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	<title>Riccardo Giovani - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>Riccardo Giovani - Spirito Artigiano</title>
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		<title>La misurazione della rappresentatività: la grande incompiuta della Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Giovani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Senza criteri condivisi di misurazione e qualità, la rappresentanza si è dispersa in centinaia di contratti e soggetti privi di radicamento: un vuoto normativo che pesa su imprese, lavoratori e bilateralità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-108968" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani.jpg" width="1280" height="829" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani-300x194.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani-1024x663.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani-768x497.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/2.Giovani-350x227.jpg 350w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">La misurazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali che stipulano i contratti collettivi è uno dei temi più complessi e irrisolti del diritto del lavoro italiano. A distanza di oltre settant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione, resta ancora privo di un’attuazione organica <strong>l’articolo 39</strong>, <em>nella sua seconda parte</em>, che immaginava un sistema ordinato di registrazione dei sindacati e di certificazione della loro rappresentatività, così da conferire ai contratti collettivi efficacia generale.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un disegno ambizioso, pensato per impedire proprio ciò che oggi costituisce la criticità maggiore: la frammentazione estrema della rappresentanza, la proliferazione di sigle senza consistenza reale e la diffusione di contratti collettivi e di enti bilaterali privi di basi effettive nella struttura produttiva e sociale del Paese.</p>
<p>Peraltro,  mentre l’articolo 39 resta lettera morta, altre norme costituzionali rimaste inattive per decenni hanno trovato finalmente un’applicazione. È il caso dell’articolo 46, dedicato alla partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell’impresa, che nel 2025 ha ricevuto attuazione grazie alla Legge n. 76/2025, originata da una lodevole proposta di iniziativa popolare promossa dalla CISL, che correttamente prevede la bilateralità quale strumento tipico di partecipazione nelle micro e piccole imprese.<br />
Questo precedente dimostra che anche gli articoli più complessi possono essere attuati quando si crea una convergenza tra attori sociali, sistema politico e opinione pubblica.<br />
Per l’articolo 39, invece, questa convergenza non si è ancora formata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Negli ultimi trent’anni la frammentazione è esplosa</span></h3>
<p>L’assenza di un sistema affidabile di misurazione della rappresentatività ha prodotto effetti profondi, soprattutto negli ultimi trent’anni.<br />
La rappresentanza, sia sul lato sindacale sia su quello datoriale, si è frantumata in una miriade di soggetti, spesso privi di  radicamento territoriale, storia o base associativa concreta.</p>
<p>Il risultato è un panorama contrattuale estremamente disordinato, nel quale convivono:</p>
<ul>
<li>CCNL stipulati dalle grandi organizzazioni storiche;</li>
<li>contratti collettivi firmati da sigle nate di recente e prive di rappresentanza effettiva;</li>
<li>enti bilaterali improvvisati;</li>
<li>soggetti che si presentano come “parti sociali” senza alcuna strutturazione reale;</li>
<li>contratti pirata applicati solo per abbassare i costi del lavoro e le tutele.</li>
</ul>
<p>La situazione è diventata talmente grave da spingere il CNEL, che gestisce l’archivio nazionale dei contratti collettivi, a introdurre una distinzione interna senza precedenti: da una parte i CCNL applicati ad almeno l’1% dei lavoratori dipendenti di un determinato settore; dall’altra quelli che non raggiungono questa soglia minima di applicabilità.</p>
<p>Questa classificazione non ha valore normativo, ma rappresenta un criterio empirico che indica quali contratti hanno una base reale e quali, invece, sono espressione di sigle marginali, quando non del tutto inesistenti nel tessuto economico.</p>
<p>Un’altra selezione che a nostro parere potrebbe operare il Cnel conformemente alla normativa che regola l’archivio della contrattazione, attiene alla verifica della dimensione territoriale o nazionale del contratto depositato, per certificare se il contratto collettivo si applica solo in determinate località o aziende o in tutto il territorio nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Il terreno fertile per contratti di comodo e bilateralità artificiali</span></h3>
<p>In questo contesto si sono moltiplicati episodi che mostrano chiaramente la distorsione del sistema. Molte delle nuove sigle sindacali o datoriali, prive di una base reale, cercano legittimazione attraverso:</p>
<ul>
<li>la firma di contratti collettivi a costo e/o tutele ridotte;</li>
<li>la costituzione di sistemi bilaterali autonomi privi di storia e solidità;</li>
<li>richieste di convenzioni con enti pubblici, talvolta ottenute nonostante fragilità strutturali evidenti;</li>
<li>la diffusione di contratti che attraggono imprese solo perché economicamente più “leggeri”.</li>
</ul>
<p>Si tratta di fenomeni che producono concorrenza sleale nei confronti delle organizzazioni realmente rappresentative, che quotidianamente impiegano migliaia di persone e risorse ingenti per offrire servizi reali: formazione, welfare, sicurezza, fondi sanitari e previdenza integrativa e che svolgono, a livello nazionale e territoriale, un’intensa attività di rappresentanza  su numerosi temi di carattere sindacale, economico, sociale, contribuendo non poco allo sviluppo del Paese, alla tenuta della democrazia e della coesione sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Perché non basta “una regolazione costruita interamente per via legislativa”</span></h3>
<p>Di fronte al caos, periodicamente emergono proposte di legge che, con impostazione dirigista, promettono di risolvere tutto con una norma centralizzata calata dall’alto.</p>
<p>Ma in realtà <strong>una regolazione costruita interamente per via legislativa</strong> si rivelerebbe inadeguata e persino controproducente.</p>
<p>Il nostro sistema delle relazioni industriali è fondato su ciò che Gino Giugni definiva <strong>“ordinamento intersindacale”</strong>: un equilibrio dinamico nel quale le parti sociali — sindacati e associazioni datoriali comparativamente più rappresentative — esercitano un ruolo primario.</p>
<p>La contrattazione collettiva, in Italia, vive di autonomia negoziale, di storicità dei soggetti, di presenza territoriale. Ma soprattutto di equilibri trovati per via pattizia.</p>
<p>Una legge che pretenda unilateralmente di definire chi è rappresentativo e chi non, finirebbe per minare questa architettura, ignorando la complessità dell’ecosistema.</p>
<p>Il legislatore può offrire cornici, strumenti e criteri generali, ma <strong>la misurazione effettiva deve essere costruita con e dalle parti sociali</strong>, attraverso meccanismi condivisi, verificabili e proporzionati.</p>
<p>Solo a valle di questo processo può essere utile una norma di legge che promuova e sostenga la volontà delle parti sociali.</p>
<p>Così come sarebbe del tutto controproducente rispetto agli effetti proposti, una legge sul salario minimo, che avrebbe come certa conseguenza quella di determinare le condizioni per la progressiva disapplicazione dei buoni contratti collettivi di lavoro (quelli che garantiscono, oltre al  salario adeguato, tutele e welfare), con un livellamento in basso dei trattamenti dei lavoratori, senza peraltro incidere minimamente sul contrasto al  lavoro nero e irregolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Misurare non basta: bisogna selezionare la qualità della rappresentanza</span></h3>
<p>Un altro aspetto da non trascurare,  è che la sola misurazione della rappresentatività, che va fatta utilizzando criteri certi e verificabili,  non si esaurisce in un dato numerico o nella semplice diffusione applicativa di un contratto collettivo.</p>
<p>Ecco perché servono ulteriori criteri qualitativi, tra i quali:</p>
<ul>
<li>storia dell’organizzazione;</li>
<li>articolazione territoriale diffusa e verificabile;</li>
<li>numero e caratteristiche delle imprese e dei lavoratori associati;</li>
<li>partecipazione ai tavoli istituzionali;</li>
<li>presenza di sistemi bilaterali consolidati ed efficienti;</li>
<li>capacità di erogare formazione, prestazioni e servizi;</li>
<li>governance trasparente.</li>
</ul>
<p>Solo <strong>integrando quantità e qualità</strong> è possibile distinguere i soggetti realmente rappresentativi da quelli che vivono unicamente della firma di contratti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">La bilateralità come “modello”: il caso della Legge 92/2012</span></h3>
<p>Se dovessimo interrogarci su quale ulteriore elemento, oggi, è in grado di arricchire una contrattazione di qualità, non potremmo che indicare la Bilateralità. La Bilateralità, in tutta la sua sostanza, è ogni un indicatore fondamentale della rappresentatività di un sistema di contrattazione collettiva.<br />
Gli enti bilaterali veri — non quelli di comodo — erogano prestazioni di welfare ai lavoratori e alle imprese, sanità integrativa, previdenza complementare, sostegno al reddito, formazione e servizi complessi.<br />
Sono sistemi che richiedono strutture solide, governance stabile e capacità amministrativa.</p>
<p>Un esempio emblematico di una legge che ha promosso la rappresentanza “di qualità” è indubbiamente la <strong>Legge 92/2012 (Ministro del Lavoro era Elsa Fornero)</strong>, che per la prima volta ha riconosciuto alle parti sociali dotate di un sistema bilaterale “consolidato”, “quale quello dell’artigianato” (v. art. 3, comma 14)  la possibilità di gestire autonome forme di ammortizzatori sociali in alternativa al modello generale.<br />
Su questa base è nato <strong>FSBA</strong>, oggi uno dei principali strumenti di integrazione salariale contrattuale, che copre un milione di lavoratori dell’artigianato in tutta Italia e che rappresenta un mirabile esempio di sussidiarietà.  Anche per questo la bilateralità, da un certo punto di osservazione, è oggi uno degli elementi in grado di dimostrare, nei fatti, chi è realmente rappresentativo e chi non lo è.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span class="font-435549">Un tema ormai  ineludibile</span></h3>
<p>Il tema della rappresentatività è, dunque, ormai  ineludibile, e  non riguarda solo la selezione corretta del CCNL da applicare o il contrasto ai contratti collettivi ed agli enti bilaterali pirata.<br />
È una sfida più ampia, che incrocia la trasformazione tecnologica, l’evoluzione dei mercati e dei settori produttivi; la necessità di rafforzare il welfare contrattuale; le nuove forme di impresa.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>La bilateralità dell’artigianato: una sua lettura attraverso alcune parole-chiave</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Giovani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 09:20:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[bilateralità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sette parole per raccontare un sistema: la bilateralità artigiana tra valori, territorio e partecipazione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 69%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108213" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/hand-3386033_1280.png" width="1200" height="720" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/hand-3386033_1280.png 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/hand-3386033_1280-300x180.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/hand-3386033_1280-1024x614.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/hand-3386033_1280-768x461.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/03/hand-3386033_1280-350x210.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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				</div></div></div></div></div><div class="empty-space empty-single" ><span class="empty-space-inner"></span></div>
</div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-2" data-row="script-row-unique-2" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-2"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-3"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>Le peculiarità dell’impresa artigiana, caratterizzata dalla capillare diffusione sul territorio, dalle dimensioni aziendali e da un forte e storico collante associativo, hanno consentito, fin dagli anni ’70 del secolo scorso, di sviluppare un sistema di relazioni sindacali di tipo partecipativo anziché conflittuale, che ha comportato un marcato sviluppo della bilateralità territoriale e nazionale.<br />
È infatti importante rimarcare come, alla base di una buona bilateralità, ci sia bisogno di un sistema di relazioni sindacali efficiente, forte e maturo. Per questo motivo, ove si volesse rappresentare una storia della bilateralità nell’artigianato, sarebbe necessario articolarne il racconto sia attraverso i grandi accordi interconfederali che hanno direttamente riguardato la bilateralità – a partire da quelli nazionali del 1983 e del 1987, fino agli ultimi del 2010 e 2021 – sia attraverso gli accordi interconfederali sul modello contrattuale e le relazioni sindacali, a partire da quelli del 1992-1993 per finire con gli ultimi del 2016 e 2020. E, naturalmente, ciò non basterebbe, perché occorrerebbe anche inserire in questo racconto gli accordi interconfederali regionali che sono intervenuti su tali materie e la contrattazione collettiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em><span class="font-435549">Il modello artigiano delle relazioni sindacali si fonda sulla centralità del territorio, nel quale si interconnettono un sistema di rappresentanza sindacale di bacino (e non aziendale) e un modello contrattuale nel quale la contrattazione collettiva nazionale di categoria svolge la funzione di garanzia degli standard salariali e normativi, laddove è affidato alla contrattazione di secondo livello territoriale il compito di remunerare la produttività del lavoro e di intervenire sulle numerose materie nelle quali non operano riserve da parte della contrattazione nazionale.</span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo contesto è nata la bilateralità nell’artigianato, che è oggi articolata in enti bilaterali regionali (e nelle province autonome di Trento e Bolzano), costituiti e gestiti pariteticamente dalle organizzazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative. Una bilateralità che, al netto dell’edilizia artigiana (che fa parte del sistema di bilateralità delle casse edili), annovera circa un milione di lavoratori e 230.000 imprese. Si tratta di enti che erogano prestazioni di welfare contrattuale a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto e delle loro famiglie (per una disamina articolata delle prestazioni erogate si rimanda alla lettura del Bilancio Sociale 2023 della bilateralità, curato dall’Ente Bilaterale Nazionale dell’Artigianato – EBNA).</p>
<p>Si tratta di prestazioni che aiutano i dipendenti delle imprese artigiane e i loro familiari in particolari momenti di bisogno, nel contrasto al caro-vita, nell’istruzione e formazione, nella conciliazione vita-lavoro. Per questo si può dire che la bilateralità realizza concretamente, fra le proprie finalità, anche quella del raggiungimento del benessere individuale delle persone. La bilateralità non è solo questo, poiché eroga anche prestazioni per aiutare le imprese, soprattutto per fare fronte alle esigenze di innovazione tecnologica e a quelle connesse alle grandi transizioni in atto.</p>
<p>Completano il quadro i grandi enti bilaterali nazionali che si occupano di formazione continua (Fondartigianato), di sanità integrativa (Sanarti) e di ammortizzatori sociali (FSBA). In questo contesto, una particolare sottolineatura merita il Fondo di solidarietà bilaterale alternativo dell’artigianato – FSBA, un’esperienza unica in Italia di un fondo bilaterale che è stato autorizzato dalla legge a erogare ammortizzatori sociali per le imprese del settore, proprio in ragione della pregressa esperienza in materia maturata dalla bilateralità artigiana quando il comparto non aveva ammortizzatori legali. La bilateralità artigiana, nel caso di FSBA, è stata quindi riconosciuta e valorizzata dal legislatore, che ha dato mandato all’autonomia collettiva di prevederne le regole di funzionamento.</p>
<p>Ma l’obiettivo del nostro intervento non è quello di rappresentare una storia della bilateralità dell’artigianato, bensì quello di evidenziarne i principali caratteri distintivi partendo da alcune parole-chiave.</p>
<p>Nell’era di internet siamo ormai da anni abituati a fare le nostre ricerche sulla rete partendo da una parola chiave, cioè da una parola talmente importante che sia in grado di collegarsi a tutte le altre e fornire, appunto, la chiave per aprire le porte del significato di un testo.<br />
Cercheremo di aprire le porte del significato della locuzione bilateralità artigiana partendo da alcune parole particolarmente importanti per comprenderne il significato.</p>
<p>A tal fine abbiamo individuato 7 parole, riportate di seguito in ordine alfabetico:</p>
<hr class="" data-start="5155" data-end="5158" />
<h3 data-start="5160" data-end="5756"><span class="font-435549"><strong data-start="5160" data-end="5176">1. AUTONOMIA</strong></span></h3>
<p class="" data-start="5160" data-end="5756">La bilateralità artigiana è espressione dell’autonomia delle parti sociali, in quanto nasce non dalla legge, non per concessione di un’autorità, ma per fare fronte a una necessità reale e per volontà delle parti sociali. Caratteristica fondamentale degli enti bilaterali è il fatto di essere istituiti e disciplinati dall’autonomia collettiva, che ne rappresenta, dunque, la principale fonte di regolazione e di indirizzo.<br data-start="5601" data-end="5604" />La radice della bilateralità sta nella contrattazione collettiva: la bilateralità non è un passo indietro delle relazioni sindacali, ma un passo avanti.</p>
<hr class="" data-start="5758" data-end="5761" />
<h3 data-start="5763" data-end="6491"><span class="font-435549"><strong data-start="5763" data-end="5781">2. CONCRETEZZA</strong></span></h3>
<p class="" data-start="5763" data-end="6491">La bilateralità è concretezza, perché deve essere utile alle persone e alle imprese, erogando prestazioni ideate e calibrate sulla base di una preventiva ed attenta lettura dei bisogni concreti, al fine di impiegare nella migliore maniera le risorse raccolte. L’obiettivo è anche quello di uscire dalla stretta logica sinallagmatica del rapporto di lavoro, per fornire risposte ai lavoratori e alle imprese che siano in grado di dare qualcosa in più. In questo senso la bilateralità va oltre la dimensione acquisitiva del lavoro per valorizzare anche la dimensione espressiva, facendo sì che il lavoro sia non solo giusto ma anche decente, permettendo al lavoratore di essere anche ascoltato e riconosciuto.</p>
<hr class="" data-start="6493" data-end="6496" />
<h3 data-start="6498" data-end="7361"><span class="font-435549"><strong data-start="6498" data-end="6534">3. PARTECIPAZIONE (PARITETICITÀ)</strong></span></h3>
<p class="" data-start="6498" data-end="7361">La bilateralità, per le sue caratteristiche di pariteticità fra organizzazioni sindacali e datoriali nella regolazione, nella composizione e nella gestione, rappresenta una importante forma di partecipazione, al punto che si può certamente affermare che essa rappresenta il modello partecipativo peculiare delle imprese artigiane.<br data-start="6867" data-end="6870" />Il tema della partecipazione dei lavoratori nelle imprese, nel nostro Paese, non ha mai realmente attecchito, per diverse ragioni, né nella grande impresa né nelle PMI.<br data-start="7038" data-end="7041" />Eppure, si tratta di un principio sancito nella nostra Carta costituzionale.<br data-start="7117" data-end="7120" />In un sistema economico che, come quello italiano, è fatto per il 95% da imprese che occupano fino a 9 addetti (il 99,4% occupa fino a 49 addetti), certamente la bilateralità, declinata nelle varie forme, può rappresentare una valida strada.</p>
<hr class="" data-start="7363" data-end="7366" />
<h3 data-start="7368" data-end="8348"><span class="font-435549"><strong data-start="7368" data-end="7407">4. SOLIDARIETÀ (INTERCATEGORIALITÀ)</strong></span></h3>
<p class="" data-start="7368" data-end="8348">Il termine solidarietà è basilare in un modello di bilateralità che, come quello artigiano, opera in un settore a elevata frammentazione produttiva e con una ridotta media di addetti per azienda, dove è certamente più conveniente, per lavoratori e imprese, affidare a un soggetto terzo l’erogazione, a condizioni predeterminate, di specifiche prestazioni.<br data-start="7765" data-end="7768" />Il principio di solidarietà consente, facendo premio sul rilevante numero di contribuenti, di dare prestazioni importanti a chi ne ha bisogno, ottimizzando così la resa dei grandi numeri del settore senza scontare la penalizzazione della frammentazione e l’egoismo dei settori più numerosi. In questo aspetto risiede anche un’altra caratteristica peculiare della bilateralità artigiana: l’intercategorialità, che consente di utilizzare il contributo dell’impresa della meccanica per dare prestazioni, quando necessario, al lavoratore dipendente da un’impresa tessile, e viceversa.</p>
<hr class="" data-start="8350" data-end="8353" />
<h3 data-start="8355" data-end="9123"><strong><span class="font-435549">5. SUSSIDIARIETÀ</span></strong></h3>
<p class="" data-start="8355" data-end="9123">Il principio di sussidiarietà è un perno della bilateralità, poiché valorizza il ruolo della società e dei corpi intermedi.<br data-start="8501" data-end="8504" />La sussidiarietà, che opera in tutte le attività della bilateralità, non si contrappone all’autorità statale, al soggetto pubblico, ma ne sostituisce e/o integra l’azione laddove ciò sia più utile e vantaggioso.<br data-start="8715" data-end="8718" />Siamo in presenza di un arretramento da parte dello Stato in alcuni servizi di welfare, determinato da esigenze di finanza pubblica. Attraverso la bilateralità contrattuale si riescono ad ottimizzare gli interventi fra il pubblico e il privato, affidando la parte privata non a soggetti mossi solo da logiche di profitto, ma alle parti sociali, cioè a organismi che operano sempre nell’interesse pubblico.</p>
<hr class="" data-start="9125" data-end="9128" />
<h3 data-start="9130" data-end="9864"><span class="font-435549"><strong data-start="9130" data-end="9150">6. IL TERRITORIO</strong></span></h3>
<p class="" data-start="9130" data-end="9864">Il principale punto di forza della bilateralità artigiana è dato, probabilmente, dal mantenimento del corretto equilibrio fra territorialità e appartenenza a un sistema.<br data-start="9322" data-end="9325" />Del resto, gli enti bilaterali, fuori dai territori di riferimento, perderebbero la loro principale ragion d’essere, cioè quella capacità di leggere i bisogni del territorio e fornire risposte su misura, per quel peculiare sistema di impresa e per quei lavoratori che operano sovente in un mercato del lavoro, a sua volta, del tutto peculiare.<br data-start="9668" data-end="9671" />Questo carattere è evidentemente connesso con quello di impresa diffusa, che è proprio dell’artigianato, ancora oggi presente e attivo in tutti i comuni italiani, dai più grandi ai più piccoli.</p>
<hr class="" data-start="9866" data-end="9869" />
<h3 data-start="9871" data-end="10250"><span class="font-435549"><strong data-start="9871" data-end="9884">7. VALORE</strong></span></h3>
<p class="" data-start="9871" data-end="10250">È il vocabolo conclusivo, che però racchiude anche il senso più profondo della bilateralità artigiana, che non è una tecnica, non è solo un insieme di strumenti, ma esprime valori, è un valore essa stessa e, del resto, ognuna delle parole-chiave sopra riportate è l’espressione di valori importanti.<br data-start="10186" data-end="10189" />La bilateralità è quindi un incrocio di valori e concretezza.</p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-bilateralita-dellartigianato-una-sua-lettura-attraverso-alcune-parole-chiave/">La bilateralità dell’artigianato: una sua lettura attraverso alcune parole-chiave</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Investire sul capitale umano e sulle competenze avvicinando scuola, famiglie, giovani e imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Giovani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 06:05:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ponte tra formazione e lavoro: investimenti in capitale umano e apprendistato sono le chiavi per superare il divario di competenze e rispondere alla domanda di lavoratori qualificati nel tessuto produttivo italiano, rilanciando il made in Italy con l'innovazione e una stretta sinergia tra scuola, imprese, e istituzioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106770" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280.jpg" width="1280" height="672" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280-300x158.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280-1024x538.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280-768x403.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280-350x184.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<p><span class="font-179988">Il problema della difficoltà nel reperimento di lavoratori qualificati da parte delle imprese diventa ogni giorno più pressante.</span></p>
<p><span class="font-179988">Per le imprese italiane è infatti sempre più <strong>difficile trovare manodopera</strong>: come evidenziato dall’Ufficio Studi di Confartigianato,  nel 2023 la difficoltà di reperimento del personale ha raggiunto il 45,1% e si attesta al 48,1% per le MPI e al 55,2% per le imprese artigiane. Nel complesso il 58,1% delle MPMI italiane ha difficoltà a trovare dipendenti con le giuste competenze.</span></p>
<p><span class="font-179988"><strong>Il lavoro c’è, mancano i lavoratori</strong>: è il paradosso che Confartigianato denuncia ormai da anni e che oggi sta diventando una vera emergenza per gli imprenditori e per tutto il Paese, per il futuro del made in Italy.</span></p>
<p><span class="font-179988">La carenza di manodopera qualificata vanifica, inoltre, gli sforzi dei piccoli imprenditori per agganciare la ripresa.</span></p>
<p><span class="font-179988">Anche la <strong>propensione ad innovare</strong> da parte delle piccole imprese italiane è spesso frenata dal problema di reperire personale qualificato: nel 2023, infatti, i piccoli imprenditori prevedevano l’assunzione di 449mila lavoratori con elevate competenze 4.0, capaci di gestire tecnologie relative a <em>big data analytics</em>, <em>internet of things</em> e <em>robot</em>, ma, di questi, il 55%, è risultato di difficile reperimento.</span></p>
<p><span class="font-179988">Si tratta di una situazione determinata principalmente dal <strong>gap scuola-lavoro</strong> e da un <strong>sistema formativo che fatica a formare competenze </strong>sempre più evolute per affrontare le transizioni, soprattutto green e digitale, e ad offrire alle nuove generazioni una “bussola” per intraprendere concrete opportunità di esperienze in azienda, a cominciare dall’apprendistato.</span></p>
<p><span class="font-179988">In tale quadro, Confartigianato ritiene quindi indispensabile <strong>puntare sull’apprendistato come fondamentale canale incentivato di ingresso nel mondo del lavoro</strong>, che consente di crescere e formarsi in un contesto lavorativo, per la formazione di profili professionali individuati dalla contrattazione collettiva.  L’apprendistato è infatti l’unico contratto di lavoro che presenta un contenuto realmente formativo  in grado di  coniugare la capacità formativa che è innata nell’attività d’impresa con il desiderio dei giovani di apprendere facendo.</span></p>
<p><span class="font-179988">Investire sulle competenze professionali e sull’apprendistato è prioritario per aumentare i livelli di occupazione giovanile creando lavoro di qualità e per superare il <em>mismatch </em>delle competenze e le difficoltà di reperimento del personale.</span></p>
<p><span class="font-179988">A tal fine occorre prevedere specifici e stabili <strong>incentivi</strong> per la fondamentale attività di  <strong>tutoraggio</strong> dell’apprendista, molto spesso svolto nelle micro e piccole imprese direttamente dal titolare.</span></p>
<p><span class="font-179988">Un’altra direttrice su cui lavorare riguarda l’istituzione della <strong>filiera formativa tecnologico-professionale</strong>.</span></p>
<p><span class="font-179988">Il rilancio complessivo dell’istruzione tecnica punta ad aggredire il <em>mismatch</em> di competenze ed è l’occasione per innalzare la qualità dell’offerta formativa professionalizzante, con uno stretto collegamento con i sistemi produttivi strategici dei territori, il potenziamento delle attività didattiche laboratoriali e gli strumenti di alternanza scuola-lavoro, come l’apprendistato duale.</span></p>
<p><span class="font-179988">E’ importante sostenere la creazione di una filiera della formazione professionale che integri i percorsi tecnici-professionali scolastici, la formazione professionale regionale (IeFP) e gli ITS per formare le competenze legate ai profili richiesti dal mercato del lavoro. Si tratta, infatti, di percorsi che formano la maggior parte delle figure richieste dalle piccole e medie imprese, collegate alle filiere produttive della manifattura e del made in Italy, e il cui obiettivo deve, quindi, essere quello di consentire ai giovani di acquisire competenze maggiormente spendibili nel mercato del lavoro.</span></p>
<p><span class="font-179988">In tale ottica, merita una particolare attenzione la possibilità di attivare moduli didattici e attività laboratoriali con <strong>esperti provenienti dal mondo del lavoro</strong>, attraverso contratti di prestazione d’opera, per adeguare l’offerta formativa ai fabbisogni del territorio e all’evolversi delle conoscenze e delle tecnologie dei diversi settori. Questa previsione, unitamente alla possibilità di definire modalità di co-progettazione dei PCTO e di stipula di contratti di apprendistato duale (di primo e terzo livello), riconosce, infatti, il <strong>valore formativo dell’impresa</strong> e se ne auspica, quindi, una pronta ed efficace attuazione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em><span class="font-179988 font-435549">Sembrano, quindi, esserci le <strong>premesse per avvicinare scuola, giovani, imprese,</strong> per ritrovare e valorizzare il talento e il “saper fare” e che sono indispensabili per garantire il futuro del made in Italy. </span><span class="font-179988 font-435549">Per queste stesse ragioni anche l’istituzione del <strong>Liceo del made in Italy</strong> può rappresentare l’occasione per avviare un cambiamento culturale e formare nuove generazioni con competenze adeguate per il mercato del lavoro.</span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo contesto, il nuovo percorso liceale rappresenta un “tassello” che, a partire dalla storia dei marchi e dei brevetti, può consentire di cogliere gli <strong>elementi valoriali e culturali dell’impresa italiana</strong>, sviluppando da un lato la capacità di lettura, interpretazione e riconoscimento e dall’altro promuovendone la valorizzazione e dando un contributo alla formazione di una “nuova classe dirigente” con forti basi culturali e adeguate conoscenze manageriali.</p>
<p>Il compito che dovrà svolgere questo nuovo percorso liceale è, infatti, proprio quello di concorrere alla formazione di <strong>una nuova generazione di manager ed imprenditori</strong> in grado di saper leggere, interpretare e mettere in pratica i valori distintivi del nostro modello produttivo e di fare impresa, capace quindi di tutelare e promuovere le eccellenze italiane dei diversi settori produttivi sui mercati internazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>L’avvio del nuovo Liceo e la riforma della filiera tecnico-professionale (4+2), danno quindi un segnale di attenzione e rappresentano una risposta importante, sia pure differenziata ma complementare, per superare il mismatch tra domanda ed offerta di lavoro. La partenza, inoltre, della <strong>riforma degli ITS Academy</strong>, con l’adozione dei decreti attuativi dovrebbe portare il sistema educativo italiano al pari delle migliori esperienze europee.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, è indispensabile puntare l’attenzione <strong>sull’orientamento scolastico-formativo</strong>. Le nuove Linee guida per l&#8217;orientamento, recentemente adottate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, rappresentano infatti un importante passo verso la definizione di un sistema strutturato di orientamento necessario per superare sia il disallineamento di competenze che gli alti tassi di abbandono scolastico che ancora oggi contraddistinguono, soprattutto in alcune aree, il nostro Paese.</p>
<p>Il sistema di orientamento dovrebbe consentire di guidare i giovani e le loro famiglie verso percorsi formativi che tengano conto delle attitudini e propensioni personali coniugandole con le prospettive occupazionali e di lavoro futuro. Un orientamento efficace e strutturato in tutto il percorso formativo ma con una attenzione specifica nei momenti di passaggio da un ciclo di studi ad un altro (tra le scuole medie e le superiori e tra le superiori e gli ITS e/o l’università) consentirebbe infatti di contrastare fenomeni come il mismatch e la dispersione scolastica.</p>
<p>Vanno quindi nella giusta direzione la previsione di moduli di orientamento per tutte le classi e in ciascun anno scolastico e l’introduzione della <strong>figura per il Job placement</strong>, con la funzione di sostenere le scelte dei ragazzi, nel dialogo con i diversi stakeholder del territorio. Per aumentare le potenzialità di tutti i percorsi educativi andrebbe anche avviata una efficace attività di informazione/comunicazione capace di far conoscere realtà formative ancora poco note come gli ITS Academy o proprio il nuovo Liceo per il Made in Italy.</p>
<p>Le imprese artigiane sono, infatti, una palestra d’eccellenza nella quale i giovani possono acquisire le conoscenze e le abilità necessarie a svolgere un lavoro gratificante, sempre più innovativo, al passo con le nuove sfide tecnologiche, e possono costruirsi un futuro scommettendo sulle loro passioni e inclinazioni.</p>
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<h6 class="p1"><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h6>
<p><strong>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2944064">Gerd Altmann</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2944064">Pixabay</a></strong></p>
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		<title>Il paradosso del mercato del lavoro, le competenze e i giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Giovani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 18:20:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mercato del lavoro italiano presenta un paradosso: alta disoccupazione giovanile e difficoltà delle imprese a trovare personale qualificato. Le competenze STEAM sono carenti e l'orientamento scolastico è insufficiente. La proposta di istituire il liceo del Made in Italy? Può essere positiva. Per promuovere il lavoro di qualità rimane centrale il ruolo dell'apprendistato</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 90%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105815" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614.jpg" width="1029" height="686" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614.jpg 1029w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1029px) 100vw, 1029px" /></div>
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<p>Per le imprese artigiane e le micro e piccole imprese la criticità che maggiormente viene evidenziata nella ricerca di personale si traduce nel disallineamento tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e le competenze possedute dai candidati. E, quindi, nella distanza che connota i percorsi di istruzione e formazione rispetto ai fabbisogni di professionalità espressi dalle imprese.</p>
<p>E, del resto, appare sempre più evidente come il mercato del lavoro, oggi, non è più un mercato dei posti di lavoro, ma delle professionalità.</p>
<p>L&#8217;ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, basata su dati Unioncamere-Anpal, Sistema Excelsior, ha stimato che nell’artigianato sono oltre 260mila le assunzioni che risultano di difficile reperimento.</p>
<p>Le situazioni più critiche si registrano per gli operai specializzati e i conduttori di impianti per attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche, nei settori della moda e del legno. Un conduttore di mezzi di trasporto su due è difficile da reperire.</p>
<p>I motivi della difficoltà di reperire tali figure professionali sono determinate sia dal ridotto numero di candidati, sia per la preparazione inadeguata degli stessi.</p>
<p>E’, quindi, quanto mai urgente approntare soluzioni per risolvere o almeno tentare di attenuare la questione della mancanza di competenze, ad iniziare da quelle che si legano all’utilizzo delle <strong><em>tecnologie green e digitali</em></strong>,  le due grandi transizioni che per non perdere competitività vanno governate in modo sostenibile e graduale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Costruire le competenze</h4>
<p>Il sistema formativo dei giovani appare fortemente inadeguato, se si pensa alla carenza nelle competenze STEAM (acronimo inglese che indica le competenze nelle <em>Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Arte e Matematica), </em>alle basse percentuali di raggiungimento dei titoli di studio secondari e terziari e, infine, ai livelli preoccupanti di abbandono precoce degli studi.</p>
<p>Si tratta di un problema complesso che, evidentemente, non può essere affrontato con soluzioni semplici, se non semplicistiche (quale, ad es., la proposta di innalzamento a 18 anni dell’obbligo scolastico, che ove attuata mantenendo inalterato l’attuale sistema scolastico, finirebbe solo con l’aggravare il problema della dispersione scolastica).</p>
<p>Peraltro, tutti parlano dei giovani, fornendo spesso ricette astratte e ideologiche, ma pochi si prendono la briga di parlare realmente con i giovani e capire quali sono le loro necessità, bisogni e aspirazioni.</p>
<p>Parlando con i giovani, molti scoprirebbero, ad esempio, che non è assolutamente vero che non hanno voglia di lavorare, anche se a volte di fronte al lavoro si sentono fragili, perché avvertono di avere una cassetta degli attrezzi non adeguata, si sentono soli, sentono la carenza di esperienze lavorative, di avere avuto una formazione troppo teorica, di avere poche opportunità di incontro con il mondo delle imprese, di avere a disposizione insufficienti servizi di orientamento al lavoro e di essere in possesso di una formazione non aggiornata alla realtà del mondo lavorativo. Inoltre, è aumentato nei giovani il desiderio di cercare nel lavoro esperienze di vita, più che un “posto” di lavoro.</p>
<p>Proprio per questo vanno rafforzati tutti gli strumenti che avvicinano il giovane all’impresa: strumenti propri dell’artigianato, a partire dall’apprendistato, sia duale che professionalizzante.</p>
<p>La cultura duale e quindi l’alternanza scuola lavoro e l’apprendistato hanno il valore di rappresentare strumenti che avvicinano il mondo scolastico formativo al mercato del lavoro ed è per questo che vanno sostenuti con convinzione se vogliamo dare un futuro ai giovani nel nostro Paese, che poi equivale a dare un futuro al nostro Paese.</p>
<p>La questione delle competenze è, quindi, tutta incentrata sul rapporto scuola-lavoro e condizionata da un approccio culturale che possiamo sintetizzare nello slogan “<em>prima si studia e poi si lavora</em>”.</p>
<p>Per Confartigianato la cultura duale è da sempre considerata fondamentale per l’inserimento dei giovani nelle nostre aziende: aziende artigiane e/o di piccole dimensioni che vedono nell’apprendistato la via principale di ingresso nel mondo del lavoro delle giovani generazioni.</p>
<p>Ma l’apprendistato rappresenta ed ha rappresentato anche la palestra in cui si sono formate generazioni di imprenditori artigiani che proprio partendo da questa esperienza iniziale dell’apprendistato facendo tesoro delle competenze professionali acquisite sono riusciti a metterle a valore costruendo attività imprenditoriali che a loro volta in una catena del valore positivo possono ospitare altre generazioni di apprendisti.</p>
<p>Qui c’è un aspetto fondamentale da sottolineare, che l’impresa ha una propria storia, una cultura e una capacità formativa. Ecco perché l’unico contratto di lavoro per l’assunzione di giovani meritevole di incentivazione è l’apprendistato, perché consente al giovane di crescere e formarsi in un contesto lavorativo, con un contratto di lavoro che assicura formazione vera, anche attraverso il trasferimento di competenze che solo l’imprenditore artigiano possiede, salario e tutele contrattuali, comprese le tutele del welfare bilaterale, quali la sanità integrativa e le altre provvidenze per far fronte alle esigenze della vita quotidiana.</p>
<p>Il futuro è dell’impresa a valore artigiano, perché offre esperienze di vita, crea cose belle e uniche, perché in un modello economico-sociale orientato non più al consumo usa e getta, ma alla sostenibilità e alla tutela dell’ambiente, la riparazione, il riciclo, il riuso, sono propri dell’impresa artigiana. Perché il modello di impresa a valore artigiano, identificabile anche in imprese che superano i tradizionali limiti dimensionali, è sì parte della tradizione e del  territorio, ma ha il gusto dell’innovazione, intercetta i nuovi mestieri legati alle transizioni  ed esprime i valori di un  nuovo umanesimo da cui ripartire per un rinnovato modello sociale e di sviluppo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>L’orientamento</h4>
<p>Considerato tutto quanto sopra, non può non affrontarsi il tema dell’orientamento.</p>
<p>Recentemente sono state adottate le Linee guida per l&#8217;orientamento che rappresentano un primo importante passo verso la definizione di un sistema di orientamento necessario per superare le maggiori criticità del nostro mercato del lavoro, a partire dal disallineamento delle competenze.</p>
<p>La riforma del sistema di orientamento dovrebbe consentire di guidare i giovani e le loro famiglie verso percorsi formativi che tengano conto da un lato delle attitudini e propensioni personali e dall’altro delle prospettive occupazionali e di lavoro futuro.</p>
<p>Un orientamento efficace e strutturato in tutto il percorso formativo ma con una attenzione specifica nei momenti di passaggio da un ciclo di studi ad un altro (tra le scuole medie e le superiori e tra le superiori e gli ITS e/o l’università) consentirebbe di contrastare proprio quei fenomeni preoccupanti di cui abbiamo detto, come il mismatch di competenze e la dispersione scolastica.</p>
<p>La previsione dei moduli di orientamento di 30 ore per tutte le classi e in ciascun anno scolastico rappresenta un importante segnale di indirizzo e l’introduzione delle 30 ore curriculari nell’ultimo triennio lo rafforza ulteriormente in una fase importante e cruciale per le scelte dei ragazzi.</p>
<p>Altri elementi positivi riguardano le previsioni per facilitare i passaggi tra i diversi percorsi di istruzione e formazione, il riorientamento necessario in caso di scelte scolastiche da rivedere, così come l’introduzione della certificazione anno per anno delle competenze, la realizzazione dell’E-portfolio che registra e accompagna il percorso scolastico dello studente, agevolandone le scelte.</p>
<p>Infine, va apprezzata la previsione in ogni istituzione scolastica della figura per il <strong>Job placement</strong> valorizzando, quindi, alcune buone pratiche già presenti a livello territoriale ma rendendole sistemiche e collegandole ad uno strumento di raccolta della documentazione territoriale e nazionale sull’offerta formativa terziaria e di dati utili per la transizione scuola-lavoro, in relazione alle esigenze dei diversi territori (Piattaforma digitale unica per l’orientamento) che l’esperto di Job placement potrà utilizzare per agevolare la prosecuzione del percorso di studi o l’ingresso nel mondo del lavoro, favorendo il match tra competenze degli studenti e la domanda di lavoro.</p>
<p>L’attività di orientamento va affidata ad orientatori specificatamente formati e aperta agli stakeholder e al territorio di riferimento. Inoltre, per aumentarne la profittabilità dovrebbe implicare anche una efficace attività di informazione/comunicazione capace di far conoscere realtà formative ancora poco note (si pensi agli ITS) o sulle quali gravano pesanti pregiudizi (Istruzione e Formazione Professionale -IeFP), al fine di farne conoscere le potenzialità.</p>
<p>La formazione professionale, infatti, rappresenta ancora una scelta residuale. In questo ambito andrebbe rilanciata e/o sostenuta anche l’alternanza scuola lavoro che, insieme all’apprendistato duale, può portare ad un rinnovato rapporto tra scuola e lavoro.</p>
<p>Il <strong>rilancio dell’istruzione e della formazione tecnica e professionale</strong>, anche grazie al sistema di orientamento, è fondamentale in quanto si tratta di percorsi che prevedono in uscita la maggior parte delle figure professionali richieste dalle imprese, collegate alle filiere produttive della manifattura e del Made in Italy, alle nuove tecnologie e che spesso sono figure di difficile reperimento.</p>
<p>La qualità formativa di tali percorsi va assicurata attraverso uno stretto collegamento con i sistemi produttivi strategici dei territori per una facile transizione nel mondo del lavoro, potenziando le attività didattiche laboratoriali e gli strumenti di alternanza scuola-lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>E il liceo del made in Italy?</h4>
<p>Nell’ambito del contesto fin qui esaminato, il tema del liceo del made in Italy o del liceo dell’artigianato, può avere una sua valenza positiva. Porre l’attenzione su un percorso formativa dedicato al Made in Italy significa dare valore non solo alle nostre produzioni ma anche al nostro modo di produrre valore e significa dare opportunità di lavoro di qualità ai nostri giovani. Inoltre, la denominazione “liceo” potrebbe giocare un ruolo positivo in termini di <em>appeal </em>e dare un nuovo impulso agli attuali percorsi di istruzione tecnica e professionale, compresa la formazione regionale (IeFP), valorizzando gli insegnamenti laboratoriali per l’acquisizione di competenze STEAM, con particolare attenzione ai temi dell’innovazione, del digitale, della sostenibilità e dell’imprenditorialità.</p>
<p>Il rischio che si corre però è quello di aggiungere agli ordinari programmi degli attuali percorsi liceali qualche ora di insegnamento teorico di made in Italy.</p>
<p>E’ evidente che se il liceo del made in Italy sarà solo un fatto nominalistico e non si interverrà su tutto il resto, cambierà poco o nulla.</p>
<p>I nudi nomi, infatti, non sono sufficienti a cambiare realmente le cose, anche perché, come ci hanno insegnato i nostri classici, i nomi sono conseguenza delle cose.</p>
</div><div class="uncode_text_column" ></p>
<h5>Foto di <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/ingegnere-femminile-in-piedi-in-officina-3862614/">ThisIsEngineering</a></h5>
<p>
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		<title>Artigianato, un innovativo modello di relazioni sindacali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Giovani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 22:35:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[bilateralità]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'artigianato, spinto dalla Confartigianato, è forse l’unico settore in Italia ad avere prodotto significative novità nel panorama delle relazioni industriali negli ultimi venti anni. Anche grazie allo sviluppo di un innovativo e articolato sistema di bilateralità</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 64%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-103974" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/06/puzzle-3222642_960_720.jpg" width="700" height="424" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/06/puzzle-3222642_960_720.jpg 700w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/06/puzzle-3222642_960_720-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></div>
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<p><span data-contrast="auto">Sullo sfondo, il problema principale, cioè la bassa crescita della nostra economia, che è poi essa stessa la reale causa della bassa produttività e non l’inverso.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:708,&quot;335559738&quot;:120,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In questo contesto difficile, l’artigianato, spinto dalla Confartigianato, è forse l’unico settore in Italia ad avere prodotto significative novità nel panorama delle relazioni industriali negli ultimi venti anni, da un lato superando il dogma della centralità del contratto collettivo nazionale di lavoro, dall’altro sviluppando un innovativo e articolato sistema di bilateralità.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:709,&quot;335559738&quot;:120,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per quanto concerne la <strong>contrattazione</strong>, è stato promosso un <strong>modello di relazioni sindacali</strong> nel quale la contrattazione collettiva nazionale (che ha visto anche una significativa riduzione del numero dei ccnl di categoria attraverso accorpamenti in aree contrattuali) ha assunto il <strong>ruolo chiave di garanzia degli standard salariali e normativi</strong> <strong>validi per l’intero Territorio nazionale</strong>, affidando in via esclusiva alla contrattazione di II livello, che nell’artigianato è territoriale e non aziendale, la funzione di erogare il salario di produttività ove se ne ravvisino le condizioni e di fornire risposte mirate alle diverse realtà imprenditoriali e territoriali del Paese. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:709,&quot;335559738&quot;:120,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="padding-left: 40px;"><span data-contrast="auto">Nell’Artigianato, dunque, la contrattazione collettiva di categoria già assolve pienamente il compito di assicurare ai lavoratori quel salario dignitoso che è poi l’obiettivo dell’emananda direttiva europea sul salario minimo legale. Ma la contrattazione artigiana, attraverso la bilateralità, fa molto di più, garantendo ai lavoratori e alle loro famiglie anche fondamentali tutele di welfare integrativo.  </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:709,&quot;335559738&quot;:120,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">Tutto ciò considerato anche il fondamentale ruolo del comparto artigiano nel contesto economico-sociale per il volume del valore prodotto, per la qualità e quantità dell’occupazione assicurata, per la capillare diffusione nel territorio e per lo sviluppo delle economie territoriali.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:709,&quot;335559738&quot;:120,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La <strong>bilateralità</strong>, presente nell’ artigianato fin dai primi anni ‘80 del secolo scorso e frutto di un modello di relazioni sindacali ispirato ai principi della <strong>sussidiarietà territoriale</strong>, del <strong>federalismo</strong>, della <strong>partecipazione</strong> e della <strong>cooperazione</strong>, è il frutto di un  modello che può aiutare lo sviluppo, migliorare le condizioni dei lavoratori all’interno ed all’esterno dei luoghi di lavoro, aumentare la competitività delle imprese artigiane e delle piccole imprese, favorendo l’innovazione ed una formazione di qualità nell’arco dell’intera vita lavorativa ed offrendo risposte adeguate alla questione salariale.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:709,&quot;335559738&quot;:120,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In particolare, negli ultimi anni ha assunto una valenza  sempre più rilevante il ruolo sussidiario degli Enti bilaterali sui temi del sostegno al reddito, della formazione, della sanità, del welfare integrativo, del mercato del lavoro. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:709,&quot;335559738&quot;:120,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="padding-left: 40px;"><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:708,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span><span data-contrast="auto">Il principale punto di forza della bilateralità artigiana è dato dal mantenimento del corretto equilibrio fra territorialità e appartenenza ad un sistema.</span> <span data-contrast="auto">Un altro connotato essenziale è quella della intercategorialità, che consente alla bilateralità di essere estremamente inclusiva, ottimizzandone anche la gestione e le prestazioni. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:708,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:708,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span><span data-contrast="auto">L’ultimo nato della bilateralità artigiana è il <strong>Fondo di solidarietà bilaterale alternativo</strong> – <strong>FSBA</strong>, costituito sulla base di disposizioni legislative che, nel riconoscere espressamente il consolidato sistema di bilateralità dell’artigianato, hanno autorizzato il Fondo ad erogare a favore dei dipendenti delle imprese artigiane prestazioni integrative in caso di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro determinate da difficoltà aziendali. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:708,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:708,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span><span data-contrast="auto">Anche quella di FSBA &#8211;  un Fondo nazionale che, seppure all’interno di una cornice normativa e con la vigilanza del Ministero del lavoro, opera in autonomia ed in stretto connubio con gli enti bilaterali regionali &#8211; è stata una sfida difficile, ma certamente una sfida vinta. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:708,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:708,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span><span data-contrast="auto">La bilateralità è oggi  chiamata a nuove sfide: da un lato occorre consolidare e <strong>rendere più incisivo il ruolo che gli enti bilaterali possono svolgere</strong> in alcune fasi importanti del mercato del lavoro,  dall’altro bisogna dare risposte efficaci a una <strong>domanda di welfare</strong> in costante crescita, rispetto a bisogni sempre nuovi di imprese, lavoratori e famiglie che riguardano sanità, assistenza agli anziani, cura dei bambini, istruzione, formazione e aggiornamento professionale, conciliazione lavoro e famiglia, recupero del disagio sociale, ed altro ancora. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:708,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In questo contesto, la bilateralità artigiana, con il suo forte radicamento territoriale, grazie al know–how maturato, nonché al pragmatismo ed alla profonda conoscenza dei temi del lavoro che solo le Parti sociali hanno, continuerà  a dare il proprio contributo per aiutare le imprese artigiane a cogliere le opportunità  derivanti dalle trasformazioni in atto, senza rinunciare alla scelta di creatività nella conduzione del lavoro e di etica professionale nell’organizzazione dell’impresa, nella quale continueranno ad essere  valorizzati la partecipazione, la personalizzazione, il contributo delle persone e, soprattutto, le capacità professionali dell’imprenditore. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6,&quot;335559731&quot;:708,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:240}"> </span></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
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