L’intelligenza artificiale generativa e conversazionale è “una innovazione che Impone l’evoluzione etica delle persone. Abbiamo bisogno di una collaborazione internazionale tra gli Stati, le imprese e gli stessi scienziati.” Martin Hellman, uno dei padri della crittografia moderna e premio Turing (Nobel per l’informatica) nell’intervista pubblicata da Il sole 24 ore del 22 agosto ha autorevolmente confermato l’approccio decisivo per affrontare l’impatto che questa nuova versione di intelligenza artificiale sta avendo (e soprattutto “minaccia” di avere) sulla vita di tutti nei prossimi anni. Un approccio che si riassume in una sola parola: responsabilità.

Tra i protagonisti indicati da Hellman ne mancano però due. Siamo tu e io. Di fronte alla sfida che l’intelligenza artificiale generativa e conversazionale porta alla nostra umanità è assolutamente vero che la prima responsabilità compete alle imprese, agli sviluppatori e ai politici.

 

Capire la posta in gioco

È però anche vero che ciascuno di noi può (deve?) fare la sua parte. Abbiamo a nostra volta il compito di diventare più intelligenti, cioè più consapevoli di quanto sta accadendo.

Il primo modo è cercare di capire sempre di più quale sia la posta in gioco. Perché dobbiamo farlo? Perché è in gioco il nostro presente e il nostro futuro di libertà. Nostro e dei nostri cari. Nelle democrazie, una popolazione attenta e informata è la più efficace modalità di pressione e insieme il miglior aiuto che possiamo dare a chi è impegnato sul campo, a chi ha il compito di prendere le grandi decisioni.

Come possiamo farlo, noi che ci sentiamo (e siamo) così piccoli davanti a queste grandi trasformazioni? Iniziamo con il trovare le persone e le istituzioni culturali giuste da seguire per attingere informazioni, esperienze e punti di vista che ci aiutino a saper leggere dentro la realtà. Internet e i social media (luoghi della rete in cui l’intelligenza artificiale viene usata da anni) ci possono essere in questo di grande aiuto, così come seguire gli interventi intelligenti sui media tradizionali.

In secondo luogo, dobbiamo comprendere che non siamo condannati a un destino di pura passività. Per funzionare ogni strumento tecnologico ha bisogno di ciascuno di noi, di me, di te. Per esempio, nessun algoritmo può obbligarci a usare questi strumenti in modo non rispettoso di noi stessi e degli altri. Non vi è struttura esterna che possa impedire il buon uso della propria libertà a chi ha una coscienza preparata e saldamente ancorata ai principi che valorizzano l’umano. Questa è una impostazione culturale ricca di conseguenze, perché abilita la nostra capacità di giudizio, a partire dal comprendere che non tutto ciò che è tecnicamente fattibile è eticamente e umanamente accettabile.

 

Le preoccupazioni di Papa Francesco

In questa prospettiva, Papa Francesco ha annunciato che la prossima Giornata mondiale per la Pace, il primo gennaio 2024, sarà dedicata al tema “Intelligenze artificiali e pace”. Come tutti noi, il Papa sa bene che questa tecnologia ha potenzialità dirompenti e possibili effetti ambivalenti. Da qui “l’urgenza di orientare la concezione e l’utilizzo delle intelligenze artificiali in modo responsabile, perché siano al servizio dell’umanità” e il richiamo alla necessità di vigilare e di operare affinché “non attecchisca una logica di violenza e di discriminazione nel produrre e nell’usare tali dispositivi, a spese dei più fragili e degli esclusi”.

Responsabilità per l’umanità. Non è uno slogan, è il compito al quale siamo chiamati. Naturalmente, la quota più grande di responsabilità è dei programmatori e prima ancora di coloro i quali li finanziano. Chi sta investendo miliardi saprà praticare quella che definisco “responsabilità sociale aumentata”, come la realtà aumentata che si ottiene aggiungendo informazioni digitali agli oggetti del mondo fisico?

 

Gli impegni dei big player dell’IA per garantire lo sviluppo responsabile e sicuro dei ‘software intelligenti’

Nei mesi scorsi, due notizie hanno aperto uno spiraglio in questa direzione. Il 20 luglio i leader di Amazon, Anthropic, Google, Inflection, Meta, Microsoft e OpenAI – le maggiori società impegnate a creare software di intelligenza artificiale generativa e conversazionale – hanno preso con il presidente Usa Joe Biden, sei impegni. Queste aziende si sono impegnate a: testare la sicurezza dei prodotti, anche a opera di esperti indipendenti; condividere le informazioni col governo; garantire ai consumatori la possibilità di identificare facilmente i contenuti prodotti dalI’AI; rendere pubbliche capacità e limitazioni dei loro sistemi; mettere a disposizione della società strumenti per affrontare le sfide globali più gravi; condurre ricerche sui rischi per la privacy e le discriminazioni.

Naturalmente non possiamo escludere che l’accordo sia una tattica per prendere tempo e magari scongiurare un forte intervento legislativo. Tuttavia, il 26 luglio quattro di queste aziende – Anthropic, Google, Microsoft e OpenAI – hanno annunciato la creazione del Frontier Model Forum per garantire lo sviluppo sicuro e responsabile dei modelli di intelligenza artificiale, confermando gli impegni assunti con il presidente Biden e aggiungendo la volontà di aiutare il pubblico a comprendere natura, capacità, limiti e impatto della tecnologia.

Come ha scritto Marco Bardazzi (Il Foglio 21 agosto 2023), a differenza di quanto accaduto in questi ultimi decenni di grandi innovazioni tecnologiche, questa volta l’America e l’intero mondo occidentale non sono convinti che il salto tecnologico provocato dall’intelligenza artificiale sia necessariamente sinonimo di progresso positivo per tutti.

Per questo l’intelligenza artificiale è stato uno dei temi principali affrontati al recente G7 in Giappone e lo sarà anche a quello a guida italiana in programma il prossimo anno in Puglia. Perché, come scrive Bardazzi “l’intelligenza artificiale generativa non cambia qualcosa di specifico, ma il “modo” stesso in cui facciamo tutte le cose (un po’ come l’elettricità o il digitale)”. Ne sono consapevoli politici, intellettuali, ingegneri e sembra lo siano anche le grandi imprese che stanno investendo in questa nuova tecnologia. Non lasciamoli soli! È la strada migliore e conviene a tutti, per il vero bene di tutti. Facciamo la nostra parte, per fare in modo che questa nuova forma di intelligenza artificiale sia veramente generativa. Diamoci da fare, tutti insieme.

Foto di Armin Rimoldi da Pexels