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	<title>digitale - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>Ortholabsport: l’ortopedia sportiva come laboratorio di tecno-diversità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 08:50:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla ricerca “Artigianato Cognitivo come via italiana alla tecno-diversità”, realizzata da Poetica – Fondazione per la generatività sociale per Confartigianato, la storia di Ortholabsport raccontata da Alessandra Sestini: un laboratorio dove innovazione, attenzione alla persona e cura artigianale si intrecciano ogni giorno.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 99%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-109177" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer.png" width="1083" height="628" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer.png 1083w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-300x174.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-1024x594.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-768x445.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-350x203.png 350w" sizes="(max-width: 1083px) 100vw, 1083px" /></div>
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<p data-start="886" data-end="1412">Nel cuore di Milano, tra tecnologia biomedicale, competenze ortopediche e passione sportiva, c’è un laboratorio che da vent’anni lavora ogni giorno per migliorare il movimento delle persone. Si chiama <strong data-start="1560" data-end="1577">Ortholabsport</strong>, ed è nata da un’idea di <strong>Stefano Duchini</strong>, tecnico ortopedico specializzato in ambito sportivo. Oggi l’azienda – associata a <strong data-start="1702" data-end="1721">Confartigianato</strong> – è guidata insieme alla moglie <strong>Alessandra Sestini</strong>, CEO, anche lei con una solida formazione tecnica, e una visione che mette al centro la persona, le sue esigenze, il suo corpo in movimento..</p>
<p data-start="1414" data-end="1960">«L’idea originaria – racconta Sestini – era quella di creare un’azienda ortopedica specializzata nello sport, anche per la grande passione che mio marito ha sempre avuto per questo mondo». Una passione che ha contagiato tutta la famiglia, dai ricordi di Alessandra come pattinatrice sul ghiaccio, fino ai tre figli, tutti sciatori e alcuni già maestri. Ma accanto agli atleti, professionisti e dilettanti, ci sono anche pazienti con patologie o dolori cronici, persone che si affidano a Ortholabsport per migliorare la qualità della propria vita.</p>
<p data-start="1962" data-end="2507">È qui che prende forma la <strong data-start="1988" data-end="2021">via artigiana alla tecnologia</strong>. Ogni plantare, ogni tutore, ogni dispositivo è su misura, costruito partendo da diagnosi mediche, dati biometrici e osservazione diretta. Il lavoro comincia con <strong data-start="2184" data-end="2211">una scansione del piede</strong>, o con un test di <strong data-start="2230" data-end="2247">Gait Analysis</strong> su tapis roulant, per rilevare ampiezza del passo, pressione, simmetrie o squilibri. Poi si passa alla progettazione, che può seguire due strade: una più tradizionale, con modellazione digitale su pannelli preformati, e una più avanzata, con la <strong data-start="2493" data-end="2506">stampa 3D</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="1962" data-end="2507"><span class="font-435549">«La componente creativa e artigianale del nostro mestiere consiste nel creare delle cose che prima non avevamo: capire come modellare e produrre un determinato plantare o tutore».</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="2509" data-end="2986">«La stampa 3D è una sorta di frontiera nel nostro settore – spiega Sestini – e ci consente di avere comunque un prodotto su misura, anche se realizzato con sistemi ad alta tecnologia». La vera innovazione, però, non è nello strumento in sé, ma nella capacità di sceglierlo, adattarlo, calibrarlo. «La componente creativa e artigianale del nostro mestiere consiste nel creare delle cose che prima non avevamo: capire come modellare e produrre un determinato plantare o tutore».</p>
<p data-start="2988" data-end="3445">Tecnologie e materiali vengono valutati con attenzione, in base alle esigenze di ogni singolo cliente. Il risultato finale non è mai un oggetto preconfezionato, ma una soluzione unica. E questo vale anche per i <strong data-start="3199" data-end="3219">ritocchi manuali</strong>: limature, finiture, perfezionamenti che solo la mano dell’artigiano può fare. «Trovo che nel nostro settore l’apporto umano e le competenze manuali siano imprescindibili per la bontà del prodotto finale», sottolinea Sestini.</p>
<p data-start="3447" data-end="3932">In questa logica rientra anche il valore del <strong data-start="3492" data-end="3504">feedback</strong>. Atleti e pazienti vengono seguiti nel tempo, per valutare l’efficacia del dispositivo, migliorare i materiali, proporre soluzioni nuove. «Il feedback è per noi un elemento fondamentale – spiega – perché molti dei materiali che studiamo e utilizziamo devono essere testati, per capire qual è la reazione quando vengono usati». La conoscenza si costruisce così: <strong data-start="3866" data-end="3931">dall’esperienza diretta, dall’ascolto, dal rapporto personale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="3447" data-end="3932"><span class="font-435549">«Abbiamo come clienti diverse squadre di calcio, basket, pallavolo, scherma. È fondamentale mantenere il contatto, anche dopo l’intervento, per ricevere un riscontro continuo»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3934" data-end="4426">Accanto al lavoro con i singoli pazienti, Ortholabsport collabora con team sportivi e nazionali, in Italia e all’estero. «Abbiamo come clienti diverse squadre di calcio, basket, pallavolo, scherma. È fondamentale mantenere il contatto, anche dopo l’intervento, per ricevere un riscontro continuo». In vista dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, l’azienda punta ad aprire una sede nei pressi del Villaggio Olimpico: «Vogliamo diventare un punto di riferimento per le delegazioni nazionali».</p>
<p data-start="4428" data-end="4847">Anche sul piano organizzativo, l’impresa si sta strutturando: con una decina di dipendenti e diversi consulenti esterni, diventa cruciale mettere a sistema le procedure. «Serve una formalizzazione più efficiente delle attività – afferma Sestini –. Non per standardizzare, ma per garantire qualità e coerenza nel lavoro di squadra. L’identità artigiana passa anche da qui: dalla capacità di condividere sapere e metodo».</p>
<p data-start="4849" data-end="5281">Il futuro dell’artigianato, per Ortholabsport, è scritto nel presente: <strong data-start="4920" data-end="4975">non c’è contrapposizione tra tecnologia e manualità</strong>, ma un continuo adattamento reciproco. La digitalizzazione non cancella il gesto, lo affina. La stampa 3D non elimina il tocco finale, lo prepara. Le analisi biomeccaniche non sostituiscono l’osservazione, la potenziano. In tutto questo, ciò che fa la differenza è sempre la consapevolezza dell’artigiano.</p>
<p data-start="5283" data-end="5620">E questa consapevolezza si costruisce con studio, esperienza, capacità di ascolto. «È fondamentale che il tecnico conosca molto bene l’anatomia umana – spiega Sestini –. Questo dà modo di creare supporti meno invasivi e più efficaci». La conoscenza diventa così <strong data-start="5545" data-end="5569">creatività applicata</strong>, capacità di interpretare ogni caso in modo unico.</p>
<p data-start="5622" data-end="5995" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Ortholabsport non produce oggetti: <strong data-start="5657" data-end="5678">modella soluzioni</strong>. Non propone ricette: <strong data-start="5701" data-end="5724">costruisce percorsi</strong>. Lo fa con strumenti digitali, con mani esperte, ma soprattutto con una cura che è insieme professionale e personale. E in questo, si riconosce pienamente la lezione dell’artigianato cognitivo: l’unione tra sapere, fare e pensare, come via italiana alla tecno-diversità.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Berto Salotti: l’artigianato che sceglie la tecnologia senza perdere l’anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 08:40:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’indagine “Artigianato Cognitivo come via italiana alla tecno-diversità”, realizzata da Poetica – Fondazione per la generatività sociale per Confartigianato, la storia di Berto Salotti: un esempio di come l’innovazione possa nascere dall’intreccio tra tradizione, tecnologia e racconto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 99%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109144" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto.png" width="700" height="471" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto.png 700w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto-300x202.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto-350x236.png 350w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></div>
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<p data-start="602" data-end="1191">A Meda, in Brianza, l’artigianato è parte del paesaggio, della cultura, del modo di pensare. Qui, da secoli, si lavora il legno, si cuciono stoffe, si progettano arredi che portano nel mondo il segno di una tradizione che sa rinnovarsi. In questo contesto si inserisce la storia di <strong data-start="773" data-end="790">Berto Salotti</strong>, azienda associata a <strong data-start="812" data-end="831">Confartigianato</strong>, fondata nel 1974 da Fioravante Berto e oggi guidata dal figlio Filippo, che ha saputo dare una direzione precisa al futuro dell’impresa: coniugare la qualità del fare artigiano con le opportunità della tecnologia. Senza forzature, senza nostalgie, ma con una visione chiara.</p>
<p data-start="1193" data-end="1719">Una visione che <strong data-start="1209" data-end="1226">Luca Giannobi</strong>, direttore marketing, comunicazione ed eventi di Berto, ha raccontato nell’ambito della ricerca <em data-start="1323" data-end="1388">“Artigianato Cognitivo. Come via italiana alla tecno-diversità”</em>, realizzata da <strong data-start="1404" data-end="1456">Poetica – Fondazione per la generatività sociale</strong>. La sua voce restituisce con lucidità ciò che rende Berto Salotti un laboratorio vivo della tecno-diversità artigiana: da Berto, la tecnologia <strong data-start="1600" data-end="1619">non sostituisce</strong>, ma <strong data-start="1624" data-end="1636">affianca</strong> il sapere artigiano. È uno strumento che si sceglie, si adatta, si impara a usare.</p>
<p data-start="1721" data-end="2146">«La tecnologia è un aiuto – spiega Giannobi – ad esempio abbiamo inserito in produzione una macchina per l’incollaggio, passaggio fondamentale nella realizzazione degli imbottiti, che permette ai lavoratori di usare colle prive di solventi nocivi per la salute, quindi senza necessità di protezioni». Un esempio semplice, ma emblematico: non è la macchina a guidare il processo, è l’artigiano a decidere come e perché usarla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="1721" data-end="2146"><span class="font-435549">«Sta all’artigiano scegliere quali strumenti utilizzare e in quale misura, per poter raggiungere determinati obiettivi»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="2148" data-end="2998">In questo equilibrio tra mano e macchina, prende forma un&#8217;idea di <strong data-start="2214" data-end="2233">tecno-diversità</strong> fondata sulla libertà e sulla consapevolezza. «Sta all’artigiano scegliere quali strumenti utilizzare e in quale misura, per poter raggiungere determinati obiettivi», aggiunge Giannobi. È un approccio che si traduce anche nell’uso dell’intelligenza artificiale: dalla scrittura dei testi all’editing video, fino alla gestione delle vendite, l’IA è uno strumento quotidiano, ma mai impersonale. «Può essere vero che, all’inizio, fare le cose da soli sembri più rapido – dice – ma solo la prima volta. Il difficile è saper chiedere quello che si vuole ottenere, perché le potenzialità oggi sono fin troppe. L’intelligenza artificiale può amplificare un pensiero che tu hai già in mente, o diventare un braccio del tuo pensiero; ma sei sempre tu a dirigere il gioco».</p>
<p data-start="3000" data-end="3406">Per rendere possibile tutto questo, serve tempo, formazione, cultura del lavoro. Per questo l’azienda collabora con scuole e università – come l’Istituto Terragni o la SUPSI di Lugano – e accompagna i giovani in un percorso che non si limita a trasmettere competenze tecniche, ma fa crescere una mentalità. L’artigiano, in questa visione, è un professionista completo: sa fare, sa scegliere, sa raccontare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="3000" data-end="3406"><span class="font-435549">«La fabbrica del racconto deve rendere sì partecipi i clienti – sottolinea Giannobi – ma anzitutto chi lavora, perché questo dà la forza e l’entusiasmo che sono un valore aggiunto per andare avanti»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3408" data-end="4007">Già, perché <strong data-start="3420" data-end="3434">raccontare</strong> è l’altro lato del fare. In Berto Salotti esiste una vera e propria <em data-start="3503" data-end="3526">fabbrica del racconto</em>, uno spazio in cui blog, video, articoli e testimonianze danno voce alle persone, ai processi, ai momenti. «La fabbrica del racconto deve rendere sì partecipi i clienti – sottolinea Giannobi – ma anzitutto chi lavora, perché questo dà la forza e l’entusiasmo che sono un valore aggiunto per andare avanti». La narrazione non è uno strumento di marketing, ma un pezzo del lavoro quotidiano: serve a costruire consapevolezza, a rendere visibile il valore umano dietro ogni prodotto.</p>
<p data-start="4009" data-end="4343">Questo approccio ha trovato espressione anche in progetti corali come il <em data-start="4082" data-end="4098">DivanoXManagua</em> o il <em data-start="4104" data-end="4120">Sofa4Manhattan</em>, esperienze di <strong data-start="4136" data-end="4153">crowdcrafting</strong> in cui clienti, designer e appassionati hanno co-creato un divano, diventato poi parte della collezione. Un modo per dimostrare che l’artigianato è anche relazione, ascolto, partecipazione.</p>
<p data-start="4345" data-end="4937">Il prossimo passo è la <strong data-start="4368" data-end="4393">Nuova casa del design</strong>: un’unica sede a Meda, trasparente, aperta, in cui progettazione, produzione e racconto convivranno fianco a fianco. Gli spazi saranno pensati per facilitare il dialogo tra i reparti e accogliere scuole, eventi, momenti di formazione. «Si vuole creare anzitutto un dialogo interno, in cui tutti sono partecipi del prodotto finale», spiega Giannobi. È qui che la visione di Berto si fa architettura: la trasparenza fisica diventa metafora della trasparenza culturale, dell’idea di impresa come luogo aperto, condiviso, in cui si cresce insieme.</p>
<p data-start="4939" data-end="5368" data-is-last-node="" data-is-only-node="">In un’epoca in cui la tecnologia permette di fare tutto, <strong data-start="4996" data-end="5035">la differenza sta in come la si usa</strong>. E l’artigianato cognitivo, come dimostra Berto Salotti, non è un compromesso tra antico e moderno, ma una sintesi viva, intelligente e profondamente umana. «Si usano gli strumenti moderni, si crea con le mani, si comunica con la testa e con il cuore» – e in questa armonia sta forse la forma più autentica e attuale di innovazione.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Una società per tutte le età?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Samorè]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 06:35:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Incontro fra generazioni e innovazione: sfide e opportunità per i giovani nell'era dell'invecchiamento globale e del progresso tecnologico</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 63%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106840" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/ai-generated-8590953_640.png" width="640" height="640" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/ai-generated-8590953_640.png 640w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/ai-generated-8590953_640-300x300.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/ai-generated-8590953_640-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/ai-generated-8590953_640-350x350.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/ai-generated-8590953_640-348x348.png 348w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></div>
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<p>Ormai convivono sullo stesso palcoscenico fìno a cinque generazioni, ma la proporzione tra giovani e anziani è del tutto cambiata. Non dimentichiamo che il pianeta era popolato da due miliardi di persone a metà del Novecento, e ora siamo quasi nove miliardi, ma i destini delle diverse aree del mondo si presentano ben diversi. L’Europa del 1970 “conteneva” un sesto della popolazione mondiale; quella di oggi, un sedicesimo.</p>
<p>In quello che ora può anche letteralmente chiamarsi <em>Vecchio continente</em>, nel 2021 la Commissione ha presentato un <em>Libro verde </em>per avviare il dibattito politico sulle sfìde e le opportunità insite nella società europea che invecchia, invitando i cittadini a esprimersi sulle risposte a questa tendenza attraverso una consultazione pubblica. Vi erano contemplati molti aspetti, dall&#8217;apprendimento lungo tutto l&#8217;arco della vita al rafforzamento dei sistemi sanitari e assistenziali per rispondere ai bisogni di una popolazione più anziana, «<em>c</em><em>o</em><em>i</em> <em>propulsori d&#8217;innovazione che comporta e con le risposte che esige dalla politica</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>L’Italia è il paese più anziano d’Europa ma il Giappone è il più senile del pianeta: invecchiamento della popolazione e calo delle nascite, una forza lavoro autoctona che nei prossimi anni calerà del dieci percento</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Tokyo stimano che si debba quadruplicare il numero di lavoratori stranieri: dagli attuali 1,7 milioni a 6,7 entro il 2040. Oltre a compensare la mancanza di manodopera incentivando l’occupazione femminile e rimandando l’età pensionabile, il governo giapponese spinge su automazione e intelligenza artifìciale, essendo il paese avanguardia nell’ <em>agetech</em> e nell’introduzione dei robot anche nelle case di cura, per sopperire alle difficoltà di reclutamento degli operatori sanitari.</p>
<p>E qui viene il punto. Non si tratta semplicemente di… contarci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em> Il fenomeno demografìco (longevità, de-giovanimento) e il fenomeno innovativo (neuroscienze, robotica, intelligenza artifìciale) si incontrano e si scontrano nella realtà, evocando scelte fìnalistiche per la società civile, scelte politiche per le istituzioni, scelte economiche per il mercato, scelte valoriali per individui e collettività. Se indossiamo le lenti della demografìa, l’impatto di tutte le altre transizioni &#8211; digitale, ambientale, biologica &#8211; risulta amplifìcato</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella medicina di precisione e nell’arte, nel travaglio dei NEET e nei laboratori artigiani, nulla sfugge al confronto tra innovazione e assetti demografìci. Domandiamoci cosa ciò signifìchi, per esempio, nel governo delle città: le <em>smart cities </em>immerse nella tecnologia sono condannate a rivelarsi moltiplicatori di alienazione e <em>digital-divide </em>per le generazioni che non siano native digitali? E come possiamo introdurre le esigenze di spostamento e accompagnamento degli anziani nella contrattazione con le piattaforme digitali più diffuse?</p>
<p>In ambito sanitario lo scenario è quello di una sempre maggiore difficoltà a far fronte all’invecchiamento della popolazione con la cronicizzazione del sistema, mentre va in tendenziale riduzione la fascia giovane della popolazione coperta dalle tutele minime di welfare. Parallelamente, nelle economie in via di sviluppo, il crescente numero dei giovani supera la portata dell’offerta pubblica di salute, escludendo la maggior parte della popolazione, principalmente giovane, dalle prestazioni assistenziali minime. In entrambi gli scenari, la sfìda etica dell’accessibilità e della sostenibilità incontra la responsabilità di governo della tecnologia.</p>
<p>Per quanto fascino possano avere, e per quanti problemi aiutino a risolvere, dobbiamo ricordare che gli scenari spalancati dall’intelligenza artifìciale, dalla robotica avanzata, dall’intervento sul genoma umano (avete sentito parlare di CRISPR-Cas 9?) possono mettere in crisi, spaventare, replicare divari e persino discriminazioni esistenti. Se non vogliamo farci bloccare dalla paura, proviamo allora a immaginare davvero <em>una</em> <em>società</em> <em>per</em> <em>tutte </em><em>le età</em>, nella quale sentirci responsabili, insieme, di un nuovo sapere.</p>
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<h6 class="p1"><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h6>
<h5 class="p1"><strong>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/iffany-6128830/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=8590953">Ivana Tomášková</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=8590953">Pixabay</a> </strong></h5>
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		<title>Trasformazione digitale e imprese artigiane: nuove competenze e nuove opportunità di crescita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eleonora Di Maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Dec 2023 06:35:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le imprese artigiane possono navigare l'onda digitale, intessendo la maestria del fatto a mano con l'innovazione del clic. Tra realtà aumentata e intelligenza artificiale, l'artigianato italiano può riscrivere la sua narrativa, catturando l'essenza del tradizionale nel tessuto del futuro. Le opzioni tra cui scegliere sono molte, ma da dove partire? 'Importante è capire la direzione da intraprendere, approfondendo il panorama delle tecnologie e trovando la soluzione più adatta per sé'</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106538" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/12/hands-6949093_1280.jpg" width="1000" height="666" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/12/hands-6949093_1280.jpg 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/12/hands-6949093_1280-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/12/hands-6949093_1280-768x511.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/12/hands-6949093_1280-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
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<p>Le imprese artigiane si trovano a confrontarsi sempre più con la trasformazione digitale e le sue molteplici opportunità e sfide.</p>
<p>Da un lato si stanno sempre più affinando tecnologie in grado di sostenere processi di innovazione e produzione flessibili, ma all’insegna della produttività (come le soluzioni per la progettazione digitale collaborativa tra cliente e produttore), e dall’altro sono disponibili applicazioni verso il mercato che sostengono l’interazione con il consumatore anche a distanza (dai social media a forme più evolute di realtà virtuale e immersiva) amplificando e potenziando le forme con cui tradizionalmente le imprese artigiane operano nei confronti dei clienti.</p>
<p>Ad una prima impressione alle piccole imprese sembra di dover necessariamente investire su tutti i fronti, ponendo sotto stress la struttura, le risorse e le competenze interne. In realtà chi ha avviato con più successo ed in modo efficace la trasformazione digitale l’ha fatto ponendosi <em>in primis </em>degli obiettivi di business chiari (migliorare il rapporto con il mercato, aumentare la produttività, rendere il prodotto su misura, ecc.) e poi selezionato quella o quelle tecnologie più adatte a rispondere alle esigenze dell’impresa e con maggiore “fit” rispetto al contesto strategico.</p>
<p>E’ importante procedere per piccoli passi, gestendo un progetto digitale alla volta, per riuscire non solo ad implementare quanto scelto, ma soprattutto per imparare meglio a confrontarsi con il digitale, aumentando la consapevolezza e anche le potenzialità connesse ai diversi strumenti (come per esempio la disponibilità crescente di dati che possono dare avvio ad ulteriori iniziative di valorizzazione in chiave di business).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em><span class="font-435549">&#8220;Imprese che riescono a trasformarsi verso un artigianato sostenuto dal digitale possono essere anche più attrattive per le giovani generazioni&#8221;</span></em></h2>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Imprese che riescono a trasformarsi verso un artigianato sostenuto dal digitale possono essere anche più attrattive per le giovani generazioni, nel momento in cui si mostra una maggiore dinamicità e un’apertura all’innovazione che parla anche il linguaggio dei nativi digitali. Nuove competenze collegate alla quarta rivoluzione industriale – dal marketing digitale alla gestione dei processi di produzione “intelligenti”, tutto in chiave <em>data-driven</em> – sono sempre più richieste alle grandi così come alle piccole imprese per riuscire a competere in un mondo globale e veloce che può premiare il saper fare manifatturiero del made in Italy, ma che si deve rafforzare attraverso la tecnologia.</p>
<p>In questo quadro si sta anche facendo strada con prepotenza la discussione in merito alle conseguenze collegate all’intelligenza artificiale (AI), in termini di potenziale sostituzione rispetto al lavoro nelle sue diverse forme, ma anche di non piena comprensione delle possibilità che l’AI può offrire. Oggi non c’è una sola soluzione di AI, ma ne esistono diverse che sono anche già inserite in molte soluzioni presenti sul mercato. Alcune applicazioni possono aiutare le imprese ad aumentare la produttività semplificando alcuni processi (raccolta e sistematizzazione dei dati, attività più routinarie, ecc.). Possono dare una mano anche nella costruzione di contenuti e nella loro condivisione in rete, permettendo di poter valorizzare le storie degli artigiani come elemento di differenziazione e spunto di valore che sta dietro a prodotti creati e al processo per realizzarli.</p>
<p>Altre applicazioni di AI invece possono diventare uno strumento importante per le imprese artigiane che si confrontano costantemente con gli sforzi creativi e di definizione di proposte diverse per il mercato. L’AI può fornire proposte alternative e dare spunti sul fronte del design di prodotto, ma spetta poi comunque all’”intelligenza” artigiana e alla sua connessione con il saper fare scegliere quelle proposte più coerenti con la propria attività, competenze e visione dell’impresa.</p>
<p>Una trasformazione digitale che è alla portata anche delle imprese artigiane. Strumenti e forme di supporto non mancano. Importante è capire la direzione da intraprendere, approfondendo il panorama delle tecnologie e trovando la soluzione più adatta per sé.</p>
<h5>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=6949093" target="_blank" rel="noopener">Gerd Altmann</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=6949093" target="_blank" rel="noopener">Pixabay</a></h5>
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		<title>Tornano i Dialoghi di Spirito artigiano, a Cagliari per approfondire le connessioni tra artigianato e Intelligenza Artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 13:28:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riparte da Cagliari la nuova stagione dei Dialoghi di Spirito artigiano con un focus sull'IA, tema 'caldo' che ha improntato le ultime edizioni del nostro Magazine digitale. Ne parleranno: Giulio Sapelli, Mauro Magatti, Marco Bettilol ed Edoardo Fleischner</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-lxmt-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 82%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106397" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/11/Spirito-Artigiano-Cagliari-1200x500-1.jpg" width="1200" height="500" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/11/Spirito-Artigiano-Cagliari-1200x500-1.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/11/Spirito-Artigiano-Cagliari-1200x500-1-300x125.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/11/Spirito-Artigiano-Cagliari-1200x500-1-1024x427.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/11/Spirito-Artigiano-Cagliari-1200x500-1-768x320.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/11/Spirito-Artigiano-Cagliari-1200x500-1-350x146.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-8" data-row="script-row-unique-8" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-8"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-9"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p><strong>Mercoledì 15 novembre</strong>, dalle ore <strong>17:30</strong>, i suggestivi spazi dell’<strong>Ex Manifattura Tabacchi</strong> a <strong>Cagliari</strong> ospitano il quarto appuntamento con i <strong>Dialoghi di Spirito Artigiano</strong>, gli eventi organizzati dalla <em>Fondazione Germozzi</em> e da <em>Confartigianato Imprese</em> per approfondire idee, spunti e scenari per lo sviluppo economico e la sostenibilità sociale del Paese. In Sardegna, in particolare, il <strong>confronto tra i relatori seguirà il filo conduttore del rapporto tra Intelligenza Artificiale e artigianato</strong>, delle opportunità legate al fare impresa e delle conseguenze registrate negli ultimi anni in tanti, diversi settori dell’artigianato.</p>
<p>L’evento dal titolo “<strong>Orgogliosi, attenti, consapevoli: gli Artigiani e l’Intelligenza Artificiale. Idee a confronto</strong>” è anche l’occasione giusta per presentare al pubblico il più recente dei Quaderni della Fondazione Germozzi dal titolo omonimo, una raccolta di saggi e autori vari per affrontare la sfida dell’Intelligenza Artificiale sotto tutti i punti di vista: economico, tecnologico, sociale e delle tematiche del lavoro. Due degli autori della raccolta, <strong>Marco Bettiol</strong> e <strong>Edoardo Fleischner</strong>, saranno presenti a Cagliari proprio per guidare il dibattito nel cuore dei temi centrali del Quaderno della Fondazione e della posizione di Confartigianato rispetto all’intelligenza artificiale. Nella prefazione, infatti, il Presidente di Confartigianato Marco Granelli ricorda che l’IA, “con tutto il suo potenziale, è uno strumento al servizio dell’uomo e non il contrario. Mentre ci avviciniamo a un futuro dove l’IA potrebbe standardizzare molti aspetti della nostra vita, l’unicità e la sapienza dell’artigianato italiano restano ineguagliabili”. Il dibattito, quindi, vuole essere un viaggio alla scoperta del legame tra l’ancestrale mondo dell’artigianato e l’avanzato universo dell’intelligenza artificiale. Gli articoli selezionati nel quaderno gettano un ponte tra questi due mondi, mostrando come l’artigianato possa non solo sopravvivere, ma prosperare, nell’era digitale.</p>
<p><em>Nel corso dell’evento interverranno:</em></p>
<p><strong>Fabio Mereu</strong>, Vicepresidente Confartigianato Sardegna;<strong><br />
Giulio Sapelli,</strong> Presidente Fondazione Germozzi;<strong><br />
Mauro Magatti</strong>, Professore ordinario di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano;<strong><br />
Marco Bettiol,</strong> Professore Associato in Economia e Gestione presso il Dipartimento di Economia e Gestione dell’Università di Padova;<strong><br />
Edoardo Fleischner, </strong>Giornalista e Docente di Scrittura crossmediale e di Comunicazione digitale presso la facoltà di Sociologia dell’università Statale di Milano e di Format televisivi e crossmediali all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli;<strong><br />
Paolo Manfredi, </strong>consulente per le Strategie digitali di Confartigianato.<br />
<strong>Giovanni Boccia, </strong>Direttore Fondazione Germozzi.</p>
</div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1699449957268 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-2x"><h4 class="h6">Leggi il programma</h4></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://www.confartigianato.it/2023/11/spirito-artigiano-tornano-i-dialoghi-di-spirito-artigiano-a-cagliari-per-approfondire-le-connessioni-tra-artigianato-e-intelligenza-artificiale/spirito-artigiano_cagliari-manifesto-70x100-1/" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-chevron-circle-down fa-2x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
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		<title>Un ponte fra generazioni per accelerare il digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Micelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 05:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia affronta una sfida: equilibrare tradizione artigianale e digitalizzazione. L'invecchiamento demografico mette in pericolo l'innovazione, ma l'open innovation potrebbe essere la chiave per uscire dall'impasse</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 67%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106377" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023.jpg" width="720" height="720" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023.jpg 720w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-150x150.jpg 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-350x350.jpg 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/10/Copertina-SA-201023-348x348.jpg 348w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></div>
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				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-10" data-row="script-row-unique-10" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-10"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-11"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>Matteo Silverio, muranese di adozione, stupisce i visitatori del suo laboratorio proponendo un vetro di Murano stampato in 3D. Dopo anni di sperimentazione, Silverio è stato capace di trattare gli scarti delle fornaci del distretto veneziano riutilizzandoli in forma di pasta di vetro che può essere usata grazie alla tecnologia della stampa 3D. I vetri prodotti dalla bottega di Matteo Silverio sono Made in Murano a tutti gli effetti. Parlano una lingua innovativa senza negare un passato importante. Rehub, la start up avviata da Silverio, ha ottenuto in questi mesi una serie di riconoscimenti importanti, La sua vicenda ci appassiona e ci mette di buon umore. La domanda che ci poniamo è: di Rehub ne abbiamo a sufficienza?</p>
<p>Nel corso degli ultimi anni ci siamo abituati a conoscere e ad apprezzare le tante storie di artigiani digitali che hanno saputo crescere grazie all’aiuto delle nuove tecnologie. Artigiani che hanno saputo applicare tecnologie 4.0 all’interno dei propri processi produttivi combinando in modo originale saper fare della tradizione con tecnologie innovative. I casi di eccellenza sono incoraggianti ma se confrontati con il quadro generale dell’economia del paese rimane il dubbio che questa avanguardia, per quanto importante, non sia in grado di risolvere alcuni problemi cronici. Dall’inizio degli anni ‘10 il differenziale di competitività fra l’Italia e i principali paesi europei è diventato particolarmente visibile e una parte significativa di questa perdita di competitività è legata al mancato aggancio al digitale. Un paese che stenta a fare proprie competenze e modelli di business legati alla rivoluzione 4.0 non tiene il passo con le economie più avanzate.</p>
<p>A complicare il tutto vi sono i dati sulla demografia del paese. L’Istat ripropone quotidianamente il crollo demografico che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Questo invecchiamento ha avuto un impatto significativo sui numeri delle imprese artigiane (calate di molto nel corso dell’ultimo decennio) e sull’età media dell’imprenditore artigiano. A fronte di questo processo di invecchiamento, l’economia italiana in generale può contare su un numero di giovani sempre più contenuto. Lo sbilanciamento è strutturale e influisce in maniera significativa sul contributo di innovazione che possono fornire coloro che entrano nel mondo del lavoro.</p>
<p>Come uscire dall’impasse? In questi anni si è parlato molto di “open innovation”, un paradigma di innovazione che favorisce quelle imprese che sono capaci di sviluppare nuovi prodotti e nuovi processi a partire da progetti di collaborazione con università, scuole, start up. In Italia il movimento dell’innovazione aperta ha acquisito una certa consistenza e ha coinvolto anche tante piccole e medie imprese. La promozione del digitale può passare per queste forme di collaborazione a condizione di operare un salto di scala. Si tratta di aumentare di un ordine di grandezza il numero dei progetti in corso per coinvolgere un’intera generazione nel rinnovamento “digitale” delle piccole e medie imprese. Si tratta di immaginare migliaia di cantieri in grado di mettere insieme imprenditori, ricercatori e studenti impegnati in percorsi di formazione superiore (università e ITS) per migrare l’esistente verso una società e un’economia 4.0.</p>
<p>Negli ultimi anni non sono mancate esperienze in questo senso. L’avvio dei “contamination lab” e di progetti come ITS 4.0 e Upskill 4.0 sono andati in questa direzione. Le associazioni di categoria hanno promosso a livello nazionale e territoriale progetti interessanti. La cifra comune di questi progetti è stata saldare saperi consolidati con la sensibilità e l’intelligenza di una generazione di nativi digitali. I limiti di queste iniziative sono stati diversi: in particolare la mancanza di continuità e la difficoltà nel tradurre in soluzioni efficaci le tante idee emerse dal confronto con le nuove generazioni.</p>
<p>Nel prossimo futuro siamo chiamati a moltiplicare e a dare spessore a iniziative di questo tipo. Trasformando le logiche che caratterizzano la formazione nella nostra scuola e nella nostra università. Puntando sull’apprendimento attivo, centrato su metodologie che consentono ai giovani di risolvere problemi reali in modo innovativo. Favorendo il lavoro di gruppo, per consentire ai giovani di riconoscere il valore di conoscenze diverse e complementari. Coinvolgendo imprenditori di tutti i settori e incentivando la trasformazione digitale delle imprese a partire dal confronto con chi oggi si avvicina al mondo del lavoro. Formazione e innovazione devono trovare, insomma, sovrapposizioni sistematiche.</p>
<p>Le formule in grado di dare risposte efficaci sono già note e ampiamente disponibili. Si tratta di investire su questi modelli approfittando dell’occasione unica offerta dai finanziamenti europei oggi a disposizione del nostro paese. E’ giocando su questo salto di scala che potremo passare dall’eccellenza dei pochi alla competitività dei molti.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
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		<title>Digitale, sostenibile, artigiano: si può fare? Sì e già lo si sta facendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Manfredi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 19:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il business sostenibile è già entrato nelle piccole imprese grazie alle tecnologie 4.0 che consentono di gestire a tutto tondo le attività e di ridurre gli sprechi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 69%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104503" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/pexels-thisisengineering-3912518.jpg" width="1565" height="832" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/pexels-thisisengineering-3912518.jpg 1565w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/pexels-thisisengineering-3912518-300x159.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/pexels-thisisengineering-3912518-1024x544.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/pexels-thisisengineering-3912518-768x408.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/pexels-thisisengineering-3912518-1536x817.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1565px) 100vw, 1565px" /></div>
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				</div></div></div></div></div><div class="empty-space empty-single" ><span class="empty-space-inner"></span></div>
</div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-12" data-row="script-row-unique-12" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-12"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-13"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p><span data-contrast="auto">La ripresa autunnale avviene quest’anno nel segno della massima incertezza per le imprese, legata anzitutto al tema dei costi dell’energia, ormai fuori controllo. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Posto che è urgente e necessario trovare una soluzione in termini di politiche per non infliggere al nostro pur resiliente sistema delle imprese la seconda terribile mazzata dopo la pandemia, è altrettanto necessario guardare avanti. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Bisogna ora più che mai impiegare quello strabismo che è proprio della buona rappresentanza: essere attenti alle istanze di oggi ma avere anche un occhio sui cambiamenti, che oggi sono quantomai rapidi e impetuosi. E strutturali.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<h3><span data-contrast="auto">Gli scossoni della pandemia, della crisi delle materie prime, della globalizzazione e dell’energia e del cambiamento climatico hanno con grande probabilità completamente alterato il contesto competitivo delle imprese, di tutte le imprese. Di norma, queste alterazioni venivano colte e metabolizzate dalle micro e piccole imprese in modo indiretto, come riverberi. Oggi invece del riverbero è arrivato uno tsunami, che cambia completamente la mappa</span></h3>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">Il tema della <strong>sostenibilità</strong> sta uscendo dalle preoccupazioni delle avanguardie per diventare oggetto di necessaria attenzione per i decisori pubblici, i consumatori e le imprese. <strong>Essere sostenibili non è pi</strong></span><strong>ù una scelta</strong><span data-contrast="auto"><strong> temporanea o un vezzo, è una precisa necessità</strong>. Lo richiedono l’ambiente e la coesione sociale, lo richiedono le politiche pubbliche, lo richiedono i consumatori, lo richiedono i partner dell’impresa. La progressiva integrazione degli indicatori ESG di sostenibilità (ambientale, sociale e gestionale, perché il concetto di sostenibilità non è ristretto solo al green) nei rating creditizi di ogni impresa rappresentano un punto di non ritorno.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Si tratta di un ulteriore peso messo sulle spalle delle PMI in un’epoca di incertezza? </span><span data-contrast="auto">È necessario che le </span><span data-contrast="auto">politiche pubbliche disegnino percorsi di transizione verso modelli di business completamente sostenibili secondo le diverse dimensioni, accompagnando le imprese con incentivi, tempistiche a loro volta sostenibili e attenzione allo sviluppo delle necessarie competenze. Altresì è opportuno che si guardi a queste trasformazioni anche con positività, come opportunità di business e di riaffermazione del ruolo sociale dell’impresa artigiana diffusa nel nostro Paese, anche recuperando aspetti nativi delle MPI e delle imprese artigiane, messi in ombra nei decenni dalla cultura della crescita esponenziale.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"><strong>L’attenzione alla qualità produttiva, alla durata e alla riparabilità dei prodotti sono valori artigiani</strong>, che oggi si trovano ad essere centrali per la sostenibilità ambientale, rispolverati dopo decenni di cultura dell’”usa e getta”. Similmente, la simbiosi fra impresa artigiana diffusa e comunità locale rientra pienamente, anzi anticipa, la sostenibilità sociale, che oggi ha affiancato l’attenzione alla sostenibilità ambientale.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Altri aspetti della sostenibilità rappresentano invece il più delle volte elementi di novità in termini di cultura, di <strong>strategia e di processi operativi</strong>. Penso ad esempio sul lato ambientale ai temi della <strong>circolarità dei prodotti, dell’energia, dei rifiuti</strong>, ma anche ai temi della governance e della progressiva richiesta di <strong>formalizzazione e certificazione di tutti i processi aziendali</strong>. Sono temi spesso del tutto nuovi per una MPI, che richiedono cambiamenti, investimenti e innovazione, anche rilevanti.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">È il versante della <strong>transizione sostenibile</strong> che incontra il tema della <strong>transizione digitale</strong>: </span><span data-contrast="auto">la tecnologia può e deve sostenere una maggiore sostenibilità del business, accrescendone anche le prospettive.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<h3><span data-contrast="auto">Le tecnologie 4.0 consentono di gestire produzioni discrete e “on demand”, tagliando sostanzialmente gli sprechi, mentre l’utilizzo pieno delle risorse digitali consentono una più efficace gestione dell’impresa e dei collaboratori, uno snellimento e un allargamento dei mercati, finanche una maggiore proattività nel cogliere le istanze degli stakeholder. Tutti elementi di enorme valore per rendere il business più sostenibile.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h3>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">Bisogna arrivarci e, ripeto, le PMI e gli artigiani sono tutt’altro che all’anno zero. Per quello che manca servono tempi e modalità sostenibili e percorsi di accompagnamento che investano sulle competenze come fattori abilitanti della creatività che agli artigiani non ha mai fatto difetto. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<h5>Foto di <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/agricoltura-ritratto-tenendo-laboratorio-3912518/" target="_blank" rel="noopener">ThisIsEngineering</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=84363">Pixabay</a></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
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		<title>Le nuove modalità di apprendimento nell&#8217;era della rivoluzione digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Amicucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 19:15:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nessuna conoscenza è per sempre. Nel mondo digitale la parola d'ordine è apprendere, disapprendere e riapprendere continuamente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 53%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104460" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/interactive-6300483_1920.jpg" width="700" height="393" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/interactive-6300483_1920.jpg 700w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/09/interactive-6300483_1920-300x168.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></div>
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<p>Come scrive Harari in <strong><em>21 lezioni per il XXI secolo</em></strong>. Milano, Bompiani (2018):</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="padding-left: 40px;"><span class="font-435549"><em>“L’umanità sta vivendo rivoluzioni senza precedenti, tutte le nostre vecchie storie stanno andando in frantumi, e nessuna nuova narrazione è finora emersa per prenderne il posto. Come possiamo preparare noi stessi e i nostri figli per un mondo scosso da tali inediti sconvolgimenti e radicali incertezze? Un bambino nato oggi avrà poco più di trent’anni nel 2050.  Che cosa dovremmo insegnare a questo/a bambino/a per aiutare lui o lei a sopravvivere e avere successo nel mondo del 2050 o in quello del XXII secolo? Quali competenze professionali dovranno avere lui o lei per trovare un’occupazione, comprendere quello che gli succede intorno e orientarsi nel labirinto della vita? Sfortunatamente, poiché nessuno sa come sarà il mondo nel 2050 – per non parlare di quello del 2100 – non sappiamo dare una risposta a queste domande”.</em></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’esperienza, la memoria e le competenze acquisite nel passato non sono più sufficienti per affrontare i cambiamenti e a volte possono essere un peso. Apprendere, disapprendere, riapprendere continuamente, per tutto l’arco della vita, non possono più essere considerati una raccomandazione, tra le tante che non ci riguardano. Dobbiamo allora apprendere un nuovo alfabeto, la cui base è digitale e nuove conoscenze, capacità ed una nuova forma mentis.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>La grande sfida educativa</strong></h4>
<p>L’onda della rivoluzione digitale lancia una grande sfida a tutti i sistemi di apprendimento, pubblici e privati, scolastici ed aziendali, che è quella di far evolvere i propri modelli didattici per renderli coerenti con il vissuto sempre più digitale delle persone e della società. Al tempo stesso i sistemi di apprendimento sono chiamati  a mettere al centro dei propri programmi il tema dell’alfabetizzazione digitale di base e della cultura e delle competenze digitali evolute per il mondo del lavoro.  Tutti dobbiamo apprendere di nuovo a leggere e a scrivere, con un nuovo alfabeto, la cui base è digitale.<br />
Quello che stiamo vivendo è un apprendimento che si sta rivoluzionando grazie alle infinite ibridazioni del fisico e del digitale, della tradizione e dell’innovazione, di linguaggi e format diversi.<br />
La vita privata e lavorativa, infatti, sono sempre più popolate da webinar, piattaforme<em> e-learning</em>, APP per apprendere lingue e competenze digitali, <em>coach</em> virtuali, sistemi di intelligenza artificiale e ambienti digitali che integrano e fanno evolvere la formazione tradizionale e creano un nuovo ambiente, che possiamo definire di <strong>Digital Learning</strong>, ricco di opportunità, dove è possibile formarsi continuamente, quando serve e dove serve. La stessa formazione tecnica, la formazione professionale, che vede le <strong>scuole territoriali della</strong> <strong>Confartigianato</strong> protagoniste ed in molti casi un riferimento di alta qualità, sta iniziando una nuova stagione con la realtà virtuale e la realtà aumentata, con laboratori tecnologicamente avanzati dove si potranno attrarre e coinvolgere giovani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Apprendere ad apprendere nei contesti digitali</strong></h4>
<p>Il Digital Learning porta in sé la <strong>cultura dell’autoapprendimento</strong>, della responsabilizzazione e della motivazione di ogni persona ad apprendere anche in autonomia e questo è un grande cambiamento culturale che richiede tempo, specifici programmi formativi, comunicativi, motivazionali.</p>
<p>L’apprendimento tradizionale della persona, a scuola e nelle aziende, è stato prevalentemente un apprendimento da “dipendente”, con il maestro, l’insegnante, il capo che decide quale programma devi seguire, quale corso devi fare e poi ti valuta se hai seguito bene il programma. Modelli strutturati ed erogazione <em>top-down</em>. La scuola è ancora così, l’azienda lo è prevalentemente.<br />
Nella società digitale questo modello si destruttura, la dimensione <em>top-down</em> insegnante allievo è presente, ma è solo una parte, tendenzialmente sempre più ridotta, perché è dilatato lo spazio dll’auto-apprendimento, del <em>self-direct learning</em>, dell’<strong>apprendimento cooperativo</strong>. Uno spazio già ricco di infinite opportunità formative, ma ben utilizzato al momento solo da una élite di persone, quelle con basi culturali, metodologiche e digitali in grado di muoversi agilmente tra le opportunità di apprendimenti presenti.</p>
<p>È cambiato il contesto di apprendimento e la didattica della scuola e della formazione aziendale non possono più rimanere quelle dell’epoca passata. Questa rivoluzione non coinvolge solo la scuola, ma tutte le organizzazioni e l’intera società perché, finita l’epoca della separazione tra una prima parte della vita dedicata allo studio e una seconda dedicata al lavoro, siamo entrati nell’epoca in cui la prima fase di studio getta le basi di un apprendimento che dovrà proseguire per tutto l’arco della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Anche il disapprendere è una abilità richiesta</strong></h4>
<p>Alla base della nuova didattica vi è  la consapevolezza che l’<strong>apprendimento non sarà più cumulativo</strong>, come nel passato, quando ogni nuova conoscenza ed esperienza si sommava alle precedenti e valorizzava il <em>curriculum</em> delle persone. In una società che procede per accelerazioni, salti, rotture e cambiamenti radicali, infatti, ci troviamo di fronte alla necessità di attivare rapidi apprendimenti di mondi nuovi e sconosciuti. Disapprendere, per lasciarsi alle spalle credenze, abitudini e modelli consolidati dall’esperienza, è allora una delle nuove abilità per acquisire l’agilità e la velocità necessarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Il nuovo docente: dal potere del contenuto al potere del metodo</strong></h4>
<p>La crisi che sta vivendo il mondo tradizionale della formazione è strettamente connessa a un’autorità basata prevalentemente sul <strong>potere della conoscenza</strong>, potere che <strong>viene meno nel mondo digitale</strong>, dove le informazioni sono sovrabbondanti, gratuite, anche se talvolta false e manipolative.<br />
Quest’evoluzione sposta l’autorità del docente dal possesso di conoscenza, requisito minimo ma non più sufficiente per abilitare al ruolo di docente e formatore, all’autorità del metodo, il metodo per apprendere e far apprendere, che docenti e formatori dovranno acquisire e insegnare.<br />
L’aula non scomparirà, ma dovrà evolvere e ritrovare un suo specifico ruolo all’interno dei molteplici formati presenti nell’infosfera dell’apprendimento. Per raggiungere elevati standard di qualità dovrà ripensarsi, guardarsi intorno, integrarsi. Una molteplicità di fattori spinge verso questo cambiamento, alcuni sono legati a nuovi scenari organizzativi, altri introdotti dall’ondata tecnologica e dall’affermarsi di nuovi linguaggi che rendono obsolete le aule tradizionali.</p>
<p>Questo cambiamento  non può essere improvvisato, perché passare dall’apprendimento passivo in aula o in e-learning a un apprendimento attivo, con una pluralità di fonti, format, contenuti, autoregolato, richiede tempo e acquisizione di cultura e metodo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>La nuova didattica</strong></h4>
<p>I prossimi anni saranno gli anni della <strong>“didattica della coesistenza”</strong> dove <strong>convivranno attività tradizionali e attività fortemente innovative</strong>. Abbiamo visto che il ruolo del docente si baserà sempre meno sul potere della conoscenza e sempre di più sul potere del metodo, sulla capacità di formare i <em>learner</em> all’auto-apprendimento e al muoversi in autonomia tra le mille opportunità di sapere presenti nell’infosfera, interna ed esterna all’organizzazione, alla scuola, al centro di formazione professionale.<br />
Il <strong>formatore</strong> dovrà quindi trasformarsi da erogatore di contenuti, pacchetti e cataloghi, in <strong>regista di processi di apprendimento e di condivisione della conoscenza</strong>, architetto di ambienti virtuali, animatore e regolatore delle dinamiche delle <em>community</em> di apprendimento. Un formatore sempre più socratico, <em>designer</em>, multimediale, <em>coach</em>. Vorrei sottolineare una potenzialità dei nuovi scenari ed andare controcorrente rispetto alle preoccupazioni prevalenti del momento: la nuova didattica a forte impronta digitale, se ben gestita e progettata, potenzierà l’interazione umana tra docente ed allievo, tra allievi ed allievi. La nuova didattica non può essere identificata con  quella vissuta nell’emergenza Covid, dove si è stati costretti ad improvvisare una didattica a distanza senza preparazione, metodo, cultura. Il tempo che tradizionalmente viene dedicato alla lezione frontale, la parte più facilmente sostituibile dalle nuove modalità digitali,  può essere liberato e investito nell’interazione, nella didattica attiva, nella valorizzazione delle diverse modalità di apprendimento, nella personalizzazione, nel confronto. Se ben gestita, si è aperta un’epoca di grandi opportunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=6300483">Gerd Altmann</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=6300483">Pixabay</a></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
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