<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>piccole imprese - Spirito Artigiano</title>
	<atom:link href="https://spiritoartigiano.it/Argomenti/piccole-imprese/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://spiritoartigiano.it</link>
	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Jul 2026 08:32:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/06/logoSA-1-150x150.jpg</url>
	<title>piccole imprese - Spirito Artigiano</title>
	<link>https://spiritoartigiano.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La sanità che verrà: più territorio, più relazione, più infermieri. Spirito artigiano intervista Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/la-sanita-che-verra-piu-territorio-piu-relazione-piu-infermieri-spirito-artigiano-intervista-barbara-mangiacavalli-presidente-fnopi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-sanita-che-verra-piu-territorio-piu-relazione-piu-infermieri-spirito-artigiano-intervista-barbara-mangiacavalli-presidente-fnopi</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/la-sanita-che-verra-piu-territorio-piu-relazione-piu-infermieri-spirito-artigiano-intervista-barbara-mangiacavalli-presidente-fnopi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli home page]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110573</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalle Case di Comunità all’assistenza domiciliare, la sanità di prossimità si gioca nella capacità di costruire reti vere e non nuovi “silos”. Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI, racconta il ruolo degli infermieri in un Servizio sanitario chiamato a prendersi cura delle persone nei luoghi della vita.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-sanita-che-verra-piu-territorio-piu-relazione-piu-infermieri-spirito-artigiano-intervista-barbara-mangiacavalli-presidente-fnopi/">La sanità che verrà: più territorio, più relazione, più infermieri. Spirito artigiano intervista Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 52%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110576" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/Barbara-Mangiacavalli.jpg" width="1044" height="1016" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/Barbara-Mangiacavalli.jpg 1044w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/Barbara-Mangiacavalli-300x292.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/Barbara-Mangiacavalli-1024x997.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/Barbara-Mangiacavalli-768x747.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/Barbara-Mangiacavalli-350x341.jpg 350w" sizes="(max-width: 1044px) 100vw, 1044px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-0" data-row="script-row-unique-0" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-0"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-1"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3><span class="font-435549">C’è una sanità che si misura con i numeri e una che si costruisce, ogni giorno, nelle case, nei quartieri e nelle comunità. È su questo secondo fronte che si gioca la sfida decisiva del Servizio sanitario nazionale: trasformare la prossimità da slogan a realtà, senza perdere di vista il valore della relazione umana. Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, traccia la rotta di un sistema chiamato a rispondere all’invecchiamento della popolazione, alla crescita della cronicità e alle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica. Al centro del cambiamento, gli infermieri, sempre più protagonisti di una sanità che punta a prendersi cura delle persone nei luoghi in cui vivono.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Presidente Mangiacavalli, per molti anni la sanità è stata raccontata quasi esclusivamente attraverso l’ospedale. Oggi, invece, il dibattito si sta spostando sulla prossimità e sulla medicina del territorio. È davvero un cambio di paradigma o rischia di rimanere soltanto uno slogan?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il passaggio alla sanità territoriale rappresenta un cambio di paradigma fondamentale che l’infermieristica italiana persegue da decenni. Per evitare che rimanga uno slogan, non basta costruire strutture. Le Case di Comunità devono diventare hub e garantire percorsi di presa in carico. Non possiamo considerarli “condomini” dove i servizi coabitano senza parlarsi. Il rischio maggiore è passare da un sistema di “silos” ospedalieri a due blocchi separati ospedale e territorio dove il cittadino debba ancora fare da raccordo. La sfida è realizzare una rete funzionalmente integrata, specialmente nelle aree interne che rappresentano oltre metà dei comuni italiani, dove la prossimità si costruisce con servizi mobili e proattivi.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo e, allo stesso tempo, uno di quelli che deve fare i conti con una crescente fragilità sociale e demografica. In questo scenario, quale ruolo sono chiamati a svolgere gli infermieri nel costruire una sanità che non si limiti a curare la malattia, ma accompagni le persone lungo tutto il percorso di vita?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Gli infermieri sono l’unica figura professionale presente in ogni tappa del percorso di vita: dal momento della nascita fino agli ultimi istanti. Questo significa che possono intercettare bisogni, prevenire complicanze, educare all’autocura, accompagnare le famiglie e garantire continuità assistenziale. In una società che invecchia e in cui aumentano le cronicità, il loro contributo è decisivo per evitare ricoveri impropri e per mantenere le persone il più possibile nel proprio contesto di vita.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La riforma territoriale prevede Case e Ospedali di Comunità, centrali operative, assistenza domiciliare. Qual è il nodo principale perché tutto questo funzioni davvero?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il nodo è l’integrazione. Le strutture da sole non bastano se non sono collegate tra loro e con i medici di medicina generale, i servizi sociali, i distretti e gli ospedali. Serve una regia unica, percorsi chiari, responsabilità definite e professionisti messi nelle condizioni di lavorare in équipe. La presa in carico non può essere episodica: deve essere continua, personalizzata e misurabile.»</p>
<p><strong>Si parla molto di infermiere di famiglia e di comunità. È una figura già pronta a rispondere ai bisogni del territorio o c’è ancora bisogno di investire su formazione e riconoscimento?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«È una figura strategica, ma va resa pienamente operativa. L’infermiere di famiglia e di comunità non è un “ruolo in più”, è il professionista che può leggere i bisogni della popolazione, intercettare precocemente le fragilità, sostenere l’aderenza terapeutica e fare educazione sanitaria. Per questo servono formazione specifica, dotazioni adeguate, autonomia organizzativa e un riconoscimento chiaro all’interno dei team territoriali.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’innovazione tecnologica, dalla telemedicina all’intelligenza artificiale, può aiutare a rendere più vicina la sanità. Ma c’è il rischio che la tecnologia allontani il professionista dal paziente?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La tecnologia è un alleato, non un sostituto della relazione. Se usata bene, può ridurre le distanze, facilitare il monitoraggio dei pazienti cronici, migliorare la tempestività degli interventi e liberare tempo per l’ascolto. Il rischio c’è solo quando la tecnologia viene pensata come fine e non come strumento. La cura resta un atto umano, fatto di competenza, presenza e responsabilità.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Uno dei problemi più sentiti è la carenza di personale infermieristico. Quanto pesa oggi e quali sono le priorità per rendere la professione più attrattiva?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Pesa moltissimo. La carenza di infermieri è un problema strutturale che incide sulla qualità dell’assistenza e sulla tenuta del sistema. Per rendere la professione più attrattiva bisogna agire su più fronti: salari adeguati, condizioni di lavoro sostenibili, possibilità di crescita professionale, valorizzazione delle competenze avanzate e conciliazione tra vita e lavoro. I giovani scelgono professioni che offrano senso, ma anche prospettive concrete.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Molti cittadini chiedono più assistenza a casa, soprattutto per anziani e persone fragili. L’assistenza domiciliare può davvero diventare il perno del nuovo modello di sanità?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Sì, se viene considerata una componente centrale e non residuale. L’assistenza domiciliare permette di portare la cura dove la persona vive, riducendo accessi impropri in ospedale e migliorando la qualità della vita. Ma per funzionare servono organizzazione, continuità, strumenti digitali, collaborazione tra professionisti e un forte raccordo con i servizi sociali. A casa non si porta solo una prestazione: si porta un progetto di cura.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C’è anche il tema delle aree interne e dei piccoli comuni, dove la distanza dai servizi è spesso un ostacolo enorme. Come si garantisce lì il diritto alla salute?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Con modelli flessibili e prossimi. Nelle aree interne non si può pensare di replicare semplicemente il modello urbano. Servono équipe mobili, teleassistenza, punti di riferimento territoriali, integrazione con il volontariato e con le reti locali. La prossimità, in questi contesti, significa capacità di andare incontro alle persone, non aspettare che siano loro a raggiungere il servizio.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come cambia il rapporto tra infermieri, medici e altri professionisti in questo nuovo modello?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il lavoro di squadra diventa essenziale. Nessuno può rispondere da solo alla complessità dei bisogni attuali. Serve una collaborazione reale, basata sul riconoscimento reciproco delle competenze e su obiettivi condivisi. Quando l’équipe funziona, il cittadino percepisce un servizio più semplice, più rapido e più umano.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che messaggio vuole lasciare ai giovani che stanno pensando di intraprendere questa professione?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Che quella infermieristica è una professione di grande valore, che unisce competenza scientifica, responsabilità e vicinanza alle persone. È una scelta impegnativa, ma capace di dare molto in termini di crescita personale e professionale. Oggi più che mai il Paese ha bisogno di infermieri preparati, motivati e protagonisti del cambiamento.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Guardando al futuro, quale deve essere la priorità assoluta per il Servizio sanitario nazionale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La priorità è costruire un sistema davvero orientato alla persona, capace di prevenire, accompagnare e prendersi cura in modo continuo. Questo significa investire sul territorio, sulle professioni sanitarie, sull’integrazione tra ospedale e comunità e su una governance che sappia leggere i bisogni reali. Se riusciremo a fare questo, la sanità non sarà solo un luogo dove si cura la malattia, ma una rete che sostiene la vita.»</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-sanita-che-verra-piu-territorio-piu-relazione-piu-infermieri-spirito-artigiano-intervista-barbara-mangiacavalli-presidente-fnopi/">La sanità che verrà: più territorio, più relazione, più infermieri. Spirito artigiano intervista Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/la-sanita-che-verra-piu-territorio-piu-relazione-piu-infermieri-spirito-artigiano-intervista-barbara-mangiacavalli-presidente-fnopi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La salute passa anche da 406mila PMI della filiera e un milione di occupati</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/la-salute-passa-anche-da-406mila-pmi-della-filiera-e-un-milione-di-occupati/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-salute-passa-anche-da-406mila-pmi-della-filiera-e-un-milione-di-occupati</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/la-salute-passa-anche-da-406mila-pmi-della-filiera-e-un-milione-di-occupati/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:42:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli home page]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110529</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con una popolazione sempre più anziana e una domanda di cure in crescita, la sanità italiana trova nelle piccole imprese della salute una rete capillare di servizi, lavoro qualificato e prossimità.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-salute-passa-anche-da-406mila-pmi-della-filiera-e-un-milione-di-occupati/">La salute passa anche da 406mila PMI della filiera e un milione di occupati</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 58%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110530" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-haromhatar-32312721.jpg" width="1203" height="1805" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-haromhatar-32312721.jpg 1203w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-haromhatar-32312721-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-haromhatar-32312721-682x1024.jpg 682w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-haromhatar-32312721-768x1152.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-haromhatar-32312721-1024x1536.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-haromhatar-32312721-350x525.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1203px) 100vw, 1203px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-2" data-row="script-row-unique-2" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-2"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-3"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>L&#8217;Italia è un Paese sempre più anziano. Crescono le patologie croniche e aumenta la domanda di cure, assistenza e servizi sanitari. In questo contesto il sistema sanitario è chiamato a rispondere a bisogni sempre più complessi mentre la spesa pubblica sanitaria rimane sostanzialmente stabile in rapporto al PIL. Ne deriva un ruolo crescente del settore privato, sia attraverso la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie sia mediante la diffusione della sanità integrativa. In questo scenario assume un ruolo sempre più rilevante il sistema delle imprese della salute, caratterizzato da una diffusa presenza di micro, piccole e medie imprese che garantiscono prossimità dei servizi, occupazione qualificata e una risposta capillare alla domanda di salute delle comunità.</p>
<h3><span class="font-435549">Spesa sanitaria pubblica e privata</span></h3>
<p>Il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/dfp_2026/1.DFP_2026_FILE-UNICO.pdf#page=87">Documento di Finanza Pubblica 2026</a> conferma che, nonostante il progressivo invecchiamento della popolazione, la <strong>spesa sanitaria pubblica</strong> che nel 2026 vale 148,5 miliardi di euro, si mantiene stabile al 6,4% del PIL lungo l’orizzonte di previsione. Tale dinamica sottolinea come l’incremento della domanda sanitaria non sia accompagnato da un corrispondente aumento del peso sull’economia della spesa pubblica sanitaria, con un crescente spazio della spesa privata.</p>
<p>Un <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/03/Focus-3_2026_Sanita.pdf">recente focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio</a> evidenzia che nel 2024 la componente pubblica rappresenta il 73,1% della spesa sanitaria complessiva, quasi sette punti percentuali al di sotto della media dell&#8217;Unione europea (80%). Parallelamente cresce il peso della <strong>spesa privata</strong>: la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie (<em>out of the pocket</em>) raggiunge il 23,6% del totale della spesa sanitaria, un livello superiore di quasi nove punti rispetto al 14,9% della media europea. Si tratta di un divario che segnala come una parte crescente dei bisogni sanitari venga soddisfatta attraverso risorse proprie delle famiglie, un fenomeno che rischia di ampliare le differenze nell’accesso alle cure legate al reddito.</p>
<h3><span class="font-435549">Sanità integrativa</span></h3>
<p>Alla crescita della spesa diretta si accompagna la progressiva diffusione della <strong>sanità integrativa</strong>. Tra il 2013 e il 2023 gli iscritti ai fondi sanitari privati sono quasi triplicati, passando da 5,8 a 16,3 milioni. Lo sviluppo di questi strumenti è sostenuto anche dal sistema fiscale: nel 2023 le detrazioni per le spese sanitarie determinano minori entrate per 4,6 miliardi di euro, cui si aggiungono 1,5 miliardi di minori entrate tributarie e contributive riconducibili alle agevolazioni previste per la sanità integrativa. La crescente presenza del secondo pilastro sanitario rappresenta quindi una risposta all’aumento della domanda di prestazioni, ma anche un elemento di trasformazione dell&#8217;intero sistema di finanziamento dell&#8217;assistenza.</p>
<h3><span class="font-435549">Difficoltà di accesso ai servizi sanitari pubblici</span></h3>
<p>La maggiore partecipazione della spesa privata è collegata anche alle <strong>difficoltà di accesso ai servizi sanitari pubblici</strong>. I dati della nuova piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa <a href="https://www.agenas.gov.it/images/Nota_Stampa_PNLA.pdf">pubblicati da Agenas</a>, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, relativi a 65 milioni di prenotazioni evidenziano un miglioramento del rispetto dei tempi massimi di attesa, ma persistono significative criticità territoriali. Per le prime visite la quota di prestazioni erogate nei tempi previsti sale dal 76,1% al 78,7%, mentre per gli esami diagnostici raggiunge l’84,7%. Le persistenti liste di attesa spingono una quota crescente di cittadini verso prestazioni erogate dal settore privato, alimentando la spesa diretta delle famiglie e la domanda di coperture assicurative e integrative.</p>
<p>I tratti evolutivi della domanda di salute e la natura mista del sistema sanitario pubblico, fondato sulla collaborazione tra pubblico e privato attraverso accreditamenti e convenzioni, stanno modificando anche la struttura produttiva della sanità italiana.</p>
<h3><span class="font-435549">La filiera delle imprese della sanità</span></h3>
<p>La <strong>filiera</strong> della sanità, che comprende i servizi di assistenza sociale per anziani e disabili <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> genera complessivamente un valore aggiunto di quasi tre punti e mezzo di PIL, configurandosi come uno dei principali comparti dell&#8217;economia italiana. La forte presenza di micro e piccole imprese rappresenta un elemento distintivo del modello sanitario nazionale: queste imprese assicurano prossimità territoriale, continuità dell&#8217;assistenza, elevata specializzazione professionale e una capillare diffusione dei servizi, contribuendo a integrare l&#8217;offerta pubblica e a rispondere alla domanda di cure di una popolazione sempre più anziana.</p>
<p>Secondo i più recenti dati disponibili, nell’intera filiera sanitaria – che va dalla produzione e commercializzazione di prodotti farmaceutici e dispositivi medici ai servizi di assistenza sanitaria, ospedalieri e degli studi medici e odontoiatrici, comprendendo l’offerta di servizi di assistenza sociale &#8211; operano 407 mila imprese, delle quali 394 mila, pari a circa il 97%, hanno meno di dieci addetti. Nel complesso la filiera genera un fatturato di 196,8 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 73 miliardi di euro (pari al 3,4% del PIL) e un milione e 400 mila occupati. Il sistema delle 406 mila micro, piccole e medie imprese (MPMI) produce oltre la metà del fatturato della filiera (114,1 miliardi di euro pari al 58,0%) e circa i due terzi del valore aggiunto (45,9 miliardi di euro pari al 62,9% della filiera) con l’apporto di 992 mila addetti, pari al 70,9% dell’occupazione dell’intera filiera. Nel dettaglio settoriale del sistema delle MPMI della salute e assistenza, nella produzione farmaci e dispositivi si contano 60 mila addetti (6% dell’occupazione delle MPMI della filiera), nel commercio – farmacie ed esercizi specializzati nella vendita di articoli medicali e ortopedici – 153 mila addetti (15,4%),  nei servizi ospedalieri 32 mila addetti (3,2%), negli studi medici e odontoiatrici 315 mila addetti (31,8%), negli altri servizi sanitari 189 mila addetti (19,1%) mentre nei servizi di assistenza sociale operano i restanti 243 mila addetti (24,5%).</p>
<p>Le trasformazioni in corso delineano un sistema sanitario sempre più fondato sulla complementarità tra pubblico e privato. La sostenibilità del servizio sanitario nazionale richiede il rafforzamento dell’offerta pubblica, il contenimento delle liste di attesa e una elevata qualità dell’offerta in convenzione dei servizi sanitari del sistema privato. In questo quadro diventa strategico valorizzare il contributo delle imprese della salute, caratterizzato da una solida presenza di micro, piccole e medie imprese che garantiscono servizi di prossimità, occupazione qualificata e rappresentano un presidio essenziale di prossimità per famiglie e comunità locali.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<hr />
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <em>Rispetto al perimetro individuato dell’Ufficio parlamentare di bilancio nel focus ‘Pubblico e privato in sanità: il finanziamento, la produzione e le imprese’ di marzo 2026, la filiera esaminata in questo articolo include anche il settore dell’assistenza sociale non residenziale (Ateco 2007 88), in cui il 47,1% dell’occupazione è determinata dai  servizi di assistenza sociale non residenziale per anziani e disabili (88.1), un ulteriore 32,9% nelle altre attività di assistenza sociale non residenziale (88.99) che comprendono, tra l&#8217;altro, i servizi sociali e di aiuto ai profughi ed immigrati, le attività finalizzate all&#8217;adozione e alla prevenzione di maltrattamenti a danno di minori e donne, le attività dei consultori matrimoniali e familiari, assistenza alle vittime di calamità, profughi, immigrati, le strutture di accoglienza diurna per senzatetto ed altri gruppi socialmente svantaggiati e le attività di raccolta di fondi finalizzate ad opere di assistenza sociale, a cui si aggiunge il restante 19,9% dei servizi di asili nido e di assistenza diurna per minori disabili (88.91).</em></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-salute-passa-anche-da-406mila-pmi-della-filiera-e-un-milione-di-occupati/">La salute passa anche da 406mila PMI della filiera e un milione di occupati</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/la-salute-passa-anche-da-406mila-pmi-della-filiera-e-un-milione-di-occupati/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Artigiane del futuro: come le donne stanno riscrivendo l’impresa</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/artigiane-del-futuro-come-le-donne-stanno-riscrivendo-limpresa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=artigiane-del-futuro-come-le-donne-stanno-riscrivendo-limpresa</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/artigiane-del-futuro-come-le-donne-stanno-riscrivendo-limpresa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Rogato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli home page]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110439</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le imprese guidate da donne non chiedono solo spazio: portano nel mercato una nuova idea di crescita, più sostenibile, collaborativa e radicata nei territori</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/artigiane-del-futuro-come-le-donne-stanno-riscrivendo-limpresa/">Artigiane del futuro: come le donne stanno riscrivendo l’impresa</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 88%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110443" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/ok_HX4A1527.jpg" width="1152" height="768" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/ok_HX4A1527.jpg 1152w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/ok_HX4A1527-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/ok_HX4A1527-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/ok_HX4A1527-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/ok_HX4A1527-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-4" data-row="script-row-unique-4" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-4"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-5"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>In Italia oltre 1,3 milioni di imprese sono guidate da donne. Rappresentano circa il 22% del tessuto imprenditoriale nazionale, una presenza significativa che contribuisce sempre più all&#8217;innovazione, alla competitività e alla trasformazione del tessuto produttivo italiano.</p>
<p>Per molti anni il dibattito sull’imprenditoria femminile si è concentrato soprattutto sugli ostacoli: accesso al credito, conciliazione tra vita professionale e familiare, stereotipi culturali e limitata presenza nei ruoli decisionali. Temi importanti, che meritano attenzione e politiche adeguate.</p>
<p>Eppure oggi emerge una domanda diversa e altrettanto interessante. Quale contributo stanno portando alla trasformazione del modo stesso di fare impresa? La questione non riguarda soltanto la loro presenza nell’economia, ma la capacità di introdurre approcci che stanno diventando sempre più rilevanti per affrontare le sfide del nostro tempo.</p>
<p>Le aziende operano oggi in un contesto caratterizzato da transizioni profonde: digitale, ambientale, demografica e geopolitica. Governare questa complessità richiede competenze che fino a pochi anni fa venivano considerate accessorie e che oggi rappresentano invece un vantaggio competitivo. Capacità di ascolto, costruzione di relazioni, gestione del consenso, lettura dei cambiamenti sociali, attenzione agli impatti delle decisioni e visione di lungo periodo sono diventate competenze strategiche per la resilienza delle organizzazioni. Benché non si tratti di caratteristiche ad appannaggio esclusivo delle donne, molte sono le imprenditrici e artigiane che hanno sviluppato queste competenze attraverso percorsi professionali e personali che hanno richiesto mediazione, adattamento e costruzione di alleanze.</p>
<p>Un segnale arriva anche dalle nuove generazioni. Entro il 2030 Millennial e Generazione Z rappresenteranno circa il 74% della forza lavoro globale. Non cercano soltanto opportunità di carriera, ma organizzazioni capaci di generare impatto positivo, investire nelle persone e operare in modo coerente con determinati valori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2666.png" alt="♦" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> La sostenibilità come cultura d’impresa</span></h2>
<p>In questo scenario, la sostenibilità non può più essere considerata una semplice questione di compliance. Le imprese più solide sono quelle che riescono a integrarla nelle proprie strategie, innovando prodotti e servizi, gestendo i rischi e costruendo relazioni durature con i propri stakeholder.</p>
<p>Molte imprenditrici stanno interpretando questa trasformazione con efficacia, adottando una visione dell’impresa capace di tenere insieme risultati economici, benessere delle persone e impatto sul territorio. La competitività del futuro dipenderà sempre più dalla capacità di creare valore condiviso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2666.png" alt="♦" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> L’artigianato come laboratorio del futuro</span></h2>
<p>Questa evoluzione appare particolarmente evidente nel mondo dell’artigianato e delle piccole imprese.</p>
<p>Molto prima che si iniziasse a parlare di ESG, economia circolare o filiere responsabili, molte realtà artigiane avevano già costruito il proprio modello di sviluppo sulla qualità delle relazioni, sul radicamento territoriale e sulla valorizzazione delle persone.</p>
<p>Le imprenditrici stanno contribuendo a rafforzare questa vocazione. Produzioni attente all’impatto ambientale, recupero dei saperi locali, inclusione lavorativa e innovazione sociale diventano sempre più spesso elementi distintivi del fare impresa.</p>
<p>Nel mondo artigiano la fiducia non è un concetto astratto, ma un vero capitale competitivo. È ciò che consente di costruire relazioni durature con clienti, fornitori e comunità locali.</p>
<p>Non sorprende che quasi l’11% delle imprese femminili italiane sia guidato da under 35, una percentuale superiore a quella registrata nel resto del sistema imprenditoriale. È il segnale di una generazione che vede nell’impresa non soltanto uno strumento economico, ma anche un veicolo di innovazione e trasformazione sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2666.png" alt="♦" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Una leadership che genera futuro</span></h2>
<p>Anche il concetto di leadership sta cambiando. Il modello del leader che controlla e decide dall’alto lascia progressivamente spazio a forme più collaborative, capaci di coinvolgere persone, costruire alleanze e orientare il cambiamento.</p>
<p>A livello globale le donne occupano poco più del 35% delle posizioni manageriali. La sfida della rappresentanza resta quindi aperta. Ma la questione non riguarda soltanto il numero di donne ai vertici. Riguarda il valore di approcci che mettono al centro collaborazione, ascolto, responsabilità e capacità di costruire visioni condivise.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2666.png" alt="♦" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Costruire il futuro, non solo occuparlo</span></h2>
<p>La crescita dell’imprenditoria femminile rappresenta certamente una questione di equità e pari opportunità. Il tema, però, non è soltanto chi prende posto ai tavoli decisionali, ma quali idee, competenze e visioni entrano in quei tavoli e quale idea di futuro contribuiscono a costruire.</p>
<p>Le artigiane del futuro stanno già indicando una direzione in cui competitività, sostenibilità e responsabilità non si contrappongono, ma si rafforzano reciprocamente. Una direzione che può aiutare non solo a costruire imprese più inclusive, ma anche organizzazioni più solide, innovative e capaci di generare valore nel lungo periodo.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong><br />
<strong>Nella foto, Giorgia Pontetti, ingegnere elettronico e fondatrice di Ferrari Farm, impresa associata a Confartigianato specializzata in colture idroponiche innovative. Foto di Ivan Demenego</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/artigiane-del-futuro-come-le-donne-stanno-riscrivendo-limpresa/">Artigiane del futuro: come le donne stanno riscrivendo l’impresa</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/artigiane-del-futuro-come-le-donne-stanno-riscrivendo-limpresa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il volto femminile della sostenibilità possibile: Spirito Artigiano intervista Maria Alessandra Gallone, presidente ISPRA</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/il-volto-femminile-della-sostenibilita-possibile-spirito-artigiano-intervista-maria-alessandra-gallone-presidente-ispra/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-volto-femminile-della-sostenibilita-possibile-spirito-artigiano-intervista-maria-alessandra-gallone-presidente-ispra</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/il-volto-femminile-della-sostenibilita-possibile-spirito-artigiano-intervista-maria-alessandra-gallone-presidente-ispra/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 07:50:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110447</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalle piccole imprese ai territori, la sfida ambientale si misura nella capacità di trasformare vincoli e cambiamenti in nuove forme di responsabilità. Nell’intervista a Spirito Artigiano, Maria Alessandra Gallone indica la strada di una sostenibilità possibile, fondata su conoscenza, lavoro e capitale umano.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-volto-femminile-della-sostenibilita-possibile-spirito-artigiano-intervista-maria-alessandra-gallone-presidente-ispra/">Il volto femminile della sostenibilità possibile: Spirito Artigiano intervista Maria Alessandra Gallone, presidente ISPRA</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 52%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110448" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Gallone-Alessandra_foto_2025-1.jpg" width="600" height="900" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Gallone-Alessandra_foto_2025-1.jpg 600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Gallone-Alessandra_foto_2025-1-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Gallone-Alessandra_foto_2025-1-350x525.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-6" data-row="script-row-unique-6" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-6"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-7"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3><span class="font-435549">C’è una parola che attraversa il nostro tempo con la forza di una necessità e il peso di una sfida: sostenibilità. Ma dietro le grandi strategie europee, dietro i piani energetici e le transizioni annunciate, esiste un’Italia che ogni giorno prova a tenere insieme ambiente, lavoro e futuro. È l’Italia delle botteghe, delle piccole imprese, dell’artigianato manifatturiero che continua a rappresentare l’ossatura produttiva del Paese. In questo scenario si inserisce la riflessione di Maria Alessandra Gallone*, presidente di ISPRA, che in questa intervista a Spirito Artigiano disegna il profilo di una sostenibilità concreta, lontana dagli slogan e capace di parlare ai territori. Una transizione “possibile”, che non lasci indietro nessuno e che rimetta al centro le persone, il capitale umano, le donne e il valore della cura. Perché — spiega — tutela ambientale e sviluppo economico non sono avversari, ma parti della stessa responsabilità collettiva.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Presidente Gallone, oggi la transizione ecologica rischia spesso di essere raccontata come un percorso pensato per le grandi imprese. Come si evita che le piccole realtà artigiane e manifatturiere vivano invece la sfida ambientale come un peso burocratico o economico?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«La transizione ecologica funzionerà davvero solo se sarà una transizione abitabile anche per le piccole imprese, per gli artigiani, per chi ogni mattina apre una bottega o una piccola azienda e tiene vivo il tessuto produttivo dei territori. Se viene percepita come un insieme di obblighi e costi rischia di generare paura e resistenza. Se invece diventa un’opportunità concreta di innovazione, risparmio energetico e competitività, allora cambia tutto. Io credo molto in una sostenibilità che non sia ideologica ma possibile. Dobbiamo accompagnare le imprese, non giudicarle. E accompagnarle significa semplificare, creare strumenti chiari, incentivi accessibili e fiducia. L’Italia ha un patrimonio straordinario di manifattura, artigianato e cultura del fare bene. Proprio questo modello produttivo può diventare uno dei più sostenibili al mondo».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lei guida un istituto strategico per il futuro ambientale del Paese. Che ruolo può avere ISPRA nell’accompagnare concretamente le piccole e medie imprese verso modelli più sostenibili?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«ISPRA è una grande infrastruttura tecnico-scientifica al servizio delle decisioni, dei territori e delle imprese. Il nostro compito è produrre dati certificati, indipendenti e trasparenti. Ma oggi c’è anche un’altra missione fondamentale: rendere la conoscenza accessibile. Le piccole e medie imprese spesso non hanno strutture dedicate alla sostenibilità o alla compliance ambientale. Per questo ISPRA può svolgere una funzione importante di accompagnamento e orientamento, aiutando le imprese a comprendere cambiamenti normativi, opportunità tecnologiche e vantaggi competitivi della sostenibilità. Io immagino un’Istituzione sempre più vicina ai territori e capace di dialogare con il mondo produttivo senza perdere il rigore scientifico».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nel dibattito pubblico si parla molto di sostenibilità, ma meno di sostenibilità “possibile”. Quanto conta costruire una transizione che tenga insieme tutela ambientale, lavoro e competitività?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Conta moltissimo. È il punto centrale. Una transizione che non tiene insieme ambiente, lavoro e competitività rischia di essere socialmente fragile e quindi anche ambientalmente inefficace. La sostenibilità non può essere un lusso per pochi o una teoria da convegno. Deve entrare nella vita reale delle persone e delle imprese. Per questo parlo spesso di un nuovo umanesimo della sostenibilità: mettere la persona al centro. Le realtà artigiane italiane hanno una forza enorme: sanno innovare mantenendo identità, tradizione e qualità. Possono diventare un modello europeo di economia sostenibile ad alto valore umano».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Questo numero di Spirito Artigiano è dedicato al tema dell’impresa femminile e al contributo delle donne come forza economica e sociale. Ritiene che oggi le donne debbano ancora dimostrare qualcosa in più rispetto agli uomini quando assumono ruoli apicali?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Penso che, purtroppo, in molti contesti le donne debbano ancora dimostrare qualcosa in più. Non sempre in modo esplicito, ma spesso attraverso aspettative implicite molto più severe. Alle donne viene chiesto di essere competenti ma anche rassicuranti, determinate ma non troppo, autorevoli ma sempre misurate. Però credo anche che qualcosa stia cambiando profondamente. Sempre più donne stanno arrivando in ruoli apicali portando una leadership diversa: più inclusiva, più orientata alla costruzione delle relazioni e alla visione di lungo periodo. La vera forza non coincide con la durezza. È riuscire a mantenere competenza, umanità e capacità di ascolto anche nei ruoli di maggiore responsabilità».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che impronta vuole dare alla sua presidenza di ISPRA?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Vorrei lasciare un’ISPRA ancora più autorevole scientificamente, ma anche più aperta, moderna e riconoscibile come presidio di fiducia pubblica. Viviamo un tempo in cui ambiente, energia, innovazione tecnologica e geopolitica sono profondamente interconnessi. In questo scenario gli istituti tecnico-scientifici devono aiutare il Paese a leggere la complessità. Vorrei un’Istituzione capace di parlare ai giovani, alle imprese e ai territori. E c’è un tema a cui tengo moltissimo: il capitale umano. Le persone che lavorano in ISPRA rappresentano una ricchezza straordinaria di competenze e passione. Investire sui giovani ricercatori e sulle nuove professionalità sarà decisivo per il futuro del Paese».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Secondo lei, il protagonismo delle donne può rappresentare anche un cambio di paradigma nel modo di concepire sviluppo, impresa e rapporto con il territorio?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Sì, credo di sì. Non perché le donne siano migliori, ma perché storicamente hanno sviluppato una particolare capacità di tenere insieme dimensioni diverse: cura, visione, pragmatismo, relazione. La sostenibilità, in fondo, è proprio questo: imparare a pensare non solo all’immediato ma anche alle conseguenze, alle generazioni future, agli equilibri tra economia, ambiente e società. Per molti anni il modello di sviluppo dominante è stato fondato soprattutto sulla competizione e sulla velocità. Oggi comprendiamo che servono anche altri valori: responsabilità, ascolto, capacità di costruire comunità. La parola cura non deve più essere considerata una parola debole. La cura è una forma alta di responsabilità. E forse la vera rivoluzione culturale sarà proprio questa: comprendere che sviluppo e sensibilità non sono in contraddizione. Possono, anzi devono, camminare insieme».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>*Maria Alessandra Gallone, laureata in Lingue e esperta di amministrazione locale e istituzioni scolastiche, ha alle spalle una carriera politica nazionale che l&#8217;ha vista Senatrice della Repubblica per due legislature. Durante i suoi mandati parlamentari si è specializzata all&#8217;interno delle commissioni Giustizia, Ambiente, Territorio e Istruzione. Forte di questa esperienza istituzionale, nel febbraio 2026 è stata nominata Presidente dell&#8217;ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-volto-femminile-della-sostenibilita-possibile-spirito-artigiano-intervista-maria-alessandra-gallone-presidente-ispra/">Il volto femminile della sostenibilità possibile: Spirito Artigiano intervista Maria Alessandra Gallone, presidente ISPRA</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/il-volto-femminile-della-sostenibilita-possibile-spirito-artigiano-intervista-maria-alessandra-gallone-presidente-ispra/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se la bottega non chiude, spesso è grazie a lei</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/se-la-bottega-non-chiude-spesso-e-grazie-a-lei/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=se-la-bottega-non-chiude-spesso-e-grazie-a-lei</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/se-la-bottega-non-chiude-spesso-e-grazie-a-lei/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 07:40:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110387</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dai laboratori ai negozi di prossimità, l’impresa femminile diventa uno degli argini più concreti alla crisi della trasmissione generazionale nell’artigianato</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/se-la-bottega-non-chiude-spesso-e-grazie-a-lei/">Se la bottega non chiude, spesso è grazie a lei</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 57%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110390" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Lara-Gallegati_Confartigianato-Ravenna.jpg" width="1383" height="1920" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Lara-Gallegati_Confartigianato-Ravenna.jpg 1383w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Lara-Gallegati_Confartigianato-Ravenna-216x300.jpg 216w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Lara-Gallegati_Confartigianato-Ravenna-738x1024.jpg 738w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Lara-Gallegati_Confartigianato-Ravenna-768x1066.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Lara-Gallegati_Confartigianato-Ravenna-1106x1536.jpg 1106w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Lara-Gallegati_Confartigianato-Ravenna-350x486.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1383px) 100vw, 1383px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-8" data-row="script-row-unique-8" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-8"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-9"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<p class="isSelectedEnd">Partiamo dai numeri, perché qui i numeri raccontano una storia precisa. L’artigianato italiano vive un paradosso. Il motore del “fare italiano” espande i fatturati e contrae i talenti: nell’ultimo decennio quasi un quarto delle imprese artigiane ha cessato l’attività. Parliamo di 400mila imprese. E il dato più insidioso non è quello che è già accaduto, ma quello che sta per accadere. Secondo l’Ufficio studi di Confartigianato, oltre 303mila imprese artigiane — quasi un terzo di quelle attive — sono a rischio per mancanza di ricambio generazionale, un tema che anche di recente ho personalmente affrontato in un confronto con la vostra associazione. Sullo sfondo, resta quella “glaciazione demografica” che tra il 2025 e il 2050 toglierà all’Italia quasi sette milioni di persone in età da lavoro: parliamo di un quinto del totale.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ho cominciato questo articolo con numeri e cifre perché da qui bisogna partire. Calo demografico. Virtualizzazione delle competenze. Tiktokizzazione dei Millennials e della Gen Z. È la crisi della trasmissione generazionale: il sapere che non passa di mano, l’italianità che si arresta. Il mese scorso nel mio quartiere ha chiuso una famosa panetteria perché il proprietario se n’è andato e i figli non hanno voluto continuare un’attività redditizia che aveva reso quel piccolo negozio un punto di riferimento per migliaia e migliaia di persone a Roma, ragazzi compresi, influencer compresi. I dati sui centri storici sono allarmanti, e se non si hanno i dati è sufficiente confrontare una fotografia delle strade principali delle città di trent’anni fa e di oggi: le grandi catene hanno ingoiato i negozi a gestione familiare, l’impersonale ha sostituito il personale, per non parlare della proliferazione di una gastronomia globalizzata che poco alla volta sostituisce il made in Italy del gusto proprio nel periodo in cui la cucina italiana diventa patrimonio immateriale dell’umanità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Una bottega che chiude non lascia soltanto una saracinesca abbassata: porta via un mestiere, una competenza, un presidio di prossimità»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Una bottega che chiude non lascia soltanto una saracinesca abbassata; porta via un mestiere, una competenza, un presidio di prossimità. Nei piccoli comuni significa restare senza un idraulico, un falegname, un elettricista, un ferramenta, un droghiere. Nelle città significa quartieri che perdono identità.</p>
<p class="isSelectedEnd">Dentro questo quadro, però, c’è un dato che va in controtendenza. E ha un volto femminile.</p>
<p class="isSelectedEnd">Le imprese artigiane guidate da donne in Italia sono 218.262, il 17,7% del comparto, in crescita costante negli ultimi cinque anni. Più in generale, le imprese a conduzione femminile sono 1.302.974, il 22,3% del totale, e l’Italia è il primo Paese europeo per numero di imprenditrici. Soprattutto: tra il 2021 e il 2025 l’occupazione indipendente femminile è cresciuta del 9,8%, contro una media europea del 6,6%. Mentre il tessuto artigiano arretra, la sua componente femminile tiene e avanza.</p>
<p class="isSelectedEnd">Non è una coincidenza, ed è qui il punto. Dove l’artigianato rischia di spegnersi per assenza di eredi, sono spesso le donne a raccoglierne il testimone — o a fondare qualcosa di nuovo sulle stesse competenze. Le incidenze più alte si registrano nei territori dove il mestiere è cultura: in Abruzzo il 22,7% delle imprese artigiane è guidato da donne, a Prato si arriva al 26%, oltre un quarto. I numeri dicono una cosa semplice. La trasmissione che la via familiare classica non garantisce più passa, sempre più spesso, attraverso lo spirito imprenditoriale femminile, per una ragione economica e organizzativa. L’impresa artigiana femminile innova perché deve: innesta il digitale sul manuale, l’e-commerce sulla bottega, nuovi servizi sul mestiere tradizionale. Tiene insieme produzione e relazione, capitale umano e territorio. E, statistiche alla mano, mostra una resilienza occupazionale superiore alla media proprio nelle fasi in cui la componente maschile arretra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Sostenere l’imprenditoria femminile non è una concessione simbolica: è una strategia industriale per non perdere un pezzo di economia reale»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Questo cambia la natura del discorso. Sostenere l’imprenditoria femminile non è un capitolo di welfare né una concessione simbolica da 8 marzo: è una strategia industriale per non perdere un pezzo di economia reale. Se quasi un terzo dell’artigianato è a rischio per ricambio mancato, e se la sola area in crescita strutturale è quella femminile, la conclusione si scrive da sola. Salvare l’artigianato italiano significa, in buona parte, mettere le donne nelle condizioni di farlo.</p>
<p class="isSelectedEnd">Quali condizioni? Quelle che i dati segnalano come freni: un accesso al credito ancora più difficile per le imprenditrici, una conciliazione tra impresa e cura che grava quasi sempre su un solo paio di spalle, una rete di servizi insufficiente proprio dove la determinazione è più alta. Non servono medaglie. Servono strumenti e politiche che trattino l’impresa femminile per ciò che è diventata: una componente strutturale del sistema produttivo.</p>
<p>Resta, alla fine, l’immagine di una nazione che si salva senza fare rumore. Mentre si discute di grandi piani e di giganti digitali, una parte del futuro dell’Italia si decide nei laboratori dove una donna sceglie di restare, di assumere, di tramandare un mestiere o di reinventarlo. È un’energia silenziosa. Ma è una delle poche, oggi, che stia davvero tenendo in piedi un pezzo di Paese.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p data-start="31" data-end="119"><strong data-start="31" data-end="119">Nella foto, Lara Gallegati di Biciclette SOMEC, impresa associata a Confartigianato </strong><strong>(©Ivan Demenego)</strong></p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/se-la-bottega-non-chiude-spesso-e-grazie-a-lei/">Se la bottega non chiude, spesso è grazie a lei</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/se-la-bottega-non-chiude-spesso-e-grazie-a-lei/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La forza discreta del Made in Italy: artigianato, diplomazia e soft power. Spirito Artigiano intervista Francesco Maria Talò</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/la-forza-discreta-del-made-in-italy-artigianato-diplomazia-e-soft-power-spirito-artigiano-intervista-francesco-maria-talo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-forza-discreta-del-made-in-italy-artigianato-diplomazia-e-soft-power-spirito-artigiano-intervista-francesco-maria-talo</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/la-forza-discreta-del-made-in-italy-artigianato-diplomazia-e-soft-power-spirito-artigiano-intervista-francesco-maria-talo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 06:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110264</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’artigianato è una leva del soft power italiano: costruisce reputazione, presidia i territori e porta nel mondo un’idea concreta di Made in Italy. Spirito Artigiano ne parla con l’ambasciatore Francesco Maria Talò*.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-forza-discreta-del-made-in-italy-artigianato-diplomazia-e-soft-power-spirito-artigiano-intervista-francesco-maria-talo/">La forza discreta del Made in Italy: artigianato, diplomazia e soft power. Spirito Artigiano intervista Francesco Maria Talò</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 52%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110268" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_.jpg" width="830" height="1188" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_.jpg 830w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_-210x300.jpg 210w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_-715x1024.jpg 715w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_-768x1099.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/F.M.Talo_-350x501.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-10" data-row="script-row-unique-10" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-10"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-11"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3><span class="font-435549">C’è una forza gentile che attraversa l’Italia senza fare rumore, ma lasciando un’impronta riconoscibile ovunque: è la trama minuta dell’artigianato, quel sapere diffuso che non si limita a produrre oggetti, ma costruisce identità, racconti, reputazione. È qui che il “marchio Italia” smette di essere uno slogan e diventa sostanza, valore economico e simbolico insieme. In un mondo attraversato da transizioni profonde – tecnologiche, geopolitiche, culturali – il soft power artigiano si rivela una leva strategica, capace di tenere insieme tradizione e innovazione, radici e apertura. Ne parliamo, su Spirito Artigiano, con l’ambasciatore Francesco Maria Talò, Inviato Speciale dell’Italia per il Corridoio Economico India–Medio Oriente–Europa (nel corso della sua quarantennale carriera diplomatica ha ricoperto, tra gli altri, gli incarichi di Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio Meloni, Rappresentante Permanente presso la NATO ed Ambasciatore in Israele) che invita a leggere questo patrimonio come parte integrante di una visione di sistema, in cui istituzioni, imprese e territori imparano a fare squadra.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ambasciatore, quando parliamo di artigianato italiano parliamo anche di soft power?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Assolutamente sì. Il soft power artigiano è un soft power nazionale. È ciò che consente al marchio Italia di essere ai vertici mondiali. Non è fatto solo dai grandi marchi, ma da una costellazione di piccole e medie imprese artigiane che, pur non essendo sempre riconoscibili singolarmente, sono immediatamente identificabili per il contesto da cui provengono e per l’unicità dei loro prodotti. È un patrimonio che dobbiamo preservare e valorizzare, anche – e soprattutto – in un mondo che cambia rapidamente.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quanto conta, in questa prospettiva, il “fare sistema”?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Conta moltissimo. Gli italiani hanno uno spirito individuale forte, ma non deve diventare individualismo. È proprio quella personalità che rende i nostri prodotti unici, ma deve essere combinata con la capacità di lavorare insieme, superando il particolarismo. Il valore aggiunto del Made in Italy nasce da qui: dalla sintesi tra creatività individuale e azione collettiva.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Qual è il ruolo delle istituzioni e delle associazioni di categoria in questo equilibrio?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Le istituzioni devono contribuire a gestire un dilemma complesso: mantenere l’identità e la ricchezza delle radici, senza rinunciare all’innovazione. Il rischio, altrimenti, è quello di combattere battaglie di retroguardia che non sono vincenti nel lungo periodo. Le associazioni di categoria, da parte loro, hanno un compito fondamentale: salvaguardare la particolarità delle tradizioni e accompagnarle in un percorso di rinnovamento. È un lavoro delicato, soprattutto nei centri più piccoli, dove l’artigianato è parte integrante del tessuto culturale.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lei ha spesso richiamato l’attenzione sulla trasformazione dei centri storici. Che cosa sta accadendo?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Stiamo assistendo a cambiamenti profondi, legati anche all’iper-turismo. In molti casi la natura degli esercizi commerciali è mutata, e questo ha penalizzato i piccoli artigiani, che sono tra le principali vittime di queste dinamiche. La concorrenza delle catene e di fenomeni speculativi rende la loro sopravvivenza più difficile. Ma dobbiamo renderci conto che il successo di una città non si misura solo dal numero di turisti: dipende dalla sua capacità di restare autentica, diversa dalle altre. E questo passa anche dal mantenimento dell’insediamento artigiano.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quindi l’artigianato non è solo economia, ma anche qualità della vita?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Esattamente. L’artigianato non è solo immagine, è sostanza. Dà lavoro a molte famiglie e contribuisce alla qualità dei centri abitati. Un luogo in cui c’è un artigiano è un luogo migliore, più vivo, più autentico. In questo senso, parliamo anche di sicurezza: senza sicurezza fisica, che vuol dire anche il cosiddetto hard power, non c’è economia, e questo vale anche per le piccole imprese. Come sempre si tratta di superare il dilemma, comprendendo che viviamo in un’epoca che ci ricorda l’esistenza della guerra e di minacce estreme: dobbiamo riconoscere le esigenze della difesa conservando i valori, incluso quello dell’identità rappresentata dall’artigianato, che vogliamo difendere. Possiamo dire che il soft power che non trascura l’hard power che un sistema caratterizzato dallo smart power, un sistema intelligente ed equilibrato.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come si inserisce tutto questo nei grandi fenomeni globali, dall’intelligenza artificiale alle migrazioni?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">»L’artigianato non è isolato, si intreccia con tutte le grandi trasformazioni in atto. L’intelligenza artificiale, ad esempio, può essere uno strumento utile per le imprese artigiane, soprattutto per semplificare i processi burocratici. Ma non potrà mai sostituire la capacità umana, la creatività, il saper fare. È qui che sta la nostra forza.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il soft power artigiano può diventare anche uno strumento diplomatico?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Lo è già. Quando esportiamo prodotti artigianali, esportiamo un’immagine dell’Italia, che è molto concreta. Pensiamo, ad esempio, alla Settimana della cucina italiana nel mondo: è un’occasione in cui si vede chiaramente quanto sia importante l’alleanza tra grandi e piccoli. L’industria alimentare fa grandi numeri ed è fondamentale, ma accanto ad essa c’è il piccolo produttore che rappresenta l’eccellenza. Non sono alternative, sono complementari. Superare questi falsi dilemmi è essenziale.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In sintesi, qual è la sfida principale per il futuro?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Avere una visione d’insieme. A livello nazionale e locale dobbiamo considerare l’artigianato come parte integrante dell’interesse nazionale. Non è solo un elemento identitario, ma una leva economica, sociale e culturale. Se sapremo fare squadra, preservando le radici e innovando, il soft power artigiano continuerà a essere uno dei pilastri della presenza italiana nel mondo e della qualità della nostra vita.»</p>
<hr />
<p>*L&#8217;ambasciatore Francesco Maria Talò, attuale Inviato Speciale per il Corridoio Economico India–Medio Oriente–Europa (IMEC) e membro del team di International Strategic Network (ISN), è un diplomatico italiano di carriera con una vasta esperienza. Nel corso della sua carriera (1984–2024), ha ricoperto ruoli chiave tra cui consigliere diplomatico della Presidente del Consiglio, Rappresentante Permanente alla NATO e Ambasciatore in Israele.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-forza-discreta-del-made-in-italy-artigianato-diplomazia-e-soft-power-spirito-artigiano-intervista-francesco-maria-talo/">La forza discreta del Made in Italy: artigianato, diplomazia e soft power. Spirito Artigiano intervista Francesco Maria Talò</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/la-forza-discreta-del-made-in-italy-artigianato-diplomazia-e-soft-power-spirito-artigiano-intervista-francesco-maria-talo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il soft power viene dalle mani</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/il-soft-power-viene-dalle-mani/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-soft-power-viene-dalle-mani</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/il-soft-power-viene-dalle-mani/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Cappelletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 06:20:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110304</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'unica cosa che l'Italia esporta meglio del resto del mondo è anche quella che sta perdendo.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-soft-power-viene-dalle-mani/">Il soft power viene dalle mani</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 91%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110308" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Mario-Berta_Confartigianato-Venezia.jpg" width="1454" height="876" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Mario-Berta_Confartigianato-Venezia.jpg 1454w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Mario-Berta_Confartigianato-Venezia-300x181.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Mario-Berta_Confartigianato-Venezia-1024x617.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Mario-Berta_Confartigianato-Venezia-768x463.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/Mario-Berta_Confartigianato-Venezia-350x211.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1454px) 100vw, 1454px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-12" data-row="script-row-unique-12" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-12"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-13"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">Il soft power viene dalle mani</span></h2>
<p>L&#8217;unica cosa che l&#8217;Italia esporta meglio del resto del mondo è anche quella che sta perdendo.</p>
<p>L&#8217;angelo del campanile di San Marco è ricoperto d&#8217;oro. La Madonnina del Duomo di Milano è ricoperta d&#8217;oro. La croce della basilica di Lourdes è ricoperta d&#8217;oro. Quell&#8217;oro, battuto a mano una foglia alla volta, usciva da una bottega in Cannaregio: la Mario Berta Battiloro (nella foto), ultima d&#8217;Italia e d&#8217;Europa. Nel Settecento a Venezia c&#8217;erano oltre trecento botteghe come questa. Nel 2025 ha chiuso anche l&#8217;ultima.</p>
<h2><span class="font-435549">L&#8217;intelligenza della mano</span></h2>
<p>Amartya Sen ha definito le capabilities come le libertà reali che le persone hanno di essere e fare ciò che hanno ragione di valorizzare. Non la libertà formale scritta in un diritto, ma la possibilità sostanziale di metterlo in pratica. Tra le capabilities che Sen riconosce come centrali c&#8217;è quella di esercitare un mestiere dignitoso. Un mestiere non è un&#8217;attività economica. È una libertà di essere.</p>
<p>Richard Sennett applica questa cornice al lavoro manuale e mentale insieme. Ne L&#8217;uomo artigiano descrive la craftsmanship come il desiderio di fare bene un lavoro per il fare bene. Il craftsman è chi unisce la mano alla testa, la pratica al pensiero. Making is thinking, fare è pensare. La capacità che ne risulta non si insegna in aula. Si trasmette in bottega, attraverso quello che Sennett chiama joined skill in community: l&#8217;apprendimento per prossimità, esempio, correzione quotidiana. Sennett è stato allievo di Hannah Arendt e ne riprende l&#8217;homo faber, l&#8217;uomo che si fa attraverso le cose che fa.</p>
<h2><span class="font-435549">L&#8217;industria che si ritira</span></h2>
<p>L&#8217;Italia che produce su scala industriale perde terreno da anni. Nel 2024 la produzione industriale è calata del 3,5%, dopo il -2% del 2023. (Istat, febbraio 2025) Ventitré mesi consecutivi di flessione tendenziale, il dato peggiore dal Covid. Mezzi di trasporto -23,6% nel solo dicembre 2024. Metallurgia -14,6%. Tessile-abbigliamento -18,3%. La capacità produttiva utilizzata è scesa sotto il 75% a fine 2024, livello visto solo nel pieno della pandemia.</p>
<p>Stellantis nel 2024 ha quasi dimezzato la produzione di vetture in Italia. L&#8217;Ilva resta una crisi senza orizzonte. Il Sole 24 Ore stima che la manifattura italiana abbia lasciato sul tavolo 42 miliardi di euro di fatturato in un solo anno.</p>
<p>Il punto, per il soft power italiano, è preciso. Quello che esce dall&#8217;Italia e viene riconosciuto nel mondo non è scala industriale. La scala industriale la vincono altri. Quello che esce è la matrice artigiana che pervade il Made in Italy: il distretto, la PMI familiare, il sapere territoriale incorporato nei processi. Anche nelle grandi imprese del lusso italiano, il valore percepito poggia sulla densità di saperi del fare. È quello che ci distingue dalla manifattura tedesca, francese, americana o cinese. Ed è lì, non nei numeri della grande industria, che il soft power si genera davvero.</p>
<h2><span class="font-435549">La bottega che invecchia</span></h2>
<p>Quella matrice si sta restringendo. Tra il 2014 e il 2024 il numero di artigiani in Italia è sceso da 1,77 milioni a 1,37 milioni: meno 22% in dieci anni, quasi 400mila persone che non esercitano più il mestiere. Solo nell&#8217;ultimo anno la riduzione è stata di 72mila unità. Il 2025 ha portato un primo segnale di stabilizzazione, ma la tendenza strutturale rimane.</p>
<p>La bottega italiana invecchia. L&#8217;età media degli imprenditori e dei lavoratori autonomi è 50,1 anni. Trecentomila imprese artigiane sono in condizione di criticità per il ricambio generazionale, il 30% del totale. (Confartigianato, 20° Rapporto Galassia Impresa, novembre 2025) La difficoltà di reperimento del personale, nelle imprese artigiane, supera di undici punti percentuali la media delle imprese.</p>
<p>La Fondazione Cologni mappa da trent&#8217;anni i saperi italiani a rischio di eclissarsi, sul modello della Red List of Endangered Crafts britannica. La fine di un mestiere, ricorda Cologni, non riguarda solo il prodotto. Riguarda la gestualità che lo accompagna, e che con il prodotto si perde.</p>
<p>Nei dati di misurazioni sul comportamento dei lavoratori italiani ho osservato un pattern. La conoscenza dichiarata sul saper fare cresce. Il comportamento osservato cala. Non perché chi lavora abbia smesso di studiare. Perché la trasmissione, quella per prossimità di cui parla Sennett, è la prima cosa che si rompe quando una bottega chiude.</p>
<p>Quando si rompe la joined skill in community, non si chiude un&#8217;azienda. Si restringe la capability collettiva di un Paese.</p>
<h2><span class="font-435549">Quello che il mondo compra</span></h2>
<p>L&#8217;Italia è prima nel Brand Finance Global Soft Power Index 2026 nella categoria Cultura e Patrimonio. Sul podio per il cibo che il mondo vuole e i prodotti che il mondo ama. Il valore non viene dalle dimensioni. Viene dal fatto che il prodotto italiano riconoscibile è ancora figlio di una pratica del fare bene incarnata in persone, luoghi, gesti precisi.</p>
<p>Quel fattore competitivo si genera dove Sen e Sennett si sovrappongono. È libertà sostanziale di esercitare un mestiere, e maestria sviluppata in bottega. Le due cose tengono insieme finché tengono insieme. Si separano quando la bottega chiude prima che qualcuno abbia imparato. La capability allora resta sulla carta. Sulla carta non funziona.</p>
<p>L&#8217;industria italiana è in crisi strutturale. La cultura italiana è patrimonio acquisito ma stratificato nei secoli, non producibile a comando. Quello che resta come vantaggio competitivo presente, agibile oggi, è la matrice artigiana. È l&#8217;unica cosa che ci distingue dagli altri grandi Paesi che pure ci competono sul terreno del bello. E si erode silenziosamente, una bottega per volta.</p>
<p>Gli strumenti di Marino Menegazzo, i martelli di ghisa e le carte pergamino del 1926, sono al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Saranno conservati lì. Saranno mostrati lì. Non saranno usati lì.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p><strong>Nella foto, Marino Menegazzo della Mario Berta Battiloro (©Ivan Demenego)</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-soft-power-viene-dalle-mani/">Il soft power viene dalle mani</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/il-soft-power-viene-dalle-mani/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il soft power del Made in Italy nel disordine del mondo</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/il-soft-power-del-made-in-italy-nel-disordine-del-mondo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-soft-power-del-made-in-italy-nel-disordine-del-mondo</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/il-soft-power-del-made-in-italy-nel-disordine-del-mondo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Sapelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 06:15:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110254</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel nuovo equilibrio instabile tra potenze, guerre e commercio globale, le piccole imprese non sono ai margini della storia: custodiscono una forma concreta di influenza, fatta di lavoro, conoscenza, creatività e valore artigiano.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-soft-power-del-made-in-italy-nel-disordine-del-mondo/">Il soft power del Made in Italy nel disordine del mondo</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 62%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110255" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-mehul-2025855431-29915143.jpg" width="1361" height="1814" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-mehul-2025855431-29915143.jpg 1361w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-mehul-2025855431-29915143-225x300.jpg 225w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-mehul-2025855431-29915143-768x1024.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-mehul-2025855431-29915143-1152x1536.jpg 1152w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-mehul-2025855431-29915143-350x466.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1361px) 100vw, 1361px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-14" data-row="script-row-unique-14" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-14"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-15"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>Oggi assistiamo, tra guerre ed eccidi che pensavamo un tempo ormai impossibili, a un lento ridefinirsi dei rapporti tra i grandi spazi economici della storia mondiale. Oltre alla Cina, potenza che con la Russia sfida apertamente gli USA su scala globale, anche l’India, la Turchia, l’Indonesia, il Giappone sono alla ricerca di un nuovo ruolo. Un ruolo che non può essere solo economico, ma che — come sempre è accaduto nella storia del mondo — è diretto, in primis, a prolungare il loro rapporto di potenza non più secondo i confini entro cui un tempo i poteri mondiali dominanti li restrinsero e li restringevano, ma tendendo via via, e vieppiù, ad ampliarli, a estenderli.<br />
E così l’instabilità delle relazioni internazionali si è fatta, e si fa ogni giorno, più forte, come mai prima era accaduto con tale intensità febbrile.<br />
Dinanzi a questo processo mondiale si leva il ritorno degli USA alle teorie e alle pratiche internazionali di potenza, proprie della loro antica storia, costruitasi via via sulla dominazione del commercio mondiale.<br />
Gli USA, infatti, dipendono sempre più dal commercio globale anche come nazione importatrice, rappresentando circa il 13% delle importazioni mondiali totali, mentre sono secondi, dopo la Cina, nelle esportazioni mondiali totali, con circa il 9-10%, contro il 16% cinese.<br />
Il tutto, lo ripeto, mentre nuovi attori internazionali, invece di essere cooptati — come un tempo accadeva — dagli abitanti delle alte vette del potere mondiale, ampliandone in tal modo l’egemonia, perché sempre fermamente eterodiretti, giungono ora, ahimè, a rivestirsi del potere non solo dell’economia, ma in primis degli strumenti e delle tecniche della guerra e delle guerre. E mandano il mondo in frantumi.<br />
Ora che il dominio del magnetismo diviene strumento di lotta tra nazioni e la conquista dello spazio diviene manifestazione evidente del fatto che tale lotta porta con sé sia obiettivi economici sia obiettivi militari, ebbene, ora, e ancor più domani, la necessità di controllare l’ampliarsi dell’area delle nazioni coinvolte nella crescita economica diviene sempre più importante, pena il crescente disordine d’ogni tipo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="69" data-end="251"><span class="font-435549">«Le grandi questioni del presente non riguardano solo le corporation: attraversano anche l’universo delle piccole imprese, dove la creatività umana diventa impresa, lavoro e valore»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sbaglierebbe colui che pensasse che tali enormi questioni — che sono le questioni del presente e del futuro dell’umanità, così come furono quelle del suo passato — interessino soltanto le grandi corporation e non l’universo delle piccole e piccolissime imprese che, in tutto il globo terracqueo, rendono la foresta marshalliana dell’impresa così varia, libera e diversa, con le mille forme e i mille colori della creatività umana. Perché quella imprenditoriale altro non è che la quintessenza della creatività umana nel suo pieno, fattivo e cerebrale dispiegarsi.<br />
Oggi l’emersione di quelle economie un tempo identificate con quelle dei “Paesi in via di sviluppo” si riveste di poteri militari e di coalizione autonoma. È un fatto di enorme significato, perché rende evidente il crescente stato di incertezza e il contraddittorio evolversi dell’economia mondiale in un concerto tra Stati sempre più fragile, esposto alla tentazione del dominio tramite la forza e la vera e propria occupazione territoriale, in una misura che s’era vista solo nei periodi precedenti la Prima e la Seconda guerra mondiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="258" data-end="461"><span class="font-435549">«Il commercio estero non è più un’esclusiva delle grandi aziende: anche le PMI possono competere sui mercati globali, se sanno trasformare produttività, competenze e radicamento in forza internazionale»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il commercio internazionale delle piccole e medie imprese rappresenta un ambito di studio centrale nell’economia contemporanea, poiché sfida i modelli classici basati esclusivamente sulle grandi multinazionali. In Italia, e questo ci interessa direttamente, dove le PMI costituiscono circa il 99% del tessuto produttivo, l’analisi dei driver di internazionalizzazione assume una rilevanza strategica.<br />
E questo riferimento alla nostra realtà nazionale consente anche di progredire nella ricerca teorica. Se Krugman, nella sua innovativa New Trade Theory, pubblicata nel 1980, si concentrava sulle economie di scala e sulla varietà dei prodotti, la letteratura più recente ha introdotto l’eterogeneità delle imprese come elemento essenziale per comprendere sia gli andamenti del commercio estero sia — e questo per noi di Spirito Artigiano è assai interessante — il ruolo delle piccole imprese, la loro comprensione e la loro valorizzazione.<br />
Mi riferisco soprattutto alla New-New Trade Theory di Martin Melitz, il quale dimostra che solo le imprese con una produttività superiore a una certa soglia riescono a esportare, e che questo avviene perché l’ingresso nei mercati esteri comporta elevati costi fissi, come le ricerche di mercato, l’adeguamento normativo e la creazione di reti distributive. L’apertura commerciale genera così un processo selettivo: le PMI più efficienti si espandono all’estero, mentre quelle meno produttive rimangono confinate al mercato domestico o escono dal mercato.<br />
Ma, in ogni caso, rimane assodato che anche le PMI sono in grado di raggiungere elevati livelli di produttività e di innovazione, confutando le tesi mainstream che concepiscono le PMI come generazioni transitorie dell’inefficienza dei mercati e della pura casualità.<br />
Del resto, le PMI non seguono un unico sentiero di espansione e la letteratura accademica identifica due approcci principali di crescita attraverso la prevalenza della via dell’esportazione sui mercati esteri.<br />
Il primo si fonda su un modello incrementale, graduale, sviluppato da Johanson e Vahlne, che suggerisce un’internazionalizzazione progressiva. L’impresa inizia con esportazioni verso mercati psicologicamente vicini per ridurre l’incertezza, aumentando l’impegno solo dopo aver accumulato esperienza.<br />
Un’altra via è quella perseguita da imprese che operano a livello internazionale fin dalla fondazione, bypassando le fasi graduali grazie a vantaggi competitivi di nicchia e a una forte visione imprenditoriale globale.<br />
Entrambi gli approcci teorici condividono la convinzione che il successo internazionale delle PMI dipenda da un mix di fattori interni ed esterni: il capitale umano e il management. La propensione all’export è fortemente influenzata dalle competenze linguistiche e dalla visione del management.<br />
Generalmente queste imprese sono inserite in filiere o catene globali del valore, specializzandosi nella fornitura di componenti critici per grandi player internazionali. Tali catene sono così diffuse perché siamo ormai convinti che consentano di superare meglio le principali criticità operative: il limitato accesso al credito, la complessità delle normative doganali e la scarsa conoscenza delle culture aziendali estere.<br />
Ma se il commercio estero non è più un’esclusiva delle grandi aziende — nessuno può più sostenere questa tesi, come si faceva sino a una ventina di anni or sono — per le PMI esso richiede una produttività eccellente e la capacità di superare barriere strutturali. In Italia, la valorizzazione del Made in Italy, l’aggregazione in distretti, la forza dei corpi intermedi associativi rimangono strumenti essenziali per compensare gli eventuali svantaggi dimensionali e competere sui mercati globali.<br />
L’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese rappresenta un definitivo cambio di paradigma nella teoria del commercio estero. Tradizionalmente dominata dall’analisi delle grandi imprese multinazionali, la letteratura economica e manageriale ha dovuto evolversi per spiegare come aziende con risorse limitate possano competere globalmente.<br />
L’eterogeneità delle imprese attive sui mercati globali ormai da decenni falsifica la tesi che solo le aziende più produttive riescano a superare i costi fissi d’ingresso necessari per esportare e valorizza la realtà delle PMI “eccellenti”, che sfruttano il commercio estero per una riallocazione delle risorse capace di aumentare la produttività media del settore industriale e la stessa total factor productivity.<br />
Ormai la teoria della presenza delle piccole imprese nel commercio internazionale enfatizza sia la riduzione dell’incertezza e del rischio attraverso un processo di apprendimento esperienziale, sia l’espansione prima nei mercati “psicologicamente vicini” e poi, progressivamente, in altri spazi di lavoro e di profitto.<br />
Tutto ciò convive con strategie di crescita all’estero diverse, fondate sui vantaggi tecnologici o di nicchia, che offrono una possibilità di competizione globale fin dalla fondazione dell’impresa, “saltando” le fasi di crescita domestica.<br />
Infine, come è universalmente noto, l’internazionalizzazione è spesso un fenomeno collettivo per le imprese. La partecipazione alle catene globali del valore e l’appartenenza a distretti industriali permettono di compensare lo svantaggio dimensionale attraverso economie di specializzazione e condivisione di conoscenze sui mercati esteri.</p>
<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none &#091;--shadow-height:45px&#093; has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) &#091;&amp;:has(&#091;data-writing-block&#093;)&gt;*&#093;:pointer-events-auto &#091;content-visibility:auto&#093; supports-&#091;content-visibility:auto&#093;:&#091;contain-intrinsic-size:auto_100lvh&#093; R6Vx5W_threadScrollVars scroll-mb-&#091;calc(var(--scroll-root-safe-area-inset-bottom,0px)+var(--thread-response-height))&#093; scroll-mt-&#091;calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))&#093;" dir="auto" data-turn-id="request-WEB:a02b1d04-4e8c-455b-b2cd-c5e0be6de48a-8" data-testid="conversation-turn-14" data-scroll-anchor="false" data-turn="assistant">
<div class="text-base my-auto mx-auto pb-10 &#091;--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-xs,calc(var(--spacing)*4))&#093; @w-sm/main:&#091;--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-sm,calc(var(--spacing)*6))&#093; @w-lg/main:&#091;--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-lg,calc(var(--spacing)*16))&#093; px-(--thread-content-margin)">
<div class="&#091;--thread-content-max-width:40rem&#093; @w-lg/main:&#091;--thread-content-max-width:48rem&#093; mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1 group/turn-messages focus-visible:outline-hidden relative flex w-full min-w-0 flex-col agent-turn">
<div class="flex max-w-full flex-col gap-4 grow">
<div class="min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal outline-none keyboard-focused:focus-ring &#091;.text-message+&amp;&#093;:mt-1" dir="auto" tabindex="0" data-message-author-role="assistant" data-message-id="98af1042-2629-4247-9015-761be0d3a87b" data-message-model-slug="gpt-5-5-thinking" data-turn-start-message="true">
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="468" data-end="634"><span class="font-435549">«Nel disordine del mondo, le piccole imprese artigiane continuano a creare valore economico e intellettuale, contribuendo al commercio, alla coesistenza e alla pace»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</section>
<p>Insomma, nonostante crisi e conflitti, il mondo continua a essere uno spazio di creazione di valore economico e intellettuale e di innovazione, fondato sul lavoro delle imprese: elemento essenziale per il commercio mondiale, per la coesistenza pacifica e per la pace. Le piccole imprese artigiane non smettono mai di fare la loro parte.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<hr />
<p><strong>Piccola bibliografia di riferimento</strong><br />
Johanson, J., &amp; Vahlne, J. E. (1977). The Internationalization Process of the Firm—A Model of Knowledge Development and Increasing Foreign Market Commitments. Journal of International Business Studies, 8(1), 23-32.<br />
Melitz, M. J. (2003). The Impact of Trade on Intra-Industry Reallocations and Aggregate Industry Productivity. Econometrica, 71(6), 1695-1725.<br />
Krugman, P. R., &amp; Obstfeld, M. (2023). Economia internazionale. Vol. 1: Teoria e politica del commercio internazionale. Pearson, Milano.<br />
Oviatt, B. M., &amp; McDougall, P. P. (1994). Toward a Theory of International New Ventures. Journal of International Business Studies, 25(1), 45-64.<br />
Corsi, C., &amp; Migliori, S. (2015). Le PMI italiane: governance, internazionalizzazione e struttura finanziaria. Franco Angeli, Milano.</p>
<div id="ig-lightbox-2871" class="igui-lightbox igui-overflow-hidden igui-scope igui-light profile-1 igui-lightbox-panel igui-open igui-active igui-transition-active">
<div class="ig-lightbox-descriptions ig-lightbox-descriptions-overlay igui-lightbox-caption igui-transition-opaque igui-transition-slide-bottom igui-position-bottom igui-text-center">
<div class="ig-tags-wrapper"></div>
</div>
</div>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-soft-power-del-made-in-italy-nel-disordine-del-mondo/">Il soft power del Made in Italy nel disordine del mondo</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/il-soft-power-del-made-in-italy-nel-disordine-del-mondo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia che conquista senza armi: il soft power della qualità e della bellezza</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/litalia-che-conquista-senza-armi-il-soft-power-della-qualita-e-della-bellezza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=litalia-che-conquista-senza-armi-il-soft-power-della-qualita-e-della-bellezza</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/litalia-che-conquista-senza-armi-il-soft-power-della-qualita-e-della-bellezza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Roma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 06:10:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110272</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un tempo segnato da guerre, potenze militari e supremazie tecnologiche, l’Italia può contare su una forma diversa di influenza: cultura, bellezza, artigianalità e qualità della vita. Un capitale da difendere e mettere meglio a valore.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/litalia-che-conquista-senza-armi-il-soft-power-della-qualita-e-della-bellezza/">L’Italia che conquista senza armi: il soft power della qualità e della bellezza</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 77%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110274" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-edocoledoco-33835673.jpg" width="1697" height="1320" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-edocoledoco-33835673.jpg 1697w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-edocoledoco-33835673-300x233.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-edocoledoco-33835673-1024x797.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-edocoledoco-33835673-768x597.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-edocoledoco-33835673-1536x1195.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-edocoledoco-33835673-350x272.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1697px) 100vw, 1697px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-16" data-row="script-row-unique-16" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-16"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-17"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>È noto come nel febbraio del 1945, alla fine della Seconda guerra mondiale, durante i colloqui di Yalta in cui si decidevano i destini dell’Europa, risuonò la frase: “Ma quante divisioni ha il Papa?”. In un periodo in cui era drammaticamente vivo il potere delle armi, il Pontefice e il Vaticano esercitavano un’influenza morale tanto rilevante da presupporre che disponessero di un esercito. È un esempio di scuola di quello che oggi definiamo soft power.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«L’Italia può mettere in campo risorse più impalpabili, ma altrettanto rilevanti per esercitare influenza internazionale»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Purtroppo, le crisi geopolitiche in atto tornano drammaticamente a rappresentarci un mondo dominato dall’incertezza, in cui la forza e la violenza sembrano prevalere sul dialogo e sulla coesistenza pacifica. A una supremazia tecnologica e militare delle grandi potenze mondiali, l’Italia, e gran parte dell’Europa, oltre a sforzarsi di rispondere adeguando le proprie strutture, può contrapporre risorse più impalpabili, ma altrettanto rilevanti per esercitare una certa influenza a livello internazionale. Disponiamo, infatti, di un capitale valoriale, di un patrimonio storico-ambientale, di uno stile di vita apprezzato e imitato in tutto il mondo: fattori che costituiscono un punto di forza del nostro Paese e si riverberano molto positivamente sull’economia, sulle esportazioni e sulla reputazione italiana.</p>
<p>Secondo il Soft Power Index 2026, predisposto sulla base di 150.000 interviste realizzate in oltre cento Paesi, l’Italia si colloca al nono posto al mondo, preceduta da Stati Uniti, Cina, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia, Svizzera e Canada. Una posizione di tutto rispetto, tenuto conto che il ranking comprende molteplici ambiti, fra cui le dinamiche dell’economia, e noi cresciamo molto poco, la produttività, le relazioni internazionali, l’istruzione e la ricerca scientifica, la governance e le istituzioni pubbliche, il futuro sostenibile. L’Italia è al primo posto in una delle otto macro-categorie considerate, cioè quella della “Cultura e del patrimonio culturale”, e si trova sul podio anche per “il cibo che il mondo vuole”, “i prodotti che il mondo ama”, “un grande Paese da visitare”, “un Paese generoso, amichevole e divertente”. La robustezza del campione e la metodologia con cui è stato realizzato lo studio conferiscono un’elevata attendibilità a questa valutazione del nostro Paese e confermano quanto emerge chiaramente anche dai dati statistici e dai media internazionali.</p>
<p>La radice del nostro successo va ricercata nella stratificazione di culture accumulate storicamente nel nostro Paese, che ha dato continuità alla sua matrice classica antica, eccellendo in tutte le epoche storiche su cui si è fondata la civiltà europea: dal Medioevo al Rinascimento, dal Barocco fino all’epopea risorgimentale. Un’Italia divisa in tanti regni, ducati, principati, repubbliche di terra e di mare, signorie, ha costituito uno straordinario mosaico di diversità tenute insieme dalla presenza millenaria della Chiesa come autorità spirituale, ma anche come istituzione secolare. Quello che abbiamo ritenuto un limite del nostro Paese – essere diventato una nazione unitaria più tardi dei grandi regni europei – oggi si rivela come uno straordinario e inimitabile carattere originale dell’Italia e degli italiani.</p>
<p>Decine di città grandi, medie e piccole sono state capitali di Stati: Roma, Napoli, Torino, ma anche Venezia, Genova e poi Parma, Pisa, Saluzzo, Spoleto, ecc. Da qui nasce un territorio denso di cultura, arte e architettura, modellato sulla fertilità dei terreni da vigneti, ulivi secolari, risaie, frutteti. Un’urbanizzazione del territorio fatta di borghi e castelli, pievi e conventi, mulini ad acqua e canali. Un ambiente rurale vivo e ricco di tradizioni regionali e locali, capaci di rendere la produzione di cibo una tradizione ormai universalmente riconosciuta come frutto di uno specifico stile di vita. L’“arte del mangiare” all’italiana esercita una leadership globale, ma va considerata un complemento dei valori familiari e della pratica di una non comune convivialità.</p>
<p>Città abbellite da cattedrali, palazzi civici e nobiliari, opere d’arte e di ingegneria, archivi ricchi di documenti di una vita intellettuale che non ha eguali per diffusione in Europa. Si potrebbe continuare, ricordando come le prime università d’Europa – La Sapienza, Padova, Bologna, Siena, Perugia – e i collegi religiosi abbiano costituito una delle motivazioni del viaggio in Italia per la formazione delle classi dirigenti europee, in quella stagione che conosciamo come epoca del Grand Tour. O come negli spartiti musicali e nella maggior parte delle opere di Mozart risuoni la lingua italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Il soft power dell’Italia è robusto, riconosciuto e influente, ma resta in buona parte spontaneo»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni abbiamo preso coscienza di questo enorme capitale valoriale accumulato dall’Italia, un patrimonio di cui siamo debitori ai nostri predecessori, ma che resta in buona parte inagito. Abbiamo superato il prevalere di una certa esterofilia che a lungo ci ha portato a sopravvalutare le realtà straniere – il mito americano, la cultura francese, l’industria tedesca – e a criticare sistematicamente quella italiana. Il soft power dell’Italia è quindi robusto, riconosciuto e influente, ma la sua derivazione “spontanea” rischia di attenuarne la portata pratica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Il soft power delle esportazioni è l’artigianalità, cifra vincente del made in Italy bello e ben fatto»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’interesse per il nostro stile di vita, l’elevata reputazione culturale, l’attrazione esercitata dai nostri prodotti di qualità artigiana sono tutti fattori che rendono più facili e amichevoli le relazioni con il resto del mondo. Il soft power delle esportazioni è l’artigianalità, che rappresenta la cifra vincente del prodotto made in Italy, bello e ben fatto. Certo, oggi disponiamo di grandi gruppi della moda, del design e del lusso, ma il loro fattore competitivo sta nella radice artigiana di ciò che vendono a caro prezzo.</p>
<p>Racconta un produttore marchigiano di scarpe su misura che fu invitato a realizzare le sue scarpe per un mese in uno dei più lussuosi negozi della Ginza, a Tokyo. Dopo quella prova, conclusa con successo, gli si aprì favorevolmente il mercato giapponese. All’Expo Universale di Shanghai del 2010, la sala più frequentata del padiglione italiano era quella popolata da artigiani che lavoravano in diretta, mostrando le loro abilità. Ma anche oggi un’azienda emergente di sneakers di lusso ha attrezzato le sue centinaia di negozi nel mondo con un angolo dedicato alle personalizzazioni e alle riparazioni delle scarpe, ricreando uno spazio da bottega artigiana. Sappiamo creare, suscitiamo desideri e siamo capaci di vendere in modo accattivante, ma purtroppo questa straordinaria sapienza non gode dell’appoggio di un decisivo settore protagonista dell’economia globale e finisce nelle mani dei grandi fondi internazionali.</p>
<p>Un altro campo in cui utilizziamo in modo insufficiente le nostre qualità, anche al fine di sostenere la crescita, è il turismo. Non c’è un metro quadrato dell’Italia inidoneo ad attrarre viaggiatori, eppure i numeri ci dicono che questo avviene solo parzialmente. I flussi di visitatori stranieri sono certamente aumentati in modo significativo negli ultimi dieci anni, passando dai 52,4 milioni di arrivi del 2016 ai 61 milioni del 2025, al ritmo del 2% annuo, mentre il turismo internazionale è cresciuto di circa il 6% annuo. Tuttavia siamo ancora indietro rispetto ai Paesi leader europei, come la Francia, con 102 milioni di arrivi nel 2025, e la Spagna, con 96,8 milioni. Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo, lo scorso anno siamo stati addirittura superati dalla Turchia, con 62 milioni di viaggiatori internazionali.</p>
<p>Un risultato che si spiega con la forte concentrazione dei flussi sulle destinazioni più note: Roma, Venezia, Firenze, Napoli/Pompei. Il limite di tanta bellezza è considerarla una rendita di posizione, che impigrisce la volontà di valorizzarla, di organizzare la promozione e i servizi, di fidelizzare i viaggiatori invogliandoli a ritornare per esplorare i luoghi meno famosi.</p>
<p>Resta comunque fondamentale salvaguardare i nostri valori, la base solida della nostra influenza culturale, che ci rende potenti anche se disarmati. Non poca cosa, in un’epoca tristemente funestata da guerre e rovine.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-17" data-row="script-row-unique-17" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-17"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/litalia-che-conquista-senza-armi-il-soft-power-della-qualita-e-della-bellezza/">L’Italia che conquista senza armi: il soft power della qualità e della bellezza</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/litalia-che-conquista-senza-armi-il-soft-power-della-qualita-e-della-bellezza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando la bellezza fa politica estera</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/quando-la-bellezza-fa-politica-estera/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=quando-la-bellezza-fa-politica-estera</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/quando-la-bellezza-fa-politica-estera/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gian Domenico Auricchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 06:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=110284</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Italia non conquista: seduce, accoglie, convince. Nel paesaggio, nell’artigianato e nell’ospitalità si nasconde una diplomazia quotidiana, capace di trasformare la bellezza in relazione e il viaggio in reputazione.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/quando-la-bellezza-fa-politica-estera/">Quando la bellezza fa politica estera</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 92%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110286" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172.jpg" width="1725" height="1142" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172.jpg 1725w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172-300x199.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172-1024x678.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172-768x508.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172-1536x1017.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-aliona-pasha-1687920-3892172-350x232.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1725px) 100vw, 1725px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-18" data-row="script-row-unique-18" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-18"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-19"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>Viviamo un tempo segnato da tensioni profonde, in cui la forza bruta e la violazione delle regole internazionali sembrano prevalere sul dialogo tra i popoli. Eppure, proprio in questo scenario così fosco, possiamo agire attraverso una forma diversa di influenza: la capacità di attrarre, ispirare e indirizzare il corso degli eventi attraverso le espressioni della propria cultura. Un’alternativa al potere delle armi o dell&#8217;economia, un’opzione più intelligente e duratura: il soft power. Per l&#8217;Italia, questo potere nasce da una disposizione quasi naturale. È una forza gentile che prende forma nelle tracce ancora visibili della nostra storia millenaria &#8211; piazze, monumenti e borghi -, nei laboratori artigiani che tramandano e rinnovano il saper fare, e nei paesaggi modellati nei secoli con cura.</p>
<p>Questa capacità di attrarre e di essere riconosciuti come un punto di riferimento si può tradurre anche in una forma concreta ed efficace di diplomazia culturale. Se alimentata con continuità, può facilitare il dialogo, rafforzare i legami e diffondere un&#8217;immagine positiva, autorevole e credibile verso chi la esercita.</p>
<p>Come Presidente del Touring Club Italiano, sento ogni giorno la responsabilità di custodire e promuovere questa attitudine peculiare, che rende l&#8217;Italia non soltanto una meta turistica desiderabile, ma un vero modello culturale e sociale di riferimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Fin dalla sua nascita, nel 1894, il Touring si è adoperato per &#8220;far conoscere l&#8217;Italia agli italiani»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fin dalla sua nascita, nel 1894, il Touring si è adoperato per &#8220;far conoscere l&#8217;Italia agli italiani&#8221;. I nostri fondatori avevano intuito che conoscere un territorio significa già valorizzarlo: raccontare una pieve nascosta tra le colline in una guida, tracciare con precisione i percorsi su un atlante o dotare le strade di sistemi segnaletici significava, e significa ancora, trasformare il patrimonio in un bene condiviso, attrattivo e accessibile. Oggi questa missione si rinnova attraverso una produzione editoriale aggiornata nello stile e nei contenuti, con progetti come Bandiere Arancioni, che certifica i borghi dell&#8217;entroterra (oggi 300) e li promuove come rete nazionale, e con iniziative di partecipazione civica alla valorizzazione del Paese. Quando le donne e gli uomini di “Aperti per Voi”, il nostro progetto di volontariato culturale presente in oltre 80 siti, tra cui il Palazzo del Quirinale, accolgono visitatori da ogni parte del mondo in luoghi altrimenti poco accessibili, esercitano questo soft power nella sua espressione più autentica. Offrono bellezza e contribuiscono a costruire relazioni, generando gratitudine verso il nostro Paese e verso chi lo abita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«L’artigiano italiano non è un semplice esecutore, ma un interprete del bello e del ben fatto»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche con l&#8217;artigianato si esprime bene questa influenza culturale. L&#8217;artigiano italiano non è un semplice esecutore, ma un interprete unico del bello e del ben fatto. In ogni oggetto, in ogni tessuto e in ogni sapore della tradizione si riconosce un frammento vivo della nostra storia e una testimonianza del nostro presente. Il saper fare e il saper generare bellezza sono ciò che ci distingue nel mondo e che ha creato il valore del made in Italy.</p>
<p>È anche questo che rende l&#8217;Italia così attrattiva: l&#8217;idea di un Paese in cui qualità della vita, cultura materiale e cura estetica sono strettamente legate. Il nostro potere si fonda proprio su questa capacità di proporre uno stile peculiare, centrato sul buon vivere e sulle relazioni.</p>
<p>Non dimenticherei poi, per tornare al turismo in senso più stretto, il valore dell&#8217;ospitalità, che non è solo una virtù sociale ma una vera espressione culturale. Non consiste soltanto nell&#8217;accogliere, ma nel far sentire chi arriva parte di un&#8217;esperienza autentica, fatta di attenzione, calore umano e competenza professionale. È nei gesti quotidiani, nella qualità del servizio e nella spontaneità con cui sappiamo aprirci agli altri che si manifesta una parte essenziale dell&#8217;identità italiana, così apprezzata all&#8217;estero.</p>
<p>Non si può però parlare di attrattività senza tutela. Il paesaggio italiano è la scena in cui si esprime questo nostro potere, ma è una scena fragile che richiede cura continua. L&#8217;autorevolezza internazionale dell&#8217;Italia dipende anche dalla capacità di conservare la sua bellezza nel tempo. Da sempre il Touring Club si batte per un turismo consapevole e rispettoso, capace di generare valore per i territori senza consumare ciò che li rende unici. Un Paese che protegge i propri borghi, difende le coste e tutela il patrimonio culturale trasmette forza, non debolezza. La bellezza, infatti, è il risultato di cura quotidiana e di responsabilità condivisa. Questa è una delle lezioni che l&#8217;Italia può offrire al mondo: saper rigenerare il passato per trasformarlo in un&#8217;idea di futuro desiderabile.</p>
<p>Il soft power italiano, così come lo intende il Touring, non è garantito una volta per tutte: è un capitale che va coltivato con costanza, attraverso investimenti in cultura, formazione e accoglienza. La bellezza, da sola, non basta: deve essere accompagnata da una visione etica e da una capacità di racconto sintonizzata sul presente. Ogni volta che restauriamo un&#8217;opera, che tramandiamo una tecnica a un giovane o che accogliamo un viaggiatore con competenza e passione, consolidiamo il posto dell&#8217;Italia nel mondo.</p>
<p>La nostra missione è testimoniare questa forza di attrazione e contribuire ad alimentarla.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-19" data-row="script-row-unique-19" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-19"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/quando-la-bellezza-fa-politica-estera/">Quando la bellezza fa politica estera</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/quando-la-bellezza-fa-politica-estera/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
