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	<title>denatalità - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
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	<title>denatalità - Spirito Artigiano</title>
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		<title>L’inverno demografico e il futuro del lavoro in Italia: sfide e opportunità per la crescita occupazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 08:35:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Il futuro non è scritto»: la sfida demografica, spiega Dalla Zuanna*, richiede oggi decisioni che determineranno la vitalità economica e sociale dell’Italia di domani.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/linverno-demografico-e-il-futuro-del-lavoro-in-italia-sfide-e-opportunita-per-la-crescita-occupazionale/">L’inverno demografico e il futuro del lavoro in Italia: sfide e opportunità per la crescita occupazionale</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 88%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-109012" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608.png" width="1642" height="1094" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608.png 1642w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-300x200.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-1024x682.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-768x512.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-1536x1023.png 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-350x233.png 350w" sizes="(max-width: 1642px) 100vw, 1642px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Lo squilibrio demografico sta minacciando seriamente il presente e il futuro dello sviluppo economico e sociale del Paese. È quindi necessario esserne pienamente consapevoli, così da predisporre politiche efficaci sia da parte del sistema produttivo sia in ambito istituzionale.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In assenza di consistenti flussi migratori, la popolazione in età lavorativa si ridurrà sensibilmente nei prossimi decenni, mentre aumenterà in modo continuo il numero degli over 65: a inizio 2025 saranno circa 14,5 milioni, pari al 24,7% della popolazione totale. Nei prossimi dieci anni, molti nuovi pensionati avranno un basso livello di istruzione, mentre circa l’80% dei nuovi lavoratori sarà diplomato o laureato. Sostituire i lavoratori più istruiti sarà possibile; rimpiazzare quelli meno qualificati, molto meno. Allo stesso tempo, continuerà l’emorragia di giovani diplomati e laureati verso l’estero o verso regioni percepite come più dinamiche.</p>
<p>Questi fenomeni interesseranno l’intero Paese, ma avranno un impatto più marcato nelle aree economicamente fragili e nelle zone rurali, montane o periferiche, già caratterizzate da una popolazione più anziana.</p>
<p>Cambiamenti così profondi e repentini non hanno precedenti recenti né remoti. Durante il boom produttivo del 1970-2010, molte regioni italiane hanno potuto contare su un’abbondanza di nuovi lavoratori autoctoni, integrati da flussi significativi di manodopera straniera. Oggi, invece, il sistema produttivo italiano — manifatturiero, agricoltura ad alta intensità di lavoro, turismo e servizi — è già in drammatica carenza di personale e difficilmente sarà in grado di assorbire ulteriori riduzioni.<br />
Come affrontare questa carenza di capitale umano, evitando un calo del reddito e della ricchezza? È illusorio pensare che automazione e intelligenza artificiale possano sostituire i lavoratori mancanti. Questo potrà avvenire in alcuni settori, ma in altri — come i servizi alla persona — il lavoro umano resta insostituibile.</p>
<p>Occorre valorizzare sacche di lavoro inutilizzato o mal utilizzato, in particolare lavoro femminile, giovanile e dei pensionati attivi. Tuttavia, anche un maggiore impegno della popolazione già residente non basterà: molte donne adulte e anziani in buona salute svolgono già lavori di cura non retribuiti, che andrebbero comunque sostituiti se entrassero nel mercato del lavoro.</p>
<p>Di conseguenza, l’attrazione verso nuovi arrivi, in particolare per lavori manuali e per tutti i settori essenziali, sarà nei prossimi due decenni irresistibile. Sarà quindi necessario agire su tre fronti: trattenere i giovani, mitigare le conseguenze dell’invecchiamento e favorire ingressi migratori ordinati.</p>
<p>Parallelamente, occorre sostenere le famiglie affinché possano avere i figli desiderati. Nel 2024 sono nati appena 369.944 bambini, con un tasso di fecondità di 1,18 figli per donna, ai minimi storici rispetto ai 576.000 del 2009. Interventi di conciliazione tra lavoro e vita familiare sono quindi fondamentali per invertire questa tendenza.</p>
<p>Il futuro demografico e occupazionale dell’Italia non è scritto: le sfide sono complesse e profonde, ma affrontabili. Richiedono visione strategica, scelte coraggiose e un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e cittadini, con la consapevolezza che le decisioni di oggi determineranno la vitalità economica, sociale e umana del Paese di domani.</p>
<p data-start="139" data-end="432">(Estratto dell’intervento del prof. Gianpiero Dalla Zuanna (Università di Padova e Accademia dei Lincei) al convegno “Rappresentanza e contrattazione”, H-FARM – giovedì 20 novembre 2025 &#8211; <em data-start="325" data-end="432">L’inverno demografico e il futuro del lavoro in Italia: sfide e opportunità per la crescita occupazionale)</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<hr />
<p>(*Gianpiero Dalla Zuanna (23.9.1960), professore di Demografia a Padova, ha insegnato anche a Roma “La Sapienza” e a Messina. Ha pubblicato oltre 200 articoli, capitoli e libri, collaborando con economisti, sociologi, statistici, storici, geografi e archeologi. Ha coordinato indagini sul comportamento riproduttivo, la prima indagine italiana sugli immigrati di seconda generazione e il progetto CHILD sulla demografia storica. Ha trascorso periodi di ricerca a Tokyo, Mosca, Canberra, Melbourne, Irvine e Losanna. È stato membro di commissioni centrali del MIUR e consulente del Ministero per le politiche della famiglia. Tra il 2013 e il 2018 è stato Senatore della Repubblica, partecipando alle Commissioni Salute e Ambiente e alle Conferenze ONU sul clima di Lima e Varsavia. È editorialista per quotidiani nazionali e membro del comitato editoriale di Neodemos.)</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
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		<title>I &#8216;Dialoghi di Spirito artigiano&#8217; a Verona il 22 maggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 May 2023 09:13:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue la rassegna nazionale de I Dialoghi di Spirito Artigiano, gli eventi territoriali della Fondazione Germozzi, promossi da Confartigianato Imprese, per approfondire idee, spunti e scenari per lo sviluppo economico e la sostenibilità sociale del Paese</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-wvjs-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row-background background-element">
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<p>Tra di essi c’è senz’altro la <b>crisi demografica</b>, con un Paese, il nostro, che invecchia progressivamente e al contempo si dimostra in difficoltà in termini di attrattività e nel trattenere i giovani di successo.</p>
<p>Nel corso dell’appuntamento in terra veneta, dunque, sarà presentato il quaderno <b>La crisi demografica italiana: giovani e qualità del lavoro</b>, scritto per la Fondazione Germozzi da <b>Alessandro Rosina</b>, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale alla facoltà di Economia dell’università Cattolica di Milano.</p>
<p>Nel corso dell’evento dialogheranno tra loro:</p>
<ul>
<li><b>Marco Granelli</b>, Presidente nazionale Confartigianato Imprese</li>
<li><b>Giulio Sapelli</b>, Presidente Fondazione Germozzi e già professore ordinario di Storia Economica all’Università degli Studi di Milano</li>
<li><b>Mauro Magatti</b>, Professore ordinario di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</li>
<li><b>Alessandro Rosina</b>, Professore ordinario di Demografia e Statistica sociale alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano<br />
<b>Massimiliano Valerii</b>, Direttore generale Censis</li>
</ul>
<p>Modera e porta il proprio contributo, <b>Federico Testa</b>, Professore ordinario di Economia e gestione delle imprese all’Università di Verona.</p>
<p>L’evento è patrocinato, oltre che dall’<b>Università di Verona – Dipartimento di Management </b>e dalla <b>Fondazione Germozzi</b>, anche da <b>IVL Istituto Veneto per il Lavoro</b>, con l’organizzazione di <b>Confartigianato Imprese Veneto</b> e <b>Confartigianato Imprese Verona</b>.</p>
<p>Per partecipare all&#8217;iniziativa è necessario prenotarsi.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-4"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1647587385037 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-3x"><h5 class="font-435549 h3">Iscriviti all'evento</h5></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfcFMXnWrrgKgl0Sr4M1E5o9G62ShlGyEi2dCljlhhrTyiODQ/viewform?usp=sf_link" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-edit fa-3x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1681219004299 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-3x"><h5 class="font-435549 h3">Scarica la locandina</h5></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/Spirito-Artigiano_Verona_70x100.pdf" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-chain fa-3x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-4" data-row="script-row-unique-4" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-4"));</script></div></div></div>
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		<title>I &#8216;Dialoghi di Spirito artigiano&#8217; fanno tappa a Firenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Apr 2023 05:18:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 21 aprile la rassegna di incontri territoriali della Fondazione Germozzi promossa da Confartigianato Imprese affronta il tema della modernità delle imprese a valore artigiano di fronte alle crisi attuali. L'evento è trasmesso in diretta su Facebook</p>
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										</div><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><a class="single-media-link" href="https://fb.me/e/2J1VnL373" target="_blank"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105686" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max.png" width="1200" height="500" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max.png 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max-300x125.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max-1024x427.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max-768x320.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max-350x146.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max-600x250.png 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>L’evento dal titolo <em>“Costruttori di Futuro: la modernità delle imprese a valore artigiano di fronte alle crisi attuali”</em>, che sarà trasmesso anche in <a href="https://fb.me/e/2J1VnL373" target="_blank" rel="noopener">diretta Facebook</a>, si propone come un qualificato momento di scambio di idee, spunti, dati e scenari per affrontare positivamente gli squilibri che rischiano di compromettere lo sviluppo economico e la sostenibilità sociale del Paese.</p>
<p>Nel corso dell’appuntamento toscano sarà presentato il quaderno <strong>La crisi demografica italiana: giovani e qualità del lavoro</strong>, scritto per la Fondazione Germozzi da <strong>Alessandro Rosina</strong>, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale alla facoltà di Economia dell’università Cattolica di Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel corso dell’evento interverranno:</p>
<p><strong>Marco Granelli</strong>, Presidente Confartigianato Imprese<br />
<strong>Nicola Sciclone</strong>, Direttore IRPET, Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana<br />
<strong>Giulio Sapelli</strong>, Presidente Fondazione Germozzi e già professore ordinario di Storia Economica all’Università degli Studi di Milano<br />
<strong>Mauro Magatti</strong>, Professore ordinario di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano<br />
<strong>Alessandro Rosina</strong>, Professore ordinario di Demografia e Statistica sociale alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano<br />
<strong>Massimiliano Valerii</strong>, Direttore generale Censis</p>
<p>Modera:<strong> Erika Pontini</strong>, giornalista La Nazione</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-6" data-row="script-row-unique-6" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-6"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-7"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1681219004299 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-3x"><h5 class="font-435549 h3">Leggi il programma</h5></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/manifesto-70x100_Spirito-artigiano-Firenze.pdf" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-chain fa-3x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1647587385037 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-3x"><h5 class="font-435549 h3">Segui la diretta Facebook</h5></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://fb.me/e/2J1VnL373" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-play-circle-o fa-3x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
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		<title>Manca la manodopera e mancano pure i giovani. Intervista ad Antonio Polito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2023 06:20:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[piccole imprese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le imprese artigiane possono rappresentare un grande laboratorio di innovazione del mercato del lavoro avvicinando i giovani a lavori creativi e di grande soddisfazione. Ma l'Italia deve pure sciogliere il nodo dell'inverno demografico che la affligge</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-8"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105301" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/paper-dolls-14611.jpg" width="1280" height="780" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/paper-dolls-14611.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/paper-dolls-14611-300x183.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/paper-dolls-14611-1024x624.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/paper-dolls-14611-768x468.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<h3><em><span class="font-435549">La colonnina di mercurio dell’inverno demografico tocca temperature preoccupanti. Qui su Spirito Artigiano è un tema che abbiamo cercato di sviscerare a più riprese e attraverso numerosi contributi qualificati (<a href="https://spiritoartigiano.it/Argomenti/denatalita/">qui</a>). Il punto di partenza per prendere coscienza del reale impatto che il saldo demografico negativo ha sulla nostra società è quello di identificarlo come un problema prima di tutto economico. Questo colpisce pesantemente le nostre imprese e ne mina la competitività. La mancanza di manodopera che le aziende – più o meno trasversalmente – stanno riscontrando è solo uno dei riverberi negativi prodotti dal calo demografico.</span></em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al netto delle misure che la politica dovrebbe mettere in campo per invertire questo trend, anche sul fronte delle imprese si può, anzi, si deve fare qualcosa. La prima sfida da vincere, in questo senso, è quella di rendere il lavoro più attrattivo per le giovani generazioni sforzandosi peraltro di uscire dal luogo comune che i ragazzi non abbiano voglia di impegnarsi in qualcosa che li possa in qualche modo soddisfare. Evidentemente anche sotto il profilo economico. Le imprese artigiane, in questo senso, possono essere «il grande laboratorio di questa rivoluzione». Ne è convinto <strong>Antonio Polito, editorialista e firma di punta del Corriere della Sera</strong> che recentemente ha trattato questi temi e che ha approfondito proprio su Spirito Artigiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Polito, la mancanza di manodopera è un problema serissimo per le imprese, che talvolta rischia di mettere in discussione intere fette di mercato. Forse è riduttivo pensare che tutto questo sia riconducibile unicamente al calo demografico.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Ci sono molti fattori che concorrono a generare questo annoso problema. Da qualche tempo, per lo più dopo l’ondata pandemica, ci siamo resi conto di una crescente manodopera in diversi ambiti produttivi. Ora non siamo al punto in cui manca manodopera specializzata, fattore attribuibile in parte a deficienze del nostro sistema formativo e a una scarsa capacità del mondo accademico di saper orientare i giovani verso le opportunità lavorative. Ci troviamo invece in una situazione nella quale c’è una carenza di manodopera anche in settori nei quali non sono richieste particolari competenze. Ma non dobbiamo sottovalutare il fatto che manca la ‘materia prima’. Ossia mancano i giovani (e non solo)».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che proporzione ha questo fenomeno?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Le stime dicono che, nel corso degli ultimi cinque anni, siano ‘mancati’ al mercato del lavoro ben 750 mila persone in età compresa tra i 14 e i 65 anni. Gli occupabili sono in drastico calo. E questo significa che il nostro sistema Paese sperimenta, in maniera drammatica, le conseguenze dell’inverno demografico. Fino a oggi, nell’immaginario collettivo e agli occhi dell’opinione pubblica, si è pensato che questo fenomeno impattasse esclusivamente sul piano pensionistico. Invece, evidentemente, le conseguenze più pesanti si registrano proprio nel mondo del lavoro e delle imprese».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Recentemente lei ha scritto che i giovani cercano anche condizioni di lavoro migliori e che, in termini valoriali, l’impiego non è più necessariamente al primo posto. Di questo evidentemente deve tenere conto anche la parte ‘datoriale’. Come approcciare a queste nuove esigenze?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«E’ del tutto normale che i giovani ambiscano a condizioni di lavoro migliori, specie in un momento storico in cui la ‘gig economy’ ha moltiplicato le forme di impiego sottopagate. Il caso dei rider è emblematico sotto questo profilo. Una forma di nuovo schiavismo, esattamente come è successo agli albori della Rivoluzione Industriale nelle fabbriche inglesi e non solo. Ma la questione è ancora più complessa, in termini valoriali e di considerazione del lavoro in sé da parte delle giovani generazioni. Chi, venticinque anni fa, è entrato nel mondo del lavoro, considerava l’impiego una pre-condizione per una vita soddisfacente. Oggi questo non esiste sostanzialmente più. Il lavoro deve essere compatibile con una buona qualità della vita. Tra l’altro è completamente saltata l’idea di una carriera innovativa in un unico posto. I giovani, insomma, hanno interiorizzato il concetto della flessibilità. Non ci sono più i giovani che cercano il lavoro in senso stretto, ma una vita soddisfacente data da una forma di reddito che la permetta».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il lavoro ha cambiato forma anche nelle sue modalità. A questo proposito, molto si discute sull’opportunità di concedere lo smart-working (chiaramente applicandolo laddove è possibile). Che idea si è fatto lei?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Dopo il lockdown, milioni di italiani hanno apprezzato i vantaggi del lavoro da casa ad esempio. Ma oggettivamente, non è qualcosa di praticabile in tutti i settori. Resta il fatto che è difficile tornare indietro: quando, ad esempio, una giovane mamma si è resa conto di poter essere egualmente produttiva pur stando a casa con il proprio bambino, ritengo abbia poco senso tentare di riportarla in ufficio. Serve una proiezione sul futuro del mondo del lavoro e, soprattutto, bisogna in qualche modo renderlo più attrattivo. In questo un ruolo centrale lo deve avere lo Stato ad esempio applicando una defiscalizzazione per le imprese, ottenendo un taglio significativo al cuneo e avendo come risultato salari più alti e aziende con minori spese. Il che si traduce nella maggiore capacità assunzionale. E gli imprenditori si devono comportare di conseguenza. Penso che l’artigianato possa essere uno straordinario laboratorio di innovazione del mondo del lavoro».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le imprese artigiane riusciranno a essere più attrattive?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Penso ci sia uno straordinario potenziale. Già tanti sono gli esempi di artigiani che hanno modernizzato le loro produzioni, sfruttando ad esempio le nuove tecnologie. Un aspetto senz’altro non secondario per attrarre i giovani. Non solo: l’artigianato, per sua natura, ha una forte componente di capitale umano, di creatività. Proprio questa creatività lascia molta autonomia al lavoratore, altro aspetto tutt’altro che marginale. E’ un settore adatto all’innovazione, che può praticare la flessibilità e ottenere risultati straordinari in termini produttivi. Insomma, l’artigianato, in questo senso, può davvero essere l’apripista per una ‘rivoluzione’ nel mondo del lavoro».</p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
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		<title>I &#8216;Dialoghi di Spirito artigiano&#8217;, primo appuntamento a Ferrara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2023 06:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spirito Artigiano esce dal web e approda il 27 febbraio a Ferrara con un 'dialogo' tra ospiti eccellenti. Sotto la lente, la crisi demografica italiana: giovani e qualità del lavoro</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-10"><div class="row-background background-element">
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</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div>
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		<title>Denatalità e i suoi effetti. Intervista a Gigi De Paolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2023 11:38:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente del Forum delle Famiglie spiega come invertire il trend delle culle vuote che minaccia la solidità del Paese. "Entro il 2033 dobbiamo raggiungere quota 500.000 nascite, solo così possiamo ancora sperare di salvarci"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-12"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105197" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/pexels-photo-6045346.jpg" width="1132" height="702" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/pexels-photo-6045346.jpg 1132w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/pexels-photo-6045346-300x186.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/pexels-photo-6045346-1024x635.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/pexels-photo-6045346-768x476.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1132px) 100vw, 1132px" /></div>
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<h3><em><span class="font-435549">Il dramma delle culle vuote è un problema serissimo in Italia. Anzi, probabilmente, è il problema. La questione del saldo demografico negativo intreccia moltissimi ambiti: dal lavoro al sistema pensionistico, dalla sanità al welfare. E, soprattutto, come ha avuto modo di sottolineare in una recente intervista il demografo <a href="https://spiritoartigiano.it/la-crisi-demografica-italiana-giovani-e-qualita-del-lavoro-il-nuovo-quaderno-della-fondazione-germozzi/" target="_blank" rel="noopener">Alessandro Rosina su Spirito Artigiano</a> , sembra una questione dimenticata. Appare come un paradosso, ma tant’è.</span></em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>A fronte di questa – colpevole – amnesia collettiva, c’è chi alimenta una fiammella che rischiara il sentiero della speranza. <strong><a href="https://www.gigidepalo.it/" target="_blank" rel="noopener">Gigi De Palo</a></strong>, presidente del Forum delle Famiglie e della Fondazione per la Natalità, promuove quest’anno la terza edizione degli Stati generali della Natalità (11-12 maggio a Roma), anticipando gli obiettivi sui quali si prefigge di sensibilizzare opinione pubblica e politica.</p>
<p><strong>Dopo la pandemia il numero delle nascite è drammaticamente sceso sotto quota quattrocentomila all’anno. Sono numeri preoccupanti.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Sì, ma il punto è che la crisi demografica nel nostro Paese non nasce oggi. Ci sono articoli di giornale che denunciano l’inizio di questo trend a partire dalla seconda metà degli anni ’90. La crisi economica del 2008 ha contribuito ad aggravare ulteriormente il quadro, la pandemia poi ha fatto il resto. Come Fondazione per la Natalità sono almeno otto anni che denunciamo che questo sia il vero problema del Paese».</p>
<p><strong>Il problema non riguarda solo l’Italia.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«No, anche la Cina è in grande sofferenza sotto il profilo demografico. E questo è un grosso problema per loro perché sta venendo via via a mancare la forza demografica per espandersi. Dunque si arriva al vero punto cruciale: il Pil».</p>
<p><strong>Sul piano economico, qual è l’impatto?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il risultato di questa tendenza è che ci sia più offerta di lavoro che persone in età da lavoro. E questo, chiaramente, è drammatico. Senza contare gli effetti che tutto questo provoca sul sistema sanitario, sul welfare e sul piano pensionistico e dei conti pubblici».</p>
<p><strong>La soluzione sono le migrazioni?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Se si continua a non avere una visione d’insieme e a distribuire pannicelli caldi piuttosto che individuare politiche attive che invertano questo trend non vedo altre strade percorribili. Con buona pace della politica».</p>
<p><strong>Quali sarebbero, secondo lei, le strategie da adottare?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Innanzitutto occorre darsi un obiettivo. Secondo noi la soglia delle nascite deve raggiungere quota cinquecentomila entro il 2033. In questo modo possiamo ancora sperare di “salvarci” e salvaguardare il sistema Paese. Diversamente, le prospettive sono assai buie. Dal punto di vista pratico i modelli da seguire potrebbero essere quello francese e quello tedesco. In Germania, ad esempio, lo stato garantisce un assegno unico per ogni figlio da trecento euro al mese per tutti, prevedendo anche alcune detrazioni. Questo modello sta riportando la Germania ai livelli demografici del 1996».</p>
<p><strong>Il presidente del Consiglio ha detto chiaramente che quello della famiglia è un tema prioritario per il suo esecutivo. Che valutazione dà della Manovra sotto questo profilo?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Senz’altro il problema è stato posto in maniera inequivocabile da questo governo. Ed è stato lanciato un segnale: la volontà è quella di dare una risposta chiara. Questa Finanziaria è stata scritta in poco tempo, dunque secondo me quella decisiva sarà l’anno prossimo. L’unico mio auspicio è che nel frattempo non si perda tempo. Si deve già iniziare a ragionare in chiave prospettica. Aprire un tavolo di confronto sul quoziente familiare, sulla destinazione dei fondi del Pnrr. In modo tale da gettare, già oggi, le giuste premesse per la prossima Manovra».</p>
<p><strong>Se è vero che il trend demografico negativo ha radici quasi trentennali, non si può immaginare che questo governo risolva un problema così difficile in poco tempo, non trova?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Ma infatti, penso che gli errori su questo tema si trascinino da almeno venti leggi finanziarie. Sbagli macroscopici, metodologici. La politica ha preferito parcellizzare le risorse, cercando di assecondare interessi particolari piuttosto che intervenire in maniera determinante su questo tema. Una miopia incredibile, perché se si investe sulla famiglia, automaticamente il risultato si riverbera positivamente sui lavoratori, sui pensionati, sui giovani. La demografia avrebbe un effetto moltiplicatore straordinario. Se solo lo si capisse».</p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-13" data-row="script-row-unique-13" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-13"));</script></div></div></div>
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		<title>QFG-La crisi demografica italiana: giovani e qualità del lavoro. Il nuovo ‘quaderno’ della Fondazione Germozzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2023 05:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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		<category><![CDATA[QFG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il professore Alessandro Rosina spiega ai lettori di Spirito artigiano l'importanza di inserire la questione demografica ai primi posti nell'agenda delle priorità del Paese: "E' senz'altro la grande questione rimossa. Non mancano i titoli di forte preoccupazione sui media quando escono i dati Istat sulle nascite in continua riduzione, ma dal giorno dopo il tema scivola sistematicamente ai margini del dibattito pubblico. La politica italiana tende ad avere uno sguardo corto, che fatica ad andar oltre il consenso da ottenere nelle prossime elezioni"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-gyho-bg row-container" id="row-unique-14"><div class="row-background background-element" style="opacity: 1;">
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<p>Gli studi compiuti da Rosina forniscono una proiezione, a tratti, piuttosto allarmante del problema demografico in Italia. Forse, però, la cosa più desolante è che a fronte di questo scoglio che sta via via diventando sempre più insormontabile, in questi anni abbiamo assistito a una sorta di grande rimozione collettiva. Come se il problema non ci riguardasse. Se a questo aggiungiamo che le politiche messe in campo per fronteggiare la questione demografica si sono rivelate del tutto inefficaci, ecco che il quadro appare ancor più a tinte fosche. La sfida dell’inversione del trend è attuale, attualissma. Una sfida per il futuro.</p>
<p>Nell’intervista che Rosina ha rilasciato a Spirito Artigiano, cerchiamo di capire lo stato dell’arte, tentando di individuare una via d’uscita da un vicolo che, apparentemente, pare condurci in un&#8217;unica direzione: il vuoto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professor Rosina, lei sostiene che quella demografica sia una questione che il Paese abbia dimenticato. Perché e da cosa è determinata questa amnesia?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«E’ senz’altro la grande questione rimossa del nostro paese. Non mancano i titoli di forte preoccupazione sui media quando escono i dati Istat sulle nascite in continua riduzione, ma dal giorno dopo il tema scivola sistematicamente ai margini del dibattito pubblico. La politica italiana tende ad avere uno sguardo corto, che fatica ad andar oltre il consenso da ottenere nelle prossime elezioni.</p>
<p style="padding-left: 40px;">La combinazione tra poca lungimiranza, bassa consapevolezza delle conseguenze della denatalità, marginalità delle politiche per i giovani e le donne, ha portato gli squilibri demografici a diventare sempre più gravi generando un senso di impotenza verso un destino ineluttabile. Anziché produrre una reazione si è via via scivolati verso la rassegnazione.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Ci siamo permessi di sottovalutare questa enorme questione perché il centro della vita attiva è stato, fino a qualche anno fa, presidiato da generazioni molto consistenti. In particolare i nati attorno a metà anni Sessanta (all’apice del baby boom) avevano 35 anni nel 2000, 45 nel 2010 e 55 nel 2020. Gli effetti della denatalità sull’economia e sulla sostenibilità del sistema di welfare cominciano a prodursi ora con l’entrata nelle età lavorative dei nati dalla seconda metà degli anni Ottanta in poi, quasi dimezzati rispetto alla generazione dei propri genitori. Non è più solo questione di conti pubblici, ma anche di squilibri che investono il mercato del lavoro».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sulla demografia si gioca gran parte della competitività delle imprese. Qual è l&#8217;orizzonte temporale nel quale prevede che questo diventerà un problema insormontabile per il nostro sistema produttivo?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’Italia è stata il primo paese al mondo a vedere il sorpasso degli over 65 sugli under 15, avvenuto nella prima metà degli anni Novanta. Oggi la fascia più matura sta superando anche gli under 25. Secondo le stime Ocse siamo il paese che maggiormente rischia di trovarsi nel 2050 con un rapporto di 1 a 1 tra persone in pensione e lavoratori. Uno scenario di questo tipo è considerato incompatibile con qualsiasi prospettiva di sviluppo, oltre che insostenibile rispetto al sistema sociale.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Per evitare questo destino abbiamo poco tempo. La denatalità tende ad autoalimentarsi innescando un processo di avvitamento continuo verso il basso: le poche nascite passate riducono la popolazione oggi nell’età in cui si forma una propria famiglia, con conseguenti ancor meno nascite future. Detto in altre parole, a parità di figli per donna diventa più basso il numero di nascite per la riduzione continua delle potenziali madri. Più si aspetta, quindi, più diventa difficile uscire da tale spirale negativa e invertire tale tendenza.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Le nascite in Italia sono scese da oltre 550 mila nel  2010 a 420 mila nel 2019. La pandemia ha contribuito poi a farle scendere ulteriormente sotto 400 mila. Secondo lo scenario mediano dell’Istat, pur contemplando un aumento del numero medio di figli per donna, nei prossimi anni le nascite a malapena tornerebbero a 420 mila per poi ridursi continuamente senza più invertire la tendenza negativa. L’aumento della fecondità non sarebbe in questo caso in grado di bilanciare la riduzione della popolazione in età riproduttiva (le potenziali madri).</p>
<p style="padding-left: 40px;">Nel percorso, invece, più ottimistico tra quelli delineati dall’Istat, le nascite tornerebbero a posizionarsi sopra 500 mila. Un obiettivo, quindi, ancora possibile ma solo se l’inversione inizia subito e viene sostenuta in modo solido. In corrispondenza, da 1,25 il numero medio di figli per donna dovrebbe salire fino a 1,65 nel 2037 (un livello comunque sotto la Francia, attualmente attorno a 1,8). Esperienze di aumento di entità simile sono quelle della Germania passata da 1,33 del 2006 a 1,6 nel 2016 o, ancor meglio, della Svezia passata da circa 1,5 nel 1999 a oltre 1,9 nel 2009. Difficile, quindi, ma non impossibile. E’, in ogni caso, l’unico percorso che ci rimane per non far scattare inesorabilmente la trappola del declino continuo delle nascite con conseguenti squilibri tra vecchie e nuove generazioni insostenibili».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Secondo lei questa problematica è sufficientemente presente nell&#8217;agenda politica?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Per invertire la tendenza servono tre condizioni. La prima è quella di prendere piena consapevolezza del ruolo della demografia nelle sfide che ha di fronte il paese. Disinteressarsi delle dinamiche demografiche significa lasciare che gli squilibri vadano sempre più ad allargarsi con uno svantaggio competitivo crescente rispetto agli altri paesi. Con conseguente non solo diminuzione continua delle nascite ma anche scelta dei giovani di andare a vivere e a produrre benessere altrove.</p>
<p style="padding-left: 40px;">La seconda è nell’approccio da adottare, che deve porre al centro dell’attenzione i meccanismi di un adeguato rinnovo generazionale. E’ il deficit di questa impostazione che porta ad indebolire percorsi e scelte delle nuove generazioni, generando una spirale negativa di “degiovanimento” quantitativo (meno giovani) e qualitativo (meno investimento pubblico su di essi, minor spinta ai processi di cambiamento del paese, minori opportunità, saldo negativo di giovani qualificati verso l’estero).</p>
<p style="padding-left: 40px;">La terza condizione sta nella visione sistemica dell’azione da intraprendere. La bassa natalità è la causa degli squilibri prodotti. La ripresa delle nascite è condizione assolutamente necessaria per non vederli ulteriormente ampliare, ma la struttura per età è così compromessa che non è più sufficiente aumentare la fecondità come risposta. Per evitare lo scenario peggiore è necessario agire contestualmente su tutte le leve in modo interdipendente: quelle che operano sulle cause ma anche quelle che intervengono sulle conseguenze».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In termini di attrattività, il nostro Paese &#8216;perde&#8217; ogni anno migliaia di giovani che emigrano altrove cercando soluzioni lavorative migliori. Come invertire questo trend e &#8216;conservare&#8217; almeno i pochi giovani che ci sono e trattenerli nel Paese?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’obiettivo è far ripartire l’economia dopo la discontinuità della pandemia, ma favorendo processi che promuovano occupazione di qualità, in sintonia con le grandi trasformazioni in atto, in particolare sul fronte della transizione verde e digitale. Non basta investire sulla formazione del capitale umano e sulle competenze, è necessario poi saperle utilizzare e valorizzare adeguatamente. È quindi cruciale, oltre che migliorare l’efficienza dei servizi di incontro tra domanda e offerta, anche promuovere l’espansione di nuove opportunità avanzate, rafforzando la collaborazione tra sistema della ricerca e mondo produttivo.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Paradossalmente proprio la debolezza demografica delle nuove generazioni può favorire un’attenzione maggiore a ciò che esse sono portate a dare e desiderano essere anziché doversi meramente adattare (spesso al ribasso) a quello che ci si aspetta da loro. L’unica possibilità, del resto, per l’Italia di superare i limiti del passato e avviare una fase nuova di sviluppo sulla spinta delle risorse di Next Generation Eu, è quella di portare il sistema paese a riallinearsi al rialzo al meglio del contributo che le nuove generazioni possono dare in coerenza con le loro specificità (riconoscendone fragilità e potenzialità).</p>
<p style="padding-left: 40px;">Più in generale, formare bene i giovani, inserirli in modo efficiente nel mondo del lavoro, valorizzarne al meglio il contributo qualificato nelle aziende e nelle organizzazioni, consente di rispondere alla riduzione quantitativa dei nuovi entranti con un rafforzamento qualitativo della loro presenza nei processi che alimentano sviluppo economico, innovazione sociale, competitività internazionale. Frenerebbe, inoltre, la loro fuga verso l’estero e li metterebbe anche nelle condizioni di realizzare in modo più solido il loro progetti di vita, con conseguenze positive sulla formazione di nuovi nuclei familiari e sulla natalità».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C&#8217;è, secondo lei, uno strumento che nel breve o nel medio termine potrebbe agire in termini correttivi e invertire la rotta della demografia?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’Italia è entrata in una fase in cui oltre ad aumentare la popolazione anziana andrà anche a diminuire la popolazione in età attiva, in modo più accentuato rispetto alle altre economie avanzate. La riduzione delle persone in età lavorativa influisce negativamente sulla crescita dell’economia, oltre che sulla sostenibilità del sistema di welfare pubblico. Dal punto di vista quantitativo i margini su cui agire per contenere tale riduzione sono le dinamiche della natalità nei prossimi anni e quelle dei flussi migratori. Ma un fronte di risposta è anche quello dell’aumento dei tassi di occupazione, soprattutto dove attualmente sono particolarmente bassi rispetti agli altri paesi (in particolare tra gli under 35 e tra le donne). Politiche del lavoro e di sviluppo che promuovono l’aumento dell’occupazione dei giovani e delle donne vanno però realizzate in modo integrato con le politiche familiari. Le misure che rafforzano l’autonomia e la transizione scuola-lavoro hanno ricadute di breve periodo sull’occupazione dei giovani oltre che favorire la formazione di nuovi nuclei familiari e quindi la natalità, che a sua volta riduce gli squilibri futuri. Lo stesso vale per le politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia, come gli asili nido, che favoriscono nell’immediato l’occupazione delle donne con figli ma anche la scelta di avere figli per le donne occupate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sulla demografia, si innesta anche un&#8217;altra tematica, che è legata alle ondate migratorie. Secondo lei, da tecnico, quanto le migrazioni sono in effetti un fenomeno che sopperisce alla saldo negativo della demografia?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Al di là della gestione dell’emergenza e delle preoccupazioni sulla sicurezza, fatica a trovare spazio nel dibattito pubblico un confronto evoluto e strategico su come l’immigrazione possa contribuire a rispondere agli squilibri demografici e al fabbisogno del nostro sistema produttivo. La prospettiva di trovarsi con un numero sempre maggiore di pensionati, bisognosi di assistenza sanitaria e, allo stesso tempo, con una riduzione della popolazione nelle età in cui si produce ricchezza, benessere e innovazione, impone la necessità di valorizzare pienamente la presenza dei giovani nel mondo del lavoro, come base di una lunga vita attiva, ma anche di attrarre persone che rafforzino, a tutti i livelli, i settori con carenza di manodopera.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Se da un lato, l’immigrazione è un fattore rilevante per rispondere agli squilibri demografici e rafforzare le capacità di sviluppo del paese, d’altro lato non è possibile un’attrazione di qualità senza sviluppo economico e possibilità di integrazione lavorativa e sociale. Inoltre, sia lo sviluppo economico, che l’integrazione lavorativa e sociale degli immigrati, rimangono deboli se non migliorano contestualmente anche le prospettive di occupazione giovanile e femminile. Ciò che oggi non funziona nella transizione scuola-lavoro, penalizza anche (spesso ancor più) i giovani stranieri. Analogamente le carenze degli strumenti di conciliazione tra lavoro e famiglia, vincolano al ribasso la partecipazione femminile al mercato del lavoro sia delle donne autoctone che delle immigrate.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Senza una politica attrattiva adeguata, integrata con il modello sociale e coerente con le strategie di sviluppo del Paese, arriverà solo immigrazione di bassa qualità, mentre gli stranieri più qualificati e con maggiori potenzialità di impiego sceglieranno altri paesi in Europa.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> ‘Storia demografica d’Italia. Crescita, crisi e sfide’ (con R. Impicciatore, Carocci editore, 2022)</p>
</div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1647587385037 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-2x"><h4 class="font-435549 h3">Scarica il Quaderno della Fondazione Germozzi "La crisi demografica italiana: giovani e qualità del lavoro" di Alessandro Rosina</h4></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/11/impaginato_Vol2_QFG_prima_ristampa.pdf" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-chevron-circle-down fa-2x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-15" data-row="script-row-unique-15" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-15"));</script></div></div></div>
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		<title>Le dinamiche globali e l’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Risso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Nov 2022 06:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[guerre]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[data room]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mondo cresce il pessimismo ma si riscoprono i valori della comunità, del territorio, della parsimonia, del significato intrinseco degli oggetti e del tempo. Lo rileva l'IPSOS che monitora le dinamiche presenti in 29 paesi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-16"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 47%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104746" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/Copertina-SA-05102022-2.jpg" width="720" height="720" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/Copertina-SA-05102022-2.jpg 720w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/Copertina-SA-05102022-2-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/Copertina-SA-05102022-2-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div><div class="empty-space empty-single" ><span class="empty-space-inner"></span></div>
</div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-16" data-row="script-row-unique-16" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-16"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-17"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p><span data-contrast="auto">Da che parte sta andando il mondo? Qual è l’agenda delle preoccupazioni che caratterizza la società globale di oggi e quella dei principali Paesi? Quali sono le macro tendenza che sembrano delinearsi? Rispondere a questi quesiti è difficile e avventurarsi su questi terreni è scivoloso, anche se utile, specie per le imprese. Senza alcun intendo di esaustività e senza avere la pretesa della verità e della sfera di cristallo, si possono porre sul tappeto alcuni elementi di riflessione, utilizzando i dati di <strong>Ipsos Global Advisor</strong>, che ogni mese monitora il quadro delle <strong>dinamiche presenti in 29 paesi al mondo</strong>. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per molti cittadini il <strong>quadro sociale ed economico</strong> della propria nazione </span><span data-contrast="auto">è sulla strada sbagliata</span><span data-contrast="auto">. Il quadro globale evidenza che solo in pochi paesi i cittadini sono soddisfatti dell’andamento e della direzione economica intrapresa dal proprio paese. Si tratta di Arabia Saudita (95%), Indonesia (81%), India (73%), Australia (61%) e Colombia. <strong>Il 79% degli italiani ritiene l’Italia si avviata su una strada economica sbagliata</strong>. Alti livelli di preoccupazione per l’indirizzo intrapreso dal proprio paese si ritrovano anche tra inglesi e olandesi (77%), francesi (74%), belgi (71%), giapponesi e americani (70%). Anche in Germania la maggioranza dei tedeschi ritiene che il proprio paese sia sulla strada sbagliata (59%).</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<h3><b><span data-contrast="auto">L’agenda delle preoccupazioni: in Italia svetta il lavoro  </span></b><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h3>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">Per comprendere i motivi di tali giudizi severi è necessario zumare sull’agenda delle preoccupazioni che attanagliano le opinioni pubbliche nei diversi paesi. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">A guidare le <strong>preoccupazioni dei cittadini</strong>, a livello globale, sono lo scatto inflattivo (40%), la crescita della povertà e delle diseguaglianze (31%), la presenza della corruzione finanziaria e politica (26%), la disoccupazione e la paura di perdere il lavoro (26%), la criminalità e l’insicurezza (26%). </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">L’agenda delle tensioni non è uguale tra i diversi Paesi. <strong>In Italia al primo posto c’è la paura di perdere il lavoro</strong>. Un tema che coinvolge il 46% degli italiani e colloca il nostro paese al secondo posto a livello globale, dopo il Sud Africa. In questa classifica il dato nostrano è tallonato solo dalla Spagna (41%), ma è radicalmente e in modo preoccupante distante dal resto dei paesi europei. La paura della disoccupazione è al 7% in Germania, al 12% in Gran Bretagna e Francia, al 15% negli Usa.  Un baratro che mostra la fragilità del nostro sistema occupazionale ed evidenzia uno dei nostri talloni di Achille. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<h3><b><span data-contrast="auto">Dall’inflazione alle diseguaglianze </span></b><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h3>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">Se osserviamo gli altri fattori di apprensione, possiamo notare che l’<strong>inflazione</strong> oggi sta colpendo in modo particolare paesi come la Polonia e l’Argentina (67% e 65%), la Turchia e la Gran Bretagna (56%). In Francia il tema allarma il 39% dell’opinione pubblica, mentre negli Usa il 46%. <strong>Il dato italiano è un po’ sotto quello francese (35%) ed è uno dei risultati più bassi a livello europeo</strong>. Altro tema di allarme riguarda l’aspetto dell’aumento delle povertà e delle diseguaglianze sociali. Qui possiamo osservare un dato significativo. I due paesi europei in cui i cittadini hanno la minor paura per la disoccupazione, sono anche i paesi in cui maggiore è la percezione del rischio e del peso dell’aumento delle diseguaglianze sociali. Si tratta di Olanda (46%) e Germania (38%). Un elemento che mostra quanto siano acute nella contemporaneità le contraddizioni e quanto, anche in paesi apparentemente solidi, le contraddizioni sociali sia lì a covare sotto la cenere. In testa alla <strong>classifica della diseguaglianza</strong>, insieme all’Olanda, c’è l’Ungheria (46%), seguite dal Brasile (42%), dall’Indonesia (40%). In Italia il dato si ferma al 28%, collocando il <strong>nostro Paese nella parte bassa di questa classifica</strong>. Simile a noi troviamo la Spagna (28%), la Francia (31%) e la gran Bretagna (33%). In fondo alla classifica l’Arabia Saudita (17%) e gli Usa (19%). </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<h3><b><span data-contrast="auto">Corruzione e sicurezza</span></b><span data-contrast="auto">, </span><b><span data-contrast="auto">macigni dei paesi emergenti</span></b><span data-contrast="auto"> </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h3>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">Il peso della <strong>corruzione</strong> è un macigno sul futuro di paesi come Perù e Malesia (58%), Indonesia (52%), Sud Africa (48%). Primo pause europeo in questa classifica è l’Ungheria (47%). La Francia è la nazione che appare più virtuosa, con solo l’8% dei francesi che avverte questo tema come un problema. Lo stesso dicasi per Germania e Olanda (10% e 9%). <strong>Anche in Italia il tema è calato nell’agenda setting dell’opinione pubblica e si piazza al 13%</strong>. Sul fronte della <strong>sicurezza</strong> gli ultimi anni hanno mostrato un  <strong>calo di interesse nel nostro Paese (13%)</strong>. Un dato simile </span><span data-contrast="auto">è</span><span data-contrast="auto"> presente in Germania e Spagna (16%). Permane all’attenzione di parte dei cittadini in Gran Bretagna (21%) e Francia (22%). Il tema della sicurezza è al centro delle preoccupazioni, invece, per cileni (61%), peruviani (53%), messicani (51%) e svedesi (50%). Molto alto </span><span data-contrast="auto">è </span><span data-contrast="auto">anche negli Usa (31%) e in Israele (41%).</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<h3><b><span data-contrast="auto">La costante ansia per il clima, il calo del Covid e le tensioni sulla guerra</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h3>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">Fra i principali temi di attenzione dell’opinione pubblica europea troviamo quello relativo ai <strong>cambiamenti climatici</strong>. Guidano la classifica Francia (34%), Germania e Olanda (33%), Australia (32%), <strong>Italia e Belgio (27%)</strong>. Il tema non rientra nell’agenda setting dell’opinione pubblica Argentina (4%) peruviana, israeliana, brasiliana, malese, sud africana, cilena, che sono avvolte da ben più cogenti tematiche come abbiamo visto. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Infine la <strong>guerra e il Covid</strong>. Il tema del virus</span><span data-contrast="auto"> è al centro dell’agenda delle paure solo dei Giapponesi (40%), mentre oscilla tra il 20 e il 25% in Sud Corea, Thailandia, Malesia, Arabia Saudita e Australia. In <strong>Italia è un </strong></span><span data-contrast="auto"><strong>argomento che coinvolge l’11% dei cittadini</strong>, come in Spagna (10%), Francia e Gran Bretagna (7%).</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La tensione per la <strong>guerra russo ucraina</strong> è al calor bianco, ovviamente, in Polonia (27%), seguita dalla Germania (25%). <strong>In Italia il tema è calato in classifica (11%)</strong>, anche se nelle ultime settimane si stanno rinfocolando le apprensioni. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<h3><b><span data-contrast="auto">Alcune tendenze globali </span></b><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h3>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">Il quadro globale è decisamente complesso e le prospettive mondiali mostrano un tratto di crescente pessimismo. Quello che è chiaro alle persone è che stiamo vivendo in tempi turbolenti e <strong>l&#8217;83% dei cittadini dei 29 paesi monitorati concorda sul fatto che il mondo di oggi sta cambiando troppo velocemente</strong>. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In questo affresco ci sono alcuni trend emergenti. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In primo luogo cresce la tendenza alla <strong>de-globalizzazione</strong>. Alla ricerca di prodotti locali e produzioni dei propri territori. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Secondariamente aumentano le spinte verso un nuovo <strong>spirito comunitario</strong> e di legami, compresa una tensione positiva all’inclusione e al rispetto della diversità. Il 69% dei consumatori globali apprezza i leader aziendali che si assumono la responsabilità di parlare delle questioni sociali e politiche che riguardano il proprio Paese. Quasi il 70% dei consumatori globali è pronto a premiare le loro aziende impegnate sui temi dell’ambiente e, soprattutto, della riduzione delle diseguaglianze sociali. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In terza battuta troviamo il tema dell’<strong>età e della denatalità</strong>. Due aspetti che stanno diventando, per molti paesi europei, sempre più importanti per le strategie di sviluppo e crescita future.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quarto ambito è quello relativo al <strong>costo dei prodotti e alla parsimonia</strong>. Il gap della convenienza, l’attenzione al risparmio, la spinta alla parsimonia, non sono più solo forme di difesa dal caro prezzi, ma parti di una strategia che libera il tempo e lo spazio per dedicarsi alle cose che contano. Le persone, infatti, cercano e pagano sempre più spesso per prodotti e soluzioni che semplificano la loro vita, premiano i marchi che gli offrono non solo cose convenienti ma nuove opportunità e libertà di vita.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Una quinta tendenza è quella che possiamo rubricare sotto il titolo di paradigma della <strong>partecipazione</strong>.  I social media hanno modificato le aspettative delle persone nei confronti dei marchi. Le persone vogliono sempre più sentirsi in contatto con esperienze interattive e coinvolgenti. L’omnicanalità e il live shopping, nonché le altre tecnologie digitali innovative stanno contribuendo ad aggiungere utilità e leggerezza alle relazioni delle persone con i marchi e le imprese.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="padding-left: 40px;"><em><span class="font-435549" data-contrast="auto">Se le dinamiche globali e il tasso emozionale delle opinioni pubbliche dei diversi paesi mostra l’affastellarsi delle nubi, le tendenze in atto evidenziano anche le possibilità e le opportunità che si riaprono</span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">In questa ottica valgono le parole di un poeta, certamente non un ottimista, come Leopardi, il quale affermava: “</span><i><span data-contrast="auto">Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino</span></i><span data-contrast="auto">”.  </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-17" data-row="script-row-unique-17" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-17"));</script></div></div></div>
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		<title>Crisi demografica, la grande questione rimossa del Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Rosina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 22:02:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le sfide dell'economia e dei giovani in un Paese sempre più 'piccolo'</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-18"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 40%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104248" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/07/Copertina-SA-230722.jpg" width="720" height="720" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/07/Copertina-SA-230722.jpg 720w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/07/Copertina-SA-230722-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/07/Copertina-SA-230722-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></div>
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				</div></div></div></div></div><div class="empty-space empty-single" ><span class="empty-space-inner"></span></div>
</div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-18" data-row="script-row-unique-18" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-18"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-19"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p>La popolazione italiana è da pochi anni entrata in una nuova fase della sua storia, che caratterizzerà tutto il resto di questo secolo, quella del declino demografico. La curva demografica negativa pone una sfida inedita ai processi di sviluppo economico e al sistema di welfare del paese.</p>
<p>Se pensiamo alla fase, nel secondo dopoguerra, in cui l’Italia è maggiormente riuscita a cogliere le sfide dei tempi nuovi &#8211; espandendo opportunità e favorendo la mobilità sociale &#8211; le condizioni demografiche erano del tutto diverse a quelle attuali.</p>
<p>Negli anni Cinquanta e Sessanta, la popolazione italiana cresceva ed aveva la struttura di una solida piramide, con molti più giovani e molti meno anziani rispetto a quella attuale (e ancor più a quella futura).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<h4>Dobbiamo, allora, oggi chiederci cosa significa generare benessere, alimentare processi di sviluppo, garantire sostenibilità sociale in un paese demograficamente in declino.</h4>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se c’è una cosa certa del futuro è che con questa curva demografica negativa dovremmo sempre più fare i conti. Con modalità che richiedono un profondo riadattamento sia in termini di nuovi rischi che di nuove opportunità.</p>
<p>Questo significa anche che l’Italia non può recuperare soluzioni dal passato, ma debole è anche la possibilità di imitare altri paesi: sul fronte qualitativo per le specificità che ci caratterizzano e su quello quantitativo per la nostra maggior accentuazione dei cambiamenti demografici.</p>
<p><strong>La demografia è implacabile</strong> &#8211; se non si fanno le scelte giuste per tempo &#8211; nel vincolare i margini sui quali costruire il futuro. E come lo fa? Levando mattoni dal basso dell’edificio demografico che così diventa via via sempre meno solido con il passare del tempo. La trascuratezza con cui abbiamo finora gestito queste dinamiche pone oggi il nostro Paese di fronte alla prospettiva di una drastica riduzione della popolazione attiva. La denatalità italiana ha, infatti, prima ridotto la popolazione infantile, poi quella giovanile ed ora sta andando ad erodere sempre più anche le età adulte (anche tenendo conto dei flussi migratori, senza i quali la riduzione sarebbe ancor più rilevante).</p>
<p>L’indicatore che misura il rapporto tra anziani e popolazione in età attiva è tra quelli guardati con più attenzione e preoccupazioni nelle economie mature avanzate. Fino agli anni più recenti ad alimentare la crescita dell’indice di dipendenza degli anziani è stato soprattutto l’aumento del numeratore (le persone di 65 anni e oltre), ma nei prossimi anni e decenni alla sua spinta verso l’alto contribuirà sempre più la diminuzione del denominatore (la popolazione in età da lavoro, ovvero la componente della popolazione che maggiormente contribuisce alla crescita economica, finanzia e fa funzionare il sistema di welfare).</p>
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<h4>Il contributo di tutte le generazioni è importante, ma è dal basso che una società si rinnova e mette solide basi per il proprio futuro. Il paese in Europa con la più bassa percentuale di giovani, non può più permettersi di avere anche alti livelli di Neet, di working poor, di overeducation.</h4>
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<p><strong>Formazione e qualità del lavoro</strong> delle nuove generazioni devono essere messe al centro di una nuova fase di sviluppo del paese dopo la discontinuità della pandemia. E&#8217; la risposta principale al debito pubblico, ai crescenti squilibri demografici, alle sfide poste dalla transizione verde e digitale.</p>
<p>Lo sviluppo solido e sostenuto dei primi decenni del secondo dopoguerra ha tratto la sua principale spinta da nuove generazioni che costituivano una risorsa consistente, ma soprattutto dinamica e vivace  e intraprendente, nel contesto di un clima di fiducia e di aspettative positive crescenti verso il futuro.</p>
<p>L’insegnamento che ne deriva per oggi non è solo che condizione delle nuove generazioni e sviluppo economico sono legati ma anche che per superare le fasi di difficoltà e di rilancio dopo una discontinuità serve un progetto-paese in cui i giovani possano riconoscersi e intravedere una propria parte attiva.</p>
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<h4>Diventa allora necessario un cambiamento di strategia: non costringere i giovani ad adattarsi al ribasso a quello che finora il sistema paese è stato in grado di offrire, ma consentire all’economia di crescere e generare benessere, in coerenza con la vocazione dei territori, facendo leva sul meglio di quanto le nuove generazioni possono dare (quando preparate e incoraggiate adeguatamente).</h4>
</blockquote>
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