
L’Italia è un Paese sempre più anziano. Crescono le patologie croniche e aumenta la domanda di cure, assistenza e servizi sanitari. In questo contesto il sistema sanitario è chiamato a rispondere a bisogni sempre più complessi mentre la spesa pubblica sanitaria rimane sostanzialmente stabile in rapporto al PIL. Ne deriva un ruolo crescente del settore privato, sia attraverso la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie sia mediante la diffusione della sanità integrativa. In questo scenario assume un ruolo sempre più rilevante il sistema delle imprese della salute, caratterizzato da una diffusa presenza di micro, piccole e medie imprese che garantiscono prossimità dei servizi, occupazione qualificata e una risposta capillare alla domanda di salute delle comunità.
Spesa sanitaria pubblica e privata
Il Documento di Finanza Pubblica 2026 conferma che, nonostante il progressivo invecchiamento della popolazione, la spesa sanitaria pubblica che nel 2026 vale 148,5 miliardi di euro, si mantiene stabile al 6,4% del PIL lungo l’orizzonte di previsione. Tale dinamica sottolinea come l’incremento della domanda sanitaria non sia accompagnato da un corrispondente aumento del peso sull’economia della spesa pubblica sanitaria, con un crescente spazio della spesa privata.
Un recente focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio evidenzia che nel 2024 la componente pubblica rappresenta il 73,1% della spesa sanitaria complessiva, quasi sette punti percentuali al di sotto della media dell’Unione europea (80%). Parallelamente cresce il peso della spesa privata: la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie (out of the pocket) raggiunge il 23,6% del totale della spesa sanitaria, un livello superiore di quasi nove punti rispetto al 14,9% della media europea. Si tratta di un divario che segnala come una parte crescente dei bisogni sanitari venga soddisfatta attraverso risorse proprie delle famiglie, un fenomeno che rischia di ampliare le differenze nell’accesso alle cure legate al reddito.
Sanità integrativa
Alla crescita della spesa diretta si accompagna la progressiva diffusione della sanità integrativa. Tra il 2013 e il 2023 gli iscritti ai fondi sanitari privati sono quasi triplicati, passando da 5,8 a 16,3 milioni. Lo sviluppo di questi strumenti è sostenuto anche dal sistema fiscale: nel 2023 le detrazioni per le spese sanitarie determinano minori entrate per 4,6 miliardi di euro, cui si aggiungono 1,5 miliardi di minori entrate tributarie e contributive riconducibili alle agevolazioni previste per la sanità integrativa. La crescente presenza del secondo pilastro sanitario rappresenta quindi una risposta all’aumento della domanda di prestazioni, ma anche un elemento di trasformazione dell’intero sistema di finanziamento dell’assistenza.
Difficoltà di accesso ai servizi sanitari pubblici
La maggiore partecipazione della spesa privata è collegata anche alle difficoltà di accesso ai servizi sanitari pubblici. I dati della nuova piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa pubblicati da Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, relativi a 65 milioni di prenotazioni evidenziano un miglioramento del rispetto dei tempi massimi di attesa, ma persistono significative criticità territoriali. Per le prime visite la quota di prestazioni erogate nei tempi previsti sale dal 76,1% al 78,7%, mentre per gli esami diagnostici raggiunge l’84,7%. Le persistenti liste di attesa spingono una quota crescente di cittadini verso prestazioni erogate dal settore privato, alimentando la spesa diretta delle famiglie e la domanda di coperture assicurative e integrative.
I tratti evolutivi della domanda di salute e la natura mista del sistema sanitario pubblico, fondato sulla collaborazione tra pubblico e privato attraverso accreditamenti e convenzioni, stanno modificando anche la struttura produttiva della sanità italiana.
La filiera delle imprese della sanità
La filiera della sanità, che comprende i servizi di assistenza sociale per anziani e disabili [1] genera complessivamente un valore aggiunto di quasi tre punti e mezzo di PIL, configurandosi come uno dei principali comparti dell’economia italiana. La forte presenza di micro e piccole imprese rappresenta un elemento distintivo del modello sanitario nazionale: queste imprese assicurano prossimità territoriale, continuità dell’assistenza, elevata specializzazione professionale e una capillare diffusione dei servizi, contribuendo a integrare l’offerta pubblica e a rispondere alla domanda di cure di una popolazione sempre più anziana.
Secondo i più recenti dati disponibili, nell’intera filiera sanitaria – che va dalla produzione e commercializzazione di prodotti farmaceutici e dispositivi medici ai servizi di assistenza sanitaria, ospedalieri e degli studi medici e odontoiatrici, comprendendo l’offerta di servizi di assistenza sociale – operano 407 mila imprese, delle quali 394 mila, pari a circa il 97%, hanno meno di dieci addetti. Nel complesso la filiera genera un fatturato di 196,8 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 73 miliardi di euro (pari al 3,4% del PIL) e un milione e 400 mila occupati. Il sistema delle 406 mila micro, piccole e medie imprese (MPMI) produce oltre la metà del fatturato della filiera (114,1 miliardi di euro pari al 58,0%) e circa i due terzi del valore aggiunto (45,9 miliardi di euro pari al 62,9% della filiera) con l’apporto di 992 mila addetti, pari al 70,9% dell’occupazione dell’intera filiera. Nel dettaglio settoriale del sistema delle MPMI della salute e assistenza, nella produzione farmaci e dispositivi si contano 60 mila addetti (6% dell’occupazione delle MPMI della filiera), nel commercio – farmacie ed esercizi specializzati nella vendita di articoli medicali e ortopedici – 153 mila addetti (15,4%), nei servizi ospedalieri 32 mila addetti (3,2%), negli studi medici e odontoiatrici 315 mila addetti (31,8%), negli altri servizi sanitari 189 mila addetti (19,1%) mentre nei servizi di assistenza sociale operano i restanti 243 mila addetti (24,5%).
Le trasformazioni in corso delineano un sistema sanitario sempre più fondato sulla complementarità tra pubblico e privato. La sostenibilità del servizio sanitario nazionale richiede il rafforzamento dell’offerta pubblica, il contenimento delle liste di attesa e una elevata qualità dell’offerta in convenzione dei servizi sanitari del sistema privato. In questo quadro diventa strategico valorizzare il contributo delle imprese della salute, caratterizzato da una solida presenza di micro, piccole e medie imprese che garantiscono servizi di prossimità, occupazione qualificata e rappresentano un presidio essenziale di prossimità per famiglie e comunità locali.
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[1] Rispetto al perimetro individuato dell’Ufficio parlamentare di bilancio nel focus ‘Pubblico e privato in sanità: il finanziamento, la produzione e le imprese’ di marzo 2026, la filiera esaminata in questo articolo include anche il settore dell’assistenza sociale non residenziale (Ateco 2007 88), in cui il 47,1% dell’occupazione è determinata dai servizi di assistenza sociale non residenziale per anziani e disabili (88.1), un ulteriore 32,9% nelle altre attività di assistenza sociale non residenziale (88.99) che comprendono, tra l’altro, i servizi sociali e di aiuto ai profughi ed immigrati, le attività finalizzate all’adozione e alla prevenzione di maltrattamenti a danno di minori e donne, le attività dei consultori matrimoniali e familiari, assistenza alle vittime di calamità, profughi, immigrati, le strutture di accoglienza diurna per senzatetto ed altri gruppi socialmente svantaggiati e le attività di raccolta di fondi finalizzate ad opere di assistenza sociale, a cui si aggiunge il restante 19,9% dei servizi di asili nido e di assistenza diurna per minori disabili (88.91).
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Enrico Quintavalle è nato a Padova nel 1960, laureato in economia e commercio all’Università Cà Foscari di Venezia, è responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese e Direttore scientifico degli Osservatori in rete del sistema Confartigianato. Autore di numerosi articoli e rapporti su economia d’impresa, politica economica, finanza pubblica ed economia energetica. Con Giulio Sapelli ha scritto ‘Nulla è come prima’, Milano, 2019 Guerini e Associati. Dal 2009 cura una rubrica settimanale su QE-Quotidiano Energia.
