<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>RAPPRESENTANZA - Spirito Artigiano</title>
	<atom:link href="https://spiritoartigiano.it/Argomenti/rappresentanza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://spiritoartigiano.it</link>
	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Mar 2026 15:54:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/06/logoSA-1-150x150.jpg</url>
	<title>RAPPRESENTANZA - Spirito Artigiano</title>
	<link>https://spiritoartigiano.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=109221</guid>

					<description><![CDATA[<p>«Artigiani, basta stare a guardare: l’AI va usata, non temuta». Intervistato da Spirito Artigiano, il giurista Fabio Bassan invita le imprese a costruire un dialogo concreto tra mani e algoritmi per affrontare il futuro da protagonisti.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi/">Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-109224" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png" width="932" height="581" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png 932w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-300x187.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-768x479.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-350x218.png 350w" sizes="(max-width: 932px) 100vw, 932px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-0" data-row="script-row-unique-0" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-0"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-1"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">È tutta una questione di alchimie. Di formule giuste, di sintesi virtuose. L’intelligenza artificiale non è un orizzonte lontano né una minaccia da subire. Per l’artigianato può diventare una leva concreta di competitività, innovazione e attrattività. Ma a una condizione: smettere di guardarla da spettatori. Ne è convinto Fabio Bassan, avvocato e professore di Diritto dell’Unione europea a Roma Tre, con una lunga esperienza nel mondo delle alte tecnologie. Con lui abbiamo ragionato del connubio fra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”, di costi di accesso, formazione, ruolo delle associazioni e della sfida globale tra modelli tecnologici. Un dialogo che parla alle imprese, ai territori e alle nuove generazioni.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore Bassan, qual è oggi il rapporto tra artigianato e intelligenza artificiale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Direi ancora troppo passivo. L’artigianato guarda all’AI con curiosità, ma spesso senza farne davvero un uso realmente efficace. Eppure la possibilità di sviluppo è enorme: la rivoluzione tecnologica consente di accedere a bacini di mercato molto più ampi, con costi più bassi e strumenti più potenti rispetto al passato».</p>
<p><strong>Se le opportunità sono così evidenti, perché questa resistenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Perché esiste una soglia di accesso. L’AI ha costi di apprendimento, non solo economici ma anche cognitivi. In molti casi c’è una difficoltà reale nell’uso e nella gestione degli strumenti. È qui che entrano in gioco le associazioni di categoria che dovrebbero &#8211; in una prospettiva virtuosa e di supporto alle Pmi &#8211; creare piattaforme condivise. Una base comune di utilizzo, come avviene già in altri mercati».</p>
<p><strong>In concreto, che cosa significa?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Mettere a disposizione una serie di strumenti con costi di fornitura più bassi, accompagnati da un’attività strutturata di formazione. Perché quando si forma davvero una persona, cambia tutto: il modo di lavorare, di organizzarsi, di competere. Questo, per gli artigiani, potrebbe essere la svolta».</p>
<p><strong>Ci spiega meglio quale ruolo possono avere le associazioni di categoria, come Confartigianato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Un ruolo decisivo. Se si vuole davvero integrare l’AI nell’artigianato, le associazioni devono farsi carico di una parte importante del percorso. Servono simulazioni continue, ad esempio su come interrogare l’AI in modo efficace. Basta una base minima di conoscenza per valutare l’impatto migliore: con le domande giuste si ottengono risultati eccellenti. Questo va fatto insieme agli artigiani, passo dopo passo».</p>
<p><strong>La sfida, per la categoria e per l’organizzazione è l’interazione tra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Se l’artigiano utilizza anche solo un minimo di sistemi di AI, combinandoli con la propria esperienza, sviluppa il lavoro in modo molto più efficiente. Certo, serve un cambio di mentalità: creatività e manualità non vengono sostituite, ma possono essere assistite in modo virtuoso dalla tecnologia».</p>
<p><strong>Questo può aiutare anche sul fronte del ricambio generazionale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Assolutamente sì. Con queste tecnologie l’artigianato diventa più attrattivo per i giovani. Il ricambio generazionale smette di essere un problema e diventa una leva di sviluppo. La volontà dei giovani di tornare all’artigianato esiste, ma va coltivata. E per farlo bisogna rendere il settore più moderno, più stimolante. La tecnologia è la chiave».</p>
<p><strong>Dal punto di vista giuridico, esistono ostacoli all’uso dell’AI nelle imprese artigiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«No, il quadro normativo è sostanzialmente a posto. L’intelligenza artificiale è regolata per le attività sensibili, ma non esiste una disciplina rigida e specifica per gli altri ambiti. È un terreno fertile, che consente un’evoluzione tecnologica importante. Le associazioni, inoltre, hanno il potere di rendere il contesto ancora più agevole».</p>
<p><strong>Guardando allo scenario globale, che modello di AI la convince di più?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Oggi vediamo tre approcci. Quello americano, basato su una quantità enorme di dati: è “rozzo” ma produce grandi risultati senza processi troppo raffinati. La Cina, invece, ha lavorato in modo più sofisticato: meno dati, ma processi molto più raffinati. DeepSeek, ad esempio, consuma meno risorse e ha messo in difficoltà i colossi americani».</p>
<p><strong>E l’Italia, dove si colloca?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’Italia – e l’Europa – hanno un punto di forza enorme: sistemi molto raffinati, una grande capacità di gestione efficace dell’AI. Dovremmo fare una cosa semplice ma decisiva: creare consorzi di progetti virtuosi e metterli a disposizione delle Pmi, anche a livello territoriale ed europeo. Questa raffinatezza è una leva straordinaria di competitività, soprattutto perché consente costi sostenibili per le imprese».</p>
<p><strong>Dunque, qual è la sfida per l’artigianato italiano di domani?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Passare dalla difesa all’attacco. Usare l’intelligenza artificiale non per snaturarsi, ma per valorizzare ciò che l’artigianato ha di unico. Se sapremo far dialogare intelligenza artigiana e artificiale, il futuro non sarà una minaccia, ma un’opportunità concreta».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi/">Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il 2025 raccontato da Spirito Artigiano. E un ultimo sguardo: la rappresentanza</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/il-2025-raccontato-da-spirito-artigiano-e-un-ultimo-sguardo-la-rappresentanza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-2025-raccontato-da-spirito-artigiano-e-un-ultimo-sguardo-la-rappresentanza</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/il-2025-raccontato-da-spirito-artigiano-e-un-ultimo-sguardo-la-rappresentanza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Sapelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[bilateralità]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=108959</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo un anno di storie, visioni e complessità, il magazine dedica il numero finale al nodo politico-sindacale che plasma il futuro delle imprese e della qualità del lavoro.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-2025-raccontato-da-spirito-artigiano-e-un-ultimo-sguardo-la-rappresentanza/">Il 2025 raccontato da Spirito Artigiano. E un ultimo sguardo: la rappresentanza</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-xsdn-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 71%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109017" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025.png" width="1000" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025.png 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025-300x300.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025-768x768.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025-350x350.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025-348x348.png 348w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-2" data-row="script-row-unique-2" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-2"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-3"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<p data-start="368" data-end="1093">Un anno attraversato da rotte che cambiano, certezze che sembravano granitiche, paradossi che sfidano, fragilità che rivelano nuove forze. In queste pagine abbiamo raccontato Imprese “a valore Artigiano” capaci di navigare le tempeste globali, di leggere le contraddizioni del presente e di trasformarle in opportunità. Abbiamo esplorato la protezione silenziosa della bilateralità, il nuovo lessico culturale del Made in Italy (con il nostro Abbecedario del Made in), la necessità di una legge che riconosca l’artigianato per ciò che è diventato. Abbiamo osservato l’impresa dentro la complessità, la creatività che vince anche quando l’industria imita la bottega, e la magia che nasce dove il cinema incontra il saper fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 data-start="1095" data-end="1259"><span class="font-435549">Un anno di storie (circa 180 articoli), visioni e responsabilità: il racconto continuo di uno Spirito Artigiano che, anche nel disordine, trova sempre la direzione.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Concludiamo questo lavoro editoriale di fine d’anno in bellezza. Un tema di natura politico-sindacale. Ma decisivo: quello della “rappresentanza”. Firme prestigiose danno anche stavolta corpo e voce al nostro pensiero: la monografia analizza le sfide del mondo del lavoro e delle imprese in un contesto complesso, tra innovazione, produttività e cambiamenti demografici. Evidenzia il ruolo della rappresentanza, della contrattazione e della valorizzazione del capitale umano per uno sviluppo sostenibile e inclusivo. È un viaggio qualitativo in cui si esplora come imprese e lavoro possano crescere in modo sostenibile valorizzando innovazione, capitale umano e coinvolgimento.</p>
<p data-start="1940" data-end="2206">Un particolare ringraziamento, per la redazione di questa monografia, a Confartigianato Imprese Veneto, che ha messo a nostra disposizione gli atti del convegno “Rappresentanza e contrattazione, nuove prospettive per il lavoro di qualità – Giovedì 20 novembre 2025”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549 font-179988"><em>Buona lettura e, ovviamente, gli auguri migliori per un lieto Santo Natale e un formidabile 2026!</em> </span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-2025-raccontato-da-spirito-artigiano-e-un-ultimo-sguardo-la-rappresentanza/">Il 2025 raccontato da Spirito Artigiano. E un ultimo sguardo: la rappresentanza</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/il-2025-raccontato-da-spirito-artigiano-e-un-ultimo-sguardo-la-rappresentanza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La misurazione della rappresentatività: la grande incompiuta della Costituzione</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/la-misurazione-della-rappresentativita-la-grande-incompiuta-della-costituzione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-misurazione-della-rappresentativita-la-grande-incompiuta-della-costituzione</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/la-misurazione-della-rappresentativita-la-grande-incompiuta-della-costituzione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Giovani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=108964</guid>

					<description><![CDATA[<p>Senza criteri condivisi di misurazione e qualità, la rappresentanza si è dispersa in centinaia di contratti e soggetti privi di radicamento: un vuoto normativo che pesa su imprese, lavoratori e bilateralità.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-misurazione-della-rappresentativita-la-grande-incompiuta-della-costituzione/">La misurazione della rappresentatività: la grande incompiuta della Costituzione</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108968" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani.jpg" width="1280" height="829" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani-300x194.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani-1024x663.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani-768x497.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani-350x227.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-4" data-row="script-row-unique-4" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-4"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-5"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">La misurazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali che stipulano i contratti collettivi è uno dei temi più complessi e irrisolti del diritto del lavoro italiano. A distanza di oltre settant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione, resta ancora privo di un’attuazione organica <strong>l’articolo 39</strong>, <em>nella sua seconda parte</em>, che immaginava un sistema ordinato di registrazione dei sindacati e di certificazione della loro rappresentatività, così da conferire ai contratti collettivi efficacia generale.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un disegno ambizioso, pensato per impedire proprio ciò che oggi costituisce la criticità maggiore: la frammentazione estrema della rappresentanza, la proliferazione di sigle senza consistenza reale e la diffusione di contratti collettivi e di enti bilaterali privi di basi effettive nella struttura produttiva e sociale del Paese.</p>
<p>Peraltro,  mentre l’articolo 39 resta lettera morta, altre norme costituzionali rimaste inattive per decenni hanno trovato finalmente un’applicazione. È il caso dell’articolo 46, dedicato alla partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell’impresa, che nel 2025 ha ricevuto attuazione grazie alla Legge n. 76/2025, originata da una lodevole proposta di iniziativa popolare promossa dalla CISL, che correttamente prevede la bilateralità quale strumento tipico di partecipazione nelle micro e piccole imprese.<br />
Questo precedente dimostra che anche gli articoli più complessi possono essere attuati quando si crea una convergenza tra attori sociali, sistema politico e opinione pubblica.<br />
Per l’articolo 39, invece, questa convergenza non si è ancora formata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Negli ultimi trent’anni la frammentazione è esplosa</span></h3>
<p>L’assenza di un sistema affidabile di misurazione della rappresentatività ha prodotto effetti profondi, soprattutto negli ultimi trent’anni.<br />
La rappresentanza, sia sul lato sindacale sia su quello datoriale, si è frantumata in una miriade di soggetti, spesso privi di  radicamento territoriale, storia o base associativa concreta.</p>
<p>Il risultato è un panorama contrattuale estremamente disordinato, nel quale convivono:</p>
<ul>
<li>CCNL stipulati dalle grandi organizzazioni storiche;</li>
<li>contratti collettivi firmati da sigle nate di recente e prive di rappresentanza effettiva;</li>
<li>enti bilaterali improvvisati;</li>
<li>soggetti che si presentano come “parti sociali” senza alcuna strutturazione reale;</li>
<li>contratti pirata applicati solo per abbassare i costi del lavoro e le tutele.</li>
</ul>
<p>La situazione è diventata talmente grave da spingere il CNEL, che gestisce l’archivio nazionale dei contratti collettivi, a introdurre una distinzione interna senza precedenti: da una parte i CCNL applicati ad almeno l’1% dei lavoratori dipendenti di un determinato settore; dall’altra quelli che non raggiungono questa soglia minima di applicabilità.</p>
<p>Questa classificazione non ha valore normativo, ma rappresenta un criterio empirico che indica quali contratti hanno una base reale e quali, invece, sono espressione di sigle marginali, quando non del tutto inesistenti nel tessuto economico.</p>
<p>Un’altra selezione che a nostro parere potrebbe operare il Cnel conformemente alla normativa che regola l’archivio della contrattazione, attiene alla verifica della dimensione territoriale o nazionale del contratto depositato, per certificare se il contratto collettivo si applica solo in determinate località o aziende o in tutto il territorio nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Il terreno fertile per contratti di comodo e bilateralità artificiali</span></h3>
<p>In questo contesto si sono moltiplicati episodi che mostrano chiaramente la distorsione del sistema. Molte delle nuove sigle sindacali o datoriali, prive di una base reale, cercano legittimazione attraverso:</p>
<ul>
<li>la firma di contratti collettivi a costo e/o tutele ridotte;</li>
<li>la costituzione di sistemi bilaterali autonomi privi di storia e solidità;</li>
<li>richieste di convenzioni con enti pubblici, talvolta ottenute nonostante fragilità strutturali evidenti;</li>
<li>la diffusione di contratti che attraggono imprese solo perché economicamente più “leggeri”.</li>
</ul>
<p>Si tratta di fenomeni che producono concorrenza sleale nei confronti delle organizzazioni realmente rappresentative, che quotidianamente impiegano migliaia di persone e risorse ingenti per offrire servizi reali: formazione, welfare, sicurezza, fondi sanitari e previdenza integrativa e che svolgono, a livello nazionale e territoriale, un’intensa attività di rappresentanza  su numerosi temi di carattere sindacale, economico, sociale, contribuendo non poco allo sviluppo del Paese, alla tenuta della democrazia e della coesione sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Perché non basta “una regolazione costruita interamente per via legislativa”</span></h3>
<p>Di fronte al caos, periodicamente emergono proposte di legge che, con impostazione dirigista, promettono di risolvere tutto con una norma centralizzata calata dall’alto.</p>
<p>Ma in realtà <strong>una regolazione costruita interamente per via legislativa</strong> si rivelerebbe inadeguata e persino controproducente.</p>
<p>Il nostro sistema delle relazioni industriali è fondato su ciò che Gino Giugni definiva <strong>“ordinamento intersindacale”</strong>: un equilibrio dinamico nel quale le parti sociali — sindacati e associazioni datoriali comparativamente più rappresentative — esercitano un ruolo primario.</p>
<p>La contrattazione collettiva, in Italia, vive di autonomia negoziale, di storicità dei soggetti, di presenza territoriale. Ma soprattutto di equilibri trovati per via pattizia.</p>
<p>Una legge che pretenda unilateralmente di definire chi è rappresentativo e chi non, finirebbe per minare questa architettura, ignorando la complessità dell’ecosistema.</p>
<p>Il legislatore può offrire cornici, strumenti e criteri generali, ma <strong>la misurazione effettiva deve essere costruita con e dalle parti sociali</strong>, attraverso meccanismi condivisi, verificabili e proporzionati.</p>
<p>Solo a valle di questo processo può essere utile una norma di legge che promuova e sostenga la volontà delle parti sociali.</p>
<p>Così come sarebbe del tutto controproducente rispetto agli effetti proposti, una legge sul salario minimo, che avrebbe come certa conseguenza quella di determinare le condizioni per la progressiva disapplicazione dei buoni contratti collettivi di lavoro (quelli che garantiscono, oltre al  salario adeguato, tutele e welfare), con un livellamento in basso dei trattamenti dei lavoratori, senza peraltro incidere minimamente sul contrasto al  lavoro nero e irregolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Misurare non basta: bisogna selezionare la qualità della rappresentanza</span></h3>
<p>Un altro aspetto da non trascurare,  è che la sola misurazione della rappresentatività, che va fatta utilizzando criteri certi e verificabili,  non si esaurisce in un dato numerico o nella semplice diffusione applicativa di un contratto collettivo.</p>
<p>Ecco perché servono ulteriori criteri qualitativi, tra i quali:</p>
<ul>
<li>storia dell’organizzazione;</li>
<li>articolazione territoriale diffusa e verificabile;</li>
<li>numero e caratteristiche delle imprese e dei lavoratori associati;</li>
<li>partecipazione ai tavoli istituzionali;</li>
<li>presenza di sistemi bilaterali consolidati ed efficienti;</li>
<li>capacità di erogare formazione, prestazioni e servizi;</li>
<li>governance trasparente.</li>
</ul>
<p>Solo <strong>integrando quantità e qualità</strong> è possibile distinguere i soggetti realmente rappresentativi da quelli che vivono unicamente della firma di contratti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">La bilateralità come “modello”: il caso della Legge 92/2012</span></h3>
<p>Se dovessimo interrogarci su quale ulteriore elemento, oggi, è in grado di arricchire una contrattazione di qualità, non potremmo che indicare la Bilateralità. La Bilateralità, in tutta la sua sostanza, è ogni un indicatore fondamentale della rappresentatività di un sistema di contrattazione collettiva.<br />
Gli enti bilaterali veri — non quelli di comodo — erogano prestazioni di welfare ai lavoratori e alle imprese, sanità integrativa, previdenza complementare, sostegno al reddito, formazione e servizi complessi.<br />
Sono sistemi che richiedono strutture solide, governance stabile e capacità amministrativa.</p>
<p>Un esempio emblematico di una legge che ha promosso la rappresentanza “di qualità” è indubbiamente la <strong>Legge 92/2012 (Ministro del Lavoro era Elsa Fornero)</strong>, che per la prima volta ha riconosciuto alle parti sociali dotate di un sistema bilaterale “consolidato”, “quale quello dell’artigianato” (v. art. 3, comma 14)  la possibilità di gestire autonome forme di ammortizzatori sociali in alternativa al modello generale.<br />
Su questa base è nato <strong>FSBA</strong>, oggi uno dei principali strumenti di integrazione salariale contrattuale, che copre un milione di lavoratori dell’artigianato in tutta Italia e che rappresenta un mirabile esempio di sussidiarietà.  Anche per questo la bilateralità, da un certo punto di osservazione, è oggi uno degli elementi in grado di dimostrare, nei fatti, chi è realmente rappresentativo e chi non lo è.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Un tema ormai  ineludibile</span></h3>
<p>Il tema della rappresentatività è, dunque, ormai  ineludibile, e  non riguarda solo la selezione corretta del CCNL da applicare o il contrasto ai contratti collettivi ed agli enti bilaterali pirata.<br />
È una sfida più ampia, che incrocia la trasformazione tecnologica, l’evoluzione dei mercati e dei settori produttivi; la necessità di rafforzare il welfare contrattuale; le nuove forme di impresa.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-misurazione-della-rappresentativita-la-grande-incompiuta-della-costituzione/">La misurazione della rappresentatività: la grande incompiuta della Costituzione</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/la-misurazione-della-rappresentativita-la-grande-incompiuta-della-costituzione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La rappresentanza degli interessi di fronte alle sfide del XXI secolo</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/la-rappresentanza-degli-interessi-di-fronte-alle-sfide-del-xxi-secolo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-rappresentanza-degli-interessi-di-fronte-alle-sfide-del-xxi-secolo</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/la-rappresentanza-degli-interessi-di-fronte-alle-sfide-del-xxi-secolo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Feltrin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=108976</guid>

					<description><![CDATA[<p>Corpi intermedi tra erosione di ruolo e nuove funzioni: perché la rappresentanza resta decisiva nell’economia che cambia.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-rappresentanza-degli-interessi-di-fronte-alle-sfide-del-xxi-secolo/">La rappresentanza degli interessi di fronte alle sfide del XXI secolo</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 73%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108982" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/fog-6594102_1280.jpg" width="960" height="1280" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/fog-6594102_1280.jpg 960w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/fog-6594102_1280-225x300.jpg 225w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/fog-6594102_1280-768x1024.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/fog-6594102_1280-350x467.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-6" data-row="script-row-unique-6" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-6"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-7"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">Secondo la maggior parte degli osservatori i corpi intermedi, nel nostro caso le associazioni di rappresentanza degli interessi economici, hanno perso parte del peso e del ruolo che avevano avuto in passato. La tesi di fondo di questo modo di vedere è rappresentata dall’idea della diminuita centralità delle relazioni sindacali e dalla constatazione che la disintermediazione riguardi tutte le organizzazioni che in qualche modo operano nelle arene della rappresentanza.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conseguenza sarebbe una ripresa di ruolo delle istituzioni pubbliche che sarebbero capaci di rivolgersi direttamente, in prima persona, tanto ai cittadini quanto ai lavoratori quanto agli imprenditori. A questa dinamica strutturale si aggiunge il fatto che le dinamiche dell&#8217;economia nei primi 25 anni del XXI secolo hanno avuto ripercussioni anche sulle associazioni datoriali e sui sindacati, mettendo in difficoltà la tenuta di non poche delle loro strutture.</p>
<p>Tuttavia, per comprendere la realtà dei corpi intermedi e la loro complessità occorre tenere conto di diverse altre dimensioni. Il sistema d’offerta che va dalla rappresentanza ai servizi alle funzioni pubbliche offre ai cittadini una molteplicità di ragioni di adesione. Al di là delle apparenze, le associazioni di rappresentanza – come nel nostro caso Confartigianato – svolgono ancora numerose funzioni di intermediazione:</p>
<ol>
<li>contrattazione nazionale, aziendale, territoriale;</li>
<li>enti bilaterali (la vera novità di questo ultimo trentennio);</li>
<li>servizi di assistenza individuale e di adempimento, vecchi e nuovi; 4) tutele e welfare locale a base territoriale/comunitaria (via bilateralità).</li>
</ol>
<p>Vanno dunque valutati in positivo, in particolare per Confartigianato, cinque aspetti che caratterizzano la vita di una associazione:</p>
<ol>
<li>le adesioni volontarie, ancora molto consistenti, che danno vita a una intensa attività associativa interna creando aggregati sociali identitari piuttosto forti;</li>
<li>una diffusione territoriale che forse non ha eguali in Europa e che continua a crescere nel tempo a dispetto della contrazione degli iscritti;</li>
<li>il numero dei dipendenti e la loro professionalità, oltre al fatto che molte associazioni funzionano ancora come ascensori sociali per non pochi di coloro che militano al loro interno;</li>
<li>l’ambiguità del criterio reputazionale che contrasta con una eccezionale fidelizzazione ai servizi e con i riscontri positivi dell’attività contrattuale;</li>
<li>le verifiche interne di consenso (rinnovo delle tessere, partecipazione ai momenti congressuali, ecc.) che fanno di questi mondi – pur se a volte anchilosati e vecchi – una delle poche palestre di “democrazia associativa”.</li>
</ol>
<p>Buona parte dell’attività associativa non ha grande visibilità e non è conosciuta ai più, ma non per questo è meno rilevante. Anche il grado di interlocuzione con le istituzioni a tutti i livelli, pur essendo soggetto alle contingenze politiche e agli stili di leadership, è molto più frequente di quanto si pensi, non fosse altro perché queste organizzazioni hanno un patrimonio di conoscenze tecniche sul lavoro e sulla vita delle imprese che nessun’altra istituzione oggi possiede. Capita così che, pur se non consultate ufficialmente, queste associazioni riescano spesso a indicare quali siano i temi da collocare in via prioritaria nell’agenda politica.</p>
<p>Sono certamente “istituzioni vecchie”, che hanno radici molto lontane, ma hanno saputo ridefinire nel tempo le ragioni della loro esistenza spostando il baricentro, oltre che sulla contrattazione, su un caleidoscopio di attività al servizio della loro base associativa. Come tutte le organizzazioni che operano nell’arena istituzionale, hanno anch’esse problemi di qualità della classe dirigente e manifestano una forte tendenza alla conservazione dei loro modi di essere. Però, per il fatto di essere grandi (per numero di iscritti), radicate (per diffusione sul territorio), solide (per numero di dipendenti e dal punto di vista dei bilanci), ciò consente loro di provare a rispondere in modo innovativo alle sfide poste dal nuovo secolo. In fondo rappresentare non significa “rispecchiare” in modo supino le domande della propria base associativa quanto invece, al contrario, “reinterpretare” quelle domande in proposte coerenti, praticabili, perché rielaborate alla luce dei vincoli posti dalla presenza di molteplici istituzioni e attori sociali.</p>
<p>Vi è oramai un consenso molto esteso sulle trasformazioni dovute al cosiddetto “progresso tecnico”, i cui effetti sono stati rilevantissimi in questi due decenni del XXI secolo. Esse sono riconducibili a due grandi driver di cambiamento:</p>
<ul>
<li>le innovazioni tecnologiche che stanno rivoluzionando i vecchi modi di produzione, rendendo obsolete le tradizionali definizioni merceologiche;</li>
<li>l&#8217;ampliamento esponenziale dei mercati di merci e servizi, i quali, superato l&#8217;obiettivo del XX secolo della costruzione di grandi aree geografiche omogenee (il mercato unico europeo, il NAFTA, l’Oriente, ecc.), sono oggi diventati mercati globali.</li>
</ul>
<p>Di qui la necessità di due grandi opzioni strategiche di lungo periodo: a) adeguare il “sistema di offerta” delle associazioni di rappresentanza alle trasformazioni indotte dal progresso tecnico; b) assumere come primo interlocutore negoziale, a tutti i livelli, le istituzioni pubbliche, tanto a livello centrale (governo) quanto a livello decentrato (regioni, province, comuni) e sovranazionale. Una prima conseguenza è costituita dal progressivo dissolvimento delle distinzioni tra sistema primario, secondario e terziario, come pure della separazione tra le diverse classi di addetti. Un po&#8217; alla volta tutte le associazioni hanno cominciato a iscrivere le imprese e gli imprenditori a prescindere dalle loro specificità settoriali e dalle loro dimensioni, tanto che pur mantenendo le denominazioni originarie dell’industria, del commercio, dell’artigianato, oggi “tutti associano tutti”. I confini settoriali e merceologici diventano più confusi nella misura in cui il terziario invade gli altri settori attraverso l’accresciuta e trasversale importanza delle tecnologie digitali e della priorità assoluta ricoperta dai canali di vendita via internet, tanto all’ingrosso quanto al dettaglio.</p>
<p>Per tutte le ragioni fin qui descritte, la competizione tra associazioni diviene aperta: scavalca i settori produttivi, i confini merceologici e le segmentazioni tradizionali.</p>
<p>L’intreccio di queste molteplici tendenze appena descritte ha avuto come risultato che:</p>
<ul>
<li>i bacini dei potenziali utenti sono tendenzialmente sovrapponibili;</li>
<li>il sistema della rappresentanza è diventato competitivo;</li>
<li>i criteri di identificazione con l’una o l’altra associazione sono sempre più sfumati, anche se permangono tracce delle antiche appartenenze; d) la competizione si gioca sempre più sulla qualità delle prestazioni offerte agli associati.</li>
</ul>
<p>Almeno tre sfide possono essere indicate come prioritarie per continuare a mantenere i primati fin qui raggiunti, e tutte e tre hanno a che fare con la capacità di rappresentare/reinterpretare le novità del nuovo secolo. In primo luogo, è necessario adeguare le tecniche di proselitismo e di fidelizzazione alle domande dei giovani imprenditori cresciuti in un ambiente totalmente diverso da quello del secolo scorso. In secondo luogo, andrà ripensata la contrattazione nazionale e territoriale per renderla capace di rispondere a una diversificazione di condizioni lavorative e di risultati economici che va aumentando di giorno in giorno. In terzo luogo, vanno ridefiniti in modo sistematico gli ambiti di operatività degli enti bilaterali, con il duplice obiettivo di aumentarne l’efficienza e di integrare meglio, in modo sussidiario, le attività associative e quelle pubbliche, in particolare in ambito sanitario e formativo.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-rappresentanza-degli-interessi-di-fronte-alle-sfide-del-xxi-secolo/">La rappresentanza degli interessi di fronte alle sfide del XXI secolo</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/la-rappresentanza-degli-interessi-di-fronte-alle-sfide-del-xxi-secolo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Per una contrattazione di qualità</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/per-una-contrattazione-di-qualita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=per-una-contrattazione-di-qualita</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/per-una-contrattazione-di-qualita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Tiraboschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=108986</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra contratti pirata, sigle senza base reale e un archivio CNEL finalmente riordinato, emerge una verità semplice: la qualità della contrattazione dipende dalla qualità della rappresentanza.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/per-una-contrattazione-di-qualita/">Per una contrattazione di qualità</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 88%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108991" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280.jpg" width="1280" height="778" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280-300x182.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280-1024x622.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280-768x467.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/rope-1333314_1280-350x213.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-8" data-row="script-row-unique-8" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-8"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-9"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2 data-start="323" data-end="903"><span class="font-435549">La contrattazione collettiva è l’essenza della rappresentanza? La migliore letteratura sociologica e di relazioni industriali dice di no. Un autorevole studioso come Paolo Feltrin, nell’ambito di un recente evento su “Rappresentanza e contrattazione” promosso da Confartigianato Imprese Veneto, ci ha giustamente ricordato come l’essenza della rappresentanza sia anche e soprattutto altro e cioè: reinterpretare, associare e coinvolgere, a monte dell’attività di negoziazione collettiva; prossimità, servizio e collaborazione con le istituzioni, a valle del processo contrattuale.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="905" data-end="1468">La contrattazione collettiva, quantomeno in Italia, è ancora oggi un fenomeno radicato e centrale per chi guarda ai processi economici e alle dinamiche sociali del lavoro. Tuttavia, essa è semplicemente (ma non semplicisticamente) uno strumento della rappresentanza. È allora la rappresentanza l’essenza della contrattazione collettiva, non il contrario. Una contrattazione senza rappresentanza è un fenomeno incolore che non rileva né sul piano economico né su quello sociale, pur assumendo un (modesto) rilievo formale sul solo piano del dover essere giuridico.</p>
<h3 data-start="1470" data-end="2594"></h3>
<h3 data-start="1470" data-end="2594"><span class="font-435549">È allora facile comprendere perché in Italia esista un problema di qualità della contrattazione collettiva: la stragrande maggioranza dei contratti depositati al CNEL è infatti un prodotto artificiale, frutto di una pletora di sigle che non agiscono per rappresentare interessi collettivi, di lavoratori e imprese, ma solo per conquistare privilegi e partecipare ai benefici che lo Stato concede al fenomeno collettivo e sindacale.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="1470" data-end="2594">Come se la contrattazione collettiva non fosse dunque uno strumento della rappresentanza, come indica chiaramente l’articolo 39 della Costituzione, ma un “prodotto” funzionale a conquistare un “mercato della rappresentanza” in ragione di convenienze legate, di regola, all’abbattimento del costo del lavoro (minori salari e minori contribuzioni) e alla creazione di sistemi bilaterali fittizi funzionali a vendere servizi a imprese e lavoratori. Una contrattazione pirata, è stato detto, per segnalare fenomeni distorsivi della leale concorrenza tra imprese. Una contrattazione, in realtà, spesso corsara, perché sostenuta e alimentata dal collateralismo verso questo o quel partito politico.</p>
<p data-start="2596" data-end="3840">Bene, dunque, che la rappresentanza genuina intenda riappropriarsi di questo strumento, la contrattazione collettiva, e delle reti di protezione che da questo nascono, in primis gli enti bilaterali, che sono una delle caratteristiche salienti della contrattazione di settori nobili della nostra economia come l’artigianato. Per riappropriarsi dello strumento non serve tuttavia, come molti suggeriscono, una legge sindacale: è sufficiente che la rappresentanza genuina di interessi continui a fare il suo mestiere, magari con modalità nuove e in linea coi tempi, ma sempre insistendo sulle fondamenta e cioè rappresentazione, associazionismo e coinvolgimento (prima della contrattazione) e prossimità e servizio, cioè bilateralità (dopo la contrattazione). Il punto, semmai, è quello di avviare una nuova stagione di rapporti con la politica e le istituzioni, anche questa funzione essenziale della rappresentanza, che metta ai margini e smetta di legittimare le tante sigle datoriali e sindacali che non rappresentano nessuno e che pure continuano a firmare contratti collettivi per ottenere presunte patenti di rappresentatività e un posto ai tavoli politici della concertazione e del dialogo sociale, tanto a livello nazionale quanto locale.</p>
<h3 data-start="3842" data-end="4476"></h3>
<h3 data-start="3842" data-end="4476"><span class="font-435549">In questa prospettiva, centrale è la collaborazione con le istituzioni, perché è qui che si può riqualificare lo spazio pubblico dei corpi intermedi e la funzione storica del contratto collettivo di lavoro, in coerenza con le diverse tipologie di imprese e le peculiarità di ciascun territorio e settore produttivo.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3842" data-end="4476">Che sia così lo dimostra il lavoro svolto negli scorsi mesi, a fari spenti, dagli attori più rappresentativi del nostro sistema di relazioni industriali, che hanno condiviso, in sede di Commissione dell’informazione del CNEL, nuove direttive per l’archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro.</p>
<p data-start="4478" data-end="6107">L’archivio è attualmente noto, anche ai non addetti ai lavori, soprattutto per l’impressionante numero di contratti collettivi nazionali di lavoro in esso depositati, oltre mille per il solo settore privato. Un segno, a detta di molti – e per usare una terminologia cara a Ezio Tarantelli – dello “sfascio” del nostro sistema di relazioni industriali e della progressiva frammentazione e perdita di rilevanza della rappresentanza, tanto sul versante datoriale quanto su quello dei lavoratori. La realtà, tuttavia, è molto diversa e lo stesso CNEL si è recentemente fatto carico di documentare, attraverso una intensa attività di studio e analisi del prezioso patrimonio informativo e documentale presente in archivio, un quadro completamente diverso, caratterizzato da una estesissima applicazione dei contratti collettivi di lavoro, pur in assenza di una legge sull’erga omnes, e da una persistente centralità dei contratti sottoscritti, lato lavoratori, dalle tre confederazioni storiche. Basti pensare che i 99 contratti collettivi nazionali di lavoro di maggiore applicazione, sottoscritti da federazioni di categoria di CGIL, CISL e UIL, riguardano il 97% dei 14.628.361 lavoratori tracciati con i flussi Uniemens. Esistono indubbiamente centinaia di altri contratti minori, sottoscritti da oltre 250 associazioni datoriali e quasi 200 associazioni sindacali non rappresentate in seno al CNEL, che trovano però applicazione in un numero davvero limitato di aziende e lavoratori. Ben 438 contratti nazionali presenti in archivio sono applicati in meno di 50 aziende ciascuno e ben 343 coprono meno di 100 dipendenti ciascuno.</p>
<p data-start="6109" data-end="6283">Da qui la già ricordata nuova organizzazione dell’archivio dei contratti, che contribuirà a dare una migliore e più corretta informazione a imprese, lavoratori e istituzioni.</p>
<p data-start="6285" data-end="6466">Delle molte novità (alla portata di tutti tramite l’accesso libero all’archivio, collocato in bella evidenza sul sito istituzionale del CNEL) può essere sufficiente richiamarne due.</p>
<p data-start="6468" data-end="7303">La prima novità è che i mille e passa contratti sono ora collocati in archivio in ragione del loro effettivo radicamento, cioè della loro applicazione da parte di imprese e lavoratori, come documentata dai flussi Uniemens. Per essere collocato tra i contratti di un determinato settore (meccanica, gomma-plastica o pubblici esercizi), il contratto collettivo deve segnalare un sia pur limitato radicamento statistico (in un intervallo che può variare, secondo le specificità dei settori o sotto-settori, dall’1 al 5%) rispetto al totale dei lavoratori del settore ovvero dei sotto-settori di riferimento. I contratti collettivi che non raggiungono detta soglia minima sono invece collocati in una diversa sezione perché, a livello statico, hanno una applicazione nulla nel settore a cui pure il campo di applicazione intende riferirsi.</p>
<p data-start="7305" data-end="7918">La seconda novità, di estrema importanza per l’applicazione del Codice dei contratti pubblici, è relativa al passaggio alla nomenclatura Ateco. I testi contrattuali sono infatti collocati in archivio secondo una tassonomia articolata per macro-settori e sotto-settori ovvero gruppi di sotto-settori corrispondenti alle 22 sezioni e agli 87 divisori Ateco, così da rendere di immediata percezione la corrispondenza tra il dato giuridico (il campo di applicazione del contratto collettivo) e il dato economico (cioè il settore o sotto-settore economico di riferimento secondo lo schema di lettura dei codici Ateco).</p>
<p data-start="7920" data-end="9206">Entrando nell’archivio dei contratti è dunque già ora possibile orientarsi con facilità tra i contratti effettivamente in uso nei diversi settori economici e produttivi, senza per questo cancellare dall’archivio stesso contratti che, formalmente, sono efficaci e che però non sono applicati da un numero minimo di imprese e lavoratori. Contratti che verranno dunque collocati in una distinta sezione dell’archivio. Per fare un solo esempio: dei 51 contratti nazionali della metalmeccanica ne troveremo 5 sotto la voce “contratti settore metalmeccanico” (che sono poi i contratti dei 5 sistemi più rappresentativi a livello comparato, tra cui quello delle imprese artigiane) e gli altri 46 nella voce “altri contratti”, unitamente a tutti gli altri contratti che non trovano reale applicazione nella prassi. Saranno poi gli uffici del CNEL a predisporre schede contratto dettagliate (secondo i parametri di analisi previsti dal Codice degli appalti pubblici) per i soli contratti imputati a ciascun settore o sottosettore, mentre è compito della Commissione dell’informazione del CNEL (con azioni già avviate su terziario di mercato ed edilizia) avviare verifiche comparative rispetto agli assetti normativi e retributivi dei diversi contratti presenti in archivio e in uso nella prassi.</p>
<p data-start="9208" data-end="9712">Un’operazione di totale trasparenza che, come è nella finalità della legge 936 del 1986, dovrebbe contribuire non solo alla conservazione dei testi contrattuali ma anche alla qualità ed efficienza del nostro sistema di relazioni industriali, oltre che a facilitare – da parte delle istituzioni pubbliche, dei decisori politici e degli stessi attori della rappresentanza – l’opera di monitoraggio delle dinamiche retributive e contrattuali, che sono allo stato ancora parziali e lacunose nel nostro Paese.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/per-una-contrattazione-di-qualita/">Per una contrattazione di qualità</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/per-una-contrattazione-di-qualita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Agire nella Complessità oggi, intraprendendo un viaggio con l&#8217;indefinito</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/agire-nella-complessita-oggi-intraprendendo-un-viaggio-con-lindefinito/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=agire-nella-complessita-oggi-intraprendendo-un-viaggio-con-lindefinito</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/agire-nella-complessita-oggi-intraprendendo-un-viaggio-con-lindefinito/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Payar]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=108998</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dal mito di Schumacher ai fraintendimenti moderni: capire le piccole imprese richiede mappe nuove, non vecchie ricette calate dall’alto.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/agire-nella-complessita-oggi-intraprendendo-un-viaggio-con-lindefinito/">Agire nella Complessità oggi, intraprendendo un viaggio con l’indefinito</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 88%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109000" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498.jpg" width="1800" height="1200" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498.jpg 1800w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-zoorg-1000498-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-10" data-row="script-row-unique-10" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-10"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-11"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">A fine ottobre scorso, nel talk &#8220;La voce in mezz’ora&#8221;, è intervenuta la prof.ssa Raffaella Sadun, docente di gestione aziendale alla Harvard Business School, su un tema così titolato: Piccolo è davvero bello?.Il sito Lavoce.info spiegava che si era scelto di trattare “una peculiarità italiana: il nanismo d’impresa”. Secondo il sito, questa sarebbe “una caratteristica storica che oggi pone limiti alla crescita, alla produttività e alla capacità di innovazione del Paese”. Poi la domanda: “quale ruolo possono avere le politiche pubbliche e i cambiamenti organizzativi nel favorire lo sviluppo di imprese più solide e competitive?”</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima impressione è che il titolo sia stato un po’ buttato là dagli organizzatori: si cavalca uno slogan che non circola più neanche negli ambiti della rappresentanza delle piccole imprese da almeno vent’anni.<br />
In ogni caso la prof.ssa Sadun comincia il discorso già ben oltre quando cominciò ad affermarsi il mito. Infatti Piccolo è bello è il titolo del libro di Schumacher del 1973, scritto contro il gigantismo (cosa lì per lì neanche percepita al nostro interno; ci accorgiamo di chi siamo quando gli altri parlano di noi).</p>
<p>L’inizio dell’intervento della Sadun è comunque un po’ tranchant: afferma, per esempio, che “il fatto che le imprese più grandi siano più produttive e paghino di più” (!) viene messo in secondo piano dalle piccole, che farebbero un discorso culturale, cioè la butterebbero sulla narrazione a loro favore perché, si lascia intendere, dietro c’è poco.<br />
La Sadun esordisce dicendo con sicurezza che produttività e salari non crescono perché l’Italia ha una moltitudine di “impresine” nane, che per loro natura – sostiene – non possono certo essere produttive. Se solo queste piccole raddoppiassero la dimensione, immediatamente – afferma – raddoppierebbero produttività e ricchezza del Paese (sic!). Quindi, secondo la docente, non si crescerebbe a causa dei piccoli: essi non possono permettersi investimenti negli intangibles, in R&amp;S, marketing, digitalizzazione, valorizzazione delle persone, ecc., come invece sarebbe richiesto dal sistema industriale.</p>
<p>Dalla metà dell’intervista le risposte si fanno più articolate e sofisticate, perché non si parla più di “quale” impresa, ma delle azioni manageriali da sviluppare: per esempio nelle imprese familiari scindere la proprietà = soldi, dalla gestione = competenze.</p>
<p>Dispiace, fra l’altro, che mentre il management di un’impresa viene chiamato management, gli organici e le persone vengano chiamati “forza lavoro”, come stessimo parlando di un cavallo da tiro o di una forgiatura di metalli nell’antro di Sigfrido all’alba del capitalismo. Quindi il lavoro sarebbe un residuo della manodopera, mentre se si dicesse che anche un manager lavora sarebbe quasi offensivo: “ma per chi mi ha preso? Lavorerà lei, io dirigo!”.</p>
<p>Sarebbe troppo facile rispondere al punto interrogativo della frase “piccolo è davvero bello”, che comunque – come abbiamo detto all’inizio – è un’affermazione finita in soffitta da tempo fra gli addetti ai lavori e anche nella letteratura manageriale.</p>
<p>Per carità, le dimensioni nei fenomeni – e un’impresa è un fatto fenomenologico – esistono. Ma la loro descrizione è qualcosa che si modifica in continuazione, comprese quelle spaziali di “grande” e “piccolo”. La questione è l’adeguatezza dei lessici per cogliere la complessità. O forse, più semplicemente, per esplorarla, poiché – come diceva il compianto Richard Normann in Ridisegnare l’impresa. Quando la mappa cambia il paesaggio – quest’ultimo “sarà” il concept e lo strategic intent che ha, perché tutto il resto non lo decide lei. O meglio, per rispondere alla Sadun: può contribuire a deciderlo se si dota di una mappa in cui rinomina il paesaggio in cui opera, e rinominandolo lo cambia e lo rigenera. E questo potrebbe essere un concetto del “fare” proprio delle piccole imprese, quella “coscienza di luogo” su cui si spese molto un grande, Giacomo Becattini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Comunque è intanto evidente che se ci sono tante imprese “nane” ci sono anche tanti consulenti che non riescono a uscire dagli stereotipi con cui da sempre si agghindano. Salvo poi doversi ricredere.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aveva ragione il grande Henry Mintzberg, che a chi gli chiese una volta quale fosse per lui una definizione di “esperto” rispose: “nella mia lunga carriera mi sono imbattuto in diverse definizioni di esperto&#8230; ebbene, quella che preferisco è la seguente: l’esperto è colui che evita tutti i trabocchetti e marcia diritto verso il grande errore”. Cioè, alla fine: boom!, arriva il botto micidiale.</p>
<p>Aggiunse: “casomai non si fosse capito come stanno le cose: … mentre agli ultimi piani le Alte Direzioni, in ovattati uffici fra moquette e quadri d’autore, vanno proclamando ‘La qualità è il nostro primo obiettivo’, giù in basso i direttori di stabilimento vanno in giro cercando di salvare il salvabile”.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/agire-nella-complessita-oggi-intraprendendo-un-viaggio-con-lindefinito/">Agire nella Complessità oggi, intraprendendo un viaggio con l’indefinito</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/agire-nella-complessita-oggi-intraprendendo-un-viaggio-con-lindefinito/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il contratto che nasce prima del contratto</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/il-contratto-che-nasce-prima-del-contratto/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-contratto-che-nasce-prima-del-contratto</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/il-contratto-che-nasce-prima-del-contratto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giacomin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 08:50:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=108947</guid>

					<description><![CDATA[<p>Relazioni, prossimità e rappresentatività come infrastruttura silenziosa della contrattazione: ciò che tiene insieme imprese, lavoratori e associazioni ben prima della firma.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-contratto-che-nasce-prima-del-contratto/">Il contratto che nasce prima del contratto</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108955" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin.jpg" width="1280" height="853" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-12" data-row="script-row-unique-12" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-12"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-13"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2 data-start="209" data-end="663"><span class="font-435549">Gli spunti offerti da Riccardo Giovani, Gianpiero Dalla Zuanna, Paolo Feltrin e Michele Tiraboschi, nel convegno su rappresentanza e contrattazione promosso da Confartigianato Imprese Veneto – e ora raccolti in questa monografia di <em data-start="442" data-end="470">Spirito Artigiano Magazine</em> interamente dedicata al tema – mi riportano a quattro parole chiave. Quattro parole che si intrecciano e si rafforzano a vicenda: relazioni sindacali, relazione, prossimità, rappresentatività.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="665" data-end="969">Il termine <em data-start="676" data-end="699">relazioni industriali</em> nasce nel contesto dell’esperienza anglosassone per regolare il conflitto tra capitale e lavoro. L’aggettivo <em data-start="809" data-end="822">industriali</em>, che traduce in modo lineare il termine <em data-start="863" data-end="873">industry</em>, e che ha il significato più ampio di impresa, resta tuttora preferito a <em data-start="947" data-end="968">relazioni sindacali</em>.</p>
<p data-start="971" data-end="1957">Industriali o sindacali che siano, ciò che attrae è l’utilizzo del termine relazione, mutuato dalla società civile e che non implica un rapporto di potere ma una comunicazione continuativa arricchita da scambi. Le relazioni sindacali non si formano nei seminari, pur importanti quali luogo di confronto, ma riguardano la creazione costante e sistematica di norme relative al rapporto di lavoro e alle controversie che ne possono derivare. La gestione è affidata in prevalenza a soggetti collettivi rappresentanti dei diversi interessi e attori in campo. È la contrattazione collettiva e l’output è il contratto collettivo. Verrebbe subito da chiederci se e come siano cambiate le relazioni sindacali, la contrattazione e i contratti nell’epoca che stiamo attraversando, ma in questa sede ritengo più coerente parlare di relazioni, prossimità e rappresentatività, termini meno frequenti ma utili per valorizzare ciò che consente e prepara un contratto e ciò che auspicabilmente lo segue.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 data-start="1959" data-end="3580"><span class="font-435549">La relazione ha tanti significati. È modalità per avviare un rapporto associativo, per ascoltare, per produrre riconoscimento reciproco, per dare valore aggiunto alla composizione tra interessi diversi, per ricavare indicazioni utili, vorrei dire necessarie, a chi deve agire la rappresentanza.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>È una fase che precede l’atto contrattuale e che lo segue affinché il risultato “serva a qualcosa”, come auspica Paolo Feltrin. La contrattazione si alimenta della costante connessione con le realtà aziendali e le loro dinamiche, cercando di produrre sintesi di valore. Cerca di portare a risultato positivo gli interessi e le identità in gioco, facendosi carico delle aspettative e dei valori emergenti dei e nei soggetti destinatari. La relazione contrattuale è parte fondamentale della qualità del contratto, come sottolinea Riccardo Giovani. Diversamente, il contratto è un elaborato scritto, forse realizzato con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, azzerando consultazione, democrazia, confronto costruttivo, rapporto con i datori e con i destinatari. La buona relazione sindacale non ammette scorciatoie, tipiche delle finte associazioni. È ciò che vorrebbero alcune rappresentanze che, evitando di farsi misurare e di mostrare se agiscono con statuti a base democratica, si richiamano con singolare ipocrisia al mantra della qualità del prodotto contrattuale, spesso tacendo o ignorando il valore complessivo della retribuzione, fatto di tabelle, di prestazioni di welfare, di coperture assicurative, di orari effettivamente retribuiti, di rappresentanza vera che include l’esigibilità dei diritti del lavoratore.</p>
<p data-start="3582" data-end="3912">I risultati delle negoziazioni contrattuali sono tanto più validi quanto più producono conseguenze utili e sostenibili. La rappresentanza vera, fatta di soci, sedi, relazioni e luoghi di relazione e consultazione, è in grado di valorizzare la ricchezza dei contenuti sui diversi versanti di cui si compone e di scaricarla a terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 data-start="3914" data-end="4608"><span class="font-435549">Al valore delle relazioni si aggiunge l’importanza della prossimità. Le associazioni, certamente quelle rappresentative, assicurano prossimità fisica quando necessario e prossimità digitale, che la completa e la integra, dentro un percorso associativo.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3914" data-end="4608">Non impedisce quindi l’immediatezza che viene agita all’interno del percorso di relazione. La prossimità, anche nei momenti apparentemente solo amministrativi, come possono essere la compilazione di una busta paga o la richiesta di prestazioni all’INPS o a un ente bilaterale, consente di comunicare contenuti e di dare senso all’appartenenza, spiegando che si sta dando applicazione a un’intesa negoziata grazie anche alla tua associazione.</p>
<p data-start="4610" data-end="5038">La prossimità recupera valutazioni di impatto e suggerimenti necessari a concretizzare risposte ai bisogni, anche adottando soluzioni su misura. La consapevolezza del valore della prossimità porta con sé una rivisitazione profonda dei contenuti della rappresentanza e delle modalità della sua erogazione. Conferma l’utilità dell’intermediazione che offre vantaggio reale e potenziale; chi la evita perde, poco o tanto, ma perde.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 data-start="5040" data-end="6669"><span class="font-435549">Vale la pena ripetere che la prossimità fa leva sull’appartenenza e consente di alimentare il circuito virtuoso che va dall’espressione del bisogno alla sua soddisfazione.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>E l’appartenenza poggia sulla rappresentatività e, quindi, sulla rappresentanza effettiva. È prezioso il lavoro di Michele Tiraboschi, anche quale consigliere tecnico del CNEL, nell’individuare associazioni che non dimostrano chi rappresentano e che stipulano accordi evidentemente strumentali ad altri interessi. Centoventitré contratti collettivi nazionali, depositati al CNEL, si applicano a settori con meno di dieci dipendenti ciascuno. Quasi seicento contratti si applicano a lavoratori dipendenti di ambiti economici che non raggiungono cinquecento lavoratori ciascuno. Trecentocinquanta dei 1.017 contratti, sempre depositati al CNEL, sono stati sottoscritti da soggetti che hanno dichiarato di essere rappresentati al CNEL (che già di suo è di manica larga) senza minimamente esserlo. L’obbligo di ottenere una codifica del contratto da parte dell’INPS, anche se andrebbe disciplinato quanto l’obbligo del CNEL di registrare un nuovo contratto, per evitare che l’atto amministrativo diventi di fatto una certificazione di rappresentatività, ha consentito di far luce sulla realtà appena descritta. È una realtà nota da tempo e ora puntualmente individuata, che rappresenta un vulnus cui va posto rimedio quanto prima. È una realtà che offende e disattende il valore delle relazioni sindacali e l’importanza delle relazioni, oltre che minare il presupposto della rappresentatività. Rappresentatività porta con sé il valore dell’adesione associativa.</p>
<p data-start="6671" data-end="8517">Il fare soci, cosa non facile ma decisamente possibile e con aspetti di positiva ripagata sociale, incontra continui cambiamenti, a partire dai contenuti degli interessi per continuare con il superamento dei confini tradizionali, sia di mestiere che di categoria e settore; fa i conti con l’andamento demografico nelle sfaccettature che ha mostrato il demografo Dalla Zuanna; con la crisi della partecipazione, la difficoltà di parlare più lingue associative, in relazione a fasce d’età e aspettative, e tanto altro. Si avvale, e occorre esserne più consapevoli, della reputazione dell’associazione. Di certo occorre adeguare approcci, lenti di osservazione, strumenti, argomenti, ma la visita al socio, da convincere o fidelizzare, e l’empatia con cui prendersi carico di problemi e aspettative rimangono mezzi del tutto attuali ed efficaci. I bisogni, vecchi e nuovi, continuano a premere e a manifestare la loro domanda quotidiana. Le relazioni sindacali e la contrattazione, a maggior ragione quella decentrata e — in un futuro che non vedo lontano — anche quella aziendale con formule adatte alla micro e piccola impresa, sono e restano una importante occasione per dare risposte utili. Il “lavoro di qualità”, obiettivo inserito tra i temi del convegno promosso da Confartigianato Imprese del Veneto d’intesa con Confartigianato Imprese, è e sarà anche il risultato di un confronto più largo, che si fa carico dei cambiamenti nel mercato del lavoro, promuovendo competenze adeguate e soluzioni conciliabili con le aspettative dei lavoratori. Il dibattito sul salario minimo ha mostrato che la rappresentanza sa traguardare l’interesse generale componendo interessi di parte. Il punto di forza, gli argomenti che hanno tenuto e convinto, sono stati ancora una volta la buona miscela tra rappresentatività, prossimità e capacità di relazione.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-contratto-che-nasce-prima-del-contratto/">Il contratto che nasce prima del contratto</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/il-contratto-che-nasce-prima-del-contratto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La formazione ai tempi della crisi</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/la-formazione-ai-tempi-della-crisi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-formazione-ai-tempi-della-crisi</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/la-formazione-ai-tempi-della-crisi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Azzollini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 06:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=108861</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sostenere le MPMI e il futuro del cinema italiano.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-formazione-ai-tempi-della-crisi/">La formazione ai tempi della crisi</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 83%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108862" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Azzolini.jpg" width="1170" height="780" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Azzolini.jpg 1170w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Azzolini-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Azzolini-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Azzolini-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Azzolini-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-14" data-row="script-row-unique-14" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-14"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-15"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">Questi anni segnano una sorta di spartiacque del settore cinema e audiovisivo. Il grande rallentamento dovuto al periodo Covid e successivamente ai cambiamenti politici hanno portato l’intero settore ad una profonda riflessione. Oggi l’arrivo anche dell’IA determina  un passaggio su come quest’ultima possa essere utilizzata in modo etico e propositivo. Noi che siamo stati la culla della cultura forse dobbiamo farci precursori di un codice etico che possa essere propedeutico a una riflessione internazionale.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quanto le MPMI del cinema e dell’audiovisivo possono essere importanti per la crescita del nostro paese? Un pensiero profondo e oggi maturo per essere dibattuto. Non voglio ripetermi nelle solite frasi fatte su quanto è stato ed è importante il cinema italiano nel mondo, di quanto sono richieste le nostre professionalità e le nostre imprese artigiane.</p>
<p>Pensate a quali titoli ancora oggi dopo anni vengono richiesti e proiettati in tutto il mondo, sono per la stragrande maggioranza Italiani. Nei miei continui viaggi all’estero, mi sento sempre orgoglioso di essere italiano, ti trattano con rispetto e ammirazione negli eventi di settore. L’Italia viene vista come scuola e punto di riferimento per la produzione visiva.</p>
<p>Questo è un qualcosa da proteggere, custodire e alimentare.</p>
<p>Resta per questo doveroso fare una riflessione sui cambiamenti in atto.</p>
<p>Certamente dobbiamo rilevare un abbassamento delle frequentazioni dei luoghi di cultura pubblica, quali cinema e teatri. Ci dobbiamo imporre una politica di cambiamento.</p>
<p>Oggi abbiamo bisogno sulle sale di innovazione, e la stessa innovazione va sostenuta economicamente dai Governi. Non possiamo dare la colpa esclusivamente al prodotto o alla capacità dell’esercente. Non possiamo prescindere dalla cultura. Sono cambiate le esigenze dell’utilizzatore delle sale, occorre puntare alla qualità delle strutture, all’adeguamento tecnologico e dei servizi, fondamentali per rilanciare le stesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Abbiamo necessità di puntare sempre più sul prodotto Italiano, di non commettere l’errore di indicare il forestiero come più capace di noi, e dimenticare invece il sostegno ai nostri autori, ai nostri giovani, alle nostre imprese. Sono orgogliosamente italiano e voglio continuare ad esserlo. Non voglio sperperare ciò che i nostri padri con grande sacrificio e ingegno hanno creato. </span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Occorre lavorare sulla nuova generazione, puntare proprio sulle MPMI, non dimenticare chi e in che modo l’Italia è celebrata nel mondo. Abbiamo oltre il 60% del patrimonio artistico mondiale, non possiamo pensare di non dare valore a questo bene inestimabile, e quale strumento migliore se non il cinema? Quale prodotto è più capace di valorizzare un territorio e di coinvolgere così tante tipologie di lavoratori e artigiani? Quale prodotto garantisce un rientro economico pari al 3,5% di ciò che si è investito? È l’unico settore che da sempre da certe garanzie sia economiche, sia occupazionali che promozionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">In questo non possiamo non sostenere i festival, spesso circuito determinante per la diffusione dei nostri prodotti, ma luogo ancor più importante per aggregare e diffonde la nostra cultura. Oggi i festival e le rassegne devono essere pensati come parte integrante del sistema distributivo e sostenute per questo.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>I cambiamenti continui delle regole di ingaggio del settore hanno determinato grande confusione e insicurezza. In questo si inserisce la nostra formazione. Dotare le nostre imprese degli strumenti per affrontare le nuove regole. La certezza e la continuità delle stesse, o il loro miglioramento devono essere la nostra missione, il nostro presupposto per sostenere il settore. Il dialogo con gli enti pubblici, le istituzioni, i sindacati, devono andare nel riconoscere oggi, e non è mai troppo tardi, il ruolo delle piccole imprese artigiane del settore. Il ruolo che le stesse danno non solo in termini di creatività e di realizzazione di prodotto, ma anche in termini occupazionali. Un premio alla storicità delle stesse, anche al passato troppo spesso acclamato, ma nei fatti con frequenza dimenticato. Differenziare le MPMI italiana dalle multinazionali straniere, nelle declinazioni di sostegno alle nostre imprese è un percorso non solo necessario ma eticamente doveroso. In questo contesto si inserisce il percorso della nostra politica confederale, portata avanti in questi anni. In questo l’augurio che il 2026 possa portare certezze e stabilità, e sentirci tutti un po&#8217; più orgogliosamente italiani.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-formazione-ai-tempi-della-crisi/">La formazione ai tempi della crisi</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/la-formazione-ai-tempi-della-crisi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando il piccolo schermo ha acceso i riflettori sull’artigianato</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/quando-il-piccolo-schermo-ha-acceso-i-riflettori-sullartigianato/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=quando-il-piccolo-schermo-ha-acceso-i-riflettori-sullartigianato</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/quando-il-piccolo-schermo-ha-acceso-i-riflettori-sullartigianato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 05:50:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=108902</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con Pezzi unici, la regista Cinzia TH Torrini ha portato in prima serata il mondo delle botteghe fiorentine, raccontando i mestieri artigiani come occasione di rinascita per le nuove generazioni. Un progetto sostenuto da Confartigianato.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/quando-il-piccolo-schermo-ha-acceso-i-riflettori-sullartigianato/">Quando il piccolo schermo ha acceso i riflettori sull’artigianato</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108904" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o.jpg" width="991" height="660" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o.jpg 991w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o-768x511.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/48086326492_83ceeb6dc2_o-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 991px) 100vw, 991px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-16" data-row="script-row-unique-16" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-16"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-17"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><span class="font-435549">Ci sono opere che meritano di essere recuperate anche a distanza di anni. <em data-start="74" data-end="87">Pezzi unici</em>, fiction diretta da Cinzia TH Torrini e andata in onda su Rai 1 nel 2019, è una di queste. Non ne avevamo ancora parlato su <em data-start="212" data-end="231">Spirito Artigiano</em>, ma il racconto che porta in scena – una storia di riscatto, trasmissione di saperi, incontro tra generazioni – ha molti punti di contatto con lo spirito di queste pagine. </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La serie è ambientata a Firenze, città natale della regista e simbolo dell’eccellenza artigiana italiana, un luogo dove il mestiere ha ancora l’odore delle resine naturali, della cera d’api, del cuoio. Cinzia TH Torrini racconta che da bambina si fermava nei vicoli del centro ad osservare gli artigiani che lavoravano per strada, come quell’uomo con i capelli e la barba lunghi, il grembiule di pelle e le mani sempre in movimento: intrecciava strisce di cuoio, intagliava, creava. Anni dopo, per caso, lo ha rincontrato: con quel mestiere ha costruito un impero, senza mai delocalizzare, diventando una celebrità in Giappone. «Come lui – ricorda la regista – ce ne sono ancora molti in Italia, che con la loro capacità creativa sono diventati delle eccellenze nei loro mestieri d’arte».</p>
<p>Da questo vissuto personale è nata prima un’idea, poi un cortometraggio, e infine la fiction: non una semplice ambientazione, ma un modo per riportare alla luce un universo concreto e vivo, fatto di manualità e passione, che rischia di scomparire. L’intento era chiaro: raccontare un’alternativa per i giovani, restituire dignità a un lavoro troppo spesso dimenticato, mostrare che il talento artigiano non è solo memoria ma anche futuro. E proprio ai giovani è rivolto il cuore più profondo del racconto: la fiction mette in scena ragazzi segnati da storie difficili, spesso in rotta con il mondo adulto, che trovano nella bottega artigiana uno spazio di riscatto, una possibilità di rinascita, una via per scoprire se stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">La manualità diventa così linguaggio educativo, strumento di cura, occasione per tornare a immaginare un domani possibile. Il progetto ha preso forma in anni di scrittura, incontri, sopralluoghi, ricerche; tutto il team ha trascorso del tempo nelle botteghe fiorentine e nelle case famiglia, per entrare davvero in quel mondo e capirne la profondità. </span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Accanto alla regista, <strong>Confartigianato Firenze</strong> ha avuto un ruolo fondamentale: quasi cento imprenditori artigiani associati hanno collaborato alla realizzazione della fiction, offrendo competenze, strumenti, ambienti, storie. Il risultato è stato un racconto autentico e coinvolgente, capace di portare in prima serata la voce di un’Italia che lavora con le mani, con precisione, con bellezza. Un’Italia che sa coniugare il sapere antico con le nuove esigenze di un mercato che chiede senso, qualità, unicità. In questo intreccio tra arte e impresa, tra fiction e realtà, <em data-start="2843" data-end="2856">Pezzi unici</em> ha mostrato che l’artigianato può essere ancora oggi una leva educativa, culturale, economica. Per questa ragione, nel 2019, <strong>Confartigianato ha premiato Cinzia TH Torrini con il Premio Giano</strong>, un riconoscimento per chi ha saputo valorizzare l’artigianato con sensibilità e autenticità. Un premio meritato, perché la fiction non ha semplicemente rappresentato il mondo delle botteghe, lo ha vissuto e tradotto in racconto. Ed è proprio questo sguardo, attento e personale, che rende <em data-start="3338" data-end="3351">Pezzi unici</em> ancora attuale: un’opera capace di ricordarci che ogni mestiere raccontato bene è cultura, e che ogni bottega, oggi come allora, può essere una scuola di vita.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-17" data-row="script-row-unique-17" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-17"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/quando-il-piccolo-schermo-ha-acceso-i-riflettori-sullartigianato/">Quando il piccolo schermo ha acceso i riflettori sull’artigianato</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/quando-il-piccolo-schermo-ha-acceso-i-riflettori-sullartigianato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rinascimento artigiano: il lusso sostenibile della moda e dell’oreficeria italiana</title>
		<link>https://spiritoartigiano.it/rinascimento-artigiano-il-lusso-sostenibile-della-moda-e-delloreficeria-italiana/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=rinascimento-artigiano-il-lusso-sostenibile-della-moda-e-delloreficeria-italiana</link>
					<comments>https://spiritoartigiano.it/rinascimento-artigiano-il-lusso-sostenibile-della-moda-e-delloreficeria-italiana/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 05:50:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://spiritoartigiano.it/?p=108794</guid>

					<description><![CDATA[<p>Confartigianato Moda promuove un’idea di lusso che non ostenta ma costruisce valore: un modello sostenibile, umano, italiano.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/rinascimento-artigiano-il-lusso-sostenibile-della-moda-e-delloreficeria-italiana/">Rinascimento artigiano: il lusso sostenibile della moda e dell’oreficeria italiana</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 84%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108752" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/pexels-olly-1050312.jpg" width="1854" height="1432" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/pexels-olly-1050312.jpg 1854w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/pexels-olly-1050312-300x232.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/pexels-olly-1050312-1024x791.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/pexels-olly-1050312-768x593.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/pexels-olly-1050312-1536x1186.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/10/pexels-olly-1050312-350x270.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1854px) 100vw, 1854px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-18" data-row="script-row-unique-18" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-18"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-19"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h3><span class="font-435549">Sembra difficile considerare il lusso come necessità, eppure è possibile scardinare alcuni preconcetti contestualizzando questo bizzarro accostamento.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un&#8217;epoca ossessionata dalla velocità, dalla produzione di massa e dall’omologazione, il vero privilegio non risiede nel possesso, ma nella pazienza e nell&#8217;arte di chi trasforma la materia in emozione.</p>
<p>L’evoluzione del lusso nella moda e nella produzione orafa può sembrare contrastante se concettualmente paragonato ai beni indispensabili eppure, per il nostro Paese, rappresenta un concetto unitario e fondante lo spirito stesso dell’artigianalità.</p>
<p>L’abito sartoriale o il gioiello forgiato su un nostro desiderio oggi vengono ordinariamente considerati beni di lusso, ma fino all’epoca storica precedente a quella in cui, anche in questi settori, è iniziata la produzione di massa, recarsi dal sarto di fiducia o dal maestro orafo era pratica normale del vivere.</p>
<p>La necessità di allora, oggi viene percepita come straordinarietà.</p>
<p>Ma il “rinascimento artigiano”, ha davvero qualcosa di extra-ordinario, a partire dal suo ruolo sociale, economico e di veicolo di una cultura millenaria del bello.</p>
<p>Oggi le imprese della moda e dell’oreficeria a valore artigiano sono un motore economico importante che crea occupazione e opportunità professionali anche attraverso l&#8217;innovazione tecnologica e creativa, promuovendo l&#8217;identità culturale dei territori, generando valore economico per intere comunità e stimolando il talento di designer, artigiani e professionisti.</p>
<p>Secondo i dati dell&#8217;Ufficio Studi di Confartigianato elaborati per Confartigianato Moda, infatti, nel comparto del lusso a fine 2024 si contano oltre 90mila imprese, di cui il 53,8% è rappresentato dalle 49mila imprese artigiane della moda (41mila) e della gioielleria (8mila). L&#8217;artigianato del lusso si basa sul lavoro e la professionalità di 144 mila addetti, pari al 40,2% di 358mila addetti che rappresentano l&#8217;intera occupazione delle imprese della moda e della gioielleria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Il lusso autentico rappresenta un insieme di valori che includono la qualità dei materiali, l&#8217;abilità artigianale e la durata nel tempo. Come già sosteneva il filosofo Bernard de Mandeville nel 1705, pur con molte contraddizioni, il lusso contribuisce allo sviluppo e alla prosperità della società.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante la pandemia abbiamo riscoperto lussi essenziali come il silenzio e il tempo: il tempo per noi stessi, per i nostri affetti, per apprezzare davvero ciò che possediamo. Questi valori ci ricordano che il lusso vero è legato all&#8217;eleganza discreta, quella che si riconosce nei dettagli &#8211; la qualità di un tessuto, la perfezione di una cucitura, il cesello manuale di un manufatto orafo.</p>
<p>Il lusso autentico nasce dal lavoro artigianale: dalla sapienza delle mani, dalla conoscenza profonda dei materiali, dalla pazienza e dalla dedizione. Un prodotto di qualità richiede tempo per essere realizzato e proprio questa cura lo rende durevole, bello e prezioso.</p>
<p>Questo non significa rifiutare il progresso, ma riconoscere che alcuni valori &#8211; la qualità, l&#8217;eccellenza, la bellezza &#8211; restano fondamentali e attuali.</p>
<p>La moda è un sistema culturale complesso che unisce economia, arte, sociologia e innovazione. La moda italiana, in particolare, ha rappresentato un trionfo di creatività, sperimentazione e ricerca, lasciando un segno indelebile nella storia internazionale.</p>
<p>Le imprese stanno affrontando con sempre maggiore impegno le sfide della sostenibilità: riduzione degli sprechi, innovazione nei materiali, rispetto dei lavoratori e dell&#8217;ambiente. Molte aziende stanno investendo in tecnologie pulite, economia circolare e condizioni di lavoro sempre migliori.</p>
<p>Nel delicato equilibrio tra tradizione artigianale e pressioni del mercato globale, si delinea una strategia di tutela per l&#8217;eccellenza manifatturiera italiana. Il settore del lusso, intimamente legato alla sapienza artigiana che ne costituisce il DNA, si trova oggi a fronteggiare sfide che mettono in discussione non solo la competitività economica, ma l&#8217;essenza stessa del saper fare italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Confartigianato Moda sta collaborando da tempo con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ad un piano mirato a preservare l&#8217;integrità della filiera nazionale. L&#8217;obiettivo è contrastare l&#8217;ondata di prodotti tessili e calzaturieri stranieri a basso costo che, con dinamiche di ultra-fast fashion, minacciano un ecosistema produttivo dove l&#8217;artigianato rappresenta non un retaggio del passato, ma il cuore pulsante dell&#8217;innovazione di qualità.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Confartigianato Moda, in prima linea nell&#8217;iniziativa ministeriale, richiama però l&#8217;attenzione su un aspetto fondamentale: la protezione del sistema moda italiano deve passare attraverso interventi che garantiscano qualità, tracciabilità e legalità, senza gravare sulle piccole realtà artigiane che costituiscono la spina dorsale della produzione di eccellenza.</p>
<p>La visione proposta sottolinea un principio cardine: nel rapporto tra lusso e artigianato, la sostenibilità non è solo ambientale ma anche economica e sociale. Servono misure che premino chi opera nella legalità e persegue una sostenibilità autentica delle filiere produttive, salvaguardando al contempo le botteghe artigiane, spesso a conduzione familiare, dove si tramandano competenze che nessuna produzione industriale può replicare.</p>
<p>La tutela dell&#8217;artigianato di qualità richiede un sistema articolato su più livelli: trasparenza e tracciabilità lungo l&#8217;intera filiera attraverso una mappatura precisa delle capacità produttive e dell&#8217;organizzazione operativa dei fornitori; una remunerazione equa che riconosca il valore reale del lavoro artigianale e delle commesse; un sistema di controlli calibrato, proporzionato alle dimensioni e alle specificità delle diverse imprese, che non trasformi la vigilanza in un ostacolo burocratico per le realtà più piccole.</p>
<p>In questo scenario, il lusso autentico si rivela non come mero posizionamento commerciale, ma come espressione di una filiera dove l&#8217;artigianato è valorizzato, riconosciuto e tutelato: un modello in cui l&#8217;eccellenza non è compatibile con lo sfruttamento, e dove la bellezza del prodotto finale riflette la dignità di chi lo ha creato.</p>
<p>Il lusso può e deve ritrovare un significato profondo: non solo una categoria commerciale, ma un insieme di valori materiali e culturali legati all&#8217;eccellenza, all&#8217;autenticità e alla bellezza duratura. L’artigianato di lusso contemporaneo ha l&#8217;opportunità di integrare tradizione e innovazione, unendo la sapienza artigianale con le nuove tecnologie, la qualità con l&#8217;accessibilità, la creatività con la sostenibilità, l&#8217;identità culturale con l&#8217;apertura globale.</p>
<p>In questo modo, le catene di valore della moda e dell’oreficeria artigiane possono continuare a essere un motore di progresso sociale ed economico, preservando al tempo</p>
<p><em>(di Maria Luisa Rubino, Confartigianato Moda e Confartigianato Artistico</em><em>)</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-19" data-row="script-row-unique-19" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-19"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/rinascimento-artigiano-il-lusso-sostenibile-della-moda-e-delloreficeria-italiana/">Rinascimento artigiano: il lusso sostenibile della moda e dell’oreficeria italiana</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://spiritoartigiano.it/rinascimento-artigiano-il-lusso-sostenibile-della-moda-e-delloreficeria-italiana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
