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	<title>Francesco Giacomin - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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		<title>Il contratto che nasce prima del contratto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giacomin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 08:50:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Relazioni, prossimità e rappresentatività come infrastruttura silenziosa della contrattazione: ciò che tiene insieme imprese, lavoratori e associazioni ben prima della firma.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 85%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-108955" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin.jpg" width="1280" height="853" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/8.Giacomin-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<h2 data-start="209" data-end="663"><span class="font-435549">Gli spunti offerti da Riccardo Giovani, Gianpiero Dalla Zuanna, Paolo Feltrin e Michele Tiraboschi, nel convegno su rappresentanza e contrattazione promosso da Confartigianato Imprese Veneto – e ora raccolti in questa monografia di <em data-start="442" data-end="470">Spirito Artigiano Magazine</em> interamente dedicata al tema – mi riportano a quattro parole chiave. Quattro parole che si intrecciano e si rafforzano a vicenda: relazioni sindacali, relazione, prossimità, rappresentatività.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="665" data-end="969">Il termine <em data-start="676" data-end="699">relazioni industriali</em> nasce nel contesto dell’esperienza anglosassone per regolare il conflitto tra capitale e lavoro. L’aggettivo <em data-start="809" data-end="822">industriali</em>, che traduce in modo lineare il termine <em data-start="863" data-end="873">industry</em>, e che ha il significato più ampio di impresa, resta tuttora preferito a <em data-start="947" data-end="968">relazioni sindacali</em>.</p>
<p data-start="971" data-end="1957">Industriali o sindacali che siano, ciò che attrae è l’utilizzo del termine relazione, mutuato dalla società civile e che non implica un rapporto di potere ma una comunicazione continuativa arricchita da scambi. Le relazioni sindacali non si formano nei seminari, pur importanti quali luogo di confronto, ma riguardano la creazione costante e sistematica di norme relative al rapporto di lavoro e alle controversie che ne possono derivare. La gestione è affidata in prevalenza a soggetti collettivi rappresentanti dei diversi interessi e attori in campo. È la contrattazione collettiva e l’output è il contratto collettivo. Verrebbe subito da chiederci se e come siano cambiate le relazioni sindacali, la contrattazione e i contratti nell’epoca che stiamo attraversando, ma in questa sede ritengo più coerente parlare di relazioni, prossimità e rappresentatività, termini meno frequenti ma utili per valorizzare ciò che consente e prepara un contratto e ciò che auspicabilmente lo segue.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 data-start="1959" data-end="3580"><span class="font-435549">La relazione ha tanti significati. È modalità per avviare un rapporto associativo, per ascoltare, per produrre riconoscimento reciproco, per dare valore aggiunto alla composizione tra interessi diversi, per ricavare indicazioni utili, vorrei dire necessarie, a chi deve agire la rappresentanza.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>È una fase che precede l’atto contrattuale e che lo segue affinché il risultato “serva a qualcosa”, come auspica Paolo Feltrin. La contrattazione si alimenta della costante connessione con le realtà aziendali e le loro dinamiche, cercando di produrre sintesi di valore. Cerca di portare a risultato positivo gli interessi e le identità in gioco, facendosi carico delle aspettative e dei valori emergenti dei e nei soggetti destinatari. La relazione contrattuale è parte fondamentale della qualità del contratto, come sottolinea Riccardo Giovani. Diversamente, il contratto è un elaborato scritto, forse realizzato con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, azzerando consultazione, democrazia, confronto costruttivo, rapporto con i datori e con i destinatari. La buona relazione sindacale non ammette scorciatoie, tipiche delle finte associazioni. È ciò che vorrebbero alcune rappresentanze che, evitando di farsi misurare e di mostrare se agiscono con statuti a base democratica, si richiamano con singolare ipocrisia al mantra della qualità del prodotto contrattuale, spesso tacendo o ignorando il valore complessivo della retribuzione, fatto di tabelle, di prestazioni di welfare, di coperture assicurative, di orari effettivamente retribuiti, di rappresentanza vera che include l’esigibilità dei diritti del lavoratore.</p>
<p data-start="3582" data-end="3912">I risultati delle negoziazioni contrattuali sono tanto più validi quanto più producono conseguenze utili e sostenibili. La rappresentanza vera, fatta di soci, sedi, relazioni e luoghi di relazione e consultazione, è in grado di valorizzare la ricchezza dei contenuti sui diversi versanti di cui si compone e di scaricarla a terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 data-start="3914" data-end="4608"><span class="font-435549">Al valore delle relazioni si aggiunge l’importanza della prossimità. Le associazioni, certamente quelle rappresentative, assicurano prossimità fisica quando necessario e prossimità digitale, che la completa e la integra, dentro un percorso associativo.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p data-start="3914" data-end="4608">Non impedisce quindi l’immediatezza che viene agita all’interno del percorso di relazione. La prossimità, anche nei momenti apparentemente solo amministrativi, come possono essere la compilazione di una busta paga o la richiesta di prestazioni all’INPS o a un ente bilaterale, consente di comunicare contenuti e di dare senso all’appartenenza, spiegando che si sta dando applicazione a un’intesa negoziata grazie anche alla tua associazione.</p>
<p data-start="4610" data-end="5038">La prossimità recupera valutazioni di impatto e suggerimenti necessari a concretizzare risposte ai bisogni, anche adottando soluzioni su misura. La consapevolezza del valore della prossimità porta con sé una rivisitazione profonda dei contenuti della rappresentanza e delle modalità della sua erogazione. Conferma l’utilità dell’intermediazione che offre vantaggio reale e potenziale; chi la evita perde, poco o tanto, ma perde.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 data-start="5040" data-end="6669"><span class="font-435549">Vale la pena ripetere che la prossimità fa leva sull’appartenenza e consente di alimentare il circuito virtuoso che va dall’espressione del bisogno alla sua soddisfazione.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>E l’appartenenza poggia sulla rappresentatività e, quindi, sulla rappresentanza effettiva. È prezioso il lavoro di Michele Tiraboschi, anche quale consigliere tecnico del CNEL, nell’individuare associazioni che non dimostrano chi rappresentano e che stipulano accordi evidentemente strumentali ad altri interessi. Centoventitré contratti collettivi nazionali, depositati al CNEL, si applicano a settori con meno di dieci dipendenti ciascuno. Quasi seicento contratti si applicano a lavoratori dipendenti di ambiti economici che non raggiungono cinquecento lavoratori ciascuno. Trecentocinquanta dei 1.017 contratti, sempre depositati al CNEL, sono stati sottoscritti da soggetti che hanno dichiarato di essere rappresentati al CNEL (che già di suo è di manica larga) senza minimamente esserlo. L’obbligo di ottenere una codifica del contratto da parte dell’INPS, anche se andrebbe disciplinato quanto l’obbligo del CNEL di registrare un nuovo contratto, per evitare che l’atto amministrativo diventi di fatto una certificazione di rappresentatività, ha consentito di far luce sulla realtà appena descritta. È una realtà nota da tempo e ora puntualmente individuata, che rappresenta un vulnus cui va posto rimedio quanto prima. È una realtà che offende e disattende il valore delle relazioni sindacali e l’importanza delle relazioni, oltre che minare il presupposto della rappresentatività. Rappresentatività porta con sé il valore dell’adesione associativa.</p>
<p data-start="6671" data-end="8517">Il fare soci, cosa non facile ma decisamente possibile e con aspetti di positiva ripagata sociale, incontra continui cambiamenti, a partire dai contenuti degli interessi per continuare con il superamento dei confini tradizionali, sia di mestiere che di categoria e settore; fa i conti con l’andamento demografico nelle sfaccettature che ha mostrato il demografo Dalla Zuanna; con la crisi della partecipazione, la difficoltà di parlare più lingue associative, in relazione a fasce d’età e aspettative, e tanto altro. Si avvale, e occorre esserne più consapevoli, della reputazione dell’associazione. Di certo occorre adeguare approcci, lenti di osservazione, strumenti, argomenti, ma la visita al socio, da convincere o fidelizzare, e l’empatia con cui prendersi carico di problemi e aspettative rimangono mezzi del tutto attuali ed efficaci. I bisogni, vecchi e nuovi, continuano a premere e a manifestare la loro domanda quotidiana. Le relazioni sindacali e la contrattazione, a maggior ragione quella decentrata e — in un futuro che non vedo lontano — anche quella aziendale con formule adatte alla micro e piccola impresa, sono e restano una importante occasione per dare risposte utili. Il “lavoro di qualità”, obiettivo inserito tra i temi del convegno promosso da Confartigianato Imprese del Veneto d’intesa con Confartigianato Imprese, è e sarà anche il risultato di un confronto più largo, che si fa carico dei cambiamenti nel mercato del lavoro, promuovendo competenze adeguate e soluzioni conciliabili con le aspettative dei lavoratori. Il dibattito sul salario minimo ha mostrato che la rappresentanza sa traguardare l’interesse generale componendo interessi di parte. Il punto di forza, gli argomenti che hanno tenuto e convinto, sono stati ancora una volta la buona miscela tra rappresentatività, prossimità e capacità di relazione.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Rappresentanza degli Interessi e Intelligenza Artificiale: Riflessioni su Futuro, Innovazione e Responsabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giacomin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 09:35:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rivoluzione IA: le associazioni di categoria alla prova del cambiamento</p>
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<div class="pt-0">
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<p>Più leggo sull’IA e più mi chiedo che impatto ha e avrà sull’attività di rappresentanza degli interessi, nell’accezione che di questa condividiamo in Italia, cioè del “farsi carico” di problemi e aspettative dei rappresentati, organizzando soluzioni, costruendo risposte adeguate e prospettive di crescita e sicurezza.<br />
Vorrei poter affermare che i fondamentali della rappresentanza degli interessi restano neutri e quindi immutati, con gli schemi di gioco che abbiamo conosciuto e affinato nel tempo, senza confondere contenuti e tecnicalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>Ma siamo sicuri che le modalità, all’epoca dell’IA, non suggeriscano o addirittura impongano la necessità di una rivisitazione, anche profonda, del modo di fare rappresentanza?</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questa prospettiva di riflessione, richiamo alla mente le applicazioni dell’IA funzionali ad alcuni ambiti di attività associativa: dall’adesione con il suo corredo di promozione alla conoscenza delle caratteristiche, dei problemi e delle aspettative dei soci attuali e di chi potrebbe diventarlo; dalla visione di crescita loro e dell’associazione con relativo adeguato contesto all’elaborazione e descrizione delle proposte; dalla persuasione dei decisori all’influenza sull’opinione pubblica, consapevoli dell’importanza cruciale della comunicazione e delle diverse leve che la muovono.</p>
<p>Va considerato il fatto che l’attività di rappresentanza del lavoro autonomo, della micro e piccola impresa, con crescenti eccezioni anche nella media impresa, si avvale e si alimenta dell’erogazione di servizi e consulenze associative che, ripeto a costo di monotonia, sono modalità di rappresentanza diversamente svolte.<br />
Le risposte ai bisogni dei soci, siano esse connesse a obblighi adempimentali o alla volontaria fruizione di altre opportunità di crescita, si concretizzano in prestazioni professionali fortemente esposte all’impatto dell’IA per contenuti, ad ampio spettro, e modalità di esecuzione.</p>
<p>Non entro nel merito delle sfide che le competenze affrontano, magistralmente descritte da Richard e Daniel Susskind ne “Il futuro delle professioni” (come la tecnologia trasformerà il lavoro dei professionisti). In proposito, so che anche nel sistema di Confartigianato non mancano riflessioni e sperimentazioni in materia, a conferma dell’impatto crescente e comunque atteso.</p>
<p>Nell’economia dei servizi e delle consulenze considero l’enorme potenziale di informazioni relative ai soci – utenti, ai settori rappresentati, ai contesti economici, sociali e amministrativi di riferimento. È una realtà che viene arricchita da un’altrettanto importante “economia dei comportamenti individuali”, la cui cattura e lettura è una delle anime dell’IA, specie sul versante della conoscenza delle persone, della loro influenza e persuasione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549"><em>La dimensione economica degli ambiti rappresentati dalle diverse organizzazioni, in particolare del “popolo” delle partite IVA, dei micro e piccoli imprenditori e delle persone implicate e materialmente coinvolte nell’economia e nell’ambiente sottostanti, non deve trarci in inganno ritenendo che non meriti di essere tra gli obiettivi primari dei poderosi investimenti che i diversi attori dell’IA hanno fatto e stanno facendo.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le tecnologie cambiano le logiche di approccio sistemico e tutto è necessariamente parte dell’insieme che muove il cambiamento. L’impatto dell’IA è e sarà rilevante per tutte le attività economiche, che producano beni o servizi. Potremmo fare decine, centinaia di esempi, molti dei quali attrattivi e preoccupanti al tempo stesso.</p>
<p>In questa sede a me preme sottolineare che ciò che succede alle imprese succede alle associazioni.</p>
<p>Le associazioni non sono azioniste, in senso civilistico, dei soci, ma se contribuiscono a costruire prospettive di crescita con loro ne sono certamente partner.<br />
Vale quindi la pena di ripetere che ciò che succede alle imprese tocca nell’intimo anche le funzioni associative e il loro dovere di essere “traino” anziché “al traino”.</p>
<p>Ai sistemi tecnologici che irrompono nel mercato dovrebbero rispondere iniziative di sistemi associativi di “machine learning” con i relativi modelli algoritmici e la loro costante alimentazione, in modalità competitiva se è chiaro l’ambito del competere e assieme (tra realtà associative diverse) in materia di potenza di calcolo, nella quale la competitività scala di un grado e può far alleare i soggetti.</p>
<p>È un’avventura affascinante per ciascuno dei sistemi associativi, superando un’illusoria dimensione locale. Ho ben conosciuto e apprezzato gli importanti risultati dell’orgoglio territoriale, che è anche manifestazione di responsabilità, ma l’obiettivo e i costi in campo in questo ambito meritano maggiore severità di approccio.</p>
<p>“Tutte le esperienze sono utili a tutti”, se messe in un unico “frullatore”, ovviamente condividendone ambiti, obiettivi e modalità di osservazione.<br />
Il secondo aspetto di rilievo, dopo i dati ricavabili dai comportamenti e dalle relazioni tra bisogni e loro soddisfazione, riguarda l’elaborazione di risposte. Altra sfida di grande complessità, che può talvolta apparire impossibile.</p>
</div>
</div>
</div>
<h5><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati.</span></h5>
<p>
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		<title>Una nuova dimensione soggettiva nella rappresentanza degli interessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giacomin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2024 05:40:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Confartigianato al crocevia della rappresentanza: adattarsi e innovare nell'era dell'intelligenza artificiale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 81%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106594" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/53346657691_2a2314cbc2_k.jpg" width="1500" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/53346657691_2a2314cbc2_k.jpg 1500w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/53346657691_2a2314cbc2_k-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/53346657691_2a2314cbc2_k-1024x683.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/53346657691_2a2314cbc2_k-768x512.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2024/01/53346657691_2a2314cbc2_k-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></div>
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<p>Dentro alla crisi della forma &#8220;ordinata e istituzionale&#8221; della rappresentanza degli interessi, che ha cominciato a manifestarsi dagli anni &#8217;90, dopo il &#8220;tutti liberi&#8221; (da vecchi legami di fedeltà o necessità partitica) per le conseguenze della caduta del muro di Berlino, si osservano tante piccole novità che riguardano il &#8220;chi&#8221; rappresentare, il &#8220;come&#8221;, i &#8220;destinatari&#8221; dell&#8217;iniziativa associativa, cioè coloro che decidono sugli interessi di volta in volta rappresentati, e l&#8217;influenza degli incessanti cambiamenti di contesto, alcuni dei quali traumatici.</p>
<h4><strong>La conoscenza dell&#8217;oggetto da rappresentare</strong></h4>
<p>Tra i presupposti dell&#8217;azione del rappresentare vi è la conoscenza di chi e di ciò che si rappresenta, affermazione che potrebbe apparire facile, quasi scontata nella sua linearità. È invece fondamentale un&#8217;efficace individuazione degli interessi, dell&#8217;imprenditore e dell&#8217;impresa, non sempre evidenti a una prima lettura, spesso da ricavare da una molteplicità di elementi, compito affidato all&#8217;associazione di appartenenza e alla sensibilità e competenza dei diversi attori coinvolti.</p>
<p>Poco di nuovo, fin qui. È così da tanto tempo, fatta eccezione per l&#8217;impatto causato dalla crescente complessità dei contesti politici e dei mercati.</p>
<p>Da qualche anno si sono però aggiunti cambiamenti che chiedono nuove chiavi e strumenti di lettura.</p>
<h4><strong>L&#8217;inquadramento dell&#8217;imprenditore e dell&#8217;impresa</strong></h4>
<p>La forma associativa, tutto sommato &#8220;ordinata e funzionale&#8221; che ci ha accompagnato fino ad oggi, prende essenzialmente spunto dai dati oggettivi e puntuali relativi alle realtà singole e aggregate rappresentate.</p>
<p>Nel Sistema Confartigianato, preso ad esempio in questa riflessione, quando un imprenditore e quindi l&#8217;impresa da lui rappresentata si associa, viene considerato ed inquadrato secondo due dimensioni: il mestiere praticato ed il territorio dove l&#8217;azienda ha sede. C&#8217;è quindi una prima lettura di carattere merceologico, sia di codice ATECO che di aggregazione settoriale, per cogliere tutte le implicanze relative ai beni e servizi prodotti dall&#8217;azienda; segue una lettura di carattere territoriale, con un inquadramento di norma comunale, per dare valore agli elementi che legano l&#8217;azienda al territorio, dai fattori logistici a quelli della mobilità; dalla componente del mercato del lavoro e delle strutture formative che alimentano e qualificano l&#8217;offerta di capitale umano, alla componente dei servizi sociali e sanitari e, non ultima, all&#8217;offerta abitativa.</p>
<p>Un tempo si parlava di &#8220;orizzontale&#8221; versus &#8220;verticale&#8221;; oggi i due assi si incrociano più volte; si può dire che la verticalità dei mestieri ha frequenti interazioni con l&#8217;orizzontalità territoriale e viceversa in relazione sia a vincoli per l&#8217;attività di impresa che alle crescenti opportunità, oltre alla stessa evoluzione del concetto di territorio. Va altresì considerato che questo contemporaneo doppio inquadramento è neutro e lascia tutto lo spazio necessario per considerare sia esigenze di carattere soggettivo che di carattere aziendale. Torniamo però al &#8220;chi e cosa&#8221; rappresentare.</p>
<h4><strong>L&#8217;importanza del &#8216;chi&#8217; e del &#8216;cosa&#8217; rappresentare</strong></h4>
<p>Il &#8220;chi&#8221;, con al centro l&#8217;imprenditore, raccoglie la sua dimensione soggettiva, che fra poco cercheremo di esplorare. Il &#8220;cosa&#8221; contiene la dimensione dell&#8217;impresa, con i numeri dei ricavi, dei margini, degli occupati, del mercato di sbocco e delle filiere di appartenenza e degli altri beni immateriali. Nella tradizione associativa, per rafforzare il chi, si dà spazio ad aggregazioni a forte rilievo sociale, come nel caso dei giovani, delle donne, dei pensionati in attività. Sono aggregazioni di sistema nazionale, talvolta anche comunitario, con l&#8217;obiettivo di ricavare dall&#8217;esperienza degli appartenenti stimoli e proposte migliorative delle rispettive condizioni di genere e di età.</p>
<p>Sempre nell&#8217;esperienza associativa che ha al centro l&#8217;impresa, operano le comunità di mestiere, le loro aggregazioni per settore e per filiere al fine di comprendere meglio il percorso di formazione del valore e di fornire all&#8217;impresa indicatori di riferimento utili a valutazioni gestionali e di mercato.</p>
<p>Appartenenza di mestiere (e settore) e appartenenza territoriale sono la base democratica, di partecipazione e di composizione degli organi di governo, della gran parte delle associazioni territoriali della piccola impresa e del lavoro autonomo. Vale la pena di chiedersi se questa impostazione è sufficiente a raccogliere le caratteristiche fondamentali dei soci, come persone e come imprese, o se invece sia il caso di osservare altri aspetti cresciuti di importanza nel tempo oppure di rendere più contemporanea e proiettata nel futuro la lettura delle due citate dimensioni.</p>
<p>Nello spazio che accomuna i titolari, come persone, alle rispettive aziende, il “chi” sta crescendo di importanza. La dimensione dell&#8217;imprenditore come persona (o dei singoli soci e talvolta di familiari) appare sempre più dirimente. L&#8217;imprenditore non recita un copione standard, per quanto possa sembrare all&#8217;apparenza, ma trasferisce nella sua azione di governo dei diversi fattori dell&#8217;impresa le sue qualità, le sue caratteristiche, le sue aspettative, il suo vissuto.</p>
<p>Da tempo, nei non frequenti esercizi di segmentazione o profilazione dei soci, oltre a considerare i dati aziendali, sempre importanti ben s&#8217;intende, si cerca di comprendere attitudini e stili di governo aziendale del titolare. Vale per il titolare di imprese con dipendenti ma anche per l&#8217;impresa con il solo titolare. Si vengono a creare di conseguenza dei cluster comportamentali nei quali, oltre agli ambiti rilevanti ai fini della gestione aziendale, si valorizzano gli atteggiamenti imprenditoriali.</p>
<h4><strong>Classificazioni degli imprenditori</strong></h4>
<p>Le classificazioni fanno emergere diversi approcci, che potremmo ridurre a tre: approccio imprenditoriale conservatore, attendista, innovatore. Sono tre aggettivi che a loro volta includono sottocategorie che meglio concorrono a definire le caratteristiche operative dell&#8217;imprenditore.</p>
<p>L&#8217;imprenditore “conservatore”, ad esempio, può essere condizionato da rapporti di subfornitura e da prossimità di mercato, da reazione alle novità per l&#8217;instabilità che possono comportare, dal convincimento che il modello operativo sia del tutto attuale e sufficiente oppure dal rigetto verso burocrazia e adempimenti, con conseguente staticità comportamentale.</p>
<p>L&#8217;imprenditore “attendista” può essere un sano opportunista, un pragmatico attento, un anello statico di una filiera produttiva, un “sostenibile” per necessità.</p>
<p>L&#8217;imprenditore innovativo può essere un visionario nel business, oppure un cocciuto innovatore tecnologico, un innovatore radicale, un “sostenibile” per fede, un dinamico seriale. Per tutti valgono le ulteriori informazioni riguardanti gli aspetti relativi alla personale formazione e alle modalità di aggiornamento, all&#8217;appartenenza a reti e/o gruppi di ricerca e sperimentazione, alla propensione collaborativa e alla cura di relazioni fiduciarie, al bagaglio professionale e di esperienze, all&#8217;anzianità aziendale quando questa consiglia un adeguato passaggio aziendale, non sempre possibile all&#8217;interno del nucleo familiare.</p>
<p>Sono caratteristiche e comportamenti che possono essere osservati nella conduzione complessiva dell&#8217;impresa, ma anche su singoli versanti di questa, come nel caso della promozione nei mercati, della ricerca sul prodotto, nell&#8217;approccio alla sostenibilità, nel governo del capitale umano aziendale, nella trasmissione di azienda. Il punto di partenza di questa osservazione e quindi il fattore sempre più determinante diventa il comportamento umano, l&#8217;indole imprenditoriale, la soggettività nello stile di governo.</p>
<p>Influiscono in maniera crescente sulle scelte degli imprenditori anche la loro visione di futuro, quasi come se fosse una precondizione per investire, e poi le aspettative personali e aziendali e il quadro valoriale al quale essi fanno riferimento. Tra le aspettative si sottolinea la necessità di trovare risposte alle crisi ormai frequenti, all&#8217;instabilità che esse provocano, alla competizione che si inasprisce. Questi elementi condizionano anche la percezione dell&#8217;utilità o meno dell&#8217;associarsi e sono parte del giudizio sulla qualità del rapporto associativo.</p>
<p>L&#8217;azione associativa conseguente, nelle diverse iniziative di consultazione e informazione circa l&#8217;evoluzione del contesto competitivo e soprattutto nell&#8217;offerta di opportunità, costruite dall&#8217;associazione o presenti nel mercato, è chiamata quindi a compiere selezioni e promuovere aggregazioni che tengano sempre più conto dell&#8217;omogeneità soggettiva e delle aspirazioni degli imprenditori, anche innovando rispetto ai target tradizionali di approccio.</p>
<h4><strong>La rappresentanza degli interessi nella società in evoluzione</strong></h4>
<p>Un secondo importante elemento di novità, di cui molto si parla e poco ancora si sperimenta nelle piccole imprese e nelle associazioni, ha a che fare con l&#8217;intelligenza artificiale, che aggiunge alla dimensione umanamente consapevole una dimensione non ancora esplorata, prodotta da algoritmi che partono dalla realtà per interpretarla con modalità non convenzionali. Offrono all&#8217;imprenditore, anche grazie al supporto della business intelligence, un set di letture decisamente più ricco e non usuale, che riguardano la gestione aziendale e dei problemi complessi, l&#8217;approccio al mercato, l&#8217;incidenza delle condizioni di contesto, l&#8217;accesso al credito, il governo del capitale umano, i comportamenti dei soggetti in relazione con l&#8217;impresa, l&#8217;evoluzione del territorio dove l&#8217;imprenditore opera. Si passa da contenuti aggiuntivi, del periodo che precede l&#8217;esplosione dell&#8217;IA, a contenuti sostitutivi, autenticamente nuovi, e non versioni più potenti o efficaci di cose già possedute.</p>
<p>Si passa dall&#8217;esperienza emotiva, come fonte di informazione, all&#8217;esperienza che supera il vissuto soggettivo, con forme diverse di apprendimento logico. Si fa strada una nuova soggettività, che influisce anche sulle identità che fin qui conosciamo e cresce al contempo il rischio della cosiddetta miopia tecnologica.</p>
<p>Afferma il sociologo De Rita che la dimensione della soggettività è in costante aumento dagli anni &#8217;70. Con l&#8217;irrompere dell&#8217;intelligenza artificiale, la comprensione della dimensione soggettiva, che concorre a definire la scala degli interessi e delle aspettative, ha bisogno di nuovi criteri di approccio. Probabilmente cambierà anche la nostra percezione degli obiettivi individuali e sociali.</p>
<p>La lettura e la conoscenza dei contesti e della loro evoluzione, per l&#8217;influenza che hanno sui destini di persone, imprese e comunità, affronta la sfida di restare ancorata alla realtà, senza cedere ai condizionamenti dei flussi di pensiero &#8220;imposti&#8221; o plasmati e di ciò che viene fatto apparire distorcendo la realtà. Uno dei compiti che una irrinunciabile etica associativa impone sarà preservare il ruolo dell&#8217;individuo nel verificare i fatti e dare senso all&#8217;informazione.</p>
<p>L&#8217;attività di rappresentanza degli interessi affronta quindi un altro tornante della storia. L&#8217;intelligenza artificiale, con le epocali trasformazioni che comporterà nella società, nell&#8217;economia, nella politica interna ed esterna, preannuncia effetti che vanno ben oltre i tradizionali interessi e gli approcci fin qui usati.</p>
<p>Come affermano gli autori del numero monografico che &#8220;Spirito Artigiano&#8221; ha dedicato all&#8217;Intelligenza Artificiale, non è tempo di panico e di rimuginare, ma di conoscere, riflettere e agire. La rappresentanza degli interessi è un mestiere antico che continua a fare i conti con i cambiamenti. La sfida della soggettività come motore delle scelte delle persone e quindi anche degli imprenditori si arricchisce di nuovi elementi.</p>
<h6 class="p1"><span class="s1">© </span><span class="s2">2024</span> <span class="s2">Spirito Artigiano</span><span class="s1">. Tutti i diritti riservati. </span></h6>
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		<title>La buona reputazione acceleratore del brand. Il caso delle organizzazioni di rappresentanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giacomin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2023 05:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per una organizzazione di rappresentanza che chiede consenso e vende fiducia con la quale valorizzare, nell’ambito del mandato di rappresentanza, servizi, consulenze, azioni sindacali, la reputazione ha un valore reale e potenziale del quale occorre essere sempre più consapevoli. Ci viviamo dentro e, forse per il fatto che ne siamo immersi, non la osserviamo con il necessario distacco e non le diamo il giusto valore</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-6"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105578" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/review-5205754_1920.jpg" width="1920" height="1128" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/review-5205754_1920.jpg 1920w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/review-5205754_1920-300x176.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/review-5205754_1920-1024x602.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/review-5205754_1920-768x451.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/03/review-5205754_1920-1536x902.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
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<p>Valgono in proposito il dettato dell’articolo 2) del preambolo allo statuto confederale (“il brand di Confartigianato Imprese è quindi un valore in sé, attorno al quale si caratterizzano la storia e i principi del sistema associativo confederale e si identifica il saper fare di imprese e imprenditori”) e la previsione della disciplina del logo, nel diritto-dovere di utilizzarlo, definita all’articolo 1) del regolamento attuativo.</p>
<p>Per un’azienda-istituzione, come la nostra, così come per tante altre organizzazioni di rappresentanza degli interessi, il tema del valore di brand si intreccia necessariamente con il tema della reputazione associativa, quindi delle associazioni che compongono il sistema e del sistema stesso.</p>
<p>Do per condiviso il concetto di valore di brand, con il patrimonio di storia, immagini e valori che esso incorpora, con i suoi pilastri che vanno dagli scopi dell’associazione, al suo carattere, alle competenze in azione fino ai segni tangibili della sua presenza.</p>
<p>Ci sarebbe la necessità di declinare tutto ciò in ambiente associativo, nel quale gli scopi e le aspettative che essi generano scontano logiche sensibilmente diverse da quelle aziendali alle quali si ispira la letteratura sul tema e fanno i conti con le differenziazioni connesse alla ricchezza dei nostri modi di essere e di fare associazione. Ma non è il tema al centro della mia breve riflessione.</p>
<p>La reputazione, per me fattore importante e determinante per un’associazione, tanto più articolata e territorialmente presente come la nostra, è tema complesso anche perché racchiude percezioni, aspettative, grado di fiducia e stima, valutazione dei fatti.</p>
<p>Il <strong>valore della reputazione</strong> si differenzia dal valore di brand, che tendenzialmente è condizionato da immagini, emozioni, mutevolezza dei contesti che producono cambiamenti di percezione.  Ha una costruzione lenta, che è conseguenza della somma dei comportamenti reali dei tanti ambiti associativi ed è il risultato in costante aggiornamento dell’attività associativa e del suo impatto interno ed esterno all’associazione.</p>
<p>La reputazione ha conseguenze e orizzonti di medio-lungo termine. Premia condotte coerenti, le quali a loro volta generano fiducia.</p>
<p>E’ diretta conseguenza della presenza e delle azioni di una associazione, in un contesto economico e sociale dato, e consiste in un giudizio di valore da parte del pubblico. Dipende dalla qualità della comunicazione e dalla qualità delle relazioni, meglio intese come rapporti tra persone.</p>
<p>Traguarda e proietta in avanti gli obbiettivi e punta ad affermare un ruolo dell’associazione nella società, nel sistema, nell’ambiente di lavoro ove ciascuno di noi opera.</p>
<p>La reputazione chiede rendicontazione, con la quale si può conquistare fiducia, credibilità, stima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>Mentre il concetto di brand ha a che fare con l’influenza sui comportamenti, la reputazione si completa con l’approvazione sociale che a sua volta condiziona positivamente i comportamenti, alimentando una sorta di circuito virtuoso.</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per una organizzazione di rappresentanza che, come nel caso nostro, chiede consenso e vende fiducia con la quale valorizzare, nell’ambito del mandato di rappresentanza, servizi, consulenze, azioni sindacali, la reputazione ha un valore reale e potenziale del quale occorre essere sempre più consapevoli. Ci viviamo dentro e, forse per il fatto che ne siamo immersi, non la osserviamo con il necessario distacco e non le diamo il giusto valore.</p>
<p><strong>Provo a ricordare le principali conseguenze della buona reputazione e di ciò che essa può rilasciare nei diversi contesti.</strong></p>
<p>Stima, credibilità e fiducia, che ne sono componenti caratteristiche, rappresentano innanzitutto una delle principali armi di pacifico convincimento di cui possiamo disporre.</p>
<p>Può essere fatta valere nel rafforzare il rapporto con i soci e con le persone che fruiscono della nostra offerta associativa; può valere come argomento implicito nelle nostre azioni di promozione associativa verso imprese e persone che non ci frequentano.</p>
<p>E’ fattore di scambio con i decisori, pubblici e privati, a tutti i livelli, dalle amministrazioni comunali, passando per i tanti organismi istituzionali ed economici territoriali, fino a Parlamento e Governo.</p>
<p>E’ fattore di positiva influenza nel dialogo e nella collaborazione con organismi funzionali e strumentali locali e nazionali, dalle istituzioni scolastiche territoriali ai grandi enti nazionali, Inps o Agenzia delle Entrate che siano.</p>
<p>La buona reputazione, in quanto incorpora credibilità, facilita le buone negoziazioni, dai contratti di lavoro alle intese con altri decisori associativi, come ad esempio nel caso degli accordi con ABI, e rende più praticabile ogni sorta di mediazione.</p>
<p>Dovrebbe rappresentare il liquido in cui essere costantemente e consapevolmente immersi. La reputazione, in quanto stima sociale accumulata, è trasferibile, concetto da usare con la dovuta attenzione, anche ai soci che, dichiarando l’appartenenza associativa, ottengono un plus valutativo nelle loro più svariate interazioni.</p>
<p>Questo concetto di trasferibilità apre scenari intriganti. Ad esempio: se la mia associazione crede e opera per la sostenibilità, appartenendovi, posso non solo vantare di esserne membro ma utilizzare la mia partecipazione attiva nei confronti di enti che ne danno valore, come nel caso delle banche (posso, ad esempio, documentare che mi fornisco di energia da fonti rinnovabili e che, ecco la sottolineatura, sono parte della costruzione di un sistema che riduce la dipendenza da fonti fossili)</p>
<p>Può valere nella considerazione sociale della singola azienda, nella costruzione del suo employer branding, nel rapporto con fornitori e clienti.</p>
<p>Sia chiaro, non è sufficiente viverci passivamente al riparo, ma occorre utilizzare attivamente le luci riflesse dalla reputazione associativa nella socialità, nel welfare, nei rapporti con la scuola, nelle azioni di promozione.</p>
<p>Vale e dovrebbe essere fatta valere nella negoziazione con gli uffici pubblici, che siano un ufficio tecnico comunale, un ufficio per il rilascio di passaporti, un ufficio di una unità sanitaria locale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em><span class="font-435549">Appartenere significa quindi poter utilizzare la luce riflessa della reputazione e al tempo stesso sapere di poter contare sull’associazione, sulla sua capacità di intervento e laddove occorre anche di denuncia.</span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In definitiva la possibilità di fruire della reputazione dell’associazione rilancia l’utilità ed il valore dell’appartenenza.</p>
<p>La reputazione può essere fatta valere anche nella ricerca di personale per le nostre associazioni. Queste hanno bisogno crescente di competenze professionali che, spesso, contendiamo ad altri soggetti. Incorporare e vantare buona reputazione paga quindi in fatto di competitività, di motivazione nel progetto di lavoro, nel riconoscersi nella storia aziendale.</p>
<p>La buona reputazione facilita, come dicevo poco fa, il confronto con il decisore pubblico, rafforza l’attività di lobby; è fattore di persuasione, talvolta di scambio.</p>
<p>Non è argomento nuovo ma è una caratteristica della forza associativa che nel tempo ha cambiato i connotati. Con il voto “laico e fluido” i decisori non guardano alle associazioni come serbatoi elettorali, ma ne utilizzano la reputazione come fattore legittimante nelle loro proposizioni.</p>
<p>La reputazione rafforza inoltre la costruzione di un sistema associativo. Il tutt’uno organico che il sistema rappresenta restituisce alle singole componenti un valore aggiunto. Vale anche il percorso inverso. Le singole componenti che godono di reputazione, ad esempio le associazioni territoriali di una confederazione, irrorano il sistema e ne rafforzano il potere di rappresentanza.</p>
<p>Non resta, e sarà il prossimo impegno, che osservare come si costruisce, si accresce e si manutenziona la reputazione associativa. E anche come si deve evitare di perderla.</p>
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<h5>Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/tumisu-148124/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=5205754">Tumisu</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=5205754">Pixabay</a></h5>
<p>
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</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-buona-reputazione-acceleratore-del-brand-il-caso-delle-organizzazioni-di-rappresentanza/">La buona reputazione acceleratore del brand. Il caso delle organizzazioni di rappresentanza</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Una nuova prospettiva per i servizi nella rappresentanza associativa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Giacomin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Nov 2022 05:20:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPRESENTANZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>‘Spirito Artigiano’ anticipa alcuni temi che poi saranno ‘oggetto’ di una riflessione più approfondita contenuta in uno dei ‘quaderni della Fondazione Germozzi’ di prossima pubblicazione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-9"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 57%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104754" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/pexels-lukas-928199.jpg" width="1000" height="597" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/pexels-lukas-928199.jpg 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/pexels-lukas-928199-300x179.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/pexels-lukas-928199-768x458.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
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<p>“Sindacale e Servizi” hanno ispirato e condizionato competenze e percorsi specifici all’interno delle associazioni, percorsi che in alcuni casi hanno trovato un felice compromesso rafforzandosi l’un l’altro, in altri casi una pragmatica convivenza sotto l’insegna del quieto vivere.</p>
<p>Una rilettura delle funzioni associative ed una loro contestualizzazione ai tempi attuali offrono più di un motivo di riflessione sulla <strong>necessità di superare l’antica querelle sulla reale o supposta dicotomia “sindacale-servizi”</strong>, nel tentativo di trovare di una modalità operativa che porti a sintesi i valori positivi intrinseci ad entrambe le attività.</p>
<p>Ad esempio, ricorrendo ancora una volta al gergo associativo, siamo convinti che si possa fare “sindacale anche attraverso i servizi e le consulenze”, ovvero che ‘servire’ e rappresentare corrispondano alle due diverse facce di un’unica medaglia.</p>
<p>Sotto questo profilo una strada per <strong>rafforzare la specificità della funzione della rappresentanza degli interessi</strong> consiste nel delimitare e approfondire gli aspetti distintivi tra chi fa “sindacale”, ovvero rappresentanza, anche attraverso i “servizi” (le associazioni di rappresentanza), rispetto chi si limita alla sola erogazione di servizi, consulenze, assistenza specialistica (i liberi professionisti).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em><span class="font-435549">Il mandato di rappresentanza associativa, presupposto nell’attività “sindacale”, costituisce un discrimine costituente, sia che nasca da un impulso inizialmente poco definito di trovare risposte ai tanti bisogni che imprese e imprenditori manifestano, sia che se ne scoprano valore e potenziale strada facendo</span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel lavoro di prossima pubblicazione, attraverso i ‘<strong>Quaderni della Fondazione Germozzi</strong>’, c’è spazio anche per i cosiddetti “<strong>dilemmi associativi</strong>” che, come afferma Angelo Panebianco, sono “esigenze contradditorie” che accompagnano le organizzazioni di rappresentanza fin dalla loro nascita.</p>
<p>Nei “dilemmi” troviamo altri sostantivi del gergo associativo, come orizzontale vs verticale, influenza vs membership, dirigenti vs feudatari, eletti vs funzionari per stare ai più noti; e troviamo intermediazione vs disintermediazione e flussi vs luoghi, che ci portano all’attualità.</p>
<p>Nella conclusione non manca una riflessione che riprende il tema delle identità più tradizionali, fondate sulle grandi categorie della ricostruzione istituzionale del dopoguerra, via via evolute con il mutare dei bisogni e dei loro aggregati fino a diventare micro-identità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span class="font-435549"><em>La riflessione che proponiamo è verso nuove identità, alimentate da condivisione di logiche di sviluppo attente ai valori, con al centro le persone, le comunità, la sostenibilità</em></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono identità i cui contenuti possono fare da collante per un allargamento del nostro territorio di azione associativa.</p>
<p>La rappresentanza degli interessi ha alle spalle una storia lunga e affascinante, dove ad ogni cambio d’epoca ci si è interrogati su come (ri)attualizzare una tradizione di successo. Cosa che puntualmente accade in questo scorcio iniziale del terzo millennio, sfidando tutti noi, uomini e donne di associazione, a scrivere una nuova storia, inedita e sfidante, in ogni caso ancor più affascinante.</p>
<h5></h5>
<h5>Foto di <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/la-persona-indossa-un-blazer-multicolore-928199/">Lukas</a> da Pexels</h5>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-10" data-row="script-row-unique-10" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-10"));</script></div></div></div>
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