In Italia oltre 1,3 milioni di imprese sono guidate da donne. Rappresentano circa il 22% del tessuto imprenditoriale nazionale, una presenza significativa che contribuisce sempre più all’innovazione, alla competitività e alla trasformazione del tessuto produttivo italiano.

Per molti anni il dibattito sull’imprenditoria femminile si è concentrato soprattutto sugli ostacoli: accesso al credito, conciliazione tra vita professionale e familiare, stereotipi culturali e limitata presenza nei ruoli decisionali. Temi importanti, che meritano attenzione e politiche adeguate.

Eppure oggi emerge una domanda diversa e altrettanto interessante. Quale contributo stanno portando alla trasformazione del modo stesso di fare impresa? La questione non riguarda soltanto la loro presenza nell’economia, ma la capacità di introdurre approcci che stanno diventando sempre più rilevanti per affrontare le sfide del nostro tempo.

Le aziende operano oggi in un contesto caratterizzato da transizioni profonde: digitale, ambientale, demografica e geopolitica. Governare questa complessità richiede competenze che fino a pochi anni fa venivano considerate accessorie e che oggi rappresentano invece un vantaggio competitivo. Capacità di ascolto, costruzione di relazioni, gestione del consenso, lettura dei cambiamenti sociali, attenzione agli impatti delle decisioni e visione di lungo periodo sono diventate competenze strategiche per la resilienza delle organizzazioni. Benché non si tratti di caratteristiche ad appannaggio esclusivo delle donne, molte sono le imprenditrici e artigiane che hanno sviluppato queste competenze attraverso percorsi professionali e personali che hanno richiesto mediazione, adattamento e costruzione di alleanze.

Un segnale arriva anche dalle nuove generazioni. Entro il 2030 Millennial e Generazione Z rappresenteranno circa il 74% della forza lavoro globale. Non cercano soltanto opportunità di carriera, ma organizzazioni capaci di generare impatto positivo, investire nelle persone e operare in modo coerente con determinati valori.

 

♦ La sostenibilità come cultura d’impresa

In questo scenario, la sostenibilità non può più essere considerata una semplice questione di compliance. Le imprese più solide sono quelle che riescono a integrarla nelle proprie strategie, innovando prodotti e servizi, gestendo i rischi e costruendo relazioni durature con i propri stakeholder.

Molte imprenditrici stanno interpretando questa trasformazione con efficacia, adottando una visione dell’impresa capace di tenere insieme risultati economici, benessere delle persone e impatto sul territorio. La competitività del futuro dipenderà sempre più dalla capacità di creare valore condiviso.

 

♦ L’artigianato come laboratorio del futuro

Questa evoluzione appare particolarmente evidente nel mondo dell’artigianato e delle piccole imprese.

Molto prima che si iniziasse a parlare di ESG, economia circolare o filiere responsabili, molte realtà artigiane avevano già costruito il proprio modello di sviluppo sulla qualità delle relazioni, sul radicamento territoriale e sulla valorizzazione delle persone.

Le imprenditrici stanno contribuendo a rafforzare questa vocazione. Produzioni attente all’impatto ambientale, recupero dei saperi locali, inclusione lavorativa e innovazione sociale diventano sempre più spesso elementi distintivi del fare impresa.

Nel mondo artigiano la fiducia non è un concetto astratto, ma un vero capitale competitivo. È ciò che consente di costruire relazioni durature con clienti, fornitori e comunità locali.

Non sorprende che quasi l’11% delle imprese femminili italiane sia guidato da under 35, una percentuale superiore a quella registrata nel resto del sistema imprenditoriale. È il segnale di una generazione che vede nell’impresa non soltanto uno strumento economico, ma anche un veicolo di innovazione e trasformazione sociale.

 

♦ Una leadership che genera futuro

Anche il concetto di leadership sta cambiando. Il modello del leader che controlla e decide dall’alto lascia progressivamente spazio a forme più collaborative, capaci di coinvolgere persone, costruire alleanze e orientare il cambiamento.

A livello globale le donne occupano poco più del 35% delle posizioni manageriali. La sfida della rappresentanza resta quindi aperta. Ma la questione non riguarda soltanto il numero di donne ai vertici. Riguarda il valore di approcci che mettono al centro collaborazione, ascolto, responsabilità e capacità di costruire visioni condivise.

 

♦ Costruire il futuro, non solo occuparlo

La crescita dell’imprenditoria femminile rappresenta certamente una questione di equità e pari opportunità. Il tema, però, non è soltanto chi prende posto ai tavoli decisionali, ma quali idee, competenze e visioni entrano in quei tavoli e quale idea di futuro contribuiscono a costruire.

Le artigiane del futuro stanno già indicando una direzione in cui competitività, sostenibilità e responsabilità non si contrappongono, ma si rafforzano reciprocamente. Una direzione che può aiutare non solo a costruire imprese più inclusive, ma anche organizzazioni più solide, innovative e capaci di generare valore nel lungo periodo.

© Spirito Artigiano 2026. Tutti i diritti riservati.
Nella foto, Giorgia Pontetti, ingegnere elettronico e fondatrice di Ferrari Farm, impresa associata a Confartigianato specializzata in colture idroponiche innovative. Foto di Ivan Demenego


  • Dal 2012 si occupa di sostenibilità, diversity e integrazione dei criteri ESG nelle strategie aziendali. Nel 2022 ha fondato ESG Boutique, società di consulenza su questi temi, e collabora con 24ORE Business School e Temple University.
    È Co-Fondatrice e Presidente Onoraria di Young Women Network e, da ottobre 2024, Presidente di Human Rights International Corner, organizzazione specializzata su imprese e diritti umani. Ha fatto parte della Delegazione italiana del Women20, ricoprendo nel 2021 il ruolo di Sherpa e Co-Portavoce per la Presidenza italiana del G20. È Advisor internazionale del Women7 e, dal 2023, Co-Chair del Women7 per la Presidenza italiana del G7 2024. Partecipa inoltre alla Gender and Women Constituency della COP.
    Startup Italia l’ha inserita tra le 100 donne che stanno cambiando l’Italia e Fortune tra le 50 Most Powerful Women 2025. Nel 2020 è stata scelta da Papa Francesco tra i changemaker internazionali per una nuova economia più giusta e sostenibile. È autrice di due TEDx Talk. Ha studiato alla LUISS, alla Bocconi e a Yale.

SPIRITO ARTIGIANO

Un progetto della Fondazione Manlio e Maria Letizia Germozzi onlus

Privacy Preference Center