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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>Lo spirito artigiano di fronte alla crisi climatica. La responsabilità di un destino comune</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Sapelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 14:15:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tra crisi climatica, squilibri globali e nuove sfide per l’economia, torna attuale una lezione di oltre cinquant’anni fa: il futuro non si costruisce con il potere, ma con la responsabilità. E lo spirito artigiano ha ancora molto da insegnare.</p>
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<p data-pm-slice="1 1 &#091;&#093;">In questi tempi di sconvolgimenti climatici, di pandemie intermittenti (un’epidemia di peste si annuncia in Siberia, nonostante la disinformazione costante messa in atto dalla Russia, e pare sia assai più vasta di quanto non apparisse ai primi cenni del suo manifestarsi) e di catastrofi naturali sempre più irreversibili, cresce la consapevolezza che tali fenomeni sono prodotti dall’azione umana. La ragione? Risiede nel fatto che quest’ultima è protesa più al profitto che al benessere del vivere associato: all’ultimo posto della gerarchia dei valori sociali vengono posti i <strong>beni comuni</strong> e la virtù di una <strong>società politica</strong> a cui dovrebbe essere affidato il compito di governare il mondo. Agendo in senso opposto – e quindi catastrofico sotto ogni aspetto – ecco l’avvento di tempi catastrofici.</p>
<p>E allora risuonano alla mente le parole e i valori ripieni di speranza che Paolo VI, il Santo Padre della gioventù di noi nati negli anni Quaranta-Cinquanta del Novecento, consegnò all’umanità di ogni tempo nella sua <strong>Octogesima adveniens</strong>, la lettera apostolica pubblicata per celebrare l’80° anniversario della <strong>Rerum novarum</strong>. E non è un caso se il Santo Padre che gli è recentemente succeduto a quella lettera apostolica abbia voluto far riferimento in tempi recenti.</p>
<p>Era il 14 maggio 1971 e le parole di San Paolo VI sono ancora straordinariamente attuali, a cominciare da un’Introduzione che ancora si ha nella mente:</p>
<p>«L&#8217;80° anniversario della pubblicazione dell&#8217;enciclica <em>Rerum novarum</em>, il cui messaggio continua a ispirare l&#8217;azione per la giustizia sociale, ci spinge» – si diceva in quel testo sempre attualissimo – «a riprendere e a prolungare l&#8217;insegnamento dei nostri predecessori, in risposta ai nuovi bisogni di un mondo in trasformazione. La chiesa, infatti, cammina con l&#8217;umanità e ne condivide la sorte nel corso della storia…».</p>
<p>«I gravi problemi del nostro tempo ci sono apparsi con un nuovo rilievo, come particolari, certo, a ciascuna regione, ma tuttavia comuni a una umanità che si interroga sul suo avvenire, sull&#8217;orientamento e il significato dei mutamenti in corso».</p>
<p>E così si diceva, infine, al paragrafo 21 di un testo ricco di insegnamenti:</p>
<p>«Mentre l&#8217;orizzonte dell&#8217;uomo si modifica, in tale modo, tramite le immagini che sono scelte per lui, un&#8217;altra trasformazione si avverte, conseguenza tanto drammatica quanto inattesa dell&#8217;attività umana. L&#8217;uomo ne prende coscienza bruscamente: attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione. Non soltanto l&#8217;ambiente materiale diventa una minaccia permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo totale; ma, creandosi così per il domani un ambiente che potrà essergli intollerabile: problema sociale di vaste dimensioni che riguarda l&#8217;intera famiglia umana. A queste nuove prospettive il cristiano deve dedicare la sua attenzione, per assumere, insieme con gli altri uomini, la responsabilità di un destino diventato ormai comune».</p>
<p>La frase che mi pare più tragicamente impegnativa nella sua attualità è la seguente: «…è il contesto umano, che l&#8217;uomo non padroneggia più».</p>
<p>Impegnativa perché richiama a un cambiamento fondamentale della forma sociale dell’allocazione del potere e della proprietà, senza di cui i problemi non potranno che addensarsi e aggravarsi sempre di più. Il mondo regolatorio dell’UE si è manifestato in tutta la sua inconsapevolezza storico-generale di comprendere come le transizioni – anche quella energetica – possano attuarsi solo con tempi lunghissimi e non predeterminati e, invece, fondati sul principio di sussidiarietà, ossia sulla partecipazione degli attori (in questo caso tanto le imprese quanto gli Stati nazionali). Si è determinato così quell’<strong>autodafé</strong> dell’industria europea che ci può portare alla miseria di massa, mentre, d’altro lato, la maggioranza della popolazione mondiale non era e non è investita da codesta transizione, generando <em>pollution</em> carbonica su larga scala che è la causa (extraeuropea) dei disastri climatici in corso.</p>
<p>San Paolo VI non a caso parlava, preveggente, della «responsabilità di un destino diventato ormai comune», come unica via da perseguirsi, al di là delle differenze di ogni sorta, per perseguire la salvaguardia del patrimonio naturale, insieme a quello storicamente accumulato in secoli e secoli di lavoro umano e di creatività intellettuale. È quello che stiamo perdendo, nella follia delle guerre e dello scontro ideologico. In questi drammi emerge la saggezza dell’agire e dello spirito artigiano: senso della misura, responsabilità personale, sussidiarietà e beni comuni come riferimenti ideali.</p>
<p>Ecco i valori che le imprese artigiane, per il loro stesso proporsi come forma specifica della responsabilità d’impresa, portano con sé senza retorica ogni giorno, nel lavoro quotidiano, e che ci fanno affrontare con speranza questi tempi terribili. Senza retorica e demagogia.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Adattarsi.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Magatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 14:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il clima cambia, i territori si trasformano e le imprese devono ripensare il proprio futuro. Ma adattarsi non significa rassegnarsi: significa fare della cura dei luoghi, dell'innovazione e dei saperi artigiani le risorse di un nuovo modello di sviluppo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 54%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110894" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/Girasole-controluce-al-tramonto.png" width="941" height="1672" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/Girasole-controluce-al-tramonto.png 941w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/Girasole-controluce-al-tramonto-169x300.png 169w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/Girasole-controluce-al-tramonto-576x1024.png 576w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/Girasole-controluce-al-tramonto-768x1365.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/Girasole-controluce-al-tramonto-864x1536.png 864w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/10/Girasole-controluce-al-tramonto-350x622.png 350w" sizes="auto, (max-width: 941px) 100vw, 941px" /></div>
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<h2><span class="font-435549"><strong> Un dato, non un&#8217;opinione</strong></span></h2>
<p><strong> </strong>Secondo il CNR, quella del 2026 è stata l&#8217;estate più calda registrata in Italia dall&#8217;inizio della serie storica, nel 1950: una temperatura media nazionale di 24,3 gradi, sette decimi sopra il record del 2003 che fino a ieri sembrava un&#8217;anomalia irripetibile. Nell&#8217;Europa occidentale, secondo Copernicus, non c&#8217;era mai stato un trimestre estivo così caldo.</p>
<p>Ma i gradi, da soli, dicono poco. Parlano di più i conti. Le stime di Allianz attribuiscono alle ondate di calore di quest&#8217;anno perdite per circa 113 miliardi di euro nell&#8217;economia europea, e assegnano all&#8217;Italia il primato più amaro: circa 28 miliardi, quasi l&#8217;equivalente di una legge di bilancio. Altre analisi arrivano a stimare per l&#8217;Unione un costo vicino all&#8217;1 per cento del PIL, cioè grosso modo l&#8217;intera crescita attesa per l&#8217;anno. Nelle campagne, Confagricoltura e CIA hanno contato oltre un miliardo e mezzo di danni; in alcune aree di Piemonte e Lombardia il mais ha perso un terzo del raccolto, e in certi casi molto di più. E dietro le cifre economiche ci sono quelle umane: le migliaia di decessi in eccesso legati al caldo, i lavoratori esposti, le ore di lavoro perse nei cantieri, nei laboratori, nei campi.</p>
<p>Il cambiamento climatico, dunque, non è un&#8217;invenzione. È un dato di fatto. E soprattutto è un dato destinato a pesare in misura crescente: sulla produttività del lavoro, sulla tenuta delle filiere, sui conti pubblici, che vedono ridursi le entrate proprio mentre aumentano le spese per sanità, emergenze e ricostruzioni. Ma c&#8217;è un livello ancora più profondo, che non andrebbe sottovalutato. Quando gli shock si ripetono, quando le comunità si scoprono vulnerabili, quando l&#8217;insicurezza materiale si somma a quella economica, è la stabilità stessa dei sistemi democratici a essere messa alla prova. Le società spaventate tendono a chiudersi, a cercare capri espiatori, ad affidarsi a chi promette soluzioni semplici a problemi complessi. Il clima, in questo senso, non è solo una questione ambientale: è una questione di convivenza.</p>
<h2><strong><span class="font-435549"> Il limite del metodo regolativo</span></strong></h2>
<p><strong> </strong>Se il problema è reale, la domanda non è più se esso esista, ma come affrontarlo. L&#8217;Europa, con il Green Deal, ha scelto una strada precisa. Come ha fatto in altri ambiti, si pensi all&#8217;intelligenza artificiale con l&#8217;AI Act, l&#8217;Unione ha promosso un approccio essenzialmente top-down, fondato sulla regolazione: fissare obiettivi, definire standard, imporre obblighi di rendicontazione, costruire un&#8217;architettura normativa capace di orientare i comportamenti di imprese e cittadini. È un approccio che ha una sua nobiltà. Esprime l&#8217;idea che il mercato, lasciato a sé stesso, non sappia prendersi cura dei beni comuni, e che spetti alle istituzioni tracciare la rotta. Ed è anche il modo in cui l&#8217;Europa, priva della potenza tecnologica americana e della capacità di mobilitazione statale cinese, ha cercato di esercitare la propria influenza nel mondo: dettare le regole del gioco.</p>
<p>Eppure, a distanza di qualche anno, è difficile non vedere i due problemi che questo approccio ha generato.</p>
<p>Il primo riguarda la competitività. Mentre l&#8217;Europa costruiva un sistema di vincoli, altrove si procedeva con logiche diverse: gli Stati Uniti con massicci incentivi agli investimenti, la Cina con una pianificazione industriale che ha fatto delle tecnologie verdi un terreno di conquista dei mercati globali. Il risultato è che le imprese europee si sono trovate a sostenere costi di adeguamento che i loro concorrenti non avevano, senza poter contare su un sostegno comparabile alla trasformazione. La transizione, che avrebbe dovuto essere un&#8217;occasione di sviluppo, è stata vissuta da molti come un fardello.</p>
<p>Il secondo problema è l&#8217;eccesso burocratico. Ogni regola genera procedure, ogni procedura genera adempimenti, ogni adempimento richiede competenze, tempo, consulenze. Per una grande impresa, questo è un costo sopportabile; per una piccola impresa artigiana, spesso no. Così, paradossalmente, la regolazione rischia di penalizzare proprio i soggetti più radicati nei territori, quelli che più di altri avrebbero le motivazioni e le conoscenze per prendersene cura.</p>
<p>La stessa Commissione europea ha preso atto di queste difficoltà. I pacchetti Omnibus, a partire dalla direttiva che quest&#8217;anno ha semplificato gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità, sono il segno di una correzione di rotta. Ma il punto non è passare dalla regolazione alla deregolazione, come se l&#8217;alternativa fosse tra troppe regole e nessuna regola. L&#8217;approccio regolativo non va abbandonato: senza un quadro comune, ogni sforzo resterebbe frammentato e i comportamenti opportunistici prevarrebbero. Va invece migliorato. Meno regole e più chiare, più attente alla proporzionalità, più capaci di distinguere tra chi deve essere vincolato e chi deve essere accompagnato. Soprattutto, regole pensate non come un sistema chiuso che pretende di governare tutto dall&#8217;alto, ma come una cornice che rende possibile l&#8217;iniziativa.</p>
<h2><strong><span class="font-435549"> La risorsa del basso</span></strong></h2>
<p>Ed è proprio qui che si apre lo spazio per l&#8217;altro movimento, quello che va rafforzato con decisione: l&#8217;approccio bottom-up.</p>
<p>Nessuna norma, per quanto ben scritta, può sostituire l&#8217;intelligenza di chi abita un luogo. Chi conosce il proprio territorio sa dove l&#8217;acqua ristagna e dove manca, quali versanti franano, quali edifici soffrono il caldo, quali filiere sono più fragili. Questa conoscenza situata, fatta di esperienza, memoria e relazioni, è una risorsa preziosa che la logica regolativa, per sua natura astratta e uniforme, fatica a intercettare.</p>
<p>Non si tratta di episodi isolati o di eccellenze da vetrina, ma del segno di una disposizione più profonda: la capacità di prendersi cura del proprio territorio, di trovare soluzioni innovative a un problema che è, evidentemente, più grande di noi. L&#8217;artigiano che ripensa i materiali per costruire edifici più resistenti al calore, l&#8217;impresa che recupera l&#8217;acqua nei propri processi produttivi, il consorzio che organizza la manutenzione del reticolo idrico minore, la bottega che reinventa un prodotto tradizionale in chiave circolare: in ciascuno di questi gesti c&#8217;è qualcosa che va oltre la semplice reazione. C&#8217;è una forma di responsabilità che nasce dal legame, dal sentirsi parte di un luogo e di una storia.</p>
<p>Ma l&#8217;iniziativa dal basso non nasce nel vuoto. Perché possa esprimersi e crescere, ha bisogno di condizioni istituzionali, normative, economiche e finanziarie adeguate. Ha bisogno di norme che non scoraggino chi sperimenta, di procedure autorizzative compatibili con i tempi dell&#8217;impresa, di strumenti di credito capaci di valutare il valore di un investimento in adattamento, di una pubblica amministrazione che si percepisca come alleata e non come controllore. In altre parole, il bottom-up non è l&#8217;opposto del top-down: è ciò che il top-down dovrebbe rendere possibile. Il compito delle istituzioni non è sostituirsi all&#8217;iniziativa sociale, ma creare lo spazio perché essa possa fiorire.</p>
<h2><span class="font-435549"><strong> Oltre l&#8217;emergenza</strong></span></h2>
<p>L&#8217;approccio dal basso, se lasciato a sé stesso, tende a ridursi alla gestione dell&#8217;emergenza. Si interviene quando il fiume esonda, quando la siccità colpisce, quando il caldo ferma i cantieri. Si tampona, si ripara, si ricostruisce. È un lavoro prezioso, spesso eroico, che rivela il meglio delle nostre comunità. Ma non basta.</p>
<p>Non basta, anzitutto, perché è inefficiente. Ogni intervento emergenziale costa più di quanto sarebbe costata la prevenzione. Le stime disponibili indicano che misure di adattamento ben progettate potrebbero ridurre una quota rilevante dei danni, nell&#8217;ordine del 40 per cento secondo alcune analisi recenti. Ciò significa che ogni euro speso a valle, dopo il disastro, è in buona parte un euro che si sarebbe potuto risparmiare a monte. E non basta perché è insostenibile nel tempo: un Paese che vive di emergenze consuma le proprie energie, materiali e morali, in una rincorsa senza fine, e si condanna a una condizione di precarietà permanente.</p>
<p>Per questo l&#8217;approccio bottom-up va pensato in modo diverso: non come una risposta reattiva, ma come un&#8217;azione strategica di sviluppo. Significa passare dalla logica della riparazione a quella dell&#8217;investimento. Lavorare sul territorio non solo per difenderlo dagli eventi estremi, ma per renderlo più capace di generare valore. E lavorare dentro le imprese, sulla loro efficienza, sui processi, sull&#8217;uso dell&#8217;energia e dell&#8217;acqua, sull&#8217;organizzazione del lavoro, sulla qualità degli edifici e delle infrastrutture.</p>
<p>L&#8217;adattamento, in questa prospettiva, cessa di essere un costo da minimizzare e diventa un vettore di innovazione. L&#8217;impresa che ripensa il proprio ciclo produttivo per ridurre i consumi idrici non si limita a proteggersi dalla prossima siccità: diventa più efficiente, più competitiva, più attrattiva per i giovani che cercano un lavoro dotato di senso. Il territorio che investe nella manutenzione dei suoli, nella gestione delle acque, nella riqualificazione del patrimonio edilizio non si limita a ridurre il rischio: crea occupazione qualificata, attiva filiere locali, accresce la propria qualità della vita.</p>
<h2><span class="font-435549"><strong> Custodire il territorio, accrescere la produttività</strong></span></h2>
<p>Si arriva così al cuore della questione. L&#8217;obiettivo da perseguire tiene insieme due dimensioni che troppo spesso sono state pensate come alternative: la salvaguardia del territorio e l&#8217;aumento della produttività di sistema.</p>
<p>Per decenni ci siamo abituati a considerare la tutela ambientale e la crescita economica come forze in tensione, da bilanciare con faticosi compromessi. Più ambiente significava meno sviluppo, più sviluppo significava meno ambiente. Il dibattito sul Green Deal, con il suo oscillare tra ambizione climatica e difesa della competitività, è rimasto in larga misura prigioniero di questo schema.</p>
<p>Ma l&#8217;esperienza di quest&#8217;estate mostra che lo schema non regge più. Quando il caldo fa perdere all&#8217;Italia quasi 28 miliardi in un solo anno, quando la produttività del lavoro crolla nei giorni più torridi, quando le filiere agricole e manifatturiere si interrompono per mancanza d&#8217;acqua o per eventi estremi, è evidente che un territorio fragile è un territorio improduttivo. La cura dei luoghi non è un lusso che ci si può permettere quando l&#8217;economia va bene: è una condizione perché l&#8217;economia possa andare bene.</p>
<p>L&#8217;Italia, del resto, ha un problema di produttività che dura da un quarto di secolo. Le cause sono molte e note: la dimensione ridotta delle imprese, il ritardo negli investimenti, le inefficienze della pubblica amministrazione, un sistema infrastrutturale disomogeneo. A queste si aggiunge ora la vulnerabilità climatica, che agisce come un moltiplicatore delle debolezze esistenti. Ma proprio per questo, l&#8217;adattamento può diventare una leva per affrontarle. Investire nell&#8217;efficienza energetica e idrica delle imprese, nella resilienza delle infrastrutture, nella qualità del patrimonio edilizio produttivo, nella digitalizzazione dei sistemi di monitoraggio territoriale significa, contemporaneamente, ridurre i rischi climatici e aumentare la produttività complessiva del sistema.</p>
<p>È qui che il tessuto delle piccole e medie imprese, e in particolare del mondo artigiano, può giocare un ruolo decisivo. Proprio perché radicate nei territori, queste imprese sono al tempo stesso le più esposte agli effetti del cambiamento climatico e le più capaci di tradurre la sfida in soluzioni concrete. Sono loro a costruire, riparare, installare, manutenere. Sono loro a custodire saperi che possono essere rinnovati e messi al servizio di un nuovo modello di sviluppo. Non spettatrici della transizione, ma sue protagoniste.</p>
<h2><span class="font-435549">Fare sistema: una cultura dell&#8217;adattamento</span></h2>
<p>Tutto ciò che si è detto finora rischia di rimanere un insieme di buone pratiche disperse se l&#8217;azione delle singole organizzazioni non viene coordinata.</p>
<p>Il problema del clima ha una natura sistemica. Nessuna impresa, per quanto virtuosa, può mettere in sicurezza da sola un bacino idrografico. Nessun comune, per quanto attivo, può affrontare da solo una siccità che colpisce un&#8217;intera regione. E nessuna buona pratica, per quanto brillante, produce effetti significativi se resta isolata. L&#8217;efficacia dell&#8217;adattamento dipende dalla capacità di connettere le iniziative, di farle dialogare, di moltiplicarne l&#8217;impatto.</p>
<p>Serve dunque un approccio condiviso, capace di tenere insieme imprese, associazioni di rappresentanza, istituzioni locali, sistema finanziario, mondo della ricerca e della formazione. Non una nuova struttura burocratica calata dall&#8217;alto, ma un&#8217;architettura di cooperazione che valorizzi ciò che già esiste e lo orienti verso obiettivi comuni. Le associazioni di categoria, in questo quadro, hanno un ruolo cruciale: possono fare da ponte tra le singole imprese e le istituzioni, raccogliere e diffondere le esperienze, costruire strumenti condivisi, rappresentare presso i decisori le esigenze di chi lavora sul territorio.</p>
<p>Ma prima ancora delle strutture, serve una cultura. Una cultura dell&#8217;adattamento che non sia rassegnazione all&#8217;inevitabile, ma capacità di rispondere creativamente a condizioni che cambiano. Una cultura che riconosca il valore della cura, della manutenzione, della prevenzione, attività che non fanno notizia ma che sostengono silenziosamente la vita delle comunità. Una cultura che sappia pensare in termini di lungo periodo, contro la tentazione del breve termine che domina tanto la politica quanto i mercati.</p>
<p>E servono, infine, condizioni normative adatte a questo tipo di adattamento. Il che ci riporta al punto di partenza. La regolazione europea, migliorata e semplificata, può diventare il quadro entro cui l&#8217;iniziativa dal basso trova riconoscimento e sostegno: premiando chi investe nella resilienza, facilitando le forme di cooperazione territoriale, orientando la finanza verso gli investimenti in adattamento, riconoscendo il valore pubblico delle attività di cura che le imprese svolgono a beneficio dell&#8217;intera comunità.</p>
<p>L&#8217;alternativa tra top-down e bottom-up, tra regolazione e iniziativa, tra istituzioni e società, si rivela così falsa. Ciò di cui abbiamo bisogno è una loro composizione intelligente: istituzioni che creano le condizioni, soggetti sociali che generano le soluzioni, una rete di relazioni che le connette e le amplifica.</p>
<p>L&#8217;estate rovente che abbiamo appena vissuto ci ha ricordato quanto siamo vulnerabili. Ma ci consegna anche una possibilità. Possiamo continuare a subire, rincorrendo le emergenze e dividendoci tra negazione e allarme. Oppure possiamo fare del cambiamento climatico l&#8217;occasione per ripensare il nostro modello di sviluppo, a partire dai territori e da chi li abita, li lavora, li custodisce. Il mondo artigiano, con la sua cultura del fare e della cura, ha già cominciato a percorrere questa strada. Si tratta ora di renderla una strada comune.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>QFG &#8211; L&#8217;associazionismo artigiano nello sviluppo sociale ed economico in Italia. Dalla storia al futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 10:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[QFG]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il valore delle relazioni, dei territori e della rappresentanza nel futuro dell’impresa artigiana.</p>
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Il volume ricostruisce il ruolo della micro, piccola e media impresa italiana in un sistema economico che, contro molte previsioni, non ha cancellato il tessuto artigiano e cooperativo. Al contrario, proprio queste imprese hanno continuato a rappresentare una componente rilevante dei processi di innovazione, trasformazione e sviluppo dei territori.<br />
Gemmiti e Strangio leggono questo modello attraverso la rete di relazioni che lega gli imprenditori alle comunità locali, alle istituzioni e alle organizzazioni di rappresentanza. L’analisi dedica particolare attenzione all’esperienza di Confartigianato e al ruolo dell’associazionismo come infrastruttura sociale ed economica capace di costruire fiducia, accompagnare le imprese e tenere insieme interessi individuali e dimensione collettiva.<br />
<strong>Al centro del libro c’è il valore del capitalismo relazionale. La competitività delle piccole imprese non dipende soltanto da capitale, tecnologia e organizzazione produttiva, ma anche dalla qualità delle relazioni, dalla conoscenza dei territori e dalla capacità dei corpi intermedi di trasformare bisogni diffusi in rappresentanza, servizi e opportunità di sviluppo.</strong><br />
<strong>L’associazionismo artigiano nello sviluppo sociale ed economico in Italia</strong> propone così una lettura dell’impresa artigiana che supera la contrapposizione tra tradizione e modernità. In un’economia sempre più segnata da automazione, standardizzazione e processi decisionali centralizzati, le autrici riportano l’attenzione sul valore delle relazioni umane, della prossimità e delle politiche economiche radicate nei territori.</p>
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		<title>Artigianato, una storia italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sara Lena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:50:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A ottant’anni dalla nascita di Confartigianato, l’artigianato continua a smentire chi lo considera un residuo del passato. Cambiano tecnologie, mercati e bisogni, ma resta la sua capacità di stare dentro il proprio tempo senza perdere identità, autonomia e centralità della persona.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110756" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana.jpg" width="1600" height="1066" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana.jpg 1600w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana-1536x1023.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/3.Lena-Artigianato-una-storia-italiana-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></div>
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<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-110754 size-large" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10-1024x576.jpg" alt="" width="840" height="473" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10-1024x576.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10-768x432.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10-350x197.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva10.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></p>
<p>Per comprendere la portata di questo intreccio è importante partire dal racconto in pochi dati della grande trasformazione dell’Italia dal Dopoguerra ad oggi. Il Pil pro capite in euro attuali è passato da 6.369 euro nel 1951 a 38.309 euro nel 2025; il tasso di occupazione dal 49,8% al 62,5%; le unità locali delle imprese da 1,6 milioni a oltre 5 milioni (2023, ultimo dato disponibile). L’Italia che all’indomani del secondo conflitto mondiale era ancora un Paese a prevalenza agricola diventa in ottant’anni una delle economie più avanzate del mondo: passa da una economia di scarsità a una di abbondanza e da una società di bisogni semplici a una società di bisogni complessi e dai molteplici desideri.</p>
<p>In questo contesto l’artigianato non è mai rimasto ai margini delle dinamiche evolutive, piuttosto ne è stato tra i protagonisti: nel 1951 le imprese artigiane erano 650mila, nel 2025 1,2 milioni; gli addetti sono passati da 1 milione a 2,7 milioni. È la crescita di un settore di cui spesso è stata annunciata la morte, e mentre prevaleva la retorica della grande impresa, la piccola e piccolissima impresa artigiana proliferava, poiché capace di rispondere in modo efficace ai bisogni e desideri dei consumatori.</p>
<p>Il futuro italiano, in fondo, non è mai stato il portato di palingenetici modelli ottimali imposti dall’alto, magari per editto o per volontà puramente politica, ma l’esito dal basso, in orizzontale di molecolari processi di crescita di cui la moltiplicazione dei soggetti, tra cui le imprese artigiane, è stata componente decisiva.</p>
<p>Per l’analisi e l’interpretazione dell’evoluzione dell’artigianato negli ultimi ottant’anni, si è proceduto alla scelta di tre fasi storiche, il Dopoguerra e oltre (1946-1951), gli Anni Ottanta, il nostro tempo. In ciascuna di tali fasi è stato certificato il nesso di contemporaneità dell’artigianato.</p>
<h2><span class="font-435549">Il Dopoguerra e oltre. </span></h2>
<p>Nell&#8217;Italia che usciva dalla guerra e da un ventennio di dittatura emerge una straordinaria energia collettiva di rinascita dal basso, che in tempi ristretti consente di ricostruire gran parte delle infrastrutture distrutte dai bombardamenti. È una società altamente vitale, ma segnata da divisioni ideologiche assolute, irriducibili portato dell’inizio della guerra fredda tra sistemi economici e sociali totalizzanti e incompatibili.</p>
<p>Tuttavia, in Italia questo conflitto trova mediazioni raffinatissime nella dialettica politica e parlamentare, già a partire dall&#8217;Assemblea Costituente, con soluzioni di alto profilo che portano in particolare alla Costituzione, carta fondante della nuova democrazia italiana.</p>
<p>In questa fase gli artigiani sono protagonisti della ricostruzione in tante comunità: l&#8217;artigianato afferma la propria identità specifica e la propria autonomia, sia come modello di impresa sia come idea di sviluppo e di società, sottraendosi alla duplice negazione <em>né operaio né industriale</em> con cui a lungo era stato descritto.</p>
<p>L&#8217;espressione più alta di questo riconoscimento è l&#8217;articolo 45 della Costituzione, che sancisce esplicitamente come “la legge provvede alla tutela e sviluppo dell&#8217;artigianato”. Il richiamo costituzionale rappresenta un passaggio decisivo verso l&#8217;individuazione di una definizione dell&#8217;artigianato capace di fissare un perimetro di riferimento per una molteplicità diversificata, altamente eterogenea, di mestieri e tipologie di attività produttive, sottratta così sia alla logica del lavoro salariato sia a quella dell&#8217;impresa capitalistica.</p>
<p>È il nesso di contemporaneità dell&#8217;artigianato italiano: non rifugio identitario di un mondo residuale destinato a soccombere davanti alla grande industria, ma soggetto capace di abitare la fase più avanzata della ricostruzione nazionale, coniugando autonomia, saperi diffusi e radicamento territoriale in un modello di sviluppo alternativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Gli Anni Ottanta.</span></h2>
<p>Un periodo definito come il Secondo Rinascimento Economico, fase del benessere di massa compiuto, della consolidata cetomedizzazione in cui rientra la grande maggioranza delle famiglie italiane, riflesso del boom delle categorie intermedie del lavoro, dagli impiegati ai quadri, e delle retribuzioni solide anche per tante attività operaie ed esecutive.</p>
<p>Si accelera la transizione verso una società dai bisogni più complessi e di consumi di qualità, a cui l&#8217;artigianato mostra di essere particolarmente capace di rispondere con prodotti marcati da cura del dettaglio.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;imprenditorialità di massa, in particolare quella artigiana, viene finalmente riconosciuta come un valore e un motore di economia e società, capace di far sviluppare distretti locali anche in territori sino a poco tempo prima poco industrializzati, dal Nord-Est al Veneto, dalle Marche a non poche aree di Puglia e Campania.</p>
<p>E la Legge Quadro del 1985 è il coronamento del riconoscimento del ruolo essenziale dell&#8217;artigianato nel modello di sviluppo italiano: impone criteri classificatori precisi, istituisce gli Albi territoriali e adegua la regolazione alla materialità dei processi produttivi e sociali, fissando un ruolo autonomo, non subalterno, dell&#8217;impresa artigiana.</p>
<p>Così, in questa fase, il nesso di contemporaneità dell&#8217;artigianato si dispiega nel suo radicamento nelle punte più avanzate dello spontaneismo imprenditoriale e produttivo e nel policentrico sviluppo locale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Il nostro tempo. </span></h2>
<p>Nella fase attuale, l&#8217;artigianato è componente strutturale dell&#8217;economia dei territori, incarnazione di tanti e diversi valori sociali, dalla sostenibilità alla personalizzazione alla relazionalità e coesione nelle comunità. Inoltre, rappresenta un modello aziendale capace di rispondere all&#8217;attuale bisogno di senso nel lavoro, particolarmente sentito dalle generazioni più giovani.</p>
<p>A tal proposito, dall’indagine su un campione nazionale rappresentativo di 1.000 cittadini maggiorenni, realizzata per il presente Radar con l’obiettivo di verificare la percezione attuale degli italiani sull’artigianato del nostro tempo, emerge la profonda consapevolezza dell’importante ruolo che l’artigianato gioca per economia e società italiana.</p>
<p>I dati mostrano che gli italiani individuano nell&#8217;artigianato non solo un pilastro economico della nostra società, ma un vero e proprio pilastro dell&#8217;identità nazionale e sociale, tanto che l&#8217;88,8% degli italiani è convinto che l&#8217;artigianato è importante sia per l&#8217;economia che per la società.</p>
<h2><span class="font-435549"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-110753 size-large" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8-1024x576.jpg" alt="" width="840" height="473" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8-1024x576.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8-768x432.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8-350x197.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva8.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, il ruolo svolto nei territori e il rapporto con le comunità locali sono incubatori decisivi della contemporaneità dell&#8217;artigianato: il 90,6% degli pensa sia utile avere aziende, come quelle artigiane, molto radicate nei territori poiché creano ricchezza e lavoro localmente e per l’81,5% l’artigianato e il legame diffuso che ha con i territori aiuta a contrastare lo svuotamento di piccoli borghi e aree interne. Pertanto, l’artigianato non genera solo valore economico ma è promotore di riconoscimento reciproco, reti relazionali che danno contenuto alle realtà locali.</p>
<p>Emerge, poi, la potenza del nesso, ormai consolidato e condiviso socialmente da una grande maggioranza di italiani, tra sostenibilità e artigianato. Per il 96,5% i prodotti artigiani hanno la qualità di essere fatti per durare nel tempo, cioè sono riciclabili e riparabili, e per il 92,3% la produzione artigiana è rispettosa dell&#8217;ambiente e dell&#8217;ecologia. È un’alternativa reale alle economie estrattive e al consumo compulsivo dal momento che per il 69% degli italiani le produzioni artigianali locali sono da considerare esplicitamente come un&#8217;alternativa al modello industrialista fatto di imprese con solo un approccio estrattivo con impatto negativo su ambiente, risorse naturali, riscaldamento globale. Il valore artigiano è, quindi, presidio di responsabilizzazione rispetto all’uso delle risorse.</p>
<p>Ulteriore tema è l’Intelligenza Artificiale (IA) che, negli ultimi anni, è entrata velocemente nella quotidianità di famiglie e imprese. Dai dati non emerge una visione allarmistica relativa al rapporto dell’artigianato con l’IA, piuttosto gli italiani la considerano un’opportunità per tale settore, ad esempio il 58,9% pensa che consentirà agli artigiani di avere più conoscenze e informazioni per fare meglio il proprio lavoro. Il mondo artigiano fonda ogni sua processo, dalla produzione al prodotto, su saperi, competenze e abilità delle persone, infatti per il 77,9% degli italiani la robotica e l’IA non potranno sostituire il “fare artigiano”. Pertanto secondo gli italiani la tecnologia e il digitale, comprese le loro forme più innovative, non minacciano l’identità del settore, piuttosto rappresentano delle trasformazioni virtuose praticabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-110755 size-large" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14-1024x576.jpg" alt="" width="840" height="473" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14-1024x576.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14-768x432.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14-350x197.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Diapositiva14.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></p>
<p>Il nesso di contemporaneità dell’artigianato nell’epoca attuale è poi particolarmente evidente nella capacità di rispondere alla ricerca di senso nel lavoro degli italiani. Negli ultimi anni il rapporto soggettivo degli italiani con il lavoro è cambiato, non è più il perno centrale della vita, il principale riferimento identitario. Ciò non significa che gli italiani rifiutano il lavoro, piuttosto sono alla ricerca di un lavoro motivante, pregno di senso e nella visione collettiva l’artigianato risponde a questa ricerca: per il 91,4% il mondo artigiano crea lavori motivanti, coinvolgenti, creativi, per l’89,6% consente l’autorealizzazione poiché è concreata realizzazione di idee, progetti personali, per il 79,3% è un settore che mette al centro le persone, dai processi produttivi alle reti relazionali.</p>
<p>Alla luce di questo contesto, l’interpretazione delle tre fasi della storia italiana dal secondo dopoguerra ad oggi certifica che l’artigianato ha una struttura profonda che nel tempo gli ha consentito di gestire il mutare delle forme, dai processi ai prodotti ai mercati, con un nucleo generativo di culture e pratiche che gli ha consentito di rinnovarsi in ogni epoca rilanciandosi.</p>
<p>Tale struttura coincide con quel che il Radar definisce <em>le permanenze</em>, cioè i pilastri attraverso cui l’artigianato ha attraversato ottant’anni di storia preservando identità, cultura e operatività:</p>
<ul>
<li>la <em>contemporaneità adattiva</em>, cioè la capacità di stare sempre dentro le dinamiche più avanzate di ogni epoca;</li>
<li>la <em>vitalità generativa</em>, con la quale ha smentito in ogni fase le previsioni di declino;</li>
<li>la <em>multidimensionalità</em>, il suo valore va ben oltre quello economico poiché gli sono propri valori etici, identitari e sociali;</li>
<li>il <em>radicamento territoriale</em>, le comunità locali sono l’habitat che l’impresa artigiana genera e da cui è generata;</li>
<li>il <em>primato dell’umano</em>, cioè la centralità della persona in ogni epoca, anche in quella dell’IA;</li>
<li>la <em>propensione alla sostenibilità</em>, una sostenibilità sociale e ambientale ante-litteram praticata da sempre;</li>
<li>l’<em>appartenenza al ceto medio</em>, fondata su autonomia, merito e autorealizzazione nell’impresa.</li>
</ul>
<p>Il nesso di contemporaneità dell’artigianato non è un episodio, ma una struttura di lungo periodo: la premessa, oggi, per affrontare le sfide del ricambio generazionale, dell’innovazione digitale e della competizione globale senza smarrire l’identità forte che contraddistingue tale settore.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>La partita del futuro: intelligenza artificiale, forza delle piccole imprese e sfide per l’Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:40:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La partita del futuro si gioca già dentro le piccole imprese. Intelligenza artificiale, qualità, competenze, energia e territorio ridisegnano la competitività. E mostrano che innovare non significa scegliere tra tecnologia e lavoro umano, ma capire come farli crescere insieme.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110762" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa.jpg" width="1280" height="853" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/4.Quintavalle-La-partita-del-futuro-intelligenza-artificiale-forza-delle-piccole-imprese-e-sfide-per-lEuropa-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<p>La prospettiva storica rende ancora più evidente la portata della trasformazione. Nel 2006 l’Unione europea rappresentava il 26,5% del PIL mondiale, contro il 4,1% della Cina; vent’anni dopo il peso europeo è sceso di 6,2 punti percentuali, mentre quello cinese è aumentato di 11,1 punti. È il segno di un riequilibrio dell’economia mondiale che rende ancora più urgente per l’Europa rafforzare produttività, innovazione e autonomia strategica.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><span class="font-435549">L’IA corre nelle imprese, ma il nodo sono le competenze.</span></h2>
<p>L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nelle micro e piccole imprese, trasformando il modo di lavorare e attraversando tutte le funzioni aziendali. Come ha evidenziato l’intervento di <strong>Carlotta Andracco</strong> dell’Ufficio Studi Confartigianato Vicenza, il principale ostacolo all’adozione dell’IA, dichiarato dal 58,6% delle imprese, riguarda la mancanza di <strong>competenze</strong>: servono persone capaci di comprendere e integrare la tecnologia nei processi e trasferirla anche lungo le filiere. Il report quantifica inoltre in 621 mila i lavoratori richiesti dalle imprese con elevate competenze nelle tecnologie digitali avanzate, per i quali la difficoltà di reperimento raggiunge il 50,8%.</p>
<p>La <strong>velocità</strong> della trasformazione è senza precedenti: tra le imprese con almeno 10 addetti la quota che utilizza tecnologie di IA è aumentata del 224,8% in appena due anni, molto più del +60,5% registrato per big data e analisi dei dati e del +21,2% del cloud computing. Nel 2025 viene già utilizzata nel marketing e nelle vendite dal 33,1% delle imprese che adottano IA, nella gestione dei processi amministrativi dal 25,7%, nella ricerca, sviluppo e innovazione dal 20,0% e nel processo produttivo dal 17,5%.</p>
<p>Energia, infrastrutture e investimenti diventano nuovi fattori di competitività nella corsa globale all’IA e l’Europa è chiamata a rafforzare la propria capacità di competere. Tra il 2025 e il 2030 i <strong>consumi elettrici dei data center</strong> determineranno ogni anno una crescita di 41 TWh negli Stati Uniti e di 32 TWh in Cina, contro appena 7 TWh nell’Unione europea. Negli USA quasi la metà, il 47,5%, dell’incremento della domanda elettrica nel periodo sarà riconducibile proprio ai data center.</p>
<p>L’artigianato ha già dimostrato una forte capacità di adattamento durante le precedenti trasformazioni tecnologiche e anche in questa fase sta mostrando un forte dinamismo: il 61,9% delle piccole imprese ha programmato piani di <strong>investimenti</strong> strutturati nel digitale e circa una piccola impresa su sette utilizza tecnologie di intelligenza artificiale (14,8%). In cinque anni le <strong>imprese digitali artigiane</strong> sono aumentate del 14,9% e sono 169 mila le imprese artigiane “dell’ultimo miglio”, che offrono beni strumentali e servizi necessari all’implementazione delle nuove tecnologie.</p>
<p>L’intelligenza artificiale, se integrata strutturalmente, potrà aumentare produttività ed efficienza, ma saranno le persone, con la loro intelligenza, esperienza e creatività, a continuare a generare valore.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><span class="font-435549">Noi dentro il Paese: i punti di forza delle imprese.</span></h2>
<p>La seconda coordinata, sviluppata nell’intervento di <strong>Monica Salvioli</strong> dell’Ufficio Studi Lapam Confartigianato Modena-Reggio Emilia, riguarda i punti di forza delle micro e piccole imprese italiane (MPI): capacità di essere contemporaneamente globali e locali, produttrici di qualità, garantendo sostenibilità e lavoro.</p>
<p>In un periodo dominato dall’incertezza, la <strong>crescita</strong> dell’economia italiana poggia le basi su un diffuso e performante sistema di micro e piccole imprese. Tra il 2019 e il 2025 il PIL pro capite italiano è cresciuto del 7,8%, a fronte del 5,7% dell’UE, del 5,2% della Spagna, del 3,2% della Francia e di una flessione dell’1,3% in Germania. Un risultato maturato in una sequenza eccezionale di shock – pandemia, crisi delle commodity e dell’energia, guerra russo-ucraina e crisi dei dazi – che evidenzia la capacità di resilienza del tessuto produttivo italiano.</p>
<p>Le MPI italiane lavorano sempre più in <strong>rete</strong> e all’interno di <strong>filiere</strong>, spesso transnazionali, contribuendo alla crescita dell’export di eccellenza del <em>made in Italy</em>. Il 42,3% delle imprese opera in relazione con altre imprese e oltre 51 mila aziende hanno aderito a contratti di rete. L’Italia è il primo paese nell’UE per <strong>export diretto</strong> delle MPI, con un valore pari al 2,7% del PIL. Nel 2025 è inoltre prima nell’Unione per <strong>export dei settori a maggiore presenza di MPI</strong>, con 174,5 miliardi di euro: prima nella moda, seconda in numerosi comparti della meccanica e terza nell’export manifatturiero complessivo.</p>
<p>Competere sui mercati internazionali non significa, infatti, competere soltanto sul prezzo. Tra il 2019 e il 2025 il valore medio unitario dell’export manifatturiero non energetico italiano è salito del 42,7%, più del doppio rispetto all’aumento del 19,2% dei prezzi alla produzione sui mercati esteri: un divario che è indicativo dell’innalzamento della <strong>qualità</strong> intrinseca del made in Italy attraverso design, migliori materie prime, innovazione e nuove funzionalità dei prodotti.</p>
<p>Al contempo le MPI sono protagoniste di una crescente <strong>economia di prossimità</strong>, che ne valorizza qualità e sostenibilità, intercettando la sensibilità di oltre 12,3 milioni di consumatori italiani, il 23,5% della popolazione con almeno 14 anni, che acquistano prodotti a chilometro zero.</p>
<p>Innovazione e piccola dimensione, del resto, non sono termini contrapposti: la spesa per <strong>ricerca e sviluppo</strong> delle MPI è cresciuta del 39% tra il 2015 e il 2023, più del +33% delle imprese medio-grandi; il 55,8% delle piccole imprese svolge <strong>attività innovative</strong>, quota che sale al 61,8% nella manifattura, mentre l’82,5% ha investito nel digitale nel 2025.</p>
<p>Queste imprese crescono, anche dimensionalmente, trainando il <strong>mercato del lavoro</strong>, che vede salire di 4,1 punti il tasso di occupazione rispetto al 2019, offrendo ambienti di lavoro inclusivi e attenti alla persona. Tra maggio 2022 e maggio 2026 l’occupazione è aumentata di 1,25 milioni di unità (+5,4%), ma soprattutto sono cresciuti di 1,56 milioni i dipendenti permanenti (+10,4%) e di 389 mila gli indipendenti (+7,8%), mentre i dipendenti a termine sono diminuiti di 671 mila (-21,6%). Le MPI attivano il 65,8% della domanda di lavoro prevista dalle imprese e presentano una maggiore presenza relativa di donne, giovani e stranieri. In anni di incertezza e veloci cambiamenti le MPI hanno quindi dimostrato di saper salvaguardare la propria competitività, evolvendo e innovando.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><span class="font-435549">Le sfide per l’Europa nell’era dell’incertezza.</span></h2>
<p>La terza coordinata, sviluppata dall’intervento di <strong>Licia Redolfi</strong> dell’Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia, sposta l’attenzione sul quadro europeo. Tra il 2019 e il 2025 l’Italia ha mostrato una buona capacità di resilienza, con il PIL pro capite cresciuto più della media europea. Una <strong>crescita</strong>, però, ancora fragile e sostenuta dal PNRR, senza il quale oggi saremmo in stagnazione. Il Piano va considerato un ponte verso il futuro, non il punto di arrivo. Nel dopo PNRR torna quindi centrale la capacità produttiva del Paese: la manifattura italiana, indebolitasi rispetto alla traiettoria europea, trova nella crisi dell’automotive uno degli esempi più evidenti, con una produzione in calo del 26,9% rispetto al 2019. In parallelo, nei primi sei mesi del 2026 le importazioni italiane di autoveicoli dalla Cina sono aumentate del 115,2%, più del doppio del +45,9% registrato nell’UE. La sfida della transizione è quindi non solo ambientale, ma anche di politica industriale.</p>
<p>La crisi di Hormuz richiama inoltre il nodo della <strong>sicurezza energetica</strong>: l’energia non è solo un costo, ma una questione di dipendenza, volatilità e capacità di produrre, con effetti che si trasferiscono su inflazione, tassi e credito. È proprio l’intreccio tra transizione digitale e transizione energetica a rendere decisiva una politica europea capace di garantire energia sicura e a prezzi competitivi: senza questo presupposto diventano più difficili gli investimenti, dalla manifattura ai data center, e aumenta il rischio di ampliare il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina.</p>
<p>Con margini di <strong>finanza pubblica</strong> stretti, la vera sfida non è solo trovare risorse, ma decidere cosa finanziare per sostenere crescita e competitività. L’Europa, infine, non è lo sfondo della partita italiana: le sue scelte industriali, ambientali, energetiche e monetarie entrano direttamente nel conto economico delle imprese e determineranno chi resterà dentro la partita del futuro.</p>
<p>È qui che il tema dell’“intelligenza artigiana” assume un significato più ampio: innovare senza perdere la centralità della persona, crescere senza recidere il rapporto con i territori, competere sui mercati globali valorizzando qualità e competenze. La partita del futuro non oppone tecnologia e artigianato, né piccole e grandi imprese. Si gioca sulla capacità di mettere insieme tecnologia, persone, impresa e territorio, trasformando la flessibilità e la creatività del sistema produttivo italiano in un vantaggio competitivo.</p>
<p><em> </em><em>Nostre elaborazioni su dati Eurostat, Fondo monetario internazionale, IEA, Istat, Unioncamere-Infocamere, Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Ufficio parlamentare di bilancio</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>La sanità che serve alla società che cambia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sanità del futuro non si misura solo in posti letto, prestazioni e piattaforme digitali, ma nella capacità di arrivare dove le persone vivono, invecchiano, si ammalano e chiedono di non essere lasciate sole.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-sanita-che-serve-alla-societa-che-cambia/">La sanità che serve alla società che cambia</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 60%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110595" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026.png" width="1000" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026.png 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-300x300.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-768x768.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-350x350.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-348x348.png 348w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
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<p>Negli ultimi decenni, i profondi cambiamenti della società hanno modificato in modo significativo il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci prendiamo cura del nostro benessere, generando nuove opportunità ma anche nuove sfide per i sistemi sanitari e per i cittadini.</p>
<p>L’invecchiamento della popolazione, generato dall’allungamento della vita media e dal calo della natalità, insieme all’aumento delle cronicità &#8211; secondo Istat, oltre la metà degli ultrasessantacinquenni presenta almeno tre patologie croniche – mettono sotto pressione le risorse economiche e organizzative, rendendo necessario ripensare i modelli di cura e assistenza.</p>
<p>Gli effetti dell’aumento della quota di popolazione anziana non ha “solo” effetti sulla piramide demografica del Paese e sulla tenuta dell’attuale modello di welfare, in cui la spesa sanitaria e socio-assistenziale sono una parte rilevante del bilancio pubblico insieme alla spesa pensionistica ma anche sulla società. Qualità della vita e autosufficienza diventano elementi fondamentali per mantenere un buono stato di salute. La popolazione non autosufficiente in Italia è stimata in circa 4 milioni di persone; almeno il 40% degli over-75 vive da solo. Longevità, cronicità, non autosufficienza e solitudine diventano così dimensioni diverse di uno stesso bisogno di cura.</p>
<p>Gli italiani, anche grazie a un’ampia disponibilità di innovazione terapeutica e tecnologica vivono sempre più a lungo. La speranza di vita alla nascita, 83,7 anni nel 2025, ha finalmente raggiunto e superato i livelli prepandemia, seppur con un netto gradiente nord-sud sfavorevole ai secondi. Allo stesso tempo, però, si ridefinisce il profilo sociale e sanitario della popolazione: l’età media è salita a 47,1 anni e l’indice di vecchiaia, che misura il numero di persone con almeno 65 anni ogni 100 bambini e ragazzi fino a 14 anni, ha raggiunto quota 216,3. Quasi un quarto dei residenti ha almeno 65 anni. Nel 2050 un italiano su tre sarà over-65 e la popolazione con più di 85 anni raddoppierà, dal 3,8% al 7,2%.</p>
<p>La solitudine, in particolare, è uno degli indicatori più disarmanti di questa trasformazione e nuova domanda di bisogni di salute. In Italia il 14% delle persone dichiara di non avere nessuno a cui chiedere aiuto e il 12% nessuno a cui raccontare aspetti personali, rispetto a una media UE pari al 6,1%. Sono numeri che non appartengono soltanto alla sfera sociale: aumentano il rischio di depressione, peggioramento delle condizioni croniche, perdita di autonomia e ricorso improprio ai servizi sanitari. Un anziano fragile e solo non ha bisogno soltanto di una prestazione medica, ma di una rete di supporto coordinata e vicina nella comunità che possa supportarlo anche presso il proprio domicilio. Umanizzazione delle cure e attenzione ai bisogni della persona e non solo del paziente diventa essenziale.</p>
<p>La presenza di una rete rete diventa cruciale nella cosiddetta sanità di prossimità. Dove prossimità non significa semplicemente fornire una prestazione più vicina ai luoghi di vita e lavoro delle persone. Significa costruire e mantenere un ecosistema proattivo capace di tenere insieme prevenzione, presa in carico, riabilitazione e supporto alle attività quotidiane. In altri termini, un sistema che non si limiti a reagire al singolo evento ma sia in grado di mantenere le migliori condizioni di salute della persona sull’intero percorso della vita.</p>
<p>La riforma dell’assistenza territoriale avviata con il DM 77/2022 e gli investimenti della Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), arrivati a scadenza il 30 giugno scorso, hanno posto le basi infrastrutturali di questo cambiamento, puntando sulla realizzazione di strutture di cura intermedie, sul potenziamento dell’assistenza domiciliare e sulla digitalizzazione, dalla telemedicina agli strumenti di supporto alla presa in carico. Tuttavia, perché queste innovazioni organizzative possano tradursi in un effettivo miglioramento della qualità dell’assistenza, è indispensabile garantirne il funzionamento concreto.</p>
<p>Nel caso delle strutture di cura intermedie, come le Case e gli Ospedali della Comunità, l’innovazione è effettivamente tale quando una qualsiasi struttura sanitaria è popolata da professionisti, integrata con i servizi sociali e riconoscibile dai cittadini. Ma gli obiettivi del Piano si limitano a valutarne la costruzione e l’installazione, non la loro operatività.</p>
<p>Un discorso simile vale per l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2025 sono stati presi in carico 1.625.785 assistiti over-65, pari all’11,3% della popolazione anziana, a fronte di un obiettivo del 10%. Le stime attuali assumono però che circa il 60% degli assistiti. Se tale previsione si rivelasse troppo ottimistica, le risorse allocate potrebbero risultare inadeguate, si tratterebbe di offrire una intensità assistenziale insufficiente, pur a fronte di una discreta copertura. Il futuro dell’assistenza domiciliare dovrà quindi essere valutato non solo sul numero di persone raggiunte, ma sulla capacità di modulare gli interventi, integrare competenze diverse e garantire la copertura del reale fabbisogno di salute nel tempo.</p>
<p>In questo quadro, il processo di digitalizzazione del sistema sanitario che, insieme alle infrastrutture di prossimità, costituisce il cuore della Missione 6 del PNRR, può garantire una maggiore continuità assistenziale, tempestività della presa in carico e personalizzazione delle cure. La diffusione dei servizi di telemedicina, nelle sue diverse forme di teleassistenza, telemonitoraggio e teleconsulto, così come del Fascicolo Sanitario Elettronico, possono aiutare a seguire a distanza i pazienti cronici, ridurre gli spostamenti, oltre a facilitare il coordinamento tra professionisti, ottimizzando l’appropriatezza prescrittiva.</p>
<p>Nel caso della telemedicina, il target europeo – almeno 300.000 persone assistite sfruttando strumenti di telemedicina – è stato raggiunto, dato che a dicembre 2025, gli assistiti in telemedicina sono 566.321 (+171% sull’obiettivo di partenza) – anche se la percentuale varia notevolmente in base alla Regione e alla tipologia di servizio.</p>
<p>Una situazione sovrapponibile si registra con la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico, uno degli strumenti più rilevanti per il rafforzamento dell’infrastruttura digitale del SSN, in grado di consentire al cittadino-paziente un accesso più semplice, trasparente e tempestivo alle proprie informazioni sanitarie. Sempre a dicembre 2025, circa il 95% MMG/PLS italiani aveva alimentato il FSE negli ultimi 90 giorni, una percentuale superiore all’85% condiviso a livello europeo. Tuttavia, appena 1 cittadino su 4 dichiara di aver utilizzato lo strumento, con percentuali inferiori al 10% in tutte le Regioni del Mezzogiorno, esclusa la Campania.</p>
<p>In aggiunta, perché questa trasformazione produca effetti reali servono persone, competenze e relazioni professionali.</p>
<p>La carenza di personale sanitario, in particolare di infermieri, di alcune specializzazioni mediche a partire dai medici di medicina generale, resta uno dei principali ostacoli alla piena attuazione della sanità territoriale e delle altre riforme del PNRR. Le nuove infrastrutture e le piattaforme digitali, infatti, possono funzionare solo se accompagnate dalla presenza di équipe multiprofessionali, dalla definizione di responsabilità chiare e dalla promozione di competenze organizzative adeguate.</p>
<p>Da ultimo, il nostro Servizio Sanitario Nazionale è un valido alleato dei cittadini – l’indagine “PaRIS” ne sottolinea alcuni punti di forza, come il fatto che il 67% degli italiani con patologie croniche riceve supporto adeguato nella gestione della propria salute (4 punti in più della media OCSE), ma persistono criticita significative: la frammentazione dei servizi e le difficoltà di superare il modello di separazione tra ospedale e territorio, alla base delle riforme di cui sopra, ma anche le disuguaglianze regionali nell’accesso alle cure, la difficoltà nel garantire una reale presa in carico multidisciplinare, tra le altre.</p>
<p>Allo stesso tempo però, il sistema sanitario attuale è profondamente diverso da quello di cinquant’anni fa: la prossimità non può limitarsi a una riqualificazione degli spazi, così come la digitalizzazione non può essere ridotta a un intervento tecnologico sull’esistente. Il rischio principale è digitalizzare modelli organizzativi del passato, senza intervenire sui processi, sui ruoli professionali e sull’organizzazione dei servizi. Un rischio che il nostro SSN non può correre.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<hr />
<p><em>Elaborazioni THEA su dati AGENAS, Istat, Ministero della Salute, OCSE, Ufficio Parlamentare di Bilancio. </em><br />
<em>Per approfondire i temi trattati si rimanda a: TEHA (2025), “XX Rapporto Meridiano Sanità”. </em><br />
<a href="https://healthcare.ambrosetti.eu/it"><em>https://healthcare.ambrosetti.eu/it</em></a></p>
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		<title>La cura cambia casa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo numero raccontiamo la sanità che cambia: più vicina alle persone, più radicata nei territori, più attenta alla qualità della vita e alla cura come relazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110569" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454.jpg" width="1826" height="1217" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454.jpg 1826w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1826px) 100vw, 1826px" /></div>
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<p>Un ecosistema che intercetta nuovi bisogni sociali, l’invecchiamento della popolazione, la crescente domanda di qualità della vita e la necessità di una cura sempre più umana, accessibile e personalizzata.</p>
<p>Questa monografia intende raccontare i nuovi orizzonti della salute: quelli che mettono al centro le persone, le competenze, le relazioni e la capacità di costruire fiducia nelle comunità. Un viaggio dentro una sanità che cambia, tra innovazione tecnologica e fattore umano, tra professionalità, impresa e responsabilità sociale.</p>
<p>Perché oggi curare non significa soltanto guarire: significa accompagnare, ascoltare, riabilitare, prevenire e prendersi cura. E farlo vicino alle persone, nei territori, dentro la vita reale del Paese.</p>
<p>Buona lettura!</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
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		<title>Curare il futuro, vicino alle persone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfio Quarteroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:10:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La salute comincia prima dell’ospedale: nelle reti di prossimità, nella capacità di leggere i bisogni delle persone fragili e nell’incontro tra comunità, ricerca e innovazione tecnologica</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 90%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110508" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-jan-van-der-wolf-11680885-6743689.jpg" width="1971" height="1306" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-jan-van-der-wolf-11680885-6743689.jpg 1971w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-jan-van-der-wolf-11680885-6743689-300x199.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-jan-van-der-wolf-11680885-6743689-1024x679.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-jan-van-der-wolf-11680885-6743689-768x509.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-jan-van-der-wolf-11680885-6743689-1536x1018.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-jan-van-der-wolf-11680885-6743689-350x232.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1971px) 100vw, 1971px" /></div>
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<p>La qualità di una società non si misura soltanto dalla sua ricchezza economica, ma dalla capacità di prendersi cura delle persone più fragili. Degli anziani che affrontano la solitudine e la non autosufficienza. Dei bambini che manifestano difficoltà nel neurosviluppo. Dei giovani che vivono situazioni di disagio. Delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Di tutti coloro che, per ragioni diverse, si trovano a vivere una condizione di vulnerabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«La Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi sostiene progetti ma soprattutto cerca di interpretae i cambiamenti della società per costuire risposte innovative e sostenibili»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>È da questa convinzione che nasce l&#8217;impegno della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi nel settore sanitario e sociosanitario. Un impegno che non si limita a sostenere singoli progetti, ma che cerca di interpretare i cambiamenti profondi della nostra società per individuare le sfide che ci attendono e contribuire a costruire risposte innovative e sostenibili.</p>
<p>Negli ultimi anni abbiamo lavorato a stretto contatto con l&#8217;ASST di Lodi, con le amministrazioni locali, con il mondo del volontariato e del Terzo Settore, convinti che la complessità dei problemi richieda la capacità di mettere in rete competenze e responsabilità diverse.</p>
<p>Abbiamo sostenuto percorsi che rendono più accessibile la sanità alle persone con disabilità complesse, come il progetto DAMA, che aiuta pazienti e famiglie a superare gli ostacoli che spesso rendono difficile l&#8217;accesso alle cure. Abbiamo promosso iniziative rivolte ai giovani seguiti dai servizi di neuropsichiatria infantile e dell&#8217;adolescenza, nella consapevolezza che la salute mentale rappresenti una delle grandi emergenze del nostro tempo. Abbiamo accompagnato esperienze originali nelle quali l&#8217;arte, la creatività e la relazione diventano parte integrante di un percorso di cura e di crescita personale.</p>
<p>Ma soprattutto abbiamo cercato di guardare avanti.</p>
<p>La curva demografica del nostro Paese ci consegna una realtà inedita. Viviamo più a lungo di qualsiasi generazione che ci abbia preceduto. È una conquista straordinaria, ma comporta nuove responsabilità. Le malattie neurodegenerative sono destinate ad aumentare. Crescerà il numero delle persone fragili che avranno bisogno di assistenza continuativa. Le famiglie saranno chiamate a sostenere carichi assistenziali sempre più impegnativi.</p>
<p>Per questa ragione la Fondazione ha scelto di dedicare particolare attenzione ai temi dell&#8217;invecchiamento e delle demenze. Attraverso il progetto S.I.L.V.E.R. promosso insieme a una serie di realtà del territorio tra cui l’Ufficio di Piano Ambito di Lodi, abbiamo lavorato per favorire un modello di invecchiamento attivo che unisce assistenza domiciliare, monitoraggio sanitario, sostegno psicologico, socializzazione e accompagnamento delle famiglie.</p>
<p>Negli ultimi anni, poi, abbiamo sostenuto le RSA nel loro percorso di trasformazione, aiutandole a diventare strutture sempre più capaci di affrontare bisogni sanitari complessi. Durante la pandemia abbiamo fornito strumenti diagnostici innovativi alle case di riposo del territorio affinché la cura potesse raggiungere il paziente senza costringerlo a spostamenti spesso difficili o impossibili. Abbiamo inoltre investito in progetti dedicati alla prevenzione e alla presa in carico precoce delle demenze, perché siamo convinti che la vera sfida dei prossimi anni non sarà soltanto curare meglio, ma individuare prima i segnali della malattia e accompagnare con maggiore efficacia le persone e le loro famiglie.</p>
<p>Accanto a questa sfida ve n&#8217;è un&#8217;altra che considero altrettanto importante: quella legata ai disturbi del neurosviluppo e, in particolare, allo spettro autistico.</p>
<p>Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita significativa delle diagnosi. Dietro ogni diagnosi vi sono bambini, ragazzi, genitori, insegnanti, educatori che chiedono non soltanto servizi, ma opportunità di vita. Per questo abbiamo sostenuto progetti dedicati al riconoscimento precoce dei bisogni, all&#8217;inclusione scolastica, all&#8217;autonomia abitativa e lavorativa. L&#8217;obiettivo non è semplicemente assistere una fragilità, ma valorizzare il potenziale di ogni persona e costruire percorsi che consentano una piena partecipazione alla vita della comunità.</p>
<p>Questi temi si intrecciano con un&#8217;altra grande trasformazione che sta interessando il mondo della medicina.</p>
<p>Come matematico ho avuto la fortuna di lavorare per molti anni con clinici, biologi e ricercatori nello sviluppo di modelli matematici e algoritmi capaci di descrivere il funzionamento del corpo umano. Da questa collaborazione è nato uno dei concetti più promettenti della medicina contemporanea: il gemello digitale del paziente.</p>
<p>Grazie all&#8217;integrazione tra dati clinici, modelli matematici e capacità computazionale, oggi diventa possibile costruire rappresentazioni virtuali di organi e sistemi fisiologici per comprendere meglio l&#8217;evoluzione delle malattie, prevedere l&#8217;efficacia di un trattamento e personalizzare le terapie.</p>
<p>Non si tratta di fantascienza. Si tratta di una delle frontiere più avanzate della medicina traslazionale, cioè di quella medicina che trasforma rapidamente i risultati della ricerca in benefici concreti per il paziente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Il futuro della sanità si gioca nell&#8217;incontro tra la prossimità e l&#8217;innovazione»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Credo profondamente che il futuro della sanità si giochi proprio nell&#8217;incontro tra queste due dimensioni apparentemente lontane: la prossimità e l&#8217;innovazione.</p>
<p>Da un lato abbiamo bisogno di tecnologie sempre più sofisticate, di intelligenza artificiale, di medicina personalizzata, di strumenti capaci di anticipare la malattia prima ancora che si manifesti pienamente. Dall&#8217;altro abbiamo bisogno di comunità che sappiano accogliere, ascoltare, accompagnare e sostenere.</p>
<p>La tecnologia può aiutarci a vivere più a lungo. La comunità ci aiuta a vivere meglio.</p>
<p>Per questo una Fondazione Comunitaria come la nostra non deve limitarsi a distribuire risorse. Deve leggere il presente con lucidità e contribuire a costruire il futuro. Deve individuare i punti di maggiore criticità della società e sostenere quelle iniziative che, pur nascendo spesso come esperienze locali, possano diventare il seme di politiche più ampie, strutturali e durature.</p>
<p>In questi anni abbiamo sostenuto centinaia di progetti in ambiti molto diversi: dalla disabilità all&#8217;assistenza agli anziani, dalla salute mentale all&#8217;inclusione sociale, dalla prevenzione alla formazione degli operatori. Dietro ciascuno di essi vi è la stessa convinzione: la salute non coincide con l&#8217;assenza di malattia. La salute è dignità. È autonomia. È partecipazione. È qualità della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«La sfida è costruire una società che metta al centro la persona»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>E forse la sfida più importante che abbiamo davanti consiste proprio in questo: costruire una società capace di mettere al centro la persona, utilizzando le migliori conoscenze scientifiche disponibili senza mai perdere di vista il valore delle relazioni umane.</p>
<p>Perché il futuro della cura non sarà soltanto più tecnologico. Dovrà essere anche più umano. E sarà davvero vicino alle persone soltanto se sapremo costruirlo insieme.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
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		<title>L’infrastruttura invisibile del benessere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Toni D'Andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla sanificazione degli ambienti alla robotica, dalla formazione degli operatori all’intelligenza artificiale: i servizi alla persona sono la trama invisibile che sostiene la cura, migliora la qualità della vita e accompagna l’evoluzione della sanità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 73%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110524" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920.jpg" width="1728" height="1152" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920.jpg 1728w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1728px) 100vw, 1728px" /></div>
					</div>
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<p>Per avere un’idea di quanto l’intervento dei servizi abbia migliorato la nostra longevità accenno al fatto che 100 anni fa, nel 1925, l’aspettativa di vita in Italia era, nella media tra uomini e donne, di 55 anni, oggi è di 84 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«In un secolo abbiamo allungato il tempo della nostra esistenza di 30 anni»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un secolo abbiamo allungato il tempo della nostra esistenza di 30 anni. Un miracolo potremmo dire, ebbene, il contributo più importante a questa straordinaria dilatazione del tempo della nostra vita è stato portato senza alcun dubbio dai servizi di cura e di assistenza alla persona, dai servizi sanitari, dai servizi di pulizia, dalle attività di educazione e formazione che hanno creato prima consapevolezza e poi senso di responsabilità.</p>
<p>Migliori condizioni igieniche e accesso all’acqua potabile, alimentazione più sicura, vaccinazioni, antibiotici e progressi della diagnostica e della medicina, l’abitudine a pulire e a sanificare gli ambienti. Distilliamo dalla grande famiglia dei servizi quelli sanitari che riguardano: la medicina preventiva e di cura, l’assistenza territoriale, la telemedicina e la telediagnostica, la pulizia degli ospedali, il controllo delle contaminazioni e la organizzazione di tutte informazioni utili.</p>
<p>Un network di attività che richiamano azioni semplici come il lavaggio delle mani, che riduce le infezioni gastrointestinali fino al 50% e le infezioni correlate all’assistenza fino al 40% e interventi più complessi come l’utilizzo di tecnologie evolute, dall’intelligenza artificiale alla robotica, alla elaborazione dei big data.</p>
<p>Tra le attività svolte degli ultimi anni, alla ricerca di un approccio più efficace alla cura e alla assistenza, ce ne sono alcune che meritano particolare attenzione. Abbiamo imparato per esempio che i servizi di sanificazione degli ambienti negli ospedali e di tutti i presidi sanitari possono ridurre drasticamente l’incidenza delle ICA (infezioni correlate all’assistenza). Uno studio dell’ECDC (European Center for Disease Control) ha stimato che il 5,7% dei pazienti contrae un’ ICA e che ogni anno sono oltre 4 milioni i pazienti in Europa che si ammalano con oltre 37.000 decessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«L&#8217;importanza della sanificazione per evitare che gli ospedali da luoghi di cura si trasformano nei luoghi del contagio e della malattia»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli ospedali da luoghi di cura si trasformano nei luoghi del contagio e della malattia. E’ dimostrato che ogni caso di infezione determina un prolungamento medio della degenza di 15 giorni ed un aumento di spesa variabile per paziente tra i 5 e i 50 mila Euro. L’OMS (Organizzazione Mondiale di Sanità) riferisce che ogni 100 ricoverati nel mondo, 7 pazienti nei Paesi ad alto reddito e 15 nei Paesi a basso reddito acquisiscono almeno un’infezione durante la degenza ospedaliera. Incidenze che arrivano al 30% nei reparti di terapia intensiva.</p>
<p>A conferma di quanto la pulizia e la sanificazione siano cruciali, è stato rilevato che durante il periodo COVID, nel quale l’attenzione alle precauzioni igieniche è stata maggiore, i numeri riferiti alle infezioni e ai contagi si sono ridotti sensibilmente. I servizi di pulizia, dunque, i più elementari e meno complessi da erogare, hanno prodotto risultati eccellenti. Guardiamo allora al futuro e alle tecnologie emergenti con entusiasmo e con speranza non dimenticando di assolvere agli antichi bisogni, primo tra tutti quello di creare condizioni igieniche ottimali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«I servizi alla persona richiedono professionalità riconosciute: competenze formate e aggiornate, insieme a una retribuzione adeguata al valore del lavoro svolto»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho detto all’inizio che i servizi alla persona sono l’insieme di attività professionali e in quanto tali richiedono l’affermazione di almeno due condizioni necessarie, che le prestazioni professionali siano retribuite adeguatamente e che la competenza rappresentata sia il risultato di un percorso formativo professionale adeguato, costantemente aggiornato.</p>
<p>Le organizzazioni di rappresentanza si muovono tutte in questa direzione. Il “futuro prossimo venturo” ci riserva sfide appassionanti e conquiste sorprendenti. Una evoluta logistica ospedaliera e farmaceutica ci consentirà di gestire gli approvvigionamenti complessi, a cui riferiscono migliaia di variabili in modo accurato e sicuro, l’Intelligenza Artificiale ci aiuterà a comunicare con pazienti afasici o con gravi compromissioni cognitive, ci permetterà di elaborare in tempo reale moli impressionanti di dati, a classificarli e a incrociarli con altre fonti, potremo conoscere delle varie malattie nel mondo le incidenze di ricorrenza, di recidiva, di reinfezione, ma anche dei successi di terapie sperimentali, di interventi chirurgici innovativi e di casi di guarigioni totali monitorati in tutto il pianeta e raccolti in banche dati accessibili alla scienza. La robotica ci consentirà di assistere i pazienti in stato vegetativo o di minima coscienza, gli esoscheletri aiuteranno gli operatori sanitari a sollevare e spostare, ad eseguire riabilitazioni neurologiche o il recupero di deambulazione nei pazienti paraplegici. Una sensoristica indossabile ci consentirà poi di monitorare a distanza i parametri vitali di moltissimi pazienti, di prevenire rischi di caduta, di controllare lo stato del sonno, e di segnalare peggioramenti clinici, altri sensori statici potranno invece monitorare la salubrità degli ambienti e la qualità dell’aria.</p>
<p>Qualcuno afferma che curare non significa solo guarire da una malattia, significa anche accompagnare, ascoltare, riabilitare, prendersi cura. È proprio così e significa anche progettare una struttura ospedaliera o una casa di riposo o un qualunque presidio di residenza per la cura pensando a tutti i servizi che in quel luogo dovranno essere erogati nel modo più efficace ed efficiente e non dimenticando mai che la cura arriva al paziente proprio attraverso i servizi.</p>
<p>Non ringrazieremo mai abbastanza le centinaia di migliaia di operatori che con la loro competenza tutti giorni a tutte le ore rendono la nostra vita migliore. Una nuova teoria che si afferma nella cultura del progetto è quella della progettazione integrata, l’idea cioè che i servizi siano progettati insieme alla struttura, all’immobile, al “facility”. L’obbiettivo è che in fase di progettazione dell’immobile e della sua destinazione d’uso si prevedano tutte le possibili variabili funzionali e si predisponga la struttura all’integrazione di eventuali dispositivi e ad accogliere soluzioni di automazione e robotizzazione. Una rivoluzione metodologica, già sperimentata in altri ambiti, che porterà miglioramenti importanti sia in termini di efficienza e sicurezza ma anche e soprattutto di qualità dell’erogazione dei servizi.</p>
<p><strong>I servizi sono l&#8217;infrastruttura invisibile del benessere: aumentano il comfort quotidiano e contribuiscono direttamente alla salute, alla sicurezza e alla longevità delle persone.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-17" data-row="script-row-unique-17" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-17"));</script></div></div></div>
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		<title>La salute è un bene comune: le risposte del Sistema Confartigianato per le famiglie e le imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Confartigianato Persone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:45:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo denuncia delle criticità, ma risposte concrete: attraverso organizzazioni collegate come ANAP e ANCoS APS, il Sistema Confartigianato mette in campo una risposta organica sul tema della salute, fondata su welfare di prossimità, tutela delle persone e responsabilità verso le comunità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 60%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110583" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099.jpg" width="1344" height="2016" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099.jpg 1344w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099-683x1024.jpg 683w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099-768x1152.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099-1024x1536.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099-350x525.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /></div>
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<p>Questa contrazione finanziaria genera criticità quotidiane drammatiche che gravano in particolar modo sulle fasce più vulnerabili della popolazione, come i pazienti cronici e gli anziani:</p>
<ul>
<li><strong>La rinuncia alle cure e la spesa delle famiglie: </strong>Le statistiche dicono che nel 2024, ben 1 italiano su 10 ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di liste d&#8217;attesa interminabili o per motivi economici. Parallelamente, la spesa sanitaria privata è aumentata e la stragrande maggioranza della stessa, è pagata direttamente di tasca propria dalle famiglie (<em>out-of-pocket</em>).</li>
<li><strong>La privatizzazione di fatto: </strong>L&#8217;indebolimento del settore pubblico sta spianando la strada al mercato. Tra il 2016 e il 2023, la spesa dei cittadini nel &#8220;privato puro&#8221; (non convenzionato) è letteralmente esplosa del 137%, creando un binario assistenziale parallelo accessibile solo a chi se lo può permettere.</li>
<li><strong>Il paradosso del personale sanitario: </strong>L&#8217;Italia sconta un forte squilibrio strutturale. Se da un lato è al secondo posto in Europa per numero di medici (5,4 ogni 1.000 abitanti), assistiamo a una loro fuga continua dal SSN verso il privato o l&#8217;estero a causa di turni logoranti e retribuzioni sotto la media OCSE. Dall&#8217;altro lato, siamo in piena emergenza infermieristica (soli 6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media OCSE di 9,5), con una professione che ha perso attrattività e registra iscrizioni universitarie inferiori ai posti disponibili.</li>
<li><strong>I divari territoriali e i ritardi del PNRR: </strong>Solo 13 Regioni rispettano oggi i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), accentuando una spaccatura Nord-Sud che costringe i cittadini del Mezzogiorno alla mobilità sanitaria e riduce la loro aspettativa di vita fino a 3 anni rispetto al Settentrione. In questo contesto, la riorganizzazione della sanità territoriale legata al PNRR sconta dei ritardi: al 30 giugno 2025, non tutte le Case della Comunità programmate risultavano davvero attive e provviste di personale, con il rischio concreto di consegnare entro la fine del 2026 delle &#8220;scatole vuote&#8221;.</li>
</ul>
<p>Questo quadro, che può sembrare drammatico, non rappresenta soltanto un&#8217;emergenza statistica, ma una vera e propria barriera allo sviluppo economico e al benessere sociale dei nostri territori. Di fronte alla frammentazione della rete assistenziale, il tessuto dei piccoli imprenditori, degli artigiani, dei loro dipendenti e delle loro famiglie si trova particolarmente esposto. In uno scenario in cui la salute rischia di trasformarsi da diritto fondamentale a bene di lusso legato al censo, la risposta non può più essere affidata a storiche contrapposizioni ideologiche tra pubblico e privato; serve invece una visione concreta, matura e responsabile, capace di mettere al centro il cittadino prima delle appartenenze.</p>
<p>È proprio da questa urgenza che il Sistema Confartigianato, attraverso le sue organizzazioni collegate come l’ANAP (Associazione Nazionale degli Anziani e Pensionati) e l&#8217;ANCoS APS, ha avvertito la necessità imperativa di occuparsi in modo organico del tema della salute. Non si tratta di una semplice risposta assistenziale, ma di un intervento di sussidiarietà attiva e virtuosa. Anticipando i tempi, il Sistema Confartigianato ha deciso che la salute dei propri iscritti e pensionati è una priorità assoluta, strutturando soluzioni di welfare e sanità integrativa capaci di abbattere i tempi d&#8217;attesa, azzerare gli esborsi imprevisti &#8220;di tasca propria&#8221; e costruire un vero e proprio &#8220;paracadute sociale&#8221;. Proteggere la salute dei nostri associati significa, oggi più che mai, difendere la continuità aziendale delle nostre imprese e la serenità delle comunità in cui operiamo, trasformando l&#8217;appartenenza associativa in una risposta concreta alle sfide più difficili del nostro tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Il 5&#215;1000 come motore di benessere territoriale: la concretezza di ANCoS APS</span></h3>
<p>Nel DNA del Sistema Confartigianato risiede una certezza indiscutibile: la rappresentanza economica non può mai essere disgiunta dal benessere sociale della comunità. Il braccio operativo che traduce quotidianamente questo principio in azioni di solidarietà è ANCoS APS (Associazione Nazionale Comunità Sociali e Sportive), l&#8217;Associazione di Promozione Sociale nata per volontà dei soci Confartigianato e radicata capillarmente in tutta Italia. Da oltre vent&#8217;anni, ANCoS promuove attività di utilità sociale, formazione e tutela dei cittadini, interpretando il welfare non come una delega passiva, ma come un intervento di prossimità attivo e tangibile.</p>
<p>Il principale motore economico di questa straordinaria rete di protezione sociale è la raccolta dei fondi del 5&#215;1000. Attraverso la libera scelta dei contribuenti, ANCoS trasforma la solidarietà in interventi reali anche sul campo socio-sanitario, intervenendo lì dove l&#8217;aiuto è più urgente. I fondi raccolti non si disperdono in rivoli burocratici, ma si traducono in stanziamenti precisi a favore della salute pubblica, della ricerca avanzata e dell&#8217;assistenza alle fasce più deboli della popolazione.</p>
<p>Sfogliando l&#8217;albo delle iniziative realizzate da ANCoS su scala nazionale, emergono alcuni progetti simbolo dal profondo impatto sociale ed economico:</p>
<ul>
<li><strong>La Campagna Nazionale Defibrillatori</strong>: Con lo stanziamento di un importante fondo pluriennale, ANCoS si è prodigata per la sicurezza e la cardio-protezione della collettività. L&#8217;associazione ha acquistato e fornito decine di defibrillatori ai propri comitati provinciali, i quali li hanno donati agli Enti locali per metterli a disposizione nei luoghi più frequentati dalle comunità, offrendo un dispositivo salvavita fondamentale nei primi soccorsi.</li>
<li><strong>“SOS Ricerca&#8221; e la lotta al cancro</strong>: Dimostrando che l&#8217;impegno di ANCoS è a vantaggio di tutta la collettività, l&#8217;associazione ha finanziato un progetto di ricerca d&#8217;avanguardia presso la facoltà di Medicina dell&#8217;<em>Università Politecnica delle Marche</em>. Il contributo ha permesso l&#8217;acquisto di un macchinario innovativo per lo studio clinico dei tumori del colon-retto, supportando lo sviluppo di metodiche mininvasive volte a eseguire interventi chirurgici sempre più conservativi e meno traumatici per i pazienti.</li>
<li><strong>Ecografi d&#8217;eccellenza per gli ospedali pubblici</strong>: Con l&#8217;obiettivo di sostenere e potenziare direttamente la sanità pubblica, riducendo i tempi di attesa per esami diagnostici cruciali, ANCoS ha promosso la donazione di ecografi multidisciplinari di ultima generazione a diverse strutture ospedaliere del territorio nazionale, mettendo a disposizione dei medici e dei cittadini tecnologie diagnostiche ad altissima</li>
<li><strong>&#8220;TrasportAbile&#8221; e il trasporto disabili</strong>: La mobilità è un diritto fondamentale e un prerequisito per l&#8217;accesso alle Attraverso il progetto <em>trasportAbile </em>e l&#8217;acquisto di automezzi specificamente attrezzati, ANCoS garantisce quotidianamente il trasferimento assistito di persone con disabilità, anziani e pazienti non autosufficienti verso i centri di cura, i presidi ospedalieri e le strutture riabilitative, abbattendo le barriere dell&#8217;isolamento.</li>
<li><strong>Sollevatori per disabili e l&#8217;umanizzazione dell&#8217;assistenza</strong>: Sempre sul fronte della disabilità e della non autosufficienza, l&#8217;associazione ha finanziato l&#8217;acquisto e la fornitura di sollevatori meccanici e attrezzature per la movimentazione dei pazienti. Un aiuto concreto che migliora drasticamente la qualità della vita quotidiana dei disabili e, al contempo, alleggerisce il gravoso lavoro fisico dei familiari e dei</li>
<li><strong>Prevenzione e predizione dell&#8217;Alzheimer</strong>: Guardando alle sfide del futuro e all&#8217;invecchiamento della popolazione, ANCoS sostiene attivamente campagne nazionali dedicate alla salute del cervello. Attraverso il finanziamento di progetti scientifici e giornate di screening sul territorio, l&#8217;associazione punta sulla predizione precoce e sulla prevenzione delle patologie neurodegenerative, offrendo alle famiglie strumenti per intercettare i primi sintomi della malattia e rallentarne il decorso.</li>
<li><strong>&#8220;ANCoS a casa tua&#8221; e il Welfare Domiciliare</strong>: Sul fronte del supporto diretto alle fragilità quotidiane, spicca il Servizio Socio-Assistenziale Domiciliare (SAD) sviluppato in stretta collaborazione con ANAP. Il progetto risponde ai bisogni di persone non autosufficienti per malattia o disabilità e di anziani in condizioni di solitudine, garantendo loro l&#8217;assistenza necessaria per continuare a vivere dignitosamente all&#8217;interno della propria abitazione.</li>
<li><strong>Tecnologie per l&#8217;umanizzazione delle cure oncologiche</strong>: Un altro esempio toccante di vicinanza ai malati è la donazione di caschi refrigeranti per chemioterapia a reparti Questo dispositivo medico permette di ridurre l&#8217;alopecia nei pazienti oncologici sottoposti a trattamento, migliorando sensibilmente la loro qualità di vita e l&#8217;impatto psicologico durante il percorso di cura.</li>
<li><strong>Il progetto &#8220;Food@rt&#8221;: </strong>Durante la pandemia si sono moltiplicate le domande di assistenza, supporto e servizi di base da parte di famiglie “fragili”, in condizioni di povertà, spesso costituite da anziani soli, non autosufficiente e con difficoltà nell’accesso quotidiano ai beni di prima necessità. L’ANCoS non poteva rimanere indifferente alle richieste di intervento ed ha perciò sostenuto, grazie all’impiego del contributo 5&#215;1000, un progetto mirato all’acquisto e alla donazione di 20 Fiat Fiorino con dotazione per il trasporto alimenti nel rispetto della normativa HACCP, che ha coinvolto tutto il territorio nazionale. Le sedi beneficiarie hanno utilizzato i mezzi per garantire la consegna di generi di prima necessità a famiglie e/o persone sole, in condizione di disagio e non autosufficienza o in condizioni economiche difficili.</li>
<li><strong>La risposta all&#8217;Emergenza Covid-19 e il sostegno alla Protezione Civile: </strong>Nei mesi più drammatici della crisi pandemica, quando la sanità e le strutture territoriali si sono trovate in una condizione di stress senza precedenti, ANCoS ha saputo agire con straordinaria tempestività ed efficacia dirottando risorse cruciali sul campo. L&#8217;associazione ha finanziato l&#8217;acquisto di presidi medico-chirurgici, dispositivi di protezione individuale e attrezzature d&#8217;emergenza e ventilatori polmonari, sostenendo in modo diretto le strutture ospedaliere in prima linea e i volontari della Protezione Civile impegnati nella gestione dell&#8217;emergenza epidemiologica a tutela della salute pubblica.</li>
</ul>
<p>Queste iniziative dimostrano una verità fondamentale: il Terzo Settore guidato dal mondo dell&#8217;artigianato non è un semplice spettatore, ma un partner insostituibile della sanità italiana, capace di impiegare le risorse dei cittadini con trasparenza, tempestività e una straordinaria efficacia terapeutica e sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Pubblico e Privato: l&#8217;alleanza necessaria e il ruolo di ASSDIR</span></h3>
<p><strong> </strong>Per tradurre questa visione in una proposta autorevole ed evitare la frammentazione del settore, in seno a Confartigianato è nata ASSDIR (Associazione Strutture Sanitarie, Assistenziali, Diagnostiche e di Riabilitazione). ASSDIR rappresenta una svolta epocale per la rappresentanza: dà infatti voce, organizzazione e una sede istituzionale a quel vasto mondo di strutture sanitarie private (sia accreditate che non accreditate) che ogni giorno presidiano i territori garantendo prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione.</p>
<p>La collocazione di ASSDIR dentro Confartigianato risponde a una linea programmatica chiarissima: la sanità italiana ha bisogno di essere più accessibile e integrata, valorizzando ogni componente seria, qualificata e regolamentata del Paese. Quando la sanità privata opera con investimenti, competenza e rispetto delle regole, essa non è un elemento marginale o speculativo, ma una parte reale, strutturale e insostituibile dell&#8217;offerta di salute nazionale.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di ASSDIR si inserisce perfettamente nel disegno del nostro sistema: non limitarsi alla denuncia delle criticità strutturali, ma concorrere alla costruzione delle soluzioni. L&#8217;associazione lavora per superare le rigidità burocratiche e regionali, promuovendo tavoli istituzionali volti all&#8217;abbattimento delle liste d&#8217;attesa e all&#8217;integrazione reale tra l&#8217;assistenza sanitaria e quella sociale. È proprio attraverso questa spinta alla coesione e lo sviluppo di modelli innovativi di welfare associativo che il sistema si fa promotore di soluzioni mutualistiche all&#8217;avanguardia, capaci di unire chi la sanità la esprime come impresa e chi ne usufruisce come cittadino.</p>
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<h3><span class="font-435549">Nasce &#8220;MutuArti&#8221;: la risposta concreta a misura di artigiano e pensionato</span></h3>
<p><strong> </strong>La dimostrazione più tangibile di come il nostro sistema intenda tradurre i valori della sussidiarietà in tutele reali è la nascita di MutuArti Società di mutuo soccorso. Costituita ufficialmente il 31 luglio 2024 per iniziativa dell&#8217;ANAP (Associazione Nazionale degli Anziani e Pensionati) e dei componenti del suo Ufficio di Presidenza, questa nuova realtà (prossima all&#8217;acronimo ETS con l&#8217;iscrizione al RUNTS) nasce per colmare un vuoto assistenziale diventato ormai insostenibile.</p>
<p>Ci troviamo di fronte a dati sociali ed economici acquisiti e preoccupanti: il progressivo invecchiamento della popolazione si scontra con la rinuncia alle cure o con il ricorso sempre più massiccio a spese sanitarie pagate di tasca propria, a causa delle crescenti carenze del Servizio Sanitario Nazionale. In questo scenario, i grandi fondi sanitari o le compagnie di assicurazione tradizionali mostrano forti limiti: spesso escludono i lavoratori nel momento in cui vanno in pensione, oppure applicano costi proibitivi e vincolati a rigidi questionari anamnestici.</p>
<p>In un contesto simile, l&#8217;iniziativa assunta dal Sistema Confartigianato non è solo lungimirante, ma assume i caratteri di una necessità vitale per la tenuta sociale dei nostri associati.</p>
<p>Laddove lo Stato arretra e i grandi fondi assicurativi speculativi applicano logiche di esclusione commerciale legate all&#8217;età o ai rischi di salute, la risposta mutualistica di Confartigianato si inserisce come un pilastro di sussidiarietà attiva e democratica.</p>
<p>MutuArti scardina questa logica commerciale rimettendo al centro la persona:</p>
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<li>Nessun limite di età: La mutua accoglie i soci senza discriminazioni anagrafiche, proteggendo proprio le fasce più fragili ed esposte, come i nostri pensionati.</li>
<li>Nessun questionario anamnestico: Non viene richiesta alcuna autovalutazione dello stato di salute all&#8217;ingresso. Le patologie pregresse o in essere non determinano l&#8217;esclusione, ma vengono coperte dopo un periodo di carenza di 36 mesi.</li>
<li>Assenza di scopo di lucro: Ogni risorsa resta all&#8217;interno della società, con il divieto assoluto di distribuire utili, per perseguire esclusivamente finalità di interesse generale e benessere per i soci e i loro familiari conviventi.</li>
</ul>
<p>Una struttura solida e prestazioni a 360 gradi</p>
<p>Dal punto di vista operativo, MutuArti ha scelto una gestione intelligente e sostenibile. Per evitare di gravare sui soci con costi fissi e strutture onerose prima del consolidamento dei contributi, la gestione amministrativa è stata affidata in <em>outsourcing </em>– tramite il meccanismo della mutualità mediata. Questa sinergia consente di proporre pacchetti di copertura personalizzati e calibrati sui budget reali delle famiglie e dei pensionati.</p>
<p>Le tutele concrete che MutuArti è pronta a erogare spaziano su diverse aree del bisogno socio-sanitario:</p>
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<li>Sussidi e rimborsi: Contributi economici a fronte di spese sanitarie sostenute dai soci per la diagnosi e la cura di malattie e infortuni.</li>
<li>Prestazioni socio-sanitarie: Trattamenti specifici in caso di infortunio, malattia, invalidità al lavoro o inabilità temporanea e permanente.</li>
<li>Sostegno alla famiglia: Servizi di assistenza familiare o contributi economici in caso di decesso del socio o in presenza di gravissimi disagi economici dovuti alla perdita improvvisa di fonti di reddito.</li>
<li>Prevenzione e cultura: Promozione di attività educative volte alla prevenzione sanitaria e alla diffusione della cultura mutualistica.</li>
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<p>Un modello aperto al futuro</p>
<p>Forte di una governance strutturata, MutuArti non vuole essere un sistema chiuso. La struttura è concepita per accogliere al proprio interno altre categorie di professionisti e lavoratori oggi privi di adeguate tutele (come i professionisti senza albo, gli operatori del terzo settore o del mondo sportivo), e si candida a diventare la &#8220;casa comune&#8221; di mutue provinciali o regionali sparse sul territorio italiano, rispettandone l&#8217;autonomia.</p>
<p>Inoltre, per rendere l&#8217;accesso il più democratico e immediato possibile, è in fase di studio un meccanismo di iscrizione automatica all&#8217;atto dell&#8217;adesione all&#8217;ANAP, attraverso una micro-trattenuta sulla pensione (di soli 2/3 euro mensili) capace di sbloccare istantaneamente il diritto alle prestazioni sanitarie. Una rivoluzione della prossimità che potrà essere veicolata capillarmente sul territorio grazie al supporto prezioso degli operatori dei nostri CAF e patronati</p>
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<h3><span class="font-435549">Conclusioni: Un nuovo modello di Welfare di prossimità</span></h3>
<p>Le sfide che attendono il nostro sistema sociale ed economico nei prossimi anni non possono essere affrontate con gli strumenti del passato. La crisi della sanità pubblica non è una perturbazione passeggera, ma una trasformazione strutturale che rischia di ridisegnare, in peggio, i confini dei diritti dei cittadini, delle famiglie e degli imprenditori. In questo scenario, tuttavia, emerge con chiarezza una certezza: la salute e il benessere non si difendono da soli, ma si tutelano insieme, come comunità.</p>
<p>Il Sistema Confartigianato ha scelto di non essere un semplice spettatore di questo cambiamento, né di limitarsi alla denuncia delle criticità. Ha scelto di esserci, mettendo in campo una risposta organica, coesa e di straordinaria concretezza. Dalla solidarietà fiscale e strategica garantita dalla raccolta del 5&#215;1000 di ANCoS APS – capace di supportare la ricerca, potenziare gli ospedali pubblici e assistere i più fragili a domicilio – fino alla nascita di MutuArti, la nostra Società di Mutuo Soccorso ideata da ANAP per azzerare le barriere commerciali del mercato assicurativo e garantire a tutti, senza limiti di età, il diritto a curarsi con dignità, il nostro sistema dimostra la sua natura più profonda.</p>
<p>Questo è il nostro modello di welfare di prossimità: una rete di protezione in cui la rappresentanza economica si fonde indissolubilmente con la responsabilità sociale del territorio. Non stiamo semplicemente sommando servizi o erogando sussidi; stiamo costruendo un&#8217;infrastruttura sociale moderna, un&#8217;alleanza sussidiaria che unisce chi esprime la sanità come impresa attraverso ASSDIR e chi ne usufruisce come cittadino, lavoratore o pensionato.</p>
<p>Guardare al futuro, per Confartigianato, significa ripartire da qui: dalla convinzione che nessuna impresa può essere prospera se inserita in una comunità vulnerabile, e che nessuna comunità può dirsi civile se lascia indietro i propri anziani e i propri malati. Con l&#8217;orgoglio delle nostre radici artigiane e la forza della nostra rete nazionale, continueremo a innovare e a proteggere ciò che abbiamo di più caro. Perché la salute è il primo dei beni comuni, e insieme sappiamo come averne cura.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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