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	<title>formazione - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Mar 2026 15:54:09 +0000</lastBuildDate>
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	<title>formazione - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Artigiani, basta stare a guardare: l’AI va usata, non temuta». Intervistato da Spirito Artigiano, il giurista Fabio Bassan invita le imprese a costruire un dialogo concreto tra mani e algoritmi per affrontare il futuro da protagonisti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-109224" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png" width="932" height="581" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png 932w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-300x187.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-768x479.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-350x218.png 350w" sizes="(max-width: 932px) 100vw, 932px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">È tutta una questione di alchimie. Di formule giuste, di sintesi virtuose. L’intelligenza artificiale non è un orizzonte lontano né una minaccia da subire. Per l’artigianato può diventare una leva concreta di competitività, innovazione e attrattività. Ma a una condizione: smettere di guardarla da spettatori. Ne è convinto Fabio Bassan, avvocato e professore di Diritto dell’Unione europea a Roma Tre, con una lunga esperienza nel mondo delle alte tecnologie. Con lui abbiamo ragionato del connubio fra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”, di costi di accesso, formazione, ruolo delle associazioni e della sfida globale tra modelli tecnologici. Un dialogo che parla alle imprese, ai territori e alle nuove generazioni.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore Bassan, qual è oggi il rapporto tra artigianato e intelligenza artificiale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Direi ancora troppo passivo. L’artigianato guarda all’AI con curiosità, ma spesso senza farne davvero un uso realmente efficace. Eppure la possibilità di sviluppo è enorme: la rivoluzione tecnologica consente di accedere a bacini di mercato molto più ampi, con costi più bassi e strumenti più potenti rispetto al passato».</p>
<p><strong>Se le opportunità sono così evidenti, perché questa resistenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Perché esiste una soglia di accesso. L’AI ha costi di apprendimento, non solo economici ma anche cognitivi. In molti casi c’è una difficoltà reale nell’uso e nella gestione degli strumenti. È qui che entrano in gioco le associazioni di categoria che dovrebbero &#8211; in una prospettiva virtuosa e di supporto alle Pmi &#8211; creare piattaforme condivise. Una base comune di utilizzo, come avviene già in altri mercati».</p>
<p><strong>In concreto, che cosa significa?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Mettere a disposizione una serie di strumenti con costi di fornitura più bassi, accompagnati da un’attività strutturata di formazione. Perché quando si forma davvero una persona, cambia tutto: il modo di lavorare, di organizzarsi, di competere. Questo, per gli artigiani, potrebbe essere la svolta».</p>
<p><strong>Ci spiega meglio quale ruolo possono avere le associazioni di categoria, come Confartigianato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Un ruolo decisivo. Se si vuole davvero integrare l’AI nell’artigianato, le associazioni devono farsi carico di una parte importante del percorso. Servono simulazioni continue, ad esempio su come interrogare l’AI in modo efficace. Basta una base minima di conoscenza per valutare l’impatto migliore: con le domande giuste si ottengono risultati eccellenti. Questo va fatto insieme agli artigiani, passo dopo passo».</p>
<p><strong>La sfida, per la categoria e per l’organizzazione è l’interazione tra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Se l’artigiano utilizza anche solo un minimo di sistemi di AI, combinandoli con la propria esperienza, sviluppa il lavoro in modo molto più efficiente. Certo, serve un cambio di mentalità: creatività e manualità non vengono sostituite, ma possono essere assistite in modo virtuoso dalla tecnologia».</p>
<p><strong>Questo può aiutare anche sul fronte del ricambio generazionale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Assolutamente sì. Con queste tecnologie l’artigianato diventa più attrattivo per i giovani. Il ricambio generazionale smette di essere un problema e diventa una leva di sviluppo. La volontà dei giovani di tornare all’artigianato esiste, ma va coltivata. E per farlo bisogna rendere il settore più moderno, più stimolante. La tecnologia è la chiave».</p>
<p><strong>Dal punto di vista giuridico, esistono ostacoli all’uso dell’AI nelle imprese artigiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«No, il quadro normativo è sostanzialmente a posto. L’intelligenza artificiale è regolata per le attività sensibili, ma non esiste una disciplina rigida e specifica per gli altri ambiti. È un terreno fertile, che consente un’evoluzione tecnologica importante. Le associazioni, inoltre, hanno il potere di rendere il contesto ancora più agevole».</p>
<p><strong>Guardando allo scenario globale, che modello di AI la convince di più?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Oggi vediamo tre approcci. Quello americano, basato su una quantità enorme di dati: è “rozzo” ma produce grandi risultati senza processi troppo raffinati. La Cina, invece, ha lavorato in modo più sofisticato: meno dati, ma processi molto più raffinati. DeepSeek, ad esempio, consuma meno risorse e ha messo in difficoltà i colossi americani».</p>
<p><strong>E l’Italia, dove si colloca?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’Italia – e l’Europa – hanno un punto di forza enorme: sistemi molto raffinati, una grande capacità di gestione efficace dell’AI. Dovremmo fare una cosa semplice ma decisiva: creare consorzi di progetti virtuosi e metterli a disposizione delle Pmi, anche a livello territoriale ed europeo. Questa raffinatezza è una leva straordinaria di competitività, soprattutto perché consente costi sostenibili per le imprese».</p>
<p><strong>Dunque, qual è la sfida per l’artigianato italiano di domani?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Passare dalla difesa all’attacco. Usare l’intelligenza artificiale non per snaturarsi, ma per valorizzare ciò che l’artigianato ha di unico. Se sapremo far dialogare intelligenza artigiana e artificiale, il futuro non sarà una minaccia, ma un’opportunità concreta».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
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		<title>Artigianato, fattore chiave nell’applicazione delle tecnologie della doppia transizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra sensori, software e cantieri, l’innovazione non si installa da sola: serve chi la sa mettere a terra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 73%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109299" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920.jpg" width="1446" height="1920" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920.jpg 1446w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-226x300.jpg 226w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-771x1024.jpg 771w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-768x1020.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-1157x1536.jpg 1157w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/ai-generated-8894577_1920-350x465.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1446px) 100vw, 1446px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Gli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati da una spinta crescita degli <strong>investimenti</strong>, saliti al ritmo medio annuo del 4,4%, in controtendenza rispetto al decennio precedente quanto gli investimenti sono scesi al tasso del 2,9% all’anno. La <strong>doppia transizione</strong>, digitale e ambientale, ha contribuito a generare un flusso medio annuo di investimenti, valutati a prezzi costanti 2020, di 350 miliardi di euro, di cui il 54,1% in costruzioni e il 45,7% in macchinari, impianti e prodotti di proprietà intellettuale quali ricerca e sviluppo, software e basi dati. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La propensione ad investire sostiene l’<strong>innovazione</strong>, in particolare nelle piccole imprese. Gli investimenti in macchinari e l’acquisto di beni e servizi specializzati, infatti, rappresentano oltre un terzo (35,2%) della spesa delle micro e piccole imprese per l’innovazione, una quota doppia a quella delle medie e grandi imprese (8,5%) le quali concentrano maggiormente gli investimenti per l’innovazione nell’attività di ricerca e sviluppo.</p>
<p>Per adattare l’ampia gamma delle tecnologie incorporate negli investimenti sono necessari gli <strong>interventi predisposti da imprese specializzate ad alta vocazione artigiana</strong>. Sono infatti necessari interventi di predisposizione del sito del macchinario e degli impianti elettrici e idraulici, attività di installazione, montaggio e collaudo dei macchinari, oltre alla gestione di processi di digitalizzazione e automazione, la gestione della sensoristica e del software per IoT (Internet of Things). Gli elevati costi per energia elettrica e gas in Italia richiedono un costante presidio dei processi <em>energy saving</em> dei macchinari e degli impianti. Per gli investimenti nelle costruzioni sono richieste attività di adattamento delle strutture e dell’involucro degli edifici, la gestione della domotica, dell’efficientamento energetico e della sicurezza.</p>
<p>Anche la normativa sugli incentivi fiscali degli investimenti delinea una ampia articolazione delle tecnologie, applicandosi a beni strumentali controllati da sistemi computerizzati e gestiti tramite sensori, sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità, dispositivi per l’interazione uomo-macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica « 4.0 », oltre ai beni per l’elaborazione dei dati funzionali alla trasformazione digitale delle imprese. Tra i beni immateriali, oltre al software si trovano sistemi, piattaforme, applicazioni, algoritmi e modelli digitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Diffusione dei robot e raddoppiano piccole imprese che usano IA</span></h2>
<p>Nella crescente digitalizzazione della gestione dei macchinari si è sviluppata la presenza di robot e di applicazioni di intelligenza artificiale (IA), tecnologia sempre più diffusa tra le piccole imprese e le imprese artigiane. Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dall&#8217;Istat il 15,2% delle piccole imprese manifatturiere utilizza robot, mentre nel 2025 è raddoppiato il numero delle piccole imprese che usa l&#8217;IA, salite al 14,2%, segnando un significativo incremento rispetto al 6,9% del 2024 e al 4,4% del 2023. Tenuto conto del trend delle imprese attive, si stima che nel 2025 le piccole imprese che usano l’IA salgono del 110,8%. Nel confronto europeo l’uso dell’IA interessa il 17,0% delle piccole imprese tra 10 e 49 addetti nell’Unione europea a 27, con quote più elevate per Germania (23,1%) e Spagna (17,2%), mentre la diffusione in Francia (15,0%) è più allineata a quella dell’Italia (come anticipato pari al 14,2%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">L’artigianato sulla frontiera tecnologica</span></h2>
<p>Per la gestione dell’ultimo miglio della tecnologia e dell’innovazione è necessario l’intervento di imprese specializzate, con una elevata presenza di imprese artigiane, che adattano e personalizzano e potenziano le funzionalità dei beni di investimento. Circa un quarto della spesa delle imprese per l’innovazione si riferisce all’acquisto di macchinari e di beni e servizi di supporto ai processi innovativi. L’artigianato presidia questo segmento di offerta di beni strumentali e di servizi per l’implementazione delle tecnologie. A settembre 2025 nella manifattura di beni strumentali ad elevata intensità tecnologica e di conoscenza operano 16mila imprese artigiane mentre nei servizi di installazione di macchinari, di impianti elettrici e idraulici, nei servizi dell’economia digitale e nella riparazione di computer ed apparecchi per le telecomunicazioni operano 153mila imprese artigiane. Nel complesso sono 169mila le imprese artigiane, pari al 13,6% dell’artigianato che, sulla base della creatività e delle competenze dei loro 400mila addetti, intervengono sulle matrici tecnologiche mediante personalizzazioni e trasformazioni, orientandole ad una maggiore efficacia nei confronti del cliente utilizzatore finale del bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Le competenze sono il fattore critico</span></h2>
<p>Nell’ultimo miglio della tecnologia rimane critica la carenza di competenze: secondo gli ultimi dati del sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2025 le imprese artigiane faticano a trovare il 65,2% del personale a cui sono richieste elevate competenze per l’applicazione di tecnologie digitali quali intelligenza artificiale, <em>cloud computing</em>, <em>Industrial Internet of Things (IoT)</em>, <em>data</em> <em>analytics</em> e <em>big</em> <em>data</em>, realtà virtuale e aumentata e <em>blockchain</em>. Tra le maggiori regioni si registra una difficoltà di reperimento di queste competenze chiave per la transizione digitale superiore alla media in Toscana con 72,9%, Piemonte e Valle d’Aosta con 69,2%, Lombardia con 68,7%, Emilia-Romagna con 67,2% e Veneto con 65,6%.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
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		<title>L’artigianato al centro della nuova economia: la riforma secondo Luca De Carlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:05:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una riforma attesa da quarant’anni, un settore che cambia pelle e una sfida chiara: dare agli artigiani gli strumenti per stare nel presente e costruire il futuro del Paese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109007" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/5.De-Carlo.png" width="910" height="901" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/5.De-Carlo.png 910w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/5.De-Carlo-300x297.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/5.De-Carlo-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/5.De-Carlo-768x760.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/5.De-Carlo-350x347.png 350w" sizes="auto, (max-width: 910px) 100vw, 910px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Dopo quarant’anni, l’artigianato italiano si prepara a voltare pagina. La Commissione Industria del Senato ha approvato nei giorni scorsi l’emendamento che delega al Governo la riforma della legge quadro del 1985, aprendo la strada a una revisione profonda delle regole che definiscono l’identità e l’operatività delle imprese artigiane. Primo firmatario del provvedimento è il senatore Luca De Carlo*, presidente della stessa Commissione, che da tempo sottolinea la necessità di una normativa più coerente con la realtà produttiva di oggi: un tessuto fatto di imprese evolute, tecnologiche, aperte alla collaborazione e sempre più presenti sui mercati globali.</span></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Senatore De Carlo, con l’emendamento al DDL PMI – del quale Lei è primo firmatario – si dà mandato al Governo di avviare una riforma della normativa quadro sull’artigianato dopo quasi 40 anni. Qual è, secondo Lei, l’elemento chiave che rende oggi indispensabile questa riforma?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>«Il tempo: negli ultimi quarant’anni è cambiato il mondo, l&#8217;evoluzione tecnologica ha fatto passi da gigante, il mercato del lavoro ha subìto una rivoluzione e gli stessi scenari di mercato hanno cambiato volto. L&#8217;artigianato è tradizione, storia, cultura, identità, certamente; ma è anche continua innovazione, ricerca, novità. È anche – e soprattutto – economia, e per stare dentro al mercato di oggi bisogna essere non solo al passo con i tempi, ma soprattutto essere pronti alle sfide del futuro.»</em></p>
<p><strong>Lei ha dichiarato: “con questo emendamento riportiamo l’artigianato nel presente e siamo pronti a proiettarlo nel futuro”. Quale “presente” e quale “futuro” ha in mente per le imprese artigiane italiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>«Il presente lo abbiamo davanti agli occhi tutti quanti: siamo in un mercato globale dove l&#8217;eccellenza è valore aggiunto. Le sfide energetiche e occupazionali colpiscono trasversalmente tutti i settori produttivi, e l&#8217;artigianato ha quella capacità del “saper fare” &#8211; e fare bene – che è indispensabile per affrontare la situazione attuale; gli artigiani però non possono essere lasciati da soli, ecco quindi la necessità di una nuova legge che dia loro una “cassetta degli attrezzi” normativa al passo con i tempi. “Il futuro è un&#8217;ipotesi”, cantava un grande interista come Enrico Ruggeri, ma è chiaro che anche l&#8217;artigianato dovrà fare i conti con il ricambio generazionale, con la crescita dei sistemi tecnologici, con l&#8217;intelligenza artificiale. Questi sono i temi che i nostri artigiani dovranno essere in grado di affrontare nei prossimi anni.»</em></p>
<p><strong>Nella riforma si è parlato anche di un fondo biennale per l’accesso al credito degli artigiani, poi saltato per mancanza di coperture: ce la faremo già nella prossima Legge di Bilancio?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>«Il problema dell’accesso al credito è una difficoltà che le nostre imprese affrontano da tempo ed è fondamentale risolverla se vogliamo garantire loro vere prospettive di crescita. Nel DDL PMI, recentemente approvato dal Senato e sul quale abbiamo lavorato in Commissione, sono già previste misure importanti per assicurare alle piccole e medie imprese un più facile accesso al credito. Gli interventi si muovono su diversi fronti, come la riforma dei confidi e la valorizzazione dei beni in magazzino, con l’obiettivo di ampliare le opportunità di finanziamento e sostenere la liquidità delle aziende. Questi provvedimenti rappresentano solo l’inizio: stiamo già lavorando a ulteriori misure mirate per sostenere il settore artigiano e le piccole imprese, che rappresentano l’essenza più autentica del Made in Italy e sono la nostra punta di diamante per la competitività internazionale.»</em></p>
<p><strong>Spesso nelle riforme dell’artigianato entrano in gioco vincoli societari, requisiti che molti artigiani e micro imprese considerano anacronistici. Quali sono, secondo Lei, i principali “vincoli anacronistici” che questa riforma punta a superare?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>«Il mandato al Governo è chiaro: sarà necessario sedersi attorno al tavolo con tutti i protagonisti dell’artigianato nazionale, associazioni di categoria in primis, per capire assieme a loro quali sono le proposte, le idee, le innovazioni da inserire nella nuova legge sull&#8217;artigianato e quali invece le “storture” e gli anacronismi da non ripetere. Sarà una legge condivisa, non una proposta calata dall&#8217;alto, proprio per dare al mondo artigiano la cassetta degli attrezzi di cui a bisogno.»</em></p>
<p><strong>Il percorso di modernizzazione non può prescindere dal ruolo della rappresentanza. Quanto importante è per lei che questo legame, tra politica e associazioni del territorio venga mantenuto e rafforzato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>«Il rapporto con le associazioni e con i territori è fondamentale: la politica non può più restare chiusa nei suoi palazzi, producendo burocrazia e restando sorda alle richieste di chi produce. Questo Governo ha scelto di stare dalla parte di chi fa economia e di chi crea posti di lavoro; io stesso, da presidente della Nona Commissione al Senato, in questi anni ho avuto modo di ospitare e confrontarmi nelle audizioni con decine e decine di realtà, da quelle del settore primario al commercio, dal piccolo artigianato alle industrie multinazionali. È solo con il confronto continuo con loro che si possono costruire quelle norme che fanno del bene alla nostra economia.»</em></p>
<p><strong>Lei è primo firmatario anche del DDL sul pane fresco, stoppato però dall’Europa, come si può garantire la tutela  del valore delle produzioni alimentari artigiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>«Siamo la Nazione con più DOP e IGP al mondo, e il Veneto è la regione che ne vanta il maggior numero in Italia: sono un&#8217;eccellenza che va difesa e tutelata. L&#8217;abbiamo fatto contrastando l&#8217;italian sounding, che pesa per 120 miliardi di euro all&#8217;anno sull&#8217;economia italiana; lo stiamo facendo con la proposta di legge sul pane fresco: anche in questo caso, vogliamo ammodernare una legge che ha alle spalle diversi anni. Vogliamo quindi tutelare il vero “pane fresco” e quello tradizionale, rendendo facilmente riconoscibile quello precotto e – soprattutto – quello veramente Made in Italy. A situazioni nuove servono risposte attuali e moderne che sappiano conservare il valore della tradizione artigianale aggiungendo quel pizzico di innovazione che da sempre contraddistingue l&#8217;artigianato italiano. Siamo invidiati e ammirati nel mondo non solo per la qualità delle nostre produzioni, ma anche per la sicurezza alimentare che questi rappresentano: sono valori unici che dobbiamo assolutamente difendere.»</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p><em>(Grazie a Confartigianato Veneto per aver reso disponibile a Spirito Artigiano l’intervista al senatore Luca De Carlo).</em></p>
<hr />
<p>(*<em>Luca De Carlo è senatore della Repubblica per Fratelli d&#8217;Italia dalle elezioni suppletive del 20-21 settembre 2020 (riconfermato poi con il voto del 25 settembre 2022); è stato Deputato alla Camera dal 23 marzo 2018 al 5 agosto 2020, primo parlamentare a sedere nei due rami del Parlamento nell&#8217;arco della stessa legislatura. Nasce nel 1972 a Pieve di Cadore, nel Bellunese; nel 2004 viene eletto consigliere comunale a Calalzo di Cadore, di cui diventa primo cittadino nel 2009, ruolo che ricopre per tre mandati, fino al 2024. Nel 2020 è nominato coordinatore regionale di Fratelli d&#8217;Italia in Veneto. Dal 2022 ricopre la carica di presidente della 9ª Commissione permanente “Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare” al Senato. Fa parte anche della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali e agroalimentari</em><em>).</em></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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		<title>Dove nasce la magia: l’artigianato dietro il cinema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 06:20:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Cinecittà, tra falegnamerie, set e modellatori digitali, il cinema prende forma grazie all’ingegno artigiano: Rossella Catanese ci racconta come ogni film sia il frutto di competenze tecniche, visioni creative e gesti sapienti che trasformano l’idea in immagine.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108936" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie.png" width="850" height="458" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie.png 850w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie-300x162.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie-768x414.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Federico-Di-Bisceglie-350x189.png 350w" sizes="auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Dove tutto è possibile. Il grande schermo. Dietro le quinte, chi da vita alla magia, è sempre un artigiano. Roma, Cinecittà. Tra luci dei riflettori e polvere di legno, il cinema prende forma. Rossella Catanese*, professoressa di teorie e tecniche del linguaggio filmico e Narrazioni Audiovisive (le sue pubblicazioni riguardano la storia del cinema, gli archivi filmici, il cinema sperimentale e il restauro dei film) all’Università degli Studi della Tuscia, ci guida tra laboratori e set, tra visionarietà e gesti concreti. Ogni scenografia, costume, oggetto di scena è il frutto di mani esperte che trasformano l’idea in immagine. Il digitale non cancella, amplifica: stampa 3D, fotogrammetria, modellazione virtuale diventano estensione dell’artigianato. Ogni film una bottega, ogni sequenza un piccolo miracolo di techné. E in questo intreccio tra creatività e sapere manuale si forgia il futuro delle nuove generazioni di maestranze.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em><strong>Dal suo punto di vista qual è il rapporto tra artigianato e cinema?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il cinema, in quanto forma d’arte della modernità industriale, non esisterebbe senza il substrato di saperi tecnico-pratici che ne permettono la realizzazione concreta. L’idea registica, per sua natura intangibile, richiede infatti di essere tradotta in una dimensione sensibile e fotografabile attraverso un processo di manifattura che è, in ogni sua fase, profondamente artigianale. Che si tratti di costruire una scenografia o di confezionare un costume, si attiva un sapere fatto di gesti, materiali e tecniche specializzate (techné) che trasforma il concetto in un “manufatto” audiovisivo.</p>
<p style="padding-left: 40px;">In particolare, in Italia la formazione delle maestranze avveniva in un contesto storico e culturale che ha sempre valorizzato le capacità artistiche; la famosa “Hollywood sul Tevere” degli anni de La dolce vita, cioè la presenza a Roma di produttori, registi e star americani, aveva ragioni di natura commerciale (come la legge Andreotti del 1949 che finanziava produzioni e co-produzioni italiane e offriva sgravi fiscali più interessanti rispetto al contesto statunitense), ma è stata di certo determinante anche la bravura e la caratura artistica delle figure professionali di Cinecittà, che conquistarono tutti.»</p>
<p><strong>Come è evoluta questa connessione negli anni?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Questa connessione ha attraversato una significativa evoluzione dialettica, segnata da tre fasi principali. Inizialmente, nella fase pre-industriale e del sistema degli studi, l’artigianato era perfettamente integrato in un modello produttivo di tipo quasi-fordista, dove maestranze specializzate operavano in botteghe interne agli studios. Poi, con il declino di quel sistema e l’avvento della figura del regista-autore, si è assistito a una ri-artigianalizzazione del processo creativo, dove le competenze tecniche si sono messe al servizio di visioni estetiche più personali e diversificate. Vi consiglio un bel film che racconta il ruolo determinante di due artigiani italiani prestati al cinema americano negli anni del muto: Good Morning Babilonia (1987) dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani. L’ingresso nell’era digitale, infine, ha inizialmente generato il timore di una sostituzione dell’artigianato tradizionale, ma ha poi rivelato la sua vera natura di potente strumento di trasformazione. Oggi assistiamo a una trasfigurazione del rapporto, visto che il digitale non soppianta il sapere manuale, ma lo integra e lo potenzia, spostando il campo d’azione in un continuum ibrido tra il materiale e l’immateriale.»</p>
<p><strong>Di quali professionalità artigiane abbisogna un settore come quello cinematografico?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’ecosistema produttivo cinematografico necessita di una certa varietà di professionalità artigiane: da un lato, permangono le figure dell’artigianato tradizionale applicato, quali lo scenografo, il falegname, l’ebanista, il sarto e il costumista, il decoratore e lo scultore di props, cioè oggetti di scena. Questi professionisti sono depositari di un sapere manuale profondamente radicato nella manipolazione di materie prime fisiche. Dall’altro lato, negli ultimi anni si è affermata con forza la categoria del digital craft, che comprende il modellatore 3D, il texture artist e altre figure relative allo specifico digitale. Sebbene operino in un ambiente computazionale, questi tecnici applicano al dato digitale la stessa logica di cura, pazienza e conoscenza dei materiali che caratterizza l’artigianato tradizionale.»</p>
<p><strong>Quali sono le leve per avvicinare i giovani al comparto?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Una maggiore visibilità del lavoro delle maestranze è fondamentale; occorre superare una narrazione mediatica centrata esclusivamente sulla figura del regista per dare risalto al contributo determinante di tutte le professionalità tecniche, dato che il cinema è sempre un lavoro collettivo, un’impresa di squadra. A questo dovrebbe accompagnarsi una chiara valorizzazione socio-economica, che garantisca percorsi di carriera definiti e un adeguato riconoscimento retributivo, presentando questi mestieri come scelte professionali solide e gratificanti. In Italia, potrebbe essere strategico inquadrare queste competenze nel solco della più ampia tradizione di eccellenza del Made in Italy, evidenziando le connessioni con l’alta sartoria, il design e il restauro.»</p>
<p><strong>In che modo agire efficacemente sulla formazione delle maestranze artigiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Per una formazione efficace è indispensabile un modello che coniughi il sapere teorico con la pratica sul campo, anche attraverso tirocini curriculari di qualità basati sul modello bottega-apprendista, che rimane un pilastro irrinunciabile. Parallelamente, è cruciale il potenziamento dell’infrastruttura laboratoriale presso le istituzioni formative. Tutto ciò richiede, infine, un solido networking istituzionale che crei tavoli di lavoro permanenti tra i ministeri competenti, gli enti di formazione, le associazioni di categoria artigiane e i rappresentanti dell’industria cinematografica, per allineare costantemente la domanda e l’offerta di competenze.»</p>
<p><strong>Come la tecnologia interagisce in questo rapporto?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La tecnologia contemporanea, basata sugli ambienti digitali, funge da amplificatore delle capacità dell’artigiano: strumenti come la stampa 3D o la fotogrammetria estendono le sue possibilità esecutive, permettendo livelli di precisione, complessità e controllo prima inaccessibili. L’esito più avanzato di questa interazione è la ridefinizione dei confini stessi della pratica: la figura dell’artigiano ibrido, che padroneggia sia gli strumenti tradizionali che quelli digitali, è ormai una realtà. La tecnologia, in definitiva, non elimina la necessità della “mano” dell’artigiano, ma ne trasforma radicalmente l’espressione, richiedendo una duplice competenza che spazia dalla materia fisica al dato algoritmico.»</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>(*<em>Rossella Catanese<strong> &#8211; </strong>Docente e ricercatrice all’Università della Tuscia, specializzata in restauro cinematografico, archivi filmici e avanguardie. Autrice di monografie e curatele internazionali, già assegnista in progetti PRIN ed europei, con esperienze didattiche a NYU Florence e negli USA. Premio Limina 2022 e Duchamp Research Grant 2023).</em></p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
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		<title>Pop-Up Opera. Con le mani imparo un mestiere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 08:20:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un progetto educativo che unisce arte, manualità e orientamento scolastico per formare gli artigiani di domani</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108483" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2.png" width="1365" height="842" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2.png 1365w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2-300x185.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2-1024x632.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2-768x474.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2-350x216.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1365px) 100vw, 1365px" /></div>
					</div>
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<p>Il mondo dell’artigianato, pilastro del Made in Italy, è oggi in sofferenza. Mancano giovani disposti ad apprendere i mestieri manuali, e con essi rischia di scomparire un vasto patrimonio di conoscenze, tecniche e sensibilità artistica. Secondo educatori, formatori e operatori del settore, si tratta di una vera e propria emergenza culturale e sociale: <strong>le abilità manuali stanno scomparendo</strong>, non solo tra i giovani, ma già tra i bambini in età prescolare.</p>
<p>Colorare con precisione, ritagliare, disegnare: attività un tempo comuni e naturali oggi risultano sempre più difficili per molti bambini. Gli insegnanti delle scuole dell’infanzia e primarie segnalano una progressiva perdita della motricità fine e una generale mancanza di esercizio manuale, dovuta anche alla diffusione di giochi e attività sempre più digitali. È in questo contesto che si inserisce l’iniziativa promossa dall’Associazione <strong>Lilopera [1]</strong>, realtà impegnata nella promozione dell’opera lirica e della formazione creativa per bambini e ragazzi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">*Pop-Up Opera – Il Piccolo Principe, l’Opera lirica per bambini</span></h2>
<p>Il progetto <strong>“Pop-Up Opera” </strong>nasce proprio per rispondere a queste esigenze. Si tratta di un format educativo sperimentale che, attraverso laboratori manuali ispirati al teatro e all’opera lirica, stimola i bambini a riscoprire la manualità, la collaborazione e la creatività. Il primo laboratorio si è tenuto il <strong>24 maggio 2025 </strong>presso la <strong>Biblioteca Corte Valenti di Garbagnate Milanese</strong>, coinvolgendo 20 bambini tra i 6 e i 10 anni in un percorso di due ore dedicato alla creazione di una scenografia Pop-Up dell’opera <strong>Il Piccolo Principe</strong>, allestimento scenico tratto dal noto romanzo di <a href="https://www.amazon.it/Antoine-de-Saint-Exup%25C3%25A9ry/e/B010MJ8OFQ?ref=sr_ntt_srch_lnk_5&amp;qid=1748788418&amp;sr=8-5">Antoine de Saint-</a> <a href="https://www.amazon.it/Antoine-de-Saint-Exup%25C3%25A9ry/e/B010MJ8OFQ?ref=sr_ntt_srch_lnk_5&amp;qid=1748788418&amp;sr=8-5">Exupéry</a> e andato in scena al Teatro alla Scala nel 2023 con oltre 100.000 giovani spettatori.</p>
<p>Durante l’attività, i bambini hanno ascoltato la presentazione dell’opera lirica con le musiche di <em>Pierangelo V</em>altinoni, hanno anche assistito alla lettura di un estratto dal libretto di <em>Paolo Madron </em>(il dialogo fra il Piccolo Principe e il Mercante di stelle), e realizzato con le proprie mani elementi scenici in formato pop-up, trasformando il racconto in un vero e proprio libro tridimensionale.</p>
<p>Il successo dell’iniziativa è stato confermato dai questionari di gradimento, che hanno evidenziato entusiasmo, interesse e partecipazione attiva da parte di tutti i partecipanti. Anche lo staff educativo, composto anche da 5 bambini di una classe quarta elementare che hanno aiutato a realizzare il libro, ha riscontrato grande coinvolgimento, spirito di collaborazione e curiosità nei bambini che si sono scoperti capaci di realizzare, passo dopo passo, un prodotto originale e personale.</p>
<p>Ma il progetto non si ferma qui: il laboratorio sarà replicato nel corso del 2025 in altre biblioteche <strong>del circuito CSBNO come quella di Bollate </strong>(12 ottobre) e in altre sedi del circuito della <strong>Fondazione per Leggere</strong>. Il laboratorio sarà anche accolto in spazi educativi quali l’Accademia di Architettura per bambini <strong>SOU </strong>di Milano (19 gennaio 2026).</p>
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<h2><span class="font-435549">*Pop-Up Opera per le Secondarie Inferiori nelle Biblioteche</span></h2>
<p>Parallelamente, Pop-Up Opera si espande anche verso le scuole secondarie di primo grado, con l’obiettivo di affiancare i ragazzi nel delicato momento della scelta della scuola superiore.</p>
<p>Lilopera propone infatti un <strong>percorso integrato di orientamento scolastico </strong>incentrato sull’esperienza diretta e sull’esplorazione delle abilità manuali. Attraverso laboratori ispirati al teatro musicale, le Arti e i Mestieri in esso contenuti, gli studenti avranno modo di cimentarsi in attività ispirate ai mestieri artigianali, scoprendo propensioni e talenti che spesso restano inespressi nel contesto scolastico tradizionale.</p>
<p>Grazie alla collaborazione con la <strong>Rete delle Reti</strong>, Il più grande movimento cooperativo di biblioteche locali e che raccoglie più di 1.700 biblioteche in almeno 7 regioni italiane, questa estate il progetto verrà presentato a ciascun referente delle numerose reti raccolte nel gruppo <strong>RdR</strong>. Sarà l’occasione per strutturare una comunicazione efficace col fine di attirare le classi seconde delle scuole secondarie di primo grado in biblioteca, luogo di scambi culturali e apprendimento per eccellenza, un’aula alternativa ove imparare con le mani ed essere orientati alla scuola superiore.</p>
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<h2><span class="font-435549">*L’insegnante, un mediatore attivo</span></h2>
<p>Un elemento innovativo del progetto è il coinvolgimento attivo dei docenti: gli insegnanti, infatti, partecipano a momenti di formazione specifica per diventare <strong>mediatori attivi del percorso</strong>, potenziando la capacità della scuola di accompagnare ogni studente verso scelte consapevoli e personalizzate. Al termine dei laboratori sono previsti anche <strong>interventi di orientamento scolastico </strong>focalizzati sulle professioni artigianali e artistiche, in collaborazione con esperti del mondo del lavoro.</p>
<p>Nel dibattito sull’orientamento scolastico, si parla sempre più spesso della figura del <strong>“docente orientatore”</strong>, un insegnante formato per affiancare i ragazzi nella progettazione del proprio futuro. In questo senso, il progetto Pop-Up Opera si propone come <strong>strumento concreto per rafforzare il ruolo della scuola </strong>nel guidare gli studenti verso percorsi in linea con le proprie inclinazioni, superando stereotipi e pregiudizi legati al lavoro manuale. Già nel progetto <strong>OperaOrienta</strong>, che da 15 anni Lilopera offre alle classi seconde delle scuole secondarie di primo grado, si vuole prevenire l’abbandono scolastico che, in caso di scelta sbagliata della scuola superiore, è proprio uno dei motivi che porta i ragazzi ad abbandonare il percorso di formazione compiuti i 16 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">*Uno strumento per preventire la dispersione scolastica</span></h2>
<p>La dispersione scolastica è infatti una piaga sociale che necessita di interventi strutturali. “<strong>Nel 2024, il 9,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni esce prematuramente dal sistema educativo </strong>senza aver completato un titolo di studio secondario. Il fenomeno è <strong>più frequente tra gli uomini (12,2%) </strong>che tra le donne (7,1%) e presenta forti disparità regionali: 12,4% nel Mezzogiorno, 8,4% al Nord, 8,0% al Centro. Per i giovani stranieri, l’abbandono scolastico raggiunge il 24,3%, con incidenze più alte tra chi è arrivato in Italia in età adolescenziale.” (<em>Orizzonte scuola </em>23 maggio 2025)</p>
<p>Riscoprire la bellezza del lavoro artigianale, sviluppare abilità concrete, imparare a conoscere sé stessi attraverso il fare: è questa la scommessa di Pop-Up Opera, un progetto che mette al centro le mani, la mente e il cuore dei giovani per costruire insieme, il futuro del nostro Paese.</p>
<p style="text-align: right;">(<em>L’articolo è stato redatto da  Serena Gobbo</em>)</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<hr />
<h6>[1] Lilopera (<a href="https://www.lilopera.it/">https://www.lilopera.it/)</a>  nasce per avvicinare i giovani, le famiglie e gli insegnanti all’Opera lirica e al Teatro musicale, le forme di spettacolo più complete e interdisciplinari data la ricchezza delle attività  di cui si compongono: non solo artistiche, ma anche tecniche, artigianali ed umanistiche.<br />
Musica, canto, danza, recitazione, ma anche scenografie, luci, costumi, storia, letteratura&#8230; sono solo alcuni degli ingredienti che Lilopera utilizza nei suoi progetti, grazie ai quali realizza percorsi di visita, di approfondimento, di formazione e di orientamento sia nelle scuole di ogni ordine che presso istituzioni di grande rilievo culturale, come il Museo Teatrale alla Scala e il Poli.design &#8211; Politecnico di Milano.</h6>
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		<title>Paradossi della carenza di competenze nell’era della transizione digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 08:40:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La domanda di lavoro cresce, trainata dalle micro e piccole imprese, ma trovare personale qualificato è sempre più difficile, soprattutto nell’artigianato. In un’economia sempre più digitale, il divario tra competenze richieste e disponibili si allarga, frenando la crescita e mettendo a rischio l’innovazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 58%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108105" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647.jpg" width="1200" height="1644" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-219x300.jpg 219w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-747x1024.jpg 747w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-768x1052.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-1121x1536.jpg 1121w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-350x480.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>A inizio 2025 il mercato del lavoro manifesta segnali di dinamismo, anche grazie alla spinta delle micro e piccole imprese. In parallelo continua a salire la difficoltà di reperimento del personale, un fenomeno più accentuato tra le imprese artigiane. Un aspetto paradossale risiede nel fatto che, mentre l’economia digitale sta crescendo a un ritmo accelerato e le tecnologie avanzate come l’IA e la <em>data analysis</em> sono sempre più diffuse, le imprese faticano a reperire il personale con le competenze necessarie per sfruttarle. Il disallineamento tra domanda e offerta di <em>digital skills</em> ostacola la crescita delle imprese, già colpite dal calo degli investimenti causato dalla stretta monetaria del biennio 2022-2024.</p>
<p>Nei dodici mesi del 2024 l’occupazione è salita di 274 mila unità (+1,2%), una crescita trainata dai posti di lavoro stabili, con gli occupati permanenti che salgono di 687 mila unità (+4,4%), più che bilanciando il calo dei dipendenti a termine (-402mila). L’analisi dei più dettagliati dati trimestrali dell’Istat ci indica un maggiore dinamismo dell’occupazione per le donne, gli stranieri e i laureati.</p>
<p>Si prospetta una tenuta della domanda di lavoro, con previsioni di assunzione delle imprese nel trimestre febbraio-aprile 2025 sono in aumento del 6,1%, sostenuto dalla domanda tonica delle micro e piccole imprese, che prevedono assunzioni in aumento dell’8,4% a fronte del +2,4% rilevato per le imprese medio-grandi.</p>
<p><strong>Sale la difficoltà di reperimento del personale, più accentuata nell’artigianato</strong> &#8211; La crescita dell’occupazione si associa ad un rilevante e crescente mismatch tra domanda ed offerta di lavoro, soprattutto se qualificato. L’analisi dei dati annuali dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, evidenzia che nel 2024 le imprese italiane segnalano una difficoltà di reperimento del personale nel 47,8% delle entrate previste, in aumento di 2,7 punti percentuali rispetto al 45,1% del 2023. La difficoltà di reperimento nelle micro e piccole imprese (MPI) sale al 51,3% (3,2 punti in più del 48,1% nel 2023), per arrivare al 59,2% nelle imprese artigiane, quota superiore di 11,4 punti percentuali alla media delle imprese del 47,8% e in aumento di 4 punti percentuali rispetto al 55,2% del 2023. L’elevata carenza di manodopera nell’artigianato è <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2025/02/Screenshot-2025-02-24-084501.png">diffusa sul territorio</a>, con una maggiore accentuazione in Veneto, Umbria, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.</p>
<p><strong>Crisi della manifattura e <em>labour hoarding</em></strong> &#8211; Un ulteriore paradosso è dato dal difficile reperimento del personale che si associa ad una tenuta dell’occupazione anche nei settori di manifattura interessati da una fase congiunturale negativa, evidenziando la presenza del <em>labour hoarding</em> (accantonamento del fattore lavoro): anche le imprese che registrano un calo di produzione trattengono il personale, dato che risulterebbe introvabile nella successiva fase di ripresa. Nei due settori manifatturieri in maggiore crisi – <a href="https://bit.ly/4gEF78V">meccanica</a> e moda &#8211; si registra una più ampio <em>skill shortage</em> (carenza di competenze): se mediamente nella manifattura nel 2024 le entrate difficili da reperire sono pari al 53,7%, nella moda salgono al 57,8% e nella meccanica arrivano al 59,6%.</p>
<p><strong>Le cause</strong> <strong>del mismatch &#8211; </strong>Diversi fattori influiscono sul fenomeno della carenza di manodopera, a cui le <a href="https://bit.ly/3QAyN6F">imprese stanno reagendo con misure diversificate</a> per attrarre giovani talenti e trattenere i lavoratori con più elevate skills ed esperienza.</p>
<p>Pesano gli effetti di una profonda crisi demografica, determinata da denatalità e invecchiamento della popolazione, che restringe l’offerta di lavoro. A fronte del calo della popolazione in età lavorativa, si osserva il <a href="https://bit.ly/4g95PGn">paradosso del ‘grande spreco’ rappresentato dai giovani inattivi</a>, che interessa circa un quarto della popolazione tra 25 e 34 anni. Tra gli altri fattori, viene considerato il profilo del candidato conseguente al percorso scolastico e formativo svolto e il set di competenze acquisite nel percorso professionale. Rilevano, inoltre, il livello e le prospettive di evoluzione della retribuzione e della carriera in azienda, la tipologia contrattuale offerta, oltre all’accesso a strumenti di welfare aziendale. Sono determinanti gli investimenti nella contrattazione collettiva di qualità, come nell’artigianato, con l’obiettivo di fidelizzare i lavoratori alle imprese anche con le importanti tutele di welfare fornite dagli enti bilaterali. Cambiano le aspettative dei giovani rispetto al lavoro, con un crescente orientamento ad un lavoro autonomo che dia maggiore indipendenza e tempo libero. Sull’offerta di lavoro influiscono quantità e qualità dei flussi migratori in ingresso e uscita, di cui la fuga di giovani cervelli è una delle caratterizzazioni.</p>
<p>Il <em>mismatch</em> tra domanda e offerta di lavoro non può essere risolto solo dall’aumento quantitativo della forza lavoro – il quale, data la dinamica demografica, potrebbe essere determinato solo da un flusso di immigrazione &#8211; dato che lo sbilancio è di carattere qualitativo, legato alla domanda di competenze.</p>
<p><strong>Le professioni di difficili da reperire</strong> &#8211; L’analisi delle professioni più difficili da reperire evidenzia che le <em>skills</em> necessarie possono essere consolidate con un percorso di <em>training on the job</em> associati a solidi percorsi scolastici tecnico-professionali, integrati da interventi di formazione specialistica e da una significativa esperienza acquisita. Più di 7 entrate su 10 sono di difficile reperimento per quindici professioni richieste nelle micro e piccole imprese a vocazione artigiana. Nel dettaglio si tratta di idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas con 78,9% delle entrate di difficile reperimento, seguiti dai lastroferratori con 78,7%, falegnami ed attrezzisti di macchine per la lavorazione del legno con 78%, assemblatori e cablatori di apparecchiature elettriche con 77,7%, operai addetti a telai meccanici per la tessitura e la maglieria con 76,4%, meccanici artigianali, riparatori e manutentori di automobili con 76,3%, sarti e tagliatori artigianali, modellisti e cappellai con 75,3%, attrezzisti di macchine utensili con 74,1%, elettricisti nelle costruzioni civili con 73,9%, operai addetti a macchine utensili automatiche e semiautomatiche industriali con 71,3%, conduttori di autobus, di tram e di filobus con 71,1%, montatori di carpenteria metallica con 71%, disegnatori industriali con 70,8%, tecnici programmatori e tecnici della gestione di cantieri edili, entrambe con 70,7%.</p>
<p><strong>La domanda di competenze</strong> &#8211; È del tutto evidente il profilo elevato delle competenze correlato con queste professioni, solo in alcuni casi reperibile con l’assunzione di personale immigrato. Infatti, nel complesso di queste quindici professioni solo il 16,1% delle imprese segnalano la richiesta di personale straniero, quota dimezzata rispetto al 31,0% della media delle entrate nell’artigianato, mentre nel 71,7% dei casi è richiesta una esperienza specifica o maturata nel settore.</p>
<p><em>Last but not least,</em> la transizione digitale determina una domanda crescente di competenze specifiche, paradossalmente sempre più difficili da trovare sul mercato del lavoro. Le imprese artigiane richiedono circa 61mila lavoratori per i quali è di elevata importanza la capacità di applicare tecnologie digitali: per questo segmento di lavoratori qualificati per sostenere la digitalizzazione dei processi produttivi nell’artigianato la difficoltà reperimento sale al 63,4%, oltre quattro puti superiore alla media.</p>
<p><em>Nostre elaborazioni su dati Eurostat, Istat, e Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali </em></p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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		<title>Scelte scolastiche e mismatch aziendale: formiamo giovani per lavori che non ci sono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 08:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ossessione per i percorsi accademici e la carenza di competenze tecniche: chi ha sbagliato i conti?</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/scelte-scolastiche-e-mismatch-aziendale-formiamo-giovani-per-lavori-che-non-ci-sono/">Scelte scolastiche e mismatch aziendale: formiamo giovani per lavori che non ci sono</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 89%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108035" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mart-production-8471981.png" width="1790" height="1143" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mart-production-8471981.png 1790w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mart-production-8471981-300x192.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mart-production-8471981-1024x654.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mart-production-8471981-768x490.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mart-production-8471981-1536x981.png 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-mart-production-8471981-350x223.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1790px) 100vw, 1790px" /></div>
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<div class="pt-0">
<div class="gizmo-bot-avatar flex h-8 w-8 items-center justify-center overflow-hidden rounded-full">
<p data-start="325" data-end="790">Negli ultimi decenni il mercato del lavoro ha subito trasformazioni radicali, con una crescente domanda di competenze in ambito STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Le scelte dei ragazzi e delle famiglie, tuttavia, sembrano ancora privilegiare percorsi formativi liceali a discapito di quelli tecnici e professionali, per quanto i dati 2025-2026 vedano una lieve prevalenza del Liceo Scientifico, dato in linea con la necessità di competenze STEM.</p>
<p data-start="792" data-end="1058">Questo sostanziale disallineamento tra formazione e mercato del lavoro genera un preoccupante e costante mismatch, con giovani preparati per professioni sempre meno richieste e aziende in difficoltà nel reperire personale qualificato in ambito tecnico-scientifico.</p>
<h3 data-start="1060" data-end="1095"><em><span class="font-435549"><strong data-start="1064" data-end="1093">*La predominanza dei licei</strong></span></em></h3>
<p data-start="1097" data-end="1580">Secondo i dati del Ministero dell&#8217;Istruzione, per l’anno scolastico 2025/2026 il 60% degli studenti ha scelto un percorso liceale, con una forte prevalenza per il Liceo Scientifico. Questo dato risulta in crescita dello 0,36% rispetto all’anno scorso. Al contrario, gli istituti tecnici e professionali hanno registrato rispettivamente il 31,32% e il 12,96% delle iscrizioni. I primi con un calo dello 0,34%, i secondi sostanzialmente stabili, con un leggerissimo calo dello 0,03%.</p>
<p data-start="1582" data-end="1921">Un dato che potrebbe risultare positivo è relativo alla nuova filiera professionale, il percorso del 4+2. Secondo i dati del Ministero, le iscrizioni al primo anno sono incrementate dalle 1.669 dell’anno scolastico in corso alle 5.449 del 2025/2026. Questo dato potrebbe ulteriormente migliorare con lo spoglio delle iscrizioni cartacee.</p>
<p data-start="1923" data-end="2106">La tendenza globale, tuttavia, evidenzia una marcata preferenza per i percorsi tradizionali, spesso percepiti come più prestigiosi e in grado di offrire maggiori opportunità future.</p>
<p data-start="2108" data-end="2504">Tuttavia, questa percezione non sempre riflette la realtà del mercato del lavoro. Un rapporto di Unioncamere del 2024 ha evidenziato che il 40% delle imprese italiane ha difficoltà a trovare personale con competenze tecniche specifiche, mentre gli studenti con competenze generaliste o umanistiche affrontano tassi di disoccupazione più elevati rispetto ai loro coetanei con formazione tecnica.</p>
<h3 data-start="2506" data-end="2592"><em><span class="font-435549"><strong data-start="2510" data-end="2590">*La divisione gentiliana e lo stigma verso i percorsi tecnici e professionali</strong></span></em></h3>
<p data-start="2594" data-end="3065">La struttura del sistema educativo italiano affonda le sue radici nella riforma Gentile del 1923, che ha istituito una netta separazione tra licei, istituti tecnici e istituti professionali. Separazione le cui conseguenze tutt’ora perdurano. Questa divisione ha contribuito a creare una gerarchia percepita tra i vari percorsi formativi, con i licei considerati come la scelta d&#8217;élite e gli istituti tecnici e professionali spesso stigmatizzati come opzioni di serie B.</p>
<p data-start="3067" data-end="3427">È una percezione che influisce profondamente sulle scelte degli studenti e delle loro famiglie. Uno studio dell&#8217;ISTAT del 2023 ha rilevato che il 65% dei genitori preferisce indirizzare i propri figli verso un liceo, indipendentemente dalle inclinazioni o dalle competenze dei ragazzi, spesso per motivi legati al prestigio sociale e alle aspettative future.</p>
<h3 data-start="3429" data-end="3457"><em><span class="font-435549"><strong data-start="3433" data-end="3455">*Un bagno di realtà</strong></span></em></h3>
<blockquote data-start="3459" data-end="3976">
<p data-start="3461" data-end="3976">“(…) Da un’analisi dei dati annuali dal Sistema informativo Excelsior pubblicati nei giorni scorsi da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2024 le imprese italiane indicano una difficoltà di reperimento del personale nel 47,8% delle entrate previste, in aumento di 2,7 punti percentuali rispetto al 45,1% del 2023. La difficoltà di reperimento nelle micro e piccole imprese (MPI) sale al 51,3% (3,2 punti in più del 48,1% nel 2023), per arrivare al 59,2% nelle imprese artigiane (…).”</p>
</blockquote>
<p data-start="3978" data-end="4206">Questi dati confermano che una formazione tecnica offre prospettive occupazionali solide e remunerative, rispondendo alle esigenze del mercato del lavoro e colmando il divario tra domanda e offerta di competenze specializzate.</p>
<h3 data-start="4208" data-end="4287"><span class="font-435549"><em><strong data-start="4212" data-end="4285">*L&#8217;esempio di altri sistemi educativi: Francia, Germania e Stati Uniti</strong></em></span></h3>
<p data-start="4289" data-end="4597">La Fondazione Germozzi, già in un rapporto del marzo 2022, ha proposto di rivedere la struttura complessiva del sistema educativo italiano, prendendo spunto da modelli esteri come quelli di Francia, Germania e Stati Uniti, dove la divisione tra percorsi accademici e professionali esiste ma è meno marcata.</p>
<p data-start="4599" data-end="4988">In Francia, il sistema educativo non divide in modo netto (come in Italia) i licei dagli altri percorsi. Esiste il &#8220;Lycée Général&#8221; (che sarebbe il nostro Liceo Classico), il &#8220;Lycée Technologique&#8221; e il &#8220;Lycée Professionnel&#8221;, equivalenti ai nostri Istituti Tecnici e Professionali. Questa struttura permette una maggiore flessibilità e riduce lo stigma associato ai percorsi professionali.</p>
<p data-start="4990" data-end="5467">Particolarmente interessante è il sistema educativo tedesco, che si distingue per la sua forte attenzione alla specializzazione precoce e alla valorizzazione dei percorsi tecnici e professionali. Dopo la scuola primaria, gli studenti vengono indirizzati verso diversi tipi di scuole in base alle loro capacità e interessi: il Gymnasium, per chi punta all’università; la Realschule, che offre una preparazione intermedia; e la Hauptschule, orientata verso il mondo del lavoro.</p>
<p data-start="5469" data-end="5929">Ciò che rende il sistema tedesco particolarmente efficace è l’importanza data alla formazione tecnica e professionale. Molti studenti, invece di seguire un percorso puramente accademico, scelgono la Berufsschule, che combina teoria e pratica, o la Fachoberschule, che offre una formazione tecnica avanzata. Il cuore di questo sistema è il modello duale, che permette ai giovani di alternare lezioni scolastiche con un vero e proprio apprendistato in azienda.</p>
<p data-start="5931" data-end="6237">Altrettanto interessante è il sistema educativo degli Stati Uniti, caratterizzato da una struttura più flessibile rispetto a quella tedesca. Dopo la scuola primaria, gli studenti accedono alla middle school (o junior high school, dai 12 ai 14 anni) e successivamente alla high school (dai 14 ai 18 anni).</p>
<p data-start="6239" data-end="6458">L’istruzione superiore è molto valorizzata e gli studenti possono scegliere tra college e università. Tuttavia, il costo elevato rappresenta una barriera all’ingresso che fortunatamente non esiste nella nostra realtà.</p>
<h3 data-start="6460" data-end="6493"><em><span class="font-435549"><strong data-start="6464" data-end="6491">*La Commissione Bertagna</strong></span></em></h3>
<p data-start="6495" data-end="6659">In questa direzione salutiamo con interesse i lavori della Commissione Bertagna, che riprendono le indicazioni esplicitate sin dal 2022 dalla Fondazione Germozzi.</p>
<p data-start="6661" data-end="6867">In estrema sintesi, la Commissione Bertagna propone di uniformare la denominazione degli indirizzi di studio, estendendo il termine &#8220;Liceo&#8221; anche agli istituti tecnici e professionali. Il modello prevede:</p>
<ul data-start="6868" data-end="7145">
<li data-start="6868" data-end="6913">Liceo con opzioni classica e scientifica.</li>
<li data-start="6914" data-end="7006">Liceo tecnologico, articolato in tre indirizzi: ICT, meccatronico e chimico-industriale.</li>
<li data-start="7007" data-end="7145">Liceo professionale o di Istruzione e Formazione Professionale, con tre opzioni: sociosanitario, meccanico e alberghiero-ristorazione.</li>
</ul>
<h3 data-start="7147" data-end="7168"><em><span class="font-435549"><strong data-start="7151" data-end="7166">*Conclusione</strong></span></em></h3>
<p data-start="7170" data-end="7654" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il divario tra le scelte scolastiche dei giovani italiani e le reali esigenze del mercato del lavoro rappresenta una sfida cruciale per il futuro del Paese. Occorre promuovere percorsi formativi che valorizzino le competenze tecniche, scientifiche e applicative, favorendo una maggiore integrazione tra scuola e mondo del lavoro. Solo attraverso una riforma mirata sarà possibile preparare le nuove generazioni ad affrontare con successo le sfide di un mercato in continua evoluzione.</p>
</div>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
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		<title>BOTTEGA 5.0 – RACCONTARSI AL MERCATO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Granelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 15:02:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bottega 5.0]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Dimmi un fatto e apprenderò, dimmi una verità e crederò, ma raccontami una storia e vivrà nel mio cuore per sempre» (Detto indiano). Concludiamo il nostro cammino dentro la Bottega 5.0</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 57%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107920" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/c0e5bce9-e137-43ed-b8e3-7c71cf7bc7f3.webp" width="1024" height="1024" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/c0e5bce9-e137-43ed-b8e3-7c71cf7bc7f3.webp 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/c0e5bce9-e137-43ed-b8e3-7c71cf7bc7f3-300x300.webp 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/c0e5bce9-e137-43ed-b8e3-7c71cf7bc7f3-150x150.webp 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/c0e5bce9-e137-43ed-b8e3-7c71cf7bc7f3-768x768.webp 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/c0e5bce9-e137-43ed-b8e3-7c71cf7bc7f3-350x350.webp 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/c0e5bce9-e137-43ed-b8e3-7c71cf7bc7f3-348x348.webp 348w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-14" data-row="script-row-unique-14" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-14"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-15"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>In ultima istanza ogni artigiano costruisce una storia; una storia fatta di prodotti, di materiali, di processi produttivi e di bisogni. E partendo dalla centralità delle storie concludiamo il nostro cammino dentro la bottega 5.0.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cuore del marketing è dunque raccontare storie che hanno al centro il cliente, e ciò è particolarmente vero per la cultura artigiana. Ciò che viene prodotto, infatti, è molto di più di un prodotto, di un insieme di funzionalità per svolgere un compito. È una storia: la storia dei materiali che lo compongono, la storia dei luoghi dove questi materiali sono stati trovati, la storia delle tecniche – tramandate di generazione in generazione (ma anche migliorate ad ogni passaggio) – grazie alle quali questa materia è stata trasformata in funzionalità e bellezza, e infine la storia dell’artigiano stesso che in qualche modo firma l’oggetto cedendo parte di sé.</p>
<p>E la presenza di queste storie è anche uno dei motivi per i quali i consumatori cercano prodotti artigiani. Talvolta queste storie emergono spontaneamente osservando il prodotto; altre volte vanno fatte emergere invocandole e dandole un supporto e un palcoscenico. La sfida, dunque, è fortificare questa abilità narrativa, questa arte di raccontare le storie, rendendola non solo più efficace ma trasferibile ad altri. In questo modo si innesca il passaparola, facendo sì che un prodotto trasformi il suo acquirente in cantastorie.</p>
<p>Forse l’origine del racconto delle storie risale ad un artigiano <em>ante litteram</em>. Racconta Carlo Ginzburg in <em>Miti emblemi spie. Morfologia e storia</em>: «l’idea stessa di narrazione (distinta dall&#8217;incantesimo, dallo scongiuro o dall&#8217;invocazione) nacque per la prima volta in una società di cacciatori, dall’esperienza della decifrazione delle tracce … Il cacciatore sarebbe stato il primo a «raccontare una storia» perché era il solo in grado di leggere, nelle tracce mute (se non impercettibili) lasciate dalla preda, una serie coerente di eventi».</p>
<blockquote>
<p>Saper raccontare storie vuol dire riuscire ad affascinare gli altri legandoli tramite un filo incantato di parole che vengono liberate dalla loro funzione utilitaristica per creare significati nuovi. D’altra parte, come ha notato la poetessa Muriel Rukeyser, «l’universo è fatto di storie non di ato­mi».</p>
</blockquote>
<p>La madre di tutte le storie è il cosiddetto “<strong>viaggio dell’eroe</strong>”. Detto anche monomito è, secondo l’antropologo Joseph Campbell, studioso di mitologia comparata e storia delle religioni, lo schema comune a cui si rifanno le storie di tutte le culture e i continenti fin dai tempi antichi. Questo concetto è stato poi ripreso ed elaborato dallo sceneggiatore Christopher Vogler, che lo ha fatto diventare lo strumento principe per chiunque – scrittore, sceneggiatore, pubblicitario, regista, … – voglia scrivere o contribuire a rappresentare una storia.</p>
<p>Il punto che ci interessa è che ogni storia ha al suo centro la figura dell’eroe, racconta cioè il suo viaggio, che viene scatenato da una crisi e si conclude con il ripristino dello <em>status quo</em> (generalmente in senso migliorativo). Se capiamo l’eroe e il suo scopo capiremo il mito, e se capiamo il mito capiremo qualcosa di più dell’uomo e, in ultima istanza, di noi stessi. Qui sta il potere e l’universalità delle storie ben scritte.</p>
<p>Ma un eroe ha sempre bisogno di un cattivo non solo per eccellere e per appassionare – tema molto noto anche ai comunicatori – ma soprattutto per esistere. Uno dei più efficaci retori americani, Carmine Gallo, lo dice con efficacia: “Tutte le grandi storie hanno un eroe e un cattivo (villain in inglese)”</p>
<p>Chi è allora <strong>il “villain” che l’eroe artigiano deve affrontare?</strong> Non si tratta ovviamente di personalizzare, di mettere una persona fisica alla berlina. Il cattivo delle storie non viene creato per motivi d’odio e disprezzo, ma perché attiva la storia, la rende dinamica e soprattutto permette all’eroe di agire ed essere celebrato; è dunque “al servizio dell’eroe”.</p>
<p>Il cattivo che minaccia il mondo artigiano non è tanto l’industria ma i prodotti di cattiva qualità, che deludono l’acquirente, danneggiano l’ambiente, e soprattutto sono oggetti anonimi senza storia.</p>
<p>Vorrei allora concludere questo breve percorso con una riflessione di Adriano Olivetti – un imprenditore dal cuore artigiano – che chiarisce ancora meglio questo tema: «Nella dura battaglia contro i <strong>colossi americani</strong> e tedeschi amiamo ricordare come similitudine i metodi e i mezzi delle battaglie navali: corazzate, incrociatori, torpediniere, navi grandi e navi piccole, nessuna da sola potrebbe vincere, tutte insieme fanno un corpo che è difficile abbattere. In questa similitudine la <em>Lettera 22 </em>è la piccola torpediniera che si infiltra dappertutto e le grandi contabili ed elettriche sono le corazzate che per vincere la loro guerra devono essere difese da una cortina di macchine più piccole e più agili.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>© 2024 Spirito Artigiano. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p><strong>© Immagine realizzata con ChatGPT</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
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		<title>Bottega 5.0 – RELAZIONARSI CON IL CLIENTE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Granelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 16:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bottega 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Divento io nel tu; diventando io dico tu. Ogni vita reale è incontro. In principio c’è la relazione» ((cfr Martin Buber). Proseguiamo il nostro cammino dentro la Bottega 5.0</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 57%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107909" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/01/DALL%C2%B7E-2025-01-13-15.47.47-An-exterior-view-of-a-shop-where-video-mapping-projects-stunning-visuals-onto-its-surfaces-showing-bicycles-in-motion-mechanical-details-and-digita.webp" width="1024" height="1024" alt=""></div>
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<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Il punto finale del percorso, in qualche modo il coronamento dello spirito artigiano è vendere la propria opera a qualcuno che non solo sia disposto a pagare il prezzo desiderato ma ne apprezzi la qualità e l’abilità produttiva. In questo modo, comprando quel prodotto, l’acquirente costruisce una relazione con il creatore.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La riflessione di Buber ci ricorda che l’essere umano è un essere relazionale e pertanto il costruire relazioni non solo ci completa ma ci definisce. E uno degli aspetti dello spirito artigiano e proprio trasferire con il prodotto non solo una prestazione ma anche qualcosa di chi l&#8217;ha creata, contribuendo dunque a definire anche l’identità dell’acquirente. In un certo modo noi siamo anche i nostri gusti e le nostre preferenze.</p>
<p>Per questo motivo la vendita completa il percorso di concepimento e creazione di un prodotto e servizio: non serve solo a ricoprire i costi sostenuti e a generare il necessario profitto, ma motiva il percorso stesso.</p>
<p>Per questo motivo è fondamentale rafforzare ove possibile le attività che supportano la vendita e la rendono più efficace e di successo.</p>
<p>Il digitale può semplificare di molto la vendita, ad esempio gestendo con maggiore facilità i processi di acquisto (eCommerce anche dal negozio…) e i mezzi di pagamento o reclamizzando i propri prodotti e servizi in modo digitale.</p>
<p>Uno degli strumenti commerciali che forse merita maggiore attenzione perché sottoutilizzato rispetto al suo potenziale è però la vetrina della bottega: la finestra che la illumina, che la apre al mondo esterno e che può diventare il luogo di racconto e di promessa di ciò che si troverà all’interno.</p>
<p>Nel corso dei secoli vi sono state alcune innovazioni di tipo urbanistico che hanno cambiato il ruolo di negozi e botteghe nel contesto urbano, a partire dal concetto stesso di mercato che, concentrando più botteghe in uno specifico luogo, rese più semplice l’acquisto da parte degli acquirenti.</p>
<p>L’opera <em>Passagenwerk</em> è una famosa analisi del filosofo e intellettuale Walter Benjamin della Parigi di fine ‘800. Dal lavoro emerge la centralità urbana delle <em>arcades</em>, le nuove strutture architettoniche in metallo e vetro che iniziarono in quel periodo a coprire le vie proteggendo I passanti dalle intemperie senza però renderle buie e, di fatto, creando le condizioni per far nascere le prime “esperienze” d’acquisto. Nacque infatti il concetto di “<strong>andare per negozi” </strong>– molto diverso dal semplice<strong> fare la spesa</strong> &#8211; che diventa una vera e propria “esperienza urbana” a sè e rende possibile anche il nuovo concetto di acquisto d’impulso: compro qualcosa non perchè lo avevo pianificato ma perchè sono colpito dalla bellezza di ciò che vedo in quel momento. È altamente probabile che la diffusione del digitale stia rendendo possibile una seconda rivoluzione urbana, arricchendo ed estendendo l’esperienza fisica di chi visita una città e va per negozi e botteghe. Una parte di questa trasformazione esperienziale è già visibile nell&#8217;ambito dei beni culturali. Chi visita siti archeologici o musei attrezzati con le nuove tecnologie estende la sua vista rispetto a ciò che vede.</p>
<p>Ci sono allora molte tecnologie che possono aiutare a rendere già oggi viva e attraente la vetrina. Vediamone un elenco senza nessuna pretesa di completezza ma di esemplificazione delle potenzialità per dare nuova vita a questa finestra che annuncia e prepara al magico universo della bottega artigiana.</p>
<ol>
<li>Video-mapping</li>
<li>Vetrofanie digitale</li>
<li>Sticker informativi adesivi con QRcode</li>
<li>Carte da parati e tessuti stampati digitalmente per pareti e pavimenti</li>
<li>Diorami e “piccoli mondi”</li>
<li>Le molte forme della luce</li>
<li>Le molte forme di interazione</li>
</ol>
<p>Nel video associato a questo articolo si vedranno alcuni dettagli per coglierne sia le funzionalità che le modalità d’uso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>© 2024 Spirito Artigiano. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p><strong>© Immagine realizzata con ChatGPT</strong></p>
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		<title>Intelligenza Artigiana: una via per intrecciare Tecnologia e Umanità, partendo dalle scuole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Boccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 09:50:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le scuole come incubatrici di Intelligenza Artigiana: un nuovo equilibrio tra tecnologia e umanità</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 70%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107698" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Boccia.jpg" width="902" height="602" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Boccia.jpg 902w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Boccia-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Boccia-768x513.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Boccia-350x234.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 902px) 100vw, 902px" /></div>
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<p>Recentemente, Susanna Tamaro ha affermato in un&#8217;intervista: “Boom di studenti con DSA? Può essere causato da troppo cellulare e PC. Ormai i bambini di oggi non sanno fare nemmeno più capriole.”[1] È chiaramente una provocazione. I disturbi specifici dell&#8217;apprendimento (DSA) hanno origini complesse, e ridurli all&#8217;uso della tecnologia è una semplificazione eccessiva. Tuttavia, questa affermazione offre uno spunto per riflettere sul nostro rapporto con la tecnologia avanzata, in particolare con l&#8217;Intelligenza Artificiale (IA).</p>
<p>Il rapporto tra uomo e tecnologia, infatti, può diventare conflittuale. Senza un equilibrio, rischiamo che l&#8217;elemento umano venga “inghiottito” dal progresso tecnologico, portando a un progressivo affievolimento delle nostre abilità. L&#8217;IA elabora e produce contenuti a una velocità inimmaginabile per noi. Ma come possiamo trasformare questo rapporto, da potenzialmente conflittuale a fecondo?</p>
<p>La risposta (a nostro avviso) risiede nel recupero della manualità, in un ritorno al “saper fare”. In Italia, tendiamo a separare nettamente il lavoro manuale da quello intellettuale, quasi come se il primo non avesse un valore cognitivo. Questa distinzione riduce il valore della manualità, relegandola a un livello inferiore. Eppure, già negli anni &#8217;30, lo psicologo Lev Vygotskij ci insegnava che la manualità non è solo abilità fisica, ma anche azione orientata dall&#8217;intelletto. Lavorare con le mani significa progettare, risolvere problemi e creare: insomma, non esiste un lavoro “solo manuale” o “solo intellettuale”, ma un lavoro sempre pensato e intelligente. Esiste il lavoro: punto.</p>
<p>Considerare l&#8217;abilità manuale come azione dettata dal raziocinio significa restituirle la dignità intellettuale che merita. Come ha recentemente evidenziato Alessandro D&#8217;Avenia[2], il nostro “salto evolutivo” risiede nel pollice opponibile, simbolo di manualità e invenzione. Con le mani abbiamo acceso fuochi, costruito rifugi, curato ferite. Pensare e fare sono intrecciati in modo indissolubile.</p>
<p>Nel suo lavoro <em>L&#8217;Uomo Artigiano</em>, Richard Sennett[3] sottolinea potentemente come l&#8217;abilità manuale e l&#8217;attenzione al dettaglio rafforzino il legame tra il fare e il pensare, mostrando come questo processo creativo sia essenziale per lo sviluppo personale e per una società più appagante.</p>
<p>In questa visione, la manualità diventa il fattore umano per eccellenza, un&#8217;arma potente per rendere il rapporto con la tecnologia, e in particolare con l&#8217;IA, un alleato anziché una minaccia. Senza questa forza intelligente, l&#8217;essere umano rischia di perdere la propria umanità, diventando schiavo della tecnologia. È proprio nel recupero di una “manualità intelligente”, quella che possiamo chiamare “Intelligenza Artigiana”, che troviamo la chiave per trasformare un potenziale conflitto in una sinergia feconda.</p>
<p>Anche (e soprattutto) come esercizio pedagogico, la manualità riveste un ruolo essenziale per le nuove generazioni e andrebbe socializzata nelle scuole di ogni ordine e grado. Scrivere a mano, ad esempio, è un&#8217;attività che bilancia l&#8217;eccesso digitale. Ho un esempio personale: mio nipote di 16 mesi è già attratto dallo smartphone, e questo mi fa riflettere su quanto sia importante insegnare ai bambini il valore del fare manuale. Non per indirizzarli necessariamente verso un ambito tecnico-professionale, ma per dare loro un antidoto che li renda liberi di usare la tecnologia senza diventarne dipendenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>La manualità, nelle scuole, dovrebbe essere valorizzata come forza educativa e come mezzo per acquisire consapevolezza della nostra umanità. Immaginiamo più maestri artigiani nelle scuole (di ogni ordine e grado): non per formare tutti come futuri artigiani, ovviamente, ma per coltivare (lo ripetiamo con forza) quella sensibilità manuale che rappresenta un antidoto all&#8217;eventuale scontro con la tecnologia. Socializzare l&#8217;Intelligenza Artigiana significa educare alla consapevolezza del “fare” come strumento di crescita e libertà, integrando il pensiero manuale in ogni fase del percorso educativo.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ha suggerito D&#8217;Avenia, nelle scuole accanto all&#8217;Intelligenza Artificiale servirebbe un&#8217;altrettanta “Intelligenza Artigianale”: esercitare la manualità per contrastare la facilità ingannevole degli schermi, simili all&#8217;isola di Calipso, dove tutto è immediato e senza sforzo.</p>
<p>Persino i social media, mezzi di comunicazione odierni per eccellenza per le nuove generazioni, celebrano la potenza creativa e attrattiva della manualità. Su TikTok e Facebook, video virali mostrano mani che creano, riparano, modellano. È come se, nel profondo, stessimo riscoprendo il valore del fare artigiano, un messaggio che arriva forte alle nuove generazioni: ciò che conta non è solo il prodotto finito, ma il percorso, l&#8217;ingegno e la cura.</p>
<p>Questo percorso rappresenta l&#8217;essenza della nostra visione: la manualità intelligente, quella “Intelligenza Artigiana” che ci restituisce l&#8217;umanità nell&#8217;era digitale. Oggi, i valori dell&#8217;artigianato – sostenibilità, cura e “saper fare” – risuonano con una forza rinnovata, dimostrando che, anche nell&#8217;era digitale, rimane una profonda sete di autenticità, di quel contatto vero che solo l&#8217;uomo, con la sua mano e la sua passione, può offrire.</p>
<p>È in questo incontro tra passato e futuro, tra uomo e tecnologia, che ritroviamo la nostra anima, quella stessa anima che ci spinge a creare e a restituire bellezza al mondo.</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<h6>[1] Intervista a Susanna Tamaro, <em>Corriere della Sera</em>, 2023.</h6>
<h6>[2] Alessandro D&#8217;Avenia, riflessioni tratte dal suo intervento a <em>Il Fatto Quotidiano</em>, 2023.</h6>
<h6>[3] Richard Sennett, <em>L&#8217;Uomo Artigiano</em>, trad. it., Feltrinelli, Milano, 2008.</h6>
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