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	<title>La redazione - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>Gli artigiani del ghiaccio: storia di una piccola filiera che ha firmato le Olimpiadi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:15:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una rete di imprese artigiane associate a Confartigianato firma l’impianto frigorifero dell’Unipol Forum. Tra refrigeranti innovativi e sicurezza, la filiera a chilometro zero si è messa al servizio della grande committenza mondiale. Dimostrando di saperla lunga.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/gli-artigiani-del-ghiaccio-storia-di-una-piccola-filiera-che-ha-firmato-le-olimpiadi/">Gli artigiani del ghiaccio: storia di una piccola filiera che ha firmato le Olimpiadi</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 93%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-109975" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80.jpg" width="1200" height="800" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>Non ha visto, però, ciò che rende possibile quella perfezione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Tre imprese artigiane, un&#8217;unica infrastruttura al servizio di un evento globale»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sotto la superficie, invisibile agli occhi ma decisiva per ogni atleta, ha infatti lavorato un sistema di piccole imprese capace di garantire stabilità millimetrica, controllo costante della temperatura e sostenibilità ambientale. Un equilibrio complesso, costruito anche attraverso la sinergia di <strong>tre imprese artigiane </strong>che hanno messo in comune competenze diverse – progettazione impiantistica, fornitura di refrigeranti innovativi e gestione della sicurezza – trasformandole in un’unica infrastruttura al servizio di un evento globale. Perché quando il ghiaccio regge l’atterraggio di un quadruplo salto senza esitazioni, significa che dietro c’è qualcosa che funziona alla perfezione. E quella perfezione, alle Olimpiadi, ha parlato anche il linguaggio degli artigiani.</p>
<p><strong>Quella filiera ha nomi e cognomi</strong>. A firmare l’impianto frigorifero a servizio della pista del ghiaccio sono state le imprese <strong>Novafrigor </strong>di Binasco (MI), <strong>Progetto Freddo</strong> di Bernareggio (MB) e la società di consulenza <strong>CSIM</strong>, unite dalla scelta di fare rete all’interno di Confartigianato e di presentarsi come un unico interlocutore tecnico davanti a una committenza mondiale. «Abbiamo costituito una sorta di piccola filiera al servizio della grande committenza, che è nulla senza poi il contributo delle piccole imprese», spiega <strong>Gianluca De Giovanni</strong>, amministratore delegato di Novafrigor, società attiva nella progettazione, installazione e manutenzione di impianti di refrigerazione commerciale e industriale. «È lo spirito che ci appartiene: la capacità di creare impresa tra specificità diverse, coniugando le competenze di ognuno all’interno di un progetto unificato».</p>
<p>Nel caso dell’Unipol Forum, questa integrazione si è tradotta in un impianto frigorifero ad alto contenuto tecnologico e ambientale. Determinante è stata la scelta del refrigerante. «Sono stato interpellato per la fornitura di CO₂ R74», racconta <strong>Ernesto Vozzella</strong>, titolare di Progetto Freddo, riferendosi all’utilizzo dell’anidride carbonica come alternativa ecologica ai gas tradizionali. Una soluzione che ha consentito di coniugare performance e sostenibilità, in linea con gli standard ambientali richiesti dal contesto olimpico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Soluzioni innovative nel massimo rispetto degli standard di sicurezza»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’impiego di refrigeranti innovativi, tuttavia, comporta complessità tecniche significative. È qui che è intervenuta CSIM, azienda italiana leader nella formazione, consulenza e supporto tecnico per il settore della refrigerazione e climatizzazione (HVACR). «Abbiamo contribuito alla progettazione dell’impianto di Assago, occupandoci in particolare della sicurezza delle apparecchiature in pressione», sottolinea <strong>Marco Masini</strong>, CEO e presidente della società. Il cantiere olimpico ha imposto requisiti stringenti. «Milano Cortina doveva rispettare standard di sicurezza molto elevati e su questo abbiamo dato un contributo importante, prestando particolare attenzione alle specificità dell’impianto, realizzato con un refrigerante innovativo che richiede particolari accorgimenti. La gestione di questi aspetti è stata affrontata con estremo rigore, parallelamente a una scelta orientata alla massima sostenibilità».</p>
<p>Un aspetto critico del servizio, evidenzia De Giovanni, è proprio «garantire l’integrità e la sicurezza delle apparecchiature in pressione», ambito che ha richiesto elevati standard di controllo sin dalla fase progettuale. Accanto alla realizzazione, fondamentale è stata la gestione operativa durante i Giochi. «Per un evento di portata mondiale, continuità del servizio e tempestività non sono opzioni, ma condizioni imprescindibili. Servire seriamente un’iniziativa così importante significa garantire consegna, puntualità e manutenzione costante», sottolineano gli imprenditori. «L’impianto doveva funzionare senza interruzioni, sostenendo carichi elevati e assicurando stabilità millimetrica della temperatura in ogni fase delle competizioni. L’approccio alla sostenibilità è stato a 360 gradi: non solo nella scelta del refrigerante, ma nella gestione complessiva del ciclo di vita dell’impianto, compresa l’immissione del fluido a totale impatto zero e il mantenimento degli standard ambientali definiti in fase realizzativa. In questo lavoro di squadra, una nota di riconoscimento va anche a Intercom, general contractor e specialista del ghiaccio, e a Novafrigo, costruttore delle due centrali frigorifere dell’impianto. La collaborazione con questi partner ha reso possibile l’inserimento della filiera artigiana all’interno di un progetto di scala internazionale».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><strong>«Un’eredità che va oltre il ghiaccio»</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre all’infrastruttura fisica, resta il valore di aver partecipato a un evento globale. «Ci si sente piccoli dentro qualcosa di enorme come le Olimpiadi», racconta Vozzella. «Grazie alla rete sono riuscito a portare il mio contributo all’interno di qualcosa che riguarda il mondo intero». La sfida più grande è stata superare i limiti dimensionali per offrire soluzioni altamente specialistiche. «L’ulteriore motivo di orgoglio», conclude Masini, «è essere riusciti a soddisfare una richiesta così importante, mettendo a disposizione competenze maturate nel corso della nostra storia lavorativa. È stata la capacità di risolvere un problema grande. Insieme.».</p>
<p><strong>(Di Agnese Zappalà &#8211; Responsabile Ufficio Stampa, Comunicazione e Marketing Associativo APA Confartigianato Imprese)</strong></p>
<p><a class="ig-tags-link" href="https://milanocortina2026.coni.it/it/media-item/gallery.html?view=tags&amp;igtags=Foto%20Claudio%20Scaccini/CONI"><strong>©Foto Claudio Scaccini/CONI</strong></a></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
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		<title>La stessa bottega, un nuovo suono. Artigiani Veneti, 40 anni dopo: il racconto continua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:14:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Fratelli Ruffatti filmata da Ermanno Olmi in Artigiani Veneti al progetto olimpico The Sound of Artisans: quarant’anni di artigianato veneto tra memoria e contemporaneità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109784" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo.jpg" width="1536" height="1152" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-300x225.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-1024x768.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-768x576.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-350x263.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></div>
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<p>Nel 1986 <strong>Ermanno Olmi</strong> entrava nelle botteghe venete con la sua cinepresa per raccontare il lavoro artigiano in <strong><em>Artigiani Veneti</em></strong>, un progetto voluto e commissionato da Confartigianato Imprese Veneto e Regione Veneto. Non cercava l’epica industriale, ma la verità dei gesti.</p>
<p>Olmi aveva già mostrato nei suoi documentari industriali per Edison che il lavoro è racconto, rito, dignità. In <em>Artigiani Veneti</em> compie un gesto ulteriore: entra nelle botteghe come si entra in una casa, con rispetto. Il suo è uno sguardo che non spettacolarizza, ma ascolta. E in quell’ascolto restituisce all’artigianato la sua dimensione più autentica: comunità, competenza, responsabilità (<em><strong>Guarda il documentario</strong>, disponibile su YouTube in una rara versione integrale suddivisa in due parti: <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=1vxC8-UFkCA" target="_blank" rel="noopener">Parte 1 </a></strong>e <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=h3kMMPcJrpQ" target="_blank" rel="noopener">Parte 2</a></strong>)</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Oggi, a quarant’anni di distanza, Confartigianato Imprese Veneto torna in quei luoghi con un nuovo progetto, The Sound of Artisans – il Suono degli Artigiani»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra quelle botteghe c’era anche la <strong>Fratelli Ruffatti </strong>(nella foto, i fratelli Piero e Francesco Ruffatti), storica azienda padovana costruttrice di organi a canne. Oggi, a <strong>quarant’anni di distanza</strong>, Confartigianato Imprese Veneto torna in quei luoghi con un nuovo progetto, <strong><em>The Sound of Artisans – il Suono degli Artigiani (</em></strong><em><a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLho3KfuGr8IUQ-wFt_j8jAdfmuZ1w3_tP" target="_blank" rel="noopener"><strong>Guarda il video</strong></a> su YouTube)</em>. E il titolo non è un caso. Se Olmi aveva suggerito che il lavoro potesse essere ascoltato, nelle parole e nei gesti, oggi quella suggestione diventa linguaggio esplicito e il suono diventa una chiave narrativa. Non c’è mediazione tra l’artigiano e il suo pubblico, non c’è giudizio, solo un atto di verità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Il docu-film non costruisce una vetrina di prodotti finiti ma un’esperienza immersiva»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Realizzato in occasione delle <strong>Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026</strong>, il docu-film diretto da <strong>Alessandro Carlozzo</strong> non costruisce una vetrina di prodotti finiti ma un’esperienza immersiva. Un viaggio attraverso le sette province venete per raccontare in presa diretta il ritmo dei martelli, il fruscio delle seghe, l’acqua che modella, il metallo che risuona, le canne d’organo che prendono voce: dalla lavorazione artistica della ceramica all’oro, l’arte di lavorare il marmo e quella di creare dal legno la cantieristica navale più evoluta; il ruolo dell’acqua come elemento identitario per gli allevatori di ostriche rosa e i panificatori del polesine, la culla dell’occhialeria nel cuore del Cadore, l’universo della calzatura artigianale nel distretto dello Sport system.</p>
<p>Il dialogo tra i due film è evidente e profondo. Il contributo di Olmi agli artigiani  “senza i quali una città non può essere concepita, né abitata, né frequentata” e quello di <em>The Sound of Artisans – il Suono degli Artigiani </em>dove l’artigianato è testimonianza del Genius Loci che oggi abbiamo scelto di chiamare Intelligenza Artigiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«C’è anche una continuità simbolica forte: la stessa Fratelli Ruffatti che Olmi filmò negli anni Ottanta ritorna come luogo emblematico di un sapere che non si è interrotto»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è anche una continuità simbolica forte: la stessa Fratelli Ruffatti che Olmi filmò negli anni Ottanta ritorna come luogo emblematico di un sapere che non si è interrotto. Non una nostalgia, ma una traiettoria. Non una celebrazione del passato, ma una dimostrazione di resilienza evolutiva: in un tempo in cui il Made in Italy rischia di essere ridotto a etichetta, e in cui l’intelligenza artificiale rischia di prendere il sopravvento, l’artigianato è l’antidoto. Confartigianato Imprese Veneto sceglie un messaggio semplice quanto potente: l’artigianato restituisce misura al mondo perché riporta il lavoro alla sua dimensione umana.</p>
<p>Sul magazine <em>Spirito Artigiano</em> mettiamo idealmente in dialogo queste due opere. Da una parte <em>Artigiani Veneti</em>, documento prezioso di una stagione culturale che ha saputo leggere l’anima produttiva del territorio, dall’altra <em>The Sound of Artisans</em>, che proietta quella stessa anima nel contesto globale delle Olimpiadi, trasformando l’intelligenza artigiana in linguaggio universale.</p>
<p><strong>(Di Anna de Roberto &#8211; Ufficio stampa Confartigianato Veneto)</strong></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
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		<title>Art4Sport, la forza delle famiglie: “Dopo il perché, bisogna chiedersi: adesso cosa facciamo?”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:12:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Teresa Grandis e Ruggero Vio, genitori di Bebe Vio, campionessa paralimpica, mondiale ed europea di fioretto, parlano dalla piccola cittadina di Mogliano Veneto, Treviso. Da  16 anni, dalla nascita della loro associazione Art4Sport Onlus la loro casa è l’Italia intera, e la loro famiglia si allarga ogni giorno, con le storie di tutti i bambini amputati che entrano nella loro vita.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109910" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo.jpg" width="1600" height="1067" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo.jpg 1600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
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Nelle parole di <strong>Teresa Grandis</strong> e <strong>Ruggero Vio</strong>, presidente e vicepresidente di <strong>Art4Sport Onlus</strong>, c’è l’attesa per le <strong>Paralimpiadi Milano Cortina 2026</strong>, ma soprattutto c’è un’idea precisa di comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Sedici anni fa quasi nessuno parlava di sport paralimpico»</span></h2>
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<p>La loro storia nasce con la figlia Bebe Vio, ma oggi – raccontano – “è supportata da Bebe ed è importante per tutti noi”. Sedici anni fa quasi nessuno parlava di sport paralimpico. L’intuizione fu semplice e rivoluzionaria: non bastava fornire protesi o carrozzine, bisognava costruire un percorso. Dare strumenti, sì, ma anche prospettiva.</p>
<p>“Nel mondo paralimpico ci si mette ancora più cuore”, spiegano. “La differenza è che l’atleta paralimpico, per arrivare lì, ha fatto un percorso enorme: ha scelto di guardare avanti, di non piangersi addosso”.</p>
<p>È una scelta che non riguarda solo i ragazzi. Riguarda le famiglie. “L’ospedale ti salva la vita. Ma poi? La rete è indispensabile”. In questi anni Art4Sport ha cambiato perfino lo statuto: oggi i ragazzi seguiti sono 51, “ma per noi sono tutti figli nostri”. Quando incontrano un nuovo ragazzo – spesso arrabbiato, spaesato – Teresa e Ruggero rivivono quello che hanno attraversato loro. “Anche noi per settimane ci siamo chiesti: perché è successo? A un certo punto devi smettere di chiedertelo. La domanda diventa: adesso cosa facciamo?”.</p>
<p>Nel gruppo si distinguono – con un termine che usano loro – i “solari”, quelli che hanno superato la fase del rancore e aiutano gli altri a costruire una vita piena. “La forza sono le famiglie che si contagiano tra loro. Il gruppo ti insegna a non vergognarti. Quando siamo insieme, tutti fanno tutto. Non c’è imbarazzo nel togliere una protesi. A volte basta l’esempio”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Lo sport paralimpico deve cambiare la percezione della disabilità: possiamo fare tutto. E possiamo farlo bene»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La scoperta della portata culturale del movimento paralimpico per Ruggero e Teresa arriva a Londra 2012. Uno stadio olimpico da 90mila persone pieno per le gare : “lì abbiamo toccato con mano la straordinaria capacità di questo mondo di portare messaggi fortissimi. Lo sport paralimpico deve cambiare la percezione della disabilità: possiamo fare tutto. E possiamo farlo bene”.</p>
<p>Lo sport diventa obiettivo, disciplina, contatto con la società. “Nella vita di chiunque è importante avere un obiettivo”. Ma Teresa Grandis è netta anche su un punto: “Io rompo le scatole a tutti: studiate, andate avanti. Non pensate solo di poter essere atleti”. Perché se è vero che l’Olimpiade è “la cosa più bella del mondo”, è altrettanto vero che, finita la carriera, il rischio è il buio. Nel paralimpico, spiegano, tutto si moltiplica per dieci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Dal progetto nasce anche la Bebe Vio Academy: persone con e senza disabilità si allenano insieme»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da qui nasce anche la Bebe Vio Academy, attiva tra Milano, Roma e il territorio veneziano: una palestra dove persone con e senza disabilità si allenano insieme “nella maniera più naturale possibile”. Inclusione quotidiana, non slogan. Le competizioni agonistiche restano distinte – “le categorie sono diverse” – ma l’allenamento condiviso diventa scuola di normalità reciproca.</p>
<p>Il prossimo appuntamento per Ruggero e Teresa sarà a Roma l’8 Giugno con <em><strong>WEmbrace Games</strong>, </em>una sorta di  giochi senza frontiere, dove ragazzi con e senza disabilità gareggiano insieme. “Il mondo paralimpico crea dipendenza: affascina”, sorridono, perché mostra “la bellezza di tutte le forme possibili”.</p>
<p>In fondo, la loro missione è semplice e radicale: “Noi abbracciamo”. Vanno negli ospedali a incontrare le famiglie appena travolte da un evento che sembra incomprensibile. “Quello di cui hanno bisogno i genitori è vedere che c’è un domani. La vita non si ferma lì.</p>
<p>Un messaggio che, in vista delle <strong>Paralimpiadi Milano Cortina 2026</strong>, parla anche al tessuto produttivo e sociale dei territori: costruire reti, generare fiducia, trasformare una fragilità in progetto. Proprio come fanno le famiglie di Art4Sport.</p>
<p>Teresa e Ruggero ricordano che dopo il “perché” c’è sempre un’altra domanda. E la risposta, spesso, è un verbo concreto: fare.</p>
<p><strong>(Di Anna de Roberto &#8211; Ufficio stampa Confartigianato Veneto)</strong></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Dalla nicchia al racconto nazionale le Olimpiadi che hanno rivelato il valore del saper fare italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 11:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle infrastrutture agli allestimenti fino alla qualità della narrazione visiva. Il contributo dell’artigianato si conferma una condizione concreta del successo olimpico. Un commento di Angelo Mellone</p>
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<p data-start="147" data-end="739">Le Olimpiadi invernali sono state un successo organizzativo, un fiore all’occhiello per il Made in Italy e una grande sorpresa mediatica. Parto da qui: nessuno, nemmeno i più ottimisti, aveva previsto l’enorme successo televisivo e social di un evento costitutivamente percepito come “di nicchia”. Chi mai si sarebbe sognato di osservare milioni di persone incollate davanti al televisore a guardare il curling, il bob o qualcuna delle discipline estreme legate al mondo alpino? In televisione è regola aurea preferire il mare alla montagna. Al mare ci andiamo tutti, a sciare molti di meno.</p>
<p data-start="741" data-end="1458">E invece l’evento, cominciato con una cerimonia d’apertura di bellezza sconvolgente – basti pensare alla sfilata tricolore griffata Armani o alla splendida esecuzione dell’inno nazionale di Laura Pausini – ha frantumato in pochissimi giorni ogni convinzione e sbriciolato ogni previsione. In un saggio di oltre trent’anni fa, Daniel Dayan e Elihu Katz parlavano dei grandi “eventi mediali” come meccanismi estetici e narrativi in grado di raggruppare una nazione intera davanti alla loro visione. Ecco, in questo senso possiamo dire che le Olimpiadi invernali hanno egregiamente svolto il loro compito, al di là di ogni aspettativa, ponendosi al livello di eventi come Sanremo o le partite della Nazionale di calcio.</p>
<p data-start="1460" data-end="2081">La platea televisiva è cresciuta numericamente e ha attirato target di solito poco inclini a consumare offerta lineare, come gli adulti tra i trenta e i quarant’anni. Il traffico social è stato notevolissimo e anche fasce di popolazione potenzialmente poco interessate hanno finito per rimanere ipnotizzate da apparati di ripresa perfetti, fotografia impeccabile e imprese sportive oggettivamente affascinanti. Questo successo è frutto di uno sforzo organizzativo imponente che ha trasformato più località in un set televisivo e sportivo di confezione altissima. Pochissime criticità, in fondo, dopo una genesi faticosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="344" data-end="554"><span class="font-435549">«Dietro la qualità delle immagini e della narrazione c’è uno sforzo organizzativo imponente, fondato su competenze diffuse e su un sistema produttivo radicato»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="2083" data-end="2626">Ma organizzazione e performance mediatica non sono categorie astratte poggiate su qualche algoritmo: devono avere basi solide e un retroterra di competenze radicato. In questo senso, le Olimpiadi invernali sono state una grande vetrina – direi l’ennesima, ma va da sé – per mostrare al mondo intero la capacità imprenditoriale artigiana dell’Italia. Ci sono gli architetti che progettano, i registi che riprendono e gli artigiani che producono manufatti unici, ad altissimo valore aggiunto all’interno di ciò che viene definita sport economy.</p>
<p data-start="2628" data-end="3112">Volete qualche esempio? Parliamo degli artigiani coinvolti nel restauro della stazione di Belluno, nella costruzione degli impianti per la pista di pattinaggio di Assago o in quella di bob di Cortina d’Ampezzo. Personalmente, da osservatore del mondo manifatturiero, resto sempre stupito quando mi fermo ad analizzare quanta storia, memoria, tradizione, capacità, competenza, curiosità – e, se volete, potrei continuare con i sostantivi – si concentrino dentro un prodotto artigiano.</p>
<p data-start="3114" data-end="3629">Analizzando progetti come “100 storie italiane di sport”, che racconta il sapere artigianale italiano applicato a questo settore, arriva la conferma di quanto questa silenziosa e preziosissima forma di creatività nazionale abbia contribuito a rendere la grande avventura olimpica ciò che è stata: un successo globale in termini di immagine. Sono state coinvolte quasi ventimila imprese, secondo le ricerche di settore, e il PIL è cresciuto coerentemente con l’allargamento dei confini di questa avventura sportiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="3114" data-end="3629"><span class="font-435549">«Il successo olimpico poggia su una rete di imprese artigiane che attraversa costruzioni, logistica e design, rendendo possibile ciò che appare solo spettacolo»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3631" data-end="4284">Artigianato è costruzioni, logistica, design. Artigianato è quel sistema di piccole e medie imprese che confezionano prodotti e servizi per le attività sportive, non certo solo abbigliamento. I numeri e le cifre offerte a fine gennaio da Confartigianato testimoniano questa centralità produttiva delle filiere e, ancora una volta, quella sorta di “eccezione italiana” che lega indissolubilmente il modello artigiano italiano alla storia nazionale, alla vocazione territoriale, a un’infrastruttura produttiva rispettosa della tradizione e, proprio per questo, naturalmente pronta ad accogliere innovazione senza creare traumi occupazionali o ambientali.</p>
<p>La domanda a cui è facile rispondere è questa: si sarebbero potute organizzare le Olimpiadi invernali con un focus centrato sul coinvolgimento delle imprese nazionali senza la capacità delle piccole e medie imprese dell’artigianato italiano? La risposta è no. Per questo, in mezzo al comprensibile clamore mediatico che ha accompagnato questo successo italiano nel mondo, è giusto che anche il racconto di una “maggioranza silenziosa” di custodi del saper fare, che mette in rete eccellenza delle competenze, energia umana, cura del dettaglio, capacità produttiva ed eterna riattualizzazione del genio italiano, trovi spazio e considerazione.</p>
<p data-start="4931" data-end="5115" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il mondo artigiano è pieno di storie interessanti e, ancora una volta, ha trovato un luogo congeniale dove dispiegarle e conquistare una medaglia particolarissima, ma pur sempre d’oro.</p>
<p data-start="4931" data-end="5115" data-is-last-node="" data-is-only-node="">(Un commento di Angelo Mellone)</p>
<p data-start="4931" data-end="5115" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><a class="ig-tags-link" href="https://milanocortina2026.coni.it/it/media-item/gallery.html?view=tags&amp;igtags=Foto%20Sabine%20Hannaert/MICO2026">© Foto Sabine Hannaert/MICO2026</a></p>
<p data-start="4931" data-end="5115" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
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		<title>Ortholabsport: l’ortopedia sportiva come laboratorio di tecno-diversità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 08:50:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[stories]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla ricerca “Artigianato Cognitivo come via italiana alla tecno-diversità”, realizzata da Poetica – Fondazione per la generatività sociale per Confartigianato, la storia di Ortholabsport raccontata da Alessandra Sestini: un laboratorio dove innovazione, attenzione alla persona e cura artigianale si intrecciano ogni giorno.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/ortholabsport-lortopedia-sportiva-come-laboratorio-di-tecno-diversita/">Ortholabsport: l’ortopedia sportiva come laboratorio di tecno-diversità</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 99%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109177" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer.png" width="1083" height="628" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer.png 1083w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-300x174.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-1024x594.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-768x445.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-350x203.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1083px) 100vw, 1083px" /></div>
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<p data-start="886" data-end="1412">Nel cuore di Milano, tra tecnologia biomedicale, competenze ortopediche e passione sportiva, c’è un laboratorio che da vent’anni lavora ogni giorno per migliorare il movimento delle persone. Si chiama <strong data-start="1560" data-end="1577">Ortholabsport</strong>, ed è nata da un’idea di <strong>Stefano Duchini</strong>, tecnico ortopedico specializzato in ambito sportivo. Oggi l’azienda – associata a <strong data-start="1702" data-end="1721">Confartigianato</strong> – è guidata insieme alla moglie <strong>Alessandra Sestini</strong>, CEO, anche lei con una solida formazione tecnica, e una visione che mette al centro la persona, le sue esigenze, il suo corpo in movimento..</p>
<p data-start="1414" data-end="1960">«L’idea originaria – racconta Sestini – era quella di creare un’azienda ortopedica specializzata nello sport, anche per la grande passione che mio marito ha sempre avuto per questo mondo». Una passione che ha contagiato tutta la famiglia, dai ricordi di Alessandra come pattinatrice sul ghiaccio, fino ai tre figli, tutti sciatori e alcuni già maestri. Ma accanto agli atleti, professionisti e dilettanti, ci sono anche pazienti con patologie o dolori cronici, persone che si affidano a Ortholabsport per migliorare la qualità della propria vita.</p>
<p data-start="1962" data-end="2507">È qui che prende forma la <strong data-start="1988" data-end="2021">via artigiana alla tecnologia</strong>. Ogni plantare, ogni tutore, ogni dispositivo è su misura, costruito partendo da diagnosi mediche, dati biometrici e osservazione diretta. Il lavoro comincia con <strong data-start="2184" data-end="2211">una scansione del piede</strong>, o con un test di <strong data-start="2230" data-end="2247">Gait Analysis</strong> su tapis roulant, per rilevare ampiezza del passo, pressione, simmetrie o squilibri. Poi si passa alla progettazione, che può seguire due strade: una più tradizionale, con modellazione digitale su pannelli preformati, e una più avanzata, con la <strong data-start="2493" data-end="2506">stampa 3D</strong>.</p>
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<h2 style="text-align: center;" data-start="1962" data-end="2507"><span class="font-435549">«La componente creativa e artigianale del nostro mestiere consiste nel creare delle cose che prima non avevamo: capire come modellare e produrre un determinato plantare o tutore».</span></h2>
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<p data-start="2509" data-end="2986">«La stampa 3D è una sorta di frontiera nel nostro settore – spiega Sestini – e ci consente di avere comunque un prodotto su misura, anche se realizzato con sistemi ad alta tecnologia». La vera innovazione, però, non è nello strumento in sé, ma nella capacità di sceglierlo, adattarlo, calibrarlo. «La componente creativa e artigianale del nostro mestiere consiste nel creare delle cose che prima non avevamo: capire come modellare e produrre un determinato plantare o tutore».</p>
<p data-start="2988" data-end="3445">Tecnologie e materiali vengono valutati con attenzione, in base alle esigenze di ogni singolo cliente. Il risultato finale non è mai un oggetto preconfezionato, ma una soluzione unica. E questo vale anche per i <strong data-start="3199" data-end="3219">ritocchi manuali</strong>: limature, finiture, perfezionamenti che solo la mano dell’artigiano può fare. «Trovo che nel nostro settore l’apporto umano e le competenze manuali siano imprescindibili per la bontà del prodotto finale», sottolinea Sestini.</p>
<p data-start="3447" data-end="3932">In questa logica rientra anche il valore del <strong data-start="3492" data-end="3504">feedback</strong>. Atleti e pazienti vengono seguiti nel tempo, per valutare l’efficacia del dispositivo, migliorare i materiali, proporre soluzioni nuove. «Il feedback è per noi un elemento fondamentale – spiega – perché molti dei materiali che studiamo e utilizziamo devono essere testati, per capire qual è la reazione quando vengono usati». La conoscenza si costruisce così: <strong data-start="3866" data-end="3931">dall’esperienza diretta, dall’ascolto, dal rapporto personale</strong>.</p>
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<h2 style="text-align: center;" data-start="3447" data-end="3932"><span class="font-435549">«Abbiamo come clienti diverse squadre di calcio, basket, pallavolo, scherma. È fondamentale mantenere il contatto, anche dopo l’intervento, per ricevere un riscontro continuo»</span></h2>
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<p data-start="3934" data-end="4426">Accanto al lavoro con i singoli pazienti, Ortholabsport collabora con team sportivi e nazionali, in Italia e all’estero. «Abbiamo come clienti diverse squadre di calcio, basket, pallavolo, scherma. È fondamentale mantenere il contatto, anche dopo l’intervento, per ricevere un riscontro continuo». In vista dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, l’azienda punta ad aprire una sede nei pressi del Villaggio Olimpico: «Vogliamo diventare un punto di riferimento per le delegazioni nazionali».</p>
<p data-start="4428" data-end="4847">Anche sul piano organizzativo, l’impresa si sta strutturando: con una decina di dipendenti e diversi consulenti esterni, diventa cruciale mettere a sistema le procedure. «Serve una formalizzazione più efficiente delle attività – afferma Sestini –. Non per standardizzare, ma per garantire qualità e coerenza nel lavoro di squadra. L’identità artigiana passa anche da qui: dalla capacità di condividere sapere e metodo».</p>
<p data-start="4849" data-end="5281">Il futuro dell’artigianato, per Ortholabsport, è scritto nel presente: <strong data-start="4920" data-end="4975">non c’è contrapposizione tra tecnologia e manualità</strong>, ma un continuo adattamento reciproco. La digitalizzazione non cancella il gesto, lo affina. La stampa 3D non elimina il tocco finale, lo prepara. Le analisi biomeccaniche non sostituiscono l’osservazione, la potenziano. In tutto questo, ciò che fa la differenza è sempre la consapevolezza dell’artigiano.</p>
<p data-start="5283" data-end="5620">E questa consapevolezza si costruisce con studio, esperienza, capacità di ascolto. «È fondamentale che il tecnico conosca molto bene l’anatomia umana – spiega Sestini –. Questo dà modo di creare supporti meno invasivi e più efficaci». La conoscenza diventa così <strong data-start="5545" data-end="5569">creatività applicata</strong>, capacità di interpretare ogni caso in modo unico.</p>
<p data-start="5622" data-end="5995" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Ortholabsport non produce oggetti: <strong data-start="5657" data-end="5678">modella soluzioni</strong>. Non propone ricette: <strong data-start="5701" data-end="5724">costruisce percorsi</strong>. Lo fa con strumenti digitali, con mani esperte, ma soprattutto con una cura che è insieme professionale e personale. E in questo, si riconosce pienamente la lezione dell’artigianato cognitivo: l’unione tra sapere, fare e pensare, come via italiana alla tecno-diversità.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Berto Salotti: l’artigianato che sceglie la tecnologia senza perdere l’anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 08:40:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
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		<category><![CDATA[digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’indagine “Artigianato Cognitivo come via italiana alla tecno-diversità”, realizzata da Poetica – Fondazione per la generatività sociale per Confartigianato, la storia di Berto Salotti: un esempio di come l’innovazione possa nascere dall’intreccio tra tradizione, tecnologia e racconto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 99%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109144" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto.png" width="700" height="471" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto.png 700w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto-300x202.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto-350x236.png 350w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></div>
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<p data-start="602" data-end="1191">A Meda, in Brianza, l’artigianato è parte del paesaggio, della cultura, del modo di pensare. Qui, da secoli, si lavora il legno, si cuciono stoffe, si progettano arredi che portano nel mondo il segno di una tradizione che sa rinnovarsi. In questo contesto si inserisce la storia di <strong data-start="773" data-end="790">Berto Salotti</strong>, azienda associata a <strong data-start="812" data-end="831">Confartigianato</strong>, fondata nel 1974 da Fioravante Berto e oggi guidata dal figlio Filippo, che ha saputo dare una direzione precisa al futuro dell’impresa: coniugare la qualità del fare artigiano con le opportunità della tecnologia. Senza forzature, senza nostalgie, ma con una visione chiara.</p>
<p data-start="1193" data-end="1719">Una visione che <strong data-start="1209" data-end="1226">Luca Giannobi</strong>, direttore marketing, comunicazione ed eventi di Berto, ha raccontato nell’ambito della ricerca <em data-start="1323" data-end="1388">“Artigianato Cognitivo. Come via italiana alla tecno-diversità”</em>, realizzata da <strong data-start="1404" data-end="1456">Poetica – Fondazione per la generatività sociale</strong>. La sua voce restituisce con lucidità ciò che rende Berto Salotti un laboratorio vivo della tecno-diversità artigiana: da Berto, la tecnologia <strong data-start="1600" data-end="1619">non sostituisce</strong>, ma <strong data-start="1624" data-end="1636">affianca</strong> il sapere artigiano. È uno strumento che si sceglie, si adatta, si impara a usare.</p>
<p data-start="1721" data-end="2146">«La tecnologia è un aiuto – spiega Giannobi – ad esempio abbiamo inserito in produzione una macchina per l’incollaggio, passaggio fondamentale nella realizzazione degli imbottiti, che permette ai lavoratori di usare colle prive di solventi nocivi per la salute, quindi senza necessità di protezioni». Un esempio semplice, ma emblematico: non è la macchina a guidare il processo, è l’artigiano a decidere come e perché usarla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="1721" data-end="2146"><span class="font-435549">«Sta all’artigiano scegliere quali strumenti utilizzare e in quale misura, per poter raggiungere determinati obiettivi»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="2148" data-end="2998">In questo equilibrio tra mano e macchina, prende forma un&#8217;idea di <strong data-start="2214" data-end="2233">tecno-diversità</strong> fondata sulla libertà e sulla consapevolezza. «Sta all’artigiano scegliere quali strumenti utilizzare e in quale misura, per poter raggiungere determinati obiettivi», aggiunge Giannobi. È un approccio che si traduce anche nell’uso dell’intelligenza artificiale: dalla scrittura dei testi all’editing video, fino alla gestione delle vendite, l’IA è uno strumento quotidiano, ma mai impersonale. «Può essere vero che, all’inizio, fare le cose da soli sembri più rapido – dice – ma solo la prima volta. Il difficile è saper chiedere quello che si vuole ottenere, perché le potenzialità oggi sono fin troppe. L’intelligenza artificiale può amplificare un pensiero che tu hai già in mente, o diventare un braccio del tuo pensiero; ma sei sempre tu a dirigere il gioco».</p>
<p data-start="3000" data-end="3406">Per rendere possibile tutto questo, serve tempo, formazione, cultura del lavoro. Per questo l’azienda collabora con scuole e università – come l’Istituto Terragni o la SUPSI di Lugano – e accompagna i giovani in un percorso che non si limita a trasmettere competenze tecniche, ma fa crescere una mentalità. L’artigiano, in questa visione, è un professionista completo: sa fare, sa scegliere, sa raccontare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="3000" data-end="3406"><span class="font-435549">«La fabbrica del racconto deve rendere sì partecipi i clienti – sottolinea Giannobi – ma anzitutto chi lavora, perché questo dà la forza e l’entusiasmo che sono un valore aggiunto per andare avanti»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3408" data-end="4007">Già, perché <strong data-start="3420" data-end="3434">raccontare</strong> è l’altro lato del fare. In Berto Salotti esiste una vera e propria <em data-start="3503" data-end="3526">fabbrica del racconto</em>, uno spazio in cui blog, video, articoli e testimonianze danno voce alle persone, ai processi, ai momenti. «La fabbrica del racconto deve rendere sì partecipi i clienti – sottolinea Giannobi – ma anzitutto chi lavora, perché questo dà la forza e l’entusiasmo che sono un valore aggiunto per andare avanti». La narrazione non è uno strumento di marketing, ma un pezzo del lavoro quotidiano: serve a costruire consapevolezza, a rendere visibile il valore umano dietro ogni prodotto.</p>
<p data-start="4009" data-end="4343">Questo approccio ha trovato espressione anche in progetti corali come il <em data-start="4082" data-end="4098">DivanoXManagua</em> o il <em data-start="4104" data-end="4120">Sofa4Manhattan</em>, esperienze di <strong data-start="4136" data-end="4153">crowdcrafting</strong> in cui clienti, designer e appassionati hanno co-creato un divano, diventato poi parte della collezione. Un modo per dimostrare che l’artigianato è anche relazione, ascolto, partecipazione.</p>
<p data-start="4345" data-end="4937">Il prossimo passo è la <strong data-start="4368" data-end="4393">Nuova casa del design</strong>: un’unica sede a Meda, trasparente, aperta, in cui progettazione, produzione e racconto convivranno fianco a fianco. Gli spazi saranno pensati per facilitare il dialogo tra i reparti e accogliere scuole, eventi, momenti di formazione. «Si vuole creare anzitutto un dialogo interno, in cui tutti sono partecipi del prodotto finale», spiega Giannobi. È qui che la visione di Berto si fa architettura: la trasparenza fisica diventa metafora della trasparenza culturale, dell’idea di impresa come luogo aperto, condiviso, in cui si cresce insieme.</p>
<p data-start="4939" data-end="5368" data-is-last-node="" data-is-only-node="">In un’epoca in cui la tecnologia permette di fare tutto, <strong data-start="4996" data-end="5035">la differenza sta in come la si usa</strong>. E l’artigianato cognitivo, come dimostra Berto Salotti, non è un compromesso tra antico e moderno, ma una sintesi viva, intelligente e profondamente umana. «Si usano gli strumenti moderni, si crea con le mani, si comunica con la testa e con il cuore» – e in questa armonia sta forse la forma più autentica e attuale di innovazione.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Quando il piccolo schermo ha acceso i riflettori sull’artigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 05:50:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con Pezzi unici, la regista Cinzia TH Torrini ha portato in prima serata il mondo delle botteghe fiorentine, raccontando i mestieri artigiani come occasione di rinascita per le nuove generazioni. Un progetto sostenuto da Confartigianato.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108904" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o.jpg" width="991" height="660" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o.jpg 991w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o-768x511.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 991px) 100vw, 991px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Ci sono opere che meritano di essere recuperate anche a distanza di anni. <em data-start="74" data-end="87">Pezzi unici</em>, fiction diretta da Cinzia TH Torrini e andata in onda su Rai 1 nel 2019, è una di queste. Non ne avevamo ancora parlato su <em data-start="212" data-end="231">Spirito Artigiano</em>, ma il racconto che porta in scena – una storia di riscatto, trasmissione di saperi, incontro tra generazioni – ha molti punti di contatto con lo spirito di queste pagine. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La serie è ambientata a Firenze, città natale della regista e simbolo dell’eccellenza artigiana italiana, un luogo dove il mestiere ha ancora l’odore delle resine naturali, della cera d’api, del cuoio. Cinzia TH Torrini racconta che da bambina si fermava nei vicoli del centro ad osservare gli artigiani che lavoravano per strada, come quell’uomo con i capelli e la barba lunghi, il grembiule di pelle e le mani sempre in movimento: intrecciava strisce di cuoio, intagliava, creava. Anni dopo, per caso, lo ha rincontrato: con quel mestiere ha costruito un impero, senza mai delocalizzare, diventando una celebrità in Giappone. «Come lui – ricorda la regista – ce ne sono ancora molti in Italia, che con la loro capacità creativa sono diventati delle eccellenze nei loro mestieri d’arte».</p>
<p>Da questo vissuto personale è nata prima un’idea, poi un cortometraggio, e infine la fiction: non una semplice ambientazione, ma un modo per riportare alla luce un universo concreto e vivo, fatto di manualità e passione, che rischia di scomparire. L’intento era chiaro: raccontare un’alternativa per i giovani, restituire dignità a un lavoro troppo spesso dimenticato, mostrare che il talento artigiano non è solo memoria ma anche futuro. E proprio ai giovani è rivolto il cuore più profondo del racconto: la fiction mette in scena ragazzi segnati da storie difficili, spesso in rotta con il mondo adulto, che trovano nella bottega artigiana uno spazio di riscatto, una possibilità di rinascita, una via per scoprire se stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">La manualità diventa così linguaggio educativo, strumento di cura, occasione per tornare a immaginare un domani possibile. Il progetto ha preso forma in anni di scrittura, incontri, sopralluoghi, ricerche; tutto il team ha trascorso del tempo nelle botteghe fiorentine e nelle case famiglia, per entrare davvero in quel mondo e capirne la profondità. </span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Accanto alla regista, <strong>Confartigianato Firenze</strong> ha avuto un ruolo fondamentale: quasi cento imprenditori artigiani associati hanno collaborato alla realizzazione della fiction, offrendo competenze, strumenti, ambienti, storie. Il risultato è stato un racconto autentico e coinvolgente, capace di portare in prima serata la voce di un’Italia che lavora con le mani, con precisione, con bellezza. Un’Italia che sa coniugare il sapere antico con le nuove esigenze di un mercato che chiede senso, qualità, unicità. In questo intreccio tra arte e impresa, tra fiction e realtà, <em data-start="2843" data-end="2856">Pezzi unici</em> ha mostrato che l’artigianato può essere ancora oggi una leva educativa, culturale, economica. Per questa ragione, nel 2019, <strong>Confartigianato ha premiato Cinzia TH Torrini con il Premio Giano</strong>, un riconoscimento per chi ha saputo valorizzare l’artigianato con sensibilità e autenticità. Un premio meritato, perché la fiction non ha semplicemente rappresentato il mondo delle botteghe, lo ha vissuto e tradotto in racconto. Ed è proprio questo sguardo, attento e personale, che rende <em data-start="3338" data-end="3351">Pezzi unici</em> ancora attuale: un’opera capace di ricordarci che ogni mestiere raccontato bene è cultura, e che ogni bottega, oggi come allora, può essere una scuola di vita.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/quando-il-piccolo-schermo-ha-acceso-i-riflettori-sullartigianato/">Quando il piccolo schermo ha acceso i riflettori sull’artigianato</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Nel laboratorio del cinema: le storie di Rai Cultura che celebrano gli artigiani dello schermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 05:40:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una galleria di mestieri che svelano l’anima artigiana nascosta dietro ogni fotogramma.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108885" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Redazione.jpg" width="1123" height="748" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Redazione.jpg 1123w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Redazione-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Redazione-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Redazione-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Redazione-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1123px) 100vw, 1123px" /></div>
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<h2 data-start="0" data-end="491"><span class="font-435549">Il cinema ama mostrarsi come un gigante tecnologico: camere ultraluminose, software che modellano mondi e una catena produttiva che si estende dai set ai server. Eppure, quando ci si avvicina un po’ di più, si scopre che il vero motore di questa macchina è fatto di mani, saperi e mestieri. Mani che costruiscono oggetti, plasmano volti, scolpiscono luci, creano illusioni acustiche, animano creature digitali. Un mosaico artigiano che dà sostanza a ciò che sullo schermo sembra immateriale.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="493" data-end="1004">Qualche tempo fa avevamo già ospitato su queste pagine la storia del rumorista Mauro Eusepi (clicca <a href="https://spiritoartigiano.it/i-mestieri-del-cinema-di-rai-cultura-mauro-eusepi-rumorista/">QUI</a>), protagonista di una bellissima puntata firmata da Rai Cultura: un viaggio nella sua officina di suoni, dove ogni passo, scricchiolio, respiro e scroscio di pioggia viene reinventato e trasformato in emozione acustica. Il suo lavoro è il simbolo di un universo più grande, fatto di artigiani che spesso restano dietro le quinte, ma che definiscono il carattere di ogni film più di quanto lo spettatore possa immaginare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 data-start="1006" data-end="1358"></h3>
<h3 data-start="1006" data-end="1358"><span class="font-435549">La serie I Mestieri del Cinema di Rai Cultura offre proprio questo: una galleria di ritratti che restituiscono la complessità, la precisione e la poesia del lavoro artigiano dentro l’industria audiovisiva. Ogni puntata è una finestra su un laboratorio diverso, e ciascuna racconta un mestiere che contribuisce alla magia del racconto cinematografico.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="1360" data-end="1998">Ci sono i truccatori e gli hair designer, come Giovanna Arena e Desirée Corridoni, che trasformano un volto in un personaggio e un personaggio in un’epoca. Ci sono i costumisti come Andrea Sorrentino, che leggono una sceneggiatura come fosse un tessuto e poi lo cuciono addosso alla storia. Ci sono i tecnici della luce e del suono, i montatori come Roberto Perpignani, capaci di ricomporre decine di ore di girato in un ritmo narrativo unico. Ci sono gli scenografi che modellano spazi concreti per storie immaginate, e i visual effect producer, come Daniele Tomassetti, che fanno convivere realtà e immaginazione in un unico fotogramma.</p>
<p data-start="2000" data-end="2396">E poi c’è un mondo ancora più sofisticato: gli animatori della Scuola di Torino che danno vita a personaggi disegnati; gli stunt coordinator come Claudio Pacifico che progettano l’adrenalina; i casting director che scelgono il volto giusto prima ancora che esista un personaggio; i compositori che traducono atmosfere in note, e i docenti del Centro Sperimentale che formano le nuove generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 data-start="2398" data-end="2724"></h3>
<h3 data-start="2398" data-end="2724"><span class="font-435549">Questa serie mostra con chiarezza ciò che spesso si dimentica: il cinema è un mestiere collettivo. E più lo si osserva, più emerge la centralità dell’artigianato. Precisione, sensibilità, capacità di adattamento, cultura materiale del fare: sono questi i mattoni che tengono in piedi ogni produzione, grande o piccola che sia.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="2726" data-end="3178">In questo numero di <strong data-start="2746" data-end="2767">Spirito Artigiano</strong>, dedicato al rapporto tra artigianato e cinema, le storie raccolte da Rai Cultura risuonano in modo particolarmente calzante. Perché riportano al centro la dimensione umana di un settore che, nonostante la tecnologia, rimane profondamente manuale. In ogni intervista si percepisce il legame tra formazione, competenza, passione e un saper fare che nasce nelle botteghe, nei laboratori, nelle officine creative. Dietro ogni film ci sono artigiani che costruiscono il possibile, un dettaglio alla volta. E guardarli al lavoro significa capire il cinema da un’altra prospettiva: quella dell’ingegno umano che dà forma all’immaginazione.</p>
<p>
</div><div class="empty-space empty-single" ><span class="empty-space-inner"></span></div>
<div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1647587385037 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-2x"><h4 class="font-435549 h3">Guarda la serie completa sul sito di Rai Cultura</h4></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://www.raicultura.it/speciali/imestieridelcinema" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-film fa-2x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
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		<title>L’artigianato fiorentino conquista Hollywood con i gioielli di Paolo Penko protagonisti alla notte degli Oscar</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 05:35:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla bottega fiorentina agli Oscar: i gioielli di Paolo Penko per Conclave raccontano come l’artigianato italiano possa trasformarsi in linguaggio cinematografico, dando forma e simbolo ai personaggi sul grande schermo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108943" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/8.Redazione-Conclave.jpg" width="1080" height="608" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/8.Redazione-Conclave.jpg 1080w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/8.Redazione-Conclave-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/8.Redazione-Conclave-1024x576.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/8.Redazione-Conclave-768x432.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/8.Redazione-Conclave-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-16" data-row="script-row-unique-16" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-16"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-17"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">I gioielli del Maestro Paolo Penko, orafo e imprenditore associato a Confartigianato Firenze, sono stati selezionati per gli Oscar 2025 nella categoria “Best Costume Design”, grazie alla loro presenza nel film Conclave, diretto da Edward Berger. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Bottega Orafa Paolo Penko di Firenze ha realizzato ben 530 gioielli per il film, collaborando con la celebre costumista Lisy Christl, candidata all’Oscar per il suo straordinario lavoro. Un riconoscimento prestigioso per il saper fare artigiano italiano, che porta sotto i riflettori della scena internazionale l’arte orafa fiorentina.</p>
<p>Nella bottega di Paolo Penko, all’ombra del Duomo di Firenze, croci cardinalizie, anelli e gemelli da polso sono stati concepiti non soltanto come accessori, ma come veri e propri strumenti narrativi, capaci di esprimere la personalità e il ruolo dei personaggi attraverso il linguaggio di una delle arti più nobili dell’artigianato italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Ciascun pezzo realizzato per Conclave è il risultato di un’accurata ricerca storica e simbolica, con lavorazioni che rispettano la tradizione orafa fiorentina, tra cui il traforo, l’incisione a bulino, la fusione a cera persa e l’esclusiva tecnica del Penkato. Un lavoro intensivo che ha coinvolto tutta la famiglia e i collaboratori della Bottega Penko, completato in meno di tre mesi.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ad esempio, per Isabella Rossellini, che interpreta Suor Agnese, la Bottega Penko ha realizzato una croce e un anello in argento, pezzi unici che rispecchiano la forza e la stabilità del personaggio. L’anello rappresenta due mani intrecciate, simbolo dell’amore tra Dio e l’umanità. Per Sergio Castellitto, che interpreta il Cardinale Tedesco, è stata realizzata una croce dallo stile tradizionale, impreziosita da cinque pietre rosse in agata, che richiamano le cupole della Basilica di San Marco e le ferite di Cristo. Sul retro, un libro aperto con la scritta PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS, in omaggio alla storia veneziana. Un’altra delle realizzazioni di Paolo Penko è stata indossata dal Cardinal Bellini, interpretato da Stanley Tucci: la Croce Bellini, ispirata ai crocifissi francescani giotteschi. Al centro, il simbolo del pellicano che nutre i suoi piccoli, emblema del sacrificio di Cristo. Sul retro, l’incisione in latino PIE PELLICANE, JESU DOMINE, ME IMMUNDUM MUNDA TUO SANGUINE richiama il significato spirituale dell’arte sacra.</p>
<p>Una straordinaria collaborazione tra il cinema e l’artigianato, che ha portato il fascino e la maestria della tradizione orafa fiorentina fin sul palcoscenico internazionale della notte degli Oscar, gli Academy Awards di Hollywood.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-17" data-row="script-row-unique-17" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-17"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/lartigianato-fiorentino-conquista-hollywood-con-i-gioielli-di-paolo-penko-protagonisti-alla-notte-degli-oscar/">L’artigianato fiorentino conquista Hollywood con i gioielli di Paolo Penko protagonisti alla notte degli Oscar</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Pop-Up Opera. Con le mani imparo un mestiere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 08:20:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un progetto educativo che unisce arte, manualità e orientamento scolastico per formare gli artigiani di domani</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/pop-up-opera-con-le-mani-imparo-un-mestiere/">Pop-Up Opera. Con le mani imparo un mestiere</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108483" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2.png" width="1365" height="842" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2.png 1365w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2-300x185.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2-1024x632.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2-768x474.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/07/Lilopera2-350x216.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1365px) 100vw, 1365px" /></div>
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<p>Il mondo dell’artigianato, pilastro del Made in Italy, è oggi in sofferenza. Mancano giovani disposti ad apprendere i mestieri manuali, e con essi rischia di scomparire un vasto patrimonio di conoscenze, tecniche e sensibilità artistica. Secondo educatori, formatori e operatori del settore, si tratta di una vera e propria emergenza culturale e sociale: <strong>le abilità manuali stanno scomparendo</strong>, non solo tra i giovani, ma già tra i bambini in età prescolare.</p>
<p>Colorare con precisione, ritagliare, disegnare: attività un tempo comuni e naturali oggi risultano sempre più difficili per molti bambini. Gli insegnanti delle scuole dell’infanzia e primarie segnalano una progressiva perdita della motricità fine e una generale mancanza di esercizio manuale, dovuta anche alla diffusione di giochi e attività sempre più digitali. È in questo contesto che si inserisce l’iniziativa promossa dall’Associazione <strong>Lilopera [1]</strong>, realtà impegnata nella promozione dell’opera lirica e della formazione creativa per bambini e ragazzi.</p>
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<h2><span class="font-435549">*Pop-Up Opera – Il Piccolo Principe, l’Opera lirica per bambini</span></h2>
<p>Il progetto <strong>“Pop-Up Opera” </strong>nasce proprio per rispondere a queste esigenze. Si tratta di un format educativo sperimentale che, attraverso laboratori manuali ispirati al teatro e all’opera lirica, stimola i bambini a riscoprire la manualità, la collaborazione e la creatività. Il primo laboratorio si è tenuto il <strong>24 maggio 2025 </strong>presso la <strong>Biblioteca Corte Valenti di Garbagnate Milanese</strong>, coinvolgendo 20 bambini tra i 6 e i 10 anni in un percorso di due ore dedicato alla creazione di una scenografia Pop-Up dell’opera <strong>Il Piccolo Principe</strong>, allestimento scenico tratto dal noto romanzo di <a href="https://www.amazon.it/Antoine-de-Saint-Exup%25C3%25A9ry/e/B010MJ8OFQ?ref=sr_ntt_srch_lnk_5&amp;qid=1748788418&amp;sr=8-5">Antoine de Saint-</a> <a href="https://www.amazon.it/Antoine-de-Saint-Exup%25C3%25A9ry/e/B010MJ8OFQ?ref=sr_ntt_srch_lnk_5&amp;qid=1748788418&amp;sr=8-5">Exupéry</a> e andato in scena al Teatro alla Scala nel 2023 con oltre 100.000 giovani spettatori.</p>
<p>Durante l’attività, i bambini hanno ascoltato la presentazione dell’opera lirica con le musiche di <em>Pierangelo V</em>altinoni, hanno anche assistito alla lettura di un estratto dal libretto di <em>Paolo Madron </em>(il dialogo fra il Piccolo Principe e il Mercante di stelle), e realizzato con le proprie mani elementi scenici in formato pop-up, trasformando il racconto in un vero e proprio libro tridimensionale.</p>
<p>Il successo dell’iniziativa è stato confermato dai questionari di gradimento, che hanno evidenziato entusiasmo, interesse e partecipazione attiva da parte di tutti i partecipanti. Anche lo staff educativo, composto anche da 5 bambini di una classe quarta elementare che hanno aiutato a realizzare il libro, ha riscontrato grande coinvolgimento, spirito di collaborazione e curiosità nei bambini che si sono scoperti capaci di realizzare, passo dopo passo, un prodotto originale e personale.</p>
<p>Ma il progetto non si ferma qui: il laboratorio sarà replicato nel corso del 2025 in altre biblioteche <strong>del circuito CSBNO come quella di Bollate </strong>(12 ottobre) e in altre sedi del circuito della <strong>Fondazione per Leggere</strong>. Il laboratorio sarà anche accolto in spazi educativi quali l’Accademia di Architettura per bambini <strong>SOU </strong>di Milano (19 gennaio 2026).</p>
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<h2><span class="font-435549">*Pop-Up Opera per le Secondarie Inferiori nelle Biblioteche</span></h2>
<p>Parallelamente, Pop-Up Opera si espande anche verso le scuole secondarie di primo grado, con l’obiettivo di affiancare i ragazzi nel delicato momento della scelta della scuola superiore.</p>
<p>Lilopera propone infatti un <strong>percorso integrato di orientamento scolastico </strong>incentrato sull’esperienza diretta e sull’esplorazione delle abilità manuali. Attraverso laboratori ispirati al teatro musicale, le Arti e i Mestieri in esso contenuti, gli studenti avranno modo di cimentarsi in attività ispirate ai mestieri artigianali, scoprendo propensioni e talenti che spesso restano inespressi nel contesto scolastico tradizionale.</p>
<p>Grazie alla collaborazione con la <strong>Rete delle Reti</strong>, Il più grande movimento cooperativo di biblioteche locali e che raccoglie più di 1.700 biblioteche in almeno 7 regioni italiane, questa estate il progetto verrà presentato a ciascun referente delle numerose reti raccolte nel gruppo <strong>RdR</strong>. Sarà l’occasione per strutturare una comunicazione efficace col fine di attirare le classi seconde delle scuole secondarie di primo grado in biblioteca, luogo di scambi culturali e apprendimento per eccellenza, un’aula alternativa ove imparare con le mani ed essere orientati alla scuola superiore.</p>
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<h2><span class="font-435549">*L’insegnante, un mediatore attivo</span></h2>
<p>Un elemento innovativo del progetto è il coinvolgimento attivo dei docenti: gli insegnanti, infatti, partecipano a momenti di formazione specifica per diventare <strong>mediatori attivi del percorso</strong>, potenziando la capacità della scuola di accompagnare ogni studente verso scelte consapevoli e personalizzate. Al termine dei laboratori sono previsti anche <strong>interventi di orientamento scolastico </strong>focalizzati sulle professioni artigianali e artistiche, in collaborazione con esperti del mondo del lavoro.</p>
<p>Nel dibattito sull’orientamento scolastico, si parla sempre più spesso della figura del <strong>“docente orientatore”</strong>, un insegnante formato per affiancare i ragazzi nella progettazione del proprio futuro. In questo senso, il progetto Pop-Up Opera si propone come <strong>strumento concreto per rafforzare il ruolo della scuola </strong>nel guidare gli studenti verso percorsi in linea con le proprie inclinazioni, superando stereotipi e pregiudizi legati al lavoro manuale. Già nel progetto <strong>OperaOrienta</strong>, che da 15 anni Lilopera offre alle classi seconde delle scuole secondarie di primo grado, si vuole prevenire l’abbandono scolastico che, in caso di scelta sbagliata della scuola superiore, è proprio uno dei motivi che porta i ragazzi ad abbandonare il percorso di formazione compiuti i 16 anni.</p>
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<h2><span class="font-435549">*Uno strumento per preventire la dispersione scolastica</span></h2>
<p>La dispersione scolastica è infatti una piaga sociale che necessita di interventi strutturali. “<strong>Nel 2024, il 9,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni esce prematuramente dal sistema educativo </strong>senza aver completato un titolo di studio secondario. Il fenomeno è <strong>più frequente tra gli uomini (12,2%) </strong>che tra le donne (7,1%) e presenta forti disparità regionali: 12,4% nel Mezzogiorno, 8,4% al Nord, 8,0% al Centro. Per i giovani stranieri, l’abbandono scolastico raggiunge il 24,3%, con incidenze più alte tra chi è arrivato in Italia in età adolescenziale.” (<em>Orizzonte scuola </em>23 maggio 2025)</p>
<p>Riscoprire la bellezza del lavoro artigianale, sviluppare abilità concrete, imparare a conoscere sé stessi attraverso il fare: è questa la scommessa di Pop-Up Opera, un progetto che mette al centro le mani, la mente e il cuore dei giovani per costruire insieme, il futuro del nostro Paese.</p>
<p style="text-align: right;">(<em>L’articolo è stato redatto da  Serena Gobbo</em>)</p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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<h6>[1] Lilopera (<a href="https://www.lilopera.it/">https://www.lilopera.it/)</a>  nasce per avvicinare i giovani, le famiglie e gli insegnanti all’Opera lirica e al Teatro musicale, le forme di spettacolo più complete e interdisciplinari data la ricchezza delle attività  di cui si compongono: non solo artistiche, ma anche tecniche, artigianali ed umanistiche.<br />
Musica, canto, danza, recitazione, ma anche scenografie, luci, costumi, storia, letteratura&#8230; sono solo alcuni degli ingredienti che Lilopera utilizza nei suoi progetti, grazie ai quali realizza percorsi di visita, di approfondimento, di formazione e di orientamento sia nelle scuole di ogni ordine che presso istituzioni di grande rilievo culturale, come il Museo Teatrale alla Scala e il Poli.design &#8211; Politecnico di Milano.</h6>
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