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	<title>Franco Amicucci - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>Franco Amicucci - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Un nuovo apprendimento per nuovi lavori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Amicucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 18:40:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con la rivoluzione tecnologica, il lavoro umano sta subendo profonde trasformazioni. Attività manuali vengono sostituite progressivamente dalla robotica e dall'automazione. Nel corso della storia, il lavoro corporeo è stato dominante, ma ora la dimensione intellettuale sta diventando prevalente. Sta emergendo una nuova dimensione dell'attività fisica basata sui micro-gesti, presenti nelle attività digitali quotidiane. Questa evoluzione richiede nuovi approcci educativi, integrando l'intelligenza corporeo-cinestetica con l'istruzione tradizionale. E le scuole si devono adeguare al cambiamento antropologico in atto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 63%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-105856" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-andrea-piacquadio-3775128-scaled.jpg" width="2560" height="1707" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-andrea-piacquadio-3775128-scaled.jpg 2560w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-andrea-piacquadio-3775128-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-andrea-piacquadio-3775128-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-andrea-piacquadio-3775128-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-andrea-piacquadio-3775128-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-andrea-piacquadio-3775128-2048x1365.jpg 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-andrea-piacquadio-3775128-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div>
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<p>Per millenni, l’Homo Sapiens è stato cacciatore e raccoglitore, poi è diventato agricoltore artigiano e operaio dell’industria. Possiamo dire che per il 99% della storia dell’umanità, la dimensione corporea del lavoro sia stata la dimensione dominante perché solo ristrette élite erano dedicate ad attività intellettuali, ed ora, improvvisamente, nel tempo di un battito di ciglia, la dimensione della corporeità diventa residuale rispetto alla dimensione intellettuale.</p>
<p>Più correttamente possiamo osservare come stia emergendo una diversa dimensione dell’attività fisica, dell’intelligenza corporeo-cinestetica, che si sposta dalle attività faticose, pesanti, per ricollocarsi su una nuova dimensione, che possiamo definire l’infinito “mondo dei micro-gesti”. Ogni giorno, infatti, ripetuti migliaia di volte al giorno, miliardi di micro-gesti pervadono nel mondo la quotidianità del nuovo lavoro.</p>
<p>Sono i micro-gesti che attiviamo alla tastiera del computer o nell’uso dello smartphone, nei cruscotti di governo della linea industriale di una fabbrica manifatturiera, governo della cabina di comando di un aereo, e così, per migliaia di lavori, senza più distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.</p>
<p>Micro-gesti che si basano su il coordinamento e la contestualità mente-corpo, da allenare ed educare continuamente. Allenamento che, per molte attività da apprendere si sta  avvalendo anche di esperienze in Realtà Virtuale e Realtà Aumentata.</p>
<p>Oggi, per fare ciò che costituiva il 99% della nostra abitudine quotidiana, l’attività fisica che impegna tutta la muscolatura del corpo, bisogna programmare spazi dedicati, pagando una palestra, curando un giardino, o dedicando tempo alle attività sportive.</p>
<p>Un’umanità potenziata in tanti aspetti e diminuita in altri, un cambiamento antropologico in atto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Una sfida per i tradizionali percorsi formativi</h4>
<p>Siamo di fronte ad una grande sfida per la costruzione di programmi educativi e formativi, a partire dalle scuole primarie, per accogliere quella che ci si presenta come minaccia, ma anche come opportunità per un “umanità aumentata”, ma per contrastare anche i rischi di un’“umanità diminuita”.</p>
<p>Verrà meno l’intelligenza corporeo-cinestetica o questa evolverà in forme diverse?</p>
<p>Intanto possiamo osservare come nelle nuove professioni digitali, accanto a professionisti che hanno seguito percorsi formali, diplomi, lauree e master, troviamo tantissimi giovani che si sono immersi giovanissimi nel digitale, con una formazione che è avvenuta nelle modalità ibride tipiche della nostra epoca, dove la pratica laboratoriale, la community tra pari e l’abilità di accedere a tutte le risorse della rete, hanno permesso l’affermazione professionale e la creazione, ad esempio, di aziende di successo.</p>
<p>Un’intelligenza, quella corporeo-cinestetica, dominante per l’homo-sapiens negli oltre 60.000 anni che abbiamo vissuto da raccoglitori-cacciatori, che mantiene le sue caratteristiche, ma evolve rapidamente.<br />
Cosa accomuna l’esperto di microchirurgia, il manutentore di macchinari complessi, il  nuovo artigiano della domotica, i nuovi artigiani del manifatturiero che uniscono tecnologia e design,  l’astronauta che deve governare sistemi digitali complessi e al tempo stesso essere in grado di riparare una falla meccanica esterna con attrezzi e le sue mani?<br />
In comune c’è l’integrazione della dimensione manuale e della dimensione intellettuale, integrazione che sarà sempre più accentuata con l’evoluzione delle tecnologie.</p>
<p>Anche per i lavori più operativi, non è più sufficiente l’allenamento pratico: ci vuole una forma mentis, un’intelligenza particolare per controllare i movimenti delle dita un millimetro alla volta, e non tutti sono in grado di farlo senza un’adeguata preparazione. Analisi di laboratorio e indagini psicologiche hanno rivelato che il cervello delle persone dotate di questo tipo di intelligenza vede la realtà come un gigantesco piano tridimensionale ed elabora in maniera più rapida i segnali ricevuti dai cinque sensi, per adattare immediatamente il corpo alle coordinate spaziali in continuo cambiamento.</p>
<p><strong> </strong><strong>Ecco allora che la tradizionale separazione tra le scuole umanistiche e le scuole tecniche non ha più senso, almeno nelle forme attuali, ma soprattutto non ha più senso considerare l’una scuola di serie A, l’altra scuola di serie B, perché è la natura stessa del nuovo lavoro che richiede una nuova visione, una nuova percezione del valore, un nuovo mindset.</strong></p>
<p>E’ allora fondamentale arricchire i percorsi formativi delle scuole tecniche e professionali di percorsi orientati alle soft skills e alle componenti umanistiche, ma al tempo stesso occorre arricchire i percorsi umanistici di esperienze di manualità, della nuova manualità che integra corpo e mente. Il lavoro manuale stimola creatività, capacità di ingegno, flessibilità, resilienza, tutte capacità necessaria nella vita e in tutte le professioni, anche in quelle di maggior prestigio.</p>
<p>Ad esempio, alla luce di queste evoluzioni, la stessa alternanza scuola lavoro, l’attuale PTCO (Percorsi Trasversali per le Competenze e l&#8217;Orientamento), può assumere un nuovo valore, collocandola nella prospettiva di acquisizione delle skill che sono prima di tutto competenze della vita, prima ancora che del lavoro, perché sperimentarsi nella relazione con gli altri, mettersi alla prova, organizzare il proprio tempo con nuove forme rispetto alla abitudini della scuola, risolvere problemi, sono competenze alla base di ogni professione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Una nuova narrazione del lavoro e della formazione tecnica</h4>
<p>Il recupero del valore e della dignità dei lavori tecnici e manuali, è allora sempre più importante e per questo bisogna saper costruire un nuovo racconto dell’apprendimento e creare un nuovo linguaggio  per dare un nuovo valore al sistema di istruzione e formazione professionale ed intervenire su tutta la filiera formativa, coinvolgendo insegnanti, genitori, istituzioni, giornalisti, perché la percezione del valore e dello status sociale di un lavoro è figlia di modelli mentali, culture, credenze che si sedimentano nel tempo.</p>
<p>Naturalmente, il cambiamento della percezione del valore sociale, deve essere accompagnato da una prospettiva di valorizzazione economica, accompagnata da racconti e testimonianze di lavoratori che si sono affermati professionalmente e testimonianze dei tanti artigiani, professionisti, imprenditori che sono passati per le scuole professionali e tecniche.</p>
<p>Ma è necessario lavorare anche sul linguaggio.</p>
<p>Ad esempio, in Danimarca, quella che noi definiamo “badante”, è una figura professionale formata nei loro centri di formazione professionale, gli Amu Center Randers, alla gestione economica, alle relazioni sociali, alla gestione degli anziani, una manager della casa con una percezione sociale di pari dignità con tanti altri lavori da noi considerati di maggior prestigio. In questi centri professionali, la comunicazione per promuovere i percorsi per diventare operatori sanitari ed infermieri, parla di “eroi del benessere del futuro”, di “mani esperte, cuori a posto e cervelli pieni delle ultime conoscenze”, persone che faranno la differenza nella vita delle persone. Una nuova narrazione del lavoro  che va nella direzione di una nuova dignità del lavoro, di tutto il lavoro e di tutte le forme di apprendimento.</p>
<h5>Foto di <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-seduta-sulle-scale-di-cemento-utilizzando-il-computer-portatile-3775128/" target="_blank" rel="noopener">Andrea Piacquadio</a></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
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		<title>Le nuove modalità di apprendimento nell&#8217;era della rivoluzione digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Amicucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 19:15:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nessuna conoscenza è per sempre. Nel mondo digitale la parola d'ordine è apprendere, disapprendere e riapprendere continuamente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 53%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104460" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/interactive-6300483_1920.jpg" width="700" height="393" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/interactive-6300483_1920.jpg 700w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/interactive-6300483_1920-300x168.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></div>
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<p>Come scrive Harari in <strong><em>21 lezioni per il XXI secolo</em></strong>. Milano, Bompiani (2018):</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="padding-left: 40px;"><span class="font-435549"><em>“L’umanità sta vivendo rivoluzioni senza precedenti, tutte le nostre vecchie storie stanno andando in frantumi, e nessuna nuova narrazione è finora emersa per prenderne il posto. Come possiamo preparare noi stessi e i nostri figli per un mondo scosso da tali inediti sconvolgimenti e radicali incertezze? Un bambino nato oggi avrà poco più di trent’anni nel 2050.  Che cosa dovremmo insegnare a questo/a bambino/a per aiutare lui o lei a sopravvivere e avere successo nel mondo del 2050 o in quello del XXII secolo? Quali competenze professionali dovranno avere lui o lei per trovare un’occupazione, comprendere quello che gli succede intorno e orientarsi nel labirinto della vita? Sfortunatamente, poiché nessuno sa come sarà il mondo nel 2050 – per non parlare di quello del 2100 – non sappiamo dare una risposta a queste domande”.</em></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’esperienza, la memoria e le competenze acquisite nel passato non sono più sufficienti per affrontare i cambiamenti e a volte possono essere un peso. Apprendere, disapprendere, riapprendere continuamente, per tutto l’arco della vita, non possono più essere considerati una raccomandazione, tra le tante che non ci riguardano. Dobbiamo allora apprendere un nuovo alfabeto, la cui base è digitale e nuove conoscenze, capacità ed una nuova forma mentis.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>La grande sfida educativa</strong></h4>
<p>L’onda della rivoluzione digitale lancia una grande sfida a tutti i sistemi di apprendimento, pubblici e privati, scolastici ed aziendali, che è quella di far evolvere i propri modelli didattici per renderli coerenti con il vissuto sempre più digitale delle persone e della società. Al tempo stesso i sistemi di apprendimento sono chiamati  a mettere al centro dei propri programmi il tema dell’alfabetizzazione digitale di base e della cultura e delle competenze digitali evolute per il mondo del lavoro.  Tutti dobbiamo apprendere di nuovo a leggere e a scrivere, con un nuovo alfabeto, la cui base è digitale.<br />
Quello che stiamo vivendo è un apprendimento che si sta rivoluzionando grazie alle infinite ibridazioni del fisico e del digitale, della tradizione e dell’innovazione, di linguaggi e format diversi.<br />
La vita privata e lavorativa, infatti, sono sempre più popolate da webinar, piattaforme<em> e-learning</em>, APP per apprendere lingue e competenze digitali, <em>coach</em> virtuali, sistemi di intelligenza artificiale e ambienti digitali che integrano e fanno evolvere la formazione tradizionale e creano un nuovo ambiente, che possiamo definire di <strong>Digital Learning</strong>, ricco di opportunità, dove è possibile formarsi continuamente, quando serve e dove serve. La stessa formazione tecnica, la formazione professionale, che vede le <strong>scuole territoriali della</strong> <strong>Confartigianato</strong> protagoniste ed in molti casi un riferimento di alta qualità, sta iniziando una nuova stagione con la realtà virtuale e la realtà aumentata, con laboratori tecnologicamente avanzati dove si potranno attrarre e coinvolgere giovani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Apprendere ad apprendere nei contesti digitali</strong></h4>
<p>Il Digital Learning porta in sé la <strong>cultura dell’autoapprendimento</strong>, della responsabilizzazione e della motivazione di ogni persona ad apprendere anche in autonomia e questo è un grande cambiamento culturale che richiede tempo, specifici programmi formativi, comunicativi, motivazionali.</p>
<p>L’apprendimento tradizionale della persona, a scuola e nelle aziende, è stato prevalentemente un apprendimento da “dipendente”, con il maestro, l’insegnante, il capo che decide quale programma devi seguire, quale corso devi fare e poi ti valuta se hai seguito bene il programma. Modelli strutturati ed erogazione <em>top-down</em>. La scuola è ancora così, l’azienda lo è prevalentemente.<br />
Nella società digitale questo modello si destruttura, la dimensione <em>top-down</em> insegnante allievo è presente, ma è solo una parte, tendenzialmente sempre più ridotta, perché è dilatato lo spazio dll’auto-apprendimento, del <em>self-direct learning</em>, dell’<strong>apprendimento cooperativo</strong>. Uno spazio già ricco di infinite opportunità formative, ma ben utilizzato al momento solo da una élite di persone, quelle con basi culturali, metodologiche e digitali in grado di muoversi agilmente tra le opportunità di apprendimenti presenti.</p>
<p>È cambiato il contesto di apprendimento e la didattica della scuola e della formazione aziendale non possono più rimanere quelle dell’epoca passata. Questa rivoluzione non coinvolge solo la scuola, ma tutte le organizzazioni e l’intera società perché, finita l’epoca della separazione tra una prima parte della vita dedicata allo studio e una seconda dedicata al lavoro, siamo entrati nell’epoca in cui la prima fase di studio getta le basi di un apprendimento che dovrà proseguire per tutto l’arco della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Anche il disapprendere è una abilità richiesta</strong></h4>
<p>Alla base della nuova didattica vi è  la consapevolezza che l’<strong>apprendimento non sarà più cumulativo</strong>, come nel passato, quando ogni nuova conoscenza ed esperienza si sommava alle precedenti e valorizzava il <em>curriculum</em> delle persone. In una società che procede per accelerazioni, salti, rotture e cambiamenti radicali, infatti, ci troviamo di fronte alla necessità di attivare rapidi apprendimenti di mondi nuovi e sconosciuti. Disapprendere, per lasciarsi alle spalle credenze, abitudini e modelli consolidati dall’esperienza, è allora una delle nuove abilità per acquisire l’agilità e la velocità necessarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Il nuovo docente: dal potere del contenuto al potere del metodo</strong></h4>
<p>La crisi che sta vivendo il mondo tradizionale della formazione è strettamente connessa a un’autorità basata prevalentemente sul <strong>potere della conoscenza</strong>, potere che <strong>viene meno nel mondo digitale</strong>, dove le informazioni sono sovrabbondanti, gratuite, anche se talvolta false e manipolative.<br />
Quest’evoluzione sposta l’autorità del docente dal possesso di conoscenza, requisito minimo ma non più sufficiente per abilitare al ruolo di docente e formatore, all’autorità del metodo, il metodo per apprendere e far apprendere, che docenti e formatori dovranno acquisire e insegnare.<br />
L’aula non scomparirà, ma dovrà evolvere e ritrovare un suo specifico ruolo all’interno dei molteplici formati presenti nell’infosfera dell’apprendimento. Per raggiungere elevati standard di qualità dovrà ripensarsi, guardarsi intorno, integrarsi. Una molteplicità di fattori spinge verso questo cambiamento, alcuni sono legati a nuovi scenari organizzativi, altri introdotti dall’ondata tecnologica e dall’affermarsi di nuovi linguaggi che rendono obsolete le aule tradizionali.</p>
<p>Questo cambiamento  non può essere improvvisato, perché passare dall’apprendimento passivo in aula o in e-learning a un apprendimento attivo, con una pluralità di fonti, format, contenuti, autoregolato, richiede tempo e acquisizione di cultura e metodo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>La nuova didattica</strong></h4>
<p>I prossimi anni saranno gli anni della <strong>“didattica della coesistenza”</strong> dove <strong>convivranno attività tradizionali e attività fortemente innovative</strong>. Abbiamo visto che il ruolo del docente si baserà sempre meno sul potere della conoscenza e sempre di più sul potere del metodo, sulla capacità di formare i <em>learner</em> all’auto-apprendimento e al muoversi in autonomia tra le mille opportunità di sapere presenti nell’infosfera, interna ed esterna all’organizzazione, alla scuola, al centro di formazione professionale.<br />
Il <strong>formatore</strong> dovrà quindi trasformarsi da erogatore di contenuti, pacchetti e cataloghi, in <strong>regista di processi di apprendimento e di condivisione della conoscenza</strong>, architetto di ambienti virtuali, animatore e regolatore delle dinamiche delle <em>community</em> di apprendimento. Un formatore sempre più socratico, <em>designer</em>, multimediale, <em>coach</em>. Vorrei sottolineare una potenzialità dei nuovi scenari ed andare controcorrente rispetto alle preoccupazioni prevalenti del momento: la nuova didattica a forte impronta digitale, se ben gestita e progettata, potenzierà l’interazione umana tra docente ed allievo, tra allievi ed allievi. La nuova didattica non può essere identificata con  quella vissuta nell’emergenza Covid, dove si è stati costretti ad improvvisare una didattica a distanza senza preparazione, metodo, cultura. Il tempo che tradizionalmente viene dedicato alla lezione frontale, la parte più facilmente sostituibile dalle nuove modalità digitali,  può essere liberato e investito nell’interazione, nella didattica attiva, nella valorizzazione delle diverse modalità di apprendimento, nella personalizzazione, nel confronto. Se ben gestita, si è aperta un’epoca di grandi opportunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=6300483">Gerd Altmann</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=6300483">Pixabay</a></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
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