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	<title>occupazione - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>occupazione - Spirito Artigiano</title>
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		<title>Cinema, video e tv: un indotto di 5,0 miliardi di euro di servizi ad alta vocazione artigiana e 28mila addetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 06:10:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nella macchina-laboratorio del cinema italiano, a far girare l’ingranaggio non sono solo studi e colossi produttivi: sono migliaia di micro imprese artigiane che costruiscono set, suoni, immagini e movimenti. Una rete di saperi specializzati che sostiene oltre metà del valore del settore e dà forma concreta all’immaginario nazionale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 75%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-108876" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-scaled.jpg" width="2560" height="1706" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-scaled.jpg 2560w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-2048x1365.jpg 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/11/Quintavalle-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Nella filiera del cinema, della produzione video e di programmi televisivi i due terzi degli occupati e oltre la metà del fatturato sono creati nelle micro e piccole imprese. Il cinema contribuisce a generare una ampia domanda di servizi offerti da imprese artigiane ad elevata qualificazione. Queste reti di servizi rappresentano un fattore strategico dell’offerta della produzione cinematografica e sono caratterizzate da elevate competenze specialistiche, flessibilità e personalizzazione, tratti distintivi dell’impresa a valore artigiano.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Il perimetro della filiera</span></h2>
<p>Le attività legate al cinema, nell’articolazione statistica dei settori dell’economia italiana, si inquadrano all’interno di una filiera che comprende le attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, le relative attività di post-produzione (come il doppiaggio e il trattamento di pellicole) e di distribuzione, a cui si aggiungono le attività di proiezione cinematografica. La filiera si completa con l’apporto dei comparti della registrazione sonora e di editoria musicale e dell’attività di supporto alle rappresentazioni artistiche che comprende, tra le altre, le attività nel campo della regia, oltre a quelle dei produttori, scenografi, macchinisti teatrali, ingegneri delle luci, allestitori di scenari e fondali, gestori degli impianti di illuminazione e del suono.</p>
<p>In Italia nel perimetro della produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore e delle attività di supporto si contano 18.376<strong> imprese</strong> attive, con 50.991<strong> occupati</strong>, di cui circa i due terzi (64,0%) sono rappresentati dai 32.609 addetti delle <strong>micro e piccole imprese</strong> (MPI). Il settore genera un <strong>fatturato </strong>complessivo di 9,2 miliardi di euro, di cui 5,3 miliardi sono generati da micro e piccole imprese, pari al 57,1% del totale. Da sole le micro imprese con meno di dieci addetti realizzano vendite per 2,8 miliardi di euro, pari al 30,7% del giro d’affari del settore e danno lavoro a 22.619 addetti, il 44,4% dell’occupazione del settore.</p>
<p>Il <strong>confronto europeo</strong>, disponibile per l’attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore (che esclude le attività di supporto), registra per l’Italia 34mila addetti pari al 7,8% del settore dell’Unione europea. Il nostro Paese si colloca al quarto posto tra i 27 paesi dell’Unione europea: in prima posizione troviamo la Francia con 81mila addetti, pari al 18,3% dell’Ue, davanti alla Germania con 77mila addetti (17,4%) e la Spagna con 47mila addetti (10,7%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">La elevata domanda di servizi a vocazione artigiana </span></h2>
<p>La gran parte delle persone che lavorano nel comparto del cinema, audiovisivo e televisione è impiegata in micro e piccole imprese a dimensione artigiana. Inoltre, il settore presenta una alta intensità di servizi acquistati all’esterno, attivando una ampia filiera di fornitori di servizi che intrecciano skills professionali specializzati con una elevata vocazione artigiana. Gli <strong>acquisti di servizi</strong> dell’intera filiera ammontano a 5,0 miliardi di euro e pesano per il 54,1% dei ricavi dell’intero settore. Tale domanda sostiene l’<strong>occupazione nell’indotto dei servizi </strong>di 27.824 addetti.</p>
<p>Il cinema rappresenta un attivatore di una rete ad elevata qualificazione dell’artigianato di servizi, capace di generare uno spazio strategico di mercato, presidiato da imprese specializzate, caratterizzate da una straordinaria flessibilità e personalizzazione e una elevata propensione all’innovazione, tutti tratti distintivi dell’impresa a valore artigiano.</p>
<p>I servizi offerti da imprese e professionisti ad alta vocazione artigiana caratterizzano il ciclo produttivo del cinema, dell’audiovisivo e della musica fornendo un contributo essenziale lungo tutte le fasi della catena del valore. Si delinea un perimetro comprendente quattro aree di servizi. I <strong>servizi creativi e di artigianato artistico </strong>comprendono le<strong> scenografie e gli allestimenti</strong>, che coinvolgono laboratori del legno e del metallo, falegnamerie e imprese artigiane del legno-arredo; per i <strong>costumi e gli accessori </strong>scendono in campo le sartorie, i pellettieri e gli artigiani della moda; infine, per il <strong>trucco e l’acconciatura</strong> diventano essenziali i servizi di parrucchieri ed estetisti specializzati nei servizi per set e riprese.</p>
<p>La crescente digitalizzazione dei processi di produzione nel cinema rafforza l’apporto strategico dei<strong> servizi tecnici e digitali</strong>. Tra questi i service audio, luci e video, i servizi di post-produzione audio e video e i servizi digitali per la realizzazione di contenuti, un segmento presidiato da micro e piccole imprese di grafica, <em>motion graphics</em>, <em>web agency</em> e sviluppatori.</p>
<p>La produzione cinematografica si articola su differenti <em>location</em> che rendono vitali i<strong> servizi di supporto operativo e logistico</strong>, che comprendono le imprese artigiane di trasporto merci e persone che garantiscono la movimentazione delle attrezzature, oltre a quelle che gestiscono i servizi di noleggio dei mezzi di scena e dei furgoni, gli allestimenti temporanei per la produzione e per gli eventi di promozione quali i festival. Il catering e la ristorazione garantiscono i pasti per troupe e cast. La quarta area è rappresentata dai <strong>servizi di manutenzione e facility. </strong>La manutenzione degli impianti e le attrezzature è garantita dall’apporto di elettricisti, tecnici audio-video, imprese di manutenzione di impianti scenici, climatizzazione e sicurezza mentre i servizi agli immobili sono offerti dalle imprese artigiane di pulizia e dell’edilizia, queste ultime necessarie per piccoli interventi, tinteggiatura, adeguamenti funzionali dei set e degli spazi di produzione.</p>
<p>Una domanda di competenze di alto profilo viene frenata dalla carenza di manodopera specializzata. Nel perimetro di quarantotto professioni interessate dalla domanda di servizi a vocazione artigiana del cinema si registra una <strong>difficoltà di reperimento</strong> del 60,5% del totale delle entrate del 2024, superiore di 12,7 punti al 47,8% della media del totale delle imprese italiane.</p>
<p>In un settore ad alta esternalizzazione una rete diffusa sul territorio di artigiani specializzati che offrono servizi di alta qualità rappresenta un fattore strutturale che accompagna i successi del cinema italiano nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549">Gli italiani che si recano la cinema </span></h2>
<p>Concludiamo questa analisi con uno sguardo alla domanda di cinema che si delinea nelle statistiche sui consumi culturali dell&#8217;Istat. Nel 2023 sono 23 milioni e 86mila le persone con 6 anni e più che sono andate al cinema almeno una volta nell’anno, pari al 40,9%, con quote più elevate in Lombardia con 44,5%, Emilia-Romagna con 43,2%, Lazio e Campania con 43,2%. La quota dei frequentatori più assidui – almeno sette volte all’anno &#8211; è pari al 9,2%, e rappresenta un pubblico di 5 milioni 196 mila persone più fidelizzate allo spettacolo cinematografico. La quota è in salita rispetto al 2022 ma rimane inferiore alle percentuali pre-pandemia (15,1% nel 2019). Le donne con una più elevata presenza al cinema sono 2 milioni 721 mila pari al 9,4% e superano i 2 milioni 475mila uomini, pari al 9,0%. Il 37,1% delle presenze al cinema sono rilevate nelle città metropolitane e il 62,9% in altri comuni. In Italia si contano 1,6 cinema ogni 100mila abitanti e 1,4 cinema-teatro ogni 100 mila abitanti. Nel 2024 la spesa delle famiglie italiane per i servizi forniti da cinema, teatri e sale da concerto ammonta a 1.431 milioni di euro.</p>
<p><em>Nostre elaborazioni su dati Istat, Eurostat e Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali </em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Paradossi della carenza di competenze nell’era della transizione digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Quintavalle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 08:40:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La domanda di lavoro cresce, trainata dalle micro e piccole imprese, ma trovare personale qualificato è sempre più difficile, soprattutto nell’artigianato. In un’economia sempre più digitale, il divario tra competenze richieste e disponibili si allarga, frenando la crescita e mettendo a rischio l’innovazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 58%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108105" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647.jpg" width="1200" height="1644" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647.jpg 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-219x300.jpg 219w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-747x1024.jpg 747w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-768x1052.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-1121x1536.jpg 1121w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/02/pexels-harschshivam-2007647-350x480.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>A inizio 2025 il mercato del lavoro manifesta segnali di dinamismo, anche grazie alla spinta delle micro e piccole imprese. In parallelo continua a salire la difficoltà di reperimento del personale, un fenomeno più accentuato tra le imprese artigiane. Un aspetto paradossale risiede nel fatto che, mentre l’economia digitale sta crescendo a un ritmo accelerato e le tecnologie avanzate come l’IA e la <em>data analysis</em> sono sempre più diffuse, le imprese faticano a reperire il personale con le competenze necessarie per sfruttarle. Il disallineamento tra domanda e offerta di <em>digital skills</em> ostacola la crescita delle imprese, già colpite dal calo degli investimenti causato dalla stretta monetaria del biennio 2022-2024.</p>
<p>Nei dodici mesi del 2024 l’occupazione è salita di 274 mila unità (+1,2%), una crescita trainata dai posti di lavoro stabili, con gli occupati permanenti che salgono di 687 mila unità (+4,4%), più che bilanciando il calo dei dipendenti a termine (-402mila). L’analisi dei più dettagliati dati trimestrali dell’Istat ci indica un maggiore dinamismo dell’occupazione per le donne, gli stranieri e i laureati.</p>
<p>Si prospetta una tenuta della domanda di lavoro, con previsioni di assunzione delle imprese nel trimestre febbraio-aprile 2025 sono in aumento del 6,1%, sostenuto dalla domanda tonica delle micro e piccole imprese, che prevedono assunzioni in aumento dell’8,4% a fronte del +2,4% rilevato per le imprese medio-grandi.</p>
<p><strong>Sale la difficoltà di reperimento del personale, più accentuata nell’artigianato</strong> &#8211; La crescita dell’occupazione si associa ad un rilevante e crescente mismatch tra domanda ed offerta di lavoro, soprattutto se qualificato. L’analisi dei dati annuali dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, evidenzia che nel 2024 le imprese italiane segnalano una difficoltà di reperimento del personale nel 47,8% delle entrate previste, in aumento di 2,7 punti percentuali rispetto al 45,1% del 2023. La difficoltà di reperimento nelle micro e piccole imprese (MPI) sale al 51,3% (3,2 punti in più del 48,1% nel 2023), per arrivare al 59,2% nelle imprese artigiane, quota superiore di 11,4 punti percentuali alla media delle imprese del 47,8% e in aumento di 4 punti percentuali rispetto al 55,2% del 2023. L’elevata carenza di manodopera nell’artigianato è <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2025/02/Screenshot-2025-02-24-084501.png">diffusa sul territorio</a>, con una maggiore accentuazione in Veneto, Umbria, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.</p>
<p><strong>Crisi della manifattura e <em>labour hoarding</em></strong> &#8211; Un ulteriore paradosso è dato dal difficile reperimento del personale che si associa ad una tenuta dell’occupazione anche nei settori di manifattura interessati da una fase congiunturale negativa, evidenziando la presenza del <em>labour hoarding</em> (accantonamento del fattore lavoro): anche le imprese che registrano un calo di produzione trattengono il personale, dato che risulterebbe introvabile nella successiva fase di ripresa. Nei due settori manifatturieri in maggiore crisi – <a href="https://bit.ly/4gEF78V">meccanica</a> e moda &#8211; si registra una più ampio <em>skill shortage</em> (carenza di competenze): se mediamente nella manifattura nel 2024 le entrate difficili da reperire sono pari al 53,7%, nella moda salgono al 57,8% e nella meccanica arrivano al 59,6%.</p>
<p><strong>Le cause</strong> <strong>del mismatch &#8211; </strong>Diversi fattori influiscono sul fenomeno della carenza di manodopera, a cui le <a href="https://bit.ly/3QAyN6F">imprese stanno reagendo con misure diversificate</a> per attrarre giovani talenti e trattenere i lavoratori con più elevate skills ed esperienza.</p>
<p>Pesano gli effetti di una profonda crisi demografica, determinata da denatalità e invecchiamento della popolazione, che restringe l’offerta di lavoro. A fronte del calo della popolazione in età lavorativa, si osserva il <a href="https://bit.ly/4g95PGn">paradosso del ‘grande spreco’ rappresentato dai giovani inattivi</a>, che interessa circa un quarto della popolazione tra 25 e 34 anni. Tra gli altri fattori, viene considerato il profilo del candidato conseguente al percorso scolastico e formativo svolto e il set di competenze acquisite nel percorso professionale. Rilevano, inoltre, il livello e le prospettive di evoluzione della retribuzione e della carriera in azienda, la tipologia contrattuale offerta, oltre all’accesso a strumenti di welfare aziendale. Sono determinanti gli investimenti nella contrattazione collettiva di qualità, come nell’artigianato, con l’obiettivo di fidelizzare i lavoratori alle imprese anche con le importanti tutele di welfare fornite dagli enti bilaterali. Cambiano le aspettative dei giovani rispetto al lavoro, con un crescente orientamento ad un lavoro autonomo che dia maggiore indipendenza e tempo libero. Sull’offerta di lavoro influiscono quantità e qualità dei flussi migratori in ingresso e uscita, di cui la fuga di giovani cervelli è una delle caratterizzazioni.</p>
<p>Il <em>mismatch</em> tra domanda e offerta di lavoro non può essere risolto solo dall’aumento quantitativo della forza lavoro – il quale, data la dinamica demografica, potrebbe essere determinato solo da un flusso di immigrazione &#8211; dato che lo sbilancio è di carattere qualitativo, legato alla domanda di competenze.</p>
<p><strong>Le professioni di difficili da reperire</strong> &#8211; L’analisi delle professioni più difficili da reperire evidenzia che le <em>skills</em> necessarie possono essere consolidate con un percorso di <em>training on the job</em> associati a solidi percorsi scolastici tecnico-professionali, integrati da interventi di formazione specialistica e da una significativa esperienza acquisita. Più di 7 entrate su 10 sono di difficile reperimento per quindici professioni richieste nelle micro e piccole imprese a vocazione artigiana. Nel dettaglio si tratta di idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas con 78,9% delle entrate di difficile reperimento, seguiti dai lastroferratori con 78,7%, falegnami ed attrezzisti di macchine per la lavorazione del legno con 78%, assemblatori e cablatori di apparecchiature elettriche con 77,7%, operai addetti a telai meccanici per la tessitura e la maglieria con 76,4%, meccanici artigianali, riparatori e manutentori di automobili con 76,3%, sarti e tagliatori artigianali, modellisti e cappellai con 75,3%, attrezzisti di macchine utensili con 74,1%, elettricisti nelle costruzioni civili con 73,9%, operai addetti a macchine utensili automatiche e semiautomatiche industriali con 71,3%, conduttori di autobus, di tram e di filobus con 71,1%, montatori di carpenteria metallica con 71%, disegnatori industriali con 70,8%, tecnici programmatori e tecnici della gestione di cantieri edili, entrambe con 70,7%.</p>
<p><strong>La domanda di competenze</strong> &#8211; È del tutto evidente il profilo elevato delle competenze correlato con queste professioni, solo in alcuni casi reperibile con l’assunzione di personale immigrato. Infatti, nel complesso di queste quindici professioni solo il 16,1% delle imprese segnalano la richiesta di personale straniero, quota dimezzata rispetto al 31,0% della media delle entrate nell’artigianato, mentre nel 71,7% dei casi è richiesta una esperienza specifica o maturata nel settore.</p>
<p><em>Last but not least,</em> la transizione digitale determina una domanda crescente di competenze specifiche, paradossalmente sempre più difficili da trovare sul mercato del lavoro. Le imprese artigiane richiedono circa 61mila lavoratori per i quali è di elevata importanza la capacità di applicare tecnologie digitali: per questo segmento di lavoratori qualificati per sostenere la digitalizzazione dei processi produttivi nell’artigianato la difficoltà reperimento sale al 63,4%, oltre quattro puti superiore alla media.</p>
<p><em>Nostre elaborazioni su dati Eurostat, Istat, e Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali </em></p>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2025</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
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		<title>La crisi dell&#8217;automotive è storica: serve politica industriale efficace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Benaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 12:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Automotive in panne: tra crisi strutturali e transizione ecologica, il futuro dell’industria delle industrie passa da scelte coraggiose e una vera politica industriale europea.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 89%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107833" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/pexels-badun-16551616.jpg" width="1968" height="1312" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/pexels-badun-16551616.jpg 1968w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/pexels-badun-16551616-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/pexels-badun-16551616-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/pexels-badun-16551616-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/pexels-badun-16551616-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/12/pexels-badun-16551616-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1968px) 100vw, 1968px" /></div>
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<p>La ribalta che in queste settimane ha finalmente assunto la forte criticità in cui versa il comparto dell’automotive ridà la giusta importanza a un settore corposo e centrale nella vita della manifattura italiana ed europea.<br />
L’industria delle industrie: è così che nel tempo è stato giustamente definito il settore dell’auto, vera e propria colonna vertebrale di una robusta manifattura, proprio nella consapevolezza del forte contributo che lo stesso fornisce all’occupazione, alla crescita economica e allo sviluppo industriale di un Paese.<br />
Occuparsene bene oggi è l’unica vera chance per ridare gambe e fiato a una questione insieme antica e tanto moderna: fare politica industriale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Il settore dell’automotive non vive una ciclica e pesante crisi congiunturale come le altre. È il settore industriale maggiormente messo alle corde dal concentrarsi di più cambiamenti strutturali e nuovi: transizione ecologica, innovazione tecnologica, confronto/scontro tra economie continentali, modifiche negli stili di acquisto e di mobilità tra i consumatori, fusione tra case produttrici costituiscono un mix di cause potenti e al tempo stesso molto critiche che stanno disorientando in tutta Europa manager industriali, governi, sindacati, opinione pubblica.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La transizione ecologica è certamente oggi la questione più additata e dibattuta, con cui fare i conti. L’Unione Europea, nel segno del Green Deal, ha varato norme con obiettivi ambiziosi di transizione, a partire dalla cessazione della produzione di auto con motori a scoppio dal prossimo 2035. In tanti ora chiedono, spaventati dalla situazione, di rivedere o abolire questo programma.<br />
Il sindacato dei metalmeccanici, Fim-Cisl in testa, ha invece sempre detto 3 cose semplici, finora inascoltate: non ci interessa posticipare di pochi anni tale scadenza, sarebbe un prendere tempo poco utile; l’UE deve aprirsi invece al concetto di “neutralità tecnologica”, ovvero spingere verso soluzioni tecniche diverse dal “puro elettrico” che permettano la riduzione delle emissioni; ma soprattutto l’UE deve dotarsi di un piano di sostegno agli investimenti e all’occupazione all’altezza della posta in gioco, cosa che non ha colpevolmente finora fatto. Produrre un’auto elettrica impiega mediamente il 20% di manodopera in meno rispetto a un’auto tradizionale. Sarebbe folle non mettere in campo risposte e interventi. Le scadenze UE, più che abolite, vanno accompagnate in modo robusto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Va inoltre evidenziato che la transizione verso l’elettrico è stata avviata proprio mentre la domanda di auto ha subito in tutta Europa un calo molto significativo.</em> </span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rispetto agli anni pre-Covid, non solo in Italia ma in tutta Europa, si vendono molte meno auto. Gli esperti sostengono che questa stagnazione continuerà. Gestire la transizione con un mercato in calo triplica le complicazioni per chi fa industria. Il calo della domanda è legato a più fattori: certamente il rialzo dei prezzi legati all’inflazione, l’incertezza su cosa sia meglio acquistare che fa rinviare scelte di acquisto, ma anche la minore propensione dei giovani ad acquisire la patente e a possedere un’auto costituiscono cambiamenti epocali.<br />
In Italia il valore medio di una nuova auto acquistata è passato in pochi anni da 18mila euro a 26mila. E non è un caso che ben 2/3 delle auto oggi comprate sul mercato siano usate. Ma non è solo un problema di reddito, è anche un cambiamento negli stili di vita e nella propensione a investire soldi in un bene materiale.<br />
Inoltre, per molte case automobilistiche, tedesche in testa, i mercati cinesi e asiatici sono stati negli ultimi 10 anni importanti mercati di sbocco in espansione. Oggi non è più così, soprattutto perché i costruttori asiatici hanno imparato a produrre auto affidabili, belle e a basso costo, con le quali sono pronti a invadere l’Europa (segnatevi, se non lo conoscete ancora, il marchio cinese BYD, che sta già penetrando fortemente i mercati nordeuropei).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Questa inversione di tendenza acuisce i problemi in Italia sulla filiera della componentistica, forse il principale valore aggiunto del settore automotive italiano, vista la stagnazione della produzione di Stellantis. La componentistica italiana si è da tempo specializzata sul “powertrain”, ovvero sulle parti legate al motore a scoppio, e in stretto supporto all’industria tedesca ora travolta da una squassante crisi: due fattori importanti che la mettono alle corde.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Solo in questo quadro è possibile poi collocare la situazione di Stellantis, che non va invece vista, come oggi tutti declamano sui media, come una crisi di sola incapacità manageriale. Cominciamo col dirci che se FCA fosse rimasta fuori dal gioco pur duro delle alleanze e fusioni (che portano sempre a sovrapposizioni), sarebbe stata destinata a un ancora più critico declino. Stellantis nasce quasi 4 anni fa come quarto gruppo mondiale, mettendo insieme oltre 14 marchi storici. Non è bastato dire che nessun marchio veniva soppresso o che nessuna fabbrica sarebbe stata chiusa. Stellantis non è finora riuscita ad andare al di là della propria nascita. Ha una vera e propria crisi di modelli vincenti, lo dimostrano le quote di mercato in riduzione in un mercato già depresso.<br />
Stellantis sta soffrendo, forse più di altri costruttori, le incertezze del mercato e della svolta verso l’elettrico, ancora troppo condizionata dalle politiche altalenanti dei governi in termini di incentivi e di rete disponibile (le famose colonnine da diffondere sulla rete stradale). Gli ingenti investimenti sulle nuove piattaforme e modelli non stanno marciando verso risultati produttivi apprezzabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em><span class="font-435549">Dentro questa difficoltà globale, Stellantis ha un problema con il nostro Paese. Sono mancati, a governo e sindacati, interlocutori di riferimento continuativi e autorevoli sulle strategie industriali. </span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>La recentissima nomina di Jean Philippe Imparato a responsabile anche per l’Italia può essere la risposta. Ma ora serve che il gruppo ridefinisca e garantisca un piano industriale che potenzi la collocazione di nuovi modelli vincenti nei diversi siti, risponda alle realtà più in difficoltà come Mirafiori, confermi l’investimento a Termoli nella gigafactory e si impegni con i sindacati a una gestione trasparente, di sviluppo e coerente.</p>
<p>Al governo tocca ridare gambe a come fare politica industriale in questo Paese. Dopo aver inseguito per 12 mesi patti evanescenti, ora è il momento delle risposte. Riassegnare le necessarie risorse al fondo pluriennale per l’automotive scippate dalla manovra di bilancio è fondamentale. Ma poi occorre saperle tradurre in reale sostegno agli investimenti per la transizione.<br />
Il sindacato ha sempre sostenuto che, oltre a occuparsi di difesa dell’occupazione, il governo deve aiutare le imprese a trasformarsi. Un produttore di marmitte, componente che non esiste più in un’auto elettrica, deve essere sostenuto nel cambiare produzioni.<br />
Il sindacato dei metalmeccanici sta combattendo in questi anni una strenua battaglia per la tenuta del settore e per evitare bagni di sangue occupazionali. Lo ha fatto non solo con gli scioperi, ma definendo ormai 3 anni fa un innovativo documento di proposte congiunto con Federmeccanica (gli industriali) che indicava cosa fare. Documento totalmente inascoltato da chi governava allora e oggi.<br />
Il tema decisivo per cui il sindacato si batte è come rendere socialmente sostenibile questa transizione. Servono non solo ammortizzatori adatti, ma piani per rinnovare l’occupazione e aggiornare le competenze. Ne va anche della qualità della democrazia nel nostro Paese. Se gli operai che producono le auto non possono più comprarle perché troppo care (cosa invece accaduta per interi decenni e che oggi diventa impossibile per un’auto elettrica), si rischia di buttare ulteriore benzina verso un populismo dannoso e corrosivo per la società.<br />
L’automotive costituisce oggi il principale banco di prova per dare gambe a un’indispensabile politica industriale, senza la quale il settore uscirà a brandelli dalla transizione. Non si tratta solo di mettere in campo soldi pubblici. La politica industriale si fa anche con impegni di tutti i protagonisti, industrie in testa, finalizzati a scelte industriali coraggiose e costruttive, condivise tra le parti e organizzate nel tempo.<br />
L’automotive è anche uno dei principali terreni dove l’Europa potrà fare passi in avanti (curvando il Green Deal in modo più pragmatico, affrontando la concorrenza asiatica non solo con i dazi, varando misure di accompagnamento che rendano la transizione socialmente sostenibile e percepita come tale), o rapidi passi indietro lasciando ogni governo ad affrontare da solo la propria situazione industriale.<br />
L’Italia, con meno industria e automotive, non potrà che stare peggio. Non dimentichiamoci, infine, che sostenere ogni posto di lavoro nell’automotive significa occuparsi di lavori meglio pagati e più sicuri della media. Significa quindi sostenere dove il lavoro può e potrà avere più valore, dando maggiore sostanza alla crescita e al tipo di sviluppo che vogliamo nel Paese.</p>
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		<title>L&#8217;artigianato, motore di sviluppo e identità nazionale: il messaggio del Presidente della Repubblica a Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 10:50:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riproduciamo integralmente su Spirito Artigiano il messaggio che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha rivolto all’Assemblea Nazionale di Confartigianato, svoltasi il 27 novembre a Roma. Le sue parole sottolineano il valore dell’artigianato per la storia, l’economia e il futuro del nostro Paese. Un contributo autorevole che merita attenta riflessione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 70%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107793" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Presidente-Sergio-Mattarella.jpg" width="2048" height="1365" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Presidente-Sergio-Mattarella.jpg 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Presidente-Sergio-Mattarella-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Presidente-Sergio-Mattarella-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Presidente-Sergio-Mattarella-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Presidente-Sergio-Mattarella-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Presidente-Sergio-Mattarella-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></div>
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				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-6" data-row="script-row-unique-6" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-6"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-7"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ></p>
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<p>«Rivolgo un saluto di grande cordialità al Presidente della Camera, alla Vicepresidente del Senato, ai Ministri, ai Parlamentari, ai Vice Ministri, ai Sottosegretari, a tutti i presenti. E soprattutto a voi, riuniti in questa grande assemblea. Anzitutto, Presidente, complimenti per questo logo dell’Assemblea: il messaggio che esce, in questo modo, è rassicurante. Anche perché tante trasformazioni hanno accompagnato, nei secoli, il divenire d’Italia. La sua struttura economica, la nascita delle città, sino ai fenomeni contemporanei degli addensamenti metropolitani e dell’industria manifatturiera di massa. Ma c’è una costante nella nostra storia. In tutti questi passaggi, un fenomeno non è mai venuto meno. Dai tempi delle corporazioni nel Medioevo sino a oggi: il fenomeno dell’artigianato. Potremmo ben dire che nel DNA delle abilità e dei saperi degli artigiani risiede tanta parte della storia d’Italia, di cui costituisce, tuttora, un motore di sviluppo. Di certo, nessuno può considerarlo una parte residuale dell’economia. Le imprese artigiane – lo sapete bene &#8211; costituiscono oltre il 20% del tessuto imprenditoriale del nostro Paese. Rappresentano il 15% degli occupati, oltre a costituire un fattore di identità, strettamente legato anche al made in Italy. La Repubblica ha saputo riconoscere questo valore, con un riferimento esplicito nella Costituzione.</p>
<p>Alla Costituente fu di Michele Gortani, del Gruppo democratico-cristiano, geologo, accademico dei Lincei, la proposta di menzionare nella nostra Carta fondamentale l’artigianato tra le attività produttive meritevoli di attenzione e di cura. Vi fu in quella sede un’obiezione, sollevata da un altro costituente, che affermava che, avendo il nuovo codice civile, approvato pochi anni prima, collocato gli artigiani nell’ambito delle piccole imprese, sarebbe stato sconveniente, a suo avviso, distinguere tra imprenditori, sottolineando e privilegiando l’artigianato rispetto al piccolo commercio o ad altri settori Ma i gruppi politici dell’Assemblea costituente, tutti, si pronunciarono a favore di quella proposta di Gortani, che venne approvata nella versione oggi presente – come tutti ben sappiamo &#8211; al secondo comma dell’articolo 45: “La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato”. Un privilegio da collocare nell’ambito complessivo del ragionamento che la Costituzione sviluppa agli art. 44 e 47, dove sono indicate la piccola e media proprietà terriera e la proprietà diretto-coltivatrice. Il favor costituzionale esprime il proposito di dare impulso al lavoro autonomo, alla crescita di una società plurale, in cui venisse favorito il rafforzamento delle basi d’impresa del Paese e delle basi democratiche del Paese. Non sfuggiva ai Costituenti che il lavoro dipendente avrebbe assunto un ruolo centrale nella ricostruzione, eppure ben compresero, anche in virtù delle tradizioni italiane, che le articolazioni del lavoro, le diverse modalità di responsabilità e di impegno da parte dei lavoratori, sarebbero risultate una ricchezza nazionale. I provvedimenti legislativi sull’artigianato, sino alla legge quadro &#8211; registriamo tutti, Presidente, la sua sollecitazione a questo riguardo -, costituirono strumenti applicativi di una visione che apprezzava il pluralismo delle forme di impresa, elemento positivo di un tessuto connettivo flessibile ed efficiente, che ha fatto crescere l’Italia nel dopoguerra.</p>
<p>Non si trattava, non si tratta, della difesa di sacche di impresa arretrate o marginali, bensì della presa d’atto dell’esistenza di un sistema di imprese. Sistema essenziale per la coesione sociale delle nostre città, dei nostri borghi, in grado di competere. Ne ha tratto beneficio anche la nozione, la concezione di pubblico, di servizio, di bene comune, inteso non più soltanto come pertinente allo Stato. L’idea che vi sia un “PIL sociale” – lo ha espresso il Presidente Granelli &#8211; rappresenta bene il valore etico-sociale che il settore esprime, accanto alla sua importanza economica. L’artigianato ha dimostrato, una volta di più, l’essenzialità della sua rete durante la recente pandemia, durante l’emergenza sanitaria. Il vostro impegno ha contribuito a impedire che l’Italia si fermasse, e la Repubblica ve ne è riconoscente. L’artigianato occupa un ruolo cruciale per le comunità. Le aiuta a funzionare meglio, difende i territori, offre prospettive di libertà, di autonomia, di creatività ai giovani. Essere artigiani non è un lavoro qualsiasi. Bene fa Confartigianato a essere impegnata – come abbiamo poc’anzi nuovamente ascoltato &#8211; sul terreno di favorire il “fare impresa”, di offrire percorsi formativi, di avviare anche iniziative come il progetto “Scuola e mestieri” in Etiopia. L’aumento degli artigiani fra gli immigrati è un segnale positivo. Aiuta ad arricchire e a tenere in vita competenze e mestieri che possono riattivare circuiti a rischio di interruzione. Sviluppa talenti, innova prodotti e mercati. Gli interlocutori sociali, i corpi intermedi, come la vostra Associazione, accanto a una attività di rappresentanza di interessi, esprimono una preziosa funzione di attore sociale.</p>
<p>Il dialogo che intrattenete con le istituzioni, con i territori, rappresenta humus fecondo per la democrazia dell’Italia, proponendo un canale di partecipazione più che mai necessario in un’epoca di smarrimento. L’artigianato, definito, come ben sappiamo, “antica gloria d’Italia” – vorrei aggiungere, sempre nuova &#8211; costituisce peraltro un elemento di autenticità – lo abbiamo poc’anzi ascoltato -, un antidoto all’omologazione sociale. Una leva anche per riscoprire la territorialità. Vi sono aree del Paese impoverite da una nuova ondata di spopolamento. Le piccole imprese e le botteghe sono presidi vitali, e in taluni casi possono diventare fattori di rigenerazione. Il made in Italy, la qualità italiana, riscuote apprezzamento nel mondo perché raccoglie le nostre diversità, esprime la nostra cultura, le nostre varie bellezze. L’artigianato è espressione della qualità del lavoro, dell’intelligenza – appunto -, della laboriosità della persona. Le difficoltà del presente occupano gran parte delle nostre attenzioni, e delle nostre preoccupazioni. Ve ne è stato un’eco anche nella relazione del Presidente Granelli, poc’anzi. Ve ne sono ragioni robuste, a partire dalle guerre che si sono riaffacciate nel nostro Continente e nel nostro Mediterraneo e dai loro effetti inevitabilmente drammatici. Vi sono sfide che riguardano le scelte concrete, e auspico che il confronto tra istituzioni e parti sociali, tra i vari livelli delle istituzioni e i corpi intermedi, sia sempre aperto e costruttivo. Così come il dialogo da parte vostra con le organizzazioni sindacali Il confronto tra imprese e organizzazioni dei lavoratori è essenziale per rendere fertile il terreno e per costruire un benessere più condiviso.</p>
<p>Le sfide presenti possono essere affrontate soltanto se, con lungimiranza, si pensa anche al domani. Lei ha fatto cenno, Presidente, poc’anzi, all’avvio del nuovo mandato delle istituzioni dell’Unione Europea. È un ambito decisivo. Ed è un ambito nel quale il tema delle piccole e medie imprese è presente. La sollecitazione della vostra Confederazione e delle consorelle francese e tedesca ha contribuito, ad esempio, all’approvazione del Regolamento in materia di protezione dei prodotti artigianali e industriali europei. Altri punti dell’agenda sono aperti. La crisi dei rapporti internazionali in atto, con i focolai dell’aggressione russa all’Ucraina e della tragedia medio-orientale, si riflette sulla congiuntura economica, ed è soltanto opponendo la barriera dei valori condivisi in sede europea che sarà possibile tornare alla pace e riaffermare regole utili anche a promuovere prospettive di rinnovata crescita e di giustizia sociale. Un grande timore attraversa il nostro tempo: che il futuro dei nostri figli sia più problematico rispetto alla vita che abbiamo vissuto. Superare questa visione è possibile soltanto se il tessuto sociale si dimostra capace di generare dinamismo, aspirazioni, progetti. L’Europa è lo spazio del nostro futuro. Senza un’Europa forte e unita i cittadini europei rischiano di diventare semplici comprimari, se non addirittura subalterni. Ma l’Europa non si esaurisce, naturalmente, nei suoi vertici governativi e istituzionali. L’Europa è costituita anche dalla sua articolazione sociale, professionale, associativa, dalla pluralità delle sue comunità, dalla molteplicità del suo lavoro, dell’intelligenza, del sapere, della creatività degli europei».</p>
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		<title>La relazione del Presidente Marco Granelli all&#8217;Assemblea di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 10:40:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Su Spirito Artigiano pubblichiamo integralmente la relazione del Presidente di Confartigianato, Marco Granelli, pronunciata il 27 novembre a Roma durante l’Assemblea Annuale. Un intervento che affronta le sfide dell’artigianato italiano, valorizzandone il ruolo come motore di sviluppo economico e coesione sociale, con uno sguardo rivolto alle nuove generazioni e al futuro del Paese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 70%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107791" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Marco-Granelli.jpg" width="2048" height="1365" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Marco-Granelli.jpg 2048w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Marco-Granelli-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Marco-Granelli-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Marco-Granelli-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Marco-Granelli-1536x1024.jpg 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/11/Marco-Granelli-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></div>
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<div class="gizmo-bot-avatar flex h-8 w-8 items-center justify-center overflow-hidden rounded-full">
<p>«Colleghi Imprenditori, Autorità, gentili ospiti, Signore e Signori, benvenuti all’Assemblea della Confartigianato-Imprese.<br />
A nome delle donne e degli uomini di Confartigianato saluto innanzitutto e con particolare gratitudine per l’onore che ha voluto farci, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha accolto il nostro invito ad essere qui con noi oggi.<br />
Saluto il Presidente della Camera, la Vicepresidente del Senato, i Parlamentari, i Ministri e i Sottosegretari, i rappresentanti delle Istituzioni, della politica e dei media, così come i graditi ospiti.<br />
Oggi che, lo voglio ricordare, è un giorno importante per la nuova Europa, che vedrà finalmente operativa la nuova Commissione.<br />
Do il mio caloroso benvenuto ai delegati delle nostre Associazioni territoriali e Federazioni regionali, dei Movimenti, delle Categorie e delle Organizzazioni sociali, che dai tanti territori in cui è radicato il nostro Sistema associativo sono venuti a testimoniare la loro passione per la Confartigianato.<br />
Saluto altrettanto calorosamente tutti coloro che seguono l’Assemblea via web.<br />
Vi dico grazie!<br />
Signor Presidente Mattarella, l’onore di averla con noi si unisce all’importanza della Sua continua testimonianza dei principi fondanti la nostra Repubblica.<br />
Ed alla certezza di avere un saldo riferimento istituzionale che – in questa fase economica e sociale così difficile – rappresenta la migliore garanzia per la governabilità dell’Italia e per l’attuazione delle misure necessarie a farne ripartire lo sviluppo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>*Dal Capo dello Stato sostegno del dialogo tra istituzioni e parti sociali</em></span></h2>
<p>Sappiamo che gli imprenditori che rappresentiamo e l’intero Paese possono contare sul Capo dello Stato a sostegno del dialogo tra le Istituzioni e le parti sociali, a tutela dell’unità nazionale e dei nostri valori costituzionali.<br />
Sono valori che noi incarniamo ogni giorno nella nostra attività di imprenditori, come produttori di PIL sociale. E che sono alla base dell’azione di rappresentanza e servizio di Confartigianato, immersa nelle comunità quale riferimento di imprese e famiglie.<br />
Tanto più nel difficile momento che stiamo vivendo.<br />
I problemi dell’economia italiana ed internazionale, alimentati dai venti di guerra, rendono quanto mai complesso il quadro politico, sociale ed economico non permettendo all’Europa di rialzarsi appieno dopo questo lungo periodo di crisi.<br />
Cito ad esempio due dati del nostro Ufficio studi.</p>
<p><strong>I danni della guerra sull’economia italiana: 13,4 miliardi di mancato export verso Russia e Ucraina, 78,9 miliardi di maggiore costo per acquisto di energia dall’estero, 44,3 miliardi di maggiori oneri finanziari per le imprese a causa dell’aumento dei tassi di interesse.</strong></p>
<p>Il conflitto russo-ucraino ha fatto perdere 13,4 miliardi di esportazioni verso questi due Paesi, con un maggiore costo per l’acquisto di energia dall’estero pari a 78,9 miliardi di euro.<br />
L’aumento dei tassi d’interesse per contrastare l’inflazione ha comportato nell’ultimo biennio 44,3 miliardi di maggiori oneri finanziari per le imprese e un calo dei prestiti che a settembre è del 2,4%.</p>
<p>Tutto ciò rende il futuro sempre più incerto ed accresce le preoccupazioni, sia per il presente, sia per quello che potremo lasciare alle prossime generazioni.<br />
E noi vogliamo essere protagonisti nel costruire il futuro!<br />
Abbiamo allora deciso, quest’anno, di dedicare la nostra riflessione proprio ai giovani, ai ragazzi che oggi si affacciano al mondo e che saranno le nuove leve dell’economia, i nuovi imprenditori, i lavoratori, in un mondo sempre più tecnologico e che porterà sfide sempre nuove e cambiamenti sempre più repentini.<br />
Argomento “alto”, che abbiamo messo al centro della nostra azione associativa di corpo intermedio.<br />
Lo vogliamo fare partendo dai principi della nostra società, da quei capisaldi che i nostri Padri Costituenti hanno posto come fondamenta di una comunità che si stava formando dopo la tragedia della guerra e di cui si poteva solo intravedere lo sviluppo.<br />
E uno di questi capisaldi, allora come adesso, è proprio l’artigianato, l’impresa piccola, diffusa e parte stessa del territorio, incentrata sull’ingegno, la forza e la responsabilità dell’imprenditore.<br />
Per questo, l’articolo 45 della Costituzione assegna un privilegio particolare all’artigianato, quale espressione dei valori del lavoro, della persona, della tradizione e della continua innovazione.<br />
Ma anche l’artigianato, lo stesso intraprendere, vive una crisi generazionale. I giovani stentano ad avviare nuove aziende, ad appassionarsi a questo modello di impresa, mentre gli anziani cessano la loro attività.<br />
È un problema strategico per il nostro Paese, che minaccia la stessa sopravvivenza del Made in Italy.<br />
<strong>2,2 milioni di lavoratori in meno nel prossimo decennio a causa della ‘glaciazione’ demografica.</strong><br />
Nel Rapporto del nostro Ufficio studi evidenziamo uno scenario severo, una vera e propria “glaciazione demografica”.<br />
Nell’arco del prossimo decennio la popolazione in età lavorativa scenderà di 2,2 milioni di unità, pari ad un calo del 6,4%.<br />
<strong>31.495.000 giovani non si offrono sul mercato del lavoro, record negativo italiano per tasso inattività giovanile: 24,2% a fronte del 14,2% in Ue</strong><br />
A fronte della rarefazione del capitale umano assistiamo al “grande spreco” rappresentato da 1 milione 495mila giovani tra 25 e 34 anni che non si offrono sul mercato del lavoro. Abbiamo il triste record in Europa per il maggior tasso di inattività giovanile, 24,2%, a fronte della media europea del 14,1%.<br />
<strong>47,9%: quota di assunzioni di difficile reperimento da parte delle imprese a novembre 2024. In crescita rispetto al 45,1% del 2023</strong><br />
E mentre i giovani non cercano lavoro, le aziende non trovano i lavoratori. A novembre 2024 le imprese lamentano difficoltà di reperimento per il 47,9% delle assunzioni previste, 2,8 punti in più rispetto al 45,1% del 2023.<br />
Credo che questo sia uno dei problemi sociali ed economici più grandi che dobbiamo affrontare. Perché riguarda l’avvenire dei nostri giovani, delle nostre imprese, di tutto il Paese.<br />
Coinvolge le Istituzioni, le famiglie, le imprese, noi corpi intermedi e richiede risposte rapide.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>*Rilanciare articolo 45 della Costituzione affinchè artigianato e piccola impresa spingano sviluppo economico e sociale e diano prospettiva di lavoro ai giovani</em></span></h2>
<p>Pensiamo che sia il momento di dare un nuovo senso all’articolo 45 della Costituzione, per far sì che l’artigianato e la piccola impresa possano ancora una volta spingere lo sviluppo economico e sociale del Paese.<br />
E, assieme al mondo dell’istruzione, diano speranze e prospettive a generazioni che vivono momenti di incertezza, alle loro famiglie ed alle nostre comunità.<br />
Da un’indagine del Censis svolta con Confartigianato, i giovani sotto i 35 anni preferiscono un lavoro libero e creativo a un impiego tradizionale, ripetitivo, imprigionato in gerarchie.<br />
Dietro a questo approccio c’è il rifiuto di un “posto qualunque” e l’aspirazione ad un’occupazione motivante e coinvolgente che rispecchi interessi e valori personali.<br />
Le attività imprenditoriali artigiane spiccano nelle preferenze manifestate, proprio per la possibilità di esprimere la propria creatività, concretizzare idee e progetti, operare in autonomia, realizzare prodotti unici, ben fatti, e portarli nel mondo.<br />
Voglio citare a questo proposito il “Patto per il Futuro” adottato il 22 settembre 2024 dalle Nazioni Unite.<br />
È un documento complesso che traccia una mappa delle prospettive da perseguire, degli aspetti su cui investire e degli impegni da assumere da parte degli Stati, tra cui creare posti di lavoro dignitosi per i giovani e responsabilizzarli, incoraggiarli e sostenerli nel fare impresa.<br />
Insomma, è riconosciuto in tutte le sedi più autorevoli il ruolo dei giovani come agenti del cambiamento e la necessità di un dialogo e di un patto fra generazioni.<br />
Ma non va dimenticato che prendere in mano l’impresa di famiglia, così come crearne di nuove, o abbracciare mestieri e professioni che valorizzino le proprie qualità, è sempre più difficile, in particolare a causa di una burocrazia ancora opprimente e che viene vissuta dai giovani non solo con fastidio, ma anche come un ostacolo insormontabile che vanifica e spegne la spinta imprenditoriale, la voglia di fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>*La nostra generazione non passi alla storia per aver spento le aspirazioni, i sogni, i talenti e le qualità dei giovani</em></span></h2>
<p>Il nostro è un appello forte e accorato: la nostra generazione non deve passare alla Storia come quella che ha spento le aspirazioni, i sogni, i talenti e le qualità dei giovani!<br />
Per usare le parole – antiche ma sempre attuali – di Plutarco, “i giovani non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere”.<br />
Dobbiamo quindi riuscire a farli emergere, a dare loro fiducia, a sperimentare insieme le forme in cui la tradizione si declina al futuro e sia veramente un’eredità, sia il basamento su cui costruire nuovi e più alti edifici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>*Ripartire dalla Costituzione per dare futuro ai giovani</em></span></h2>
<p>Presidente Mattarella, mi permetto di rivolgermi a Lei come garante della Costituzione e quindi testimone del suo vero spirito, che non è quello di costruire gabbie chiuse ed immutabili, ma di essere il motore primario dell’evoluzione del nostro Paese e della nostra società.<br />
Abbiamo, in questo senso, assistito con piacere all’evento del 13 marzo scorso con gli influencer al Quirinale e particolarmente apprezzato le Sue parole quando ha affermato che “La Costituzione è estremamente giovane, è stata fatta con tanta saggezza da avere norme che si adattano a condizioni anche imprevedibili&#8221;.<br />
Questo è il punto che noi vediamo: la Costituzione disegna un’Italia in cui le opportunità devono essere date a tutti e in cui i giovani hanno diritto a far crescere e sviluppare le proprie idee e aspirazioni.<br />
E riconoscendo il valore sociale dell’artigianato lo pone come traino per connettere le nuove generazioni al mondo del lavoro, ma anche al mondo dell’impegno, della responsabilità e – perché no? – alla realizzazione dei propri sogni personali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>*Diffondere ovunque il richiamo alle nuove generazioni perché abbraccino il ‘fare impresa’</em></span></h2>
<p>Noi pensiamo che occorra diffondere il più possibile e in ogni sede e modo questo richiamo alle giovani generazioni perché abbraccino con entusiasmo il “fare impresa” per essere padroni di sé stessi e partecipare in prima persona alla Storia millenaria del nostro Paese, facendola evolvere e progredire con la propria libera creatività.<br />
Per essere finalmente protagonisti della propria vita e andare contro corrente in un mondo che invece spinge verso un conformismo che finisce per spegnere sul nascere ogni entusiasmo.<br />
E questo anche come risposta alla fuga all’estero dei nostri giovani ad alle necessità di rinascita e sviluppo delle aree interne e montane.<br />
Pensiamo che sia per questo indispensabile che le Istituzioni intervengano con maggiore forza in favore della piccola impresa e l’artigianato, che è la particolarità e l’eccellenza del made in Italy<br />
E che è l’unica veramente nostra, nata senza capitali stranieri.<br />
In questo percorso c’è anche la necessità della rilettura, dopo quarant’anni, della Legge quadro per l’artigianato, ormai inadeguata e superata rispetto ad un settore che vive una forte evoluzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>*Va creato un ambiente favorevole alle imprese. Burocrazia, fisco, accesso al credito, costi dell’energia, condizioni delle infrastrutture diventano barriere al mettersi in proprio</em></span></h2>
<p>C’è ancora molto da fare per creare un ambiente che favorisca la spinta imprenditoriale: burocrazia, fisco, difficoltà di accesso al credito, costi dell’energia, condizioni delle infrastrutture diventano barriere che scoraggiano le migliori volontà di mettersi in proprio.<br />
Noi, nel nostro ruolo di corpo intermedio, continuiamo a lavorare insieme al Governo per trovare soluzioni e strumenti per togliere gli ostacoli alla libertà di impresa ed affrontare al meglio le sfide della nuova complessità e delle nuove transizioni.<br />
E vogliamo farlo portando avanti un’azione volta alla tutela delle nostre imprese, ma sempre nel quadro dell’interesse generale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em><span class="font-435549">*La sostenibilità non sia furore ideologico, ma impiego intelligente delle risorse, con approccio pragmatico. La tecnologia è un mezzo, non il fine</span></em></h2>
<p>Tecnologia e sostenibilità.<br />
Sono queste le maggiori e più impattanti transizioni che le piccole imprese e l’artigianato si trovano a fronteggiare, ma che da sempre sanno governare e utilizzare per crescere ed evolvere.<br />
La sostenibilità non deve essere furore ideologico, ma scelta consapevole di futuro, impiego intelligente delle risorse, competitività, atto di responsabilità verso le nuove generazioni. Per questo deve essere vista con atteggiamento concreto e pragmatico.<br />
Così come la tecnologia deve essere funzionale all’atto creativo e non il contrario.<br />
Un mezzo, non il fine.<br />
Voglio citare, a questo proposito, le parole del discorso che Papa Francesco ha rivolto ai 7000 imprenditori di Confartigianato ricevuti in udienza il 10 febbraio scorso:<br />
“L’uso delle tecnologie ha accresciuto le possibilità del settore, ma è importante che non finiscano per sostituire la fantasia dell’uomo. Le macchine replicano mentre le persone inventano! Fare non equivale a produrre: mette in gioco la capacità creativa che sa tenere insieme l’abilità delle mani, la passione del cuore e le idee della mente.<br />
L’uomo digitale, che per molti – ma non per noi – è l’uomo del futuro, non può comprendere in sé la sfera del sentimento, dell’umanità, della creatività, dell’empatia.<br />
Ed invece è proprio in questa sfera che nasce l’Intelligenza artigiana, il valore del fare impresa, della spinta a fare delle proprie qualità un’attività economica, facendole emergere e diventare azienda integrata nella comunità.<br />
Un ambiente favorevole all’impresa deve dare stabilità economica. La fiducia delle imprese si rafforza soltanto se il contesto nel quale operano offre prospettive di futuro e possibilità di programmazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>*La manovra economica mantiene equilibrio tra rigore e crescita. Collaborare tutti per il successo del Pnrr</em></span></h2>
<p>Per questo, nell’anno in cui il Governo ha dovuto ricominciare a fare i conti con i vincoli europei del Patto di stabilità, abbiamo apprezzato lo sforzo di mantenere nella Manovra il giusto equilibrio tra rigore e crescita.<br />
Sappiamo che il PNRR, per l’entità delle risorse impegnate, è una grande opportunità per il nostro Paese ed è ciò che, in questa fase, può supportare efficacemente la ristrettezza dei conti del bilancio pubblico.<br />
Per questo dobbiamo prenderci tutti la responsabilità di collaborare per arrivare agli obiettivi prefissati cercando di tifare per il successo del Piano, perché la sua realizzazione è una cosa di cui ha davvero bisogno il Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>*Tassazione sia equa. Azzerare il tax gap rispetto ai competitor europei e semplificare le procedure</em></span></h2>
<p>La tassazione deve essere equa e il rapporto fra fisco e contribuente improntato ad una leale collaborazione. In tale ambito la Riforma fiscale approvata lo scorso anno e i successivi Decreti legislativi vanno in questa direzione.<br />
Auspichiamo che rapidamente il Governo “metta a terra” anche altri importanti principi della legge delega, in particolare rendendo uniforme l’ammontare della no tax area per tutti le persone fisiche.<br />
Le nostre imprese devono essere messe nelle condizioni di poter efficacemente competere sul mercato azzerando il nostro tax gap rispetto ai competitor europei.<br />
Anche la semplificazione delle procedure, oltre alla riduzione degli oneri impropri, potrà liberare la miglior energia imprenditoriale.<br />
Infine, una riflessione sul tema dell’evasione. Le strategie di sviluppo della compliance non possono basarsi solo sulla deterrenza, ma occorre soprattutto aumentare la consapevolezza della funzione sociale e solidaristica dell’adempimento fiscale per garantire adeguati livelli di servizi pubblici, particolarmente per i cittadini più bisognosi ed economicamente fragili.<br />
La crescente necessità di fidelizzare e motivare i propri collaboratori, unita al progressivo arretramento del welfare pubblico, fanno sì che il welfare di prossimità, che si sviluppa su una dimensione territoriale di vicinanza, sia diventato un fondamentale asset di carattere sociale ed economico.<br />
In questo ambito, la nostra bilateralità artigiana, espressione di buone e moderne relazioni sindacali, offre soluzioni ai problemi delle persone e delle imprese, operando secondo percorsi condivisi tra le parti sociali, spesso frutto di analisi dei bisogni fornite dagli stessi interessati.<br />
Sono state realizzate reti di protezione sul lato degli ammortizzatori sociali, della sanità integrativa, della formazione continua, della conciliazione vita lavoro, delle politiche attive, dell’istruzione, della sicurezza nei luoghi di lavoro, che è uno degli aspetti che ci sta più a cuore.<br />
Il lavoro è un tema centrale per Confartigianato, che per noi rappresenta innanzitutto qualità, ma allo stesso tempo dignità, inclusione, promozione, benessere, sviluppo, impresa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>*Il lavoro ha bisogno di un quadro regolatorio moderno. Valorizzare la buona contrattazione collettiva delle parti sociali realmente rappresentative</em></span></h2>
<p>Un lavoro che ha bisogno di un quadro regolatorio moderno che sia in grado, da un lato, di assicurare le giuste tutele normative e salariali ai lavoratori e, dall’altro, di consentire alle imprese di organizzare in maniera più efficiente e produttiva l’attività, al fine di poter competere in mercati sempre più sfidanti.<br />
Per questo crediamo fermamente nel primato della buona contrattazione collettiva, espressa da parti sociali realmente rappresentative che, attraverso l’autonomia collettiva sancita<br />
dalla nostra Costituzione, possano stabilire nella maniera più corretta il salario, le regole e l’organizzazione del lavoro. Infatti, nessuna legge, in sé, riesce a creare lavoro, ricchezza e benessere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em><span class="font-435549">*L’immigrazione va governata, non subita. Il lavoro è strumento di inclusione. Servono programmi di formazione per accrescere le competenze dei lavoratori stranieri</span></em></h2>
<p>Il lavoro, dobbiamo ricordarlo, è il migliore strumento per l’inclusione dei lavoratori stranieri, che è un tema cruciale per il futuro delle nostre imprese e della nostra società.<br />
Non è solo un&#8217;opzione, ma una necessità.<br />
Ma non possiamo dimenticare le criticità. Esiste un mismatch delle competenze: spesso i lavoratori stranieri non possiedono livelli di formazione adeguati alla domanda del mercato.<br />
Occorrono quindi programmi di formazione, in Italia e nei Paesi di origine – voglio citare ad esempio un nostro progetto di Scuola dei Mestieri in Etiopia – per garantire che questi lavoratori possano inserirsi efficacemente nel tessuto produttivo e si riduca fino a scomparire la piaga del lavoro irregolare, che genera emarginazione annullando i diritti.<br />
Insomma, l’immigrazione non va subìta, ma governata.<br />
Con uno sforzo comune che ci riguarda anche come Confartigianato e come imprenditori.<br />
Infatti, spesso non siamo solo datori di lavoro, ma siamo anche coloro che accompagnano e affiancano nel percorso di integrazione sociale ed economica.<br />
E l’artigianato è anche l’ambito nel quale il cittadino straniero può trovare l’occasione per fare impresa e mettere a frutto le proprie competenze.<br />
Vado a concludere.<br />
Mentre ci prepariamo ad affrontare il futuro, c’è una verità che non dobbiamo mai dimenticare: la nostra forza non sta solo nelle nostre mani, ma nel cuore che mettiamo in ogni gesto, in ogni progetto, in ogni creazione.<br />
Ogni pezzo che realizziamo racconta una storia, quella di un sapere che passa da generazione a generazione, di una passione che resiste al tempo e alle mode.<br />
Siamo custodi di sogni, di visioni che prendono forma attraverso la dedizione e la fatica.<br />
Ogni nostro prodotto non è solo un oggetto: è l’espressione viva di chi crede che il valore di ciò che facciamo sia misurato dalle emozioni che suscita, dalla bellezza che porta nel mondo.<br />
Oggi, come ieri, e come domani, siamo chiamati a essere fari di autenticità in un mare di omologazione.<br />
E lo facciamo con la coscienza di chi sa che, dietro ogni successo, c&#8217;è il coraggio di mettere in gioco sé stessi.<br />
Il coraggio di fallire, di rialzarsi, di imparare, e di continuare a creare.<br />
Siamo noi, con le nostre mani e il nostro cuore, a costruire pezzo dopo pezzo il futuro che immaginiamo.<br />
Siamo imprese a valore artigiano, siamo Imprenditori artigiani.<br />
Siamo costruttori di futuro.<br />
E nel nostro lavoro, nella nostra dedizione, vive qualcosa di più grande: la speranza di un domani in cui la bellezza, la passione e l’autenticità vincano sempre.<br />
Questo è il nostro dono al mondo.<br />
E questo, permettetemi di dirlo, è ciò che ci rende davvero indimenticabili.<br />
Viva la Confartigianato! Viva l’Italia!»</p>
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		<title>Il valore delle nuove generazioni nei processi di sviluppo del Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rosina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 06:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Investire nella formazione e nell'inserimento lavorativo dei giovani migliora qualitativamente il loro apporto allo sviluppo economico e sociale, contrastando l'emigrazione e favorendo la realizzazione personale e la crescita demografica italiana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 62%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106795" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/pexels-md-mamun-1997393.jpg" width="900" height="1200" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/pexels-md-mamun-1997393.jpg 900w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/pexels-md-mamun-1997393-225x300.jpg 225w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/pexels-md-mamun-1997393-768x1024.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/pexels-md-mamun-1997393-350x467.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></div>
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<p>Il rinnovo generazionale e il rapporto tra generazioni sono al centro della realtà in continuo mutamento. Le condizioni del rapporto tra generazioni e dei meccanismi del rinnovo generazionale devono poter essere assicurate e funzionare in modo da consentire a chi è anziano, da un lato, di vivere a lungo e bene, e a chi è giovane, dall’altro, di poter avere le condizioni per partecipare in modo solido ai processi che generano sviluppo e benessere.</p>
<p>Questo è ancor più vero oggi. Nelle società moderne avanzate, infatti,<strong> le persone si trovano a proiettare i propri percorsi di vita in un contesto di crescente complessità con punti di riferimento e coordinate continuamente messe in discussione dalle grandi trasformazioni demografiche, sociali, economiche e tecnologiche in atto</strong>.</p>
<p>In particolare, i giovani sono sempre stati una componente abbondante delle popolazioni del passato, mentre sono oggi in drastica riduzione quantitativa. Tra la fine del secolo scorso e le prime decadi dell’attuale, l’Italia è stato il paese che con più metodica perseveranza in Europa ha agito nell’opera di indebolimento strutturale di tutta la fascia giovanile.  Un processo di degiovanimento che ora sta riversando gli effetti negativi sulle coorti in entrata nella vita adulta e nella piena età lavorativa. Secondo i dati Eurostat, negli ultimi vent’anni la popolazione europea è diminuita di quasi 4,5 milioni nella fascia d’età 30-34 (da 32,5 a 28,1 milioni). La corrispondente perdita dell’Italia è stata di 1,3 milioni, pari a circa il 30% della perdita totale osservata nell’Ue-27.</p>
<p>Va inoltre aggiunto che il percorso di transizione alla vita adulta &#8211; che ha come asse portante la transizione scuola-lavoro &#8211; risulta oggi più frammentato e incerto rispetto a quanto sperimentato dalle generazioni precedenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>La combinazione tra instabilità lavorativa e basse retribuzioni rende i giovani italiani più a lungo dipendenti dai genitori e frena la formazione di una propria famiglia, esponendoli al rischio di diventare working poor</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lo snodo, in particolare, intorno ai 30 anni rappresenta un punto cruciale nel rapporto tra presente e futuro</strong>, sia a livello individuale che collettivo. Le prospettive di realizzazione personale e di successo professionale dipendono dalle condizioni in cui ci si trova in tale fase della vita, e la solidità quantitativa e qualitativa delle corrispondenti coorti influisce direttamente sullo sviluppo e sulla competitività del paese nel suo complesso. Gli indicatori che riguardano la fascia in età 30-34 anni sono, quindi, particolarmente informativi sul destino di un paese e sulla capacità di far fronte alle sfide del proprio tempo.</p>
<p>Una misura delle difficoltà che le nuove generazioni incontrano ha come riscontro il livello del tasso di <strong>NEET</strong>, che indica la percentuale di giovani fuori dalla formazione e senza lavoro. L’Unione europea è molto preoccupata del fatto che l’incidenza di chi si trova in tale condizione risulti superiore al 10% nella fascia 15-29. L’Italia è uno dei paesi membri con livelli più elevati in tutta la fase giovanile, fin oltre i 30 anni. Sempre secondo i dati più recenti Eurostat (riferiti al 2022) nella classe 30-34 è Neet una persona su quattro contro una media Ue-27 minore a uno su sei. Tra i maschi il divario è rilevante, pari a circa 5 punti percentuali (15,5% contro 10,2%), ma sul versante femminile il gap con le coetanee europee è addirittura quasi il triplo (36,1% contro il 21,3%).</p>
<p>Ne deriva anche che il potenziale maggiore di miglioramento del paese sta nella convergenza della qualità della formazione e della valorizzazione del capitale umano delle nuove generazioni ai livelli medi europei. Con attenzione particolare alle competenze nelle materie Stem (science, technology, engineering, mathematics) e alla possibilità di armonizzare tempi di vita e di lavoro.</p>
<p>L&#8217;obiettivo non è solo quello di fornire occupazione ai giovani, ma anche di creare un ambiente che permetta loro di realizzare appieno il loro potenziale e di contribuire in modo significativo alla crescita e al benessere della società nel suo complesso. Questo richiede un cambio di prospettiva: non considerare i giovani solo come destinatari di politiche di occupazione, ma come veri e propri attori del cambiamento e della trasformazione sociale ed economica. Al di là dei livelli attuali di disoccupazione e sottoccupazione, infatti, quello che pesa sui giovani è soprattutto il non sentirsi inseriti in processi di crescita individuali e collettivi, ovvero inclusi in un percorso che nel tempo consenta di dimostrare quanto si vale e di veder riconosciuto pienamente il proprio impegno e il proprio valore (indipendentemente dal genere, dalla famiglia e dal territorio di provenienza).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Paradossalmente proprio la debolezza demografica delle nuove generazioni può favorire un’attenzione maggiore a ciò che esse sono portate a dare e desiderano essere anziché doversi meramente adattare (spesso al ribasso) a quello che ci si aspetta da loro</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’unica possibilità, del resto, per l’Italia di superare i limiti del passato e avviare una fase nuova di sviluppo sulla spinta delle risorse di Next Generation Eu, è quella di portare il sistema paese a riallinearsi al rialzo al meglio del contributo che le nuove generazioni possono dare in coerenza con le loro specificità (riconoscendone fragilità e potenzialità).</p>
<p>Più in generale, formare bene i giovani, inserirli in modo efficiente nel mondo del lavoro, valorizzarne al meglio il contributo qualificato nelle aziende e nelle organizzazioni, consente di rispondere alla riduzione quantitativa dei nuovi entranti con un rafforzamento qualitativo della loro presenza nei processi che alimentano sviluppo economico, innovazione sociale, competitività internazionale. Frenerebbe, inoltre, la loro fuga verso l’estero e li metterebbe anche nelle condizioni di realizzare in modo più solido il loro progetti di vita, con conseguenze positive sulla formazione di nuovi nuclei familiari e sulla natalità.</p>
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<h6 class="p1"><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h6>
<p><strong>Foto di<a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/occhio-umano-1997393/" target="_blank" rel="noopener"> MD Mamun</a></strong></p>
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		<title>Investire sul capitale umano e sulle competenze avvicinando scuola, famiglie, giovani e imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Giovani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 06:05:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ponte tra formazione e lavoro: investimenti in capitale umano e apprendistato sono le chiavi per superare il divario di competenze e rispondere alla domanda di lavoratori qualificati nel tessuto produttivo italiano, rilanciando il made in Italy con l'innovazione e una stretta sinergia tra scuola, imprese, e istituzioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106770" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280.jpg" width="1280" height="672" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280-300x158.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280-1024x538.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280-768x403.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/02/exhibition-2944064_1280-350x184.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<p><span class="font-179988">Il problema della difficoltà nel reperimento di lavoratori qualificati da parte delle imprese diventa ogni giorno più pressante.</span></p>
<p><span class="font-179988">Per le imprese italiane è infatti sempre più <strong>difficile trovare manodopera</strong>: come evidenziato dall’Ufficio Studi di Confartigianato,  nel 2023 la difficoltà di reperimento del personale ha raggiunto il 45,1% e si attesta al 48,1% per le MPI e al 55,2% per le imprese artigiane. Nel complesso il 58,1% delle MPMI italiane ha difficoltà a trovare dipendenti con le giuste competenze.</span></p>
<p><span class="font-179988"><strong>Il lavoro c’è, mancano i lavoratori</strong>: è il paradosso che Confartigianato denuncia ormai da anni e che oggi sta diventando una vera emergenza per gli imprenditori e per tutto il Paese, per il futuro del made in Italy.</span></p>
<p><span class="font-179988">La carenza di manodopera qualificata vanifica, inoltre, gli sforzi dei piccoli imprenditori per agganciare la ripresa.</span></p>
<p><span class="font-179988">Anche la <strong>propensione ad innovare</strong> da parte delle piccole imprese italiane è spesso frenata dal problema di reperire personale qualificato: nel 2023, infatti, i piccoli imprenditori prevedevano l’assunzione di 449mila lavoratori con elevate competenze 4.0, capaci di gestire tecnologie relative a <em>big data analytics</em>, <em>internet of things</em> e <em>robot</em>, ma, di questi, il 55%, è risultato di difficile reperimento.</span></p>
<p><span class="font-179988">Si tratta di una situazione determinata principalmente dal <strong>gap scuola-lavoro</strong> e da un <strong>sistema formativo che fatica a formare competenze </strong>sempre più evolute per affrontare le transizioni, soprattutto green e digitale, e ad offrire alle nuove generazioni una “bussola” per intraprendere concrete opportunità di esperienze in azienda, a cominciare dall’apprendistato.</span></p>
<p><span class="font-179988">In tale quadro, Confartigianato ritiene quindi indispensabile <strong>puntare sull’apprendistato come fondamentale canale incentivato di ingresso nel mondo del lavoro</strong>, che consente di crescere e formarsi in un contesto lavorativo, per la formazione di profili professionali individuati dalla contrattazione collettiva.  L’apprendistato è infatti l’unico contratto di lavoro che presenta un contenuto realmente formativo  in grado di  coniugare la capacità formativa che è innata nell’attività d’impresa con il desiderio dei giovani di apprendere facendo.</span></p>
<p><span class="font-179988">Investire sulle competenze professionali e sull’apprendistato è prioritario per aumentare i livelli di occupazione giovanile creando lavoro di qualità e per superare il <em>mismatch </em>delle competenze e le difficoltà di reperimento del personale.</span></p>
<p><span class="font-179988">A tal fine occorre prevedere specifici e stabili <strong>incentivi</strong> per la fondamentale attività di  <strong>tutoraggio</strong> dell’apprendista, molto spesso svolto nelle micro e piccole imprese direttamente dal titolare.</span></p>
<p><span class="font-179988">Un’altra direttrice su cui lavorare riguarda l’istituzione della <strong>filiera formativa tecnologico-professionale</strong>.</span></p>
<p><span class="font-179988">Il rilancio complessivo dell’istruzione tecnica punta ad aggredire il <em>mismatch</em> di competenze ed è l’occasione per innalzare la qualità dell’offerta formativa professionalizzante, con uno stretto collegamento con i sistemi produttivi strategici dei territori, il potenziamento delle attività didattiche laboratoriali e gli strumenti di alternanza scuola-lavoro, come l’apprendistato duale.</span></p>
<p><span class="font-179988">E’ importante sostenere la creazione di una filiera della formazione professionale che integri i percorsi tecnici-professionali scolastici, la formazione professionale regionale (IeFP) e gli ITS per formare le competenze legate ai profili richiesti dal mercato del lavoro. Si tratta, infatti, di percorsi che formano la maggior parte delle figure richieste dalle piccole e medie imprese, collegate alle filiere produttive della manifattura e del made in Italy, e il cui obiettivo deve, quindi, essere quello di consentire ai giovani di acquisire competenze maggiormente spendibili nel mercato del lavoro.</span></p>
<p><span class="font-179988">In tale ottica, merita una particolare attenzione la possibilità di attivare moduli didattici e attività laboratoriali con <strong>esperti provenienti dal mondo del lavoro</strong>, attraverso contratti di prestazione d’opera, per adeguare l’offerta formativa ai fabbisogni del territorio e all’evolversi delle conoscenze e delle tecnologie dei diversi settori. Questa previsione, unitamente alla possibilità di definire modalità di co-progettazione dei PCTO e di stipula di contratti di apprendistato duale (di primo e terzo livello), riconosce, infatti, il <strong>valore formativo dell’impresa</strong> e se ne auspica, quindi, una pronta ed efficace attuazione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><em><span class="font-179988 font-435549">Sembrano, quindi, esserci le <strong>premesse per avvicinare scuola, giovani, imprese,</strong> per ritrovare e valorizzare il talento e il “saper fare” e che sono indispensabili per garantire il futuro del made in Italy. </span><span class="font-179988 font-435549">Per queste stesse ragioni anche l’istituzione del <strong>Liceo del made in Italy</strong> può rappresentare l’occasione per avviare un cambiamento culturale e formare nuove generazioni con competenze adeguate per il mercato del lavoro.</span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo contesto, il nuovo percorso liceale rappresenta un “tassello” che, a partire dalla storia dei marchi e dei brevetti, può consentire di cogliere gli <strong>elementi valoriali e culturali dell’impresa italiana</strong>, sviluppando da un lato la capacità di lettura, interpretazione e riconoscimento e dall’altro promuovendone la valorizzazione e dando un contributo alla formazione di una “nuova classe dirigente” con forti basi culturali e adeguate conoscenze manageriali.</p>
<p>Il compito che dovrà svolgere questo nuovo percorso liceale è, infatti, proprio quello di concorrere alla formazione di <strong>una nuova generazione di manager ed imprenditori</strong> in grado di saper leggere, interpretare e mettere in pratica i valori distintivi del nostro modello produttivo e di fare impresa, capace quindi di tutelare e promuovere le eccellenze italiane dei diversi settori produttivi sui mercati internazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>L’avvio del nuovo Liceo e la riforma della filiera tecnico-professionale (4+2), danno quindi un segnale di attenzione e rappresentano una risposta importante, sia pure differenziata ma complementare, per superare il mismatch tra domanda ed offerta di lavoro. La partenza, inoltre, della <strong>riforma degli ITS Academy</strong>, con l’adozione dei decreti attuativi dovrebbe portare il sistema educativo italiano al pari delle migliori esperienze europee.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, è indispensabile puntare l’attenzione <strong>sull’orientamento scolastico-formativo</strong>. Le nuove Linee guida per l&#8217;orientamento, recentemente adottate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, rappresentano infatti un importante passo verso la definizione di un sistema strutturato di orientamento necessario per superare sia il disallineamento di competenze che gli alti tassi di abbandono scolastico che ancora oggi contraddistinguono, soprattutto in alcune aree, il nostro Paese.</p>
<p>Il sistema di orientamento dovrebbe consentire di guidare i giovani e le loro famiglie verso percorsi formativi che tengano conto delle attitudini e propensioni personali coniugandole con le prospettive occupazionali e di lavoro futuro. Un orientamento efficace e strutturato in tutto il percorso formativo ma con una attenzione specifica nei momenti di passaggio da un ciclo di studi ad un altro (tra le scuole medie e le superiori e tra le superiori e gli ITS e/o l’università) consentirebbe infatti di contrastare fenomeni come il mismatch e la dispersione scolastica.</p>
<p>Vanno quindi nella giusta direzione la previsione di moduli di orientamento per tutte le classi e in ciascun anno scolastico e l’introduzione della <strong>figura per il Job placement</strong>, con la funzione di sostenere le scelte dei ragazzi, nel dialogo con i diversi stakeholder del territorio. Per aumentare le potenzialità di tutti i percorsi educativi andrebbe anche avviata una efficace attività di informazione/comunicazione capace di far conoscere realtà formative ancora poco note come gli ITS Academy o proprio il nuovo Liceo per il Made in Italy.</p>
<p>Le imprese artigiane sono, infatti, una palestra d’eccellenza nella quale i giovani possono acquisire le conoscenze e le abilità necessarie a svolgere un lavoro gratificante, sempre più innovativo, al passo con le nuove sfide tecnologiche, e possono costruirsi un futuro scommettendo sulle loro passioni e inclinazioni.</p>
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<h6 class="p1"><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h6>
<p><strong>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2944064">Gerd Altmann</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2944064">Pixabay</a></strong></p>
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</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/investire-sul-capitale-umano-e-sulle-competenze-avvicinando-scuola-famiglie-giovani-e-imprese/">Investire sul capitale umano e sulle competenze avvicinando scuola, famiglie, giovani e imprese</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Talenti e Imprese: trasformazioni e prospettive nel ‘mondo’ dei talenti aziendali. Una riflessione iniziale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Mamoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2024 06:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il talento non è la soluzione ma l’interrogativo. Il talento è se stessi al bivio critico della generazione di valore con l’incontro degli altri</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106606" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/traffic-sign-808760_1280.jpg" width="1280" height="905" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/traffic-sign-808760_1280.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/traffic-sign-808760_1280-300x212.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/traffic-sign-808760_1280-1024x724.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/traffic-sign-808760_1280-768x543.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/traffic-sign-808760_1280-350x247.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<div class="markdown prose w-full break-words dark:prose-invert light">
<h4><span class="font-435549"><em>In un contesto aziendale sempre più orientato alla ricerca di soluzioni preconfezionate, l&#8217;approccio contemporaneo alla gestione dei talenti si staglia spesso come una prospettiva riduttiva. In quest&#8217;ottica, il talento è comunemente presentato come una risposta già pronta a intricati problemi organizzativi. </em></span><em style="font-family: Cormorant;">È necessario sfidare questa visione convenzionale, presentando il talento non come un dogma consolidato, ma piuttosto come un interrogativo fondamentale che si pone al crocevia critico della generazione di valore.</em></h4>
<h4><span class="font-435549"><em>Vi è bisogno di una nuova ‘call to action’ per le imprese: superare la mera ricerca di competenze tecniche e concentrarsi sulle qualità relazionali dei propri membri. Il talento non si esaurisce nelle mere competenze tecniche, ma si manifesta come un&#8217;espressione unica del valore generato attraverso la riflessività e l&#8217;empowerment individuale.</em></span></h4>
<p>Vediamo, sinteticamente, come attraverso alcuni concetti-tema possiamo ridefinire questo ‘percepito’ (sintesi del documento &#8216;Talenti e competenze nell’Europa del futuro&#8217; in Rapporto annuale 2023, Fondazione Moressa).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Il Talentismo</h4>
<p>L&#8217;iper-specializzazione nella gestione delle risorse umane ha condotto molte aziende a concentrarsi esclusivamente sulla ricerca di &#8220;talenti&#8221;, trascurando il contesto più ampio delle competenze, della motivazione e della leadership. Il ‘talentismo’ sembra essere una moda del momento. È necessario che le imprese debbano andare oltre la mera ricerca di competenze tecniche e focalizzarsi sulle qualità relazionali dei loro membri.</p>
<h4>La Ricerca dei Talenti e le Nuove Logiche Motivazionali</h4>
<p>L&#8217;evoluzione dal Customer Relationship Management (CRM) nel Talent Relationship Management (TRM) indica un cambiamento significativo nelle dinamiche aziendali. Tuttavia, la ricerca dei talenti si scontra con nuove sfide, specialmente nel contesto dell&#8217;attuale. La &#8220;Great Resignation&#8221; è un esempio lampante  della crescente esigenza di bilanciare lavoro e vita privata. La ricerca di talenti richiede, pertanto, un approccio che vada oltre la mera gestione delle risorse umane e consideri il benessere complessivo dei lavoratori.</p>
<h4>La Generazione di Valore Relazionale</h4>
<p>Il nucleo fondamentale di questa riflessione è incentrato sul concetto del &#8220;Sé&#8221; riflessivo come base per la generazione di valore relazionale. Il talento non è solo una competenza tecnica, ma un&#8217;espressione unica del valore che può essere generato attraverso la riflessività e l&#8217; empowerment individuale. La ricerca dei talenti dovrebbe, pertanto, concentrarsi sulla consapevolezza di sé e sulla capacità di mettere i propri talenti al servizio delle relazioni.</p>
<h4>Ambienti Eco-logici aziendali</h4>
<p>L&#8217;ambiente in cui i talenti si esprimono e le imprese prosperano deve essere concepito come un ecosistema eco-logico. La gestione delle relazioni è fondamentale per lo sviluppo di competenze e vocazioni. Diventa fondamentale, in questo fare, proporre il concetto di &#8220;PMI Sostenibili&#8221; per indicare la ridefinizione delle Piccole e Medie Imprese come soggettualità eco-sistemiche generative di senso.</p>
<h4>L&#8217;Interdipendenza tra Valore, Talenti, Imprese e Tecnologie</h4>
<p>La tecnologia non è una minaccia, altresì è un dispositivo che può amplificare la cooperazione tra umani e intelligenza artificiale. Vi è la necessità di un ecosistema in cui l&#8217;uomo e la tecnologia cooperino per creare nuove professioni e generare valore autentico.</p>
<h4></h4>
<h4><span class="font-435549"><em>Abbiamo bisogno di una riflessione critica sull&#8217;approccio convenzionale alla gestione dei talenti, spingendo verso una prospettiva più ampia che valorizzi le relazioni, l&#8217;ambiente e l&#8217;interdipendenza tra le varie componenti coinvolte. Abbiamo la necessità dell&#8217;interdipendenza tra Valore, Talenti, Imprese e Tecnologie. È bene ricordare il pensiero di Papa Paolo VI, in un discorso del 1964, quando sottolineava che la tecnologia non è alternativa allo spirito, ma può essere posta alle sue dipendenze. La tecnologia, quando è al servizio di valori autentici e talenti veri, può portare a risultati straordinari. Questa visione implica la creazione di un&#8217;economia in cui il talento umano e l&#8217;intelligenza artificiale collaborano per generare nuove prospettive e professioni.</em></span></h4>
<h6 class="p1"><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h6>
<p><strong>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=808760">Gerd Altmann</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=808760">Pixabay</a></strong></p>
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</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/talenti-e-imprese-trasformazioni-e-prospettive-nel-mondo-dei-talenti-aziendali-una-riflessione-iniziale/">Talenti e Imprese: trasformazioni e prospettive nel ‘mondo’ dei talenti aziendali. Una riflessione iniziale</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Coprogrammazione e coprogettazione per innovare il welfare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franca Maino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2024 05:51:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[bilateralità]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la pandemia, il settore del welfare rafforza la consapevolezza dell'importanza della collaborazione. Il 'Sesto Rapporto sul secondo welfare' esplora le pratiche collaborative e la loro capacità di trasformare le politiche sociali a livello locale, offrendo raccomandazioni per un cambiamento culturale e una governance collaborativa più efficace</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/coprogrammazione-e-coprogettazione-per-innovare-il-welfare/">Coprogrammazione e coprogettazione per innovare il welfare</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 49%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106612" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/copertina_agire-insieme.jpg" width="487" height="657" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/copertina_agire-insieme.jpg 487w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/copertina_agire-insieme-222x300.jpg 222w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/copertina_agire-insieme-350x472.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 487px) 100vw, 487px" /></div>
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<div class="markdown prose w-full break-words dark:prose-invert light">
<p>Dopo la pandemia nel settore del welfare si è affermata sempre più la consapevolezza dell’importanza di agire insieme: in un contesto di <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto/capitolo-1-6r/">policrisi</a> come quello attuale, contrassegnato da guerre, inflazione e cambiamenti climatici, è infatti fondamentale l’apporto di tutti gli attori che possono contribuire all’ideazione e implementazione di misure di contrasto alle diseguaglianze e a sostegno del benessere delle persone e delle comunità. Partendo da questo presupposto il <a href="https://www.secondowelfare.it/laboratorio/">Laboratorio Percorsi di secondo welfare</a> ha scelto di dedicare il proprio <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto-sw/">Rapporto biennale sul secondo welfare</a> &#8211; presentato a dicembre 2023 &#8211; alle pratiche collaborative, e in particolare agli istituti della coprogettazione e della coprogrammazione.</p>
<p>Il <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto-sw/sesto-rapporto-sul-secondo-welfare/">Sesto Rapporto sul secondo welfare</a>, intitolato <em>Agire insieme. Coprogettazione e coprogrammazione per cambiare il welfare</em>, rappresenta l’esito delle ricerche svolte dai <a href="https://www.secondowelfare.it/chi-siamo/">ricercatori e dalle ricercatrici</a> di Secondo Welfare, che hanno approfondito come le pratiche collaborative possano cambiare le politiche sociali, in particolare a livello locale. “<em>Agire insieme</em>” è suddiviso in tre parti che ruotano intorno a tre dimensioni tra loro fortemente correlate: conoscere, realizzare e ideare.</p>
<h4>Conoscere</h4>
<p>La prima parte del Sesto Rapporto descrive <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto/capitolo-1-6r/">il contesto di crisi multiple in cui ci troviamo</a> e offre una <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto/capitolo-2-6r/">panoramica della nascita e della diffusione della coprogettazione e della coprogrammazione</a> in Italia alla luce dei principali sviluppi normativi in materia. Oltre a una approfondita analisi della letteratura, questa sezione contiene i risultati di una ricerca che abbiamo condotto nel corso della prima parte del 2023 coinvolgendo esperti, professionisti e rappresentanti di enti pubblici, del Terzo Settore, delle parti sociali e del mondo delle imprese. Le pratiche collaborative sono state approfondite con metodi qualitativi quali interviste, focus group e analisi del contenuto. Grazie all’analisi empirica sono stati individuati diversi elementi che riguardano coprogettazione e coprogrammazione: gli aspetti definitori e le <em>visioni</em>; i <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto/capitolo-3-6r/">punti di forza e di debolezza</a>; i fattori facilitanti e ostacolanti; <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto/capitolo-4-6r/">le sfide e le opportunità</a> che le pratiche collaborative portano con sé.</p>
<h4><strong>Realizzare</strong></h4>
<p>Nella seconda parte del volume vengono analizzate alcune esperienze concrete di coprogettazione e coprogrammazione. Gli approfondimenti sono dedicati: alla relazione <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto/capitolo-5-6r/">tra welfare aziendale e coprogettazione</a>; al ruolo delle <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto/capitolo-6-6r/">Reti Territoriali di Conciliazione</a> che in Lombardia da anni promuovono iniziative e percorsi per favorire la conciliazione vita-lavoro grazie ad alleanze multiattore; al <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto/capitolo-7-6r/">programma Equilibri della Fondazione Compagnia di San Paolo</a>, lanciato in Piemonte per sostenere l’occupazione femminile e contrastare la povertà educativa; al <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto/capitolo-8-6r/">ruolo delle Fondazioni di comunità</a> nel facilitare le pratiche collaborative; a <a href="https://www.secondowelfare.it/rapporto/capitolo-9-6r/">Cambia Terra, progetto promosso da ActionAid Italia</a> nell’area dell’Arco Ionico per tutelare i diritti delle donne impiegate in agricoltura attraverso azioni di empowerment e coprogettazione di servizi.</p>
<h4><strong>Ideare</strong></h4>
<p>La complessità delle pratiche collaborative richiede a tutte le parti coinvolte di continuare a riflettere sugli strumenti della coprogettazione e della coprogrammazione anche alla luce del fatto che siamo immersi in una fase che fa ancora ampio ricorso a sperimentazioni e appare distante da un compiuto consolidamento. L’analisi empirica della prima parte del Rapporto e l’approfondimento di casi ed esperienze della seconda parte del volume hanno permesso di raccogliere spunti e riflessioni sui fattori che portano al successo o all&#8217;insuccesso delle pratiche collaborative. È infatti possibile &#8211; alla luce di solide evidenze di successo e impatto &#8211; individuare aree di miglioramento e investire ulteriormente su idee trasformative in grado di adattarsi ai diversi contesti di <em>policy</em>.</p>
<h4><strong>Le otto raccomandazioni proposte dal Rapporto</strong></h4>
<p>Sulla base di questi elementi il Rapporto propone otto raccomandazioni:</p>
<p>&#8211;      adottare pratiche collaborative significa spogliarsi dalle tradizionali logiche del modello competitivo e assumere una “postura” trasformativa superando la difesa dello <em>status quo</em>;</p>
<p>&#8211;      per affrontare problemi ecosociali complessi occorrono informazioni, conoscenze e competenze ma anche linee di metodo e indirizzi operativi tipici delle pratiche collaborative e basate sulla multidimensionalità dei fenomeni;</p>
<p>&#8211;      la decisione di ricorrere alla coprogettazione e alla coprogrammazione richiede consapevolezza del fatto che l’integrazione di risorse materiali e immateriali da parte di un ampio numero di soggetti è la soluzione più adeguata rispetto all’impiego di strumenti alternativi maggiormente orientati alla competizione;</p>
<p>&#8211;      è necessario dedicare tempo e spazio alla conoscenza reciproca e continuativa degli attori coinvolti ricorrendo a tecniche e strumenti che riconoscano il contributo di tutti e permettano di valorizzare al meglio le risorse di ciascun partner della rete;</p>
<p>&#8211;      l’impostazione della fase iniziale del ciclo di vita di una partnership è strategica per la costruzione di una relazione simmetrica tra i partner e rilevante per la strutturazione dell’intero percorso di programmazione, progettazione, attuazione e valutazione;</p>
<p>&#8211;      il <em>setting </em>e le regole per la presa delle decisioni sono aspetti essenziali per la riuscita delle pratiche collaborative;</p>
<p>&#8211;      scegliere di avviare una coprogrammazione è una scelta politica e quindi non è neutrale rispetto a come impiegare risorse pubbliche, scegliere gli obiettivi e i target, definire le procedure da seguire;</p>
<p>&#8211;      le dinamiche relazionali alla base delle pratiche collaborative &#8211; concordemente ritenute impegnative &#8211; chiamano in causa la necessità di affidarsi a figure professionali preparate e competenti in grado di facilitare e coordinare i processi collaborativi.</p>
<p>Per consolidare il ricorso alla coprogrammazione e alla coprogettazione e rafforzare l’efficacia e la legittimazione di questi istituti è quindi necessario favorire un cambiamento culturale che apra maggiormente alla collaborazione gli enti pubblici e del Terzo Settore, anche attraverso la definizione di modelli di governance collaborativa e con il supporto di figure professionali che favoriscano facilitazione e coordinamento. È inoltre necessario predisporre processi di confronto che riconoscano la multidimensionalità dei fenomeni e, di conseguenza, la cross-settorialità degli interventi, lavorando sulla visione politica e strategica e sviluppando competenze tecniche e attuative aggiornate. Infine i processi di coprogettazione e coprogrammazione, per essere sempre più solidi e condivisi, dovrebbero perseguire lo scopo non solo di proteggere dai rischi, ma anche di ampliare le opportunità per cittadine e cittadini, con una particolare attenzione ai più fragili, dando loro voce e potere attraverso la partecipazione ai processi decisionali e attuativi.</p>
<h6 class="p1"><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati. </span><b></b></h6>
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		<title>Il paradosso del mercato del lavoro, le competenze e i giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Giovani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 18:20:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mercato del lavoro italiano presenta un paradosso: alta disoccupazione giovanile e difficoltà delle imprese a trovare personale qualificato. Le competenze STEAM sono carenti e l'orientamento scolastico è insufficiente. La proposta di istituire il liceo del Made in Italy? Può essere positiva. Per promuovere il lavoro di qualità rimane centrale il ruolo dell'apprendistato</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 90%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105815" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614.jpg" width="1029" height="686" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614.jpg 1029w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/pexels-thisisengineering-3862614-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1029px) 100vw, 1029px" /></div>
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<p>Per le imprese artigiane e le micro e piccole imprese la criticità che maggiormente viene evidenziata nella ricerca di personale si traduce nel disallineamento tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e le competenze possedute dai candidati. E, quindi, nella distanza che connota i percorsi di istruzione e formazione rispetto ai fabbisogni di professionalità espressi dalle imprese.</p>
<p>E, del resto, appare sempre più evidente come il mercato del lavoro, oggi, non è più un mercato dei posti di lavoro, ma delle professionalità.</p>
<p>L&#8217;ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, basata su dati Unioncamere-Anpal, Sistema Excelsior, ha stimato che nell’artigianato sono oltre 260mila le assunzioni che risultano di difficile reperimento.</p>
<p>Le situazioni più critiche si registrano per gli operai specializzati e i conduttori di impianti per attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche, nei settori della moda e del legno. Un conduttore di mezzi di trasporto su due è difficile da reperire.</p>
<p>I motivi della difficoltà di reperire tali figure professionali sono determinate sia dal ridotto numero di candidati, sia per la preparazione inadeguata degli stessi.</p>
<p>E’, quindi, quanto mai urgente approntare soluzioni per risolvere o almeno tentare di attenuare la questione della mancanza di competenze, ad iniziare da quelle che si legano all’utilizzo delle <strong><em>tecnologie green e digitali</em></strong>,  le due grandi transizioni che per non perdere competitività vanno governate in modo sostenibile e graduale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Costruire le competenze</h4>
<p>Il sistema formativo dei giovani appare fortemente inadeguato, se si pensa alla carenza nelle competenze STEAM (acronimo inglese che indica le competenze nelle <em>Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Arte e Matematica), </em>alle basse percentuali di raggiungimento dei titoli di studio secondari e terziari e, infine, ai livelli preoccupanti di abbandono precoce degli studi.</p>
<p>Si tratta di un problema complesso che, evidentemente, non può essere affrontato con soluzioni semplici, se non semplicistiche (quale, ad es., la proposta di innalzamento a 18 anni dell’obbligo scolastico, che ove attuata mantenendo inalterato l’attuale sistema scolastico, finirebbe solo con l’aggravare il problema della dispersione scolastica).</p>
<p>Peraltro, tutti parlano dei giovani, fornendo spesso ricette astratte e ideologiche, ma pochi si prendono la briga di parlare realmente con i giovani e capire quali sono le loro necessità, bisogni e aspirazioni.</p>
<p>Parlando con i giovani, molti scoprirebbero, ad esempio, che non è assolutamente vero che non hanno voglia di lavorare, anche se a volte di fronte al lavoro si sentono fragili, perché avvertono di avere una cassetta degli attrezzi non adeguata, si sentono soli, sentono la carenza di esperienze lavorative, di avere avuto una formazione troppo teorica, di avere poche opportunità di incontro con il mondo delle imprese, di avere a disposizione insufficienti servizi di orientamento al lavoro e di essere in possesso di una formazione non aggiornata alla realtà del mondo lavorativo. Inoltre, è aumentato nei giovani il desiderio di cercare nel lavoro esperienze di vita, più che un “posto” di lavoro.</p>
<p>Proprio per questo vanno rafforzati tutti gli strumenti che avvicinano il giovane all’impresa: strumenti propri dell’artigianato, a partire dall’apprendistato, sia duale che professionalizzante.</p>
<p>La cultura duale e quindi l’alternanza scuola lavoro e l’apprendistato hanno il valore di rappresentare strumenti che avvicinano il mondo scolastico formativo al mercato del lavoro ed è per questo che vanno sostenuti con convinzione se vogliamo dare un futuro ai giovani nel nostro Paese, che poi equivale a dare un futuro al nostro Paese.</p>
<p>La questione delle competenze è, quindi, tutta incentrata sul rapporto scuola-lavoro e condizionata da un approccio culturale che possiamo sintetizzare nello slogan “<em>prima si studia e poi si lavora</em>”.</p>
<p>Per Confartigianato la cultura duale è da sempre considerata fondamentale per l’inserimento dei giovani nelle nostre aziende: aziende artigiane e/o di piccole dimensioni che vedono nell’apprendistato la via principale di ingresso nel mondo del lavoro delle giovani generazioni.</p>
<p>Ma l’apprendistato rappresenta ed ha rappresentato anche la palestra in cui si sono formate generazioni di imprenditori artigiani che proprio partendo da questa esperienza iniziale dell’apprendistato facendo tesoro delle competenze professionali acquisite sono riusciti a metterle a valore costruendo attività imprenditoriali che a loro volta in una catena del valore positivo possono ospitare altre generazioni di apprendisti.</p>
<p>Qui c’è un aspetto fondamentale da sottolineare, che l’impresa ha una propria storia, una cultura e una capacità formativa. Ecco perché l’unico contratto di lavoro per l’assunzione di giovani meritevole di incentivazione è l’apprendistato, perché consente al giovane di crescere e formarsi in un contesto lavorativo, con un contratto di lavoro che assicura formazione vera, anche attraverso il trasferimento di competenze che solo l’imprenditore artigiano possiede, salario e tutele contrattuali, comprese le tutele del welfare bilaterale, quali la sanità integrativa e le altre provvidenze per far fronte alle esigenze della vita quotidiana.</p>
<p>Il futuro è dell’impresa a valore artigiano, perché offre esperienze di vita, crea cose belle e uniche, perché in un modello economico-sociale orientato non più al consumo usa e getta, ma alla sostenibilità e alla tutela dell’ambiente, la riparazione, il riciclo, il riuso, sono propri dell’impresa artigiana. Perché il modello di impresa a valore artigiano, identificabile anche in imprese che superano i tradizionali limiti dimensionali, è sì parte della tradizione e del  territorio, ma ha il gusto dell’innovazione, intercetta i nuovi mestieri legati alle transizioni  ed esprime i valori di un  nuovo umanesimo da cui ripartire per un rinnovato modello sociale e di sviluppo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>L’orientamento</h4>
<p>Considerato tutto quanto sopra, non può non affrontarsi il tema dell’orientamento.</p>
<p>Recentemente sono state adottate le Linee guida per l&#8217;orientamento che rappresentano un primo importante passo verso la definizione di un sistema di orientamento necessario per superare le maggiori criticità del nostro mercato del lavoro, a partire dal disallineamento delle competenze.</p>
<p>La riforma del sistema di orientamento dovrebbe consentire di guidare i giovani e le loro famiglie verso percorsi formativi che tengano conto da un lato delle attitudini e propensioni personali e dall’altro delle prospettive occupazionali e di lavoro futuro.</p>
<p>Un orientamento efficace e strutturato in tutto il percorso formativo ma con una attenzione specifica nei momenti di passaggio da un ciclo di studi ad un altro (tra le scuole medie e le superiori e tra le superiori e gli ITS e/o l’università) consentirebbe di contrastare proprio quei fenomeni preoccupanti di cui abbiamo detto, come il mismatch di competenze e la dispersione scolastica.</p>
<p>La previsione dei moduli di orientamento di 30 ore per tutte le classi e in ciascun anno scolastico rappresenta un importante segnale di indirizzo e l’introduzione delle 30 ore curriculari nell’ultimo triennio lo rafforza ulteriormente in una fase importante e cruciale per le scelte dei ragazzi.</p>
<p>Altri elementi positivi riguardano le previsioni per facilitare i passaggi tra i diversi percorsi di istruzione e formazione, il riorientamento necessario in caso di scelte scolastiche da rivedere, così come l’introduzione della certificazione anno per anno delle competenze, la realizzazione dell’E-portfolio che registra e accompagna il percorso scolastico dello studente, agevolandone le scelte.</p>
<p>Infine, va apprezzata la previsione in ogni istituzione scolastica della figura per il <strong>Job placement</strong> valorizzando, quindi, alcune buone pratiche già presenti a livello territoriale ma rendendole sistemiche e collegandole ad uno strumento di raccolta della documentazione territoriale e nazionale sull’offerta formativa terziaria e di dati utili per la transizione scuola-lavoro, in relazione alle esigenze dei diversi territori (Piattaforma digitale unica per l’orientamento) che l’esperto di Job placement potrà utilizzare per agevolare la prosecuzione del percorso di studi o l’ingresso nel mondo del lavoro, favorendo il match tra competenze degli studenti e la domanda di lavoro.</p>
<p>L’attività di orientamento va affidata ad orientatori specificatamente formati e aperta agli stakeholder e al territorio di riferimento. Inoltre, per aumentarne la profittabilità dovrebbe implicare anche una efficace attività di informazione/comunicazione capace di far conoscere realtà formative ancora poco note (si pensi agli ITS) o sulle quali gravano pesanti pregiudizi (Istruzione e Formazione Professionale -IeFP), al fine di farne conoscere le potenzialità.</p>
<p>La formazione professionale, infatti, rappresenta ancora una scelta residuale. In questo ambito andrebbe rilanciata e/o sostenuta anche l’alternanza scuola lavoro che, insieme all’apprendistato duale, può portare ad un rinnovato rapporto tra scuola e lavoro.</p>
<p>Il <strong>rilancio dell’istruzione e della formazione tecnica e professionale</strong>, anche grazie al sistema di orientamento, è fondamentale in quanto si tratta di percorsi che prevedono in uscita la maggior parte delle figure professionali richieste dalle imprese, collegate alle filiere produttive della manifattura e del Made in Italy, alle nuove tecnologie e che spesso sono figure di difficile reperimento.</p>
<p>La qualità formativa di tali percorsi va assicurata attraverso uno stretto collegamento con i sistemi produttivi strategici dei territori per una facile transizione nel mondo del lavoro, potenziando le attività didattiche laboratoriali e gli strumenti di alternanza scuola-lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>E il liceo del made in Italy?</h4>
<p>Nell’ambito del contesto fin qui esaminato, il tema del liceo del made in Italy o del liceo dell’artigianato, può avere una sua valenza positiva. Porre l’attenzione su un percorso formativa dedicato al Made in Italy significa dare valore non solo alle nostre produzioni ma anche al nostro modo di produrre valore e significa dare opportunità di lavoro di qualità ai nostri giovani. Inoltre, la denominazione “liceo” potrebbe giocare un ruolo positivo in termini di <em>appeal </em>e dare un nuovo impulso agli attuali percorsi di istruzione tecnica e professionale, compresa la formazione regionale (IeFP), valorizzando gli insegnamenti laboratoriali per l’acquisizione di competenze STEAM, con particolare attenzione ai temi dell’innovazione, del digitale, della sostenibilità e dell’imprenditorialità.</p>
<p>Il rischio che si corre però è quello di aggiungere agli ordinari programmi degli attuali percorsi liceali qualche ora di insegnamento teorico di made in Italy.</p>
<p>E’ evidente che se il liceo del made in Italy sarà solo un fatto nominalistico e non si interverrà su tutto il resto, cambierà poco o nulla.</p>
<p>I nudi nomi, infatti, non sono sufficienti a cambiare realmente le cose, anche perché, come ci hanno insegnato i nostri classici, i nomi sono conseguenza delle cose.</p>
</div><div class="uncode_text_column" ></p>
<h5>Foto di <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/ingegnere-femminile-in-piedi-in-officina-3862614/">ThisIsEngineering</a></h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-19" data-row="script-row-unique-19" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-19"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/il-paradosso-del-mercato-del-lavoro-le-competenze-e-i-giovani/">Il paradosso del mercato del lavoro, le competenze e i giovani</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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