
Di fronte all’emergenza del cambiamento climatico e all’aumento esponenziale della domanda di energia — spinto dalla crescita della popolazione, dall’elettrificazione dei trasporti e dallo sviluppo di settori innovativi come l’Intelligenza Artificiale e l’High Performance Computing — la decarbonizzazione non è più solo una scelta ecologica, ma una necessità economica e strategica.
Se da un lato la spinta verso le fonti rinnovabili è fondamentale, dall’altro cresce la consapevolezza che uno scenario basato esclusivamente su di esse presenta complessità operative ed economiche elevate. Le rinnovabili sono per loro natura intermittenti e non programmabili: richiederebbero sovradimensionamenti della rete, ingenti capacità di stoccaggio e costi infrastrutturali che, nello scenario 100% RES, arriverebbero a pesare sul sistema per centinaia di miliardi di euro.
È qui che si inserisce il principio della neutralità tecnologica. Per raggiungere gli obiettivi di neutralità carbonica dell’Unione Europea entro il 2050 e garantire al contempo la sicurezza energetica a costi competitivi, dobbiamo integrare tutte le soluzioni pulite disponibili. Nel mix energetico del futuro, la riapertura del dibattito sul nucleare di nuova generazione rappresenta un tassello cruciale. Un approccio bilanciato — ad esempio con un’integrazione dell’80% di rinnovabili, un 10% di nucleare e un 10% di gas decarbonizzato — permetterebbe di centrare i target climatici al 2050 con un risparmio stimato di circa 400 miliardi di euro negli investimenti complessivi di sistema.
La svolta dei reattori modulari (SMR e AMR) e le applicazioni industriali
Il nucleare del presente e del prossimo futuro non è quello del passato. La risposta scientifica e tecnologica sta nei piccoli reattori modulari: gli SMR (Small Modular Reactors, di Terza Generazione avanzata) e gli AMR (Advanced Modular Reactors, di Quarta Generazione raffreddati a metallo liquido).
Questi reattori presentano vantaggi rivoluzionari:
- Flessibilità e ingombro ridotto: occupano una porzione di territorio estremamente contenuta rispetto ai grandi impianti tradizionali o ai grandi parchi rinnovabili dedicati.
- Sicurezza passiva e modularità: vengono realizzati in fabbrica e assemblati in loco, riducendo tempi e costi di costruzione.
- Economia circolare: gli AMR di Quarta Generazione offrono la possibilità concreta di riutilizzare il combustibile esausto degli attuali reattori, chiudendo il ciclo del combustibile e riducendo l’impatto dei rifiuti radioattivi.
Inoltre, il ruolo dei reattori modulari va ben oltre la sola produzione elettrica. Gli SMR e gli AMR possono produrre calore di processo ad alta temperatura e idrogeno verde. Pensiamo ai settori industriali e manifatturieri ad alto consumo energetico (hard-to-abate), come la ceramica, il vetro, la metallurgia o la chimica: integrare un piccolo reattore a supporto di un distretto industriale consente di decarbonizzare i processi termici diretti evitando l’occupazione di enormi superfici di suolo con impianti fotovoltaici dedicati.
Il ruolo dell’Italia e la forza della filiera industriale e artigiana
Spesso si pensa che l’Italia sia totalmente estranea al mondo del nucleare. In realtà, come ha ricordato il Direttore Generale dell’IAEA Rafael Grossi, “L’Italia è il più nucleare fra i Paesi non nucleari al mondo”.
Nonostante il blocco della produzione sul territorio nazionale, l’eccellenza italiana non si è mai fermata. Oltre 70 aziende nazionali operano con successo nel mercato internazionale ed europeo sia nella fissione che nella fusione, fornendo componenti ad altissima precisione, sistemi di sicurezza, ingegneria sperimentale e progettazione.
Sotto la spinta dell’ENEA e in sinergia con università e centri di ricerca, il nostro Paese si posiziona ai vertici della ricerca europea, in particolare nei reattori veloci raffreddati a piombo liquido. Partecipiamo a iniziative strategiche internazionali come la European Industrial SMR Alliance (dove l’Italia è seconda solo alla Francia per presenza di soggetti pubblici e privati) e alla partnership per il reattore dimostrativo ALFRED.
Questa solida base industriale e tecnologica è un vero e proprio volano di sviluppo per la catena del valore nazionale. In questo contesto, le imprese artigiane e le PMI ad alta specializzazione meccanica, manifatturiera e impiantistica giocano un ruolo fondamentale: la costruzione delle nuove filiere legate agli SMR/AMR richiederà componentistica d’eccellenza, lavorazioni di precisione e competenze tecniche diffuse su tutto il territorio. Si stima che il ritorno economico diretto e indotto per il sistema Paese possa attestarsi intorno al 2,5% del PIL nazionale.
Formazione, informazione e quadro normativo: la strada da percorrere
Per concretizzare questa prospettiva servono tre pilastri:
- Un quadro regolatorio solido: i recenti passi normativi, tra cui il lavoro della Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile (PNNS) e l’attuazione del Piano Ricerca Nucleare (PRN) finanziato dal MASE, stanno definendo le linee guida per la sicurezza, la disciplina e lo sviluppo delle nuove tecnologie.
- Formazione e competenze: attraverso l’Accordo di Programma MASE-ENEA stiamo investendo risorse significative non solo in infrastrutture e dimostratori, ma anche nella formazione di nuova forza lavoro qualificata, tecnici ed esperti indispensabili per il futuro.
- Informazione e accettabilità sociale: il consenso e la fiducia dei cittadini e delle comunità locali si costruiscono solo con una divulgazione scientificamente rigorosa, trasparente e priva di ideologie.
Investire nella ricerca e nelle tecnologie nucleari avanzate significa oggi investire direttamente sul futuro della nostra industria, della nostra autonomia energetica e della sostenibilità del nostro Pianeta. La transizione ecologica è una sfida complessa, ma con il contributo del know-how della ricerca e del saper fare del nostro tessuto produttivo e artigiano, l’Italia può tornare a essere protagonista attiva del panorama energetico mondiale.
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Direttore del Dipartimento Nucleare dell'ENEA, con sede presso il Centro Ricerche di Frascati. Laureato in Ingegneria Nucleare all'Università "La Sapienza" di Roma, è entrato in ENEA nel 1999, ricoprendo nel corso della sua carriera ruoli di crescente responsabilità, tra cui la guida del Dipartimento Fusione e Tecnologie per la Sicurezza Nucleare.
Confermato nel suo attuale incarico nel 2023, coordina le strategie nazionali di ricerca e sviluppo sulla fissione e sulla fusione nucleare, sulla metrologia delle radiazioni e sul progetto della grande facility di ricerca Divertor Tokamak Test (DTT). Accanto agli impegni in ENEA, è presidente di Nucleco SpA e rappresenta l'Italia all'interno dei principali consorzi internazionali del settore, come EUROfusion ed EURAD-2.
