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	<title>RAPPRESENTANZA - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Jul 2026 08:55:28 +0000</lastBuildDate>
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	<title>RAPPRESENTANZA - Spirito Artigiano</title>
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		<title>La sanità che serve alla società che cambia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:20:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La sanità del futuro non si misura solo in posti letto, prestazioni e piattaforme digitali, ma nella capacità di arrivare dove le persone vivono, invecchiano, si ammalano e chiedono di non essere lasciate sole.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 60%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110595" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026.png" width="1000" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026.png 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-300x300.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-768x768.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-350x350.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/1.COPERTINA_10072026-348x348.png 348w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
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<p>Negli ultimi decenni, i profondi cambiamenti della società hanno modificato in modo significativo il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci prendiamo cura del nostro benessere, generando nuove opportunità ma anche nuove sfide per i sistemi sanitari e per i cittadini.</p>
<p>L’invecchiamento della popolazione, generato dall’allungamento della vita media e dal calo della natalità, insieme all’aumento delle cronicità &#8211; secondo Istat, oltre la metà degli ultrasessantacinquenni presenta almeno tre patologie croniche – mettono sotto pressione le risorse economiche e organizzative, rendendo necessario ripensare i modelli di cura e assistenza.</p>
<p>Gli effetti dell’aumento della quota di popolazione anziana non ha “solo” effetti sulla piramide demografica del Paese e sulla tenuta dell’attuale modello di welfare, in cui la spesa sanitaria e socio-assistenziale sono una parte rilevante del bilancio pubblico insieme alla spesa pensionistica ma anche sulla società. Qualità della vita e autosufficienza diventano elementi fondamentali per mantenere un buono stato di salute. La popolazione non autosufficiente in Italia è stimata in circa 4 milioni di persone; almeno il 40% degli over-75 vive da solo. Longevità, cronicità, non autosufficienza e solitudine diventano così dimensioni diverse di uno stesso bisogno di cura.</p>
<p>Gli italiani, anche grazie a un’ampia disponibilità di innovazione terapeutica e tecnologica vivono sempre più a lungo. La speranza di vita alla nascita, 83,7 anni nel 2025, ha finalmente raggiunto e superato i livelli prepandemia, seppur con un netto gradiente nord-sud sfavorevole ai secondi. Allo stesso tempo, però, si ridefinisce il profilo sociale e sanitario della popolazione: l’età media è salita a 47,1 anni e l’indice di vecchiaia, che misura il numero di persone con almeno 65 anni ogni 100 bambini e ragazzi fino a 14 anni, ha raggiunto quota 216,3. Quasi un quarto dei residenti ha almeno 65 anni. Nel 2050 un italiano su tre sarà over-65 e la popolazione con più di 85 anni raddoppierà, dal 3,8% al 7,2%.</p>
<p>La solitudine, in particolare, è uno degli indicatori più disarmanti di questa trasformazione e nuova domanda di bisogni di salute. In Italia il 14% delle persone dichiara di non avere nessuno a cui chiedere aiuto e il 12% nessuno a cui raccontare aspetti personali, rispetto a una media UE pari al 6,1%. Sono numeri che non appartengono soltanto alla sfera sociale: aumentano il rischio di depressione, peggioramento delle condizioni croniche, perdita di autonomia e ricorso improprio ai servizi sanitari. Un anziano fragile e solo non ha bisogno soltanto di una prestazione medica, ma di una rete di supporto coordinata e vicina nella comunità che possa supportarlo anche presso il proprio domicilio. Umanizzazione delle cure e attenzione ai bisogni della persona e non solo del paziente diventa essenziale.</p>
<p>La presenza di una rete rete diventa cruciale nella cosiddetta sanità di prossimità. Dove prossimità non significa semplicemente fornire una prestazione più vicina ai luoghi di vita e lavoro delle persone. Significa costruire e mantenere un ecosistema proattivo capace di tenere insieme prevenzione, presa in carico, riabilitazione e supporto alle attività quotidiane. In altri termini, un sistema che non si limiti a reagire al singolo evento ma sia in grado di mantenere le migliori condizioni di salute della persona sull’intero percorso della vita.</p>
<p>La riforma dell’assistenza territoriale avviata con il DM 77/2022 e gli investimenti della Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), arrivati a scadenza il 30 giugno scorso, hanno posto le basi infrastrutturali di questo cambiamento, puntando sulla realizzazione di strutture di cura intermedie, sul potenziamento dell’assistenza domiciliare e sulla digitalizzazione, dalla telemedicina agli strumenti di supporto alla presa in carico. Tuttavia, perché queste innovazioni organizzative possano tradursi in un effettivo miglioramento della qualità dell’assistenza, è indispensabile garantirne il funzionamento concreto.</p>
<p>Nel caso delle strutture di cura intermedie, come le Case e gli Ospedali della Comunità, l’innovazione è effettivamente tale quando una qualsiasi struttura sanitaria è popolata da professionisti, integrata con i servizi sociali e riconoscibile dai cittadini. Ma gli obiettivi del Piano si limitano a valutarne la costruzione e l’installazione, non la loro operatività.</p>
<p>Un discorso simile vale per l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2025 sono stati presi in carico 1.625.785 assistiti over-65, pari all’11,3% della popolazione anziana, a fronte di un obiettivo del 10%. Le stime attuali assumono però che circa il 60% degli assistiti. Se tale previsione si rivelasse troppo ottimistica, le risorse allocate potrebbero risultare inadeguate, si tratterebbe di offrire una intensità assistenziale insufficiente, pur a fronte di una discreta copertura. Il futuro dell’assistenza domiciliare dovrà quindi essere valutato non solo sul numero di persone raggiunte, ma sulla capacità di modulare gli interventi, integrare competenze diverse e garantire la copertura del reale fabbisogno di salute nel tempo.</p>
<p>In questo quadro, il processo di digitalizzazione del sistema sanitario che, insieme alle infrastrutture di prossimità, costituisce il cuore della Missione 6 del PNRR, può garantire una maggiore continuità assistenziale, tempestività della presa in carico e personalizzazione delle cure. La diffusione dei servizi di telemedicina, nelle sue diverse forme di teleassistenza, telemonitoraggio e teleconsulto, così come del Fascicolo Sanitario Elettronico, possono aiutare a seguire a distanza i pazienti cronici, ridurre gli spostamenti, oltre a facilitare il coordinamento tra professionisti, ottimizzando l’appropriatezza prescrittiva.</p>
<p>Nel caso della telemedicina, il target europeo – almeno 300.000 persone assistite sfruttando strumenti di telemedicina – è stato raggiunto, dato che a dicembre 2025, gli assistiti in telemedicina sono 566.321 (+171% sull’obiettivo di partenza) – anche se la percentuale varia notevolmente in base alla Regione e alla tipologia di servizio.</p>
<p>Una situazione sovrapponibile si registra con la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico, uno degli strumenti più rilevanti per il rafforzamento dell’infrastruttura digitale del SSN, in grado di consentire al cittadino-paziente un accesso più semplice, trasparente e tempestivo alle proprie informazioni sanitarie. Sempre a dicembre 2025, circa il 95% MMG/PLS italiani aveva alimentato il FSE negli ultimi 90 giorni, una percentuale superiore all’85% condiviso a livello europeo. Tuttavia, appena 1 cittadino su 4 dichiara di aver utilizzato lo strumento, con percentuali inferiori al 10% in tutte le Regioni del Mezzogiorno, esclusa la Campania.</p>
<p>In aggiunta, perché questa trasformazione produca effetti reali servono persone, competenze e relazioni professionali.</p>
<p>La carenza di personale sanitario, in particolare di infermieri, di alcune specializzazioni mediche a partire dai medici di medicina generale, resta uno dei principali ostacoli alla piena attuazione della sanità territoriale e delle altre riforme del PNRR. Le nuove infrastrutture e le piattaforme digitali, infatti, possono funzionare solo se accompagnate dalla presenza di équipe multiprofessionali, dalla definizione di responsabilità chiare e dalla promozione di competenze organizzative adeguate.</p>
<p>Da ultimo, il nostro Servizio Sanitario Nazionale è un valido alleato dei cittadini – l’indagine “PaRIS” ne sottolinea alcuni punti di forza, come il fatto che il 67% degli italiani con patologie croniche riceve supporto adeguato nella gestione della propria salute (4 punti in più della media OCSE), ma persistono criticita significative: la frammentazione dei servizi e le difficoltà di superare il modello di separazione tra ospedale e territorio, alla base delle riforme di cui sopra, ma anche le disuguaglianze regionali nell’accesso alle cure, la difficoltà nel garantire una reale presa in carico multidisciplinare, tra le altre.</p>
<p>Allo stesso tempo però, il sistema sanitario attuale è profondamente diverso da quello di cinquant’anni fa: la prossimità non può limitarsi a una riqualificazione degli spazi, così come la digitalizzazione non può essere ridotta a un intervento tecnologico sull’esistente. Il rischio principale è digitalizzare modelli organizzativi del passato, senza intervenire sui processi, sui ruoli professionali e sull’organizzazione dei servizi. Un rischio che il nostro SSN non può correre.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<hr />
<p><em>Elaborazioni THEA su dati AGENAS, Istat, Ministero della Salute, OCSE, Ufficio Parlamentare di Bilancio. </em><br />
<em>Per approfondire i temi trattati si rimanda a: TEHA (2025), “XX Rapporto Meridiano Sanità”. </em><br />
<a href="https://healthcare.ambrosetti.eu/it"><em>https://healthcare.ambrosetti.eu/it</em></a></p>
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		<title>La cura cambia casa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:15:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In questo numero raccontiamo la sanità che cambia: più vicina alle persone, più radicata nei territori, più attenta alla qualità della vita e alla cura come relazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110569" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454.jpg" width="1826" height="1217" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454.jpg 1826w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-thirdman-7659454-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1826px) 100vw, 1826px" /></div>
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<p>Un ecosistema che intercetta nuovi bisogni sociali, l’invecchiamento della popolazione, la crescente domanda di qualità della vita e la necessità di una cura sempre più umana, accessibile e personalizzata.</p>
<p>Questa monografia intende raccontare i nuovi orizzonti della salute: quelli che mettono al centro le persone, le competenze, le relazioni e la capacità di costruire fiducia nelle comunità. Un viaggio dentro una sanità che cambia, tra innovazione tecnologica e fattore umano, tra professionalità, impresa e responsabilità sociale.</p>
<p>Perché oggi curare non significa soltanto guarire: significa accompagnare, ascoltare, riabilitare, prevenire e prendersi cura. E farlo vicino alle persone, nei territori, dentro la vita reale del Paese.</p>
<p>Buona lettura!</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>L’infrastruttura invisibile del benessere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Toni D'Andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli home page]]></category>
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		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla sanificazione degli ambienti alla robotica, dalla formazione degli operatori all’intelligenza artificiale: i servizi alla persona sono la trama invisibile che sostiene la cura, migliora la qualità della vita e accompagna l’evoluzione della sanità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 73%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110524" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920.jpg" width="1728" height="1152" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920.jpg 1728w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/kreuz_und_quer-disinfection-4947375_1920-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1728px) 100vw, 1728px" /></div>
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<p>Per avere un’idea di quanto l’intervento dei servizi abbia migliorato la nostra longevità accenno al fatto che 100 anni fa, nel 1925, l’aspettativa di vita in Italia era, nella media tra uomini e donne, di 55 anni, oggi è di 84 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«In un secolo abbiamo allungato il tempo della nostra esistenza di 30 anni»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un secolo abbiamo allungato il tempo della nostra esistenza di 30 anni. Un miracolo potremmo dire, ebbene, il contributo più importante a questa straordinaria dilatazione del tempo della nostra vita è stato portato senza alcun dubbio dai servizi di cura e di assistenza alla persona, dai servizi sanitari, dai servizi di pulizia, dalle attività di educazione e formazione che hanno creato prima consapevolezza e poi senso di responsabilità.</p>
<p>Migliori condizioni igieniche e accesso all’acqua potabile, alimentazione più sicura, vaccinazioni, antibiotici e progressi della diagnostica e della medicina, l’abitudine a pulire e a sanificare gli ambienti. Distilliamo dalla grande famiglia dei servizi quelli sanitari che riguardano: la medicina preventiva e di cura, l’assistenza territoriale, la telemedicina e la telediagnostica, la pulizia degli ospedali, il controllo delle contaminazioni e la organizzazione di tutte informazioni utili.</p>
<p>Un network di attività che richiamano azioni semplici come il lavaggio delle mani, che riduce le infezioni gastrointestinali fino al 50% e le infezioni correlate all’assistenza fino al 40% e interventi più complessi come l’utilizzo di tecnologie evolute, dall’intelligenza artificiale alla robotica, alla elaborazione dei big data.</p>
<p>Tra le attività svolte degli ultimi anni, alla ricerca di un approccio più efficace alla cura e alla assistenza, ce ne sono alcune che meritano particolare attenzione. Abbiamo imparato per esempio che i servizi di sanificazione degli ambienti negli ospedali e di tutti i presidi sanitari possono ridurre drasticamente l’incidenza delle ICA (infezioni correlate all’assistenza). Uno studio dell’ECDC (European Center for Disease Control) ha stimato che il 5,7% dei pazienti contrae un’ ICA e che ogni anno sono oltre 4 milioni i pazienti in Europa che si ammalano con oltre 37.000 decessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«L&#8217;importanza della sanificazione per evitare che gli ospedali da luoghi di cura si trasformano nei luoghi del contagio e della malattia»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli ospedali da luoghi di cura si trasformano nei luoghi del contagio e della malattia. E’ dimostrato che ogni caso di infezione determina un prolungamento medio della degenza di 15 giorni ed un aumento di spesa variabile per paziente tra i 5 e i 50 mila Euro. L’OMS (Organizzazione Mondiale di Sanità) riferisce che ogni 100 ricoverati nel mondo, 7 pazienti nei Paesi ad alto reddito e 15 nei Paesi a basso reddito acquisiscono almeno un’infezione durante la degenza ospedaliera. Incidenze che arrivano al 30% nei reparti di terapia intensiva.</p>
<p>A conferma di quanto la pulizia e la sanificazione siano cruciali, è stato rilevato che durante il periodo COVID, nel quale l’attenzione alle precauzioni igieniche è stata maggiore, i numeri riferiti alle infezioni e ai contagi si sono ridotti sensibilmente. I servizi di pulizia, dunque, i più elementari e meno complessi da erogare, hanno prodotto risultati eccellenti. Guardiamo allora al futuro e alle tecnologie emergenti con entusiasmo e con speranza non dimenticando di assolvere agli antichi bisogni, primo tra tutti quello di creare condizioni igieniche ottimali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«I servizi alla persona richiedono professionalità riconosciute: competenze formate e aggiornate, insieme a una retribuzione adeguata al valore del lavoro svolto»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho detto all’inizio che i servizi alla persona sono l’insieme di attività professionali e in quanto tali richiedono l’affermazione di almeno due condizioni necessarie, che le prestazioni professionali siano retribuite adeguatamente e che la competenza rappresentata sia il risultato di un percorso formativo professionale adeguato, costantemente aggiornato.</p>
<p>Le organizzazioni di rappresentanza si muovono tutte in questa direzione. Il “futuro prossimo venturo” ci riserva sfide appassionanti e conquiste sorprendenti. Una evoluta logistica ospedaliera e farmaceutica ci consentirà di gestire gli approvvigionamenti complessi, a cui riferiscono migliaia di variabili in modo accurato e sicuro, l’Intelligenza Artificiale ci aiuterà a comunicare con pazienti afasici o con gravi compromissioni cognitive, ci permetterà di elaborare in tempo reale moli impressionanti di dati, a classificarli e a incrociarli con altre fonti, potremo conoscere delle varie malattie nel mondo le incidenze di ricorrenza, di recidiva, di reinfezione, ma anche dei successi di terapie sperimentali, di interventi chirurgici innovativi e di casi di guarigioni totali monitorati in tutto il pianeta e raccolti in banche dati accessibili alla scienza. La robotica ci consentirà di assistere i pazienti in stato vegetativo o di minima coscienza, gli esoscheletri aiuteranno gli operatori sanitari a sollevare e spostare, ad eseguire riabilitazioni neurologiche o il recupero di deambulazione nei pazienti paraplegici. Una sensoristica indossabile ci consentirà poi di monitorare a distanza i parametri vitali di moltissimi pazienti, di prevenire rischi di caduta, di controllare lo stato del sonno, e di segnalare peggioramenti clinici, altri sensori statici potranno invece monitorare la salubrità degli ambienti e la qualità dell’aria.</p>
<p>Qualcuno afferma che curare non significa solo guarire da una malattia, significa anche accompagnare, ascoltare, riabilitare, prendersi cura. È proprio così e significa anche progettare una struttura ospedaliera o una casa di riposo o un qualunque presidio di residenza per la cura pensando a tutti i servizi che in quel luogo dovranno essere erogati nel modo più efficace ed efficiente e non dimenticando mai che la cura arriva al paziente proprio attraverso i servizi.</p>
<p>Non ringrazieremo mai abbastanza le centinaia di migliaia di operatori che con la loro competenza tutti giorni a tutte le ore rendono la nostra vita migliore. Una nuova teoria che si afferma nella cultura del progetto è quella della progettazione integrata, l’idea cioè che i servizi siano progettati insieme alla struttura, all’immobile, al “facility”. L’obbiettivo è che in fase di progettazione dell’immobile e della sua destinazione d’uso si prevedano tutte le possibili variabili funzionali e si predisponga la struttura all’integrazione di eventuali dispositivi e ad accogliere soluzioni di automazione e robotizzazione. Una rivoluzione metodologica, già sperimentata in altri ambiti, che porterà miglioramenti importanti sia in termini di efficienza e sicurezza ma anche e soprattutto di qualità dell’erogazione dei servizi.</p>
<p><strong>I servizi sono l&#8217;infrastruttura invisibile del benessere: aumentano il comfort quotidiano e contribuiscono direttamente alla salute, alla sicurezza e alla longevità delle persone.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>La salute è un bene comune: le risposte del Sistema Confartigianato per le famiglie e le imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Confartigianato Persone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:45:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli home page]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo denuncia delle criticità, ma risposte concrete: attraverso organizzazioni collegate come ANAP e ANCoS APS, il Sistema Confartigianato mette in campo una risposta organica sul tema della salute, fondata su welfare di prossimità, tutela delle persone e responsabilità verso le comunità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 60%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110583" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099.jpg" width="1344" height="2016" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099.jpg 1344w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099-683x1024.jpg 683w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099-768x1152.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099-1024x1536.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-karola-g-5207099-350x525.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /></div>
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<p>Questa contrazione finanziaria genera criticità quotidiane drammatiche che gravano in particolar modo sulle fasce più vulnerabili della popolazione, come i pazienti cronici e gli anziani:</p>
<ul>
<li><strong>La rinuncia alle cure e la spesa delle famiglie: </strong>Le statistiche dicono che nel 2024, ben 1 italiano su 10 ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di liste d&#8217;attesa interminabili o per motivi economici. Parallelamente, la spesa sanitaria privata è aumentata e la stragrande maggioranza della stessa, è pagata direttamente di tasca propria dalle famiglie (<em>out-of-pocket</em>).</li>
<li><strong>La privatizzazione di fatto: </strong>L&#8217;indebolimento del settore pubblico sta spianando la strada al mercato. Tra il 2016 e il 2023, la spesa dei cittadini nel &#8220;privato puro&#8221; (non convenzionato) è letteralmente esplosa del 137%, creando un binario assistenziale parallelo accessibile solo a chi se lo può permettere.</li>
<li><strong>Il paradosso del personale sanitario: </strong>L&#8217;Italia sconta un forte squilibrio strutturale. Se da un lato è al secondo posto in Europa per numero di medici (5,4 ogni 1.000 abitanti), assistiamo a una loro fuga continua dal SSN verso il privato o l&#8217;estero a causa di turni logoranti e retribuzioni sotto la media OCSE. Dall&#8217;altro lato, siamo in piena emergenza infermieristica (soli 6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media OCSE di 9,5), con una professione che ha perso attrattività e registra iscrizioni universitarie inferiori ai posti disponibili.</li>
<li><strong>I divari territoriali e i ritardi del PNRR: </strong>Solo 13 Regioni rispettano oggi i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), accentuando una spaccatura Nord-Sud che costringe i cittadini del Mezzogiorno alla mobilità sanitaria e riduce la loro aspettativa di vita fino a 3 anni rispetto al Settentrione. In questo contesto, la riorganizzazione della sanità territoriale legata al PNRR sconta dei ritardi: al 30 giugno 2025, non tutte le Case della Comunità programmate risultavano davvero attive e provviste di personale, con il rischio concreto di consegnare entro la fine del 2026 delle &#8220;scatole vuote&#8221;.</li>
</ul>
<p>Questo quadro, che può sembrare drammatico, non rappresenta soltanto un&#8217;emergenza statistica, ma una vera e propria barriera allo sviluppo economico e al benessere sociale dei nostri territori. Di fronte alla frammentazione della rete assistenziale, il tessuto dei piccoli imprenditori, degli artigiani, dei loro dipendenti e delle loro famiglie si trova particolarmente esposto. In uno scenario in cui la salute rischia di trasformarsi da diritto fondamentale a bene di lusso legato al censo, la risposta non può più essere affidata a storiche contrapposizioni ideologiche tra pubblico e privato; serve invece una visione concreta, matura e responsabile, capace di mettere al centro il cittadino prima delle appartenenze.</p>
<p>È proprio da questa urgenza che il Sistema Confartigianato, attraverso le sue organizzazioni collegate come l’ANAP (Associazione Nazionale degli Anziani e Pensionati) e l&#8217;ANCoS APS, ha avvertito la necessità imperativa di occuparsi in modo organico del tema della salute. Non si tratta di una semplice risposta assistenziale, ma di un intervento di sussidiarietà attiva e virtuosa. Anticipando i tempi, il Sistema Confartigianato ha deciso che la salute dei propri iscritti e pensionati è una priorità assoluta, strutturando soluzioni di welfare e sanità integrativa capaci di abbattere i tempi d&#8217;attesa, azzerare gli esborsi imprevisti &#8220;di tasca propria&#8221; e costruire un vero e proprio &#8220;paracadute sociale&#8221;. Proteggere la salute dei nostri associati significa, oggi più che mai, difendere la continuità aziendale delle nostre imprese e la serenità delle comunità in cui operiamo, trasformando l&#8217;appartenenza associativa in una risposta concreta alle sfide più difficili del nostro tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Il 5&#215;1000 come motore di benessere territoriale: la concretezza di ANCoS APS</span></h3>
<p>Nel DNA del Sistema Confartigianato risiede una certezza indiscutibile: la rappresentanza economica non può mai essere disgiunta dal benessere sociale della comunità. Il braccio operativo che traduce quotidianamente questo principio in azioni di solidarietà è ANCoS APS (Associazione Nazionale Comunità Sociali e Sportive), l&#8217;Associazione di Promozione Sociale nata per volontà dei soci Confartigianato e radicata capillarmente in tutta Italia. Da oltre vent&#8217;anni, ANCoS promuove attività di utilità sociale, formazione e tutela dei cittadini, interpretando il welfare non come una delega passiva, ma come un intervento di prossimità attivo e tangibile.</p>
<p>Il principale motore economico di questa straordinaria rete di protezione sociale è la raccolta dei fondi del 5&#215;1000. Attraverso la libera scelta dei contribuenti, ANCoS trasforma la solidarietà in interventi reali anche sul campo socio-sanitario, intervenendo lì dove l&#8217;aiuto è più urgente. I fondi raccolti non si disperdono in rivoli burocratici, ma si traducono in stanziamenti precisi a favore della salute pubblica, della ricerca avanzata e dell&#8217;assistenza alle fasce più deboli della popolazione.</p>
<p>Sfogliando l&#8217;albo delle iniziative realizzate da ANCoS su scala nazionale, emergono alcuni progetti simbolo dal profondo impatto sociale ed economico:</p>
<ul>
<li><strong>La Campagna Nazionale Defibrillatori</strong>: Con lo stanziamento di un importante fondo pluriennale, ANCoS si è prodigata per la sicurezza e la cardio-protezione della collettività. L&#8217;associazione ha acquistato e fornito decine di defibrillatori ai propri comitati provinciali, i quali li hanno donati agli Enti locali per metterli a disposizione nei luoghi più frequentati dalle comunità, offrendo un dispositivo salvavita fondamentale nei primi soccorsi.</li>
<li><strong>“SOS Ricerca&#8221; e la lotta al cancro</strong>: Dimostrando che l&#8217;impegno di ANCoS è a vantaggio di tutta la collettività, l&#8217;associazione ha finanziato un progetto di ricerca d&#8217;avanguardia presso la facoltà di Medicina dell&#8217;<em>Università Politecnica delle Marche</em>. Il contributo ha permesso l&#8217;acquisto di un macchinario innovativo per lo studio clinico dei tumori del colon-retto, supportando lo sviluppo di metodiche mininvasive volte a eseguire interventi chirurgici sempre più conservativi e meno traumatici per i pazienti.</li>
<li><strong>Ecografi d&#8217;eccellenza per gli ospedali pubblici</strong>: Con l&#8217;obiettivo di sostenere e potenziare direttamente la sanità pubblica, riducendo i tempi di attesa per esami diagnostici cruciali, ANCoS ha promosso la donazione di ecografi multidisciplinari di ultima generazione a diverse strutture ospedaliere del territorio nazionale, mettendo a disposizione dei medici e dei cittadini tecnologie diagnostiche ad altissima</li>
<li><strong>&#8220;TrasportAbile&#8221; e il trasporto disabili</strong>: La mobilità è un diritto fondamentale e un prerequisito per l&#8217;accesso alle Attraverso il progetto <em>trasportAbile </em>e l&#8217;acquisto di automezzi specificamente attrezzati, ANCoS garantisce quotidianamente il trasferimento assistito di persone con disabilità, anziani e pazienti non autosufficienti verso i centri di cura, i presidi ospedalieri e le strutture riabilitative, abbattendo le barriere dell&#8217;isolamento.</li>
<li><strong>Sollevatori per disabili e l&#8217;umanizzazione dell&#8217;assistenza</strong>: Sempre sul fronte della disabilità e della non autosufficienza, l&#8217;associazione ha finanziato l&#8217;acquisto e la fornitura di sollevatori meccanici e attrezzature per la movimentazione dei pazienti. Un aiuto concreto che migliora drasticamente la qualità della vita quotidiana dei disabili e, al contempo, alleggerisce il gravoso lavoro fisico dei familiari e dei</li>
<li><strong>Prevenzione e predizione dell&#8217;Alzheimer</strong>: Guardando alle sfide del futuro e all&#8217;invecchiamento della popolazione, ANCoS sostiene attivamente campagne nazionali dedicate alla salute del cervello. Attraverso il finanziamento di progetti scientifici e giornate di screening sul territorio, l&#8217;associazione punta sulla predizione precoce e sulla prevenzione delle patologie neurodegenerative, offrendo alle famiglie strumenti per intercettare i primi sintomi della malattia e rallentarne il decorso.</li>
<li><strong>&#8220;ANCoS a casa tua&#8221; e il Welfare Domiciliare</strong>: Sul fronte del supporto diretto alle fragilità quotidiane, spicca il Servizio Socio-Assistenziale Domiciliare (SAD) sviluppato in stretta collaborazione con ANAP. Il progetto risponde ai bisogni di persone non autosufficienti per malattia o disabilità e di anziani in condizioni di solitudine, garantendo loro l&#8217;assistenza necessaria per continuare a vivere dignitosamente all&#8217;interno della propria abitazione.</li>
<li><strong>Tecnologie per l&#8217;umanizzazione delle cure oncologiche</strong>: Un altro esempio toccante di vicinanza ai malati è la donazione di caschi refrigeranti per chemioterapia a reparti Questo dispositivo medico permette di ridurre l&#8217;alopecia nei pazienti oncologici sottoposti a trattamento, migliorando sensibilmente la loro qualità di vita e l&#8217;impatto psicologico durante il percorso di cura.</li>
<li><strong>Il progetto &#8220;Food@rt&#8221;: </strong>Durante la pandemia si sono moltiplicate le domande di assistenza, supporto e servizi di base da parte di famiglie “fragili”, in condizioni di povertà, spesso costituite da anziani soli, non autosufficiente e con difficoltà nell’accesso quotidiano ai beni di prima necessità. L’ANCoS non poteva rimanere indifferente alle richieste di intervento ed ha perciò sostenuto, grazie all’impiego del contributo 5&#215;1000, un progetto mirato all’acquisto e alla donazione di 20 Fiat Fiorino con dotazione per il trasporto alimenti nel rispetto della normativa HACCP, che ha coinvolto tutto il territorio nazionale. Le sedi beneficiarie hanno utilizzato i mezzi per garantire la consegna di generi di prima necessità a famiglie e/o persone sole, in condizione di disagio e non autosufficienza o in condizioni economiche difficili.</li>
<li><strong>La risposta all&#8217;Emergenza Covid-19 e il sostegno alla Protezione Civile: </strong>Nei mesi più drammatici della crisi pandemica, quando la sanità e le strutture territoriali si sono trovate in una condizione di stress senza precedenti, ANCoS ha saputo agire con straordinaria tempestività ed efficacia dirottando risorse cruciali sul campo. L&#8217;associazione ha finanziato l&#8217;acquisto di presidi medico-chirurgici, dispositivi di protezione individuale e attrezzature d&#8217;emergenza e ventilatori polmonari, sostenendo in modo diretto le strutture ospedaliere in prima linea e i volontari della Protezione Civile impegnati nella gestione dell&#8217;emergenza epidemiologica a tutela della salute pubblica.</li>
</ul>
<p>Queste iniziative dimostrano una verità fondamentale: il Terzo Settore guidato dal mondo dell&#8217;artigianato non è un semplice spettatore, ma un partner insostituibile della sanità italiana, capace di impiegare le risorse dei cittadini con trasparenza, tempestività e una straordinaria efficacia terapeutica e sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Pubblico e Privato: l&#8217;alleanza necessaria e il ruolo di ASSDIR</span></h3>
<p><strong> </strong>Per tradurre questa visione in una proposta autorevole ed evitare la frammentazione del settore, in seno a Confartigianato è nata ASSDIR (Associazione Strutture Sanitarie, Assistenziali, Diagnostiche e di Riabilitazione). ASSDIR rappresenta una svolta epocale per la rappresentanza: dà infatti voce, organizzazione e una sede istituzionale a quel vasto mondo di strutture sanitarie private (sia accreditate che non accreditate) che ogni giorno presidiano i territori garantendo prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione.</p>
<p>La collocazione di ASSDIR dentro Confartigianato risponde a una linea programmatica chiarissima: la sanità italiana ha bisogno di essere più accessibile e integrata, valorizzando ogni componente seria, qualificata e regolamentata del Paese. Quando la sanità privata opera con investimenti, competenza e rispetto delle regole, essa non è un elemento marginale o speculativo, ma una parte reale, strutturale e insostituibile dell&#8217;offerta di salute nazionale.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di ASSDIR si inserisce perfettamente nel disegno del nostro sistema: non limitarsi alla denuncia delle criticità strutturali, ma concorrere alla costruzione delle soluzioni. L&#8217;associazione lavora per superare le rigidità burocratiche e regionali, promuovendo tavoli istituzionali volti all&#8217;abbattimento delle liste d&#8217;attesa e all&#8217;integrazione reale tra l&#8217;assistenza sanitaria e quella sociale. È proprio attraverso questa spinta alla coesione e lo sviluppo di modelli innovativi di welfare associativo che il sistema si fa promotore di soluzioni mutualistiche all&#8217;avanguardia, capaci di unire chi la sanità la esprime come impresa e chi ne usufruisce come cittadino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Nasce &#8220;MutuArti&#8221;: la risposta concreta a misura di artigiano e pensionato</span></h3>
<p><strong> </strong>La dimostrazione più tangibile di come il nostro sistema intenda tradurre i valori della sussidiarietà in tutele reali è la nascita di MutuArti Società di mutuo soccorso. Costituita ufficialmente il 31 luglio 2024 per iniziativa dell&#8217;ANAP (Associazione Nazionale degli Anziani e Pensionati) e dei componenti del suo Ufficio di Presidenza, questa nuova realtà (prossima all&#8217;acronimo ETS con l&#8217;iscrizione al RUNTS) nasce per colmare un vuoto assistenziale diventato ormai insostenibile.</p>
<p>Ci troviamo di fronte a dati sociali ed economici acquisiti e preoccupanti: il progressivo invecchiamento della popolazione si scontra con la rinuncia alle cure o con il ricorso sempre più massiccio a spese sanitarie pagate di tasca propria, a causa delle crescenti carenze del Servizio Sanitario Nazionale. In questo scenario, i grandi fondi sanitari o le compagnie di assicurazione tradizionali mostrano forti limiti: spesso escludono i lavoratori nel momento in cui vanno in pensione, oppure applicano costi proibitivi e vincolati a rigidi questionari anamnestici.</p>
<p>In un contesto simile, l&#8217;iniziativa assunta dal Sistema Confartigianato non è solo lungimirante, ma assume i caratteri di una necessità vitale per la tenuta sociale dei nostri associati.</p>
<p>Laddove lo Stato arretra e i grandi fondi assicurativi speculativi applicano logiche di esclusione commerciale legate all&#8217;età o ai rischi di salute, la risposta mutualistica di Confartigianato si inserisce come un pilastro di sussidiarietà attiva e democratica.</p>
<p>MutuArti scardina questa logica commerciale rimettendo al centro la persona:</p>
<ul>
<li>Nessun limite di età: La mutua accoglie i soci senza discriminazioni anagrafiche, proteggendo proprio le fasce più fragili ed esposte, come i nostri pensionati.</li>
<li>Nessun questionario anamnestico: Non viene richiesta alcuna autovalutazione dello stato di salute all&#8217;ingresso. Le patologie pregresse o in essere non determinano l&#8217;esclusione, ma vengono coperte dopo un periodo di carenza di 36 mesi.</li>
<li>Assenza di scopo di lucro: Ogni risorsa resta all&#8217;interno della società, con il divieto assoluto di distribuire utili, per perseguire esclusivamente finalità di interesse generale e benessere per i soci e i loro familiari conviventi.</li>
</ul>
<p>Una struttura solida e prestazioni a 360 gradi</p>
<p>Dal punto di vista operativo, MutuArti ha scelto una gestione intelligente e sostenibile. Per evitare di gravare sui soci con costi fissi e strutture onerose prima del consolidamento dei contributi, la gestione amministrativa è stata affidata in <em>outsourcing </em>– tramite il meccanismo della mutualità mediata. Questa sinergia consente di proporre pacchetti di copertura personalizzati e calibrati sui budget reali delle famiglie e dei pensionati.</p>
<p>Le tutele concrete che MutuArti è pronta a erogare spaziano su diverse aree del bisogno socio-sanitario:</p>
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ol>
<li>Sussidi e rimborsi: Contributi economici a fronte di spese sanitarie sostenute dai soci per la diagnosi e la cura di malattie e infortuni.</li>
<li>Prestazioni socio-sanitarie: Trattamenti specifici in caso di infortunio, malattia, invalidità al lavoro o inabilità temporanea e permanente.</li>
<li>Sostegno alla famiglia: Servizi di assistenza familiare o contributi economici in caso di decesso del socio o in presenza di gravissimi disagi economici dovuti alla perdita improvvisa di fonti di reddito.</li>
<li>Prevenzione e cultura: Promozione di attività educative volte alla prevenzione sanitaria e alla diffusione della cultura mutualistica.</li>
</ol>
</li>
</ol>
<p>Un modello aperto al futuro</p>
<p>Forte di una governance strutturata, MutuArti non vuole essere un sistema chiuso. La struttura è concepita per accogliere al proprio interno altre categorie di professionisti e lavoratori oggi privi di adeguate tutele (come i professionisti senza albo, gli operatori del terzo settore o del mondo sportivo), e si candida a diventare la &#8220;casa comune&#8221; di mutue provinciali o regionali sparse sul territorio italiano, rispettandone l&#8217;autonomia.</p>
<p>Inoltre, per rendere l&#8217;accesso il più democratico e immediato possibile, è in fase di studio un meccanismo di iscrizione automatica all&#8217;atto dell&#8217;adesione all&#8217;ANAP, attraverso una micro-trattenuta sulla pensione (di soli 2/3 euro mensili) capace di sbloccare istantaneamente il diritto alle prestazioni sanitarie. Una rivoluzione della prossimità che potrà essere veicolata capillarmente sul territorio grazie al supporto prezioso degli operatori dei nostri CAF e patronati</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Conclusioni: Un nuovo modello di Welfare di prossimità</span></h3>
<p>Le sfide che attendono il nostro sistema sociale ed economico nei prossimi anni non possono essere affrontate con gli strumenti del passato. La crisi della sanità pubblica non è una perturbazione passeggera, ma una trasformazione strutturale che rischia di ridisegnare, in peggio, i confini dei diritti dei cittadini, delle famiglie e degli imprenditori. In questo scenario, tuttavia, emerge con chiarezza una certezza: la salute e il benessere non si difendono da soli, ma si tutelano insieme, come comunità.</p>
<p>Il Sistema Confartigianato ha scelto di non essere un semplice spettatore di questo cambiamento, né di limitarsi alla denuncia delle criticità. Ha scelto di esserci, mettendo in campo una risposta organica, coesa e di straordinaria concretezza. Dalla solidarietà fiscale e strategica garantita dalla raccolta del 5&#215;1000 di ANCoS APS – capace di supportare la ricerca, potenziare gli ospedali pubblici e assistere i più fragili a domicilio – fino alla nascita di MutuArti, la nostra Società di Mutuo Soccorso ideata da ANAP per azzerare le barriere commerciali del mercato assicurativo e garantire a tutti, senza limiti di età, il diritto a curarsi con dignità, il nostro sistema dimostra la sua natura più profonda.</p>
<p>Questo è il nostro modello di welfare di prossimità: una rete di protezione in cui la rappresentanza economica si fonde indissolubilmente con la responsabilità sociale del territorio. Non stiamo semplicemente sommando servizi o erogando sussidi; stiamo costruendo un&#8217;infrastruttura sociale moderna, un&#8217;alleanza sussidiaria che unisce chi esprime la sanità come impresa attraverso ASSDIR e chi ne usufruisce come cittadino, lavoratore o pensionato.</p>
<p>Guardare al futuro, per Confartigianato, significa ripartire da qui: dalla convinzione che nessuna impresa può essere prospera se inserita in una comunità vulnerabile, e che nessuna comunità può dirsi civile se lascia indietro i propri anziani e i propri malati. Con l&#8217;orgoglio delle nostre radici artigiane e la forza della nostra rete nazionale, continueremo a innovare e a proteggere ciò che abbiamo di più caro. Perché la salute è il primo dei beni comuni, e insieme sappiamo come averne cura.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>ASSDIR in Confartigianato: una nuova rappresentanza per la sanità privata in trasformazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Ciccarese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:40:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli home page]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla cura alla presa in carico, la sanità cambia volto: con ASSDIR nasce in Confartigianato una nuova rappresentanza per dare voce alle strutture sanitarie, assistenziali, diagnostiche e riabilitative che operano nei territori.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 60%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110551" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-pavel-danilyuk-7108388.jpg" width="791" height="1185" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-pavel-danilyuk-7108388.jpg 791w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-pavel-danilyuk-7108388-200x300.jpg 200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-pavel-danilyuk-7108388-684x1024.jpg 684w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-pavel-danilyuk-7108388-768x1151.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/07/pexels-pavel-danilyuk-7108388-350x524.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 791px) 100vw, 791px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-8" data-row="script-row-unique-8" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-8"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-9"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>La sanità, come abbiamo visto in questa monografia di <em>Spirito Artigiano Magazine</em>, non è più soltanto il luogo della cura. È diventata uno spazio diffuso e vitale, attraversato da bisogni nuovi e sempre più complessi, nel quale il confine tra assistenza, diagnosi, riabilitazione e presa in carico si fa più sottile e continuo.</p>
<p>Dentro questa trasformazione silenziosa ma profonda cresce un ecosistema fatto di strutture, competenze e responsabilità che operano ogni giorno nei territori. Sono realtà che non si limitano a erogare servizi, ma costruiscono prossimità, intercettano fragilità e accompagnano percorsi di vita.</p>
<p>È in questo orizzonte che si colloca la nascita di una nuova esperienza di rappresentanza: non un semplice atto organizzativo, ma una scelta culturale e istituzionale, nata per dare forma e voce a un mondo che già oggi è parte essenziale della tenuta del sistema salute del Paese.</p>
<p>La cura è sempre più un fatto umano, organizzativo e territoriale insieme. Per questo richiede rappresentanza, visione e capacità di costruire futuro.</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">* * *</span></h2>
<h3><span class="font-435549">ASSDIR in Confartigianato: una nuova rappresentanza per la sanità privata, assistenziale, diagnostica e riabilitativa</span></h3>
<p>La nascita di ASSDIR – Associazione Strutture Sanitarie, Assistenziali, Diagnostiche e di Riabilitazione, all’interno di Confartigianato, rappresenta un passaggio importante non solo per il comparto interessato, ma per l’intero sistema della rappresentanza.<br />
ASSDIR nasce infatti per dare voce, organizzazione e prospettiva a un mondo ampio e strategico: quello delle strutture sanitarie private, assistenziali, diagnostiche e riabilitative, che ogni giorno contribuiscono concretamente alla tutela della salute dei cittadini, alla presa in carico dei bisogni delle famiglie e alla tenuta complessiva del sistema sanitario e sociosanitario del Paese.<br />
La sua collocazione in Confartigianato non è casuale, ma risponde a una scelta precisa, coerente con una visione moderna della rappresentanza: una visione nella quale la salute non è separata dal lavoro, dalle imprese, dai servizi, dai territori e dalle comunità, ma ne costituisce una componente sempre più centrale.</p>
<h3><span class="font-435549">Chi siamo</span></h3>
<p>ASSDIR è la sezione categoriale che rappresenta le strutture operanti nei settori sanitario, assistenziale, diagnostico e riabilitativo, accreditate e non accreditate, accomunate da un’impostazione fondata su qualità, responsabilità, organizzazione, innovazione e radicamento territoriale.<br />
Raccoglie un insieme articolato di realtà che, pur diverse per dimensioni e specializzazioni, condividono un tratto comune: essere presìdi concreti di risposta ai bisogni di salute, assistenza, prevenzione, cura e riabilitazione.<br />
L’Associazione nasce per unire questo mondo, offrirgli una sede di rappresentanza autorevole, interpretarne le esigenze e trasformarne le istanze in proposta, visione e iniziativa concreta.</p>
<h3><span class="font-435549">Perché nasce ASSDIR</span></h3>
<p>ASSDIR nasce in un tempo in cui il sistema sanitario italiano attraversa una fase di profonda trasformazione. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, la crescente domanda di assistenza territoriale, il tema delle liste d’attesa, la carenza di personale, la sostenibilità economica del sistema, l’innovazione tecnologica e la necessità di una più forte integrazione tra sanitario e sociosanitario pongono sfide nuove e complesse.<br />
Di fronte a questo scenario, non è più possibile pensare che il sistema possa reggersi su contrapposizioni ideologiche o su letture parziali della realtà. Serve, al contrario, una visione concreta, matura e responsabile, capace di valorizzare tutte le energie serie, competenti e organizzate che operano nel mondo della salute.</p>
<h3><span class="font-435549">Che cosa facciamo</span></h3>
<p>ASSDIR svolge una funzione di rappresentanza, tutela, proposta, organizzazione e sviluppo associativo.<br />
Rappresenta le strutture aderenti nei confronti delle istituzioni, dei decisori pubblici, del sistema associativo e di tutti gli interlocutori che incidono sul quadro normativo, organizzativo ed economico del settore.<br />
Tutela gli interessi legittimi di un comparto che ha bisogno di regole chiare, riconoscimento, ascolto e condizioni di sostenibilità compatibili con la qualità dei servizi richiesti.<br />
Promuove una cultura della sanità fondata sulla centralità della persona, sulla qualità organizzativa, sulla responsabilità professionale, sull’innovazione e sulla capacità di offrire risposte concrete ai cittadini.<br />
Lavora per costruire relazioni, reti, progettualità e opportunità di collaborazione, sia all’interno del comparto sia con le altre categorie del sistema Confartigianato.</p>
<h3><span class="font-435549">La nostra visione del mondo sanitario italiano</span></h3>
<p>La visione di ASSDIR parte da un dato semplice: la sanità italiana deve diventare più accessibile, più efficiente, più vicina ai territori, più integrata e più capace di valorizzare ogni componente seria e qualificata del sistema.<br />
Al centro di questa visione c’è il cittadino, prima di ogni appartenenza ideologica. Il tema decisivo non è la contrapposizione tra pubblico e privato, ma la capacità di garantire tempi certi, qualità delle cure, appropriatezza, presa in carico e sostenibilità.<br />
In questa prospettiva, la sanità privata, accreditata e non accreditata, quando opera con serietà, competenza, investimenti e rispetto delle regole, non rappresenta un elemento marginale, ma una parte reale e strutturale dell’offerta di salute del Paese.<br />
ASSDIR ritiene inoltre che il futuro della sanità italiana passi da una più forte integrazione tra ospedale e territorio, sanitario e sociale, medicina generale e specialistica, prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, programmazione pubblica e capacità erogativa.</p>
<h3><span class="font-435549">I problemi che vediamo oggi</span></h3>
<p>Il sistema sanitario italiano presenta oggi criticità evidenti, che i cittadini avvertono ogni giorno:</p>
<ul>
<li><strong>accesso alle cure</strong>: liste d’attesa troppo lunghe, difficoltà di prenotazione, tempi incerti e disomogeneità territoriali compromettono il diritto effettivo alla salute;</li>
<li><strong>carenza di personale</strong>: la ridotta disponibilità di professionisti incide sulla capacità di risposta dei servizi e rende più difficile garantire continuità, tempestività e qualità delle prestazioni;</li>
<li><strong>debolezza della rete territoriale</strong>: in molti casi il sistema non riesce ancora a offrire una presa in carico realmente vicina ai cittadini, soprattutto ai pazienti fragili, cronici e anziani;</li>
<li><strong>integrazione sociosanitaria insufficiente</strong>: i bisogni delle persone richiedono risposte unitarie e coordinate, mentre l’organizzazione dei servizi resta spesso frammentata;</li>
<li><strong>complessità amministrativa e regolatoria</strong>: rigidità procedurali, differenze regionali e adempimenti complessi rischiano di rallentare il sistema e di non valorizzare adeguatamente qualità, efficienza e capacità di risposta.</li>
</ul>
<h3><span class="font-435549">Che cosa intendiamo fare</span></h3>
<p>ASSDIR nasce per non limitarsi alla denuncia dei problemi, ma per concorrere alla costruzione delle soluzioni.<br />
Intende anzitutto promuovere una rappresentanza forte e competente del comparto, capace di portare ai tavoli istituzionali non soltanto richieste, ma anche proposte serie, argomentate e realistiche.<br />
Vuole lavorare per una sanità più accessibile, nella quale venga valorizzata anche la capacità già esistente nelle strutture qualificate, così da contribuire alla riduzione delle liste d’attesa, al miglioramento dei percorsi territoriali e alla presa in carico dei cittadini.<br />
Sostiene una visione non ideologica del rapporto tra pubblico e privato, nella quale il punto centrale sia l’interesse del cittadino e la capacità del sistema di utilizzare al meglio tutte le risorse disponibili.<br />
Contribuisce allo sviluppo di modelli innovativi di welfare associativo e di protezione sanitaria, anche in raccordo con il sistema Confartigianato, per offrire risposte concrete agli associati, alle loro famiglie e alle comunità territoriali.<br />
Favorisce, infine, la crescita di una rete nazionale coesa, destinata a radicarsi progressivamente anche sul piano regionale e territoriale, così da rafforzare la presenza associativa, la capacità di ascolto e l’efficacia della rappresentanza.</p>
<h3><span class="font-435549"><strong>Che cosa offriamo ai nostri iscritti</strong></span></h3>
<p>L’Associazione vuole essere, per le strutture aderenti, non soltanto un soggetto di rappresentanza, ma una vera comunità organizzata di riferimento.<br />
Offre innanzitutto rappresentanza istituzionale e associativa, dando alle strutture la possibilità di essere parte di una realtà capace di portare le istanze del comparto all’interno di Confartigianato e nel confronto con gli interlocutori pubblici e privati.<br />
Offre ascolto e raccordo, perché un’associazione funziona davvero quando conosce i problemi concreti dei propri aderenti e sa tradurli in linea politica, iniziativa organizzativa e proposta.<br />
Offre visione e progettualità, con l’obiettivo di costruire nuove opportunità per le strutture associate, valorizzando sinergie, servizi, convenzioni, percorsi di welfare e collaborazioni con le altre categorie del sistema confederale.<br />
Offre, infine, identità e appartenenza: elementi fondamentali per un comparto che per troppo tempo è rimasto frammentato o privo di una sede di rappresentanza realmente coerente con i propri bisogni.</p>
<h3><span class="font-435549"><strong>I nostri impegni</strong></span></h3>
<p>ASSDIR assume alcuni impegni chiari.<br />
Il primo è la serietà della rappresentanza: essere una voce credibile, competente e autorevole per le strutture aderenti e per l’intero comparto.<br />
Il secondo è la costruzione di una rete associativa vera, non solo formale, capace di crescere nel tempo e di radicarsi progressivamente nei territori.<br />
Il terzo è la proposta: portare contributi concreti sui temi dell’accessibilità, della qualità, della sostenibilità, della territorialità, della riabilitazione, della domiciliarità, della diagnostica e dell’integrazione sociosanitaria.<br />
Il quarto è la collaborazione: operare in piena sintonia con Confartigianato, valorizzando la specificità del comparto dentro una visione confederale più ampia.<br />
Il quinto è la responsabilità: rappresentare il mondo della sanità privata, assistenziale, diagnostica e riabilitativa significa anche contribuire, con equilibrio e senso istituzionale, al miglioramento del sistema Paese.</p>
<h3><span class="font-435549">La nostra linea programmatica</span></h3>
<p>La linea programmatica di ASSDIR si fonda su alcuni assi essenziali:</p>
<ul>
<li>rafforzare la rappresentanza nazionale del comparto, dando voce alle esigenze delle strutture sanitarie, assistenziali, diagnostiche e riabilitative;</li>
<li>sviluppare progressivamente l’articolazione regionale e territoriale, per rendere la presenza associativa più vicina alle realtà aderenti;</li>
<li>valorizzare il ruolo delle strutture associate come risorsa qualificata per il sistema salute e per la risposta ai bisogni dei cittadini;</li>
<li>promuovere progetti di welfare, mutualità, protezione sanitaria e convenzioni, anche in raccordo con il sistema Confartigianato;</li>
<li>sostenere il dialogo istituzionale sui temi delle regole, dell’accreditamento, dell’organizzazione dei servizi e della sostenibilità del comparto;</li>
<li>favorire qualità, innovazione, formazione e sviluppo delle competenze professionali e organizzative;</li>
<li>costruire alleanze e sinergie con il mondo Confartigianato, con gli interlocutori del settore e con i territori.</li>
</ul>
<h3><span class="font-435549">Uno sguardo al futuro</span></h3>
<p>ASSDIR nasce da una convinzione chiara: il futuro della sanità italiana richiede più integrazione, più prossimità, maggiore capacità organizzativa, più dialogo tra i diversi soggetti del sistema e meno contrapposizioni sterili.<br />
L’Associazione vuole essere parte attiva di questo percorso, portando la voce delle strutture che operano ogni giorno sul campo e facendolo con serietà, equilibrio, ambizione e spirito costruttivo.<br />
ASSDIR non nasce per occupare uno spazio, ma per costruire valore: per le strutture associate, per Confartigianato, per i territori e per il Paese.</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">* * *</span></h2>
<p>La sanità che abbiamo davanti non si lascia più leggere con categorie semplici. Pubblico e privato, ospedale e territorio, cura e assistenza: tutto si intreccia dentro una trama più ampia, nella quale ciò che conta davvero è la capacità del sistema di rispondere ai bisogni reali delle persone.</p>
<p>In questo scenario, la rappresentanza non è un fatto amministrativo, ma una responsabilità culturale. Significa dare forma a mondi che già esistono, riconoscerne il valore e metterli nelle condizioni di contribuire al bene comune, senza dispersioni, frammentazioni o contrapposizioni sterili.</p>
<p>ASSDIR nasce dentro questa consapevolezza e su questo terreno misura la propria sfida: non essere soltanto un contenitore organizzativo, ma un luogo capace di generare visione, proposta e relazione.<br />
Perché la qualità di un sistema sanitario non si misura soltanto nelle sue strutture o nelle sue tecnologie, ma nella capacità di tenere insieme competenza e umanità, prossimità e innovazione, efficienza e cura della persona.<br />
È in questo equilibrio che si gioca il futuro della sanità italiana. Ed è dentro questo equilibrio che si colloca il senso più profondo di questo percorso.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
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		<title>Dalla voce all’azione: il futuro dell’impresa femminile passa da qui</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberta Gagliardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 07:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ottant’anni dopo il diritto di voto alle donne e la nascita di Confartigianato, la Convention Donne Impresa segna un passaggio decisivo: trasformare principi condivisi in strumenti concreti, accessibili e strutturali</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/dalla-voce-allazione-il-futuro-dellimpresa-femminile-passa-da-qui/">Dalla voce all’azione: il futuro dell’impresa femminile passa da qui</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 87%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110476" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Convention-donne-impresa-2026.jpg" width="1864" height="1365" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Convention-donne-impresa-2026.jpg 1864w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Convention-donne-impresa-2026-300x220.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Convention-donne-impresa-2026-1024x750.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Convention-donne-impresa-2026-768x562.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Convention-donne-impresa-2026-1536x1125.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/Convention-donne-impresa-2026-350x256.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1864px) 100vw, 1864px" /></div>
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				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-10" data-row="script-row-unique-10" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-10"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-11"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>Ci sono eventi che smettono di essere semplici appuntamenti in agenda e diventano qualcosa di più: momenti in cui prende forma una responsabilità condivisa.</p>
<p>La XXVII Convention Nazionale Donne Impresa Confartigianato “80 anni di voce al femminile: impresa, empowerment e welfare”, che ho avuto il privilegio di moderare lo scorso 20 maggio, è stata esattamente questo. Non solo per il valore dei contenuti, ma per il significato che ha assunto nel percorso del Movimento Donne Impresa.</p>
<p>Se è vero che l’occasione era importante &#8211; gli 80 anni dal diritto di voto alle donne e gli 80 anni di Confartigianato – è altrettanto vero che la giornata non si è fermata alla dimensione celebrativa. Al contrario, ogni intervento, ogni panel, ogni testimonianza ha contribuito a far emergere una consapevolezza condivisa: <strong>trasformare la memoria in direzione e la direzione in azione</strong>.</p>
<p>Sin dall’apertura è emersa una consapevolezza forte: non limitarsi a celebrare il passato, ma interrogare il presente</p>
<p>Gli 80 anni di conquiste rappresentano un patrimonio straordinario, ma anche una responsabilità. Perché oggi non basta più rivendicare diritti: occorre creare condizioni. Non basta più dare voce: bisogna fare in modo che quella voce incida davvero sui processi economici e sociali.</p>
<p>È in questo passaggio – sottile ma decisivo – che si coglie il senso più profondo della Convention.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Impresa, empowerment, welfare: una chiave di lettura concreta</span></h2>
<p>Il <em>fil rouge</em> che ha attraversato l’intera giornata è stato il legame dinamico e integrato tra impresa, empowerment e welfare: non ambiti separati, ma dimensioni interdipendenti.</p>
<p>Moderare ha significato tenere insieme queste tre dimensioni, accompagnando un confronto che, panel dopo panel, ha reso evidente quanto siano interdipendenti.</p>
<p>L’<strong>impresa</strong> è il luogo in cui si genera valore.</p>
<p>L’<strong><em>empowerment </em></strong>è ciò che consente alle persone di esprimere pienamente questo valore.<br />
Il <strong>welfare</strong> è la condizione che rende tutto questo possibile e sostenibile nel tempo.</p>
<p>Detto così, potrebbe sembrare un equilibrio teorico. In realtà è esattamente il nodo pratico su cui si gioca oggi la competitività del nostro sistema produttivo.</p>
<p><strong>Senza welfare l’empowerment non si realizza e senza empowerment l’impresa femminile non può svilupparsi appieno,</strong> rimanendo esposta a diseguaglianze e ostacoli strutturali.</p>
<p>È proprio a partire da questa consapevolezza che i lavori della Convention sono stati costruiti come un percorso. Non un semplice susseguirsi di relazioni, ma una progressione: <strong>dalla parità come leva, al welfare come infrastruttura, fino alle sfide aperte del futuro</strong>.</p>
<p>Con un obiettivo chiaro: uscire dalla dimensione del principio ed entrare in quello della pratica. E soprattutto porsi una domanda trasversale:<br />
<strong>quello che abbiamo costruito è adeguato alle esigenze del<br />
Sistema produttivo di oggi?</strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<h2><span class="font-435549">Parità: tra riconoscimento e realtà </span></h2>
<p>Il primo panel <em>“La parità che crea valore: regole, strumenti e scelte che contano”</em> ha messo subito in discussione una delle convinzioni più diffuse: che la parità di genere sia ormai un obiettivo acquisito.</p>
<p>Lo è, senza dubbio, sul piano dei principi. Molto meno su quello dell’applicazione concreta.</p>
<p>Dal confronto è emersa con chiarezza una <strong>distanza evidente</strong> tra <strong>parità dichiarata</strong> e <strong>quella realmente praticata</strong>. Le politiche esistono, così come gli strumenti, ma sono ancora troppo spesso costruiti su modelli organizzativi che non riflettono la struttura del nostro sistema produttivo. Il rischio è quello di lasciare ai margini proprio quella parte più vitale dell’economia: l’impresa diffusa.</p>
<p>Da qui una consapevolezza condivisa: perché la parità diventi davvero una leva di sviluppo, deve essere <strong>accessibile, applicabile e misurabile anche nelle realtà più piccole</strong>, dove si concentra una parte fondamentale del valore economico del Paese.</p>
<p>È in questo senso che il panel ha rappresentato un passaggio centrale della Convention. Non solo una riflessione sui principi, ma un confronto concreto sul legame sempre più stretto tra partecipazione femminile e sviluppo economico.</p>
<p>Oggi la parità non può più essere letta esclusivamente come una questione di equità. È, sempre di più, una questione di <strong>competitività, produttività e crescita</strong>. E in un contesto segnato da profonde trasformazioni &#8211; demografiche, sociali e tecnologiche &#8211; la valorizzazione del capitale umano femminile diventa una leva strategica a disposizione del Sistema Paese.</p>
<p>Non si tratta semplicemente di aumentare la presenza delle donne nel lavoro e nel mondo imprenditoriale, ma di costruire un contesto che consenta loro di <strong>crescere, investire, innovare e generare valore nel tempo</strong>.</p>
<p>La vera sfida, dunque, non è solo favorire la nascita di nuove imprese a conduzione femminile, ma rafforzarne la solidità, sostenerne i percorsi di sviluppo dimensionale, migliorarne l’accesso al credito e accompagnarle nei processi di innovazione.</p>
<p>Le testimonianze lo hanno restituito con grande chiarezza: quando gli strumenti funzionano davvero, la parità diventa <strong>un fattore competitivo </strong><strong>reale</strong>, capace di incidere concretamente sull’organizzazione, sulla crescita e sul posizionamento delle imprese.</p>
<p>Per questo, investire sulle donne non può essere considerato una politica di settore, ma <strong>una vera politica di sviluppo</strong>.</p>
<p>La piena partecipazione economica femminile non deve essere concepita come un obiettivo marginale, ma una delle condizioni necessarie per la crescita dell’Italia.</p>
<p>È proprio a partire da questa evidenza che il confronto si sposta sul tema successivo: il welfare.</p>
<p>Perché se la parità può diventare leva, resta una domanda decisiva: <strong>quali sono le condizioni che la rendono possibile nel tempo?</strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<h2><span class="font-435549">Il welfare infrastruttura economica </span></h2>
<p>Il secondo panel ha introdotto un cambio di prospettiva ancora più netto: <strong>Il welfare non come costo, ma come infrastruttura economica</strong>.</p>
<p>La domanda che ha guidato il confronto è stata volutamente diretta: <strong>il sistema di welfare oggi è progettato secondo logiche di protezione e previdenza per la figura imprenditoriale, tradizionalmente esclusa dai piani di welfare destinati ai soli subordinati?  </strong></p>
<p>Dal dibattito è emersa una doppia fotografia. Da un lato, un sistema articolato, con strumenti importanti. Dall’altro, una difficoltà ancora evidente nel rispondere in modo pieno alle esigenze di chi fa impresa, soprattutto in forma autonoma o nelle piccole realtà.</p>
<p>Eppure, accanto a queste criticità, emergono esperienze già solide, come la bilateralità artigiana e la sanità integrativa, che dimostrano come sia possibile costruire risposte efficaci e coerenti con il nostro modello produttivo.</p>
<p>È stato in questo passaggio che il racconto ha trovato una dimensione ancora più concreta.</p>
<p>Le testimonianze hanno fatto emergere ciò che i modelli e le norme spesso non riescono a restituire: <strong>l’impatto reale del welfare sulla vita delle persone e sulla continuità delle imprese</strong>.</p>
<p>Quando il <strong>welfare è accessibile e funziona</strong>, non migliora soltanto la qualità della vita delle persone, ma <strong>rafforza la tenuta e la sostenibilità dell’impresa</strong>.</p>
<p>In questo contesto, il tema della salute ha reso il confronto ancora più concreto. Non solo come diritto, ma come condizione per garantire continuità imprenditoriale.</p>
<p>La riflessione sulla medicina di genere ha evidenziato un ulteriore elemento critico: l’Italia è spesso indicata come un modello sul piano normativo, ma il suo impatto sul piano operativo resta limitato.</p>
<p>Il problema non è l’assenza di norme, ma la persistenza di approcci costruiti su un presunto neutro maschile considerato oggettivo e universale, che continua a generare disuguaglianze.</p>
<p>Ne deriva che sistemi apparentemente “neutrali” possono produrre diseguaglianze, con implicazioni dirette sulla qualità della vita e sulla continuità delle imprese guidate da donne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Sicurezza, dignità e innovazione: le sfide aperte</span></h2>
<p>L’ultima parte della Convention ha ampliato lo sguardo, portando al centro le grandi sfide che attraversano il presente.</p>
<p>Sicurezza, dignità e innovazione non sono ambiti separati, ma condizioni di contesto che incidono direttamente sulla possibilità di generare sviluppo.</p>
<p>Non può esistere empowerment senza sicurezza e dignità, e oggi questa sfida si gioca su due fronti intrecciati: quello della violenza di genere e quello dell’innovazione tecnologica, che può rappresentare al tempo stesso un’opportunità e un rischio.</p>
<p>La <strong>violenza di genere</strong>, purtroppo, <strong>continua a limitare in modo drammatico la libertà e la piena partecipazione delle donne</strong>. È una piaga che non può essere affrontata solo sul piano normativo, ma richiede una responsabilità condivisa che coinvolge l’intera comunità. In questo percorso, il mondo dell’impresa è chiamato a svolgere un ruolo centrale.</p>
<p>L’impresa, infatti, non è soltanto un luogo di produzione, ma uno spazio di relazioni, di crescita e di educazione al rispetto. Può diventare un presidio sociale fondamentale, capace di offrire opportunità di lavoro, autonomia economica e dignità. In questo senso, fare impresa da donna significa non solo creare valore economico, ma anche generare valore umano, costruire reti e promuovere indipendenza.</p>
<p>Il lavoro, in questo contesto, rappresenta uno strumento essenziale di libertà: un elemento che può contribuire concretamente al contrasto della violenza, in tutte le sue forme: fisica, psicologica, economica e digitale.</p>
<p>A questo tema, si aggiunga quello dell’innovazione. L’evoluzione tecnologica, e in particolare l’intelligenza artificiale, sta ridefinendo modelli organizzativi e processi decisionali, creando nuove opportunità ma anche criticità. Tra queste, una delle più rilevanti riguarda la presenza di <em>bias</em> nei sistemi, negli algoritmi e nelle dinamiche organizzative.</p>
<p>In uno scenario in cui i team saranno sempre più composti da una combinazione di agenti umani e digitali, diventa centrale interrogarsi sul contributo che le donne possono portare in questa nuova configurazione del lavoro.</p>
<p>Non si tratta solo di presenza, ma di qualità del contributo: le donne possono offrire uno sguardo capace di integrare dimensioni spesso trascurate, come l’attenzione alla meritocrazia, il senso di giustizia e l’equità nei processi decisionali.</p>
<p>In un contesto profondamente trasformato dalla tecnologia, questa sensibilità può tradursi in un approccio più consapevole e responsabile, in cui la dimensione etica assume un ruolo centrale e diventa parte integrante delle scelte organizzative.</p>
<p>La domanda che resta aperta è quindi una: <strong>le donne saranno protagoniste di questo cambiamento?</strong></p>
<p>E la risposta dipende, in larga misura, dalle scelte che sapremo compiere fin da ora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Dalla voce all’azione</span></h2>
<p>Rileggendo il percorso della Convention emerge una consapevolezza condivisa: i principi devono diventare processi, e i processi devono generare effetti misurabili. Parità<em>, </em>empowerment e welfare non possono più essere considerati obiettivi da affermare, ma leve da rendere pienamente operative, integrate e accessibili.</p>
<p>Il valore dell’imprenditoria femminile è dimostrato dai dati, dalla diffusione sui territori, dalla capacità di contribuire allo sviluppo economico e sociale. Ciò che occorre oggi è creare le condizioni affinché questo potenziale possa esprimersi in modo continuo e strutturale, superando la dimensione episodica delle opportunità e rafforzando gli strumenti di crescita.</p>
<p>In questo senso, la responsabilità che questa Convention consegna è chiara: trasformare il confronto in azione, e l’azione in sistema.</p>
<p>Il valore reale non si misurerà nelle riflessioni condivise, ma nella capacità di dare loro continuità e concretezza.</p>
<p>A distanza di ottant’anni da conquiste fondamentali che hanno segnato l’ingresso delle donne nella piena partecipazione democratica ed economica, il compito che abbiamo davanti è quello di consolidarne l’impatto e ampliandone le opportunità.</p>
<p>Perché il futuro dell’imprenditoria femminile &#8211; e insieme quello del Paese &#8211; non si costruisce nelle intenzioni, ma nelle scelte. Ogni giorno.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/dalla-voce-allazione-il-futuro-dellimpresa-femminile-passa-da-qui/">Dalla voce all’azione: il futuro dell’impresa femminile passa da qui</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Artigiani, basta stare a guardare: l’AI va usata, non temuta». Intervistato da Spirito Artigiano, il giurista Fabio Bassan invita le imprese a costruire un dialogo concreto tra mani e algoritmi per affrontare il futuro da protagonisti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109224" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png" width="932" height="581" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan.png 932w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-300x187.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-768x479.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Fabio-Bassan-350x218.png 350w" sizes="auto, (max-width: 932px) 100vw, 932px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">È tutta una questione di alchimie. Di formule giuste, di sintesi virtuose. L’intelligenza artificiale non è un orizzonte lontano né una minaccia da subire. Per l’artigianato può diventare una leva concreta di competitività, innovazione e attrattività. Ma a una condizione: smettere di guardarla da spettatori. Ne è convinto Fabio Bassan, avvocato e professore di Diritto dell’Unione europea a Roma Tre, con una lunga esperienza nel mondo delle alte tecnologie. Con lui abbiamo ragionato del connubio fra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”, di costi di accesso, formazione, ruolo delle associazioni e della sfida globale tra modelli tecnologici. Un dialogo che parla alle imprese, ai territori e alle nuove generazioni.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore Bassan, qual è oggi il rapporto tra artigianato e intelligenza artificiale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Direi ancora troppo passivo. L’artigianato guarda all’AI con curiosità, ma spesso senza farne davvero un uso realmente efficace. Eppure la possibilità di sviluppo è enorme: la rivoluzione tecnologica consente di accedere a bacini di mercato molto più ampi, con costi più bassi e strumenti più potenti rispetto al passato».</p>
<p><strong>Se le opportunità sono così evidenti, perché questa resistenza?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Perché esiste una soglia di accesso. L’AI ha costi di apprendimento, non solo economici ma anche cognitivi. In molti casi c’è una difficoltà reale nell’uso e nella gestione degli strumenti. È qui che entrano in gioco le associazioni di categoria che dovrebbero &#8211; in una prospettiva virtuosa e di supporto alle Pmi &#8211; creare piattaforme condivise. Una base comune di utilizzo, come avviene già in altri mercati».</p>
<p><strong>In concreto, che cosa significa?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Mettere a disposizione una serie di strumenti con costi di fornitura più bassi, accompagnati da un’attività strutturata di formazione. Perché quando si forma davvero una persona, cambia tutto: il modo di lavorare, di organizzarsi, di competere. Questo, per gli artigiani, potrebbe essere la svolta».</p>
<p><strong>Ci spiega meglio quale ruolo possono avere le associazioni di categoria, come Confartigianato?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Un ruolo decisivo. Se si vuole davvero integrare l’AI nell’artigianato, le associazioni devono farsi carico di una parte importante del percorso. Servono simulazioni continue, ad esempio su come interrogare l’AI in modo efficace. Basta una base minima di conoscenza per valutare l’impatto migliore: con le domande giuste si ottengono risultati eccellenti. Questo va fatto insieme agli artigiani, passo dopo passo».</p>
<p><strong>La sfida, per la categoria e per l’organizzazione è l’interazione tra “intelligenza artigiana” e “intelligenza artificiale”.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Se l’artigiano utilizza anche solo un minimo di sistemi di AI, combinandoli con la propria esperienza, sviluppa il lavoro in modo molto più efficiente. Certo, serve un cambio di mentalità: creatività e manualità non vengono sostituite, ma possono essere assistite in modo virtuoso dalla tecnologia».</p>
<p><strong>Questo può aiutare anche sul fronte del ricambio generazionale?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Assolutamente sì. Con queste tecnologie l’artigianato diventa più attrattivo per i giovani. Il ricambio generazionale smette di essere un problema e diventa una leva di sviluppo. La volontà dei giovani di tornare all’artigianato esiste, ma va coltivata. E per farlo bisogna rendere il settore più moderno, più stimolante. La tecnologia è la chiave».</p>
<p><strong>Dal punto di vista giuridico, esistono ostacoli all’uso dell’AI nelle imprese artigiane?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«No, il quadro normativo è sostanzialmente a posto. L’intelligenza artificiale è regolata per le attività sensibili, ma non esiste una disciplina rigida e specifica per gli altri ambiti. È un terreno fertile, che consente un’evoluzione tecnologica importante. Le associazioni, inoltre, hanno il potere di rendere il contesto ancora più agevole».</p>
<p><strong>Guardando allo scenario globale, che modello di AI la convince di più?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Oggi vediamo tre approcci. Quello americano, basato su una quantità enorme di dati: è “rozzo” ma produce grandi risultati senza processi troppo raffinati. La Cina, invece, ha lavorato in modo più sofisticato: meno dati, ma processi molto più raffinati. DeepSeek, ad esempio, consuma meno risorse e ha messo in difficoltà i colossi americani».</p>
<p><strong>E l’Italia, dove si colloca?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’Italia – e l’Europa – hanno un punto di forza enorme: sistemi molto raffinati, una grande capacità di gestione efficace dell’AI. Dovremmo fare una cosa semplice ma decisiva: creare consorzi di progetti virtuosi e metterli a disposizione delle Pmi, anche a livello territoriale ed europeo. Questa raffinatezza è una leva straordinaria di competitività, soprattutto perché consente costi sostenibili per le imprese».</p>
<p><strong>Dunque, qual è la sfida per l’artigianato italiano di domani?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Passare dalla difesa all’attacco. Usare l’intelligenza artificiale non per snaturarsi, ma per valorizzare ciò che l’artigianato ha di unico. Se sapremo far dialogare intelligenza artigiana e artificiale, il futuro non sarà una minaccia, ma un’opportunità concreta».</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/le-intelligenze-che-si-parlano-lalchimia-possibile-tra-mani-e-algoritmi/">Le intelligenze che si parlano: l’alchimia possibile tra mani e algoritmi</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il 2025 raccontato da Spirito Artigiano. E un ultimo sguardo: la rappresentanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Sapelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[bilateralità]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un anno di storie, visioni e complessità, il magazine dedica il numero finale al nodo politico-sindacale che plasma il futuro delle imprese e della qualità del lavoro.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-2025-raccontato-da-spirito-artigiano-e-un-ultimo-sguardo-la-rappresentanza/">Il 2025 raccontato da Spirito Artigiano. E un ultimo sguardo: la rappresentanza</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-xsdn-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 71%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109017" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025.png" width="1000" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025.png 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025-300x300.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025-768x768.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025-350x350.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/Copertina-19122025-348x348.png 348w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-14" data-row="script-row-unique-14" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-14"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-15"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<p data-start="368" data-end="1093">Un anno attraversato da rotte che cambiano, certezze che sembravano granitiche, paradossi che sfidano, fragilità che rivelano nuove forze. In queste pagine abbiamo raccontato Imprese “a valore Artigiano” capaci di navigare le tempeste globali, di leggere le contraddizioni del presente e di trasformarle in opportunità. Abbiamo esplorato la protezione silenziosa della bilateralità, il nuovo lessico culturale del Made in Italy (con il nostro Abbecedario del Made in), la necessità di una legge che riconosca l’artigianato per ciò che è diventato. Abbiamo osservato l’impresa dentro la complessità, la creatività che vince anche quando l’industria imita la bottega, e la magia che nasce dove il cinema incontra il saper fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 data-start="1095" data-end="1259"><span class="font-435549">Un anno di storie (circa 180 articoli), visioni e responsabilità: il racconto continuo di uno Spirito Artigiano che, anche nel disordine, trova sempre la direzione.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Concludiamo questo lavoro editoriale di fine d’anno in bellezza. Un tema di natura politico-sindacale. Ma decisivo: quello della “rappresentanza”. Firme prestigiose danno anche stavolta corpo e voce al nostro pensiero: la monografia analizza le sfide del mondo del lavoro e delle imprese in un contesto complesso, tra innovazione, produttività e cambiamenti demografici. Evidenzia il ruolo della rappresentanza, della contrattazione e della valorizzazione del capitale umano per uno sviluppo sostenibile e inclusivo. È un viaggio qualitativo in cui si esplora come imprese e lavoro possano crescere in modo sostenibile valorizzando innovazione, capitale umano e coinvolgimento.</p>
<p data-start="1940" data-end="2206">Un particolare ringraziamento, per la redazione di questa monografia, a Confartigianato Imprese Veneto, che ha messo a nostra disposizione gli atti del convegno “Rappresentanza e contrattazione, nuove prospettive per il lavoro di qualità – Giovedì 20 novembre 2025”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549 font-179988"><em>Buona lettura e, ovviamente, gli auguri migliori per un lieto Santo Natale e un formidabile 2026!</em> </span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>La misurazione della rappresentatività: la grande incompiuta della Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Giovani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Senza criteri condivisi di misurazione e qualità, la rappresentanza si è dispersa in centinaia di contratti e soggetti privi di radicamento: un vuoto normativo che pesa su imprese, lavoratori e bilateralità.</p>
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<h2><span class="font-435549">La misurazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali che stipulano i contratti collettivi è uno dei temi più complessi e irrisolti del diritto del lavoro italiano. A distanza di oltre settant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione, resta ancora privo di un’attuazione organica <strong>l’articolo 39</strong>, <em>nella sua seconda parte</em>, che immaginava un sistema ordinato di registrazione dei sindacati e di certificazione della loro rappresentatività, così da conferire ai contratti collettivi efficacia generale.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un disegno ambizioso, pensato per impedire proprio ciò che oggi costituisce la criticità maggiore: la frammentazione estrema della rappresentanza, la proliferazione di sigle senza consistenza reale e la diffusione di contratti collettivi e di enti bilaterali privi di basi effettive nella struttura produttiva e sociale del Paese.</p>
<p>Peraltro,  mentre l’articolo 39 resta lettera morta, altre norme costituzionali rimaste inattive per decenni hanno trovato finalmente un’applicazione. È il caso dell’articolo 46, dedicato alla partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell’impresa, che nel 2025 ha ricevuto attuazione grazie alla Legge n. 76/2025, originata da una lodevole proposta di iniziativa popolare promossa dalla CISL, che correttamente prevede la bilateralità quale strumento tipico di partecipazione nelle micro e piccole imprese.<br />
Questo precedente dimostra che anche gli articoli più complessi possono essere attuati quando si crea una convergenza tra attori sociali, sistema politico e opinione pubblica.<br />
Per l’articolo 39, invece, questa convergenza non si è ancora formata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Negli ultimi trent’anni la frammentazione è esplosa</span></h3>
<p>L’assenza di un sistema affidabile di misurazione della rappresentatività ha prodotto effetti profondi, soprattutto negli ultimi trent’anni.<br />
La rappresentanza, sia sul lato sindacale sia su quello datoriale, si è frantumata in una miriade di soggetti, spesso privi di  radicamento territoriale, storia o base associativa concreta.</p>
<p>Il risultato è un panorama contrattuale estremamente disordinato, nel quale convivono:</p>
<ul>
<li>CCNL stipulati dalle grandi organizzazioni storiche;</li>
<li>contratti collettivi firmati da sigle nate di recente e prive di rappresentanza effettiva;</li>
<li>enti bilaterali improvvisati;</li>
<li>soggetti che si presentano come “parti sociali” senza alcuna strutturazione reale;</li>
<li>contratti pirata applicati solo per abbassare i costi del lavoro e le tutele.</li>
</ul>
<p>La situazione è diventata talmente grave da spingere il CNEL, che gestisce l’archivio nazionale dei contratti collettivi, a introdurre una distinzione interna senza precedenti: da una parte i CCNL applicati ad almeno l’1% dei lavoratori dipendenti di un determinato settore; dall’altra quelli che non raggiungono questa soglia minima di applicabilità.</p>
<p>Questa classificazione non ha valore normativo, ma rappresenta un criterio empirico che indica quali contratti hanno una base reale e quali, invece, sono espressione di sigle marginali, quando non del tutto inesistenti nel tessuto economico.</p>
<p>Un’altra selezione che a nostro parere potrebbe operare il Cnel conformemente alla normativa che regola l’archivio della contrattazione, attiene alla verifica della dimensione territoriale o nazionale del contratto depositato, per certificare se il contratto collettivo si applica solo in determinate località o aziende o in tutto il territorio nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Il terreno fertile per contratti di comodo e bilateralità artificiali</span></h3>
<p>In questo contesto si sono moltiplicati episodi che mostrano chiaramente la distorsione del sistema. Molte delle nuove sigle sindacali o datoriali, prive di una base reale, cercano legittimazione attraverso:</p>
<ul>
<li>la firma di contratti collettivi a costo e/o tutele ridotte;</li>
<li>la costituzione di sistemi bilaterali autonomi privi di storia e solidità;</li>
<li>richieste di convenzioni con enti pubblici, talvolta ottenute nonostante fragilità strutturali evidenti;</li>
<li>la diffusione di contratti che attraggono imprese solo perché economicamente più “leggeri”.</li>
</ul>
<p>Si tratta di fenomeni che producono concorrenza sleale nei confronti delle organizzazioni realmente rappresentative, che quotidianamente impiegano migliaia di persone e risorse ingenti per offrire servizi reali: formazione, welfare, sicurezza, fondi sanitari e previdenza integrativa e che svolgono, a livello nazionale e territoriale, un’intensa attività di rappresentanza  su numerosi temi di carattere sindacale, economico, sociale, contribuendo non poco allo sviluppo del Paese, alla tenuta della democrazia e della coesione sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Perché non basta “una regolazione costruita interamente per via legislativa”</span></h3>
<p>Di fronte al caos, periodicamente emergono proposte di legge che, con impostazione dirigista, promettono di risolvere tutto con una norma centralizzata calata dall’alto.</p>
<p>Ma in realtà <strong>una regolazione costruita interamente per via legislativa</strong> si rivelerebbe inadeguata e persino controproducente.</p>
<p>Il nostro sistema delle relazioni industriali è fondato su ciò che Gino Giugni definiva <strong>“ordinamento intersindacale”</strong>: un equilibrio dinamico nel quale le parti sociali — sindacati e associazioni datoriali comparativamente più rappresentative — esercitano un ruolo primario.</p>
<p>La contrattazione collettiva, in Italia, vive di autonomia negoziale, di storicità dei soggetti, di presenza territoriale. Ma soprattutto di equilibri trovati per via pattizia.</p>
<p>Una legge che pretenda unilateralmente di definire chi è rappresentativo e chi non, finirebbe per minare questa architettura, ignorando la complessità dell’ecosistema.</p>
<p>Il legislatore può offrire cornici, strumenti e criteri generali, ma <strong>la misurazione effettiva deve essere costruita con e dalle parti sociali</strong>, attraverso meccanismi condivisi, verificabili e proporzionati.</p>
<p>Solo a valle di questo processo può essere utile una norma di legge che promuova e sostenga la volontà delle parti sociali.</p>
<p>Così come sarebbe del tutto controproducente rispetto agli effetti proposti, una legge sul salario minimo, che avrebbe come certa conseguenza quella di determinare le condizioni per la progressiva disapplicazione dei buoni contratti collettivi di lavoro (quelli che garantiscono, oltre al  salario adeguato, tutele e welfare), con un livellamento in basso dei trattamenti dei lavoratori, senza peraltro incidere minimamente sul contrasto al  lavoro nero e irregolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Misurare non basta: bisogna selezionare la qualità della rappresentanza</span></h3>
<p>Un altro aspetto da non trascurare,  è che la sola misurazione della rappresentatività, che va fatta utilizzando criteri certi e verificabili,  non si esaurisce in un dato numerico o nella semplice diffusione applicativa di un contratto collettivo.</p>
<p>Ecco perché servono ulteriori criteri qualitativi, tra i quali:</p>
<ul>
<li>storia dell’organizzazione;</li>
<li>articolazione territoriale diffusa e verificabile;</li>
<li>numero e caratteristiche delle imprese e dei lavoratori associati;</li>
<li>partecipazione ai tavoli istituzionali;</li>
<li>presenza di sistemi bilaterali consolidati ed efficienti;</li>
<li>capacità di erogare formazione, prestazioni e servizi;</li>
<li>governance trasparente.</li>
</ul>
<p>Solo <strong>integrando quantità e qualità</strong> è possibile distinguere i soggetti realmente rappresentativi da quelli che vivono unicamente della firma di contratti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">La bilateralità come “modello”: il caso della Legge 92/2012</span></h3>
<p>Se dovessimo interrogarci su quale ulteriore elemento, oggi, è in grado di arricchire una contrattazione di qualità, non potremmo che indicare la Bilateralità. La Bilateralità, in tutta la sua sostanza, è ogni un indicatore fondamentale della rappresentatività di un sistema di contrattazione collettiva.<br />
Gli enti bilaterali veri — non quelli di comodo — erogano prestazioni di welfare ai lavoratori e alle imprese, sanità integrativa, previdenza complementare, sostegno al reddito, formazione e servizi complessi.<br />
Sono sistemi che richiedono strutture solide, governance stabile e capacità amministrativa.</p>
<p>Un esempio emblematico di una legge che ha promosso la rappresentanza “di qualità” è indubbiamente la <strong>Legge 92/2012 (Ministro del Lavoro era Elsa Fornero)</strong>, che per la prima volta ha riconosciuto alle parti sociali dotate di un sistema bilaterale “consolidato”, “quale quello dell’artigianato” (v. art. 3, comma 14)  la possibilità di gestire autonome forme di ammortizzatori sociali in alternativa al modello generale.<br />
Su questa base è nato <strong>FSBA</strong>, oggi uno dei principali strumenti di integrazione salariale contrattuale, che copre un milione di lavoratori dell’artigianato in tutta Italia e che rappresenta un mirabile esempio di sussidiarietà.  Anche per questo la bilateralità, da un certo punto di osservazione, è oggi uno degli elementi in grado di dimostrare, nei fatti, chi è realmente rappresentativo e chi non lo è.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Un tema ormai  ineludibile</span></h3>
<p>Il tema della rappresentatività è, dunque, ormai  ineludibile, e  non riguarda solo la selezione corretta del CCNL da applicare o il contrasto ai contratti collettivi ed agli enti bilaterali pirata.<br />
È una sfida più ampia, che incrocia la trasformazione tecnologica, l’evoluzione dei mercati e dei settori produttivi; la necessità di rafforzare il welfare contrattuale; le nuove forme di impresa.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La rappresentanza degli interessi di fronte alle sfide del XXI secolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Feltrin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Corpi intermedi tra erosione di ruolo e nuove funzioni: perché la rappresentanza resta decisiva nell’economia che cambia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 73%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108982" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/fog-6594102_1280.jpg" width="960" height="1280" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/fog-6594102_1280.jpg 960w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/fog-6594102_1280-225x300.jpg 225w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/fog-6594102_1280-768x1024.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/fog-6594102_1280-350x467.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Secondo la maggior parte degli osservatori i corpi intermedi, nel nostro caso le associazioni di rappresentanza degli interessi economici, hanno perso parte del peso e del ruolo che avevano avuto in passato. La tesi di fondo di questo modo di vedere è rappresentata dall’idea della diminuita centralità delle relazioni sindacali e dalla constatazione che la disintermediazione riguardi tutte le organizzazioni che in qualche modo operano nelle arene della rappresentanza.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conseguenza sarebbe una ripresa di ruolo delle istituzioni pubbliche che sarebbero capaci di rivolgersi direttamente, in prima persona, tanto ai cittadini quanto ai lavoratori quanto agli imprenditori. A questa dinamica strutturale si aggiunge il fatto che le dinamiche dell&#8217;economia nei primi 25 anni del XXI secolo hanno avuto ripercussioni anche sulle associazioni datoriali e sui sindacati, mettendo in difficoltà la tenuta di non poche delle loro strutture.</p>
<p>Tuttavia, per comprendere la realtà dei corpi intermedi e la loro complessità occorre tenere conto di diverse altre dimensioni. Il sistema d’offerta che va dalla rappresentanza ai servizi alle funzioni pubbliche offre ai cittadini una molteplicità di ragioni di adesione. Al di là delle apparenze, le associazioni di rappresentanza – come nel nostro caso Confartigianato – svolgono ancora numerose funzioni di intermediazione:</p>
<ol>
<li>contrattazione nazionale, aziendale, territoriale;</li>
<li>enti bilaterali (la vera novità di questo ultimo trentennio);</li>
<li>servizi di assistenza individuale e di adempimento, vecchi e nuovi; 4) tutele e welfare locale a base territoriale/comunitaria (via bilateralità).</li>
</ol>
<p>Vanno dunque valutati in positivo, in particolare per Confartigianato, cinque aspetti che caratterizzano la vita di una associazione:</p>
<ol>
<li>le adesioni volontarie, ancora molto consistenti, che danno vita a una intensa attività associativa interna creando aggregati sociali identitari piuttosto forti;</li>
<li>una diffusione territoriale che forse non ha eguali in Europa e che continua a crescere nel tempo a dispetto della contrazione degli iscritti;</li>
<li>il numero dei dipendenti e la loro professionalità, oltre al fatto che molte associazioni funzionano ancora come ascensori sociali per non pochi di coloro che militano al loro interno;</li>
<li>l’ambiguità del criterio reputazionale che contrasta con una eccezionale fidelizzazione ai servizi e con i riscontri positivi dell’attività contrattuale;</li>
<li>le verifiche interne di consenso (rinnovo delle tessere, partecipazione ai momenti congressuali, ecc.) che fanno di questi mondi – pur se a volte anchilosati e vecchi – una delle poche palestre di “democrazia associativa”.</li>
</ol>
<p>Buona parte dell’attività associativa non ha grande visibilità e non è conosciuta ai più, ma non per questo è meno rilevante. Anche il grado di interlocuzione con le istituzioni a tutti i livelli, pur essendo soggetto alle contingenze politiche e agli stili di leadership, è molto più frequente di quanto si pensi, non fosse altro perché queste organizzazioni hanno un patrimonio di conoscenze tecniche sul lavoro e sulla vita delle imprese che nessun’altra istituzione oggi possiede. Capita così che, pur se non consultate ufficialmente, queste associazioni riescano spesso a indicare quali siano i temi da collocare in via prioritaria nell’agenda politica.</p>
<p>Sono certamente “istituzioni vecchie”, che hanno radici molto lontane, ma hanno saputo ridefinire nel tempo le ragioni della loro esistenza spostando il baricentro, oltre che sulla contrattazione, su un caleidoscopio di attività al servizio della loro base associativa. Come tutte le organizzazioni che operano nell’arena istituzionale, hanno anch’esse problemi di qualità della classe dirigente e manifestano una forte tendenza alla conservazione dei loro modi di essere. Però, per il fatto di essere grandi (per numero di iscritti), radicate (per diffusione sul territorio), solide (per numero di dipendenti e dal punto di vista dei bilanci), ciò consente loro di provare a rispondere in modo innovativo alle sfide poste dal nuovo secolo. In fondo rappresentare non significa “rispecchiare” in modo supino le domande della propria base associativa quanto invece, al contrario, “reinterpretare” quelle domande in proposte coerenti, praticabili, perché rielaborate alla luce dei vincoli posti dalla presenza di molteplici istituzioni e attori sociali.</p>
<p>Vi è oramai un consenso molto esteso sulle trasformazioni dovute al cosiddetto “progresso tecnico”, i cui effetti sono stati rilevantissimi in questi due decenni del XXI secolo. Esse sono riconducibili a due grandi driver di cambiamento:</p>
<ul>
<li>le innovazioni tecnologiche che stanno rivoluzionando i vecchi modi di produzione, rendendo obsolete le tradizionali definizioni merceologiche;</li>
<li>l&#8217;ampliamento esponenziale dei mercati di merci e servizi, i quali, superato l&#8217;obiettivo del XX secolo della costruzione di grandi aree geografiche omogenee (il mercato unico europeo, il NAFTA, l’Oriente, ecc.), sono oggi diventati mercati globali.</li>
</ul>
<p>Di qui la necessità di due grandi opzioni strategiche di lungo periodo: a) adeguare il “sistema di offerta” delle associazioni di rappresentanza alle trasformazioni indotte dal progresso tecnico; b) assumere come primo interlocutore negoziale, a tutti i livelli, le istituzioni pubbliche, tanto a livello centrale (governo) quanto a livello decentrato (regioni, province, comuni) e sovranazionale. Una prima conseguenza è costituita dal progressivo dissolvimento delle distinzioni tra sistema primario, secondario e terziario, come pure della separazione tra le diverse classi di addetti. Un po&#8217; alla volta tutte le associazioni hanno cominciato a iscrivere le imprese e gli imprenditori a prescindere dalle loro specificità settoriali e dalle loro dimensioni, tanto che pur mantenendo le denominazioni originarie dell’industria, del commercio, dell’artigianato, oggi “tutti associano tutti”. I confini settoriali e merceologici diventano più confusi nella misura in cui il terziario invade gli altri settori attraverso l’accresciuta e trasversale importanza delle tecnologie digitali e della priorità assoluta ricoperta dai canali di vendita via internet, tanto all’ingrosso quanto al dettaglio.</p>
<p>Per tutte le ragioni fin qui descritte, la competizione tra associazioni diviene aperta: scavalca i settori produttivi, i confini merceologici e le segmentazioni tradizionali.</p>
<p>L’intreccio di queste molteplici tendenze appena descritte ha avuto come risultato che:</p>
<ul>
<li>i bacini dei potenziali utenti sono tendenzialmente sovrapponibili;</li>
<li>il sistema della rappresentanza è diventato competitivo;</li>
<li>i criteri di identificazione con l’una o l’altra associazione sono sempre più sfumati, anche se permangono tracce delle antiche appartenenze; d) la competizione si gioca sempre più sulla qualità delle prestazioni offerte agli associati.</li>
</ul>
<p>Almeno tre sfide possono essere indicate come prioritarie per continuare a mantenere i primati fin qui raggiunti, e tutte e tre hanno a che fare con la capacità di rappresentare/reinterpretare le novità del nuovo secolo. In primo luogo, è necessario adeguare le tecniche di proselitismo e di fidelizzazione alle domande dei giovani imprenditori cresciuti in un ambiente totalmente diverso da quello del secolo scorso. In secondo luogo, andrà ripensata la contrattazione nazionale e territoriale per renderla capace di rispondere a una diversificazione di condizioni lavorative e di risultati economici che va aumentando di giorno in giorno. In terzo luogo, vanno ridefiniti in modo sistematico gli ambiti di operatività degli enti bilaterali, con il duplice obiettivo di aumentarne l’efficienza e di integrare meglio, in modo sussidiario, le attività associative e quelle pubbliche, in particolare in ambito sanitario e formativo.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-19" data-row="script-row-unique-19" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-19"));</script></div></div></div>
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