«Io danzo sul ghiaccio: è la mia preghiera», ha detto una volta l’atleta giapponese Yuzuru Hanyu –  forse il più grande pattinatore artistico della storia – raccontando il modo in cui la superficie diventa quasi uno stato dell’anima per chi vive su lame e curve. Una pista è perfetta quando l’atleta non la percepisce: quando la lama scivola con totale affidamento e l’unico linguaggio è quello della velocità e della grazia. Durante le gare di pattinaggio di figura e di short track di Milano Cortina 2026, disputate all’Ice Skating Arena – l’Unipol Forum – il mondo ha visto esattamente questo: una superficie impeccabile, capace di sostenere l’eleganza dei programmi e la potenza di ogni curva.

Non ha visto, però, ciò che rende possibile quella perfezione.

 

«Tre imprese artigiane, un’unica infrastruttura al servizio di un evento globale»

 

Sotto la superficie, invisibile agli occhi ma decisiva per ogni atleta, ha infatti lavorato un sistema di piccole imprese capace di garantire stabilità millimetrica, controllo costante della temperatura e sostenibilità ambientale. Un equilibrio complesso, costruito anche attraverso la sinergia di tre imprese artigiane che hanno messo in comune competenze diverse – progettazione impiantistica, fornitura di refrigeranti innovativi e gestione della sicurezza – trasformandole in un’unica infrastruttura al servizio di un evento globale. Perché quando il ghiaccio regge l’atterraggio di un quadruplo salto senza esitazioni, significa che dietro c’è qualcosa che funziona alla perfezione. E quella perfezione, alle Olimpiadi, ha parlato anche il linguaggio degli artigiani.

Quella filiera ha nomi e cognomi. A firmare l’impianto frigorifero a servizio della pista del ghiaccio sono state le imprese Novafrigor di Binasco (MI), Progetto Freddo di Bernareggio (MB) e la società di consulenza CSIM, unite dalla scelta di fare rete all’interno di Confartigianato e di presentarsi come un unico interlocutore tecnico davanti a una committenza mondiale. «Abbiamo costituito una sorta di piccola filiera al servizio della grande committenza, che è nulla senza poi il contributo delle piccole imprese», spiega Gianluca De Giovanni, amministratore delegato di Novafrigor, società attiva nella progettazione, installazione e manutenzione di impianti di refrigerazione commerciale e industriale. «È lo spirito che ci appartiene: la capacità di creare impresa tra specificità diverse, coniugando le competenze di ognuno all’interno di un progetto unificato».

Nel caso dell’Unipol Forum, questa integrazione si è tradotta in un impianto frigorifero ad alto contenuto tecnologico e ambientale. Determinante è stata la scelta del refrigerante. «Sono stato interpellato per la fornitura di CO₂ R74», racconta Ernesto Vozzella, titolare di Progetto Freddo, riferendosi all’utilizzo dell’anidride carbonica come alternativa ecologica ai gas tradizionali. Una soluzione che ha consentito di coniugare performance e sostenibilità, in linea con gli standard ambientali richiesti dal contesto olimpico.

 

«Soluzioni innovative nel massimo rispetto degli standard di sicurezza»

 

L’impiego di refrigeranti innovativi, tuttavia, comporta complessità tecniche significative. È qui che è intervenuta CSIM, azienda italiana leader nella formazione, consulenza e supporto tecnico per il settore della refrigerazione e climatizzazione (HVACR). «Abbiamo contribuito alla progettazione dell’impianto di Assago, occupandoci in particolare della sicurezza delle apparecchiature in pressione», sottolinea Marco Masini, CEO e presidente della società. Il cantiere olimpico ha imposto requisiti stringenti. «Milano Cortina doveva rispettare standard di sicurezza molto elevati e su questo abbiamo dato un contributo importante, prestando particolare attenzione alle specificità dell’impianto, realizzato con un refrigerante innovativo che richiede particolari accorgimenti. La gestione di questi aspetti è stata affrontata con estremo rigore, parallelamente a una scelta orientata alla massima sostenibilità».

Un aspetto critico del servizio, evidenzia De Giovanni, è proprio «garantire l’integrità e la sicurezza delle apparecchiature in pressione», ambito che ha richiesto elevati standard di controllo sin dalla fase progettuale. Accanto alla realizzazione, fondamentale è stata la gestione operativa durante i Giochi. «Per un evento di portata mondiale, continuità del servizio e tempestività non sono opzioni, ma condizioni imprescindibili. Servire seriamente un’iniziativa così importante significa garantire consegna, puntualità e manutenzione costante», sottolineano gli imprenditori. «L’impianto doveva funzionare senza interruzioni, sostenendo carichi elevati e assicurando stabilità millimetrica della temperatura in ogni fase delle competizioni. L’approccio alla sostenibilità è stato a 360 gradi: non solo nella scelta del refrigerante, ma nella gestione complessiva del ciclo di vita dell’impianto, compresa l’immissione del fluido a totale impatto zero e il mantenimento degli standard ambientali definiti in fase realizzativa. In questo lavoro di squadra, una nota di riconoscimento va anche a Intercom, general contractor e specialista del ghiaccio, e a Novafrigo, costruttore delle due centrali frigorifere dell’impianto. La collaborazione con questi partner ha reso possibile l’inserimento della filiera artigiana all’interno di un progetto di scala internazionale».

 

«Un’eredità che va oltre il ghiaccio»

 

Oltre all’infrastruttura fisica, resta il valore di aver partecipato a un evento globale. «Ci si sente piccoli dentro qualcosa di enorme come le Olimpiadi», racconta Vozzella. «Grazie alla rete sono riuscito a portare il mio contributo all’interno di qualcosa che riguarda il mondo intero». La sfida più grande è stata superare i limiti dimensionali per offrire soluzioni altamente specialistiche. «L’ulteriore motivo di orgoglio», conclude Masini, «è essere riusciti a soddisfare una richiesta così importante, mettendo a disposizione competenze maturate nel corso della nostra storia lavorativa. È stata la capacità di risolvere un problema grande. Insieme.».

(Di Agnese Zappalà)

©Foto Claudio Scaccini/CONI

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