Il Papa ha rotto un incantesimo: il Paese ha bisogno di consolidare un’alleanza nuova nel mondo del lavoro, invece della competizione occorre privilegiare la comunione tra tutte le parti sociali, tra imprenditori, società e un sindacato (riformato) che tuteli i lavori che nascono senza diritti. Per farlo il Santo Padre ha ribadito i fondamenti su cui Confartigianato è nata nel 1946: le mani, gli occhi i piedi.

Lo ha affermato Francesco all’Udienza del 10 febbraio 2024: «Il lavoro manuale rende partecipe l’artigiano dell’opera creatrice di Dio. Fare non equivale a produrre. Mette in gioco la capacità creativa che sa tenere insieme l’abilità delle mani, la passione del cuore e le idee della mente. Le vostre mani sanno realizzare moltissime cose che vi rendono collaboratori di Dio».

Nell’esperienza di Confartigianato ogni attività manuale è sempre anche un’attività intellettuale.

 

Recuperare la tradizione artigiana significa anzitutto coniugare: passato e storia, materia e tecniche, tradizione e innovazione. Attraverso le mani si modella il mondo. Ma c’è di più, nell’esperienza biblica il lavoro è paragonabile a un esodo. È un cammino promesso. Si crea in un processo sociale e antropologico dinamico, mai statico

 

È stupendo il passaggio del Papa sugli occhi: «L’artigiano ha uno sguardo originale sulla realtà. Ha la capacità di riconoscere nella materia inerte un capolavoro prima ancora di realizzarlo. Quello che per tutti è un blocco di marmo, per l’artigiano è un elemento di arredo; quello che per tutti è un pezzo di legno, per un artigiano è un violino, una sedia, una cornice! L’artigiano arriva prima di tutti a intuire il destino di bellezza che può avere la materia. E questo lo avvicina al Creatore. Nel Vangelo di Marco Gesù è definito “il falegname” (6,3)».

L’immaginazione dell’artigiano vede il mondo che verrà, è un dono che si riceve e che va condiviso. È per questo che l’amicizia sociale e la fraternità che la Chiesa ha rimesso al centro del dibattito pubblico aiutano a spezzare il pane insieme attraverso il lavoro. Il Papa non smette di ricordarlo: per farlo occorre proteggere il lavoro buono. È questo l’antidoto alle forme di disuguaglianza e esclusione, oppure quando il lavoro è mal pagato e mal distribuito, in preda ai tanti privilegi, ai mega stipendi e alle pensioni d’oro.

 

Confartigianato ha dunque la vocazione di favorire un’alleanza per rifondare la dignità del lavoro. Ma la scelta è culturale, è legata a una visione di bene comune e di equità che include rendite, stipendi e pensioni.

 

È noto, il lavoro è un tema centrale nel pontificato di Francesco, il quale, nell’Evangelii gaudium (EG) lo qualifica con quattro termini: «libero, creativo, partecipativo e solidale» (EG 192).

Questo sapere pratico che sta riemergendo con prepotenza nella cultura contemporanea sfida le botteghe artigiane a ripensare con un approccio olistico il loro sapere. La ricostruzione dell’Europa e, più in generale, del mondo ricomincia dal basso, come è stato fatto nell’anno 1000 con la rete dei monasteri benedettini dove l’ora (il cuore) incontrava il labora, la capacità di plasmare il proprio mondo e renderlo bello.

Infine un impegno: l’invito a Confartigianato di Francesco è quello di diventare artigiani di pace mentre si cammina: «I nostri piedi ci consentono di incontrare molte persone cadute lungo la strada: attraverso il lavoro possiamo permettere loro di camminare con noi. Possiamo diventare compagni di strada, in mezzo alla cultura dell’indifferenza». È una sfida ma occorre sceglierla.

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Nella foto, il Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Davide Servadei offre al Papa un’opera d’arte sacra, ‘La Madonna delle Grazie’, da lui stesso creata con l’argilla recuperata dopo l’alluvione che nel 2023 ha colpito l’Emilia Romagna. © Vatican Media