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	<title>Michele Tiraboschi - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>Per una contrattazione di qualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Tiraboschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra contratti pirata, sigle senza base reale e un archivio CNEL finalmente riordinato, emerge una verità semplice: la qualità della contrattazione dipende dalla qualità della rappresentanza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 88%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-108991" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280.jpg" width="1280" height="778" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280-300x182.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280-1024x622.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280-768x467.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280-350x213.jpg 350w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<h2 data-start="323" data-end="903"><span class="font-435549">La contrattazione collettiva è l’essenza della rappresentanza? La migliore letteratura sociologica e di relazioni industriali dice di no. Un autorevole studioso come Paolo Feltrin, nell’ambito di un recente evento su “Rappresentanza e contrattazione” promosso da Confartigianato Imprese Veneto, ci ha giustamente ricordato come l’essenza della rappresentanza sia anche e soprattutto altro e cioè: reinterpretare, associare e coinvolgere, a monte dell’attività di negoziazione collettiva; prossimità, servizio e collaborazione con le istituzioni, a valle del processo contrattuale.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="905" data-end="1468">La contrattazione collettiva, quantomeno in Italia, è ancora oggi un fenomeno radicato e centrale per chi guarda ai processi economici e alle dinamiche sociali del lavoro. Tuttavia, essa è semplicemente (ma non semplicisticamente) uno strumento della rappresentanza. È allora la rappresentanza l’essenza della contrattazione collettiva, non il contrario. Una contrattazione senza rappresentanza è un fenomeno incolore che non rileva né sul piano economico né su quello sociale, pur assumendo un (modesto) rilievo formale sul solo piano del dover essere giuridico.</p>
<h3 data-start="1470" data-end="2594"></h3>
<h3 data-start="1470" data-end="2594"><span class="font-435549">È allora facile comprendere perché in Italia esista un problema di qualità della contrattazione collettiva: la stragrande maggioranza dei contratti depositati al CNEL è infatti un prodotto artificiale, frutto di una pletora di sigle che non agiscono per rappresentare interessi collettivi, di lavoratori e imprese, ma solo per conquistare privilegi e partecipare ai benefici che lo Stato concede al fenomeno collettivo e sindacale.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="1470" data-end="2594">Come se la contrattazione collettiva non fosse dunque uno strumento della rappresentanza, come indica chiaramente l’articolo 39 della Costituzione, ma un “prodotto” funzionale a conquistare un “mercato della rappresentanza” in ragione di convenienze legate, di regola, all’abbattimento del costo del lavoro (minori salari e minori contribuzioni) e alla creazione di sistemi bilaterali fittizi funzionali a vendere servizi a imprese e lavoratori. Una contrattazione pirata, è stato detto, per segnalare fenomeni distorsivi della leale concorrenza tra imprese. Una contrattazione, in realtà, spesso corsara, perché sostenuta e alimentata dal collateralismo verso questo o quel partito politico.</p>
<p data-start="2596" data-end="3840">Bene, dunque, che la rappresentanza genuina intenda riappropriarsi di questo strumento, la contrattazione collettiva, e delle reti di protezione che da questo nascono, in primis gli enti bilaterali, che sono una delle caratteristiche salienti della contrattazione di settori nobili della nostra economia come l’artigianato. Per riappropriarsi dello strumento non serve tuttavia, come molti suggeriscono, una legge sindacale: è sufficiente che la rappresentanza genuina di interessi continui a fare il suo mestiere, magari con modalità nuove e in linea coi tempi, ma sempre insistendo sulle fondamenta e cioè rappresentazione, associazionismo e coinvolgimento (prima della contrattazione) e prossimità e servizio, cioè bilateralità (dopo la contrattazione). Il punto, semmai, è quello di avviare una nuova stagione di rapporti con la politica e le istituzioni, anche questa funzione essenziale della rappresentanza, che metta ai margini e smetta di legittimare le tante sigle datoriali e sindacali che non rappresentano nessuno e che pure continuano a firmare contratti collettivi per ottenere presunte patenti di rappresentatività e un posto ai tavoli politici della concertazione e del dialogo sociale, tanto a livello nazionale quanto locale.</p>
<h3 data-start="3842" data-end="4476"></h3>
<h3 data-start="3842" data-end="4476"><span class="font-435549">In questa prospettiva, centrale è la collaborazione con le istituzioni, perché è qui che si può riqualificare lo spazio pubblico dei corpi intermedi e la funzione storica del contratto collettivo di lavoro, in coerenza con le diverse tipologie di imprese e le peculiarità di ciascun territorio e settore produttivo.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3842" data-end="4476">Che sia così lo dimostra il lavoro svolto negli scorsi mesi, a fari spenti, dagli attori più rappresentativi del nostro sistema di relazioni industriali, che hanno condiviso, in sede di Commissione dell’informazione del CNEL, nuove direttive per l’archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro.</p>
<p data-start="4478" data-end="6107">L’archivio è attualmente noto, anche ai non addetti ai lavori, soprattutto per l’impressionante numero di contratti collettivi nazionali di lavoro in esso depositati, oltre mille per il solo settore privato. Un segno, a detta di molti – e per usare una terminologia cara a Ezio Tarantelli – dello “sfascio” del nostro sistema di relazioni industriali e della progressiva frammentazione e perdita di rilevanza della rappresentanza, tanto sul versante datoriale quanto su quello dei lavoratori. La realtà, tuttavia, è molto diversa e lo stesso CNEL si è recentemente fatto carico di documentare, attraverso una intensa attività di studio e analisi del prezioso patrimonio informativo e documentale presente in archivio, un quadro completamente diverso, caratterizzato da una estesissima applicazione dei contratti collettivi di lavoro, pur in assenza di una legge sull’erga omnes, e da una persistente centralità dei contratti sottoscritti, lato lavoratori, dalle tre confederazioni storiche. Basti pensare che i 99 contratti collettivi nazionali di lavoro di maggiore applicazione, sottoscritti da federazioni di categoria di CGIL, CISL e UIL, riguardano il 97% dei 14.628.361 lavoratori tracciati con i flussi Uniemens. Esistono indubbiamente centinaia di altri contratti minori, sottoscritti da oltre 250 associazioni datoriali e quasi 200 associazioni sindacali non rappresentate in seno al CNEL, che trovano però applicazione in un numero davvero limitato di aziende e lavoratori. Ben 438 contratti nazionali presenti in archivio sono applicati in meno di 50 aziende ciascuno e ben 343 coprono meno di 100 dipendenti ciascuno.</p>
<p data-start="6109" data-end="6283">Da qui la già ricordata nuova organizzazione dell’archivio dei contratti, che contribuirà a dare una migliore e più corretta informazione a imprese, lavoratori e istituzioni.</p>
<p data-start="6285" data-end="6466">Delle molte novità (alla portata di tutti tramite l’accesso libero all’archivio, collocato in bella evidenza sul sito istituzionale del CNEL) può essere sufficiente richiamarne due.</p>
<p data-start="6468" data-end="7303">La prima novità è che i mille e passa contratti sono ora collocati in archivio in ragione del loro effettivo radicamento, cioè della loro applicazione da parte di imprese e lavoratori, come documentata dai flussi Uniemens. Per essere collocato tra i contratti di un determinato settore (meccanica, gomma-plastica o pubblici esercizi), il contratto collettivo deve segnalare un sia pur limitato radicamento statistico (in un intervallo che può variare, secondo le specificità dei settori o sotto-settori, dall’1 al 5%) rispetto al totale dei lavoratori del settore ovvero dei sotto-settori di riferimento. I contratti collettivi che non raggiungono detta soglia minima sono invece collocati in una diversa sezione perché, a livello statico, hanno una applicazione nulla nel settore a cui pure il campo di applicazione intende riferirsi.</p>
<p data-start="7305" data-end="7918">La seconda novità, di estrema importanza per l’applicazione del Codice dei contratti pubblici, è relativa al passaggio alla nomenclatura Ateco. I testi contrattuali sono infatti collocati in archivio secondo una tassonomia articolata per macro-settori e sotto-settori ovvero gruppi di sotto-settori corrispondenti alle 22 sezioni e agli 87 divisori Ateco, così da rendere di immediata percezione la corrispondenza tra il dato giuridico (il campo di applicazione del contratto collettivo) e il dato economico (cioè il settore o sotto-settore economico di riferimento secondo lo schema di lettura dei codici Ateco).</p>
<p data-start="7920" data-end="9206">Entrando nell’archivio dei contratti è dunque già ora possibile orientarsi con facilità tra i contratti effettivamente in uso nei diversi settori economici e produttivi, senza per questo cancellare dall’archivio stesso contratti che, formalmente, sono efficaci e che però non sono applicati da un numero minimo di imprese e lavoratori. Contratti che verranno dunque collocati in una distinta sezione dell’archivio. Per fare un solo esempio: dei 51 contratti nazionali della metalmeccanica ne troveremo 5 sotto la voce “contratti settore metalmeccanico” (che sono poi i contratti dei 5 sistemi più rappresentativi a livello comparato, tra cui quello delle imprese artigiane) e gli altri 46 nella voce “altri contratti”, unitamente a tutti gli altri contratti che non trovano reale applicazione nella prassi. Saranno poi gli uffici del CNEL a predisporre schede contratto dettagliate (secondo i parametri di analisi previsti dal Codice degli appalti pubblici) per i soli contratti imputati a ciascun settore o sottosettore, mentre è compito della Commissione dell’informazione del CNEL (con azioni già avviate su terziario di mercato ed edilizia) avviare verifiche comparative rispetto agli assetti normativi e retributivi dei diversi contratti presenti in archivio e in uso nella prassi.</p>
<p data-start="9208" data-end="9712">Un’operazione di totale trasparenza che, come è nella finalità della legge 936 del 1986, dovrebbe contribuire non solo alla conservazione dei testi contrattuali ma anche alla qualità ed efficienza del nostro sistema di relazioni industriali, oltre che a facilitare – da parte delle istituzioni pubbliche, dei decisori politici e degli stessi attori della rappresentanza – l’opera di monitoraggio delle dinamiche retributive e contrattuali, che sono allo stato ancora parziali e lacunose nel nostro Paese.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>La bilateralità per una moderna idea di lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Tiraboschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 09:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[bilateralità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ripubblichiamo questo intervento del professore Michele Tiraboschi, uscito nel giugno 2022 su Spirito artigiano, che offre una chiave di lettura ancora attuale sulle fragilità del dibattito pubblico sul lavoro e sul valore, spesso trascurato, delle relazioni industriali e della bilateralità come strumenti di governo condiviso delle trasformazioni sociali ed economiche.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 46%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108172" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/macro-1452987_1280.png" width="1070" height="835" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/macro-1452987_1280.png 1070w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/macro-1452987_1280-300x234.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/macro-1452987_1280-1024x799.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/macro-1452987_1280-768x599.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/macro-1452987_1280-350x273.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1070px) 100vw, 1070px" /></div>
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<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<h5>Eppure basterebbe guardare al <strong>dinamismo dei corpi sociali</strong> per rendersi conto della possibilità di percorrere sentieri diversi e anche più rassicuranti. Non tanto con riguardo alle scelte di merito – che sono sempre difficili rispetto ai cambiamenti radicali degli ultimi anni, segnati da due crisi epocali (quella del debito sovrano e quella pandemia), che paiono ancora incerti nei loro esiti – quanto nel metodo che è quello della condivisione e della tensione verso un bene comune.</h5>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Esistono infatti settori produttivi che, da tempo, hanno messo alle spalle la stagione della conflittualità e dell’antagonismo di classe per sviluppare <strong>percorsi di bilateralità</strong> riconosciuti già venti anni fa, dalla legge Biagi, come strumento privilegiato per il governo dei nuovi mercati del lavoro nelle comunità locali e con riferimento alla costruzione in ambiente di lavoro delle competenze e professionalità richieste dalle imprese. Di modo che la conclusione di un contratto collettivo non sia una terra di nessuno, da affidare ai consulenti del lavoro per gli adempimenti formali in attesa della sua futura scadenza, ma l’occasione per coltivarne giorno dopo giorno l’attuazione privilegiando, nel conflitto di interessi, quelli comuni che sono la <strong>sostenibilità delle imprese e la qualità della occupazione</strong>.</p>
<p>È questa la sfida da cogliere, perché la contesa del lavoro deve oggi più che mai mettere prima di tutto al centro del confronto lo sforzo per la creazione di valore affidando il tema redistributivo a una fase successiva, che non si può certo negare nella sua importanza, e che però può oggi trovare risposte solide non nelle politiche pubbliche costruite su debito che ipoteca il futuro, ma in maggiore produttività e crescita per tutti, salari compresi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<h5>La bilateralità e il bilateralismo sono proprio questo: una filosofia attraverso cui intendere e interpretare modernamente il ruolo di attore sociale facendosi carico di rappresentare persone e imprese e non vuote ideologie come unica strada per cercare, in modo pragmatico, soluzioni in larga parte ancora da inventare secondo percorsi condivisi da chi capisce di dover stringere una alleanza non solo per sopravvivere ma per costruire un futuro migliore di quello che abbiamo ereditato.</h5>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>È vero che esiste una <strong>questione salariale</strong> in Italia. Ma chi non vuole farsi carico di alimentare inutile attese e speranze, in vista di una competizione politica sempre dietro l’angolo, sa che le risposte vanno cercate partendo dalle fondamenta. Il che vuol dire formare i lavoratori di domani, attrezzandoli delle competenze e professionalità richieste suoi nuovi mercati; intrecciare rapporti strutturati e positivi con il sistema scolastico e universitario; <strong>rilanciare l’apprendistato e l’alternanza formativa</strong>; costruire reti di protezione di prossimità, sul lato previdenziale ma anche della sanità integrativa, per gestire le sempre più frequenti transizioni occupazionali e le politiche di conciliazione; dare accesso al mercato del lavoro a tutte le persone, compresi i gruppi più vulnerabili, che sono un valore per imprese radicate nel territorio e nelle comunità. Sanità, formazione continua, formazione iniziale, previdenza, politiche attive, ammortizzatori sociali, buone relazioni industriali, partecipazione: sono tutti temi che devono essere affidati alle relazioni industriali più che all’attore pubblico per ripensare i modi di lavorare e produrre senza alimentare le vecchie e fallimentari politiche assistenzialistiche che non creano valore e anzi drenano risorse per il rilancio della nostra economia e per una vera e duratura risposta al bisogno.</p>
<p>La grandezza della bilateralità e del bilateralismo è tutta qui, nello <strong>sforzo di interpretare e rendere giorno dopo giorno vivo, lontano dai riflettori della politica e di un dibattito pubblico sempre più superficiale, lo spirito pragmatico delle relazioni industriali</strong> che, non a caso, si sono sempre tenute lontane dalle grandi e ingombranti ideologie del secolo scorso per rispondere concretamente ai problemi del lavoro.<strong> L’esperienza di settori come l’artigianato è sotto gli occhi di tutti e deve ora diventare la regola per superare i condizionamenti di un Novecento industriale che è da tempo finito e che tuttavia è ancora oggi il parametro di riferimento dei decisori politici.</strong> Salvo poi sorprendersi del fallimento di riforme pensate per un mondo che non c’è più.</p>
<h5>© Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/pavlofox-514753/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1452987">Pavlo</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1452987">Pixabay</a></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
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		<title>La bilateralità per una moderna idea di lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Tiraboschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 22:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>'L’esperienza di settori come l’artigianato deve diventare la regola per superare i condizionamenti di un Novecento industriale da tempo finito e che tuttavia è ancora oggi il parametro di riferimento dei decisori politici'</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 49%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104000" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/06/spiritoartigiano_Bilateralita%CC%80-1.jpg" width="620" height="610" alt=""></div>
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<h5>Eppure basterebbe guardare al <strong>dinamismo dei corpi sociali</strong> per rendersi conto della possibilità di percorrere sentieri diversi e anche più rassicuranti. Non tanto con riguardo alle scelte di merito – che sono sempre difficili rispetto ai cambiamenti radicali degli ultimi anni, segnati da due crisi epocali (quella del debito sovrano e quella pandemia), che paiono ancora incerti nei loro esiti – quanto nel metodo che è quello della condivisione e della tensione verso un bene comune.</h5>
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<p>Esistono infatti settori produttivi che, da tempo, hanno messo alle spalle la stagione della conflittualità e dell’antagonismo di classe per sviluppare <strong>percorsi di bilateralità</strong> riconosciuti già venti anni fa, dalla legge Biagi, come strumento privilegiato per il governo dei nuovi mercati del lavoro nelle comunità locali e con riferimento alla costruzione in ambiente di lavoro delle competenze e professionalità richieste dalle imprese. Di modo che la conclusione di un contratto collettivo non sia una terra di nessuno, da affidare ai consulenti del lavoro per gli adempimenti formali in attesa della sua futura scadenza, ma l’occasione per coltivarne giorno dopo giorno l’attuazione privilegiando, nel conflitto di interessi, quelli comuni che sono la <strong>sostenibilità delle imprese e la qualità della occupazione</strong>.</p>
<p>È questa la sfida da cogliere, perché la contesa del lavoro deve oggi più che mai mettere prima di tutto al centro del confronto lo sforzo per la creazione di valore affidando il tema redistributivo a una fase successiva, che non si può certo negare nella sua importanza, e che però può oggi trovare risposte solide non nelle politiche pubbliche costruite su debito che ipoteca il futuro, ma in maggiore produttività e crescita per tutti, salari compresi.</p>
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<h5>La bilateralità e il bilateralismo sono proprio questo: una filosofia attraverso cui intendere e interpretare modernamente il ruolo di attore sociale facendosi carico di rappresentare persone e imprese e non vuote ideologie come unica strada per cercare, in modo pragmatico, soluzioni in larga parte ancora da inventare secondo percorsi condivisi da chi capisce di dover stringere una alleanza non solo per sopravvivere ma per costruire un futuro migliore di quello che abbiamo ereditato.</h5>
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<p>È vero che esiste una <strong>questione salariale</strong> in Italia. Ma chi non vuole farsi carico di alimentare inutile attese e speranze, in vista di una competizione politica sempre dietro l’angolo, sa che le risposte vanno cercate partendo dalle fondamenta. Il che vuol dire formare i lavoratori di domani, attrezzandoli delle competenze e professionalità richieste suoi nuovi mercati; intrecciare rapporti strutturati e positivi con il sistema scolastico e universitario; <strong>rilanciare l’apprendistato e l’alternanza formativa</strong>; costruire reti di protezione di prossimità, sul lato previdenziale ma anche della sanità integrativa, per gestire le sempre più frequenti transizioni occupazionali e le politiche di conciliazione; dare accesso al mercato del lavoro a tutte le persone, compresi i gruppi più vulnerabili, che sono un valore per imprese radicate nel territorio e nelle comunità. Sanità, formazione continua, formazione iniziale, previdenza, politiche attive, ammortizzatori sociali, buone relazioni industriali, partecipazione: sono tutti temi che devono essere affidati alle relazioni industriali più che all’attore pubblico per ripensare i modi di lavorare e produrre senza alimentare le vecchie e fallimentari politiche assistenzialistiche che non creano valore e anzi drenano risorse per il rilancio della nostra economia e per una vera e duratura risposta al bisogno.</p>
<p>La grandezza della bilateralità e del bilateralismo è tutta qui, nello <strong>sforzo di interpretare e rendere giorno dopo giorno vivo, lontano dai riflettori della politica e di un dibattito pubblico sempre più superficiale, lo spirito pragmatico delle relazioni industriali</strong> che, non a caso, si sono sempre tenute lontane dalle grandi e ingombranti ideologie del secolo scorso per rispondere concretamente ai problemi del lavoro.<strong> L’esperienza di settori come l’artigianato è sotto gli occhi di tutti e deve ora diventare la regola per superare i condizionamenti di un Novecento industriale che è da tempo finito e che tuttavia è ancora oggi il parametro di riferimento dei decisori politici.</strong> Salvo poi sorprendersi del fallimento di riforme pensate per un mondo che non c’è più.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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