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	<title>Daniele Gizzi - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Oct 2026 14:52:23 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Daniele Gizzi - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Cambiamento climatico: lo spirito artigiano è la risposta alle sfide del futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Gizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 12:50:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riparare, riutilizzare, rigenerare: il clima ha bisogno delle PMI</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 70%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110901" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/pexels-douglas-schneiders-2148687071-30267041.jpg" width="734" height="1305" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/pexels-douglas-schneiders-2148687071-30267041.jpg 734w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/pexels-douglas-schneiders-2148687071-30267041-169x300.jpg 169w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/pexels-douglas-schneiders-2148687071-30267041-576x1024.jpg 576w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/pexels-douglas-schneiders-2148687071-30267041-350x622.jpg 350w" sizes="(max-width: 734px) 100vw, 734px" /></div>
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<p>In questo contesto, un dato merita particolare attenzione: <strong>l&#8217;Unione europea  da sola rappresenta appena l&#8217;8% delle emissioni globali di gas serra. </strong>Questo significa che la sfida climatica richiede certamente politiche globali condivise, ma anche la capacità di individuare le leve più efficaci per ridurre l&#8217;impatto delle nostre economie.</p>
<h2><strong><span class="font-435549">Una sfida che riguarda già oggi le imprese</span></strong></h2>
<p>Gli effetti del cambiamento climatico non appartengono più alle previsioni per il futuro. Sono una realtà  con cui imprese e territori si confrontano già oggi. Eventi meteorologici estremi, alluvioni, periodi di siccità e ondate di calore sempre più frequenti incidono sull&#8217;organizzazione del lavoro, sulla disponibilità delle risorse e sulla continuità delle attività produttive.</p>
<p>Pensiamo ai danni causati alle infrastrutture, alle difficoltà di approvvigionamento di alcune materie prime, ai conflitti armati in corso che limitano vie di comunicazione , oltre a  ai cantieri costretti a sospendere le attività durante le giornate caratterizzate da temperature estreme o alle aziende chiamate a investire sempre di più nella gestione dei rischi ambientali.</p>
<p><strong>Per le imprese</strong>, quindi, il cambiamento climatico non rappresenta soltanto una sfida ambientale, ma anche <strong>una</strong> <strong>sfida economica e organizzativa.</strong></p>
<h2><strong><span class="font-435549">L&#8217;economia circolare: la leva più efficace per la mitigazione</span></strong></h2>
<p>Se la sfida è chiara, altrettanto importante è individuare le soluzioni strutturali più efficaci.</p>
<p>Secondo le analisi della Ellen MacArthur Foundation (tra le prime dieci fondazioni americane, tra le più autorevoli sui temi ambientali), circa <strong>il 60% delle emissioni</strong> globali climalteranti è <strong>associato all&#8217;estrazione e alla trasformazione delle risorse naturali necessarie alla nostra economia</strong>. Solo il 40% è generato dalla produzione distribuzione e consumo dei beni che noi oggi utilizziamo fino a farli diventare poi rifiuti. La conclusione è semplice: se vogliamo agire sulle cause strutturali del cambiamento climatico dobbiamo <strong>ridurre il consumo di materie prime vergini </strong>e mantenere più a lungo possibile prodotti e materiali all&#8217;interno dei cicli economici.</p>
<p>In altre parole, dobbiamo <strong>puntare sull&#8217;economia circolare.</strong> Troppo spesso essa viene associata esclusivamente alla gestione dei rifiuti. In realtà è molto di più.</p>
<p>Ogni volta che un prodotto viene riparato anziché sostituito si evita l&#8217;estrazione di nuove materie prime. Ogni volta che un componente viene riutilizzato si preserva il valore delle risorse già impiegate per realizzarlo. Ogni volta che un rifiuto viene trasformato in materia prima seconda si riduce la necessità di estrarre nuovi materiali dal pianeta.</p>
<p>Meno materie prime estratte significa meno consumo di energia, meno pressione sulle risorse naturali e meno emissioni climalteranti. Ecco perché <strong>l&#8217;economia circolare rappresenta una delle più efficaci strategie di mitigazione oggi disponibili.</strong></p>
<h2><strong><span class="font-435549">Il DNA dell&#8217;artigianato italiano</span></strong></h2>
<p>C&#8217;è però un elemento che in Italia non sempre viene valorizzato a sufficienza.Quando descriviamo l&#8217;economia circolare come il modello economico del futuro, in realtà stiamo descrivendo ciò che il mondo dell&#8217;artigianato fa da generazioni.</p>
<p>Riparare anziché sostituire. Recuperare anziché scartare. Rigenerare anziché demolire. Prolungare la vita utile dei beni. Valorizzare materiali e prodotti che altrimenti verrebbero considerati rifiuti. Sono principi che appartengono da sempre alla cultura produttiva italiana.</p>
<p><strong>L&#8217;autoriparatore</strong> che rimette in strada un veicolo e ne prolunga la vita utile<strong>, il falegname</strong> che recupera e rigenera un mobile anziché destinarlo allo smaltimento, il <strong>manutentore</strong> che evita la sostituzione prematura di un impianto, il <strong>restauratore</strong> che restituisce valore a un manufatto, <strong>il sarto</strong> che ripara un abito anziché destinarlo allo smaltimento o che realizza nuove creazioni partendo da capi usati, <strong>il calzolaio </strong>che risuola una scarpa evitandone la sostituzione, <strong>l’orafo</strong> che fonde e riutilizza metalli preziosi provenienti da gioielli usati per realizzare nuovi manufatti: tutti contribuiscono a ridurre il consumo di materie prime naturali, abbattendo le emissioni associate alla loro estrazione e trasformazione.</p>
<p>Dietro ciascuna di queste attività si nasconde un <strong>beneficio ambientale spesso poco percepito</strong>. In questo senso, molte imprese italiane praticavano l&#8217;economia circolare e la sostenibilità ancor prima che tali definizioni fossero coniate a livello globale.</p>
<h2><strong><span class="font-435549">Le imprese come motore della soluzione</span></strong></h2>
<p>La risposta al cambiamento climatico non può limitarsi alla gestione dei rischi. Le imprese possono contribuire concretamente alla mitigazione del fenomeno e, allo stesso tempo, rafforzare la propria competitività.</p>
<p>Molte delle azioni più efficaci sono già alla portata delle micro e piccole imprese:</p>
<ul>
<li>ottimizzare i consumi energetici dei processi produttivi;</li>
<li>ridurre gli sprechi di materia;</li>
<li>utilizzare materiali riciclati;</li>
<li>progettare prodotti più durevoli e riparabili;</li>
<li>valorizzare gli scarti di lavorazione;</li>
<li>ottimizzare i consumi idrici;</li>
<li>programmare la manutenzione delle attrezzature;</li>
<li>digitalizzare i processi aziendali.</li>
</ul>
<p>Si tratta di interventi che non producono soltanto benefici ambientali. Consentono spesso di ridurre i costi, aumentare l&#8217;efficienza, migliorare la resilienza delle imprese e rispondere alle crescenti richieste di sostenibilità provenienti dal mercato e dalle filiere produttive.</p>
<p>La sostenibilità, in altre parole, non coincide necessariamente con un costo. Molto spesso significa consumare meno energia, utilizzare meno materia prima e ridurre gli sprechi. Significa, quindi, aumentare efficienza e competitività.</p>
<h2><strong><span class="font-435549">Le PMI protagoniste della transizione</span></strong></h2>
<p>Le <strong>micro e piccole imprese</strong> non devono essere considerate semplici destinatarie delle politiche climatiche. Sono una <strong>parte fondamentale della soluzione.</strong></p>
<p>La lotta al cambiamento climatico non si vince soltanto nei tavoli internazionali o nei grandi impianti industriali. Si vince <strong>ogni giorno nelle officine, nei laboratori, nei cantieri e nelle botteghe</strong> dove prodotti, materiali e risorse vengono riparati, recuperati, rigenerati e restituiti all&#8217;economia.</p>
<p>La lotta al cambiamento climatico non si vince soltanto producendo energia pulita. Si vince anche utilizzando meglio le risorse che abbiamo già estratto, riducendo la necessità di prelevarne di nuove e mantenendo il valore dei materiali all&#8217;interno dell&#8217;economia il più a lungo possibile.</p>
<p>È proprio qui che si incontrano cambiamento climatico, economia circolare e spirito artigiano. Non nell&#8217;idea di consumare di più, ma nella capacità di creare più valore utilizzando meno risorse.</p>
<p>Le PMI italiane non devono scegliere tra competitività e sostenibilità. La vera sfida è trasformare la sostenibilità in competitività. Ed è esattamente ciò che l&#8217;artigianato ha sempre fatto: creare valore riducendo gli sprechi, innovare utilizzando al meglio le risorse disponibili e costruire sviluppo a partire dai territori e dalle comunità.</p>
<p>Secondo <strong>Charles Darwin</strong><em> &#8220;Non è la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”.  </em></p>
<p>Una riflessione che vale anche per il mondo delle imprese. Di fronte alla sfida climatica, la capacità di adattarsi, innovare e trasformare i vincoli in opportunità sarà sempre più un fattore decisivo di competitività. E da questo punto di vista, le imprese artigiane italiane dispongono di un patrimonio di competenze, creatività e resilienza che rappresenta un valore strategico per il Paese.</p>
<p>In fondo, lo spirito artigiano è già una risposta concreta alle sfide del futuro.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Sostenibilità: non solo una parola di moda, ma un modello di sviluppo per il futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Gizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 May 2024 04:50:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sostenibilità non è solo un concetto astratto, ma un modello di sviluppo necessario per garantire un futuro alle prossime generazioni. Sviluppo duraturo, questa è la parola chiave che spiega al meglio il concetto di sostenibilità</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 89%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107184" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/05/pexels-markusspiske-2990612.jpg" width="1000" height="667" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/05/pexels-markusspiske-2990612.jpg 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/05/pexels-markusspiske-2990612-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/05/pexels-markusspiske-2990612-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/05/pexels-markusspiske-2990612-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
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<p>“<em>Sostenibilità</em>” è una parola che sentiamo pronunciare sempre più spesso, di fatto tutti i giorni in più occasioni, entrata ormai nel quotidiano del mondo imprenditoriale ma anche della nostra vita da cittadini. Ma cosa sottintende?</p>
<p>In realtà la definizione di Sostenibilità risale al 1987 ed è contenuta nel <strong>Rapporto Brundtland</strong> del <strong>1987</strong> della Commissione mondiale sull&#8217;ambiente e lo sviluppo (che prende il nome dall&#8217;allora premier norvegese Gro Harlem Brundtland, che presiedeva tale commissione)</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>&#8220;Lo sviluppo sostenibile, lungi dall&#8217;essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l&#8217;orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali”</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Spesso infatti sostenibile viene “tradotto” come “sopportabile” con una accezione non così positiva. La nostra traduzione del termine che deriva dall&#8217;inglese sostenibilità forse non rende giustizia. I <strong>francesi </strong>ad esempio traducono sviluppo sostenibile in <strong><em>développement durable</em></strong> ovvero sviluppo durevole, duraturo nel tempo.</p>
<p>Il <strong>pedale utilizzato dai pianisti</strong> di tutto il mondo per far durare più a lungo la nota o l’accordo che stanno suonando si chiama “<strong><em>Sustain</em></strong>” ovvero sostenuto affinché sia in grado di resistere nel tempo, più a lungo delle altre note suonare prima di premere quel pedale.</p>
<p>Una delle parole chiave contenuta nella definizione di sostenibilità del 1987 è la parola cambiamento: in assenza di un <strong>profondo e radicale cambiamento di mentalità</strong> non può esserci uno sviluppo sostenibile. la transizione di mentalità non solo deve essere globale e a tutti i livelli, ma deve portare a <strong>cambiare radicalmente il modo di consumare risorse naturali e di produrre beni e servizi. </strong>È anche il modo di fare impresa che sta cambiando radicalmente.</p>
<p>Avendo in mente questo concetto di sostenibilità ora capiamo perché tutte <strong>le imprese stanno mettendo la sostenibilità al centro delle loro strategie</strong>: perché devono durare nel tempo, migliorando se possibile le proprie performance e non solo economiche. Quale investitore punterebbe su un&#8217;azienda che non dura; quale banca concederebbe crediti agevolati a imprese senza prospettive durature nel tempo ?</p>
<p>Fino a poco tempo fa: il concetto di sostenibilità si traduceva unicamente nella sfera economica: ovvero aumentare il fatturato e i ricavi nel tempo.</p>
<p>Oggi essere un’impresa sostenibile significa durare nel tempo, certamente generando reddito per l’impresa stessa (condizione imprescindibile di qualsiasi attività imprenditoriale), ma allo stesso tempo agendo in maniera tale da non peggiorare le condizioni naturali e ambientali e, se possibile, generando benessere e welfare anche per i propri dipendenti e per le comunità locali e i territori. Ovvero agire in una maniera tale da evitare che tra 15 anni la prossima generazione debba fare i conti con problemi più grandi di quelli di oggi.</p>
<p><strong>La sostenibilità deve essere contemporaneamente</strong> <strong>economica, ambientale e sociale</strong>: se manca una di queste “tre gambe”, un qualsiasi progetto o attività può essere <em>equo </em>(sostenibile economicamente e socialmente), <em>vivibile</em> (sostenibile ambientalmente e socialmente), <em>realizzabile</em> (sostenibile economicamente e ambientalmente), ma non si potrà definire “<em>sostenibile</em>” (vedi fig.1)</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;"><strong><em>Fig.1 – Sostenibilità sociale economica e ambientale</em></strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-107181 aligncenter" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/05/Sostenibilita-286x300.jpg" alt="" width="386" height="429" />Per comprendere questa “<em>trivalenza</em>” simultanea riporto il seguente paradosso. Sono il titolare di un’impresa di trasporti: acquisto dei veicoli alimentati ad idrogeno verde (prodotto da fonti rinnovabili) a conduzione automatica (senza conducente). Ammesso che l’investimento sia sostenibile economicamente, licenzio i miei dipendenti (autisti) cercando di recupere sui costi:  sono sostenibile ambientalmente ed economicamente e il mio progetto imprenditoriale è realizzabile,  ma manca la componente sociale ( licenziamento dipendenti),  quindi non sono sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>E’ necessario entrare in una logica di pensiero circolare, non più lineare ed è una sfida enorme perché bisogna cambiare la mentalità, la maniera di pensare.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli attuali modelli di produzione e consumo fino ad oggi sono sempre stati abituati a funzionare in maniera lineare: prelevo risorse naturali, produco beni, li uso, li consumo e alla fine li seppellisco sottoterra (discariche) o li brucio (i moderni termovalorizzatori). In questo modello lineare esiste un inizio, un processo e una fine, ma ci stiamo rendendo conto che, forse, “<em>avere una fine</em>” è un concetto relativo che può valere per noi ma non per le future generazioni e per il pianeta.</p>
<p>La <a href="https://www.ellenmacarthurfoundation.org/"><em>Ellen MacArrthur Foundation</em></a>, tra le prime 10 fondazioni private statunitensi, la più autorevole sui temi della sostenibilità , stima che <strong>il 60% delle emissioni globali di gas ad effetto serra</strong>, responsabili del surriscaldamento del pianeta,  <strong>derivano dall’estrazione delle materie prime naturali</strong> (petrolio , calcare, argilla, terre rare, metalli preziosi , etc..); il restante 40% dalla produzione consumo e smaltimento dei beni prodotti. Ora, se voleste agire contro il cambiamento climatico su quale delle due componenti interverreste? sulla prima. E come? riducendo l’estrazione delle materie prime naturali. Come ? Allungando la vita media dei prodotti, combattendo la loro obsolescenza programmata, con il riuso, la riparazione e infine trasformando i rifiuti in risorse. Ho appena descritto il concetto di <strong>Economia circolare</strong> che poi è nel <strong>DNA </strong>ed è il “vestito” <strong>delle imprese artigiane</strong> che da sempre, inconsapevolmente la mettono in pratica tutti i giorni.</p>
<p>La transizione ecologica deve essere una transizione “<em>giusta</em>” che non lasci indietro nessuno, ma è di fatto una <strong>transizione di mentalità</strong>, cominciata da qualche tempo, ma è un cambiamento non immediato che durerà forse qualche decennio: oggi siamo nel bel mezzo di questa transizione che dobbiamo favorire e non ostacolare. Consapevoli che è un trend tracciato che non passerà di moda.</p>
<p>Come possiamo accompagnare e accelerare, se possibile, questa transizione di mentalità? che possiamo fare ? quali strumenti, normativi, finanziari, sociali , ambientali possiamo mettere in campo ?</p>
<p>Dovremo agire su più fronti essendo la materia per definizione intersettoriale e non possiamo pensare che ci sia un&#8217;unica soluzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em><span class="font-435549">Certamente come Confartigianato dovremo contribuire a creare un “ecosistema” abilitante per le imprese, favorendo la loro transizione verso modelli circolari, equi, con l’introduzione di normative giuste ma facilmente interpretabili, stimolando il sistema finanziario ad investire nella sostenibilità, semplificando la burocrazia   investendo nelle politiche sociali e del lavoro, etc </span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma a mio avviso, più di tutte, dovremo puntare su una soluzione generatrice di soluzioni: <strong>la conoscenza</strong>: per sviluppare il pensiero sostenibile e circolare bisogna puntare sulla cultura: dove<strong> non c’ è cultura c’è emergenza ambientale, sociale ed economica.</strong></p>
<p>La transizione di mentalità verso la sostenibilità è estremamente complessa e và spiegata bene per farla comprendere fino in fondo: una volta capita si diventa <strong>consapevoli.</strong></p>
<p>La <strong>consapevolezza</strong> è la condizione fondamentale e necessaria per agire, fare scelte, e prendere decisioni.</p>
<p>E su questo le nostre <strong>imprese artigiane</strong> possono giocare un ruolo da protagoniste: il loro essere casa e bottega, essere parte del tessuto sociale, può renderli attori principali e <strong>animatori dei temi della sostenibilità nelle comunità locali: </strong>una sorta di “<em>Sustainability Angels</em><strong>” </strong>di quartiere.</p>
<p>Come sistema confederale punterei tantissimo sulla formazione a 360 gradi anche e soprattutto sulla scuola e sui ragazzi, estremamente sensibili a questi temi: perché è dalle loro menti che verranno fuori le aziende del futuro.  Le nuove generazioni di imprenditori devono formarsi da subito con un modello di pensiero circolare, consumare il meno possibile e gettare il meno possibile, e sostenibile, chiedendosi che conseguenze hanno le loro scelte nel prossimo futuro sul pianeta e sulle generazioni future.</p>
<p><strong>Sviluppo duraturo</strong> questa è la parola chiave che spiega al meglio il concetto di sostenibilità.</p>
<p><strong><span class="s1" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">© </span>Foto di <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/clima-poster-combattimento-esterno-2990612/" target="_blank" rel="noopener">Markus Spiske</a> da Pexels</strong><br />
<strong><span class="s1" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">© </span><span class="s2" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">2024</span> <span class="s2" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">Spirito Artigiano</span><span class="s1" style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">. Tutti i diritti riservati.</span></strong></p>
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		<title>L’Italia e l’Europa alla sfida della sostenibilità per la micro e piccola impresa </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Gizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 22:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[ENERGIA]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nasce il nuovo spin off di Confartigianato per accompagnare le piccole imprese nella sfida della sostenibilità</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 49%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104018" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/06/pexels-ready-made-3850587.jpg" width="900" height="600" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/06/pexels-ready-made-3850587.jpg 900w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/06/pexels-ready-made-3850587-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/06/pexels-ready-made-3850587-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></div>
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<p><span data-contrast="auto">Una scelta economica e non un obbligo, quindi. Per questo motivo, la convinzione è che il conflitto attualmente in corso in Ucraina non possa rallentare questo processo ma che, anzi, potrà soltanto dare l’impulso decisivo all’attuazione di questo ambizioso piano di politica industriale comunitaria. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="padding-left: 40px;"><span data-contrast="auto">Per la prima volta dal 1948, l’8 febbraio scorso l’Italia ha cambiato i principi fondamentali della propria Costituzione: con la modifica degli articoli 9 e 41, ora la tutela dell’ambiente è principio imprescindibile per lo sviluppo di ogni attività economica e sociale. Di fatto, l’Italia ha inserito la sostenibilità nella propria Costituzione.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong><span data-contrast="auto"><strong>Le pmi che Confartigianato rappresenta devono essere protagoniste di questa scelta:</strong> sta a noi fornire tutti gli strumenti economici, normativi e culturali per far in modo che accettino la sfida del cambiamento e della sostenibilità. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il primo passo di questo percorso verso la sostenibilità del tessuto imprenditoriale italiano è stato la creazione di uno spin off confederale, <strong>Confartigianato Imprese sostenibili</strong>, dedicato proprio ai temi del green e della sostenibilità economica e ambientale. In questo laboratorio verranno sviluppati progetti e strategie, strumenti e servizi per le imprese associate. L’obiettivo è quello di accompagnare artigiani e piccoli imprenditori a cogliere quanto prima le opportunità offerte dai tanti sviluppi pratici della sostenibilità e dei temi green.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}"> </span><span data-contrast="auto">Siamo convinti che <strong>la micro, piccola e media impresa artigiana del nostro Paese sia sostenibile per definizione</strong>: lo è il radicamento sul territorio, l’essere casa e bottega, la cultura del riuso e della riparazione. Ad oggi, però, i nostri imprenditori hanno pochi strumenti per trasformare la sostenibilità ambientale in un valore aggiunto per la propria attività e i prodotti realizzati e commercializzati. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La vera sfida è proprio qui, lavorare con le istituzioni nazionali e comunitarie per creare nuovi strumenti a supporto delle imprese, opportunità, fondi e certificazioni specifiche per le mpmi.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<h5></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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