
Il cinema ama mostrarsi come un gigante tecnologico: camere ultraluminose, software che modellano mondi e una catena produttiva che si estende dai set ai server. Eppure, quando ci si avvicina un po’ di più, si scopre che il vero motore di questa macchina è fatto di mani, saperi e mestieri. Mani che costruiscono oggetti, plasmano volti, scolpiscono luci, creano illusioni acustiche, animano creature digitali. Un mosaico artigiano che dà sostanza a ciò che sullo schermo sembra immateriale.
Qualche tempo fa avevamo già ospitato su queste pagine la storia del rumorista Mauro Eusepi (clicca QUI), protagonista di una bellissima puntata firmata da Rai Cultura: un viaggio nella sua officina di suoni, dove ogni passo, scricchiolio, respiro e scroscio di pioggia viene reinventato e trasformato in emozione acustica. Il suo lavoro è il simbolo di un universo più grande, fatto di artigiani che spesso restano dietro le quinte, ma che definiscono il carattere di ogni film più di quanto lo spettatore possa immaginare.
La serie I Mestieri del Cinema di Rai Cultura offre proprio questo: una galleria di ritratti che restituiscono la complessità, la precisione e la poesia del lavoro artigiano dentro l’industria audiovisiva. Ogni puntata è una finestra su un laboratorio diverso, e ciascuna racconta un mestiere che contribuisce alla magia del racconto cinematografico.
Ci sono i truccatori e gli hair designer, come Giovanna Arena e Desirée Corridoni, che trasformano un volto in un personaggio e un personaggio in un’epoca. Ci sono i costumisti come Andrea Sorrentino, che leggono una sceneggiatura come fosse un tessuto e poi lo cuciono addosso alla storia. Ci sono i tecnici della luce e del suono, i montatori come Roberto Perpignani, capaci di ricomporre decine di ore di girato in un ritmo narrativo unico. Ci sono gli scenografi che modellano spazi concreti per storie immaginate, e i visual effect producer, come Daniele Tomassetti, che fanno convivere realtà e immaginazione in un unico fotogramma.
E poi c’è un mondo ancora più sofisticato: gli animatori della Scuola di Torino che danno vita a personaggi disegnati; gli stunt coordinator come Claudio Pacifico che progettano l’adrenalina; i casting director che scelgono il volto giusto prima ancora che esista un personaggio; i compositori che traducono atmosfere in note, e i docenti del Centro Sperimentale che formano le nuove generazioni.
Questa serie mostra con chiarezza ciò che spesso si dimentica: il cinema è un mestiere collettivo. E più lo si osserva, più emerge la centralità dell’artigianato. Precisione, sensibilità, capacità di adattamento, cultura materiale del fare: sono questi i mattoni che tengono in piedi ogni produzione, grande o piccola che sia.
In questo numero di Spirito Artigiano, dedicato al rapporto tra artigianato e cinema, le storie raccolte da Rai Cultura risuonano in modo particolarmente calzante. Perché riportano al centro la dimensione umana di un settore che, nonostante la tecnologia, rimane profondamente manuale. In ogni intervista si percepisce il legame tra formazione, competenza, passione e un saper fare che nasce nelle botteghe, nei laboratori, nelle officine creative. Dietro ogni film ci sono artigiani che costruiscono il possibile, un dettaglio alla volta. E guardarli al lavoro significa capire il cinema da un’altra prospettiva: quella dell’ingegno umano che dà forma all’immaginazione.
La redazione
Operatori della comunicazione, appassionati di artigianato, mettono a fattor comune le sensibilità individuali in un lavoro di gruppo al servizio della migliore divulgazione dello ‘Spirito Artigiano'
