Nella biografia di ognuno di noi l’esperienza scolastica è stata, nel bene o nel male, un momento formativo centrale e i ricordi della scuola per molti costituiscono ancora un repertorio inesauribile di aneddoti, talvolta non troppo lieti seppure quasi sempre addolciti da quell’impercettibile malinconia che accompagna taluni scenari nella nostra memoria. In questi amarcord una sola sembra essere la costante: “quella odierna non è certo la scuola dei miei tempi”. E’ questo l’unico pensiero condiviso dalla gran parte di coloro che parlano della scuola, sia ripensando a quella del loro passato sia riflettendo su quella attuale che magari conoscono e frequentano da genitori.

Che la scuola odierna non sia più quella di un tempo è assolutamente vero e posso dire senza timore di smentite che si tratta di una perenne inevitabile metamorfosi alla quale assisto da ben 38 anni, 28 dei quali come dirigente scolastica.

Nel mondo occidentale, dove tutto si modifica ad una grande velocità e ciò che oggi sembra vero e giusto quasi sicuramente domani verrà messo in discussione, che cosa può rappresentare la scuola? Sicuramente per la gran parte dei nostri studenti non costituisce più l’ascensore sociale del passato, né un luogo dove imparare un lavoro, dato che al termine della scuola superiore i contenuti appresi sono spesso già obsoleti e vanno necessariamente sostituiti da conoscenze e competenze più adeguate, innovative e moderne, sempre protese a rincorrere da un lato nuove professionalità un tempo impensabili e dall’altro tecnologie sempre più aggiornate.

 

Quale valore ha oggi la scuola?

 

Dove risiede allora il valore della scuola, che cosa di unico e fondamentale può offrire a un giovane della generazione Z, la prima ad essere nata interamente nel XXI secolo? Se dovessimo dar credito alle numerose critiche che le vengono costantemente rivolte sembrerebbe ben poco. Eppure ancora oggi, seppure non più anticipatrice di esperienze e neppure luogo unico di formazione, socializzazione e crescita, la scuola rimane un pilastro fondamentale in quanto fornisce un ambiente strutturato dove gli individui possono imparare, ovvero acquisire talune abilità per prepararsi ad una vita che certamente si svolgerà in gran parte fuori dalle mura scolastiche, ma che senza l’esperienza della scuola difficilmente potrà essere pienamente soddisfacente e significativa.

Le discipline che vi si insegnano contribuiscono a creare quella base di conoscenze e di competenze che possono essere applicate in vari contesti della vita. Per questo motivo da tempo mi sono convinta che lo studio della filosofia dovrebbe essere esteso ad ogni indirizzo delle superiori; mi rendo conto che si tratterebbe di una svolta forse in controtendenza rispetto a quella di una scuola che oggi sembra più volta ad orientare al dopo, a ciò che succederà una volta che gli studenti si saranno lasciati alle spalle l’esperienza nelle aule, tuttavia a tutti gli studenti e a tutte le studentesse, qualunque carriera scolastica o lavorativa desidereranno intraprendere, credo servirebbe imparare ad utilizzare il pensiero divergente, scoprire che la differenza è un valore profondo e che lo studio della storia della filosofia può costituire una magnifica chiave di lettura della realtà, anche di quella del mondo che verrà

 

La scuola come promozione dello sviluppo personale e sociale

 

E’ un dato indiscutibile che attraverso l’interazione con i loro coetanei e con gli insegnanti gli studenti imparano a comunicare in modo efficace, a lavorare in gruppo, a risolvere i problemi e ad affrontare le difficoltà emotive e relazionali: interagendo con gli altri viene promosso il rispetto delle regole sociali, il valore del confronto e della bellezza della diversità. Questo è il motivo più semplice ed evidente che consente alla scuola di essere una insostituibile palestra di democrazia e di cittadinanza complessa. Si tratta dunque di un laboratorio di crescita individuale e sociale dove gli studenti  acquisiscono non solo conoscenze, quelle che un tempo venivano sminuite perché considerate solo “nozioni” e che oggi vengono forse un po’ asetticamente definiti come “contenuti disciplinari”,  ma anche quelle abilità ormai necessarie per affrontare con fiducia  le sfide della vita promuovendo l’evoluzione personale, l’inclusione sociale, la preparazione per il lavoro futuro e la cittadinanza responsabile: non mi sembrano davvero questioni di poco conto.

 

“Cosa può e deve fare la scuola per formare i cittadini di una democrazia sana? 

Incoraggiare la responsabilità”

(Martha Nussbaum) 

 

Una delle accuse che viene rivolta più di frequente alla scuola è quella di non essere al passo con i tempi, di non riuscire ad interessare davvero i nativi digitali, di non essere autorevole ed incisiva come magari lo era stata per le generazioni precedenti per le quali serviva come luogo di formazione unico ed essenziale. Si tratta di una chiave di lettura piuttosto utilitaristica, verrebbe da dire provocatoriamente che la scuola non serve perché non deve essere serva di niente e di nessuno, e anche un po’ miope nei confronti del ruolo della scuola nella formazione delle giovani generazioni.

Una dei vanti della didattica odierna è costituito dalla novità di una scuola che lavora perennemente per una modernizzazione degli ambienti di apprendimento e delle metodologie di trasmissione dei saperi, ma è opportuno sottolineare che il suo compito principale non è insegnare ad usare una certa tecnologia o una determinata strumentazione destinata inesorabilmente ad una precoce obsolescenza: sarebbe inutile pensare di essere all’avanguardia in una specie di gara priva di senso con le continue innovazioni che contraddistinguono il nostro mondo.

La scuola ha principalmente il compito di insegnare a pensare e a scegliere quale soluzione potrebbe essere la migliore nell’affrontare un qualsiasi problema che ci si presenti. Tale funzione ha una sua naturale realizzazione sia in un Liceo classico sia in un Istituto professionale perché in entrambi i casi la finalità principale è la medesima: la costruzione del pensiero critico attraverso il confronto di idee, il dibattito, la risoluzione di problemi complessi.

Lo sanno bene i nuovi imprenditori agricoli e i novelli artigiani i quali, mossi da forti passioni e spesso con alle spalle percorsi universitari altamente qualificati, sono giovani uomini e, sempre più spesso giovani donne, creativi, innovativi e orientati alla qualità sostenibile. Molti ragazzi delle nuove generazioni hanno scelto di portare avanti tradizioni artigianali secolari, ma con un tocco moderno, originale, aperto all’uso di tecnologie innovative e strumenti digitali per migliorarne i processi di produzione, pur mantenendo un forte legame con le tecniche tradizionali e i materiali di alta qualità.

 

Le otto competenze chiave di cittadinanza europea

 

Ma può la scuola riuscire nel suo intento di formare le nuove generazioni e divenire più adeguata alle esigenze della società moderna?

Da alcuni anni nella scuola italiana è stata accolta la Raccomandazione relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, approvata nel 2018 dal Consiglio dell’unione europea. Puntare sulle otto competenze chiave di cittadinanza europea è dunque la sfida della scuola italiana degli anni ’20, «quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, l’occupabilità, l’inclusione sociale, uno stile di vita sostenibile, una vita fruttuosa in società pacifiche, una gestione della vita attenta alla salute e la cittadinanza attiva. Esse si sviluppano in una prospettiva di apprendimento permanente, dalla prima infanzia a tutta la vita adulta, mediante l’apprendimento formale, non formale e informale in tutti i contesti, compresi la famiglia, la scuola, il luogo di lavoro, il vicinato e altre comunità»

Queste competenze sono: la  competenza alfabetica funzionale, ovvero il saper comunicare nella propria lingua madre in diversi contesti; la competenza multilinguistica con particolare riguardo all’inglese; la competenza matematica scientifica e tecnologica per organizzare e valutare adeguatamente informazioni qualitative e quantitative;  la competenza digitale per utilizzare e produrre strumenti di comunicazione visiva e multimediale; la capacità di imparare ad imparare per organizzare il proprio apprendimento e acquisire abilità di studio; la competenza sociale e civica in materia di cittadinanza per imparare ad agire in modo autonomo,  responsabile e collaborativo; la competenza imprenditoriale  per prendere decisioni, agire con flessibilità; progettare e pianificare; la competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturale  al fine di riconoscere il valore e le potenzialità dei beni artistici e ambientali, delle tradizioni nazionali ed internazionali, sia in una prospettiva interculturale sia ai fini della mobilità di studio e di lavoro.

“Le competenze chiave sono una combinazione dinamica di conoscenze, abilità e atteggiamenti che il discente deve sviluppare lungo tutto il corso della sua vita a partire dalla giovane età. Istruzione, formazione e apprendimento permanente di qualità e inclusivi offrono a ogni persona occasioni per sviluppare le competenze chiave, pertanto gli approcci basati sulle competenze possono essere utilizzati in tutti i contesti educativi, formativi e di apprendimento nel corso della vita”.

E non credo sia necessario aggiungere altro.

 

“L’educazione non è preparazione alla vita;

l’educazione è la vita stessa”

(Émile Durkheim)

 

La sfida della scuola dunque è proprio questa: occuparsi non solo di conoscenze o di contenuti, ovviamente imprescindibili, ma puntare anche su queste otto competenze di cittadinanza europea da sviluppare nell’arco della vita scolastica e universitaria degli studenti e studentesse.

A tale proposito mi piace concludere con un pensiero del sociologo e filosofo Émile Durkheim, che già alcuni decenni prima della Commissione dell’unione europea sosteneva che “L’educazione non è preparazione alla vita; l’educazione è la vita stessa”. E sulle orme di Durkeim dobbiamo avere ben chiaro che l’educazione e la scuola sono l’unico vero investimento per educare le giovani generazioni ad intraprendere un cammino personale volto a fornire un proprio contributo al progresso della collettività e al bene comune.

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Foto di Caleb Oquendo