
Gli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati da una spinta crescita degli investimenti, saliti al ritmo medio annuo del 4,4%, in controtendenza rispetto al decennio precedente quanto gli investimenti sono scesi al tasso del 2,9% all’anno. La doppia transizione, digitale e ambientale, ha contribuito a generare un flusso medio annuo di investimenti, valutati a prezzi costanti 2020, di 350 miliardi di euro, di cui il 54,1% in costruzioni e il 45,7% in macchinari, impianti e prodotti di proprietà intellettuale quali ricerca e sviluppo, software e basi dati.
La propensione ad investire sostiene l’innovazione, in particolare nelle piccole imprese. Gli investimenti in macchinari e l’acquisto di beni e servizi specializzati, infatti, rappresentano oltre un terzo (35,2%) della spesa delle micro e piccole imprese per l’innovazione, una quota doppia a quella delle medie e grandi imprese (8,5%) le quali concentrano maggiormente gli investimenti per l’innovazione nell’attività di ricerca e sviluppo.
Per adattare l’ampia gamma delle tecnologie incorporate negli investimenti sono necessari gli interventi predisposti da imprese specializzate ad alta vocazione artigiana. Sono infatti necessari interventi di predisposizione del sito del macchinario e degli impianti elettrici e idraulici, attività di installazione, montaggio e collaudo dei macchinari, oltre alla gestione di processi di digitalizzazione e automazione, la gestione della sensoristica e del software per IoT (Internet of Things). Gli elevati costi per energia elettrica e gas in Italia richiedono un costante presidio dei processi energy saving dei macchinari e degli impianti. Per gli investimenti nelle costruzioni sono richieste attività di adattamento delle strutture e dell’involucro degli edifici, la gestione della domotica, dell’efficientamento energetico e della sicurezza.
Anche la normativa sugli incentivi fiscali degli investimenti delinea una ampia articolazione delle tecnologie, applicandosi a beni strumentali controllati da sistemi computerizzati e gestiti tramite sensori, sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità, dispositivi per l’interazione uomo-macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica « 4.0 », oltre ai beni per l’elaborazione dei dati funzionali alla trasformazione digitale delle imprese. Tra i beni immateriali, oltre al software si trovano sistemi, piattaforme, applicazioni, algoritmi e modelli digitali.
Diffusione dei robot e raddoppiano piccole imprese che usano IA
Nella crescente digitalizzazione della gestione dei macchinari si è sviluppata la presenza di robot e di applicazioni di intelligenza artificiale (IA), tecnologia sempre più diffusa tra le piccole imprese e le imprese artigiane. Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dall’Istat il 15,2% delle piccole imprese manifatturiere utilizza robot, mentre nel 2025 è raddoppiato il numero delle piccole imprese che usa l’IA, salite al 14,2%, segnando un significativo incremento rispetto al 6,9% del 2024 e al 4,4% del 2023. Tenuto conto del trend delle imprese attive, si stima che nel 2025 le piccole imprese che usano l’IA salgono del 110,8%. Nel confronto europeo l’uso dell’IA interessa il 17,0% delle piccole imprese tra 10 e 49 addetti nell’Unione europea a 27, con quote più elevate per Germania (23,1%) e Spagna (17,2%), mentre la diffusione in Francia (15,0%) è più allineata a quella dell’Italia (come anticipato pari al 14,2%).
L’artigianato sulla frontiera tecnologica
Per la gestione dell’ultimo miglio della tecnologia e dell’innovazione è necessario l’intervento di imprese specializzate, con una elevata presenza di imprese artigiane, che adattano e personalizzano e potenziano le funzionalità dei beni di investimento. Circa un quarto della spesa delle imprese per l’innovazione si riferisce all’acquisto di macchinari e di beni e servizi di supporto ai processi innovativi. L’artigianato presidia questo segmento di offerta di beni strumentali e di servizi per l’implementazione delle tecnologie. A settembre 2025 nella manifattura di beni strumentali ad elevata intensità tecnologica e di conoscenza operano 16mila imprese artigiane mentre nei servizi di installazione di macchinari, di impianti elettrici e idraulici, nei servizi dell’economia digitale e nella riparazione di computer ed apparecchi per le telecomunicazioni operano 153mila imprese artigiane. Nel complesso sono 169mila le imprese artigiane, pari al 13,6% dell’artigianato che, sulla base della creatività e delle competenze dei loro 400mila addetti, intervengono sulle matrici tecnologiche mediante personalizzazioni e trasformazioni, orientandole ad una maggiore efficacia nei confronti del cliente utilizzatore finale del bene.
Le competenze sono il fattore critico
Nell’ultimo miglio della tecnologia rimane critica la carenza di competenze: secondo gli ultimi dati del sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2025 le imprese artigiane faticano a trovare il 65,2% del personale a cui sono richieste elevate competenze per l’applicazione di tecnologie digitali quali intelligenza artificiale, cloud computing, Industrial Internet of Things (IoT), data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain. Tra le maggiori regioni si registra una difficoltà di reperimento di queste competenze chiave per la transizione digitale superiore alla media in Toscana con 72,9%, Piemonte e Valle d’Aosta con 69,2%, Lombardia con 68,7%, Emilia-Romagna con 67,2% e Veneto con 65,6%.
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Enrico Quintavalle
Enrico Quintavalle è nato a Padova nel 1960, laureato in economia e commercio all’Università Cà Foscari di Venezia, è responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese e Direttore scientifico degli Osservatori in rete del sistema Confartigianato. Autore di numerosi articoli e rapporti su economia d’impresa, politica economica, finanza pubblica ed economia energetica. Con Giulio Sapelli ha scritto ‘Nulla è come prima’, Milano, 2019 Guerini e Associati. Dal 2009 cura una rubrica settimanale su QE-Quotidiano Energia.
