticherei poi, per tornare al turismo in senso più stretto, il valore dell&#8217;ospitalità, che non è solo una virtù sociale ma una vera espressione culturale. Non consiste soltanto nell&#8217;accogliere, ma nel far sentire chi arriva parte di un&#8217;esperienza autentica, fatta di attenzione, calore umano e competenza professionale. È nei gesti quotidiani, nella qualità del servizio e nella spontaneità con cui sappiamo aprirci agli altri che si manifesta una parte essenziale dell&#8217;identità italiana, così apprezzata all&#8217;estero.</p>
<p>Non si può però parlare di attrattività senza tutela. Il paesaggio italiano è la scena in cui si esprime questo nostro potere, ma è una scena fragile che richiede cura continua. L&#8217;autorevolezza internazionale dell&#8217;Italia dipende anche dalla capacità di conservare la sua bellezza nel tempo. Da sempre il Touring Club si batte per un turismo consapevole e rispettoso, capace di generare valore per i territori senza consumare ciò che li rende unici. Un Paese che protegge i propri borghi, difende le coste e tutela il patrimonio culturale trasmette forza, non debolezza. La bellezza, infatti, è il risultato di cura quotidiana e di responsabilità condivisa. Questa è una delle lezioni che l&#8217;Italia può offrire al mondo: saper rigenerare il passato per trasformarlo in un&#8217;idea di futuro desiderabile.</p>
<p>Il soft power italiano, così come lo intende il Touring, non è garantito una volta per tutte: è un capitale che va coltivato con costanza, attraverso investimenti in cultura, formazione e accoglienza. La bellezza, da sola, non basta: deve essere accompagnata da una visione etica e da una capacità di racconto sintonizzata sul presente. Ogni volta che restauriamo un&#8217;opera, che tramandiamo una tecnica a un giovane o che accogliamo un viaggiatore con competenza e passione, consolidiamo il posto dell&#8217;Italia nel mondo.</p>
<p>La nostra missione è testimoniare questa forza di attrazione e contribuire ad alimentarla.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>L’artigianato della pace nei key data di un modello economico e sociale per un mondo in conflitto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 11:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei dati che raccontano il settore prende forma un’economia che resiste alle logiche più estreme della globalizzazione senza rinunciare alla crescita</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 74%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110175" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920.jpg" width="1260" height="1260" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920.jpg 1260w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-1024x1024.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-768x768.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-350x350.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/nick115-construction-7705071_1920-348x348.jpg 348w" sizes="auto, (max-width: 1260px) 100vw, 1260px" /></div>
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<p>In un tempo segnato da tensioni geopolitiche e conflitti armati, l’economia mondiale appare sempre più attraversata da contraddizioni profonde. Da un lato cresce l’“industria della guerra”, dall’altro emergono modelli produttivi che promuovono coesione sociale, lavoro dignitoso e sviluppo sostenibile. In questo contesto assume un forte valore simbolico e concreto il richiamo di Papa Leone XIV che, all’Angelus del 6 gennaio 2026, ha invitato a far sì che «invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace», auspicando un mondo in cui «gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle». Questa espressione, potente e suggestiva, richiama un’idea di economia profondamente radicata nella tradizione produttiva italiana: un sistema di imprese artigiane che costruisce, ripara, è diffuso nelle comunità, crea valore condiviso e rafforza i legami tra le persone. In questo senso l’artigianato rappresenta non soltanto un settore produttivo, ma anche un modello culturale e sociale capace di contribuire alla costruzione della pace.</p>
<h3><span class="font-435549">* Un pilastro dell’economia italiana</span></h3>
<p>L’artigianato costituisce una componente essenziale del sistema produttivo italiano. Alla fine del 2025 si contano 1.233.610 imprese artigiane, pari al 21,1% del totale delle imprese italiane. La loro diffusione è capillare: si registrano 2,1 imprese artigiane ogni 100 abitanti e 4,7 ogni 100 famiglie, mentre nel corso dell’anno sono nate 82.489 nuove imprese, in media 317 al giorno. Il contributo occupazionale è altrettanto rilevante. Le imprese artigiane impiegano 2 milioni e 494 mila addetti, pari al 13,4% degli occupati del settore privato non agricolo. Di questi, oltre la metà sono lavoratori dipendenti, mentre quasi altrettanti sono lavoratori indipendenti: titolari, soci e collaboratori familiari. La dimensione media è di 2,5 addetti per impresa, segno di un sistema produttivo basato su piccole unità imprenditoriali fortemente radicate nei territori. Dal punto di vista economico, l’artigianato genera 142,9 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’8% del totale nazionale. Numeri che testimoniano come questo settore rappresenti un pilastro non solo economico ma anche sociale del Paese.</p>
<p>Il concetto di “artigianato della pace” evocato dal Pontefice può essere interpretato attraverso alcune caratteristiche strutturali dell’artigianato italiano.</p>
<h3><span class="font-435549">*Un’economia di imprese familiari</span></h3>
<p>Gran parte delle imprese artigiane nasce e si sviluppa in ambito familiare. In Italia le micro e piccole imprese familiari, controllate da persone fisiche o famiglie, rappresentano l’81,6% del totale delle micro e piccole imprese italiane. Questa dimensione rafforza il legame tra lavoro, comunità e responsabilità sociale. L’impresa non è soltanto un luogo di produzione ma uno spazio di relazioni e di trasmissione di competenze tra generazioni.</p>
<p>Un modello distante dalla turbo-globalizzazione &#8211; L’artigianato è generalmente poco coinvolto nei processi più estremi della globalizzazione produttiva, che spesso puntano alla massima riduzione del costo del lavoro attraverso delocalizzazioni e catene globali lunghe. Le imprese artigiane operano invece prevalentemente nei territori, valorizzando competenze e qualità del prodotto locali, intercettando una diffusa domanda di prossimità, caratterizzata da una maggiore sostenibilità. In Italia vi sono 12,3 milioni di consumatori che acquistano prodotti a chilometri zero, pari al 23,5% della popolazione di 14 anni ed oltre.</p>
<h3><span class="font-435549">*La relazione diretta con le persone</span></h3>
<p>L’artigianato vive di relazioni di fiducia con clienti, fornitori e comunità locali. La dimensione di prossimità crea reti sociali e rafforza la coesione territoriale, contribuendo a ridurre le disuguaglianze e a sostenere lo sviluppo delle aree interne e montane. Nelle comuni delle aree interne, connotate da scarsa accessibilità ai servizi essenziali, il peso degli addetti dell’artigianato sale al 22,2%, 7,7 punti percentuali superiore al 14,5% della media.</p>
<p>L’assenza della finanza speculativa &#8211; Le imprese artigiane sono generalmente poco esposte alla finanza speculativa e orientate a una gestione prudente e di lungo periodo, che poggia sull’autofinanziamento, diffuso nell’80,4% delle micro e piccole imprese e dell’artigianato. Per questo sistema imprenditoriale la finanza d’impresa sostiene gli investimenti reali, strettamente legati allo sviluppo dell’impresa e alla qualità del lavoro più che le operazioni finanziarie e straordinarie, estranee al core business.</p>
<p>Un’economia che mette al centro la persona e il lavoro &#8211; Molte attività artigiane si basano su lavorazioni ad alta intensità di lavoro e competenze manuali. Il valore del prodotto nasce dall’abilità, dall’esperienza e dalla creatività delle persone. Il lavoro non è una variabile da ottimizzare ma la principale fonte di valore. In tale contesto assume un ruolo fondamentale la formazione: nel 2024 l’artigianato impiega 116 mila apprendisti, pari al 19,8% del totale nazionale.</p>
<h3><span class="font-435549">*L’orientamento alla sostenibilità sociale</span></h3>
<p>L’artigianato rappresenta anche un importante fattore di inclusione. Nel 2025 si contano 218 mila imprese artigiane femminili (17,7% del totale), e 222 mila imprese a conduzione straniera, pari al 18% delle imprese artigiane. Sono 121 mila le imprese artigiane guidate da giovani under 35, pari al 9,8% del totale. L’artigianato si configura come un sistema produttivo capace di offrire opportunità a diverse componenti della società.</p>
<p>Un modello di sviluppo per il futuro &#8211; Il richiamo all’“artigianato della pace” non riguarda solo un modo di produrre ma un modo di vivere che mette al centro la persona, il lavoro e le comunità. In un’economia globale attraversata da forti tensioni e trasformazioni tecnologiche, il modello artigiano offre spunti qualificanti: sviluppo radicato nei territori, valorizzazione delle competenze, equilibrio tra tradizione e innovazione, attenzione alla qualità e alle relazioni umane.</p>
<p>L’artigianato italiano dimostra la possibilità di coniugare crescita economica e coesione sociale. La sua capillarità territoriale sostiene le comunità locali, mantiene viva la cultura del lavoro e dell’imprenditorialità, contribuisce a diffondere opportunità economiche anche nelle aree più fragili del Paese.</p>
<h3><span class="font-435549">*Costruire la pace attraverso il lavoro </span></h3>
<p>L’espressione “artigianato della pace” suggerisce infine una dimensione più profonda: la pace non è un prodotto industriale che si impone dall’alto, ma un processo che si costruisce pazientemente nel tempo, proprio come un lavoro artigiano. Richiede cura, responsabilità e collaborazione tra le persone e tra le istituzioni, su scala mondiale.</p>
<p>In questo senso il lavoro delle imprese artigiane – fatto di competenze, relazioni collaborative e creatività – può essere letto come una metafora concreta di un modello economico capace di generare sviluppo umano e sociale.</p>
<p>In un mondo dominato da conflitti e incertezze, l’artigianato continua dunque a rappresentare non solo un pilastro dell’economia italiana, ma anche un esempio di economia della prossimità, della responsabilità e della pace. Un modello che dimostra come, anche nel sistema produttivo, sia possibile scegliere la strada indicata dal Pontefice: far prevalere l’artigianato della pace sull’industria della guerra.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Milano Cortina 2026: infrastrutture olimpiche come eredità per il Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Vecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:19:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presidente di SIMICO, Veronica Vecchi, racconta dall’interno la costruzione delle infrastrutture di Milano Cortina 2026: un cantiere diffuso in cui governance pubblica, innovazione e lavoro delle imprese trasformano la complessità organizzativa dei Giochi in un’eredità concreta per i territori.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 88%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109957" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx115478-1200px-1600-1000-80.jpg" width="1199" height="675" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx115478-1200px-1600-1000-80.jpg 1199w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx115478-1200px-1600-1000-80-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx115478-1200px-1600-1000-80-1024x576.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx115478-1200px-1600-1000-80-768x432.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx115478-1200px-1600-1000-80-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1199px) 100vw, 1199px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-4" data-row="script-row-unique-4" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-4"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-5"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>Realizzare infrastrutture per grandi eventi internazionali non significa soltanto costruire opere. Significa esercitare governance, assumersi piena responsabilità pubblica e trasformare la complessità in valore duraturo per i territori.</p>
<p>Con Milano Cortina 2026 l’Italia sta realizzando le infrastrutture olimpiche su un territorio ampio e morfologicamente complesso, combinando impianti sportivi di livello mondiale con investimenti destinati a lasciare una legacy strutturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><strong>«La vera eredità dei giochi? Le infrastrutture di trasporto con ben 51 opere programmate»</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il piano vale <strong>3,5 miliardi di euro</strong> e comprende <strong>98 interventi</strong>: <strong>51 opere infrastrutturali</strong>, soprattutto strade e collegamenti, e <strong>47 impianti sportivi</strong> distribuiti su oltre 22.000 chilometri quadrati, tra più regioni e diversi livelli istituzionali. Fin dall’inizio è stata compiuta una scelta strategica chiara: le infrastrutture di trasporto rappresentano la vera eredità dei Giochi. L’evento olimpico è stato utilizzato come acceleratore di investimenti attesi da decenni dalle comunità locali, in un Paese segnato da catene montuose e territori fragili.</p>
<p>Da questa esperienza emergono tre lezioni. La prima: il modello istituzionale conta. Un soggetto dedicato come SIMICO &#8211; società infrastrutture Milano Cortina &#8211; , in stretto raccordo con Governo, Regioni e autorità di controllo, consente decisioni rapide e gestione efficace delle criticità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«La sostenibilità è una strategia, non un adempimento»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La seconda: la <strong>sostenibilità</strong> è una strategia, non un adempimento. Significa efficienza nel rispetto di tempi e costi, attenzione all’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita delle opere e centralità della dimensione sociale. Impronta ambientale non vuol dire solo misurare le emissioni, ma integrare soluzioni sostenibili nelle scelte progettuali. Sul piano sociale, la sicurezza è anche innovazione: utilizziamo sistemi digitali di monitoraggio e collaboriamo con le imprese per migliorare le condizioni di lavoro oltre gli standard normativi. I nostri cantieri, con lavoratori di 52 nazionalità, sono ecosistemi di integrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«L&#8217;80% delle imprese subappaltatrici sono PMI»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo quadro, il contributo delle imprese è decisivo. Stiamo gestendo oltre 3<strong>00 appaltatori principali e più di 600 subappaltatori: oltre l’80% sono PMI</strong>. Non è solo un dato numerico. La realizzazione di opere complesse in contesti montani richiede competenze diffuse, flessibilità e capacità di adattamento. Significa valorizzare una capacità artigianale evoluta, capace di integrare saperi tecnici, innovazione digitale – dal BIM ai digital twin – e problem solving operativo. È questa alleanza tra ingegneria, PMI e mondo artigiano che rende possibile rispettare standard elevati in tempi sfidanti.</p>
<p>La terza lezione riguarda la governance come trasparenza concreta, abilitata dal digitale. In un Paese dotato di un sistema avanzato di contrasto alle infiltrazioni mafiose, abbiamo rafforzato i controlli sugli appalti insieme al Ministero dell’Interno, rendendoli più tempestivi ed efficaci attraverso strumenti digitali.</p>
<p>Abbiamo inoltre realizzato, sulla base degli input degli stakeholder, una piattaforma pubblica che aggiorna ogni 45 giorni su costi, tempi e stato di avanzamento dei progetti. La trasparenza è reale solo se è accessibile: se servono più di tre clic, non è vera trasparenza.</p>
<p>L’eredità di Milano Cortina 2026 non è solo infrastrutturale. È un’eredità di metodo: dimostrare che anche in contesti complessi è possibile coniugare responsabilità pubblica, competenza tecnica e valorizzazione del tessuto produttivo diffuso che rappresenta una delle principali forze del Paese.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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<div class="ig-tags-wrapper"><strong><a class="ig-tags-link" href="https://www.coni.it/it/archivio-foto.html?view=tags&amp;igtags=Foto%20Giuseppe%20Giugliano/CONI">© Foto Giuseppe Giugliano/CONI</a></strong></div>
</div>
</div>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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		<title>La moda italiana alla prova del futuro: come difendere il primato del Made in Italy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flavio Sciuccati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 07:10:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Futuro della Moda di fascia alta e del Lusso: rilanciare il Made in Italy tra sfide geopolitiche globali, mercati in frenata e nuovi comportamenti delle diverse generazioni di consumatori.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 61%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108820" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/4.Sciuccati.jpg" width="768" height="1152" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/4.Sciuccati.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/4.Sciuccati-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/4.Sciuccati-683x1024.jpg 683w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/4.Sciuccati-350x525.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-6" data-row="script-row-unique-6" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-6"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-7"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">La filiera della Moda¹ rappresenta da sempre uno dei pilastri strategici e prioritari del sistema produttivo italiano. Con circa <strong>550 mila addetti e 60 mila imprese produttive attive </strong>(tra industria ed artigianato), pari al <strong>16% delle aziende manifatturiere nazionali </strong>e al <strong>13% dell’occupazione del comparto</strong>, essa costituisce la <strong>seconda filiera manifatturiera del Paese per numero di addetti</strong>, dietro solo alla meccanica e metallurgia, e la <strong>terza per numero di imprese²</strong>.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La grande forza del <em>Made in Italy </em>risiede nella <strong>capillarità del tessuto imprenditoriale </strong>e nella <strong>completezza delle sue filiere</strong>, che integrano competenze, creatività, know-how e qualità consolidati in decenni di eccellenza. Dall’abbigliamento alla maglieria, dalla calzatura alla pelletteria, fino a oreficeria e occhialeria, l’Italia conserva un <strong>ecosistema produttivo verticale</strong>, capace di gestire l’intero ciclo, dalle materie prime (pelli, tessuti, materiali, componenti metallici) ai processi intermedi (stampa, laseratura, finissaggio, ecc.), fino alla produzione del prodotto finito. Una condizione pressoché unica al mondo, che spiega perché il nostro Paese sia da sempre la <strong>prima destinazione industriale per i grandi brand internazionali </strong>desiderosi di sviluppare collezioni ai più alti livelli qualitativi.</p>
<h3><span class="font-435549">Le minacce emergenti: illegalità, transizione tecnologica e nuovi concorrenti</span></h3>
<p>Negli ultimi anni, tuttavia, <strong>nuove minacce </strong>rischiano di intaccare il valore e la reputazione del <em>Made in Italy</em>. Da un lato, la <strong>presenza di aree grigie e di illegalità </strong>in alcuni segmenti della filiera mina la fiducia dei brand e danneggia la reputazione del sistema produttivo nel suo complesso. Dall’altro, la <strong>transizione tecnologica e ambientale </strong>richiede un impegno crescente: se la sostenibilità è ormai una condizione necessaria per collaborare con i grandi marchi, l’<strong>innovazione tecnologica </strong>rappresenta oggi il vero fattore competitivo. L’introduzione di sistemi digitali, automazione e software integrati consente di ridurre i lead time, migliorare il controllo qualità e aumentare l’efficienza operativa, generando un <strong>livello di servizio superiore </strong>– elemento chiave nella selezione dei fornitori da parte dei brand. A parità di prezzo e qualità, vince chi sa garantire <strong>tempi certi, tracciabilità e affidabilità</strong>.</p>
<p>A ciò si aggiunga la <strong>competizione crescente di nuovi poli produttivi europei </strong>– Romania, Bulgaria, Spagna, Portogallo, Turchia – dove la qualità della manodopera è in rapido miglioramento. Pur non raggiungendo ancora gli standard italiani, questi Paesi offrono costi inferiori e maggiore prossimità logistica, diventando <strong>partner alternativi </strong>per il <em>near-shoring </em>dei brand.</p>
<h3><span class="font-435549">Un mutamento narrativo: il rischio della perdita di un grande primato</span></h3>
<p>Lo studio strategico condotto da <strong>The European House – Ambrosetti </strong>nell’ambito della quarta edizione di Venice Sustainable Fashion Forum (Venezia, Fondazione Cini, 23-24 ottobre 2025) ha misurato la frequenza narrativa di otto attributi chiave associati ai principali produttori del settore Moda: quattro tangibili (innovazione tecnologica, accessibilità/prezzo, diritti dei lavoratori, sostenibilità ambientale) e quattro intangibili (lusso/prestigio, qualità artigiana, heritage, design/creatività)³. Cosa emerge? Che i <strong>Paesi d’origine dei brand europei </strong>– in particolare Italia, Francia e Spagna – pur restando centrali per Lusso e tradizione, <strong>stanno progressivamente perdendo terreno nella narrazione globale</strong>. La Cina, un tempo sinonimo di produzione di massa e scarse condizioni lavorative, sta oggi ridefinendo la propria immagine puntando su innovazione, creatività e tecnologia. Parallelamente, Paesi come Turchia e Romania consolidano la loro reputazione in termini di qualità e artigianalità, proponendosi come <strong>nuovi premium partner </strong>per i grandi gruppi del Lusso. Sul fronte della Sostenibilità, infine, <strong>nessun Paese emerge ancora come leader riconosciuto</strong>, lasciando aperto uno spazio competitivo che l’Italia potrebbe occupare con un approccio sistemico.</p>
<h3><span class="font-435549">L’incertezza del mercato del Lusso e la trasformazione dei consumi</span></h3>
<p>Dopo un decennio di crescita costante, il mercato globale del Lusso ha attraversato due momenti di crisi: il crollo del 2020 dovuto alla pandemia e, successivamente, la frenata post- boom del 2023.</p>
<p>Questa contrazione, tuttavia, non va interpretata come un segnale strutturale di debolezza. Storicamente, la produzione manifatturiera mondiale è sempre cresciuta nel tempo a un ritmo medio del 3% annuo, salvo eccezioni legate a crisi o eventi straordinari. Anche nel settore della Moda si osserva oggi un progressivo ritorno ai volumi produttivi pre- pandemici, nonostante il contesto geopolitico rimanga incerto.</p>
<p>Ciò che realmente cambia è <strong>il comportamento del consumatore</strong>, oggi più fluido, consapevole e orientato all’esperienza. Dopo la pandemia, i consumatori hanno privilegiato <strong>beni esperienziali </strong>rispetto a quelli personali, contribuendo a una momentanea contrazione dei consumi di Moda. Ma le prospettive di medio periodo restano positive: secondo stime⁴ recenti, nei prossimi dieci anni <strong>oltre 31 trilioni di dollari </strong>saranno trasferiti a livello globale da circa <strong>1,2 milioni di individui ad alto patrimonio </strong>(≥ 5 milioni  di  dollari)  alle  nuove  generazioni  di  <strong>Millennials  e  Gen  Z</strong>. Si tratta di una delle più grandi transizioni di ricchezza della storia moderna. Queste generazioni, cresciute nell’era digitale e segnate da un diffuso senso di incertezza, manifestano un comportamento di consumo definito <em>doom spending</em>: una propensione ad acquistare beni di Moda e di Lusso come <strong>espressione identitaria e risposta emotiva </strong>all’ansia per il futuro. Un atteggiamento che, pur irrazionale sul piano economico, rappresenta un motore di domanda inedito per il settore.</p>
<h3><span class="font-435549">Conclusione – Per un nuovo patto di filiera del Made in Italy</span></h3>
<p>Di fronte a questi mutamenti, il futuro della Moda di fascia alta e del Lusso di matrice italiana dipenderà fortemente dalla capacità di <strong>rinnovare la propria narrazione e il proprio modello competitivo</strong>. Il <em>Made in Italy </em>non ha perso il suo valore intrinseco, ma rischia di <strong>perdere rilevanza simbolica e attrattiva </strong>se non saprà evolversi nella percezione globale. Servono dunque <strong>azioni coordinate tra imprese, istituzioni e brand</strong>, per investire in:</p>
<ul>
<li><strong>innovazione tecnologica</strong>, per accrescere produttività e trasparenza;</li>
<li><strong>formazione e ricambio generazionale</strong>, per preservare i mestieri artigiani;</li>
<li><strong>comunicazione internazionale</strong>, per riaffermare il <em>Made in Italy </em>come ecosistema contemporaneo e non solo come icona del passato.</li>
</ul>
<p>Solo un <strong>nuovo patto di filiera </strong>– capace di integrare industria, artigianato, sostenibilità e storytelling – potrà garantire che l’Italia resti la <strong>capitale mondiale della qualità e della bellezza manifatturiera</strong>, anche nelle nuove geografie del Lusso e nelle economie delle generazioni future.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p><em>(Nella foto di Ivan Demenego, tratta da I Ritratti del Lavoro di Confartigianato, l&#8217;imprenditrice artigiana Chiara Sironi nel suo atelier di Lecco)</em></p>
<hr />
<h6>1 Il settore Moda è inteso in senso ampio, includendo le filiere Tessile (ATECO 13), Abbigliamento (ATECO 14), Pelle (ATECO 15), Gioielleria (ATECO 32.12 e 32.13) e Occhialeria (ATECO 32.50.5).</h6>
<h6>2 Elaborazione di TEH-Ambrosetti su dati AIDA, Istat, 2025.</h6>
<h6>3 Venice Sustainable Fashion Forum, The European House-Ambrosetti, 2025;</h6>
<h6>4 Family wealth transfer 2024, Altrata, 2024</h6>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-moda-italiana-alla-prova-del-futuro-come-difendere-il-primato-del-made-in-italy/">La moda italiana alla prova del futuro: come difendere il primato del Made in Italy</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>La bella Italia che resiste: radicamento, comunità e futuro dei territori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Granata]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 07:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[umanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Estratto dall’intervento di Elena Granata, docente di pianificazione urbana e territoriale al politecnico di Milano, al convegno Match Point 2025 di Confartigianato Imprese.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-bella-italia-che-resiste-radicamento-comunita-e-futuro-dei-territori/">La bella Italia che resiste: radicamento, comunità e futuro dei territori</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 61%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108586" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54775922131_321975d29f_h.jpg" width="1012" height="1012" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54775922131_321975d29f_h.jpg 1012w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54775922131_321975d29f_h-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54775922131_321975d29f_h-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54775922131_321975d29f_h-768x768.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54775922131_321975d29f_h-350x350.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/09/54775922131_321975d29f_h-348x348.jpg 348w" sizes="auto, (max-width: 1012px) 100vw, 1012px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-8" data-row="script-row-unique-8" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-8"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-9"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">«La “bella Italia” non è più quella che si racconta nelle cartoline, nelle guide turistiche o nelle retoriche dei festival dedicati al Made in Italy. Borghi incantati, valli e città storiche, un tempo custodi di saperi e tradizioni, oggi vivono sotto il peso di un’inedita fragilità sociale ed economica».</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il problema non riguarda solo la loro bellezza paesaggistica o il patrimonio culturale, ma la capacità concreta di garantire alle nuove generazioni un progetto di vita stabile, radicato nei luoghi, fatto di casa, lavoro e comunità. Questo diritto, fondamento di qualsiasi società sana, si sta erodendo sotto le pressioni di un modello economico che premia solo i territori già attrattivi, lasciando indietro gran parte delle aree interne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Il nodo centrale della questione è la casa. Non più solo una questione di disponibilità, ma di accessibilità e sostenibilità. La crisi abitativa, storicamente associata alle grandi città, si è allargata in modo sorprendente e quasi simultaneo a università, città medie e località turistiche, fino a raggiungere le comunità montane e rurali»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Val di Fiemme, per esempio, la mancanza di alloggi per infermieri, agricoltori e lavoratori locali compromette l’economia e la vita della comunità. Lo stesso modello economico, basato sull’abitare come strumento di reddito e speculazione, si applica tanto a Milano quanto a Lecce, Napoli o Cagliari. L’abitare diventa un bene di consumo, sacrificando il diritto fondamentale di avere un luogo in cui costruire relazioni, fare famiglia e avviare progetti di vita.</p>
<p>Il progetto di vita delle nuove generazioni risente di questa crisi: la possibilità di radicarsi, di lavorare vicino a casa o all’università, di iniziare un’attività imprenditoriale o semplicemente di formare una famiglia diventa un privilegio riservato a pochi. Le aziende, di conseguenza, soffrono la mancanza di personale qualificato, formato nei migliori atenei e costretto a migrare verso città o Paesi che offrono condizioni abitative e opportunità migliori. La difficoltà di trovare lavoro, casa e radicamento costituisce una stretta che si ripercuote sulla competitività economica dell’intero Paese.</p>
<p>Oggi i territori italiani sono dominati dalla logica dell’attrattività per il capitale, più che dalla capacità di garantire qualità della vita ai residenti. Le città non sono più luoghi in cui vivere, creare e innovare, ma scenari da valorizzare per investimenti e turismo. Questo crea una dicotomia drammatica: territori attrattivi, pronti a ricevere capitali e turisti, e territori sacrificati, destinati all’abbandono. Le città medie, le piccole imprese e le comunità locali, che per decenni hanno garantito coesione e sviluppo, sono oggi tra le più penalizzate. L’esito è un’Italia a più velocità, dove la stabilità degli abitanti stanziali e delle famiglie con bambini è subordinata alla capacità di attrarre capitali finanziari.</p>
<p>Anche il turismo, pilastro di molte economie locali, mostra i limiti di questo modello. Le aree storicamente attrattive, come le Cinque Terre o l’Emilia Romagna, si confrontano con oscillazioni improvvise nella capacità di accogliere visitatori. L’overtourism, il sovraffollamento e la saturazione dei luoghi mettono in crisi sistemi che fino a ieri sembravano efficaci e consolidati. La fiducia tra turisti, residenti e territori si deteriora rapidamente: quando si rompe questo patto di fiducia, la reputazione di un luogo cala e il danno è spesso irreversibile. Il web decide dove andare in vacanza, chi premiare e chi punire, e la geografia dei sommersi e dei salvati cambia di anno in anno, creando instabilità e confusione.</p>
<p>Il problema va oltre l’estetica o la dimensione economica: riguarda la relazione tra abitus e habitat, tra le persone e i luoghi in cui vivono. Ogni borgo, città o valle custodisce conoscenze, competenze e tradizioni che non possono essere prefabbricate o standardizzate. La perdita di queste relazioni mette a rischio ciò che rende l’Italia unica: capitale culturale, artigianale e spirituale. La fragilità dei territori non è solo fisica, ma sociale: senza cura dei legami e della comunità, il Paese rischia di diventare un territorio anonimo, incapace di valorizzare la propria storia e la propria identità.</p>
<p>Parallelamente, alcuni territori marginali rischiano di essere sovrascritti da logiche estrattive e globalizzate, che arrivano sotto forma di logistica, grandi piattaforme, resort o infrastrutture commerciali. La valorizzazione dei luoghi diventa sfruttamento, e le comunità si trovano a subire pressioni economiche senza poter influire sulle decisioni. Amazon e altre piattaforme digitali rappresentano un esempio concreto: acquistano territori, capitalizzano sugli spazi e sulle persone, imponendo dinamiche di mercato che spesso escludono la comunità e riducono il radicamento locale.</p>
<p>In questo contesto, la risposta non può essere importata dai modelli anglosassoni o americani, centrati su efficienza, profitto e attrattività globale. Serve una prospettiva mediterranea, basata sulla cooperazione, sulla tradizione e sul legame con i luoghi e le comunità. La leadership deve saper coniugare creatività e saper fare, rispetto per la storia e apertura all’innovazione, cooperazione e dialogo, capacità di valorizzare ciò che è locale senza rinunciare alla dimensione globale. Dal Mediterraneo, culla di civiltà e di pratiche sociali virtuose, può emergere una risorsa di competenze morali e immaginative in grado di guidare scelte di sviluppo sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Il radicamento nei luoghi è quindi un atto strategico: proteggere la casa, le relazioni sociali, la comunità significa tutelare la capacità italiana di innovare e di competere, preservando le specificità culturali, storiche e artigianali che rendono il Paese unico». </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La bellezza dei territori non è solo estetica: è relazionale, culturale, economica e spirituale. Solo mettendo al centro l’abitare, il radicamento e la comunità si può resistere alla pressione dei modelli globalizzati, costruire un futuro sostenibile e valorizzare l’Italia come luogo in cui vivere, lavorare e creare.</p>
<p>Infine, la minaccia della “tabula rasa” planetaria, dal turismo selvaggio ai resort costruiti sulle rovine del mondo, ci ricorda quanto fragile sia il legame tra sviluppo economico e qualità della vita. La distruzione dei luoghi per fini speculativi, sia locali che globali, rende evidente la necessità di un approccio che non si limiti a valorizzare il capitale o il profitto, ma che tuteli la dimensione umana, sociale e culturale dei territori. La sfida consiste nel recuperare la centralità del luogo e della comunità, difendendo l’Italia da logiche che riducono i territori a semplici strumenti di sfruttamento.</p>
<p>In questo quadro, la leadership, le istituzioni, le imprese e le comunità devono reimparare a guardare ai territori con occhi diversi: non come piattaforme da monetizzare, ma come laboratori di vita, di cultura e di saper fare. La capacità di valorizzare la “bella Italia” risiede nell’intreccio tra tradizione e innovazione, tra radicamento e apertura, tra cura dei luoghi e sviluppo sostenibile. Solo così si può garantire alle nuove generazioni la possibilità di costruire progetti di vita reali, ancorati a una comunità e a un territorio, capaci di dare senso e futuro al Paese.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
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		<title>Mithos, la rete che cuce il futuro della moda siciliana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 04:55:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla crisi del Covid alla nascita di un distretto che oggi unisce 62 laboratori: una storia di collaborazione e resilienza, dove la sostenibilità non è un'etichetta, ma un metodo condiviso che interpreta le direttrici evolutive dell’artigianato contemporaneo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108403" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello.jpg" width="1600" height="1200" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello.jpg 1600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello-300x225.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello-1024x768.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello-768x576.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello-1536x1152.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/05/flavia-pinello-350x263.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
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				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-10" data-row="script-row-unique-10" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-10"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-11"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">Flavia Pinello è una giovane stilista palermitana, costumista per il cinema e il teatro e stilista di abiti da cerimonia, alta moda e <em>prêt-à-porter</em>. Da anni sfida gli stereotipi di genere e le difficoltà di fare impresa, soprattutto nel Sud Italia, a colpi di competenze, condivisione e sostenibilità.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Le competenze tecniche sono fondamentali per poter fare questo mestiere. Non basta saper disegnare, bisogna conoscere le tecniche sartoriali. Questo è uno dei principali problemi che si hanno con le nuove generazioni”, spiega la titolare dell’Atelier Modart di Palermo. Anche nel mondo della sartoria e dell’alta moda, una delle roccaforti del made in Italy nel mondo, la distanza tra scuola e impresa è tanta, troppa per formare i più giovani sulle competenze richieste dal mercato del lavoro.</p>
<p>Oggi, “la tecnologia può essere un supporto importante per l’imprenditore. I modellisti scompaiono e l’intelligenza artificiale può aiutare a colmare il vuoto di queste figure professionali. Così come per la prototipazione dei nuovi modelli. Se prima questa era una delle fasi più impegnative della produzione, oggi l’IA può abbattere tempi e costi, dando una versione incredibilmente realistica dei modelli da presentare al mercato”, continua a raccontare questa imprenditrice siciliana, che ha iniziato il proprio percorso imprenditoriale nel 2011, “con l’apertura del laboratorio di sartoria a Palermo. Nel 2013, invece, ho lanciato il brand che porta il mio nome e con cui presento le mie creazioni”.</p>
<p>“La spinta della globalizzazione sembra essersi attenuata, oggi si torna a comprare nei negozi di prossimità, si riparano abiti, scarpe e oggetti. L’artigianato e il su misura stanno vivendo un momento di rinascita, anche se il settore della moda vive un periodo di enormi difficoltà”.</p>
<p>Una crisi senza precedenti, che continua senza sosta dalla pandemia che ha paralizzato il mondo nel 2020. “Subito prima del Covid, in Sicilia abbiamo creato Mithos, il distretto siciliano della moda. Un’iniziativa molto importante per tutte le micro e piccole imprese isolane, per condividere costi, lavori e prototipazione e lavorare in rete per abbattere i limiti delle possibilità delle nostre imprese – continua a raccontare Flavia Pinello, attuale Presidente del distretto Mithos &#8211; Siamo partiti con 20 laboratori e con tanti progetti ambiziosi da mettere subito in campo. Il Covid ha bloccato tutto, però, così il primo lavoro del distretto è stato produrre le mascherine anti-contagio. Oggi, abbiamo 62 laboratori di sartoria e accessori per la moda e siamo diventati un punto di contatto per tutta l’Isola, divisa tra i centri di produzione, concentrati tra Messina e Catania, e i designer, che invece lavorano a Palermo e provincia. Superata la crisi innescata dal Covid, abbiamo realizzato tanti progetti che ci hanno permesso di condividere esperienze e attività tra tutte le realtà del fashion district siciliano. A cominciare dalle tante iniziative per promuovere la sostenibilità nella moda, dall’accordo con il Cobat Tessile per il recupero degli scarti di lavorazione alla condivisione degli avanzi di magazzino tra le varie imprese del distretto, così da evitare sprechi ed allungare il ciclo di vita di fibre e tessuti”.</p>
<p>Un’altra delle iniziative adottate dal Distretto siciliano della Moda per la sostenibilità è l’ecoprogettazione, “una progettazione che non prevede sprechi e scarti e per cui si realizzano soltanto i capi che verranno poi presentati sul mercato. Anche in questo caso, la tecnologia aiuta le nostre imprese a ridurre gli sprechi e, di conseguenza, costi e tempi di lavorazione”.</p>
<p><em>(Racconto e intervista di Fabrizio Cassieri)</em></p>
<h5><span class="s1" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">© </span><span class="s2" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">2025</span><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;"> </span><span class="s2" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">Spirito Artigiano</span><span class="s1" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
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		<title>Terzo Rapporto Italia Generativa: un’occasione per ripensare politiche e sviluppo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 08:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’indagine per leggere i blocchi dello sviluppo e attivare le risorse nascoste nel tessuto sociale, economico e imprenditoriale del Paese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 58%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108235" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/stairs-5051779_1920.png" width="1280" height="1500" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/stairs-5051779_1920.png 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/stairs-5051779_1920-256x300.png 256w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/stairs-5051779_1920-874x1024.png 874w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/stairs-5051779_1920-768x900.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/stairs-5051779_1920-350x410.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-12" data-row="script-row-unique-12" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-12"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-13"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<div class="flex-shrink-0 flex flex-col relative items-end">
<div class="pt-0">
<div class="gizmo-bot-avatar flex h-8 w-8 items-center justify-center overflow-hidden rounded-full">
<p class="" data-start="207" data-end="459">Martedì 8 aprile 2025, alle ore 11.00, presso la Sala Longhi di Unioncamere (Piazza Sallustio 21, Roma), sarà presentato il <strong data-start="331" data-end="364">3° Rapporto Italia Generativa</strong>, curato dal Centro di Ricerca ARC dell’Università Cattolica in collaborazione con Unioncamere.</p>
<p class="" data-start="461" data-end="810">Il rapporto offre un’analisi approfondita delle dinamiche sociali ed economiche del Paese, proponendo un “cruscotto” di indicatori per leggere con chiarezza ostacoli e potenzialità. Obiettivo: individuare le condizioni che permettono a persone, territori e istituzioni di generare valore e benessere durevole, in un equilibrio tra presente e futuro.</p>
<p class="" data-start="812" data-end="1161">Tra i temi affrontati: i ritardi dell’Italia rispetto all’Europa, i vincoli strutturali che frenano lo sviluppo, le pratiche generative già in atto e le politiche possibili per rafforzarle. Uno strumento pensato non solo per i decisori pubblici, ma anche per chi, nel mondo sociale e imprenditoriale, agisce come promotore di innovazione e coesione.</p>
<p class="" data-start="1163" data-end="1372">All’incontro, moderato da Michele Silenzi (<em data-start="1206" data-end="1217">Il Foglio</em>), interverranno <strong data-start="1234" data-end="1251">Mauro Magatti</strong>, <strong data-start="1253" data-end="1271">Carlo Borgomeo</strong>, <strong data-start="1273" data-end="1292">Marcella Mallen</strong> e <strong data-start="1295" data-end="1319">Massimiliano Valerii</strong>, con l’intento di trasformare l’analisi in proposta.</p>
<p class="" data-start="1374" data-end="1740"><em data-start="1374" data-end="1402">Spirito Artigiano Magazine</em>, attento ai processi che mettono al centro le persone, i legami comunitari e la costruzione condivisa del futuro, invita i lettori a partecipare. Un’occasione per confrontarsi su come rendere più capaci i nostri sistemi, valorizzando l’apporto di chi ogni giorno contribuisce, in silenzio, alla generazione di senso, coesione e crescita.</p>
<p data-start="1374" data-end="1740"><strong>Per iscriverti clicca <a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfvsTfIFqtLZi9vM7M0qtnkvcn3Fot235EDMtn596bDKxJecw/viewform">QUI</a></strong></p>
</div>
</div>
</div>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-14"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 46%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108229" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/Senza-titolo-2.png" width="569" height="618" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/Senza-titolo-2.png 569w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/Senza-titolo-2-276x300.png 276w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/Senza-titolo-2-350x380.png 350w" sizes="auto, (max-width: 569px) 100vw, 569px" /></div>
					</div>
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</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/terzo-rapporto-italia-generativa-unoccasione-per-ripensare-politiche-e-sviluppo/">Terzo Rapporto Italia Generativa: un’occasione per ripensare politiche e sviluppo</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il paradosso delle transizioni gemelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Cici]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 09:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le radici nel futuro del saper fare artigiano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-15"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 58%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108099" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-tima-miroshnichenko-8327968.png" width="1200" height="1454" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-tima-miroshnichenko-8327968.png 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-tima-miroshnichenko-8327968-248x300.png 248w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-tima-miroshnichenko-8327968-845x1024.png 845w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-tima-miroshnichenko-8327968-768x931.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-tima-miroshnichenko-8327968-350x424.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>19 Dicembre 1974. Mentre il Club di Roma scopre “I limiti [planetari <em>ndr.</em>] della crescita” identificati dall’MIT di Boston, il mondo accoglie con stupore – e anche un pizzico di sospetto – Altair 8800, il primo personal computer commercializzato insieme al suo kit di assemblaggio fai-da-te per l’equivalente di appena €425,50. Non è solo l’inizio di una trasformazione destinata a cambiare la vita di miliardi di persone in meno di 50 anni. È anche la premessa per quello che gli appassionati di relatività considererebbero – a ben vedere – la più grande sperimentazione al mondo del paradosso dei gemelli.</p>
<p>“Una coppia di fratelli omozigoti viene selezionata per testare la linearità del tempo nello spazio. Ad uno dei due viene affidato il comando di una navicella capace di raggiungere la velocità della luce per circumnavigare la stella Wolf 359 – distante 7,78 anni luce dalla Terra. Al secondo, un compito apparentemente molto più semplice: attendere il rientro del compagno. Quasi 15 anni dopo, al rientro in atmosfera, le porte della navicella si aprono e tutti i presenti restano attoniti: l’astronauta rientrato dallo spazio è invecchiato 8 anni in meno del suo collega rimasto a terra!”</p>
<p>L’esperimento, pure molto efficace nel dimostrare la fallacia logica della teoria della relatività ristretta, è anche un’ottima metafora per descrivere gli effetti del tempo su un’altra coppia di gemelli: la transizione ecologica e quella digitale. Come mai queste due trasformazioni sembrano accelerare a un ritmo tanto diverso l’una dall’altra? Cosa spinge i mercati a nutrire tanto interesse verso la tecnologia digitale, nonostante le minacce che essa porta con sé (sostituzione uomo-macchina su tutte), e allo stesso tempo a resistere alla transizione sostenibile?</p>
<p>Alcune delle evidenze emerse dal recente studio “Radici nel Futuro” realizzato da TEHA e Chiomenti  possono aiutarci a decodificare il perché di questa de-sincronizzazione e identificare le leve su cui un artigiano può contare per cogliere le opportunità imprenditoriali delle trasformazioni in atto.</p>
<p>Prima di cominciare, però, è bene condividere tre considerazioni di partenza:</p>
<ul>
<li>le due transizioni sono state alimentate finora da propulsori differenti. Una – quella digitale – prevalentemente <em>market-driven</em>, trainata da un crescente appetito dei mercati per le soluzioni tecnologiche; l’altra – quella ecologica –prevalentemente <em>policy-driven</em>, spinta (spesso in modo erratico) per decreto verso gli obiettivi delle agende politiche che si sono susseguite sui palcoscenici globali, generando in alcuni casi resistenze e opposizioni sia tra i consumatori che tra le imprese;</li>
<li>le due transizioni – per dirla sempre coi fisici, questa volta quantistici – sono sistemi in relazione tra loro (<em>entangled</em>). Quand’anche si riuscisse a separarli, non potrebbero più essere descritti come due sistemi distinti. Quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce. In altre parole, non può esistere sostenibilità digitale senza digitalizzazione sostenibile.</li>
<li>la competitività non può prescindere dall’evoluzione delle transizioni gemelle. Non solo queste sono legate a doppio filo alla produttività aziendale, ma presentano all’imprenditore anche rischi e opportunità sempre più consistenti, capaci di incidere sulla redditività d’impresa – pensiamo, ad esempio, ai risparmi annui (OpEx) che già oggi possono essere raggiunti attraverso l’elettrificazione e l’autoproduzione di energia rinnovabile oppure all’impatto crescente sulla resilienza degli asset dovuto ai disastri ambientali connessi ai climatici.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em><span class="font-435549">In una simile cornice, il sapere artigiano insegna una lezione fondamentale. I costi e i benefici del fare devono essere sempre confrontati con quelli del non-fare. Questo è ben chiaro, per esempio, per uno dei mestieri più antichi d’Italia – la moda – alle cui imprese è presentato oggi un bivio: investire in decarbonizzazione o rinunciare a volumi di fatturato 8 volte superiori nei prossimi 5 anni.</span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Fare sostenibilità”, e farla bene, sembra portare con sé dei chiari benefici, anche al di là degli obiettivi politici sottesi alle nuove regole. Secondo un’indagine Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, le medie imprese per cui la sostenibilità rappresenta una fonte di vantaggio competitivo mostrano performance economiche migliori, con un fatturato superiore mediamente del 14,5% e un secondo margine che supera 61% quello dei competitor più scettici.</p>
<p>Questa relazione – non dimentichiamo il punto di partenza – è parte di un quadro più ampio; un dinamismo strategico che sintetizza la propensione a innovare, a investire in tecnologia e a sviluppare nuove competenze. Anche per questo, a parità di condizioni, i dati evidenziano che le PMI più sostenibili godono di un premio di produttività tra il 5,1% e l’8%.</p>
<p>Ecco allora che la transizione blu, anche grazie alla sua propulsione, si dimostra un alleato irrinunciabile della gemella verde. Solo tra le imprese italiane, il digitale potrebbe accrescere il valore aggiunto di oltre €61 miliardi (circa il 3,2% del PIL) dando “fiato” alle aziende per effettuare gli investimenti necessari in sostenibilità. Inoltre, allargando lo sguardo, le soluzioni tecnologiche già disponibili consentirebbero entro il 2050 di ridurre del 20% le emissioni globali nei settori più impattanti come l’energia, i materiali e i trasporti. Per non parlare dei nuovi modelli di business che queste soluzioni consentono di immaginare – linfa per un tessuto artigianale che ha fatto della creatività un marchio di fabbrica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Non è un caso, quindi, che più di 1 su 2 tra le medie aziende italiane che nel pre-Covid hanno scelto di investire nella doppia transizione, oggi, registri livelli produttivi più alti rispetto alla crisi pandemica, e che invece la quota scenda a 1 su 3 se si considerano quelle che hanno investito in una sola delle due dimensioni o a 1 su 5 tra chi non ha investito. In questo contesto, la propensione all’investimento, che risulta meno accentuata nelle realtà a conduzione familiare, sembra aumentare per quelle imprese che hanno promosso percorsi di formazione dedicati.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ciò non deve farci dimenticare però l’altra faccia della medaglia. Negli ultimi anni, l’impatto ambientale delle nuove soluzioni tecnologiche è cresciuto a ritmi senza precedenti. Basti pensare, ad esempio, che tra il 2018 e il 2022, il consumo di energia elettrica dei 13 più grandi operatori di Data Center al mondo è raddoppiato, fino a raggiungere i 460 TWh – un volume pari al fabbisogno elettrico annuale dell’intera Francia. Un discorso analogo interessa anche i nuovi sistemi di Intelligenza Artificiale generativa. Una risposta prodotta da Google tramite AI Overviews consuma 10 volte l’energia richiesta da una ricerca tradizionale: 3 Wh, ovvero quanto si consumerebbe stando al telefono per un’ora intera.</p>
<p>Ecco allora che, in un mondo caratterizzato da un crescente multipolarismo, dove la competizione tra Stati Uniti, Cina ed Europa per lo sviluppo di soluzioni vincenti (sostenibili e “tecno-diverse”) per gestire il cambiamento pare inasprirsi ogni giorno, è sempre più necessario e urgente risolvere il paradosso – o sciogliere il Trilemma – delle transizioni gemelle: come rendere la tecnologia accessibile, sicura e sostenibile, al servizio della competitività dei tessuti produttivi?</p>
<p>Se è vero che, pure a fronte di una minor propensione a investire in ricerca e sviluppo, il modello familiare tipicamente italiano è capace di produrre migliori output innovativi – questo almeno dicono i dati raccolti su oltre 26.000 imprese – allora i riflettori sul saper fare Made in Italy non possono spegnersi adesso.</p>
<p>Le imprese artigiane, specialmente quando guidate da famiglie, dimostrano di saper razionalizzare la burocrazia organizzativa e di farsi guidare da visioni di lungo termine. Il capitale socio-emozionale di questi progetti imprenditoriali, alimentato continuamente dalle relazioni che legano proprietà, dipendenti e comunità locali, stimola la creatività e la collaborazione. Rappresenta a tutti gli effetti un fattore di produzione a cui le grandi cordate internazionali non hanno accesso e che consente di sviluppare modelli operativi più snelli, efficienti e ottimizzati.</p>
<p>Insomma, le condizioni sembrano finalmente propizie perché il mondo artigiano si rimbocchi le maniche e trovi un suo modo di riportare le due gemelle sulla stessa orbita. Per farlo accadere ora serve combinare tre ingredienti:</p>
<ul>
<li>sfruttare le opportunità offerte già oggi dalla finanza pubblica, superando le complessità burocratiche per valorizzare i capitali allocati attraverso piani come Transizione 5.0;</li>
<li>costruire delle alleanze territoriali pre-competitive per creare economie di scala di fronte a sfide chiave trasversali come il fabbisogno di competenze;</li>
<li>sviluppare nuove forme di concentrazione per aumentare la competitività, la capacità di investimento e quindi la produttività.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Di Carlo Cici e Matteo Rimini*</strong></p>
<h6>*(Matteo Rimini, Professional | TEHA Group S.p.A. Specializzato in Lavoro e direzione d&#8217;impresa, ha maturato esperienza nel campo della sostenibilità. Ha ricoperto incarichi di docenza presso  l’Executive MBA Business Innovation dell’Università di Udine e presso l’Executive Master in Behavioural Economics dello IULM di Milano).</h6>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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<p>
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		<title>È la demografia la causa della mancanza di lavoratori?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Tomassini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 08:35:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Meno nascite, più pensionati, giovani che emigrano e un mercato del lavoro che esclude risorse preziose. Il calo della popolazione non è solo un destino inevitabile, ma il risultato di scelte miopi. Donne, giovani e immigrati potrebbero invertire la rotta, ma le politiche restano inadeguate. Siamo ancora in tempo per agire?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-17"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 77%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108046" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mike-chai-285623-842339.jpg" width="851" height="568" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mike-chai-285623-842339.jpg 851w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mike-chai-285623-842339-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mike-chai-285623-842339-768x513.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mike-chai-285623-842339-350x234.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 851px) 100vw, 851px" /></div>
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<p>Fra i tanti paradossi presentati in questo numero, quello demografico risulta essere tra i più interessanti e, allo stesso tempo, tra i più allarmanti. La preoccupazione, però, non nasce dai fenomeni demografici in sé, ma dalla mancata comprensione della situazione e dalla scarsa capacità di valutarla efficacemente.</p>
<p>Cominciamo da una semplice constatazione: affinché una popolazione cresca, in generale, le entrate (nascite e immigrazioni) dovrebbero essere superiori alle uscite (morti ed emigrazioni). In Italia, fino al 2015, nonostante il numero di morti fosse superiore a quello delle nascite (a causa della struttura invecchiata della popolazione), la popolazione continuava a crescere grazie all’immigrazione, che superava di gran lunga l’emigrazione, compensando così il saldo naturale negativo. Da alcuni anni, però, questo non accade più. Anzi, il processo di decremento demografico ha subito un’accelerazione a causa dell’aumento della mortalità durante la pandemia da COVID-19, della diminuzione delle nascite dovuta all’incertezza generata dalla crisi sanitaria e della riduzione degli ingressi per la minore mobilità internazionale.</p>
<p>Dal 2023 si osservano deboli segnali di ripresa delle immigrazioni, che però non riescono a compensare i flussi in uscita della popolazione come accadeva in passato. Il risultato? Anche nel 2023 si è registrato un calo della popolazione, sebbene meno marcato rispetto agli anni precedenti. La popolazione in età lavorativa continua a diminuire perché le nascite, che dovrebbero alimentarla, sono in calo da molto tempo. Allo stesso tempo, la popolazione in pensione aumenta, poiché nella terza età stanno entrando le generazioni nate prima degli anni ’70 (le generazioni del baby boom), che inoltre sopravvivono più a lungo rispetto al passato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Un destino demografico inevitabilmente negativo per l’Italia, dunque? Forse no, qualcosa si può ancora fare. Per consentire al Paese di crescere economicamente, sono necessarie diverse azioni, non particolarmente difficili da attuare, ma finora ignorate dai decisori politici. Il punto centrale è che all’interno della popolazione in età lavorativa esistono ancora gruppi inutilmente esclusi dalla forza lavoro.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo gruppo è costituito dalle donne. I tassi di occupazione femminile in Italia sono ancora lontani da quelli della maggior parte dei Paesi industrializzati. Da anni ormai, le ragazze superano i loro coetanei in termini di qualità e quantità dell’istruzione: tenerle fuori dal mondo del lavoro rappresenta un insostenibile spreco dell’investimento fatto nella loro formazione. Una mentalità tradizionale che vede le donne come potenziali madri e quindi non “affidabili” in termini produttivi porta a un mancato riconoscimento della loro capacità di gestire con successo carriere parallele (come lavoratrici, madri e assistenti). Inoltre, il divario retributivo tra donne e uomini è un chiaro segnale di questa mentalità antiquata, inaccettabile non solo in termini di equità, ma anche da un punto di vista economico.</p>
<p>Il secondo gruppo è quello dei giovani. In Italia, la percentuale di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione è ancora troppo alta. Invece di cercare colpe (individuali, familiari, istituzionali), sarebbe più utile riportarli al centro del processo produttivo attraverso un sistema scolastico più moderno, che permetta loro di scegliere con maggiore consapevolezza il percorso di studi, riducendo gli abbandoni e favorendo la transizione ai cicli di studio superiori. L’Italia ha una bassa percentuale di laureati rispetto ad altri Paesi industrializzati: per mantenere livelli di produttività competitivi, è necessario compensare la quantità con la qualità, investendo nelle giovani generazioni e potenziando il capitale umano attraverso la formazione.</p>
<p>Il terzo gruppo riguarda i giovani italiani con alta formazione che emigrano all’estero in cerca di migliori opportunità lavorative. Non riuscire a trattenere questi talenti, dopo un cospicuo investimento nella loro istruzione, è uno spreco che l’Italia non può più permettersi. Un brillante laureato deve poter ottenere un giusto compenso e una collocazione adeguata alle sue competenze.</p>
<p>Il quarto gruppo è rappresentato dai cittadini stranieri che vengono in Italia per lavorare. Una burocrazia lenta e la mancanza di politiche di inclusione ostacolano il loro inserimento nel mercato del lavoro e, spesso, li costringono alla clandestinità e al lavoro nero. I lavoratori immigrati hanno il vantaggio di essere giovani, in età lavorativa, di aver già completato un percorso di istruzione e, contrariamente a quanto si pensa, di godere generalmente di una salute migliore rispetto alla popolazione locale. Costituiscono, dunque, una soluzione immediata alla carenza di lavoratori in settori cruciali per l’economia italiana.</p>
<p>In conclusione, il paradosso demografico italiano non è solo una questione di numeri, ma il risultato di scelte politiche ed economiche che hanno trascurato il potenziale di alcune categorie fondamentali della forza lavoro. Donne, giovani, lavoratori altamente qualificati ed immigrati rappresentano una risorsa preziosa che, se adeguatamente valorizzata, potrebbe contribuire in modo significativo alla crescita economica e al riequilibrio demografico del Paese. Investire in politiche di inclusione, formazione e valorizzazione del capitale umano non è solo auspicabile, ma necessario per garantire un futuro sostenibile all’Italia, evitando che il declino demografico si traduca in un freno irreversibile per lo sviluppo.</p>
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<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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		<item>
		<title>Turismo e overtourism: il mondo che vogliamo vedere senza rovinarlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Brogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 08:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esplorare il mondo è un diritto o un problema? Il turismo alimenta l'economia, ma rischia di soffocare le destinazioni che celebra. Tra democratizzazione dei viaggi e overtourism, l’equilibrio appare sfuggente. Qual è la via per vedere senza rovinare?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-19"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 47%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108061" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545.jpg" width="1200" height="1600" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545-225x300.jpg 225w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545-768x1024.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545-1152x1536.jpg 1152w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-stephan-leuzinger-818961498-23223545-350x467.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>A metà del 1700 Voltaire affermava: “È ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria”. Schierandosi con convinzione e consapevolezza dalla parte del filosofo francese e riportando tale esternazione al ventunesimo secolo, emerge la necessità di viaggiare per crescere. Crescere dal punto di vista etico e socio-culturale, immergendosi in realtà territoriali più o meno prossime in termini fisici, storici e culturali.</p>
<p>Oggi il viaggio è sinonimo di turismo. È il necessario tramite verso la meta prescelta, verso quella mappa mentale della vacanza che è sempre più influenzata dalla ricerca del bello, dell’arte, dell’archeologia, del patrimonio territoriale nella sua massima espressione.</p>
<p>Da oltre vent’anni il concetto di vacanza ha mostrato la capacità di cambiare direzione, con estrema rapidità e frequenza. Le tradizionali ferie estive hanno lasciato spazio a più eventi (brevi o brevissimi) distribuiti nel corso dell’anno, verso città d’arte, luoghi e cammini di culto, paesaggi, territori affermati per la produzione di tipicità locali.</p>
<p>Un percorso spontaneo in grado di amplificare la pressione esercitata dai turisti sulle risorse, in termini temporali (stagionalità) e locali (singoli siti). Le richieste di aiuto da parte di numerose mete sono sempre più frequenti e accorate; località che si trovano ad affrontare impegni che vanno ben oltre la propria capacità di carico, sottoponendo il territorio a forme di stress tali da ridurre la qualità del servizio offerto e mettere a rischio la salvaguardia del patrimonio alla base del successo turistico. Situazioni di “Overtourism”, volendo utilizzare un termine attuale e diffuso; un neologismo coniato nel 2016 dall’imprenditore Rafat Ali, CEO di una rinomata piattaforma turistica on line newyorkese, per descrivere fenomeni di Iperturismo concentrati in alcuni territori e in determinati periodi dell’anno.</p>
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<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>L’Overtourism è l&#8217;impatto su una destinazione, o parti di essa, che influenza eccessivamente e in modo negativo la qualità della vita percepita dai cittadini e/o la qualità delle esperienze dei visitatori. Termine che nel 2017 Telegraph elegge parola dell’anno, richiamando l’attenzione dell’Organizzazione Mondiale del Turismo e aprendo un dibattito che, ad oggi, è ancora lontano dal trovare risposte certe e condivise.</em></span></h2>
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<p>Punto di partenza è che le persone hanno più opportunità di viaggiare e maggiori budget da dedicare al turismo. Fare vacanza è ormai incredibilmente semplice e alla portata di tutti. Il problema è che l’80% dei viaggiatori si concentra nel 10% dei luoghi visitabili e nel 50% dei giorni dell’anno, causando evidenti impatti ambientali, sociali ed economici.</p>
<p>Impatti che necessitano di misure di intervento appropriate, ma che al tempo stesso avviano una profonda e discordante riflessione sugli effetti della democratizzazione dei viaggi da un lato e sull’irrinunciabilità all’economia del turismo dall’atro.</p>
<p>In Italia il turismo produce direttamente non meno del 13% del PIL, dando lavoro ad oltre il 10% della popolazione attiva. Se al fenomeno diretto sommiamo l’indotto tali percentuali raddoppiano.</p>
<p>È chiaro quanto sia “inopportuno” avviare campagne anti-turismo senza soffermarsi sui problemi economici e sociali che ne deriverebbero; al tempo stesso è altrettanto evidente la necessità di intervenire, di capire quanto viaggiare sia un diritto inalienabile o rappresenti un problema, di inquadrare la capacità del turismo di distruggere i luoghi che celebra. Il turismo vende il territorio, un enorme contenitore di esperienze ed emozioni, eterogenee, tangibili e intangibili, e in quanto tale necessità di preservazione e conservazione. Al tempo stesso un paesaggio, un’opera d’arte, un museo, hanno il diritto/dovere di essere ammirati ed apprezzati, rappresentando la storia e la cultura di un luogo, la spina dorsale di un popolo e del territorio da questo abitato.</p>
<p>Problematiche attuali e crescenti alle quali è necessario trovare soluzioni nel brevissimo periodo.</p>
<p>Quale via scegliere? Contingentare arrivi e presenze, intervenire con leggi e regolamenti, imporre o vietare determinati comportamenti? Alcune mete turistiche europee (Venezia, Barcellona, Berlino) hanno avviato iniziative con risultati incerti, anche a causa dell’assenza di una necessaria pianificazione di medio-lungo termine. Chi scrive resta della convinzione che visitare un luogo, sia esso una città, un museo, una meta di culto, sia un principio etico inalienabile e rientri nei diritti fondamentali dell’essere umano, anche se non formalizzato in testi ufficiali, e che l’apporto dell’economia del turismo sia indispensabile per una nazione come l’Italia, ad oggi incapace di competere altrimenti in uno scenario globale. Individuare la giusta via da seguire non è poi così difficile. Il 90% del territorio italiano ospita il 20% dei flussi totali, concentrati in non più di 4-5 mesi. Sarebbe probabilmente utile lavorare su politiche di destagionalizzazione, e soprattutto di equa distribuzione dei flussi sul territorio nazionale, per gran parte ancora ignorato dai grandi operatori internazionali. Venezia, meta simbolo dell’overtourism italiano, ha mostrato, forse involontariamente, la possibilità di redistribuire le presenze turistiche nei giorni della settimana e nei territori della laguna veneta, evitando l’inaccettabile sovraccarico del weekend, introducendo un ticket d’accesso il sabato e la domenica. Una iniziativa spot, non risolutiva, ma certamente in grado di aprire percorsi di riflessione su come sia possibile “utilizzare” il patrimonio territoriale limitando gli impatti negativi, trasformandoli in economie esterne, mettendo a sistema i contesti locali e soprattutto operando su una scala territoriale appropriata.</p>
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