
Grandi eventi come questo sono quanto di più globale si possa immaginare: globale l’organizzazione e il circo mediatico, globali gli atleti e altrettanto gli sponsor e i fornitori, con la sensazione che sia stato tutto un po’ calato da altrove, ma non è così. Il Made in Italy, che non è solo fashion e food, ma una rete fittissima di piccole e medie imprese, spesso attiva in micro nicchie, è assolutamente presente. Secondo i dati di Confartigianato, gli otto comuni che stanno ospitando i Giochi Invernali sono sede di oltre 127mila imprese artigiane, oltre 19mila delle quali, con 48mila addetti, stanno lavorando e continueranno a lavorare per il “dopo” nell’accoglienza turistica e nei servizi relativi ad un evento destinato a proiettare i propri effetti ben oltre l’ultima cerimonia di chiusura.
Molto di questo capitale di imprenditorialità, nei luoghi olimpici e paralimpici e nel resto del Paese, è l’oggetto di attività di Confartigianato Sport, giunta al suo terzo anno di attività. Obiettivo di questo cluster di imprese diverse per settore di attività, ma accomunate dal riferimento all’economia dello sport, è come sempre quello di fare crescere la cultura artigiana e le imprese che la incarnano, fornendo servizi, soluzioni per lo sviluppo e l’innovazione, opportunità di comunicazione, con un triplice strategia di azione: il rafforzamento delle filiere di subfornitura, i “terzisti”, protagonisti silenti ma fondamentali della nostra manifattura; la crescita della competitività delle eccellenze sartoriali della nostra economia – artigiana – del su misura, che nello sport si declina con la massima attenzione agli atleti e alle performance; lo sviluppo di quella fondamentale rete neurale della nostra vita attiva costituita dai sistemi dello sport di base e dai suoi professionisti.
L’invisibile maestria dei terzisti: la spina dorsale della filiera sportiva
Dietro ogni grande brand dello sport italiano, e non solo, c’è una storia che spesso rimane nascosta, quella dei “terzisti”, quasi sempre realtà artigiane. Sono loro i fornitori silenziosi che costituiscono il primo dei tre principali filoni di azione attraverso cui Confartigianato interpreta il ruolo strategico dell’artigianato nella filiera sportiva.
Questi artigiani e micro piccole imprese sono i veri custodi di competenze specialistiche che nessun grande brand potrebbe replicare autonomamente, tantomeno esternalizzare fuori dei confini. Sono loro che forniscono componenti, semilavorati, servizi di subfornitura che entrano nelle catene di approvvigionamento dei più celebri marchi internazionali dello sport. La loro opera rimane quasi sempre dietro le quinte, mai visibile sullo schermo durante le telecronache delle competizioni, eppure è fondamentale per la qualità finale del prodotto che il consumatore globale acquista.
Questa filiera rappresenta un’eccellenza competitiva unica nel panorama internazionale: capacità di rispondere a specifiche tecniche molto stringenti, flessibilità nell’adattarsi a variazioni di ordine, affidabilità nei tempi di consegna e, soprattutto, continuità innovativa. Rafforzare questa filiera significa garantire che l’Italia resti il partner prescelto dai grandi brand mondiali, proteggendo al contempo la sopravvivenza economica di migliaia di piccole aziende che vivono grazie ai contratti di fornitura sportiva. È un’azione strategica di politica industriale che Confartigianato persegue attraverso servizi di supporto contrattuale, capacity building e accesso al credito agevolato.
L’eccellenza sartoriale: il su misura come valore distintivo
Il secondo filone strategico di Confartigianato è l’emersione delle eccellenze sartoriali del su misura in ogni disciplina sportiva. Qui emerge una dimensione completamente diversa dall’industria di massa: quella dove la personalizzazione, la maestria artigianale e l’innovazione tecnica convergono nel creare prodotti unici.
Non si tratta semplicemente di personalizzazione estetica, ma di vero e proprio sartorialità applicata allo sport. Sono artigiani specializzati che si prendono cura degli atleti con protezioni in carbonio, ovviamente su misura, costruite sulla morfologia specifica di ogni atleta. È l’artigiano che plasma uno scarpone in modo che si adatti perfettamente al piede di un atleta olimpico, riducendo il rischio di infortunio e migliorando la performance di frazioni di secondo che possono decidere una medaglia. È il maestro costruttore di biciclette che realizza telai su misura per ogni corridore, calibrando peso, rigidità e geometria in base alle caratteristiche fisiche e allo stile di pedalata. Ogni sport ha i suoi maestri artigiani che traducono la ricerca tecnica in oggetti fisici irripetibili.
Questa dimensione del su misura è quella che meglio rappresenta il valore aggiunto italiano nello sport globale: non la quantità, ma la qualità; non la standardizzazione, ma la personalizzazione; non il prodotto finito, ma il servizio consulenziale che lo accompagna. Confartigianato lavora per rendere visibile questo valore, creando occasioni di mercato diretto tra artigiani e atleti, oppure favorendo partnership con i grandi brand che desiderano offrire linee premium personalizzate ai loro clienti.
Lo sport di base: la rete capillare che tiene in piedi il sistema
Il terzo filone strategico di Confartigianato è il rafforzamento tramite i servizi e la contrattazione del sistema artigiano dello sport di base, fatto di migliaia di palestre e professionisti. Questa è la dimensione più territoriale, quella che effettivamente nutre di competenze e passione il patrimonio sportivo italiano dal basso.
Lo sport di base non genera i titoli dei giornali internazionali, ma genera cittadini più sani, comunità coese e una base ampia da cui emergono talenti eccezionali. Le migliaia di palestre, le piscine comunali gestite da operatori privati, i circoli di tennis e i campi di calcio gestiti da artigiani imprenditori sono il tessuto connettivo dove nascono le vocazioni sportive. Un maestro di nuoto che insegna a un bambino, un istruttore di palestra che segue uno sportivo amatoriale per venti anni, un gestore di un campo da paddle che organizza tornei locali: sono tutti artigiani nel senso più pieno del termine, custodi di una relazione con il cliente basata sulla conoscenza personale, sulla dedizione e sulla trasmissione di sapere.
Confartigianato interviene in questo segmento per tre motivi strategici. Primo, fornire servizi di qualificazione professionale: gli istruttori, i gestori di palestre, i tecnici di impianti sportivi hanno esigenze formative specifiche e Confartigianato mette a loro disposizione corsi, certificazioni e accesso alle migliori pratiche. Secondo, supportare la contrattazione collettiva: il rischio per i gestori di strutture sportive è di trovarsi schiacciati tra costi energetici crescenti, continui adeguamenti burocratici, esigenze di manutenzione degli impianti e pressione sui prezzi delle iscrizioni. Attraverso forme di negoziazione collettiva, Confartigianato aiuta questi imprenditori a stabilizzare modelli economici sostenibili. Terzo, facilitare l’accesso a finanziamenti e investimenti per l’ammodernamento degli impianti, la riduzione dell’impatto energetico e il miglioramento degli standard di qualità.
Lo sport di base è anche il vivaio da cui emergono talenti. È dalle migliaia di bambini che praticano sport in palestre e campi comunali che provengono gli atleti che un giorno potrebbero competere alle Olimpiadi del futuro. Rafforzare economicamente e professionalmente questo settore significa investire nell’eccellenza futura del Paese.
Uno sport globale costruito localmente
I tre filoni strategici di Confartigianato – il rafforzamento delle filiere dei terzisti, l’emersione delle eccellenze sartoriali del su misura, e il rafforzamento dello sport di base attraverso servizi e contrattazione – rappresentano esattamente questa sintesi: un’economia dello sport costruita su fondamenta solide di piccole imprese, distribuite su tutto il territorio, capaci di operare simultaneamente a livello globale (come subfornitori di grandi brand internazionali) e a livello locale (come gestori di palestre, circoli e impianti che servono la comunità).
A farsi onore ai Giochi, oltre ovviamente ai nostri atleti che hanno portato a casa un bottino record di medaglie, c’è stato dunque un pezzo vivo e pulsante della nostra economia, che continuerà a produrre bellezza e innovazione anche quando le luci olimpiche e paralimpiche si saranno spente.
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Paolo Manfredi
Milanese, 50 anni. È consulente per la Trasformazione digitale, ideatore e responsabile del progetto Artibici e responsabile del Progetto speciale PNRR di Confartigianato Imprese. Ha studiato Storia contemporanea. Scrive di innovazione, politica e ristoranti. È autore di “L’economia del su misura. Artigiani, innovazione, digitale” (2016), “Provincia non Periferia. Innovare le diversità italiane” (2016) e di “L’eccellenza non basta. L’economia paziente che serve all’Italia” (2023). Da settembre 2019 cura il blog “Grimpeur. Scalare la montagna dell’innovazione inclusiva” sulla pagina web di Nòva del Sole 24 Ore.
