I piccoli comuni sono i fondamenti del presidio del territorio, dal punto di vista della sostenibilità ambientale, del loro valore storico e turistico, delle potenzialità economiche e di lavoro connesse alla loro imprenditoria diffusa. Oltre il 50% del territorio nazionale è formato da piccoli comuni.

Ma nonostante questo valore indubbio, le scelte politiche degli ultimi vent’anni hanno penalizzato fortissimamente i piccoli centri. Le politiche nazionali degli ultimi anni sono state fondate su una visione miope della pubblica amministrazione, vocata solo ad una riduzione progressiva della spesa e hanno decimato il personale. Anche la legge che imponeva ai piccoli comuni di associarsi non ha portato i risultati attesi.

In ultimo, la pandemia ha messo in luce problemi di coordinamento e di adattamento da parte della pubblica amministrazione. Interi settori hanno completamente smesso di funzionare. Ma in molti piccoli centri si è assistito a rapidi processi di cambiamento, allo sviluppo di nuove risposte e alla creazione di strategie innovative di gestione.

Da questo dobbiamo ripartire per ripensare le politiche di sviluppo, che non possono più essere generali ma devono tenere conto dell’aspetto territoriale e geografico. Uno sviluppo locale autentico che valorizzi la piccola impresa nell’economia del Paese. Ricordiamoci che le piccole imprese non hanno un ruolo solamente economico, ma soprattutto sociale.

Occorre costruire delle proposte in grado di mantenere questi territori vivi e attrattivi, combattendo lo spopolamento attraverso uno sviluppo sostenibile che alimenti la loro pluralità di vocazioni e il loro tessuto imprenditoriale. Questo deve concorrere, assiema a un potenziamento dei servizi pubblici e privati, all’innalzamento della qualità della vita dei residenti.

Oggi molti giovani scelgono proprio questi luoghi per costruire progetti imprenditoriali basati sull’economia circolare. Ma una piccola impresa che si trova in un territorio meno collegato, meno cablato e con minori servizi, non ha la stessa possibilità di stare sul mercato di un’impresa che si trova in un grande o medio centro.

Una fiscalità di vantaggio che incentivi le imprese a restare e attragga nuove imprese giovani, può essere una leva fondamentale. Il mondo agricolo gode da anni di simili agevolazioni, secondo un’impostazione vetusta della politica agricola europea, che immaginò uno sviluppo dei territori non urbani solo in senso agricolo. Oggi questi anacronismi andrebbero superati.

Le imprese artigiane non sono soltanto parte del sistema produttivo, ma sono un fattore decisivo di coesione e di sviluppo per questi luoghi in quanto ne rappresentano i saperi, il capitale umano, il patrimonio materiale e immateriale.

Grande parte delle produzioni artigianali di pregio nasce proprio dai piccoli centri. Su 297 tipicità (in totale, tra DOP e IGP), ben 268 coinvolgono i piccoli comuni. Si tratta di prodotti di eccellenza unici al mondo.

Occorre quindi innestare un processo di rigenerazione di queste aree che favorisca uno sviluppo sostenibile, favorendone il tessuto imprenditoriale che è anche alla base dei servizi privati.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario un approccio intersettoriale che integri aspetti economici, sociali, ambientali, culturali e di innovazione, coinvolgendo anche le realtà del terzo settore e la cittadinanza.

Anche il turismo va rivisto in una nuova chiave, che tenga conto della vivibilità dei territori e della qualità della vita dei residenti. L’obiettivo deve essere quello di attirare un turismo di qualità, in grado di contribuire allo sviluppo dei piccoli centri, evitando di rincorrere, sia i modelli di sviluppo che sfruttano all’estremo la ricettività locale, sia le monoculture turistiche che, alla lunga rischiano di trasformare i borghi in parchi a tema.

Il mondo imprenditoriale è stato messo in grave difficoltà dalla pandemia e dalla crisi energetica, ma vogliamo metaforicamente “rimboccarci le maniche” e metterci al lavoro per costruire un futuro diverso in cui l’impresa artigiana sarà una chiave fondamentale dello sviluppo e della rigenerazione dei piccoli comuni.

 

Foto di Marianna Colombo da Pixabay