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	<title>denatalità - Spirito Artigiano</title>
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	<description>Idee e testimonianze per un artigianato che trasforma l&#039;Italia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 Sep 2026 08:42:44 +0000</lastBuildDate>
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	<title>denatalità - Spirito Artigiano</title>
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		<title>La scommessa italiana: ritrovare la via della crescita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Buttiglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:20:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli home page]]></category>
		<category><![CDATA[magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da venticinque anni l’Italia cresce meno dei suoi principali partner. In questo estratto del suo intervento a Match Point Confartigianato 2026, Luigi Buttiglione indica i nodi da sciogliere per invertire la rotta: produttività, demografia, energia, credito e capacità delle piccole imprese di usare davvero le nuove tecnologie.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-0"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 84%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110784" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione.jpg" width="1440" height="959" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione.jpg 1440w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione-300x200.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione-1024x682.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione-768x511.jpg 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/09/Buttiglione-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></div>
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<p>Dietro questi numeri c’è una domanda che non possiamo più rinviare: perché l’Italia fa così fatica a crescere?</p>
<p>La risposta non sta in un unico fattore. Ci sono problemi strutturali che si sono accumulati nel tempo e che oggi si rafforzano a vicenda. Produttività, demografia, energia, capitale e accesso al credito sono pezzi dello stesso problema.</p>
<p>E, dentro questo quadro, c’è un protagonista che non possiamo permetterci di trascurare: il sistema delle piccole e medie imprese.</p>
<h2><span class="font-435549">Il problema non è soltanto creare lavoro.</span></h2>
<p>Per molto tempo abbiamo guardato soprattutto alla capacità dell’economia italiana di creare occupazione. È certamente un dato importante, ma non è qui che si trova il principale ostacolo alla crescita.</p>
<p>Il problema è soprattutto la produttività del lavoro, che in Italia è rimasta sostanzialmente ferma e in alcuni periodi è addirittura diminuita.</p>
<p>Questo riguarda tanto il settore pubblico quanto quello privato.</p>
<p>Nella pubblica amministrazione pesano la burocrazia, la lentezza dei procedimenti, la corruzione e una certezza del diritto ancora insufficiente rispetto ai principali partner europei. Ma anche il settore privato ha le sue debolezze: investiamo troppo poco in ricerca e sviluppo e abbiamo un numero insufficiente di laureati e di competenze avanzate. A questo si aggiunge la continua perdita di giovani qualificati che scelgono di lavorare all’estero.</p>
<p>Il risultato è che l’Italia ha faticato a sfruttare pienamente le grandi trasformazioni tecnologiche degli ultimi decenni, da Internet fino all’intelligenza artificiale.</p>
<p>Ed è proprio l’IA a rappresentare oggi una delle grandi scommesse.</p>
<p>Non basta investire in tecnologia. Il vero punto è riuscire a utilizzarla.</p>
<p>La quota di lavoratori italiani che utilizza strumenti di intelligenza artificiale rimane tra le più basse in Europa e, in molti casi, manca ancora una spinta adeguata da parte delle imprese.</p>
<p>È un paradosso: proprio mentre l’IA può diventare uno dei principali strumenti per aumentare la produttività, siamo ancora in ritardo nella sua diffusione.</p>
<p>Per il sistema produttivo italiano questo è particolarmente importante. Non tutte le imprese devono diventare aziende tecnologiche. Devono però riuscire a utilizzare le tecnologie disponibili per lavorare meglio, produrre meglio, ridurre i costi, organizzarsi meglio e raggiungere nuovi mercati.</p>
<p>Qui entra in gioco quella che potremmo chiamare <strong>Intelligenza Umana</strong>.</p>
<p>L’intelligenza artificiale può moltiplicare le capacità delle persone, ma non può sostituire ciò che rende un’impresa capace di adattarsi, innovare e assumersi responsabilità. Servono competenze, formazione, cultura del merito e capacità di apprendere.</p>
<p>La tecnologia senza persone preparate rischia di rimanere soltanto un investimento.</p>
<h2><span class="font-435549">Una popolazione che invecchia.</span></h2>
<p>Il secondo grande vincolo è demografico.</p>
<p>L’Italia ha uno dei tassi di natalità più bassi tra le economie avanzate. Da decenni la fertilità è molto al di sotto del livello necessario a garantire la sostituzione della popolazione e i flussi migratori non sono stati sufficienti a compensare questa dinamica.</p>
<p>Il risultato è un Paese che invecchia rapidamente.</p>
<p>Questo non è soltanto un problema sociale. È un problema economico.</p>
<p>Meno persone in età lavorativa significa meno lavoratori disponibili, maggiore pressione sulla spesa sociale e minori possibilità di crescita.</p>
<p>Il tema riguarda in modo particolare la partecipazione femminile al lavoro, che è ancora troppo bassa nonostante i progressi degli ultimi anni. Sostenere la maternità e, nello stesso tempo, favorire la permanenza e l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro non sono obiettivi contraddittori. Sono due facce della stessa politica di crescita.</p>
<p>Ma anche l’immigrazione deve essere affrontata con maggiore pragmatismo.</p>
<p>Un sistema produttivo che ha bisogno di lavoratori e un Paese che continua a invecchiare non possono permettersi di considerare i flussi migratori soltanto come un problema da contenere. Devono essere gestiti, programmati e collegati alle esigenze reali dell’economia.</p>
<h2><span class="font-435549">L’energia pesa sulla competitività.</span></h2>
<p>C’è poi il tema dell’energia.</p>
<p>L’Italia continua a pagare un prezzo elevato per la propria dipendenza energetica. La struttura della produzione e la forte dipendenza dal gas naturale rendono il costo dell’energia elettrica un fattore di svantaggio competitivo rispetto a molti concorrenti.</p>
<p>Per le imprese energivore il problema è evidente, ma non riguarda soltanto loro. Anche una piccola impresa, un laboratorio artigiano, un esercizio commerciale subiscono direttamente il costo dell’energia.</p>
<p>Per questo non basta intervenire ogni volta che arriva una crisi con misure temporanee di sostegno.</p>
<p>Serve una strategia.</p>
<p>Bisogna accelerare sulle fonti rinnovabili, migliorare le infrastrutture e affrontare senza pregiudizi anche il tema del nucleare. Ma serve soprattutto una politica energetica che tenga conto delle caratteristiche del nostro sistema produttivo.</p>
<p>Le piccole imprese non possono essere considerate semplicemente utenti finali di una politica energetica pensata altrove. Devono essere parte della strategia.</p>
<h2><span class="font-435549">Il credito non è uguale per tutti.</span></h2>
<p>Un altro elemento riguarda il rapporto tra imprese e sistema finanziario.</p>
<p>Nel complesso, l’accesso al credito bancario dell’economia italiana si è avvicinato ai livelli dell’Area Euro. Ma questo dato medio rischia di nascondere una realtà molto diversa per le imprese più piccole.</p>
<p>La contrazione dei prestiti ha colpito in misura maggiore le aziende con meno di venti addetti e i tassi applicati ai nuovi finanziamenti rimangono significativamente più elevati rispetto a quelli riservati alle imprese di maggiori dimensioni.</p>
<p>È un problema strutturale.</p>
<p>La piccola impresa ha bisogno di una banca che sappia valutarne non soltanto i bilanci, ma anche il progetto, il territorio, le competenze e la capacità dell’imprenditore.</p>
<p>La dimensione delle banche è importante per la loro efficienza e solidità, ma non dovrebbe cancellare la prossimità.</p>
<p>Allo stesso tempo, bisogna sviluppare canali finanziari alternativi al credito bancario. Private equity e venture capital possono contribuire al rafforzamento patrimoniale delle imprese e alla loro crescita.</p>
<p>Naturalmente non sono strumenti che possono sostituire la banca per ogni piccola impresa. Ma un&#8217;economia moderna non può dipendere da un solo canale di finanziamento.</p>
<h2><span class="font-435549">Si può fare.</span></h2>
<p>Di fronte a questo quadro è facile concludere che i problemi siano troppi e troppo grandi.</p>
<p>Non credo sia così.</p>
<p>Ma bisogna smettere di cercare una soluzione unica.</p>
<p>La prima priorità è aumentare la produttività. E questo significa agire contemporaneamente sulla qualità della pubblica amministrazione, sulla certezza del diritto, sulla formazione, sulla ricerca e sulla capacità delle imprese di adottare le nuove tecnologie.</p>
<p>L’intelligenza artificiale può rappresentare un’occasione straordinaria, soprattutto se riusciremo a portarla dentro i processi quotidiani delle imprese. Per una piccola azienda può voler dire automatizzare una parte del lavoro amministrativo, migliorare la gestione, analizzare i dati, assistere il cliente, progettare più rapidamente.</p>
<p>Non è necessario essere sulla frontiera della tecnologia per beneficiarne.</p>
<p>A volte è sufficiente riuscire a usarla bene.</p>
<p>La seconda priorità è affrontare il problema demografico, aumentando la partecipazione al lavoro, sostenendo le famiglie e gestendo in maniera più razionale i flussi migratori.</p>
<p>La terza riguarda l’energia: più indipendenza, più investimenti, più diversificazione delle fonti e una strategia di lungo periodo.</p>
<p>La quarta è il finanziamento della crescita: banche solide, ma anche strumenti finanziari capaci di accompagnare le imprese nel rafforzamento patrimoniale e nei processi di crescita.</p>
<p>Sono interventi diversi, ma hanno un punto in comune.</p>
<h2><span class="font-435549">L’Italia deve tornare a investire sulla propria capacità di produrre.</span></h2>
<p>E questo significa guardare anche alle migliaia di imprese piccole e piccolissime che costituiscono la parte più diffusa del nostro sistema produttivo.</p>
<p>Non possiamo chiedere loro semplicemente di adattarsi a un mondo che cambia.</p>
<p>Dobbiamo metterle nelle condizioni di cambiare a loro volta.</p>
<p>Perché la grande sfida della produttività italiana non si giocherà soltanto nei grandi gruppi, nei laboratori di ricerca o nelle imprese tecnologiche.</p>
<p>Si giocherà anche nei laboratori artigiani, nelle officine, negli studi professionali, nei negozi, nelle piccole aziende manifatturiere.</p>
<p>È lì che la tecnologia dovrà incontrare il lavoro.</p>
<p>È lì che l’intelligenza artificiale dovrà incontrare l’intelligenza umana.</p>
<p>Ed è lì, in ultima analisi, che si misurerà la capacità dell’Italia di tornare a crescere.</p>
<p><em>(Estratto dall’intervento di Luigi Buttiglione, Economista, fondatore e AD di LB MACRO, al convegno Match Point 2026 di Confartigianato Imprese)</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>La colonna invisibile: il potenziale femminile che può cambiare il futuro dell’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Magatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia chiede alle donne di sostenere lavoro, famiglie e comunità, ma continua a non riconoscere fino in fondo il valore economico e sociale del loro contributo.</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/la-colonna-invisibile-il-potenziale-femminile-che-puo-cambiare-il-futuro-dellitalia/">La colonna invisibile: il potenziale femminile che può cambiare il futuro dell’Italia</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-xsdn-bg row-container" id="row-unique-2"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 70%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-110455" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/1.COPERTINA_12062026.png" width="1000" height="1000" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/1.COPERTINA_12062026.png 1000w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/1.COPERTINA_12062026-300x300.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/1.COPERTINA_12062026-150x150.png 150w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/1.COPERTINA_12062026-768x768.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/1.COPERTINA_12062026-350x350.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2026/06/1.COPERTINA_12062026-348x348.png 348w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></div>
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<p>Il <a href="https://www.italiagenerativa.it/rig2025/" target="_blank" rel="noopener">IV Rapporto Italia Generativa</a>  affronta questa condizione attraverso una lettura sistemica, mostrando come il ritardo italiano non possa essere ricondotto a una causa singola o a una responsabilità isolata. Esso nasce piuttosto dall’ intreccio di fattori culturali, organizzativi e istituzionali che si alimentano vicendevolmente, formando un sistema di vincoli che si autorinforzano. È un intreccio che finisce per soffocare l’espressione delle capacità delle persone, delle imprese e dei territori, frenando più in generale il cammino di crescita dell’intero Paese. Comprendere questo nodo nella sua complessità è il primo passo per scioglierlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Le donne sono la colonna invisibile del Paese: sostengono lavoro, famiglie e comunità, ma il loro contributo resta ancora troppo spesso non riconosciuto»</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il titolo scelto per il Rapporto &#8211; La “colonna invisibile” &#8211; coglie con precisione questa contraddizione, ormai insostenibile. Le donne continuano a sostenere una parte essenziale della società: attraverso il lavoro professionale e quello di cura, attraverso la tenuta quotidiana delle famiglie e delle comunità, attraverso una presenza silenziosa ma strutturante in ogni ambito della vita collettiva. Eppure non occupano ancora pienamente gli spazi del riconoscimento, della valorizzazione, delle opportunità e della partecipazione alle decisioni che contano. Rendere visibile questa “colonna” e liberarne il potenziale non è soltanto un imperativo di giustizia: è oggi una necessità strategica per l’Italia, dalla quale dipende la possibilità concreta di costruire un futuro più solido e duraturo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Le donne studiano di più e meglio, ma nel passaggio al lavoro quel vantaggio si perde: il merito formativo non si traduce ancora in pari opportunità professionali».</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le donne italiane ottengono risultati scolastici e formativi sistematicamente superiori a quelli degli uomini: studiano di più, raggiungono livelli di istruzione più elevati, conseguono un numero maggiore di lauree. Il sistema formativo le premia, e loro lo frequentano con maggiore dedizione e continuità. Eppure, proprio nel passaggio al mercato del lavoro, questo vantaggio accumulato tende a dissolversi. Ciò che è stato costruito con impegno lungo gli anni della formazione non si converte in pari opportunità professionali. Il divario si manifesta fin dall’ingresso nel mondo del lavoro e, anziché attenuarsi con l’esperienza, tende ad ampliarsi nel corso della vita lavorativa, disegnando traiettorie di esclusione che si consolidano nel tempo e che finiscono per pesare sull’intera economia nazionale.</p>
<p>Merito e competenze, da soli, non bastano a colmare questa distanza. Sarebbe comodo pensare che il problema sia individuale, che si risolva con maggiore determinazione o migliore preparazione. La realtà è più complessa. A incidere sono soprattutto le culture organizzative, le dinamiche relazionali, la rigidità dei modelli di lavoro e la cronica insufficienza dei servizi a sostegno delle famiglie. In contesti che non evolvono, le disuguaglianze di genere si riproducono anche in assenza di discriminazioni esplicite: attraverso abitudini sedimentate, automatismi culturali e stereotipi interiorizzati che operano in modo silenzioso ma capillare, senza bisogno di dichiarare la propria natura né di manifestarsi in forme riconoscibili come ingiuste.</p>
<p>Il nodo centrale rimane quello della cura. Ancora oggi sono prevalentemente le donne a farsi carico del lavoro domestico e familiare, all’interno di un sistema produttivo costruito implicitamente attorno alla figura del lavoratore maschile: pienamente disponibile, privo di responsabilità familiari, libero da vincoli di cura. Questo modello, formatosi nel dopoguerra e mai davvero superato, continua a condizionare strutture, orari, aspettative e percorsi di carriera. La maternità continua spesso a segnare una frattura, imponendo un’alternativa che appare ancora troppo netta e troppo crudele: essere madre o essere lavoratrice, come se le due cose fossero strutturalmente incompatibili e non potessero coesistere senza che una sacrifichi l’altra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«La cura degli anziani e la carenza di servizi pesano soprattutto sulle donne, costrette troppo spesso a scegliere tra lavoro e famiglia: da questo squilibrio passa anche la crisi demografica del Paese».</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questo si aggiunge, con crescente peso, la cura degli anziani. In un Paese che invecchia rapidamente e dispone di reti di welfare sempre più sotto pressione, questa responsabilità ricade in misura sproporzionata sulle spalle delle donne. In un contesto rigido e povero di servizi adeguati, molte si trovano costrette a operare una scelta che non dovrebbe essere necessaria: rinunciare all’occupazione professionale oppure alla vita familiare. E anche quando riescono a sostenere entrambe le dimensioni insieme &#8211; e molte ci riescono, a un costo altissimo &#8211; il prezzo pagato in termini di carriera, di salute, di tempo per sé resta elevato, spesso invisibile nelle statistiche ma reale e tangibile nell’esperienza quotidiana di ciascuna. Gli stessi dati demografici raccontano le conseguenze di questo squilibrio strutturale: un Paese che non riesce a creare condizioni favorevoli alla natalità, che scoraggia implicitamente la scelta di avere figli, sta oggi sperimentando nella sua forma più acuta l’inverno demografico. Le due crisi &#8211; quella femminile e quella demografica &#8211; sono intimamente connesse, e non si può affrontare seriamente l’una ignorando l’altra.</p>
<p>Su questo scenario si stratificano inoltre profonde differenze sociali che impediscono di parlare di “condizione femminile” al singolare. Il reddito familiare, il territorio di appartenenza &#8211; con le sue infrastrutture, i suoi servizi, le sue opportunità &#8211; e la qualità delle reti sociali disponibili possono aggravare o attenuare le difficoltà, amplificando oppure contenendo gli effetti di un sistema già squilibrato. Le donne in condizione di maggiore fragilità subiscono così una doppia penalizzazione: quella di genere si somma a quella sociale, moltiplicando i vincoli e restringendo ulteriormente lo spazio delle possibilità. La dipendenza economica, del resto, non riguarda soltanto la sfera dell’ingiustizia sociale: è anche un fattore strutturale di vulnerabilità rispetto alla violenza. Il legame tra autonomia economica e libertà personale è diretto, documentato, ineludibile. Affrontarlo richiede interventi strutturali di lungo periodo, capaci di incidere sulle cause profonde, non soltanto risposte emergenziali che tamponano senza trasformare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span class="font-435549">«Non si tratta di aiutare le donne ad adattarsi a un sistema che non funziona, ma di cambiare un modello di sviluppo che mostra ormai tutti i suoi limiti».</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di fronte a questa situazione, la domanda decisiva riguarda il modo in cui riconoscere e valorizzare concretamente la ricchezza dell’universo femminile. Il problema non consiste nell’aiutare le donne ad adattarsi a un sistema che non funziona per loro, nell’offrire aggiustamenti marginali a un modello che resta fondamentalmente invariato. Si tratta di qualcosa di più radicale: trasformare il modello di sviluppo che come società abbiamo costruito e che ora mostra, nei suoi esiti più evidenti, i propri limiti strutturali.</p>
<p>La questione femminile può diventare la leva attraverso cui accompagnare un passaggio necessario e urgente: da un paradigma estrattivo, fondato esclusivamente sulla produzione e sull’efficienza quantificabile, a un modello generativo, capace di attribuire valore anche alla cura, alle relazioni, alla qualità della vita condivisa. Non si tratta di aderire a un’agenda ideologica, né di rispondere a pressioni esterne o di inseguire mode culturali. Si tratta di cogliere nella valorizzazione delle donne l’opportunità per immaginare e costruire una società più equilibrata, più umana, più sostenibile e, in ultima analisi, più capace di futuro.</p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>L’inverno demografico e il futuro del lavoro in Italia: sfide e opportunità per la crescita occupazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Germozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 08:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Il futuro non è scritto»: la sfida demografica, spiega Dalla Zuanna*, richiede oggi decisioni che determineranno la vitalità economica e sociale dell’Italia di domani.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-jevc-bg row-container" id="row-unique-5"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 88%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-109012" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608.png" width="1642" height="1094" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608.png 1642w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-300x200.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-1024x682.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-768x512.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-1536x1023.png 1536w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-dsd-143941-1822608-350x233.png 350w" sizes="auto, (max-width: 1642px) 100vw, 1642px" /></div>
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<h2><span class="font-435549">Lo squilibrio demografico sta minacciando seriamente il presente e il futuro dello sviluppo economico e sociale del Paese. È quindi necessario esserne pienamente consapevoli, così da predisporre politiche efficaci sia da parte del sistema produttivo sia in ambito istituzionale.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>In assenza di consistenti flussi migratori, la popolazione in età lavorativa si ridurrà sensibilmente nei prossimi decenni, mentre aumenterà in modo continuo il numero degli over 65: a inizio 2025 saranno circa 14,5 milioni, pari al 24,7% della popolazione totale. Nei prossimi dieci anni, molti nuovi pensionati avranno un basso livello di istruzione, mentre circa l’80% dei nuovi lavoratori sarà diplomato o laureato. Sostituire i lavoratori più istruiti sarà possibile; rimpiazzare quelli meno qualificati, molto meno. Allo stesso tempo, continuerà l’emorragia di giovani diplomati e laureati verso l’estero o verso regioni percepite come più dinamiche.</p>
<p>Questi fenomeni interesseranno l’intero Paese, ma avranno un impatto più marcato nelle aree economicamente fragili e nelle zone rurali, montane o periferiche, già caratterizzate da una popolazione più anziana.</p>
<p>Cambiamenti così profondi e repentini non hanno precedenti recenti né remoti. Durante il boom produttivo del 1970-2010, molte regioni italiane hanno potuto contare su un’abbondanza di nuovi lavoratori autoctoni, integrati da flussi significativi di manodopera straniera. Oggi, invece, il sistema produttivo italiano — manifatturiero, agricoltura ad alta intensità di lavoro, turismo e servizi — è già in drammatica carenza di personale e difficilmente sarà in grado di assorbire ulteriori riduzioni.<br />
Come affrontare questa carenza di capitale umano, evitando un calo del reddito e della ricchezza? È illusorio pensare che automazione e intelligenza artificiale possano sostituire i lavoratori mancanti. Questo potrà avvenire in alcuni settori, ma in altri — come i servizi alla persona — il lavoro umano resta insostituibile.</p>
<p>Occorre valorizzare sacche di lavoro inutilizzato o mal utilizzato, in particolare lavoro femminile, giovanile e dei pensionati attivi. Tuttavia, anche un maggiore impegno della popolazione già residente non basterà: molte donne adulte e anziani in buona salute svolgono già lavori di cura non retribuiti, che andrebbero comunque sostituiti se entrassero nel mercato del lavoro.</p>
<p>Di conseguenza, l’attrazione verso nuovi arrivi, in particolare per lavori manuali e per tutti i settori essenziali, sarà nei prossimi due decenni irresistibile. Sarà quindi necessario agire su tre fronti: trattenere i giovani, mitigare le conseguenze dell’invecchiamento e favorire ingressi migratori ordinati.</p>
<p>Parallelamente, occorre sostenere le famiglie affinché possano avere i figli desiderati. Nel 2024 sono nati appena 369.944 bambini, con un tasso di fecondità di 1,18 figli per donna, ai minimi storici rispetto ai 576.000 del 2009. Interventi di conciliazione tra lavoro e vita familiare sono quindi fondamentali per invertire questa tendenza.</p>
<p>Il futuro demografico e occupazionale dell’Italia non è scritto: le sfide sono complesse e profonde, ma affrontabili. Richiedono visione strategica, scelte coraggiose e un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e cittadini, con la consapevolezza che le decisioni di oggi determineranno la vitalità economica, sociale e umana del Paese di domani.</p>
<p data-start="139" data-end="432">(Estratto dell’intervento del prof. Gianpiero Dalla Zuanna (Università di Padova e Accademia dei Lincei) al convegno “Rappresentanza e contrattazione”, H-FARM – giovedì 20 novembre 2025 &#8211; <em data-start="325" data-end="432">L’inverno demografico e il futuro del lavoro in Italia: sfide e opportunità per la crescita occupazionale)</em></p>
<p><strong>© Spirito Artigiano 2025. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
<hr />
<p>(*Gianpiero Dalla Zuanna (23.9.1960), professore di Demografia a Padova, ha insegnato anche a Roma “La Sapienza” e a Messina. Ha pubblicato oltre 200 articoli, capitoli e libri, collaborando con economisti, sociologi, statistici, storici, geografi e archeologi. Ha coordinato indagini sul comportamento riproduttivo, la prima indagine italiana sugli immigrati di seconda generazione e il progetto CHILD sulla demografia storica. Ha trascorso periodi di ricerca a Tokyo, Mosca, Canberra, Melbourne, Irvine e Losanna. È stato membro di commissioni centrali del MIUR e consulente del Ministero per le politiche della famiglia. Tra il 2013 e il 2018 è stato Senatore della Repubblica, partecipando alle Commissioni Salute e Ambiente e alle Conferenze ONU sul clima di Lima e Varsavia. È editorialista per quotidiani nazionali e membro del comitato editoriale di Neodemos.)</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-6" data-row="script-row-unique-6" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-6"));</script></div></div></div>
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		<title>I &#8216;Dialoghi di Spirito artigiano&#8217; a Verona il 22 maggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 May 2023 09:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[QFG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue la rassegna nazionale de I Dialoghi di Spirito Artigiano, gli eventi territoriali della Fondazione Germozzi, promossi da Confartigianato Imprese, per approfondire idee, spunti e scenari per lo sviluppo economico e la sostenibilità sociale del Paese</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-wvjs-bg row-container" id="row-unique-7"><div class="row-background background-element">
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<p>Tra di essi c’è senz’altro la <b>crisi demografica</b>, con un Paese, il nostro, che invecchia progressivamente e al contempo si dimostra in difficoltà in termini di attrattività e nel trattenere i giovani di successo.</p>
<p>Nel corso dell’appuntamento in terra veneta, dunque, sarà presentato il quaderno <b>La crisi demografica italiana: giovani e qualità del lavoro</b>, scritto per la Fondazione Germozzi da <b>Alessandro Rosina</b>, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale alla facoltà di Economia dell’università Cattolica di Milano.</p>
<p>Nel corso dell’evento dialogheranno tra loro:</p>
<ul>
<li><b>Marco Granelli</b>, Presidente nazionale Confartigianato Imprese</li>
<li><b>Giulio Sapelli</b>, Presidente Fondazione Germozzi e già professore ordinario di Storia Economica all’Università degli Studi di Milano</li>
<li><b>Mauro Magatti</b>, Professore ordinario di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</li>
<li><b>Alessandro Rosina</b>, Professore ordinario di Demografia e Statistica sociale alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano<br />
<b>Massimiliano Valerii</b>, Direttore generale Censis</li>
</ul>
<p>Modera e porta il proprio contributo, <b>Federico Testa</b>, Professore ordinario di Economia e gestione delle imprese all’Università di Verona.</p>
<p>L’evento è patrocinato, oltre che dall’<b>Università di Verona – Dipartimento di Management </b>e dalla <b>Fondazione Germozzi</b>, anche da <b>IVL Istituto Veneto per il Lavoro</b>, con l’organizzazione di <b>Confartigianato Imprese Veneto</b> e <b>Confartigianato Imprese Verona</b>.</p>
<p>Per partecipare all&#8217;iniziativa è necessario prenotarsi.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-8" data-row="script-row-unique-8" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-8"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-9"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1647587385037 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-3x"><h5 class="font-435549 h3">Iscriviti all'evento</h5></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfcFMXnWrrgKgl0Sr4M1E5o9G62ShlGyEi2dCljlhhrTyiODQ/viewform?usp=sf_link" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-edit fa-3x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1681219004299 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-3x"><h5 class="font-435549 h3">Scarica la locandina</h5></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/05/Spirito-Artigiano_Verona_70x100.pdf" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-chain fa-3x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-9" data-row="script-row-unique-9" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-9"));</script></div></div></div>
</div><p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/i-dialoghi-di-spirito-artigiano-a-verona-il-22-maggio/">I ‘Dialoghi di Spirito artigiano’ a Verona il 22 maggio</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>I &#8216;Dialoghi di Spirito artigiano&#8217; fanno tappa a Firenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Apr 2023 05:18:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 21 aprile la rassegna di incontri territoriali della Fondazione Germozzi promossa da Confartigianato Imprese affronta il tema della modernità delle imprese a valore artigiano di fronte alle crisi attuali. L'evento è trasmesso in diretta su Facebook</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-wvjs-bg row-container" id="row-unique-10"><div class="row-background background-element">
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										</div><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><a class="single-media-link" href="https://fb.me/e/2J1VnL373" target="_blank"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105686" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max.png" width="1200" height="500" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max.png 1200w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max-300x125.png 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max-1024x427.png 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max-768x320.png 768w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max-350x146.png 350w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/1200-500-max-600x250.png 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></div>
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<p>L’evento dal titolo <em>“Costruttori di Futuro: la modernità delle imprese a valore artigiano di fronte alle crisi attuali”</em>, che sarà trasmesso anche in <a href="https://fb.me/e/2J1VnL373" target="_blank" rel="noopener">diretta Facebook</a>, si propone come un qualificato momento di scambio di idee, spunti, dati e scenari per affrontare positivamente gli squilibri che rischiano di compromettere lo sviluppo economico e la sostenibilità sociale del Paese.</p>
<p>Nel corso dell’appuntamento toscano sarà presentato il quaderno <strong>La crisi demografica italiana: giovani e qualità del lavoro</strong>, scritto per la Fondazione Germozzi da <strong>Alessandro Rosina</strong>, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale alla facoltà di Economia dell’università Cattolica di Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel corso dell’evento interverranno:</p>
<p><strong>Marco Granelli</strong>, Presidente Confartigianato Imprese<br />
<strong>Nicola Sciclone</strong>, Direttore IRPET, Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana<br />
<strong>Giulio Sapelli</strong>, Presidente Fondazione Germozzi e già professore ordinario di Storia Economica all’Università degli Studi di Milano<br />
<strong>Mauro Magatti</strong>, Professore ordinario di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano<br />
<strong>Alessandro Rosina</strong>, Professore ordinario di Demografia e Statistica sociale alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano<br />
<strong>Massimiliano Valerii</strong>, Direttore generale Censis</p>
<p>Modera:<strong> Erika Pontini</strong>, giornalista La Nazione</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-11" data-row="script-row-unique-11" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-11"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-12"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1681219004299 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-3x"><h5 class="font-435549 h3">Leggi il programma</h5></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/04/manifesto-70x100_Spirito-artigiano-Firenze.pdf" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-chain fa-3x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1647587385037 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-3x"><h5 class="font-435549 h3">Segui la diretta Facebook</h5></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://fb.me/e/2J1VnL373" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-play-circle-o fa-3x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-12" data-row="script-row-unique-12" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-12"));</script></div></div></div>
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		<title>Manca la manodopera e mancano pure i giovani. Intervista ad Antonio Polito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2023 06:20:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le imprese artigiane possono rappresentare un grande laboratorio di innovazione del mercato del lavoro avvicinando i giovani a lavori creativi e di grande soddisfazione. Ma l'Italia deve pure sciogliere il nodo dell'inverno demografico che la affligge</p>
<p>The post <a href="https://spiritoartigiano.it/manca-la-manodopera-e-mancano-pure-i-giovani-intervista-a-antonio-polito/">Manca la manodopera e mancano pure i giovani. Intervista ad Antonio Polito</a> first appeared on <a href="https://spiritoartigiano.it">Spirito Artigiano</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-13"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105301" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/paper-dolls-14611.jpg" width="1280" height="780" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/paper-dolls-14611.jpg 1280w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/paper-dolls-14611-300x183.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/paper-dolls-14611-1024x624.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/paper-dolls-14611-768x468.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></div>
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<h3><em><span class="font-435549">La colonnina di mercurio dell’inverno demografico tocca temperature preoccupanti. Qui su Spirito Artigiano è un tema che abbiamo cercato di sviscerare a più riprese e attraverso numerosi contributi qualificati (<a href="https://spiritoartigiano.it/Argomenti/denatalita/">qui</a>). Il punto di partenza per prendere coscienza del reale impatto che il saldo demografico negativo ha sulla nostra società è quello di identificarlo come un problema prima di tutto economico. Questo colpisce pesantemente le nostre imprese e ne mina la competitività. La mancanza di manodopera che le aziende – più o meno trasversalmente – stanno riscontrando è solo uno dei riverberi negativi prodotti dal calo demografico.</span></em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al netto delle misure che la politica dovrebbe mettere in campo per invertire questo trend, anche sul fronte delle imprese si può, anzi, si deve fare qualcosa. La prima sfida da vincere, in questo senso, è quella di rendere il lavoro più attrattivo per le giovani generazioni sforzandosi peraltro di uscire dal luogo comune che i ragazzi non abbiano voglia di impegnarsi in qualcosa che li possa in qualche modo soddisfare. Evidentemente anche sotto il profilo economico. Le imprese artigiane, in questo senso, possono essere «il grande laboratorio di questa rivoluzione». Ne è convinto <strong>Antonio Polito, editorialista e firma di punta del Corriere della Sera</strong> che recentemente ha trattato questi temi e che ha approfondito proprio su Spirito Artigiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Polito, la mancanza di manodopera è un problema serissimo per le imprese, che talvolta rischia di mettere in discussione intere fette di mercato. Forse è riduttivo pensare che tutto questo sia riconducibile unicamente al calo demografico.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Ci sono molti fattori che concorrono a generare questo annoso problema. Da qualche tempo, per lo più dopo l’ondata pandemica, ci siamo resi conto di una crescente manodopera in diversi ambiti produttivi. Ora non siamo al punto in cui manca manodopera specializzata, fattore attribuibile in parte a deficienze del nostro sistema formativo e a una scarsa capacità del mondo accademico di saper orientare i giovani verso le opportunità lavorative. Ci troviamo invece in una situazione nella quale c’è una carenza di manodopera anche in settori nei quali non sono richieste particolari competenze. Ma non dobbiamo sottovalutare il fatto che manca la ‘materia prima’. Ossia mancano i giovani (e non solo)».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che proporzione ha questo fenomeno?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Le stime dicono che, nel corso degli ultimi cinque anni, siano ‘mancati’ al mercato del lavoro ben 750 mila persone in età compresa tra i 14 e i 65 anni. Gli occupabili sono in drastico calo. E questo significa che il nostro sistema Paese sperimenta, in maniera drammatica, le conseguenze dell’inverno demografico. Fino a oggi, nell’immaginario collettivo e agli occhi dell’opinione pubblica, si è pensato che questo fenomeno impattasse esclusivamente sul piano pensionistico. Invece, evidentemente, le conseguenze più pesanti si registrano proprio nel mondo del lavoro e delle imprese».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Recentemente lei ha scritto che i giovani cercano anche condizioni di lavoro migliori e che, in termini valoriali, l’impiego non è più necessariamente al primo posto. Di questo evidentemente deve tenere conto anche la parte ‘datoriale’. Come approcciare a queste nuove esigenze?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«E’ del tutto normale che i giovani ambiscano a condizioni di lavoro migliori, specie in un momento storico in cui la ‘gig economy’ ha moltiplicato le forme di impiego sottopagate. Il caso dei rider è emblematico sotto questo profilo. Una forma di nuovo schiavismo, esattamente come è successo agli albori della Rivoluzione Industriale nelle fabbriche inglesi e non solo. Ma la questione è ancora più complessa, in termini valoriali e di considerazione del lavoro in sé da parte delle giovani generazioni. Chi, venticinque anni fa, è entrato nel mondo del lavoro, considerava l’impiego una pre-condizione per una vita soddisfacente. Oggi questo non esiste sostanzialmente più. Il lavoro deve essere compatibile con una buona qualità della vita. Tra l’altro è completamente saltata l’idea di una carriera innovativa in un unico posto. I giovani, insomma, hanno interiorizzato il concetto della flessibilità. Non ci sono più i giovani che cercano il lavoro in senso stretto, ma una vita soddisfacente data da una forma di reddito che la permetta».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il lavoro ha cambiato forma anche nelle sue modalità. A questo proposito, molto si discute sull’opportunità di concedere lo smart-working (chiaramente applicandolo laddove è possibile). Che idea si è fatto lei?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Dopo il lockdown, milioni di italiani hanno apprezzato i vantaggi del lavoro da casa ad esempio. Ma oggettivamente, non è qualcosa di praticabile in tutti i settori. Resta il fatto che è difficile tornare indietro: quando, ad esempio, una giovane mamma si è resa conto di poter essere egualmente produttiva pur stando a casa con il proprio bambino, ritengo abbia poco senso tentare di riportarla in ufficio. Serve una proiezione sul futuro del mondo del lavoro e, soprattutto, bisogna in qualche modo renderlo più attrattivo. In questo un ruolo centrale lo deve avere lo Stato ad esempio applicando una defiscalizzazione per le imprese, ottenendo un taglio significativo al cuneo e avendo come risultato salari più alti e aziende con minori spese. Il che si traduce nella maggiore capacità assunzionale. E gli imprenditori si devono comportare di conseguenza. Penso che l’artigianato possa essere uno straordinario laboratorio di innovazione del mondo del lavoro».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le imprese artigiane riusciranno a essere più attrattive?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Penso ci sia uno straordinario potenziale. Già tanti sono gli esempi di artigiani che hanno modernizzato le loro produzioni, sfruttando ad esempio le nuove tecnologie. Un aspetto senz’altro non secondario per attrarre i giovani. Non solo: l’artigianato, per sua natura, ha una forte componente di capitale umano, di creatività. Proprio questa creatività lascia molta autonomia al lavoratore, altro aspetto tutt’altro che marginale. E’ un settore adatto all’innovazione, che può praticare la flessibilità e ottenere risultati straordinari in termini produttivi. Insomma, l’artigianato, in questo senso, può davvero essere l’apripista per una ‘rivoluzione’ nel mondo del lavoro».</p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-14" data-row="script-row-unique-14" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-14"));</script></div></div></div>
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		<title>I &#8216;Dialoghi di Spirito artigiano&#8217;, primo appuntamento a Ferrara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2023 06:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[valore artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spirito Artigiano esce dal web e approda il 27 febbraio a Ferrara con un 'dialogo' tra ospiti eccellenti. Sotto la lente, la crisi demografica italiana: giovani e qualità del lavoro</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-15"><div class="row-background background-element">
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</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-16" data-row="script-row-unique-16" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-16"));</script></div></div></div>
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		<title>Denatalità e i suoi effetti. Intervista a Gigi De Paolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2023 11:38:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente del Forum delle Famiglie spiega come invertire il trend delle culle vuote che minaccia la solidità del Paese. "Entro il 2033 dobbiamo raggiungere quota 500.000 nascite, solo così possiamo ancora sperare di salvarci"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-17"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105197" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/pexels-photo-6045346.jpg" width="1132" height="702" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/pexels-photo-6045346.jpg 1132w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/pexels-photo-6045346-300x186.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/pexels-photo-6045346-1024x635.jpg 1024w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/02/pexels-photo-6045346-768x476.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1132px) 100vw, 1132px" /></div>
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<h3><em><span class="font-435549">Il dramma delle culle vuote è un problema serissimo in Italia. Anzi, probabilmente, è il problema. La questione del saldo demografico negativo intreccia moltissimi ambiti: dal lavoro al sistema pensionistico, dalla sanità al welfare. E, soprattutto, come ha avuto modo di sottolineare in una recente intervista il demografo <a href="https://spiritoartigiano.it/la-crisi-demografica-italiana-giovani-e-qualita-del-lavoro-il-nuovo-quaderno-della-fondazione-germozzi/" target="_blank" rel="noopener">Alessandro Rosina su Spirito Artigiano</a> , sembra una questione dimenticata. Appare come un paradosso, ma tant’è.</span></em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>A fronte di questa – colpevole – amnesia collettiva, c’è chi alimenta una fiammella che rischiara il sentiero della speranza. <strong><a href="https://www.gigidepalo.it/" target="_blank" rel="noopener">Gigi De Palo</a></strong>, presidente del Forum delle Famiglie e della Fondazione per la Natalità, promuove quest’anno la terza edizione degli Stati generali della Natalità (11-12 maggio a Roma), anticipando gli obiettivi sui quali si prefigge di sensibilizzare opinione pubblica e politica.</p>
<p><strong>Dopo la pandemia il numero delle nascite è drammaticamente sceso sotto quota quattrocentomila all’anno. Sono numeri preoccupanti.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Sì, ma il punto è che la crisi demografica nel nostro Paese non nasce oggi. Ci sono articoli di giornale che denunciano l’inizio di questo trend a partire dalla seconda metà degli anni ’90. La crisi economica del 2008 ha contribuito ad aggravare ulteriormente il quadro, la pandemia poi ha fatto il resto. Come Fondazione per la Natalità sono almeno otto anni che denunciamo che questo sia il vero problema del Paese».</p>
<p><strong>Il problema non riguarda solo l’Italia.</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«No, anche la Cina è in grande sofferenza sotto il profilo demografico. E questo è un grosso problema per loro perché sta venendo via via a mancare la forza demografica per espandersi. Dunque si arriva al vero punto cruciale: il Pil».</p>
<p><strong>Sul piano economico, qual è l’impatto?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Il risultato di questa tendenza è che ci sia più offerta di lavoro che persone in età da lavoro. E questo, chiaramente, è drammatico. Senza contare gli effetti che tutto questo provoca sul sistema sanitario, sul welfare e sul piano pensionistico e dei conti pubblici».</p>
<p><strong>La soluzione sono le migrazioni?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Se si continua a non avere una visione d’insieme e a distribuire pannicelli caldi piuttosto che individuare politiche attive che invertano questo trend non vedo altre strade percorribili. Con buona pace della politica».</p>
<p><strong>Quali sarebbero, secondo lei, le strategie da adottare?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Innanzitutto occorre darsi un obiettivo. Secondo noi la soglia delle nascite deve raggiungere quota cinquecentomila entro il 2033. In questo modo possiamo ancora sperare di “salvarci” e salvaguardare il sistema Paese. Diversamente, le prospettive sono assai buie. Dal punto di vista pratico i modelli da seguire potrebbero essere quello francese e quello tedesco. In Germania, ad esempio, lo stato garantisce un assegno unico per ogni figlio da trecento euro al mese per tutti, prevedendo anche alcune detrazioni. Questo modello sta riportando la Germania ai livelli demografici del 1996».</p>
<p><strong>Il presidente del Consiglio ha detto chiaramente che quello della famiglia è un tema prioritario per il suo esecutivo. Che valutazione dà della Manovra sotto questo profilo?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Senz’altro il problema è stato posto in maniera inequivocabile da questo governo. Ed è stato lanciato un segnale: la volontà è quella di dare una risposta chiara. Questa Finanziaria è stata scritta in poco tempo, dunque secondo me quella decisiva sarà l’anno prossimo. L’unico mio auspicio è che nel frattempo non si perda tempo. Si deve già iniziare a ragionare in chiave prospettica. Aprire un tavolo di confronto sul quoziente familiare, sulla destinazione dei fondi del Pnrr. In modo tale da gettare, già oggi, le giuste premesse per la prossima Manovra».</p>
<p><strong>Se è vero che il trend demografico negativo ha radici quasi trentennali, non si può immaginare che questo governo risolva un problema così difficile in poco tempo, non trova?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Ma infatti, penso che gli errori su questo tema si trascinino da almeno venti leggi finanziarie. Sbagli macroscopici, metodologici. La politica ha preferito parcellizzare le risorse, cercando di assecondare interessi particolari piuttosto che intervenire in maniera determinante su questo tema. Una miopia incredibile, perché se si investe sulla famiglia, automaticamente il risultato si riverbera positivamente sui lavoratori, sui pensionati, sui giovani. La demografia avrebbe un effetto moltiplicatore straordinario. Se solo lo si capisse».</p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-18" data-row="script-row-unique-18" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-18"));</script></div></div></div>
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		<title>QFG-La crisi demografica italiana: giovani e qualità del lavoro. Il nuovo ‘quaderno’ della Fondazione Germozzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Di Bisceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2023 05:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il professore Alessandro Rosina spiega ai lettori di Spirito artigiano l'importanza di inserire la questione demografica ai primi posti nell'agenda delle priorità del Paese: "E' senz'altro la grande questione rimossa. Non mancano i titoli di forte preoccupazione sui media quando escono i dati Istat sulle nascite in continua riduzione, ma dal giorno dopo il tema scivola sistematicamente ai margini del dibattito pubblico. La politica italiana tende ad avere uno sguardo corto, che fatica ad andar oltre il consenso da ottenere nelle prossime elezioni"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row style-color-gyho-bg row-container" id="row-unique-19"><div class="row-background background-element" style="opacity: 1;">
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<p>Gli studi compiuti da Rosina forniscono una proiezione, a tratti, piuttosto allarmante del problema demografico in Italia. Forse, però, la cosa più desolante è che a fronte di questo scoglio che sta via via diventando sempre più insormontabile, in questi anni abbiamo assistito a una sorta di grande rimozione collettiva. Come se il problema non ci riguardasse. Se a questo aggiungiamo che le politiche messe in campo per fronteggiare la questione demografica si sono rivelate del tutto inefficaci, ecco che il quadro appare ancor più a tinte fosche. La sfida dell’inversione del trend è attuale, attualissma. Una sfida per il futuro.</p>
<p>Nell’intervista che Rosina ha rilasciato a Spirito Artigiano, cerchiamo di capire lo stato dell’arte, tentando di individuare una via d’uscita da un vicolo che, apparentemente, pare condurci in un&#8217;unica direzione: il vuoto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professor Rosina, lei sostiene che quella demografica sia una questione che il Paese abbia dimenticato. Perché e da cosa è determinata questa amnesia?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«E’ senz’altro la grande questione rimossa del nostro paese. Non mancano i titoli di forte preoccupazione sui media quando escono i dati Istat sulle nascite in continua riduzione, ma dal giorno dopo il tema scivola sistematicamente ai margini del dibattito pubblico. La politica italiana tende ad avere uno sguardo corto, che fatica ad andar oltre il consenso da ottenere nelle prossime elezioni.</p>
<p style="padding-left: 40px;">La combinazione tra poca lungimiranza, bassa consapevolezza delle conseguenze della denatalità, marginalità delle politiche per i giovani e le donne, ha portato gli squilibri demografici a diventare sempre più gravi generando un senso di impotenza verso un destino ineluttabile. Anziché produrre una reazione si è via via scivolati verso la rassegnazione.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Ci siamo permessi di sottovalutare questa enorme questione perché il centro della vita attiva è stato, fino a qualche anno fa, presidiato da generazioni molto consistenti. In particolare i nati attorno a metà anni Sessanta (all’apice del baby boom) avevano 35 anni nel 2000, 45 nel 2010 e 55 nel 2020. Gli effetti della denatalità sull’economia e sulla sostenibilità del sistema di welfare cominciano a prodursi ora con l’entrata nelle età lavorative dei nati dalla seconda metà degli anni Ottanta in poi, quasi dimezzati rispetto alla generazione dei propri genitori. Non è più solo questione di conti pubblici, ma anche di squilibri che investono il mercato del lavoro».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sulla demografia si gioca gran parte della competitività delle imprese. Qual è l&#8217;orizzonte temporale nel quale prevede che questo diventerà un problema insormontabile per il nostro sistema produttivo?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’Italia è stata il primo paese al mondo a vedere il sorpasso degli over 65 sugli under 15, avvenuto nella prima metà degli anni Novanta. Oggi la fascia più matura sta superando anche gli under 25. Secondo le stime Ocse siamo il paese che maggiormente rischia di trovarsi nel 2050 con un rapporto di 1 a 1 tra persone in pensione e lavoratori. Uno scenario di questo tipo è considerato incompatibile con qualsiasi prospettiva di sviluppo, oltre che insostenibile rispetto al sistema sociale.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Per evitare questo destino abbiamo poco tempo. La denatalità tende ad autoalimentarsi innescando un processo di avvitamento continuo verso il basso: le poche nascite passate riducono la popolazione oggi nell’età in cui si forma una propria famiglia, con conseguenti ancor meno nascite future. Detto in altre parole, a parità di figli per donna diventa più basso il numero di nascite per la riduzione continua delle potenziali madri. Più si aspetta, quindi, più diventa difficile uscire da tale spirale negativa e invertire tale tendenza.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Le nascite in Italia sono scese da oltre 550 mila nel  2010 a 420 mila nel 2019. La pandemia ha contribuito poi a farle scendere ulteriormente sotto 400 mila. Secondo lo scenario mediano dell’Istat, pur contemplando un aumento del numero medio di figli per donna, nei prossimi anni le nascite a malapena tornerebbero a 420 mila per poi ridursi continuamente senza più invertire la tendenza negativa. L’aumento della fecondità non sarebbe in questo caso in grado di bilanciare la riduzione della popolazione in età riproduttiva (le potenziali madri).</p>
<p style="padding-left: 40px;">Nel percorso, invece, più ottimistico tra quelli delineati dall’Istat, le nascite tornerebbero a posizionarsi sopra 500 mila. Un obiettivo, quindi, ancora possibile ma solo se l’inversione inizia subito e viene sostenuta in modo solido. In corrispondenza, da 1,25 il numero medio di figli per donna dovrebbe salire fino a 1,65 nel 2037 (un livello comunque sotto la Francia, attualmente attorno a 1,8). Esperienze di aumento di entità simile sono quelle della Germania passata da 1,33 del 2006 a 1,6 nel 2016 o, ancor meglio, della Svezia passata da circa 1,5 nel 1999 a oltre 1,9 nel 2009. Difficile, quindi, ma non impossibile. E’, in ogni caso, l’unico percorso che ci rimane per non far scattare inesorabilmente la trappola del declino continuo delle nascite con conseguenti squilibri tra vecchie e nuove generazioni insostenibili».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Secondo lei questa problematica è sufficientemente presente nell&#8217;agenda politica?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Per invertire la tendenza servono tre condizioni. La prima è quella di prendere piena consapevolezza del ruolo della demografia nelle sfide che ha di fronte il paese. Disinteressarsi delle dinamiche demografiche significa lasciare che gli squilibri vadano sempre più ad allargarsi con uno svantaggio competitivo crescente rispetto agli altri paesi. Con conseguente non solo diminuzione continua delle nascite ma anche scelta dei giovani di andare a vivere e a produrre benessere altrove.</p>
<p style="padding-left: 40px;">La seconda è nell’approccio da adottare, che deve porre al centro dell’attenzione i meccanismi di un adeguato rinnovo generazionale. E’ il deficit di questa impostazione che porta ad indebolire percorsi e scelte delle nuove generazioni, generando una spirale negativa di “degiovanimento” quantitativo (meno giovani) e qualitativo (meno investimento pubblico su di essi, minor spinta ai processi di cambiamento del paese, minori opportunità, saldo negativo di giovani qualificati verso l’estero).</p>
<p style="padding-left: 40px;">La terza condizione sta nella visione sistemica dell’azione da intraprendere. La bassa natalità è la causa degli squilibri prodotti. La ripresa delle nascite è condizione assolutamente necessaria per non vederli ulteriormente ampliare, ma la struttura per età è così compromessa che non è più sufficiente aumentare la fecondità come risposta. Per evitare lo scenario peggiore è necessario agire contestualmente su tutte le leve in modo interdipendente: quelle che operano sulle cause ma anche quelle che intervengono sulle conseguenze».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In termini di attrattività, il nostro Paese &#8216;perde&#8217; ogni anno migliaia di giovani che emigrano altrove cercando soluzioni lavorative migliori. Come invertire questo trend e &#8216;conservare&#8217; almeno i pochi giovani che ci sono e trattenerli nel Paese?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’obiettivo è far ripartire l’economia dopo la discontinuità della pandemia, ma favorendo processi che promuovano occupazione di qualità, in sintonia con le grandi trasformazioni in atto, in particolare sul fronte della transizione verde e digitale. Non basta investire sulla formazione del capitale umano e sulle competenze, è necessario poi saperle utilizzare e valorizzare adeguatamente. È quindi cruciale, oltre che migliorare l’efficienza dei servizi di incontro tra domanda e offerta, anche promuovere l’espansione di nuove opportunità avanzate, rafforzando la collaborazione tra sistema della ricerca e mondo produttivo.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Paradossalmente proprio la debolezza demografica delle nuove generazioni può favorire un’attenzione maggiore a ciò che esse sono portate a dare e desiderano essere anziché doversi meramente adattare (spesso al ribasso) a quello che ci si aspetta da loro. L’unica possibilità, del resto, per l’Italia di superare i limiti del passato e avviare una fase nuova di sviluppo sulla spinta delle risorse di Next Generation Eu, è quella di portare il sistema paese a riallinearsi al rialzo al meglio del contributo che le nuove generazioni possono dare in coerenza con le loro specificità (riconoscendone fragilità e potenzialità).</p>
<p style="padding-left: 40px;">Più in generale, formare bene i giovani, inserirli in modo efficiente nel mondo del lavoro, valorizzarne al meglio il contributo qualificato nelle aziende e nelle organizzazioni, consente di rispondere alla riduzione quantitativa dei nuovi entranti con un rafforzamento qualitativo della loro presenza nei processi che alimentano sviluppo economico, innovazione sociale, competitività internazionale. Frenerebbe, inoltre, la loro fuga verso l’estero e li metterebbe anche nelle condizioni di realizzare in modo più solido il loro progetti di vita, con conseguenze positive sulla formazione di nuovi nuclei familiari e sulla natalità».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C&#8217;è, secondo lei, uno strumento che nel breve o nel medio termine potrebbe agire in termini correttivi e invertire la rotta della demografia?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«L’Italia è entrata in una fase in cui oltre ad aumentare la popolazione anziana andrà anche a diminuire la popolazione in età attiva, in modo più accentuato rispetto alle altre economie avanzate. La riduzione delle persone in età lavorativa influisce negativamente sulla crescita dell’economia, oltre che sulla sostenibilità del sistema di welfare pubblico. Dal punto di vista quantitativo i margini su cui agire per contenere tale riduzione sono le dinamiche della natalità nei prossimi anni e quelle dei flussi migratori. Ma un fronte di risposta è anche quello dell’aumento dei tassi di occupazione, soprattutto dove attualmente sono particolarmente bassi rispetti agli altri paesi (in particolare tra gli under 35 e tra le donne). Politiche del lavoro e di sviluppo che promuovono l’aumento dell’occupazione dei giovani e delle donne vanno però realizzate in modo integrato con le politiche familiari. Le misure che rafforzano l’autonomia e la transizione scuola-lavoro hanno ricadute di breve periodo sull’occupazione dei giovani oltre che favorire la formazione di nuovi nuclei familiari e quindi la natalità, che a sua volta riduce gli squilibri futuri. Lo stesso vale per le politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia, come gli asili nido, che favoriscono nell’immediato l’occupazione delle donne con figli ma anche la scelta di avere figli per le donne occupate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sulla demografia, si innesta anche un&#8217;altra tematica, che è legata alle ondate migratorie. Secondo lei, da tecnico, quanto le migrazioni sono in effetti un fenomeno che sopperisce alla saldo negativo della demografia?</strong></p>
<p style="padding-left: 40px;">«Al di là della gestione dell’emergenza e delle preoccupazioni sulla sicurezza, fatica a trovare spazio nel dibattito pubblico un confronto evoluto e strategico su come l’immigrazione possa contribuire a rispondere agli squilibri demografici e al fabbisogno del nostro sistema produttivo. La prospettiva di trovarsi con un numero sempre maggiore di pensionati, bisognosi di assistenza sanitaria e, allo stesso tempo, con una riduzione della popolazione nelle età in cui si produce ricchezza, benessere e innovazione, impone la necessità di valorizzare pienamente la presenza dei giovani nel mondo del lavoro, come base di una lunga vita attiva, ma anche di attrarre persone che rafforzino, a tutti i livelli, i settori con carenza di manodopera.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Se da un lato, l’immigrazione è un fattore rilevante per rispondere agli squilibri demografici e rafforzare le capacità di sviluppo del paese, d’altro lato non è possibile un’attrazione di qualità senza sviluppo economico e possibilità di integrazione lavorativa e sociale. Inoltre, sia lo sviluppo economico, che l’integrazione lavorativa e sociale degli immigrati, rimangono deboli se non migliorano contestualmente anche le prospettive di occupazione giovanile e femminile. Ciò che oggi non funziona nella transizione scuola-lavoro, penalizza anche (spesso ancor più) i giovani stranieri. Analogamente le carenze degli strumenti di conciliazione tra lavoro e famiglia, vincolano al ribasso la partecipazione femminile al mercato del lavoro sia delle donne autoctone che delle immigrate.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Senza una politica attrattiva adeguata, integrata con il modello sociale e coerente con le strategie di sviluppo del Paese, arriverà solo immigrazione di bassa qualità, mentre gli stranieri più qualificati e con maggiori potenzialità di impiego sceglieranno altri paesi in Europa.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> ‘Storia demografica d’Italia. Crescita, crisi e sfide’ (con R. Impicciatore, Carocci editore, 2022)</p>
</div><div class="vc_row row-internal row-container"><div class="row row-child"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-middle pos-left align_center column_child col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light" ><div class="uncoltable"><div class="uncell  vc_custom_1647587385037 border-color-gyho-color single-block-padding" style="border-style: solid;border-top-width: 1px ;border-bottom-width: 1px ;" ><div class="uncont" ><div class="icon-box icon-box-bottom" ><div class="icon-box-content"><div class="icon-box-heading icon-box-fa-2x"><h4 class="font-435549 h3">Scarica il Quaderno della Fondazione Germozzi "La crisi demografica italiana: giovani e qualità del lavoro" di Alessandro Rosina</h4></div></div><div class="icon-box-icon fa-container"><a role="button" href="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2023/11/impaginato_Vol2_QFG_prima_ristampa.pdf" target="_blank" class="text-default-color custom-link"><i class="fa fa-chevron-circle-down fa-2x fa-fw"></i></a></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-20" data-row="script-row-unique-20" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-20"));</script></div></div></div>
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		<title>Le dinamiche globali e l’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Risso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Nov 2022 06:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[magazine]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mondo cresce il pessimismo ma si riscoprono i valori della comunità, del territorio, della parsimonia, del significato intrinseco degli oggetti e del tempo. Lo rileva l'IPSOS che monitora le dinamiche presenti in 29 paesi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-21"><div class="row col-no-gutter no-top-padding no-bottom-padding no-h-padding full-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-bottom pos-center align_center column_parent col-lg-12 no-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont" ><div class="uncode-single-media  text-center"><div class="single-wrapper" style="max-width: 47%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-104746" src="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/Copertina-SA-05102022-2.jpg" width="720" height="720" alt="" srcset="https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/Copertina-SA-05102022-2.jpg 720w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/Copertina-SA-05102022-2-300x300.jpg 300w, https://spiritoartigiano.it/wp-content/uploads/2022/11/Copertina-SA-05102022-2-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div><div class="empty-space empty-single" ><span class="empty-space-inner"></span></div>
</div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-21" data-row="script-row-unique-21" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-21"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-22"><div class="row single-top-padding single-bottom-padding exa-h-padding limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell" ><div class="uncont no-block-padding col-custom-width" style=" max-width:804px;" ><div class="uncode_text_column" ><p><span data-contrast="auto">Da che parte sta andando il mondo? Qual è l’agenda delle preoccupazioni che caratterizza la società globale di oggi e quella dei principali Paesi? Quali sono le macro tendenza che sembrano delinearsi? Rispondere a questi quesiti è difficile e avventurarsi su questi terreni è scivoloso, anche se utile, specie per le imprese. Senza alcun intendo di esaustività e senza avere la pretesa della verità e della sfera di cristallo, si possono porre sul tappeto alcuni elementi di riflessione, utilizzando i dati di <strong>Ipsos Global Advisor</strong>, che ogni mese monitora il quadro delle <strong>dinamiche presenti in 29 paesi al mondo</strong>. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per molti cittadini il <strong>quadro sociale ed economico</strong> della propria nazione </span><span data-contrast="auto">è sulla strada sbagliata</span><span data-contrast="auto">. Il quadro globale evidenza che solo in pochi paesi i cittadini sono soddisfatti dell’andamento e della direzione economica intrapresa dal proprio paese. Si tratta di Arabia Saudita (95%), Indonesia (81%), India (73%), Australia (61%) e Colombia. <strong>Il 79% degli italiani ritiene l’Italia si avviata su una strada economica sbagliata</strong>. Alti livelli di preoccupazione per l’indirizzo intrapreso dal proprio paese si ritrovano anche tra inglesi e olandesi (77%), francesi (74%), belgi (71%), giapponesi e americani (70%). Anche in Germania la maggioranza dei tedeschi ritiene che il proprio paese sia sulla strada sbagliata (59%).</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<h3><b><span data-contrast="auto">L’agenda delle preoccupazioni: in Italia svetta il lavoro  </span></b><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h3>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">Per comprendere i motivi di tali giudizi severi è necessario zumare sull’agenda delle preoccupazioni che attanagliano le opinioni pubbliche nei diversi paesi. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">A guidare le <strong>preoccupazioni dei cittadini</strong>, a livello globale, sono lo scatto inflattivo (40%), la crescita della povertà e delle diseguaglianze (31%), la presenza della corruzione finanziaria e politica (26%), la disoccupazione e la paura di perdere il lavoro (26%), la criminalità e l’insicurezza (26%). </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">L’agenda delle tensioni non è uguale tra i diversi Paesi. <strong>In Italia al primo posto c’è la paura di perdere il lavoro</strong>. Un tema che coinvolge il 46% degli italiani e colloca il nostro paese al secondo posto a livello globale, dopo il Sud Africa. In questa classifica il dato nostrano è tallonato solo dalla Spagna (41%), ma è radicalmente e in modo preoccupante distante dal resto dei paesi europei. La paura della disoccupazione è al 7% in Germania, al 12% in Gran Bretagna e Francia, al 15% negli Usa.  Un baratro che mostra la fragilità del nostro sistema occupazionale ed evidenzia uno dei nostri talloni di Achille. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<h3><b><span data-contrast="auto">Dall’inflazione alle diseguaglianze </span></b><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h3>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">Se osserviamo gli altri fattori di apprensione, possiamo notare che l’<strong>inflazione</strong> oggi sta colpendo in modo particolare paesi come la Polonia e l’Argentina (67% e 65%), la Turchia e la Gran Bretagna (56%). In Francia il tema allarma il 39% dell’opinione pubblica, mentre negli Usa il 46%. <strong>Il dato italiano è un po’ sotto quello francese (35%) ed è uno dei risultati più bassi a livello europeo</strong>. Altro tema di allarme riguarda l’aspetto dell’aumento delle povertà e delle diseguaglianze sociali. Qui possiamo osservare un dato significativo. I due paesi europei in cui i cittadini hanno la minor paura per la disoccupazione, sono anche i paesi in cui maggiore è la percezione del rischio e del peso dell’aumento delle diseguaglianze sociali. Si tratta di Olanda (46%) e Germania (38%). Un elemento che mostra quanto siano acute nella contemporaneità le contraddizioni e quanto, anche in paesi apparentemente solidi, le contraddizioni sociali sia lì a covare sotto la cenere. In testa alla <strong>classifica della diseguaglianza</strong>, insieme all’Olanda, c’è l’Ungheria (46%), seguite dal Brasile (42%), dall’Indonesia (40%). In Italia il dato si ferma al 28%, collocando il <strong>nostro Paese nella parte bassa di questa classifica</strong>. Simile a noi troviamo la Spagna (28%), la Francia (31%) e la gran Bretagna (33%). In fondo alla classifica l’Arabia Saudita (17%) e gli Usa (19%). </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<h3><b><span data-contrast="auto">Corruzione e sicurezza</span></b><span data-contrast="auto">, </span><b><span data-contrast="auto">macigni dei paesi emergenti</span></b><span data-contrast="auto"> </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h3>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">Il peso della <strong>corruzione</strong> è un macigno sul futuro di paesi come Perù e Malesia (58%), Indonesia (52%), Sud Africa (48%). Primo pause europeo in questa classifica è l’Ungheria (47%). La Francia è la nazione che appare più virtuosa, con solo l’8% dei francesi che avverte questo tema come un problema. Lo stesso dicasi per Germania e Olanda (10% e 9%). <strong>Anche in Italia il tema è calato nell’agenda setting dell’opinione pubblica e si piazza al 13%</strong>. Sul fronte della <strong>sicurezza</strong> gli ultimi anni hanno mostrato un  <strong>calo di interesse nel nostro Paese (13%)</strong>. Un dato simile </span><span data-contrast="auto">è</span><span data-contrast="auto"> presente in Germania e Spagna (16%). Permane all’attenzione di parte dei cittadini in Gran Bretagna (21%) e Francia (22%). Il tema della sicurezza è al centro delle preoccupazioni, invece, per cileni (61%), peruviani (53%), messicani (51%) e svedesi (50%). Molto alto </span><span data-contrast="auto">è </span><span data-contrast="auto">anche negli Usa (31%) e in Israele (41%).</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<h3><b><span data-contrast="auto">La costante ansia per il clima, il calo del Covid e le tensioni sulla guerra</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h3>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">Fra i principali temi di attenzione dell’opinione pubblica europea troviamo quello relativo ai <strong>cambiamenti climatici</strong>. Guidano la classifica Francia (34%), Germania e Olanda (33%), Australia (32%), <strong>Italia e Belgio (27%)</strong>. Il tema non rientra nell’agenda setting dell’opinione pubblica Argentina (4%) peruviana, israeliana, brasiliana, malese, sud africana, cilena, che sono avvolte da ben più cogenti tematiche come abbiamo visto. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Infine la <strong>guerra e il Covid</strong>. Il tema del virus</span><span data-contrast="auto"> è al centro dell’agenda delle paure solo dei Giapponesi (40%), mentre oscilla tra il 20 e il 25% in Sud Corea, Thailandia, Malesia, Arabia Saudita e Australia. In <strong>Italia è un </strong></span><span data-contrast="auto"><strong>argomento che coinvolge l’11% dei cittadini</strong>, come in Spagna (10%), Francia e Gran Bretagna (7%).</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La tensione per la <strong>guerra russo ucraina</strong> è al calor bianco, ovviamente, in Polonia (27%), seguita dalla Germania (25%). <strong>In Italia il tema è calato in classifica (11%)</strong>, anche se nelle ultime settimane si stanno rinfocolando le apprensioni. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<h3><b><span data-contrast="auto">Alcune tendenze globali </span></b><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></h3>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span><span data-contrast="auto">Il quadro globale è decisamente complesso e le prospettive mondiali mostrano un tratto di crescente pessimismo. Quello che è chiaro alle persone è che stiamo vivendo in tempi turbolenti e <strong>l&#8217;83% dei cittadini dei 29 paesi monitorati concorda sul fatto che il mondo di oggi sta cambiando troppo velocemente</strong>. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In questo affresco ci sono alcuni trend emergenti. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In primo luogo cresce la tendenza alla <strong>de-globalizzazione</strong>. Alla ricerca di prodotti locali e produzioni dei propri territori. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Secondariamente aumentano le spinte verso un nuovo <strong>spirito comunitario</strong> e di legami, compresa una tensione positiva all’inclusione e al rispetto della diversità. Il 69% dei consumatori globali apprezza i leader aziendali che si assumono la responsabilità di parlare delle questioni sociali e politiche che riguardano il proprio Paese. Quasi il 70% dei consumatori globali è pronto a premiare le loro aziende impegnate sui temi dell’ambiente e, soprattutto, della riduzione delle diseguaglianze sociali. </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In terza battuta troviamo il tema dell’<strong>età e della denatalità</strong>. Due aspetti che stanno diventando, per molti paesi europei, sempre più importanti per le strategie di sviluppo e crescita future.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quarto ambito è quello relativo al <strong>costo dei prodotti e alla parsimonia</strong>. Il gap della convenienza, l’attenzione al risparmio, la spinta alla parsimonia, non sono più solo forme di difesa dal caro prezzi, ma parti di una strategia che libera il tempo e lo spazio per dedicarsi alle cose che contano. Le persone, infatti, cercano e pagano sempre più spesso per prodotti e soluzioni che semplificano la loro vita, premiano i marchi che gli offrono non solo cose convenienti ma nuove opportunità e libertà di vita.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Una quinta tendenza è quella che possiamo rubricare sotto il titolo di paradigma della <strong>partecipazione</strong>.  I social media hanno modificato le aspettative delle persone nei confronti dei marchi. Le persone vogliono sempre più sentirsi in contatto con esperienze interattive e coinvolgenti. L’omnicanalità e il live shopping, nonché le altre tecnologie digitali innovative stanno contribuendo ad aggiungere utilità e leggerezza alle relazioni delle persone con i marchi e le imprese.</span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="padding-left: 40px;"><em><span class="font-435549" data-contrast="auto">Se le dinamiche globali e il tasso emozionale delle opinioni pubbliche dei diversi paesi mostra l’affastellarsi delle nubi, le tendenze in atto evidenziano anche le possibilità e le opportunità che si riaprono</span></em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">In questa ottica valgono le parole di un poeta, certamente non un ottimista, come Leopardi, il quale affermava: “</span><i><span data-contrast="auto">Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino</span></i><span data-contrast="auto">”.  </span><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:6,&quot;335551620&quot;:6}"> </span></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-22" data-row="script-row-unique-22" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-22"));</script></div></div></div>
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