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	<title>Fabio Renzi - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>Lavorare, curare, &#8216;abitare&#8217; il territorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 18:20:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le imprese svolgono un ruolo chiave nella gestione della crisi climatica in Italia, specialmente nelle aree montane. Promuovendo pratiche sostenibili e l'utilizzo del legno nelle costruzioni, contribuiscono all'adattamento e alla mitigazione del cambiamento climatico. Inoltre, le imprese manifatturiere possono essere un importante presidio sociale contro lo spopolamento delle comunità montane, grazie alle opportunità offerte dal digitale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 64%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-106009" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/06/pexels-valdemaras-d-1647972.jpg" width="967" height="950" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/06/pexels-valdemaras-d-1647972.jpg 967w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/06/pexels-valdemaras-d-1647972-300x295.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/06/pexels-valdemaras-d-1647972-768x754.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/06/pexels-valdemaras-d-1647972-350x344.jpg 350w" sizes="(max-width: 967px) 100vw, 967px" /></div>
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<h4>Gli elementi della crisi climatica in Italia</h4>
<p>Il rincorrersi e il ripetersi di periodi di siccità e di precipitazioni intense è ormai la nuova normalità con la quale dobbiamo imparare a convivere, la manifestazione più evidente della crisi climatica che stiamo vivendo. Le conseguenze sono incendi boschivi, alluvioni ed esondazioni che mandano sott’acqua città e campagne. Fenomeni che aumentano esponenzialmente il rischio idrogeologico, con frane e fenomeni di dissesto particolarmente intensi nelle aree montane e alto collinari dove le conseguenze e gli impatti della crisi climatica si fanno avvertire prima e più intensamente. Si comprende meglio a quali rischi è esposto il nostro Paese se consideriamo che<strong> le montagne sono riconosciute internazionalmente come uno dei principali hotspot climatici e che secondo la classificazione Eurostat coprono ben il 66% della superficie nazionale, il doppio della media Ue (32,6%)</strong>, a grande distanza da Francia (20,6%) e Germania (11,8%). Solo solo in due regioni (Veneto e Puglia) la superficie pianeggiante supera la metà del totale, in 10 la pianura rappresenta meno del 10% del territorio, 7 di queste non hanno superficie pianeggiante e la metà ha almeno il 40% della superficie montana. Rischi aggravati dal fatto che non solo le montagne ma anche l’intero bacino del Mediterraneo è considerato un hotspot climatico a causa dell’innalzamento delle temperature del mare che alimenta l’energia e la portata dei fenomeni atmosferici. E l’Italia paese prevalentemente montuoso è al centro del Mediterraneo che, come ci ricorda Fernand Braudel il suo più importante storico contemporaneo, è un mare tra terre prevalentemente montane. Considerando inoltre che larghissima parte dei sistemi insediativi più densamente abitati e più intensamente urbanizzati sono limitrofi, prossimi, relazionati e spesso interstiziali alle catene alpina, appenninica e insulari, si comprende meglio i rischi ai quali il nostro Paese è esposto.</p>
<h4>Montagna: dalla centralità geografica alla centralità politica</h4>
<p>Per questo è urgente che dalla sperabilmente raggiunta consapevolezza della “centralità geografica” della montagna si passi al riconoscimento della sua “centralità politica”; di assumerla come la frontiera avanzata delle sfide della nostra contemporaneità, dal contrasto alla crisi climatica alla necessità, evidenziata dalla pandemia, di costruire migliori equilibri territoriali e sociali. È oggi possibile dar vita ad un grande programma economico centrato sull’economia circolare, e sulle nascenti filiere della bioeconomia, basato sull’incentivazione e la diffusione di produzioni per realizzare le quali vengono forniti servizi ecosistemici (aria, acqua, protezione dei suoli, habitat floristici e faunistici, spazi ricreativi, sportivi e culturali) allo stesso tempo capaci di adattamento/mitigazione verso e contro la crisi climatica. A partire da una <strong>gestione innovativa del patrimonio forestale</strong> &#8211; che interessa ben il 37% del territorio nazionale, prevalentemente montano di cui è la principale destinazione d’uso &#8211; per renderlo più protettivo e più produttivo dando così vita ad una filiera italiana del bosco, delle foreste, del legno arredo e delle costruzioni. Dove il protettivo &#8211; attraverso strategie di tutela, conservazione e manutenzione che riducono i rischi da incendi e da dissesti idrogeologici &#8211; risponde alle esigenze di adattamento e il produttivo &#8211; favorendo l’utilizzo del legno nella produzione di beni d’uso e nell’industria delle costruzioni &#8211; contribuisce a stoccare la Co2 assorbita dagli alberi durante la loro crescita. Una prospettiva promettente per il nostro Paese che è il quarto in Europa per costruzioni in legno e il terzo nel mondo nell’arredo legno importandone però dall’estero ben l’80%. Così come per le produzioni agroalimentari di qualità &#8211; in particolare tipiche e biologiche, la cui offerta è già oggi inferiore ad una domanda che è destinata a crescere &#8211; che attraverso i prati pascoli contribuiscono all’assorbimento di Co2 e al mantenimento della biodiversità, anche in considerazione che le attività agrosilvopastorali rappresentano la seconda utilizzazione del suolo montano. Oggi ci sono tutte le condizioni per tornare a guardare con occhi contemporanei alla montagna come spazio di produzione e non solo di fruizione, basti pensare alle opportunità che il digitale rappresenta per le tante imprese manifatturiere, soprattutto artigiane che sono un vero e proprio presidio civico e sociale contro lo spopolamento e l’evaporazione delle comunità, e per ripensare e innovare i servizi territoriali fondamentali per una montagna sicura perché abitata e curata.</p>
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<h5>Foto di <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-in-montagna-1647972/" target="_blank" rel="noopener">Valdemaras D.</a></h5>
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