
Le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 non hanno rappresentato solo un grande evento sportivo ma anche un rilevante moltiplicatore economico per il sistema produttivo italiano. Dietro le gare, gli impianti e l’organizzazione, si muove un sistema fatto soprattutto di micro e piccole imprese e di artigianato, che rappresenta uno dei veri motori dell’economia italiana.
Per l’Italia la maggiore risalita di posizioni nel medagliere, superate Germania, Francia, Giappone e Cina
Il risultato sportivo diventa anche una metafora del dinamismo del sistema del Paese: l’Italia, che a Milano Cortina 2026 sale al quarto posto nel medagliere, è la nazione con la maggiore risalita rispetto a Pechino 2022, superando paesi più grandi come Germania, Francia, Giappone e Cina. In chiave economica, tra il 2021 e il 2026, nonostante l’elevata incertezza determinata dalle tensioni geopolitiche, l’Italia cumula una crescita del PIL del 7,8%, facendo meglio di Francia (+7,2%) e Germania (+1,8%).
L’economia dei territori olimpici al settimo posto in Europa
La geografia delle sedi dei Giochi – che hanno interessato sei province tra Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige – coincide con territori ad alta densità di imprese a vocazione artigiana e di saper fare manifatturiero, dove l’intreccio tra turismo, produzione e servizi costituisce un rilevante ecosistema economico, di assoluto rilievo, oltre che sul piano nazionale, anche nel contesto europeo. La somma del PIL generato dai territori olimpici di Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige supera quello di Svezia e Ungheria messe insieme. Nella classifica ibrida con i paesi europei, le tre regioni olimpiche si collocano al settimo posto dietro alla Germania, la Francia, la Spagna, le restanti regioni italiane, i Paesi Bassi e la Polonia. Su questo fronte va ricordato che l’Italia detiene il primato europeo dell’economia della montagna con un PIL prodotto nei territori montani che ammonta al 44,6% del totale nazionale, una quota più che doppia rispetto al 21,1% registrato dalla media UE (Confartigianato, 2025).
Il distretto olimpico imperniato sulle piccole imprese
Nelle sei province che hanno ospitato i giochi olimpici operano 127mila imprese artigiane, pari al 10,2% del totale nazionale. Di queste circa 20mila sono attive nei settori direttamente collegati alla domanda turistica, con 48mila addetti che rappresentano quasi il 10% dell’occupazione nazionale di questi comparti. Si tratta di un tessuto produttivo che intercetta rilevanti flussi turistici: nel 2023 le sei province hanno registrato 97 milioni di presenze, il 21,8% del totale italiano, con una quota di turisti stranieri superiore al 63%. Gli otto comuni sede delle gare concentrano da soli 19 milioni di presenze, quasi il 20% del totale delle province coinvolte, confermando la rilevanza internazionale di queste destinazioni e il potenziale effetto vetrina dei Giochi per l’economia locale (Confartigianato, 2025a).
In questo contesto, il sistema delle piccole imprese ad elevata vocazione artigiana diventa un attore rilevante della macchina olimpica. Dall’ospitalità alla ristorazione, dalle costruzioni ai servizi alla persona, fino alle produzioni manifatturiere legate allo sport e allo sci, le imprese artigiane partecipano in modo diffuso alla filiera dell’evento. Inoltre, è lo stesso mondo della sport economy italiana a dimostrare quanto il baricentro produttivo su cui ruota l’evento olimpico sia nelle mani delle piccole imprese: nel perimetro dei settori della produzione e servizi per lo sport elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato operano 25mila micro e piccole imprese che danno lavoro a 56mila addetti, pari a oltre il 79% dell’occupazione complessiva del cluster. All’interno di questo perimetro, le imprese artigiane costituiscono il 45,5% della manifattura di prodotti per lo sport, confermando come le competenze specialistiche, la flessibilità produttiva e la personalizzazione siano fattori chiave di competitività.
La produzione di articoli per l’attività sportiva ha manifestato una elevata resilienza nella crisi della manifattura colpita dalle conseguenze negative della guerra in Ucraina. Il comparto degli articoli sportivi nel 2024 ha aumentato la produzione del 6,9% e nel 2025 di un ulteriore 5,7%, a fronte di una flessione della produzione manifatturiera registrata nel biennio e delineando un profilo dell’offerta di prodotti per lo sport del settore migliore di quello di Francia e Germania.
In relazione all’evento olimpico, assume un particolare significato il comparto dei prodotti per lo sci, uno dei simboli della filiera del made in Italy sportivo (Confartigianato, 2026). Nel 2025 l’Italia ha esportato 371 milioni di euro di articoli per lo sci, risultando il secondo esportatore dell’Unione europea con una quota del 16%, alle spalle della sola Austria. Ancora più significativo è il primato nelle calzature da sci, con 222 milioni di euro di export e una quota del 27,3% del totale UE, che colloca il nostro Paese al primo posto in Europa. Crescono anche le esportazioni di sci, attacchi e relative attrezzature, che nel 2025 segnano un aumento a doppia cifra (+11,4%), a dimostrazione della vitalità tecnologica e produttiva del settore. A questo segmento produttivo contribuiscono le 2mila imprese attive nelle confezioni di abbigliamento sportivo e nella fabbricazione di articoli sportivi che contano oltre 14mila addetti, concentrati per il 63,1% in micro e piccole imprese con meno di 50 addetti. È una struttura produttiva che riflette il modello italiano: specializzazione, qualità, integrazione tra tradizione manifatturiera e innovazione. Il made in Italy dello sci partecipa alle catene del valore globali, e l’evento di Milano Cortina 2026 ne rafforza la visibilità e l’attrattività, nonostante le incertezze geopolitiche e le tensioni generate dalle politiche protezionistiche.
L’effetto dei Giochi, tuttavia, non si esaurisce nella manifattura sportiva. Un impatto più ampio interessa l’intero sistema territoriale: turismo, servizi, costruzioni, manutenzioni, logistica, comunicazione. Le imprese artigiane, per loro natura radicate nei territori, intercettano questa domanda prevalentemente legata alle infrastrutture, cogliendo le opportunità di crescita che combinano investimenti, lavoro e valorizzazione delle competenze locali. In questo senso, Milano Cortina 2026 rappresenta una piattaforma di sviluppo che unisce economia reale e immagine del Paese, mettendo in vetrina non solo le performance sportive, ma anche la capacità produttiva italiana. Il sistema delle imprese diventa determinante per la messa a terra di 3,5 miliardi di investimenti per infrastrutture in opere pubbliche che si sommano a 1,9 miliardi di euro di spese organizzative programmati per l’evento di Milano Cortina 2026. Va ricordato che le opere vanno terminate, oltre che utilizzate e manutenute anche dopo il termine dei Giochi, tutte operazioni non sempre scontate.
Milano Cortina 2026 mostra che i grandi eventi non si vincono solo con la partecipazione del pubblico e le medaglie, ma anche con una rete diffusa di imprese che progettano, producono, investono, innovano e creano lavoro. È lì, nella “nazionale” dell’economia reale, che si gioca una parte decisiva della competitività del Paese.
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© Foto Simone Ferraro e Giuseppe Giugliano/CONI
Riferimenti
Confartigianato (2026), Made in Italy di prodotti per lo sci per 371 milioni di euro nel 2025
Confartigianato (2023), Imprese, MPI e made in Italy dello sport
Confartigianato (2025), Economia della montagna: +6,6% occupazione in 3 anni, pesano recessione in Germania e crisi dazi
Confartigianato (2025a), Box – Verso Milano Cortina 2026 nel 20° Rapporto annuale, Galassia impresa, l’espansione dell’universo produttivo italiano, 25 novembre 2025
Confartigianato (2025b), I territori al centro del 20° Rapporto annuale, 1° dicembre
Ministero della Salute (2025), Relazione ‘Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia – Metodologia e risultati dell’anno 2023’
Enrico Quintavalle
Enrico Quintavalle è nato a Padova nel 1960, laureato in economia e commercio all’Università Cà Foscari di Venezia, è responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese e Direttore scientifico degli Osservatori in rete del sistema Confartigianato. Autore di numerosi articoli e rapporti su economia d’impresa, politica economica, finanza pubblica ed economia energetica. Con Giulio Sapelli ha scritto ‘Nulla è come prima’, Milano, 2019 Guerini e Associati. Dal 2009 cura una rubrica settimanale su QE-Quotidiano Energia.
