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	<title>La redazione - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>Nel fine settimana c&#8217;è un medico per te</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:30:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La sanità di prossimità vista da un Comitato territoriale della Croce Rossa Italiana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 90%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110517" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/La-redazione-Nel-fine-settimana-ce-un-medico-per-te.jpg" width="1184" height="864" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/La-redazione-Nel-fine-settimana-ce-un-medico-per-te.jpg 1184w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/La-redazione-Nel-fine-settimana-ce-un-medico-per-te-300x219.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/La-redazione-Nel-fine-settimana-ce-un-medico-per-te-1024x747.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/La-redazione-Nel-fine-settimana-ce-un-medico-per-te-768x560.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/La-redazione-Nel-fine-settimana-ce-un-medico-per-te-350x255.jpg 350w" sizes="(max-width: 1184px) 100vw, 1184px" /></div>
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<p>Formello è un paese di quasi 14mila abitanti nell&#8217;hinterland di Roma. Non è una grande città, ma è uno di quei posti in cui capisci subito che la sanità non è fatta solo di ospedali, pronto soccorso e reparti. Nella vita vera delle persone la salute passa anche da una porta aperta il sabato mattina, da un medico che ti ascolta, da un volontario che ti accoglie, da una telefonata arrivata al momento giusto, da un&#8217;ambulanza che accompagna un anziano a una visita.</p>
<p>Da più di trent&#8217;anni il Comitato di Formello della Croce Rossa Italiana porta avanti lo SMUD, il <strong>Servizio Medico Urgente Domiciliare</strong>. Vista dai grandi numeri della sanità nazionale è un&#8217;esperienza piccola, ma per chi vive il territorio è tutt&#8217;altro che marginale. Il servizio, gratuito per gli utenti, è attivo il sabato, la domenica e nei festivi, dalle 8 di mattina alle 8 di sera, con un medico presente per turni di dodici ore: visite ambulatoriali, interventi a domicilio, consulti al telefono. In pratica, cerca di dare una risposta proprio nella fascia oraria in cui una febbre alta, un dolore improvviso, un picco pressorio o un dubbio su una terapia rischiano di finire dritti in pronto soccorso.</p>
<p>Non vogliamo sostituirci al Servizio sanitario nazionale, e non potremmo comunque farlo. Cerchiamo piuttosto di starci, in quello spazio scomodo che spesso si apre tra il bisogno di una persona e la risposta del sistema. Uno spazio spesso fatto di attese, incertezza, solitudine: anziani che non sanno chi chiamare, famiglie in ansia, cittadini che prima ancora di una cura cercano qualcuno che gli dia retta.</p>
<p>In questi anni abbiamo capito che la prossimità non è uno slogan da mettere su un post su Facebook. È una pratica quotidiana. Vuol dire conoscere le strade, le case, le abitudini e le fragilità di chi vive qui. Sapere che per una persona anziana anche arrivare fino all&#8217;ambulatorio può essere un problema. Capire che spesso, prima ancora della prestazione sanitaria, c&#8217;è bisogno di essere ascoltati e rassicurati. E vuol dire anche prendersi la responsabilità di tenere in piedi un servizio serio &#8211; medici, infermieri, volontari, mezzi, materiali, turni &#8211; con costi che non sono mai scontati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Lo SMUD è un esempio concreto di economia solidale: Il tempo donato da un volontario a una gara podistica finisce per finanziare un medico disponibile per tutti nel weekend»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo SMUD va avanti grazie a una convenzione con il Comune di Formello, che copre parte dei costi dei medici. Il resto lo mette il Comitato, attraverso il lavoro dei volontari: assistenze sanitarie a eventi e manifestazioni sportive, servizi, formazione, iniziative di autofinanziamento. È una forma concreta di economia solidale: il tempo donato da un volontario a una gara podistica finisce per finanziare un medico disponibile per tutti nel weekend.</p>
<p>Nel 2024 abbiamo fatto un passo in più, aprendo una sede dello SMUD nel centro del paese. La logica era semplice: se vuoi parlare davvero di sanità di prossimità, devi essere prossimo per davvero. Non solo presente, ma raggiungibile. Non solo attivo, ma riconoscibile. Una sede nel cuore del paese avvicina il servizio soprattutto agli anziani, che spesso sono quelli che più hanno bisogno di un punto di riferimento accessibile.</p>
<p>Nel 2025, grazie alla collaborazione con la BCC della Provincia Romana, è arrivato un altro tassello: l&#8217;<strong>Officina della Salute</strong>. Anche qui il nome dice già molto. Non un ambulatorio nel senso classico, non una struttura pesante, ma un presidio leggero e gratuito, pensato per intercettare bisogni che rischiano di restare ai margini. Le visite si tengono il mercoledì mattina nella sede dello SMUD e sono rivolte in particolare a chi non ha il medico di famiglia, a chi ha difficoltà economiche, a chi si perde nella burocrazia sanitaria, a chi ha bisogno di essere accompagnato verso un percorso di cura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Le Officine della Salute della Croce Rossa nascono come luoghi di ascolto e orientamento, dove le competenze sanitarie si mescolano con la relazione umana»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dietro questo progetto c&#8217;è l&#8217;idea che la salute non sia solo assenza di malattia. C&#8217;è la prevenzione, c&#8217;è il disagio psicologico, c&#8217;è la fragilità sociale, c&#8217;è la paura di non farcela. Per questo le Officine della Salute della Croce Rossa nascono come luoghi di ascolto e orientamento, dove le competenze sanitarie si mescolano con la relazione umana. Anche a Formello, nel nostro piccolo, questo si traduce in una presenza discreta ma importante: una porta che si apre senza chiedere conto della storia di nessuno.</p>
<p>Accanto allo SMUD e all&#8217;Officina della Salute, il Comitato partecipa anche alle iniziative nazionali della Croce Rossa Italiana, ospitando sul territorio alcune tappe di progetti dedicati alla prevenzione. È il caso degli Itinerari della Salute, il tour nazionale di prevenzione cardiovascolare che gira l&#8217;Italia con un&#8217;unità mobile attrezzata, offrendo controlli gratuiti e momenti di sensibilizzazione sugli stili di vita. Per noi vuol dire inserire Formello dentro una rete più ampia, in cui la salute non è solo risposta all&#8217;urgenza ma anche educazione, attenzione ai fattori di rischio, promozione di comportamenti più consapevoli.</p>
<p>C&#8217;è poi un&#8217;altra attività meno visibile ma altrettanto importante: i trasporti sanitari in ambulanza a costi calmierati. Per molte famiglie accompagnare una persona fragile a una visita o a una terapia può diventare un problema organizzativo, oltre che economico. Anche qui il volontariato prova a rendere le cose un po&#8217; più sostenibili.</p>
<p>Il servizio di trasporto sanitario, in questi casi, non è soltanto uno spostamento da un luogo all’altro. È la possibilità di non rinunciare a una cura, di arrivare a un appuntamento, di affrontare un passaggio difficile con un po’ meno paura.</p>
<p>L&#8217;esperienza di Formello è solo una piccola tessera dentro un mosaico molto più grande, quello della Croce Rossa Italiana. Ogni giorno, in tutta Italia, la CRI è impegnata nei soccorsi, nelle emergenze, nella formazione sanitaria, nella prevenzione, nel sostegno alle fragilità. Lo fa con una rete capillare di Comitati, volontari, medici, infermieri, psicologi, istruttori, autisti soccorritori: una rete che lavora spesso lontano dai riflettori, ma che è uno dei volti più concreti della salute intesa come responsabilità collettiva.</p>
<p>Da volontario, quello che colpisce di più non sono i numeri, per quanto importanti. Sono le persone. La signora che viene per un controllo e torna solo per ringraziare. Il figlio che chiama perché non sa se portare il padre al pronto soccorso. L&#8217;anziano che si sente più tranquillo perché sa che nel weekend &#8220;c&#8217;è un medico&#8221; per lui. Chi entra per una visita e trova anche qualcuno disposto ad ascoltarlo.</p>
<p>Forse i nuovi orizzonti della salute passano anche da qui: dalla capacità di ricucire il rapporto tra cura e comunità. La tecnologia conta, l&#8217;innovazione serve, i grandi sistemi sanitari devono cambiare. Ma nessuna trasformazione funzionerà davvero se perde di vista la persona.</p>
<p>A Formello proviamo a fare questo. Con i nostri limiti, con le difficoltà economiche, con la fatica dei turni &#8211; ma anche con la convinzione che prendersi cura voglia dire esserci. Non sempre per guarire, perché non sempre si può. Ma per accompagnare, orientare, prevenire, rassicurare, ascoltare. E, qualche volta, per ricordare a una comunità che nel fine settimana, quando tutto sembra più lontano, un medico c&#8217;è. E con lui, i volontari della Croce Rossa.</p>
<p>(Testo di Ivan Demenego, redattore di Spirito artigiano e volontario della Croce Rossa Italiana)</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Pop-Up Opera: gli studenti chiedono di scoprire i mestieri artigianali dal vivo, i dati lo confermano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:30:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un laboratorio itinerante, nato nell’ambito dei progetti educativi sostenuti dalla Fondazione Germozzi, ha coinvolto 390 studenti e 36 insegnanti in 18 biblioteche della Lombardia. Un’esperienza che, attraverso i dati raccolti, racconta bisogni, aspettative e nuove domande dei ragazzi rispetto all’orientamento scolastico.</p>
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<h2 style="text-align: center;">* * *</h2>
<p>C&#8217;è un momento, durante l&#8217;adolescenza, in cui il futuro smette di essere un&#8217;idea vaga e diventa una scelta concreta, quella della scuola superiore. È un passaggio che la maggior parte dei ragazzi affronta con strumenti insufficienti. Lo confermano i dati raccolti nell&#8217;ambito del progetto <em>Pop-Up Opera – Il Piccolo Principe. Con le mani imparo un mestiere</em>, un laboratorio itinerante che ha portato nelle biblioteche di diciotto province lombarde un&#8217;esperienza diretta di costruzione manuale, coinvolgendo 390 studenti delle classi seconde della scuola secondaria di primo grado e 36 insegnanti che li hanno accompagnati.</p>
<p>Il progetto è promosso da Associazione Lilopera con il sostegno di Fondazione Germozzi e Confartigianato Lombardia, e si sviluppa in collaborazione con la Rete delle Reti (RdR), il più grande movimento cooperativo di biblioteche locali in Italia, con oltre 1.700 biblioteche in sette regioni e con MUBA, il Museo dei Bambini di Milano.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><span class="font-435549">Un&#8217;opera lirica, una scenografia, un&#8217;idea</span></h3>
<p>Tutto nasce da <em>Il Piccolo Principe</em>, l&#8217;opera lirica andata in scena al Teatro alla Scala di Milano nel 2023, con le musiche di Pierangelo Valtinoni e il libretto di Paolo Madron, tratta dal celebre romanzo di Antoine de Saint-Exupéry.</p>
<p>Uno spettacolo che ha avvicinato oltre centomila giovani spettatori al teatro musicale e da cui Lilopera ha tratto ispirazione per il laboratorio. Ogni studente, infatti, costruisce con le proprie mani una scenografia pop-up tridimensionale ispirata all&#8217;allestimento scaligero, trasformando il racconto in un oggetto concreto e personale.</p>
<p>La scelta non è decorativa. Il lavoro manuale sulla scenografia diventa il pretesto per raccontare ai ragazzi tutti i mestieri che stanno dietro a uno spettacolo, dai falegnami teatrali, ai costumisti, dai macchinisti, agli scenografi piuttosto che i sarti teatrali o i truccatori e parrucchieri. Tutte professioni che esistono da secoli, che custodiscono un patrimonio di tecnica e creatività e che molti adolescenti non sanno nemmeno che esistano.</p>
<p>Dentro il libro pop-up de Il Piccolo Principe c&#8217;è, in miniatura, tutto un mondo di mestieri che merita di essere conosciuto prima di essere scartato.</p>
<p>Perché non far diventare questi mestieri il punto finale di un percorso che inizia proprio dalla scuola?</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><span class="font-435549">Il punto di partenza: un divario tra percezione e realtà</span></h3>
<p>La valutazione dell&#8217;efficacia di qualsiasi intervento orientativo tiene conto della situazione di partenza. In questo caso è il livello di consapevolezza personale di ciascun studente, al secondo anno di scuola secondaria di primo grado, sul lavoro che sognano fare nel loro futuro.</p>
<p>Alla domanda se conoscessero già il lavoro dei propri sogni, il 66% degli studenti ha risposto di <em>SÌ</em>. Secondo il 67% gli insegnati, invece, i ragazzi della classe non sono sufficientemente consapevoli del lavoro che faranno da grandi.</p>
<p>Il divario non è una contraddizione, ma un dato significativo. Gli adolescenti tendono a percepirsi più orientati di quanto non appaia a chi li osserva con esperienza comparativa su più classi e più anni. Avere &#8220;un sogno&#8221; non equivale ad avere consapevolezza dei percorsi formativi e delle competenze necessarie per realizzarlo. È esattamente in questo spazio, tra ciò che i ragazzi credono di sapere e ciò che ancora non hanno gli strumenti per valutare, che un laboratorio orientativo trova la sua ragione d&#8217;essere.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><span class="font-435549">Costruire con le mani per orientare il pensiero</span></h3>
<p>Il laboratorio non è un incontro informativo né una lezione teorica visita guidata. Il suo nucleo è la costruzione fisica, da parte di ogni studente, della scenografia pop-up de <em>Il Piccolo Principe </em>ed è proprio questa componente manuale a fare la differenza, secondo quanto emerge dai dati raccolti.</p>
<p>Alla domanda su quale parte dell&#8217;attività fosse piaciuta di più, il 71% degli studenti ha indicato la costruzione della scenografia, ben al di sopra delle altre opzioni proposte come la scoperta dei mestieri teatrali, la conoscenza di nuove scuole, l&#8217;introduzione all&#8217;opera. È interessante notare che la stessa componente manuale viene indicata dal 27% dei ragazzi come la parte più impegnativa: difficoltà e gradimento, in questo caso, non si escludono a vicenda. Chi studia l&#8217;esperienza di apprendimento, penso alla teoria del &#8220;flow&#8221; elaborata dallo psicologo <em>Mihaly Csikszentmihalyi</em>, osserva da tempo che una sfida calibrata sulle proprie competenze è spesso la condizione che genera il coinvolgimento più profondo, non un ostacolo da evitare.</p>
<p>Gli insegnanti confermano questa lettura da un&#8217;angolazione complementare, il 72% di loro ritiene che le abilità manuali non siano sufficientemente valorizzate nella scuola secondaria di primo grado, mentre quasi la metà dichiara di non essere rimasta sorpresa dall&#8217;interesse manuale mostrato dai propri studenti durante il laboratorio. Un dato che, letto insieme, racconta qualcosa di preciso, ossia che gli insegnanti vedono la propensione al fare nei ragazzi, ma riconoscono che la scuola, nella sua organizzazione attuale, fatica a coltivarla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Un&#8217;esperienza che apre orizzonti, non solo conferma scelte</span></h3>
<p>Il dato forse più interessante riguarda l&#8217;effetto che il laboratorio produce sui progetti professionali dei ragazzi. Alla domanda se l&#8217;esperienza avesse confermato il proprio sogno oppure suscitato curiosità verso altre professioni, il 57% degli studenti ha scelto la seconda opzione, questo significa che l&#8217;incontro con mestieri prima sconosciuti li ha portati a riflettere su nuovi possibili percorsi.</p>
<p>Il pattern si ripete, con percentuali simili, nella grande maggioranza delle diciotto scuole coinvolte, da Sondrio a Lecco, da Cremona a Varese, segno che non si tratta di un effetto isolato ma di una dinamica legata alla struttura stessa dell&#8217;esperienza proposta. Solo in due casi prevale la conferma di un sogno già esistente, e in uno di questi tutti gli studenti avevano dichiarato, fin dall&#8217;inizio, di avere già un&#8217;idea chiara del proprio futuro.</p>
<p>Questo risultato si lega a un effetto orientativo più ampio, il 71% degli studenti dichiara che il laboratorio li ha aiutati, almeno in parte, a capire se esistono scuole superiori che potrebbero interessarli. E quando si guarda al lato degli insegnanti, la convergenza è totale, perché il 100% del campione ritiene che un&#8217;esperienza di questo tipo possa integrare efficacemente l&#8217;orientamento scolastico tradizionale, fatto perlopiù di incontri informativi e visite organizzate.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><span class="font-435549">Cosa chiedono i ragazzi: entrare nelle botteghe e incontrare veri artigiani</span></h3>
<p>I dati sul gradimento e sull&#8217;impatto orientativo dicono molto, ma la domanda più rivelatrice è forse un&#8217;altra: cosa vorrebbero davvero i ragazzi da un orientamento efficace? La risposta, espressa dal 76% del campione, è sorprendentemente concreta. I ragazzi vorrebbero visitare di persona un teatro o un&#8217;azienda artigianale. Non una brochure, non un video promozionale, non una presentazione in classe, ma vogliono varcare l&#8217;ingresso di un laboratorio, guardare le mani di qualcuno che sa fare, capire dall&#8217;interno com&#8217;è un mestiere che la scuola non mostra mai.</p>
<p>Il 29% chiede di conoscere meglio le scuole dei mestieri, un altro 29% vorrebbe più attività pratiche e manuali nel percorso orientativo. Il 54% vuole semplicemente sapere di più sulle scuole superiori, anche quelle che non conosce, quelle che non ha mai considerato perché nessuno gliene ha mai parlato davvero.</p>
<p>È una richiesta di esperienza diretta, di contatto con la realtà del lavoro, che il formato tradizionale dell&#8217;orientamento fatica strutturalmente a offrire. Ed è qui che la rete di partner del progetto gioca un ruolo decisivo. Confartigianato Lombardia e la Fondazione Germozzi portano con sé il tessuto vivo delle imprese artigiane del territorio, MUBA l&#8217;esperienza consolidata nella didattica creativa per bambini e ragazzi, e la Rete delle Reti la capillarità delle biblioteche come spazi educativi aperti a tutti. Insieme, costruiscono le condizioni perché quella visita in bottega che i ragazzi chiedono non resti un desiderio, ma diventi una possibilità concreta.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><span class="font-435549">Prossimo passo: portare il metodo nelle scuole</span></h3>
<p>I dati raccolti in questa prima edizione pongono una domanda precisa: come si trasforma un laboratorio itinerante in un cambiamento strutturale nell&#8217;orientamento scolastico? La risposta che il progetto si è dato è concreta e già a calendario.</p>
<p>A ottobre 2026, Lilopera e Fondazione Germozzi, con il supporto dell&#8217;Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, organizzeranno un convegno dedicato agli insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo grado, con sede al Politecnico di Milano, luogo in cui progettazione, creatività, tecnologia e manualità convivono da sempre.</p>
<p>Non sarà un momento solo informativo, agli insegnanti verranno presentati i dati raccolti in questa prima edizione, ma soprattutto verrà proposta in prima persona l&#8217;esperienza del laboratorio, con la costruzione del pop-up e tutti gli strumenti didattici necessari per replicarlo autonomamente in classe.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è formare una rete di insegnanti che possano diventare ambasciatori del metodo nelle proprie scuole, moltiplicatori di un approccio all&#8217;orientamento più vicino alla realtà, più capace di rispondere a ciò che i ragazzi hanno chiesto chiaramente: meno teoria, più esperienza diretta, più contatto con il mondo del lavoro e dei mestieri.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><span class="font-435549">Mestieri da raccontare, non da archiviare</span></h3>
<p>Dietro ai numeri, c&#8217;è una scelta di fondo che attraversa tutto il progetto, quella di presentare i mestieri artigianali non come alternative di ripiego per chi non ha successo nel percorso scolastico tradizionale, ma come saperi con una storia, una tecnica e un ruolo preciso nell&#8217;identità culturale italiana. Gli stessi mestieri che hanno reso possibile <em>Il Piccolo Principe</em> alla Scala, i falegnami che costruiscono le scenografie, gli elettricisti che le illuminano, le sarte che cuciono i costumi, i macchinisti che montano, smontano e riparano, sono professionisti altamente qualificati, eredi di una tradizione secolare che il Made in Italy porta nel mondo.</p>
<p>È una scelta che va in controtendenza rispetto a una percezione ancora diffusa, dove tra i criteri che, secondo gli insegnanti, guidano oggi la scelta della scuola superiore, la percezione del livello di difficoltà del percorso resta uno dei più citati, segno di quanto la logica del prestigio scolastico continui a pesare più dell&#8217;interesse autentico. Il laboratorio prova a invertire questa direzione, restituendo dignità e visibilità a percorsi spesso sottovalutati, ma sempre più necessari a un tessuto produttivo e culturale che fatica a trovare le competenze di cui ha bisogno.</p>
<p>Costruire un piccolo teatro di carta con le proprie mani può sembrare un gesto semplice. Ma i dati raccolti in queste diciotto biblioteche lombarde raccontano qualcosa di più: che dare ai ragazzi l&#8217;occasione di toccare, montare, sbagliare e ricominciare è, ancora oggi, uno degli strumenti più efficaci per aiutarli a capire chi vogliono diventare e a riscoprire, nello stesso tempo, il valore dei mestieri che continuano a tenere in vita la bellezza italiana.</p>
<p><strong> </strong>(<em>L’articolo è stato redatto da Serena Gobbo</em>)</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Alla Fabbrica di San Pietro il talento diventa mestiere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:18:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un percorso gratuito di sei mesi per ragazze e ragazzi tra i 18 e i 25 anni, tra arte, mestieri storici e vita comunitaria, nella Scuola delle Arti e dei Mestieri della Fabbrica di San Pietro. Candidature aperte fino al 14 agosto 2026.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 77%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110363" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/scuola-arte-san-pietro.png" width="874" height="663" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/scuola-arte-san-pietro.png 874w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/scuola-arte-san-pietro-300x228.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/scuola-arte-san-pietro-768x583.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/scuola-arte-san-pietro-350x266.png 350w" sizes="auto, (max-width: 874px) 100vw, 874px" /></div>
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<p style="font-weight: 400;">La Scuola delle Arti e dei Mestieri della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, giunta alla sua quinta edizione, rappresenta un <strong>modello di eccellenza unico nel panorama formativo</strong> dedicato alle nuove generazioni. Promossa in collaborazione con la Fondazione Fratelli Tutti, l’iniziativa offre a ragazze e <strong>ragazzi tra i 18 e i 25 anni</strong> un percorso <strong>totalmente gratuito</strong> della durata di <strong>sei mesi</strong>, finalizzato a salvaguardare e <strong>tramandare le competenze dei mestieri storici</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Attraverso un equilibrio tra formazione teorica e intensa attività laboratoriale, la <strong>Scuola forma i professionisti di domani in cinque indirizzi d’eccellenza</strong>:</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span class="font-435549">• Scalpellini e marmisti</span></h3>
<h3 style="font-weight: 400;"><span class="font-435549">• Muratori, stuccatori e decoratori</span></h3>
<h3 style="font-weight: 400;"><span class="font-435549">• Falegnami</span></h3>
<h3 style="font-weight: 400;"><span class="font-435549">• Fabbri</span></h3>
<h3 style="font-weight: 400;"><span class="font-435549">• Mosaicisti (secondo la prestigiosa tradizione dello Studio del Mosaico Vaticano)</span></h3>
<p style="font-weight: 400;">Un’opportunità concreta di crescita professionale e umana, arricchita dall’esperienza della vita comunitaria, per riportare l’alto artigianato al centro del futuro dei giovani.</p>
<hr />
<h4 style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Info utili per la candidatura</strong></h4>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Iscrizioni dal 1° giugno al 14 agosto 2026</strong><br />
Contatti: <strong><a href="mailto:scuola.artiemestieri@fsp.va">invia una e-mail</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Scarica la brochure</strong> <a href="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/WEB_ITA-BROCHURE-ARTI-E-MESTIERI_2026.pdf">ITA</a> | <a href="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/05/WEB_ENG-BROCHURE-ARTI-E-MESTIERI_2026.pdf">ENG</a></p>
<hr />
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
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		<title>QFG &#8211; Genius coci. I cuochi custodi dell&#8217;artigianato gastonomico tra tradizione e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 14:58:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[QFG]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cucina italiana come espressione di identità, territorio e saper fare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-gyho-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row-background background-element" style="opacity: 1;">
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<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="99" data-end="1688" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><strong data-start="78" data-end="93">Genius Coci</strong> di <strong>Carlo Cambi</strong> è una nuova pubblicazione dei Quaderni della Fondazione Germozzi di Confartigianato. Giornalista, scrittore e profondo conoscitore della cultura enogastronomica italiana, Cambi è autore della guida <em data-start="307" data-end="323">Il Mangiarozzo</em> e ha partecipato a programmi televisivi dedicati alla cucina e al territorio. Il volume non è un libro di cucina nel senso tradizionale, ma un viaggio nell’identità italiana attraverso il cibo, i territori e il saper fare artigiano. L’enogastronomia viene raccontata come una pratica culturale viva, nella quale materie prime, gesti, memoria e creatività si incontrano per produrre valore, bellezza e appartenenza.</p>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="99" data-end="1688" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’umanità apre una nuova responsabilità: evitare che questa ricchezza venga trasformata in una formula commerciale, ridotta a etichetta o piegata alla produzione seriale. Cambi mette in guardia dal rischio di una cucina senza anima, nella quale il ristoratore diventa un semplice somministratore di calorie e il patrimonio gastronomico perde il legame con le comunità che lo hanno generato.</p>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="99" data-end="1688" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><strong>Al centro del libro c’è la figura dell’Artigiano del Gusto. Non soltanto chi prepara un piatto, ma chi conosce la materia, la rispetta e la trasforma senza tradirla. La manualità si unisce all’intelligenza, l’innovazione alla tradizione, la creatività alla responsabilità verso il territorio. Ogni ricetta diventa così un atto culturale e identitario.</strong></p>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="99" data-end="1688" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><strong data-start="1259" data-end="1274">Genius Coci</strong> racconta anche il ruolo dei borghi e delle aree interne, dove il cibo può diventare motore di sviluppo, lavoro e turismo esperienziale senza consumare l’identità dei luoghi. Scegliere il fatto a mano significa difendere biodiversità, competenze e differenze. Per Carlo Cambi, custodire la cucina italiana vuol dire custodire una memoria collettiva e trasformarla in una promessa di futuro più umano e sostenibile.</p>
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</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/qfg-una-legge-che-narra-perche-il-riconoscimento-culturale-e-gia-azione-politica/">QFG – Genius coci. I cuochi custodi dell’artigianato gastonomico tra tradizione e innovazione</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>QFG &#8211; Presìdi artigiani per l&#8217;Economia della Qualità e della Bellezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 12:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[QFG]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le botteghe artigiane come avamposti del saper fare a difesa dell’identità dei territori</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-gyho-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row-background background-element" style="opacity: 1;">
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<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="103" data-end="551"><strong data-start="103" data-end="124">Presìdi artigiani</strong> è il nuovo Quaderno della Fondazione Germozzi di Confartigianato. Il volume racconta l’Italia dei piccoli laboratori e dei distretti storici, dove gli artigiani non producono soltanto beni, ma custodiscono cultura, identità e legami con i territori. In un’economia che tende all’omologazione, il saper fare rappresenta una forma di resistenza fondata sull’intelligenza delle mani, sulla ricerca della bellezza e sulla qualità.</p>
<p data-start="553" data-end="919">L’analisi si concentra sulla capacità dell’artigianato italiano di affrontare le trasformazioni della geopolitica, le barriere commerciali e la concorrenza globale. La risposta risiede nell’equilibrio tra creatività, innovazione e tradizione. Un patrimonio difficile da replicare, che continua a rendere competitive le imprese e riconoscibili le produzioni italiane.</p>
<p data-start="921" data-end="1207">Attraverso un percorso articolato in tappe, <strong>Giuseppe Roma</strong> accompagna il lettore alla scoperta dei “Presìdi artigiani”, intesi come <strong>avamposti di resistenza culturale ed economica. Non semplici botteghe, ma luoghi nei quali competenze, relazioni e memoria diventano strumenti di sviluppo.</strong></p>
<p data-start="1209" data-end="1596" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Presidente del think tank RUR – Rete Urbana delle Rappresentanze, Vicepresidente del Touring Club Italiano e Consigliere di Federturismo, Roma affronta anche la sfida digitale, il ricambio generazionale e la trasmissione dei mestieri. Ne emerge una strategia concreta per proteggere e rilanciare un patrimonio che non riguarda soltanto l’economia, ma il futuro dei territori e del Paese.</p>
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</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/qfg-genius-coci-i-cuochi-custodi-dellartigianato-gastonomico-tra-tradizione-e-innovazione/">QFG – Presìdi artigiani per l’Economia della Qualità e della Bellezza</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>QFG &#8211; Guida pratica all&#8217;uso dell&#8217;AI generativa per gli artigiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 13:17:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[QFG]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale entra in bottega, al servizio dell’ingegno artigiano</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/qfg-guida-pratica-alluso-dellai-generativa-per-gli-artigiani/">QFG – Guida pratica all’uso dell’AI generativa per gli artigiani</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-gyho-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row-background background-element" style="opacity: 1;">
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<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="93" data-end="351">L’intelligenza artificiale non è più una promessa lontana. Sta già cambiando il modo di lavorare, comunicare e creare valore. Per molti artigiani e microimprese, però, resta ancora un territorio poco conosciuto, percepito come complesso o persino minaccioso.</p>
<p data-start="353" data-end="860">Il nuovo Quaderno della Fondazione Germozzi nasce per ridurre questa distanza. Gli autori sono <strong>Gianluigi Bonanomi</strong>, formatore e consulente sui temi della comunicazione digitale e dell’intelligenza artificiale generativa, e <strong>Daniele Giangiulli</strong>, Direttore generale di Confartigianato Chieti. Con un linguaggio semplice e diretto, il volume mette ordine tra sigle, software e annunci futuristici, concentrandosi sulle applicazioni realmente utili nella vita quotidiana di chi lavora con la testa e con le mani.</p>
<p data-start="862" data-end="1190">Dalle possibilità offerte da ChatGPT alla generazione di testi e immagini, dalla semplificazione delle attività d’ufficio alla gestione dei clienti, ogni capitolo propone esempi pratici e strumenti immediatamente utilizzabili. Lo sguardo è concreto e disincantato, lontano sia dagli allarmismi sia dalle promesse miracolistiche.</p>
<p data-start="1192" data-end="1419">Il libro si rivolge a chi vuole capire, decidere e agire. L’intelligenza artificiale non sostituisce l’ingegno, l’esperienza e il sapere artigiano. Può però liberare tempo, migliorare i processi e ampliare la capacità creativa.</p>
<p data-start="1421" data-end="1787" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il rapporto tra intelligenza artificiale e artigianato è stato spesso al centro anche degli articoli di <em data-start="1525" data-end="1544">Spirito Artigiano</em>. Questo Quaderno raccoglie e sviluppa quella riflessione, trasformandola in una guida orientata al fare. Perché l’innovazione non risiede soltanto nelle tecnologie, ma nella capacità delle persone e delle imprese di usarle con consapevolezza.</p>
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</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/qfg-guida-pratica-alluso-dellai-generativa-per-gli-artigiani/">QFG – Guida pratica all’uso dell’AI generativa per gli artigiani</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Gli artigiani del ghiaccio: storia di una piccola filiera che ha firmato le Olimpiadi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:15:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Stories]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una rete di imprese artigiane associate a Confartigianato firma l’impianto frigorifero dell’Unipol Forum. Tra refrigeranti innovativi e sicurezza, la filiera a chilometro zero si è messa al servizio della grande committenza mondiale. Dimostrando di saperla lunga.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/gli-artigiani-del-ghiaccio-storia-di-una-piccola-filiera-che-ha-firmato-le-olimpiadi/">Gli artigiani del ghiaccio: storia di una piccola filiera che ha firmato le Olimpiadi</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 93%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109975" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80.jpg" width="1200" height="800" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/03/coni-cnx104837-1200px-1600-1000-80-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
					</div>
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<p>Non ha visto, però, ciò che rende possibile quella perfezione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Tre imprese artigiane, un&#8217;unica infrastruttura al servizio di un evento globale»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sotto la superficie, invisibile agli occhi ma decisiva per ogni atleta, ha infatti lavorato un sistema di piccole imprese capace di garantire stabilità millimetrica, controllo costante della temperatura e sostenibilità ambientale. Un equilibrio complesso, costruito anche attraverso la sinergia di <strong>tre imprese artigiane </strong>che hanno messo in comune competenze diverse – progettazione impiantistica, fornitura di refrigeranti innovativi e gestione della sicurezza – trasformandole in un’unica infrastruttura al servizio di un evento globale. Perché quando il ghiaccio regge l’atterraggio di un quadruplo salto senza esitazioni, significa che dietro c’è qualcosa che funziona alla perfezione. E quella perfezione, alle Olimpiadi, ha parlato anche il linguaggio degli artigiani.</p>
<p><strong>Quella filiera ha nomi e cognomi</strong>. A firmare l’impianto frigorifero a servizio della pista del ghiaccio sono state le imprese <strong>Novafrigor </strong>di Binasco (MI), <strong>Progetto Freddo</strong> di Bernareggio (MB) e la società di consulenza <strong>CSIM</strong>, unite dalla scelta di fare rete all’interno di Confartigianato e di presentarsi come un unico interlocutore tecnico davanti a una committenza mondiale. «Abbiamo costituito una sorta di piccola filiera al servizio della grande committenza, che è nulla senza poi il contributo delle piccole imprese», spiega <strong>Gianluca De Giovanni</strong>, amministratore delegato di Novafrigor, società attiva nella progettazione, installazione e manutenzione di impianti di refrigerazione commerciale e industriale. «È lo spirito che ci appartiene: la capacità di creare impresa tra specificità diverse, coniugando le competenze di ognuno all’interno di un progetto unificato».</p>
<p>Nel caso dell’Unipol Forum, questa integrazione si è tradotta in un impianto frigorifero ad alto contenuto tecnologico e ambientale. Determinante è stata la scelta del refrigerante. «Sono stato interpellato per la fornitura di CO₂ R74», racconta <strong>Ernesto Vozzella</strong>, titolare di Progetto Freddo, riferendosi all’utilizzo dell’anidride carbonica come alternativa ecologica ai gas tradizionali. Una soluzione che ha consentito di coniugare performance e sostenibilità, in linea con gli standard ambientali richiesti dal contesto olimpico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Soluzioni innovative nel massimo rispetto degli standard di sicurezza»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’impiego di refrigeranti innovativi, tuttavia, comporta complessità tecniche significative. È qui che è intervenuta CSIM, azienda italiana leader nella formazione, consulenza e supporto tecnico per il settore della refrigerazione e climatizzazione (HVACR). «Abbiamo contribuito alla progettazione dell’impianto di Assago, occupandoci in particolare della sicurezza delle apparecchiature in pressione», sottolinea <strong>Marco Masini</strong>, CEO e presidente della società. Il cantiere olimpico ha imposto requisiti stringenti. «Milano Cortina doveva rispettare standard di sicurezza molto elevati e su questo abbiamo dato un contributo importante, prestando particolare attenzione alle specificità dell’impianto, realizzato con un refrigerante innovativo che richiede particolari accorgimenti. La gestione di questi aspetti è stata affrontata con estremo rigore, parallelamente a una scelta orientata alla massima sostenibilità».</p>
<p>Un aspetto critico del servizio, evidenzia De Giovanni, è proprio «garantire l’integrità e la sicurezza delle apparecchiature in pressione», ambito che ha richiesto elevati standard di controllo sin dalla fase progettuale. Accanto alla realizzazione, fondamentale è stata la gestione operativa durante i Giochi. «Per un evento di portata mondiale, continuità del servizio e tempestività non sono opzioni, ma condizioni imprescindibili. Servire seriamente un’iniziativa così importante significa garantire consegna, puntualità e manutenzione costante», sottolineano gli imprenditori. «L’impianto doveva funzionare senza interruzioni, sostenendo carichi elevati e assicurando stabilità millimetrica della temperatura in ogni fase delle competizioni. L’approccio alla sostenibilità è stato a 360 gradi: non solo nella scelta del refrigerante, ma nella gestione complessiva del ciclo di vita dell’impianto, compresa l’immissione del fluido a totale impatto zero e il mantenimento degli standard ambientali definiti in fase realizzativa. In questo lavoro di squadra, una nota di riconoscimento va anche a Intercom, general contractor e specialista del ghiaccio, e a Novafrigo, costruttore delle due centrali frigorifere dell’impianto. La collaborazione con questi partner ha reso possibile l’inserimento della filiera artigiana all’interno di un progetto di scala internazionale».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><strong>«Un’eredità che va oltre il ghiaccio»</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre all’infrastruttura fisica, resta il valore di aver partecipato a un evento globale. «Ci si sente piccoli dentro qualcosa di enorme come le Olimpiadi», racconta Vozzella. «Grazie alla rete sono riuscito a portare il mio contributo all’interno di qualcosa che riguarda il mondo intero». La sfida più grande è stata superare i limiti dimensionali per offrire soluzioni altamente specialistiche. «L’ulteriore motivo di orgoglio», conclude Masini, «è essere riusciti a soddisfare una richiesta così importante, mettendo a disposizione competenze maturate nel corso della nostra storia lavorativa. È stata la capacità di risolvere un problema grande. Insieme.».</p>
<p><strong>(Di Agnese Zappalà &#8211; Responsabile Ufficio Stampa, Comunicazione e Marketing Associativo APA Confartigianato Imprese)</strong></p>
<p><a class="ig-tags-link" href="https://milanocortina2026.coni.it/it/media-item/gallery.html?view=tags&amp;igtags=Foto%20Claudio%20Scaccini/CONI"><strong>©Foto Claudio Scaccini/CONI</strong></a></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
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		<title>La stessa bottega, un nuovo suono. Artigiani Veneti, 40 anni dopo: il racconto continua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stories]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[stories]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Fratelli Ruffatti filmata da Ermanno Olmi in Artigiani Veneti al progetto olimpico The Sound of Artisans: quarant’anni di artigianato veneto tra memoria e contemporaneità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109784" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo.jpg" width="1536" height="1152" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-300x225.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-1024x768.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-768x576.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-La-stessa-bottega-un-nuovo-suono.-Artigiani-Veneti-40-anni-dopo-350x263.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></div>
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<p>Nel 1986 <strong>Ermanno Olmi</strong> entrava nelle botteghe venete con la sua cinepresa per raccontare il lavoro artigiano in <strong><em>Artigiani Veneti</em></strong>, un progetto voluto e commissionato da Confartigianato Imprese Veneto e Regione Veneto. Non cercava l’epica industriale, ma la verità dei gesti.</p>
<p>Olmi aveva già mostrato nei suoi documentari industriali per Edison che il lavoro è racconto, rito, dignità. In <em>Artigiani Veneti</em> compie un gesto ulteriore: entra nelle botteghe come si entra in una casa, con rispetto. Il suo è uno sguardo che non spettacolarizza, ma ascolta. E in quell’ascolto restituisce all’artigianato la sua dimensione più autentica: comunità, competenza, responsabilità (<em><strong>Guarda il documentario</strong>, disponibile su YouTube in una rara versione integrale suddivisa in due parti: <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=1vxC8-UFkCA" target="_blank" rel="noopener">Parte 1 </a></strong>e <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=h3kMMPcJrpQ" target="_blank" rel="noopener">Parte 2</a></strong>)</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Oggi, a quarant’anni di distanza, Confartigianato Imprese Veneto torna in quei luoghi con un nuovo progetto, The Sound of Artisans – il Suono degli Artigiani»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra quelle botteghe c’era anche la <strong>Fratelli Ruffatti </strong>(nella foto, i fratelli Piero e Francesco Ruffatti), storica azienda padovana costruttrice di organi a canne. Oggi, a <strong>quarant’anni di distanza</strong>, Confartigianato Imprese Veneto torna in quei luoghi con un nuovo progetto, <strong><em>The Sound of Artisans – il Suono degli Artigiani (</em></strong><em><a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLho3KfuGr8IUQ-wFt_j8jAdfmuZ1w3_tP" target="_blank" rel="noopener"><strong>Guarda il video</strong></a> su YouTube)</em>. E il titolo non è un caso. Se Olmi aveva suggerito che il lavoro potesse essere ascoltato, nelle parole e nei gesti, oggi quella suggestione diventa linguaggio esplicito e il suono diventa una chiave narrativa. Non c’è mediazione tra l’artigiano e il suo pubblico, non c’è giudizio, solo un atto di verità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Il docu-film non costruisce una vetrina di prodotti finiti ma un’esperienza immersiva»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Realizzato in occasione delle <strong>Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026</strong>, il docu-film diretto da <strong>Alessandro Carlozzo</strong> non costruisce una vetrina di prodotti finiti ma un’esperienza immersiva. Un viaggio attraverso le sette province venete per raccontare in presa diretta il ritmo dei martelli, il fruscio delle seghe, l’acqua che modella, il metallo che risuona, le canne d’organo che prendono voce: dalla lavorazione artistica della ceramica all’oro, l’arte di lavorare il marmo e quella di creare dal legno la cantieristica navale più evoluta; il ruolo dell’acqua come elemento identitario per gli allevatori di ostriche rosa e i panificatori del polesine, la culla dell’occhialeria nel cuore del Cadore, l’universo della calzatura artigianale nel distretto dello Sport system.</p>
<p>Il dialogo tra i due film è evidente e profondo. Il contributo di Olmi agli artigiani  “senza i quali una città non può essere concepita, né abitata, né frequentata” e quello di <em>The Sound of Artisans – il Suono degli Artigiani </em>dove l’artigianato è testimonianza del Genius Loci che oggi abbiamo scelto di chiamare Intelligenza Artigiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«C’è anche una continuità simbolica forte: la stessa Fratelli Ruffatti che Olmi filmò negli anni Ottanta ritorna come luogo emblematico di un sapere che non si è interrotto»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è anche una continuità simbolica forte: la stessa Fratelli Ruffatti che Olmi filmò negli anni Ottanta ritorna come luogo emblematico di un sapere che non si è interrotto. Non una nostalgia, ma una traiettoria. Non una celebrazione del passato, ma una dimostrazione di resilienza evolutiva: in un tempo in cui il Made in Italy rischia di essere ridotto a etichetta, e in cui l’intelligenza artificiale rischia di prendere il sopravvento, l’artigianato è l’antidoto. Confartigianato Imprese Veneto sceglie un messaggio semplice quanto potente: l’artigianato restituisce misura al mondo perché riporta il lavoro alla sua dimensione umana.</p>
<p>Sul magazine <em>Spirito Artigiano</em> mettiamo idealmente in dialogo queste due opere. Da una parte <em>Artigiani Veneti</em>, documento prezioso di una stagione culturale che ha saputo leggere l’anima produttiva del territorio, dall’altra <em>The Sound of Artisans</em>, che proietta quella stessa anima nel contesto globale delle Olimpiadi, trasformando l’intelligenza artigiana in linguaggio universale.</p>
<p><strong>(Di Anna de Roberto &#8211; Ufficio stampa Confartigianato Veneto)</strong></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
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		<title>Art4Sport, la forza delle famiglie: “Dopo il perché, bisogna chiedersi: adesso cosa facciamo?”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:12:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stories]]></category>
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		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Teresa Grandis e Ruggero Vio, genitori di Bebe Vio, campionessa paralimpica, mondiale ed europea di fioretto, parlano dalla piccola cittadina di Mogliano Veneto, Treviso. Da  16 anni, dalla nascita della loro associazione Art4Sport Onlus la loro casa è l’Italia intera, e la loro famiglia si allarga ogni giorno, con le storie di tutti i bambini amputati che entrano nella loro vita.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109910" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo.jpg" width="1600" height="1067" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo.jpg 1600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/02/Conf.-Veneto-Art4Sport-la-forza-delle-famiglie-Dopo-il-perche-bisogna-chiedersi-adesso-cosa-facciamo-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
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Nelle parole di <strong>Teresa Grandis</strong> e <strong>Ruggero Vio</strong>, presidente e vicepresidente di <strong>Art4Sport Onlus</strong>, c’è l’attesa per le <strong>Paralimpiadi Milano Cortina 2026</strong>, ma soprattutto c’è un’idea precisa di comunità.</p>
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<h2><span class="font-435549">«Sedici anni fa quasi nessuno parlava di sport paralimpico»</span></h2>
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<p>La loro storia nasce con la figlia Bebe Vio, ma oggi – raccontano – “è supportata da Bebe ed è importante per tutti noi”. Sedici anni fa quasi nessuno parlava di sport paralimpico. L’intuizione fu semplice e rivoluzionaria: non bastava fornire protesi o carrozzine, bisognava costruire un percorso. Dare strumenti, sì, ma anche prospettiva.</p>
<p>“Nel mondo paralimpico ci si mette ancora più cuore”, spiegano. “La differenza è che l’atleta paralimpico, per arrivare lì, ha fatto un percorso enorme: ha scelto di guardare avanti, di non piangersi addosso”.</p>
<p>È una scelta che non riguarda solo i ragazzi. Riguarda le famiglie. “L’ospedale ti salva la vita. Ma poi? La rete è indispensabile”. In questi anni Art4Sport ha cambiato perfino lo statuto: oggi i ragazzi seguiti sono 51, “ma per noi sono tutti figli nostri”. Quando incontrano un nuovo ragazzo – spesso arrabbiato, spaesato – Teresa e Ruggero rivivono quello che hanno attraversato loro. “Anche noi per settimane ci siamo chiesti: perché è successo? A un certo punto devi smettere di chiedertelo. La domanda diventa: adesso cosa facciamo?”.</p>
<p>Nel gruppo si distinguono – con un termine che usano loro – i “solari”, quelli che hanno superato la fase del rancore e aiutano gli altri a costruire una vita piena. “La forza sono le famiglie che si contagiano tra loro. Il gruppo ti insegna a non vergognarti. Quando siamo insieme, tutti fanno tutto. Non c’è imbarazzo nel togliere una protesi. A volte basta l’esempio”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">«Lo sport paralimpico deve cambiare la percezione della disabilità: possiamo fare tutto. E possiamo farlo bene»</span></h2>
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<p>La scoperta della portata culturale del movimento paralimpico per Ruggero e Teresa arriva a Londra 2012. Uno stadio olimpico da 90mila persone pieno per le gare : “lì abbiamo toccato con mano la straordinaria capacità di questo mondo di portare messaggi fortissimi. Lo sport paralimpico deve cambiare la percezione della disabilità: possiamo fare tutto. E possiamo farlo bene”.</p>
<p>Lo sport diventa obiettivo, disciplina, contatto con la società. “Nella vita di chiunque è importante avere un obiettivo”. Ma Teresa Grandis è netta anche su un punto: “Io rompo le scatole a tutti: studiate, andate avanti. Non pensate solo di poter essere atleti”. Perché se è vero che l’Olimpiade è “la cosa più bella del mondo”, è altrettanto vero che, finita la carriera, il rischio è il buio. Nel paralimpico, spiegano, tutto si moltiplica per dieci.</p>
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<h2><span class="font-435549">«Dal progetto nasce anche la Bebe Vio Academy: persone con e senza disabilità si allenano insieme»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da qui nasce anche la Bebe Vio Academy, attiva tra Milano, Roma e il territorio veneziano: una palestra dove persone con e senza disabilità si allenano insieme “nella maniera più naturale possibile”. Inclusione quotidiana, non slogan. Le competizioni agonistiche restano distinte – “le categorie sono diverse” – ma l’allenamento condiviso diventa scuola di normalità reciproca.</p>
<p>Il prossimo appuntamento per Ruggero e Teresa sarà a Roma l’8 Giugno con <em><strong>WEmbrace Games</strong>, </em>una sorta di  giochi senza frontiere, dove ragazzi con e senza disabilità gareggiano insieme. “Il mondo paralimpico crea dipendenza: affascina”, sorridono, perché mostra “la bellezza di tutte le forme possibili”.</p>
<p>In fondo, la loro missione è semplice e radicale: “Noi abbracciamo”. Vanno negli ospedali a incontrare le famiglie appena travolte da un evento che sembra incomprensibile. “Quello di cui hanno bisogno i genitori è vedere che c’è un domani. La vita non si ferma lì.</p>
<p>Un messaggio che, in vista delle <strong>Paralimpiadi Milano Cortina 2026</strong>, parla anche al tessuto produttivo e sociale dei territori: costruire reti, generare fiducia, trasformare una fragilità in progetto. Proprio come fanno le famiglie di Art4Sport.</p>
<p>Teresa e Ruggero ricordano che dopo il “perché” c’è sempre un’altra domanda. E la risposta, spesso, è un verbo concreto: fare.</p>
<p><strong>(Di Anna de Roberto &#8211; Ufficio stampa Confartigianato Veneto)</strong></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Dalla nicchia al racconto nazionale le Olimpiadi che hanno rivelato il valore del saper fare italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 11:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle infrastrutture agli allestimenti fino alla qualità della narrazione visiva. Il contributo dell’artigianato si conferma una condizione concreta del successo olimpico. Un commento di Angelo Mellone</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row-background background-element" style="opacity: 1;">
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<p data-start="147" data-end="739">Le Olimpiadi invernali sono state un successo organizzativo, un fiore all’occhiello per il Made in Italy e una grande sorpresa mediatica. Parto da qui: nessuno, nemmeno i più ottimisti, aveva previsto l’enorme successo televisivo e social di un evento costitutivamente percepito come “di nicchia”. Chi mai si sarebbe sognato di osservare milioni di persone incollate davanti al televisore a guardare il curling, il bob o qualcuna delle discipline estreme legate al mondo alpino? In televisione è regola aurea preferire il mare alla montagna. Al mare ci andiamo tutti, a sciare molti di meno.</p>
<p data-start="741" data-end="1458">E invece l’evento, cominciato con una cerimonia d’apertura di bellezza sconvolgente – basti pensare alla sfilata tricolore griffata Armani o alla splendida esecuzione dell’inno nazionale di Laura Pausini – ha frantumato in pochissimi giorni ogni convinzione e sbriciolato ogni previsione. In un saggio di oltre trent’anni fa, Daniel Dayan e Elihu Katz parlavano dei grandi “eventi mediali” come meccanismi estetici e narrativi in grado di raggruppare una nazione intera davanti alla loro visione. Ecco, in questo senso possiamo dire che le Olimpiadi invernali hanno egregiamente svolto il loro compito, al di là di ogni aspettativa, ponendosi al livello di eventi come Sanremo o le partite della Nazionale di calcio.</p>
<p data-start="1460" data-end="2081">La platea televisiva è cresciuta numericamente e ha attirato target di solito poco inclini a consumare offerta lineare, come gli adulti tra i trenta e i quarant’anni. Il traffico social è stato notevolissimo e anche fasce di popolazione potenzialmente poco interessate hanno finito per rimanere ipnotizzate da apparati di ripresa perfetti, fotografia impeccabile e imprese sportive oggettivamente affascinanti. Questo successo è frutto di uno sforzo organizzativo imponente che ha trasformato più località in un set televisivo e sportivo di confezione altissima. Pochissime criticità, in fondo, dopo una genesi faticosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="344" data-end="554"><span class="font-435549">«Dietro la qualità delle immagini e della narrazione c’è uno sforzo organizzativo imponente, fondato su competenze diffuse e su un sistema produttivo radicato»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="2083" data-end="2626">Ma organizzazione e performance mediatica non sono categorie astratte poggiate su qualche algoritmo: devono avere basi solide e un retroterra di competenze radicato. In questo senso, le Olimpiadi invernali sono state una grande vetrina – direi l’ennesima, ma va da sé – per mostrare al mondo intero la capacità imprenditoriale artigiana dell’Italia. Ci sono gli architetti che progettano, i registi che riprendono e gli artigiani che producono manufatti unici, ad altissimo valore aggiunto all’interno di ciò che viene definita sport economy.</p>
<p data-start="2628" data-end="3112">Volete qualche esempio? Parliamo degli artigiani coinvolti nel restauro della stazione di Belluno, nella costruzione degli impianti per la pista di pattinaggio di Assago o in quella di bob di Cortina d’Ampezzo. Personalmente, da osservatore del mondo manifatturiero, resto sempre stupito quando mi fermo ad analizzare quanta storia, memoria, tradizione, capacità, competenza, curiosità – e, se volete, potrei continuare con i sostantivi – si concentrino dentro un prodotto artigiano.</p>
<p data-start="3114" data-end="3629">Analizzando progetti come “100 storie italiane di sport”, che racconta il sapere artigianale italiano applicato a questo settore, arriva la conferma di quanto questa silenziosa e preziosissima forma di creatività nazionale abbia contribuito a rendere la grande avventura olimpica ciò che è stata: un successo globale in termini di immagine. Sono state coinvolte quasi ventimila imprese, secondo le ricerche di settore, e il PIL è cresciuto coerentemente con l’allargamento dei confini di questa avventura sportiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="3114" data-end="3629"><span class="font-435549">«Il successo olimpico poggia su una rete di imprese artigiane che attraversa costruzioni, logistica e design, rendendo possibile ciò che appare solo spettacolo»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3631" data-end="4284">Artigianato è costruzioni, logistica, design. Artigianato è quel sistema di piccole e medie imprese che confezionano prodotti e servizi per le attività sportive, non certo solo abbigliamento. I numeri e le cifre offerte a fine gennaio da Confartigianato testimoniano questa centralità produttiva delle filiere e, ancora una volta, quella sorta di “eccezione italiana” che lega indissolubilmente il modello artigiano italiano alla storia nazionale, alla vocazione territoriale, a un’infrastruttura produttiva rispettosa della tradizione e, proprio per questo, naturalmente pronta ad accogliere innovazione senza creare traumi occupazionali o ambientali.</p>
<p>La domanda a cui è facile rispondere è questa: si sarebbero potute organizzare le Olimpiadi invernali con un focus centrato sul coinvolgimento delle imprese nazionali senza la capacità delle piccole e medie imprese dell’artigianato italiano? La risposta è no. Per questo, in mezzo al comprensibile clamore mediatico che ha accompagnato questo successo italiano nel mondo, è giusto che anche il racconto di una “maggioranza silenziosa” di custodi del saper fare, che mette in rete eccellenza delle competenze, energia umana, cura del dettaglio, capacità produttiva ed eterna riattualizzazione del genio italiano, trovi spazio e considerazione.</p>
<p data-start="4931" data-end="5115" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il mondo artigiano è pieno di storie interessanti e, ancora una volta, ha trovato un luogo congeniale dove dispiegarle e conquistare una medaglia particolarissima, ma pur sempre d’oro.</p>
<p data-start="4931" data-end="5115" data-is-last-node="" data-is-only-node="">(Un commento di Angelo Mellone)</p>
<p data-start="4931" data-end="5115" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><a class="ig-tags-link" href="https://milanocortina2026.coni.it/it/media-item/gallery.html?view=tags&amp;igtags=Foto%20Sabine%20Hannaert/MICO2026">© Foto Sabine Hannaert/MICO2026</a></p>
<p data-start="4931" data-end="5115" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-19" data-row="script-row-unique-19" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-19"));</script></div></div></div>
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