A Meda, in Brianza, l’artigianato è parte del paesaggio, della cultura, del modo di pensare. Qui, da secoli, si lavora il legno, si cuciono stoffe, si progettano arredi che portano nel mondo il segno di una tradizione che sa rinnovarsi. In questo contesto si inserisce la storia di Berto Salotti, azienda associata a Confartigianato, fondata nel 1974 da Fioravante Berto e oggi guidata dal figlio Filippo, che ha saputo dare una direzione precisa al futuro dell’impresa: coniugare la qualità del fare artigiano con le opportunità della tecnologia. Senza forzature, senza nostalgie, ma con una visione chiara.

Una visione che Luca Giannobi, direttore marketing, comunicazione ed eventi di Berto, ha raccontato nell’ambito della ricerca “Artigianato Cognitivo. Come via italiana alla tecno-diversità”, realizzata da Poetica – Fondazione per la generatività sociale. La sua voce restituisce con lucidità ciò che rende Berto Salotti un laboratorio vivo della tecno-diversità artigiana: da Berto, la tecnologia non sostituisce, ma affianca il sapere artigiano. È uno strumento che si sceglie, si adatta, si impara a usare.

«La tecnologia è un aiuto – spiega Giannobi – ad esempio abbiamo inserito in produzione una macchina per l’incollaggio, passaggio fondamentale nella realizzazione degli imbottiti, che permette ai lavoratori di usare colle prive di solventi nocivi per la salute, quindi senza necessità di protezioni». Un esempio semplice, ma emblematico: non è la macchina a guidare il processo, è l’artigiano a decidere come e perché usarla.

 

«Sta all’artigiano scegliere quali strumenti utilizzare e in quale misura, per poter raggiungere determinati obiettivi»

 

In questo equilibrio tra mano e macchina, prende forma un’idea di tecno-diversità fondata sulla libertà e sulla consapevolezza. «Sta all’artigiano scegliere quali strumenti utilizzare e in quale misura, per poter raggiungere determinati obiettivi», aggiunge Giannobi. È un approccio che si traduce anche nell’uso dell’intelligenza artificiale: dalla scrittura dei testi all’editing video, fino alla gestione delle vendite, l’IA è uno strumento quotidiano, ma mai impersonale. «Può essere vero che, all’inizio, fare le cose da soli sembri più rapido – dice – ma solo la prima volta. Il difficile è saper chiedere quello che si vuole ottenere, perché le potenzialità oggi sono fin troppe. L’intelligenza artificiale può amplificare un pensiero che tu hai già in mente, o diventare un braccio del tuo pensiero; ma sei sempre tu a dirigere il gioco».

Per rendere possibile tutto questo, serve tempo, formazione, cultura del lavoro. Per questo l’azienda collabora con scuole e università – come l’Istituto Terragni o la SUPSI di Lugano – e accompagna i giovani in un percorso che non si limita a trasmettere competenze tecniche, ma fa crescere una mentalità. L’artigiano, in questa visione, è un professionista completo: sa fare, sa scegliere, sa raccontare.

 

«La fabbrica del racconto deve rendere sì partecipi i clienti – sottolinea Giannobi – ma anzitutto chi lavora, perché questo dà la forza e l’entusiasmo che sono un valore aggiunto per andare avanti»

 

Già, perché raccontare è l’altro lato del fare. In Berto Salotti esiste una vera e propria fabbrica del racconto, uno spazio in cui blog, video, articoli e testimonianze danno voce alle persone, ai processi, ai momenti. «La fabbrica del racconto deve rendere sì partecipi i clienti – sottolinea Giannobi – ma anzitutto chi lavora, perché questo dà la forza e l’entusiasmo che sono un valore aggiunto per andare avanti». La narrazione non è uno strumento di marketing, ma un pezzo del lavoro quotidiano: serve a costruire consapevolezza, a rendere visibile il valore umano dietro ogni prodotto.

Questo approccio ha trovato espressione anche in progetti corali come il DivanoXManagua o il Sofa4Manhattan, esperienze di crowdcrafting in cui clienti, designer e appassionati hanno co-creato un divano, diventato poi parte della collezione. Un modo per dimostrare che l’artigianato è anche relazione, ascolto, partecipazione.

Il prossimo passo è la Nuova casa del design: un’unica sede a Meda, trasparente, aperta, in cui progettazione, produzione e racconto convivranno fianco a fianco. Gli spazi saranno pensati per facilitare il dialogo tra i reparti e accogliere scuole, eventi, momenti di formazione. «Si vuole creare anzitutto un dialogo interno, in cui tutti sono partecipi del prodotto finale», spiega Giannobi. È qui che la visione di Berto si fa architettura: la trasparenza fisica diventa metafora della trasparenza culturale, dell’idea di impresa come luogo aperto, condiviso, in cui si cresce insieme.

In un’epoca in cui la tecnologia permette di fare tutto, la differenza sta in come la si usa. E l’artigianato cognitivo, come dimostra Berto Salotti, non è un compromesso tra antico e moderno, ma una sintesi viva, intelligente e profondamente umana. «Si usano gli strumenti moderni, si crea con le mani, si comunica con la testa e con il cuore» – e in questa armonia sta forse la forma più autentica e attuale di innovazione.

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La redazione

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