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	<title>ritratti - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Mar 2026 15:54:05 +0000</lastBuildDate>
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	<title>ritratti - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Guerrieri strafottenti, tifosi di sé stessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Grazioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ritratti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il coraggio di chi non chiede permesso.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-109229" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280.jpg" width="1280" height="853" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/woman-8533572_1280-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">C’è un tratto che accomuna i tempi incerti: la tentazione di chiedere ai giovani di essere buoni, docili, misurati. È una forma di educazione gentile che, però, finisce per sterilizzare l’energia e il desiderio. Eppure, mai come oggi, serve l’opposto: serve una generazione di guerrieri strafottenti, persone capaci di stare nel mondo con coraggio, ironia e senso critico. Non per ribellione sterile, ma per lucidità.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché chi si limita a eseguire rischia di sparire, mentre chi osa dire la propria costruisce il futuro.</p>
<p>Essere strafottenti non è un difetto di carattere: è una forma di libertà. È la capacità di non delegare ad altri la definizione di sé, di non attendere che qualcuno conceda riconoscimento o legittimità. È lo spirito di chi decide di restare protagonista della propria storia, anche in un contesto che tende a scoraggiare l’iniziativa. Non si tratta di arroganza, ma di fierezza; di consapevolezza che ogni mestiere, ogni impresa, ogni lavoro porta con sé un pezzo di identità e di cultura. E che, se non si è tifosi di sé stessi, se non si ha la forza di credere nel proprio valore, nessun sistema lo farà al posto nostro.</p>
<p>Viviamo in un Paese che non ama i capi, e questo, lungi dall’essere un limite, è uno dei tratti più vitali della nostra identità collettiva. L’Italia è una terra in cui un’impresa nasce ogni nove abitanti: una costellazione di indipendenze, di persone che preferiscono mettersi in gioco piuttosto che ricevere ordini. È una ricchezza straordinaria, ma fragile. Perché la libertà, quando si disperde, si trasforma in solitudine, e la solitudine, nel lungo periodo, diventa vulnerabilità. Chi lavora con passione deve imparare a difendersi da chi prova a dividere, a isolare, a mettere gli uni contro gli altri. Nessuno è forte da solo. La competizione serve, ma senza cooperazione diventa sterile. Difendere la propria autonomia non significa rinunciare al legame.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Il tempo presente richiede un modo nuovo di intendere la forza: non quella che impone, ma quella che tiene insieme»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tempo presente richiede, allora, un modo nuovo di intendere la forza: non quella che impone, ma quella che tiene insieme. Serve imparare a “pascolare i gatti”, come si dice con ironia per descrivere l’impresa di coordinare ciò che per natura sfugge alle regole. È la metafora perfetta del lavoro contemporaneo: gestire persone, progetti, relazioni, senza cancellare la loro diversità. Significa governare il caos, non eliminarlo. Lo stesso vale per chi sa “sciogliere i nodi”: rendere fluide le relazioni dove si sono create tensioni, ricostruire fiducia, ridare senso a ciò che si è irrigidito. È un gesto di intelligenza pratica, che oggi vale quanto un titolo di studio.</p>
<p>E infine, serve imparare a riconoscere valore anche nello scarto. Lo sfrido, ciò che resta dopo una lavorazione, è una delle parole più potenti del lessico artigiano. Non indica soltanto uno scarto fisico, ma anche la parte non finita, la crepa, l’imperfezione. Trasformare lo sfrido in risorsa significa fare della fragilità un’occasione: sfida e grido, come due sillabe di una stessa radice. È la capacità di trarre senso anche da ciò che non ha funzionato, di farne materia viva di futuro. In un tempo che idolatra la perfezione, la cultura artigiana insegna che l’incompiuto è spesso il luogo più fertile dell’innovazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«L’arrabbiatura sana è quella che nasce dal desiderio di fare meglio, di migliorarsi, di non subire l’ingiustizia del mediocre»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Essere “lean and mean”, piccoli e arrabbiati nel modo giusto, è l’altra faccia di questa mentalità. Piccoli, perché leggeri e rapidi nel cambiare; arrabbiati, perché lucidi e non rassegnati. L’arrabbiatura sana è quella che nasce dal desiderio di fare meglio, di migliorarsi, di non subire l’ingiustizia del mediocre. È il contrario del cinismo. È la scintilla che accende il movimento. Il futuro non appartiene ai buoni, ma a chi sa trasformare il disagio in energia, la stanchezza in visione, la fatica in competenza.</p>
<p>Chi lavora nella manifattura, nei mestieri, nei servizi, lo sa bene: non si tratta di vincere contro qualcuno, ma di vincere contro l’inerzia. Ogni volta che si tiene in piedi un laboratorio, un’azienda, una bottega, si compie un atto politico e culturale: si afferma che il lavoro, se vissuto con responsabilità, è ancora una forma di libertà.</p>
<p>La tecnologia, per quanto potente, non potrà sostituire questa intelligenza. Perché il cervello umano, pur non essendo il più rapido né il più capiente, possiede un vantaggio irripetibile: sa attribuire significato. La vera superiorità dell’uomo non sta nei calcoli, ma nella capacità di selezionare, scegliere, ricordare ciò che conta. È un’intelligenza fatta di generosità, di gioia e di gioco: tre parole semplici che definiscono il modo in cui l’essere umano costruisce valore. Generosità nel condividere sapere, gioia nell’alimentare energia, gioco nel mantenere viva la curiosità. Sono le dimensioni che nessun algoritmo potrà imitare, perché appartengono al regno della relazione, non del calcolo.</p>
<p>Su questa base si fonda la formula più importante del nostro tempo: Innovazione = (Capitale Sociale) × (Libertà) × (Investimenti).</p>
<p>Tre fattori che si moltiplicano, non si sommano: se uno si azzera, il risultato si annulla.</p>
<p>Il capitale sociale è la rete di fiducia tra le persone; la libertà è lo spazio per provare, sbagliare, reinventarsi; gli investimenti sono il coraggio di mettere risorse, tempo e rischio nelle proprie idee. L’Italia ha un patrimonio enorme di capitale sociale, ma non può più permettersi di trascurare quello umano. La povertà educativa è la vera emergenza competitiva del Paese, perché limita la libertà e indebolisce la capacità di investire. Nessun piano industriale può funzionare se le persone non hanno gli strumenti per comprenderlo e sostenerlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«“Fare i cattivi” significa, non smettere di pretendere»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Fare i cattivi” significa, allora, non smettere di pretendere. Non accontentarsi di un posto nel sistema, ma volerlo cambiare dall’interno. Significa guardare in faccia la realtà e rifiutarsi di viverla come spettatori.</p>
<p>La strafottenza, in fondo, non è arroganza: è una forma di amore per la vita, un modo di dire “ci sono” anche quando il mondo ti suggerisce di tacere. È la voce di chi non ha paura di sporcarsi le mani, di chi continua a scommettere sulla propria libertà, anche quando non conviene.</p>
<p>E forse è proprio da questa postura che può nascere un nuovo rinascimento: da una generazione che non aspetta istruzioni, ma decide di camminare, con la testa alta e lo sguardo dritto, nel proprio tempo.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>I nuovi miliardari? Secondo Jensen Huang (Ceo di Nvidia) saranno gli idraulici, i falegnami e gli elettricisti.  Ecco perché.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Boccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 09:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore dell’industria dell’intelligenza artificiale, emerge un dato inatteso: senza lavoro artigiano, l’innovazione resta incompiuta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109217" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform.jpg" width="1200" height="677" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-300x169.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-1024x578.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-768x433.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/nvidia-ceo-jensen-huang-unveils-rubin-platform-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>Intervistato da <em>Channel 4 News</em> nel Regno Unito, Huang ha indicato come figure decisive per il futuro non solo ingegneri e data scientist, ma <strong>idraulici, elettricisti, falegnami, carpentieri</strong>. Professioni che, apparentemente, sembrano non avere nulla a che fare con l’IA. E che invece ne rappresentano una condizione essenziale di possibilità.</p>
<p><strong>Il punto è semplice e potente: l’intelligenza artificiale non vive nel cloud in modo astratto. Vive in infrastrutture fisiche enormi, complesse, energivore. Vive in data center che devono essere progettati, costruiti, cablati, raffreddati, mantenuti. Senza competenze manuali evolute, senza sapere artigiano, l’IA resta un’idea brillante ma incompiuta.</strong></p>
<p>È qui che prende forma il concetto di lavoro a Valore Artigiano. Un lavoro che non è in contrapposizione con la tecnologia, ma che la rende concreta, affidabile, sostenibile. Un lavoro che unisce manualità, conoscenza dei materiali, esperienza, capacità di adattamento e, sempre più spesso, dialogo con sistemi digitali avanzati.</p>
<p>Quando Huang parla della necessità di “centinaia di migliaia” di professionisti per costruire le “fabbriche dell’intelligenza artificiale”, sta implicitamente riconoscendo che l’innovazione più avanzata del nostro tempo poggia su competenze profondamente umane. È una forma di techno-diversità: non un unico sapere dominante, ma un ecosistema in cui competenze diverse – digitali, tecniche, manuali – si integrano e si rafforzano a vicenda.</p>
<p>L’artigianato contemporaneo abita esattamente questo spazio. Non è un residuo del passato, ma un fattore strutturale del futuro. È il luogo in cui il lavoro mantiene senso, identità, qualità, anche dentro le trasformazioni più radicali. È qui che il Valore Artigiano diventa leva di sviluppo, non solo economico ma culturale e sociale.</p>
<p>Che a dirlo sia il CEO di Nvidia non è un dettaglio. È un segnale.<br />
Significa che persino nel cuore pulsante dell’IA globale si riconosce che non esiste innovazione senza lavoro, e che non tutto il lavoro che conta passa da una tastiera.</p>
<p>Forse i nuovi miliardari non saranno davvero tutti idraulici, falegnami o elettricisti.<br />
Ma una cosa è certa: senza il lavoro a Valore Artigiano, il futuro dell’intelligenza artificiale semplicemente non si costruisce.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
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		<title>Ortholabsport: l’ortopedia sportiva come laboratorio di tecno-diversità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 08:50:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ritratti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla ricerca “Artigianato Cognitivo come via italiana alla tecno-diversità”, realizzata da Poetica – Fondazione per la generatività sociale per Confartigianato, la storia di Ortholabsport raccontata da Alessandra Sestini: un laboratorio dove innovazione, attenzione alla persona e cura artigianale si intrecciano ogni giorno.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/ortholabsport-lortopedia-sportiva-come-laboratorio-di-tecno-diversita/">Ortholabsport: l’ortopedia sportiva come laboratorio di tecno-diversità</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 99%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109177" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer.png" width="1083" height="628" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer.png 1083w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-300x174.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-1024x594.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-768x445.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/2023_02_21_Vinatzer-350x203.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1083px) 100vw, 1083px" /></div>
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<p data-start="886" data-end="1412">Nel cuore di Milano, tra tecnologia biomedicale, competenze ortopediche e passione sportiva, c’è un laboratorio che da vent’anni lavora ogni giorno per migliorare il movimento delle persone. Si chiama <strong data-start="1560" data-end="1577">Ortholabsport</strong>, ed è nata da un’idea di <strong>Stefano Duchini</strong>, tecnico ortopedico specializzato in ambito sportivo. Oggi l’azienda – associata a <strong data-start="1702" data-end="1721">Confartigianato</strong> – è guidata insieme alla moglie <strong>Alessandra Sestini</strong>, CEO, anche lei con una solida formazione tecnica, e una visione che mette al centro la persona, le sue esigenze, il suo corpo in movimento..</p>
<p data-start="1414" data-end="1960">«L’idea originaria – racconta Sestini – era quella di creare un’azienda ortopedica specializzata nello sport, anche per la grande passione che mio marito ha sempre avuto per questo mondo». Una passione che ha contagiato tutta la famiglia, dai ricordi di Alessandra come pattinatrice sul ghiaccio, fino ai tre figli, tutti sciatori e alcuni già maestri. Ma accanto agli atleti, professionisti e dilettanti, ci sono anche pazienti con patologie o dolori cronici, persone che si affidano a Ortholabsport per migliorare la qualità della propria vita.</p>
<p data-start="1962" data-end="2507">È qui che prende forma la <strong data-start="1988" data-end="2021">via artigiana alla tecnologia</strong>. Ogni plantare, ogni tutore, ogni dispositivo è su misura, costruito partendo da diagnosi mediche, dati biometrici e osservazione diretta. Il lavoro comincia con <strong data-start="2184" data-end="2211">una scansione del piede</strong>, o con un test di <strong data-start="2230" data-end="2247">Gait Analysis</strong> su tapis roulant, per rilevare ampiezza del passo, pressione, simmetrie o squilibri. Poi si passa alla progettazione, che può seguire due strade: una più tradizionale, con modellazione digitale su pannelli preformati, e una più avanzata, con la <strong data-start="2493" data-end="2506">stampa 3D</strong>.</p>
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<h2 style="text-align: center;" data-start="1962" data-end="2507"><span class="font-435549">«La componente creativa e artigianale del nostro mestiere consiste nel creare delle cose che prima non avevamo: capire come modellare e produrre un determinato plantare o tutore».</span></h2>
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<p data-start="2509" data-end="2986">«La stampa 3D è una sorta di frontiera nel nostro settore – spiega Sestini – e ci consente di avere comunque un prodotto su misura, anche se realizzato con sistemi ad alta tecnologia». La vera innovazione, però, non è nello strumento in sé, ma nella capacità di sceglierlo, adattarlo, calibrarlo. «La componente creativa e artigianale del nostro mestiere consiste nel creare delle cose che prima non avevamo: capire come modellare e produrre un determinato plantare o tutore».</p>
<p data-start="2988" data-end="3445">Tecnologie e materiali vengono valutati con attenzione, in base alle esigenze di ogni singolo cliente. Il risultato finale non è mai un oggetto preconfezionato, ma una soluzione unica. E questo vale anche per i <strong data-start="3199" data-end="3219">ritocchi manuali</strong>: limature, finiture, perfezionamenti che solo la mano dell’artigiano può fare. «Trovo che nel nostro settore l’apporto umano e le competenze manuali siano imprescindibili per la bontà del prodotto finale», sottolinea Sestini.</p>
<p data-start="3447" data-end="3932">In questa logica rientra anche il valore del <strong data-start="3492" data-end="3504">feedback</strong>. Atleti e pazienti vengono seguiti nel tempo, per valutare l’efficacia del dispositivo, migliorare i materiali, proporre soluzioni nuove. «Il feedback è per noi un elemento fondamentale – spiega – perché molti dei materiali che studiamo e utilizziamo devono essere testati, per capire qual è la reazione quando vengono usati». La conoscenza si costruisce così: <strong data-start="3866" data-end="3931">dall’esperienza diretta, dall’ascolto, dal rapporto personale</strong>.</p>
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<h2 style="text-align: center;" data-start="3447" data-end="3932"><span class="font-435549">«Abbiamo come clienti diverse squadre di calcio, basket, pallavolo, scherma. È fondamentale mantenere il contatto, anche dopo l’intervento, per ricevere un riscontro continuo»</span></h2>
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<p data-start="3934" data-end="4426">Accanto al lavoro con i singoli pazienti, Ortholabsport collabora con team sportivi e nazionali, in Italia e all’estero. «Abbiamo come clienti diverse squadre di calcio, basket, pallavolo, scherma. È fondamentale mantenere il contatto, anche dopo l’intervento, per ricevere un riscontro continuo». In vista dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, l’azienda punta ad aprire una sede nei pressi del Villaggio Olimpico: «Vogliamo diventare un punto di riferimento per le delegazioni nazionali».</p>
<p data-start="4428" data-end="4847">Anche sul piano organizzativo, l’impresa si sta strutturando: con una decina di dipendenti e diversi consulenti esterni, diventa cruciale mettere a sistema le procedure. «Serve una formalizzazione più efficiente delle attività – afferma Sestini –. Non per standardizzare, ma per garantire qualità e coerenza nel lavoro di squadra. L’identità artigiana passa anche da qui: dalla capacità di condividere sapere e metodo».</p>
<p data-start="4849" data-end="5281">Il futuro dell’artigianato, per Ortholabsport, è scritto nel presente: <strong data-start="4920" data-end="4975">non c’è contrapposizione tra tecnologia e manualità</strong>, ma un continuo adattamento reciproco. La digitalizzazione non cancella il gesto, lo affina. La stampa 3D non elimina il tocco finale, lo prepara. Le analisi biomeccaniche non sostituiscono l’osservazione, la potenziano. In tutto questo, ciò che fa la differenza è sempre la consapevolezza dell’artigiano.</p>
<p data-start="5283" data-end="5620">E questa consapevolezza si costruisce con studio, esperienza, capacità di ascolto. «È fondamentale che il tecnico conosca molto bene l’anatomia umana – spiega Sestini –. Questo dà modo di creare supporti meno invasivi e più efficaci». La conoscenza diventa così <strong data-start="5545" data-end="5569">creatività applicata</strong>, capacità di interpretare ogni caso in modo unico.</p>
<p data-start="5622" data-end="5995" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Ortholabsport non produce oggetti: <strong data-start="5657" data-end="5678">modella soluzioni</strong>. Non propone ricette: <strong data-start="5701" data-end="5724">costruisce percorsi</strong>. Lo fa con strumenti digitali, con mani esperte, ma soprattutto con una cura che è insieme professionale e personale. E in questo, si riconosce pienamente la lezione dell’artigianato cognitivo: l’unione tra sapere, fare e pensare, come via italiana alla tecno-diversità.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Berto Salotti: l’artigianato che sceglie la tecnologia senza perdere l’anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 08:40:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’indagine “Artigianato Cognitivo come via italiana alla tecno-diversità”, realizzata da Poetica – Fondazione per la generatività sociale per Confartigianato, la storia di Berto Salotti: un esempio di come l’innovazione possa nascere dall’intreccio tra tradizione, tecnologia e racconto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 99%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109144" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto.png" width="700" height="471" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto.png 700w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto-300x202.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/01/Filippo_Berto-350x236.png 350w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></div>
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<p data-start="602" data-end="1191">A Meda, in Brianza, l’artigianato è parte del paesaggio, della cultura, del modo di pensare. Qui, da secoli, si lavora il legno, si cuciono stoffe, si progettano arredi che portano nel mondo il segno di una tradizione che sa rinnovarsi. In questo contesto si inserisce la storia di <strong data-start="773" data-end="790">Berto Salotti</strong>, azienda associata a <strong data-start="812" data-end="831">Confartigianato</strong>, fondata nel 1974 da Fioravante Berto e oggi guidata dal figlio Filippo, che ha saputo dare una direzione precisa al futuro dell’impresa: coniugare la qualità del fare artigiano con le opportunità della tecnologia. Senza forzature, senza nostalgie, ma con una visione chiara.</p>
<p data-start="1193" data-end="1719">Una visione che <strong data-start="1209" data-end="1226">Luca Giannobi</strong>, direttore marketing, comunicazione ed eventi di Berto, ha raccontato nell’ambito della ricerca <em data-start="1323" data-end="1388">“Artigianato Cognitivo. Come via italiana alla tecno-diversità”</em>, realizzata da <strong data-start="1404" data-end="1456">Poetica – Fondazione per la generatività sociale</strong>. La sua voce restituisce con lucidità ciò che rende Berto Salotti un laboratorio vivo della tecno-diversità artigiana: da Berto, la tecnologia <strong data-start="1600" data-end="1619">non sostituisce</strong>, ma <strong data-start="1624" data-end="1636">affianca</strong> il sapere artigiano. È uno strumento che si sceglie, si adatta, si impara a usare.</p>
<p data-start="1721" data-end="2146">«La tecnologia è un aiuto – spiega Giannobi – ad esempio abbiamo inserito in produzione una macchina per l’incollaggio, passaggio fondamentale nella realizzazione degli imbottiti, che permette ai lavoratori di usare colle prive di solventi nocivi per la salute, quindi senza necessità di protezioni». Un esempio semplice, ma emblematico: non è la macchina a guidare il processo, è l’artigiano a decidere come e perché usarla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="1721" data-end="2146"><span class="font-435549">«Sta all’artigiano scegliere quali strumenti utilizzare e in quale misura, per poter raggiungere determinati obiettivi»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="2148" data-end="2998">In questo equilibrio tra mano e macchina, prende forma un&#8217;idea di <strong data-start="2214" data-end="2233">tecno-diversità</strong> fondata sulla libertà e sulla consapevolezza. «Sta all’artigiano scegliere quali strumenti utilizzare e in quale misura, per poter raggiungere determinati obiettivi», aggiunge Giannobi. È un approccio che si traduce anche nell’uso dell’intelligenza artificiale: dalla scrittura dei testi all’editing video, fino alla gestione delle vendite, l’IA è uno strumento quotidiano, ma mai impersonale. «Può essere vero che, all’inizio, fare le cose da soli sembri più rapido – dice – ma solo la prima volta. Il difficile è saper chiedere quello che si vuole ottenere, perché le potenzialità oggi sono fin troppe. L’intelligenza artificiale può amplificare un pensiero che tu hai già in mente, o diventare un braccio del tuo pensiero; ma sei sempre tu a dirigere il gioco».</p>
<p data-start="3000" data-end="3406">Per rendere possibile tutto questo, serve tempo, formazione, cultura del lavoro. Per questo l’azienda collabora con scuole e università – come l’Istituto Terragni o la SUPSI di Lugano – e accompagna i giovani in un percorso che non si limita a trasmettere competenze tecniche, ma fa crescere una mentalità. L’artigiano, in questa visione, è un professionista completo: sa fare, sa scegliere, sa raccontare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;" data-start="3000" data-end="3406"><span class="font-435549">«La fabbrica del racconto deve rendere sì partecipi i clienti – sottolinea Giannobi – ma anzitutto chi lavora, perché questo dà la forza e l’entusiasmo che sono un valore aggiunto per andare avanti»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3408" data-end="4007">Già, perché <strong data-start="3420" data-end="3434">raccontare</strong> è l’altro lato del fare. In Berto Salotti esiste una vera e propria <em data-start="3503" data-end="3526">fabbrica del racconto</em>, uno spazio in cui blog, video, articoli e testimonianze danno voce alle persone, ai processi, ai momenti. «La fabbrica del racconto deve rendere sì partecipi i clienti – sottolinea Giannobi – ma anzitutto chi lavora, perché questo dà la forza e l’entusiasmo che sono un valore aggiunto per andare avanti». La narrazione non è uno strumento di marketing, ma un pezzo del lavoro quotidiano: serve a costruire consapevolezza, a rendere visibile il valore umano dietro ogni prodotto.</p>
<p data-start="4009" data-end="4343">Questo approccio ha trovato espressione anche in progetti corali come il <em data-start="4082" data-end="4098">DivanoXManagua</em> o il <em data-start="4104" data-end="4120">Sofa4Manhattan</em>, esperienze di <strong data-start="4136" data-end="4153">crowdcrafting</strong> in cui clienti, designer e appassionati hanno co-creato un divano, diventato poi parte della collezione. Un modo per dimostrare che l’artigianato è anche relazione, ascolto, partecipazione.</p>
<p data-start="4345" data-end="4937">Il prossimo passo è la <strong data-start="4368" data-end="4393">Nuova casa del design</strong>: un’unica sede a Meda, trasparente, aperta, in cui progettazione, produzione e racconto convivranno fianco a fianco. Gli spazi saranno pensati per facilitare il dialogo tra i reparti e accogliere scuole, eventi, momenti di formazione. «Si vuole creare anzitutto un dialogo interno, in cui tutti sono partecipi del prodotto finale», spiega Giannobi. È qui che la visione di Berto si fa architettura: la trasparenza fisica diventa metafora della trasparenza culturale, dell’idea di impresa come luogo aperto, condiviso, in cui si cresce insieme.</p>
<p data-start="4939" data-end="5368" data-is-last-node="" data-is-only-node="">In un’epoca in cui la tecnologia permette di fare tutto, <strong data-start="4996" data-end="5035">la differenza sta in come la si usa</strong>. E l’artigianato cognitivo, come dimostra Berto Salotti, non è un compromesso tra antico e moderno, ma una sintesi viva, intelligente e profondamente umana. «Si usano gli strumenti moderni, si crea con le mani, si comunica con la testa e con il cuore» – e in questa armonia sta forse la forma più autentica e attuale di innovazione.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Storie di impresa a &#8216;Valore artigiano&#8217;: Antica forneria Porzio a Palermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2023 04:45:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[Stories]]></category>
		<category><![CDATA[passaggio d'impresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le imprese a Valore artigiano racchiudono l’essenza dell’imprenditorialità, fatta di coraggio, visione, competenza ed innovazione, con la particolarità di rappresentare i valori del territorio e l’unicità che solo il ruolo svolto dalle persone può esprimere</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/storie-di-impresa-a-valore-artigiano-antica-forneria-porzio-a-palermo/">Storie di impresa a ‘Valore artigiano’: Antica forneria Porzio a Palermo</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-wvjs-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row-background background-element" style="opacity: 1;">
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<p>Tradizione, attenzione al commercio al dettaglio ed ai canali di distribuzione tradizionali ed innovativi. Diversificazione dell’offerta e valorizzazione del territorio, tramite la capacità di abbracciare più mercati e ridurre la soglia di rischio ma anche creare un solido sistema di relazioni che è risultato fondamentale durante la prima pandemia.</p>
<p>Innovazione in ogni campo: di prodotto, di processo, organizzativa e gestionale, tecnologica, di marketing.</p>
<p>È una storia imprenditoriale, come altre nel mondo dell’artigianato, che ben rappresenta la tradizione artigianale e la sintesi tra ‘sapere’ e ‘fare’, con un occhio particolare all’innovazione. La tradizione imprenditoriale della famiglia di <strong>Francesco</strong>, l’attuare responsabile, risale al 1960, quando il nonno Salvatore fonda l’azienda di famiglia, una realtà di 70 metri quadri nel cuore di Palermo ed una delle tre realtà della famiglia attive in quegli anni nel settore della panificazione. Ma, delle tre imprese, solo ‘L’antica Forneria Porzio’ sopravvive al cambio generazionale grazie all’investimento in istruzione che viene fatto inizialmente sui figli e, quindi, sulla terza generazione di cui Francesco fa parte. E’ un aspetto che è stato determinante per superare senza difficoltà i momenti di crisi, compresa la presente pandemia. Oggi l’azienda ha un laboratorio di 200mq, uno show-room di circa 90mq e 7 dipendenti. Un’impresa familiare che ha visto succedersi al fondatore prima la figlia, biologa e chimica con il genero, pioniere della ristorazione biologica a Palermo. E quindi, da qualche anno, è subentrata la terza generazione, <strong>Alessandra</strong>, laureata in Marketing, e Francesco, una laurea in Economia e Finanza con specializzazione in Finanza quantitativa, rappresentante giuridico dell’azienda e front man.</p>
<p>I fratelli crescono all’interno del laboratorio e vivono fin da subito la realtà produttiva, ma proprio la sinergia tra il ‘fare’ e l’aspetto tecnico e professionale con il ‘sapere’ e la dimensione delle conoscenze diventa centrale nell’esperienza di successo dell’Antica Forneria, dove lo schema di governance esplicita e articola le diverse competenze dei protagonisti e, sulla base di esse, attribuisce ruoli definiti. Francesco parla di uno “stato culturale della famiglia” alla base di ogni scelta imprenditoriale che viene elaborata solo dopo aver studiato in profondità ogni passo.</p>
<p>Un’unione felice tra gli aspetti concettuali e quelli fattivi che conduce alla definizione di alternative valide in grado di preservare la tradizione e di trasformare l’azienda di pari passo con il cambiamento del mercato. Ogni alternativa nuova, ci spiega Francesco, è innanzitutto immaginata e studiata, quindi analizzata sotto il punto di vista del ‘sapere’. Ma solo con una sperimentazione nella pratica si potrà capire la validità dell’alternativa, poiché innovare non è solo avere delle idee ma anche riuscire a trasformarle praticamente in azioni all’interno di un processo.</p>
<p>Nell’esperienza dell’Antica Forneria Porzio, dunque, alla base di ogni approccio manageriale c’è, innanzitutto, la conoscenza approfondita dei processi aziendali e, quindi, la capacità di saperli gestire in modo efficace per giungere a scelte innovative. Per possedere il giusto know-how si è fatto ricorso a conoscenze diversificate, ‘sapere’ a tutto campo, così da accompagnare la trasformazione dell’azienda in ogni sequenza del processo, dalla produzione, alla distribuzione, dal controllo qualità alle scelte economico-finanziarie, dalle scelte di marketing a quelle organizzative. Si può dire che nella storia dell’azienda, un esempio di innovazione tra i tanti nell’ambito dell’Artigianato, i drivers fondamentali per la trasformazione sono stati la duttilità creata da un bagaglio di conoscenze diversificate, i contatti e l’informazione continua sulle opportunità di innovazione in ogni settore, la conoscenza dei processi aziendali e la capacità di circondarsi di persone capaci di esprimersi al meglio nel proprio campo professionale, oltre alla capacità di fare squadra. La ricerca ed il ricorso a professionalità esterne altamente qualificate nei vari ambiti, come ad esempio i tecnologi alimentari ma anche collaborazioni con fornitori di materie prime, di software e macchinari, consulenti economici, hanno consentito di integrare quelle competenze non presenti nella struttura aziendale. Il percorso di sviluppo dell’‘Antica Forneria’ si può collegare a quanto specificato in alcuni modelli manageriali, come il modello delle fasi di crescita di Larry E. Greiner, in base al quale diventano indispensabili la professionalizzazione, la managerializzazione e la presenza di personale qualificato per accompagnare un processo di crescita di una impresa familiare. Nell’esperienza descritta, l’imprenditore ha assunto sempre di più una connotazione manageriale, agendo anche con processi di delega e sviluppando una conoscenza personale di tutti ‘saperi’ necessari per la vita dell’impresa.</p>
<p><em>La storia di questa impresa a valore artigiano è un classico esempio che ben sintetizza il percorso intrapreso da molte realtà nel mondo dell’artigianato. Dimensioni dinamiche, flessibili, espressione di professionalità molteplici e tutte ad alto livello, realtà imprenditoriale che possono rappresentare ottime opportunità per giovani attenti alla loro crescita professionale.</em></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-10"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h5>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/pexels-2286921/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1868396">Pexels</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1868396">Pixabay</a></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-10" data-row="script-row-unique-10" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-10"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-11"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1647587385037 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-3x"><h5 class="font-435549 h3">Estratto de ‘I Quaderni della Fondazione Germozzi’ – L’emergenza educativa in Italia</h5></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://www.confartigianato.it/wp-content/uploads/2022/01/QFG_Vol1.pdf" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-chain fa-3x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/storie-di-impresa-a-valore-artigiano-antica-forneria-porzio-a-palermo/">Storie di impresa a ‘Valore artigiano’: Antica forneria Porzio a Palermo</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Daniela Diletti, “La Marchigiana”. Una storia &#8216;artigiana&#8217; di azione e cambiamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Manfredi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Mar 2023 05:45:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[Stories]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[stories]]></category>
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		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una storia folgorante e a più livelli di lettura, quella di Daniela Diletti. Artigiana della scarpa, ma prima insegnante di storia dell'arte, cameriera per pagarsi gli studi e addetta a un call center. Un'energia inesauribile e una capacità rara di raccontare l'artigianato ai giovani. L'artigianato? 'E' Una figata'!</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/daniela-diletti-la-marchigiana-una-storia-artigiana-di-azione-e-cambiamento/">Daniela Diletti, “La Marchigiana”. Una storia ‘artigiana’ di azione e cambiamento</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 70%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105496" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/ritratto_23.jpg" width="888" height="800" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/ritratto_23.jpg 888w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/ritratto_23-300x270.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/ritratto_23-768x692.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 888px) 100vw, 888px" /></div>
					</div>
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<p>La storia di Daniela Diletti, “La Marchigiana”, l’ho sentita per la prima volta raccontata da lei in un piccolo gruppo che si vedeva sul social Clubhouse per condividere storie di imprese artigiane e sono rimasto folgorato: troppi i livelli di lettura, le suggestioni, la polpa della storia per non rimanerci folgorati. Troppi e con una forza straordinaria di essere al contempo paradigmatici (validi anche per altri), con una forza espressiva quasi letteraria, ma con l’incomparabile potenza del vero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: left; padding-left: 40px;"><em><span class="font-435549">Il primo livello di lettura è quello della storia di un’impresa familiare</span></em></h2>
<p>Il primo livello di lettura è quello della storia di un’impresa familiare, padre (è sua la frase “Io ho scelto di fare il calzolaio perché era l’unico mestiere che mi permetteva di restare dove ero nato” che ho citato in un pezzo precedente), madre e un sacco di scarpe, prodotto nella casa di famiglia a Force, nelle Marche al confine del distretto calzaturiero ma nel pieno di un’economia che è anche cultura, etica, destino familiare. Nella casa in cui la lavorazione delle scarpe è onnipresente, salta agli occhi, alle orecchie, al naso, la famiglia Diletti produce scarpe come terzista, il lavoro va bene e Daniela, l’unica figlia, può studiare Storia dell’Arte (la sua passione) a Torino, mantenendosi agli studi lavorando come cameriera e in un call center (questa informazione verrà buona in seguito).</p>
<p>Nel 2007, lentamente e poi tutto di un fiato come succedono spesso le cose brutte, l’azienda familiare fallisce, vittima della dipendenza dai pesci più grossi che riguarda tanti, troppi artigiani che producono per latri. Fallisce con una famiglia che deve trovare un piano B e un sacco di scarpe in magazzino.</p>
<p>Resilienza, che è un concetto consumato da un utilizzo eccessivo e gratuito, sarebbe stata benissimo qui come termine per descrivere una famiglia, Daniela nel frattempo è tornata a casa a dare una mano, che si reinventa e inizia a battere a tappeto i mercati di tutta Italia per vendere quello che rimaneva del magazzino. E la mossa della disperazione è anche la mossa della ripartenza.</p>
<p>Le scarpe, che faceva un artigiano non dimentichiamocelo, piacciono e senza intermediazioni costano anche il giusto. Poi ci sono i turisti, che d’estate (e sempre più tutto l’anno, riempiono quel pezzo del sud delle Marche che è davvero bello, una piccola Toscana ancora da scoprire. Allora i mercati diventano anche gli alberghi e i campeggi, e i clienti non più solo italiani, ma belgi, francesi e olandesi (torneremo anche su questo). Gabriele, il papà, non crede ai suoi occhi, pensa a quando faceva il terzista e un po’ si dispiace di avere scoperto tardi che le sue non erano solo mani esperte, ma potevano essere un’intera azienda, con una propria identità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="padding-left: 40px;"><em><span class="font-435549">Daniela, è il secondo livello di lettura, lascia (lei dice accantona) il progetto di insegnare Storia dell’Arte e inizia a occuparsi a tempo pieno delle scarpe</span></em></h2>
<p>Daniela, è il secondo livello di lettura, lascia (lei dice accantona) il progetto di insegnare Storia dell’Arte e inizia a occuparsi a tempo pieno delle scarpe. Non è, non potrebbe, un passaggio generazionale pulito e ordinato, ma una figlia che si fa carico dei genitori aprendo un marchio nuovo per i quali loro lavorano: la “Marchigiana”. Lei è un fulmine di guerra, crea le scarpe, le vende nel negozio a Torino e nei popup (torno anche qui), continua a insegnare Storia dell’Arte, ma soprattutto cerca di raccontare non tanto la sua storia, quanto il fatto che fare gli artigiani oggi “è una figata”. Qualcuno senza la sua energia spaventosa e una capacità magnetica di comunicare ascoltando, appresa dice lei dagli anni del call center, forse non ce l’avrebbe fatta, o avrebbe fatto cose molto più semplici. Ma le eccellenze, quando non servono a riempirsi la bocca, fanno questo: si fanno carico di battere le strade non tracciate, anche per chi seguirà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="padding-left: 40px;"><span class="font-435549"> <em>Il terzo livello è quello di un’impresa artigiana che, dovendosi suo malgrado reinventare, lo fa con intelligenza</em></span></h2>
<p>Il terzo livello è quello di un’impresa artigiana che, dovendosi suo malgrado reinventare, lo fa con intelligenza, utilizzando quello che nel frattempo il sistema di mercato e la tecnologia hanno messo a disposizione (che sarebbe poco senza la testa e le mani che stanno a Force. Allora un e-commerce basato sui social che è semplice ma funziona (abbastanza da convincere le clienti a dare ad agosto l’anticipo per gli anfibi invernali), un calendario fittissimo di pop up store che non ha paura di andare non solo in giro per l’Italia, ma anche a casa di quei belgi, olandesi e francesi che l’avevano conosciuta nei campeggi nelle Marche e sono ben felici di ritrovarsela a casa, una collaborazione con altre artigiane che produce addirittura un brand collettivo, “Gilda”.</p>
<p>E soprattutto un’ossessione per spiegare, raccontare, formare al proprio lavoro i giovani, che comincia ad essere un tratto distintivo e straordinariamente positivo dei nuovi artigiani.</p>
<p>Perché le storie belle, d’impresa e non, sono fatte di persone.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-14"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
<h5>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/ashutoshgoyal-3527046/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4127272">Ashutosh Goyal</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4127272">Pixabay</a></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-14" data-row="script-row-unique-14" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-14"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/daniela-diletti-la-marchigiana-una-storia-artigiana-di-azione-e-cambiamento/">Daniela Diletti, “La Marchigiana”. Una storia ‘artigiana’ di azione e cambiamento</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il mosaico artigiano di Matteo Russo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2022 15:45:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[Stories]]></category>
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		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giovane artigiano di prima generazione ci apre le porte del suo laboratorio artistico nel Salento ricolmo di opere dal design essenziale, creative, piene di maestria e colore. Lui però mette subito le mani avanti: “Sono un artigiano, non un artista”. Si sminuisce? No, orgoglio artigiano</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-mosaico-artigiano-di-matteo-russo/">Il mosaico artigiano di Matteo Russo</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-15"><div class="row one-top-padding one-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 86%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104600" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/10/Matteo-Russo-%C2%A9Ivan-Demenego-.jpg" width="1200" height="587" alt=""></div>
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				</div></div></div></div></div><div class="empty-space empty-single" ><span class="empty-space-inner"></span></div>
</div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-16"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>A Parabita, un piccolo centro a pochi chilometri da <strong>Gallipoli</strong>, c’è un artigiano che ha personalizzato i canoni artistici del mosaico. Il suo nome è <strong>Matteo Russo</strong> e a colpi di tecnica, talento e martellina crea opere minimaliste, essenziali, che riscrivono il ruolo delle tessere nella composizione musiva e che rappresentano straordinari elementi di <strong>artigianato artistico per l’arredo casa.</strong>  Siamo nel cuore del <em>Salento</em>, in una bottega dai soffitti a volta, calda e accogliente. Sulle pareti sono appese decine di quadri colorati, così realistici da sembrare dipinti. Avvicinandosi, però, le linee diventano le trame di tante tessere colorate, composte con maestria artigiana e talento artistico. <em>“Sono un artigiano, però, non un artista”</em>, sottolinea subito Matteo Russo.</p>
<p>Le sue opere sono splendidi mosaici che rappresentano gufi, fichi d’india, barche a vela e scorci di mare, oltre a interpretazioni personali di paesaggi. Tra tutte le opere, è un quadro che raffigura il volto di <em>Papa Giovanni Paolo II</em> ad attirare la nostra attenzione. Le linee del volto e le rughe sulla fronte sembrano il frutto di una fotografia ad alta definizione. Una volta di più, però, è la sapiente tecnica di un maestro artigiano a confondere i nostri occhi.</p>
<p><em>“La caratteristica principale dei miei mosaici è l’essenzialità delle linee, la loro purezza. Mi piace creare composizioni contemporanee, lontane da quelle del mosaico classico, che comunque lavoro per i pavimenti, le decorazioni e l’edilizia</em> &#8211; continua a raccontare questo giovane maestro artigiano salentino &#8211; <em>Utilizzo gli attrezzi tradizionali, come le spatole, la martellina, il</em> <em>tagliolo, la tenaglia e la trancia”</em>, ci dice mentre indica un tavolo da lavoro dove gli attrezzi si alternano a centinaia di tessere colorate di diversa grandezza.</p>
<p><em>“Anche le tecniche di lavorazione sono quelle della secolare tradizione musiva. Il metodo diretto, che si crea allettando le tessere sul supporto finale seguendo la traccia del disegno, l’indiretto, dove non si vede effettivamente il risultato finale perché le tessere sono collocate sottosopra, e il più difficile dei tre, il metodo diretto su stucco provvisorio. Questo</em> &#8211; aggiunge Russo &#8211; <em>richiede maggiore tecnica e preparazione, ma ti permette di correggere il mosaico in corso d’opera”</em>.</p>
<p>Lo stile unico di Matteo Russo, che nei periodi di maggior lavoro viene aiutato da Francesca De Rinaldis, ne sta facendo conoscere le opere anche fuori dai confini salentini.</p>
<p><em>“Vendo principalmente in alcuni negozi selezionati di artigianato e arredo casa. L’arte del mosaico è un patrimonio di questa terra, che si tramanda di generazione in generazione e che oggi deve essere tutelato e valorizzato”</em>, continua un ragazzo che ha iniziato dalla lavorazione di tappeti intarsiati, per poi passare alla pittura su tela, prima di scoprire il magico mondo del mosaico con un corso di formazione di oltre un anno.</p>
<p>Era il 2004 e in quel momento nasceva una passione che non lo avrebbe più abbandonato.</p>
<p><em>“Nel corso degli anni ho cercato di sviluppare un mio stile, che portasse leggerezza ed essenzialità al mosaico. Queste caratteristiche danno tridimensionalità alle mie opere, valorizzando il ruolo di ogni singola tessera all&#8217;interno di una composizione, molto più di quanto non succeda nel mosaico tradizionale. Mi piace realizzare scene quotidiane, guardo un’immagine reale e la vedo composta in mosaico, come questa</em> &#8211; e ci mostra un quadretto che raffigura uno scorcio di un pensile da cucina &#8211; <em>In questo è stata fondamentale la mia esperienza da pittore, che mi ha permesso di sviluppare capacità visiva e intuizione artistica”</em>.  Tutte doti che Matteo Russo utilizza per creare un mosaico contemporaneo, incantevole, un prodigio di tecnica artigiana e talento artistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Testo di Fabrizio Cassieri</h5>
<h5>Foto di Ivan Demenego</h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-16" data-row="script-row-unique-16" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-16"));</script></div></div></div>
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