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	<title>Luigi Buttiglione - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>La scommessa italiana: ritrovare la via della crescita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Buttiglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:20:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da venticinque anni l’Italia cresce meno dei suoi principali partner. In questo estratto del suo intervento a Match Point Confartigianato 2026, Luigi Buttiglione indica i nodi da sciogliere per invertire la rotta: produttività, demografia, energia, credito e capacità delle piccole imprese di usare davvero le nuove tecnologie.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 84%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110784" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione.jpg" width="1440" height="959" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione.jpg 1440w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione-768x511.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></div>
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<p>Dietro questi numeri c’è una domanda che non possiamo più rinviare: perché l’Italia fa così fatica a crescere?</p>
<p>La risposta non sta in un unico fattore. Ci sono problemi strutturali che si sono accumulati nel tempo e che oggi si rafforzano a vicenda. Produttività, demografia, energia, capitale e accesso al credito sono pezzi dello stesso problema.</p>
<p>E, dentro questo quadro, c’è un protagonista che non possiamo permetterci di trascurare: il sistema delle piccole e medie imprese.</p>
<h2><span class="font-435549">Il problema non è soltanto creare lavoro.</span></h2>
<p>Per molto tempo abbiamo guardato soprattutto alla capacità dell’economia italiana di creare occupazione. È certamente un dato importante, ma non è qui che si trova il principale ostacolo alla crescita.</p>
<p>Il problema è soprattutto la produttività del lavoro, che in Italia è rimasta sostanzialmente ferma e in alcuni periodi è addirittura diminuita.</p>
<p>Questo riguarda tanto il settore pubblico quanto quello privato.</p>
<p>Nella pubblica amministrazione pesano la burocrazia, la lentezza dei procedimenti, la corruzione e una certezza del diritto ancora insufficiente rispetto ai principali partner europei. Ma anche il settore privato ha le sue debolezze: investiamo troppo poco in ricerca e sviluppo e abbiamo un numero insufficiente di laureati e di competenze avanzate. A questo si aggiunge la continua perdita di giovani qualificati che scelgono di lavorare all’estero.</p>
<p>Il risultato è che l’Italia ha faticato a sfruttare pienamente le grandi trasformazioni tecnologiche degli ultimi decenni, da Internet fino all’intelligenza artificiale.</p>
<p>Ed è proprio l’IA a rappresentare oggi una delle grandi scommesse.</p>
<p>Non basta investire in tecnologia. Il vero punto è riuscire a utilizzarla.</p>
<p>La quota di lavoratori italiani che utilizza strumenti di intelligenza artificiale rimane tra le più basse in Europa e, in molti casi, manca ancora una spinta adeguata da parte delle imprese.</p>
<p>È un paradosso: proprio mentre l’IA può diventare uno dei principali strumenti per aumentare la produttività, siamo ancora in ritardo nella sua diffusione.</p>
<p>Per il sistema produttivo italiano questo è particolarmente importante. Non tutte le imprese devono diventare aziende tecnologiche. Devono però riuscire a utilizzare le tecnologie disponibili per lavorare meglio, produrre meglio, ridurre i costi, organizzarsi meglio e raggiungere nuovi mercati.</p>
<p>Qui entra in gioco quella che potremmo chiamare <strong>Intelligenza Umana</strong>.</p>
<p>L’intelligenza artificiale può moltiplicare le capacità delle persone, ma non può sostituire ciò che rende un’impresa capace di adattarsi, innovare e assumersi responsabilità. Servono competenze, formazione, cultura del merito e capacità di apprendere.</p>
<p>La tecnologia senza persone preparate rischia di rimanere soltanto un investimento.</p>
<h2><span class="font-435549">Una popolazione che invecchia.</span></h2>
<p>Il secondo grande vincolo è demografico.</p>
<p>L’Italia ha uno dei tassi di natalità più bassi tra le economie avanzate. Da decenni la fertilità è molto al di sotto del livello necessario a garantire la sostituzione della popolazione e i flussi migratori non sono stati sufficienti a compensare questa dinamica.</p>
<p>Il risultato è un Paese che invecchia rapidamente.</p>
<p>Questo non è soltanto un problema sociale. È un problema economico.</p>
<p>Meno persone in età lavorativa significa meno lavoratori disponibili, maggiore pressione sulla spesa sociale e minori possibilità di crescita.</p>
<p>Il tema riguarda in modo particolare la partecipazione femminile al lavoro, che è ancora troppo bassa nonostante i progressi degli ultimi anni. Sostenere la maternità e, nello stesso tempo, favorire la permanenza e l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro non sono obiettivi contraddittori. Sono due facce della stessa politica di crescita.</p>
<p>Ma anche l’immigrazione deve essere affrontata con maggiore pragmatismo.</p>
<p>Un sistema produttivo che ha bisogno di lavoratori e un Paese che continua a invecchiare non possono permettersi di considerare i flussi migratori soltanto come un problema da contenere. Devono essere gestiti, programmati e collegati alle esigenze reali dell’economia.</p>
<h2><span class="font-435549">L’energia pesa sulla competitività.</span></h2>
<p>C’è poi il tema dell’energia.</p>
<p>L’Italia continua a pagare un prezzo elevato per la propria dipendenza energetica. La struttura della produzione e la forte dipendenza dal gas naturale rendono il costo dell’energia elettrica un fattore di svantaggio competitivo rispetto a molti concorrenti.</p>
<p>Per le imprese energivore il problema è evidente, ma non riguarda soltanto loro. Anche una piccola impresa, un laboratorio artigiano, un esercizio commerciale subiscono direttamente il costo dell’energia.</p>
<p>Per questo non basta intervenire ogni volta che arriva una crisi con misure temporanee di sostegno.</p>
<p>Serve una strategia.</p>
<p>Bisogna accelerare sulle fonti rinnovabili, migliorare le infrastrutture e affrontare senza pregiudizi anche il tema del nucleare. Ma serve soprattutto una politica energetica che tenga conto delle caratteristiche del nostro sistema produttivo.</p>
<p>Le piccole imprese non possono essere considerate semplicemente utenti finali di una politica energetica pensata altrove. Devono essere parte della strategia.</p>
<h2><span class="font-435549">Il credito non è uguale per tutti.</span></h2>
<p>Un altro elemento riguarda il rapporto tra imprese e sistema finanziario.</p>
<p>Nel complesso, l’accesso al credito bancario dell’economia italiana si è avvicinato ai livelli dell’Area Euro. Ma questo dato medio rischia di nascondere una realtà molto diversa per le imprese più piccole.</p>
<p>La contrazione dei prestiti ha colpito in misura maggiore le aziende con meno di venti addetti e i tassi applicati ai nuovi finanziamenti rimangono significativamente più elevati rispetto a quelli riservati alle imprese di maggiori dimensioni.</p>
<p>È un problema strutturale.</p>
<p>La piccola impresa ha bisogno di una banca che sappia valutarne non soltanto i bilanci, ma anche il progetto, il territorio, le competenze e la capacità dell’imprenditore.</p>
<p>La dimensione delle banche è importante per la loro efficienza e solidità, ma non dovrebbe cancellare la prossimità.</p>
<p>Allo stesso tempo, bisogna sviluppare canali finanziari alternativi al credito bancario. Private equity e venture capital possono contribuire al rafforzamento patrimoniale delle imprese e alla loro crescita.</p>
<p>Naturalmente non sono strumenti che possono sostituire la banca per ogni piccola impresa. Ma un&#8217;economia moderna non può dipendere da un solo canale di finanziamento.</p>
<h2><span class="font-435549">Si può fare.</span></h2>
<p>Di fronte a questo quadro è facile concludere che i problemi siano troppi e troppo grandi.</p>
<p>Non credo sia così.</p>
<p>Ma bisogna smettere di cercare una soluzione unica.</p>
<p>La prima priorità è aumentare la produttività. E questo significa agire contemporaneamente sulla qualità della pubblica amministrazione, sulla certezza del diritto, sulla formazione, sulla ricerca e sulla capacità delle imprese di adottare le nuove tecnologie.</p>
<p>L’intelligenza artificiale può rappresentare un’occasione straordinaria, soprattutto se riusciremo a portarla dentro i processi quotidiani delle imprese. Per una piccola azienda può voler dire automatizzare una parte del lavoro amministrativo, migliorare la gestione, analizzare i dati, assistere il cliente, progettare più rapidamente.</p>
<p>Non è necessario essere sulla frontiera della tecnologia per beneficiarne.</p>
<p>A volte è sufficiente riuscire a usarla bene.</p>
<p>La seconda priorità è affrontare il problema demografico, aumentando la partecipazione al lavoro, sostenendo le famiglie e gestendo in maniera più razionale i flussi migratori.</p>
<p>La terza riguarda l’energia: più indipendenza, più investimenti, più diversificazione delle fonti e una strategia di lungo periodo.</p>
<p>La quarta è il finanziamento della crescita: banche solide, ma anche strumenti finanziari capaci di accompagnare le imprese nel rafforzamento patrimoniale e nei processi di crescita.</p>
<p>Sono interventi diversi, ma hanno un punto in comune.</p>
<h2><span class="font-435549">L’Italia deve tornare a investire sulla propria capacità di produrre.</span></h2>
<p>E questo significa guardare anche alle migliaia di imprese piccole e piccolissime che costituiscono la parte più diffusa del nostro sistema produttivo.</p>
<p>Non possiamo chiedere loro semplicemente di adattarsi a un mondo che cambia.</p>
<p>Dobbiamo metterle nelle condizioni di cambiare a loro volta.</p>
<p>Perché la grande sfida della produttività italiana non si giocherà soltanto nei grandi gruppi, nei laboratori di ricerca o nelle imprese tecnologiche.</p>
<p>Si giocherà anche nei laboratori artigiani, nelle officine, negli studi professionali, nei negozi, nelle piccole aziende manifatturiere.</p>
<p>È lì che la tecnologia dovrà incontrare il lavoro.</p>
<p>È lì che l’intelligenza artificiale dovrà incontrare l’intelligenza umana.</p>
<p>Ed è lì, in ultima analisi, che si misurerà la capacità dell’Italia di tornare a crescere.</p>
<p><em>(Estratto dall’intervento di Luigi Buttiglione, Economista, fondatore e AD di LB MACRO, al convegno Match Point 2026 di Confartigianato Imprese)</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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