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	<title>Daniela Bianco - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Jul 2026 08:55:28 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Daniela Bianco - Spirito Artigiano</title>
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		<title>La sanità che serve alla società che cambia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sanità del futuro non si misura solo in posti letto, prestazioni e piattaforme digitali, ma nella capacità di arrivare dove le persone vivono, invecchiano, si ammalano e chiedono di non essere lasciate sole.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 60%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110595" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026.png" width="1000" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026.png 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-300x300.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-768x768.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-350x350.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-348x348.png 348w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
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<p>Negli ultimi decenni, i profondi cambiamenti della società hanno modificato in modo significativo il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci prendiamo cura del nostro benessere, generando nuove opportunità ma anche nuove sfide per i sistemi sanitari e per i cittadini.</p>
<p>L’invecchiamento della popolazione, generato dall’allungamento della vita media e dal calo della natalità, insieme all’aumento delle cronicità &#8211; secondo Istat, oltre la metà degli ultrasessantacinquenni presenta almeno tre patologie croniche – mettono sotto pressione le risorse economiche e organizzative, rendendo necessario ripensare i modelli di cura e assistenza.</p>
<p>Gli effetti dell’aumento della quota di popolazione anziana non ha “solo” effetti sulla piramide demografica del Paese e sulla tenuta dell’attuale modello di welfare, in cui la spesa sanitaria e socio-assistenziale sono una parte rilevante del bilancio pubblico insieme alla spesa pensionistica ma anche sulla società. Qualità della vita e autosufficienza diventano elementi fondamentali per mantenere un buono stato di salute. La popolazione non autosufficiente in Italia è stimata in circa 4 milioni di persone; almeno il 40% degli over-75 vive da solo. Longevità, cronicità, non autosufficienza e solitudine diventano così dimensioni diverse di uno stesso bisogno di cura.</p>
<p>Gli italiani, anche grazie a un’ampia disponibilità di innovazione terapeutica e tecnologica vivono sempre più a lungo. La speranza di vita alla nascita, 83,7 anni nel 2025, ha finalmente raggiunto e superato i livelli prepandemia, seppur con un netto gradiente nord-sud sfavorevole ai secondi. Allo stesso tempo, però, si ridefinisce il profilo sociale e sanitario della popolazione: l’età media è salita a 47,1 anni e l’indice di vecchiaia, che misura il numero di persone con almeno 65 anni ogni 100 bambini e ragazzi fino a 14 anni, ha raggiunto quota 216,3. Quasi un quarto dei residenti ha almeno 65 anni. Nel 2050 un italiano su tre sarà over-65 e la popolazione con più di 85 anni raddoppierà, dal 3,8% al 7,2%.</p>
<p>La solitudine, in particolare, è uno degli indicatori più disarmanti di questa trasformazione e nuova domanda di bisogni di salute. In Italia il 14% delle persone dichiara di non avere nessuno a cui chiedere aiuto e il 12% nessuno a cui raccontare aspetti personali, rispetto a una media UE pari al 6,1%. Sono numeri che non appartengono soltanto alla sfera sociale: aumentano il rischio di depressione, peggioramento delle condizioni croniche, perdita di autonomia e ricorso improprio ai servizi sanitari. Un anziano fragile e solo non ha bisogno soltanto di una prestazione medica, ma di una rete di supporto coordinata e vicina nella comunità che possa supportarlo anche presso il proprio domicilio. Umanizzazione delle cure e attenzione ai bisogni della persona e non solo del paziente diventa essenziale.</p>
<p>La presenza di una rete rete diventa cruciale nella cosiddetta sanità di prossimità. Dove prossimità non significa semplicemente fornire una prestazione più vicina ai luoghi di vita e lavoro delle persone. Significa costruire e mantenere un ecosistema proattivo capace di tenere insieme prevenzione, presa in carico, riabilitazione e supporto alle attività quotidiane. In altri termini, un sistema che non si limiti a reagire al singolo evento ma sia in grado di mantenere le migliori condizioni di salute della persona sull’intero percorso della vita.</p>
<p>La riforma dell’assistenza territoriale avviata con il DM 77/2022 e gli investimenti della Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), arrivati a scadenza il 30 giugno scorso, hanno posto le basi infrastrutturali di questo cambiamento, puntando sulla realizzazione di strutture di cura intermedie, sul potenziamento dell’assistenza domiciliare e sulla digitalizzazione, dalla telemedicina agli strumenti di supporto alla presa in carico. Tuttavia, perché queste innovazioni organizzative possano tradursi in un effettivo miglioramento della qualità dell’assistenza, è indispensabile garantirne il funzionamento concreto.</p>
<p>Nel caso delle strutture di cura intermedie, come le Case e gli Ospedali della Comunità, l’innovazione è effettivamente tale quando una qualsiasi struttura sanitaria è popolata da professionisti, integrata con i servizi sociali e riconoscibile dai cittadini. Ma gli obiettivi del Piano si limitano a valutarne la costruzione e l’installazione, non la loro operatività.</p>
<p>Un discorso simile vale per l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2025 sono stati presi in carico 1.625.785 assistiti over-65, pari all’11,3% della popolazione anziana, a fronte di un obiettivo del 10%. Le stime attuali assumono però che circa il 60% degli assistiti. Se tale previsione si rivelasse troppo ottimistica, le risorse allocate potrebbero risultare inadeguate, si tratterebbe di offrire una intensità assistenziale insufficiente, pur a fronte di una discreta copertura. Il futuro dell’assistenza domiciliare dovrà quindi essere valutato non solo sul numero di persone raggiunte, ma sulla capacità di modulare gli interventi, integrare competenze diverse e garantire la copertura del reale fabbisogno di salute nel tempo.</p>
<p>In questo quadro, il processo di digitalizzazione del sistema sanitario che, insieme alle infrastrutture di prossimità, costituisce il cuore della Missione 6 del PNRR, può garantire una maggiore continuità assistenziale, tempestività della presa in carico e personalizzazione delle cure. La diffusione dei servizi di telemedicina, nelle sue diverse forme di teleassistenza, telemonitoraggio e teleconsulto, così come del Fascicolo Sanitario Elettronico, possono aiutare a seguire a distanza i pazienti cronici, ridurre gli spostamenti, oltre a facilitare il coordinamento tra professionisti, ottimizzando l’appropriatezza prescrittiva.</p>
<p>Nel caso della telemedicina, il target europeo – almeno 300.000 persone assistite sfruttando strumenti di telemedicina – è stato raggiunto, dato che a dicembre 2025, gli assistiti in telemedicina sono 566.321 (+171% sull’obiettivo di partenza) – anche se la percentuale varia notevolmente in base alla Regione e alla tipologia di servizio.</p>
<p>Una situazione sovrapponibile si registra con la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico, uno degli strumenti più rilevanti per il rafforzamento dell’infrastruttura digitale del SSN, in grado di consentire al cittadino-paziente un accesso più semplice, trasparente e tempestivo alle proprie informazioni sanitarie. Sempre a dicembre 2025, circa il 95% MMG/PLS italiani aveva alimentato il FSE negli ultimi 90 giorni, una percentuale superiore all’85% condiviso a livello europeo. Tuttavia, appena 1 cittadino su 4 dichiara di aver utilizzato lo strumento, con percentuali inferiori al 10% in tutte le Regioni del Mezzogiorno, esclusa la Campania.</p>
<p>In aggiunta, perché questa trasformazione produca effetti reali servono persone, competenze e relazioni professionali.</p>
<p>La carenza di personale sanitario, in particolare di infermieri, di alcune specializzazioni mediche a partire dai medici di medicina generale, resta uno dei principali ostacoli alla piena attuazione della sanità territoriale e delle altre riforme del PNRR. Le nuove infrastrutture e le piattaforme digitali, infatti, possono funzionare solo se accompagnate dalla presenza di équipe multiprofessionali, dalla definizione di responsabilità chiare e dalla promozione di competenze organizzative adeguate.</p>
<p>Da ultimo, il nostro Servizio Sanitario Nazionale è un valido alleato dei cittadini – l’indagine “PaRIS” ne sottolinea alcuni punti di forza, come il fatto che il 67% degli italiani con patologie croniche riceve supporto adeguato nella gestione della propria salute (4 punti in più della media OCSE), ma persistono criticita significative: la frammentazione dei servizi e le difficoltà di superare il modello di separazione tra ospedale e territorio, alla base delle riforme di cui sopra, ma anche le disuguaglianze regionali nell’accesso alle cure, la difficoltà nel garantire una reale presa in carico multidisciplinare, tra le altre.</p>
<p>Allo stesso tempo però, il sistema sanitario attuale è profondamente diverso da quello di cinquant’anni fa: la prossimità non può limitarsi a una riqualificazione degli spazi, così come la digitalizzazione non può essere ridotta a un intervento tecnologico sull’esistente. Il rischio principale è digitalizzare modelli organizzativi del passato, senza intervenire sui processi, sui ruoli professionali e sull’organizzazione dei servizi. Un rischio che il nostro SSN non può correre.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<hr />
<p><em>Elaborazioni THEA su dati AGENAS, Istat, Ministero della Salute, OCSE, Ufficio Parlamentare di Bilancio. </em><br />
<em>Per approfondire i temi trattati si rimanda a: TEHA (2025), “XX Rapporto Meridiano Sanità”. </em><br />
<a href="https://healthcare.ambrosetti.eu/it"><em>https://healthcare.ambrosetti.eu/it</em></a></p>
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		<title>I paradossi della sanità di oggi: eccellenza e sfide di un sistema in evoluzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 08:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Italia è tra i Paesi con la più alta aspettativa di vita, ma gli anni vissuti in buona salute si riducono. Un paradosso che riflette le difficoltà del sistema sanitario nel garantire equità, sostenibilità e accesso all’innovazione in un contesto di invecchiamento demografico e vincoli economici.</p>
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<div class="pt-0">
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<p>L’Italia è uno dei Paesi dove l’aspettativa di vita è più alta. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, figura decima al mondo e al quarto posto nell’Unione Europea, dopo Lussemburgo, Svezia e Spagna. Eppure, il miglioramento progressivo dell’aspettativa di vita, aumentata negli ultimi 20 anni da 80,7 a 83,1 anni (+2,4 anni) è più che compensato dal peggioramento dell’aspettativa di vita in buona salute, scesa dal 2004 al 2023 da 69,9 a 67,4 anni (-2,5). In altri termini, come avverte anche l’Istat, gli italiani vivono sempre più a lungo ma spesso in condizioni di salute più precarie e cagionevoli.</p>
<p>Questo apparente controsenso è solo uno dei tanti paradossi che caratterizzano il nostro sistema sanitario: un modello che, sulla carta, si distingue per qualità e accessibilità, ma che deve affrontare sfide sempre più complesse per rispondere ai bisogni di una popolazione in cambiamento.</p>
<p>I risultati straordinari nell’allungamento della vita media, ottenuti grazie a un sistema sanitario universalistico e gratuito, creato a immagine e somiglianza del National Health Service inglese, alle innovazioni terapeutiche e tecnologiche e alla pratica clinica resa possibile da un ecosistema delle Life Sciences tra i più avanzati a livello europeo e globale, sono messi alla prova dalle tante sfide, di sostenibilità, accesso, capitale umano e digitalizzazione tra le altre, alle quali è sottoposto il nostro sistema-salute.</p>
<p>Una prima sfida riguarda la sostenibilità del sistema, e in questo campo l’aspetto socio-demografico si intreccia con quello economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Nel nostro Paese, secondo solo alla Grecia in termini di rapporto tra debito pubblico e PIL, e con una produttività sostanzialmente ferma – tra il 2000 e il 2023 il valore aggiunto per ora lavorata in Italia è cresciuto dell’1%, rispetto al 14% della Francia e al 22% della Germania -, le prospettive di crescita limitate e i vincoli di bilancio riducono drasticamente la capacità di investire anche in sanità.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’altra parte, in Italia l’età media è aumentata (e dai 46,6 anni salirà fino a 50,6 anni nel 2050) e il tasso di fertilità è sceso a 1,2 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione demografica di 2,1, cosicché la percentuale della popolazione anziana, spesso fragile e affetta da comorbidità, è destinata a crescere ulteriormente e aumentare il suo peso sul sistema sanitario e di welfare: secondo il modello previsionale del think tank Meridiano Sanità di TEHA, nel 2050 il 75% della spesa sanitaria pubblica si concentrerà negli over-60.</p>
<p>Il calo della natalità e l’allungamento dell’aspettativa di vita portano a un progressivo invecchiamento della popolazione con un conseguente aumento dei bisogni di salute e delle spese previdenziali e assistenziali, unito a una riduzione del gettito fiscale, rendendo indispensabile un’accelerazione della crescita economica per controbilanciare tali pressioni e preservare la sostenibilità economica del sistema, oltre che del Servizio Sanitario Nazionale.</p>
<p>Una seconda sfida per il nostro sistema-salute concerne le disomogeneità di accesso all’innovazione.</p>
<p>Negli ultimi decenni, la medicina ha conosciuto un’evoluzione senza precedenti, con innovazioni tecnologiche e farmacologiche che hanno trasformato il panorama della diagnosi e della terapia, aprendo nuove prospettive in termini di sopravvivenza e qualità di vita dei pazienti. L’Italia in particolare è al secondo posto (dopo la Germania) in Europa per numero di farmaci resi accessibili ai pazienti sul territorio nazionale sul totale dei farmaci approvati a livello europeo e, tra i principali Paesi Europei, al terzo per il tempo medio di accesso (dopo Germania e Inghilterra) – e in progressivo miglioramento.</p>
<p>Tutte queste innovazioni richiedono in primis investimenti enormi da parte degli attori pubblici e privati: il processo di sviluppo di un farmaco è molto lungo (12-13 anni dalla prima sintesi all’accesso al mercato), costoso (circa 3,1 miliardi di euro per ciascuna soluzione terapeutica) e pure molto rischioso, dato che solo 1 o 2 sostanze su 10.000 superano tutte le fasi di sviluppo necessarie per entrare in commercio.</p>
<p>In secondo luogo, come evidenzia la letteratura, l’accesso ai farmaci dipende da una combinazione di fattori di contesto, strutturali e normativo-regolatori. Combinazioni che, in Italia, tendono inevitabilmente a moltiplicarsi laddove, se da una parte le condizioni di accesso sono negoziate e definite dallo Stato a livello centrale, dall’altra sono le singole Regioni a dover implementare le direttive nazionali, ad esempio rispetto alla scelta dei centri prescrittori di un farmaco, alla gestione degli acquisti attraverso le centrali di committenza e, in generale, all’amministrazione della spesa sanitaria.</p>
<p>Alla base delle difformità nell’accesso ci sono dunque sistemi di accesso regionale differenti: alcuni passaggi, a partire dalle procedure di gara per l’acquisto dei nuovi farmaci, accentuano le disuguaglianze regionali esistenti, che derivano da una serie di elementi demografici, epidemiologici, organizzativi e, non ultimo, economici: nel decennio 2012-2023, a fronte di un aumento nazionale del PIL pro capite da 25.729 euro a 36.078 euro, il valore medio nelle Regioni del Nord si è mantenuto 1,8 volte maggiore rispetto a Sud e Isole. Il benessere socio-economico dei cittadini condiziona l’accesso alle cure, al punto che nel 2023 il 6% degli uomini e il 9% delle donne hanno rinunciato almeno in parte alle prestazioni sanitarie, con percentuali ancora più alte nel Mezzogiorno.</p>
<p>Altre difficoltà che incontra il nostro Servizio Sanitario Nazionale concernono la perdita di attrattività del nostro Paese per il personale sanitario e di ricerca. Anche in questo caso, la situazione può apparire “paradossale”: da un lato l’Italia può contare su moltissime Istituzioni, centri di ricerca, università e ospedali di eccellenza, che danno lavoro a centinaia di migliaia di persone  – con oltre 625.000 dipendenti il SSN è la seconda azienda del Paese dopo la scuola – e nel 2023 i ricercatori italiani in campo medico erano al primo posto nell’Unione Europea sia per numero di pubblicazioni che per numero di citazioni pro capite; dall’altro, le difficili condizioni lavorative, unite a una percezione di basso riconoscimento professionale, hanno reso l’attività clinica o di ricerca meno attrattive per i giovani specialisti, soprattutto per alcune aree, ma anche per i medici di medicina generale e per gli infermieri. I dati relativi all’assegnazione delle borse di specializzazione medica per il 2024 confermano una crisi di attrattività per la professione medica: su 15.256 contratti di specializzazione disponibili, ne sono stati assegnati solo 11.392, pari al 74,7%; in altre parole, oltre un quarto delle borse è rimasto inutilizzato.</p>
<p>Non ultimo, ci si scontra con la difficile sfida della digitalizzazione del sistema. Tra i principali benefici che la sanità digitale può apportare al funzionamento del SSN, vi è il miglioramento dell’equità e dell’accesso alle cure e ai servizi del sistema sanitario. Come sottolineato anche dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, infatti, la digitalizzazione della sanità porterà al superamento di molti ostacoli di tipo non solo geografico, ma anche sociale, economico e culturale, che hanno finora limitato l’accesso uniforme alle cure per ampie fasce della popolazione; queste considerazioni sono alla base della scelta di investire una quota parte dei fondi della Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Fascicolo Sanitario Elettronico, nella telemedicina e in altri misure rivolte alla informatizzazione e digitalizzazione della sanità.</p>
<p>Tuttavia, eccetto per alcuni segnali positivi, anche su questo punto la strada appare in salita: a seguito della pandemia, l’e-prescription in Italia ha raggiunto un buon livello di utilizzo (85% della popolazione), mentre il servizio di e-booking è ancora poco utilizzato (solo il 28,8% della popolazione contro una media europea del 39,9%). Per quanto riguarda il Fascicolo Sanitario Elettronico, solo il 27,6% della popolazione ha riportato, nel 2022, di averne usufruito (dato che sale al 32,8% nella fascia di età 25-54 anni), mentre in Europa, mediamente, il servizio è utilizzato dal 34,2% della popolazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Nostre elaborazioni su dati Anaao Giovani e Associazione Liberi Specializzandi – ALS, Commissione Europea, EFPIA, Global Burden of Disease, Istat, Ministero della Salute. </em></p>
<p><em>Per approfondire i temi trattati si rimanda a: The European House – Ambrosetti (2024), “XIX Rapporto Meridiano Sanità”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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